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La Chiesa ci porta a Cristo

Posté par atempodiblog le 29 mai 2013

La Chiesa ci porta a Cristo dans Misericordia papafrancesco

«Ancora oggi qualcuno dice: “Cristo sì, la Chiesa no”. Come quelli che dicono “io credo in Dio ma non nei preti”. Ma è proprio la Chiesa che ci porta Cristo e che ci porta a Dio; la Chiesa è la grande famiglia dei figli di Dio. Certo ha anche aspetti umani; in coloro che la compongono, Pastori e fedeli, ci sono difetti, imperfezioni, peccati, anche il Papa li ha e ne ha tanti. Ma il bello è che quando noi ci accorgiamo di essere peccatori, troviamo la misericordia di Dio, il quale sempre perdona. Non dimenticatelo: Dio sempre perdona e ci riceve nel suo amore di perdono e di misericordia».

divisore dans Medjugorje

iconarrowti7 A me basta sapere che la Chiesa è divina… (di Léon Bloy)

iconarrowti7 Pensieri sul Sacramento dell’Ordine (del Santo Curato d’Ars)

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L’avarizia spirituale

Posté par atempodiblog le 21 mai 2013

L'avarizia spirituale dans Fede, morale e teologia 110h9w7

L’avarizia spirituale consiste nel desiderare la perfezione o delle grazie straordinarie per uno spirito di proprietà, attaccandosi ai beni di Dio e non accettando di lasciarsi spogliare per entrare nell’intimità divina. Quando l’anima se ne vede spogliata, si sente smarrita e si lamenta, come se fosse stata privata del suo Signore. Vuole a ogni costo gustare di nuovo i doni divini e non si dà pace se non quando ha l’impressione di riaverli. Così dimostra di non amare Dio, ma i Suoi doni: è un’anima ancora avvolta nei desideri del suo io.

Forma classica di avarizia spirituale è l’avidità di accumulare i mezzi di perfezione con una preoccupazione più quantitativa che qualitativa: si collezionano i doni, le grazie, gli avvenimenti spirituali, le pratiche di pietà, i direttori di spirito; si tesaurizzano le indulgenze come se fossero dei conti in banca; si vive nel loro ricordo, nel loro computo minuzioso, nell’avidità di accrescerle; si tiene la contabilità delle preghiere fatte, delle comunioni, delle opere buone; si affastellano con cupidigia immagini e oggetti sacri, magari artistici…: ma se l’anima non viene purificata da questa avarizia spirituale, non potrà gustare nessun avanzamento interiore. Occorre lasciarsi spogliare di tutto per essere capaci di accogliere Dio.

di Padre Livio Fanzaga

315fyfr dans Fede, morale e teologia

Per approfondire:

2e2mot5 dans Diego Manetti La ricerca dello straordinario (gola spirituale)

2e2mot5 dans Diego Manetti Le due facce dell’invidia (invidia spirituale)

2e2mot5 dans Diego Manetti L’orgoglio spirituale

2e2mot5 dans Diego Manetti La vanità spirituale

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L’unica cosa seria da fare

Posté par atempodiblog le 21 mai 2013

Nella prolusione del presidente della Cei all’assemblea generale. L’unica cosa seria da fare
Fonte: L’Osservatore Romano
Tratto da: Kairòs

L’unica cosa seria da fare dans Articoli di Giornali e News cardangelobagnasco

«Pensare alla gente», senza «populismi inconcludenti e dannosi» è «l’unica cosa  seria» che i politici possono fare per l’Italia, in un momento in cui il Paese si trova nel «vortice dell’emergenza», tanto che, soprattutto da parte chi non ha più un lavoro, le «richieste di aiuto si moltiplicano a dismisura» nelle parrocchie, nei centri d’ascolto, nelle mense e nei  centri di recupero gestiti dalla Chiesa. È quanto afferma il cardinale  presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), Angelo Bagnasco,  nella prolusione per l’apertura a Roma dei lavori dell’Assemblea  enerale, che si concluderà venerdì prossimo.
Le  vicende che di recente hanno segnato l’Italia sul piano politico e  istituzionale, secondo il presidente della Cei, «devono fare riflettere e innescare un serio esame di coscienza» che se deve essere generalizzato non può però essere «assolutorio» soprattutto «se si portano  responsabilità pubbliche», anche perché in questi tempi, «ad alti  livelli», accanto a «gesti e disponibilità esemplari» che devono  ispirare tutti, si sono anche viste «situazioni intricate e personalismi che hanno assorbito energie e tempo degni di ben altro impiego, vista  la mole e la complessità dei problemi che assillano famiglie, giovani e  anziani».
Ai vescovi italiani, spiega il cardinale Bagnasco, «sta a cuore non una formula specifica ma i princìpi che devono ispirare la vita politica e più in generale il vivere sociale» e a questo proposito  si evidenzia «il segno triste e sconfortante» di un clima di ostinata  contrapposizione che, a momenti alterni, si deve registrare tanto a  livello privato che pubblico» mentre «dopo il responso delle urne, i  cittadini hanno il diritto che quanti sono stati investiti di  responsabilità e onore per servire il Paese, pensino al Paese senza  distrazioni, tattiche o strategiche che siano».
Per il cardinale  Bagnasco occorre un «forte e deciso piano industriale» per uscire dalla  crisi economica, perché «se tutto rallenta» — si chiede il porporato — «fino a quando» le «pesanti politiche fiscali potranno raccogliere  risorse?».
La preoccupazione è per le famiglie che, «ancora una volta  hanno dato prova di sé» come presidio «non solo della vita» ma anche «della tenuta sociale ed economica del Paese». Quella stessa famiglia  che non può essere «umiliata e indebolita» da «rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo della sua  identità».
Per il presidente della Cei è necessaria in Italia anche una «bonifica culturale», al fine di discernere «le categorie concettuali e  morali che descrivono o deformano l’alfabeto dell’umano, con i suoi  fondamentali come la persona, la vita e l’amore, la coppia e la  famiglia, il matrimonio e la libertà educativa, la giustizia» e per  affrontare fenomeni gravi come quelli del gioco d’azzardo «che divora  giovani, anziani e famiglie» e la «ricorrente violenza sulle donne». In  quest’ottica, è necessaria «una grande alleanza educativa» che passa  anche attraverso il riconoscimento del «diritto dei genitori di educare i figli secondo le proprie convinzioni», mentre sempre di più «sono costretti a rinunciare sotto la pressione della crisi e la persistente  latitanza dello Stato». La crisi, però non deve far dimenticare «il  fronte delicatissimo e fondativo della vita umana».
La recente  raccomandazione, ricorda il cardinale Bagnasco, che la Corte dei diritti umani a Strasburgo ha fatto circa il suicidio assistito «è l’ulteriore  prova del progetto di una società senza relazioni», dove ognuno, in  definitiva, «è solo»: «impedire il cancro della solitudine» è perciò «la prima e fondamentale risposta che la società deve dare alla sofferenza  dei suoi membri».

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Le apparizioni al Santuario francese di Laus, segno della continua predilezione di Cristo per gli umili

Posté par atempodiblog le 20 mai 2013

Il mariologo, padre Stefano De Fiores: le apparizioni al Santuario francese di Laus, segno della continua predilezione di Cristo per gli umili
Benedetta Capelli – Radio Vaticana (5/05/2008)

Le apparizioni al Santuario francese di Laus, segno della  continua predilezione di Cristo per gli umili dans Apparizioni mariane e santuari 34r6nop

“Un messaggio di grande attualità centrato sulla riconciliazione”. È quanto ha detto mons. Jean-Michel di Falco-Leandri, vescovo di Gap et d’Embrum, in occasione del riconoscimento ufficiale delle apparizioni mariane nel Santuario di Notre-Dame du Laus, sulle Alpi francesi. Visioni che si verificarono a partire dal 1664 per ben 54 anni ad una pastorella di 16 anni chiamata Benedetta Rencurel. Ma qual è il significato di questo riconoscimento?

R. – È una questione di ordine regionale, perché queste apparizioni non hanno avuto un grande successo internazionale, ma sono rimaste praticamente cisrcoscritte alla regione delle Alpi del Delfinato. Quello che impressiona in queste apparizioni è il fatto che Benedetta abbia ricevuto molte apparizioni della Vergine, dal dicembre fino all’agosto del 1664 ha assistito a 240 apparizioni di Maria. Quindi, sono in qualche modo un anticipo di quello che avverrà presumibilmente a Medjugorje, dove è apparsa per migliaia e migliaia di volte.

D. – Guardando la storia della pastorella Benedetta si evidenziano analogie con la storia di Bernardette?

R. – Le analogie sono poche, a dire la verità, perché a Lourdes Bernardette ha assistito a 18 apparizioni, mentre qui il fenomeno è continuato
molto, molto più a lungo. Quindi, non c’è analogia in questo senso, se non che è sempre apparsa Maria. Il messaggio che fa incontrare Lourdes con Laus è la costruzione del Santuario, per venire in pellegrinaggio. Una differenza è poi che la Madonna non appare a Benedetta come l’Immacolata Concezione, ma come una Regina, quindi coronata e risplendente di luce nel volto, in modo particolare tenendo sulle braccia Gesù Bambino.

D. – Questo riconoscimento avviene nel 150.mo anniversario delle apparizioni di Lourdes. Ci può essere in questo un legame?

R. – Sono delle coincidenze. La Francia è di nuovo in primo piano per quanto riguarda queste apparizioni, che però saranno superate tutte da Lourdes dove sono avvenuti dei miracoli constatabili, ma dove si è assistito soprattutto a quel rinnovamento della vita cristiana, che certamente non ci sarebbe stato in tanti pellegrini, senza il riconoscimento di Lourdes. Si spera che anche questo riconoscimento possa far parte di un pellegrinaggio a più vasto raggio.

D. – Bernardette e Benedetta, entrambe pastorelle, entrambe depositarie nella loro semplicità di un messaggio della Vergine di riconciliazione e di misericordia…

R. – Questo fa parte delle preferenze di Gesù per i piccoli, per gli umili. Quindi, questo risponde a questa legge storico-salvifica che recupera anche i frammenti lasciati in disparte, quelli che sono considerati « zero » nella società, e che invece vengono scelti dal Signore per delle grandi cose, che nello stesso tempo obbligano il veggente o la veggente a non vantarsi, perché tutto in loro è opera di Dio, che manifesta in loro la sua potenza e la sua gloria.

315fyfr dans Fede, morale e teologia

Per approfondire:

 2e2mot5 dans Diego Manetti  Le apparizioni del Laus

 2e2mot5 dans Diego Manetti  Benedetta Rencurel è un fiore umile e prezioso nel giardino della santa Chiesa

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La potenza della preghiera

Posté par atempodiblog le 18 mai 2013

“Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo”.
Don Luigi Giussani

La potenza della preghiera dans Antonio Socci antoniosocci

L’Italia è dentro una crisi economica e finanziaria e c’è una parolina magica che tutti ripetono ma in maniera quasi impotente, possono soltanto ripeterla come un mantra, evocarla, ma non si realizza mai. Tutti parlano della famosa “crescita”. Tutti si arrabattono a dare una ricetta, ma sembrano girare a vuoto perché ciò che manca al nostro paese è l’anima, in senso cristiano. L’anima cristiana di un popolo che da anni l’elite intellettuale è impegnata a deridere.
Alcuni filosofi ritenevano che la violenza fosse generatrice di costruzione, invece è solo generatrice di male. La violenza sta nel cuore dell’uomo e farla tracimare all’esterno significa contribuire personalmente al male nel mondo.
Dopo la seconda guerra mondiale l’Italia era al tappeto, non c’erano risorse, non c’erano capitali, era ed è un paese poverissimo di materie prime, non c’erano fonti energetiche, c’erano rovine da ricostruire e bocche da sfamare… quindi nessuna prospettiva… e invece l’Italia divenne una delle principali potenze mondiali…ciò che tenne unite tutte le persone superstiti fu la fede. Infatti, con la preghiera si è risolto tutto.
Oggi, però, ci siamo dimenticati della potenza della preghiera. Dopo la guerra, l’Italia era devastata sul piano umano e morale, oltre che materiale. Usciva come paese sconfitto e quindi non contava quasi niente nelle relazioni internazionali. Andando ancora indietro di qualche anno ci accorgiamo che dopo l’unità d’Italia a milioni partirono per l’America perché c’era, già a quel tempo, fame e miseria. Umanamente non è spiegabile che un paese senza speranza in pochi anni si è risollevato ed è diventato una potenza economica.

Un popolo che ama Dio rinasce da ogni catastrofe e supera qualunque crisi. Un esempio storico è dato dal Duomo di Milano, simbolo di questa prospera città.

Sunto di una conferenza di Antonio Socci

divisore dans Medjugorje

Per approfondire la storia del Duomo di Milano iconarrowti7 Un popolo e il suo Duomo

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Francesco e il diavolo

Posté par atempodiblog le 13 mai 2013

Francesco e il diavolo
Lo cita in continuazione. Lo combatte senza risparmio. Non lo ritiene affatto un mito, ma una persona reale, il più insidioso nemico della Chiesa
di Sandro Magister – chiesa.espressonline.it

Francesco e il diavolo dans Anticristo serpenteantidio

Nella predicazione di papa Francesco c’è un soggetto che ritorna con sorprendente frequenza: il diavolo.

È una frequenza pari a quella con cui lo stesso soggetto ricorre nel Nuovo Testamento. Ma nonostante questo, la sorpresa resta. Se non altro perché con i suoi continui richiami al diavolo papa Jorge Mario Bergoglio si distacca dalla predicazione corrente nella Chiesa, che su di lui tace oppure lo riduce a metafora.

Anzi, è tanto diffusa la minimizzazione del diavolo, che essa proietta la sua ombra sulle stesse parole del papa. L’opinione pubblica sia cattolica che laica ha registrato finora con noncuranza questo suo insistere sul diavolo, o al più con indulgente curiosità.

Invece una cosa è certa. Per papa Bergoglio il diavolo non è un mito, ma una persona reale. In una delle sue omelie mattutine nella cappella della Domus Sanctae Marthae, ha detto che non solo c’è un odio del mondo verso Gesù e la Chiesa, ma che dietro a questo spirito del mondo c’è « il principe di questo mondo »:

« Con la sua morte e resurrezione Gesù ci ha riscattati dal potere del mondo, dal potere del diavolo, dal potere del principe di questo mondo. L’origine dell’odio è questa: siamo salvati e quel principe del mondo, che non vuole che siamo salvati, ci odia e fa nascere la persecuzione che dai primi tempi di Gesù continua fino a oggi ».

Al diavolo bisogna reagire – dice il papa – come ha fatto Gesù, che « ha risposto con la parola di Dio. Con il principe di questo mondo non si può dialogare. Il dialogo è necessario fra noi, è necessario per la pace, è un atteggiamento che dobbiamo avere tra noi per sentirci, per capirci. E deve mantenersi sempre. Il dialogo nasce dalla carità, dall’amore. Ma con quel principe non si può dialogare; si può soltanto rispondere con la parola di Dio che ci difende ».

Francesco parla del diavolo mostrando di avere chiarissimi in testa i suoi fondamenti biblici e teologici.

E proprio per rinfrescare la mente su tali fondamenti, è intervenuto su « L’Osservatore Romano » del 4 maggio il teologo Inos Biffi, con un articolo che ripercorre la presenza e il ruolo del diavolo nell’Antico e nel Nuovo Testamento, sia in ciò che è rivelato e palese, sia in ciò che ancora appartiene a un « panorama nascosto » e in definitiva alle « inaccessibili vie » di Dio.

L’articolo è riprodotto qui di seguito e si conclude con una critica all’ideologia corrente che « banalizza » la persona del diavolo.

L’ideologia contro la quale Bergoglio vuole richiamare tutti alla realtà.

 iconarrowti7 Come le scritture parlano del demonio, di Inos Biffi

divisore dans Medjugorje

Inoltre iconarrowti7 Forma subdola di falsa profezia

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13 maggio 1944, la Regina della famiglia appare a Ghiaie di Bonate

Posté par atempodiblog le 13 mai 2013

Padre Angelo M. Tentori: “tremenda attualità dei messaggi della Madonna delle Ghiaie”
La Madonna clandestina Regina della famiglia

Il 13 maggio è l’anniversario delle apparizioni della Madonna di Fatima. Anche in Italia il 13 maggio si ricorda un’apparizione, quella della Madonna delle Ghiaie di Bonate, in provincia di Bergamo. L’apparizione non e’ ancora stata riconosciuta dalla Chiesa ma ogni giorno migliaia di pellegrini vanno a pregare alla Cappella…
di Raffaella Frullone
Tratto da: Don Bosco Land

13 maggio 1944, la Regina della famiglia appare a Ghiaie di Bonate dans Apparizioni mariane e santuari Ghiaie-di-Bonate

Oggi, 13 maggio, la Chiesa ricorda le apparizioni della Madonna di Fatima, ma in Italia c’e’ qualcuno che ricorda la “Fatima italiana” ovvero le apparizioni avvenute in località Ghiaie di Bonate, in provincia di Bergamo, nel maggio 1944 e mai riconosciute dalla Chiesa.

Il giudizio espresso nei confronti delle apparizioni, firmato dall’allora Vescovo Adriano Bernareggi, è sospensivo e si esprime con la formula “costa che non”. Non essendo il giudizio definitivo c’è sempre la possibilità che il caso venga riaperto e le apparizioni possano essere riconosciute, possibilità alla quale si appellano le migliaia di fedeli che ogni giorno, da ogni parte d’Italia, accorrono a Ghiaie a pregare, nonché diversi gruppi di sostegno alle apparizioni che si sono formati nel corso degli anni,  alcuni mariologi e sacerdoti, storici, studiosi.

Al momento dalla curia di Bergamo non giungono segnali che possano fare pensare ad una  riapertura del caso. Tuttavia negli ultimi due anni le richieste dei fedeli e dei gruppi di devoti si sono fatte più pressanti poiché alla guida della Diocesi è c’è Monsignor Francesco Beschi, arrivato da Brescia, che ha preso il posto di Monsignor Roberto Amadei, bergamasco e da molti considerato troppo legato ai sacerdoti che avevano emesso il “giudizio sospensivo”, o comunque erano coinvolti nella vicenda, per poterne sconfessare l’operato.

Le apparizioni risalgono al 1944, in piena guerra. Adelaide, la piccola veggente, ha soltanto 7 anni quando, mentre sta raccogliendo fiori con due amiche, viene sorpresa da una luce che scende verso di lei. Lentamente la luce si fa sempre più grande fino a farle scorgere la Sacra Famiglia. Scriverà Adelaide «Le tre persone erano avvolte in tre cerchi ovali di luce e rimasero sospese nello spazio poco distante dai fili della luce. La Signora, bella e maestosa, indossava un vestito bianco e un manto azzurro; sul braccio destro aveva la corona del Rosario composta da grani bianchi; sui piedi nudi aveva due rose bianche. Il vestito al collo aveva una finizione di perle tutte uguali legate in oro a forma di collana. I cerchi che avvolgevano le tre persone erano luminosi con sfumature di luce dorata. Al primo momento ebbi paura e feci per scappare, ma la Signora mi chiamò con voce delicata dicendomi: “Non scappare ché sono la Madonna!”. Allora mi fermai fissa a guardarla, ma con senso di paura. La Madonna mi guardò, poi aggiunse: “Devi essere buona, ubbidiente, rispettosa col prossimo e sincera: prega bene e ritorna in questo luogo per nove sere sempre a quest’ora”».

Questa è la prima delle 13 apparizioni ad Adelaide alle Ghiaie di Bonate. La Madonna apparirà alla piccola Adelaide ogni sera dal 13 al 21 maggio e poi  dal 28 al 31. La Vergine appare con una veste purpurea e di un manto verde, tra le mani ha due colombi, simbolo dell’unione dei coniugi e su un braccio la corona del Rosario. Durante le apparizioni esorta a pregare molto e a offrire sacrifici, chiede penitenze e digiuni, promette protezione e guarigioni e annuncerà con esattezza la fine della guerra “Se gli uomini faranno penitenza la guerra finirà fra due mesi, altrimenti poco meno di due anni”.

In pochissimo tempo la voce delle apparizioni si sparge in tutta la provincia di Bergamo, tanto che a Ghiaie verrà invasa da 300mila pellegrini, un numero impressionante di persone, ancor piu’ se si considera la scarsità di mezzi di trasporto e il fatto che molti dei pellegrini sono gravemente malati o infermi. A documentare la straordinarietà dell’evento ci sono i filmati di Vittorio Villa, che  nelle immagini riprenderà anche la bambina in estasi nel corso di un’apparizione e gli esperimenti di medici ed esperti, che per verificare lo stato di trance, non esitavano a pungerle il viso con degli aghi.

Come a Fatima durante le apparizioni moltissime persone vedranno il sole girare, anche a kilometri di distanza.

Al termine delle apparizione  Adelaide viene affidata  alla custodia di un professore del Seminario di Bergamo, don Luigi Cortesi, che, come lei stessa dichiarerà, la sottoporrà ad una serie di pressioni psicologiche e restrizioni, che la portarono ad abiurare quanto dichiarato. Nonostante poi la veggente ribadirà di avere visto la Madonna e di averlo negato “per obbedienza a Don Cortesi”, questo peserà come un macigno nel processo di riconoscimento delle apparizioni: il 18 aprile del 1948  la Chiesa di Bergamo si pronuncia con un decreto firmato dall’allora vescovo Adriano Bernareggi con un giudizio sospensivo “non consta della soprannaturalità”, un giudizio che non nega le apparizioni, anche se di fatto, al momento, la gran parte del clero bergamasco considera la vicenda chiusa definitivamente.

«L’espressione “non consta della realtà” – spiega Padre Angelo Maria Tentori, mariologo che da anni segue la vicenda Ghiaie – non ha un valore negativo, bensì un valore sospensivo e significa che in quel momento non c’erano elementi probativi sufficienti per approvare; il decreto quindi non chiude definitivamente il caso, altrimenti sarebbe stata utilizzata, la formula “consta che non”. Purtroppo dobbiamo registrare un forte equivoco, perché molti, anche nel campo ecclesiale, quindi anche da parte di sacerdoti, ritengono che quel giudizio che mons. Bernareggi nel 1948 diede riguardo a queste apparizioni, sia da considerarsi negativo, ossia che significhi che  le apparizioni non sono mai avvenute, e purtroppo questo equivoco porta molte persone che vanno a pregare alla Cappella a sentirsi in stato di disobbedienza. Non è così. La formula usata si limita a dire che l’autorità ecclesiastica non riconobbe sufficiente valore probativo agli argomenti portati a favore delle apparizioni. Quindi che con questa formula  non si nega che le apparizioni possano essere vere, semplicemente si dice che il giudizio definitivo rimane in sospeso, in attesa di maggiore studio e valutazione dei fatti».

Oggi sono diversi i gruppi e i fedeli che premono per il riconoscimento delle apparizioni della Regina della Famiglia, qualcuno usando toni che poco hanno a che fare con la delicatezza della Madre Celeste, i piu’ pregando nel silenzio della Cappella. Nel silenzio c’è anche la veggente, Adelaide, che dopo essersi sposata, ha deciso di non esposi più sulle apparizioni nella piena obbedienza alla Chiesa di Bergamo e vivendo nel nascondimento.

Da Padre Tentori, oggi anche una forte perplessità: “Non riesco prorpio a capire come si possa rimanere inermi di fronte alla tremenda attualità dei messaggi della Madonna delle Ghiaie, della Regina della Famiglia.  Assistiamo ad una terribile crisi della famiglia: conflitti tra coniugi, distanza insanabili tra genitori e figli, separazioni, divorzi, la famiglia è fragile al punto di non riuscire più ad assolvere ai compiti che le erano propri”.

In effetti la nona apparizione, è emblematica e racchiude tutti gli insegnamenti circa la santità della famiglia evidenziandone le quattro virtù indispensabili: la pazienza, la fedeltà, la mitezza e il silenzio familiare. È un autentico capolavoro di divina bontà. Si tratta dell’unica apparizione in cui la Madonna non parla ma appare con una coppia di colombi che rappresenta i due coniugi. Il cavallo, o capo famiglia, dominato dalla tentazione, abbandona la preghiera, si alza, passa dietro le spalla della Madonna, infila la porta aperta (la libertà che Dio dona ad ogni creatura), e si dirige verso un campo di gigli che vuole calpestare. La pecora bianca, l’altro coniuge, resta nella chiesa, in preghiera con le due virtù: il cane macchiato (la fedeltà tradita), l’asino grigio (la pazienza penitente che devono esercitare i coniugi). La preghiera, il valore della fedeltà offesa e della pazienza penitente scuotono Dio che manda in aiuto San Giuseppe che va a sorprendere l’animale in fallo e a riportarlo con dolcezza al perdono e alla preghiera. Così si ricompone l’unità e la santità della famiglia.

“Il matrimonio – prosegue Padre Tentori – è una grossa responsabilità verso Dio e verso il prossimo. Educare i figli, non è facile. Con i suoi messaggi la Regina della Famiglia esorta ad attingere da lei amore, e lo fa in un luogo silenzioso e intimo per ricreare l’intimità della Famiglia, in cui le crisi e le difficoltà possono essere affidate alle materne della Madonna”.

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Santa Teresina e la Vergine del sorriso (13 maggio 1883)

Posté par atempodiblog le 13 mai 2013

Santa Teresina e la Vergine del  sorriso (13 maggio 1883) dans Riflessioni teresinaelaverginedelso

Spesso si dice che santa Teresa del Bambin Gesù non ebbe mai segni, nulla di straordinario, nella sua vita… in realtà non è vero. Dio da a ogni anima dei segni… chi fa un sogno, chi vede gli occhi di un immagine muoversi e così via… i segni sono importanti, come afferma anche padre De la Potterie.

Teresa di Lisieux, gravemente ammalata, tanto da far temere per la sua vita, fu miracolosamente guarita il 13 maggio 1883, domenica di Pentecoste, dall’intervento della Santissima Vergine.

Teresina vide la statua viva e maternamente sorridente, nello splendore della sua eterna giovinezza. Anche su questa vita eccezionale la Santa Vergine ha posto il sigillo di santità. D’altra parte come avrebbe potuto essere la santa dell’infanzia spirituale senza avere la Madonna come Maestra? E non è forse la Madonna colei che ci dona il Bambino Gesù?

Sunto di una riflessione di padre Livio Fanzaga

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Proclamati santi i martiri di Otranto

Posté par atempodiblog le 12 mai 2013

E’ più facile staccare la mia testa dal mio corpo, che il cuore dal mio Signore”. (Duca di Gordon)

Proclamati santi i martiri di Otranto  dans Stile di vita martiriotrantovaticano

I Martiri di Otranto ufficialmente santi. La gioia di una comunità in festa

Nella celebrazione in Piazza San Pietro la canonizzazione di Antonio Primaldo e Compagni, uccisi dai turchi nel 1480. Papa Francesco nell’omelia: “Dove trovarono la forza? La fede fa vedere oltre i limiti del nostro sguardo umano”

Tratto da: OtrantoToday – Lecceprima.it

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La giovane Italia non pensa cattolico

Posté par atempodiblog le 11 mai 2013

Rapporti prematrimoniali, convivenza, divorzio e contraccettivi: tutto normale secondo i ragazzi del terzo millennio. Lo rivela un’inchiesta molto attendibile. Brutte sorprese anche nelle risposte dei cattolici praticanti
di Mario Palmaro – Il Timone

La giovane Italia non pensa cattolico dans Mario Palmaro mariopalmaro

Italia, 2011: che cosa pensano i giovani in materia di matrimonio, contraccezione, omosessualità, aborto, figli in provetta, eutanasia? La risposta arriva da un sondaggio – serio e per nulla fazioso – promosso dall’Associazione Difendere la Vita con Maria, e realizzato dall’Università Cattolica e dalla Fondazione ESAE. Gli intervistati sono giovani fra i 14 e i 25 anni di Novara e provincia, e sono un campione rappresentativo, che fotografa il modo di pensare di un ragazzo italiano all’inizio del terzo millennio.
C’è poco da stare allegri. Cominciamo dal matrimonio: un massiccio 69% di giovani considera normale la convivenza prematrimoniale. I decisamente contrari sono poco più di 7 su 100. “Quando è giusto avere il primo rapporto sessuale?” Un etereo 2,9 per cento risponde «dopo il matrimonio». Per il 52 per cento «solo quando si è innamorati», mentre per il 18% «qualunque momento va bene».
I ragazzi del 2011 non sembrano ostili al matrimonio, e il 60% si rifiuta di definirlo superato. Ma più del 44% è d’accordo o abbastanza d’accordo nel definire il divorzio «una possibilità normale». E circa il 50% pensa che non debba essere evitato a tutti i costi.

C’era una volta la morale
Tutta l’etica sessuale – o almeno quello che ne rimane – è coerente con questo approccio. L’ultimo tabù rimasto é “tradire il proprio partner”, giudicato come grave o inaccettabile da un massiccio 70%. D’altra parte, i giovani formano un “partito bulgaro” di favorevoli alla contraccezione: più dell’82% degli intervistati ritiene che usare metodi anticoncezionali «non è per niente grave». Solo per 8 ragazzi su 100 è invece molto grave o inaccettabile. Si registra in questo caso la quota più modesta di «non sa, non risponde», pari al 4,8%. È il trionfo della cultura contraccettiva, humus ideale nel quale prosperano la precocità delle prime esperienze sessuali, la convivenza prima o in luogo del matrimonio, la giustificazione dell’aborto «almeno in certi casi».
Secondo il 41% dei giovani, avere rapporti omosessuali rimane «molto grave o inaccettabile»; ma di poco inferiore (37,7%) è il gruppo secondo il quale «non è per niente grave». Si tratta di numeri che rivelano un epocale cambiamento di atteggiamento nei confronti dell’omosessualità. «Un figlio può avere genitori dello stesso sesso?»: più del 60% dei giovani é decisamente o almeno abbastanza in disaccordo, ma il 20% si dichiara abbastanza o decisamente d’accordo. Secondo il 38% degli intervistati una “donna sola”, se vuole, ha il diritto di avere un figlio.

Aborto, diritto intoccabile
Per quanto riguarda l’aborto, quasi il 46% dei giovani sostiene che la persona umana esiste dal concepimento: un dato incoraggiante, anche se non si deve trascurare un 34% che colloca l’inizio della persona «dopo alcuni giorni o mesi dal concepimento», e il solito piccolo esercito (20,2%) di enigmatici «non sa, non risponde». “Se tu fossi incinta, potresti pensare di abortire?” A un sorprendente 44,2% che risponde decisamente «no, mai», fa da contraltare un 16% di «sì, senz’altro», affiancato da un 39,8% di possibilisti «sì, forse». Non cambiano di molto le risposte da parte dei maschi, chiamati a misurarsi con l’ipotesi che sia la loro ragazza ad aspettare un bimbo. Il 94,4% degli intervistati dichiara con sicurezza di sapere che cosa sia «la pillola del giorno dopo», ma il 31% è convinto si tratti di un normale contraccettivo, ignorando che essa è potenzialmente anche abortiva. Risultato: per il 44,7% il ricorso alla pillola del giorno dopo «non è per niente grave», e solo un modesto 14,5% giudica molto grave o inaccettabile un simile comportamento. Se la gravidanza è indesiderata, o se vi sono delle difficoltà economiche, più del 20% ritiene che non sia per niente grave abortire, mentre il 35% è decisamente contrario. Se invece l’aborto è praticato per tutelare la salute della madre, i favorevoli passano a un massiccio 48,5%, e i contrari a un modesto 15,4%.
Un dato singolare: nonostante la diffusa mentalità eugenetica che porta a eliminare i figli «difettosi», i giovani del sondaggio sembrano meno favorevoli all’aborto per malattie del feto: il 26% ritiene che in questa situazione abortire non sia per niente grave, ma il 21,5% pensa che sia abbastanza grave, e quasi il 40% giudica molto grave o inaccettabile l’aborto eugenetico. Si tratta del dato positivamente più sorprendente dell’intera ricerca. Le resistenze all’aborto crollano di fronte ai cosiddetti «casi limite»: per la metà dei giovani intervistati (il 50,5%) l’aborto non è per niente grave in caso di violenza sessuale, mentre uno “zoccolo duro” del 13,5% lo condanna. In molte risposte emerge in filigrana il principio di autodeterminazione della donna, veicolato dalla legge 194 del 1978: il 18,6% ritiene che, se un’amica confidasse di voler abortire, non le direbbe nulla. Percentuale alla quale andrebbero sommati il 19,2% che «non sa, non risponde», e il 17% che ritiene la decisione di abortire «un problema solo suo». Peraltro, più del 55% é decisamente o abbastanza d’accordo che il padre del concepito dovrebbe potersi opporre all’aborto. L’affermazione perentoria secondo cui «nessuno ha diritto di decidere di abortire» trova decisamente d’accordo, però, solo uno striminzito 9,6% del campione.

Plebiscito per la dolce morte e i figli in provetta
L’eutanasia? Per il 42% non è per niente grave, contro un 22% che la giudica illecita. E la fecondazione artificiale? I giovani attribuiscono una imponente legittimazione al cosiddetto «figlio in provetta»: il 68% degli intervistati ritiene che «non è per niente grave». A resistere il «solito » zoccolo duro del 13,7% che giudica molto grave o inaccettabile la fecondazione artificiale. Il dato è, francamente, impressionante. La stessa popolazione che conserva remore morali comunque significative sull’aborto procurato, sugli atti omosessuali e sul divorzio, assume invece un atteggiamento totalmente assolutorio sul «figlio in provetta», in misura di 7 intervistati su 10. C’è di che riflettere sulle “strategie” adottate in materia di legge 40 del 2004.

Cattolici, praticanti e sorprendenti
E i giovani cattolici “praticanti regolari”? Forse è questa la parte più sconvolgente del sondaggio: il 33% spiega che potrebbe pensare di abortire; il 20% definisce la pillola del giorno dopo “un normale metodo anticoncezionale” e il 26% sostiene che non è per niente grave usarla. Abortire per la salute della madre non è per niente grave secondo il 37% dei giovani cattolici praticanti; in caso di violenza carnale, sono favorevoli il 31%. L’affermazione “nessuno ha diritto di decidere di abortire” trova d’accordo solo il 16% dei cattolici praticanti. Il 12% dei ragazzi che vanno in chiesa almeno ogni domenica ritiene che usare droghe leggere non sia per niente grave. Capitolo omosessualità: per il 21% dei giovani praticanti “non è per niente grave”. L’eutanasia? Per il 22% si può fare senza problemi, per il 35% è molto grave o inaccettabile, il 24% non sa o non risponde. La debacle più vistosa arriva sulla contraccezione: il 71,2% ritiene che usarla non sia per niente grave. Ma anche la fecondazione artificiale raccoglie consensi massicci, superiori al 50%. I rapporti prematrimoniali e la convivenza prematrimoniale sono condannati da un modesto 12%.
Da qualche anno si parla, anche in casa cattolica, di emergenza educativa. Leggendo questi numeri, forse sarebbe meglio parlare di una debacle: il Magistero della Chiesa insegna che convivenza e rapporti prematrimoniali sono peccato grave, ma 9 giovani su 10 che vanno alla Messa tutte le domeniche pensano esattamente il contrario. Evidentemente, in troppe chiese e parrocchie il “piatto” della dottrina cattolica piange. Urgono immediate e robuste contromisure.

divisore dans Medjugorje

Inoltre iconarrowti7 Una dottrina propria

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Un’indagine svela l’“effetto Francesco”

Posté par atempodiblog le 11 mai 2013

Un’indagine svela l’effetto Francesco”
di Massimo Introvigne – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: Ascolta tua Madre

Un'indagine svela l'“effetto Francesco” dans Andrea Tornielli papafrancescomisericord

Il primo a rilevarlo è stato, tra i giornalisti, l’amico Andrea Tornielli. C’è un «effetto Francesco» e a Pasqua, commossi dagli appelli del nuovo Papa ad affidarsi senza riserve alla misericordia divina, molti «lontani» sono tornati in chiesa, spesso dopo tanti anni, e si sono confessati. Anch’io ho sentito tanti aneddoti di questo genere, non solo in Italia, raccontati da sacerdoti o religiosi, e anche da autorità ecclesiastiche, e ho verificato questo effetto in ambienti dove non me lo sarei mai aspettato.

Siccome però sono un sociologo, diffido sempre un po’ delle impressioni aneddotiche e preferisco affidarmi ai dati quantitativi. Il centro che dirigo, il CESNUR, ha dunque promosso un’indagine intesa a trasformare le impressioni aneddotiche sull’effetto Francesco in un dato statistico, per quanto primo e parziale. Impostare un’indagine dopo un solo mese di pontificato di Francesco non è stato facile, e i sacerdoti e religiosi sono un universo non sempre entusiasta di rispondere ai sociologi. Ho quindi scelto la tecnica detta a cascata, in cui da un gruppo qualificato d’intervistati si passa, sfruttando i loro contatti, a un altro gruppo.

Mi sono servito di un software che permette di raccogliere risposte a questionari a partire dai social network Facebook e Twitter, e mi
sono rivolto ai sacerdoti e religiosi presenti in una serie di gruppi e ambiti qualificati: non solo i miei amici – che sono comunque cinquemila, il
massimo consentito, su Facebook – ma i partecipanti a gruppi di ex alunni di seminari, di lettori della Nuova Bussola Quotidiana e di Avvenire,
di ascoltatori di Radio Maria, di persone interessate alle news su associazioni e movimenti cattolici.

La ricerca si è chiusa automaticamente al ricevimento della duecentesima risposta ricevuta da un sacerdote o religioso, un campione –
considerata la tecnica usata – rappresentativo e sufficiente. Sono stati intervistati, a titolo di controllo, anche laici cattolici impegnati in una
specifica comunità e un piccolo numero di religiose.
Tra i sacerdoti e religiosi il 53% ha affermato di avere riscontrato nella propria comunità un aumento delle persone che si riavvicinano alla
Chiesa o si confessano, aggiungendo che queste persone citano esplicitamente gli appelli di Papa Francesco come ragione del loro
riavvicinamento alla pratica religiosa. Nel 43,8% di questi casi l’aumento di fedeli è definito come consistente, superiore al 25%. Lo notano di
più i religiosi (66,7%) rispetto ai sacerdoti diocesani (50%). E per il 64,2% del campione l’aumento riguarda particolarmente le confessioni.

Abbiamo condotto la stessa indagine anche su un campione di oltre cinquecento laici cattolici. Percepiscono l’effetto Francesco meno dei
sacerdoti e religiosi, che sono impegnati direttamente nei confessionali. Ma un significativo 41,8% dei laici si è accorto dell’effetto di ritorno
alla Chiesa motivato dagli appelli di Papa Francesco, che sembra dunque essere visibile, per così dire, anche a occhio nudo. Il 17,7% dei laici
dichiara specificamente di avere rilevato un aumento di coloro che si confessano nella propria comunità. Per quanto poi il numero di religiose
che hanno risposto sia modesto, questo primo dato indica che le suore si sono accorte del fenomeno in modo massiccio: 81,82%.

I dati sono, nei limiti dell’indagine, molto significativi. Un effetto rilevato da oltre metà di un campione è un fenomeno non solo esistente
ma di grande rilievo. Non è tanto importante che il 47% dei sacerdoti e religiosi non riscontri l’effetto. I fenomeni sociali percepiti dall’unanimità
o quasi di chi risponde a un questionario sono pochissimi. Né si potrebbe sostenere che gli intervistati hanno scambiato il consueto aumento
di fedeli e penitenti a Pasqua per un effetto legato a Papa Francesco.

Agli intervistati è stato chiesto specificamente di rispondere solo con riferimento a fedeli che motivassero specificamente il loro ritorno alla
Chiesa con gli appelli del nuovo Pontefice, e il questionario era strutturato in modo da indurli a paragonare la Pasqua 2013 a quelle degli anni
precedenti, non ad altri periodi dell’anno liturgico.
Se cercassimo di tradurre il dato in termini numerici e su scala nazionale, con riferimento a metà delle parrocchie e comunità, dovremmo
parlare di centinaia di migliaia di persone che si riavvicinano alla Chiesa accogliendo gli inviti di Papa Francesco. Un effetto massiccio e
perfino spettacolare.

Naturalmente, l’effetto Francesco è anche un effetto Ratzinger: molti affermano spontaneamente di essere stati commossi e scossi anche
dalla rinuncia di Benedetto XVI. E l’effetto andrà verificato alla prova del tempo.
Potrebbe trattarsi di quella che i sociologi chiamano effervescenza religiosa, che non sempre è di lunga durata. Tuttavia, fin da ora possiamo
affermare che non si tratta di impressioni e di aneddoti, ma di numeri reali.

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Perché papa Francesco non dà la comunione

Posté par atempodiblog le 10 mai 2013

Perché papa Francesco non dà la comunione
Perché, dice, tra i fedeli potrebbero infilarsi dei pubblici peccatori non pentiti e lui non vuole assecondare la loro ipocrisia. Il caso dei politici cattolici fautori dell’aborto
di Sandro Magister – Settimo Cielo, L’Espresso Blog

Perché papa Francesco non dà la comunione dans Papa Francesco I papafrancescou

C’è una particolarità, nelle messe celebrate da papa Francesco, che suscita degli interrogativi rimasti finora senza risposta.

Al momento della comunione, papa Jorge Mario Bergoglio non la amministra di persona ma lascia che siano altri a dare l’ostia consacrata ai fedeli. Si siede e aspetta che la distribuzione del sacramento sia completata.

Le eccezioni sono pochissime. Nelle messe solenni il papa, prima di sedersi, dà la comunione a chi lo assiste all’altare. E nella messa dello scorso Giovedì Santo, nel carcere minorile di Casal del Marmo, ha voluto dare lui la comunione ai giovani detenuti che si sono accostati a riceverla.

Una spiegazione esplicita di questo suo comportamento Bergoglio non l’ha data, da quando è papa.

Ma c’è una pagina di un suo libro del 2010 che fa intuire i motivi all’origine del gesto.

Il libro è quello che raccoglie i suoi colloqui con il rabbino di Buenos Aires Abraham Skorka.

Al termine del capitolo dedicato alla preghiera, Bergoglio dice:

Davide era stato adultero e mandante di un omicidio, e tuttavia lo veneriamo come un santo perché ebbe il coraggio di dire: ‘Ho peccato’. Si umiliò davanti a Dio. Si possono commettere errori enormi, ma si può anche riconoscerlo, cambiare vita e riparare a quello che si è fatto. È vero che tra i parrocchiani ci sono persone che hanno ucciso non solo intellettualmente o fisicamente ma indirettamente, con una cattiva gestione dei capitali, pagando stipendi ingiusti. Sono membri di organizzazioni di beneficenza, ma non pagano ai loro dipendenti quel che gli spetta, o fanno lavorare in nero. […] Di alcuni conosciamo l’intero curriculum, sappiamo che si spacciano per cattolici ma hanno comportamenti indecenti di cui non si pentono. Per questa ragione in alcune occasioni non do la comunione, rimango dietro e lascio che siano gli assistenti a farlo, perché non voglio che queste persone si avvicinino a me per la foto. Si potrebbe anche negare la comunione a un noto peccatore che non si è pentito, ma è molto difficile provare queste cose. Ricevere la comunione significa ricevere il corpo del Signore, con la coscienza di formare una comunità. Ma se un uomo, più che unire il popolo di Dio, ha falciato la vita di moltissime persone, non può fare la comunione, sarebbe una totale contraddizione. Simili casi di ipocrisia spirituale si presentano in molti che trovano riparo nella Chiesa e non vivono secondo la giustizia che predica Dio. E non mostrano pentimento. È ciò che comunemente chiamiamo condurre una doppia vita”.

Come si può notare, Bergoglio spiegava nel 2010 il suo astenersi dal dare personalmente la comunione con un ragionamento molto pratico: Non voglio che queste persone si avvicinino a me per la foto”.

Da pastore sperimentato e da buon gesuita, egli sapeva che tra chi si accostava a ricevere la comunione potevano esserci dei pubblici peccatori non pentiti, che peraltro si professavano cattolici. Sapeva che a quel punto sarebbe stato difficile negare loro il sacramento. E sapeva degli effetti pubblici che quella comunione avrebbe potuto avere, se ricevuta dalle mani dell’arcivescovo della capitale argentina.

Si può arguire che Bergoglio avverta lo stesso pericolo anche da papa, anzi ancor più. E per questo adotti lo stesso comportamento prudenziale: Non do la comunione, rimango dietro e lascio che siano gli assistenti a farlo”.

I pubblici peccati che Bergoglio ha portato ad esempio, nel suo colloquio con il rabbino, sono l’oppressione del povero e la negazione del giusto salario all’operaio. Due peccati tradizionalmente elencati tra i quattro che gridano vendetta al cospetto di Dio”.

Ma il ragionamento è lo stesso che in questi ultimi anni è stato applicato da altri vescovi a un altro peccato: il pubblico sostegno alle leggi pro aborto da parte di politici che si professano cattolici.

Quest’ultima controversia ha il suo epicentro negli Stati Uniti.

Nel 2004 l’allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, trasmise alla conferenza episcopale statunitense una nota con i principi generali” sulla questione.

La conferenza episcopale decise di applicare” volta per volta i principi richiamati da Ratzinger affidando a ciascun vescovo di esprimere prudenti giudizi pastorali nelle circostanze a lui proprie”.

Da Roma il cardinale Ratzinger accettò questa soluzione e la definì in armonia” con i principi generali della sua nota.

In realtà i vescovi degli Stati Uniti non sono unanimi. Alcuni, anche tra i conservatori, come i cardinali Francis George e Patrick O’Malley, sono riluttanti a fare dell’eucaristia un campo di battaglia politica”. Altri sono più intransigenti.  Quando il cattolico Joe Biden fu scelto come vicepresidente da Barack Obama, l’allora vescovo di Denver Charles J. Chaput, oggi a Filadelfia, disse che l’appoggio dato da Biden al cosiddetto diritto” all’aborto è una grave colpa pubblica e quindi per coerenza egli si dovrebbe astenere dal presentarsi a ricevere la comunione”.

Sta di fatto che lo scorso 19 marzo, nella messa d’inaugurazione del pontificato di Francesco, il vicepresidente Biden e la presidente del partito democratico Nancy Pelosi, anch’essa cattolica pro aborto, facevano parte della rappresentanza ufficiale degli Stati Uniti.

E tutti e due hanno ricevuto la comunione. Ma non dalle mani di papa Bergoglio, che se ne stava seduto dietro l’altare.

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Il libro:

Jorge Bergoglio, Abraham Skorka, Il cielo e la terra”, Mondadori, Milano, 2013.

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La controversia negli Stati Uniti sul dare o no la comunione ai politici cattolici pro aborto, con il testo integrale della nota di Ratzinger del 2004:

> Il vice di Obama è cattolico. Ma i vescovi gli negano la comunione (27.8.2008)

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Quando papa Francesco dà la comunione a quelli che lo assistono all’altare, la dà in bocca e mentre sono inginocchiati.

Proprio come faceva Benedetto XVI con tutti.

preghiera dans Papa Francesco I

Nel suo libro-intervista del 2010 Luce del mondo”, Joseph Ratzinger motivò così questa sua scelta:

Non sono contro la comunione in mano per principio, io stesso l’ho amministrata così ed in quel modo l’ho anche ricevuta. Facendo sì che la comunione si riceva in ginocchio e che la si amministri in bocca, ho voluto dare un segno di profondo rispetto e mettere un punto esclamativo circa la presenza reale. Non da ultimo perché proprio nelle celebrazioni di massa, come quelle nella basilica di San Pietro o sulla piazza, il pericolo dell’appiattimento è grande. Ho sentito di persone che si mettono la comunione in borsa, portandosela via quasi fosse un souvenir qualsiasi. In un contesto simile, nel quale si pensa che è ovvio ricevere la comunione – della serie: tutti vanno avanti, allora lo faccio anch’io – volevo dare un segnale forte. Deve essere chiaro questo: È qualcosa di particolare! Qui c’è Lui, è di fronte a Lui che cadiamo in ginocchio. Fate attenzione! Non si tratta di un rito sociale al quale si può partecipare o meno”.

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Inoltre:

Si può dare la comunione in mano ai fedeli? Si, a condizione che…

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Medjugorie a Milano: diecimila fedeli davanti alla Madonna

Posté par atempodiblog le 24 avril 2013

Medjugorie a Milano: diecimila fedeli davanti alla Madonna
La giornata di preghiera con i veggenti raduna alla Fiera un popolo semplice e silenzioso. Ma ricco di amore
di Maurizio Caverzan – Il Giornale
Tratto da: Ascolta tua Madre

Non c’è il pienone previsto nell’immensa sala della Fiera Rho di Milano. La Protezione civile stima in diecimila i presenti, eppure l’elenco delle comunità chiamate dal palco una per una è infinito, da quella «di Busto Arsizio» al «gruppo della Calabria», dalla «gente di Padova» al «gruppo della Liguria».

Medjugorie a Milano: diecimila fedeli davanti alla Madonna dans Antonio Socci medjugorjegospafierarho

È un’Italia sommersa, un popolo semplice, lontano dalle mode, in prevalenza donne, ma anche anziani, giovani e bambini. «È quella che, per distinguerla dalla gente dei media, don Giussani chiamava “la gente gente”», racconta Antonio Socci, autore di «Mistero Medjugorje» (Piemme, 2005). «I giornali e le televisioni di sono pieni della manifestazione dei grillini davanti al Parlamento. Ma di queste migliaia di persone scriveranno in pochi. I riflettori sono già tutti occupati da quelli che frequentano il web e i social network, da quelli che protestano nelle piazze». Socci ha appena terminato la sua struggente testimonianza di fede provata dalla sofferenza per l’arresto cardiaco che il 12 settembre 2009 ha colpito all’improvviso la figlia Caterina. Dopo anni di dolore e tra molti sacrifici Caterina sta sorprendentemente ritornando a una vita più sostenibile. Dopo Socci è il momento di Jakov Colo, uno dei veggenti, padre di tre figli. «Non venite a Medjugorje per parlare con noi, per assistere a fenomeni strani, per provare emozioni – dice Jakov – Venite per convertirvi. Il pellegrinaggio vero comincia quando iniziate la strada del ritorno a casa. Offrite il digiuno e la penitenza per la fine delle guerre e la guarigione dei malati».
La giornata è iniziata alle nove del mattino e si prolunga con un programma fitto di canti, preghiere e testimonianze fino alle nove della sera. Dopo la messa del pomeriggio è attesa l’apparizione della «figura femminile luminosa» che fin dal 24 giugno 1981 i veggenti, allora sei ragazzi, hanno cominciato a riconoscere come la Madonna, «Regina della pace». Da allora, un tempo lunghissimo, continua ad apparire. «È il tempo in cui Dio dimostra la sua pazienza», risponde padre Ljubo Kurtovic. Sopra il palco si legge il testo del messaggio del 25 agosto 2002: «Soltanto nella fede la vostra anima troverà la pace e il mondo la gioia». Il raduno è organizzato da Mir i Dobro (Pace e bene), una Onlus che opera in Bosnia e chiede di devolvere il 5 per mille per le adozioni a distanza e l’accoglienza agli orfani di guerra. Alle 12, ecco il collegamento con Piazza San Pietro per l’Angelus di Papa Francesco. «La giovinezza bisogna metterla in gioco per i grandi ideali», esorta Bergoglio. «Domanda a Gesù che cosa vuole da te e sii coraggioso», invita parlando dei dieci sacerdoti ordinati in mattinata. Anche alla Fiera Rho di Milano scrosciano gli applausi. «Grazie tante per il saluto, ma salutate Gesù», sembra rispondere Francesco.
Qui si susseguono i canti di una devozione forse ingenua – «Gesù mi ama, Gesù ti ama, Gesù ci ama»; «Non si va in cielo in minigonna, perché in cielo c’è la Madonna» a volte accompagnati da un violino tzigano, altre volte da movimenti ritmati cui non si sottraggono anche persone di terza età. Canti che saranno magari il segno di un cristianesimo semplice e tradizionale. Che però, senza intellettualismi, sa parlare direttamente al cuore delle persone così come avviene nella testimonianza di papa Francesco.
Uno dei momenti più coinvolgenti è l’adorazione del Santissimo guidata da padre Ljubo in perfetto italiano, ma con quel tono ieratico conferito dall’accento slavo. Si snodano le ave marie in croato, inglese, francese, spagnolo, tedesco, polacco. Un canto ripete le parole del ladrone crocifisso vicino a Gesù: ricordati di me quando sarai in Paradiso.
La Chiesa non ha ancora riconosciuto le apparizioni di Medjugorje. «Ma è decisivo che non abbia condannato questi fenomeni che pure non sono vincolanti per la fede», riprende Socci. C’è una commissione voluta da Benedetto XVI nel 2010 e presieduta dal cardinal Ruini. Per sua regola la Chiesa non riconosce le apparizioni quando i fenomeni continuano ad avvenire. Ma si pronuncia dopo, quando sono terminati, magari a distanza di secoli.
Intanto la «gente gente» partecipa compunta alla meditazione. Ogni volta che viene pronunciato il nome di papa Francesco, si alza spontaneo l’applauso. Quello di Medjugorje è un popolo fatto di «persone provate dalle ferite della vita – osserva Socci – Ferite che spesso siamo portati a rimuovere e a coprire per non soffrirne troppo». È un cristianesimo dolente quello dei devoti di Medjugorje? «Come la bellezza anche il dolore ci porta alle domande fondamentali dell’esistenza. Ci fa diventare persone più autentiche, più vere. Non è facile che ci lasciamo scovare o scavare nel profondo. Perché, come diceva Rilke, Tutto cospira a tacere di noi/ un po’ come si tace un’onta/ un po’ come si tace una speranza ineffabile».
Al termine della messa la veggente Marija Pavlovic intona la preghiera fino a quando s’interrompe, rapita. I diecimila sprofondano in un silenzio assoluto.

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Mirjana: Il Papa ha bisogno delle nostre preghiere per un duro cammino

Posté par atempodiblog le 22 avril 2013

Mirjana: Il Papa ha bisogno delle nostre preghiere per un duro cammino
Tratto da: Medjugorje Today
Traduzione a cura di: atempodiblog

Mirjana: Il Papa ha bisogno delle nostre preghiere per un duro cammino dans Medjugorje papafrancescoeratzinger

Francesco è il Papa di cui c’è bisogno nel momento presente e subito è entrato nei cuori di tutti. Ma la sua strada sarà molto difficile con troppo lavoro da fare, e così egli ha tanto bisogno di preghiere, dice la veggente Mirjana Dragicevic-Soldo. Lei chiama Benedetto XVI grande, le sue dimissioni una lezione.

La veggente di Medjugorje Mirjana Dragicevic-Soldo ha grandi speranze per Papa Francesco. Eppure il suo compito è anche molto difficile, e ha bisogno di preghiere delle persone per avere successo, la veggente racconta ai pellegrini in un sevizio su Medjugorje, mandato in onda il 25 marzo, dall’emittente televisiva italiana TG1.

“Il nostro Papa Francesco che è subito entrato nel cuore di tutti noi, è un Papa di cui noi abbiamo bisogno per il momento presente. Dobbiamo pregare molto per lui, aiutarlo con le nostre preghiere, perché la sua strada sarà molto difficile e avrà tanto da fare, e se noi non preghiamo per lui, chi lo aiuterà?” dice Mirjana.

La veggente ha commentato anche la decisione di Papa Benedetto XVI di dare le dimissioni, dicendo che c’è qualcosa da imparare dal predecessore di Francesco:

“Lui è un grande uomo che ha dato una lezione a tutti noi. Poiché egli è ormai vecchio e malato e non può dare tutto per la Chiesa, egli ha rassegnato le dimissioni come un grande uomo” dice Mirjana.

divisore dans Medjugorje

TG1, servizio su Medjugorje. La veggente Mirjana, parla di Papa Francesco:

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Inginocchiarsi è pregare

Posté par atempodiblog le 18 avril 2013

Inginocchiarsi è pregare dans Apparizioni mariane e santuari Adorazione-eucaristica

Passano quattro sere da quando la Madonna fece visita a Mariette, la veggente usciva ogni sera in giardino a pregare, nell’attesa fiduciosa di rivedere la Bella Signora.
Finalmente la quinta sera, lunedì 20 febbraio, eccola puntuale all’appuntamento con la sua piccola veggente. I testimoni sono pochissimi, otto in tutto, e qualcuno non crede nemmeno nelle apparizioni, ma alla vista della preghiera di Mariette e da ciò che succede ci crederà. E c’è, poi, il fatto di sentirsi spinti a inginocchiarsi senza volerlo e senza neppure averlo pensato, senza accorgersene.
Notiamo che il gesto dell’inginocchiarsi è un motivo costante nello scenario delle apparizioni. La Madonna non lo dice espressamente, ma lo fa sentire nei veggenti e negli astanti. E’ il gesto dell’umiltà, dell’adorazione, è il primo gesto da compiere per cominciare a credere. Davanti a Dio e alla Vergine Santa prima ci si inginocchia e poi si può interrogare. Prima si manifesta a Dio la condizione della propria limitatezza e la condizione del proprio limite di creatura davanti al creatore. Poi si può discutere se sarà poi ancora il caso, prima si comincia ad accogliere l’amore di Dio e della nostra Madre Santissima e poi ci si può chiedere se ne varrà ancora la pena, se Dio esiste oppure no. Ma nella chiesa sta scomparendo sempre di più questo atteggiamento. Alcuni liturgisti dicono che il vero atteggiamento è lo stare in piedi perché è sconveniente che un figlio si inginocchi davanti a suo padre. Però questo Padre è anche Dio e la Madonna non lo ha mai dimenticato e ci insegna a inginocchiarci perché questo gesto è già di per sé una preghiera anche se non fosse seguito da parole.

Padre Angelo Maria Tentori – Sorriso tra gli abeti. La Vergine dei Poveri di Banneux

Divisore dans San Francesco di Sales

Inoltre Freccia dans Viaggi & Vacanze Inginocchiarsi è ADORARE

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