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Impegno costante nella prevenzione degli incidenti stradali

Posté par atempodiblog le 17 novembre 2014

Oggi ricorre la “Giornata mondiale delle vittime della strada”. Ricordiamo nella preghiera quanti hanno perso la vita, auspicando l’impegno costante nella prevenzione degli incidenti stradali, come pure un comportamento prudente e rispettoso delle norme da parte degli automobilisti.

Papa Francesco  (16 novembre 2014)

Impegno costante nella prevenzione degli incidenti stradali dans Papa Francesco I 24goriv

La vita umana è sacra sin dal suo concepimento e fino alla morte; è sacra e pertanto deve essere rispettata nella propria e nella altrui esistenza. Attentare alla vita, con una guida spericolata o incauta, minacciare di andare o mandare fuori strada, costituisce non solo un reato civile e penale, ma anche un vero e proprio peccato, di cui bisogna pentirsi e confessarsi.

Forse nessuno, anche di quelli che si confessano abitualmente, nel suo esame di coscienza, si interroga sul modo come guida l’automobile o il motorino, invece dobbiamo cominciare a farlo, per radicare nella nostra coscienza il dovere di rispettare la nostra vita e la vita degli altri.

Si tratta, in parole semplici, di «un peccato sociale» pari, se non più grave di quello di non pagare lo tasse, perché non attiene a un dovere civile, ma un dovere morale fondamentale per l’umana esistenza.

Molto può fare la famiglia per rafforzare la coscienza di «guidare con prudenza» se i genitori e gli adulti insegnano ai bambini a conoscere e rispettare le leggi della strada e della guida: molto può fare la scuola e sappiano che lo fa, con l’aiuto dei vigili e della polizia, che volentieri si prestano a svolgere lezioni sul Codice della strada; molto possono fare i pastori delle anime, richiamando i fedeli su un dovere essenziale della vita e del vivere sociale.

Nessuno però può influire seriamente come se stesso. È dentro di noi, che dobbiamo radicare il dovere del rispetto scrupoloso della legge della strada. Tutti dobbiamo aver più rispetto della nostra vita e della vita degli altri.

di S.E. Mons. Cosmo Francesco Ruppi
Tratto da: Guidare bene

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Novena per le anime del Purgatorio

Posté par atempodiblog le 23 octobre 2014

Novena per le anime del Purgatorio  (da recitarsi dal 24 ottobre al primo novembre)
del beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

Novena per le anime del Purgatorio dans Don Giustino Maria Russolillo Beato-Giustino-M-della-Santissima-Trinit-Russolillo

O Signore Dio onnipotente, io ti prego per il sangue prezioso che il tuo divin Figlio ha sparso nell’orto; libera le anime del Purgatorio e specialmente la più abbandonata e conducila alla tua gloria dove ella ti lodi e benedica in eterno.

O Signore Dio onnipotente, io ti prego per il sangue prezioso che il tuo divin Figlio Gesù ha sparso nella sua dura flagellazione, libera le anime del Purgatorio e fra tutte quella più vicina all’ingresso della tua gloria, perché ella subito incominci a lodarti e benedirti in eterno.

O Signore Dio onnipotente, io ti prego per il sangue prezioso che il tuo divin Figlio ha sparso nella sua acerba coronazione di spine, libera le anime del Purgatorio e in particolare quella che si trovasse maggiormente bisognosa di suffragi, affinché ella non tardi tanto a lodarti nella tua gloria e benedirti per sempre.

O Signore Dio onnipotente, io ti prego per il sangue prezioso, che il tuo divin Figlio Gesù ha sparso per le strade di Gerusalemme nel portare sulle sante spalle la croce, libera le anime del Purgatorio e, in particolare, quella che è più ricca di meriti dinanzi a te, affinché, nel sublime posto di gloria che aspetta, essa ti lodi altamente e ti benedica in eterno.

O Signore Dio onnipotente, io ti supplico per il prezioso corpo e sangue del tuo divin Figlio Gesù, che nella vigilia della sua passione diede già in cibo e bevanda ai suoi cari apostoli e lasciò a tutta la sua Chiesa per sacrificio perpetuo e vivifico alimento dei suoi fedeli, libera le anime del Purgatorio, particolarmente la più devota di questo mistero di infinito amore, affinché per esso ti lodi con il tuo divin Figlio e con lo Spirito Santo nella tua gloria in eterno.

O Signore Dio onnipotente, io ti supplico per il sangue prezioso che il tuo divin Figlio Gesù ha sparso sulla croce, soprattutto dalle sue mani e dai suoi piedi, libera le anime del Purgatorio e specialmente quella per la quale io devo maggiormente pregarti, affinché non sia per colpa mia che tu non la conduca presto a lodarti nella tua gloria e benedirti per sempre.

O Signore Dio onnipotente, io ti supplico per il prezioso sangue che scaturì dal costato del tuo divin Figlio Gesù, alla presenza e con estremo dolore della sua santissima Madre, libera le anime del Purgatorio e particolarmente quella che è stata la più devota della Vergine Maria, affinché presto venga nella tua gloria a lodarti in lei e lei in te per tutti i secoli. Amen.

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze Offertorio del Prez.mo Sangue di N. S. per le anime purganti

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Preghiera a san Giuda Taddeo

Posté par atempodiblog le 19 octobre 2014

Preghiera a san Giuda Taddeo dans Don Giustino Maria Russolillo San-Giuda-Taddeo

O apostolo e martire di Gesù Cristo san Giuda Taddeo, con te glorifichiamo il Padre per mezzo di Gesù Cristo, nello Spirito Santo, per la tua divina vocazione, formazione e missione all’apostolato, e ringraziamo il Signore che ti ha ispirato di premunirci con i tuoi celesti avvisi, contro i falsi dottori e le loro false dottrine.

O apostolo e martire di Gesù Cristo san Giuda Taddeo, per la tua gloria di essere fratello di san Giacomo e con lui detto fratello del Signore, ottienimi tale perfetto adempimento della volontà del Padre dei cieli da meritare, per l’unione con lui, di essere tra le anime più care a Gesù e da lui considerati fratelli, sorelle, e persino madri.

O glorioso apostolo e martire di Gesù Cristo san Giuda, noi ti supplichiamo soprattutto di ottenerci dal Padre tale perseveranza nella divina legge e precetti, consigli e ispirazioni, da meritare una sempre nuova e maggiore venuta e dimora, in abitazione e manifestazione delle divine Persone nell’anima nostra, con la perpetua epifania personale del divino Amore!

del beato Giustino M. Russolillo

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze Novena a San Giuda Taddeo (da recitarsi dal 19 al 27 ottobre).

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Affidiamo il piccolo Vincenzo alla Madonna de La Piccola Lourdes di Pianura (Na)

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2014

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♥ Beata Vergine Maria della Perpetua Visitazione prega per il piccolo Vincenzo e per tutte le persone coinvolte nella triste e nota vicenda ♥

2e2mot5 dans Diego Manetti  Santuario de La Piccola Lourdes di Pianura (Na)

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La parabola dei lavoratori a giornata: l’invidia spirituale

Posté par atempodiblog le 25 septembre 2014

La parabola dei lavoratori a giornata: l’invidia spirituale
Tratto da: Le vie del cuore. Vangelo per la vita quotidiana, di Padre Livio Fanzaga. Ed. PIEMME

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi». (Mt. 20,1-16)

La parabola dei lavoratori a giornata: l’invidia spirituale dans Commenti al Vangelo 2wei3kp

Nella vigna di Dio tutti abbiamo un compito

Questa parabola illustra mirabilmente il peccato di invidia spirituale, che il catechismo di san Pio X classifica fra i peccati contro lo Spirito Santo. L’invidia della grazia altrui è uno dei peccati più gravi e sotto il suo impulso sono state originate le più grandi catastrofi. Non è forse per invidia che Satana tentò Adamo ed Eva? E non è forse per invidia che i capi religiosi consegnarono Gesù a Pilato? Fra i vizi capitali l’invidia è uno dei più insidiosi, benché nascosto e silenzioso come il serpente infernale che la inocula. Se non viene estirpata per tempo l’invidia diviene omicida.

La prima considerazione che devi fare, per evitare che questa mala pianta metta radici nel tuo cuore, è di prendere coscienza che nel governo divino del mondo tutti siamo importanti e tutti abbiamo un compito insostituibile. Ogni uomo non solo è unico e irripetibile nella sua persona, ma lo è anche nella missione che riceve da Dio. Nel piano divino della salvezza delle anime, ci sono certamente diversità di carismi e di compiti, ma tutti siamo necessari.

Guarda ai fiori. Sono molti diversi gli uni dagli altri. Alcuni si mostrano vistosi e sgargianti di colori, altri invece sono minuscoli e spesso nascosti. Oseresti dire che l’umile violetta è meno bella e importante della rosa e del giglio? San Paolo porta il paragone delle membra. Ogni membro svolge una funzione insostituibile, che un altro non potrebbe compiere. Che ti giova avere un grande cervello se poi non hai la lingua per parlare o la mano per scrivere?

Così è nel campo spirituale. Ognuno uomo ha una sua identità, che riflette una divina perfezione, e riceve da Dio un compito che è un frammento insostituibile nel meraviglioso mosaico della creazione e della redenzione.

Gioisci di essere piccolo e sconosciuto

Colui che ci ha creato ci conosce assai meglio di quanto noi non conosciamo noi stessi. Egli sa quali sono i compiti più adatti alle nostre possibilità. Non dobbiamo perciò commettere l’errore di essere noi a cercare il nostro ruolo nella vita e nella Chiesa. Rischieremo di prendere delle strade che non saremmo neppure in grado di percorrere.

Lasciamo che sia la mano dell’Altissimo a condurci. Egli prepara a lungo e silenziosamente le persone a quelle missioni per le quali le ha create. Sappi attendere nell’umiltà e nella pazienza. Il chicco di grano prima di germogliare rimane nascosto sotto terra.

Non aspirare a cose grandi, come consiglia san Paolo. I compiti vistosi sono anche i più pericolosi. La caduta di chi è posto sul candelabro assume spesso dimensioni catastrofiche. Ama invece il nascondimento e la piccolezza. La vita della Vergine Maria ci insegna che questa è la situazione migliore per operare meraviglie nell’opera della redenzione.

Rallegrati delle grazie che Dio sparge nel mondo

Attendi alla tua missione con impegno e umiltà, ma nel medesimo tempo godi delle opere della grazia nel cuore del prossimo. Ti sia di esempio l’atteggiamento di Giovanni Battista che molti volevano proclamare il Messia. Egli però si ritirò ben volentieri nell’ombra per lasciare che il mondo fosse illuminato dalla luce di Cristo.

Anche noi, nel nostro piccolo, dobbiamo imparare a gioire nelle meraviglie che Dio opera attraverso i fratelli. Rallegrandoti per l’espandersi del bene, ti è concesso di entrare in quella comunione spirituale di tutti i santi, in virtù della quale ogni grazia è condivisa e la gioia come meriti dei singoli diventano la ricchezza di tutti.

Se, dilatando il cuore, entri in questa prospettiva, invece di invidiare e di tormentarti imparerai a rallegrarti e ringraziare per la sinfonia meravigliosa della grazia che si diffonde.

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Per approfondire:

2e2mot5 dans Diego Manetti La storia dei lavoratori a giornata (di don Fabio Rosini)

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Il Papa a Napoli il 21 marzo 2015. Card. Sepe: la città ha fame di Dio

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2014

Il Papa a Napoli il 21 marzo 2015. Card. Sepe: la città ha fame di Dio dans Articoli di Giornali e News aahrag

Lo aveva promesso nel luglio scorso, recandosi a Caserta, e oggi è giunta la conferma: Papa Francesco visiterà Napoli sabato 21 marzo 2015. Ad annunciarlo oggi, in un giorno di festa per il capoluogo partenopeo, è stato l’arcivescovo della città, il cardinale Crescenzio Sepe, durante la cerimonia che ha visto ripetersi alle 10.11 l’evento della liquefazione del sangue del Patrono, San Gennaro, contenuto in un’ampolla.

Papa Francesco, ha affermato il cardinale Sepe durante l’omelia della Messa presieduta in Cattedrale, arriverà in “una città che ha fame di Dio”, di “lavoro, legalità e progettualità” e inizierà la sua visita dalla periferia di Napoli, dove avrà un incontro con alcuni rappresentanti del mondo del lavoro e della cultura. Subito dopo, il Papa raggiungerà la Cattedrale per venerare le reliquie di San Gennaro e intrattenersi con il clero locale. Nel segno della solidarietà anche il pranzo, condiviso con alcuni detenuti, e un incontro con gli ammalati, mentre il pomeriggio di Francesco si svolgerà assieme ai giovani e al laicato e sarà concluso alle 17 da una Messa solenne.

Il cardinale Sepe ha poi rivolto un “pressante invito” a tutti i cittadini della diocesi: “Ognuno faccia la sua parte – ha detto – nel ridare vivibilità e dignità a questa terra” e a una città sulla quale pesano le “conseguenze di una crisi mondiale che ha reso più precarie le sue già difficili condizioni di vita”.

Tratto da: Radio Vaticana

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2e2mot5 dans Diego Manetti San Gennaro e il suo miracolo

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Aiutiamo le nostre bambine (ma anche i bambini) a rallentare, camminando insieme a loro, al loro passo…

Posté par atempodiblog le 15 septembre 2014

Aiutiamo le nostre bambine (ma anche i bambini) a rallentare, camminando insieme a loro, al loro passo…
di Alessandro – Frammenti cattolici vivi
Tratto da: Ascolta tua Madre

Aiutiamo le nostre bambine (ma anche i bambini) a rallentare, camminando insieme a loro, al loro passo… dans Riflessioni 9u224j

Ho appena ricevuto il giornale mensile di “Frate Indovino” che leggo sempre molto volentieri e da cui traggo ogni tanto qualche spunto anche per il blog. Nel numero di Settembre mi ha particolarmente colpito questo articolo. Sarà perché ho una figlia di nove anni e il ‘fenomeno’ ce l’ho ogni giorno sotto gli occhi, ma come non essere in linea di massima d’accordo con l’articolo che segue?

NON CEDIAMO AL LOLITISMO

Bambine che già alle elementari vestono indumenti attillati, che a otto anni chiedono la depilazione e a tredici la plastica al seno… Succede anche da noi: la pubertà precoce è in crescita, così come l’adolescenza anticipata, un fenomeno che sconcerta i genitori e allarma pediatri e psicologi, perché non è detto che tutta questa precocità non finisca poi per esigere il suo prezzo, da pagar caro, sia in termini fisici che in termini psicologici.

Le cause? Tutta una serie di fattori genetici, ambientali e culturali: dall’inquinamento da Pcb agli estrogeni nella carne, alla dieta troppo ricca; dall’ansia da prestazione indotta dai genitori che vogliono figli perfetti ai messaggi erotizzanti dei mass-media… Un insieme di fattori che determina un’adolescenza culturale e psicologica, prima di quella biologica, in modo che l’adolescenza stessa non coincide più con la pubertà come avveniva per le passate generazioni, mentre il desiderio di uscire dall’infanzia, molto più forte oggi, è provocato da un ambiente sociale che induce la frenesia della crescita rapida per approdare più in fretta a una fascia di età superiore, bruciando, come si dice, le tappe.

A preoccupare di più sono i fattori culturali che dipendono dagli adulti: padri e madri che si mostrano orgogliosi dei figli “più avanti della loro età”; madri che incoraggiano la vanità delle loro bimbe, mentre la nostra società sempre più ipersessualizzata, che associa qualsiasi oggetto al corpo femminile, manda alle bambine segnali continui, provocando il cosiddetto “effetto Barbie” (che in Francia tra l’altro, ha fatto insorgere centinaia di pediatri contro l’erotizzazione dei bambini nella pubblicità). Naturalmente però molto dipende dalle mamme, che spesso, purtroppo, sono le prime a “giocare con le Barbie”, nel senso che esibiscono ed erotizzano le figlie per valorizzare se stesse…

Questa prematurità psichica, dicono gli esperti, è dannosa perché inaridisce i processi immaginativi, diminuisce il tempo del gioco, depotenzia i sogni: uscendo troppo presto dall’infanzia, si rischiano un’identità emotiva arida, un pensiero conformista, un’eccessiva ricerca del consenso sociale.

Che fare allora per aiutare le nostre bambine a rallentare?

Silvia Vegetti Finzi suggerisce alcune regole:

- adottare abitini sobri senza cedere al lolitismo;

- non regalare cosmetici e gioielli;

- sdrammatizzare l’eventuale sovrappeso e non colpevolizzare i cibi;

- evitare letture e spettacoli erotizzanti;

- rinviare l’acquisto del cellulare e comunque controllarne l’abuso;

- proibire che i propri figli chattino nella rete;

- non mostrarsi lusingati e divertiti quando le figlie alludono al “fidanzatino”;

- preferire sport di squadra non competitivi e accordarsi con le mamme dei compagni di classe per adottare atteggiamenti coerenti.

(Tratto da “Frate Indovino”, Settembre 2014)

Io aggiungerei: parlare, parlare e parlare, le mamme ma anche i papà, parlare coi nostri figli motivando ogni nostra scelta, soprattutto quando ci troviamo a dover motivare quelle un po’ fuori dal coro del pensiero unico e della catechesi del mondo. Trasmettiamo ai nostri figli la gioia che si prova a non bruciare le tappe facendo vedere che l’eccesso uccide proprio le qualità che cerchiamo in ogni cosa, qualunque cosa.

Certe corse alla precocità possono dare un’illusione di conforto, ma quello che all’inizio è un tentativo di soddisfare bisogni (soprattutto indotti dalla società di oggi che ci vuole consumatori il prima possibile) inappagati, subito acquista una vita propria e pretende di più, dando meno in cambio.

Il vero appagamento, la vera soddisfazione si trova nell’equilibrio e l’equilibrio lo si trova da adulti, al tempo giusto. Da adulti liberi che scelgono le cose e che le usano, non che si fanno manipolare da una società che sin da bambini induce desideri per “crescersi” i consumatori pronti per l’uso.

C’è un tempo per ogni cosa… Lo dice anche la Bibbia no?

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace

(Qoelet 3,2-8)

… e in questo elenco di attività, ognuna al momento giusto, alla fine, la PACE.

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La correzione fraterna: evitare il clamore della cronaca e il pettegolezzo della comunità

Posté par atempodiblog le 7 septembre 2014

“Davanti a Dio siamo tutti peccatori e bisognosi di perdono”. E’ quanto affermato da Papa Francesco all’Angelus, in Piazza San Pietro, incentrato sulla “correzione fraterna” nella comunità cristiana. Il Pontefice ha inoltre levato un forte appello per la pace in Ucraina e nel Lesotho, dove nei giorni scorsi vi è stato un colpo di Stato. Quindi, ha rivolto il pensiero ai cristiani perseguitati in Iraq e a quanti sono impegnati a sostenerli.
di Alessandro Gisotti – Radio Vaticana

La correzione fraterna: evitare il clamore della cronaca e il pettegolezzo della comunità dans Commenti al Vangelo Papa-Francesco

Ucraina e Lesotho, due Paesi molto lontani tra loro e tuttavia, purtroppo, accomunati in questo momento dalla violenza. Ai loro popoli che soffrono è andato il pensiero e la vicinanza di Papa Francesco all’Angelus. Il Pontefice ha osservato che, negli ultimi giorni, “sono stati compiuti passi significativi nella ricerca di una tregua nelle regioni interessate dal conflitto in Ucraina orientale, pur avendo sentito oggi delle notizie poco confortanti”:

“Auspico che essi possano recare sollievo alla popolazione e contribuire agli sforzi per una pace duratura. Preghiamo affinché, nella logica dell’incontro, il dialogo iniziato possa proseguire e portare il frutto sperato. Maria, Regina della Pace, prega per noi. Unisco inoltre la mia voce a quella dei Vescovi del Lesotho, che hanno rivolto un appello per la pace in quel Paese. Condanno ogni atto di violenza e prego il Signore perché nel Regno del Lesotho si ristabilisca la pace nella giustizia e nella fraternità”.

Francesco ha quindi rivolto il pensiero ad un convoglio di volontari della Croce Rossa italiana partito per l’Iraq e che si recherà ad Erbil “dove si sono concentrate decine di migliaia di sfollati iracheni”:

“Esprimendo un sentito apprezzamento per questa opera generosa e concreta, imparto la benedizione a tutti loro e a tutte le persone che cercano concretamente di aiutare i nostri fratelli perseguitati ed oppressi. Il Signore vi benedica”.

Divisore dans San Francesco di Sales

Prima degli appelli di pace, Francesco si era soffermato sul tema della “correzione fraterna” presentato dal Vangelo domenicale. Gesù, ha detto, “suggerisce un progressivo intervento” quando devo correggere un fratello cristiano che “fa una cosa non buona”. Le “tappe di questo itinerario – ha osservato – indicano lo sforzo che il Signore chiede alla sua comunità per accompagnare chi sbaglia, affinché non si perda”:

“Occorre anzitutto evitare il clamore della cronaca e il pettegolezzo della comunità – questa è la prima cosa, evitare questo -.  «Va’ e ammoniscilo fra te e lui solo» (v. 15). L’atteggiamento è di delicatezza, prudenza, umiltà, attenzione nei confronti di chi ha commesso una colpa, evitando che le parole possano ferire e uccidere il fratello. Perché, voi sapete, anche le parole uccidono! Quando io sparlo, quando io faccio una critica ingiusta, quando io ‘spello’ un fratello con la mia lingua, questo è uccidere la fama dell’altro! Anche le parole uccidono”.

Nello stesso tempo, ha soggiunto, questa discrezione di parlargli da solo ha lo scopo di non mortificare inutilmente il peccatore”. Scopo della correzione fraterna, ha ribadito, “è quello di aiutare la persona a rendersi conto di ciò che ha fatto, e che con la sua colpa ha offeso non solo uno, ma tutti”:

“Ma anche di aiutare noi a liberarci dall’ira o dal risentimento, che fanno solo male: quell’amarezza del cuore che porta l’ira e il risentimento e che ci portano ad insultare e ad aggredire. E’ molto brutto vedere uscire dalla bocca di un cristiano un insulto o una aggressione. E’ brutto. Capito? Niente insulto! Insultare non è cristiano. Capito? Insultare non è cristiano”.

In realtà, ha detto, “davanti a Dio siamo tutti peccatori e bisognosi di perdono. Tutti! Gesù infatti ci ha detto di non giudicare”. La correzione fraterna è, allora, “un aspetto dell’amore e della comunione che devono regnare nella comunità cristiana, è un servizio reciproco che possiamo e dobbiamo renderci gli uni gli altri”. Ma, ha ammonito, “correggere il fratello è un servizio ed è possibile ed efficace solo se ciascuno si riconosce peccatore e bisognoso del perdono del Signore”. Francesco ha evidenziato che “la stessa coscienza che mi fa riconoscere lo sbaglio dell’altro, prima ancora mi ricorda che io stesso ho sbagliato e sbaglio tante volte”. Per questo, all’inizio della Messa, “ogni volta siamo invitati a riconoscere davanti al Signore di essere peccatori”:

“Tra le condizioni che accomunano i partecipanti alla celebrazione eucaristica, due sono fondamentali, due condizioni per andare bene a Messa: tutti siamo peccatori e a tutti Dio dona la sua misericordia. Sono due condizioni che spalancano la porta per entrare a Messa bene. Dobbiamo sempre ricordare questo prima di andare dal fratello per la correzione fraterna”.

Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha ricordato che domani celebreremo “la ricorrenza liturgica della Natività della Madonna”. Questo, ha affermato, è “il suo compleanno”:

“E cosa si fa quando la mamma fa la festa di compleanno? La si saluta, si fanno gli auguri… Domani ricordatevi, dal mattino presto, dal vostro cuore e dalle vostre labbra, di salutare la Madonna e dirle: “Tanti auguri!”. E dirle un’Ave Maria che venga dal cuore di figlio e di figlia. Ricordatevi bene!”.

Divisore dans San Francesco di Sales

Per approfondire:

Freccia dans Viaggi & Vacanze Guadagnare un fratello (di don Fabio Rosini)

Freccia dans Viaggi & Vacanze La correzione non sia un atto di accusa (di padre Raniero Cantalamessa)

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Il ritorno del decisionismo

Posté par atempodiblog le 2 septembre 2014

Il ritorno del decisionismo
di Andrea Monda

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Decido io. Queste le prime parole di Antonio Conte nel momento in cui è diventato C.T. della nazionale italiana. Parole molto efficaci, che colpiscono e che fanno sperare bene per la nostra malridotta nazionale di calcio. Mi sembrano parole in perfetta corrispondenza con il clima culturale della società italiana contemporanea. Può sembrare paradossale o anche forzato, ma a me la frase di Conte mi è suonata simile a quella pronunciata negli stessi giorni da Richard Dawkins, noto scienziato e ateo, che ha definito immorale il non abortire un figlio malformato. Anche qui si tratta di una decisione e di un “io” che se ne prende tutta la libertà e la (tragica) responsabilità.

Viviamo l’epoca della prima persona singolare, di quella ipertrofia dell’ego di cui il decisionismo è solo una sfaccettatura. C’è un altro personaggio emblematico di questo atteggiamento oggi così diffuso e vincente: il nostro attuale primo ministro Matteo Renzi. Non perde occasione l’ex-sindaco di Firenze per ricordare che c’è “un solo uomo al comando” e di questo potere decisionale si assume tutte le responsabilità, se dovesse fallire la colpa sarà solo sua e delle sue decisioni.

Venti anni prima gli aveva spianato la strada, sulla via del decisionismo, Silvio Berlusconi che però alla fine ha deciso ben poco, ma solo promesso di farlo. Nelle sue intenzioni c’era la rivoluzione liberale di cui necessitava l’Italia che andava tirata fuori dalla palude del consociativismo e della concertazione a oltranza, ma le buone intenzioni si sa dove portano. Forse una delle cause del declino di Berlusconi è stato proprio questo aver promesso e non mantenuto, proprio in termini di decisionismo. Questa brutta parola, gli -ismi non brillano mai particolarmente, ricordo che venne usata, forse per la prima volta, per Bettino Craxi negli anni ’80, quando il leader socialista si presentò con un atteggiamento simile, riassumibile nelle parole: “io decido”, come a dire: al contrario di tutti questi vecchi politici che in Parlamento discutono e basta, io sono uno che fa le cose, agisce. Anche Craxi aveva in mente una rivoluzione liberale, così come Berlusconi e come oggi Renzi. I tre hanno colto un’esigenza reale del nostro paese. Colpisce che oggi sia uno come Renzi, segretario del PD, a fronteggiare questa esigenza, ma se Berlusconi in venti anni non l’ha fatto qualcuno doveva pur pensarci: in politica, come in fisica, i vuoti non esistono, si colmano. Oggi Renzi colma un vuoto e un ritardo di almeno due decenni e lo fa con il piglio del decisionista, di chi si fa vedere “poco politico” e “molto leader”.

Ma la politica, appunto, non è qualcosa di leggermente diverso? Non è far maturare una scelta che goda della condivisione più ampia? Non nel senso di “noi decidiamo”, perchè poi è sempre una parte che deve assumersi le responsabilità ed è giusto che ogni decisione debba infine scontentare qualcuno, ma il dubbio maggiore viene soprattutto sull’aspetto del “far maturare”: siamo sicuri che questo atteggiamento del “decido io”, sia il più adatto per operare scelte ponderate e intelligenti?

Il ritorno del decisionismo dans Riflessioni Moro1

L’intelligenza degli avvenimenti, proponeva Aldo Moro, un uomo politico che oggi sembra appartenere ad un’era lontanissima, con la sua lentezza, la ricerca anche spasmodica dell’ultima mediazione possibile, l’esatto opposto del “decido io” ora così di moda. Moro predicava e prediceva la necessità della nascita di una nuova “stagione dei doveri” da affiancare alla “stagione dei diritti” emersa con prepotenza con il ’68 pena il tracollo dell’Italia; oggi viene da pensare che a fianco alla rivoluzione liberale è necessario che si realizzi anche una “rivoluzione sociale”. Proprio nel momento in cui “l’ultimo apache” del comunismo nostrano, Fausto Bertinotti, si dichiara pentito degli errori commessi e appassionato neofita liberale, viene da pensare che un po’ di “socialismo” deve restare, se mai è stato realizzato, in modo sano, nel nostro paese.

Chi legge questo mio blog, così lento negli aggiornamenti, sa che il mio motto, così inattuale, è “fare il bene, farlo bene, farlo insieme”, non potrebbe essere un motto per la politica leggermente migliore di “decido io”?

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Prima di Augias, Odifreddi e Dawkins…

Posté par atempodiblog le 11 août 2014

Prima di Augias, Odifreddi e Dawkins... dans Articoli di Giornali e News 33a7vr4

Siamo agli inizi del Novecento, e un giovane maestro incomincia la sua carriera politica di passioni rapide e cangianti, e di inenarrabili odi. Suo padre, Alessandro, è un ruvido uomo di sinistra che vede nel socialismo “la scienza e l’excelsior che illumina il mondo”, “il libero amore che subentra al contratto legale”.

Scrive: “o preti, non è lontano il tempo in cui cesserete di essere inutili e falsi apostoli di una religione bugiarda e in cui, lasciando al passato la menzogna e l’oscurantismo, abbraccerete la verità e la ragione, e getterete la tonaca alla fiamma purificatrice del progresso”.

Anche il figlio di Alessandro è un amante del socialismo, del progresso, della “ragione”, contro l’oscurantismo dei credenti. Egli, nei suoi viaggi lontano dalla patria romagnola, arriva a Trento nel 1908, chiamato dal partito socialista locale, e subito viene onorato come grande oratore, “versato soprattutto in anticlericalismo”. Qui, nella città del Concilio, scaglia i suoi strali contro l’“idra clericale”, in nome della “Redenzione umana”. Non crede in Dio, ma nell’avvenire dell’umanità, radioso e splendente.

Occorre solo eliminare i nemici, gli avversari, coloro che si oppongono al trionfo del bene, all’ “internazionalismo”, all’ “anti-religiosismo”, all’ “affratellamento dei popoli”. Questi nemici sono la Chiesa, il militarismo, il “morbus sacer” del nazionalismo, l’ “Austria guerrafondaia”, guidata da un sovrano ridicolmente cattolico, e i militaristi germanici.

Declama, a testa alta: “I milioni che dovrebbero destinarsi al popolo, a sollevare il popolo, sono invece inghiottiti dall’esercito. Il militarismo! Ecco la mostruosa piovra dai mille viscidi tentacoli che succhiano senza tregua il sangue e le migliori energie del popolo”. Per il giovane rivoluzionario a succhiare il sangue del popolo italiano c’è anche la Chiesa, “grande cadavere”, “lupa cruenta”, “covo di intolleranza”, e i suoi preti, “pipistrelli”, “sanguisughe”, “pallide ombre del medioevo”, “sudici cani rognosi”, che vogliono mantenere il popolo nell’ignoranza.

Le vicende di Galilei e di Giordano Bruno, scrive sempre con vigore il nostro giornalista, sono lì a dimostrare chi sono i nemici della ragione e del progresso. Eppure, prosegue, oggi Marx ci ha finalmente aperto gli occhi, ci ha rivelato che Dio non esiste, e con lui Darwin, che ha dato un grosso colpo alle teorie della Bibbia, tanto che “nessun altra dottrina ha avuto portata maggiore di quella del grande naturalista inglese”.

Mentre scrive, il giovane rivoluzionario si concede qualche scappatella, con donne che poi abbandona senza tanti scrupoli. “E’ vero che a Losanna – scrive – ebbi relazione con una divorziata, ma così per la carne, non per l’anima”. E mentre frequenta svariate signore, e percorre i corridoi dei bordelli, scrive articoli intitolati “Meno figli, meno schiavi!” e definisce l’amore “una grandissima cosa: ma non è poi solo e non è tutto. E’ un mezzo per conservare la specie”, un artificio della natura solo per mantenere se stessa, come ogni buona dottrina materialista insegna.

Queste esperienze e queste convinzioni, non gli impediscono di spiegare ai suoi lettori che i sacerdoti sono sempre degli sporcaccioni, e come loro le suore. Esse, in particolare, sono il bersaglio preferito della pubblicistica socialista, cui il nostro appartiene: si racconta che nei “reclusori” le suore abbiano sempre tresche orrende con le detenute, e che siano delle crudeli violentatrici.

Nel romanzo Orkinzia, degli stessi anni, le “suore infami” fanno violenza “su fanciullette ignude, incatenate, con le braccia dietro la schiena”. I preti, poi, sono orride creature che passano “ributtanti malattie veneree” ai bambini, come “porci in veste talare che pullulano ogni giorno nelle cronache dei giornali come funghi schifosi ammorbanti l’umanità coi loro fetori”.

Per dimostrarlo il nostro racconta appena può, colorandoli il più possibile, gli atti immorali di qualche sacerdote, di qualche suora, di qualche catechista. “Lo so, aggiunge, che questo fa ciccare i ciarlatani neri, ma ne dovranno inghiottire molti altri di questi che sono per loro rospi vivi che guazzano nelle cloache massime e minime”.

La verità, continua infine il nostro, è “che certi voti di castità non possono essere mantenuti senza forzare la natura umana”, che, come si è già detto, è solo animalità ed istinto. Così i preti sono degli ipocriti, perché proclamano una morale disumana, ma la tradiscono di continuo: anche andando a caccia, e cioè “uccidendo tante piccole esistenze create da Dio, se dobbiamo por fede alla Genesi”, e violando il sacro “pacifismo”.

Oltre ad articoli di giornale, il nostro scrive anche un romanzo, “Claudia Particella, l’amante del cardinale”, infarcito di violenze e turpitudini, adattissimi alla polemica anticlericale, e prende le difese degli ebrei, ingiustamente “martoriati e suppliziati”, ovviamente dalla Chiesa.

Ma chi è questo socialista difensore della purezza, della pace, della tolleranza, di Marx e Darwin, della scienza e del progresso, i cui pregiudizi e le cui calunnie sono ancor oggi condivisi da non pochi giornalisti ed intellettuali alla moda, esattamente un secolo dopo?

Per chi non lo avesse riconosciuto, il suo nome è Benito Mussolini.

di Francesco Agnoli – Il Foglio
Tratto da: La Roccia splendente

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Moralisti demoralizzati

Posté par atempodiblog le 26 juillet 2014

Moralisti demoralizzati
“Nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti, ma raramente dei moralisti che non erano farabutti” (Indro Montanelli)

Moralisti demoralizzati dans Articoli di Giornali e News 2hnattg

Chissà se adesso Antonio Ricci, il satanasso di Canale 5 che ogni sera striscia le nequizie degli italiani, manderà lo scudiero Staffelli a Montecarlo a consegnare un super Tapiro all’amichetto Greggio? Venti milioni di euro non sono bruscolini, varrebbero invece la consegna di un Tapirone formato Cavallo di Troia in polistirolo, alto trenta piani e pieno di agenti del Fisco mascherati da veline. Già, stavolta il signor Ezio l’ha fatta grossa: 20 milioni di euro per fare la pace con l’Agenzia delle Entrate, una delle transazioni più alte mai pagate da un contribuente. Lo scoop è del Corriere della Sera che ha dato la notizia del grande accordo fiscale firmato dallo showman principe di Mediaset e gran sacerdote di Striscia la Notizia, il Tg satirico inventato da Antonio Ricci. 

Greggio, scrive il Corriere, aveva subìto l’avvio di un accertamento fiscale più di un anno fa, quando il Fisco aveva messo gli occhi sui 23 milioni di euro che Mediaset, tra il 2009 e il 2013, aveva pagato al conduttore di Striscia, Paperissima e Veline. Il contenzioso nasceva dal fatto che il Fisco sospettava rapporti poco chiari con la società irlandese Wolf Pictures Ltd, alla quale Greggio risultava aver ceduto tutti i diritti di sfruttamento economico della sua immagine poi venduti a Mediaset. E aveva da ridire anche sulla residenza a Montecarlo, che permetteva al conduttore di vedere tassati i propri redditi in misura molto minore che in Italia. Insomma, questione intricata e complessa che, in un primo tempo, Greggio pensava di poter districare e risolvere positivamente a suo favore. Le cose non andarono invece così e  Greggio, su consiglio dei consulenti tributari dello studio Crowe Horwath, si convinse che il gioco era troppo pericoloso e che «rischiava di dover sborsare, tra capitale, sanzioni e interessi, una cifra ben superiore (se non quasi doppia) a quei 20 milioni di euro». Da qui la decisione di pagare. Con tanti saluti non solo ai risparmi di una vita ma anche, e questo è forse il lato più imbarazzante, all’immagine del Grande Cacciatore di furbetti, fattucchiere e maghi della truffa che s’era pazientemente costruito in vent’anni di onorata e comica carriera.

La colpa, dice adesso Greggio, è della società irlandese che non avrebbe eseguito le trattenute e versato i tributi dovuti al Fisco italiano. La società, invece, si giustifica appellandosi a un presunto «errore interpretativo», mente lui ribadisce di non aver mai sospettato nulla sul comportamento evasivo degli irlandesi. È vero, ammette in sostanza il signor Ezio, ma lo facevano a sua insaputa. Già, come Scajola, come il Batman dei Parioli o il cassiere di Rutelli. Ma via, lei è un bel volpino.

Un anno fa, il Fatto Quotidiano fece i conti in tasca al conduttore viaggiatore che ogni giorno si divideva tra Montecarlo e gli studi di Cologno Monzese. Mediaset in quattro anni sborsa 23 milioni di euro per il volto di Striscia: di questi, più di 12 milioni sono stati versati direttamente a lui per le trasmissioni e quasi 2,5 per l’esclusiva. Mentre gli altri 8 milioni sono finiti alla società con sede a Dublino. Un triangolo, stando alla ricostruzione del Fatto, su cui l’Agenzia delle entrate ha voluto vederci più chiaro. Come sulla residenza a Monaco, grazie alla quale Greggio poteva cavarsela con una ritenuta alla fonte del 30 per cento su quanto ricevuto da Mediaset, invece di versare nel nostro Paese imposte con aliquote che per importi così elevati superano il 40 per cento. 

Ok, adesso con il trucco scoperto, il contenzioso si chiude a un prezzo salatissimo: 20 milioni di euro e, aggiungiamo noi, con la riabilitazione in massa di tutti quei meschinelli beccati da Striscia a vendere il Colosseo. Greggio, insomma, come tanti altri soloni da teleschermo, moralisti a sua volta demoralizzati. Impareranno la lezione? Il plurale, in questi casi, è d’obbligo perché la creatura di Ricci ha fatto tristemente scuola. Con Striscia è nato il giornalismo stalking, il teppismo a mezzo stampa. Non c’è programma di informazione che non segua lo stesso modello: chi è considerato responsabile di qualcosa viene pedinato con la telecamera e se non risponde il verdetto è subito servito: colpevole. Senza appello. Succede alle Iene, a Report, a Ballarò, a Servizio Pubblico e Piazza Pulita: i conduttori si sentono tutti dei piccoli Assange.

Il Trio Medusa, Gimmi Ghione, il Gabibbo, Capitan Ventosa, Brumotti: ecco le nuove star di questo giornalismo geneticamente modificato: fanno cronaca cabaret e ingaggiano attori e guitti per le loro inchieste. Non hanno bisogno di andare a caccia dei fatti: le notizie le inventano in studio, sono passate al montaggio e servite al pubblico.

Ricordate quel prete con tendenze gay adescato in confessionale da un finto penitente, filmato e sbattuto in video dalle Iene di Italia1? Quei pirlotti vestiti di nero avevano mandato una giovane comparsa a fare da esca, a stimolare nel sacerdote le inconfessabili passioni, a offrirsi come docile preda. La telecamera nascosta ha documentato tutto: le prime avances, le toccatine di assaggio fino all’assalto finale. Certo, il viso del prete veniva oscurato e pure la voce camuffata, ma nel filmato mandato in onda una decina di volte, c’erano indizi chiarissimi che portavano al riconoscimento del disgraziato, ma soprattutto l’inquadratura del santuario dove il prete esercitava il suo ministero. Qualche mese dopo, il sacerdote si gettò sotto un treno.

Certo, queste Iene della mutua si guarderebbero bene dallo spedire qualche muscoloso attore a fare le moine in un circolo Arcigay: sarebbero sommersi di proteste, contro di loro si scatenerebbe tutta la lobby Lgbt e dopo indignate interrogazioni in Parlamento le Iene sarebbero costrette a scusarsi e a mandare in onda, come riparazione, un’intervista di due ore a Nichi Vendola. Non occorre scomodare Montanelli quando scriveva: «nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti, ma raramente dei moralisti che non erano farabutti». Basta l’Agenzia delle Entrate, almeno una volta, a rimettere a posto i conti.

di Luigi Santambrogio – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: Ascolta tua Madre

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La vera storia dell’esorcismo di Emily Rose

Posté par atempodiblog le 5 juin 2014

La vera storia dell’esorcismo di Emily Rose
Anneliese Michel, questo il vero nome, acconsentì alla richiesta della Madonna di espiare i peccati dei giovani tedeschi e dei sacerdoti: tale espiazione consistette nelle sofferenze della possessione demoniaca
di Rino Camilleri
Tratto da: Ascolta tua Madre

La vera storia dell'esorcismo di Emily Rose dans Articoli di Giornali e News axf8de

La storia che oggi raccontiamo [...] si svolse ai tempi di Paolo VI e scosse la Germania, anche se praticamente non ne superò i confini. Data l’epoca sessantottarda, la Chiesa stessa ne fu imbarazzata e la cosa finì lì. Si trattava infatti di una indemoniata, Anneliese Michel, che morì nel 1976 a soli ventiquattro anni. Gli esorcisti che l’avevano trattata furono condannati in tribunale appunto perché avevano fatto il loro mestiere, mestiere che la « scienza » rubricava sotto la voce «ciarlatanerie medievali». Poco importava che la ragazza parlasse con voci maschili e diversificate, che manifestasse una forza sovrumana, che si esprimesse in aramaico e latino e greco antichi, che facesse a pezzi ogni oggetto sacro che vedeva, che avesse piaghe incurabili nei punti della Passione, che dicesse di essere posseduta dallo spirito malvagio di un personaggio storico realmente esistito ma di cui né lei né nessuno aveva mai sentito parlare. Anneliese morì il giorno esatto che aveva predetto. Ci sono molte registrazioni audio al riguardo del suo caso. Ma il tribunale sentì solo il parere dei « periti » (cioè, medici e psichiatri) e giudicò la ragazza semplicemente epilettica. Però lei i farmaci per l’epilessia li prendeva, perché il vescovo locale, correttamente, prima di autorizzare l’esorcismo si era assicurato che non si trattasse solo di un male fisico e/o psichico. L’esorcismo non si sostituì alle cure, bensì le affiancò, perché Ia « malata » manifestava fenomeni che andavano ben oltre una normale, per quanto grave, malattia. Niente, esorcisti e pure i genitori di lei vennero condannati, in pratica, per abbandono di incapace, perché, Anneliese, quando morì, era così debilitata che pesava solo trenta chili. Il caso, prevedibilmente, scatenò le solite accuse alla Chiesa. Tanto che teologi e vescovi tedeschi, intimiditi, chiesero al Papa di abolire tout court l’esorcistato. Il Vaticano si limitò a farsi consegnare l’intero dossier, e tutto finì nel silenzio. Ma del caso di Anneliese non si scordò il cinema che sfornò [...] « The Exorcísm of Emily Rose » del 1999. [Nota di BB: per informazioni http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=12] Anneliese era la prima dei quattro figli di un falegname bavarese. Nata a Leibfing nel 1952, amava il tennis e il pianoforte. Come i suoi familiari, era cattolica e, anzi, manifestava una religiosità particolarmente accentuata: recitava il rosario, seguiva incontri di preghiera, si dice che ogni tanto dormisse sul pavimento per penitenza. Nel 1968, a sedici anni, ebbe il primo attacco epilettico che la costrinse al ricovero a Wurzburg, dove fu adeguatamente curata. Nel 1970 si aggiunse la tubercolosi e un altro ricovero, a Mittelbert. Tornata a casa, la notte cominciò a vedere volti demoniaci, a sentire un orribile fetore, a ritrovarsi col torace e le mani deformati, a non poter muoversi né parlare. Ma poteva trattarsi di forme dell’epilessia, e continuò a curarsi. Però non guariva. Così, nel 1973 la famiglia la portò in pellegrinaggio in Italia, a San Damiano nel piacentino, dove si diceva che nel 1961 era apparsa la Madonna a Rosa Quattrini. La Chiesa non ha riconosciuto queste apparizioni né si sa se mai lo farà, anche se i pellegrini continuano ad andarci a vedere il famoso pero fiorito miracolosamente e a bere l’acqua, anch’essa ritenuta miracolosa. Comunque, Anneliese non riuscì nemmeno a entrare nella cappella. Si bloccò, disse che sentiva il terreno bruciare. Al ritorno, sul pullman, gli altri pellegrini udirono una voce bassa e roca che proferiva maledizioni, mentre una puzza insopportabile costringeva ad aprire i finestrini.

In quello stesso anno Anneliese finì il liceo e si iscrisse a Pedagogia a Wurzburg, dove si innamorò, ricambiata, di uno studente, Peter Himsel. Che non la lasciò mai, nemmeno quando si accorse che la sua ragazza ogni tanto, e sempre più spesso « dava di fuori »: di punto in bianco aggrediva i compagni, urlava come una pazza, smetteva di mangiare. Una domenica, mentre lui e lei passeggiavano in campagna, Anneliese ebbe un attacco dolorosissimo del suo male. Di colpo, però, il suo viso si illuminò e lei sembrò parlare con qualcuno. Quando la « visione » svanì, il dolore era scomparso e Anneliese rivelò a Peter di aver visto la Madonna. La Vergine le aveva chiesto se accettava di farsi carico di tante anime che rischiavano la dannazione: aveva tre giorni per pensarci. Peter testimoniò in seguito tutto questo, e pure che Anneliese aveva deciso di offrire a Dio se stessa, così come avevano fatto le due mistiche tedesche a cui era molto devota, Theresa Neumann (1898-1962) e Barbara Weigand (1845-1943). La Neumann, stigmatizzata, si nutrì di sola comunione per quasi quarant’anni. La Weigand, terziara francescana, vedeva continuamente la Madonna, apparizioni che il suo vescovo riconobbe.

Quanto ad Anneliese, in breve tempo le vessazioni demoniache (evidentemente, era questo il tipo di espiazione riparatoria che doveva sopportare) diventarono vere e proprie possessioni, e fu lei stessa a rivolgersi al suo confessore, Ernst Alt. Questi si rese conto che il caso era serio e chiese al vescovo di Wurzburg, Josef Stangl, il permesso di procedere con l’esorcismo. Stangl (che poi divenne Primate e nel 1977 consacrò vescovo Joseph Ratzinger) dapprima consigliò di continuare con le cure. Poi, consultata un’autorità in materia, il gesuita Adolf Rodewyk, autorizzò Alt affiancandogli l’ex missionario Arnold Renz. I due eseguirono il cosiddetto Grande Esorcismo secondo il rituale del 1614. Dal 24 settembre 1975 al 30 giugno 1976 tre volte alla settimana la povera Anneliese venne esorcizzata. Ma sempre invano. I fenomeni di cui era vittima erano spaventosi ed era difficile pure riuscire a tenerla ferma, data la forza disumana che manifestava. Quando la possessione le lasciava un po’ di tregua, si metteva in ginocchio e pregava da spezzare il cuore. Ci fu un momento in cui si credette ottenuta la vittoria, tanto che Anneliese riuscì a conseguire il titolo di studio. Ma fu gioia di breve durata, perché i problemi ricominciarono peggio di prima. Il rituale prevedeva che l’esorcista chiedesse il nome del diavolo che voleva scacciare. Si presentarono in tanti, ognuno con una voce diversa. Dissero di essere Giuda, Caino, Nerone, Belial, Hitler, Legione (il demone multiplo esorcizzato da Gesù a Gerasa) e Valentin Fleischmann. Quest’ultimo destò stupore, perché nessuno sapeva chi fosse. Dopo qualche ricerca si scoprì trattarsi di un prete bavarese di Ettleben, donnaiolo e ubriacone, che nel 1575 era stato condannato per aggressione e omicidio. L’ultimo demone disse di essere addirittura Lucifero. Anneliese, comunque, non era in grado di mangiare né di dormire. Morì, infatti, di denutrizione e strapazzo. Nell’aprile del 1976 disse che sarebbe morta il primo di luglio, e così fu.

Anneliese Michel, dunque, acconsentì a espiare i peccati dei giovani tedeschi e dei sacerdoti (così pare si sia espressa la Madonna), e tale espiazione consistette nelle sofferenze della possessione demoniaca? In effetti, l’epoca in cui tutto ciò accadde era quella dei « ragazzi dello zoo di Berlino » e del terrorismo della Rote Armee Fraktion (le brigate rosse tedesche). Per quanto riguarda il clero cattolico di Germania, be’, ancora oggi le posizioni di non piccola parte di esso danno qualche pensiero al Vaticano. La forma di espiazione, poi, pur sconcertante, non sarebbe una novità. Il vaticanista Marco Tosatti nel 2004 ci fece un libro apposito: Santi posseduti dal demonio (Piemme), nel quale ricordò in particolare le beate Christina di Stommeln (1242-1313), Eustochio di Padova (1445-1469) e Maryam Baouardy (1846-1878). Agli esorcisti che, sfiniti, chiedevano ai demoni che infestavano la povera Anneliese perché non se ne andassero, quelli rispondevano di non potere: una forza più potente di loro lo impediva. Il che confermerebbe l’assunto: Anneliese aveva accettato di sacrificare la propria vita per evitare che molte anime si dannassero. II caso di Anneliese è tornato alla luce solo nel 1997 e dalle trascrizioni è emerso anche questo suo sfogo col padre Alt: «Ho voluto soffrire per altre persone di modo che non finiscano all’inferno. Ma non avrei mai pensato che sarebbe stato così spaventoso, così orribile». Dopo la sua morte, una suora carmelitana rivelò ai coniugi Michel che la figlia le era apparsa in sogno. Sulla scorta di quel sogno, nel 1978 il corpo di Anneliese venne riesumato e ci fu chi disse che era rimasto incorrotto. Ma, a parte questa voce, nulla è mai trapelato. Così, la parola passò al cinema. Ma questo, quando non ha le autorizzazioni necessarie, deve cambiare nomi e contesto, col risultato che lo spettatore non saprà mai se sta assistendo a un film horror o no, e a poco serve scrivere nei titoli di coda «ispirato a un fatto realmente accaduto». Un eventuale iter di beatificazione per Anneliese Michel dovrebbe riportare alla luce l’intera vicenda, ma qual vescovo tedesco, oggi, avrebbe voglia di finire sotto ai riflettori per una storia di diavoli, possessioni ed esorcismi?

Nota di BastaBugie: per approfondimenti sulla vicenda, sentire la registrazione dell’esorcismo di Anneliese oppure per vedere foto e trailer dello stupendo film « L’esorcismo di Emily Rose » vai al link seguente http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=12

Titolo originale: Lo strano caso di Anneliese
Fonte: Il Timone, maggio 2014

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Appello della parrocchia di Medjugorje per le zone colpite dall’alluvione

Posté par atempodiblog le 23 mai 2014

Appello della parrocchia di Medjugorje per le zone colpite dall'alluvione dans Articoli di Giornali e News 29uyp85

La notizia delle alluvioni senza precedenti che hanno colpito parte della Croazia, della Bosnia e della Serbia si è diffusa nel mondo. Perciò molti pellegrini ci hanno chiesto se Medjugorje sia stata colpita ed in che modo si possano aiutare coloro che sono stati colpiti dal maltempo. Medjugorje è distante dalle zone colpite, ma desidera essere vicina a tutti coloro che hanno subito e stanno subendo le conseguenze di questa grande catastrofe naturale. Perciò invitiamo tutti i pellegrini, gli uomini di buona volontà e gli amici di Medjugorje a rispondere e ad aiutare secondo le proprie possibilità. È possibile farlo tramite la nostra Associazione umanitaria “Medjugorje Mir – Majčino selo”, (che già in tempo di guerra smistava i vostri aiuti), facendo la vostra donazione sul conto corrente:

Hypo Alpe-Adria-Bank d.d.  Mostar

Kneza Branimira 2b,
BiH – 88 000 Mostar
KM: 3060130000884555;
IBAN:BA393060203720765924;
SWIFT: HAABBA22

Contatto:
Međugorje Mir – Majcino selo
Bijakovići
88266 Međugorje
Bosna i Hercegovina
Tel:  +387-36-651-704
Faks: +387-36-650-670
E-mail: medjugorje.caritas@tel.net.ba
http://www.mothersvillage.org

I vostri aiuti, soprattutto quelli materiali, possono essere inviati anche tramite l’Associazione “Pane di Sant’Antonio”, che appartiene alla Provincia francescana di Bosnia di cui fanno parte i territori colpiti:

Humanitarno – karitativna organizacija “Kruh sv. Ante”
Zagrebačka 18, BiH – 71000 Sarajevo
Tel.:  +387 33 711 121
NUMERO DI CONTO PER AIUTI A CAUSA DELL’ALLUVIONE:
UNICREDIT BANK D.D. Sarajevo
Transakcijski račun: 338 320 22 6723 7172
IBAN: BA 393383204892993804
SWIFT: UNCRBA22

La vostra generosità, già tangibile, ci spinge a ringraziarvi fin d’ora, pregando affinché tutti i vostri sforzi e le vostre vite siano accompagnate dall’intercessione della Beata Vergine Maria, Regina della pace!

Fonte: Medjugorje.hr
Tratto da:
Ascolta tua Madre

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Maria è stata la prima persona a cui Gesù risorto è apparso

Posté par atempodiblog le 20 avril 2014

 Maria è stata la prima persona a cui Gesù risorto è apparso dans Citazioni, frasi e pensieri La-piet-di-Michelangelo

È cosa comunemente ammessa che Gesù apparve dopo la risurrezione, prima di tutto e separatamente, a sua Madre; prima di tutto, perché Ella lo meritava in modo speciale per essere rimasta ai piedi della croce del martirio; separatamente, poiché questa apparizione aveva un motivo per essere molto diversa dall’apparizione alle altre donne e ai discepoli. I discepoli doveva indurli a riacquistare la fede; Maria, invece, doveva essere ricompensata per averla.

Fu una scena d’indicibile pace e intimità. Maria, Madre di Gesù, si trovava da sola in una stanza. Fuori, la gente si preparava a una nuova giornata di lavoro, dopo il riposo del sabato. Ella, la Madre di Gesù, non pensava che a una cosa: risusciterà! In Maria non c’era posto per quella sorpresa che eccitò i discepoli a tal punto che soltanto lentamente ritornarono in sé. Come prima aveva presentito le sofferenze e le aveva affrontate con piena coscienza, così ora era preparata alla risurrezione a motivo della propria fede.

Franz  M. Willam

Divisore dans Fede, morale e teologia

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Importanza e obbligatorietà dell’abito ecclesiastico

Posté par atempodiblog le 14 avril 2014

“L’abito ecclesiastico, come quello religioso, ha un particolare significato: per il sacerdote diocesano esso ha principalmente il carattere di segno, che lo distingue dall’ambiente secolare nel quale vive; per il religioso e per la religiosa esso esprime anche il carattere di consacrazione e mette in evidenza il fine escatologico della vita religiosa. L’abito, pertanto, giova ai fini dell’evangelizzazione ed induce a riflettere sulle realtà che noi rappresentiamo nel mondo e sul primato dei valori spirituali che noi affermiamo nell’esistenza dell’uomo. Per mezzo di tale segno, è reso agli altri più facile arrivare al Mistero, di cui siamo portatori, a Colui al quale apparteniamo e che con tutto il nostro essere vogliamo annunciare”.

Giovanni Paolo II

Importanza e obbligatorietà dell’abito ecclesiastico dans Fede, morale e teologia 1zl66c0

In una società secolarizzata e tendenzialmente materialista, dove anche i segni esterni delle realtà sacre e soprannaturali tendono a scomparire, è particolarmente sentita la necessità che il presbitero – uomo di Dio, dispensatore dei suoi misteri – sia riconoscibile agli occhi della comunità, anche per l’abito che porta, come segno inequivocabile della sua dedizione e della sua identità di detentore di un ministero pubblico. Il presbitero dev’essere riconoscibile anzitutto per il suo comportamento, ma anche per il suo vestire in modo da rendere immediatamente percepibile ad ogni fedele, anzi ad ogni uomo, la sua identità e la sua appartenenza a Dio e alla Chiesa.

L’abito ecclesiastico è il segno esteriore di una realtà interiore: «infatti, il sacerdote non appartiene più a se stesso, ma, per il sigillo sacramentale ricevuto (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1563, 1582), è “proprietà” di Dio. Questo suo “essere di un Altro” deve diventare riconoscibile da tutti, attraverso una limpida testimonianza. […] Nel modo di pensare, di parlare, di giudicare i fatti del mondo, di servire ed amare, di relazionarsi con le persone, anche nell’abito, il sacerdote deve trarre forza profetica dalla sua appartenenza sacramentale».

Per questa ragione, il sacerdote, come il diacono transeunte, deve:

a) portare o l’abito talare o «un abito ecclesiastico decoroso, secondo le norme emanate dalla Conferenza Episcopale e secondo le legittime consuetudini locali»; quando non è quello talare, deve essere diverso dalla maniera di vestire dei laici e conforme alla dignità e alla sacralità del ministero; la foggia e il colore debbono essere stabiliti dalla Conferenza dei Vescovi;

b) per la loro incoerenza con lo spirito di tale disciplina, le prassi contrarie non contengono la razionalità necessaria affinché possano diventare legittime consuetudini e devono essere assolutamente rimosse dalla competente autorità.

Fatte salve situazioni specifiche, il non uso dell’abito ecclesiastico può manifestare un debole senso della propria identità di pastore interamente dedicato al servizio della Chiesa.

Inoltre, la veste talare – anche nella forma, nel colore e nella dignità – è specialmente opportuna perché distingue chiaramente i sacerdoti dai laici e fa capire meglio il carattere sacro del loro ministero, ricordando allo stesso presbitero che è sempre e in ogni momento sacerdote, ordinato per servire, per insegnare, per guidare e per santificare le anime, principalmente attraverso la celebrazione dei sacramenti e la predicazione della Parola di Dio.

Indossare l’abito clericale funge inoltre da salvaguardia della povertà e della castità.

Tratto da: Direttorio per il ministero per la vita dei presbiteri della Congregazione per il Clero

Una città... da favola: Bergamo, gioiello dell'Alta Italia dans Viaggi & Vacanze sb0nxu

2e2mot5 dans Diego Manetti Il sacerdote deve essere riconoscibile (di Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi)

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