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Solennità che prevalgono sulla domenica

Posté par atempodiblog le 6 janvier 2018

Solennità che prevalgono sulla domenica
Quando si celebrano le “festività del Signore” la liturgia è diversa da quella ordinaria
di Edward McNamara – Zenit
[Traduzione dall’inglese 
a cura di Maria Irene De Maeyer]

Solennità che prevalgono sulla domenica dans Fede, morale e teologia Solennit_che_prevalgono_sulla_domenica

Nella sua rubrica settimanale di liturgia, padre Edward McNamara LC, professore di Liturgia e Decano di Teologia presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, risponde oggi a un lettore statunitense.

Ogni 29 giugno la Chiesa celebra la solennità dei Santi Pietro e Paolo, anche quando questa data cade di domenica. Se non erro, la festività della Dedicazione della Basilica Lateranense a Roma ha la caratteristica di “prendere il posto” della normale celebrazione della domenica qualora capiti in quel giorno. Eppure altre solennità e festività che sembrano avere una maggiore importanza dottrinale e spirituale di queste – nello specifico quelle della B.V. Maria – nel caso cadano di domenica, vengono spostate al sabato precedente o al lunedì successivo. Vista l’importanza della domenica nel nostro credo, su quale base viene stabilito quali celebrazioni hanno la precedenza sulla domenica e quali no? – A.H., New York (USA)

Questa domanda dimostra nuovamente che ciò che può sembrare ovvio a chi ha quotidianamente a che fare con questioni liturgiche, non necessariamente è così chiaro al fedele comune. Questa è davvero una buona domanda da parte di un attento cattolico, e ci ricorda che talvolta è bene spiegare questi concetti che creano facilmente confusione.

Il calendario liturgico si è sviluppato nel corso dei secoli ed è stato organizzato in varie modalità differenti. Per molte ragioni la celebrazione liturgica delle preghiere proprie della domenica, specialmente al di fuori dei periodi più importanti, è stata costantemente sul punto di venir sostituita dalle celebrazioni dei santi e delle devozioni più popolari. In varie occasioni la Chiesa è dovuta intervenire per ripristinare il ruolo centrale che la celebrazione domenicale dovrebbe occupare nella devozione dei fedeli.

I tentativi più recenti sono le norme attuali promulgate dopo il Concilio Vaticano II. Queste stabiliscono una nuova gerarchia delle festività e celebrazioni e una nuova tabella dei giorni liturgici che indica la precedenza di una festa sull’altra. La divisione principale di queste celebrazioni è fra solennità, feste, memorie obbligatorie e memorie facoltative.

È stato fatto anche uno sforzo per rinforzare la celebrazione della domenica, che d’ora in poi potrà essere soppiantata solo da celebrazioni maggiori .

Sulla tabella, le domeniche dei tempi liturgici maggiori di Avvento, Quaresima e Pasqua hanno il grado più alto rispetto alle solennità, perciò le solennità che cadono di domenica vengono normalmente trasferite.

Dal momento che l’Immacolata Concezione cade durante l’Avvento, viene perciò spostata, ad eccezione di alcuni Paesi come Spagna e Italia, in cui è anche una festività pubblica ed è sempre celebrata l’8 dicembre.

Questo avviene a volte per San Giuseppe e l’Annunciazione, che capitano sempre durante la Quaresima o il periodo pasquale. Infatti l’anno prossimo, in cui l’Annunciazione cadrà il giorno di Venerdì Santo, essa verrà trasferita a dopo l’ottava di Pasqua e verrà celebrata lunedì 4 aprile.

Alcuni paesi ricevono dalla Santa Sede una speciale eccezione alla regola generale su una base ad hoc. Per esempio, ai vescovi messicani viene quasi sempre dato il permesso di celebrare Nostra Signora di Guadalupe, il 12 dicembre, anche nel caso coincida con una domenica di Avvento. Questo permesso non viene esteso oltre le frontiere nazionali.

Per le domeniche del periodo natalizio e del tempo ordinario, le norme sono meno rigide. Anche in questo caso, tuttavia, solo le solennità e le festività del Signore prendono il posto della domenica. Tutte le altre feste e memorie vengono omesse quando coincidono con il Giorno del Signore.

Questo è il motivo per cui la solennità dei Santi Pietro e Paolo prende il posto della domenica; lo stesso avviene per ogni altra solennità di questo tipo, anche nel caso non si tratti di un giorno di precetto (come ad esempio la Natività di san Giovanni Battista, il 24 giugno). Questo è vero anche per le solennità proprie, come ad esempio la Festa del Patrono della parrocchia, sia se coincide con la domenica sia se viene trasferita alla domenica più prossima del tempo ordinario.

Anche la speciale categoria delle “festività del Signore” ha la precedenza sulla domenica. Queste si differenziano dalle solennità, in quanto vengono celebrate come festa (il che significa che vengono officiate con il Gloria, ma solamente con due letture e niente Credo) a meno che non coincidano con la domenica o vengano comunque normalmente celebrate di domenica.

Si tratta delle seguenti feste:

– il Battesimo del Signore, che viene celebrato la prima domenica dopo il 6 gennaio (o, laddove la solennità dell’Epifania venga trasferita alla domenica che cada il 7 o l’8 gennaio, il lunedì successivo);

– la Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, celebrata la domenica nell’ottava di Natale, oppure, se non c’è una domenica, il 30 dicembre;

– la Presentazione del Signore, celebrata il 2 febbraio;

– la Trasfigurazione del Signore, celebrata il 6 agosto;

– l’Esaltazione della Santa Croce, celebrata il 14 settembre (in alcuni Paesi, in particolare dell’America Latina, viene celebrata il 3 maggio per ragioni storiche e pastorali);

– la Dedicazione della Basilica Lateranense, celebrata il 9 novembre.  Questa è una festività del Signore perché la basilica era dedicata dapprima al Santissimo Salvatore, il cui nome ufficiale finora è “Sacrosanta Cattedrale Papale Arcibasilica Romana Maggiore del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista al Laterano”. Le dedicazioni a San Giovanni Battista e a San Giovanni Evangelista furono aggiunte rispettivamente nel X e XII secolo.

Nessun’altra festività o memoria può il prendere il posto della domenica, eccetto il caso speciale del 2 novembre, commemorazione dei fedeli defunti.

In caso di grave necessità, un vescovo può dare l’ordine o permettere che si celebri una Messa speciale in una domenica di tempo ordinario, come ad esempio una Messa per la pace in un periodo di grande crisi.

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Le feste di precetto
di Padre Angelo Bellon

Le feste di precetto sono dieci in tutto e sono menzionate nel Codice di Diritto Canonico, can. 1246, 2.
Sono le seguenti:
Natale, Epifania, Ascensione, Corpus Domini, Madre di Dio (I gennaio), Immacolata Concezione, Assunzione, S. Giuseppe, SS. Pietro e Paolo, Ognissanti.

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Il 6 ed il 7 gennaio 2018 si deve partecipare alla Santa Messa
dal forum di Cattolici Romani

Se per vari motivi riuscissi a partecipare alla messa solo la sera nel caso del 6/1 (Epifania del Signore) adempirei al precetto della Solennità?
Sì, perché l’Epifania, [...] cadrà di sabato, è solennità, quindi anche nelle ore vespertine verrà celebrata la Messa propria, non quella della domenica seguente.

Quindi la domenica sera dovrei partecipare alla Messa?
Sì.

E se riuscissi ad andare solo il venerdì e il sabato (partecipando quindi due volte alla Messa dell’Epifania?)
Non adempiresti il precetto domenicale, perché, come ho detto sopra, al sabato sera assisteresti comunque alla Messa dell’Epifania e non a quella della domenica.

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Una zucca, anche se di moda, rimane sempre una zucca

Posté par atempodiblog le 28 octobre 2014

Una zucca, anche se di moda, rimane sempre una zucca
Il cardinale Mauro Piacenza spiega il significato liturgico e religioso della Festa di tutti i Santi e della Commemorazione dei defunti

È vero che nella commemorazione dei defunti è possibile ottenere l’indulgenza Plenaria? Le indulgenze valgono per sé, per l’anima del defunto o anche per amici e parenti? E come si fa a contenere gli effetti negativi della festa di Halloween?
Queste e altre domande
ZENIT le ha rivolte al cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore del Tribunale della Penitenzieria Apostolica.

Una zucca, anche se di moda, rimane sempre una zucca dans Cardinale Mauro Piacenza zwgsrd

Eminenza, nei prossimi giorni si celebrerà la Festa di tutti i Santi e la Commemorazione dei defunti. Il Popolo di Dio sente molto questi giorni, che sono anche occasione di riflessione e di preghiera. è ancora valida la pratica delle indulgenze per i defunti?
Certamente sì! Nel giorno del 2 novembre, visitando un cimitero ed avendo assolto alle consuete condizioni (essere confessati, comunicati, recitare il Credo e pregare secondo le intenzioni del Santo Padre), è possibile ottenere l’indulgenza plenaria, applicabile ad un fedele defunto.

Solo in quel giorno è possibile farlo?
No, in quel giorno è possibile farlo in modo particolare e visitando un campo santo, ma ogni altro giorno dell’anno, è possibile lucrare l’indulgenza plenaria, ottemperando alle varie opere di pietà, contenute nell’Enchiridion Indulgentiarium (la raccolta delle modalità con cui è possibile ottenere la cancellazione delle pene dovute per i peccati), e scegliere di applicarla a se stessi, oppure ad un fedele defunto. L’unica “limitazione” a questa pia pratica è che essa può essere compiuta una sola volta al giorno; si può lucrare, quindi, una sola indulgenza al giorno, applicabile a se stessi, o ad un fedele defunto.

Talvolta, in alcune immaginette, ci sono delle preghiere con sotto la dicitura: 100 giorni di indulgenza, 300 giorni di indulgenza. Come si devono interpretare tali iscrizioni?
Fino alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, era possibile incontrare indicazioni di questo tipo. Il corretto approfondimento teologico ci porta a ritenere che, essendo l’eternità fuori dal tempo e non un “tempo prolungato”, non sia propriamente opportuna l’indicazione specifica della pena temporale e della relativa indulgenza. Pertanto, oggi si parla unicamente di due tipi di indulgenza: plenaria, quando tutte le pene dovute per i peccati vengono cancellate, o parziale, quando solo in parte vengono condonate.

Ma non basta l’assoluzione sacramentale? Non basta confessarsi?
Certamente la prima grande Riconciliazione, è l’evento della Morte e Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo! In Cristo, tutte le promesse del Padre sono diventate un “sì” (2Cor 1,20). Egli è la fonte della misericordia, il fine della misericordia e la misericordia stessa. Papa Francesco non cessa di ricordare alla Chiesa come questa realtà della misericordia,sia determinante per l’annuncio e per la sequela cristiana. A ben vedere, il monito “Non abbiate paura” di San Giovanni Paolo II è sulla stessa linea della misericordia. Anche perché come potrebbe l’uomo non avere paura, se non ci fosse la possibilità della misericordia? E come potrebbe la misericordia essere reale esperienza vissuta, e non soltanto parola proclamata, se non determinasse, nella concreta esistenza di ciascuno, la effettiva possibilità di vincere ogni paura grazie alla certezza della verità, alla serenità del bene e, ultimamente, alla vittoria di Cristo su tutte le brutture della storia umana? Come ogni atto umano, anche i peccati hanno delle conseguenze. Il sacramento della Riconciliazione assolve i peccati, ma non ne elimina tutte le relative conseguenze. Attraverso le indulgenze, la Chiesa madre attinge generosamente al tesoro della divina misericordia, offrendo ai fedeli la possibilità della remissione non solo delle colpe, ma anche delle pene ad esse relative. Per esempio, se un uomo percuote un altro uomo, i due si possono riconciliare, ma nulla potrà cancellare il dolore e il segno dello schiaffo sulla guancia. Le indulgenze cancellano anche quel segno.  Si comprende bene come il tesoro dal quale la Chiesa attinge costituisca la sua più vera e preziosa ricchezza.  Quella è la banca più sicura e consolante che esista e i suoi azionisti sono veramente fortunati!

Lei ha detto, Eminenza, che le indulgenze possono essere applicate a se stessi, o a un fedele defunto. Perché non ad un altro fedele, per il quale si prega? Al proprio marito, alla propria moglie, ai propri figli?
Questo non è possibile per il grande mistero della libertà, che ci fa immagine e somiglianza di Dio e che Dio stesso rispetta profondamente. Ciascuno, finché è in vita, cioè finché è nel tempo, può cambiare le proprie scelte esistenziali, può decidere personalmente di convertirsi e in questo senso nessuno può sostituirsi alla libertà dell’altro. Pertanto ciascuno può lucrare le indulgenze e applicarle a se stesso. Certamente si può pregare per la conversione dei fratelli, per la conversione dei peccatori, ma l’indulgenza, per sua natura, è già un pio esercizio, per compiere il quale sono necessari veri atti di conversione, primo tra i quali la Riconciliazione sacramentale. Per quanto riguarda i defunti, essi con la morte sono usciti dal tempo ed è cessato per loro il dono della libertà. Per questa ragione, è sempre importante che la nostra libertà sia orientata al bene e non è affatto prudente permanere a lungo in stato di peccato mortale. Non potendo le anime dei defunti fare più nulla per la propria purificazione, in forza della comunione dei santi, cioè dell’unità profonda di tutti i battezzati in Cristo, noi, che siamo ancora in cammino, possiamo compiere la straordinaria opera di misericordia spirituale in suffragio delle anime, e ciò a beneficio loro e, nel contempo, anche a beneficio nostro.

È questa la ragione per cui la solennità di Ognissanti e la commemorazione di tutti i fedeli defunti sono così ravvicinate? Il primo e il due novembre?
Certamente la Chiesa, fin dalle origini, ha pregato per i fedeli defunti appartenenti alle prime comunità cristiane. Che essi fossero martiri, o comuni fedeli morti di morte naturale, la comunità ha inteso da subito il suffragio per i defunti come una dimensione strutturale della propria vita, della propria preghiera e, soprattutto, della celebrazione Eucaristica. Come a significare che l’unità profonda con Cristo e in Cristo, creatasi con il Battesimo, e la condivisione della medesima Eucaristia, vissuta nella comunità cristiana, non potessero essere spezzati nemmeno dalla morte. Del resto, a ben pensarci, se la morte è stata sconfitta da Cristo, chi è rinato in Cristo non può più essere separato da nulla, nemmeno da quella morte che Cristo ha già sconfitto! La Solennità di tutti i Santi mette in luce proprio la verità della communio sanctorum, dell’unione di tutti i battezzati. Come ci ha ricordato più volte Papa Francesco: “il tempo prevale sullo spazio”. Pertanto l’unione nel tempo di tutti i battezzati, dai primissimi cristiani, fino a coloro che domani mattina riceveranno il Battesimo e fino alla fine della storia, è un unione che nulla potrà mai scalfire e che determina quel camminare della Chiesa nel tempo che è reale anticipazione, qui sulla terra, del Regno dei Cieli. Noi apparteniamo all’unico Corpo ecclesiale che, ininterrottamente, da Gesù Cristo, dalla Beata Vergine Maria e dagli Apostoli, giunge fino a noi, ed è per questa ragione che la Chiesa celeste è molto più numerosa, molto più interessante, molto più dotta e molto più “influente” della Chiesa terrestre.

Nella notte che procede la Solennità dei Santi, da un decennio circa, si è diffusa anche in Europa la moda di Halloween. A che cosa è dovuto questo fenomeno? Che cosa ne pensa?
Come Lei ha ben detto, si tratta di una moda, che certamente ha dei risvolti comunque seri e non solo di ordine consumistico. Mi pare di poter dedurre che la stragrande maggioranza dei ragazzi, che organizzano feste in maschera in quella occasione, sono vittime inconsapevoli sia della moda, sia di chi, a tutti i costi, deve vendere dei prodotti commerciali, manipolando realtà spirituali. Trovo il fenomeno talmente irrazionale da diventare la reale cifra della società contemporanea: chi non crede nella verità finisce per credere a qualunque cosa, comprese le zucche! Non mi sfugge, peraltro, che in taluni casi questo tipo di manifestazioni abbiano origine spiritistica e perfino satanica e, pertanto, alimentarle e non correggerle può trasformarci in inconsapevoli alimentatori di quel “fumo di satana”, che già troppo intossica il mondo. Dobbiamo stare tutti attenti a non respirare fumi tossici; talvolta ciò accade quasi inavvertitamente. Ricordiamoci che una zucca, anche se benedetta, rimane sempre una zucca. Quelle di Halloween non sono nemmeno benedette!

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Halloween, un fenomeno da non sottovalutare

Posté par atempodiblog le 14 octobre 2014

Halloween, un fenomeno da non sottovalutare
Quella che molti ritengono essere una semplice carnevalata nasconde un disegno tutt’altro che innocente e casuale, un mondo sotterraneo che abbina business e occultismo
di don Aldo Buonaiuto – RomaSette

Halloween, un fenomeno da non sottovalutare dans Halloween f263au

Immagini di mostri, streghe, fantasmi e scheletri stanno facendo capolino lungo strade ed edifici delle nostre città. Il motivo è Halloween. Quella che molti ritengono essere una semplice carnevalata, nasconde un disegno tutt’altro che innocente e casuale, un mondo sotterraneo che abbina business e occultismo. Uno degli aspetti più preoccupanti è come, negli ultimi anni, venga sempre più pubblicizzata in strutture pubbliche e private come asili e scuole di ogni ordine e grado. Halloween, infatti, sta diventando un problema legato all’educazione e alla formazione delle giovani generazioni che ormai conoscono più le vicende e le leggende di questa assurda ricorrenza che le feste religiose e civili della nostra tradizione. Non credo che esista il precedente di un evento perfettamente estraneo alla nostra cultura che si sia insidiato con tale successo in un lasso di tempo così limitato. Un martellamento continuo cui sono sottoposti i nostri figli con insegnanti letteralmente “infatuati” che presentano miriadi di iniziative per “giocare” con tutto ciò che è macabro.

Le librerie sono popolate da pubblicazioni e anche libri di testo per gli istituti scolastici destinati ai bambini dai 3 anni in su che danno più rilevanza ad Halloween che al Natale. Ci sono classici della narrativa che rappresentano la “notte delle streghe” in veste di racconto a sfondo malinconico, fino a giungere ad audio-libri con cd e dvd forniti di schede didattiche per le maestre e di linee guida per le recite. Nessuna fascia di età è esclusa a partire da fumetti e schede da colorare, dedicati ai più piccoli che ancora non sanno leggere e scrivere, per giungere alle analoghe versioni soft-horror per i preadolescenti. Canzoncine e musiche, gadget e lavoretti, filastrocche e racconti, laboratori e corsi, fiabe e film, sfilate e festicciole, puzzle e carte da gioco, piatti dolci e salati, tutto in salsa lugubre. Ma cosa c’è di educativo in tutto ciò? Qualcuno si azzarda addirittura ad affermare che i bambini sono “naturalmente” attratti dai mostri… La verità è che i veri mostri siamo noi che permettiamo ai piccoli di nutrirsi di queste nefandezze!

Il termine Halloween deriva dall’espressione “All-Hallows-Eve” che significa “vigilia di tutti i santi” e indica un fenomeno che sempre più si sovrappone alla festività religiosa di Ognissanti presentandosi come una pseudo-festa delle tenebre. Secondo alcuni studiosi di folklore, All-Hallows-Eve avrebbe soppiantato una ricorrenza pagana dei popoli celti, chiamata Samhain. Con tale termine si indicava una serie di giorni considerati “sacri” dai sacerdoti celtici – i druidi – a cavallo tra la fine di ottobre e i primi di novembre durante i quali la popolazione celebrava il passaggio tra la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno. Durante la festa si svolgevano riti orgiastici con uso smodato di bevande alcoliche; l’offerta di sacrifici, inoltre, era considerata necessaria per ingraziarsi gli spiriti delle tenebre.

Il substrato pagano è sopravvissuto anche alla predicazione dei primi apostoli e alla conversione delle terre barbariche al cristianesimo rimanendo nascosto sotto la cenere ma mai del tutto sopito. Fu Papa Gregorio IV, nell’834, ad accorgersi della permanenza del suddetto retaggio nei popolani. Come contromisura alle superstizioni celtiche, decise di spostare la festa di Ognissanti dal tredici maggio – sua data originaria – al primo novembre al fine di fermare la proliferazione di rituali magici in onore di Samhain. Similarmente, nel X secolo, venne introdotta la festa di tutti i fedeli defunti in opposizione a quella delle streghe.

Proprio a motivo di queste sue origini Halloween oggigiorno è l’anticamera verso qualcosa di ancora più inquietante. Per i seguaci dell’occulto il 31 ottobre sarebbe il capodanno satanico, il giorno più magico dell’anno, propizio per compiere i riti più indicibili. Per le organizzazioni settarie in genere è la grande occasione per adescare nuovi adepti. Purtroppo i giovani sono i più esposti a cadere in queste trappole infernali a causa della loro inesperienza e della loro curiosità. I mass-media riportano sempre più frequentemente le scelleratezze che avvengono durante le notti di ottobre e novembre: innumerevoli riti malefici, profanazioni di camposanti, furti di ostie consacrate, sacrifici di animali, vere e proprie messe nere. Sono solo la punta di un iceberg.

La diocesi di Rieti ha da poco comunicato che lo scorso 6 ottobre, presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie in Vazia, in circostanze ancora da chiarire, è stato perpetrato il furto sacrilego dell’Eucaristia. Nello stesso giorno un altro furto sacrilego è avvenuto anche a Spinetoli, in provincia di Ascoli Piceno, dove ignoti, dopo essersi introdotti in una chiesa, hanno forzato lo sportellino del tabernacolo sottraendo la pisside con dentro un centinaio di ostie consacrate. Esiste anche la compravendita – principalmente tramite internet – di reliquie rubate, fatto che dimostra l’esistenza di un mercato del sacro clandestino. Poco tempo fa, per esempio, è stato denunciato per ricettazione dalla Guardia di Finanza di Cosenza un uomo che cercava di vendere su eBay – noto sito internet di annunci economici – due oggetti della tradizione sacra e popolare: una spina della corona di Gesù e una parte della spugna imbevuta di aceto che i soldati romani posero sul suo costato.

Di fronte a questo scenario sono in aumento le diocesi, parrocchie, associazioni e semplici educatori che avanzano la proposta di opporsi ad Halloween tornando a celebrare la festa dei Santi che hanno l’indubbio merito di essere persone di grande esempio morale realmente vissute e non creature immaginarie o mitologiche. Sottovalutare il fenomeno Halloween, che procura confusione sostituendosi ai momenti liturgici significativi, significa promuoverlo. I bambini, sempre più frastornati e bombardati da questo evento, non conoscono o non sentono la festività dei Santi. È necessario sollecitare una pastorale attenta al ridare alla festa dei Santi e alla commemorazione dei defunti il valore irrinunciabile che la tradizione gli ha attribuito. È anche importante non aderire in alcun modo all’evento, decretando così il fallimento di questa trappola dell’occulto.

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I Santi: uomini che non portano maschere

Posté par atempodiblog le 28 octobre 2013

I Santi: uomini che non portano maschere
Tratto da: La nuova Bussola Quotidiana

In vista della festa di Tutti i Santi e della commemorazione dei defunti, riportiamo il testo integrale della lettera scritta ai propri fedeli dai sacerdoti del Decanato di Valceresio, Arcidiocesi di Milano. La lettera, non solo spiega il senso delle festività di inizio novembre, ma mette in guardia dalla festa pagana di Halloween, il cui reale significato è la celebrazione del dio della morte. E durante la quale le sette sataniche ne approfittano per reclutare adepti.

santi

Carissimi amici,

come ogni anno la Chiesa si appresta a vivere la festa di Tutti i Santi e il giorno in cui si commemorano i nostri cari defunti che già godono della visione di Dio. L’occasione di questa grande festa ci richiama al destino che ci attende: la vita in Cristo. Gesù, infatti, con la sua morte e risurrezione, ha impedito che la parola “fine” tirasse il sipario sulla nostra vita. Il tratto di strada, più o meno lungo, che percorriamo sulla terra è un pellegrinaggio verso la vera patria che è il Cielo, popolato da coloro che la Chiesa ha posto come modelli per tutti, i Santi, e da coloro che ci hanno preceduto nel raggiungimento della méta, i nostri cari defunti.

Così, persino il momento più drammatico per la vita di un uomo, com’è la morte, viene raggiunto dalla luce della fede che ci consente di guardare con speranza al momento del nostro tornare alla casa del Padre. A questo proposito conviene riascoltare le parole che nel 2007 Papa Benedetto XVI ha scritto nell’Enciclica Spe Salvi: «Da una parte, non vogliamo morire; soprattutto chi ci ama non vuole che moriamo. Dall’altra, tuttavia, non desideriamo neppure di continuare ad esistere illimitatamente e anche la terra non è stata creata con questa prospettiva. Allora, che cosa vogliamo veramente? Questo paradosso del nostro stesso atteggiamento suscita una domanda più profonda: che cosa è, in realtà, la “vita”? E che cosa significa veramente “eternità”? Ci sono dei momenti in cui percepiamo all’improvviso: sì, sarebbe propriamente questo – la “vita” vera – così essa dovrebbe essere. A confronto, ciò che nella quotidianità chiamiamo “vita”, in verità non lo è. Agostino, nella sua ampia lettera sulla preghiera indirizzata a Proba, una vedova romana benestante e madre di tre consoli, scrisse una volta: In fondo vogliamo una sola cosa – “la vita beata”, la vita che è semplicemente vita, semplicemente “felicità”. Non c’è, in fin dei conti, altro che chiediamo nella preghiera. Verso nient’altro ci siamo incamminati – di questo solo si tratta… Non sappiamo che cosa vorremmo veramente; non conosciamo questa “vera vita”; e tuttavia sappiamo, che deve esistere un qualcosa che noi non conosciamo e verso il quale ci sentiamo spinti» (n. 11).

Mossi da questa grande speranza nei prossimi giorni visiteremo i cimiteri dove riposano le persone che abbiamo amato in attesa della risurrezione dell’ultimo giorno quando, al ritorno di Cristo, la morte verrà definitivamente distrutta e tutti potremo vivere della Sua stessa vita sotto “cieli nuovi” e in una “terra nuova”, travolti dallo stupore per la bellezza di tutto. Il tempo sfocerà nell’eterno e l’uomo non potrà più scegliere “per” o “contro” il Signore. Avverrà, infatti, il giudizio “dei vivi e dei morti”, cioè di tutta l’umanità. Verrà così smascherato il tentativo degli uomini di vivere “come se Dio non ci fosse” e tutto (noi, gli altri e il mondo) apparirà nella sua nuda verità. Il giudizio sarà: “particolare” al momento della morte di ciascun uomo e “universale” al momento del ritorno di Cristo alla fine dei tempi.

Paradiso e Inferno, che non sono due luoghi ma due condizioni umane, sono le possibilità che stanno davanti a noi in base a come si è giocata la nostra libertà di fronte a Dio. Poiché nel morire la decisione definitiva di una persona può essere incerta, la Chiesa afferma la possibilità del Purgatorio, come estrema occasione di purificazione e salvezza grazie alle preghiere di Gesù e Maria e all’intercessione della Chiesa mediante la celebrazione della santa Messa per i defunti, l’Indulgenza, l’offerta della sofferenza e delle opere di carità, la preghiera quotidiana.

Vista la grandezza del destino che ci attende, vista la forza che queste realtà ci danno per vivere con più intensità il reale, riteniamo veramente assurdo e pericoloso il proliferare di un modo pagano di festeggiare queste ricorrenze, a scapito del grande tesoro della fede che vogliamo custodire e trasmettere con gratitudine.

Uno dei modi più confusi e deviati è la festa di Halloween. La fede ha realtà molto più interessanti e ragionevoli da consegnarci rispetto alle zucche vuote, ai bambini (e anche adulti!) travestiti da streghe, fantasmi, vampiri e diavoli, al girovagare di casa in casa con la domanda sulle labbra: «Dolcetto o scherzetto?», che è l’ingenua traduzione di una formula dell’antico cerimoniale pagano, e al dilagare di discutibili feste serali e notturne dei ragazzi più grandi storditi dal volume della “musica” (se così si può chiamare) e ambigui divertimenti.

Preoccupati per il moltiplicarsi ingenuo di feste come questa, vi proponiamo tre criteri di giudizio per educare il nostro modo di guardare la realtà a partire dalla fede:
1. Il cuore di ogni uomo è pieno di domande grandi sul senso di tutto. La vita e la morte sono, forse, i nodi più scoperti. Usiamo del tempo che abbiamo per andare a fondo delle questioni più decisive, verificando se in noi la fede regge davanti alle sfide del vivere o se, quello di Cristo, è diventato solo un nome.
2. Halloween è una festa nata in ambito pagano, che non ha nulla a che vedere con la fede cristiana. Celebra il dio della morte (Samhain) ed è intrisa di esoterismo e magia, finendo talvolta per percorrere sentieri che sanno di diabolico. C’è un’evidente contraddizione per chi è battezzato, anche se l’intenzione con cui festeggiamo non è cattiva, né tantomeno contro la fede in Cristo.
3. Secondo uno studio della comunità “Giovanni XXIII”, fondata da don Oreste Benzi, il 16% dei ragazzi che partecipano a sette occulte ed esoteriche, dove avvengono le cose più cruente come i sacrifici offerti al Diavolo e la profanazione dell’Eucaristia, viene adescato proprio in questa occasione. Occorre, dunque, essere molto vigilanti senza inoltrarsi in luoghi e compagnie che potrebbero risultare molto pericolosi.

Il cardinale Scola, nella sua Lettera pastorale Il campo è il mondo. Vie da percorrere incontro all’umano, ci invita, tra le altre cose, a ritrovare il vero senso della festa che troppo spesso finisce per “esaurire l’io anziché ricaricarlo” (pag. 33). Custodiamo il gusto per le cose belle, vere, buone e giuste. I Santi che festeggiamo sono uomini e donne che hanno vissuto senza maschere, pieni di passione per Cristo e per il fratello, perché erano certi che «la fede non abita nel buio, ed è luce per le nostre tenebre» (Papa Francesco, Lumen Fidei, 4).

Con grande affetto, in Cristo!
I sacerdoti del Decanato

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Alcuni consigli per riconoscere le false apparizioni e i falsi profeti

Posté par atempodiblog le 27 septembre 2013

Alcuni consigli per riconoscere le false apparizioni e i falsi profeti
Tratto da: Maria a Medjugorje

Alcuni consigli per riconoscere le false apparizioni e i falsi profeti dans Anticristo rqci

1) Gesù e Maria sono umili nei loro messaggi, non parlano male di nessuno ne della Chiesa e del clero, annunciando punizioni su di loro, e ne delle persone che non credono all’apparizione. Credo che in questo mondo ci sia qualcosa di più grande da punire della Chiesa perciò non date retta a questo genere di apparizioni. Il demonio con questi messaggi cerca di mettere i cristiani contro la chiesa.

2) Gesù e Maria non spaventano nessuno e non annunciano punizioni o altri avvenimenti futuri, se non in forma di segreto o avvertimento come è successo a Fatima. Se la Madonna a Medjugorje ad alcuni veggenti ha rivelato avvenimenti futuri in segreti, perchè dovrebbe rivelare pubblicamente gli stessi avvenimenti ad altre persone con l’ordine di renderli pubblici???

3) Gesù e Maria danno dei messaggi significativi con lo scopo di ravvivare la fede, non messaggi vuoti e inutili, buoni solo per soddisfare le nostre curiosità. Il demonio cerca di far dimenticare o mettere in secondo piano i veri messaggi che sono quelli di Medjugorje. Non andate alla ricerca di mistici, veggenti e gente che affermano di avere il dono della locuzione: Gesù ce l’abbiamo nell’Eucarestia ricordiamocelo, perciò non abbiamo bisogno di loro.

4) Gesù e Maria non chiacchierano: sono false le apparizioni di veggenti che parlano con Gesù e Maria come se stessero a parlare del più e del meno con una persona qualsiasi.

5) Gesù e Maria non commentano i precetti della Chiesa;

6) State attenti a tutti quelle persone che distribuiscono olii, acque ed altre sostanze che affermano di venire dall’aldilà ed essere fondamentali per la nostra salvezza. Questa è solo superstizione ed ha lo scopo di far passare in secondo piano fenomeni reali come Lourdes e farci dimenticare che la salvezza ce la dobbiamo meritare con ben altro .

7) State attenti a quelle persone che affermano di parlare con le anime dei defunti. Lasciate perdere tutti quelli che praticano sedute spiritiche e simili perchè sono sempre state condannate dalla Chiesa, in particolare quelli che praticano la scrittura automatica (o gioco del cartellone). State attenti anche a quelle persone che affermano di parlare con le anime del purgatorio, del paradiso o (ancora peggio) dell’inferno perchè possono essere state ingannate dal demonio. Ne è un caso quello di Maria Simma in cui lei stessa, nelle sue svariate interviste (che hanno contribuito ad aumentare la preghiera alle anime del purgatorio), ha affermato di essere stata ingannata più volte da demoni che si sono presentati come anime in cerca di preghiere. Questo significa che tutto quello che è scritto nei suoi libri va preso con le pinze. Ne è un esempio l’eresia scoperta nel suo libro “il testamento di Maria Simma” da Padre Livio, direttore di Radio Maria, in cui afferma che l’anima dell’uomo dopo la morte ha ancora tre giorni di tempo per pentirsi. Questo è falso perchè nel momento della morte l’anima ha già fatto la sua scelta e non può fare nulla per cambiarla. E’ un grosso inganno del demonio che sta facendo credere a tante persone di aver tutto il tempo di convertirsi anche dopo la morte, cioè “fai quello che ti pare tanto anche dopo la morte potrai salvarti”.

8 ) Ricordatevi che anche il demonio può fare prodigi particolari tra cui guarigioni e miracoli. Lo scopo è quello di attirare buoni cristiani per portarli fuori strada successivamente.

9) La locuzione è un dono che viene dato a persone umili con il cuore puro. Sono imbroglioni tutti quelli che vantano di avere questi doni e che nello stesso tempo vi chiedono denaro e conducono una vita di peccato.

10) State attenti ai siti internet e sopratutto alle case editrici che pubblicano materiale su mistici e veggenti sconosciuti, profezie apocalittiche di provenienza poco chiara e che parlano male della Chiesa, degli ordini religiosi, dei cammini di fede e di tutto ciò che è di aiuto per un cristiano.

Per concludere ecco due brani molto interessanti che chiariscono molte cose. Il primo è tratto dalla seconda lettera di Pietro versetti 3,3-10 (I falsi dottori), mentre il secondo è tratto dall’opera di Maria Valtorta (n.d.r. sta pubblicato anche in questo sito in forma integrale nella sezione “discernimento spirituale” con il titolo “Ultimi tempi”):

Dalla seconda lettera di Pietro 3,3-10: i falsi dottori

Questo anzitutto dovete sapere, che verranno negli ultimi giorni schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo le proprie passioni e diranno: « Dov’è la promessa della sua venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione ». Ma costoro dimenticano volontariamente che i cieli esistevano gia da lungo tempo e che la terra, uscita dall’acqua e in mezzo all’acqua, ricevette la sua forma grazie alla parola di Dio; e che per queste stesse cause il mondo di allora, sommerso dall’acqua, perì. Ora, i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi.

Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo. Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono ; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c’è in essa sarà distrutta.

Ultimi tempi:

«Satana, padre di menzogna e protettore dei menzogneri, aiuta i suoi servi e seguaci con falsi prodigi, che però possono essere riconosciuti non buoni perché sempre uniti a paura, turbamento e menzogna. I prodigi di Dio voi li conoscete: danno pace santa, letizia, salute, fede, conducono a desideri e opere sante. Gli altri no. Perciò riflettete sulla forma e le conseguenze dei prodigi che potrete vedere in futuro ad opera dei falsi Cristi e di tutti coloro che si ammanteranno nelle vesti di salvatori di popoli e saranno invece le belve che rovinano gli stessi. ….. E anche allora, per corrompere e trarre fuori della via giusta coloro che resteranno fedeli al Signore sorgeranno quelli che diranno: “Il Cristo è là, il Cristo è qua. E in quel luogo. Eccolo”. Non credete. Nessuno creda, perché sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti che faranno prodigi e portenti tali da indurre in errore, se fosse possibile, anche gli eletti, e diranno dottrine in apparenza così confortevoli e buone a sedurre anche i migliori, se con loro non fosse lo Spirito di Dio che li illuminerà verità e l’origine satanica di tali prodigi e dottrine. Io ve lo dico. Io ve lo predico perché voi possiate regolarvi. Ma di cadere non temete. Se starete nel Signore non sarete tratti in tentazione in rovina».

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Novena del Beato Giustino Maria della SS. Trinità Russolillo

Posté par atempodiblog le 22 juillet 2013

NOVENA DEL BEATO GIUSTINO MARIA DELLA TRINITÀ (RUSSOLILLO), APOSTOLO DELLE DIVINE VOCAZIONI E DELLA SANTIFICAZIONE UNIVERSALE
Tratta da: Parrocchia Sant’Andrea di Conversano

Questa novena può essere recitata in preparazione della festa del Beato, il 2 agosto, dal 24 luglio al 1 agosto, o in qualsiasi momento per le proprie necessità.

Novena del Beato Giustino Maria della SS. Trinità Russolillo dans Don Giustino Maria Russolillo 347jq0j

(Per implorare la sua intercessione per le grazie particolari)

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

- Angeli e Santi tutti di Dio,
- intercedete per noi.

- Regina di tutti santi, mediatrice di tutte le grazie, Madre del bell’amore.
- Prega per noi.

Cuore Eucaristico di Gesù, uniscici perfettamente alla tua adorazione, ringraziamento, riparazione e preghiera; facci con te una sola ostia di sacrificio alla Trinità e sacramento alle anime.

Vieni Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del Tuo amore.

- Manda il Tuo Spirito e tutto sarà creato,
- e rinnoverai la faccia della terra.

PREGHIAMO
O Dio, che hai istruito i tuoi fedeli illuminando il loro cuore con la luce dello Spirito Santo, concedi a noi di avere nello stesso Spirito il gusto del bene e di godere sempre del suo conforto. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Preghiera per la canonizzazione del Beato Giustino Maria della SS. Trinità e per chiedere grazie

SS. Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, che per il bene della Chiesa ricolmaste di doni il Beato Giustino Maria della Trinità, e ne faceste un sacerdote pio e zelante, un apostolo delle Divine Vocazioni e un profondo cultore della vostra Gloria, della vostra Volontà e del vostro Amore per la Santificazione Universale ed Unione Divina delle anime, concedeteci la grazia di sperimentare l’efficacia della sua intercessione e di imitarne la pietà, l’umiltà, la pazienza, lo zelo e la benignità verso tutti.
Fate che la grazia (…) che per sua intercessione vorrete concederci sia di nostro spirituale profitto ed affretti qui in terra, la sua canonizzazione.
(tre gloria in onore alla SS. Trinità)

LITANIE DEL BEATO GIUSTINO MARIA DELLA TRINITÀ

Signore pietà                                                                                                         Signore pietà
Cristo pietà                                                                                                            Cristo pietà
Signore pietà                                                                                                         Signore pietà

Cristo ascoltaci                                                                                                     Cristo ascoltaci
Cristo esaudiscici                                                                                                 Cristo esaudiscici

Padre celeste, Dio                                                                                                 abbi pietà di noi
Figlio Redentore del mondo, Dio 
Spirito Santo, Dio   
Santa Trinità, unico Dio   

Beato Giustino, amante della SS Trinità                                                          prega per noi
Beato Giustino, servo del Padre
Beato Giustino, servo del Verbo fatto carne
Beato Giustino, servo dello Spirito Santo
Beato Giustino, servo di Maria sempre Vergine
Beato Giustino, servo di Maria Celeste Superiora
Beato Giustino, servo di San Giuseppe
Beato Giustino, servo dei santi
Beato Giustino, servo delle Divine Vocazioni
Beato Giustino, servo dei Sette Spiriti Assistenti al trono di Dio
Beato Giustino, servo dei Cori Angelici
Beato Giustino, servo degli Angeli Custodi
Beato Giustino, servo della misericordia
Beato Giustino, cultore delle Sante Ispirazioni
Beato Giustino, adoratore del Preziosissimo Sangue
Beato Giustino, amante della Liturgia
Beato Giustino, amante del Sacro Cuore
Beato Giustino, amante del Cuore Immacolato
Beato Giustino, apostolo del catechismo
Beato Giustino, apostolo degli adolescenti
Beato Giustino, apostolo dei giovani
Beato Giustino, apostolo delle divine vocazioni
Beato Giustino, evangelizzatore dell’Unione Divina
Beato Giustino, promotore della Santificazione Universale
Beato Giustino, promotore della santità sacerdotale
Beato Giustino, promotore dell’Unione Divina
Beato Giustino, fondatore dei Vocazionisti
Beato Giustino, ministro della Chiesa
Beato Giustino, ricco di carismi
Beato Giustino, operatore di prodigi
Beato Giustino, guaritore degli ammalati
Beato Giustino, scrutatore delle menti e dei cuori
Beato Giustino, esemplare della croce
Beato Giustino, specchio della carità
Beato Giustino, specchio della rinuncia
Beato Giustino, specchio della mortificazione
Beato Giustino, specchio della vita evangelica
Beato Giustino, specchio della perfetta obbedienza
Beato Giustino, specchio della purità sacerdotale
Beato Giustino, specchio della contemplazione

Sii propizio                                                                                                                Ascoltaci, Signore
Sii propizio                                                                                                                Esaudisci, Signore

Nella Tua misericordia                                                                                           Salvaci, Signore
Da ogni male
Da ogni peccato
Dalle insidie del demonio
Dalla morte eterna
Per i meriti del Beato Giustino Maria
Per il suo ardente amore
Per il suo instancabile zelo
Per la sua straordinaria laboriosità
Per le sue penitenze
Per la sua volontaria povertà
Per la sua perpetua castità
Per la sua perfetta obbedienza
Per la sua profonda umiltà
Per la sua rara costanza
Per tutte le altre sue virtù
Per i meriti di tutti i vocazionisti vivi e defunti
Per i meriti di tutti i benefattori vivi e defunti

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo                                                      Perdonaci,  Signore
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo                                                      Esaudiscici, Signore
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo                                                      Abbi pietà di noi

- Prega per noi, Beato Giustino Maria.
- Affinché siamo fatti degni delle promesse di Cristo

PREGHIAMO
O mio Dio e mio tutto, Padre, Figlio e Spirito Santo, la vostra volontà si adempia, il vostro amore trionfi, la vostra gloria risplenda in me e in tutti sempre più, come in Voi stesso. O mio Dio e mio tutto.

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E Bernadette diceva…

Posté par atempodiblog le 11 février 2013

E Bernadette diceva…
Tratto da: 30Giorni

E Bernadette diceva... dans Lourdes bernadettepiccolalourde

Bernadette non ha lasciato quasi nulla di scritto, ma gli archivi del convento di Saint-Gildard a Nevers conservano gli atti del processo canonico e le testimonianze raccolte in quell’occasione tra le consorelle e tra quanti ebbero contatti con lei, soprattutto negli anni trascorsi al convento, tra il 1866 e il 1879. Sono ricordi, aneddoti, episodi, risposte impresse nella memoria degli interlocutori. Da questo eterogeneo materiale il convento di Saint-Gildard, grazie anche al lavoro di ricerca del teologo René Laurentin, ha ricavato un libretto, edito in Francia nel 1978 col titolo Bernadette disait… e tradotto di recente in italiano. Ne abbiamo tratto una piccola antologia, da cui emerge la personalità di Bernadette e il suo modo semplice e umanissimo di vivere la fede cristiana. Riportiamo le testimonianze nell’ordine cronologico in cui il libro le propone, accennando in alcuni casi al contesto dell’episodio descritto, per meglio facilitarne la comprensione.

LOURDES 1858-1866

1858

GENNAIO
Bernadette è pastorella a Bartrès.
«Dite ai miei genitori che qui m’intristisco. Desidero ritornare a Lourdes, per andare a scuola e prepararmi alla prima comunione».

IL PERIODO DELLE APPARIZIONI

21 FEBBRAIO
Dopo la seconda apparizione, uscendo dallo studio del commissario Jacomet:
«Che cosa ti fa ridere?» le chiedono.

«Il commissario tremava. Aveva sul berretto un fiocco che faceva tin-tin».

23 FEBBRAIO
«Fai correre un fiume di gente!»
«E perché vengono ? Non sono certo io che vado a prenderli!».

24 FEBBRAIO
«Come ti ha parlato? In francese o in dialetto?»
«Oh! questa è bella, volete che mi parli in francese? Credete che lo sappia io?».

25 FEBBRAIO
Nel corso della nona apparizione la si sente ripetere:

«Penitenza… Penitenza… Penitenza…».

Alla fine si registra questo dialogo:

«Ma che cosa ti ha detto?»
«Va’ a bere alla fontana e a lavarti»
«E l’erba che hai mangiato?»
«Anche questo mi ha domandato…»
«Che cosa ti ha detto?»
«Mangerai quell’erba che è là»
«Ma sono gli animali che mangiano l’erba!»
«E perché tutta questa agitazione oggi? Ieri Aquero mi aveva detto di baciare la terra come penitenza per i peccatori»
«Ma lo sai che ti credono pazza a fare di queste cose?»
«Per i peccatori».

25 MARZO
Bernadette si sveglia prestissimo e si veste:
«Devo andare alla grotta. Sbrigatevi se volete accompagnarmi»

«Ma ragiona, ti farebbe male…»
«Ormai sono guarita»
«Aspetta almeno che venga il sole!»
«No, devo andarci, e subito».

Alla grotta davanti all’apparizione:
«Signorina, vorreste aver la bontà di dirmi chi siete, per favore?».

Allontanandosi dalla grotta, Bernadette ride:
«Sai qualche cosa?»

«Non dirlo a nessuno, ma mi ha detto: “Sono l’Immacolata Concezione”».

27 MARZO
Esame medico da parte di tre dottori:
«Avete mal di testa alle volte?»

«No»
«Avete mai avuto crisi nervose?»
«Mai»
«La vostra salute sembra però precaria»
«Mangio, bevo e dormo benissimo».

Durante l’esame medico, a proposito della Vergine:
«Ma sì, la vedo come vedo voi. Si muove, mi parla, tende le braccia»

«Non hai paura quando vedi tanta gente attorno a te?»
«Non vedo niente attorno a me».

MAGGIO
Nuovo rischio di prigione per Bernadette:
«Non ho paura di nulla, perché ho sempre detto la verità».

4 GIUGNO
L’indomani della prima comunione di Bernadette,
Emmanuélite Estrade le chiede:
«Che cosa ti ha reso più felice: la prima comunione o le apparizioni?»

«Sono due cose che vanno assieme, ma che non possono essere paragonate. Sono stata molto felice di tutte e due».

16 LUGLIO
Ultima apparizione. Al cadere della sera,  Bernadette si sente
spinta verso la grotta:
«Che cosa ti ha detto?»
«Niente».

DOPO IL 16 LUGLIO, LE PROVE: L’ASSALTO DEI VISITATORI

28 AGOSTO
All’abate Fonteneau:
«Non vi obbligo a credermi, ma non posso che rispondervi dicendo quello che ho visto e udito».

«Allora, Bernadette, poiché la Vergine Santa ti ha promesso il cielo, tu non ti devi più occupare dell’anima tua?»
«Oh, padre, non andrò in cielo che comportandomi come si deve».

17 NOVEMBRE
Alla grotta, dopo l’interrogatorio della commissione ecclesiastica:
«Sono molto stanca!».


1859

MAGGIO
Marie de Cornuijer-Lucinière la interroga riguardo ai segreti:
«Li diresti al Papa?»

«Non ha bisogno di saperli».

1860

L’abate Junqua fa visita a Bernadette. Dopo due ore di colloquio le dice:
«Tornerò… Ricordatevi di me! Promettetemi di ricordarvi di me!»

«Oh, questo non ve lo prometto! Ne vedo tanti, e di tutte le specie».

7 DICEMBRE
Interrogatorio davanti a monsignor  Laurence,  vescovo di Tarbes:
«Non sembra un’idea degna della Madonna averti fatto mangiare l’erba»

«Mangiamo pure l’insalata!».

1861-1862

L’abate Bernadou vuol fotografare Bernadette per fissare sulla placca l’espressione che il suo volto poteva avere durante le apparizioni:
«No, non va. Non facevi quella faccia quando c’era la Madonna»

«Ma adesso non c’è!».

1864

Hanno fotografato Bernadette e si vendono le fotografie a un franco l’una…
«Trovi che ti vendono a un prezzo sufficiente, Bernadette?»

«Più di quanto valgo».

1866

Alla vigilia della partenza per Nevers, Justine, la figlia della sua balia, Marie Lagües, viene a trovare Bernadette:
«Non ti dispiace partire?»

«Quel poco tempo che siamo al mondo, bisogna impiegarlo bene».

NEVERS 1866-1879

Testimonianze delle consorelle e di persone che hanno incontrato Bernadette durante la sua permanenza nella casa madre della congregazione delle Suore della carità di Nevers, dal 1866 fino alla morte, avvenuta il 16 aprile 1879.

1866

LUGLIO
Suor Emilienne Duboé:
Bernadette mi fu affidata fin dal suo arrivo in noviziato, per abituarla… Ciò che la addolorava, era di non vedere più la grotta di Lourdes. «Se tu sapessi» mi disse «quello che ho visto di bello là». Avevo la tentazione di chiederlo, ma mi rispose che non poteva dire niente, che la madre maestra l’aveva proibito. Mi diceva: «Se tu sapessi quant’è buona la Madonna!».

Un giorno Bernadette mi fece notare che facevo male il segno della croce. Le risposi che certamente non lo facevo tanto bene quanto lei che lo aveva imparato dalla Madonna. «Bisogna farci attenzione» mi disse «perché vuol dire molto farsi bene il segno della croce».

Suor Charles Ramillon:
Il modo in cui si faceva il segno della croce mi colpiva profondamente; abbiamo cercato più volte di riprodurlo, ma senza risultato. Allora dicevamo: «Si vede bene che glielo ha insegnato la Madonna stessa».

Suor Emilie Marcillac:
Suor Marie-Bernard aveva una pietà dolce, semplice, senza niente di singolare. Era molto esatta, non mancava al silenzio, ma a ricreazione attirava per il suo brio. Non le piaceva la pietà caricata. Un giorno mi diceva ridendo, indicandomi una novizia che chiudeva sempre gli occhi: «Vedete suor X? Se non avesse una compagna che la conduce, le capiterebbe un incidente. Perché chiudere gli occhi, quando bisogna tenerli aperti?».

Durante le sue crisi d’asma, aveva degli assalti di tosse che le dilaniavano il petto; benché vomitasse sangue e soffocasse, non si lasciava mai sfuggire un lamento, un mormorio. La udivo soltanto pronunciare il nome di Gesù. Dopo aver detto: «Gesù mio!», guardava il crocifisso, e nei suoi occhi c’era qualche cosa di inesprimibile, ma che diceva tanto…

OTTOBRE
Suor Emilie Marcillac:
In ottobre, il 25, stette assai male… Si pensava che non avrebbe passato la notte… Grande fu la mia sorpresa l’indomani mattina, quando alle quattro e mezzo mi  avvicinai al letto per avere notizie; la credevo in agonia. Invece mi rispose con voce chiara: «Sto meglio, il Signore non mi ha voluta, sono andata fino alla porta e Lui mi ha detto: torna indietro, è troppo presto».

1867

MAGGIO
Suor Bernard Dalias:
Mi trovavo a Nevers da tre giorni, e mi dissi stupita di non conoscere Bernadette. La superiora che mi aveva accompagnata mi indicò una novizia, piccola, sorridente, che le stava vicino, e aggiunse: «Bernadette? Ma eccola qui!». Un’espressione impertinente mi sfuggì ed esclamai: «Tutto qua?». Mi rispose: «Proprio vero, signorina, tutto qua!». Posso dire che da allora mi dimostrò una grande simpatia.

Suor Brigitte Hostin:
Sono stata compagna di noviziato di suor Marie-Bernard; ho avuto questo privilegio per sette-otto mesi. Ho avuto modo di ammirare in lei una grande pietà, un umore sempre uguale – cosa rara –, una semplicità di bambina, e soprattutto una grande umiltà; questo – nel caso in cui fosse obbligata a rispondere alle lettere che le scrivevano alcuni grandi personaggi riguardo ai favori che la Madonna le aveva accordati – le faceva dire: «Se non fosse per obbedienza, non risponderei».

SETTEMBRE
Suor Joseph Caldairou ricorda alcune espressioni di Bernadette:
«Dio solo sa quanto mi costa dovermi presentare davanti ai vescovi, ai preti, alla gente del mondo».

«Non posso trovare bella nessuna madonna, dopo aver visto l’originale».

1868

Suor Charles Ramillon:
Un giorno, in mia presenza, una di noi le disse: «Avete fatto conoscere i segreti della Madonna alla madre generale?». «No». «E neppure alla madre maestra?». «Neppure». Allora io soggiunsi: «Ma se il Santo Padre ve li chiedesse?». Lei rispose: «Ci penserei».

NOVEMBRE
Comte Lafond:
Monsignor Chigi [nunzio apostolico in Francia, ndr] fece chiamare in parlatorio suor Marie-Bernard. «Figliola» le chiede «non hai avuto paura quando hai visto la Madonna?». «Oh, sì, monsignore, molta; ma solo la prima volta; poi, era così bella!».

1869

AGOSTO
Suor Bernard Dalias:

Una sola sua parola faceva del bene. A chi era nel dolore diceva: «Pregherò per voi».
Più volte l’ho sorpresa con il volto inondato di lacrime. La interrogavo con lo sguardo: «Oh» mi sussurrava, «rivedere la grotta, una sola volta, di notte, quando nessuno lo verrebbe a sapere…».
Ero incaricata di intonare il canto per l’offerta della ricreazione. Suor Marie-Bernard mi si avvicina un giorno, dopo la preghiera. «Qualche volta intonate» mi disse «“La vedrò un giorno questa Madre che amo”». E a questo punto i suoi occhi assunsero un’espressione di desiderio, di tristezza indefinibile, e vidi scendere due lacrime…
Bastava sentirle dire con piena convinzione: «Pregate per me, povera peccatrice, soprattutto all’ora della morte», per capire che si rendeva perfettamente conto di dover invocare l’effetto promessole dalla Vergine per la sua fedeltà.

Suor Emilienne Robert:
Parlava di correggerci dei nostri difetti, e le dissi che è difficile. Lei allora spalancò gli occhi e mi rispose vivacemente: «Ma come! Ricevere così spesso il pane dei forti e non essere più coraggiosa!».

OTTOBRE
Comte Lafond:
L’abate di M. le disse in mia presenza che arrivava da Lourdes e che aveva incontrato il padre Hermann e il signor Lasserre, tutti e due graziati del dono della vista. Suor Marie-Bernard aprì i suoi grandi occhi, fino allora abbassati. «Ho visto» soggiunse l’abate «la statua che hanno posto alla grotta. Ha le mani giunte così. È proprio così che la Madonna vi è apparsa?». «Sì, padre, ma quando mi ha detto: “Sono l’Immacolata Concezione” ha fatto così». E fece un gesto di una bellezza tale che ne fummo commossi fino alle lacrime. Ci sembrava di vedere una copia viva della Regina del Cielo, quando apparve sulla roccia di Massabielle.

Una signora di Nevers le chiese un giorno: «Non avete mai più rivisto la Vergine dopo le diciotto apparizioni?». Due lacrimoni le imperlarono le palpebre: fu la sola risposta.

Suor Cécile Pagès:
Dicevo a suor Marie-Bernard che molte persone erano guarite con l’acqua di Lourdes, dopo una novena.«Oh» disse, «la Vergine talvolta vuole che si preghi a lungo, e una persona è stata guarita soltanto dopo nove novene».

1870

APRILE
Suor Angèle (allora postulante):
Suor Marie-Bernard mi chiese: «Signorina, che cosa avete?». Le risposi: «Ho ricevuto adesso una brutta notizia: mamma è in fin di vita; forse a quest’ora è già morta». Suor Marie-Bernard mi disse con un sorriso che non dimenticherò mai e con il suo sguardo penetrante: «Non piangete, la Madonna la guarirà; pregherò per lei».

AGOSTO
Suor Madeleine Bounaix:
Il 15 agosto 1870, mi trovavo con lei all’infermeria San Giuseppe; mi aveva dato un frutto per la merenda; intanto parlavamo della festa del giorno e le dissi: «Sorella, pregherete per me oggi?». «Sì, ma a una condizione: che anche voi lo farete per me. Abbiamo tutti bisogno di preghiere». Allora aggiunsi: «Quanto deve essere bella la festa in cielo, e quanto bella deve essere anche la Madonna». «Oh sì» disse «quando la si è vista non si può più essere attaccati alla terra!».

Qualche tempo dopo, suor Marie-Bernard ricevette una lettera di don Peyramale, parroco di Lourdes, nella quale c’era una fotografia della Basilica. Guardandola, mi chiese: «Conoscete Lourdes?». Alla mia risposta negativa, mi disse: «Tenete, ecco la foto della Basilica», e con il dito mi mostrava la grotta. Le chiesi: «Dove eravate quando vi apparve la Madonna?». Mi indicò semplicemente il posto. Soggiunsi: «È un ricordo assai dolce per voi, sorella». Prendendo un’aria grave, quasi triste, rispose: «Oh, sì! Ma non avevo nessun diritto a tale grazia».

DICEMBRE
Comte Lafond:
Suor Marie-Bernard… questa suora non è buona a nulla, eppure viene considerata come il tesoro di Saint-Gildard; la guardano come il palladio della città vescovile e si attribuisce a lei la salvezza durante l’invasione del 1870; i prussiani erano in tutti i dipartimenti vicini e quasi alle porte di Nevers. Il cavaliere Gougenot des Mousseaux che vide Bernadette a quell’epoca, le pose alcune domande: «Alla grotta di Lourdes, o in seguito, avete avuto qualche rivelazione relativa all’avvenire e ai destini della Francia? La Vergine non vi ha per caso incaricata di trasmettere avvertimenti o minacce per la Francia?». «No». «I prussiani sono alle porte: non vi mettono paura?». «No». «Dunque non c’è nulla da temere?». «Io non temo che i cattivi cattolici». «Non temete nient’altro?». «No, nulla».

1871

Madre Marie-Thér èse Bordenave:
Verso la fine del 1870 o all’inizio del 1871, c’erano ancora delle ambulanze in casa madre; un giorno si incendiò la farmacia; la novizia di turno ne fu talmente impressionata che per 24 ore soffrì di terribili dolori.  Suor Marie-Bernard, impietosita, disse a una suora, dopo aver esaurito tutte le medicine: «Provo a darle dell’acqua di Lourdes; pregate con me e fatelo con fervore». Lo fecero: qualche minuto dopo i dolori erano cessati.

PRIMA DI AGOSTO
Suor Madeleine Bounaix:
Ero colpita dalla sua rettitudine e dalla sua sincerità. Non credo che abbia mai mentito e a questo proposito, mi ricordo un episodio che ha confermato la mia opinione. Un giorno parlavamo di Lourdes e di Bartrès, e mi disse: «Non potete immaginare quanto fossi ignorante. Figuratevi che mio padre, venuto a trovarmi, mi vide alla guardia del gregge, assai triste. Poiché mi chiese la causa di questo, gli risposi: “Guarda un po’ le mie pecore, parecchie hanno la schiena verde”. E lui, ridendo: “È l’erba che hanno mangiato che risale sul dorso: forse morranno”. Io allora piansi a calde lacrime, e mio padre, vedendomi così addolorata, mi consolò e mi spiegò che era il marchio del commerciante cui le avevano vendute». Udendo questa storia, mi misi a ridere e le dissi: «Ma come? Eravate tanto ingenua da credere una cosa simile?». Mi rispose: «Cara mia, poiché non sapevo mentire, credevo a tutto quello che mi dicevano».

Un giorno parlavamo delle pratiche di pietà verso la Madonna. Le dissi che ce n’era una alla quale tenevo molto: recitare dodici Ave Maria in onore dei dodici privilegi della Madre di Dio. Mi rispose con un’aria felice e soddisfatta: «Continuate questa pratica, è assai gradita alla Madonna».

AGOSTO
Suor Vincent Garros, al secolo Julie Garros, amica d’infanzia di Bernadette:
A Lourdes c’era una congregata, conosciuta con il nome di signorina Claire, molto pia e da tempo sofferente. Al mio arrivo in casa madre, Bernadette mi chiese sue notizie, e io le dissi: «Non soltanto soffre con pazienza, ma dice anche queste parole, che mi sorprendono veramente: “Soffro molto, ma se non basta, che il Signore ne aggiunga ancora!”». Suor Marie-Bernard fece una riflessione: «È ben generosa; io non farei altrettanto. Mi accontento di quello che mi manda».

Le piaceva anche raccontarmi che del gregge che le era affidato, le piaceva in modo particolare un agnellino bianco. Quando era riuscita a farsi la sua cappellina nei campi, lui veniva a demolirla con una cornata; e quando guidava il gregge, l’agnellino prendeva la rincorsa e con una cornata sotto le ginocchia, la faceva cadere, cosa che la divertiva tanto. Per punirlo, Bernadette gli dava del pane con il sale, di cui era ghiotto.

Al noviziato, dicevo a Bernadette ammalata in infermeria: «Soffrite molto, vero?». Mi rispose: «Che vuoi? La Madonna me l’ha detto che non sarei stata felice in questo mondo, ma nell’altro».

Spesso consigliava di perdonare, di non dimenticare l’invocazione del Padre Nostro: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo…».
Mi disse anche: «Quando passi davanti alla cappella, se non hai il tempo di fermarti, incarica il tuo angelo custode di portare il tuo messaggio al Signore nel tabernacolo. Lo porterà e poi ti raggiungerà di nuovo».

Credo che Bernadette meditasse sui misteri, perché un giorno in cui le dissi che non riuscivo a pregare, a meditare, mi suggerì questo mezzo: «Trasportati al Monte degli Olivi o ai piedi della croce, e rimani là: il Signore ti parlerà e tu lo ascolterai». Talvolta le dicevo: «Ci sono stata, ma il Signore non mi ha detto niente». Tuttavia, continuavo a pregare.

Le dissi un giorno: «Come potete rimanere così a lungo in azione di grazia?». Mi rispose: «Penso che è la Madonna che mi dà Gesù Bambino. Lo prendo. Gli parlo e lui mi parla».

So che, tra i santi, Bernadette aveva una devozione particolare per san Giuseppe. Ripeteva queste invocazioni: «Fatemi la grazia di amare Gesù e Maria come vogliono essere amati. San Giuseppe, pregate per me. Insegnatemi a pregare». E a me diceva: «Quando non si riesce a pregare, ci si rivolge a san Giuseppe».

Mi diceva anche: «Quando sei davanti al Santissimo, da una parte hai vicino la Madonna che ti ispira quello che devi dire al Signore, e dall’altra il tuo angelo custode che prende nota delle tue distrazioni».

Diceva: «Dobbiamo ricevere bene il Signore abbiamo tutto l’interesse di fargli buona accoglienza, un’accoglienza amabile, perché allora deve pagarci l’affitto».

Mi diceva che prima di compiere qualsiasi azione, bisogna purificare l’intenzione. Le osservavo che era difficile. Mi rispose: «Bisogna farlo, perché si agisce meglio e costa meno».

Diceva: «Se lavori per le creature, non avrai ricompensa e ti stancherai molto di più».
Un’altra volta all’infermeria mi disse: «Ti darò una buona merenda». C’era della frutta sciroppata. Me la porge e mi dice: «Oggi è sabato, non ne mangeremo; faremo questa piccola mortificazione per la Madonna».
Bernadette, ne sono certa, ha sempre controllato i suoi moti interiori. A questo proposito mi diceva: «Il primo moto non ci appartiene, ma il secondo sì».

Quando aveva le crisi d’asma – piuttosto frequenti – faceva pena. Non si è mai lamentata, passata la crisi, diceva: «Grazie, Signore!».

La Vergine le aveva chiesto di pregare per i peccatori; doveva farlo certamente. A più riprese mi ha detto: «Preghiamo per la tale famiglia, perché la Vergine la converta».

Spesso, dopo le preghiere, Bernadette aggiungeva: «Signore, liberate le anime del purgatorio». Di tanto in tanto, recitavamo insieme la corona dei defunti e la finivamo: «Dolce Cuore di Gesù, siate il mio amore, dolce Cuore di Maria, siate la mia salvezza. Gesù mio, misericordia! Concedete il riposo eterno alle anime dei fedeli defunti».

NOVEMBRE
Suor Eléonore Bonnet:
Il giorno di Ognissanti, appresi che Bernadette era malata. Conoscendo il suo amore per i fiori, colsi delle violette, fiorite, malgrado la stagione, lungo il muro della cucina, e gliele mandai per mezzo di una novizia che lavorava all’infermeria.

Madre Marie-Thérèse Bordenave:
Una superiora le chiedeva un giorno se non avesse mai provato un sentimento di compiacenza per i favori che la Vergine le aveva fatto. «Che cosa pensate di me? Volete che non sappia che se la Madonna mi ha scelta, è perché ero la più ignorante? Se ne avesse trovata una più ignorante, avrebbe preso lei».

Suor Joseph Ducout:
L’ho vista soffrire moralmente e fisicamente. Nella sofferenza, mai una parola che esprimesse il suo dolore. Prendeva il crocifisso, lo guardava, e basta.

Suor Madeleine Bounaix:
«Che cosa fate qui?» mi disse. «Sono in partenza, e aspetto la madre maestra». Riprese: «Dove andate?». «A Beaumont». «Ebbene, sorella, non dimenticate ciò che vi dico: dovunque siate, ricordatevi sempre di lavorare solo per il Signore. Capite, vero? Per il Signore».

DICEMBRE
Suor Victoire Cassou:
Bernadette mi disse: «Per la messa di mezzanotte, mettetevi vicino a me. C’è posto». Ne fui felice. Potei così constatare quanto fosse pia e raccolta. Nascosta dietro il suo velo, nulla poteva distrarla. Dopo la comunione, entrò in un raccoglimento così profondo, che uscirono tutti, senza che lei sembrasse neppure accorgersene. Le rimasi a fianco, perché non avevo nessuna voglia di andare in refettorio con le mie compagne. La contemplai a lungo, senza che se ne accorgesse. Il suo volto era radioso e celestiale, come durante l’estasi delle apparizioni.

Quando la suora incaricata di chiudere le porte della chiesa venne a compiere il suo dovere, agitò con forza i catenacci. Solo allora Bernadette uscì dal suo stato simile a un’estasi.
Uscì dalla cappella e io la seguii. E nel chiostro, si chinò su di me e mi sussurrò: «Non avete preso niente (in refettorio)?». Le risposi: «Neppure voi». Si ritirò in silenzio e ci separammo così.

1872

AGOSTO
Suor Eudoxie Chatelain:
Aveva una devozione speciale per san Giuseppe, cosa che mi stupiva un po’, dato che era la figlia privilegiata della Madonna. Un giorno le udii dire: «Vado a fare una visitina a mio padre». Era san Giuseppe: andava spesso a pregarlo in cappella.

Diceva: «Amate tanto il Signore, figlie mie. È tutto qui».

AGOSTO-SETTEMBRE
Durante una ricreazione una novizia prende un pipistrello caduto. Grandi esclamazioni. Bernadette è presente.
Suor  Julienne Capmartin:
«Oh, come potete tenere in mano una bestia così orribile!» dissi: «È l’immagine del diavolo!».

Suor Marie-Bernard divenne seria e si volse verso di me: «Sappiate, sorella, che nessun animale è l’immagine del diavolo; non c’è che l’offesa a Dio che possa esserlo».

Disse: «Quando noi teniamo troppo a qualche cosa, questo non piace a Dio».

Una volta mi sorprese che leggevo nel mio libro di figlia di Maria, mentre lei mi aveva raccomandato di rimanere bene avvolta sotto le coperte… Allora mi prese bruscamente il libro dicendo: «Ecco un fervore imbastito di disubbidienza, ve lo dico io!». Ho avuto un bel richiedere il mio libro, non l’ho più visto…

1873

MAGGIO
Elisa (orfanella di Varennes):
Era nel 1873 (il 12 maggio). Bernadette in visita a Varennes (orfanotrofio retto dalle suore), era andata fino alla Madonnina del boschetto con una ventina di orfanelle.

Era convalescente e stava appena in piedi…
Arrivata al termine del breve pellegrinaggio, Bernadette sedette e là, davanti a questo grazioso oratorio, rivolse alle bambine un’esortazione, nello stile conciso che le fu sempre solito: «Bambine, amate tanto la Madonna, e pregatela molto. Vi proteggerà…». Poi invitò il suo giovane uditorio a cantare qualche cosa. Cantarono: «Andrò a vederla un dì…».

GIUGNO
Jeanne Jardet (cuciniera):
Mi ricordo che un anno ebbe una lunga malattia, durante la quale fummo private delle sue visite. Quando ritornò, suor Cécile (Fauron, economa incaricata delle domestiche) si felicitò per la sua guarigione. Bernadette rispose: «Non ne hanno voluto sapere di me lassù…». E lo disse con una tale grazia, che ne avevo le lacrime agli occhi.

Suor Eudoxie Chatelain:
Una domenica la madre maestra, madre Thérèse Vauzou, ci permise di andare a trovarla, a gruppi di dodici o quindici. Ci ricevette con molta amabilità, come sorelle minori… Ci siamo messe a cerchio attorno al suo letto, e ognuna ha detto qualche cosa.

Una di noi, grande e grossa, le chiese se aveva avuto paura nel ricevere l’estrema unzione. «Paura di che cosa?» disse Bernadette. «Di morire io avrei una paura, se vedessi avvicinarsi l’ultimo momento!». «Oh, quel momento non lo conosciamo mai. E quando arriva, il Signore ci dà la forza di affrontarlo».

Suor Gonzague Cointe:
Ero in infermeria. Una suora le mise sul letto la fotografia di un pellegrinaggio o della Basilica di Lourdes: «Sareste ben contenta, vero, di andare alla grotta di Massabielle?». Tutta sorridente, lei alzò gli occhi al cielo e, malgrado la crisi d’asma che la faceva tanto soffrire, rispose: «No, non ne sento il desiderio. Faccio generosamente il sacrificio di non rivedere più Lourdes. Non ho che un’aspirazione, quella di vedere la Vergine Santa glorificata e amata».

Madre Henri Fabre:
Poiché il vescovo di Nevers, in partenza per Lourdes, chiedeva a suor Marie-Bernard se desiderasse andarci, rispose: «Ho fatto il sacrificio di Lourdes, vedrò la Vergine in cielo, e sarà molto più bello».

1874

LUGLIO

Suor Vincent Garros:
Un giorno, in sacrestia, volli toccare un purificatoio. Mi fermò dicendomi: «Non puoi ancora farlo». E la vidi prendere il purificatoio con immenso rispetto e rimetterlo nella borsa. Si sarebbe detto che, toccandolo, pregava, tanto lo faceva con rispetto.

1875

Suor Julie Ramplou:
Suor Marie Mespoulhé recitava talvolta il rosario, con le consorelle, durante il lavoro. Suor Marie-Bernard sottolineava l’espressione “poveri peccatori”. Un giorno glielo fecero notare. Rispose: «Oh sì! Dobbiamo pregare molto per i peccatori. Lo ha raccomandato la Madonna».

1876

PRIMA DI GIUGNO

Suor Marcelline Durand:
Le era penoso rimanere inattiva. Così un giorno disse a una consorella ammalata: «Ve la caverete con tre ventose. Ma io… niente mi farà uscire da qui». E subito alzò gli occhi al cielo e disse: «Dio mio, siate benedetto in ogni cosa. Noi abbiamo ciascuno il nostro mezzo, la nostra strada per venire a voi».

GIUGNO
Suor Ambroise Fenasse:
Al momento dell’incoronazione della statua di Nostra Signora a Lourdes, suor Ursule parlò della grotta a Bernadette: «Sareste contenta di rivederla?». «La mia missione a Lourdes è finita. Che cosa andrei a fare?». «Si sta preparando a Lourdes una festa solenne, ci saranno parecchi vescovi. Non vi farebbe piacere assistervi?». «Oh no! Preferisco mille volte il mio cantuccio in infermeria piuttosto che trovarmi in quella festa, che tuttavia mi è di grande gioia». Parve riflettere un istante, poi soggiunse: «Se potessi trasportarmi in pallone alla grotta e rimanervi qualche minuto a pregare quando non c’è nessuno, ci andrei volentieri; ma dovendo viaggiare come tutti e trovarmi in mezzo alla folla, preferisco rimanere qui».

Abate Perreau:
Un giorno qualcuno le diceva: «Dovete rimpiangere molto il fatto di non aver visto tutti quegli splendori». «Non sono da compatire, ho visto qualcosa di molto più bello».

LUGLIO
Abate Perreau:
Bernadette mi ha detto personalmente, parlando dei membri della sua famiglia, che stavano raggiungendo una certa agiatezza: «Purché non arricchiscano. Dite loro di non arricchirsi».

Suor Claire Salvy:
Andavo un giorno in infermeria a portar da bere alle ammalate. Ero triste, con le lacrime agli occhi… Il suo sguardo che penetrava – credo – fino nel profondo dell’animo, si accorse subito della tristezza impressa sul mio volto. Me ne chiese la causa. Le dissi che, in seguito a una distrazione commessa nel mio lavoro, una buona suora anziana mi aveva ammonito che non sarei mai stata capace di essere religiosa. Sorrise e sembrò chiudere gli occhi, come se non volesse rispondermi o come se volesse raccogliersi, poi, guardandomi: «Dal momento che volete fare la volontà di Dio, sarete suora di Nevers, non datevi pena. Bisognerà però saper sopportare le piccole croci».

Suor Agathe de Filiquier:
Rientrando in infermeria, trovammo la nostra cara consorella seduta sul letto, che preparava della filaccia. Con un saluto affettuoso le chiedemmo di abbracciarci: lo fece amabilmente. Poi la mia compagna, vedendo che aveva vicino l’immagine di san Bernardo, le domandò: «Dunque pregate il vostro patrono?». «Lo prego molto, ma non lo imito: san Bernardo amava la sofferenza mentre io la evito più che posso».

Madre Marie-Thérèse Bordenave:
Durante una visita che le faceva un gruppo di novizie, in un giorno di festa, suor Marie-Bernard espresse la gioia che provava nelle sue lunghe ore di insonnia che le permettevano di unirsi a Nostro Signore. Poi, indicando un piccolo ostensorio dorato, incollato sulla tendina: «Nel vederlo, disse, trovo il desiderio e la forza di immolarmi, nei momenti in cui sento più forte l’isolamento e il dolore».


Suor Joseph Biermann:
Un giorno, vedendola scopare l’infermeria, mi precipitai per sostituirla. Mi fece osservare che non ero in regola, e mi prese la scopa con una certa energia: «Non l’avrete. Vincere o morire».

Madre Joseph Cassagnes:
La vedo ancora… Aveva trentadue anni, ma mi sembrò giovanissima. Vedo i suoi occhi neri e vivaci, con un guizzo birichino sul fondo. Nessuna traccia di malattia né di tristezza sul suo volto. La trovai calma e perfino allegra. Ammirai una tale serenità nella sofferenza. Neppure il minimo segno di impaccio o di disagio tra lei e la sua ex madre maestra, ma invece una reciproca confidenza e semplicità. Quando la madre maestra le disse che avevo un senso di insoddisfazione, posò su di me il suo sguardo dolce e profondo. Poi disse: «Ma non capite che è il diavoletto?». Tacque per poi riprendere con un tono scherzoso: «Quando si avvicina, dovete sputargli sul naso».

SETTEMBRE
Suor Casimir Callery:
Suor Marie-Bernard voleva molto bene a suor Claire Lecocq e quando quest’ultima fu in punto di morte, le disse che invidiava la sua fortuna. Si udivano ripetere in continuazione: «Mio Dio, credo in voi, spero in voi. Vi amo». Affidava alla morente le sue commissioni per il cielo; si incoraggiavano a soffrire.

OTTOBRE
Suor Casimir Callery:
Verso la fine dell’ottobre 1876, l’abate Febvre aveva tenuto una predica sul peccato. Io mi trovavo all’infermeria con suor Marie-Bernard, che mi disse: «Oh! Serafino (suor Marie-Bernard mi chiamava “Serafino” perché in una scenetta che avevamo recitato per la festa della madre maestra, ero il serafino. Non le veniva il nome Casimir, che non aveva mai sentito prima di me), come sono contenta!». «Che cosa vi capita?» le chiesi. «Non avete sentito la predica?». «Certo». «Ebbene, il padre ha detto che quando non si vuole commettere un peccato, non si pecca». «Ho sentito. E allora?». «Allora, io non ho mai voluto commettere un peccato, dunque non ne ho mai commessi». Il suo volto era raggiante di gioia…

DICEMBRE
Suor Athanase Baleynaud:
La sera di fine d’anno sono andata con altre due suore nella stanza di suor Marie-Bernard per farle gli auguri di buon anno. Finita la visita, lasciai uscire le altre e dissi a Bernadette: «Sorella cara, mi farebbe piacere se mi auguraste qualche cosa per questo nuovo anno». Bernadette rifletté, poi mi disse: «Vi auguro l’amore puro e la sofferenza pura». «Oh no, le dissi, questo no!». Ma lei mantenne la formula. Ebbene, mi sono ricordata molte volte nella mia vita di questa frase che mi aveva fatto paura, e mi ha sempre infuso coraggio.

1877

Suor Casimir Callery curò Bernadette fra il settembre del 1876 e il marzo del 1877:

MARZO
Suor Hélène mi aveva dato delle uova di Pasqua da ornare con un temperino. Io disegnavo. Suor Marie-Bernard grattava, producendo così i modelli. Un giorno mi lamentavo perché questo lavoro mi innervosiva. «Che importanza può avere» mi disse «il fatto di guadagnarsi il cielo grattando le uova o facendo qualcos’altro!».

Si parlava un giorno della vita dei santi: «Vorrei» mi disse «che si facessero conoscere i difetti dei santi e gli sforzi che hanno fatto per correggersi; ci servirebbe molto di più dei loro miracoli e delle loro estasi».

L’ho vista soffrire orribilmente. Allora le sfuggiva qualche lamento, ma subito dopo sorrideva dicendomi: «Vedete quanto poco generosa sono».

Ho recitato spesso con lei le preghiere di regola e altre. Credo che recitasse ogni giorno il rosario, e ho notato che di solito chiamava la Madonna: «Mia buona Mamma».

Bernadette era piena di compassione per il prossimo. Una notte in cui la febbre la divorava, aveva chiamato la novizia incaricata di portarle da bere, e non era riuscita a svegliarla: si alzò e andò a bere qualche goccia dalla brocca. Poiché gridai, mi disse: «Sssst! Zitta. Farà lo stesso effetto. Non svegliate quella poveretta. Dorme così bene».

GIUGNO
Suor Casimir Callery:
La sera del Corpus Domini, nel giugno 1877, ci fu un violento temporale. Cade un fulmine lungo la persiana vicino alla quale suor Marie-Bernard pregava con fervore. La persiana diventa rossa, un metro di tubo del gas si fonde e una fiammata si alza fino alla sacrestia San Luca, dove ci sono i tendaggi e i tappeti della cappella. «C’è il fuoco!» grida la suora dell’infermeria. Mi alzo e vado vicino a suor Marie-Bernard: «Oh» mi dice, «è il diavolo che non è contento della nostra bella festa». Si chiuse in fretta il contatore, e non ci fu nessun incidente; attribuimmo il fatto alle preghiere di suor Marie-Bernard.


Suor Bernard Dalias:
Un giorno, dopo la processione del Sacro Cuore, la gente prendeva posto come poteva in cappella, e la signora di Falaiseau venne a trovarsi tra Bernadette e me.  Mi disse guardando Bernadette: «Come sono contenta!». Bernadette sentì e mi sussurò:  «Adesso gliela faccio». Passò tra il muro e il banco e scomparve in fondo alla cappella. La vecchia signora se ne accorse ed esclamò addolorata: «Oh! Oh!». Le risposi: «Avete parlato troppo».

LUGLIO
Suor Valentine Borot:
Stava seduta sul letto, in fondo alla stanza, vicino alla finestra, con l’aria sorridente e distesa. Il volto non era ancora smagrito a quest’epoca: era il luglio 1877, e non ricordo che apparisse oppressa. Quando ci vide entrare, disse a madre Nathalie: «Madre, indovino che mi conducete qui una postulante». E, siccome stavo indietro, per timidezza e rispetto, soggiunse: «Venite, signorina, che vi abbraccio». Mi avvicinai. Mi guardò a lungo prima di abbracciarmi… Mi chiese se ero malinconica. Le risposi ingenuamente che ero all’apice dei miei desideri. «Oh» mi disse, «io avevo una grande malinconia i primi tempi. Quando ricevevo una lettera da casa, aspettavo di essere sola per aprirla, perché mi sentivo incapace di leggerla senza piangere tutte le mie lacrime».

AGOSTO
Suor Alphonse Barat:
Una superiora condusse un giorno tre postulanti, tra cui la signorina Barat. Mentre arrivavano, Bernadette scendeva dal primo piano passando dalla porta vetrata. Fece il gesto di evitarle, ma, riconoscendo la superiora, si avvicinò, salutò gentilmente, abbracciò le tre giovani, e disse loro: «Signorine, non vi pentirete mai di esservi date al Signore».

Suor Jeanne Jardet:
Mi disse: «Sì, è vero, ho avuto tante grazie».

Veniva a trovarmi, cara piccina, solo per la sua bontà d’animo… Mentre mi curava, mi diceva una parola di compassione, come ad esempio questa, che ricordo bene: «Bisogna bene soffrire qualche cosa per il Signore, figlia mia. Lui ha sofferto tanto per noi». E mi diceva anche: «Nel cielo saremo felici, ma quaggiù…». Finiva la frase con un gesto che significava: «Non contate su questa vita».
Un giorno le manifestai il mio dispiacere di essere ammalata lontano dalla mamma. Allora, mostrandomi la Vergine sull’armadio, mi disse: « La vostra mamma, eccola là. È la mamma di tutti…».

SETTEMBRE
Suor Victoire Cassou:
Il vescovo di Rodez visitò la comunità. Passava fra le file di suore e faceva baciare l’anello. Voleva vedere suor Marie-Bernard, che lo intuì e si sottrasse. Le ero a fianco, e mi sussurrò: «Non vi inquietate, so quello che faccio». E subito sparì dietro una porticina. Le dico: «E i quaranta giorni di indulgenza?». Mi rispose: «Gesù mio, misericordia! Ecco, così sono trecento».

OTTOBRE
Suor Casimir Callery:
L’ultima raccomandazione che mi fece, quando lasciai il noviziato, fu di pregare per lei quando avrei avuto la notizia della sua morte: «Diranno: questa suor Marie-Bernard era una santina, e mi lasceranno abbrustolire in purgatorio».

Suor Marie-Joséphine Durin:
Davanti alla prima statua della Madonna di Lourdes arrivata in casa madre: «Sorella, somiglia alla Madonna?». Bernadette non risponde, ma due grosse lacrime le scendono dagli occhi. Giunge le mani e dice, guardando la statua: «Oh, mia buona Mamma, come vi hanno sfigurata!».

DICEMBRE
Suor Véronique Crillon:
Ci mostrò anche un crocifisso che le aveva mandato il Santo Padre. Lo baciò con grande pietà, dicendoci: «Qui attingo tutta la mia forza».

Suor Claire Bordes:
Mi ricordo che una vigilia di Natale, si preparava un piccolo presepio sul caminetto dell’infermeria. Quando fu pronto, suor Marie-Bernard prese Gesù Bambino e, posandolo, disse: «Dovevi avere un gran freddo, povero Bambinello, nella stalla di Betlemme!». E, rivolta verso di noi: «Dovevano essere senza cuore gli abitanti di Betlemme, se hanno rifiutato l’ospitalità a Gesù Bambino».

1878

Suor Claire Bordes:
Ho udito tante volte Bernadette dire nella sofferenza: «Mio Dio, quanto vi amo…».

In infermeria, quando qualche cosa ci costava o non stavamo bene, ci diceva: «Offritelo per i peccatori».

GENNAIO
Madre Ambroise Fenasse, che si trovava a Nevers per un capitolo generale, andò a trovare Bernadette, immobilizzata a letto per un tumore al ginocchio:
«Dunque siete sempre in infermeria?». «Sì» e con un grazioso sorriso «sempre in infermeria, sempre una buona a nulla. Ha fatto bene il Signore a non lasciarmi scegliere il tipo di vita. Non avrei certo scelto questa inattività cui mi trovo ridotta. Avrei tanto desiderato un lavoro…».

«I lunghi periodi di malattia che si succedono vi impongono molti sacrifici» le dissi. «Sì, perché, anche se sono così vicina alla cappella, sono da tanto tempo privata della messa; ma in compenso,  assisto giorno e notte a quella che si celebra continuamente là». E dicendo queste parole, indicava, appuntata alla tenda con uno spillo, un’immagine che rappresentava l’offerta del sacrificio eucaristico al momento dell’Elevazione.
«Su un punto o l’altro del globo, si celebrano continuamente delle messe: mi unisco a queste messe, soprattutto durante le notti che certe volte trascorro insonni».
Questo fu detto con grande serietà, ma poi, riprendendo il suo tono allegro, soggiunse: «È il chierichetto che mi contraria, perché non suona mai il campanello». E, segnandolo con il dito sull’immagine: «Qualche volta avrei voglia di scuoterlo».

MAGGIO
Suor Julie Durand:
Avevo passato la notte al suo capezzale, all’inizio di maggio del 1878; l’ammalata mi fece aprire la finestra alla mattina presto. Alle cinque e mezzo, vidi arrivare madre Marie-Thérèse Vauzou, che le disse: «Imprudente! È proprio da voi una cosa simile! Ma perché avete fatto aprire? Per raffreddarvi ancora un po’ di più?». Io allora chiudo, quando sento mormorare: «Ehi, ehi, la madre non ha detto di chiudere. Mi ha soltanto rimproverato perché ho fatto aprire».

SETTEMBRE
Suor Victoire Cassou:
Le dicevo: «Pregate per coloro che non pregano, voi». Mi rispondeva: «Non ho altro da fare. Non sono buona a nulla. La mia sola arma è la preghiera. Non posso fare altro che pregare e soffrire».


Suor Marthe du Rais:
Suor Marie-Bernard ha pronunciato i voti perpetui, se ben ricordo, nel 1877 [in realtà nel 1878, ndr]. La sua gioia fu grande; era così felice, che avrebbe voluto morire quel giorno. «Mi credevo in cielo, mi disse; se fossi morta, ero sicura del fatto mio, perché i voti sono un secondo battesimo».


Suor Marcelline Lannessans:
Nel 1878 le dissi che andavo a Lourdes, e se voleva seguirmi. «No» mi rispose: «Mi guarderebbero come una bestia rara. E inoltre, abbandonerebbero la Madonna per seguire me. Pregate per me alla grotta. Io pregherò per voi, perché facciate buon viaggio».

Suor Stanislas Tourriol:
Mi raccomandai alle sue preghiere: «Sì, pregherò, disse; ma non in questo mondo. Ho ancora ben poco tempo da vivere, sono tanto ammalata».

OTTOBRE
L’abate Febvre, allora alunno di quarto anno al Seminario minore
di Pignelin, vicino a Nevers, vede Bernadette:
«Ragazzino» mi disse, «siete in seminario, volete farvi prete?». «Sì, sorella, se il Signore mi chiama». «Sì, sarai prete. Oh quanto è bello un sacerdote all’altare. Ma sai, un sacerdote all’altare è sempre Gesù Cristo in croce; e guardava il campanile della comunità».

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Una speranza che si apre all’eternità

Posté par atempodiblog le 31 octobre 2012

Una speranza che si apre all’eternità
di Rosanna Brichetti Messori – Il Timone

Il cristianesimo ci svela in che cosa consiste l’aldilà. E annuncia un duplice esito della nostra esistenza terrena, legato all’accoglienza o meno dell’amore di Dio: paradiso o inferno. Con la possibilità “temporanea” del purgatorio…

Una speranza che si apre all’eternità dans Festa dei Santi e dei fedeli defunti cimiterofedelidefunti

C’è un aspetto della vita degli uomini che mi ha sempre colpito molto ed è la cura per i propri morti che continua anche in questo nostro Occidente in gran parte scristianizzato. E che, dunque, non sembra trovare la sua ragione d’essere solo in una dimensione religiosa esplicita. Credo, invece, che sia il segno di un profondo e radicato bisogno degli uomini di ogni tempo e di ogni luogo di credere a una qualche forma di sopravvivenza dopo la morte. Di affermare che quel legame di amore e di familiarità che c’era con chi se ne è andato non si è interrotto del tutto e che in una qualche forma continua a sopravvivere. Tanto che i morti non solo li andiamo a trovare al cimitero per omaggiarli con la nostra visita, cosa abbastanza incomprensibile se si trattasse solo di un cadavere in putrefazione. Ma appartiene all’esperienza comune sentirli in qualche modo ancora vivi e comunque in grado di ascoltarci e di accogliere i nostri sfoghi oppure le nostre richieste d’aiuto. Chi infatti, non ha mai invocato la protezione, per esempio, dei genitori che non ci sono più ma che pure speriamo possano ancora in qualche modo prendersi cura di noi?
Una sorta di istinto, dunque, quello di proiettare la vita oltre la morte o forse un’intuizione che gli uomini hanno colto fin dai bagliori dell’umanità come testimoniano ovunque nel mondo le tante scoperte archeologiche di culto dei morti e degli antenati. E come confermano anche le tante filosofie che si sono succedute nel corso dei millenni e che hanno dato praticamente per scontata l’immortalità dell’anima cioè almeno della parte spirituale dell’uomo.
Il cristianesimo in questo senso non ha fatto altro che confermare quella che era già credenza comune, facendoci conoscere però molte altre cose su quel mondo misterioso che segue alla morte. Anzitutto facendoci capire bene, nella sua Scrittura Sacra e per bocca di Gesù stesso, in che cosa consista questo aldilà. Poi, introducendo una novità assoluta e cioè quella risurrezione della carne che, anticipata in Gesù e in Maria, avverrà per tutti alla fine del mondo, accompagnata da quella prospettiva di trasfigurazione totale anche della materia che darà vita a cieli nuovi e nuove terre.
Il guaio è che, nonostante tutta questa ricchezza di conoscenze e di stimoli per la riflessione, oggi l’argomento “aldilà” è di fatto spesso trascurato anche all’interno del cattolicesimo. Se ne parla poco, infatti, persino nella predicazione, sicuramente se ne parla assai meno di quando in tempi non poi così remoti, la morte con quel che segue costituiva nella coscienza comune una parte essenziale della vita con la quale fare i conti senza troppi pudori, fin dall’aldiqua. Penso che ciò sia l’ennesimo frutto dell’influenza divenuta sempre più forte, nel corso degli ultimi decenni, della mentalità prevalente. E cioè di una visione dell’esistenza che, concentrata in modo esasperato, talvolta spasmodico, sulla vita, non vede altro che l’orizzonte terreno e dunque è praticamente costretta ad accantonare il pensiero della morte. La quale in questo modo è vista, essendo venuta meno una corretta visione religiosa, non come un passaggio verso la vita vera e cioè quella eterna, ma come la fine di tutto e dunque da evitare e da temere come il male assoluto. Ponendola quindi drasticamente alla porta, salvo poi farla rientrare dalla finestra manipolandola a piacimento come una cosa di cui essere padroni, cercandola volontariamente in quel suicidio assistito che è l’eutanasia, ultima tappa sulla via di quella perdita del senso del sacro che caratterizza purtroppo questa nostra epoca.
Cosicché, si ha l’impressione che, nel giusto tentativo di contrastare e di combattere l’eutanasia, qualche volta anche i cattolici rischino di concentrarsi talmente sulla difesa della vita terrena da quasi scordarsi che ne esiste anche un’altra sulla quale alla fine puntare. E che dunque, nella ricerca di distinguere bene che cosa sia accanimento terapeutico e che cosa sia invece lo sforzo di preservare fino al suo termine naturale la vita umana e la sua dignità, occorra fare molta attenzione per non incorrere, magari in buona fede, in una visione di quest’ultima – cioè della vita stessa – parziale e limitata. Sì, perché non solo non dovremmo, almeno noi credenti, aver paura di parlare della morte ma, anzi, abituarci a guardarla intravedendo tuttavia anche quanto le sta dietro. E questo perché, come l’esperienza ha sempre confermato, guardare alla morte e all’aldilà non solo non ci rende tristi ma, al contrario, è l’unica cosa che è in grado di dilatare fino ai suoi estremi quella speranza che nasce dal credere. E questo perché essa, seguendo la fede nel suo percorso che va oltre la fine terrena, giunge fino a quella eternità di vita beata che è l’unica in grado di rispondere davvero ai desideri del nostro cuore.
Con una avvertenza però. E cioè che se si assume la prospettiva cristiana in questo campo, occorre abbracciarla totalmente senza operare sconti. Accettarla, cioè, anche per quegli aspetti che oggi invece molti pongono in discussione. Per quelli belli e desiderabili, dunque, ma anche per quelli negativi.
Intendiamo riferirci in particolare a quell’inferno che infastidisce tanti. I quali, anche quando giungono ad ammetterne l’esistenza, contestano il fatto che esso ospiti davvero qualcuno. Ma come, si chiedono costoro, davvero quel Dio che Gesù ci ha rivelato Padre buono e che la Chiesa ci presenta come somma misericordia potrà condannare qualcuno a una pena eterna? E invece è così, come ribadisce spesso anche il magistero della Chiesa.
Il problema è che l’inferno è una necessità che si collega direttamente a come è stata concepita da Dio stesso questa nostra vita umana strutturata nella libertà di sceglierlo oppure di rifiutarlo. Rifiutarlo, però, con piena coscienza e deliberato consenso, come si diceva una volta riguardo alle condizioni che ponevano in essere un peccato mortale, quello cioè che se non confessato e assolto porta appunto alla dannazione. È sperabile, dunque, che non siano poi molti coloro che si mantengano in una scelta di rifiuto che sia davvero pienamente cosciente e libera fino all’ultimo istante della loro vita. Anche perché la fede ci dice che la misericordia divina bussa in mille modi e in continuazione al nostro cuore non abbandonando mai nessuno. Poi, però, chi avrà resistito nella sua posizione di lucido rifiuto di Dio finirà in quell’inferno che in fondo ha voluto. Il quale non sarà altro che la continuazione per l’eternità proprio di questo stesso rifiuto. E purtroppo, dispiace dirlo, spesso i veggenti delle apparizioni mariane hanno visto questo inferno pieno di anime e a suor Faustina Kowalska Gesù ha chiarito bene che occorre attingere alla sua misericordia in vita perché dalla morte in poi sarà la giustizia ad avere la meglio.
E poi, come sappiamo, ci sono il purgatorio e il paradiso. Anche il purgatorio è una necessità che discende dal fatto che per partecipare con pienezza alla vita divina occorre avere operato quella purificazione che ce ne rende capaci, avere cioè compiuto l’intero itinerario previsto dalla redenzione operata da Gesù. In purgatorio, lo sappiamo, si è già in vista di Dio e questo è moltissimo, ma sarà necessario completare quel cammino verso di lui, quella comprensione e partecipazione profonda del Mistero che in vita non si è attuato. Quella del purgatorio è una intuizione che anche altri itinerari spirituali hanno avuto, a dimostrazione della sua necessità logica una volta entrati nell’ottica della possibilità di una crescita spirituale progressiva da parte dell’uomo. La reincarnazione, in fondo, risponde proprio a questo bisogno: occorre un itinerario di purificazione attraverso varie vite per giungere alla illuminazione. Per questo i santi accettavano ogni croce, perché sapevano che il cammino compiuto su questa terra li avrebbe portati da subito, dopo la morte, più vicini a Dio e dunque a quella beatitudine che chiamiamo paradiso.
Sì, quel paradiso che è il culmine della nostra speranza e, in essa, anche della nostra gioia. Non è facile immaginarlo proprio perché noi qui su questa terra non riusciamo a fare un’esperienza in cui sullo sfondo non stiano il senso del limite, della fine, della sofferenza. Forse, a tratti, possiamo intuirlo in alcuni momenti particolarmente felici, in quegli istanti di pura contemplazione che qualche volta Dio ci regala. Ma poi, si torna inevitabilmente alla nostra realtà umana, intrisa di bene e di male.
E invece il paradiso sarà questa partecipazione piena, questa comprensione totale tra tutti noi e con Dio. Sarà la fine dei conflitti, delle contraddizioni e delle incomprensioni, l’amore vissuto in pienezza senza ostacoli e senza limiti. Non è immaginabile nulla di più bello, nulla di più desiderabile. La nostra esperienza attuale è così lontana da esso che ci vuole un po’ di coraggio per crederci davvero. Ci vuole un po’ di applicazione per entravi dentro con il pensiero e per abbandonarvisi. Ma conviene farlo, perché se ne ritorna caricati e rigenerati non solo nello spirito.
Ma non è ancora tutto perché c’è un altro aspetto della fede cristiana davvero sorprendente. Se infatti, quell’aldilà che abbiano tentato di abbozzare con qualche limitata espressione è il regime che vige fino alla fine del tempo poi, a questo, qualche altra cosa si aggiungerà. Sarà la risurrezione dei corpi, sarà la trasfigurazione del mondo intero, sarà una sorta di purificazione globale che riguarderà l’intera creazione. Ci è difficile andare oltre nel dire. Mancano le parole per definire tutto ciò che pure con certezza appartiene alla fede. Possiamo intuire qualcosa guardando a Gesù risorto. A quelle sue possibilità di dominare la materia, entrando e uscendo dal suo corpo ma anche dai muri del cenacolo. Una identità precisa, ma non sempre sulle prime immediatamente riconoscibile. Oppure guardando a Maria, che nella sue apparizioni assume fisionomie diverse, segno anch’esse di una libertà di tipo nuovo di fronte alla materia rispetto a quella che sperimentiamo in questo nostro mondo.
Ma si tratta solo di qualche frammento di luce, solo di qualche flash anticipatore. Sufficiente tuttavia per farci capire che qualcosa di misterioso avverrà affinché questa creazione – gesto di profondo amore del Padre unito al Figlio e allo Spirito, motivo della incarnazione e della redenzione – partecipi tutta, uomo compreso, alla grande festa dell’eterna e beata vita divina. 

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Napoli: filo diretto col Purgatorio

Posté par atempodiblog le 25 octobre 2012

Il culto delle anime dei defunti segna l’arte e la vita quotidiana di Napoli. L’esempio di una città che, cattolicamente, rispose alle epidemie e alla morte con la fede e la fantasia. Chiese, edicole, devozioni personali parlano all’uomo del suo destino finale.
di Marcello D’Orta – Il Timone

Napoli: filo diretto col Purgatorio dans Festa dei Santi e dei fedeli defunti santamariadelleanimedel

Si dice che Napoli sia un teatro all’aria aperta; che ogni giorno, specialmente nel centro antico, si rappresenti la Commedia dell’Arte. Nel Seicento anche le chiese di Napoli diventavano palcoscenico. Non vi si recitava l’opera buffa ma il dramma, il dramma della morte e del dolore. Il sec. XVII fu il secolo delle grandi epidemie, ma anche il secolo del barocco e della Controriforma. A Napoli c’è una chiesa che riassume, per dir così, questi tre momenti “spettacolari”. Si tratta della chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio, altrimenti nota come Purgatorio ad Arco, o chiesa d’e cape ‘e morte.
Questo gioiello dell’architettura barocca sorge in via Tribunali, una delle più affollate e vive strade cittadine. «Chi vuol capire via Tribunali – ha scritto Adrian Martin – deve scomodarsi a scendere nella cripta del Purgatorio. Infatti, come intuire, anche approssimativamente, la totalità della vita, senza essere penetrato nel regno delle ombre? […] La famosa gioia di vivere del popolo napoletano non sarebbe altro che un roseo sentimentalismo da operetta se non vi si contrapponesse, con la stessa passione ed onnipresenza, l’amore per la morte».
Errore. Napoli non ama la morte, Napoli ama la vita. Sempre. L’ama al punto da vestire la morte dei suoi panni. Il culto delle anime del Purgatorio, che in questa chiesa trova la sua massima espressione pittorica e pittoresca (vedremo il perché), nasce proprio da questo sentimento così forte. Nell’ossario di questo tempio (al quale si accede scendendo una lugubre scala) il popolo avviò un quotidiano e confidenziale dialogo con i teschi (capuzzèlle), come si trattasse di gente ancora viva, ma con poteri particolari, primo fra tutti quello di intercedere presso Dio.
Qualunque altra civiltà al mondo avrebbe chinato il capo davanti al trionfo della Morte; Napoli oppose la sua fede e la sua fantasia. Nel 1656 la peste, dopo aver mietuto vittime in mezza Europa, si abbatté sulla città, uccidendo i tre quarti della popolazione. Il numero dei morti era così alto che, non sapendo più dove seppellire i corpi, molti furono stipati in grotte e caverne, altri sotterrati in chiese, orti, spiagge, quando non gettati nelle chiaviche o in mare. La restante popolazione, anziché volgere lo sguardo irato al Cielo, si volse ai suoi santi protettori. Furono composte in onore di San Gennaro e dell’Addolorata (la spagnolesca Vergine dal petto trafitto di spade) processioni che tra canti, preghiere e flagellamenti invocavano la protezione sulla città. Nelle grandi calamità naturali (eruzione del Vesuvio, terremoti, epidemie) e sociali (guerre, rivoluzioni, rivolte), Napoli si è sempre stretta attorno al suo patrono, e san Gennaro – come recita il titolo di un famoso libro – non ha mai detto di no.
Davanti all’ecatombe di morti, i napoletani, lungi dal perdere la speranza e arrendersi alla Parca, hanno elevato un altare alla Vita, certo ricordandosi delle evangeliche parole: «Io sono la Via, la Verità e la Vita. Chi crede in me non morirà in eterno». Fede e fantasia. Siccome la maggior parte dei morti era gettata nelle fosse comuni, chi voleva piangere un figlio, un parente, un amico scomparso, doveva recarsi negli ipogei delle chiese, dove solo i più ricchi o i prelati avevano sepoltura. Qui “adottava” un teschio tra le centinaia ammonticchiate, lo spolverava, gli dava il nome del proprio defunto e lo piangeva come tale. Non sempre il teschio rappresentava un congiunto scomparso; anzi, la pietà si indirizzava per lo più al culto delle cosiddette “anime pezzentelle”, cioè anime del Purgatorio abbandonate da tutti, anche dai parenti, per le quali nessuno versava una lacrima. «Nelle civiltà del nord si nasconde la morte – ha scritto Jean Noel Schifano – mentre qui […] costituisce un modo per comunicare ancora tra i vivi attraverso la memoria del morto. Il culto dei morti è il culto della vita. Non a caso Napoli è la città europea in cui i suicidi sono meno frequenti».
Abbiamo esordito parlando di teatralità. La Controriforma doveva ricordare a tutti la fragilità dell’essere umano, e il momento del Giudizio. Nella chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio, il riferimento alla morte è costante, come attestano sculture rappresentanti teschi alati, tibie, femori incrociati, clessidre, e dipinti. Molte funzioni religiose, qui come in altre chiese della città, si svolgevano la notte, perché «giovano non poco al compungimento de’ cuori le tenebre della notte, che coll’horrore natio intimorendo gli animi gli dispongono più attamente a’ colpi del divino timore». Le prediche avevano come soggetto la morte e il castigo per i peccatori. Un momento che senz’altro potremmo definire terrificante era il “dialogo col teschio”. Il predicatore, dal pulpito, prendeva in mano un cranio e gli dava la sua voce, contraffacendola. Quando si rivolgeva al teschio lo guardava, quando era il teschio a rispondere, lo voltava verso i fedeli. Molti di questi erano colti da malore, sicché diventava «necessario al predicatore d’intermettere il discorso […] per dar luogo a gemiti e singhiozzi degli uditori, che gli impedivano di parlare».
Però, terminata la celebrazione, gli stessi animi timorosi si “riconciliavano” con i crani (e quindi con la morte) promettendogli preghiere e suffragi, in cambio di favori. Se la grazia tardava a realizzarsi, il fedele non spolverava più il teschio e poteva giungere pure a percuoterlo.

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Il rapporto strettissimo fra la popolazione e le Anime del Purgatorio si evidenzia anche nel numero delle edicole votive, che a Napoli sono non meno di duemila. Molte rappresentano proprio le Anime del Purgatorio, piccole figure di creta avvolte dalle fiamme che stendono le braccia al Crocifisso o alla Madonna. Ogni edicola ha il suo “curatore”, cioè l’abitante del vicolo che controlla la freschezza dei fiori o il corretto funzionamento dell’impianto di illuminazione.
«Vi erano [nell’ipogeo] delle ragazze, anche giovani e belle, che si alzavano in punta di piedi per sussurrare al teschio, con un bacio quasi appassionato, la loro preghiera segreta» (Gustav Herling). È superstizione, questa, o (straordinaria) testimonianza di fede?

 santamariadellaanimedel dans Stile di vita

Ricorda

«Che cos’è il purgatorio?
Il purgatorio è lo stato di quanti muoiono nell’amicizia di Dio, ma, benché sicuri della loro salvezza eterna, hanno ancora bisogno di purificazione, per entrare nella beatitudine celeste.
Come possiamo aiutare la purificazione delle anime del purgatorio?
In virtù della comunione dei santi, i fedeli ancora pellegrini sulla terra possono aiutare le anime del purgatorio offrendo per loro preghiere di suffragio, in particolare il Sacrificio eucaristico, ma anche elemosine, indulgenze e opere di penitenza».

(Catechismo della Chiesa Cattolica, Compendio, nn. 210211).

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Come San Francesco d’Assisi chiese e ottenne l’indulgenza del perdono

Posté par atempodiblog le 2 août 2012

Come San Francesco d’Assisi chiese e ottenne l’indulgenza del perdono dans Sacramento della penitenza e della riconciliazione 346956w

Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore!

Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: « Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe ».

« Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza ».

E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visone avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: « Per quanti anni vuoi questa indulgenza? ». Francesco scattando rispose: « Padre Santo, non domando anni, ma anime ». E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: « Come, non vuoi nessun documento? ». E Francesco: »Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni ». E qualche giorno più tardi insieme ai Vescovi dell’Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: « Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso! ».

CONDIZIONI PER RICEVERE L’INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI,
(per sé o per i defunti)
  • Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti);
  • Partecipazione alla Messa e Comunione eucaristica;
  • Visita alla chiesa della Porziuncola, dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;
  • La recita del PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
  • Una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
  • Una preghiera per il Papa.
L’INDULGENZA
I peccati non solo distruggono o feriscono la comunione con Dio, ma compromettono anche l’equilibrio interiore della persona e il suo ordinato rapporto con le creature. Per un risanamento totale, non occorrono solo il pentimento e la remissione delle colpe, ma anche ma riparazione del disordine provocato, che di solito continua a sussistere. In questo impegno di purificazione il penitente non è isolato. Si trova inserito in un mistero di solidarietà, per cui la santità di Cristo e dei santi giova anche a lui. Dio gli comunica le grazie da altri meritate con l’immenso valore della loro esistenza, per rendere più rapida ed efficace la sua riparazione.
La Chiesa ha sempre esortato i fedeli a offrire preghiere, opere buone e sofferenze come intercessione per i peccatori e suffragio per i defunti. Nei primi secoli i vescovi riducevano ai penitenti la durata e il rigore della penitenza pubblica per intercessione dei testimoni della fede sopravvissuti ai supplizi. Progressivamente è cresciuta la consapevolezza che il potere di legare e sciogliere, ricevuto dal Signore, include la facoltà di liberare i penitenti anche dei residui lasciati dai peccati già perdonati, applicando loro i meriti di Cristo e dei santi, in modo da ottenere la grazia di una fervente carità. I pastori concedono tale beneficio a chi ha le dovute disposizioni interiori e compie alcuni atti prescritti. Questo loro intervento nel cammino penitenziale è la concessione dell’indulgenza.
C.E.l., Catechismo degli adulti, n. 710

Fonte: Luci sull’Est

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Cliccare qui per leggere 2e2mot5 dans Diego Manetti “Un invito ad accostarsi alla confessione” e “Quel giorno tutti poterono accarezzarla (l’abito macchiato)”

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Indulgenze per i defunti

Posté par atempodiblog le 28 octobre 2011

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Come aiutare i nostri defunti
La Chiesa, madre e maestra, ci addita parecchi mezzi per suffragare le anime dei nostri cari e aiutarle a raggiungere la pienezza della vita eterna.

L’aiuto più efficace è la S. Messa, la Comunione fatta in suffragio dei defunti. La celebrazione Eucaristica, rinnovando il sacrificio di Gesù, è l’atto supremo di adorazione e riparazione che possiamo offrire a Dio per le anime dei defunti.

La preghiera: un mezzo sempre efficace, alla portata di tutti, tanto più efficace quando non chiediamo aiuti e beni per noi stessi, ma perdono e salvezza per le anime dei nostri cari. Questa preghiera è tanto gradita a Dio perché coincide con la sua volontà salvifica: Egli desidera, attende di incontrarci tutti in Cielo, in quella beatitudine per la quale ci ha creati.

Oltretutto per molti di noi è un dovere di gratitudine per il bene ricevuto da parenti e amici e insieme una garanzia perché le anime, giunte in Paradiso, pregheranno per noi. Tra le preghiere tanto raccomandate dalla Madonna, la recita del Rosario, con l’aggiunta dopo il Gloria, di una invocazione per i defunti: l’Eterno riposo. Oltre la preghiera possiamo suffragare le anime con mortificazioni, sacrifici, penitenze, beneficenza e atti di carità, in riparazione dei peccati commessi mentre erano in vita.

Le indulgenze
La Chiesa ci propone per suffragare le anime del Purgatorio anche la pratica delle “indulgenze”. Queste ottengono la remissione della pena temporale dovuta per i peccati. Ogni colpa, anche dopo il perdono, lascia come un debito da riparare per il male commesso. La Chiesa traendo dal suo tesoro “spirituale”, costituito dalle preghiere dei Santi e dalle opere buone compiute da tutti i fedeli, quanto è da offrire a Dio perché Egli « condoni » alle anime dei defunti quella pena che altrimenti essi dovrebbero trascorrere nel Purgatorio.
L’indulgenza più nota è legata alla commemorazione di tutti i defunti, il 2 novembre, mediante: visite alle tombe, celebrazione Eucaristica al cimitero, visita a una Chiesa.
Si può lucrare l’indulgenza plenaria a partire dal mezzogiorno del 1° novembre a tutto il 2 novembre.
Si può lucrare una sola volta ed è applicabile solo ai defunti. Visitando una Chiesa, (si reciti almeno un Padre nostro e il Credo).
A questa si aggiungono le tre solite condizioni Confessione, Comunione, preghiera secondo le intenzioni del Papa (Pater, ave, gloria).
Queste tre condizioni possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti il 2 novembre. Nei giorni dall’1 all’8 novembre chi visita il cimitero e prega per i defunti può lucrare una volta al giorno l’indulgenza plenaria, applicabile ai defunti, alle condizioni di cui sopra.

Tratto da: Radio Maria

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La festa dei Santi e di tutti i fedeli defunti

Posté par atempodiblog le 30 octobre 2010

La festa dei Santi e di tutti i fedeli defunti dans Fede, morale e teologia tuttiisanti

La festa di tutti i santi ci apre la prospettiva del cielo, che è la meta a cui dobbiamo tendere. Là ci attende la moltitudine immensa dei santi che lodano Dio nella pace e nella gioia senza fine. Là ritroveremo anche tante persone care con le quali abbiamo condiviso la vita qui sulla terra.
La celebrazione di tutti i fedeli defunti è un invito alla preghiera per le anime che si trovano in purgatorio, e alle quali possiamo affrettare l’ingresso in paradiso. Si tratta di una grande carità che dobbiamo esercitare verso i nostri cari e le anime più abbandonate, per le quali nessuno prega.

In questi giorni abbiamo anche la possibilità di applicare ad una di queste anime l’indulgenza plenaria a queste condizioni:
-Confessione e Comunione, con l’animo distaccato da ogni peccato, anche veniale, come per ogni indulgenza plenaria;
- Dal 1 al 8 novembre, visita al cimitero e preghiera per i defunti;
-Da mezzogiorno del 1 fino a tutto il 2 novembre visitare una Chiesa, recitando il Credo, il Padre nostro e una preghiera per l’intenzione del Santo Padre (ad esempio un Pater, Ave e Gloria).

Che la partecipazione alle celebrazioni liturgiche di questi giorni rafforzi la nostra fede nella vita eterna e il nostro impegno per conseguirla.

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Il male fisico e morale, col suo suggello, la morte, sono il macigno sotto il quale l’umanità geme e che non riuscirà mai a rimuovere con le sue forze. Invano le varie religioni, filosofie e ideologie ci hanno provato. Tutti gli uomini hanno fallito, eccetto uno.
Gesù Cristo è l’unico che ha vinto, risorgendo glorioso a vita immortale. Egli è vivo, pieno di grazia e di verità. Egli è l’unica speranza dell’umanità. Guardando a Lui vediamo il nostro destino futuro.
Non possiamo guardare al nostro futuro come la maggior parte dei nostri contemporanei, rassegnati a morire come gli animali. L’ultima parola non sarà un paio di badilate di terra. In questa prospettiva la vita non avrebbe nessun valore.
Noi cristiani guardiamo alla vita come a un cammino verso l’eternità. Il Cielo è la meta a cui tendiamo. Là ci attendono coloro che hanno già varcato vittoriosi i confini di questo mondo caduco. Noi guardiamo alla morte senza paura, perchè è l’ingresso nella vita che non ha fine.
Cristo risorto e glorioso è la nostra certezza e la Vergine Maria Assunta in Cielo, ma presente in mezzo a noi con le sue apparizioni, ci dischiude un futuro di luce e di gioia.
Le feste di novembre ci ricordano che siamo immortali e che è nel tempo della vita che si decide dell’eternità.

di Padre Livio Fanzaga

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Papa: Nella Comunione dei santi non siamo mai soli, come in famiglia o fra amici

Posté par atempodiblog le 2 novembre 2009

Benedetto XVI corregge l’interpretazione macabra della festa di Halloween. La festa di tutti i santi è una festa di solidarietà. Nella visita ai cimiteri occorre ricordare che le anime dei defunti “sono nelle mani di Dio”. Un ricordo della Dichiarazione comune di Augusta, fra Federazione luterana mondiale e Chiesa cattolica, definita da Giovanni Paolo II “una pietra miliare sulla non facile strada della ricomposizione della piena unità tra i cristiani”.

Papa: Nella Comunione dei santi non siamo mai soli, come in famiglia o fra amici dans Articoli di Giornali e News santopadre

La “comunione dei santi” è una realtà “bella e consolante” perché dice che “non siamo mai soli”. Benedetto XVI ha presentato così la solennità di Tutti i santi – che si celebra oggi – ai fedeli radunati nella piazza san Pietro per l’Angelus. La definizione del papa si mette in totale opposizione al modo in cui questa festa è stata commercializzata, trasformandola in “Halloween” e in una festa macabra, di mostri e di zombie nemici dell’uomo.

“Facciamo parte di una ‘compagnia’ spirituale in cui regna una profonda solidarietà: il bene di ciascuno va a vantaggio di tutti e, viceversa, la felicità comune si irradia sui singoli. E’ un mistero che, in qualche misura, possiamo già sperimentare in questo mondo, nella famiglia, nell’amicizia, specialmente nella comunità spirituale della Chiesa”.

Il pontefice ricorda l’antico culto dei martiri nella Chiesa primitiva, divenuto poi culto per tutti i santi, « una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua (Ap 7,9)”.

Fra tutti, in questo Anno sacerdotale, il papa ricorda “i santi sacerdoti, sia quelli che la Chiesa ha canonizzato…; sia quelli – ben più numerosi – che sono noti al Signore”.

“Ognuno di noi – sottolinea il pontefice – conserva la grata memoria di qualcuno di essi, che ci ha aiutato a crescere nella fede e ci ha fatto sentire la bontà e la vicinanza di Dio”.

Il papa offre anche spunti per riflettere e vivere la giornata di domani, di Commemorazione dei fedeli defunti. “Vorrei invitare  - ha detto il pontefice – a vivere questa ricorrenza secondo l’autentico spirito cristiano, cioè nella luce che proviene dal Mistero pasquale. Cristo è morto e risorto e ci ha aperto il passaggio alla casa del Padre, il Regno della vita e della pace. Chi segue Gesù in questa vita è accolto dove Lui ci ha preceduto. Mentre dunque facciamo visita ai cimiteri, ricordiamoci che lì, nelle tombe, riposano solo le spoglie mortali dei nostri cari in attesa della risurrezione finale. Le loro anime – come dice la Scrittura – già ‘sono nelle mani di Dio’ (Sap 3,1). Pertanto, il modo più proprio ed efficace di onorarli è pregare per loro, offrendo atti di fede, di speranza e di carità. In unione al Sacrificio eucaristico, possiamo intercedere per la loro salvezza eterna, e sperimentare la più profonda comunione, in attesa di ritrovarci insieme, a godere per sempre dell’Amore che ci ha creati e redenti”.

Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha ricordato i 10 anni dalla Dichiarazione congiunta di Augusta, firmata il 31 ottobre 1999 fra la Federazione Luterana Mondiale e la Chiesa cattolica, che Giovanni Paolo II definì “una pietra miliare sulla non facile strada della ricomposizione della piena unità tra i cristiani”.

“Quel documento – ha detto il papa – attestò un consenso tra luterani e cattolici su verità fondamentali della dottrina della giustificazione, verità che ci conducono al cuore stesso del Vangelo e a questioni essenziali della nostra vita. Da Dio siamo accolti e redenti; la nostra esistenza si iscrive nell’orizzonte della grazia, è guidata da un Dio misericordioso, che perdona il nostro peccato e ci chiama ad una nuova vita nella sequela del suo Figlio; viviamo della grazia di Dio e siamo chiamati a rispondere al suo dono; tutto questo ci libera dalla paura e ci infonde speranza e coraggio in un mondo pieno di incertezza, inquietudine, sofferenza”.

“Questo anniversario  - ha continuato – è dunque un’occasione per ricordare la verità sulla giustificazione dell’uomo, testimoniata insieme, per riunirci in celebrazioni ecumeniche e per approfondire ulteriormente tale tematica e le altre che sono oggetto del dialogo ecumenico. Spero di cuore che questa importante ricorrenza contribuisca a far progredire il cammino verso l’unità piena e visibile di tutti i discepoli di Cristo”.

Fonte: AsiaNews.it

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Il Cielo è la meta a cui dobbiamo tendere

Posté par atempodiblog le 31 octobre 2009

Il Cielo è la meta a cui dobbiamo tendere dans Fede, morale e teologia medjugorje

La festività di tutti i Santi e la commemorazione dei fedeli defunti ci ricordano che la vita è un cammino verso l’eternità e che il Cielo è la meta a cui dobbiamo tendere.
Se l’uomo si identificasse col suo corpo e la sua persona si dissolvesse   in una manciata di polvere, avrebbe un senso la vita?
Gesù risorto ha vinto la morte, quella spirituale e quella corporale. Ha sconfitto l’impero delle tenebre e le porte dell’inferno, aprendo per tutti gli uomini la possibilità del paradiso.
La gioia senza fine del paradiso è un dono, ma anche una conquista. Si entra nell’oceano d’amore della Santissima Trinità rivestiti della veste candida della santità.
Incominciamo a fare il primo passo verso il Cielo celebrando la festa di tutti i Santi in grazia di Dio e accostiamoci, se necessario, al sacramento della confessione.
La vita di grazia è un cammino di santità che tutti possiamo percorrere. E’ una piccola via che porta molto in alto. Si tratta di fare tutto, anche le cose più piccole e insignificanti, per amore di Dio.
Facciamoci prendere per mano dalla Vergine Maria, la Tutta Santa, grande Maestra della santità umile e nascosta.

di Padre Livio Fanzaga

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Tempo Liturgico Novembre 2008 – Tempo Ordinario

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2008

Tempo Liturgico – Novembre 2008
Tratto da: Radio Maria

Tempo Ordinario
Il mese di Novembre ha una duplice caratteristica. Da una parte è illuminato dalla Festa dei Santi e dei Fedeli defunti. La Chiesa pellegrinante nel tempo è chiamata a guardare all’eternità verso la quale è incamminata. Dall’altra inaugura il tempo di Avvento, durante il quale la Chiesa si prepara a rivivere la venuta di Gesù Cristo nell’umiltà della carne, in attesa della sua manifestazione nella gloria.

1 Novembre: festa di Tutti i santi
E’ una festa di precetto con l’obbligo della partecipazione alla S. Messa.. E’ un invito per tutti a vivere la chiamata alla santità nella vita ordinaria.

2 Novembre: Commemorazione dei fedeli defunti
In ogni parrocchia ci sono tre sante messe, per dare la possibilità ai fedeli di partecipare, offrendo suffragi per i propri cari defunti e per le anime più abbandonate del purgatorio.

Da mezzogiorno del 1 Novembre a tutto il 2 Novembre si può lucrare, una sola volta, l’indulgenza plenaria, applicabile solo ai defunti, visitando in loro suffragio una Chiesa dove recitare un Padre nostro e il Credo e adempiendo alle solite tre condizioni: Confessione Sacramentale – Comunione eucaristica – Preghiera per le intenzioni del Sommo Pontefice.

Nei giorni 1-8 Novembre i fedeli che visitano il cimitero e pregano per i defunti possono ottenere una volta al giorno l’indulogenza plenaria,( applicabile solo ai defunti), seguendo le tre condizioni suddette.

Domenica 23 Novembre
Festa di Cristo Re e Conclusione dell’Anno Liturgico

Domenica 30 Novembre
Prima Domenica di Avvento e inizio del tempo di preparazione al Natale.

Festività e Santi particolarmente significativi:

4 Novembre
S. Carlo Borromeo

10 Novembre
S. Leone Magno

21 Novembre
Presentazione della Beata Vergine Maria

27 Novembre
Madonna della Medaglia miracolosa

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