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GIOVANNA D’ARCO/ Il ritorno dell’anello in una Francia lacerata e incerta

Posté par atempodiblog le 29 mai 2016

GIOVANNA D’ARCO/ Il ritorno dell’anello in una Francia lacerata e incerta
di Paolo Gulisano – Il Sussidiario.net

anello di Giovanna d' Arco

L’Anello ha lasciato l’Inghilterra. Non si tratta dell’anello di Sauron distrutto a suo tempo nel fuoco di Monte Fato grazie all’eroismo degli Hobbit dell’inglese Tolkien, ma di un anello dallo straordinario significato storico che da circa 600 anni si trovava “prigioniero” oltremanica: l’anello di Giovanna d’Arco. Si tratta di un anello in metallo, molto semplice, racchiuso in una custodia in legno che i genitori avevano regalato alla futura “pulzella d’Orleans” in occasione della sua prima comunione. Al suo interno due iscrizioni, IHS (Gesù) e MAR (Maria).

Secondo quanto scrive il settimanale francese Point de vue, Giovanna d’Arco non si sarebbe mai separata dal suo anello. Lo indossava anche durante la cattura ad opera dell’esercito del regno di Borgogna, alleato degli inglesi. Questo anello rappresenta l’unica reliquia della santa che venne arsa sul rogo il 30 maggio 1431, condannata come eretica da un tribunale che emise — come noto — una sentenza di tipo politico, volendo togliere di mezzo colei che aveva risvegliato la Francia cristiana soggiogata al potere inglese.

Giovanna, mistica visionaria, guerriera che non ferì né uccise mai nessuno, occupa un posto glorioso nella storia religiosa e civile di Francia. La sua memoria venne rimossa dalla cultura ufficiale dopo la Rivoluzione del 1789, dopo gli anni di Napoleone, e ancor di più dalle repubbliche laiciste susseguitesi dall’800, ma non uscì mai dall’immaginario popolare, da un popolo fedele che alla sua memoria era rimasto profondamente legato, tanto che molti soldati dell’Armèe francese nelle trincee della prima guerra mondiale si rivolgevano in preghiera alla sua protezione. Il grande poeta Charles Péguy venne ispirato dalla sua figura e dalla sua vita per realizzare una delle sue opere più significative, Il mistero della carità di Giovanna d’Arco.

Come ebbe a dire anni fa il cardinale francese Roger Etchegaray, Giovanna secoli dopo il suo martirio continua ad esserci contemporanea, perché sono la stessa Francia e la stessa Chiesa, ambedue così straziate, a risvegliare il nostro interesse per lei. Il cuore di Giovanna d’Arco si è colmato di pietà a contatto con la miseria del suo tempo: una Francia lacerata ed incerta del proprio destino. Era mossa da pietà per il regno di Francia. E questo per umile adesione alla volontà di Dio. Si pensi alla pena con cui, mentre prendeva le armi a Vaucouleurs, ammise: “Preferirei piuttosto filare accanto alla mia povera madre, perché questo non è il mio mestiere”. “Giovanna sa che la patria non è un’astrazione o un pregiudizio, è una realtà molto concreta. Non è con le idee che si costruisce una patria, ma con la terra che si attacca alla suola delle scarpe”, disse il cardinale.

Non c’è storia più francese della sua. Non vi è un solo uomo o una sola donna francese che possa considerarsi più francese di lei per quella sua vivacità spontanea, che resta tale persino durante la sua prigionia, per quel suo meraviglioso equilibrio che ne rivela le umili origini. 

Giovanna, la sua pietà di umile contadina, la simpatia e commozione che suscitò nel popolo, è l’anima profonda della Francia, quella che due secoli di violento laicismo non hanno cancellato. Così si spiega la passione con cui Philippe de Villiers, un aristocratico popolare figlio della Vandea, la terra che più venne violentata dal terrore giacobino, un uomo che ha dedicato la sua vita a difendere la memoria storica della sua terra, ad affrontare le enormi difficoltà imposte a chi in Francia cerchi di fare politica sostenendo i valori umani e cristiani, ha fortemente voluto riportare “a casa” l’anello di Giovanna. De Villiers è da sempre un ammiratore e un devoto della pulzella, ed è autore tra l’altro del libro Roman de Jeanne d’Arc, e quando nelle scorse settimane ha saputo che l’anello sarebbe stato battuto all’asta a Londra, non ha avuto esitazioni: era assolutamente necessario recuperare l’anello della santa pastorella di Domrémy. Così, insieme al figlio Nicolas, in poche ore è riuscito a mettere insieme — grazie ad offerte private e alla cospicua offerta del Parco Storico vandeano del Puy de Fou di cui è presidente — il denaro necessario per affrontare la sfida dell’asta, sfida che è stata molto difficile. Alla fine il volitivo vandeano ce l’ha fatta: per la cifra di 376mila e 830 euro è riuscito ad assicurarsi la reliquia.

“Una vittoria — ha dichiarato Philippe de Villiers — che appartiene a tutta la Francia. Abbiamo così riscattato la pulzella”. Ed ha ancora annunciato che è partita una campagna di studio e di ricerche per approfondire la “tracciabilità” dell’importante reliqua. Sembra, sempre secondo il settimanale francese Point de vue, che l’anello che indossava Giovanna d’Arco sino alla condanna al rogo fosse stato consegnato a Henri de Beaufort, vescovo di Winchester che assistette al processo. Successivamente l’anello passò al nipote, il re Enrico IV, per poi essere trasmesso ad un ramo cadetto, la famiglia Cavendish-Bentinck dei duchi di Portland, poi a lady Ottoline Morrel che l’offrì in dono al pittore Augustus John. Quest’ultimo cedette l’anello ad un collezionista inglese prima della guerra, nel 1914. Due vendite all’asta, nel 1929 e nel 1947, chez Sotheby’s. Il nuovo proprietario si chiama James Hasson ed è un medico che vive a Londra. Dopo la definitiva acquisizione di Philippe e Nicolas de Villiers ora l’anello di Giovanna d’Arco ritorna finalmente in Francia. Sarà esposto, a disposizione di tutti, dopo un esilio durato quasi 600 anni.

Giovanna, eroina della propria patria perché santa di Dio, ci indica che è la carità che viene da Dio che ci fa amare la concretezza del particolare. È proprio questa carità frutto di grazia a stabilire il limite di ogni progetto politico, così che sia alieno da pretese totalizzanti. La missione profetica della Chiesa, di tutti i suoi figli e figlie, consiste in primo luogo nell’affermare che Dio soltanto è Dio, fonte e termine della storia; una missione che Giovanna di Orléans ha perfettamente adempiuto.

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Giovanna d’Arco: il martirio sulla piazza di Rouen (30 maggio 1430)

Posté par atempodiblog le 30 mai 2013

Giovanna d'Arco: il martirio sulla piazza di Rouen (30 maggio 1430) dans Libri 2utiyig

Pierre Cauchon ha pilotato il processo in modo tale che arrivasse alla conclusione voluta dagli inglesi: la condanna per eresia e la pena capitale. In un primo momento Giovanna, spaventata da una morte in mezzo alle fiamme, ritratta. Poi però si riprende e afferma: “Dio mi ha trasmesso, per bocca di Santa Caterina e Santa Margherita, una grande pietà per questo grave tradimento, al quale ho acconsentito facendo abiura e ritrattazione per salvare la vita”. “Responsio mortifera” (risposta mortale), afferma il cancelliere.

Il vescovo non aspetta altro e così, all’indomani, Giovanna vede entrare nella sua cella due frati domenicani, incaricati di prepararla alla morte e al rogo. “Quando alla povera donna fu annunciata la morte di cui quel giorno doveva morire, ella incominciò a gridare in modo straziante e a strapparsi i capelli da fare pietà”. “Povera me  – grida – venire trattata con tanto orrore e crudeltà da dover vedere il mio corpo, assolutamente puro, che mai ha conosciuto la corruzione, consumarsi e ridursi in cenere! Ah, preferirei centro volte essere decapitata che essere bruciata in questo modo!”. Pierre Cauchon, che entra nella prigione in quel momento, si sente dire: “Vescovo, io muoio per mano vostra… E’ per questo che mi affido a Dio, perché vi giudichi”. Giovanna si confessa e chiede la comunione, che non le viene negata.

Mentre recitava “le sue lodi e le lamentazioni devote a Dio” fu condotta legata al rogo, in mezzo a due ali di folla. Chiede un crocifisso e un frate corre a prenderlo in una chiesa vicina e lo tiene davanti ai suoi occhi fino alla fine. E’ lui che ci descrive gli ultimi istanti: “Giovanna, fra le fiamme, non cessò
mai di pronunciare e confessare ad alta voce il santo nome di Gesù, implorando e invocando senza sosta l’aiuto dei santi e delle sante del Paradiso. E ancora, rendendo il suo spirito e reclinando la testa, ella pronunciò il nome di Gesù, mostrando di avere una fede fervente in Dio”. Era il 30 maggio 1430; aveva superato da cinque mesi i diciannove anni.

Tratto da: Pellegrino a quattro ruote — Padre Livio Fanzaga

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Il mistero della carità di Giovanna d’Arco

Posté par atempodiblog le 30 mai 2012

Il cardinale Roger Etchegaray ricorda la Pulzella d’Orléans nel giorno della sua festa
Fonte: 30Giorni

Il mistero della carità di Giovanna d’Arco dans Charles Péguy 15ydc0j
Giovanna conduce le truppe francesi alla battaglia di Orléans, miniatura tratta da La Vie des femmes célèbres (1505) di Antoine Dufour, Musée Dobrée, Nantes

30 maggio, memoria di santa Giovanna d’Arco, vergine

La pietà di Jeannette
Secoli ci separano da Giovanna d’Arco ma, come mai prima, ella sembra esserci contemporanea, perché sono la stessa Francia e la stessa Chiesa, ambedue così straziate, a risvegliare il nostro interesse per lei. Il cuore di Giovanna d’Arco si è colmato di pietà a contatto con la miseria del suo tempo: una Francia lacerata ed incerta del proprio destino. Era mossa da una pietà per il regno di Francia. E questo per umile adesione alla volontà di Dio. Si pensi alla pena con cui, mentre prendeva le armi a Vaucouleurs, ammise: «Preferirei piuttosto filare accanto alla mia povera madre, perché questo non è il mio mestiere».
Giovanna sa che la patria non è un’astrazione o un pregiudizio, è una realtà molto concreta. Non è con le idee che si costruisce una patria, ma con la terra che si attacca alla suola delle scarpe.
Non c’è storia più francese della sua. Non vi è una sola francese che possa considerarsi più francese di lei per quella sua vivacità spontanea, che resta tale persino durante la sua prigionia, per quel suo meraviglioso equilibrio che ne rivela le umili origini. A detta di un critico letterario «il capolavoro più commovente e più puro della lingua francese» è nato nel corso dei suoi processi, da un «prodigioso dialogo tra la santità e la viltà» (R. Brasillach, Le procès de Jeanne d’Arc, 1932).
Di Giovanna, della sua pietà di umile contadina, della simpatia e commozione che suscitò nel popolo è stata testimone Rouen. Che non è soltanto la città del processo e di un rogo crepitante di infamia, ma è soprattutto il luogo del «processo al processo» (Régine Pernoud) e di una riabilitazione in cui riecheggia tutta l’esistenza della Pulzella. Senza quelle testimonianze di amici di infanzia, di compagni d’armi, di ex giudici, non sapremmo quasi nulla della sua storia cristallina.
E questo processo al processo, che illumina una vita così breve, ha potuto aprirsi e svolgersi con tanta rapidità grazie alla simpatia popolare degli abitanti di Rouen che non hanno mai dubitato di colei che bruciava davanti ai loro occhi sulla piazza del Mercato Vecchio. Non conosco omaggio più commovente che sia stato reso al popolo di Rouen di quest’affresco di volti pieni di compassione inquadrati in primo piano dalla cinepresa muta di Dreyer nella sua Passione di Giovanna d’Arco.

«Io mi rimetto a Dio»
«Da quando il caro Péguy se n’è andato vorremmo che Giovanna d’Arco appartenesse soltanto ai bambini». Così scrisse Bernanos. E aveva colto nel segno, quando suggeriva che solo lo sguardo dei bambini, come quello che aveva Charles Péguy, poteva comprendere la vicenda della Pulzella d’Orléans.
Alla missione che Dio le indica, Giovanna non aggiunse nulla di suo. «Mi rimetto a Dio, il Re del cielo e della terra», dichiarò a Giovanni di Chatillon che la torturava.
Péguy non ha mai smesso di guardare stupito questo mistero:

«E quel gran generale che adunava intorno a sé città
Come si bacchian noci con una gran pertica
Non era altro in mezzo al rumore e alle guerre civili
Che un’umile fanciulla immersa nel suo amore per Dio».
Se è vero che Giovanna d’Arco è santa, non è certo perché ha salvato la Francia, né tantomeno perché è salita al rogo (che la Chiesa non ha mai riconosciuto come martirio), ma semplicemente perché tutta la sua vita sembra essere in perfetta adesione a quella che lei afferma essere la volontà di Dio. Ciò che lei fa, è ciò che Dio vuole e unicamente questo: «Poiché era Dio ad ordinarlo» ha dichiarato con forza «anche se avessi avuto cento padri e cento madri, anche se fossi stata figlia di re, sarei partita».

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1429. L’ncoronazione di Carlo VII a Reims In questo affresco di Jules Lenepveu conservato al Panthéon di Parigi, alle spalle del re è raffigurata Giovanna d’Arco

Il limite di ogni politica
Giovanna, eroina della propria patria perché santa di Dio, ci indica che è la carità che viene da Dio che ci fa amare la concretezza del particolare. È proprio questa carità frutto di grazia a stabilire il limite di ogni progetto politico, così che sia alieno da pretese totalizzanti.
Il cristiano può anche felicitarsi del fatto che la politica attuale non determini soltanto obiettivi e mezzi, ma promuova finalità e valori, una concezione dell’uomo. Ma in tal caso, il rischio di una sopravvalutazione si fa grande, molto più di quello di una sacralizzazione, di una venerazione della politica. Niente è più temibile di una politica dalle pretese totalizzanti. Come cristiani, qualunque sia il nostro impegno politico, abbiamo il dovere di denunciare il carattere limitato di tutte le ideologie, non appena hanno la pretesa di presentarsi come via di salvezza; accettandole senza riserve, gli uomini rischiano di veder sacrificata la propria integrità.
La missione profetica della Chiesa, di tutti i suoi figli e figlie, consiste in primo luogo nell’affermare che Dio soltanto è Dio, fonte e termine della storia; consiste nella denuncia della sacralizzazione di ogni azione politica, soprattutto in un’epoca in cui rischia di perder vigore il valore assoluto della fede.
La Chiesa diverrebbe presto insignificante se cercasse di confondersi con gli interessi di un progetto politico. Essa non deve temere di impregnare di fermento evangelico la società offrendo la propria originalità, cioè la vita di uomini riconciliati in Cristo attenti ai bisogni concreti innanzitutto dei poveri. Coscienti, come Giovanna d’Arco di Péguy, che solo per grazia riaccade nella storia degli uomini un nuovo inizio di vita cristiana: «Forse ci vorrebbe altro, mio Dio, tu sai tutto. Sai quello che ci manca. Ci vorrebbe forse qualcosa di nuovo, qualcosa di mai visto prima. Qualcosa che non fosse ancora mai stato fatto. Ma chi oserebbe dire, mio Dio, che ci possa essere ancora del nuovo dopo quattordici secoli di cristianità, dopo tante sante e tanti santi, dopo tutti i tuoi martiri, dopo la passione e morte di Tuo Figlio. Insomma quello che ci vorrebbe, mio Dio, ci vorrebbe che tu mandassi una santa… che riuscisse».

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