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L’incanto di Verona

Posté par atempodiblog le 15 janvier 2014

L’incanto di Verona
di Annamaria Scavo – Radici Cristiane

“Non c’è mondo per me aldilà delle mura di Verona: c’è solo purgatorio, c’è tortura, lo stesso inferno; bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo, e l’esilio dal mondo vuol dir morte…”.
(WILLIAM SHAKESPEARE, Romeo e Giulietta, atto III, scena III)

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Sarà forse per i fantasmi di Shakespeare, di Giulietta e Romeo, sarà per tutte quelle fortificazioni che parlano di lotte e di storia, o per i bei palazzi antichi e l’incantevole campagna vista in distanza da bianche balaustre, e per quell’aspetto di piccola cittadina antica e la sua atmosfera rarefatta, le chiese marmoree, le torri alte, le quiete vecchie strade nelle quali “echeggiavano dei Montecchi e Capuleti…”, Verona spinge il visitatore in epoche antiche.
L’Adige l’avvolge e la divide con il suo duplice abbraccio serpentino e ne ha condizionato la vita sin dall’antichità. L’alluvione del 1882 ha imposto un lavoro di pulizia del fiume e di difesa da eventuali piene per mezzo di alti muraglioni. I canali sono stati così eliminati, il fiume scorre rigorosamente entro gli argini, la vita attorno è cambiata, la città è come se non vivesse più sull’acqua.
Verona conserva il tessuto urbano romano delle origini, cui si sono aggiunti palazzi medievali nel centro storico, assieme anche a palazzi più recenti, cinquecenteschi, settecenteschi, ottocenteschi. I quartieri di Veronetta e San Zeno sono caratterizzati da edifici del basso Medioevo. Le zone esterne alle mura presentano edifici e ville in stile barocco, la zona industriale è del Ottocento e Novecento, mentre tutta la città moderna è sorta senza intaccare questi tessuti urbanistici.
Per questi motivi l’Unesco la include tra i beni di interesse mondiale per la sua caratteristica di roccaforte che attraverso varie fasi storiche ha assunto un particolare fascino, e per quel suo essersi sviluppata nel corso di due millenni integrando elementi artistici di alta qualità dall’antichità, al Medioevo e al Rinascimento.
Tratti delle cinque cinte murarie che hanno racchiuso Verona sono tutt’ora visibili da quella romana di epoca imperiale di cui restano solo rovine, a quella del XIII secolo dal Ponte Aleardi sino a Piazza Bra, ben conservata e con tre torri (una è la torre pentagona dei portoni della Bra); alle mura scaligere sul Colle San Pietro con quindici torri; ai terrapieni alzati dai veneziani con alcuni bastoni; alle mura, ai bastioni e ai numerosi forti costruiti dagli austriaci, ancora quasi completamente intatti.
Il cuore antico della città risulta contenuto entro le mura romane tra Porta Borsari, Porta Leoni e le mura di Gallieno. Dall’altra parte, la circonvallazione interna è ricca di fortilizi rinascimentali completati dagli austriaci.

I romani e l’Arena
Dell’epoca romana restano numerosi monumenti. Il più famoso è l’Anfiteatro veronese, il terzo anfiteatro per grandezza dopo il Colosseo e quello di Capua antica, ma il meglio conservato, tanto da ospitare annualmente il festival lirico oltre a numerosi concerti.
Costruito molto probabilmente in epoca augustea, come quello di Pola al quale molto somiglia, era rimasto inizialmente al di fuori delle mura repubblicane e fu poi inglobato da quelle imperiali di Gallieno, formando una curiosa ed apposita ansa.
Ora fa da quinta spettacolare al lato nord di piazza Bra, una grande piazza nata quasi per caso e nel tempo arredata con bei palazzi.
L’Arena, come ora tutti la chiamano, fu utilizzando all’epoca romana per combattimenti fra gladiatori o fra animali, e vari tipi di esecuzioni. In epoca comunale e scaligera vi si tenevano lotte giudiziarie: le cause incerte venivano risolte attraverso la sfida di lottatori dal corpo unto. Dante li descrive nel XVI canto dell’Inferno.
Nel Medioevo l’Arena fu sede di giostre e tornei, per diventare nell’Ottocento teatro di prosa durante la bella stagione. Nel 1931, in occasione del centenario della nascita di Verdi, vi si rappresentò l’Aida. Da quel momento è divenuta il più importante teattro all’aperto ed è valsa a Verona nel 1996 la segnalazione Unesco come “Capitale della lirica e della poesia”.
C’è poi il teatro romano del I secolo a.C., tornato alle luce solo nel 1830 quando vennero abbattuti  gli edifici che lo ricoprivano. Ospita la stagione teatrale veronese estiva.
Restano anche la Porta Borsari, inizialmente detta porta Iovia, perché vicina al tempio di Giove, poi dei Borsari, che erano gli esattori del dazio. Di esse, è ben conservata la facciata interna. E la porta dei Gavi, dedicata alla gens Gavia, romana, che dalla via Postumia portava al centro abitato.
E’ romano il ponte Pietra, l’unico ponte romano ancora visibile in città, formato da cinque arcate, quattro delle quali furono distrutte dai tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale e ricostruite con le pietre stesse ritrovate nel fiume.

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Piazza delle Erbe
All’antico foro romano e al Campidoglio corrisponde l’attuale Piazza delle Erbe, che era al tempo il centro politico ed economico della città,. Nei sotterranei di numerosi edifici si possono visitare le fondamenta di strade, fognature e resti di case e di una basilica romana. Alcuni palazzi sono dipinti a fresco, altri ricordano, per il rapporto larghezza-altezza, le case-torri comunali; il Medioevo e il Rinascimento si palesa nei palazzi più importanti, come palazzo Maffei decorato con divinità greche o la Casa Mercatorum, ora sede di una banca.
Su tutti svetta la Torre dei Lamberti, una torre medievale alta 84 metri costruita nel 1172. Colpita e danneggiata da un fulmine nel 1408, fu ricostruita nel 1448 e i lavori terminarono venti anni dopo. Ne è risultata una torre più alta dell’originale, a cui nel 1779fu aggiunto l’orologio. Per fortuna la ricostruzione ha rispettato i materiali originali, è quindi distinguibile una prima parte in mattoni di tufo, una di soli mattoni e infine il marmo.
Su di essa vennero poste due campane, la Marangona, che segnalava gli incendi e dava le ore, e la Rengo (da arengo, il luogo delle assemblee medievali), che suonava per radunare il consiglio comunale o per chiamare alle armi i cittadini. Dalla sua cima si può godere una fantastica vista panoramica della città.
Una statua antica del 380 orna la fontana della Madonna Verona, una colonna sostiene un’edicola trecentesca con scolpiti la Vergine e i santi Zeno, Pietro martire e Cristoforo; un’edicola detta Tribuna serviva nel secolo XIII durante le cerimonie di insediamento del potestà e dei pretori. Una colonna, davanti a palazzo Maffei sostiene il leone de San Marco, simbolo della serenissima.

Piazza dei Signori e le Arche scaligere
D’angolo, nell’adiacente Piazza dei Signori è il palazzo del Comune o della Ragione, uno dei palazzi meglio conservati anche all’interno, con a fianco l’Arco del Mercato vecchio che serve proprio a far comunicare le due piazze.

Sulla medievale Piazza dei Signori si affacciano palazzi di rilevante importanza storica e artistica: oltre al palazzo del Comune, il palazzo di Cansignorio, la Chiesa di Santa Maria Antica, il palazzo del Podestà, la Loggia del Consiglio. Al centro, in occasione del sesto centenario della nascita, nel1865 è stata posta la statua di Dante Alighieri che proprio nel palazzo del Podestà era stato ospitato a suo tempo.
Il palazzo del Podestà venne costruito da Alberto I della Scala sopra rovine romane e doveva essere adibito a dimora dei signori della città. Nel 1311 vi andò a risiedere Cangrande I e nel tempo il palazzo venne risistemato più volte. Vi furono ospitati uomini illustri come Dante e Giotto.
Caduta la dinastia della Scala il palazzo divenne, durante la dominazione veneziana, sede di importanti magistrature. Erano presenti anche gli uffici del podestà, da cui prese appunto il nome.
Palazzo di Cansignorio, signore della Scala, è stato sede del potere politico degli scaligeri e dei veneziani. Di esso rimane l’originale torre trecentesca mentre la facciata, attribuita all’architetto Michele Sanmicheli, è del XV secolo.
A lato, seminascosta, la chiesa romanica Santa Maria Antica, una piccola chiesa amata dagli scaligeri, tanto che sul portale d’entrata è stato collocato il sarcofago di Cangrande I della Scala. Un cancello in ferro battuto riporta il simbolo di Verona e degli scaligeri, la scala, e nelle arche scaligere sono presenti le tombe di illustri signori della Scala.
Si tratta del monumentale complesso funerario in stile gotico della famiglia scaligera. La grazia di questi sepolcri è stata celebrata da scrittori celebri come John Ruskin che ili paragona al coro di Burg e alla tomba di Francesco II, Duca di borgogna, riconoscendo all’Italia, rispetto alla Francia, il privilegio di aver anticipato il loro incanto di un secolo.
Le arche furono realizzate nel XIV secolo da artisti diversi. Arrivando da Piazza dei Signori si incontra quella di Mastino I della Scala addossata al muro della chiesa di Santa Maria con un sarcofago semplice all’uso romano e poco avanti quella di Alberto I della Scala, più istoriata, ma simile alla precedente.
Vicino al muro esterno vi sono poi tre semplici tombe appartenenti a Bartolomeo I, a Cangrande II e a Bartolomeo II della Scala. Sopra la porta laterale della chiesa è la magnifica arca di Cangrande I, il più grande signore scaligero, al quale Dante ha dedicato il suo Paradiso.
Il sarcofago di Cangrande è sostenuto da quattro cani che reggono lo stemma scaligero e reca sulla facciata anteriore una Pietà, l’Annunciata e l’Angelo Annunciante, ma soprattutto le formelle attorno celebrano la città di Verona e illustrano le vittorie del signore. Sopra il sarcofago giace la statua sorridente di Cangrande, in cima all’arca, la sua statua equestre, di cui attualmente l’originale, assieme a quello di Mastino II, si trova al museo di Castel Vecchio.

La Basilica di san Zeno
E’ doveroso ricordare che Verona come la sede di uno splendido romanico, appunto il romanico veronese, che trova una delle sue più interessanti espressioni nella basilica di san Zeno.
Ci si trova in una zona non molto vicina alla città vecchia, ma in un’area già frequentata in epoca romana, dove la via Gallica si univa con la Postumia. Qui si estendeva la necropoli cittadina anzi, secondo la tradizione, il cristianesimo a Verona è nato proprio in questi cimiteri ove furono sepolti i predecessori di san Zeno.
Nel V secolo vi sorse isolata la Chiesa di san Procolo in onore del quarto vescovo sul luogo della sua sepoltura. La chiesa esiste ancora, completamente ricostruita dopo il terremoto del 1117.
Analogamente si era costruita nel 581 una chiesetta sulla tomba di san Zeno, l’ottavo vescovo di Verona. Distrutta dagli ungari, fu ricostruita per volontà del vescovo Raterio e con i fondi dell’Imperatore Ottone I a partire dal 967. Accanto sorse anche l’abazia omonima, mentre un borgo vi si andava organizzando attorno, il burnus Sancti Zenonis, una zona di una certa importanza.
Nel XIII secolo la basilica venne ingrandita, ed in età scaligera fu costruita la torre abbaziale sul fianco sinistro.
La basilica mostra nella facciata uno splendido rosone, inserito in quattro cerchi concentrici di marmo azzurro, detto la ruota della fortuna per il contenuto dei rilievi che lo illustrano. La parte centrale della facciata è scandita da sette lesene in marmo rosa e presenta un interessante protiro. Le colonne, a simboleggiare il diritto e la fede, poggiano su leoni che rappresentano la forza. Sulle mensole interne ed esterne del protiro sono rappresentati dodici mesi ed i mestieri ad essi collegati. Uno splendido portale al centro contiene 48 formelle bronzee decorate con motivi sacri e profani, la cui storia si legge a partire dal basso. L’interno è a croce latina, diviso in tre navate da pilastri e colonne corinzie. Nel presbiterio vi è un trittico di Andrea Mantegna di pregevole fattura, che, portato via da Napoleone, fu recuperato, mentre la corrispondente predella, rimasta in Francia, è presente in copia.

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La Cattedrale di Reims

Posté par atempodiblog le 29 mai 2013

La Francia Medievale
La Cattedrale di Reims
Luogo privilegiato di incontro fra arte e storia, la cattedrale di Reims è uno dei preziosi scrigni in cui l’Europa custodisce tuttora le sue radici cristiane.
di Michela Gianfranceschi – Radici Cristiane

La Cattedrale di Reims dans Apparizioni mariane e santuari reimscattedrale

La città di Reims, nella regione della Champagne-Ardenne, nella Francia settentrionale, custodisce alcuni tesori dell’arte, musei e monumenti, simboli ancora oggi delle importanti vicende storiche cui la città fece da sfondo. Particolarmente la Cattedrale di Notre Dame rappresenta un simbolo della cultura storica e artistica della Cristianità tutta.

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Storia e architettura intrecciate
La Cattedrale di Reims, gioiello dell’arte e della cultura gotica, fu innalzata all’inizio del XIII secolo su un sito consacrato che aveva fino a quel momento ospitato numerosi altri edifici sacri. L’area è identificabile con l’antica Durocortorum gallo-romana in cui sorse il primitivo tempio cristiano, in seguito sostituito nel IV secolo dalla costruzione della prima cattedrale, consacrata nel 401 dal vescovo Nicasio.
Costui, quando nel 407 Reims subì il terribile assedio dei vandali, si rifiutò di abbandonare la cattedrale e anzi spronò la popolazione a restare nella città e a pregare per il nemico, accettando con serenità anche il sacrificio della vita.
Il racconto agiografico giunto fino a noi principalmente tramite le parole dello storico Flodoardo nella sua Historia Remensis ecclesiae (X sec.) descrive il giovane e coraggioso Nicasio immobile davanti all’entrata della cattedrale insieme alla sorella, la vergine Eutropia, pronto a fronteggiare l’orda di barbari pregando ad alta voce.
La testa di Nicasio fu mozzata senza pietà e ruzzolando sul sagrato continuò a scandire la preghiera rivolta al Signore «Vivifica me, Domine, secundum verbum tuum» (Salmo 118) che aveva iniziata, gettando nel terrore gli invasori sanguinari che abbandonarono a causa di ciò la città. San Nicasio divenne perciò patrono di Reims.
Alla fine del V secolo, durante la notte di Natale del 496, all’interno di quella stessa prima cattedrale di Reims il vescovo san Remigio incoronava il re merovingio Clodoveo, convertitosi alla fede cattolica. Da allora la cattedrale, consacrata secondo la leggenda dalla presenza dello Spirito Santo giunto in occasione di quell’originario rito, divenne il luogo eletto per le successive incoronazioni dei Re di Francia.
Alla metà del IX secolo l’edificio venne ampiamente restaurato e nuovamente consacrato alla Vergine Maria, titolo che secondo alcune fonti trova origine fin dal tempo di Nicasio. Nel 987, alla morte dell’ultimo rappresentante regale della dinastia di Carlo Magno, l’incoronazione di Ugo Capeto, membro della famiglia dei conti di Parigi, segna un altro fondamentale passaggio storico, dando inizio alla dinastia reale dei Capetingi, principale ramo dei Re di Francia.
Le cronache medievali segnalano alla metà del X secolo un imponente rinnovamento edilizio nei territori del regno francese e i lavori promossi a Reims dall’arcivescovo Adalberone (969-989) ne sono un fulgido esempio, stando al racconto del monaco Richerio nella sua Storia di Francia.
Ovviamente le nuove acquisizioni tecniche, relative soprattutto ai sistemi di copertura, non mutarono eccessivamente l’elemento stilistico, ma anzi favorirono una continuità ideologica tra gli stili, dal carolingio, maestoso e rappresentativo (un esempio per tutti il ricchissimo complesso palaziale di Aquisgrana), passando per il preromanico, fino a giungere al primo stile romanico, saldo e concreto, che affondava fortemente nella terra i muri delle proprie chiese e, con essi, i pilastri della Fede. Sempre più frequentemente si usava la pietra come principale materiale costruttivo; la distribuzione delle imponenti masse dava a questo iniziale stile romanico un aspetto monumentale e volutamente concentrato sui volumi.
Il rinnovamento edilizio, che coincise proprio con il regno di Ugo Capeto, fu principalmente sostenuto dalle più importanti gerarchie ecclesiastiche che si sobbarcarono le immani spese della riedificazione e del restauro di numerose chiese abbaziali e cattedrali, oltre alla promozione di una fioritura decorativa, in particolare scultorea, che determinò una nuova sensibilità artistica.
Accanto ai potenti prelati si distinguono tuttavia anche molte figure di mecenati laici, principi e ricchi signori del tempo, desiderosi di partecipare, in accordo con la Chiesa di Roma, a tale ondata di ripristino dei luoghi della Fede.
Una architettura innovativa e una imponente produzione di apparati e arredi liturgici costituiscono il principale benvenuto dell’Europa al nuovo millennio, latore di rafforzata speranza, che, invece, precedentemente era mancata a causa del timore per l’imminente fine di un’era, rendendo anche l’operato artistico decadente e poco convinto. Tale lettura vuole ovviamente indicare una tendenza e non un sistema definito, ma va tenuta presente nell’analisi dell’architettura religiosa di quel periodo.

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Il messaggio cristiano nelle forme del gotico francese
Nel 1210 un incendio sviluppatosi nel centro cittadino di Reims rase al suolo la cattedrale antica fino a quel momento luogo santo e teatro di vicende storiche. Fu subito chiaro che la chiesa doveva risorgere ancora una volta in quello stesso punto per un senso di continuità con il passato, e dunque i lavori, promossi dall’arcivescovo Aubry de Humbert, cominciarono poco tempo dopo nel 1211.
Prese allora forma la cattedrale così come oggi la conosciamo, anche se i secoli trascorsi hanno lasciato spietati segni nella sua struttura: il cantiere che si protrasse durante tutto il XIII secolo portò alla luce uno dei più spettacolari emblemi dell’architettura gotica francese.
La cattedrale, a croce latina, si articola su tre navate che, giunte all’altezza del coro, vengono affiancate da una doppia fila di navatelle che accompagnano le tre principali, movimentando e allargando ulteriormente lo spazio del transetto e culminando nella zona dell’abside in cinque cappelle radiali. L’effetto scenografico è ulteriormente ribadito dalla navata principale che supera in lunghezza le altre due, rimarcando il senso longitudinale della pianta.
La cattedrale rimase tuttavia incompiuta: delle sette torri che secondo l’originario progetto si sarebbero dovute innalzare, due in corrispondenza di ogni facciata e una a coronamento dell’incrocio fra la navata principale e il transetto, ne furono costruite solo due, collocate ai lati della facciata occidentale. L’opera fu portata a termine solo nel 1475.
Alle tre navate della chiesa corrispondono, all’esterno, tre portali sulla facciata occidentale profondamente strombati, secondo la tradizione del gotico francese, con al centro un rosone. Più in alto ancora un enorme rosone, originariamente ricolmo di vetri colorati, e finestre dalla forma molto allungata, quasi dei tagli nella parete, garantiscono superbi effetti di luce all’interno.
Le ricche decorazioni scultoree che rivestono l’edificio internamente ed esternamente raccontano le storie sacre, insieme alle vicende che resero nel tempo la cattedrale di Reims un luogo di culto così speciale.
La porta centrale narra le storie della Vergine Maria cui la chiesa è dedicata, mentre i portali laterali presentano brani del Giudizio finale e della Passione di Cristo. Allo stesso modo sono decorati anche i portali dei bracci del transetto con le raffigurazioni dei vescovi della città e di Gesù (portali a nord) e con figure di santi e profeti (portali a sud). Al di sopra del rosone principale, nella facciata occidentale, si sviluppa tra le due torri campanarie una lunga galleria con le rappresentazioni dei re, culminante nella figura al centro di Clodoveo nell’atto di ricevere il battesimo.

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Un racconto appassionato della Cristianità
La chiesa così riccamente realizzata sui più noti modelli dell’architettura gotica d’oltralpe, fu luogo privilegiato per le cerimonie di incoronazione dei Re di Francia, da san Luigi IX nel 1226 all’ultimo re Borbone Carlo X nel 1825.
Nel frattempo, i nefasti effetti della Rivoluzione Francese, che avevano trasformato per un breve lasso di tempo l’edificio in “Tempio della Ragione”, si mostravano nella dispersione e distruzione di molte sculture e arredi sacri, tra cui la venerata Santa Ampolla, parte del tesoro della cattedrale, che costituiva la memoria dell’antica fiala con il crisma utilizzato durante le incoronazioni.
Anche in seguito la chiesa andò incontro a un destino di rovina, quando l’artiglieria tedesca nel corso della Prima Guerra Mondiale distrusse intere parti dell’edificio, fra cui la copertura e le vetrate, ma sempre si risollevò e, grazie all’interessamento di molti, come era accaduto fin dall’epoca medievale, venne restaurata e ricostruita.
Questo perché la cattedrale di Reims, con le sue numerose statue e raffigurazioni scultoree che ancora oggi si affacciano tra gli elementi architettonici delle facciate e delle pareti interne, accendendo di vita la fredda pietra, e con le vicende storiche che nei secoli l’hanno attraversata, rappresenta ancora oggi un racconto appassionato della cristianità.

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