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Il mistero di Ghiaie di Bonate

Posté par atempodiblog le 13 mai 2015

Il mistero di Ghiaie di Bonate
dell’Associazione Gifra Vigevano

Il mistero di Ghiaie di Bonate dans Apparizioni mariane e santuari 20znyh1 

Premessa
La catechesi del Gifra affronta il mistero delle apparizioni della Madonna a Ghiaie di Bonate, località a breve distanza da Bergamo in cui Adelaide Roncalli ha sostenuto – è scomparsa lo scorso agosto a 77 anni – di aver visto la Madonna dall’13 al 31 maggio 1944. All’epoca l’Italia era dilaniata dalla seconda guerra mondiale e dalla guerra civile tra i reduci del ventennio fascista e i partigiani sostenuti dagli alleati. Ghiaie di Bonate si trovava all’interno della Repubblica di Salò e quindi sotto l’occhio attento di alleati e forze di occupazione naziste, a concreto rischio di bombardamento. Eppure Adelaide Roncalli, una bambina di 7 anni, fu capace di portare migliaia di pellegrini a testimoniare la propria devozione alla “Madonna delle Ghiaie”, che secondo la veggente sarebbe apparsa nove volte, dal 13 al 21 maggio e dal 28 al 31. Fin qui la cronaca dei fatti, tuttavia su quella che è stata definita la “Fatima di Lombardia” si è scatenato sin dal 1944 un duro confronto tra sostenitori e negatori delle apparizioni, ancora oggi non sopito. La Chiesa si è espressa sulla questione con un decreto dell’allora vescovo monsignor Adriano Bernareggi, datato 30 aprile 1948, nel quale si afferma che «non consta della realtà della apparizioni». Anche riguardo a questa pronuncia, confermata da tutti i successori di mons. Bernareggi, sono state fornite valutazioni differenti, contrapponendo da un lato chi vi legge una chiusura definitiva e dall’altro chi ritiene che il giudizio sia sospeso, analogamente a quanto accade oggi per Medjugorje.

Nota dell’autore
L’interpretazione, che contrappone non solo i fedeli, ma perfino i sacerdoti, è sottile, per cui chi scrive ritiene di prendere come riferimento le “Normae de modo procedendi in diudicandis praesumptis apparitionibus ac revelationibus” della Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblicate il 25 febbraio del 1978 (dopo le apparizioni del 1944) e recanti le linee guida per la valutazione di apparizioni private, almeno in attesa di migliori e precisi chiarimenti. In esse si fa riferimento esclusivamente alle formule “constat de” e “non constat de” supernaturalitate, nel primo caso esprimendo un giudizio positivo e nel secondo caso esprimendo un giudizio negativo. In entrambi i casi c’è l’espressione di un giudizio e pertanto c’è un pronunciamento della Chiesa, che è possibile ritenere non definitivo solo perché in qualunque momento le autorità ecclesiastiche potrebbero decidere di riaprire il caso, cosa che per Ghiaie di Bonate non è accaduta.

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Dalla parte di Adelaide
Decisamente a favore della veridicità delle apparizioni è il relatore Alberto Lombardoni, autore del libro “Non mi hanno voluta!” che [...] ha messo in fila tutti i dati che a parere suo, e di molti fedeli, fanno pendere la bilancia verso Adelaide Roncalli. «Nella valutazione del caso – ha spiegato Lombardoni – la diocesi di Bergamo non ha preso in esame le 300 guarigioni, di cui 80 non ordinarie, che sono legate alle apparizioni di Ghiaie. C’è un documento del 1 giugno 1944 dell’allora mons. Testa – Gustavo, poi cardinale – in cui si fa riferimento a centinaia di guarigioni, persone visitate da medici. A Fatima, c’è stato un solo fenomeno solare concentrato solo sulla Cova da Iria, a Ghiaie ce ne sono stati sei, visti anche altrove, non solo in montagna a 50 chilometri di distanza, ma anche in Piemonte, Veneto e, da testimonianze, persino in Svizzera e in Germania». Per questo Lombardoni ha avviato un lavoro certosino fatto di raccolta di testimonianze e di documenti, a partire dai racconti di chi sostiene di aver assistito al fenomeno solare, come il sacerdote Attilio Goggi che in quei giorni era insegnante nella diocesi di Novara oppure il senatore Giuseppe Belotti di Bergamo che durante uno dei fenomeni si trovava con il vescovo Bernareggi, il quale «disse di entrare in chiesa per intonare il “Te Deum” di ringraziamento», come ricorda lo stesso Belotti in uno dei reportage presentati da Lombardoni, il quale ha raccolto anche le riprese originali di Vittorio Villa, nelle quali compare la giovane Roncalli. Un altro argomento portato dal relatore a favore delle apparizioni sono le guarigioni, in particolare quella del cieco Antonio Zordan, della rachitica Rita Azzuffi miracolata dalla sabbia di Ghiaie e del malato di leucemia Ettore Bonaldi, sacerdote che entrò in contatto con Adelaide Roncalli in ospedale nel 1966, quando questa era diventata infermiera dopo aver ricevuto, nel 1953, l’ordine di “svestizione” dalla diocesi di Bergamo, che le aveva impedito in due occasioni di entrare a far parte delle suore Sacramentine. Terzo punto che confermerebbe il racconto della veggente, le profezie fatte dalla Madonna, in particolare quella sulla fine della seconda guerra mondiale e quella sul rapimento di Pio XII ad opera dei nazisti, effettivamente progettato in quel periodo. «La Madonna – ha commentato Lombardoni – disse ad Adelaide “Io lo proteggerò ed egli non uscirà dal Vaticano”, riferendosi esplicitamente al Papa. Effettivamente nel ’44 ci sarà l’ordine di deportare il papa, non eseguito dal generale Wolff che si recherà di nascosto dal pontefice: come poteva saperlo una bambina? La Madonna rispose anche alla domanda sulla pace dicendo “se gli uomini faranno penitenza fra due mesi, altrimenti fra poco meno di due anni”. Adelaide aveva anche aggiunto “quel giovedì” e il 20 luglio del ’44 ci sarà l’attentato a Hitler nella “Tana del lupo”, la cosiddetta Operazione Valchiria. La Madonna non aveva detto che sarebbe finita la guerra con certezza».

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Il contenuto delle apparizioni
«Cosa ha detto – ha interloquito Lombardoni – la Madonna a Ghiaie? Tante cose. Ha parlato di famiglia, di doveri dei figli, di amore verso il prossimo, di pace, del papa, dei “peccatori ostinati che fanno soffrire il mio cuore perché non pensano alla morte”. Adelaide dice che la Sacra Famiglia si manifesta in mezzo a una chiesa, con un asino, una pecora bianca, un cavallo “del solito colore marrone” e un cane maculato. Le quattro bestie sono inginocchiate e muovono il muso come se pregassero, rivolte verso la Sacra Famiglia. Il cavallo a un tratto si allontana e si dirige verso un campo di gigli, intenzionato a calpestarli, san Giuseppe lo raggiunge, lui tenta di dissimulare le sue intenzioni, ma si fa ricondurre accanto agli altri animali. Chi era il cavallo? Il capofamiglia, una persona cattiva, avida di dominio, che voleva distruggere il semplice candore dei gigli». Delle apparizioni e dei messaggi tuttavia non esiste alcuna interpretazione teologica perché «nessun teologo finora ha voluto interpretarle».

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Una vita difficile
Quello che resta, al di là delle valutazioni, è un’esistenza travagliata per una bambina strappata alla famiglia all’età di sette anni e sottoposta a pressioni psicologiche notevoli, in primis da quel don Luigi Cortesi «giovane professore del seminario di Bergamo» che, secondo quanto riporta il vaticanista Andrea Tornielli, «quasi da solo si mise a investigare» e lo fece in maniera quanto meno inusuale.

«Don Cortesi – ha confidato Lombardoni – ha ammesso lui stesso di aver condotto esperimenti che sarebbero stati considerati sacrilegi, tra cui, secondo le mie ricerche, ci fu anche l’ipnosi. Suscitò in Adelaide l’incubo del peccato mortale e dell’inferno, la interrogò giorno e notte, anche senza farla mangiare, in confessione gli diede una penitenza per l’intera vita, fino a strappargli una ritrattazione scritta il 15 settembre del 1945. Adelaide la ritrattò il 12 luglio del 1946, ma questo secondo testo non fu preso in considerazione. Inoltre Adelaide, ancora bambina, nel 1947 fu sottoposta a processo ecclesiastico, cinque sedute più una seduta tecnica intermedia di cui non furono informati neppure i genitori».

Del trattamento inconsueto di cui fu destinataria Adelaide Roncalli era consapevole anche papa Giovanni XXIII, che in una lettera al vescovo di Faenza monsignor Giuseppe Battaglia scrisse: «ciò che vale… è la testimonianza della veggente: e la fondatezza di quanto asserisce a 21 anni e in conformità alla sua prima asserzione a 7 anni: e ritirata in seguito alle minacce, alle paure dell’inferno fattele da qualcuno». Parole di dubbio, anche se occorre ricordare che pure papa Roncalli fu sempre cauto sulla possibilità di riaprire il caso.

Nota del relatore Lombardoni
Prima del 1978, – i fatti di Ghiaie di Bonate sono avvenuti nel 1944 –, sulle manifestazioni soprannaturali, la Chiesa, poteva esprimersi con tre formule: «constat de supernaturalitate», con la quale riconosceva la soprannaturalità di un evento; «constat de non supernaturalitate», con la quale escludeva la soprannaturalità di un evento; e infine «non constat de supernaturalitate»,  con la quale si diceva che al momento non si era in grado di affermare che i fenomeni erano di origine soprannaturale, ma neppure si era in grado di smentire categoricamente tale possibilità, lasciando aperta la possibilità di eventuali riconoscimenti futuri. Dal 1978, però, la formula «constat de non supernaturalitate» non è più menzionata nel più recente documento della Chiesa sull’argomento, e cioè «Normae S. Congregationis pro doctrina fidei de modo procedendi in diudicandis praesumptis». Quindi per Ghiaie di Bonate sarebbero ancora in vigore le norme antecedenti al 1978. In merito al «non constat de supernaturalitate» del decreto di mons. Bernareggi del 1948, Lombardoni ha proiettato un intervento a Rai2 dell’esperto mariologo,
Padre Angelo Tentori, scomparso recentemente, che spiega che non si tratta di un giudizio negativo, ma di un giudizio sospensivo (altrimenti Bernareggi avrebbe usato la formula «constat de non supernaturalitate». Quindi, il caso è ancora aperto. Lombardoni ha tra l’altro rivelato dell’esistenza di una Commissione istituita un paio di anni fa, fuori diocesi, dal vescovo di Bergamo mons. Beschi, che avrebbe il compito di rivedere il Caso Ghiaie.

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I primi 33 anni di Medjugorje

Posté par atempodiblog le 25 juin 2014

I primi 33 anni di Medjugorje *
di Michele Canali – Comunità Ambrosiana
Tratto da: Ascolta tua Madre

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Immagine tratta da: Eccoci Madre, guidaci

Trentatré  anni fa esattamente il 24 giugno del 1981 verso le ore 18 nella piccola frazione del comune di Citluk, Medjugorje, una ragazzina di 15 anni di nome Ivanka grida all’amica: «Mirjiana guarda, la Madonna!».  Inizia così tra le sperdute colline di un paesino di 2000 anime della Jugoslavia comunista un evento che non ha precedenti nella storia del cristianesimo.  Le apparizioni durano ancora oggi e per ora non si sa quando avranno fine. La Madonna ha riversato sul mondo una quantità infinita di messaggi  e consegnato ai sei veggenti  10 segreti che riguardano le sorti dell’umanità.  Il destino dell’Europa e del mondo sono inevitabilmente legati a questa eccezionale presenza della Madre di Cristo sulla Terra. La  Madonna stessa ha annunciato che queste sono «le mie ultime apparizioni sulla Terra» perché alla fine di questo lungo processo storico la Sua presenza non sarà più necessaria e il Suo Cuore Immacolato trionferà.

Le apparizioni a cui assistiamo rappresentano l’ultima tappa di un grande progetto di Maria sull’Europa. «Sono venuta a completare quanto iniziato a Fatima» dice la Madonna stessa ai ragazzini di Medjugorje. I quali di Fatima non sapevano nulla.

Un piano di salvezza che inizia quattro secoli fa con le primissime apparizioni mariane in Europa a santa Margherita Alacoque che, per la profonda devozione verso la Madonna, assume il nome di Maria. La Francia del XVII secolo doveva divenire  il tempio della devozione al  Sacro Cuore di Gesù e il re Luigi XIV  doveva consacrare la nazione a questa devozione. Sappiamo invece come andò la storia: la consacrazione non venne mai fatta e un secolo più tardi dalla Francia partì la madre di tutte le rivoluzioni che puntò a cancellare la fede dall’Europa.

Di quella stessa rivoluzione oggi viviamo l’aspetto più stringente e sensuale. La recente approvazione della legge sul divorzio breve è solo l’ultima di una serie  di eventi che testimoniano che l’assalto rivoluzionario è diretto a scardinare la famiglia e isolare la persona. Per questo  la presenza di Maria nella storia si è fatta più forte, visibile e chiara. Il messaggio di Medjugorje è direttamente rivolto al cuore delle persone con l’incessante invito alla conversione e alla preghiera. Medjugorje è divenuta in questi anni il centro di recupero di tanti cuori travolti dall’orgoglio e dalla sensualità  che imperversano nella nostra epoca. E’ la grande tenda da campo in cui vengono ricostruiti i legami familiari e sanate tutte le ferite spirituali. Sono innegabili i frutti per milioni di pellegrini:  confessionali pieni, sentita partecipazione all’Eucarestia e all’Adorazione della parrocchia di san Giacomo. I messaggi della Gospa (Madonna in croato)  vengono spesso criticati per essere banali e ripetitivi. Più che altro sono essenziali e amorevoli.  Solo alla luce del disastro spirituale causato dal 900, il secolo infernale e dell’ateismo militante, si può capire il premuroso e instancabile invito alla conversione  e alla preghiera della Mamma del Cielo. È solo dalla conversione del cuore  che può partire la  nuova civiltà, la «civiltà dell’amore», annunciata dalla Madonna.  Lei, infatti, meglio di chiunque altro riesce a raggiungere quelle «periferie esistenziali» di cui parla costantemente papa Francesco. Tra l’altro lo stretto legame e la comunione d’intenti tra il papato e Maria è sempre più palese nella storia della Chiesa. Soprattutto da quando un papa marchigiano Pio IX , frequente pellegrino al Santuario di Loreto, proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione.

Il cuore dei messaggi di Medjugorje  riguarda i 10 segreti che la Madonna ha affidato ai veggenti.  La particolarità rispetto alle precedenti apparizioni sta nel fatto che questi  segreti verranno rivelati prima che accadano. Il francescano Petar Ljubicic, oggi sessantottenne,  è il sacerdote incaricato di svelarli al mondo di volta in volta tre giorni prima del loro verificarsi. I commentatori e gli studiosi del fenomeno sono concordi nell’affermare che durante i 10 segreti tutto il mondo volgerà lo sguardo verso Medjugorje.  È alla fine di questo processo che la Madonna ha promesso il trionfo del Suo Cuore Immacolato e un lungo periodo di pace per il mondo.  Per questo c’è poco spazio per i catastrofisti che vedono nei messaggi  l’annuncio solo di guerre e castighi.  Ai piedi della Croce Gesù aveva affidato l’umanità, rappresentata da san Giovanni, a sua Madre. Oggi Lei sta adempiendo  questo compito e  attuando l’ultimo capitolo di un piano che porterà alla edificazione di una nuova Europa.  La bandiera con le dodici stelle mariane è già pronta.

 

(*) Ad oggi la posizione della Chiesa  sulle apparizioni di Medjugorje è espressa dalla Conferenza Episcopale dell’ex Jogoslavia riunita a Zara nel 1991. Nella dichiarazione finale si legge che: «sulla base delle ricerche sin qui compiute non è possibile affermare che si tratta di apparizioni e fenomeni soprannaturali».  In pratica è una dichiarazione di attesa.  Per questo, data l’eccezionalità dell’evento, Benedetto XVI nel 2010 ha istituito una speciale commissione di studio presieduta dal card. Camillo Ruini. La commissione ha concluso i lavori lo scorso gennaio e ha consegnato i risultati alla Congregazione per la dottrina della fede.  Per ora non c’è stato nessun pronunciamento ufficiale.

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Appello della parrocchia di Medjugorje per le zone colpite dall’alluvione

Posté par atempodiblog le 23 mai 2014

Appello della parrocchia di Medjugorje per le zone colpite dall'alluvione dans Articoli di Giornali e News 29uyp85

La notizia delle alluvioni senza precedenti che hanno colpito parte della Croazia, della Bosnia e della Serbia si è diffusa nel mondo. Perciò molti pellegrini ci hanno chiesto se Medjugorje sia stata colpita ed in che modo si possano aiutare coloro che sono stati colpiti dal maltempo. Medjugorje è distante dalle zone colpite, ma desidera essere vicina a tutti coloro che hanno subito e stanno subendo le conseguenze di questa grande catastrofe naturale. Perciò invitiamo tutti i pellegrini, gli uomini di buona volontà e gli amici di Medjugorje a rispondere e ad aiutare secondo le proprie possibilità. È possibile farlo tramite la nostra Associazione umanitaria “Medjugorje Mir – Majčino selo”, (che già in tempo di guerra smistava i vostri aiuti), facendo la vostra donazione sul conto corrente:

Hypo Alpe-Adria-Bank d.d.  Mostar

Kneza Branimira 2b,
BiH – 88 000 Mostar
KM: 3060130000884555;
IBAN:BA393060203720765924;
SWIFT: HAABBA22

Contatto:
Međugorje Mir – Majcino selo
Bijakovići
88266 Međugorje
Bosna i Hercegovina
Tel:  +387-36-651-704
Faks: +387-36-650-670
E-mail: medjugorje.caritas@tel.net.ba
http://www.mothersvillage.org

I vostri aiuti, soprattutto quelli materiali, possono essere inviati anche tramite l’Associazione “Pane di Sant’Antonio”, che appartiene alla Provincia francescana di Bosnia di cui fanno parte i territori colpiti:

Humanitarno – karitativna organizacija “Kruh sv. Ante”
Zagrebačka 18, BiH – 71000 Sarajevo
Tel.:  +387 33 711 121
NUMERO DI CONTO PER AIUTI A CAUSA DELL’ALLUVIONE:
UNICREDIT BANK D.D. Sarajevo
Transakcijski račun: 338 320 22 6723 7172
IBAN: BA 393383204892993804
SWIFT: UNCRBA22

La vostra generosità, già tangibile, ci spinge a ringraziarvi fin d’ora, pregando affinché tutti i vostri sforzi e le vostre vite siano accompagnate dall’intercessione della Beata Vergine Maria, Regina della pace!

Fonte: Medjugorje.hr
Tratto da:
Ascolta tua Madre

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Gesù Vero Dio e vero uomo

Posté par atempodiblog le 3 mars 2014

Gesù Vero Dio e vero uomo

Gesù Vero Dio e vero uomo dans Fede, morale e teologia rauqa1

L’Io di Gesù Cristo è un io divino. Quando ti rivolgi a Gesù Cristo come a un Tu, ti rivolgi al Verbo, a Dio. Il “Tu” di Cristo è un “Tu” Divino. L’Io di Cristo è un Io divino. In Gesù Cristo non ci sono due Io (un “io” divino e un “io” umano), c’è un “io” divino soltanto che opera attraverso la natura umana, la quale natura umana ha un corpo e un’anima e quindi Gesù Cristo ha anche un’anima creata, perché è vero uomo. L’uomo ha un’anima e un corpo, ma quest’anima è sorretta dall’Io divino. Quindi l’Io divino opera anche attraverso l’intelligenza umana, attraverso la volontà umana e un corpo umano. Quindi la natura umana in Gesù Cristo è uno strumento attraverso cui opera la divinità, questo è molto importante. E’ fondamentale. Tutti gli Io, compreso quello della Madonna sono io creati, “io” umani. L’Io di Gesù Cristo è un Io divino, tanto che la Chiesa ha condannato Nestorio che diceva che in Gesù Cristo c’erano un io divino e un io umano. In Gesù c’è una sola persona, la persona divina.

Questo è importante perché se si vacilla su questo cade il Cristianesimo, perché se l’io di Gesù Cristo non è un io divino, se la Sua persona non è una persona divina… cade il Cristianesimo. Cade perché Gesù Cristo sarebbe un uomo e se è un uomo… sarebbe un profeta e non il Figlio di Dio.
Lungo il corso della storia della Chiesa c’è stata una grande lotta per affermare la divinità di Gesù Cristo, infatti  le eresie dei primi secoli, tutte in qualche modo, hanno tentato di sgretolare la divinità di Gesù Cristo e in alcuni casi sono state così diffuse, specialmente l’arianesimo del IV secolo che negava la divinità di Gesù Cristo.  San Girolamo dice che improvvisamente la Chiesa Cattolica si svegliò ariana, la stragrande maggioranza dei vescovi era ariana, ma non il Papa, non sant’Attanasio e non tanti altri… La lotta di sant’Ambrogio con gli ariani la sanno tutti.

I primi Concili Ecumenici si sono fatti tutti su questo punto: affermare la fede in Gesù Figlio di Dio. Anche l’espressione “Maria Madre di Dio” vuol dire che quel Bambino che da Lei è nato è Dio. L’identità di una persona è il suo “io” e l’Io di Cristo è un Io divino. Noi questo lo vediamo nel Vangelo di san Giovanni, quando Gesù disse: “prima che Abramo fosse, Io sono”. Quell’“Io sono” è il nome che Dio rivelò sul monte Siani o quando nel Getzemani chiede chi cercassero e poi Lui rispose “Io sono” e stramazzano per terra.

Noi professiamo la divinità di Gesù Cristo vero Uomo e vero Dio. La fede non solo ha vacillato nel passato, ma vacilla tutt’ora. Benedetto XVI ha lamentato, in un suo discorso, che proprio questa fede centrale è continuamente corrosa. Si cerca di dire che era talmente uomo da dimenticare di essere Dio.

Una suora che mi diceva che dove va a studiare teologia si insegna che Gesù Cristo studiando la Sacra Scrittura si è accorto di essere Dio. La navicella della fede fa naufragio.

Noi crediamo che Gesù è il Verbo di Dio fatto uomo, il Figlio di Dio fatto uomo. Quando la domenica diciamo il Credo… diciamolo con il cuore: “Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato”… generato da che? Emana dal Padre prima di tutti i secoli ed è della stessa sostanza del Padre. Gesù è Dio, un unico Dio.

Ecco perché il Credo che noi diciamo è quello niceno-costantinopolitano che esprime la fede della Chiesa dei primi secoli contro le eresie. Siccome dicevano è simile al Padre… no: della stessa sostanza del Padre.
Quindi  Dio da Dio e non creatura da Creatore. La Chiesa fin dall’inizio è stata precisa ad affermare la fede che è nei Vangeli. L’affermazione di essere Dio l’ha fatta Gesù Cristo ed è per quello che lo hanno ucciso, perché volevano lapidarlo? “Noi ti lapidiamo non per quello che tu fai, ma perché tu essendo uomo ti fai Dio”.

Tratto da una catechesi giovanile (del 2006) di Padre Livio Fanzaga ai microfoni di Radio Maria

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Dal Catechismo

III. Vero Dio e vero uomo

464 L’evento unico e del tutto singolare dell’incarnazione del Figlio di Dio non significa che Gesù Cristo sia in parte Dio e in parte uomo, né che sia il risultato di una confusa mescolanza di divino e di umano. Egli si è fatto veramente uomo rimanendo veramente Dio. Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. La Chiesa nel corso dei primi secoli ha dovuto difendere e chiarire questa verità di fede contro eresie che la falsificavano.

465 Le prime eresie più che la divinità di Cristo hanno negato la sua vera umanità (docetismo gnostico). Fin dall’epoca apostolica la fede cristiana ha insistito sulla vera incarnazione del Figlio di Dio «venuto nella carne». Ma nel terzo secolo, la Chiesa ha dovuto affermare contro Paolo di Samosata, in un Concilio riunito ad Antiochia, che Gesù Cristo è Figlio di Dio per natura e non per adozione. Il primo Concilio Ecumenico di Nicea nel 325 professò nel suo Credo che il Figlio di Dio è «generato, non creato, della stessa sostanza (homousios) del Padre», e condannò Ario, il quale sosteneva che «il Figlio di Dio veniva dal nulla» e che sarebbe «di un’altra sostanza o di un’altra essenza rispetto al Padre».

466 L’eresia nestoriana vedeva in Cristo una persona umana congiunta alla Persona divina del Figlio di Dio. In contrapposizione ad essa san Cirillo di Alessandria e il terzo Concilio Ecumenico riunito a Efeso nel 431 hanno confessato che «il Verbo, unendo a se stesso ipostaticamente una carne animata da un’anima razionale, [...] si fece uomo». L’umanità di Cristo non ha altro soggetto che la Persona divina del Figlio di Dio, che l’ha assunta e fatta sua al momento del suo concepimento. Per questo il Concilio di Efeso ha proclamato nel 431 che Maria in tutta verità è divenuta Madre di Dio per il concepimento umano del Figlio di Dio nel suo seno; «Madre di Dio [...] non certo perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto origine dalla santa Vergine, ma, poiché nacque da lei il santo corpo dotato di anima razionale a cui il Verbo è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne».

467 I monofisiti affermavano che la natura umana come tale aveva cessato di esistere in Cristo, essendo stata assunta dalla Persona divina del Figlio di Dio. Opponendosi a questa eresia, il quarto Concilio Ecumenico, a Calcedonia, nel 451, ha confessato:

«Seguendo i santi Padri, all’unanimità noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e vero uomo, [composto] di anima razionale e di corpo, consostanziale al Padre per la divinità, e consostanziale a noi per l’umanità, “simile in tutto a noi, fuorché nel peccato”;generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, e in questi ultimi tempi, per noi e per la nostra salvezza, nato da Maria Vergine e Madre di Dio, secondo l’umanità.
Un solo e medesimo Cristo, Signore, Figlio unigenito, che noi dobbiamo riconoscere in due nature, senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione. La differenza delle nature non è affatto negata dalla loro unione, ma piuttosto le proprietà di ciascuna sono salvaguardate e riunite in una sola persona e una sola ipostasi».

468 Dopo il Concilio di Calcedonia, alcuni fecero della natura umana di Cristo una sorta di soggetto personale. Contro costoro, il quinto Concilio Ecumenico, a Costantinopoli, nel 553, ha confessato riguardo a Cristo: vi è «na sola ipostasi [o Persona]…, cioè il Signore (nostro) Gesù Cristo, uno della Trinità». Tutto, quindi, nell’umanità di Cristo deve essere attribuito alla sua Persona divina come al suo soggetto proprio, non soltanto i miracoli ma anche le sofferenze e così pure la morte: «Il Signore nostro Gesù Cristo, crocifisso nella sua carne, è vero Dio, Signore della gloria e uno della Santa Trinità».

469 La Chiesa così confessa che Gesù è inscindibilmente vero Dio e vero uomo. Egli è veramente il Figlio di Dio che si è fatto uomo, nostro fratello, senza con ciò cessare d’essere Dio, nostro Signore:

«Id quod fuit remansit et quod non fuit assumpsit – Rimase quel che era e quel che non era assunse», canta la liturgia romana. E la liturgia di san Giovanni Crisostomo proclama e canta: «O Figlio unigenito e Verbo di Dio, tu, che sei immortale, per la nostra salvezza ti sei degnato d’incarnarti nel seno della santa Madre di Dio e sempre Vergine Maria; tu, che senza mutamento sei diventato uomo e sei stato crocifisso, o Cristo Dio, tu, che con la tua morte hai sconfitto la morte, tu che sei uno della Santa Trinità, glorificato con il Padre e lo Spirito Santo, salvaci!».

IV. Come il Figlio di Dio è uomo?

470 Poiché nella misteriosa unione dell’incarnazione «la natura umana è stata assunta, senza per questo venir annientata», la Chiesa nel corso dei secoli è stata condotta a confessare la piena realtà dell’anima umana, con le sue operazioni di intelligenza e di volontà, e del corpo umano di Cristo. Ma parallelamente ha dovuto di volta in volta ricordare che la natura umana di Cristo appartiene in proprio alla Persona divina del Figlio di Dio che l’ha assunta. Tutto ciò che egli è e ciò che egli fa in essa deriva da «uno della Trinità». Il Figlio di Dio, quindi, comunica alla sua umanità il suo modo personale d’esistere nella Trinità. Pertanto, nella sua anima come nel suo corpo, Cristo esprime umanamente i comportamenti divini della Trinità:

«Il Figlio di Dio [...] ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato».

L’anima e la conoscenza umana di Cristo

471 Apollinare di Laodicea sosteneva che in Cristo il Verbo aveva preso il posto dell’anima o dello spirito. Contro questo errore la Chiesa ha confessato che il Figlio eterno ha assunto anche un’anima razionale umana.

472 L’anima umana che il Figlio di Dio ha assunto è dotata di una vera conoscenza umana. In quanto tale, essa non poteva di per sé essere illimitata: era esercitata nelle condizioni storiche della sua esistenza nello spazio e nel tempo. Per questo il Figlio di Dio, facendosi uomo, ha potuto accettare di «crescere in sapienza, età e grazia» (Lc 2,52) e anche di doversi informare intorno a ciò che nella condizione umana non si può apprendere che attraverso l’esperienza. Questo era del tutto consono alla realtà del suo volontario umiliarsi nella «condizione di servo» (Fil 2,7).

473 Al tempo stesso, però, questa conoscenza veramente umana del Figlio di Dio esprimeva la vita divina della sua persona. «Il figlio di Dio conosceva ogni cosa; e ciò per il tramite dello stesso uomo che egli aveva assunto; non per la natura (umana), ma per il fatto che essa stessa era unita al Verbo [...]. La natura umana, che era unita al Verbo, conosceva ogni cosa, e tutto ciò che è divino lo mostrava in se stesso per la sua maestà». È, innanzi tutto, il caso della conoscenza intima e immediata che il Figlio di Dio fatto uomo ha del Padre suo. Il Figlio di Dio anche nella sua conoscenza umana mostrava la penetrazione divina che egli aveva dei pensieri segreti del cuore degli uomini.

474 La conoscenza umana di Cristo, per la sua unione alla Sapienza divina nella Persona del Verbo incarnato, fruiva in pienezza della scienza dei disegni eterni che egli era venuto a rivelare. Ciò che in questo campo dice di ignorare, dichiara altrove di non avere la missione di rivelarlo.

La volontà umana di Cristo

475 Parallelamente, la Chiesa nel sesto Concilio Ecumenico ha dichiarato che Cristo ha due volontà e due operazioni naturali, divine e umane, non opposte, ma cooperanti, in modo che il Verbo fatto carne ha umanamente voluto, in obbedienza al Padre, tutto ciò che ha divinamente deciso con il Padre e con lo Spirito Santo per la nostra salvezza. La volontà umana di Cristo «segue, senza opposizione o riluttanza, o meglio, è sottoposta alla sua volontà divina e onnipotente».

Il vero corpo di Cristo

476 Poiché il Verbo si è fatto carne assumendo una vera umanità, il corpo di Cristo era delimitato. Perciò l’aspetto umano di Cristo può essere «dipinto».  Nel settimo Concilio Ecumenicola Chiesa ha riconosciuto legittimo che venga raffigurato mediante venerande e sante immagini.

477 Al tempo stesso la Chiesa ha sempre riconosciuto che nel corpo di Gesù il «Verbo invisibile apparve visibilmente nella nostra carne». In realtà, le caratteristiche individuali del corpo di Cristo esprimono la Persona divina del Figlio di Dio. Questi ha fatto a tal punto suoi i lineamenti del suo corpo umano che, dipinti in una santa immagine, possono essere venerati, perché il credente che venera «l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto».

Il cuore del Verbo incarnato

478 Gesù ci ha conosciuti e amati, tutti e ciascuno, durante la sua vita, la sua agonia e la sua passione, e per ognuno di noi si è offerto: il Figlio di Dio «mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20). Ci ha amati tutti con un cuore umano. Per questo motivo, il sacro cuore di Gesù, trafitto a causa dei nostri peccati e per la nostra salvezza, «praecipuus consideratur index et symbolus [...] illius amoris, quo divinus Redemptor aeternum Patrem hominesque universos continenter adamat – è considerato il segno e simbolo principale [...] di quell’infinito amore, col quale il Redentore divino incessantemente ama l’eterno Padre e tutti gli uomini».

In sintesi

479 Nel tempo stabilito da Dio, il Figlio unigenito del Padre, la Parola eterna, cioè il Verbo e l’immagine sostanziale del Padre, si è incarnato: senza perdere la natura divina, ha assunto la natura umana.

480 Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, nell’unità della sua Persona divina; per questo motivo è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini.

481 Gesù Cristo ha due nature, la divina e l’umana, non confuse, ma unite nell’unica Persona del Figlio di Dio.

482 Cristo, essendo vero Dio e vero uomo, ha una intelligenza e una volontà umane, perfettamente armonizzate e sottomesse alla sua intelligenza e alla sua volontà divine, che egli ha in comune con il Padre e lo Spirito Santo.

483 L’incarnazione è quindi il mistero dell’ammirabile unione della natura divina e della natura umana nell’unica Persona del Verbo.

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Inoltre freccetta.jpg Gesù (di Antonio Socci)

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Una devozione costante a Maria

Posté par atempodiblog le 22 janvier 2014

Una devozione costante a Maria dans Citazioni, frasi e pensieri t8l0gi

“Una sincera, figliale, illimitata fiducia in Maria, una tenerezza singolare verso di Lei, una devozione costante ci renderanno superiori ad ogni ostacolo, tenaci nelle risoluzioni, rigidi verso di noi, amorevoli con il prossimo ed esatti in tutto”.

San Giovanni Bosco

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freccetta.jpg Novena a San Giovanni Bosco (da recitarsi dal 22 al 30 gennaio)

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Dio fatto tenerezza

Posté par atempodiblog le 21 décembre 2013

Dio fatto tenerezza dans Andrea Tornielli Ges-e-Maria

«Nel racconto della nascita di Gesù, quando gli angeli annunciano ai pastori che è nato il Redentore dicono loro: “Questo sarà per voi il segno, troverete un bambino appena nato avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia…”. Questo è il segno: l’abbassamento totale di Dio. Il segno è che, questa notte, Dio si è innamorato della nostra piccolezza e si è fatto tenerezza, tenerezza verso ogni fragilità, verso ogni sofferenza, verso ogni angoscia, verso ogni ricerca, verso ogni limite. Il segno è la tenerezza di Dio e il messaggio che cercavano tutti coloro che sentivano disorientati, anche quelli che erano nemici di Gesù e lo cercavano dal profondo dell’anima, era questo: cercavano la tenerezza di Dio. Dio fatto tenerezza, Dio che accarezza la nostra miseria, Dio innamorato della nostra piccolezza».

Jorge Mario Bergoglio, omelia della veglia di Natale, 24 dicembre 2004
Tratto da: Sacri Palazzi

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freccetta.jpg La confessione natalizia (di Don Tino Rolfi)

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La grande promessa dei primi cinque sabati del mese

Posté par atempodiblog le 10 décembre 2013

La grande promessa dei primi cinque sabati del mese dans Fatima 29aw3tc

«Il 10 dicembre 1925 mi apparve la Vergine Santissima e al suo fianco un Bambino, come sospeso su una nube. La Madonna gli teneva la mano sulle spalle e, contemporaneamente, nell’altra mano reggeva un Cuore circondato di spine. In quel momento, il Bambino disse: “Abbi compassione del Cuore di tua Madre Santissima avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non c’è chi faccia atti di riparazione per strappargliele”. E subito la Vergine Santissima aggiunse: “Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati infliggono continuamente con bestemmie e ingratitudini. Consolami almeno tu e fa sapere questo: a tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno Il Rosario, e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i Misteri, con l’Intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza”».

Suor Lucia di Fatima

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freccetta.jpg I primi 5 sabati del mese

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Cantico di Maria. Ella ricordava quanto il suo spirito aveva visto in Dio

Posté par atempodiblog le 21 novembre 2013

Cantico di Maria
Ella ricordava quanto il suo spirito aveva visto in Dio
Fonte: L’Evangelo come mi è stato rivelato
Opera di Maria Valtorta.
Tratto da:
Maria Valtorta …il blog

Cantico di Maria. Ella ricordava quanto il suo spirito aveva visto in Dio dans Maria Valtorta 259ykat

[2 settembre 1944]
Soltanto ieri sera, venerdì, mi si è illuminata la mente a vedere. Non ho visto altro che una ben giovane Maria, una Maria dodicenne al massimo, il cui visetto non ha più quelle rotondità proprie della puerizia, ma già svela i futuri contorni della donna nell’ovale che si allunga. Anche i capelli non sono più sciolti sul collo coi loro boccoli lievi, ma stanno raccolti in due pesanti trecce di un oro pallidissimo – pare mescolato ad argento tanto sono chiari – lungo le spalle e scendono sino ai fianchi. Il viso è più pensoso, più maturo, per quanto sia sempre il viso di una fanciulla, una bella e pura fanciulla che, tutta vestita di bianco, cuce in una stanzetta piccina piccina e tutta bianca, dalla cui finestra spalancata si vede l’edificio imponente e centrale del Tempio e poi tutta la discesa delle gradinate, dei cortili, dei portici e, oltre le mura della cinta, la città colle sue vie e case e giardini e, in fondo, la cima gibbosa e verde del monte Uliveto. Cuce e canta sottovoce. Non so se sia un canto sacro. Dice:

«Come una stella dentro un’acqua chiara
mi splende una luce in fondo al cuore.
Fin dall’infanzia da me non si separa
e soavemente mi guida con amore.

In fondo al cuore è un canto.
Da dove viene mai?
Uomo, tu non lo sai.
Da dove riposa il Santo.

Io guardo la mia stella chiara
né voglio cosa che non sia,
sia pure la cosa più dolce e cara,
che questa dolce luce che è tutta mia.

Mi hai portata dagli alti Cieli,
Stella, dentro ad un sen di madre.
Ora vivi in me, ma oltre ai veli
ti vedo, o volto glorioso del Padre.

Quando alla tua serva Tu darai l’onore
d’esser umile ancella del Salvatore?
Manda, dal Cielo manda a noi il Messia.
Accetta, Padre santo, l’offerta di Maria».

Maria tace, sorride e sospira, e poi si curva a ginocchi in preghiera. Il suo visetto è tutto una luce. Altolevato verso l’azzurro terso di un bel cielo estivo, pare ne aspiri tutta la luminosità e se ne irradi. O, meglio, pare che dal suo interno un nascosto sole irradi le sue luci e accenda la neve appena rosata delle carni di Maria, e si effonda incontro alle cose e al sole che splende sulla terra, benedicendo e promettendo tanto bene.
Mentre Maria sta per rialzarsi dopo la sua amorosa preghiera, e sul volto le permane una luminosità d’estasi, entra la vecchia Anna di Fanuel e si arresta stupita, o per lo meno ammirata dell’atto e dell’aspetto di Maria. Poi la chiama: «Maria», e la Fanciulla si volge con un sorriso, diverso ma sempre tanto bello, e saluta: «Anna, a te pace».
«Pregavi? Non ti basta mai la preghiera?».
«La preghiera mi basterebbe. Ma io parlo con Dio. Anna, tu non puoi sapere come io me lo sento vicino. Più che vicino: in cuore. Dio mi perdoni tale superbia. Ma io non mi sento sola. Tu vedi? Là, in quella casa d’oro e di neve, dietro alla doppia Cortina, è il Santo dei santi. Né mai alcun occhio, che non sia quello del Sommo Sacerdote, può fissarsi sul Propiziatorio, sul quale riposa la gloria del Signore. Ma io non ho bisogno di guardare con tutta l’anima venerabonda quel doppio Velo trapunto, che palpita alle onde dei canti verginali e dei leviti e che odora di preziosi incensi, come per forarne la compagine e veder tralucere la Testimonianza.
Si che la guardo! Non temere che io non la guardi con occhio venerabondo come ogni figlio d’Israele. Non temere che l’orgoglio mi acciechi facendomi pensare ciò che or ti dico. Io la guardo, né vi è umile servo nel popolo di Dio che guardi più umilmente la Casa del suo Signore come io la guardo, convinta d’esser la più meschina di tutti. Ma che vedo? Un velo. Che penso oltre il Velo? Un Tabernacolo. Che, in quello? Ma se mi guardo in cuore, ecco, io vedo Dio splendere nella sua gloria d’amore e dirmi: « T’amo », e io gli dico: « T’amo », e mi liquefo e mi ricreo ad ogni palpito del cuore in questo bacio reciproco…
Sono in mezzo a voi, maestre e compagne care. Ma un cerchio di fiamma mi isola da voi. Entro il cerchio, Dio e io. Ed io vi vedo attraverso al Fuoco di Dio e così vi amo… ma non posso amarvi secondo la carne, né mai alcuno potrò amare secondo la carne. Ma solo Questo che mi ama, e secondo lo spirito. So la mia sorte. La Legge secolare di Israele vuole di ogni fanciulla una sposa e di ogni sposa una madre. Ma io, pur ubbidendo alla Legge, ubbidisco alla Voce che mi dice: « Io ti voglio », e vergine sono e sarò. Come lo potrò fare? Questa dolce, invisibile Presenza che è meco mi aiuterà, poiché Essa vuole tal cosa. Io non temo.
Non ho più padre e madre… e solo l’Eterno sa come in quel dolore si arse quanto io avevo d’umano. Si arse con dolore atroce. Ora non ho che Dio. A Lui dunque ubbidisco ciecamente… Già l’avrei fatto anche contro padre e madre, perché la Voce mi istruisce che chi vuol seguirla deve passare oltre padre e madre, amorose guardie di ronda intorno alle mura del cuore filiale, che vogliono condurre alla gioia secondo le loro vie… e non sanno che vi sono altre vie, la cui gioia è infinita… Avrei loro lasciato vesti e mantello, pur di seguire la Voce che mi dice: « Vieni, o mia diletta, o mia sposa! ». Tutto avrei loro lasciato; e le perle delle lacrime, perché avrei pianto di doverli disubbidire, e i rubini del mio sangue, ché anche la morte avrei sfidato per seguire la Voce che chiama, avrebbero loro detto che vi è qualcosa più grande dell’amore di un padre e una madre, e più dolce, ed è la Voce di Dio. Ma ora la sua volontà m’ha sciolta anche da questo laccio di pietà filiale. Già, laccio non sarebbe stato. Erano due giusti, e Dio certo parlava in loro come a me parla. Avrebbero seguito giustizia e verità. Quando io li penso, li penso nella quiete dell’attesa fra i Patriarchi, e affretto col mio sacrificio l’avvento del Messia per aprire loro le porte del Cielo. Sulla terra sono io che mi reggo, ossia è Dio che regge la sua povera serva dicendole i suoi comandi. Ed io li compio, poiché compierli è la mia gioia. Quando l’ora sarà, io dirò allo sposo il mio segreto… ed egli lo accoglierà».
«Ma, Maria… quali parole troverai per persuaderlo? Avrai contro l’amore di un uomo, la Legge e la vita».
«Avrò con me Iddio… Iddio aprirà alla luce il cuore dello sposo… la vita perderà i suoi aculei di senso divenendo un puro fiore che ha profumo di carità. La Legge… Anna, non dirmi bestemmiatrice. Io penso che la Legge stia per essere mutata. Da chi, tu pensi, se è divina? Dal solo che mutare la può. Da Dio. Il tempo è prossimo più che non pensiate, io ve lo dico. Perché, leggendo Daniele, una gran luce mi si è fatta venendo dal centro del cuore, e la mente ha compreso il senso delle arcane parole. Abbreviate saranno le settanta settimane per le preghiere dei giusti. Mutato il numero degli anni? No. Profezia non mente. Ma non il corso del sole, sibbene quello della luna è la misura del tempo profetico, onde io dico: « Prossima è l’ora che udrà vagire il Nato da una Vergine ».
Oh! volesse, questa Luce che mi ama, dirmi, poiché tante cose mi dice, dove è la felice che partorirà il Figlio a Dio e il Messia al suo popolo! Camminando scalza percorrerei la terra, né freddo e gelo, né polvere e solleone, né fiere e fame mi farebbero ostacolo per giungere a Lei e dirle: « Concedi alla tua serva e alla serva dei servi del Cristo di vivere sotto il tuo tetto. Girerò la macina e lo strettoio, come schiava alla macina mettimi, come mandriana al tuo gregge, come colei che deterge i pannilini al tuo Nato, mettimi nelle tue cucine, mettimi ai tuoi forni… dove tu vuoi, ma accoglimi. Che io lo veda! Ne oda la voce! Ne riceva lo sguardo ». E, se non mi volesse, mendica alla sua porta io vivrei di elemosine e scherni, all’addiaccio e al solleone, pur di udire la voce del Messia bambino e l’eco delle sue risa, e poi vederlo passare… E forse un giorno riceverei da Lui l’obolo di un pane… Oh! se la fame mi straziasse le viscere e mi sentissi mancare dopo tanto digiuno, non mangerei quel pane. Lo terrei come sacchetto di perle contro il cuore e lo bacerei per sentire il profumo della mano del Cristo, e non avrei più fame né freddo, perché il contatto mi darebbe estasi e calore, estasi e cibo…»
«Tu dovresti esser la Madre del Cristo, tu che l’ami così! È per questo che vuoi rimanere vergine?».
«Oh! no. Io sono miseria e polvere. Non oso alzare lo sguardo verso la Gloria. È per questo che più del doppio Velo, oltre il quale so esser l’invisibile Presenza di Jeovà, io amo guardare entro il mio cuore. Là è il Dio terribile del Sinai. Qua, in me, io vedo il Padre nostro, un’amorosa Faccia che mi sorride e benedice, perché sono piccola come un uccellino che il vento sorregge senza sentirne peso, e debole come stelo del mughetto selvaggio che non sa che fiorire e odorare, e al vento non oppone altra forza che quella della sua profumata e pura dolcezza. Dio, il mio vento d’amore! Non per questo. Ma perché al Nato da Dio e da una Vergine, al Santo del Santissimo non può che piacere che ciò che nel Cielo ha scelto per Madre e ciò che sulla terra gli parla del Padre celeste: la Purezza. Se la Legge meditasse questo, se i rabbi, che l’hanno moltiplicata in tutte le sottigliezze del loro insegnamento, volgendo la mente a orizzonti più alti si immergessero nel soprannaturale, lasciando l’umano e l’utile che perseguono dimenticando il Fine supremo, dovrebbero soprattutto volgere il loro insegnare alla Purezza, perché il Re d’Israele la trovi al suo venire. Con l’ulivo del Pacifico, colle palme del Trionfatore spargete gigli, e gigli e gigli…
Quanto Sangue dovrà spargere per redimerci, il Salvatore! Quanto! Dalle mille e mille ferite, che Isaia vide sull’Uomo dei dolori, ecco che cade, come rugiada da un vaso poroso, una pioggia di Sangue. Non cada dove è profanazione e bestemmia, questo Sangue divino, ma in calici di purezza fragrante, che lo accolgano e raccolgano per poi spargerlo ai malati dello spirito, ai lebbrosi dell’anima, ai morti a Dio. Date gigli, gigli date per asciugare, con la candida veste dei petali puri, i sudori e le lacrime del Cristo! Date gigli, gigli date per l’ardore della sua febbre di Martire! Oh! dove sarà quel Giglio che ti porta? Dove quello che ti disseterà l’arsura? Dove quello che si farà rosso del tuo Sangue e morirà per il dolore di vederti morire? Dove quello che piangerà sul tuo Corpo svenato? Oh! Cristo! Cristo! Sospiro mio!…». Maria tace, lacrimante e sopraffatta.
Anna tace per qualche tempo e poi, con la sua voce bianca di vegliarda commossa, dice: «Hai altro da insegnarmi, Maria?».
Maria si scuote. Deve credere, nella sua umiltà, che la sua maestra la rimproveri, e dice: «Oh! perdono! Tu sei maestra, io sono un povero nulla. Ma questa Voce mi sale dal cuore. Io ben la sorveglio, per non parlare. Ma, come fiume che sotto émpito d’onda rompe le dighe, or ecco m’ha presa ed è straripata. Non far conto delle mie parole e mortifica la mia presunzione. Le arcane parole dovrebbero stare nell’arca segreta del cuore, che Dio nella sua bontà benefica. Lo so. Ma è tanto dolce questa invisibile Presenza, che io ne sono ebbra… Anna, perdona alla tua piccola serva!».
Anna la stringe a sé, e tutto il vecchio viso rugoso trema e luccica di pianto. Le lacrime si insinuano fra le rughe come acqua per terreno accidentato che si muta in tremulo acquitrino. Ma la vecchia maestra non suscita riso, anzi il suo pianto eccita la più alta venerazione.
Maria sta fra le sue braccia, il visetto contro il petto della vecchia maestra, e tutto finisce così.

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Dice Gesù:

«Maria si ricordava di Dio. Sognava Dio. Credeva sognare. Non faceva che rivedere quanto il suo spirito aveva visto nel fulgore del Cielo di Dio, nell’attimo in cui era stata creata per essere unita alla carne concepita sulla terra. Condivideva con Dio, seppure in maniera molto minore, come giustizia voleva, una delle proprietà di Dio. Quella di ricordare, vedere e prevedere per l’attributo della intelligenza potente e perfetta, perché non lesa dalla Colpa.
L’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio. Una delle somiglianze è nella possibilità, per lo spirito, di ricordare, vedere e prevedere. Questo spiega la facoltà di leggere nel futuro. Facoltà che viene, per volere di Dio, molte volte e direttamente, altre per ricordo che si alza come sole su un mattino, illuminando un dato punto dell’orizzonte dei secoli già visto dal seno di Dio. Sono misteri che sono troppo alti perché li possiate comprendere in pieno.
Ma riflettete. Quell’Intelligenza suprema, quel Pensiero che tutto sa, quella Vista che tutto vede, che vi crea con un moto del suo volere e con un alito del suo amore infinito, facendovi suoi figli per l’origine e suoi figli per la mèta vostra, può forse darvi cosa che sia diversa da Lui? Ve la dà in parte infinitesimale, perché non potrebbe la creatura contenere il Creatore. Ma quella parte è perfetta e completa nella sua infinitesimalità.
Quale tesoro di intelligenza non ha dato Dio all’uomo, ad Adamo! La colpa l’ha menomato, ma il mio Sacrificio lo reintegra e vi apre i fulgori della Intelligenza, i suoi fiumi, la sua scienza. Oh! sublimità della mente umana, unita per la Grazia a Dio, compartecipe della capacità di Dio di conoscere!… Della mente umana unita per la Grazia a Dio.
Non c’è altro modo. Lo ricordino i curiosi di segreti ultra umani. Ogni cognizione che non venga da anima in grazia – e non è in grazia chi è contrario alla Legge di Dio, che è ben chiara nei suoi ordini – non può che venire da Satana, e difficilmente corrisponde a verità, per quanto si riferisce ad argomenti umani, mai risponde a verità per quanto si riferisce al sopraumano, perché il Demonio è padre di menzogna e seco trascina su sentiero di menzogna.
Non c’è nessun altro metodo, per conoscere il vero, che quello che viene da Dio, il quale parla e dice o richiama a memoria, così come un padre richiama a memoria un figlio sulla casa paterna, e dice: « Ricordi quando con Me facevi questo, vedevi quello, udivi quest’altro? Ricordi quando ricevevi il mio bacio di commiato? Ricordi quando mi vedesti per la prima volta, il folgorante sole del mio volto sulla tua vergine anima testé creata e ancora monda, perché appena da Me uscita, dalla tabe che ti ha poi menomata? Ricordi quando comprendesti in un palpito d’amore cosa è l’Amore? Quale è il mistero del nostro Essere e Procedere? ». E, dove la capacità limitata dell’uomo in grazia non giunge, ecco lo Spirito di scienza che parla e ammaestra.
Ma, per possedere lo Spirito, occorre la Grazia. Ma, per possedere la Verità e Scienza, occorre la Grazia. Ma, per avere seco il Padre, occorre la Grazia. Tenda in cui le Tre Persone fanno dimora, Propiziatorio su cui posa l’Eterno e parla, non da dentro alla nube, ma svelando la sua Faccia al figlio fedele.
I santi si ricordano di Dio. Delle parole udite nella Mente Creatrice e che la Bontà risuscita nel loro cuore per innalzarli come aquile nella contemplazione del Vero, nella conoscenza del Tempo.
Maria era la Piena di Grazia. Tutta la Grazia una e trina era in Lei. Tutta la Grazia una e trina la preparava come sposa alle nozze, come talamo alla prole, come divina alla sua maternità e alla sua missione. Essa è Colei che conclude il ciclo delle profetesse dell’Antico Testamento e apre quello dei « portavoce di Dio » nel Nuovo Testamento.
Arca vera della Parola di Dio, guardando nel suo seno in eterno inviolato, scopriva, tracciate dal dito di Dio sul suo cuore immacolato, le parole di scienza eterna, e ricordava, come tutti i santi, di averle già udite nell’esser generata col suo spirito immortale da Dio Padre creatore di tutto quanto ha vita. E, se non tutto ricordava della sua futura missione, ciò era perché in ogni perfezione umana Dio lascia delle lacune, per legge di una divina prudenza, che è bontà e che è merito per e verso la creatura. Eva seconda, Maria ha dovuto conquistarsi la sua parte di merito nell’esser la Madre del Cristo con una fedele, buona volontà, che Dio ha voluto anche nel suo Cristo per farlo Redentore.
Lo spirito di Maria era nel Cielo. Il suo morale e la sua carne sulla Terra, e dovevano calpestare terra e carne per raggiungere lo spirito e congiungerlo allo Spirito nell’abbraccio fecondo».

Nota mia. Tutto ieri mi ero pensata di vedere l’annuncio della morte dei genitori e, chissà perché, dato da Zaccaria. Così anche mi pensavo a modo mio il come sarebbe stato trattato da Gesù il punto del «ricordo di Dio da parte dei santi». Stamane, quando cominciò la visione, ho detto: «Ecco, ora le diranno che è orfana», e ne avevo già il cuore piccino, perché… era la mia stessa tristezza di questi giorni che avrei sentito e visto. Invece non c’è nulla di quanto avevo pensato vedere e udire. Ma neppure una parola per sbaglio. Questo mi consola, perché mi dice che proprio di mio non c’è nulla, neppure una onesta suggestione verso un dato punto. Tutto viene proprio da altra fonte. La mia paura continua cessa… – fino alla prossima volta, perché mi accompagnerà sempre questa paura d’essere ingannata e di ingannare.

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freccetta.jpg Maria accolta nel Tempio

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In Piazza San Pietro distribuita la ‘Misericordina’, una medicina spirituale con efficacia garantita da Gesù

Posté par atempodiblog le 17 novembre 2013

In Piazza San Pietro distribuita la ‘Misericordina’, una medicina spirituale con efficacia garantita da Gesù
di Amedeo Lomonaco – Radio Vaticana

In Piazza San Pietro distribuita la ‘Misericordina’, una medicina spirituale con efficacia garantita da Gesù dans Sorriso miserikordyna_misericordiumIn Piazza San Pietro, in occasione dell’Angelus (17 novembre 2013), è stata dunque distribuita ai fedeli la medicina spirituale “Misericordina”. Confezionato come in una vera scatola di farmaci, il ‘medicinale’ è un simpatico composito con efficaci strumenti per la salute dell’anima: un rosario, un’immaginetta della Divina Misericordia, un ‘bugiardino’ con la posologia e le istruzioni d’uso.

La sorpresa e la gratitudine dei fedeli hanno accompagnato, in Piazza San Pietro, la distribuzione di scatole di “Misericordina”. Il ‘medicinale’ – come si legge nel ‘bugiardino’ – porta misericordia nell’anima, avvertita con una diffusa tranquillità del cuore. La sua efficacia è garantita dalle parole di Gesù. Viene ‘applicato’ quando si desidera la conversione dei peccatori, si sente il bisogno di aiuto, manca la forza per combattere le tentazioni, non si riesce a perdonare qualcuno, si desidera la misericordia per un uomo moribondo e si vuole adorare Dio per tutte le grazie ricevute. Può essere applicato, sia dai bambini sia dagli adulti, tutte le volte che se ne avverte il bisogno. La ‘somministrazione’ – si ricorda nelle istruzioni per l’uso – prevede la recita della Coroncina alla Divina Misericordia, promossa da Santa Faustina Kowalska. Non si riscontrano effetti imprevisti e controindicazioni. I Santi Sacramenti favoriscono l’efficacia del medicinale. Prima di usare il farmaco – si legge infine nel ‘bugiardino’ – si consiglia di rivolgersi ad un sacerdote per ulteriori informazioni e di conservare le avvertenze in caso di riutilizzo. Le scatole di “Misericordina” sono state prodotte in migliaia di esemplari e in quattro lingue: italiano, spagnolo, inglese e polacco. L’iniziativa, che ha già avuto dei precedenti in Polonia, è stata promossa da mons. Konrad Krajevski, elemosiniere pontificio.

divisore dans Medjugorje

freccetta.jpg Rosario in grani (medicinale)

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MEDJUGORJE/ Tornielli: per Francesco è meglio amare Dio che vivere per i messaggi…

Posté par atempodiblog le 16 novembre 2013

“Il Papa non intendeva criticare chi crede nei messaggi di Medjugorje, nei cui confronti non c’è ancora un giudizio ufficiale da parte della Chiesa, anche se è innegabile che le apparizioni producano ogni anno degli enormi frutti spirituali positivi. La polemica di Bergoglio riguardava piuttosto quanti, anziché affidarsi nelle mani di Dio, si illudono di poter scrutare il futuro utilizzando i messaggi della Madonna”. Lo spiega Andrea Tornelli, editorialista e vaticanista de La Stampa, dopo che Papa Francesco nel corso dell’omelia di Santa Marta ha affermato che “la Madonna è Madre e ama tutti noi. Ma non è un capufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni”.
di Pietro Vernizzi – Il Sussidiario.net
Tratto da: Ascolta tua Madre

MEDJUGORJE/ Tornielli: per Francesco è meglio amare Dio che vivere per i messaggi… dans Andrea Tornielli medjugorje_gospa

Tornielli, per quale motivo ritiene che il Papa non intendesse criticare Medjugorje?
Bergoglio ha già detto queste cose prima di diventare Papa. Nel mirino c’è il senso della curiosità per il futuro, e quindi tutto ciò che riguarda segreti o messaggi. Non è giusto attribuire questa omelia a un solo caso di apparizioni vere o presunte come è Medjugorje. Ciò a cui si riferiva il Papa è al fatto che spesso persone anche devote si fanno così prendere dal seguire i messaggi legati a questi fenomeni, che finiscono per avere un atteggiamento di eccessiva curiosità nei confronti del futuro.

In che senso la natura di questa curiosità non è veramente cristiana?
Perché queste persone sono così impegnate nel decifrare e confrontare questi messaggi, che finiscono per dimenticare la verità del messaggio evangelico. Possiamo preoccuparci di scrutare il futuro, ma non sappiamo neanche se ci saremo ancora domani mattina, eppure il giudizio finale su ciascuno di noi viene nel momento della morte. L’atteggiamento del cristiano è quello di chi sa che la sua vita dipende da Dio, e dunque non ha uno sguardo sul futuro che è così denso di curiosità, né si lascia così prendere da determinati messaggi sul futuro dell’umanità in quanto gli basta il Vangelo.

Prima di diventare Papa, Bergoglio si è mai espresso esplicitamente su Medjugorje?
Non lo ha mai fatto in termini specifici né sistematici. Quando era arcivescovo di Buenos Aires fu organizzata un’iniziativa collegata a Medjugorje e Bergoglio lasciò fare come è nel suo stile. Papa Francesco del resto ha una spiccata devozione mariana e lo si vede in tutto ciò che fa, nelle visite continue che compie alla Salus Populi Romani di Santa Maria Maggiore, come ha accolto e pregato davanti alla Statua della Madonna di Fatima lo scorso 13 ottobre, nella tenerezza con cui ha cullato la statuina di Santa Signora de Aparecida.

Bergoglio è un Papa profondamente mariano e che mostra di non avere alcun problema nei confronti delle manifestazioni di devozione popolare alla Madonna. Ricordo che dopo la sua elezione al Soglio Pontificio ha chiesto ai vescovi del Portogallo che pregassero per consacrare il suo pontificato alla Madonna di Fatima. Quello di Papa Francesco non è quindi certo l’atteggiamento di chi guarda con sufficienza e sospetto a tutti questi fenomeni. Il bersaglio non è Medjugorje ma un certo tipo di atteggiamento, proprio di chi pensa di dipendere da un messaggio mensile anziché da Dio.

Qual è la posizione ufficiale della Chiesa nei confronti di Medjugorje?
Il primo giudizio è la Dichiarazione di Zara da parte dei vescovi della Jugoslavia nel 1991, da cui risulta che “non constat de supernaturalitate”, cioè che non è stata riscontrata la soprannaturalità del fenomeno. E’ un giudizio che non ha chiuso la vicenda, nonostante l’opposizione fermissima e contraria alle apparizioni da parte dei due vescovi che si sono succeduti alla guida della Diocesi di Mostar.

In che senso dice che è un giudizio che non ha chiuso la vicenda?
Qualche anno fa Benedetto XVI ha affidato al Cardinal Camillo Ruini una nuova inchiesta che si sta a sua volta avviando verso la conclusione. Non mi aspetto però una decisione definitiva della Chiesa finché le apparizioni continuano a essere in corso e i messaggi continuano a essere divulgati.

Che cosa la colpisce di più quando si parla di Medjugorje?
Il dato di fatto impressionante è quanta gente vada ogni anno a Medjugorje. E’ innegabile che le apparizioni producano tanti frutti spirituali positivi, e questo è uno dei criteri attraverso i quali la Chiesa giudica solitamente questi fenomeni.

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Giuseppe Moscati, la carità trasforma il mondo

Posté par atempodiblog le 6 novembre 2013

La carità trasforma il mondo
Giuseppe Moscati preferì il lavoro nell’ospedale alle glorie accademiche. Fu un medico, un laico, un cristiano che si adoperò per tutta la sua vita in un “amore” senza limiti per i poveri ammalati, membra sofferenti di Cristo.

di Maria Di Lorenzo – Madre di Dio  

La poltrona sulla quale si spense il "Medico santo" il 12.4.1927.
San Giuseppe Moscati

«Da ragazzo guardavo con interesse all’Ospedale degli incurabili, che mio padre mi additava da lontano dalla terrazza di casa, ispirandomi sentimenti di pietà per il dolore senza nome, lenito in quelle mura. Un salutare smarrimento mi prendeva e cominciavo a pensare alla caducità di tutte le cose, e le illusioni passavano, come cadevano i fiori degli aranceti che mi circondavano. Allora compreso tutto negli iniziati studi letterari, non sospettavo e non sognavo che, un giorno, in quell’edificio bianco, alle cui vetrate si distinguevano appena, come bianchi fantasmi, gli infermi ospitati, io avrei ricoperto il supremo grado clinico».
Ai tempi di Giuseppe Moscati, l’Ospedale degli incurabili era uno dei più famosi d’Europa. Era costituito da vari edifici, circondati da giardini, chiostri e fontane. Lì vi tenevano corsi universitari e vi insegnavano uomini famosi, della statura di Gaetano Rummo e Antonio Cardarelli. Oltre ad essere casa di cura era anche un centro di fede, pietà e misericordia. Un luogo fortemente legato alla vicenda e alla memoria di Giuseppe Moscati, il medico santo. Che aveva rinunciato alla cattedra universitaria per stare vicino agli ammalati, vero samaritano del Cristo sofferente. 

Giuseppe Moscati.
Tomba di San Giuseppe Moscati (al Gesù Nuovo)

Ricco di virtù
Giuseppe Moscati nacque a Benevento il 25 luglio 1880; l’8 dicembre 1888, solennità dell’Immacolata, ricevette la Prima Comunione, e dopo aver conseguito alcuni anni dopo la maturità classica con ottimi voti, si iscrisse alla Facoltà di medicina: il 4 agosto 1903 conseguì la laurea con una tesi sull’urogenesi epatica, con il massimo dei voti e la lode, mentre la tesi veniva dichiarata degna di pubblicazione.
A 31 anni il dott. Moscati vinse il concorso di coadiutore ordinario negli Ospedali riuniti di Napoli, e da allora l’ospedale e i poveri che visitava gratuitamente a domicilio furono tutta la sua vita.
Libero da ogni ambizione terrena, dedicò tutto se stesso, il cuore e la mente, ai suoi infermi ed anche all’educazione dei giovani medici. Gruppi di giovani studenti e di giovani dottori infatti lo seguivano di letto in letto nelle sue visite agli ammalati, per poter apprendere il segreto della sua arte.
Ma questo “segreto” in realtà era assai semplice. Esso, prima ancora che nella scienza medica che pur possedeva perfettamente, era racchiuso nella sua vita di carità e nel profondo spirito di preghiera che animava la sua giornata terrena.
Scrivendo un giorno ad un collega, Moscati gli dice: «Pensate che i vostri infermi hanno soprattutto un’anima, a cui dovete sapervi avvicinare, e che dovete avvicinare a Dio; pensate che vi incombe l’obbligo di amore allo studio perché solo così potete adempiere al grande mandato di soccorrere le infelicità».
Molti di quelli che l’avevano conosciuto lo ricordavano in preghiera, inginocchiato dinanzi al Santissimo Sacramento nella chiesa del Gesù nuovo o di santa Chiara, particolarmente al mattino, prima di recarsi in ospedale. «Quanta dolcezza provo nel comunicarmi ai piedi della Madonna, mi sembra di diventare più piccolo e le dico le cose come sono». 

Giuseppe Moscati.
Il chiostro maiolicato della chiesa di santa Chiara di Napoli, molto frequentata dal professor Moscati

Devotissimo di Maria
L’Eucaristia era il centro della sua vita e a questa si univa una profonda devozione alla Madre di Dio. È stato ritrovato a tal proposito un commento di Giuseppe Moscati ai versetti dell’Ave Maria, che ci fa comprendere meglio la sua spiritualità mariana. Lo scritto non è datato e porta il titolo: Come recito l’Ave Maria.
In esso il futuro Santo scrive: «Per evitare distrazioni, e per recitare con maggiore fervore l’Ave Maria, sono solito riportarmi col pensiero ad una immagine, o meglio al significato di una immagine della beatissima Vergine, mentre pronuncio i vari versetti della preghiera contenuti nel Vangelo di Luca. E prego in questo modo: Ave, Maria, gratia plena… Il mio pensiero corre alla Madonna delle Grazie, così come è rappresentata nella chiesa di santa Chiara. Dominus tecum… Mi si presenta alla mente la Santa Vergine sotto il titolo del rosario di Pompei. Benedicta tu in mulieribus et benedictus fructus ventris tui, Jesus… Ho uno slancio di tenerezza per la Madonna sotto il titolo del buon consiglio, che mi sorride così come è effigiata nella chiesa delle Sacramentine. Innanzi a questa immagine di lei ed in questa chiesa io feci abiura degli affetti impuri terreni. Benedicta tu in mulieribus… E se sto davanti al Tabernacolo mi rivolgo al Santissimo Sacramento: Benedictus fructus ventris tui, Jesus.

Giuseppe Moscati.
 Reliquiario (Chiesa del Gesù Nuovo)

Sancta Maria, Mater Dei…Volo con l’affetto alla Madonna sotto il privilegio della Porziuncola di Francesco di Assisi. Ella implorò a Gesù Cristo il perdono dei peccatori; e Gesù le rispose di non poterle nulla negare, perché sua Madre! Ora pro nobis peccatoribus… Ho lo sguardo alla Madonna quando apparve a Lourdes, dicendo che bisognava pregare per i peccatori… Nunc et in hora mortis nostrae… Penso alla Madonna venerata sotto il nome del Carmine, protettrice della mia famiglia; confido nella Vergine che sotto il titolo del Carmine arricchisce di doni spirituali i moribondi e libera le anime dei morti nel Signore!».

Giuseppe Moscati.
Studio del professore trasferito alla Chiesa del Gesù Nuovo (Na)

Scienziato e santo
Il 12 aprile 1927, Martedì santo, il prof. Moscati, dopo aver partecipato, come ogni giorno, alla Messa e aver ricevuto la Comunione, trascorse la mattinata in ospedale per poi tornare a casa. Consumò, come sempre, un frugale pasto e poi si dedicò alle consuete visite ai pazienti nel suo studio. Ma verso le tre del pomeriggio si sentì male, si adagiò sulla poltrona, e incrociate le braccia sul petto spirò serenamente. Non aveva ancora compiuto 47 anni.
La notizia della sua morte si sparse velocemente, e il dolore di tutti fu grande. Soprattutto i poveri lo piansero a dirotto, perché con lui avevano perso anche il loro più grande benefattore.
La devozione per il “Medico santo” cominciò a crescere di giorno in giorno finché, tre anni dopo la sua morte, il 16 novembre 1930, in seguito all’istanza di varie personalità del clero e del laicato, l’Arcivescovo di Napoli concesse il trasferimento del suo corpo dal cimitero di Poggioreale alla chiesa del Gesù nuovo, tra due ali imponenti di folla. 

Giuseppe Moscati.
Cappella dedicata a San Giuseppe Moscati con Ex-voto

16 luglio 1931
La commozione e il rimpianto della gente si trasformarono presto in preghiera e in richieste di grazie fisiche e spirituali, che molti asserirono di aver ricevuto per la sua intercessione, finché il 16 luglio 1931 iniziarono i processi informativi presso la Curia di Napoli, primo atto ufficiale nel cammino verso la sua canonizzazione.
Dichiarato Venerabile nel 1973, fu beatificato da Paolo VI il 16 novembre 1975 e canonizzato da Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1987, mentre era in corso a Roma la VII Assemblea generale del Sinodo dei vescovi, che trattava della “Vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo, a 20 anni dal Concilio vaticano II”. Non poteva esserci una coincidenza migliore: Giuseppe Moscati era un laico che aveva svolto la sua missione nella Chiesa e nel mondo.

Giuseppe Moscati.
Canonizzazione di San Giuseppe Moscati: 25 ottobre 1987

La sua festa liturgica venne fissata, in seguito, al 16 novembre di ogni anno
La canonizzazione del medico Giuseppe Moscati era stata fortemente auspicata da studiosi, medici e studenti universitari, che avevano davanti agli occhi come guida e modello la sua splendida figura di scienziato e di uomo di fede, impegnato a lenire le sofferenze degli uomini e a condurre gli ammalati a conoscere l’amore di Cristo.

Giuseppe Moscati.
 Piazza del Gesù Nuovo che deve il nome all’omonima chiesa ivi presente

Agostino Gemelli
Come aveva già intuito appena due anni dopo la sua morte, nel 1930, padre Agostino Gemelli che in un articolo apparso su Vita e Pensiero tracciava un ritratto di Moscati definendolo «una fusione perfetta e cosciente del cristiano, dello scienziato e dell’uomo». Un fenomeno, sottolineava Gemelli, abbastanza raro tra i cultori delle scienze mediche, ma Moscati «nel riconoscimento che Dio è autore dell’ordine materiale e di quello soprannaturale aveva trovato il mezzo per giungere alle armonie di scienza e fede». Come lui stesso, il “Medico santo”, aveva compreso e quindi affermato in uno scritto davvero illuminante del 1922: «Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo…».

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freccetta.jpg Novena a San Giuseppe Moscati (da recitarsi dal 7 al 15 novembre)

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Guarigione a Medjugorje

Posté par atempodiblog le 3 octobre 2013

Guarigione a Medjugorje dans Medjugorje qxfm

Carissimo Padre Livio, Le scrivo per testimoniare una guarigione di cui sono stato testimone il 26 settembre a Medjugorje. Il giovane Cristian di 37 anni, sposato con due figli piccoli, affetto da SLA da cinque anni e da me personalmente conosciuto per essere stato operato nell’Ospedale di Napoli, di cui sono il cappellano nel 2011; paralizzato agli arti inferiori, e dovendo servirsi del respiratore di notte e alimentato grazie alla peg direttamente nello stomaco, dopo una preghiera di Viçka nel corso della testimonianza da suor Kornelia e dopo un’adorazione la notte del 25 quando si è sentito pieno di un’inesprimibile gioia al passaggio di una stella cadente che ha attraversato il cielo, ha voluto farsi accompagnare il giorno dopo in carrozzina ai piedi della Collina delle apparizioni. Lì, sentendosi interiormente chiamato, nei pressi della Croce blu si è alzato in piedi e ha mosso autonomamente i passi per salire appoggiandosi – non sorretto – a me, al suo parroco, all’accompagnatore – cosa fisicamente impossibile per le sue condizioni: è salito fino in cima insieme alla moglie e ai due bambini, e alla vista della statua della Madonna è scoppiato in lacrime. Per la strada più dolce dei misteri del Rosario siamo poi ridiscesi. Tornato al suo paese di Piane Crati cammina, non usa più le carrozzine, di notte dorme senza il respiratore e tra un mese gli sarà tolta la peg. I medici dichiarano inspiegabile questa condizione, non essendoci al mondo casi di remissione della SLA. Il miracolo, se di questo si tratta, è unico nel suo genere. Cristian in una meravigliosa testimonianza di fede e di amore quando era ammalato dichiarava che proprio la malattia gli aveva fatto scoprire il senso della vita – A gloria di Maria, Regina della pace.

Grazie a Lei Padre Livio, per la sua meravigliosa catechesi e il suo instancabile appello alla conversione, autentico interprete e testimone della presenza di Maria in mezzo a noi che da Medjugorje irradia il suo amore e la sua luce

don Giovanni Palmieri cappellano Ospedale Cardarelli – Napoli
Tratta da: Ascolta tua Madre

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G.K. Chesterton, anche Bergoglio lo vuole santo

Posté par atempodiblog le 27 septembre 2013

G.K. Chesterton, anche Bergoglio lo vuole santo
di Marco Respinti – La nuova Bussola Quotidiana

G.K. Chesterton, anche Bergoglio lo vuole santo dans Gilbert Keith Chesterton kx2i

Gilbert Keith Chesterton, il grande scrittore e saggista inglese, convertito al cattolicesimo nel 1922, potrebbe anche diventare santo. Certo, nessun passo ufficiale è stato ancora fatto, il processo che porterebbe all’eventuale canonizzazione non è nemmeno partito, ma l’idea ricorre oramai con una certa insistenza dal mese di agosto. E la notizia vera è che a Papa Francesco la cosa non spiacerebbe affatto.

A dare il la alle “voci” è stato Dale Alhquist, aprendo il 1° agosto, all’Assumption College di Worcester, in Massachusetts, il 32° convegno nazionale dell’American Chesterton Society, di cui è co-fondatore e presidente. Alhquist, ex protestante evangelical convertito al cattolicesimo e padre di sei figli, è un raffinato studioso di Chesterton, a cui ha dedicato numerosi libri, collabora con la famosa e prestigiosa rete televisiva cattolica statunitense Ewtn, e, nonostante la forte passione per lo scrittore inglese, non è tipo da esagerazioni e sensazionalismi. Tant’è che, com’è giusto, procede con i piedi di piombo, limitandosi ai fatti. Fra questi, vi è però notevolmente il permesso concesso da mons. Peter John Haworth Doyle, vescovo di Northampton, in Inghilterra – la diocesi in cui Chesterton visse – di rendere pubblica la propria simpateticità con chi desidera verificare se sussistano le condizioni per avviare l’iter di canonizzazione e quindi la sua nomina di un incaricato ecclesiastico, il canonico John Udris, che si muova in questa direzione. Ma il fiore all’occhiello dell’intera vicenda viene dall’America Meridionale, con una notizia che, diffusa sempre da Ahlquist, è stato il giornalista inglese William Oddie, presidente della Chesterton Society in Inghilterra ed editorialista di The Catholic Herald, a traghettare fuori dai soli circoli di aficionados.

In una lettera del 10 marzo di quest’anno inviata a Martin Thompson, leader di “Chesterton in the Chilterns” (un gruppo attivo nella cittadina inglese di Beaconsfield, dove Chesterton abitò), l’ambasciatore Miguel Ángel Espeche Gil, che guida la Sociedad Chestertoniana Argentina, ha riferito che il cardinal Jorge Mario Bergoglio, al tempo arcivescovo di Buenos Aires, «c’incoraggia nella nostra aspirazione a vedere iniziare la Causa di esaltazione di Chesterton agli altari», addirittura approvando, per uso privato, tre giorni prima di salire al Soglio di Pietro, la versione spagnola di una preghiera d’intercessione allo scrittore inglese, composta originariamente in inglese sul modello di una orazione al futuro beato John Henry Newman diffusa in Canada negli anni 1930. Del resto, la passione di Papa Francesco per Chesterton (accanto a quella per Jorge Louis Borges, Johann Christian Friedrich Hölderlin, Alessandro Manzoni e J.R.R. Tolkien) non è affatto un mistero, e si accompagna significativamente a quella per lui nutrita dal Servo di Dio Papa Giovanni Paolo I (1912-1978), il quale, quand’era Patriarca di Venezia, inviò anche a Chesterton una di quelle belle lettere immaginarie rivolte a personaggi famosi, poi raccolte nel volume Illustrissimi (Edizioni Messagero, Padova 1976; ristampa 2011). Per di più, sembra che Papa Francesco sia membro della Societad Chestertoniana Argentina: quel che è certo è che ne patrocinò il primo convegno nazionale, nel 2005, concelebrandovi la Messa. E, come ricorda Oddie – tra l’altro curatore, nel 2010, per i tipi della Gracewing di Leominster, in Inghilterra, di una raccolta di studi dal titolo coraggiosamente e sanamente assertivo, The Holiness of G.K. Chesterton – è almeno dal 1995 che in Argentina ambienti sociali, addirittura politici e certamente ecclesiastici si danno da fare per la canonizzazione del grande convertito inglese.

Ovviamente si sono già scatenati i pareri dei contrari o dei tiepidi. Per questo fa benissimo Stratford Caldecott , direttore a Oxford di Second Spring: A Journal of Faith and Culture, a puntualizzare così: «Dipende da ciò che pensiamo significhi “santo”. Il termine indica una persona che è in Paradiso, e la Chiesa crede di saper giudicare quando è il caso. Il motivo per cui la Chiesa proclama santo qualcuno è quello di proporre una persona alla nostra imitazione e alla nostra venerazione. Se la Chiesa ritiene che queste persone siano vicine a Dio, possiamo stare certi dell’efficacia delle loro preghiere e quindi cercarne l’intercessione per i nostri bisogni terreni.

Chesterton è in Paradiso? In un certo senso sarebbe preoccupante e strano se non ci fosse. […] Non è stato infallibile (i santi non hanno bisogno di esserlo), ma certamente ha vissuto santamente; e se non è in Paradiso lui, per il resto di noi c’è ben poca speranza». Sarà per questo che addirittura alcuni protestanti, come Chris Armstrong, docente di Storia della Chiesa al Bethel Seminary di St. Paul, nel Minnesota, ne siano fortemente, pubblicamente toccati?

divisore dans Medjugorje

Preghiera a G.K. Chesterton

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Della preghiera a Chesterton, approvata in versione spagnola dal card. Jorge Mario Bergoglio tre giorni prima di diventare Papa, esiste una versione italiana, diffusa dalla Società Chestertoniana Italiana.

Dio Nostro Padre,
Tu riempisti la vita del tuo servo Gilbert Keith Chesterton di un senso di meraviglia e gioia, e desti a lui una fede che fu il fondamento del suo incessante lavoro, una carità verso tutti gli uomini, in particolare verso i suoi avversari, e una speranza che scaturiva dalla sua gratitudine di un’intera vita per il dono della vita umana.
Possano la sua innocenza e le sue risate, la sua costanza nel combattere per la fede cristiana in un mondo che perde la fede, la sua devozione di una vita per la Beata Vergine Maria e il suo amore per tutti gli uomini, specialmente per i poveri, portare allegria ai disperati, convinzione e calore ai tiepidi e la conoscenza di Dio a chi non ha fede.
Ti chiediamo di concedere le grazie che Ti imploriamo attraverso la sua intercessione (e specialmente per…) perché la sua santità possa essere riconosciuta da tutti e la Chiesa possa proclamarlo beato. Te lo chiediamo per Cristo Nostro Signore.
Amen.

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“Vi chiedo solo preghiera e digiuno!” – Padre Slavko

Posté par atempodiblog le 7 septembre 2013

“Vi chiedo solo preghiera e digiuno!” - Padre Slavko dans Digiuno nixz

Il digiuno è di sicuro un messaggio molto importante, ma purtroppo anche dimenticato da noi cattolici; e un messaggio biblico ed è un messaggio della tradizione della Chiesa. Sappiamo bene che la Madonna fin dall’inizio ci ha invitati proprio a digiunare e a pregare. Non dobbiamo dimenticare che ha detto che con il digiuno e la preghiera si possono fermare le guerre e anche allontanare le catastrofi naturali.

“Pregate e digiunate! Vi chiedo solo preghiera e digiuno!” (14.12.81)

Io direi che dobbiamo almeno pregare per ottenere questa grazia di poter digiunare e poter vivere così come la Madonna ci invita. Ma se incominciamo a digiunare e a pregare, di sicuro capiremo anche la volontà di Dio, la potremo accettare e vinceremo la nostra propria volontà. Non dobbiamo dimenticare che la volontà di Dio è veramente il nostro bene.

Molte volte quando stiamo bene non diciamo che “è la volontà di Dio”, ma se qualche cosa va male diciamo facilmente che “è la volontà di Dio”: cosi possiamo proprio presentare Dio in una luce non giusta, non buona. Anche quando noi combiniamo qualche guaio, la volontà di Dio è trasformare tutto per il bene.

Una volta S. Agostino ha detto: “felice colpa”. Allora anche il nostro peccato, tutte le esperienze del peccato e tutte le ferite, il Signore le vuole guarire, vuole che tutto sia trasformato per il nostro bene e per la gloria di Dio.

Scoprendo la volontà di Dio, di sicuro diventeremo “apostoli dell’amore”.

Forse molte volte abbiamo sentito la domanda o abbiamo noi stessi chiesto: “come posso aprirmi al Signore?”. Ecco la risposta: nella preghiera. Ma la preghiera che ci apre al Signore è la preghiera per la quale prendiamo tempo. Una preghiera veloce o breve o superficiale di sicuro non può aprirci; così come un fiore non si può aprire se non ha le condizioni della terra, dell’acqua…. Chiediamo al Signore la grazia di una preghiera profonda, di una preghiera fatta con amore, di una preghiera del cuore. E´ veramente bello guardare un fiore che si apre ai raggi mattutini del sole, ma più bello è vedere o fare l´esperienza di questa apertura a Dio nella preghiera, perché, aprendoci così a Dio, faremo l´esperienza dell’amore, della pace, della gioia, della speranza e anche della guarigione interiore. La Madonna ci incoraggia a non aver paura.

Tutto e dono. Anche voler pregare e digiunare, anche poter credere e un dono. Qualche volta qualcuno si chiedeva: “Che cosa viene prima? Prima la preghiera e dopo l’apertura del cuore o prima l’apertura del cuore e dopo la preghiera?”. Non c’è bisogno quà di una teoria o di una filosofia. In questo momento, sentendo questo messaggio, se ci decidiamo per la preghiera, il cuore si aprirà, il cuore farà questa esperienza di Dio e di sicuro accetterà il dono della conversione e riceverà anche la forza di lasciare il male, di superare il male. La conversione è uno dei messaggi principali che la Madonna ha dato quì a Medjugorje. Conversione significa lasciare il male, superare il male, le abitudini del peccato e aprirci sempre di più al Signore, camminare verso il Signore con Maria.

La Madonna ci assicura che solo accettando il dono della conversione, capiremo “l´importanza della grazia in questi tempi”. questi tempi sono tempi di grazia e insieme sono tempi in cui abbiamo bisogno della grazia. Tutti coloro che hanno cominciato ad accettare e a vivere i messaggi della Madonna, di sicuro capiscono come è importante la grazia. Le scienze umane ci offrono tante possibilità e così tutti noi siamo un po´ tentati a contare su noi stessi, sulla tecnica, sulla medicina. Tutto bene, ma la grazia è più importante, la grazia non si può sostituire. Se ci apriremo così a Dio, la Madonna ci assicura: “Dio vi diventerà più vicino”. Non è che Dio si sia allontanato da noi, ma noi possiamo allontanarci da Dio. Allora saremo più capaci nel cuore a capire che Lui è veramente con noi. Il Suo desiderio e di aiutarci ad incontrare Gesù nella Parola e nell´Eucarestia. E quando cominciamo a capire e ad accettare la Sua Parola, quando cominciamo ad aprirci all´Eucarestia, ecco che sentiremo Dio vicino a noi Lo scopo e la gioia dell´EMMANUELE (Dio con noi) è proprio di rimanere con noi, con il Suo popolo, con i Suoi figli.

Commento di Padre Slavko Barbaricwww.medjugorje.org – [Info da Medju] -
Tratto da: Ascolta tua Madre

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Non giudicate, ma amate

Posté par atempodiblog le 30 août 2013

Non giudicate, ma amate dans Correzione fraterna La-Parabola-del-fariseo-e-del-pubblicano

Cosa vuol dire non giudicate? La Madonna nel messaggio ha commentato un brano del Vangelo dove Gesù dice: “non giudicate e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati, perdonate e vi sarà perdonato”. Non vuol dire non giudicare i pensieri, le parole, i comportamenti, vuol dire non giudicare le persone. Tu non puoi dare nessun giudizio sulla persona perché il suo grado di responsabilità a nessuno è dato conoscerlo, se non a Dio.

Solo Dio sa cosa c’è nel cuore di quella persona, solo Dio sa quali sono i condizionamenti che ci sono stati, solo Dio sa quali erano le sue intenzioni. Difatti Gesù Cristo svela le intenzioni dei suoi avversari, vedeva nel fondo dei cuori, ma noi non vediamo! Quindi non dobbiamo giudicare le persone.

Cosa bisogna giudicare? Quello che uno dice, se non va bene, se è errata, se è falsa, se è ingiusta, la si contraddice. “Tu hai detto così, ma non è vero”, non dico sei un “bugiardo” ma “questo non è vero”. Alcuni dicono “il mio parroco ha detto che l’Inferno non c’è, ma non voglio giudicare”, come non vuoi giudicare! “Inferno non c’è” è un’espressione sbagliata, contraria alla fede, quindi distinguiamo fra la persona e quello che una persona fa, dice, insegna, ecc… Perché lì occorre il discernimento alla luce della verità.

In questo ambito rientra la correzione fraterna, si dice con carità fraterna a tu per tu, dicendo “forse non ti sei reso conto… ma guarda che è una cosa sbagliata… hai trattato male quella persona, non dovevi farlo… ecc…”. Non rientra nel giudizio, ma è l’aiutare quella persona a rendersi conto che certe cose dette o fatte non sono conformi alla verità e alla rettitudine.

Non giudicare, non condannare, “tu hai fatto questo perciò tu sei…!”, micidiale! Tu ti metti nei confronti di tuo fratello esattamente come il fariseo con il pubblicano.

La gravità nel condannare la persona consiste nel fatto che uno che fa così non si converte, non si convertirà mai, si è precluso la via alla conversione e per quello che la Madonna dice “non giudicare” perché invece di vedere i suoi peccati guarda quello degli altri.

E’ tipico poi che i peccati degli altri sono più gravi dei tuoi, perché il medesimo peccato se lo ha fatto un altro è un grave peccato, se lo hai fatto tu è un piccolo difetto! Si sa che è così, no?

Quindi l’atteggiamento del condannare è pericolosissimo perché punti il dito su tuo fratello e non vedi il peccato che è in te, anzi tu ritieni di non aver bisogno di conversione, sei già perfetto!

Noi puntiamo il dito, facendo male a noi stessi, siamo una maledizione per gli altri perché li allontaniamo. Se invece anche quelli che ti hanno fatto del male, bada bene, tu però li perdoni, preghi per loro, non rispondi pan per focaccia, ma al massimo stai zitto… Bisogna amare, ma per arrivare all’amore c’è tutto un cammino da fare che incomincia dal non giudicare, dal non sparlare, dal saper tacere, dal non vendicarsi, dal non controbattere e c’è tutto un processo… e poi si incomincia a pregare. Allora se tu fai così sei una benedizione per i lontani, per quelli che non hanno conosciuto l’amore di Dio.

Tratto da una riflessione audio di Padre Livio Fanzaga a Radio Maria

Divisore dans San Francesco di Sales

Per approfondire Freccia dans Viaggi & Vacanze Commento di p. Livio al messaggio di Medjugorje del 2/05/2013 dato a Mirjana

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