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Novena per la patria

Posté par atempodiblog le 26 mars 2020

Novena per la patria dans Fede, morale e teologia Santa-Faustina

Una volta sentii queste parole: «Va’ dalla Superiora e chiedi che ti permetta di fare ogni giorno un’ora di adorazione per nove giorni; durante questa adorazione cerca di fare la tua preghiera con Mia Madre. Prega di cuore in unione con Maria; procura inoltre in questo tempo di fare la Via Crucis».

Ottenni il permesso non per un’ora intera, ma soltanto per il tempo che avevo, dopo compiuti i miei doveri. Dovevo fare quella novena per la patria.

Il settimo giorno della novena vidi la Madonna fra cielo e terra, in una veste chiara. Pregava con le mani giunte sul petto e lo sguardo rivolto al cielo e dal suo Cuore uscivano dei raggi di fuoco, alcuni dei quali erano diretti verso il cielo, mentre gli altri coprivano la nostra terra.

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze  Via Crucis del Beato Giustino M. Russolillo

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Novena a San Giuseppe

Posté par atempodiblog le 10 mars 2020

Novena a San Giuseppe dans Preghiere San-Giuseppe

San Giuseppe mi ha chiesto di avere per lui una devozione continua.

Santa Faustina Kowalska

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze Novena a San Giuseppe (da recitarsi dal 10 al 18 marzo)

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Botti di Capodanno, incubo per i cani. Ecco come aiutare i nostri amici animali

Posté par atempodiblog le 19 décembre 2019

Botti di Capodanno, incubo per i cani. Ecco come aiutare i nostri amici animali
di Paolo Bosatra, istruttore cinofilo – L’Eco di Bergamo

Botti di Capodanno, incubo per i cani. Ecco come aiutare i nostri amici animali dans Articoli di Giornali e News Botti-di-capodanno-e-animali

Viviamo, in questi giorni di festività, un momento «storicamente» molto delicato per i nostri amici cani a causa di botti e petardi vari, che mai fanno loro piacere e spesso sono fonte di vero e proprio panico, con conseguenze a volte disastrose per loro ma anche per noi. Fortunatamente però possiamo dire che sempre più comuni della Bergamasca stanno intelligentemente vietando l’utilizzo dei botti.

I cani sono dotati di un udito sensibilissimo e il rumore di un petardo è davvero molto fastidioso, spesso ci dimentichiamo di ciò, ma lo stress che generano i botti di fine anno è enorme su ognuno di loro, anche se apparentemente vi può sembrare che ne siano del tutto indifferenti. Quindi se proprio non potete fare a meno di festeggiare a suon di petardoni, fatelo lontano dal vostro amico, e comunque assicuratevi che sia in un luogo sicuro e al riparo. Non solo il rumore può essere dannoso, ma anche eventuali bruciature o gravi lesioni causate dallo scoppio. Pensate ad un cane che decide di inseguire un petardo da voi lanciato in giardino pensando che sia una pallina, e alle conseguenze a cui potrebbe andare incontro.

Petardi, cani e ragazzini
Se in famiglia avete dei ragazzini, solitamente i più interessati ai botti, raccomandate loro di non sparare quando il cane è nei paraggi, ma anche di non farlo con altri cani dietro le cancellate. Purtroppo è un «passatempo» ancora molto diffuso tra gli adolescenti e a farne le spese sono, oltre agli animali, anche i proprietari che si trovano alle prese con cani terrorizzati o che iniziano a sviluppare atteggiamenti aggressivi nei confronti di chiunque si avvicini al cancello di casa.

Cani terrorizzati dai rumori
Esistono poi (e io, grazie al mio tenero segugio Ambrogio, ne sapevo qualcosa) molti soggetti che sviluppano una vera e propria iperfobia nei confronti dei rumori forti, quali tuoni e, appunto, spari e scoppi. Solitamente ciò avviene perchè nelle prime, determinanti settimane di vita, il cucciolo non viene correttamente socializzato e accostato positivamente a tali rumori. Per questi cani non solo il capodanno, ma anche i giorni che lo precedono e lo seguono (in cui, anche se in modo minore, si continua a sparare), sono fonte di autentico terrore, in cui il panico regna sovrano. Per questi sventurati quattrozampe gli accorgimenti e le cautele devono essere ancora maggiori: se sono cani che abitualmente vivono in giardino, raccomando caldamente di portarli in casa, o quanto meno di ricoverarli in luoghi sicuri, come taverna o garage, e di non lasciarli al buio, ma di tenere una luce e magari anche una radio accese.

No corde o catene
Evitate di lasciarli all’esterno legati a catene o corde, possono farsi molto male nel tentativo di divincolarsi per fuggire. Sappiate che un cane in preda al panico scavalca recinzioni anche di due metri e scappa senza una direzione precisa, rischiando, nella migliore delle ipotesi, di perdersi e di non ritrovare la strada di casa, nella peggiore di finire in mezzo ad una strada trafficata e di provocare un incidente stradale di cui ne sareste poi i responsabili.

Non assecondiamo le loro paure
Una volta messi al sicuro, il consiglio è di non lasciarli completamente soli, hanno bisogno della nostra presenza che, attenzione, non deve avere la funzione di consolarli e tantomeno dobbiamo sussultare ad ogni sparo buttandoci compassionevolmente su di loro: così facendo infatti andremmo solo a rinforzare la loro paura, è come se gli dimostrassimo che ha ben ragione di essere in preda al panico. Noi dobbiamo dimostrare loro che, nonostante i botti, continuiamo a fare con indifferenza ciò in cui siamo indaffarati.

Rimedi aggiuntivi per tutti
Non sempre però questi accorgimenti bastano a risolvere la situazione e a restituire tranquillità ad un cane particolarmente fobico, ecco allora che, insieme agli atteggiamenti prima descritti, si possono provare altri rimedi, come il diffusore del «feromone dell’appagamento», facilmente reperibile in farmacia o nei pet-stores o i fiori di Bach, che possono essere utilizzati anche per i nostri amici a quattro zampe. Certo, non sono farmaci, ma possono dare davvero un buon aiuto.

Anticipate il problema, parlatene al veterinario
Consiglio però anche di parlarne con il vostro veterinario il quale, una volta valutata la situazione potrà prescrivervi anche un valido supporto farmacologico. Attenzione, con i farmaci si sa, non si scherza. Evitate pertanto il «fai da te»: non è detto che un farmaco adatto a voi lo sia anche per il vostro cane. Solo il medico veterinario può indicarvi la giusta soluzione!

In caso di smarrimento
In caso doveste smarrire il cane, avvisate subito le forze di polizia (in primis la Polizia Locale) fornendo una descrizione dettagliata del vostro amico peloso, stampate dei manifestini con i vostri recapiti e una sua foto ben definita, offrite magari una ricompensa per chi dovesse riportarvelo. Utilizzate i social network, Facebook su tutti. Abbiamo gruppi molto efficienti attivi nella bergamasca. Lasciate fisso sul cane il collarino con la medaglietta che deve riportare il nome del cane e il vostro numero di telefono. È sempre il modo più semplice e efficace per farvelo restituire. Se non l’avete ancora, sappiate che nei negozi di animaleria e in alcune ferramenta ve la incidono al momento. Inoltre nei grandi centri commerciali vi sono delle macchinette in cui potete farvela da voi. È sottinteso che il cane deve essere tatuato o microchippato, come da prescrizione di legge, cosa che permette alle autorità di rintracciarvi, ma la medaglietta lo identifica immediatamente.

In caso di ritrovamento
Nel caso foste voi a ritrovare un cane smarrito sprovvisto di medaglietta, recatevi dal più vicino veterinario che può identificare il cane con il lettore di microchip, in alternativa avvisate la Polizia Locale o il Comune in cui avete ritrovato l’animale. Anche in questo caso servitevi di facebook. Vi invito inoltre, se si lascia avvicinare, a non lasciarlo vagare per strada, ma ad offrirgli acqua, cibo ed uno stallo (anche di fortuna) in attesa che il proprietario o le autorità competenti vengano a ritirarlo.

Festivit dans No ai botti pericolosi

Inoltre Freccia dans Riflessioni Decalogo dei carabinieri. Fuochi d’artificio, le regole salva-vita

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Con san Giuseppe verso il Santo Natale/ Preghiera per l’inizio della novena di Natale

Posté par atempodiblog le 16 décembre 2019

Con san Giuseppe verso il Santo Natale/ Preghiera per l’inizio della novena di Natale
Tratta da: Radio Maria Fb

Con san Giuseppe verso il Santo Natale/ Preghiera per l'inizio della novena di Natale dans Avvento Maria-e-Giuseppe

O san Giuseppe, che hai accolto in maniera mirabile il Salvatore, fa che anche noi possiamo accogliere il Signore che viene in ogni tempo.

Aiutaci col tuo esempio e la tua intercessione a prepararGli dentro di noi e nelle nostre comunità il luogo giusto dove possa prendere stabile dimora, e camminare nella via giusta alla Sua presenza.

Buon-Natale dans Preghiere
Freccia dans Riflessioni Novena di Natale

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Il natale di Gesù nella mia vita

Posté par atempodiblog le 15 décembre 2019

Il mirabile segno del presepe dans Avvento Presepio

Ecco ci è nato un Bambino, ci è stato dato un Figlio! Dalla Vergine Maria immacolata divenuta vera Madre di Dio, ci è nato un Bambino, un Figlio! Dal Signore Dio , il Padre altissimo, l’Eterno ci è stato dato. O santa Maria, Madre di Dio, ottienimi, perenne, il natale di Gesù nella mia vita! O Dio Padre, concedimi perennemente il dono del tuo Figlio!

Beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

Botti di Capodanno, l'appello dei medici degli ospedali: “E' una tradizione negativa e pericolosa” dans Articoli di Giornali e News Santo-Natale

Prepariamoci ad accogliere Gesù/ Domani inizia la novena di Natale (da recitarsi dal 16 al 24 dicembre)
Vi segnalo quella del Beato Giustino Maria Russolillo, per recitarla cliccare  Freccia dans Riflessioni Novena di Natale

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La benedizione delle famiglie. Se il Signore «bussa» alla porta di casa

Posté par atempodiblog le 27 mars 2018

La benedizione delle famiglie. Se il Signore «bussa» alla porta di casa
La benedizione pasquale delle famiglie resta ancora oggi un “rito” che da Nord a Sud dell’Italia unisce le parrocchie nel tempo di Quaresima
di Giacomo Gambassi – Avvenire

La benedizione delle famiglie. Se il Signore «bussa» alla porta di casa dans Benedizione delle famiglie Benedizione_famiglie

È una tradizione già contemplata dal Concilio di Trento. Ma al tempo stesso può essere considerata un prezioso momento per declinare nel quotidiano l’impegno a essere Chiesa “in uscita”, secondo l’intuizione di papa Francesco. La benedizione pasquale delle famiglie resta ancora oggi un “rito” che da Nord a Sud dell’Italia unisce le parrocchie nel tempo di Quaresima. Come vuole una prassi consolidata dai secoli, i sacerdoti programmano fin da dopo le festività natalizie le “benedizioni”, come vengono popolarmente chiamate, che catalizzeranno gran parte delle loro già fitte agende. Del resto, «uno dei compiti principali della loro azione pastorale» è la «cura di visitare le famiglie per recare l’annuncio di pace di Cristo», spiega il Benedizionale, ossia il libro che contiene le formule di benedizione per le diverse circostanze. E così nelle settimane che portano alla Pasqua il prete passa di casa in casa.

«E tutto ciò va visto come una vera e propria occasione di evangelizzazione delle famiglie accompagnata dalla preghiera», spiega don Gianni Cavagnoli, parroco di Cremona ma anche docente di liturgia all’Istituto “Santa Giustina” di Padova e direttore della Rivista Liturgica. Che subito aggiunge: «Se leggiamo questo capitolo ecclesiale alla luce dell’attuale magistero pontificio, possiamo dire che è espressione di una comunità ecclesiale estroversa che sa andare verso la gente e ha un rinnovato slancio missionario». Guai, però, a parlare di benedizione delle case. «Non è certamente un gesto scaramantico – tiene a precisare il sacerdote –. Ecco perché al centro ci deve essere sempre la persona e l’abitazione va intesa come luogo in cui la famiglia si riunisce. Non per nulla oggi nelle visite il prete raccoglie le confidenze del popolo di Dio che gli è stato affidato e tocca con mano anche le sue povertà: da quelle sociali, come la mancanza di lavoro, a quelle umane, che possono comprendere le crisi dei matrimoni o le incomprensioni nei rapporti con i figli. E, attraverso l’abbraccio che si realizza con questa pratica antica, il pastore se ne fa carico». Altrettanto da evitare è ogni accenno “economico”.

«Se papa Francesco ha ribadito con forza che la Messa non si paga – afferma don Cavagnoli –, è quanto mai necessario cancellare ogni ombra di lucro dalle benedizioni pasquali». Eppure non mancano le difficoltà. «Per due ragioni essenzialmente – sottolinea il liturgista –. La prima è legata al numero di sacerdoti che si sta riducendo. Allora la benedizione pasquale rischia di trasformarsi in una sorta di maratona del parroco, segnata dalla fretta. Inoltre succede che una famiglia possa ricevere la benedizione ogni due o tre anni, come testimoniano i casi di grandi parrocchie di città. In secondo luogo è cambiato il contesto sociale. Si fa fatica a trovare in casa una famiglia al mattino o al pomeriggio. Sicuramente qualcuno non vuole aprire la porta in modo intenzionale, ma in molti casi la porta resta chiusa perché i coniugi o i figli non ci sono a quel determinato orario. Abbiamo famiglie che chiedono un nuovo appuntamento, ma gli intensi ritmi di lavoro che accomunano comunità cittadine e rurali sono una variante ormai imprescindibile».

Il “rito” affonda le sue radici nelle parole di Gesù che si trovano nel Vangelo di Luca: “In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa”. «La shalombiblica è il complesso di ogni bene. A livello fisico si tratta della salute, del lavoro, del cibo. Dal punto di vista spirituale rimanda all’armonia. Perciò dire pace significa augurare l’unità in una società marcata dalle divisioni e dai contrasti». Poi c’è l’aspersione con l’acqua. «È il richiamo al Battesimo. L’acqua esprime sia il fatto che come famiglia siamo inseriti in Cristo, sia il bisogno di purificazione, cioè di perdono. E il perdono è una dimensione quanto mai importante e da riscoprire anche fra le mura domestiche ». La benedizione delle famiglie avviene per lo più in Quaresima. «Perché viene portato l’annuncio di Pasqua – chiarisce il liturgista –. È come se Cristo Risorto venisse in mezzo a noi, nelle nostre abitazioni, attraverso la persona del sacerdote». Ma può essere un laico a compiere questa prassi? «Certamente, purché lo faccia a nome della comunità. Anzi, è bene che nelle famiglie ci siano anche altre occasioni di benedizione comune come può essere prima di un pasto. E i sussidi per proporle non mancano».

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Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti  “In punta di piedi”, con discrezione e rispetto

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Europa nelle tenebre

Posté par atempodiblog le 8 novembre 2017

Europa nelle tenebre
Per Hegel il cristianesimo era “il fattore decisivo nella storia del mondo”. Un’idea ormai desueta
di Giuseppe Bedeschi – Il Foglio
Tratto da: Radio Maria

Europa nelle tenebre dans Articoli di Giornali e News L_Europa_nelle_tenebre

Per Hegel il cristianesimo era “il fattore decisivo nella storia del mondo”. Un’idea ormai desueta. « Se la chiesa cristiana non fosse esistita, il mondo intero sarebbe stato abbandonato alla pura forza materiale.

L’idea d’Europa: come è sorta, come si è formata, come, in una certa fase della storia, è diventata coscienza vivente delle élite colte dei popoli europei? Dice Lucien Febvre, nella sua classica ricerca su L’Europa. Storia di una civiltà (testo di un corso tenuto al Collège de France, nei drammatici anni 1944- 45): “Chiamo Europa, semplicemente, una unità storica, comparsa nella storia, sappiamo esattamente quando, giacché l’Europa in questo senso, così come noi la definiamo, come la studiamo, è una creazione del Medioevo”. Questa Europa non si definisce dall’esterno in base a stretti confini geografici, cioè facendo riferimento a mari, a monti, a fiumi ecc. “Si definisce dall’interno (…), con le grandi correnti che non cessano di attraversarla, e che la percorrono da lunghissimo tempo: correnti politiche, economiche, intellettuali, scientifiche, artistiche; correnti spirituali e religiose”. In questo complesso intreccio il cristianesimo è stato l’elemento caratterizzante e decisivo. I francesi, i tedeschi, gli inglesi, gli italiani, i fiamminghi, si sono sentiti, in primo luogo e soprattutto, cristiani. “Tutti gli uomini dell’occidente – dice Febvre – [furono] immersi nella medesima famiglia cristiana”. Il cristianesimo, i movimenti cristiani, le correnti cristiane, hanno avuto un ruolo immenso nella storia dell’occidente. Durante tutto il Medioevo, “l’azione potente del cristianesimo, vale a dire l’azione potente di una organizzazione cristiana, di un proselitismo cristiano, di una devozione cristiana, di un pensiero e di una filosofia cristiani (…), ha contribuito a dare agli europei una coscienza comune, una coscienza che sovrasta le frontiere che li separano, e che, laicizzatasi a poco a poco, è diventata una coscienza europea”.

In Voltaire, come osserva Chabod, l’ostilità per il cristianesimo travolge i valori essenziali della religione

Si ponga mente, d’altronde, ai processi storici che stanno a monte di tutto ciò. L’Europa sorge quando crolla l’impero romano. Le invasioni barbariche e i loro insediamenti nell’Impero d’occidente preparano una costellazione spirituale e politica nuova. Sorgono la civiltà gallo-romana, ibero-romana, britannoromana, germano-romana, e però gli uomini che elaborano queste civiltà si convertono in massa alla religione cristiana, ne fanno la loro religione. Tale costellazione spirituale nuova si afferma lentamente nel VII e nell’VIII secolo, finché, sulla soglia del IX secolo, nell’800, essa trova la sua prima espressione politica: l’impero carolingio. Certo, l’Europa carolingia non è la nostra Europa. Quest’ultima è ben più estesa: essa comprende la Spagna, il mondo anglosassone, e oltre alla Germania, il mondo slavo del nord, i Balcani, ecc. “Tuttavia – dice Febvre – l’Europa carolingia è il cuore, è il lievito che ha fatto fermentare la pasta europea. E’ attorno all’Europa carolingia che si è costruita la nostra Europa”. Ma attenzione: l’estensione dell’impero di Carlo Magno è la stessa della chiesa di Roma. “Questo impero si estende, così com’è, esattamente su tutti i paesi che riconoscono nel papa di Roma il vicario di Cristo, il capo della vera chiesa. Al di fuori ci sono gli infedeli, i seguaci di Maometto”. In questo quadro, l’incoronazione a Roma di Carlo Magno, fatta dal Papa Leone III, in San Pietro, nella notte di Natale dell’800, è un avvenimento spiritualmente e politicamente decisivo. L’imperatore si presenta come difensore della chiesa e della cristianità, e come evangelizzatore dei popoli pagani. Non a caso, del resto (e si veda a questo proposito l’importante libro di Federico Chabod, Storia dell’idea di Europa, 1961), la parola Europa ricorre nella terminologia dell’età di Carlo Magno, il quale viene definito “rex pater Europae”, “Europae venerandus apex”. E il contenuto morale di questa Europa è la “ecclesia romana”, il “regnum sanctae ecclesiae”.

Ma è solo nel XV e nel XVI secolo che il termine “europeo” entra largamente nell’uso. Nel XV secolo tale termine figura negli scritti Enea Silvio Piccolomini (Papa Pio II). All’inizio del 1600 il duca Sully parla di una “repubblica cristianissima d’Europa” (repubblica nel senso di comunità politica). Certo, la “christianitas” è assente in Machiavelli, che pure afferma in modo netto e pregnante l’idea di Europa (che egli contrappone all’Asia: perché in Europa ci sono repubbliche e monarchie non assolute, mentre in Asia ci sono solo monarchie assolute, sicché qui uno solo comanda e tutti gli altri sono servi). E assai marcata sarà la laicizzazione dell’idea di Europa nell’Illuminismo: basti pensare a Voltaire, nel quale – dice giustamente Chabod – l’ostilità per il cristianesimo travolge i valori essenziali della religione. E tuttavia, anche in alcuni grandi esponenti dell’Illuminismo l’idea d’Europa viene associata ai valori religiosi cristiani. L’esempio più insigne è quello di Montesquieu. Nello Spirito delle leggi (1748) il cristianesimo appare la religione che meglio si accorda con il governo temperato, mentre la religione musulmana e i riti cinesi si accordano con il dispotismo. Spiega assai bene Chabod: “Ora, chi tenga presente che il nocciolo centrale, continuo, del pensiero di Montesquieu è proprio l’odio contro il dispotismo e l’amore della libertà, vedrà subito che cosa significhi per lui dire che il cristianesimo è la religione dei governi temperati: più consono alla monarchia il cattolicesimo, più consono alla repubblica il protestantesimo, ma, insomma, entrambi lontani dall’arbitrio del dispotismo”. Di qui, per Montesquieu, la superiorità dell’Europa, della civiltà europea, che egli esprime in termini chiarissimi: “Se diamo un’occhiata, egli dice, a quello che avviene attualmente nel mondo, vedremo che quanto l’Europa predomina sugli altri tre continenti, e fiorisce, mentre il resto del mondo geme nella schiavitù e nella miseria, tanto essa è più illuminata, in proporzione, delle altre parti, dove le lettere sono immerse in una notte più profonda”. Anche se si guarda al passato, “la storia non offre nulla che possa essere paragonato al grado di potenza cui l’Europa è pervenuta”. E perciò “si deve rendere omaggio ai nostri tempi moderni, alla ragione presente, alla religione di oggi [NB], alla nostra filosofia, ai nostri costumi”. Ecco, dunque, su che cosa si fonda l’indiscutibile primato dell’Europa sugli altri continenti: sulla connessione fra religione cristiana e pensiero politico, fra cristianesimo e istituzioni politiche.

L’attualità del discorso di Benedetto Croce pronunciato nel 1942, i paragoni con la realtà contemporanea secolarizzata

Questa connessione ritorna, con grandissima forza, nel pensiero di Hegel. Il quale concepisce la religione come ciò che fonda e caratterizza la società e lo stato. “Nella religione (…) – egli dice – si esprime nel modo più semplice il principio essenziale di un popolo, così come su di essa si fonda tutta l’esistenza del popolo medesimo. Per questo lato la religione sta nel più stretto rapporto col principio statale. (…) Per questo riguardo si dice a buon diritto che lo stato si basa sulla religione”. “La religione dev’essere dunque considerata come trapassante di necessità in costituzione, in reggimento mondano, in vita terrena”. Detto ciò, incomincia il grande discorso di Hegel sul cristianesimo, “questo fattore decisivo della storia del mondo”. Il cristianesimo è la più alta fra le religioni, la più pura, la più profonda, e le sue conseguenze, sociali e politiche, sono state straordinarie. La religione cristiana è per Hegel una religione una religione altamente speculativa. In essa, infatti, Dio (il puro Spirito) cessa di essere un astratto al di là, in quanto appare nel mondo terreno, si incarna nel proprio Figlio, Gesù. Ma attraverso il calvario della Crocifissione, Gesù Cristo muore in quanto uomo singolo e ritorna al Padre suo, a Dio, cioè ritorna a essere puro Spirito.

Gli uomini devono identificarsi con la figura del Cristo, con la sua incarnazione-morte-resurrezione, e così spogliarsi della loro naturalità, prendere coscienza dei propri peccati, superarli col pentimento, e così trionfare sulla carne, conseguire la salvezza eterna nel regno dello Spirito. In Cristo l’uomo è redento e riconciliato. “In lui – dice Hegel – è infatti riconosciuto il concetto dell’eterna verità, che l’essenza dell’uomo è lo Spirito, e che solo spogliandosi della sua finitezza e affidandosi alla pura coscienza egli raggiunge la verità. Cristo, l’uomo come uomo, in cui è apparsa l’unità dell’uomo e di Dio, ha fatto vedere con la sua morte, anzi con tutta la sua storia, la stessa eterna storia dello Spirito. Una storia che ogni uomo deve percorrere in se medesimo per esistere come Spirito, o per divenire Figlio di Dio, cittadino del suo regno”.

“Se la chiesa cristiana non fosse esistita, il mondo intero sarebbe stato abbandonato alla pura forza materiale”, diceva Guizot

Le conseguenze sociali e politiche del cristianesimo sono, per Hegel, enormi. Con esso sorge infatti per la prima volta nella storia del mondo l’idea dell’universalità ed eguaglianza della natura umana: tutti gli uomini, in quanto creature di Dio, anno la stessa dignità; tutti gli uomini sono oggetto dell’amore di Dio; tutti gli uomini cercano conforto e pace in Dio. Dice Hegel in un bellissimo passo: “Completamente scevro di ogni particolarità individuale, l’uomo, in sé e per sé, e cioè già per il solo fatto di essere uomo, ha quindi un valore infinito, e appunto questo infinito valore abolisce ogni particolarità di nascita e di patria. Egli non conta in quanto ebreo o in quanto greco, o per alta o bassa estrazione: conta in quanto uomo. Dove il cristianesimo è reale, non ci può essere schiavitù”. E, si può aggiungere, dove il cristianesimo è reale le istituzioni sociali e politiche devono basarsi sulla eguale dignità degli uomini. Lo stato dispotico è in assoluto contrasto con la concezione cristiana dell’uomo. Anche per Hegel, dunque, il cristianesimo è alla base della civiltà europea, è il fondamento delle sue istituzioni sociali e politiche razionali. “Così – afferma ancora il filosofo tedesco – la libertà nello stato riceve conferma e convalida dalla religione, in quanto il diritto elevato a morale concreta nello stato è solo l’attuazione di quel che costituisce il principio fondamentale della religione”.

Questi pensieri sono presenti anche nelle lezioni che un altro insigne esponente della cultura europea, François Guizot, dettò alla Sorbona negli anni Venti dell’Ottocento, sulla Histoire générale de la civilisation en Europe. Per il grande storico (e uomo politico) francese l’Europa cristiana era la madre della libertà, e senza il cristianesimo non sarebbe sorta l’Europa. “Non credo di esagerare affermando – diceva Guizot – che alla fine del secolo IV, e all’inizio del V, fu la chiesa, con le sue istituzioni, i suoi magistrati, il suo potere, a difendersi con vigore contro la disgregazione interna dell’Impero, contro la barbarie, a conquistare i Barbari, divenendo il legame, il mezzo, il principio di civiltà tra il mondo romano e il mondo barbarico”. Ma la chiesa poté fare questo per la sua forza morale, “una forza che riposava unicamente sulle convinzioni, sulle credenze e sui sentimenti morali, in mezzo a quel diluvio di forza materiale che in tale epoca si era precipitata sulla società. Se la chiesa cristiana non fosse esistita, il mondo intero sarebbe stato abbandonato alla pura forza materiale”.

“L’Europa si definisce dall’interno, con le grandi correnti che non cessano di attraversarla, e che la percorrono da lunghissimo tempo” (Febvre)

Un secolo dopo, in un momento angoscioso della storia europea, quando non era stato ancora sconfitto il folle sogno hitleriano di fare dell’Europa una riserva della Germania, e di distruggere le fondamenta della nostra civiltà cristiana, fu un grande pensatore italiano, Benedetto Croce, immanentista e laico, a proclamare, con alta ispirazione, che noi “non possiamo non dirci cristiani” (1942). In quel momento tragico, in cui la civiltà europea poteva essere sconfitta e schiacciata, il richiamo al cristianesimo, il ritorno al cristianesimo, per ritrovare le radici più profonde della nostra umanità, sembrarono a Croce non solo preziosi ma necessari. “Il cristianesimo – egli scrisse – è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuta: così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi, che non meraviglia che sia apparso o possa ancora apparire un miracolo, una rivelazione dall’alto, un diretto intervento di Dio nelle cose umane, che da lui hanno ricevuto legge e indirizzo affatto nuovo”. Tutte le altre rivoluzioni, tutte le maggiori scoperte che segnano epoche nella storia umana, non sostengono il suo confronto, e appaiono rispetto a lei particolari e limitate. “La ragione di ciò è che la rivoluzione cristiana operò nel centro dell’anima, nella coscienza morale, e, conferendo risalto all’intimo e al proprio di tale coscienza, quasi apparve che le acquistasse una nuova virtù, una nuova qualità spirituale, che fin allora era mancata all’umanità”. Gli uomini, gli eroi, i genii che precedettero il cristianesimo, compirono azioni stupende, opere bellissime, e ci trasmisero un ricchissimo tesoro di forme, di pensieri e di esperienze; “ma in tutti essi si desidera quel proprio accento che noi accomuna e affratella, e che il cristianesimo ha dato esso solo alla vita umana”.

1942: sembra passato più di un secolo da quando queste parole furono scritte. Appartengono esse a un retaggio ormai smarrito e perduto? Se così fosse, una tenebra profonda si abbatterebbe sull’Europa.

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Il desiderio di Gesù di celebrare la festa della Divina Misericordia quale rifugio di tutte le anime

Posté par atempodiblog le 23 avril 2017

Il desiderio di Gesù di celebrare la festa della Divina Misericordia quale rifugio di tutte le anime
Il Signore vuole che i sacerdoti in quel giorno parlino nell’omelia della Divina Misericordia e dimostrino l’inconcepibile Misericordia di Gesù
di Monsignor Józef Bart

Il desiderio di Gesù di celebrare la festa della Divina Misericordia quale rifugio di tutte le anime dans Fede, morale e teologia Ges-confido-in-Te

La festa della Divina Misericordia […] occupa nel Diario di Suor Faustina un posto centrale. Infatti Gesù già nella prima rivelazione ha fatto conoscere a Faustina la Sua volontà di istituire questa festa e di celebrarla la prima Domenica dopo Pasqua. La scelta di questa Domenica indica chiaramente che nei piani di Dio esiste uno stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e questa festa dedicata a far capire l’aspetto della Misericordia compreso nel mistero della nostra Redenzione.

Gesù richiede che questa festa sia preceduta dalla Novena che consiste nella recita della Coroncina alla Misericordia. Il Signore acclude a questa Novena la promessa: “Durante questa novena elargirà alle anime grazie di ogni genere” (Quaderni…, II, 197).

Gesù chiede che durante la Festa della Misericordia venga solennemente benedetta I’Immagine che rappresenta la stessa Divina Misericordia e chiede la venerazione pubblica di tale Immagine in quel giorno.

Oltre a questo, il Signore vuole che i sacerdoti in quel giorno parlino nell’omelia della Divina Misericordia e dimostrino alle anime l’inconcepibile Misericordia di Gesù nella sua Passione e in tutta l’opera della Redenzione.

La Festa della Divina Misericordia, secondo l’intenzione di Gesù, deve essere il giorno di riparazione e di rifugio per tutte le anime e specialmente per quelle dei poveri peccatori. In questo giorno, infatti, l’immensa generosità di Gesù si spande completamente sulle anime infondendo grazie di ogni genere e grado, senza alcun limite, anche le più impensabili.

Ne è la prova la grazia particolarissima che Gesù ha legato alla festa della Misericordia. Essa consiste nella totale remissione dei peccati che non sono stati ancora rimessi e di tutte le pene derivanti da questi peccati. La grandezza di questa grazia è in grado di ravvivare in noi la fiducia illimitata che Gesù desidera offrirci in questa giornata della Misericordia.

La peculiarità della festa della Divina Misericordia che la distingue da tutte le altre feste e da tutte le altre forme di culto sta:

1) Nell’universalità dell’offerta di Dio a tutti gli uomini, anche a quelli che fino a questo momento non hanno mai praticato il culto alla Divina Misericordia e cioè anche i peccatori che si sono convertiti. Essi sono chiamati a partecipare a tutte le grazie che Gesù ha promesso di elargire il giorno della Festa.

2) La perfezione e la straordinarietà della festa della Misericordia si rivela nel fatto che durante questa giornata vengono offerti agli uomini tutti i generi di grazie, sia spirituali che corporali, sia per i singoli, per le comunità e per l’umanità intera.

3) Infine tutti i gradi della grazia sono in questo giorno alla portata di tutti, “In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine” ( Quaderni…, II, 138). Proprio tale generosità di Gesù estesa contemporaneamente a tutte le anime è il motivo che permette di supplicare la Divina Misericordia con una grande ed illimitata fiducia per tutti i doni della Grazia che il Signore vuole distribuire durante questa festa.

Infatti, è proprio questa fiducia che apre a noi i tesori della misericordia. Ora è chiara la portata universale del desiderio di Gesù di celebrare questa festa quale rifugio di tutte le anime.

[...] ai sacerdoti che parleranno della Misericordia di Dio Gesù ha promesso che i peccatori induriti si inteneriranno alle loro parole. Questo vuol dire che le omelie incentrate sulla Divina Misericordia hanno un’efficacia straordinaria per la conversione dei peccatori.

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze 23 aprile 2017: Festa della Divina Misericordia

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Lo Yoga non è compatibile con il Cristianesimo

Posté par atempodiblog le 20 juin 2016

Lo Yoga è compatibile con il Cristianesimo? Se fosse solo una ginnastica sì. Il problema è che non lo è
Tratto da: Il Settimanale di Padre Pio

Lo Yoga non è compatibile con il Cristianesimo dans Fede, morale e teologia yoga

Salve, mi chiamo Paolo, ho 27 anni e vivo a Bologna. Sono nato e cresciuto in una famiglia cattolica non solo nella teoria ma anche nella pratica e vorrei anch’io un giorno formare una famiglia in cui Dio e la Fede siano al centro di tutto l’agire, e non solo un fatto formale. La mia fidanzata è cattolica e condivide questo mio progetto, ma forse non con la mia stessa radicalità. Per esempio, da un po’ di tempo sta andando con un’amica a un seminario di yoga. Certamente, lo so, si vuol servire solo delle tecniche di rilassamento, anche se ora mi sembra molto presa da questi manuali e dice che l’aiutano anche nella vita spirituale e di preghiera. A me non piace questa cosa. Faccio bene a pensare che non sia compatibile con una vita autenticamente cristiana? – Paolo T.

Caro Paolo, sempre più frequentemente si trovano corsi o seminari di yoga non solo nelle palestre, ma anche in centri di spiritualità cristiana o in monasteri! La cosa, come lei nota quasi per istinto, è ovviamente in stridente contrasto con le esigenze della Fede vissuta coerentemente. Comunemente, però, si pensa che ci possa essere compatibilità tra spiritualità cristiana e yoga, o almeno che non siano realtà in conflitto, e così, tanti cattolici frequentano corsi di yoga per sconfiggere ansia e stress.

La domanda essenziale da porsi quindi è proprio questa: lo yoga è compatibile con il Cristianesimo? E la risposta è negativa. Lo yoga si ispira a una scuola indù. Fu elaborato nei 194 Yoga sutra scritti da Pantanjali nel V secolo d.C. È un metodo con il quale la persona cerca di sottomettere tutte le forze spirituali, orientandole verso la meta desiderata, che può essere la “pace interiore” o il conseguimento di una “conoscenza suprema”, oppure l’emancipazione da tutti i legami del mondo e dalla materia.

La “pace interiore”, che per un cristiano consiste nel possesso di Dio nella sua anima con la vita di grazia, vien qui ricercata dove Dio non è, e pretesa a costo di sforzi puramente umani e personali. Il conseguimento di una conoscenza suprema, alla maniera divina, è incompatibile con la dimensione creaturale dell’uomo e ricorda le parole tentatrici del serpente nel Paradiso terrestre. Anche la liberazione da tutti i legami del mondo e dalla materia non può essere in nessun modo paragonata alla cosiddetta ascetica cristiana che, comunque, afferma sempre la positività del creato e della dimensione terrena creata da Dio. Questi sono solo alcuni, ma si potrebbero rilevare molti altri aspetti di incompatibilità.

L’inganno è quello di voler separare nello yoga la filosofia di vita dalla pratica di rilassamento, nell’illusione di poter fruire di alcuni “benefici” senza compromettersi più di tanto. E questo è forse il caso della sua fidanzata. Che fare? Potrebbe farla riflettere sul fatto che questa separazione non ha senso in quanto ciò che contraddistingue lo yoga non è tanto il suo aspetto pratico, ma la sua propria filosofia che propone una via di realizzazione spirituale con un percorso che diviene via via sempre più totalizzante, con il rifiuto sempre più netto e deciso di ogni visione teologica metafisica, che è il presupposto della Fede cattolica. Esso si sviluppa in 2 fasi che non hanno senso separate l’una dall’altra: la prima (Hatha Yoga) sÌ propone il controllo totale del corpo e delle energie attraverso una pratica di esercizi fisici, la seconda (Raja Yoga) è la tappa successiva dove si raggiungerebbe l’illuminazione suprema circa l’unità del tutto, in altri termini: puro monismo panteista, ossia identificazione del divino con la natura. Ma qui siamo ormai lontani dal porto sicuro della Verità cristiana.

Un’autentica esperienza religiosa si pone nella dimensione dell’esclusività, cioè respinge le altre. E se l’induismo (ispiratore dello yoga) vi ha rinunciato, permettendo di professare contemporaneamente anche un’altra religione, il Cristianesimo non lo può fare, perché deve confrontarsi con le esigenze di ciò che custodisce e propone: la Verità assoluta che non può contraddirsi e non ammette compromessi né in teoria né in pratica.

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Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti L’isostenibile peso dello Yoga

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Novena alla Divina Misericordia (dal 25 marzo al 2 aprile 2016)

Posté par atempodiblog le 25 mars 2016

Novena alla Divina Misericordia (dal 25 marzo al 2 aprile 2016) dans Fede, morale e teologia Ges-confido-in-Te

La Festa della Divina Misericordia, secondo le apparizioni di Gesù a santa Faustina, deve essere preceduta da una novena, che va recitata ogni giorno a partire dal Venerdì Santo per nove giorni consecutivi, fino al sabato precedente la Festa della Misericordia (seconda Domenica di Pasqua, dal 25 marzo al 2 aprile 2016, ndr).

Gesù per due volte espresse il desiderio che la sua confidente, attraverso una preghiera di nove giorni, si preparasse a questa Solennità. La Santa ci ha trasmesso la promessa del Salvatore rivolta a tutti i fedeli e contenuta in queste parole: “Durante questa novena elargirò alle anime grazie di ogni genere”.

Sebbene il tempo tra il Venerdì Santo e la seconda Domenica di Pasqua possegga un particolare privilegio, tuttavia la novena alla Divina Misericordia può essere recitata anche in qualsiasi altro periodo dell’anno. (Radio Maria)

Per recitare la novena cliccare qui Freccia dans Viaggi & Vacanze NOVENA ALLA DIVINA MISERICORDIA

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Mancanza di carità e di sincerità negli accusatori

Posté par atempodiblog le 13 mars 2016

La donna adultera nella visione di Marthe Robin

“Di fronte alle accuse degli scribi e dei farisei contro questa donna Gesù stava in silenzio.
Sembrava ignorarli e teneva lo sguardo fisso a terra. Non guardava neppure la donna, messa ben in vista per sua vergogna. Poi si è messo a scrivere per terra con il dito. Innervositi dal silenzio di Gesù e incuriositi nel vederlo tracciare segni, alcuni si sono fatti coraggio e si sono avvicinati a Lui. Che cosa stava scrivendo? Il primo dei farisei, arrivato vicino a lui, ha scoperto con stupore che Gesù conosceva i suoi peccati più segreti che erano scritti a grandi lettere per terra! Confuso e spaventato ha guardato Gesù che poteva con una sola parola distruggerlo davanti agli altri.

Ma al contrario, con grande bontà e umile maestà, il Salvatore ha cancellato con la mano il peccato dell’uomo. Finito! Sparito! L’uomo ha letto il perdono negli occhi di Gesù ed è ripartito in silenzio. Poi si è avvicinato un altro, che non poteva evidentemente conoscere i torti del primo. Gesù ha scritto allora il peccato del secondo che, dopo aver letto, se ne è andato anche lui sconvolto.

Tutti si sono avvicendati in questo modo presso Gesù. Così gli accusatori della donna confusi fino in fondo all’anima, ma rispettati nella loro intimità, hanno abbandonato la scena uno dopo l’altro. La maldicenza e le intenzioni perverse, sono state lasciate sul posto, insieme alle pietre destinate alla peccatrice”.

Marthe Robin
Fonte: Cristo, Pietre Vive

L'adultera

La donna adultera e l’ipocrisia dei suoi accusatori.
Vari insegnamenti.
Tratto da: L’Evangelo come mi è stato rivelato
Opera di Maria Valtorta.

[...]

Dice Gesù: «Quello che mi feriva era la mancanza di carità e di sincerità negli accusatori. Non che mentissero nell’accusa. La donna era realmente colpevole. Ma erano insinceri facendosi scandalo di cosa da loro commessa le mille volte e che unicamente una maggior astuzia e una maggior fortuna avevano permesso rimanesse occulta. La donna, al suo primo peccato, era stata meno astuta e meno fortunata. Ma nessuno dei suoi accusatori ed accusatrici – perché anche le donne, se non alzavano la loro parola, la accusavano in fondo al cuore – erano scevri di colpa. Adultero è chi trascende all’atto e chi appetisce all’atto e lo desidera con tutte le sue forze. La lussuria è tanto in chi pecca che in chi desidera peccare.

Ricordati, Maria, la prima parola del tuo Maestro, quando ti ho chiamata dall’orlo del precipizio dove eri: “Il male non basta non farlo. Bisogna anche non desiderare di farlo”.

Chi accarezza pensieri di senso, e suscita con letture e spettacoli cercati appositamente e con abitudini malsane sensazioni di senso, è ugualmente impuro come chi commette la colpa materialmente. Oso dire: è maggiormente colpevole. Perché va col pensiero contro natura, oltre che contro morale. Non parlo poi di chi trascende a veri atti contro natura. L’unica attenuante di costui è in una malattia organica o psichica. Chi non ha tale scusante è di dieci gradi inferiore alla bestia più lurida. Per condannare con giustizia occorrerebbe essere immuni da colpa. Vi rimando a dettati passati, quando parlo delle condizioni essenziali per esser giudice.

A Me non erano ignoti i cuori di quei farisei e di quegli scribi, non quelli di coloro che si erano uniti ad essi nell’inveire contro la colpevole. Peccatori contro Dio e contro il prossimo, erano in loro colpe contro il culto, colpe contro i genitori, colpe contro il prossimo, colpe, soprattutto numerose, contro le mogli loro. Se per un miracolo avessi ordinato al loro sangue di scrivere sulla loro fronte il loro peccato, fra le molte accuse avrebbe imperato quella di “adulteri” di fatto o di desiderio. Io ho detto: “È quello che viene dal cuore che contamina l’uomo”. E, tolto il mio cuore, non vi era alcuno fra i giudici che avesse il cuore incontaminato. Senza sincerità e senza carità.

Neppure l’esser simili a lei nella fame concupiscente li induceva a carità. Io ero che avevo carità per l’avvilita. Io, l’Unico che ne avrei dovuto aver schifo. Ma ricordatevi però questo: che quanto più uno è buono e più è pietoso verso i colpevoli. Non indulge alla colpa per se stessa. Questo no. Ma compatisce i deboli che alla colpa non hanno saputo resistere.

L’uomo! Oh! più che canna fragile e vilucchio sottile è facile ad esser piegato dalla tentazione e portato ad avvinghiarsi là dove spera trovare un conforto. Perché molte volte la colpa avviene, specie nel sesso più debole, per questa ricerca di conforto. Perciò Io dico che chi manca di affetto per la sua donna, ed anche per la figlia sua propria, è per novanta parti su cento responsabile della colpa della sua donna o della sua creatura e ne risponderà per esse.

 Tanto l’affetto stolto, che è soltanto stupido schiavismo di un uomo ad una donna o di un genitore ad una figlia, quanto una trascuratezza d’affetti, o peggio una colpa di propria libidine che porta un marito ad altri amori e dei genitori ad altre cure che non siano i figli, sono fornite ad adulterio e prostituzione e, come tali, sono da Me condannati.
Siete esseri dotati di ragione e guidati da una legge divina e da una legge morale. Avvilirsi perciò ad una condotta da selvaggi o da bruti dovrebbe fare orrore alla vostra grande superbia. Ma la superbia, che in questo caso sarebbe anche utile, voi l’avete per ben altre cose.

 Ho guardato Pietro e Giovanni in diversa maniera, perché al primo, uomo, ho voluto dire: “Pietro, non mancare tu pure di carità e di sincerità”, e dirgli pure, come a futuro mio Pontefice: “Ricorda quest’ora e giudica come il tuo Maestro, in avvenire”; mentre al secondo, giovane dall’anima di bambino, ho voluto dire: “Tu puoi giudicare e non giudichi perché hai il mio stesso cuore. Grazie, amato, d’esser tanto mio da essere un secondo Me”.

Ho allontanato i due prima di chiamare la donna per non aumentare la sua mortificazione con la presenza di due testimoni. Imparate, o uomini senza pietà. Per quanto uno sia colpevole, va sempre trattato con rispetto e carità. Non gioire del suo annichilimento, non accanircisi contro neppure con sguardi curiosi. Pietà, pietà per chi cade!

Alla colpevole indico la via da seguirsi per redimersi. Tornare alla sua casa, umilmente chiedere perdono e ottenerlo con una vita retta. Non cedere più alla carne. Non abusare della bontà divina e della bontà umana per non scontare più duramente di ora la duplice o molteplice colpa.

Dio perdona, e perdona perché è la Bontà. Ma l’uomo, per quanto Io abbia detto: “Perdona al fratello tuo settanta volte sette”, non sa perdonare due volte. Non le do pace e benedizione perché non era in lei quella completa recisione dal suo peccato che è richiesta per esser perdonati. Nella sua carne, e purtroppo nel suo cuore, non era la nausea per il peccato. Maria di Magdala, sentito il sapore del mio Verbo, aveva avuto disgusto per il peccato ed era venuta a Me con la volontà totale di essere un’altra. In costei era ancora un ondeggiamento fra le voci della carne e dello spirito. Né ella, nel turbamento dell’ora, aveva ancora potuto mettere la scure contro il ceppo della carne e reciderla per andare mutilata del suo peso bramoso al Regno di Dio. Mutilata di ciò che era rovina, ma accresciuta di ciò che è salvezza.Vuoi sapere se si è poi salvata? Non a tutti fui Salvatore. Per tutti lo volli essere, ma non lo fui perché non tutti ebbero la volontà d’esser salvati. E questo è stato uno dei più penetranti strali della mia agonia del Getsemani.

Va’ in pace tu, Maria di Maria, e non voler più peccare neppure nelle inezie. Sotto il manto di Maria non stanno che cose pure. Ricordalo.

Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti La donna adultera e l’ipocrisia dei suoi accusatori

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Le nostre proiezioni di Dio

Posté par atempodiblog le 28 février 2016

Noi siamo nell’ambito della divina rivelazione… però quanti di noi riescono nel corso della loro vita a fugare la paura di Dio? Quanti riescono a rappresentarsi Dio com’è, cioè Perdono, Misericordia, Bontà. Non riusciamo, infatti, molte volte… ci arrabbiamo con Dio perché noi attribuiamo a Dio le nostre imperfezioni, ma non è Dio, ma ciò che noi ci rappresentiamo. Dio che ci punisce… ma perché le disgrazie? Perché qua e perché là? Ma con chi discutiamo? Con le nostre proiezioni. Per noi è difficile liberarci dalla paura di Dio e aprirci al sole di Dio e liberarci dalle nuvole che oscurano la nostra mente.

di p. Livio Fanzaga
Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti Un Dio che abbraccia l’umanità

Papa Misericordioso e Gesù

Le nostre proiezioni di Dio
Tratto da: Radio Vaticana

[...] Se “ogni giorno – ha osservato Francesco – “le cronache riportano notizie brutte: omicidi, incidenti, catastrofi….”, non dobbiamo cadere nella “mentalità superstiziosa” di attribuire a Dio la responsabilità di fatti tragici e pensare che le vittime abbiano meritato il suo castigo e chi venga risparmiato dalla disgrazia debba sentirsi a posto, come insegna Gesù quando – nel Vangelo di Luca – accenna a due fatti tragici che a quel tempo avevano suscitato molto scalpore.

“Gesù rifiuta nettamente questa visione, perché Dio non permette le tragedie per punire le colpe, e afferma che quelle povere vittime non erano affatto peggiori degli altri.”

Gesù piuttosto “invita a ricavare” dai fatti dolorosi “un ammonimento che riguarda tutti”, perché tutti siamo peccatori e ci porta a riflettere: “che idea di Dio ci siamo fatti?”

“Siamo proprio convinti che Dio sia così, o quella non è piuttosto una nostra proiezione, un Dio fatto ‘a nostra immagine e somiglianza’?”

“Gesù, al contrario, ci chiama a cambiare il cuore”:

« a fare una radicale inversione nel cammino della nostra vita, abbandonando i compromessi con il male, le ipocrisie, per imboccare decisamente la strada del Vangelo”.

“Ma ecco di nuovo la tentazione di giustificarci”:

“Da che cosa dovremmo convertirci? Non siamo tutto sommato brava gente, non siamo dei credenti, anche abbastanza praticanti?”.

Purtroppo – ha sottolineato il Papa – noi somigliamo a un albero sterile da anni anni e dobbiamo essere grati a Gesù, simile a quel contadino che nel racconto evangelico ottiene dal suo padrone “ancora una proroga per il fico infecondo”

“L’invincibile pazienza di Gesù, e la sua irriducibile preoccupazione per i peccatori, come dovrebbero provocarci all’impazienza nei confronti di noi stessi! Non è mai troppo tardi per convertirsi, mai!

“Ma è urgente”:

“è ora. Incominciamo oggi…”

Infine l’invocazione a Maria:

“ci aiuti a non giudicare mai gli altri, ma a lasciarci provocare dalle disgrazie quotidiane per fare un serio esame di coscienza e ravvederci”.

Nei saluti finali, Francesco ha ricordato la Giornata delle malattie rare, che ricorre domani, assicurando una “preghiera speciale e un incoraggiamento” alle associazioni che ne occupano, presenti in Piazza San Pietro.

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Festeggiamenti in onore della Beata Vergine al Santuario di Lourdes di Napoli

Posté par atempodiblog le 6 février 2016

SANTUARIO MADONNA DI LOURDES – NAPOLI
Missionari Vincenziani

Gradini San Nicola da Tolentino, 12 al Corso Vittorio Emanuele (Cariati)

Santuario Madonna di Lourdes

Bernadette Soubirous è vissuta 35 anni: ventidue a Lourdes (1844 – 1866), tredici a Nevers (1866 – 1879). Nel 1858, nella Grotta di Massabielle, a Lourdes, la Vergine Maria le appare diciotto volte. La vita di Bernadetta ne fu trasfigurata. La nostra lo sarà, se noi accettiamo come lei di metterci alla scuola di Maria, alla scuola del Vangelo.
Diceva spesso: “Maria SS.ma Immacolata è così bella, che dopo averla vita una volta, non si attende altro che di rivederla in Cielo per sempre”. E andò a vederla, “la sua Madre del Cielo”, il 16 aprile 1879.
Insieme con Bernadette seguendo le sue orme di semplicità, di servizio e soprattutto di preghiera incontreremo in questi giorni Maria “la Signora vestita di bianco”.

Festeggiamenti in onore della Beata Vergine Maria di Lourdes

8 – 11 febbraio / 18 febbraio – 4 marzo 2016

Per approfondire le notizie sul Santuario alla Beata Vergine di Lourdes di Napoli cliccare 2e2mot5 dans Diego Manetti QUI

PROGRAMMA
a cura di p. Giuseppe Fiorentino C. M., Rettore del Santuario e Padri Vincenziani

8 febbraio (lunedì) – Apertura delle Celebrazioni Mariane
Ore 8:30 Santo Rosario

Ore 9:00 Santa Messa
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Pellegrinaggio della GMV di Napoli – P. Giuseppe Martinelli, C. M. – Santa Messa
Ore 19:00 Processione aux flambeaux

9 febbraio – martedì
Ore 8:30 Santo Rosario

Ore 9:00 Santa Messa alla Grotta
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Pellegrinaggio Parrocchia Medaglia Miracolosa, Rione Traiano – Celebrazione Eucaristica presieduta dal Parroco p. Lorenzo Manca, C. M.
Ore 19:00 Processione aux flambeaux

10 febbraio – mercoledì delle Ceneri
Ore 8:30 Santo Rosario

Ore 9:00 Santa Messa alla Grotta
Ore 18:00 Celebrazione Eucaristica
Ore 19:00 Processione aux flambeaux

11 febbraio – giovedì
Ore 8:00 – 9:00 Sante Messe

Ore 10:00 Celebrazione Eucaristica presieduta da p. Salvatore Farì, C. M., parroco della Parrocchia “San Gioacchino”
Ore 11:00 Celebrazione Eucaristica presieduta dal Rev.mo p. Giuseppe Guerra, C. M.
Ore 12:00 Supplica – Santa Messa presieduta dal Rev. p. Antonio Colamarino, Parroco Santa Maria Apparente
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Ecc. Rev.ma mons. Beniamino De Palma, Arcivescovo-Vescovo della Diocesi di Nola con la partecipazione della Parrocchia “San Gaetano” in Pianesi, Cava dei Tirreni
Ore 19:00 Processione aux flambeaux

18 febbraio (giovedì) – Inizio della quindicina
Ore 8:30  Santo Rosario
Ore 9:00 Santa Messa alla Grotta

1 marzo – martedì
Ore 8:30 Santo Rosario
Ore 9:00 Santa Messa
Dalle ore 9:30 alle ore 12:00 Esposizione del Santissimo Sacramento e Adorazione
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Pellegrinaggio  del Decanato. Santa Messa presieduta da Mgr. Giuseppe Carmelo, decano

2 –3 marzo (mercoledì – giovedì)
Ore 8:30 Santa Rosario
Ore 9:00 Santa Messa
Dalle ore 9:30 alle ore 12:00 Esposizione del Santissimo Sacramento e Adorazione

4 marzo – venerdì – Chiusura delle Celebrazioni Mariane
Ore 8:30 Santo Rosario

Ore 9:00 Santa Messa
Dalle ore 9:30 alle ore 12:00 Esposizione del Santissimo Sacramento e Adorazione
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Pellegrinaggio Parrocchia Santa Maria Apparente con la partecipazione della Parrocchia “Concordia”, Parroco Don Mario Ziello
Celebrazione Eucaristica presieduta dal Rev.mo don Antonio Colamarino, Parroco di Santa Maria Apparente e processione del Santissimo Sacramento.

Una città... da favola: Bergamo, gioiello dell'Alta Italia dans Viaggi & Vacanze sb0nxu

COME ARRIVARE AL SANTUARIO DI LOURDES DI NAPOLI
a cura dei Padri Vincenziani

1. Dalla stazione ferroviaria:
Metropolitana – scendere a Mergellina. Pulmann C16 – fermata Piazza Cariati.
Oppure dalla stazione: qualsiasi pullman diretto a Piazza del Plebiscito – a 100m in Piazzetta Augusteo prendere funicolare-misto, scendere alla prima fermata (Corso Vittorio Emanuele);

2. Dall’autostrada:
All’uscita del casello, imboccare la Tangenziale – uscire a Fuorigrotta – imboccare il tunnel e quindi il Corso Vittorio Emanuele – Piazza Cariati;

3. Dalla città:
L’unico pullman che percorre l’intero Corso Vittorio Emanuele è il C16 – Capolinea: Mergellina-Piazza Canneto, fermata a Piazza Cariati.

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2 gennaio 2016: “sabato privilegiato” alla Chiesa del Gesù Vecchio di Napoli

Posté par atempodiblog le 1 janvier 2016

Immacolata di don Placido

Ogni anno, il primo sabato successivo al 30 dicembre (giorno dell’incoronazione della statua), si celebra il “sabato privilegiato”, in memoria della promessa fatta dall’Immacolata a don Placido: “Beati i sacerdoti che celebreranno al mio altare e i fedeli che vi faranno la Santa Comunione il primo sabato dopo la mia Incoronazione”.

di Luigi Vinciguerra – Radici Cristiane

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Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti La Chiesa del Gesù Vecchio di Napoli e la devozione del “sabato privilegiato”

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Maria, luce sul nostro cammino

Posté par atempodiblog le 29 novembre 2015

Maria, luce sul nostro cammino dans Avvento Benedetto-e-Maria

“Vogliamo [...] ringraziare il Signore per il grande segno della Sua bontà che ci ha donato in Maria, Sua Madre e Madre della Chiesa.

Vogliamo pregarlo di porre Maria sul nostro cammino come luce che ci aiuta a diventare anche noi luce e a portare questa luce nelle notti della storia”.

Benedetto XVI (Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Giovedì, 8 dicembre 2005)

Botti di Capodanno, l'appello dei medici degli ospedali: “E' una tradizione negativa e pericolosa” dans Articoli di Giornali e News Santo-Natale

Oggi inizia la novena a Maria SS. Immacolata (da recitarsi dal 29 novembre al 7 dicembre)

Vi segnalo quella del Beato Giustino Maria Russolillo, per recitarla cliccare  Freccia dans Riflessioni Novena a Maria SS. Immacolata

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