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Papa Francesco: O Maria, noi ci affidiamo a te

Posté par atempodiblog le 12 mars 2020

Papa Francesco: O Maria, noi ci affidiamo a te
In questi giorni di emergenza sanitaria, Francesco affida la città di Roma, l’Italia e il mondo alla protezione della Madre di Dio come segno di salvezza e di speranza. In un videomessaggio, il Pontefice rivolge una preghiera a Maria, “Salute dei malati” e “Salvezza del popolo romano”
di Amedeo Lomonaco – Vatican News

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È una giornata di preghiera e di digiuno voluta dalla diocesi di Roma per l’Italia e per il mondo. Culmine di questa giornata la Messa, presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis presso il Santuario della Madonna del Divino Amore senza la presenza dei fedeli per motivi di sicurezza e in diretta televisiva. La celebrazione è stata preceduta da un videomessaggio di Papa Francesco. Il Santo Padre affida il mondo alla protezione della Madre di Dio.

Preghiera di Papa Francesco
O Maria, tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza. Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede. Tu, Salvezza del popolo romano, sai di che cosa abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai perché, come a Cana di Galilea, possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova. Aiutaci, Madre del Divino Amore, a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione. Amen. 

Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

Uniti nella preghiera
“Ci siamo tutti, c’è realmente tutta la Chiesa, c’è la Chiesa di Roma”, ha detto il cardinale De Donatis durante l’omelia. “Maria è qui con noi e chiediamo la sua intercessione potente”. “Siamo qui ai tempi del coronavirus – ha aggiunto il porporato – con tanta fede, ma anche con tanta angoscia”. “La vediamo nei volti delle persone, ma la sentiamo anche nel nostro cuore”. Un’angoscia, ha spiegato il vicario del Papa per la diocesi di Roma, provata da Gesù stesso, prima della Passione. “Alle tue mani affido il mio Spirito”: le ultime parole di Gesù sulla croce, ha affermato il cardinale De Donatis, sono “una consapevolezza permanente nel cuore di Gesù, e ci dicono che nessuno ha il potere di strapparci dalle mani di Dio”. Per essere liberati dall’angoscia, ha sottolineato infine il cardinale De Donatis, dobbiamo « affidarci alle mani di Dio: nessuno può strapparci da lì, neppure la morte”. “L’unica cosa autentica e utile in questo tempo di coronavirus – ha concluso il porporato – è mettersi in ginocchio, alla presenza di Dio dentro noi stessi. Dio custodirà la nostra umanità, ci porterà a stringerci gli uni agli altri”. Con la Messa di oggi si è inaugurata la celebrazione eucaristica quotidiana delle 19.00. La diocesi di Roma ha inoltre lanciato una raccolta fondi straordinaria a sostegno di medici, infermieri, operatori sanitari.

Da Pio XII a Francesco
La preghiera odierna di Papa Francesco con l’affidamento a Maria ricorda quanto affermato da Pio XII l’11 giugno 1944 nella chiesa di Sant’Ignazio. Il Pontefice, in quell’occasione, chiese alla Madonna del Divino Amore protezione e salvezza durante la ritirata delle truppe naziste.

Aprilo, o Maria, questo Cuore divino, e riversane su questi tuoi figli, spesso tanto infelici, i tesori di misericordia e di bontà, che Egli tiene riservati per chi si accosta a Lui con umiltà sincera e con fede incrollabile. Custodisci la tua Roma e preservala anche nell’avvenire dagli estremi mali, nelle persone, negli averi, nei monumenti della sua storia religiosa e civile, unica al mondo; ma soprattutto difendila dal male dei mali, dal peccato, che solo rende veramente miseri gli uomini e i popoli. Possa questa Roma dalla dura esperienza di tante sventure aver luce e forza per una miglior vita personale, familiare, collettiva, e, mercé tua, ritornare esempio alle genti di vera civiltà cristiana per la fede, vissuta in opere di giustizia e in umile amore. (Discorso di Pio XII ai fedeli in pellegrinaggio alla Madonna del Divino Amore, 11 giugno 1944).

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Coronavirus. Il Papa affida l’Italia e il mondo alla protezione di Maria

Posté par atempodiblog le 10 mars 2020

Coronavirus. Il Papa affida l’Italia e il mondo alla protezione di Maria
Lo riferisce il direttore della sala stampa vaticana Matteo Bruni. “In questi giorni di emergenza sanitaria, il Santo Padre affida la Città, l’Italia e il mondo alla protezione della Madre di Dio”
di Riccardo Maccioni – Avvenire

Coronavirus. Il Papa affida l'Italia e il mondo alla protezione di Maria dans Articoli di Giornali e News Il-Papa-davanti-alla-Madonna-nella-Basilica-di-San-Pietro-Ansa
Il Papa davanti alla Madonna nella Basilica di San Pietro – Ansa

Nei momenti più difficili, nelle prove più dure, si torna dalla madre. A lei, al suo amore totale e gratuito si chiede un aiuto per capire quale strada scegliere nei bivi decisivi dell’esistenza. È a chi ci ha dato la vita che affidiamo i tesori nascosti negli angoli silenziosi del nostro cuore. È “mamma” la prima e spesso anche l’ultima parola che pronunciamo in vita. Non a caso, da sempre, la Chiesa cattolica, dall’ultimo dei fedeli al primo dei suoi pastori, guarda a lei, all’intercessione della Madre celeste, ogni volta che c’è il rischio di smarrire la strada diretta a Dio.

Una consuetudine, un gesto d’amore che mercoledì il Papa rinnoverà ancora una volta. Ad annunciarlo il direttore della Sala stampa vaticana: «In questi giorni di emergenza sanitaria, il Santo Padre affida la città, l’Italia e il mondo alla protezione della Madre di Dio, come segno di salvezza e di speranza». L’occasione – ha aggiunto Matteo Bruni – sarà, mercoledì alle 19, «la Messa celebrata in assenza dei fedeli, promossa dal cardinale vicario Angelo De Donatis presso il Santuario della Madonna del Divino Amore per la Giornata di preghiera e di digiuno». In particolare «Francesco invierà un videomessaggio nel quale rivolge una sua preghiera alla Vergine».

A lanciare l’evento odierno era stato, come detto, il cardinale vicario di Roma con una lettera in cui spiegava il gesto di abbinare, antica tradizione della Chiesa nei momenti di prova, alla preghiera il digiuno. «Rinunciando ad un pasto – aveva sottolineato De Donatis –, vogliamo essere vicini, con un segno di elemosina, raccogliendo delle offerte che devolveremo a sostegno del personale sanitario che si sta spendendo con generosità e sacrificio nella cura dei malati». Perché sono innanzitutto loro, i medici, gli infermieri e tutte le altre figure professionali e di volontariato legate al mondo della salute a combattere con turni massacranti e senza chiedere niente in cambio un contagio tanto grave quanto sconosciuto. Uomini e donne ricordati martedì anche dal Papa in Casa Santa Marta durante la Messa mattutina nella quale aveva chiesto ai sacerdoti il coraggio di accompagnare gli operatori sanitari per portare la Parola di Dio e l’Eucaristia ai malati. Un invito – ha precisato più tardi Matteo Bruni – fatto «chiaramente nel rispetto delle misure sanitarie stabilite dalle autorità italiane».

Un richiamo alla prudenza che certo non indebolisce anzi per certi versi rafforza l’atto di coraggio umile che oggi avrà come protagonisti il Papa e la Chiesa. Una preghiera che ricorda il gesto con cui Pio XII l’11 giugno 1944 nella chiesa di Sant’Ignazio chiese alla Madonna del Divino Amore protezione e salvezza durante la ritirata delle truppe naziste. «Possa questa Roma dalla dura esperienza di tante sventure – invocò papa Pacelli – aver luce e forza per una miglior vita personale, familiare, collettiva, e, mercé tua, ritornare esempio alle genti di vera civiltà cristiana per la fede, vissuta in opere di giustizia e in umile amore».

Un’invocazione ormai antica di oltre 75 anni, nel cui solco oggi papa Francesco rilancerà l’affidamento, che è insieme gesto d’amore e di fiducia, dell’Italia e del mondo intero alla Vergine. «Tu – ha pregato il Pontefice l’8 dicembre scorso in piazza di Spagna – non solo sei madre e come tale non smetti mai di amare i tuoi figli, ma sei anche l’Immacolata, la piena di grazia, e puoi riflettere fin dentro le tenebre più fitte un raggio della luce di Cristo Risorto». Una via di salvezza che con la guida della Vergine può aprirsi anche davanti a chi oggi si sente più smarrito e solo, quando ai piedi di Maria riscopre la certezza di essere figlio. Amato. «Ti ringraziamo, Madre Immacolata» – sono ancora parole del Papa – di ricordarci che «per l’amore di Gesù Cristo, noi siamo liberi di amare, di volerci bene, ci doni la dolce memoria che siamo figli di Dio, Padre d’immensa bontà, eterna fonte di vita, di bellezza e di amore.

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Il Papa scrive ai sacerdoti: “Grazie per il vostro servizio”

Posté par atempodiblog le 4 août 2019

Il Papa scrive ai sacerdoti: “Grazie per il vostro servizio”
La lettera di Francesco nel 160° anniversario della morte del Curato d’Ars: sostegno, vicinanza e incoraggiamento a tutti i preti che nonostante fatiche e delusioni ogni giorno celebrano i sacramenti e accompagnano il popolo di Dio
di Sergio Centofanti – Vatican News

Il Papa scrive ai sacerdoti: “Grazie per il vostro servizio” dans Fede, morale e teologia Sacerdoti-durante-la-celebrazione-dell-Eucaristia
Sacerdoti durante la celebrazione dell’Eucaristia

Papa Francesco scrive ai sacerdoti ricordando il 160° anniversario della morte del santo Curato d’Ars, patrono dei parroci del mondo. Una lettera che esprime incoraggiamento e vicinanza ai “fratelli presbiteri, che senza fare rumore” lasciano tutto per impegnarsi nella vita quotidiana delle comunità; a quelli che, lavorano in “trincea”; a quelli che ogni giorno ci mettono la faccia senza darsi troppa importanza, “affinché il popolo di Dio sia curato e accompagnato”. “Mi rivolgo a ciascuno di voi – scrive il Papa – che, in tante occasioni, in maniera inosservata e sacrificata, nella stanchezza o nella fatica, nella malattia o nella desolazione, assumete la missione come un servizio a Dio e al suo popolo e, pur con tutte le difficoltà del cammino, scrivete le pagine più belle della vita sacerdotale”.

Dolore
La lettera papale si apre con uno sguardo allo scandalo degli abusi: “Negli ultimi tempi abbiamo potuto sentire più chiaramente il grido, spesso silenzioso e costretto al silenzio, dei nostri fratelli, vittime di abusi di potere, di coscienza e sessuali da parte di ministri ordinati”. Ma – spiega Francesco – pur senza “misconoscere il danno causato”, sarebbe “ingiusto non riconoscere tanti sacerdoti che in maniera costante e integra offrono tutto ciò che sono e che hanno per il bene degli altri”. Quei preti “che fanno della loro vita un’opera di misericordia in regioni o situazioni spesso inospitali, lontane o abbandonate, anche a rischio della propria vita”. Il Papa li ringrazia “per il coraggioso e costante esempio” e scrive che i “tempi della purificazione ecclesiale che stiamo vivendo ci renderanno più gioiosi e semplici e in un futuro non troppo lontano saranno molto fruttuosi”. Invita a non scoraggiarsi, perché “il Signore sta purificando la sua Sposa e ci sta convertendo tutti a sé. Ci sta facendo sperimentare la prova perché comprendiamo che senza di Lui siamo polvere”.

Gratitudine
La seconda parola chiave è “gratitudine”. Francesco ricorda che la “vocazione, più che una nostra scelta, è risposta a una chiamata gratuita del Signore”. Il Papa esorta a “ritornare a quei momenti luminosi” in cui si è sperimentata la chiamata del Signore a consacrare tutta la vita al suo servizio, a “quel “sì” cresciuto nel seno di una comunità cristiana”. Nei momenti di difficoltà, di fragilità, di debolezza, “quando la peggiore di tutte le tentazioni è quella di restare a rimuginare la desolazione”, è cruciale – afferma – “non perdere la memoria piena di gratitudine per il passaggio del Signore nella nostra vita” che “ci ha invitato a metterci in gioco per Lui e per il suo popolo”. La gratitudine “è sempre un’arma potente. Solo se siamo in grado di contemplare e ringraziare concretamente per tutti i gesti di amore, generosità, solidarietà e fiducia, così come di perdono, pazienza, sopportazione e compassione con cui siamo stati trattati, lasceremo che lo Spirito ci doni quell’aria fresca in grado di rinnovare (e non rattoppare) la nostra vita e missione”.

Francesco ringrazia i fratelli sacerdoti “per la fedeltà agli impegni assunti”. È “veramente significativo” – osserva – che in una società e in una cultura “gassose”, ci siano delle persone che scoprono la gioia di donare la vita. Dice grazie per la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia e per il ministero del sacramento della Riconciliazione, vissuto “senza rigorismi né lassismi”, facendosi carico delle persone e “accompagnandole nel cammino della conversione”. Ringrazia per l’annuncio del Vangelo fatto “a tutti, con ardore”. “Grazie per tutte le volte in cui, lasciandovi commuovere nelle viscere, avete accolto quanti erano caduti, curato le loro ferite… Niente è più urgente come queste cose: prossimità, vicinanza, essere vicini alla carne del fratello sofferente”.

Il cuore del pastore – afferma Francesco – è quello che “ha imparato il gusto spirituale di sentirsi uno con il suo popolo, che non dimentica di essere uscito da esso… con stile di vita austero e semplice, senza accettare privilegi che non hanno sapore di Vangelo”. Ma il Papa ringrazia e invita a ringraziare anche “per la santità del popolo fedele di Dio”, espressa “nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere”.

Coraggio
La terza parola è “coraggio”. Il Papa vuole incoraggiare i sacerdoti: “La missione a cui siamo chiamati non implica di essere immuni dalla sofferenza, dal dolore e persino dall’incomprensione, al contrario ci chiede di affrontarli e assumerli per lasciare che il Signore li trasformi e ci configuri di più a Lui”. Un buon test per sapere come si trova il cuore del pastore – scrive Francesco – “è chiedersi come stiamo affrontando il dolore”. A volte infatti può capitare di comportarsi come il levita o il sacerdote della parabola del Buon Samaritano, che ignorano l’uomo che giace a terra, altre volte ci si avvicina al dolore intellettualizzando e rifugiandosi in luoghi comuni (“la vita è così, non si può far nulla”), finendo per dare spazio al fatalismo. “Oppure ci si avvicina con uno sguardo di preferenze selettive generando così solo isolamento ed esclusione”.

Il Papa mette anche in guardia da quello che Bernanos ha definito il “più prezioso elisir del demonio”, cioè “la tristezza dolciastra che i Padri dell’Oriente chiamavano accidia. La tristezza che paralizza il coraggio di proseguire nel lavoro, nella preghiera”, che “rende sterili tutti i tentativi di trasformazione e conversione, propagando risentimento e animosità”. Francesco invita a chiedere “allo Spirito che venga a risvegliarci”, a “dare uno scossone al nostro torpore”, per sfidare l’abitudinarietà e “lasciarci smuovere da ciò che succede intorno a noi e dal grido della Parola viva del Risorto”. “Durante la nostra vita, abbiamo potuto contemplare come con Gesù Cristo sempre rinasce la gioia”. Una gioia – precisa il Pontefice – che “non nasce da sforzi volontaristici o intellettualistici ma dalla fiducia di sapere che le parole di Gesù a Pietro continuano ad agire”.

È nella preghiera – spiega ancora il Papa – che “sperimentiamo la nostra benedetta precarietà che ci ricorda il nostro essere dei discepoli bisognosi dell’aiuto del Signore e ci libera dalla tendenza prometeica di coloro che in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze”. La preghiera del pastore “si nutre e si incarna nel cuore del popolo di Dio. Porta i segni delle ferite e delle gioie della sua gente”. Un affidamento che “ci rende tutti liberi dal cercare o volere risposte facili, veloci o prefabbricate, permettendo al Signore di essere Lui (e non le nostre ricette e priorità) a mostrarci un cammino di speranza”. Dunque “riconosciamo la nostra fragilità, sì; ma permettiamo che Gesù la trasformi e ci proietti in continuazione verso la missione”.

Per mantenere il cuore coraggioso, il Papa osserva che non vanno trascurati due legami costitutivi. Il primo con Gesù. È l’invito a non trascurare “l’accompagnamento spirituale, avendo un fratello con cui parlare, confrontarsi, discutere e discernere il proprio cammino”. Il secondo legame è con il popolo: “Non isolatevi dalla vostra gente e dai presbiteri o dalle comunità. Ancora meno non rinchiudetevi in gruppi chiusi o elitari… un ministro coraggioso è un ministro sempre in uscita”. Il Papa chiede ai sacerdoti di “essere vicini a coloro che soffrono, per stare, senza vergogna, vicini alle miserie umane e, perché no, viverle come proprie per renderle eucaristia”. Di essere “artigiani di relazione e comunione, aperti, fiduciosi e in attesa della novità che il Regno di Dio vuole suscitare oggi”.

Lode
L’ultima parola proposta nella lettera è “lode”. È impossibile parlare di gratitudine e incoraggiamento senza contemplare Maria che “ci insegna la lode capace di aprire lo sguardo al futuro e di restituire speranza al presente”. Perché “guardare Maria è tornare a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto”. Per questo – conclude il Papa – “se qualche volta ci sentiamo tentati di isolarci e rinchiuderci in noi stessi e nei nostri progetti proteggendoci dalle vie sempre polverose della storia, o se lamenti, proteste, critiche o ironia si impadroniscono del nostro agire senza voglia di combattere, di aspettare e di amare … guardiamo a Maria affinché purifichi i nostri occhi da ogni ‘pagliuzza’ che potrebbe impedirci di essere attenti e svegli per contemplare e celebrare Cristo che vive in mezzo al suo popolo”.

“Fratelli – sono le parole finali della lettera – ancora una volta, continuamente rendo grazie per voi … Lasciamo che sia la gratitudine a suscitare la lode e ci incoraggi ancora una volta alla missione di ungere i nostri fratelli nella speranza. Ad essere uomini che testimoniano con la loro vita la compassione e la misericordia che solo Gesù può donarci”.

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Papa: “Se nelle nostre comunità ci fossero più poveri in spirito, ci sarebbero meno divisioni, contrasti e polemiche!”

Posté par atempodiblog le 31 janvier 2017

Papa: “Se nelle nostre comunità ci fossero più poveri in spirito, ci sarebbero meno divisioni, contrasti e polemiche!”
“La felicità dei poveri in spirito ha una duplice dimensione: nei confronti dei beni e nei confronti di Dio. Riguardo ai beni materiali questa povertà in spirito è sobrietà: non necessariamente rinuncia, ma capacità di gustare l’essenziale, di condivisione; capacità di rinnovare ogni giorno lo stupore per la bontà delle cose, senza appesantirsi nell’opacità della consumazione vorace: più ho più voglio”.
di AsiaNews

Papa: “Se nelle nostre comunità ci fossero più poveri in spirito, ci sarebbero meno divisioni, contrasti e polemiche!” dans Commenti al Vangelo Papa-Francesco
Immagine tratta da: Familia Cristiana

“Il povero in spirito è il cristiano che non fa affidamento su sé stesso, sulle sue ricchezze materiali, non si ostina sulle proprie opinioni, ma ascolta con rispetto e si rimette volentieri alle decisioni altrui”. Nella domenica nella quale il Vangelo propone il discorso delle Beatitudini, papa Francesco ha voluto sottolineare in particolare il senso della beatitudine dei poveri in spirito, commentando anche che “se nelle nostre comunità ci fossero più poveri in spirito, ci sarebbero meno divisioni, contrasti e polemiche!”.

Alle 30mila persone presenti in piazza san Pietro per la recita dell’Angelus, il Papa ha infatti ricordato che “la liturgia di questa domenica ci fa meditare sulle Beatitudini (cfr Mt 5,1-12a), che aprono il grande discorso detto ‘della montagna’, la ‘magna charta’ del Nuovo Testamento. Gesù manifesta la volontà di Dio di condurre gli uomini alla felicità. Questo messaggio era già presente nella predicazione dei profeti: Dio è vicino ai poveri e agli oppressi e li libera da quanti li maltrattano. Ma in questa sua predicazione Gesù segue una strada particolare: comincia con il termine «beati», cioè felici; prosegue con l’indicazione della condizione per essere tali; e conclude facendo una promessa. Il motivo della beatitudine, cioè della felicità, non sta nella condizione richiesta – per esempio «poveri in spirito», «afflitti», «affamati di giustizia», «perseguitati»… – ma nella successiva promessa, da accogliere con fede come dono di Dio. Si parte dalla condizione di disagio per aprirsi al dono di Dio e accedere al mondo nuovo, il «regno» annunciato da Gesù. Non è un meccanismo automatico questo, ma un cammino di vita al seguito del Signore, per cui la realtà di disagio e di afflizione viene vista in una prospettiva nuova e sperimentata secondo la conversione che si attua. Non si è beati se non si è convertiti, in grado di apprezzare e vivere i doni di Dio”.

“Mi soffermo sulla prima beatitudine: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (v. 4). Il povero in spirito è colui che ha assunto i sentimenti e l’atteggiamento di quei poveri che nella loro condizione non si ribellano, ma sanno essere umili, docili, disponibili alla grazia di Dio. La felicità dei poveri in spirito ha una duplice dimensione: nei confronti dei beni e nei confronti di Dio. Riguardo ai beni materiali questa povertà in spirito è sobrietà: non necessariamente rinuncia, ma capacità di gustare l’essenziale, di condivisione; capacità di rinnovare ogni giorno lo stupore per la bontà delle cose, senza appesantirsi nell’opacità della consumazione vorace: più ho più voglio. Questa è la consumazione vorace e questo uccide l’anima”. “Nei confronti di Dio è lode e riconoscimento che il mondo è benedizione e che alla sua origine sta l’amore creatore del Padre. Ma è anche apertura a Lui, è Lui il Signore, non io, è docilità alla sua signoria, che ha voluto il mondo per tutti gli uomini nella loro condizione di pochezza e di limite”.

“Il povero in spirito è il cristiano che non fa affidamento su sé stesso, sulle sue ricchezze materiali, non si ostina sulle proprie opinioni, ma ascolta con rispetto e si rimette volentieri alle decisioni altrui. Se nelle nostre comunità ci fossero più poveri in spirito, ci sarebbero meno divisioni, contrasti e polemiche! L’umiltà, come la carità, è una virtù essenziale per la convivenza nelle comunità cristiane. I poveri, in questo senso evangelico, appaiono come coloro che tengono desta la meta del Regno dei cieli, facendo intravedere che esso viene anticipato in germe nella comunità fraterna, che privilegia la condivisione al possesso. Questo vorrei sottolinearlo, privilegiare la comunione al possesso. La Vergine Maria, modello e primizia dei poveri in spirito perché totalmente docile alla volontà del Signore, ci aiuti ad abbandonarci a Dio, ricco di misericordia, affinché ci ricolmi dei suoi doni, specialmente dell’abbondanza del suo perdono”.

Anche quest’anno, dopo la recita della preghiera mariana, accanto a Francesco si sono affacciati due ragazzi dell’Azione cattolica delle parrocchie e delle scuole cattoliche di Roma. I ragazzi, a conclusione della ‘Carovana della Pace’, il cui slogan è Circondati di Pace, hanno letto un messaggio a favore della pace, dopo il quale dalla piazza sono stati lanciati dei palloncini colorati.

Il Papa ha infine ricordato che si celebra oggi la Giornata mondiale dei malati di lebbra. “Questa malattia, pur essendo in regresso, è ancora tra le più temute e colpisce i più poveri ed emarginati. È importante lottare contro questo morbo, ma anche contro le discriminazioni che esso genera. Incoraggio quanti sono impegnati nel soccorso e nel reinserimento sociale delle persone colpite dalla lebbra, per le quali assicuriamo la nostra preghiera”.

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Il pianto di Maria, un richiamo materno

Posté par atempodiblog le 29 août 2013

29 agosto – 1 settembre 1953: da un quadretto in gesso che raffigura il Cuore Immacolato sgorgano lacrime umane. La scienza riconosce il prodigio, la Chiesa approva il miracolo.
E da allora un fiume ininterrotto di grazie.
di Vincenzo Sansonetti – Il Timone

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“I racconti evangelici non ricordano mai il pianto della Madonna. Non udiamo il suo gemito né nella notte di Betlemme, né sul Golgota. Non ci è dato conoscere neppure le sue lacrime di gioia, quando Cristo resuscitò”. Lo affermò Giovanni Paolo II il 6 novembre 1994, a Siracusa. Ma “anche se la Sacra Scrittura non accenna a questo fatto – aggiunse – parla tuttavia in favore di ciò l’intuizione della fede. Maria che piange di tristezza o di gioia è l’espressione della Chiesa, che si rallegra la notte di Natale, soffre il Venerdì santo ai piedi della croce e di nuovo gioisce all’alba della risurrezione”. Papa Wojtyla si riferiva al miracolo mariano più clamoroso accaduto in Italia nel XX secolo.

È il 29 agosto 1953, l’anno della morte di Stalin (5 marzo) e dell’arresto in Polonia del cardinal Wyszynski. In una modesta casa in via degli Orti di San Giorgio, nel quartiere di Santa Lucia, a Siracusa, dove abitano i coniugi Angelo e Antonina lannuso, da un quadretto ingesso colorato del Cuore Immacolato di Maria sgorgano lacrime umane. Il passaparola è immediato. Prima vicini e parenti, poi frotte di curiosi, affollano la piccola abitazione. La ressa è tale che il quadretto è sequestrato dalla polizia e portato via. Ma la gente lo reclama, e ben presto l’effigie miracolosa fa ritorno nella casa di via degli Orti. La lacrimazione è ad intervalli, di pochi minuti, ma anche di ore. Continua per quattro giorni, fino alle 11 del 10 settembre. Una commissione formata dal dottor Michele Cassola, direttore della sezione micrografica del laboratorio provinciale, dal suo assistente dottor Francesco Cotzia, dal professor Leopoldo La Rosa, chimico igienista, dal dottor Mario Marletta, medico chirurgo, e da padre Giuseppe Bruno, parroco della chiesa di San Tommaso Apostolo, attesta la veridicità dell’evento. Dalle analisi effettuate in un laboratorio specializzato emerge che “il liquido ha analoga composizione a quello delle lacrime umane”. Il 2 settembre l’arcivescovo di Siracusa, monsignor Ettore Baranzini, va in via degli Orti per constatare di persona l’evento. Il 25 settembre il Tribunale speciale ecclesiastico inizia i suoi lavori per l’esame della lacrimazione. Sono ascoltati sotto giuramento 201 testimoni oculari. Il 27 settembre l’arcivescovo di Siracusa è in udienza provata da Pio XII a Castel Gandolfo.

Il 12 dicembre 1953 i vescovi di Sicilia, riuniti a Bagheria (Palermo), in un documento – firmato dal cardinale Ernesto Ruffini, arcivescovo di Palermo, “ascoltata l’ampia relazione – dell’arcivescovo Baranzini, vagliate le relative testimonianze nei documenti originali, hanno concluso unanimemente che non si può mettere in dubbio la realtà della lacrimazione”. E il 17 ottobre 1954 giunge il radio-messaggio di Papa Pacelli, che così spiega il significato profetico della lacrimazione: “Senza dubbio Maria è in cielo eternamente felice, ma Ella non vi rimane insensibile, ché anzi nutre sempre amore e pietà per il misero genere umano, cui fu data per Madre. Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime?”.

Il quadretto viene esposto in via degli Orti, prima vicino all’ abitazione dei Iannuso, poi di fronte. Ma lo spazio è troppo piccolo. Il 19 settembre 1953, fra il popolo osannante, l’immagine miracolosa viene trasferita in piazza Euripide e collocata in una stele. Le folle accorrono. I siracusani pregano a turno davanti alla Madonnina: sono 10, 15, 20 mila. Ma arrivano anche dal resto della Sicilia e da tutta Italia. In settembre e ottobre accorrono due milioni di pellegrini. Ne parlano la stampa italiana e quella estera. I malati sono portati a braccia, con le carrozzelle, le barelle, nei letti: di fronte al quadretto chiedono il miracolo, implorano la grazia. E le guarigioni arrivano: Nunzio Vinci, operaio, paralizzato all’arto superiore e inferiore sinistro, comincia a muovere il braccio e la mano recupera sensibilità. Ad Anna Gaudioso Vassallo avevano diagnosticato un epitelioma al retto.

Successivamente i medici constatarono la totale scomparsa del tumore. Ma il primo prodigio probabilmente è proprio quello di Antonina lannuso, che nel Nata le del 1953, superando una difficile gravidanza, dà alla luce Mariano Natale Vincenzo, il bambino che portava nel grembo durante la lacrimazione. A queste prime guarigioni ne seguono almeno un centinaio, tutte documentate, attribuite alla Madonna delle Lacrime.

Oggi il quadretto non è più esposto in piazza. È stato costruito un Santuario (da pochi mesi diventato Basilica minore): un’enorme “lacrima” alta 74 metri. In cima è stata po sta una Madonnina dorata. Il tempio mariano è stato consacrato da Giovanni Paolo II il 6 novembre 1994. Può ospitare fino a 6 mila persone sedute e 11 mila in piedi ed è meta di pellegrini provenienti da tutto il mondo. Siracusa si affianca così a Fatima e a Lourdes. Ogni anno i Gruppi di Preghiera della Regina della Pace organizzano un incontro mariano con migliaia di devoti. Il 27 ottobre del 2001 il presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro, proprio durante uno di questi incontri, ha fatto atto di affidamento della sua Regione alla Madonnina, primo caso in Italia.

Cinquant’anni dopo la prodigiosa lacrimazione, l’attuale arcivescovo di Siracusa, monsignor Giuseppe Costanzo, ha indetto nella sua diocesi uno speciale anno mariano, dal 29 agosto 2002 al 10 settembre 2003, accompagnato da una lettera pastorale intitolata “Con Maria discepoli in cammino”. Ancor oggi ci si interroga sul perché di quelle lacrime. Perché la Madonna piange per i suoi figli? Perché quelle lacrime nel 1953? Quale situazione stava vivendo il mondo?

Erano anni difficili, di ripresa da una guerra lacerante, con il comunismo ateo che, nella visione ecclesiale dell’epoca, appariva come un pericolo incombente.

“Siracusa”, si legge nella lettera dell’arcivescovo Costanzo, “ha un messaggio di dialogo da portare in un mondo lacerato da profonde divisioni e dove spesso predomina l’intolleranza e il fanatismo”. Commentava all’epoca dei fatti l’allora cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano: “La Madonna piange perché il Corpo Mistico del suo Figlio è stato dilaniato da una quantità di confessioni religiose; perché un rilevante numero di cattolici ignora, o quasi, l’Evangelo; perché i Governi, invece di coadiuvare la Chiesa nella repressione del vizio, lasciano libero corso alla propaganda dei cattivi; perché molti non hanno compreso la gravità dell’ora, e troppo poco si preoccupano della riforma della loro vita”.

“In realtà”, afferma padre Stefano De Flores, studioso di mariologia, “tuttora la Madonna avrebbe motivo di piangere, perché è evidente a tutti quanto si siano dilatati nel mondo i cosiddetti ‘cerchi diabolici della morte’, identificati soprattutto nella vita senza senso e nell’abbandono di Dio”.

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Sulle tracce di Maria: Ghiaie di Bonate

Posté par atempodiblog le 7 juillet 2013

Sulle tracce di Maria: Ghiaie di Bonate
di Diego Manetti
Tratto da: La nuova Bussola Quotidiana

Sulle tracce di Maria: Ghiaie di Bonate dans Apparizioni mariane e santuari Ghiaie-di-Bonate

Ogni primo sabato del mese, su Radio Maria, va in onda alle 22.45 un programma condotto da Diego Manetti e titolato « Sulle tracce di Maria ». Si tratta di un cammino che, puntata dopo puntata, porta gli ascoltatori nei tanti santuari dedicati alla Madonna. Per gentile concessione dell’autore, seguiremo anche noi questo cammino, pubblicando la trascrizione di ogni puntata del programma, non appena terminata. Dopo quella d’esordio su Notre Dame du Laus, ecco la trascrizione della seconda puntata dedicata alla Regina della Famiglia delle Ghiaie di Bonate (Bg).

Ben ritrovati a un nuovo appuntamento con “Sulle tracce di Maria”. Per quanti si fossero persi la precedente puntata, vorrei ricordare in breve le ragioni di un tale titolo. Le “tracce di Maria” sono i santuari mariani che la pietà e la devozione popolari hanno edificato nei diversi luoghi del mondo in risposta a segni, messaggi, apparizioni che la Vergine Maria ha donato all’umanità in un tempo e in un sito preciso. Segni che, beninteso, indirizzati a una comunità o parrocchia particolari, hanno però mostrato di possedere una valenza universale, come nel caso – il più noto forse – delle apparizioni di Lourdes, del 1858, nel corso delle quali l’Immacolata rivolse tramite Bernadette l’invito alla preghiera e alla penitenza non solo ai fedeli di quella sperduta località dei Pirenei, ma a tutti i fedeli che ancora oggi, a milioni, si recano in pellegrinaggio a Lourdes.

Adelaide-Roncalli-Ghiaie-di-Bonate dans Diego Manetti

Partire da un santuario significa dunque esaminare la risposta che l’umanità ha dato a una iniziativa mariana. Dopo che Maria ha affidato un certo messaggio a un veggente che si è scelto – per lo più tra i piccoli e gli umili, come dimostrano i casi di Bernadette o dei pastorelli di Fatima – ecco infatti che i fedeli decidono di edificare un santuario per consacrare quel luogo in modo particolare alla Madonna, celebrandone le virtù con titoli specifici, legati al messaggio o a quanto la Vergine Stessa ha rivelato. Pensiamo in questo caso ancora a Lourdes, dove è Maria stessa che si presenta come “Immacolata Concezione”, confermando il relativo dogma promulgato da Pio IX appena quattro anni prima delle apparizioni della Vergine a Bernadette, nel 1854. Ecco, la Madonna prende spesso l’iniziativa di rivelare il nome o la virtù verso cui intende indirizzare la devozione dei fedeli. E per la stessa materna attenzione nei confronti di tutti noi Suoi figli è spesso proprio Lei a chiedere che si edifichi una cappella o una chiesa sul luogo delle apparizioni, affinché la si possa pregare e onorare come a Lei conviene e come necessita per l’edificazione e la salvezza degli uomini. In proposito, si può citare il caso più noto, quello già ricordato di Lourdes, oppure anche quello di Notre Dame de Laus, il santuario che abbiamo esaminato nella scorsa puntata. Se vi ricordate, quando la Vergine appare alla piccola Benedetta, ecco che le chiede proprio di costruire una chiesa sul luogo dove all’epoca sorgeva una piccola cappella dedicata a “Nostra Signora del buon incontro”. E dove oggi, invece, i pellegrini che si recano a Laus possono trovare il santuario che reca al proprio interno l’indicazione – tanto semplice quanto eclatante -: “Questa chiesa fu edificata per volontà della Madonna”.

Insomma, è la Madonna che prende l’iniziativa, offrendo segni, messaggi e apparizioni che tracciano come un cammino tra gli uomini, nel mondo. Andando a esaminare alcuni di questi santuari potremo ripercorrere insieme il cammino di Maria, rivisitandone quelle “tracce” visibili che sono proprio i luoghi di devozione mariana. E faremo questo con una particolare attenzione al messaggio e alla spiritualità che promana da tali realtà, convinti che le parole di Maria pronunciate a Laus a fine Seicento oppure i messaggi consegnati a Bernadette a metà Ottocento – solo per fare due tra i molti esempi che si potrebbero qui ricordare – hanno ancora (forse soprattutto) oggi per noi un valore e una importanza straordinari. Sono parole che attraversano il tempo, che percorrono le strade del mondo, per raggiungere sempre e ovunque i fedeli che siano disposti a mettersi alla scuola di Maria per andare, per mezzo di Lei, a Gesù.

Se l’intento è quello di fare emergere la spiritualità legata ai santuari mariani, non tralasceremo però di offrire anche quelle informazioni che sono necessarie dal punto di vista storico per la corretta collocazione dell’evento originario. Non dimentichiamoci infatti che, se il messaggio mariano possiede un valore senza tempo, ciò che lo ha originato è invece posto in un certo tempo e in un dato luogo, con una concretezza e una determinazione che rispondono in pieno alla logica della Incarnazione del Cristo che, per realizzare quel grandioso atto salvifico che è il farsi uomo da parte di Dio, ha scelto un villaggio della Palestina di duemila anni fa. Inaugurando quella splendida avventura di redenzione e salvezza che è il cristianesimo, capace in breve di raggiungere gli uomini ai confini del mondo per portare a tutti la “buona novella”.

GHIAIE DI BONATE: UN CASO ANCORA APERTO
La scelta di questa puntata cade su Ghiaie di Bonate, dove la Madonna si è presentata nel 1944 come “Regina della Famiglia”. Prima di specificare il criterio e i motivi che ci hanno condotto a una simile scelta, vorrei ricordare, come già fatto la volta scorsa, quanto il Cardinale Joseph Ratzinger, poi divenuto Papa Benedetto XVI, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, diceva a Vittorio Messori in merito alle apparizioni in “Rapporto sulla fede” (Ed. Paoline 1985): “Nessuna apparizione è indispensabile alla fede, la Rivelazione è terminata con Gesù Cristo, Egli stesso è la rivelazione. Ma non possiamo certo impedire a Dio di parlare a questo nostro tempo, attraverso persone semplici e anche per mezzo di segni straordinari che denunciano l’insufficienza delle culture che ci dominano, marchiate di razionalismo e di positivismo… Uno dei segni del nostro tempo è che le segnalazioni di “apparizioni” mariane si stanno moltiplicando nel mondo…”.

Nel corso della trasmissione può dunque accadere – è il caso di questa puntata dedicata a Ghiaie di Bonate – di riferirsi anche a santuari sorti in luoghi dove le apparizioni di Maria ancora attendono il riconoscimento della Chiesa. Nella piena obbedienza alla Chiesa e nella totale fedeltà al suo Magistero lo faremo dunque dandone conto in termini di pura testimonianza umana, senza richiedere alcun impegno o riconoscimento di fede né intendendo in alcun modo indirizzare, valutare o prevenire il giudizio della Chiesa stessa in merito, desiderando semplicemente illustrare la devozione e le testimonianze di fede raccolti in tali luoghi. Da parte mia, avrò la massima cura nel distinguere i diversi casi e nel mettere in luce lo stato di fatto rispetto al riconoscimento delle apparizioni che di volta in volta ci potrà accadere di dover illustrare o riportare.

Relativamente a Ghiaie di Bonate devo dunque subito precisare che le presunte apparizioni della Vergine non sono state ancora riconosciute ufficialmente dalla Chiesa. La Commissione di indagine diocesana di Bergamo alla fine del processo concluso con il decreto del 30 aprile 1948 ha infatti pronunciato il “Non consta che”, vale a dire che, all’esame dei fatti, all’epoca non vi era materia sufficiente per potersi pronunciare sulla soprannaturalità degli eventi di Ghiaie. Cosa ben diversa dall’espressione “Consta che non”, con la quale si asserisce invece di aver materia sufficiente per giudicare non soprannaturali certi avvenimenti. Nel caso di Ghiaie, dunque, si tratta di un caso ancora aperto. Questo ci spinge dunque alla massima prudenza nel trattare dell’argomento, presentandolo al momento come pura testimonianza umana, in spirito di piena obbedienza alla Chiesa, concentrandoci sulla spiritualità e il significato profondo del messaggio della Regina della Famiglia.

L’ATTUALITA’ DEL MESSAGGIO
Perché Ghiaie di Bonate, dunque? Perché in quel borgo del bergamasco, nel 1944, la Vergine appare a una bambina di sette anni, Adelaide Roncalli, presentandosi come “Regina della Famiglia”. Nel momento in cui ancora infuria la guerra, che insanguina l’Europa ormai da quasi cinque anni, dalla fine di luglio del 1939, ecco che la Vergine non si presenta come “Regina della Pace” – anche se il tema della pace non sarà assente né secondario nei messaggi di Ghiaie – bensì come Regina della Famiglia, puntando su un tema che forse poteva non apparire particolarmente urgente all’epoca, ma che allo stato attuale della famiglia – in Italia e nel mondo – rivela invece una grandissima attualità, facendo emergere la grande valenza profetica delle parole di Maria alla piccola Adelaide in quel lontano 1944.

Questo non deve sorprendere, perché rientra nella strategia con la quale Maria accompagna l’umanità, svelando in anticipo i piani di Satana quando questo si propone di distruggere l’umanità per invidia e disprezzo di Dio. Perché la crisi della famiglia nel mondo contemporaneo non può essere ascritta a semplici fattori culturali o sociali, come spesso si vuol far credere, ma è il frutto della perversa opera del Maligno che tenta di colpire la prima e più alta espressione della creazione di Dio, cioè la famiglia, la chiesa domestica. La Madonna, conoscendo per grazia di Dio i piani di Satana, è venuta dunque in anticipo a dire: state in guardia! Fate attenzione, perché la famiglia è in pericolo. E lo dice in un momento – nel 1944, in quel di Ghiaie – in cui a viste umane ci si poteva aspettare un diverso tipo di messaggi, al più riguardanti la pace, che allora sembrava il bene più minacciato. Ma la pedagogia della Madonna è di quelle che “mirano lontano”: sapeva bene, infatti, quale grande attacco il Diavolo andava preparando contro la famiglia, e si premura di venire tra gli uomini per rivelarne l’imminenza, facendo capire che senza la pace e l’armonia in famiglia non è possibile quella pace degli uomini con Dio e tra di loro che è la sola condizione per cui si realizza la vera e stabile pace nel mondo. Ecco dunque che Maria non viene a parlare di “altro”, trascurando il problema, allora quanto mai urgente, della pace: la Madonna a Ghiaie di Bonate parla proprio della pace nel mondo ma lo fa andando direttamente a quella che è la sua condizione indispensabile, ovvero la pace e l’armonia nelle famiglie.

L’INIZIO DELLE APPARIZIONI
Ghiaie di Bonate è un piccolo paese situato a una decina di chilometri da Bergamo. Come indica il nome, è una frazione di Bonate Sopra. Raggiungerlo in auto è facile: basta percorrere la autostrada A4 e uscire al casello di Capriate, seguendo poi per Ponte San Pietro. Il nome del luogo deriva da “ghiaia”, poiché quel pugno di case è sparso sul greto di un lago ormai prosciugato. La Chiesa parrocchiale – risalente al 1899 e già punto di riferimento della piccola comunità all’epoca delle apparizioni – è dedicata alla Sacra Famiglia, con quella che pare esser stata una felice e profetica intuizione dei fatti che avrebbero portato nella piccola frazione di Ghiaie milioni di pellegrini.

Nella contrada del Torchio – cosiddetta per la presenza del torchio per la spremitura dei cereali – nasce il 23 aprile 1937 Adelaide Roncalli, quinta di otto figli di Annetta ed Enrico. All’epoca delle apparizioni la piccola ha dunque sette anni. Siamo nel maggio del 1944, e l’Italia è ormai prostrata per il perdurare del secondo conflitto mondiale, scoppiato, come previsto a Fatima, “sotto il pontificato di Pio XI”.
In quel 1944, nel pomeriggio del 13 maggio, Adelaide si reca nei campi a raccoglier fiori per ornare l’altarino domestico dedicato alla Immacolata di Lourdes. Mentre sta ammirando un bellissimo fiore di sambuco, troppo in alto perché lei lo possa cogliere, ecco che scorge un punto luminoso che, disceso dal cielo, le si avvicina, ingrandendosi, fino a rivelare l’immagine della Sacra Famiglia circondata da tre cerchi di luce così abbaglianti da farle arrossare gli occhi. Spaventata per quella visione, Adelaide vorrebbe scappare – reazione simile troviamo nei molti casi in cui la Vergine appare ai piccoli veggenti – ma ecco che è la Madonna stessa a dirle: “Non scappare, ché io sono la Madonna”. E’ l’invito da cui hanno inizio i colloqui tra Maria e la piccola Adelaide, in un totale di 13 apparizioni che avranno luogo tra il 13 maggio (anniversario delle apparizioni di Fatima) e  il 31 maggio 1944.

LA SACRA FAMIGLIA
Quale messaggio è venuta a dare la Madonna? Lo rivela subito Ella stessa, apparendo non da sola ma nel contesto della Sacra Famiglia, accanto cioè a San Giuseppe e con in braccio Gesù Bambino. La Vergine indossa un abito bianco e un velo azzurro, come quando si presentò nell’ultima apparizione proprio a Fatima, secondo quanto disse Lucia. Al braccio destro, la Vergine porta una corona del Rosario con grani bianchi, mentre due rose bianche sono poggiate sui piedi nudi. Sono tutti elementi che paiono mettere in continuità questa apparizione con le precedenti, soprattutto con Fatima, come se la Madonna volesse proseguire a Ghiaie il discorso là cominciato.

1^ apparizione, sabato 13 maggio – “Devi essere buona, ubbidiente, rispettosa col prossimo e sincera. Prega bene, e ritorna in questo posto per nove volte, sempre alla stessa ora”.
Come a Lourdes e a Fatima, la Madonna invita la piccola Adelaide a tornare sul luogo delle apparizioni, per svelarle poco alla volta, secondo una sapiente pedagogia rivolta ai piccoli che si è scelta, il Suo messaggio per essi e per il mondo. Il primo invito è a essere buona e obbediente, forse indicando la grande pazienza che verrà chiesta ad Adelaide nell’obbedire alle suore e ai superiori religiosi che, come nel caso di Bernadette, aiuteranno la piccola a esercitare le virtù della umiltà e della carità, sopportando fatiche e difficoltà con grande pazienza, fino a farsi ubbidiente coma Maria stessa che di sé dice: “Eccomi, sono la serva del Signore” (Lc 1, 38).
La Madonna invita poi Adelaide a essere rispettosa del prossimo, così come Dio rispetta sempre la libertà dell’uomo, senza mai imporre nulla ma solo rivolgendo pazienti e amorosi inviti. E poi, altra esortazione, alla sincerità. Cosa che Adelaide cercherà di fare sempre, anche quando verrà messa sotto pressione da quanti non ritengono veritiero il suo racconto delle apparizioni. Ultimo invito, a “pregare bene”, cioè con il cuore, in maniera sentita, partecipata, per comprendere, accogliere e realizzare la volontà di Dio sulla sua vita. Dopo di che, la visione ha termine.
Ripresasi dall’estasi, Adelaide confida alle sue amiche di aver visto la Madonna, invitandole a serbare il segreto. Si sa come sono i bambini… in breve la mamma viene a saperlo e, pensando che si sia inventata tutto, la manda a letto senza cena.

2^  apparizione, domenica 14 maggio – In breve la voce della presunta apparizione si diffonde nella contrada del Torchio. Nel pomeriggio, mentre Adelaide si trova presso l’oratorio delle Suore Sacramentine, ecco che sente una forte spinta interiore a raggiungere il luogo delle apparizioni. Giunta sul luogo delle apparizioni, cade in estasi dinnanzi alla visione della Sacra Famiglia. La Madonna le dice: “Devi esser buona, ubbidiente, sincera e pregare bene, rispettosa verso il prossimo. Tra il 14° e il 15° anno ti farai suora sacramentina. Soffrirai tanto e poi tanto, ma non piangere perché dopo verrai con me in Paradiso”.
Proseguendo nella sua dolce pedagogia, la Madonna, apparsale con la Sacra Famiglia, ripete ad Adelaide le esortazioni del giorno prima, affinché penetrino meglio nel cuore e nella mente della Sua piccola “allieva”. Poi ci sono le parole profetiche sulla vocazione religiosa di Adelaide (desiderio per altro già espresso in precedenza dalla piccola), che effettivamente si realizzeranno, come pure la seconda parte di tale profezia, relativa alla sofferenza che Adelaide avrebbe incontrato nel cammino religioso. Tutto questo dolore futuro è però nulla rispetto alla promessa del Paradiso che la Madonna stessa le fa, regalandole quella splendida certezza che risuonò anche alle orecchie e nel cuore a Bernadette quando l’Immacolata le disse: “Non prometto di farti felice in questo mondo, ma nell’altro”.
Terminata l’estasi, la piccola si avvia all’oratorio, con le amiche che la accompagnavano. Per strada incontrano Candido Maffeis, di 14 anni, che insiste affinché Adelaide torni sul luogo delle apparizioni per chiedere alla Madonna se potrà essere sacerdote consacrandosi alla Madonna. Adelaide, spinta da generosa disponibilità, acconsentì a tale richiesta e tornò con Candido sul luogo delle apparizioni. Dopo pochi minuti, ecco che la piccola cadde nuovamente in estasi: la Madonna, colpita dalla tenera fiducia manifestata da Adelaide, era pronta a tornare sui Suoi passi per continuare il dialogo con lei. Candido raccontò anni dopo l’accaduto: “Osservai Adelaide che aveva lo sguardo sempre fisso a una certa altezza, corrispondente al centro del ramo fiorito, non muoveva mai gli occhi, muoveva le labbra, si vedeva che parlava, ma io non sentivo nulla. Ho notato che c’era una domanda e una risposta dal movimento delle labbra, poiché ho notato delle pause. (…) Ho pensato che si dicessero le loro cose e si sarebbero dimenticate di me. Allora la richiamavo e le dicevo “diglielo” e Adelaide, senza mai spostare lo sguardo, mi faceva cenno con la testa di sì. “La Madonna è qui e ti sorride”, queste sono le uniche parole che mi disse, poi non capii più nulla.” Che cosa aveva detto la Madonna ad Adelaide? “Sì, egli si farà sacerdote missionario secondo il mio Sacro Cuore quando la guerra sarà terminata”. Appena seppe la cosa, il giovane ebbe il cuore ricolmo di gioia. Prima di andarsene, la Madonna invita Adelaide a tornare altre “sette sere” (che, sommate alle due apparizioni della domenica, portano a 9 volte il ritorno della bimba dopo la prima volta, come chiesto da Maria). Frattanto la notizia degli avvenimenti di Ghiaie comincia a diffondersi.

3^ apparizione,  lunedì 15 maggio – I presenti sul luogo delle apparizioni sono ormai un centinaio e molti di loro invitano la piccola ad affidare alla Vergine i bambini ammalati e a chiedere quando finirà la guerra. La visione della Sacra Famiglia è caratterizzata da una luce ancora più intensa della prima volta. La Madonna risponde alle richieste di Adelaide: “Di’ loro che se vogliono i loro figli guariti devono fare penitenza, pregare molto ed evitare certi peccati. Se gli uomini faranno penitenza la guerra finirà in due mesi, altrimenti in poco meno di due anni”. Dopo questo, la Vergine prega con Adelaide una decina del Rosario. Sono parole in apparenza dure; che però svelano quanto stia a cuore a Maria che la famiglia allontani da sé tutti quelle situazioni di peccato che possono minarne la stabilità e l’armonia interna. Se i genitori vogliono la guarigione dei figli, devono pregare, fare penitenza e astenersi dal peccato. Questo perché la guarigione – fisica, ma soprattutto dell’anima – è subordinata al completo affidamento all’arma più potente, ovvero alla preghiera, accompagnata dalla penitenza come condizione per rafforzare l’animo e il cuore nella lotta contro il peccato.
Quale relazione corre tra questa richiesta di conversione dei genitori e la guarigione dei figli? Che rapporto c’è tra peccato e malattia? Sono domande ardue se affrontate con la misura degli uomini, mentre si rivelano stimolo forte per un deciso cambiamento se poste nell’ottica della fede: che cosa infatti può meglio favorire la crescita sana e la guarigione di un bambino se non il vivere in una famiglia incamminata verso la santità attraverso la preghiera e la penitenza? Perché non accorgersi che tante “malattie” dei bambini di oggi sono somatizzazioni delle realtà di peccato e di conflitto, di disarmonia e di disordine in cui vivono i genitori?
Altro argomento urgente toccato da Maria è la guerra: sarebbe finita entro due mesi se gli uomini avessero fatto penitenza. L’occasione in effetti ci fu perché dopo due mesi (20 luglio 1944) vi fu il fallito attentato a Hitler. Si avverò la seconda ipotesi (la guerra sarebbe finita nel settembre 1945, meno di due anni dopo le apparizioni) perché forse non si prese abbastanza sul serio il monito di Maria, come pure accadde a Fatima, dove la Vergine predisse a Lucia una seconda guerra “peggiore della prima” sotto il pontificato di Pio IX.

4^ apparizione, martedì 16 maggio “Tante mamme hanno i bimbi disgraziati per i loro peccati gravi; non facciano più peccati, e i bimbi guariranno”: le parole della Madonna riecheggiano quelle del giorno precedente, segno che il messaggio è davvero importante. Questa volta sul luogo delle apparizioni ci sono circa 150 persone. La visione della Sacra Famiglia è preceduta dal volo di due candide colombe, forse figura della purezza del vincolo matrimoniale. La parole della Madonna sono accompagnate dal volto “addolorato”, come dirà Adelaide, segno della gravità del messaggio e della preoccupazione di Maria per i Suoi figli. Nuovamente risuona l’invito ad astenersi dai peccati per ottenere la guarigione dei figli: se la famiglia è unita nella preghiera, essa resiste agli assalti del demonio e anche i bambini sono più protetti. L’invito alla purezza e alla santità è segno della preoccupazione materna di Maria che invita tutte le famiglie a cercare rifugio sotto il Suo Manto.
Adelaide porta poi alla Vergine il messaggio della gente che chiede un segno e la Madonna risponde: “Verrà anche quello, a suo tempo”. Non può in merito non venire alla mente il “fenomeno del sole”, il prodigioso segno del cielo che si ripeté per ben 6 volte in quei giorni e fu visibile non solo a Ghiaie ma anche nei dintorni, avendo molteplici testimoni. Un fenomeno celeste che molti videro come conferma delle apparizioni, ma che non valse a convincere gli scettici, dato che non vi sono miracoli che convincano quelli che non credono, come pure non vi sono miracoli che servano a chi già crede. Un fenomeno che fu anzitutto segno della pazienza di Maria, della sua disponibilità a venire incontro alla richiesta tutta umana di una conferma visibile delle apparizioni. Cosa per nulla scontata, visto che a Banneux la “Vergine dei Poveri” alla richiesta di un segno da parte del cappellano, non lo concederà e risponderà invece, con tristezza, “Credete in me, io crederò in voi”.
Aldilà dei segni visibili nel cielo, quelli più significativi riguardano le numerosissime confessioni  e conversioni accadute in quel tempo. Tanto che il parroco di Ghiaie, don Cesare Vitali, inizialmente scettico, dirà: “Bisognava essere nei confessionali per capire se in tutto quel movimento c’era o non c’era il dito di Dio”. Tantissimi cuori vengono infatti toccati in profondità, e moltissime persone decidono di tornare a Dio, cambiando radicalmente vita. Questi sono i veri miracoli che non possono essere trascurati, oltre ovviamente alle numerose guarigioni fisiche inspiegabili accadute in quel tempo di grazia.
Prima di lasciare la piccola Adelaide, la Madonna le raccomanda: “prega per i poveri peccatori che hanno bisogno della preghiera dei bimbi”. Come a Fatima, come a Lourdes, è ai bambini, ai piccoli e ai puri di cuore, che la Madonna si rivolge invitandoli a pregare per i peccatori. Il Signore predilige i piccoli e la preghiera dei bambini è potente. Insegniamo dunque, nelle nostre famiglie di oggi, ai bambini la preghiera il prima possibile, poiché Maria, che è Madre, non potrà non ascoltare le loro preghiere!

5^ apparizione, mercoledì 17 maggio La folla arriva ormai a circa tremila persone, in una escalation che arriverà a contare tra le 350.000 e le 500.000 persone nel corso dell’ultima apparizione, il 31 maggio. Circa un milione e mezzo di pellegrini si riversarono su Ghiaie di Bonate nel mese di Maggio: un’enormità, se si considera che furono poco più di 100.000 a Lourdes durante le apparizioni, dall’11 febbraio al 16 luglio 1858, e circa 125.000 a Fatima dal 13 maggio al 13 ottobre 1917. Consideriamo poi che si era nel pieno della guerra, situazione che rendeva ancora più difficile e drammatico il viaggiare e il trasferirsi per la povera gente.
La visione di Maria è particolare: vestita di rosso, con il velo verde lungo fino ai piedi, e il rosario dai grani bianchi al braccio destro. Varie sono le interpretazioni dei colori: chi dice rappresentino la bandiera italiana – nel mese di maggio il nostro Paese visse le vicende decisive per avviare quel processo di liberazione che portò alla riconquista alleata di Roma proprio a inizio giugno 1944 -, altri dicono rappresentino le tre virtù teologali: il rosso della carità, il verde delle speranza, il bianco della fede. Sono i colori rappresentati nella immagine ormai divenuta icona “ufficiale” della Regina della Pace, cioè del quadro realizzato dal pittore Galizzi.
La Madonna confida un segreto ad Adelaide: “Di’ al vescovo e al Papa il segreto che ti confido. Ti raccomando di eseguire quanto ti dico. Ma non dirlo a nessun altro”. Il segreto verrà rivelato al vescovo di Bergamo, mons. Adriano Bernareggi, il 20 maggio 1944, mentre al Papa Pio XII solo nel 1949. Questa distanza temporale fa supporre che si tratti di due segreti diversi. Una nota. Il Vescovo tornerà a metà giugno 1944 dalla piccola per farsi ripetere il segreto, segno che di qualcosa di importante doveva trattarsi. Il Papa, dal canto suo, riceverà la piccola nel 1949, dopo la pubblicazione dell’atto vescovile del 30 aprile 1948 che diceva che “non constava” la soprannaturalità degli eventi delle Ghiaie. Se l’incontro avviene dopo tale decreto, questo può esser segno che Pio XII riteneva credibili tali apparizioni, sulla scorta forse di quanto Lucia di Fatima gli avrebbe rivelato nel febbraio 1944, dicendo che in visione la Madonna le aveva predetto che sarebbe apparsa a una povera bambina di sette anni in Italia per proteggere il Papa e aiutare il mondo. Cosa che non poteva non aver colpito il Santo Padre all’epoca dei fatti di Ghiaie…

6^ apparizione, giovedì 18 maggio E’ la festa dell’Ascensione. La folla, ancor più numerosa del giorno prima, consegna ad Adelaide un sacco di biglietti di supplica e richieste di grazie.
La Madonna appare ancora con il vestito rosso e il manto verde e dice: “Preghiera e penitenza! Preghiera e penitenza! Preghiera e penitenza! Prega per i peccatori più ostinati che stanno morendo in questo momento e che trafiggono il mio Cuore. La preghiera a me più gradita è l’Ave Maria”.
Il triplice invito alla preghiera e alla penitenza – simile a quello risuonato a Lourdes e a Fatima, ma anche a Laus (1664), a La Salette (1846), a Beauraing (1932) e a Banneux (1933) – fa capire come la Madonna non si stanchi mai di richiamare ciò che considera essenziale per i Suoi figli. La preghiera e la penitenza sono le condizioni indispensabili per ottenere la pace, quella vera, radicata nel cuore degli uomini e capace di costruire un mondo nuovo. Non basta guardare con speranza alla fine della guerra, ma occorre puntare alla pace vera, più forte di ogni tregua provvisoria. Non basta accontentarsi della serenità in famiglia, ma occorre costruire sulla base della preghiera e della penitenza una famiglia forte, unita, incamminata verso la santità, capace di guardare al futuro con la serenità che viene dalla fede in Dio.
Torna poi il tema della preghiera (dei piccoli) rivolta in particolare ai peccatori, coloro che non stanno solo offendendo il Cuore di Maria ma addirittura lo trafiggono con i loro peccati. Risuona quel grande invito alla preghiera di intercessione che spalanca il mistero della Divina Misericordia, secondo lo splendido messaggio rivelato da Gesù a Suor Faustina Kowalska alcuni anni prima, in Polonia.
Infine, Adelaide chiede alla Madonna – come molti le hanno raccomandato di fare – quale sia la preghiera preferita. Ed Ella risponde: è l’Ave Maria! La preghiera più semplice, quella che raccoglie le parole dell’annuncio dell’Angelo e l’esultanza di Santa Elisabetta, unitamente alla richiesta di intercessione a Maria, per ogni peccatore, in punto di morte.

7^ apparizione, venerdì 19 maggio Sul luogo delle apparizioni, gremito ormai di nutrita folla di fedeli, viene posta una grande pietra di arenaria (tutt’oggi conservata sotto vetro dietro la cappellina che ricorda gli eventi di Ghiaie di quel maggio 1944 e che fu costruita pochi mesi dopo quei fatti) affinché Adelaide possa essere meglio visibile. In questo giorno giungono sul luogo delle apparizioni anche la dottoressa Eliana Maggi, che condurrà analisi e prove mediche su Adelaide con grande serietà professionale e apertura di cuore, e il professore bergamasco di filosofia, don Luigi Cortesi, che scriverà tre libri sui fatti di Ghiaie e sarà protagonista indiscusso della vita della piccola Adelaide fino al settembre 1945. Spendiamo qui alcune parole per parlare di quanto più non diremo, ovvero della questione della autenticità delle apparizioni.
Sarà infatti questo professor Cortesi a fare pressioni sulla piccola Adelaide affinché ella neghi di aver avuto le apparizioni. Dapprima la sottrarrà alla famiglia, isolandola in diverse case religiose per oltre un anno e mezzo, fino a condurla a scrivere sotto dettatura – così dirà la stessa Adelaide ormai adulta  – il biglietto del 15 settembre 1945 nel quale la piccola dirà di essersi inventata tutto. Salvo poi firmare una dichiarazione di senso opposto il 12 luglio 1946. Guadagnata la fiducia della bambina, don Cortesi ne sarà l’unico punto di riferimento nel periodo decisivo per allestire il processo diocesano sugli avvenimenti di Ghiaie e pare difficile negare che il suo atteggiamento sospettoso e indagatore non abbia influito negativamente sulla serenità e sulla testimonianza resa dalla piccola Adelaide, indotta da quello a ritenere che l’affermare di aver visto la Madonna – quantunque corrispondesse al vero  -costituisse di per sé un peccato. A don Cortesi, causa di un lungo periodo di sofferenza psicologica della piccola, Adelaide, ormai adulta, non negò il perdono, pregando anzi a suffragio della sua anima.
Torniamo dunque all’apparizione del 19 maggio. Questa volta è Adelaide, intraprendente e generosa, a prendere la parola; chiedendo alla Madonna, per conto dei pellegrini, se è necessario che portino là i malati per ottenere la guarigione. La Madonna risponde: “No, non è necessario che vengano proprio tutti qui. Quelli che possono vengano ché, secondo i loro sacrifici, saranno guariti o resteranno ammalati; però non si facciano più peccati gravi!”.
Colpisce la confidenza di Adelaide, che osa prender la parola per prima; e colpisce la dolcezza di Maria, che prontamente le risponde. Dicendole una cosa di fondamentale importanza: non conta tanto la presenza fisica, quanto piuttosto lo spirito di sacrificio che accompagna la richiesta di guarigione, laddove “sacrificio” letteralmente è la capacità di “render sacro” il tempo della propria vita; è l’atteggiamento del cuore di chi decide di esser tutto per Dio, affidando a lui con fiducia filiale ogni povertà, ogni problema, ogni malattia – fisica e dell’animo – sapendo che in Dio solo c’è vera guarigione e vera salvezza. Ecco svelata una grande verità: il vero male è nell’anima. Condizione unica per guarire è che non si facciano più peccati gravi, quelli che offendono Dio.
Alla richiesta di segni, Maria risponde: “Verranno anche quelli, molti si convertiranno ed io sarò riconosciuta dalla Chiesa. Medita queste parole ogni giorno della tua vita, fatti coraggio in tutte le pene. Mi rivedrai ancora nell’ora della tua morte. Ti terrò sotto il mio manto e ti porterò in Cielo”. E’ la Madonna stessa che precisa come i segni più importanti saranno proprio le molte conversioni che là avverranno. Per spingersi poi a profetizzare il riconoscimento delle apparizioni da parte della Chiesa. Infine, la grande promessa ad Adelaide: la promessa del Cielo, dinnanzi alla quale nulla sono le pene e le sofferenze che pure la Vergine predice alla piccola. L’invito di Maria è poi quello del fare memoria, del meditare  – come Maria stessa, fanciulla di Nazareth, che serbava nel cuore le cose accadutele, meditandole -  le parole della Vergine, per comprenderle e in profondità e trovare in esse il conforto per la vita di ogni giorno.
Terminata l’apparizione, a tarda sera don Vitali fa sapere che la piccola è attesa per l’indomani dal Vescovo di Bergamo, mons. Bernareggi.

8^ apparizione, sabato 20 maggio – La folla dei pellegrini ammonta ormai a 30.000 persone, radunatesi dalle prime ore del mattino. Anche per Adelaide la giornata si preannuncia lunga e faticosa, poiché all’alba è in partenza per Bergamo, per andare in vescovado a incontrare mons. Bernareggi. Il vescovo rimane colpito dalla spontaneità della piccola – “non c’è una cucina qui? Andiamo là, noi due, ché ti rivelo il segreto” – e ne accoglie il segreto rivelatole dalla Vergine.
Rientrata a Ghiaie, poco dopo le 18.00 si reca sul luogo delle apparizioni dove, cominciata la recita del Rosario, cade in estasi. La visione è accompagnata da segni esterni visibili ai presenti: un raggio di sole illumina la piccola e poco dopo una croce luminosa appare al centro del sole, fattosi bianco come una grande Ostia. La folla vide il sole muoversi e il fenomeno si ripeté anche il giorno successivo (due volte), poi il 28 e il 31 maggio (ancora due volte). Questo segno celeste, di cui già abbiamo detto, ha accompagnato anche l’anniversario delle apparizioni del 13 maggio 1959.
Torniamo alla apparizione del 20 maggio. La Madonna dice ad Adelaide: “Domani sarà l’ultima volta che ti parlo, poi per sette giorni ti lascio pensare bene quanto ti ho detto. Cerca di capirlo bene, perché fatta più grandicella ti servirà molto se vorrai essere tutta mia. Dopo questi sette giorni ritornerò altre quattro volte.”
Ecco che Maria chiede alla piccola di prepararsi al commiato, invitandola – come il giorno precedente – a meditare bene tutte le parole dettele, per comprendere quanto rivelato dalla Madonna rispetto alla sua vita, cioè le prove e le sofferenze che avrebbe dovuto affrontare, unitamente alla promessa del paradiso. Dopo questo, l’invito a “essere tutta” di Maria. E’ l’invito che la Madonna rivolge ad Adelaide, e in lei lo estende a tutti noi, secondo quanto già scrisse san Luigi Grignon de Montfort: essere tutti di Maria è la vera devozione alla Vergine, e consiste nel fare tutto in Maria, con Maria, per Maria. Riecheggia qui il motto che Giovanni Paolo II ha reso famoso: “Totus tuus”, tutto tuo, come suprema forma di consacrazione a Gesù tramite affidamento totale a Maria. Come scriveva nel “Trattato della vera devozione a Maria” il Montfort: “Poiché Maria è, fra le creature, la più conforme a Gesù Cristo, ne consegue che, fra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma maggiormente un’anima a Nostro Signore è la devozione alla Santissima Vergine… Questa è appunto la devozione che io insegno, che si può anche chiamare una perfetta rinnovazione dei voti e delle promesse del Santo Battesimo”.

9^ apparizione, 21 maggio 1944 E’ una sera speciale, questa. I pellegrini sanno che le apparizioni stanno per concludersi (“torna qui altre nove volte” aveva detto Maria alla piccola Adelaide il 13 maggio) e sono in attesa del segno promesso dalla Vergine. Non stupisce dunque che nella piccola frazione di Ghiaie si riversino oltre 200.000 pellegrini. Alle 18.00 si ripete il fenomeno del sole che gira (accadrà ancora verso le 20.00). La ressa della folla è impressionante, al punto che la piccola Adelaide è spaventata da tanto clamore e inizia a piangere. Ritrovata la calma, entra in estasi verso le 18.40 per quella che sarà l’apparizione più lunga, durata circa 20 minuti.
L’apparizione di questa sera è particolare: non vi sono parole, ma solo una visione. Leggiamo direttamente dal diario della piccola Adelaide:
“Anche questa apparizione fu preceduta dai colombi e nel punto luminoso si manifestò la Sacra Famiglia vestita come ieri in una chiesa. Verso la porta principale c’era: un asino color grigiastro, una pecora bianca, un cane dal pelo bianco con macchie marroni, un cavallo del solito color marrone. Tutte le quattro bestie erano inginocchiate e muovevano la bocca come se pregassero. Ad un tratto il cavallo si alzò e, passando vicino alle spalle della Madonna, uscì dalla porta aperta e s’incamminò nell’unica strada che conduceva ad un campo di gigli, ma non fece in tempo a calpestarne quanti voleva perché San Giuseppe lo seguì e lo riprese. Il cavallo, appena vide San Giuseppe, cercò di nascondersi vicino a un muricciolo che serviva da cinta al campo di gigli. Qui si lasciò prendere con docilità e, accompagnato da San Giuseppe, ritornò in chiesa, ove si inginocchiò e riprese la preghiera”.
Ammiriamo anzitutto la sapiente pedagogia di Maria che ricorre alle immagini per meglio imprimere nella mente e nel cuore della piccola Adelaide il suo insegnamento. E’ un messaggio “non parlato” ma di grandissima importanza, poiché in esso si svelano – come ebbe a scrivere la stessa Adelaide nel suo diario – le virtù necessarie per una santa famiglia: la pazienza (l’asino), la fedeltà (il cane), la mitezza (la pecora), il silenzio (il cavallo). La famiglia che voglia essere stabile, unita, santa deve ispirarsi al modello supremo, quella Sacra Famiglia che Adelaide ha visto più volte nel corso delle apparizioni, e irrobustire il proprio cammino con le virtù esemplificate dai quattro animali. Non è un obbligo, ma un dolce invito che Maria rivolge a tutte le famiglie la cui libertà resta intatta (la porta della chiesa è infatti aperta).
Il cavallo in particolare rappresenta il capo-famiglia, la cui forza ed esuberanza diviene ribellione e disordine quando si distacca dalla preghiera. E’ molto bello notare che durante la fuga del cavallo – che con malizia tenta di nascondersi da San Giuseppe – gli altri animali non smettono di pregare: quante problematiche familiari troverebbero soluzione se invece di opporsi gli uni agli altri e sfinirsi in estenuanti discussioni si affidasse tutto alla preghiera, chiedendo l’aiuto del Cielo per i nostri cari che soffrono e si dibattono nel dubbio o nell’errore! Il cavallo ribelle è esattamente speculare a San Giuseppe, sposo giusto, l’uomo del silenzio e dell’obbedienza. A lui si oppone il cavallo che cerca di nascondersi, in un silenzio che diventa inganno diabolico. E a questo si oppone ancora il “santo silenzio” di San Giuseppe che, guardano il cavallo con aria di dolce rimprovero, lo riconduce nella casa di preghiera. Ecco: la preghiera silenziosa è lo strumento più forte per ottenere la conversione e la guarigione del cuore di quanti ci stanno accanto, e questo messaggio si rivela quanto mai decisivo per affrontare l’attuale crisi della famiglia.
La visione silenziosa offerta ad Adelaide esalta dunque l’attualità del messaggio di Ghiaie: la famiglia, espressione suprema della divina creazione, è minacciata dal Maligno il quale tenta di distruggerla per disprezzo e invidia nei confronti di Dio. E sappiamo bene come la distruzione della famiglia porterebbe con sé la distruzione della società stessa, di cui la famiglia è cellula fondamentale. Ecco il perché di attacchi così feroci da parte di Satana contro le famiglie di oggi!
Come opporsi a questi attacchi? Anzitutto affidandosi totalmente (totus tuus) a Gesù per Maria, nella preghiera. E poi esercitando le virtù proprie di una santa famiglia:
- la pazienza, come capacità di “patire” con l’altro, condividendone i pesi, rispettandone i tempi secondo quella carità che è anzitutto “paziente” come ricorda San Paolo (1Cor 13, 4ss);
- la fedeltà, come immagine della fedeltà di Dio al suo popolo, come fedeltà tra gli sposi quale specchio della fedeltà nei confronti di Dio;
- la mitezza, a immagine di Gesù “mite e umile di cuore”, come capacità di accogliere con docilità e affrontare con dolcezza ogni tensione e screzio familiare, l’esasperato ingigantirsi dei quali produce quella spirale di violenza domestica che ha portato ai delitti familiari più atroci;
- il silenzio familiare, come specchio del silenzio di Maria e di Giuseppe, come disponibilità ad ascoltare la Parola di Dio e ascoltare i bisogni e le richieste di quanti sono accanto a noi: quante crisi familiari si risolverebbero se ci fosse maggiore disponibilità all’ascolto reciproco da parte dei coniugi!
Terminata l’apparizione, la piccola Adelaide torna a casa. Il timore dei genitori rispetto alla grandezza degli eventi che hanno fatto riversare una fiumana su Ghiaie li porta a decidere di affidare la figlia alle suore Sacramentine dell’asilo di Ghiaie. Immediatamente si farà carico di occuparsi della bambina don Cortesi, il professore giunto da Bergamo, che disporrà il trasferimento della piccola in diverse case religiose per circa due anni, al fine di sottrarla al clamore della folla e per risolvere i problemi di “ordine pubblico” causati dalle grandi masse di pellegrini accorsi a Ghiaie. Di fatto, sarà una separazione dalla famiglia che sia la piccola sia i genitori si troveranno a dover subire.

10^ apparizione, domenica 28 maggio. – E’ un giorno di grande festa: è la Pentecoste, e inoltre Adelaide fa la sua prima Comunione. Sparsasi la voce di ulteriori apparizioni dopo la settimana di “silenzio” dal 21 al 27 maggio, ecco che migliaia di pellegrini sono accorsi nuovamente a Ghiaie. Dopo la funzione della Prima Comunione, la piccola è condotta in convento dalle Orsoline. Ma a metà pomeriggio torna, fortissimo, il richiamo a tornare al luogo delle apparizioni. Fattasi portare là, verso le sei di sera, ecco che alle 18.50 cade in estasi. Nuovamente il fenomeno del sole che si muove in cielo accompagna la visione.
La Madonna le dice: “Prega per i peccatori più ostinati che fanno soffrire il mio Cuore perché non pensano alla morte. Prega pure per il Santo Padre che passa momenti brutti: da tutti è maltrattato e molti attentano alla sua vita. Io lo proteggerò ed egli non uscirà dal Vaticano. La pace non tarderà, ma al mio Cuore preme quella pace mondiale nella quale tutti si amino come fratelli. Solo così il papa avrà meno da soffrire”.
Questo messaggio è molto significativo poiché la Vergine si presenta con due colombi scuri tra le mani, con le teste rivolte in opposte direzioni, simbolo di quella divisione tra gli sposi cui solo la Madonna sa porre rimedio, accogliendo tra le Sue mani la famiglia stessa per ridonarle amore e unità. E’ da questa immagine che trasse l’ispirazione il pittore Galizzi per realizzare il quadro della Regina della Famiglia che oggi è l’icona per antonomasia della Madonna delle Ghiaie, con il caratteristico abito rosso e manto verde.
Ma torniamo al messaggio. Maria invita Adelaide, come già fatto in precedenza, a pregare per i peccatori. Ma soprattutto per il Papa, alla cui vita molti attentano. Questo risponde a verità storica: in quei giorni avrebbe dovuto essere attuato il piano – ordito da Hitler – di sequestrare e deportare in Germania Pio XII e il collegio cardinalizio, premessa di un delirante disegno di distruzione della religione cristiana per sostituirla con una nuova religione nazista ispirata al culto del Führer, che si sarebbe così sostituito al Cristo Salvatore. Questo progetto folle e diabolico mostra perché nella figura e opera di Hitler non si fa fatica a scorgere una prefigurazione della impostura antichistica che caratterizzerà i tempi dell’Anticristo, secondo quanto rivela l’Apocalisse. Comunque, il progetto non andò in porto poiché il generale Wolff, incaricato del sequestro, svelò i piani allo stesso Pio XII, esortandolo a stare riparato in Vaticano. E sappiamo come proprio nel maggio 1944 si compirono le vicende che furono decisive per la liberazione di Roma, all’inizio del mese successivo.
Ancora in guerra, la Madonna chiarisce subito come l’obiettivo del suo Cuore non sia una tregua provvisoria, ma la vera pace, quella che dura perché fondata sull’armonia degli uomini con Dio e tra di loro.

11^ apparizione, lunedì 29 maggio “Gli ammalati che vogliono guarire debbono avere maggior fiducia e santificare la loro sofferenza se vogliono guadagnare il Paradiso. Se non faranno questo, non avranno premio e saranno severamente castigati. Spero che tutti quelli che conosceranno la mia parola faranno ogni sforzo per meritarsi il Paradiso. Quelli che soffriranno senza lamento otterranno da me e dal Figlio mio qualunque cosa chiederanno. Prega molto per coloro che hanno l’anima ammalata: il mio Figlio Gesù è morto sulla croce per salvarli. Molti non capiscono queste mie parole e per questo io soffro”.
Il messaggio del 29 maggio è una vera e propria catechesi sulla sofferenza. Ogni dolore ha senso solo se offerto a Gesù, cioè santificato, elevato come offerta e preghiera al Cielo. Sembrano parole dure, pensando ai malati che affrontano prove spesso terribili. Ma appaiono di altro sapore se pensiamo che la vera malattia è quella dell’anima, come dice la Madonna, quindi tutti noi siamo compresi negli ammalati cui Ella si rivolge. E tutti noi siamo chiamati a santificare ogni sofferenza e dolore – non solo fisica, ma anche e soprattutto spirituale – se vogliamo ottenere la guarigione dell’anima, che solo Gesù può dare. Siamo davvero chiamati in causa direttamente: “spero che tutti quelli che conosceranno la mia parola faranno ogni sforzo per meritarsi il Paradiso”. Ecco, le parole di Maria sono rivolte a noi, a me e a voi che ascoltate in questo momento. E’ l’invito più serio che ci possa essere rivolto dalla Madre celeste: a fare ogni sforzo per guadagnarsi il Cielo, il Paradiso.
Come iniziare questo cammino di guarigione? Anzitutto cercando di non lamentarsi: qui non si parla del lamento causato dal dolore fisico, ma da quel continuo lamentarsi con cui molti accusano il Cielo di ogni difficoltà o problema si trovino ad affrontare, incolpando Dio di quanto non va secondo gli umani progetti, chiedendo conto al Signore della propria vita e del Suo operato, novelli Giobbe pronti a un rapporto di sfida e inimicizia nei confronti del Creatore. Ecco che Maria ci invita a dire basta a tutto questo, recuperando quei sentimenti di fiducia e abbandono filiali con i quali potremo ottenere “qualunque cosa” chiederemo a Gesù e a Maria, abbracciando totalmente la volontà di Gesù su di noi.

12^ apparizione, martedì 30 maggio “Cara bambina, sei tutta mia; ma, pur essendo cara al mio Cuore, domani ti lascerò in questa valle di pianto e di dolore. Mi rivedrai nell’ora della tua morte e, avvolta nel mio manto, ti porterò in Cielo. Con te prenderò pure quelli che ti comprendono e soffrono”.
Con questo messaggio Maria prepara Adelaide al momento del saluto, della separazione, fino a quando si rivedranno in Cielo. E’ un giorno particolare, questo: a don Cortesi, che nel pomeriggio la interrogava dicendo: “Che c’entri tu? La Madonna poteva anche comparire ad un altro. Ci sono tante bambine anche più buone di te…”, Adelaide ha replicato: “La Madonna è apparsa a me perché sono povera”. Con che semplicità la bambina riconosce che non ha merito alcuno per la grazia che il Cielo le ha concesso, ma semplicemente gode della predilezione che Maria riserva ai Suoi poveri, come già mostrato per Bernadette e i pastorelli di Fatima! Ed ecco che, poche ore dopo, la Madonna conferma questa sua semplicità dicendole “Sei tutta mia”. Da queste poche parole emerge tutta la tenerezza della Madonna, pronta a confermare il suo amore per questa piccola bambina che presto sarà sola in una valle di lacrime e di dolore. Maria conferma ancora una volta che Adelaide avrà molto a soffrire – le invidie, le incomprensioni, la lontananza dalla famiglia, le pressioni psicologiche che la spingeranno a ritrattare, l’allontanamento dall’ordine religioso – ma al tempo stesso conferma la grande promessa del Cielo, del Paradiso.

13^ e ultima apparizione, giovedì 31 maggio “Cara figliolina, mi spiace doverti lasciare, ma la mia ora è passata. Non sgomentarti se per un po’ non mi vedrai. Pensa a quello che ti ho detto: nell’ora della tua morte verrò ancora. In questa valle di dolori sarai una piccola martire. Non scoraggiarti: desidero presto il mio trionfo. Prega per il Papa e digli che faccia presto, perché voglio essere premurosa per tutti in questo luogo. Qualunque cosa mi si chiederà la intercederò presso mio Figlio. Sarò la tua ricompensa e il tuo martirio sarà degno. Queste mie parole ti saranno di conforto nella prova. Sopporta tutto con pazienza, ché verrai con me in Paradiso. Quelli che volontariamente ti faranno soffrire non verranno in Paradiso se prima non avranno riparato e si saranno pentiti profondamente. Sta’ allegra, ché ci vedremo ancora, piccola martire.
E’ la sera dell’ultimo incontro terreno tra Maria e Adelaide. Il messaggio è di una ricchezza straordinaria. Ricordata ad Adelaide, la “piccola martire”, la vita di sofferenza che la attende, le rinnova la promessa del Paradiso. E le ricorda la potenza della preghiera di intercessione per i peccatori, ribadendo la grandezza della Divina Misericordia che è pronta a spalancare le porte del Regno per quanti invochino Gesù Misericordioso anche in punto di morte.
All’apparizione hanno presenziato da 350.000 a 500.000 persone, accorse in quella piccola frazione per sentire, tramite Adelaide, la parola della Madonna. Terminata l’estasi, è diffusa la consapevolezza che il termine delle visioni coincida con l’inizio di una grande avventura spirituale, legata al rinnovamento del cuore e alla guarigione dell’anima di quanti, da quel giorno in poi, cercheranno di vivere i messaggi della Regina della Famiglia.

GHIAIE, UN MESSAGGIO PER L’OGGI
Come proseguirono le vicende legate al riconoscimento delle apparizioni? Dopo il biglietto del 15 settembre 1945, sconfessato da un altro del 12 luglio 1946, nel maggio 1947 Adelaide negherà le apparizioni nel corso della audizione di fronte alla commissione diocesana, probabilmente per l’eccessiva pressione da parte di quanti non volevano dare credito ai suo racconti. Si giunse così al decreto del 30 aprile 1948 che lascia però il caso aperto. E’ infatti mons. Bernareggi a indicare la formula “Non consta che…” invece di “Costa che non…”, aggiungendo poi: “Con questo non intendiamo escludere che la Madonna, fiduciosamente invocata da quanti in buona fede la ritenevano apparsa a Ghiaie, possa aver concesso grazie speciali e non ordinarie guarigioni, premiando in tal modo la loro devozione verso di lei”. La fiducia che mons. Bernareggi nutrì nei confronti di Adelaide si ricava dal fatto che fu lui a permetterle di vestire l’abito delle religiose Sacramentine. E fu pure lui, nel proprio testamento spirituale, a lasciar scritto di volere che il suo decreto fosse “sottoposto al giudizio del Santo Padre”, cosa che però non accadrà.

A tutto questo si aggiunge una dichiarazione notarile resa spontaneamente da Adelaide Roncalli il 20 febbraio 1989 nella quale la donna – ormai sposata e madre di due figlie – si dichiara “assolutamente convinta di avere avuto le apparizioni della Madonna a Ghiaie di Bonate dal 13 maggio 1944 al 31 maggio 1944”.  Aggiungendo: “Le vicende da me dolorosamente vissute da allora le offro a Dio e alla legittima Autorità della Chiesa, alla quale sola appartiene di riconoscere o no quanto in tranquilla coscienza e in sicuro possesso delle mie facoltà mentali ritengo essere verità.”

Di fronte a tutto questo, qual è il nostro compito? Direi duplice. Da una parte, ricordarsi dell’invito di Maria rivolto a quanti hanno ascoltato la sua parola – quindi anche noi! – a fare ogni sforzo per guadagnare il Paradiso, cioè impegnarsi quotidianamente per vivere i messaggi e gli insegnamenti di Maria sulla unità della famiglia, la preghiera, la penitenza, la santificazione del dolore. Dall’altra, facciamo memoria delle parole dette ad Adelaide nell’ultima apparizione: “prega il Papa perché faccia presto”, cioè uniamoci anche noi a questa preghiera perché si possa presto riconoscere il valore di questa “traccia” che Maria ha voluto lasciare nel mondo, tra gli uomini, per condurli più facilmente a Gesù, rivolgendo un pensiero particolare per la famiglia, vertice della creazione di Dio. Alla Regina della Famiglia ci rivolgiamo dunque anche noi, facendo nostra la preghiera di Giovanni Paolo II:

Dio, dal quale proviene ogni paternità in cielo e in terra,
Padre, che sei Amore e Vita,
fa’ che ogni famiglia umana sulla terra diventi,
mediante il tuo Figlio, Gesù Cristo, « nato da Donna »,
e mediante lo Spirito Santo, sorgente di divina carità,
un vero santuario della vita e dell’amore
per le generazioni che sempre si rinnovano.
Fa’ che la tua grazia guidi i pensieri e le pene dei coniugi
verso il bene delle loro famiglie e di tutte le famiglie del mondo.
Fa’ che le giovani generazioni trovino nella famiglia un forte sostegno
per la loro umanità e la loro crescita nella verità e nell’amore.
Fa’ che l’amore, rafforzato dalla grazia del sacramento del matrimonio,
si dimostri più forte di ogni debolezza e di ogni crisi,
attraverso le quali, a volte, passano le nostre famiglie.
Fa’ infine, te lo chiediamo per intercessione della Sacra Famiglia di Nazareth,
che la Chiesa in mezzo a tutte le nazioni della terra possa
compiere fruttuosamente la sua missione nella famiglia e mediante la famiglia.
Tu che sei la Vita, la Verità e l’Amore, nell’unità del Figlio e dello Spirito Santo

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Papa Francesco e la Virgen de Lujan

Posté par atempodiblog le 20 mars 2013

Papa Francesco e la Virgen de Lujan
Autore: Monache dell’Adorazione Eucaristica  Curatore: Riva, Sr. Maria Gloria
Fonte: CulturaCattolica.it

Papa Francesco e la Virgen de Lujan dans Apparizioni mariane e santuari papafrancescoargentina

Affidiamo Papa Francesco alla Vergine Maria, venerata in Argentina sotto il titolo di Nuestra Senora de Lujan. Proponiamo qui la bella storia del Santuario, simile a quella della Madonna di Monserrat e la preghiera di affidamento a Maria fatto a Buenos Aires da Giovanni Paolo II il 12 aprile 1987.

Il nuovo Pontefice, Papa Francesco, affiderà domani la sua vita e il suo Pontificato alla Vergine Maria. Essendo egli figlio della terra Argentina, non possiamo dimenticare la commovente storia della Vergine di Lujan, patrona di quel paese e la bella preghiera che le dedicò Giovanni Paolo II.

La storia
Nel 1629 il portoghese, Don Antonio Ferías de Sáa, proprietario di una fattoria nella località di Sumampa, della giurisdizione di Cordoba del Tucumán, chiese all’amico marinaio Juan che le portasse dal Brasile un’immagine dell’Immacolata Concezione per erigere una cappella.
Dal Brasile inviarono due statuette in terracotta, imballate in due casse di legno: una raffigurava l’Immacolata Concezione ed è la Vergine che attualmente si venera nel Santuario di Luján; l’altra rappresentava la Madre di Dio, traslata poi a Cordoba.
Al porto, le due scatole vengono caricate su una delle carovane dirette a Viejo e a Cordoba. È il mese di maggio. La carovana, dopo due giorni di cammino, si ferma presso il rio Luján per trascorrere la notte.
Allo spuntare del sole, il cocchiere della carovana rilegò i buoi al carro, spingendoli a camminare. Ma non muovevano un passo, neppure se percossi. Pensarono di alleggerire il carico. Levarono le due casse. E i buoi ripresero a camminare. Rimisero le casse e i buoi si fermarono. È evidente che l’ostacolo erano le casse. Non mancò un’ulteriore prova: ne tolsero una e il carro stava fermo, la sostituirono con l’altra e i buoi ripresero a camminare senza difficoltà. A questo punto chiesero a Juan il contenuto delle scatole. Così la statua dell’Immacolata Concezione fu trasportata alla fattoria di Rosende, mentre l’altra proseguiva per  Cordoba.
Il padrone della fattoria s’impegnò a costruire una modesta cappella, affidandone la guardia ad un suo servitore.
Nel giro di poche ore la notizia  isi diffuse tra il popolo e la cappella divenne meta di devozione.
La statua vi rimase per oltre 40 anni. Gli affari economici, però, subirono delle perdite sia per la negligenza degli operai che per la chiusura della strada per Cordoba. In quanto, sovente, su questa strada si verificavano delle rappresaglie a causa della Cappella perché le autorità ecclesiastiche non si esprimevano sui prodigi che la Vergine compiva.
Nel 1671 Doña Ana de Matos, padrona di un’altra fattoria, sempre nei pressi del rio Luján chiese a Juan Oramas di venderle la statua. Perché la sua fattoria si presentava come luogo più sicuro e più transitato. Così avvenne. Ma il giorno seguente, Doña Ana non trovò la statua al suo posto. Era ritornata nella vecchia cappella. Raccontò l’accaduto alle autorità ecclesiastiche. Si recarono sul luogo e in processione la riportarono alla fattoria de Matos.
Si è giunti alla costruzione di questa Basilica dopo aver eretto una seconda cappella, terminata nel 1685, nella terra di Doña Ana. Poiché non era abbastanza capiente nel 1754 si gettarono le fondamenta del Tempio.
Nel dicembre del 1871 si ebbe il primo pellegrinaggio ufficiale. L’8 maggio del 1887 l’incoronazione di Nuestra Señora de Luján, concessa da Leone VIII. E il 15 maggio si mise la prima pietra per la costruzione della basilica. Nel 1890 cominciarono i lavori. Nel frattempo, nel 1893, Luján viene dichiarata città.
Nel 1930 l’Immacolata Concezione di Luján è dichiarata Patrona dell’Argentina, Uruguay e Paraguay.

La statua in ceramica incominciò presto a rovinarsi, così il vescovo decise di proteggerla con un abito di argento che le dà la forma triangolare. Della statua originale si vedono solo il viso e le mani giunte.

La preghiera di affidamento di Giovanni Paolo II

1. Dio ti saluti Maria piena di grazia,
Madre del Redentore!

Dinanzi alla tua immagine dell’Immacolata Concezione,
Vergine di Luján, patrona dell’Argentina,
mi prostro in questo giorno qui, a Buenos Aires,
con tutti i figli di questa amata patria
i cui sguardi e i cui cuori sono rivolti a te;
con tutti i giovani dell’America Latina
che ti sono grati per le tue cure materne
prodigate incessantemente nell’evangelizzazione del continente;
nel suo passato, presente e futuro;
con tutti i giovani del mondo, riuniti spiritualmente qui,
con un impegno di fede e di amore;
per essere testimoni di Cristo tuo Figlio
nel terzo millennio della storia cristiana,
illuminati dal tuo esempio, giovane Vergine di Nazaret,
che apristi le porte della storia al Redentore dell’uomo,
con la tua fede nella Parola, con la tua materna cooperazione.
2. Beata te perché hai creduto!
Nel giorno del trionfo di Gesù,
che fa il suo ingresso a Gerusalemme mite e umile,
acclamato come re dai semplici:
acclamiamo anche te,
che ti distingui tra gli umili e i poveri del Signore;
essi confidano con te nelle sue promesse
e sperano da lui la salvezza.
Invochiamo te Vergine fedele e Madre amorosa,
del Calvario e della Pasqua,
modello della fede e della carità della Chiesa,
unita sempre con te,
nella croce e nella gloria, al suo Signore.
3. Madre di Cristo e Madre della Chiesa!
Ti accogliamo nel nostro cuore,
come eredità preziosa che Gesù ci affidò sulla croce.
E quali discepoli del tuo Figlio
ci affidiamo senza riserve alla tua sollecitudine
perché sei la Madre del Redentore e Madre dei redenti.
Ti raccomando e ti consacro, Vergine di Luján,
la patria argentina, pacificata e riconciliata,
le speranze e gli aneliti di questo popolo,
la Chiesa con i suoi pastori e i suoi fedeli,
le famiglie perché crescano nella santità,
i giovani perché trovino la pienezza della loro vocazione umana e cristiana,
in una società che coltiva senza scoraggiarsi
i valori dello spirito.
Ti affido tutti coloro che soffrono,
i poveri, i malati, gli emarginati:
quelli che la violenza separò per sempre da noi,
ma restano presenti dinanzi al Signore della storia
e sono tuoi figli, Vergine di Luján, Madre della vita.
Fa’ che l’Argentina tutta sia fedele al Vangelo
e spalanchi il suo cuore
a Cristo, il Redentore dell’uomo,
la speranza dell’umanità.
4. Dio ti saluti, Vergine della speranza!
Ti affido tutti i giovani del mondo,
speranza della Chiesa e dei suoi pastori;
evangelizzatori del terzo millennio,
testimoni della fede e dell’amore di Cristo
nella nostra società e tra i giovani.
Fa’ che, con l’aiuto della grazia,
siano capaci di rispondere, come te,
alle promesse di Cristo,
con una generosa dedizione ed una collaborazione fedele;
fa’ che, come te, sappiano interpretare gli aneliti dell’umanità;
perché sia presenza salvifica nel nostro mondo
colui che, per il tuo amore di madre, è per sempre
l’Emmanuele, il Dio con noi,
e per la vittoria della sua croce e della sua resurrezione
è già per sempre con noi,
fino alla fine dei tempi.
Amen.

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Benedetto XVI rinnova l’affidamento dell’Italia al cuore di Maria

Posté par atempodiblog le 27 mai 2011

Benedetto XVI rinnova l’affidamento dell’Italia al cuore di Maria auspicando “una società più giusta, matura e responsabile”
Massimiliano Menichetti – Radio Vaticana

Benedetto XVI rinnova l’affidamento dell’Italia al cuore di Maria dans Articoli di Giornali e News papabenedettoxvi

“La fede non è alienazione: sono altre le esperienze che inquinano la dignità dell’uomo e la qualità della convivenza sociale”. Così il Papa nella Basilica di Santa Maria Maggiore dove ha presieduto la recita del Santo Rosario, insieme con i vescovi italiani riuniti in Assemblea generale. Nel 150.mo dell’Unità nazionale, Benedetto XVI e la Chiesa italiana hanno affidato l’intera nazione a Maria, invocata con i titoli di Salus Populi Romani e di Mater Unitatis. Il Papa ha auspicato il superamento pregiudiziale della contrapposizione politica. Il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, nel suo indirizzo di saluto ha parlato di necessità di “un sussulto di responsabilità” politica “da parte di tutti”.

L’affidamento a Maria che tutta si è consegnata al Padre, la difesa della vita e della famiglia, la necessità di superare le pregiudiziali contrapposizioni politiche, il dialogo tra il Nord e il Sud del Paese, l’auspicio affinché il precariato non sia la regola nel mondo del lavoro. Sono i principi richiamati dal Papa ai vescovi italiani riuniti in preghiera nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Benedetto XVI ha ribadito che l’Italia “celebrando i centocinquant’anni della sua unità politica” “può essere orgogliosa della presenza e dell’azione della Chiesa”.

« La fede, infatti, non è alienazione: sono altre le esperienze che inquinano la dignità dell’uomo e la qualità della convivenza sociale! In ogni stagione storica l’incontro con la parola sempre nuova del Vangelo è stato sorgente di civiltà, ha costruito ponti fra i popoli e ha arricchito il tessuto delle nostre città, esprimendosi nella cultura, nelle arti e, non da ultimo, nelle mille forme della carità ».

La Chiesa ha sottolineato il Papa “non persegue privilegi né intende sostituirsi alle responsabilità delle istituzioni politiche, è attenta a sostenere i diritti fondamentali dell’uomo”, rispetta la « legittima laicità dello Stato ». In questa prospettiva – ha proseguito – è il contributo alla costruzione del bene comune. Quindi il richiamo alla promozione e tutela della « vita umana in tutte le sue fasi » e il sostegno alla famiglia:

« Questa rimane, infatti, la prima realtà nella quale possono crescere persone libere e responsabili, formate a quei valori profondi che aprono alla fraternità e che consentono di affrontare anche le avversità della vita ».

E guardando al mondo del lavoro il Papa rileva le difficoltà ad accedere ad una piena e dignitosa occupazione chiedendo ogni sforzo possibile per superare il diffuso precariato:


« Mi unisco, perciò, a quanti chiedono alla politica e al mondo imprenditoriale di compiere ogni sforzo per superare il diffuso precariato lavorativo, che nei giovani compromette la serenità di un progetto di vita familiare, con grave danno per uno sviluppo autentico e armonico della società ».

Nella sintesi dell’anniversario dei 150 anni dell’unità d’Italia che “richiama ad una memoria condivisa” e alle sfide della prospettiva futura, il Papa chiede ai vescovi di incoraggiare le iniziative di formazione ispirate alla dottrina sociale della Chiesa:

« Non esitate a stimolare i fedeli laici a vincere ogni spirito di chiusura, distrazione e indifferenza, e a partecipare in prima persona alla vita pubblica. Incoraggiate le iniziative di formazione ispirate alla dottrina sociale della Chiesa, affinché chi è chiamato a responsabilità politiche e amministrative non rimanga vittima della tentazione di sfruttare la propria posizione per interessi personali o per sete di potere ».

Punto di forza – ha affermato il Pontefice – è il sostegno alla “vasta rete di aggregazioni e di associazioni che promuovono opere di carattere culturale, sociale e caritativo”. Poi guardando alla realtà nazionale ha auspicato rinnovate occasioni d’incontro, nel segno della reciprocità, tra Settentrione e Mezzogiorno:

« Aiutate il Nord a recuperare le motivazioni originarie di quel vasto movimento cooperativistico di ispirazione cristiana che è stato animatore di una cultura della solidarietà e dello sviluppo economico. Similmente, provocate il Sud a mettere in circolo, a beneficio di tutti, le risorse e le qualità di cui dispone e quei tratti di accoglienza e di ospitalità che lo caratterizzano ».

Ai vescovi ha chiesto di continuare a coltivare uno spirito di sincera e leale collaborazione con lo Stato. Ed “in una stagione, nella quale emerge con sempre maggior forza la richiesta di solidi riferimenti spirituali, sappiate porgere a tutti – ha evidenziato – ciò che è peculiare dell’esperienza cristiana: la vittoria di Dio sul male e sulla morte, quale orizzonte che getta una luce di speranza sul presente”.

Benedetto XVI ha poi posto sotto “la protezione della Mater Unitatis”, la Madre dell’Unità, “tutto il popolo italiano, perché il Signore gli conceda i doni inestimabili della pace e della fraternità e, quindi, dello sviluppo solidale”:

« Aiuti le forze politiche a vivere anche l’anniversario dell’Unità come occasione per rinsaldare il vincolo nazionale e superare ogni pregiudiziale contrapposizione: le diverse e legittime sensibilità, esperienze e prospettive possano ricomporsi in un quadro più ampio per cercare insieme ciò che veramente giova al bene del Paese ».

« L’esempio di Maria – ha concluso – apra la via a una società più giusta, matura e responsabile, capace di riscoprire i valori profondi del cuore umano”:

« La Madre di Dio incoraggi i giovani, sostenga le famiglie, conforti gli ammalati, implori su ciascuno una rinnovata effusione dello Spirito, aiutandoci a riconoscere e a seguire anche in questo tempo il Signore, che è il vero bene della vita, perché è la vita stessa ».

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L’affidamento a Maria

Posté par atempodiblog le 28 février 2011

La devozione a Maria del Montfort
La devozione mariana secondo il « Trattato della Vera Devozione a Maria »
Tratto da:
Holy Queen

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San Luigi Maria Grignion de Monfort (1673-1716) fu un missionario che predicò al popolo nella Francia di Luigi XIV il Re Sole. Morì a soli 43 anni, durante una missione, consumato dalle fatiche. Il manoscritto del « Trattato della vera devozione a Maria » rimase nascosto per 130 anni. Fu ritrovato nel 1842 e pubblicato l’anno seguente. Da allora ha fatto il giro del mondo, tradotto in tutte le lingue. Grandi anime cristiane di sacerdoti, di suore e di laici, uomini e donne, si sono ispirate al Trattato per la propria vita spirituale e per operare grandi cose per Dio, nella Chiesa e nella società. Per rimanere vicini a noi, ricordiamo: Massimiliano Kolbe, Giovanni Calabria, Silvio Gallotti, Annibale di Francia, Bartolo Longo, Luigi Orione, Giacomo Alberione, Chiara Lubich, Giovanni Paolo II.

L’insegnamento del trattato, pur rispecchiando una certa teologia dei secoli passati, espressa in un linguaggio non sempre attuale, è in piena armonia con la mariologia del Concilio Vaticano II, contenuta nel capitolo VIII della costituzione dogmatica Lumen Gentium. Giovanni Paolo Il, nella lettera enciclica Redemptoris Mater, presenta Monfort come «testimone e maestro» della spiritualità mariana che conduce a Gesù Cristo e al suo Vangelo. E alla vigilia del Grande Giubileo dell’anno Duemila, Monfort viene scoperto non solo come attuale, ma come profetico per il futuro della Chiesa. Una Chiesa dello Spirito Santo, rinnovata e riformata alla scuola del Vangelo, nella quale Maria continuerà a formare i grandi Santi che saranno ardenti del fuoco del divino amore, leggeri e sensibili al soffio dello Spirito Santo, veri discepoli di Gesù Cristo, pronti a intraprendere.

La pratica dell’affidamento a Maria

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Nel suo Trattato della vera devozione a Maria (nn. 227-233), san Luigi Maria Grignion de Montfort propone un metodo pratico per prepararsi alla consacrazione e indica i crileri per verificare il proprio cammino spirituale anche in seguito. Egli traccia un cammino suddiviso in quattro tappe successive.

1. Liberarsi dallo spirito del mondo
Ciò che conta, secondo lo spinto del mondo, è stare comodi e non avere problemi, mentre Gesù ci insegna ad andare incontro ai problemi degli altri e ad affrontare con serenità i propri. Gesù ha aiutato tutti: i malati, chi era in crisi, chi non era apprezzato. Egli ha dato la sua vita per noi, giorno dopo giorno, fino alla morte in croce. La mentalità del mondo è di voler essere qualcuno, essere importante, poter comandare, fare bella figura, essere ricchi per mostrare che siamo persone che contano. Nel mondo si cerca di essere furbi e forti più degli altri. Gesù ci ha detto invece che ciò che conta è volersi bene, la carità, l’amore. Perciò bisogna essere gli uni a servizio degli altri, disponibili e capaci di trovare gioia in questo. Dobbiamo saper accettare anche i nostri limiti, senza pretendere di fare tutto; ma nello stesso tempo dobbiamo sapere di poter essere utili agli altri, nelle piccole cose di ogni giorno, nel consolare chi è in difficoltà, nell’incoraggiare sempre, nel non creare divisione, ma unità; nel saper vedere il Signore che opera nelle circostanze della vita.
Di fronte alla gioia degli altri, spesso lo spirito del mondo porta ad essere invidiosi. Invece dobbiamo ringraziare il Signore nel vedere le buone qualità degli altri. Di fronte al dolore, chi non ha fede è tentato di ribellarsi, anche senza potere cambiare le cose. Il vangelo ci insegna ad avere serenità, a pensare che Dio è per noi un Padre amoroso, che ci conduce per mano; non dobbiamo mai disperare, ma prendere le cose ogni giorno con pazienza. A volte in questo modo possiamo migliorare la nostra situazione; altre volte il Signore ci da la forza per sopportare le sofferenze.
Nel mondo, attorno a noi, c’è il male; tante cose che non vanno come il Signore vorrebbe. Chi non ha fede non si preoccupa di questo. Gesù invece ci invita a impegnarci per vincere il male, senza lasciarci scoraggiare se vediamo che occorre molto tempo e che non otteniamo subito i risultati che vorremmo. Dobbiamo avere fiducia che il Signore può aiutarci a vincere ogni forma di male.

2. Conoscere sé stessi
Nella vita spirituale è importante conoscere bene anche noi stessi, altrimenti ci possiamo ingannare, o illudere, oppure non avere il coraggio di fare il bene perché pensiamo di non esserne capaci. Ognuno di noi ha delle buone qualità. Non dobbiamo pensare di non valere nulla: il Signore ha fiducia in noi e ci vuole come suoi collaboratori. La vita di ciascuno e infatti preziosa agli occhi del Signore. Hgli o andato in cerca della pecora smarrita; ha aspettato il ritorno del figlio che si era allontanato da casa.
Quali sono le nostre buone qualità, i nostri talenti? Sensibilità, generosità, bontà, disponibilità, discrezione, amabilità, dolcezza, intelligenza, forza di volontà, senso dell’organizzazione, creatività, capacità di collaborare con gli altri, pazienza, perseveranza. Cerchiamo di conoscere i talenti che Dio ci ha dato. Possiamo farci aiutare in questo da chi ci conosce: il marito, la moglie, i figli, i genitori, gli amici, un sacerdote.
Ma abbiamo pure i nostri limiti e difetti. I limiti: la poca salute, la paura, la timidezza, una grande emotività, la mancanza di fiducia in noi stessi, poco senso pratico. I limiti non sono delle colpe. Siamo fatti così. I difetti invece possono essere colpevoli: essere arroganti, presuntuosi, violenti, superbi, distratti, egoisti, avidi. I difetti si possono correggere se li conosciamo e vi facciamo attenzione. Possiamo riuscirci con il tempo, senza pretendere di essere subito perfetti, ma confidando nella misericordia del Signore, facendoci aiutare, pregando. I nostri limiti dobbiamo invece accettarli serenamente. Non dobbiamo pretendere di fare ciò che veramente è al di là delle nostre possibilità. Questo ci ricorda che solo Dio è grande e che noi siamo poca cosa; ci mantiene nell’umiltà, ma anche nella fiducia e nell’abbandono a Dio.
La nostra natura umana è stata salvata da Gesù Cristo. Dobbiamo perciò credere che il Signore può compiere molte cose in noi, nonostante le debolezze e i limiti nostri. Per mezzo nostro egli può compiere meraviglie, senza che noi sappiamo come.

3. Conoscere la Santa Vergine Maria
« È per mezzo di Maria che Gesù Cristo è venuto al mondo, ed è ancora per mezzo di lei che egli deve regnare nel mondo » (Trattato della vera devozione a Maria, n. 1). Per questo dobbiamo conoscere il posto e il ruolo che Dio ha assegnato a Maria nella storia della salvezza e quindi anche nella storia nostra, come persone in cammino verso Dio.
Già nell’Antico Testamento viene prefigurata la presenza di Maria nel piano di Dio. Dopo il peccato di Adamo ed Eva: « Porrò inimicizia tra te e la donna… » (Gn 3,15). « Il Signore stesso vi darà un segno: la vergine partorirà un figlio » (Is 7,14). « Finché verrà il tempo in cui colei che deve partorire partorirà » (Mich 5,2). Vi sono figure di Maria: Eva, Sara, Rachelc, Rebccca, Anna, Ester, Giuditta. Vi sono immagini e simboli riferiti a Maria: la donna ideale (Pr 31,10); la donna immagine della Sapienza (Sap 7,24); i poveri di Javhè, la figlia di Sion.
Nel Nuovo Testamento: Gesù nasce da Maria e rimane alle sue dipendenze fino all’età adulta. Maria è presente all’inizio della vita pubblica di Gesù, poi ai piedi della croce e infine alla Pentecoste. Maria e collaboratrice dello Spirito Santo nel formare Gesù e darlo al mondo. Ella continua ad essere presente ora, nel tempo della Chiesa, che è il tempo dello Spirito Santo, fino alla fine dei secoli.
Maria è la donna fedele (cioè donna di fede), in ascolto di Dio, docile, disponibile e obbediente. È la donna in preghiera, per conoscere ciò che Dio vuole da lei. È la madre di Gesù e nostra. È la donna che offre a Dio se stessa, Gesù Cristo, il mondo intero e tutti noi. E donna di speranza (mai disperata), perché sa che i piani di Dio alla fine trionfano. E donna di carità, perché spende tutta la sua vita per gli altri.
Nel nostro cammino verso la santità, cioè verso Dio, dobbiamo imitare Maria. Come lei accogliere la chiamata di Dio ad essere madre di Gesù e a portarlo agli altri, aiutando la fede degli altri. Maria ha risposto con prontezza, generosità, perseveranza. I frutti dell’azione di Dio in Maria: ella è la donna pienamente realizzata, serena anche davanti alla sofferenza, capace di gioire e di portare la gioia negli altri. Sono i doni dello Spirito Santo: pace, gioia, sapienza, disponibilità. In Maria Dio ci ha dato l’immagine di come noi dobbiamo essere e di come saremo: Maria Vergine-Madre, Immacolata, Assunta in cielo. Per noi significa: pienamente disponibili a Dio (verginità), capaci di vincere il male (immacolati), destinati a essere pienamente in Dio (assunti).

4. Conoscere Gesù Cristo
Gesù è la Parola di Dio che si è fatta uomo. Egli è il volto di Dio che si è rivelato a noi. II Padre ha mandato il suo Figlio per salvarci, per insegnarci il cammino che conduce a Lui. Gesù è la Sapienza di Dio, cioè la nostra guida sicura; come ha vissuto lui, così possiamo fare noi e sicuramente arriveremo al Padre.
Gesù è Dio-Uomo. È Dio, l’apparizione di Dio, la sua immagine, la sua icona perfetta. E poiché Gesù è misericordioso, buono, giusto, fedele… ciò significa che Dio è buono, misericordioso, giusto e fedele. Gesù è Uomo, ha in sé le caratteristiche di tutto ciò che è umano: il limite, la debolezza, la gradualità nel cammino e nella ricerca della verità. Tutto ciò che è autenticamente umano non è un impedimento all’incontro con Dio.
Quali sono state le scelte di Gesù? Egli non ha pensato a se stesso, ma ha dato la vita per gli altri, giorno per giorno, fino alla prova suprema della croce. Ha aiutato chi era in difficoltà, i malati, gli emarginati; non ha voluto imporre la sua dottrina con la forza, ma ha cercato di convincere con la dolcezza. Ha posto Dio al di sopra di tutto, prima della ricchezza, della carriera, del potere. È andato anche controcorrente, valorizzando certe categorie di persone emarginate (lebbrosi, malati, donne, poveri). Ha dato fiducia a tutti (a Zaccheo, a Maria Maddalena, a Matteo, alla samaritana, all’adultera). Ha seguito la sapienza di Dio, cioè come pensa Dio e non come pensa il mondo.
Gesù è risorto. Se le scelte di Gesù lo hanno condotto a una morte ingiusta, il Padre lo ha risuscitato. Egli è il Vivente, Signore della storia, sempre vicino a noi nello Spirito, che cammina con noi. Oggi noi lo possiamo incontrare nella Parola di Dio nell’Eucarestia, nell’amore verso il prossimo e in Maria.

5. La consacrazione a Gesù Cristo per mezzo di Maria
Gesù ha voluto dipendere da Maria durante la sua vita e ora nella Chiesa. La nostra consacrazione è la piena rinnovazione deli nostro battesimo: vivere da cristiani, nella Chiesa e nel mondo. In Maria noi incontriamo Gesù Cristo; ella ci conduce a lui. Gesù stesso è un consacrato al Padre, nello Spirito Santo e per mezzo di Maria. Come Figlio di Maria, da lei dipendente, egli è stato l’Uomo perfetto, vissuto unicamente e totalmente perì Dio solo. Con la nostra consacrazione, noi imitiamo perfettamente Gesù Cristo.

IL LIBRO PER APPROFONDIRE
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L’affidamento a Maria di Padre Livio Fanzaga
Il testo, appassionato e coinvolgente, fa stretto riferimento al Trattato della vera devozione di San Luigi Maria Grignion de Montfort, qui definito una delle più profonde e infiammate opere che mai siano state scritte sulla Madre di Dio. Questo libro si pone, con linguaggio moderno e accessibile, come aiuto necessario per un’intensa devozione mariana filiale.

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« Per me san Luigi Maria Grignion de Montfort costituisce una significativa figura di riferimento, che mi ha illuminato in momenti importanti della vita. Quando da seminarista clandestino lavoravo nella fabbrica Solvay di Cracovia, il mio direttore spirituale mi consigliò di meditare sul Trattato della vera devozione alla Santa Vergine. Lessi e rilessi più volte e con grande profitto spirituale questo prezioso libretto ascetico dalla copertina azzurra che si era macchiata di soda. Ponendo la Madre di Cristo in relazione al mistero trinitario, il Montfort mi ha aiutato a capire che la Vergine appartiene al piano della salvezza per volontà del Padre, come Madre del Verbo incarnato, da Lei concepito per opera dello Spirito Santo. Ogni intervento di Maria nell’opera della rigenerazione dei fedeli non si pone in competizione con Cristo, ma deriva da lui ed è al suo servizio. L’azione che Maria svolge nel piano della salvezza è sempre cristocentrica, fa cioè direttamente riferimento ad una mediazione che avviene nel Cristo. Capii allora che non potevo escludere la Madre del Signore dalla mia vita senza disattendere la volontà di Dio-Trinità, che ha voluto «iniziare e compiere» i grandi misteri della storia della salvezza con la collaborazione responsabile e fedele dell’umile Serva di Nazaret ».
Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II sul Trattato della vera devozione del Montfort L'affidamento a Maria iconarrowti7 Lettera ai Religiosi ed alle Religiose delle Famiglie monfortane

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Preghiere del cristiano

Posté par atempodiblog le 30 novembre 2009

Preghiere del cristiano

Preghiere del cristiano preghiere

Segno della Croce
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Credo
Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, dalla stessa sostanza del Padre. Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato secondo le Scritture ed è salito al Cielo e siede alle destra del Padre e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti ed il suo Regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati e aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

Padre nostro
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non c’indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria
Ave, o Maria, piena di grazia; il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Gloria al Padre
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Salve Regina
Salve Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza, e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva, a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata no-stra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mo-straci dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen.

Angelo di Dio
Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste.
Amen.

L’eterno riposo
L’Eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.

Vieni Santo Spirito
Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.
Vieni padre dei poveri, vieni datore dei doni, vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto conforto.
O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, sana ciò ch’è sviato.
Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.
Amen.

Ti adoro
(al mattino) Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte. Ti offro le azioni della giornata: fa che siano tutte secondo la tua santa volontà per la tua maggior gloria. Preservami dal peccato e da ogni male. La tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari. Amen.

Ti adoro
(alla sera) Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questo giorno. Perdonami il male oggi commesso, e se qualche bene ho compiuto, accettalo. Custodiscimi nel riposo e liberami dai pericoli. La tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari. Amen.

Atto di fede
Mio Dio, perché sei verità infallibile, credo fermamente tutto quello che tu hai rivelato e la santa Chiesa ci propone a credere. Ed espressamente credo in te, unico vero Dio in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo. E credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnato e morto per noi, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna. Conforme a questa fede voglio sempre vivere. Signore, accresci la mia fede.

Atto di speranza
Mio Dio, spero dalla tua bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Signore, che io possa goderti in eterno.

Atto di carità
Mio Dio, ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché sei bene infìnito e nostra eterna felicità; e per amore tuo amo il prossimo mio come me stesso, e perdono le offese ricevute. Signore, che io ti ami sempre più.

Atto di dolore
Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi ca-stighi, e molto più perché ho offeso te infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa.Propongo col tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami.

Una preghiera insegnata dalla Madonna a Fatima
O Gesù, perdona le nostra colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno; porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua Misericordia.

L’Angelus
L’Angelo del Signore portò l’annuncio a Maria
Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.
Ave Maria
Eccomi, sono la serva del Signore.
Si compia in me la tua parola.
Ave Maria
E il Verbo si fece carne.
E venne ad abitare in mezzo a noi.
Ave Maria
Prega per noi, Santa Madre di Dio.
Perché siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo
Infondi nel nostro spirito la Tua grazia, o Padre; Tu che con l’annuncio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del Tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
Gloria al Padre (3 volte)

Atto di speciale affidamento a Maria (ogni Sabato)
Maria, Madre di Gesù e Madre mia, io, piccolo figlio tuo, mi consacro totalmente a te, per vivere una vita santa: per essere tuo piccolo servo perché tu, dolce Madre, possa contare sempre su di me e io possa aiutarti a portare a compimento in me il disegno d’amore che il Padre ha su ognuno di noi. Donami, o Madre di Gesù e Madre mia, la grazia di essere sempre fedele alla Chiesa e al Santo Padre e, unito a te, amare e adorare il Signore Gesù. Amen.

Preghiera a Maria Santissima prima del riposo notturno (P. Claude Wittock)
O Vergine, si fa tardi, tutto si addormenta sulla terra, è l’ora del riposo: non abbandonarmi! Metti la tua mano sui miei occhi come una buona madre. Chiudili dolcemente alle cose di quaggiù. L’anima mia è stanca di affanni e di tristezze, la fatica che mi attende è qui a me vicina. Metti la tua mano sulla mia fronte, arresta il mio pensiero. Dolce sarà il mio riposo, se benedetto da te. Perché domani il tuo povero figlio si desti più forte e riprenda allegramente il peso del nuovo giorno. Metti la tua mano sul mio cuore. Lui solo vegli sempre e ridica al suo Dio un amore eterno.

Invocazioni prima di addormentarsi
Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l’anima mia.
Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell’ultima mia agonia.
Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l’anima mia.

Preghiera alla Vergine
Ricordati o piissima Vergine Maria, non si è mai udito al mondo che qualcuno abbia ricorso al tuo patrocinio, implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione e sia stato abbandonato. Animato da tale confidenza, a te ricorro, o Madre, o Vergine delle vergini, a te vengo e, peccatore contrito, innanzi a te mi prostro. Non volere, o Madre del Verbo, disprezzare le mie preghiere, ma ascoltami propizia e esaudiscimi. Amen.

Preghiera dei genitori per i figli
O Vergine Santa, ci rivolgiamo a te nella preghiera. Ti presentiamo i nostri figli perché tu li prenda sotto la tua protezione.
Tu hai portato nel tuo grembo il Figlio di Dio fatto uomo e lo hai dato alla luce con amore e gioia. Tu l’hai cresciuto con tenerezza, insegnandogli a conoscere e ad amare il Padre suo che è nei cieli.
O Vergine Madre, ispira tu le nostre parole, dirigi le nostre azioni, cosicché il nostro esempio sia edificante e la nostra casa una scuola di virtù.
Ottieni dal Signore per ciascuno dei nostri figli, la grazia di stare lontano dai pericoli dell’anima e del corpo. Te li raccomandiamo perché crescano sani, felici e, soprattutto, timorati di Dio.
Amen.

Preghiera dei figli per i genitori
O Dio, Padre onnipotente, che nella tua Provvidenza ci hai chiamato alla vita per mezzo dei nostri genitori, ascolta benigno questa nostra preghiera. Arrichisci i nostri genitori delle tue grazie e delle tue benedizioni, perché crescano ogni giorno nel tuo divino amore ed abbiano anche la gioia di vedere corrisposti i loro sacrifici dal nostro amore di figli.
Dona loro, o Signore, la salute dell’anima e del corpo e fa che tutti insieme, tenendoci spiritualmente per mano, passiamo senza danno in mezzo ai pericoli del mondo, nel nostro viaggio verso la méta della felicità eterna.
Amen.

Preghiera di un bambino
O Gesù, insegnami ad amare papà e mamma, così come li hai amati tu. Aiutami anche ad amare i miei fratelli e le mie sorelle, i miei amici e soprattutto i poveri. Benedici la mia famiglia, tutti i bambini, la mia patria ed il mondo intero. Amen.

Preghiera nella malattia
O Signore, la malattia ha bussato alla porta della mia vita, mi ha sradicato dal mio lavoro e trapiantato in un « altro mondo », il mondo dei malati. E’ un’esperienza dura, una realtà difficile da accettare.
Eppure ti ringrazio proprio per questa malattia: mi ha fatto toccare con mano la fragilità della vita, mi ha liberato da tante illusioni. Ora guardo tutto con occhi diversi: quello che ho e che sono non mi appartiene, è un tuo dono. Ho scoperto cosa vuol dire « dipendere », aver bisogno di tutto e di tutti, non poter far nulla da solo. Ho provato la solitudine, l’angoscia, la disperazione, ma anche l’affetto, l’amore, l’amicizia di tante persone.
Signore, anche se mi è difficile, ti dico: sia fatta la tua volontà. Ti offro le mie sofferenze e le unisco a quelle di Cristo, per la tua maggior gloria. Ti prego: benedici tutte le persone che mi assistono.
Amen.

Preghiera per l’ammalato
O mio Dio, questo ammalato che è qui davanti a te, è venuto a chiederti ciò che desidera e che ritiene essere la cosa più importante per lui.
Tu, o Dio, fa’ entrare nel suo cuore la consapevolezza che è importante innanzitutto essere sani nell’anima!
O Signore, sia fatta su di lui la tua santa volontà in tutto!
Se tu vuoi che guarisca, che gli sia donata la salute. Ma se la tua volontà è diversa, fa’ che questo ammalato possa portare la sua croce con serena accettazione.
Ti prego anche per noi che intercediamo per lui: purifica i nostri cuori per renderci degni di donare la tua santa Misericordia.
O Dio, proteggi questo ammalato e allevia le sue pene.
Aiutalo a portare con coraggio la sua croce così che attraverso di lui venga lodato e santificato il tuo santo nome.
(dopo la preghiera, recitare tre volte il Gloria)

Preghiera nell’età avanzata
O Signore, sento che la mia vita s’incammina verso il tramonto. Se guardo il mio passato, due sentimenti m’invadono l’animo: il pentimento ed il ringraziamento.
Signore, ti domando perdono di tutto il male che ho fatto e mi affido al tuo amore misericordioso. Ti ringrazio per tutti i doni di cui mi hai colmato durante la vita.
Ti prego, conservami vivo e aperto ai problemi del mondo, capace di accettare le nuove generazioni e di rendermi ancora utile.
Concedimi di trascorrere questi ultimi giorni al tuo servizio, nella serenità, nella pace e in buona salute. Ma se l’infermità dovesse colpirmi, dammi la forza di accettarla con amore.
Ti prego per coloro che mi vogliono bene e che non mi lasciano solo. Sii vicino a tutti gli anziani che sono abbandonati. Signore, mia speranza, io vengo incontro a te. Amen.

Per il Papa
O Padre provvidente e buono, che edifichi la Chiesa di Cristo sulla roccia di Pietro con la varietà e la ricchezza dei tuoi doni, concedi che il successore di Pietro, che hai chiamato a governare la Chiesa del nostro tempo, fedele alla sua missione, Papa ….. ci governi con l’autorità dell’amore misericordioso di Cristo e ci confermi nella fede della Parola di Dio, nel culto alla SS.ma Trinità e nell’unione fraterna. Amen.

Per l’unità dei cristiani
Ascolta, Signore, la preghiera del tuo popolo, e unisci i cuori dei fedeli nella lode del tuo nome e nel comune impegno di conversione. Concedi che, supe-rata ogni divisione fra i cristiani, la tua Chiesa si ricomponga in comunione perfetta, e nella gioia del Cristo cammini verso il tuo regno. Amen.

Per la Chiesa locale
O Padre, che nelle singole Chiese, pellegrine sulla terra, manifesti la tua Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, concedi a questa tua famiglia, raccolta intorno al suo pastore, di crescere mediante il vangelo e l’Eucarestia, nell’unità dello Spirito Santo.
Fa’ che questa nostra comunità diventi immagine autentica dell’assemblea universale del tuo popolo e strumento della presenza di Cristo nel mondo. Amen.

Prima di iniziare un viaggio
Dio misericordioso, principio e fine di tutte le cose, che sei sempre vicino a chi ti cerca con cuore sincero, assistimi in questo viaggio e guida i miei passi secondo la tua volontà. La tua ombra mi protegga di giorno, la tua luce mi illumini di notte, cosicché io possa giungere senza pericoli alla meta desiderata. Amen.

Per chi soffre la fame
Signore, che nella tua benevolenza provvedi alle necessità di tutte le creature, fa’ che noi tuoi fedeli dimostriamo realmente il nostro amore per i fratelli che soffrono la fame, perché, liberati dal bisogno,possano anch’essi servirti nella serenità e nella pace. Amen.

Per il dono della condivisione
O Signore, noi viviamo in un mondo diviso: vi sono pochi ricchi che diventano sempre più ricchi, e molti poveri che diventano sempre più poveri. Vi sono mi-lioni di persone, tuoi figli e nostri fratelli, che soffrono la fame. Non permettere che restiamo indifferenti di fronte a questa situazione e che tranquillizziamo la nostra coscienza col pensiero che non possiamo farci nulla.
Concedi a noi di assumerci la nostra parte di responsabilità e di esercitarla concretamente. Ti chiediamo perdono di aver finora fatto poco o nulla e ti preghiamo di rendere efficace la nostra volontà di fare di più. Amen.

Preghiera del lavoratore
O Signore, voglio che il mio lavoro di quest’oggi sia un atto di amore per te, per la mia famiglia e per il mondo. La fatica che il lavoro comporta l’accetto come partecipazione alla croce di Gesù.
Aiutami a dedicarmi con gioia al mio lavoro. Non solo per guadagnare il pane a vantaggio dei miei cari, ma anche come collaborazione alla tua opera creativa e per la realizzazione di me stesso e del cammino di liberazione dell’umanità.
Raccomando al tuo cuore di Padre i disoccupati, i poveri, gli infortunati. Fa che non manchi il pane sulla loro mensa e l’affetto nelle loro case.
Ispira a tutti i lavoratori il desiderio di un mondo più giusto e fraterno, e concedi che il loro sforzo per realizzarlo sia animato dall’amore. Amen.

Per i profughi
O Dio, Padre di tutti gli uomini, per te nessuno è straniero, nessuno è escluso dalla tua paternità: guarda con amore i profughi e gli esuli, soprattutto gli anziani ed i bambini abbandonati e indifesi, perché sia dato loro il calore di una casa e di una patria, e a noi un cuore sensibile e generoso verso quanti sono poveri ed oppressi. Amen.

Per i carcerati
Padre Santo e misericordioso che vedi i segreti dei cuori, tu solo riconosci l’innocente e puoi ridare una vita nuova a chi ha provato l’amarezza della colpa. Sostieni e dona libertà a chi è oppresso; concedi pentimento e perdono a chi è causa di oppressione.
Ti prego per chi si trova in carcere per errore: Signore, aiutalo a uscire e trionfino la giustizia e la verità.
Ti prego per chi dal carcere non uscirà mai: Signore, che non perda ogni speranza! Manda il tuo Spirito a confortarlo, a redimerlo; fa’ che trovi in te amore, vita, libertà vera.
Ti prego per chi dal carcere uscirà: fa’ che una volta ritornato alla sua casa e alla sua comunità, vi sia accolto con amore.
Ti prego per tutti i nostri fratelli ristretti: fa’ che il dolore li aiuti a scoprire i valori del Vangelo e che nelle loro pene siano confortati dalla fiducia in Dio e dalla speranza nell’aiuto della Madre celeste. Amen.

Preghiera per la riconciliazione dei membri della famiglia
O Santa Famiglia di Nazaret, Gesù, Giuseppe e Maria, vi sono oggi nel mondo famiglie che non possono presentarsi dinanzi a te unite e colme d’amore, perché 1′egoismo, il peccato e I’azione di Satana hanno portato in esse la divisione, l’odio, il rancore e la diffidenza. Con questa preghiera io le presento tutte a te, o Santa Famiglia, e, in particolare ti presento la mia famiglia (oppure la famiglia di …)
O Giuseppe, Sposo casto e laborioso, allontana, ti preghiamo, da questa famiglia la causa delle divisioni: ozio, superbia, impurità, egoismo, orgoglio, infedeltà e ogni altro vizio.
O Maria, Regina della pace, che sei addolorata per i tuoi figli divisi, lontani dalla misericordia del Padre e in pericolo per la salvezza della loro anima, accogli sotto la tua protezione questo focolare turbato dalla preenza di Satana. Io prendo su di me la colpa di tale divisione e te ne chiedo perdono.
O Cuore Immacolato di Maria, presenta questa famiglia straziata dall’opera del Maligno a Gesù, perché il suo preziosissimo sangue la liberi dal peccato e da ogni sua conseguenza, e il suo Spirito la faccia rivivere. Ecco, io pongo tutta questa famiglia nel tuo Cuore Immacolato, rifugio sicuro dei peccatorie; in particolare ti affido i suoi membri, (nomi …) perché tu guarisca, con il sangue di Gesù ogni loro ferita.
Gesù, Salvatore del mondo, re di pace ed amore, pongo nel tuo Cuore, trafitto per noi, i componenti di questa famiglia. Il tuo perdono li riconduca nel tuo cuore e in esso possano riabbracciarsi e perdonarsi, riconciliandosi l’uno verso l’altro nel vero amore. Il tuo Spirito ridia la vita vera a ciò che è morto, perché tu solo sei la resurrezione e la vita.
Signore, Gesù, ricaccia agli inferi Satana e gli angeli ribelli che attentano all’unità di questa famiglia. Ricolma ogni membro di questa famiglia del tuo amore trasforma questa famiglia in una vera « Chiesa domestica » una scuola di santità, di lode e di benedizione.
O Santa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Dio fedele e grande nell’amore, per intercessione della Santa Famiglia, dell’Arcangelo San Michele e dell’Arcangelo San Raffaele, che per tuo volere liberò Sara dal potere di Satana e la diede in sposa a Tobia, e per l’intercessione di tutti i santi, libera questa famiglia dagli influssi del maligno e benedicila.
Riconciliata nel tuo amore, possa questa famiglia essere nuovamente parte del tuo regno, testimonianza forte e perenne della tua misericordia e immagine perfetta della tua santità. Amen.

Preghiera di esorcismo per ottenere la protezione della Sacra Famiglia
O Santa Famiglia di Nazaret, proteggi le nostre le famiglie cristiane. Imparino da te l’amore alla preghiera, all’accoglienza, alla reciproca donazione ed alla concordia. Soltanto voi, Gesù, Maria e Giuseppe potete portare nelle nostre case cristiane queste indispensabili virtù, dalle quali dipende il mantenimento della pace domestica. Fatelo, ve ne preghiamo!
Sparisca dalle nostre famiglie il fumo di Satana: le discordie, le gelosie, i sospetti, l’intolleranza, la durezza di cuore e le incomprensioni. Ritornino le nostre famiglie ad essere un riflesso dell’amore della SS.ma Trinità, un’oasi di pace e di santità.
I santi angeli, che vegliavano sulla casa di Nazaret, veglino anche sulla nostra casa e allontanino da essa le insidie del nemico infernale. Amen.

Preghiera di San Tommaso d’Aquino
O Gesù, che tanto mi ami,
Dio realmente nascosto nell’Eucaristia, ascoltami! La tua volontà sia anche la mia volontà. Concedimi di cercarla, di trovarla, di compierla. Tu hai i tuoi disegni su di me: fammeli conoscere e dammi di seguirli sino alla salvezza definitiva della mia anima. Rendimi amara ogni gioia che non sia tua, impossibile qualunque desiderio fuori di te, deliziosa ogni fatica accettata per te,
insopportabile ogni riposo che non sia in te.
O Gesù, bontà suprema, ti chiedo un cuore fedele e generoso, che non vacilli né si abbassi mai; un cuore indomito, pronto sempre a lottare in ogni tempesta; un cuore libero, un cuore retto che non si smarrisca nelle vie tortuose. Con la grazia effondi i doni del tuo amore, sulla strada del mio ultimo viaggio. La gioia della tua eterna visione
riempia la mia anima nella patria del cielo. Amen.

In riparazione delle bestemmie
Dio sia benedetto!
Benedetto il Suo Santo Nome.
Benedetto Gesù Cristo Vero Dio e Vero Uomo.
Benedetto il Nome di Gesù.
Benedetto il suo Sacratissimo Cuore.
Benedetto il suo Preziosissimo Sangue.
Benedetto Gesù nel Santissimo Sacramento dell’Altare.
Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.
Benedetta la Gran Madre di Dio, Maria Santissima.
Benedetta la Sua Santa e Immacolata Concezione.
Benedetta la Sua Gloriosa Assunzione.
Benedetto il Nome di Maria Vergine e Madre.
Benedetto san Giuseppe, Suo Castissimo Sposo.
Benedetto Dio nei Suoi Angeli e nei Suoi Santi.

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