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Preti, niente più scuse: da oggi si prega santa Faustina

Posté par atempodiblog le 5 octobre 2020

Preti, niente più scuse: da oggi si prega santa Faustina
A partire da quest’anno, oggi, il giorno del transito della giovane “Segretaria” di Gesù, sarà memoria facoltativa. È passato inosservato il decreto “De celebratione sanctae Faustinae Kowalske…” firmato dal Prefetto del Culto divino Robert Sarah. La santa sarà ricordata nel Messale e nei libri liturgici. Non ci si potrà più “dimenticare” di lei come invece ha fatto in questi anni con una evidente ostilità un certo tipo di clero.
di Maria Alessandra – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: 
Radio Maria

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Il 18 maggio 2020 Karol Wojtyla, salito al soglio pontificio come Giovanni Paolo II, morto nel 2005 e divenuto Santo nel 2014, avrebbe compiuto cento anni e, come si sa, questa ricorrenza è stata ricordata da tutti i media. Alcuni, anzi, hanno notato la coincidenza per cui, proprio in quella data, quasi un regalo postumo di Papa Wojtyla al gregge che aveva guidato per più di ventisei anni, le Chiese fossero state riaperte alle celebrazioni dopo il lunghissimo lockdown dovuto alla pandemia da Covid 19, che aveva obbligato la maggior parte fedeli ad assistere alla Messa festiva in tv e a rimandare matrimoni e battesimi.

Sembra, invece, passato del tutto inosservato un altro regalo che in occasione del suo genetliaco San Giovanni Paolo II ci ha fatto, o, forse verrebbe da dire, si è fatto: l’iscrizione della celebrazione di santa Faustina Kowalska nel Calendario Romano Generale.

Porta infatti la data del 18 maggio 2020 il Decretum “De celebratione sanctae Faustinae Kowalske, virginis, in Calendario Romano Generali inscribenda” firmato in calce dal Cardinale Robert Sarah e dall’Arcivescovo Arthur Roche, rispettivamente Prefetto e Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Da quest’anno, quindi, il 5 ottobre, giorno del transito della giovane e umilissima suora polacca, al secolo Elena Kowalska, morta a trentatré anni di tubercolosi nel convento della Beata Vergine Maria della Misericordia di Cracovia, non sarà più una festa solo nella natia Polonia, ma sarà memoria facoltativa per tutto il mondo cattolico.

Chi scrive si è più volte lamentata anche dalle pagine di questo giornale che “il 5 ottobre”, passasse “in gran parte inosservata la memoria di santa Faustina Kowalska”, dimenticanza sicuramente dovuta anche all’ostilità di una parte del clero nei confronti dell’Apostola della Divina Misericordia e della rivelazione a lei affidata da Gesù.

Da ora in poi, però, non sarà più così facile per quegli stessi sacerdoti continuare a ignorare suor Faustina, visto che sul Decreto del 18 maggio 2020 si legge, infatti: “.. il Sommo Pontefice Francesco…ha disposto che il nome di santa Maria Faustina (Elena) Kowalska , vergine, sia iscritto nel Calendario Romano Generale e la sua memoria facoltativa sia celebrata da tutti il 5 ottobre. Questa nuova memoria sia inserita in tutti i Calendari e Libri liturgici per la celebrazione della Messa e della Liturgia delle Ore, adottando i testi liturgici allegati al presente decreto che devono essere tradotti, approvati…”.

A questo punto non può non tornare alla mente il secondo dei tre messaggi, una sorta di testamento spirituale, che suor Faustina Kowalska consegnò prima di morire al suo direttore spirituale, don Michele Sopocko, e che riguarda il giudizio della Chiesa: «Se anche si accumulassero le più grandi difficoltà, anche se sembrasse che Dio stesso non lo voglia, non ci si può fermare. Anche se il giudizio della Chiesa a questo riguardo fosse negativo, non ci si può fermare. Anche se mancassero le forze fisiche e morali, non ci si può fermare. Poiché la profondità della Misericordia di Dio è insondabile e non è sufficiente tutta la nostra vita per glorificarla».

La Chiesa ufficiale non si è fermata e sacerdoti che continuano, incredibilmente, a osteggiare santa Faustina e la rivelazione contenuta nel suo Diario, ritenuto una delle opere mistiche più importanti del secolo scorso, devono rassegnarsi: sono vani gli sforzi per bloccare il messaggio della Divina Misericordia dettato per la salvezza delle anime da Gesù alla semianalfabeta suora polacca, da Lui scelta come Segretaria.

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Discoteche chiuse: si muore anche senza Covid/ Non esiste libertà senza educazione

Posté par atempodiblog le 18 août 2020

Discoteche chiuse: si muore anche senza Covid/ Non esiste libertà senza educazione
Una ordinanza dichiara chiuse fino al 7 settembre le discoteche per rischio diffusione corona virus: ma si muore anche senza pandemia
di Paolo Vites – Il Sussidiario
Tratto da: Radio Maria

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Le discoteche, ora chiuse per paura di contagio del Covid, sono un luogo di morte ben prima dello scoppio della pandemia. Qualcuno ricorderà i tanti articoli, commenti, spreco di parole dedicati alle “stragi del sabato sera”. Erano i tempi, ma ci chiediamo se siano davvero finiti, quando i ragazzi che andavano in discoteche aperte da mezzanotte all’alba si ubriacavano e poi a bordo delle loro automobili si schiantavano morendo a dozzine. Si inventarono misure di sicurezza, minor vendita di alcolici e addirittura autobus speciali per portare e riportare a casa i ragazzi dalle nottate in discoteca. Poi arrivarono le droghe chimiche come l’ecstasy, spacciate in gran quantità in tutte le discoteche d’Italia, e anche qui i morti. Ragazzini e ragazzine che non sapevano nemmeno cosa ingoiassero. Qualche perquisizione, qualche chiusura (temporanea però) dei locali considerati a rischio e niente altro. Ci sono poi i rave party, cosiddette discoteche “alternative” all’aperto o in grandi magazzini, il cui luogo è tenuto segreto e comunicato solo per passaparola. Qui si radunano in migliaia, la musica è un rimbambimento totale, non è neanche più musica, ma una accelerazione di battiti elettronici sempre uguali, che da sola, senza neanche la droga che comunque circola in quantità industriale, rimbambisce chiunque. Alcuni di essi durano anche 24 ore consecutive. Non è più la cultura del divertimento, come erano le discoteche degli anni 70, ma la cultura dello sballo. Poi c’è la questione del sesso facile e anche degli stupri e delle risse, anche mortali, fuori della discoteca. Non stupisce quindi che un idolo dei discotecari, il dj Bob Sinclar, sintetizzi tutto con questa squallida frase di menefreghismo: “Il distanziamento sociale è l’opposto di quello che significa stare insieme. Come puoi chiedere a chi ama ballare di mantenere una certa distanza dagli amici? La regola è ‘goditi l’attimo’. Non ho un consiglio migliore”.

Ha ragione Linus, ex dj e direttore di Radio Deejay a dire che esistono altri modi per divertirsi, dopo aver letto sui giornali posizioni scandalizzate per la chiusura delle discoteche, “i ragazzi hanno diritto di vivere”. Vivere o morire? Rimbambirsi o provare la bellezza del divertimento autentico? Siamo onesti una volta tanto e diciamo che le discoteche, così come sono diventate, andrebbero chiuse sempre, non solo in pandemia. Ma no non si può, sarebbe lesivo della libertà. Ma cosa sia autentica libertà, oggi è un valore che ha perso ogni significato. Non esiste libertà senza una educazione, a cui ha abdicato chi di dovere, genitori, scuole, politici che danno esempi pessimi di comportamento ai giovani.

Ha ragione Linus a dire che “quale imbecille di politico, governatore, sindaco o questore poteva pensare che si potessero aprire e non avere assembramenti?!?”. Dietro le discoteche ci sono interessi economici enormi, ecco perché non sono state chiuse. Probabilmente anche ricatti a chi di dovere. Il tutto sulla pelle di ragazzini che hanno smarrito ogni capacità di divertirsi davvero. Ancora Linus: è una posizione «da paraculi», dice, perché “i ragazzi hanno migliaia di altri modi per divertirsi. Correndo qualche rischio, certo, perché è assurdo pensare di chiudersi in un bunker. Ma è stupido favorire i problemi”. Chi si occupa oggi dei problemi, in modo serio, per il bene del prossimo. Abbiamo paura che non sia nessuno a farlo.

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Perde la moglie per il Coronavirus: musulmano si converte a Cristo

Posté par atempodiblog le 27 juillet 2020

La storia miracolosa arriva dalla Giordania
Perde la moglie per il Coronavirus: musulmano si converte a Cristo
di Gina Lo Piparo – VoceControCorrente
Tratto da: Radio Maria

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Durante questa pandemia abbiamo sentito le storie più disparate. Atti di gentilezza e solidarietà, episodi ai limiti di un’assurda comicità, storie drammatiche o che ci hanno fatto arrabbiare. Quella che oggi vi raccontiamo ha del miracoloso e arriva direttamente dalla Giordania.

Altaf (nome fittizio) è un arabo musulmano ortodosso. A marzo contrae il Coronavirus e viene ricoverato insieme ai figli e alla moglie, che purtroppo morirà a causa della malattia.

Durante la degenza in ospedale, i volontari di Bible for Mideast  chiedono ad Altaf se possono pregare per lui e la sua famiglia, ma l’uomo rifiuta. I volontari, così, vanno via lasciandogli un volantino che lo lascia perplesso. La visione del paradiso che il foglietto descrive è ben lontana dalle sue credenze: «Poiché alla risurrezione gli uomini non prenderanno le donne, né le mogli dei mariti, ma saranno come gli angeli di Dio in cielo» (Matteo 22:30).

Dopo la morte della moglie e le dimissioni dall’ospedale, Altaf torna a casa in preda al dolore e alla solitudine. Rimasto solo con i figli, trova consolazione nell’andare a pregare presso la tomba della moglie ma il dolore lo travolge. Così, un giorno, mentre è seduto a pregare, si addormenta e sogna.

Tanti cimiteri si trovano davanti a lui, ma solo da quello dei cristiani si illumina d’una luce particolare. Le nuvole, l’erba, i fiori, il terreno: tutto è più vivido. Un uomo discende dalle nuvole con voce profonda; sembra che miriadi di angeli lo accompagnino. All’improvviso, i defunti lì sepolti si alzano con corpi completamente nuovi, trasformati e lucenti, e abbandonano il cimitero per unirsi all’uomo e giungere in un luogo così glorioso da poter essere solo il paradiso.

Altaf ascolta un culto per descrivere il quale non ha parole adeguate; ben presto però si accorge di un altro particolare: solo i defunti del cimitero cristiano si sono uniti all’uomo. La moglie, gli imam, i tanti studiosi… non c’è traccia di loro.

Altaf si sveglia profondamente turbato. Torna a casa, ma durante la notte lo stesso sogno viene a rubargli il sonno. Legge il Corano, ma non riesce a trovare pace. All’improvviso ecco il volantino che Bible for Mideast gli aveva lasciato.

Altaf lo rilegge e riesce a ritrovare la pace. Chiama allora il numero di telefono lì indicato e riceve risposta da una voce amichevole, che lo invita al luogo d’incontro. Mentre Altaf aveva vissuto quanto descritto, il Pastore insieme alla comunità stava pregando e digiunando per tutti i pazienti colpiti da Covid-19 e aveva visto chiaramente in visione qualcuno che, con anima e mente turbata, lo avrebbe contattato per avere consiglio. Pochi minuti dopo ecco la telefonata di Altaf!

Raggiunto il luogo d’incontro, l’uomo racconta in lacrime ciò che ha sognato e quanto ha vissuto e decide di riporre la propria fede in Gesù, il glorioso uomo che ha visto nei suoi sogni. Insieme ad altri sette ex musulmani riceve il battesimo dopo qualche giorno, nonostante in Giordania la tolleranza sia riservata alla minoranza cristiana, ma non agli ex musulmani, vittime di dure persecuzioni.

La sua storia ci viene raccontata da Journal Chretien e siamo certi non essere l’unica.

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Emanuele Ferrario è nato in Cielo

Posté par atempodiblog le 9 juillet 2020

Morto Emanuele Ferrario, l’imprenditore che ha trasformato Radio Maria in una realtà mondiale
Aveva 90 anni: si dedicò all’emittente anima e corpo dopo la morte della moglie. “Era un uomo santo”
di Lucia Landoni – la Repubblica

Emanuele Ferrario è nato in Cielo dans Articoli di Giornali e News emanuele-ferrario

C’è chi lo definisce “una persona straordinaria che ha saputo rendere concreto il progetto di evangelizzazione della nostra Madre celeste”, mentre per altri era “un uomo santo che ha compiuto un progetto di natura divina”: sono solo alcuni delle centinaia di messaggi con cui gli ascoltatori di Radio Maria hanno salutato Emanuele Ferrario, 90enne presidente dell’omonima associazione proprietaria dell’emittente radiofonica dedicata alla Madonna, scomparso a Varese nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio.

L’annuncio della sua morte è stato dato dalla pagina Facebook di Radio Maria, dove lo staff – a cominciare dal direttore, padre Livio Fanzaga – l’ha ricordato così: “Fino all’ultimo ha lavorato per la radio. Grazie Emanuele per aver risposto alla chiamata, portando Radio Maria in Italia e nel mondo”.

L’emittente radiofonica, con sede a Erba (nel Comasco), era stata fondata nel 1982 e venne rilevata da Ferrario, all’epoca imprenditore nel settore caseario, nel 1987: avvicinatosi alla radio dopo la morte della moglie, vi si dedicò completamente, trasformandola da piccola realtà parrocchiale a radio diffusa in tutto il mondo. Oggi, si legge sul sito ufficiale, “Radio Maria è presente in 77 nazioni nei cinque continenti, con 84 reti, supportate da altre 22 stazioni radiofoniche in Africa che trasmettono nella lingua locale”.

In queste ore si stanno moltiplicando i messaggi di cordoglio sui social network, provenienti da tutto il mondo: “La sua voce mi ha sempre ispirato tanta tenerezza e gratitudine” scrive un ascoltatore, ricordando anche l’attività di conduttore radiofonico di Emanuele Ferrario, mentre tanti altri si augurano che “la sua missione sia di esempio per tutti noi”.

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Commento di padre Livio di Radio Maria al messaggio di Medjugorje del 25 giugno 2020

Posté par atempodiblog le 2 juillet 2020

Messaggio della Regina della Pace alla veggente Marija (25 giugno 2020)

“Cari figli!
Ascolto le vostre suppliche e preghiere ed intercedo per voi presso mio Figlio Gesù che è via, verità e vita. Figlioli, ritornate alla preghiera e aprite i vostri cuori in questo tempo di grazia ed incamminatevi sulla via della conversione. La vostra vita è passeggera e non ha senso senza Dio. Perciò sono con voi per guidarvi verso la santità della vita affinché ciascuno di voi scopra la gioia di vivere. Figlioli, vi amo tutti e vi benedico con la mia benedizione materna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

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Commento di padre Livio di Radio Maria al messaggio di Medjugorje del 25 giugno 2020

In questo messaggio la Madonna non ha fatto nessun riferimento al 39° anniversario, anniversario molto particolare senza pellegrini.
Infatti le frontiere sono chiuse fino al 1° Luglio. Gli altri anni eravamo presenti 100.000 pellegrini a Medjugorje in occasione dell’anniversario.
In realtà era presente la popolazione del posto, liberata dall’incombenza di far da mangiare ai pellegrini, rifare i letti e tutto il necessario, e inoltre sono arrivati molti pellegrini dall’Erzegovina, tant’è vero che il parroco, Padre Marinko, si è commosso e ha ricordato i messaggi dei primi tempi, quando la Madonna aveva detto che era venuta a Medjugorje, perché in quella zona c’era ancora un buon numero di credenti cattolici.
Noi aspettavamo che la Madonna facesse accenno all’anniversario, in quanto il giorno dopo, il 26 Giugno, inizia il 40° anno, quindi un anno con un significato biblico speciale: i 40 anni del popolo di Israele nel deserto, prima di arrivare alla terra promessa, i 40 giorni di Gesù nella lotta contro il demonio, ma la Madonna non ha commentato.
Anzi nel messaggio che la Madonna ha dato a Ivan il 24 giugno ha detto: “io non mi sono stancata, perciò non stancatevi neppure voi”.
Quindi l’impressione è che abbia davanti a sé un grande programma.
Sappiamo che la Madonna apparirà almeno a uno dei veggenti che adesso hanno le Apparizioni quotidiane, cioè Marija, Vicka e Ivan, anche per tutto il tempo dei 10 segreti.
Poi apparirà per tutta la vita a quei veggenti che non hanno più le Apparizioni quotidiane, ma le hanno una volta all’anno.
Queste sono le sue ultime Apparizioni, la Madonna sta preparando la grande battaglia, la vittoria è certa, e ha detto: “se siete miei, vincerete” (25.7.2019), dobbiamo fare la battaglia per essere suoi.
“Cari figli, ascolto le vostre suppliche e preghiere e intercedo per voi presso mio Figlio Gesù, che è Via, Verità e Vita”. Nel messaggio del 25 Marzo, la Madonna aveva detto: “ritornate a mio Figlio, ritornate alla preghiera, al digiuno”, (toccando tutti i tasti che Le stavano a cuore), “allora la preghiera sarà ascoltata, Dio esaudirà le vostre suppliche”.
Parlava al futuro. Oggi invece la Madonna apre il messaggio dicendoci che ascolta le nostre preghiere e suppliche e intercede presso suo Figlio.
Allora ho chiesto a Marija se possiamo chiedere la Grazia di essere liberati da questa pandemia e Marija ha risposto: “certo che possiamo chiederla!”
Per me questa frase della Madonna: “ascolto le vostre suppliche e preghiere” è un invito e un incoraggiamento che la Madonna ci fa a continuare a pregare per liberarci da questa pandemia che è pericolosa, è una spada di Damocle, perché adesso si comincia a dire che a settembre potrebbe tornare; è un pericolo che non siamo ancora capaci di combattere, per cui solamente la Madonna può dire basta a questo virus.
La Madonna ci vuole ascoltare, Lei intercede “presso mio Figlio Gesù che è Via, Verità e Vita”, porta le nostre preghiere a Gesù, il quale è il Signore della storia, quindi tutto può fare. Però cosa aspetta?
Lo dice subito dopo: “figlioli ritornate alla preghiera e aprite i vostri cuori in questo tempo di grazia”. La Madonna vuole che ritorniamo a Dio, a suo Figlio, che ritorniamo alla preghiera, non solo con le labbra, ma come apertura del cuore.
Cacciamo dal cuore il diavolo per far entrare Gesù Cristo, lasciamo il peccato, riceviamo la Grazia dello Spirito Santo per fare del nostro cuore la dimora della Santissima Trinità!
Non è una cosa così difficile, dipende da noi, dipende dalla nostra buona volontà far sì che Dio abiti dentro di noi,
“incamminatevi sulla via della conversione”. La via della conversione è continua, è la via della santità, è la via verso la vita eterna.
Nel mondo i morti per il virus sono mezzo milione e i morti per altre cause sono molti di più e la Madonna ci dice: “La vostra vita è passeggera e non ha senso senza Dio”.
Una volta ha detto che la vita è come un battito di ciglia, la vita non è nelle nostre mani, oggi ci siamo, domani non ci siamo, un giorno abbiamo i nostri cari in casa, un altro giorno sono chiusi in una bara.
Guai a noi se non avessimo la prospettiva della vita eterna, guai a noi se non sapessimo per grazia che abbiamo un’anima spirituale immortale e, come ha detto la Madonna, il Cielo è la casa che Dio ci ha preparato, è la meta a cui dobbiamo tendere.
Nel mondo d’oggi purtroppo buona parte dell’umanità è rabbiosa nei confronti della vita. Perché è rabbiosa? Perché c’è il male, c’è la morte, c’è la sofferenza, perché c’è la fatica, perché la vita senza Dio è un inferno.
E gli uomini che si sono sbarazzati di Dio e sono passati dalla parte del demonio, anche inconsapevolmente, si sono messi nelle mani di un torturatore, di un ingannatore, di un dittatore, di un delinquente, di un perfido. Che senso ha la vita nelle mani del diavolo?
La vita senza Dio manca di fondamento, precipita nell’abisso del nulla, viene risucchiata dal nulla.
Senza Dio perdiamo la verità, la bellezza, l’amore, il perdono, la pace, la comprensione, perdiamo la strada, perdiamo la vita come progetto, siamo zombi che vagano, foglie al vento, relitti in un mare in tempesta.
Senza Dio si diventa cattivi, si diventa negativi e molti ci sguazzano, è lo sguazzare dei demoni.
Allora uno riempie la vita con quello che satana offre e ci distrugge: il denaro, il sesso, i piaceri, la potenza, l’io è soddisfatto in tutte le sue fami, come dice il grande poeta Dante: “più dai da mangiare alla famelica bestia, essa ha più fame di prima”.
Perciò, rafforzati da Colui che è la via, la verità e la vita, con grande pietà la Madonna ci manda verso di loro perché possiamo testimoniare la luce, il perdono, la fraternità vera che è quella di essere figli del Padre Celeste, la mano tesa e la carità generosa apre i cuori più induriti.
Proprio perché la vita è passeggera e le tenebre ci assediano e ci vogliono afferrare, perché abbiamo perso la gioia di vivere, per tutto questo la Madre ci dice: “perciò sono con voi per guidarvi”.
La Madonna ci guida da 39 anni ed io, a parte la Bibbia, non ho trovato mai nulla di più bello dei suoi messaggi. Purtroppo non li capisco bene, in quanto sono molto più profondi di quello che noi comprendiamo, dobbiamo chiedere allo Spirito Santo, come una volta Lei ci ha detto, che ci illumini.
“Perciò sono con voi per guidarvi verso la santità della vita affinché ciascuno di voi scopra la gioia di vivere”. La vita che si apre a Dio, la vita che è adempimento della missione che Dio ci ha dato, la vita che si apre al suo amore per dare amore agli altri, è così che si scopre Dio e la vita come cammino verso Dio, si scopre la gioia di vivere.
Queste sono le due frasi più belle del messaggio:
“La vostra vita è passeggera e non ha senso senza Dio”.
“Perciò sono con voi per guidarvi verso la santità della vita affinché ciascuno di voi scopra la gioia di vivere” e la fa scoprire agli altri vivendo.
E la Madonna termina assicurando il suo amore per tutti: “Figlioli, vi amo tutti”; ha detto “tutti”, perché tutti sono suoi figli, anche i non cattolici, anche i peccatori, anche i lontani, anche i bestemmiatori.
È una madre che guarda il figlio che ne combina di tutti i colori, ma Lei vorrebbe salvarlo e in un messaggio ha detto: “io verso lacrime di sangue per ogni mio figlio che si perde nel peccato”, e “vi benedico con la mia benedizione materna”, grazie Madre.
“Grazie per aver risposto alla mia chiamata ».
E noi la ringraziamo non solo con le parole, ma con i fatti.
Siamo entrati nel 40° anno e la Madonna ha formato gli apostoli del suo amore.
Io sono convinto che basteremmo, se tutti noi che abbiamo accolto la chiamata, che abbiamo avuto la grazia di andare a Medjugorje o fisicamente o spiritualmente, se tutti noi prendessimo la Madonna sul serio, La seguissimo sul serio, diventeremmo una luce che illumina il mondo, saremmo il lievito e il sale della terra.
Questo avrebbe già dovuto avvenire e, se non è ancora avvenuto, è perché siamo ancora nella mediocrità.
Noi siamo gli innamorati di Maria, innamorati di Gesù, di Dio, perché Loro sono innamorati di tutti noi.

Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito: www.medjugorjeliguria.it

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Morto Georg Ratzinger, dalla guerra alla vocazione: «Amo la musica, con Joseph cantavamo in famiglia»

Posté par atempodiblog le 2 juillet 2020

Morto Georg Ratzinger, dalla guerra alla vocazione: «Amo la musica, con Joseph cantavamo in famiglia»
Dalla prigionia a Napoli ai trent’anni alla direzione del coro della Cattedrale di Regensburg. Col fratello aveva un rapporto inscindibile: «Quando sentii che era stato eletto rimasi pietrificato. Ho temuto che da Papa non avrebbe avuto tempo per me».
di Luigi Accattoli – Corriere della Sera
Tratto da: 
Radio Maria

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Georg e Joseph Ratzinger appaiono somigliantissimi nelle foto della loro prima messa, che celebrarono lo stesso giorno, il 29 giugno 1951. Li avresti detti gemelli e non si notavano affatto i tre anni in più di don Georg. Somiglianti, ma diversi per carattere: riservati, sensibili, timidi ambedue. Ma Georg anche ritroso, quasi scorbutico, certamente d’umore solitario. Joseph, invece, più comunicativo, curioso di tutto e anche combattivo. Don Georg ha preso sempre male, si direbbe, la fortuna ecclesiastica del fratello minore, che veniva a intralciare la loro consuetudine familiare. Nel libro di memorie «Mio fratello il Papa», che è del 2011 (tradotto in italiano da Piemme nel 2012), commenta bruscamente la nomina di Joseph ad arcivescovo di Monaco (1977), la sua chiamata a Roma come prefetto della Congregazione per la dottrina (1981) e persino l’elezione a Papa (2005).

Della promozione ad arcivescovo dice solo: «Ne fui molto sorpreso». Sulla chiamata a Roma invece si dilunga, quella nomina gli portava via l’anima gemella: «Mah, lo sapevo che il mio parere non era rilevante. Mi dispiaceva davvero molto che mio fratello si trasferisse ancora lontano. Ero triste perché non potevamo più stare vicini come prima. A poco a poco mi abituai alla nuova situazione, riuscendo anche a trovarvi alcuni aspetti positivi».

Nessuna positività troverà invece nell’elezione di Joseph a Papa: «Quando sentii il suo nome rimasi pietrificato. Sinceramente devo dire che in quel momento mi sentii scoraggiato, abbattuto. Per lui era una grande sfida, un impegno gravoso. Ed ero anche triste perché forse non avrebbe più avuto tempo per me». E non fu un abbattimento momentaneo: «Così quella sera andai a dormire un po’ depresso. A partire da quel momento e fino al pomeriggio successivo il telefono non smise mai di suonare, ma rimanevo indifferente. Non risposi, semplicemente. Andate tutti al diavolo, pensai. Non lo chiamai nemmeno e non risposi neanche quando, il mattino dopo, fu lui a chiamare. Alla fine rispose la mia governante e così parlò prima con lei che con me». Dovranno passare molti giorni prima che don Georg si rassereni: «In ogni caso, dietro la decisione umana dei cardinali c’è la volontà di Dio, e a questa dobbiamo dire sì».

Dello stretto legame tra i due fratelli abbiamo avuto testimonianza due settimane addietro, quando Benedetto aveva lasciato la sua residenza nei Giardini Vaticani per fare visita, a Regensburg, al fratello che si era aggravato. Con la morte di Georg, Joseph perde l’unico membro della famiglia che gli era rimasto. Una sorella, Maria, se ne era andata per prima nel 1991.

Nato a Pleiskirchen, in Baviera, il 15 gennaio 1924, Georg Ratzinger aveva iniziato a suonare l’organo nella chiesa parrocchiale fin da quando aveva 11 anni. Nel 1935 entra nel seminario di Traunstein, ma nel 1942 viene arruolato nelle Reichsarbeitsdienst, e in seguito nella Wehrmacht, con la quale combatte anche in Italia. Catturato dagli Alleati nel marzo 1945, resta prigioniero a Napoli per alcuni mesi prima di essere rilasciato e di far ritorno in famiglia.

Nel 1947 assieme al fratello Joseph entra nel seminario Herzogliches Georgianum di Monaco di Baviera. Nel giugno del 1951, entrambi i fratelli, insieme a una quarantina di altri compagni, vengono ordinati sacerdoti nel Duomo di Frisinga dal cardinale Michael von Faulhaber.

La grande passione della vita di don Georg è la musica. Prima maestro di cappella a Traunstein e poi, per trent’anni, dal 1964 al 1994, direttore del coro della Cattedrale di Regensburg, il coro dei «Regensburger Domspatzen»: Passeri del Duomo di Regensburg. Don Georg ha girato il mondo facendo numerosi concerti e ha diretto molte incisioni per Deutsche Grammophon, Ars Musici e altre importanti etichette discografiche con produzioni dedicate a Bach, Mozart, Mendelssohn e altri autori. «Nella nostra casa tutti amavano la musica – ha scritto don Georg nelle memorie – e già nostro padre aveva una cetra che suonava spesso la sera. Cantavamo insieme. Ho sempre pensato che la musica sia una delle cose più belle che Dio abbia creato. Anche mio fratello ha sempre amato la musica: forse l’ho contagiato io».

Il 22 agosto 2008, ringraziando il sindaco di Castel Gandolfo che aveva concesso a Georg la cittadinanza onoraria, Benedetto XVI aveva detto: «Mio fratello è stato sempre per me non solo compagno, ma anche una guida affidabile e un punto di riferimento con la chiarezza, la determinazione delle sue decisioni. Mi ha mostrato sempre la strada da prendere, anche in situazioni difficili. Ora siamo arrivati all’ultima tappa, alla vecchiaia e anche ora egli mi aiuta ad accettare con serenità il peso di ogni giorno».

Don Georg aveva avuto un qualche presentimento che il fratello Papa poteva «anche» rinunciare al Papato. Intervistato nel 2011 da una rivista tedesca aveva detto: «Se non dovesse più farcela dal punto di vista della condizione fisica, mio fratello dovrebbe avere il coraggio di dimettersi». Riceverà con un anticipo di mesi la confidenza di Benedetto sulla propria clamorosa decisione. «L’età si fa sentire – aveva commentato don Georg l’annuncio delle dimissioni nel febbraio del 2013 – e mio fratello desidera più tranquillità nella vecchiaia». Nonostante i problemi alle gambe e alla vista, don Georg ha continuato a viaggiare da Regensburg a Roma, in tutti questi anni, per stare il più a lungo possibile con il fratello, accomunati ormai ambedue dall’uso del bastone oltre che dall’amore per la musica.

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«Satana regna, la Madonna ci chiama alla conversione»

Posté par atempodiblog le 26 juin 2020

«Satana regna, la Madonna ci chiama alla conversione»
«Il piano di Satana si è già realizzato, nel mondo regna la falsa religione dell’uomo che si è sostituito a Dio». «La Madonna ha un piano per salvare l’umanità, questo è il tempo del combattimento spirituale che prepara il trionfo del Cuore Immacolato di Maria». «Accadranno cose terribili, ognuno dovrà decidere se affidarsi a Dio o no, in gioco c’è la salvezza eterna». «Il coronavirus viene dal diavolo, è una prova: la soluzione è rinunciare a Satana e ritornare a Dio». «Il culto della Madre Terra è una delle forme della falsa religione, è una cosa terribile e ridicola». Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, spiega alla Bussola i tempi presenti secondo i messaggi della Madonna a Medjugorje, la svolta storica annunciata e le profezie: «Siamo entrati nel tempo dei dieci segreti».
di Riccardo Cascioli – La nuova Bussola Quotidiana

«Satana regna, la Madonna ci chiama alla conversione» dans Anticristo Maria-a-Medjugorje

Il mondo ormai è sotto il regno di Satana, perciò questo è il tempo del grande combattimento spirituale che prepara il trionfo del Cuore immacolato di Maria. È il giudizio sul tempo presente che con sempre maggiore insistenza viene affermato nell’etere da una voce famosa, quella di padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, un network che ha generato cento emittenti in tutto il mondo per fare arrivare a tutti il messaggio di amore della Madonna.
In particolare padre Livio è diventato il “messaggero” di Medjugorje, la cittadina dell’Erzegovina in cui la Madonna apparirebbe da ben 39 anni. Lo scorso anno la Santa Sede ha riconosciuto almeno «gli abbondanti frutti di grazia che sono scaturiti dal notevole flusso di persone che si recano a Medjugorje» pur senza pronunciarsi ufficialmente sull’autenticità delle apparizioni. Nel febbraio scorso tuttavia fonti giornalistiche hanno reso pubblica la relazione della Commissione vaticana secondo cui le apparizioni sarebbero realmente avvenute almeno la prima settimana, nel giugno 1981.
Proprio ieri, 25 giugno, si è celebrato l’anniversario delle apparizioni e l’ingresso nel 40esimo anno: un numero simbolico che, unito alla evidente crisi globale che stiamo vivendo, ha acceso ancor di più l’attenzione sui messaggi di Medjugorje e su una interpretazione degli eventi attuali alla luce del progetto di Dio. Raggiungiamo dunque al telefono padre Livio, che di tali messaggi è senz’altro un interprete autorevole.

Padre Livio, cosa sta accadendo e cosa dobbiamo aspettarci?
Intanto dobbiamo guardare a ciò che è già accaduto. Chi ha seguito le apparizioni fin dall’inizio, ha visto in questi 39 anni la realizzazione dei due piani, dei due progetti spiegati dalla Madonna: il piano di Satana e il piano di Maria. Questi piani portano al combattimento spirituale del tempo dei segreti e al trionfo del Cuore Immacolato.

Cominciamo allora dal piano di Satana.
È stato enunciato dalla Madonna fin dall’inizio: la costruzione del mondo senza Dio, la sostituzione in Occidente del cristianesimo con la falsa religione, una religione umanitaria, una vera impostura anticristica, di cui parla anche il Catechismo della Chiesa cattolica. È un mondo, come ha detto la Madonna, senza felicità, né futuro, né salvezza eterna.

Lei, da un po’ di tempo afferma con sempre maggiore forza che questo piano si è realizzato.
È la Madonna a dirlo e comunque possiamo vederlo anche con i nostri occhi. L’umanità ha messo se stessa al posto di Dio, le potenze del mondo sono tutte sotto questa falsa religione. Satana ha in mano tutto, il mondo finanziario anzitutto, e la politica, i mass media. Il 25 marzo scorso la Madonna ha pronunciato una frase mai detta prima: “Siate più uniti con Dio, Satana regna e vuole distruggere le vostre vite e il pianeta sul quale camminate”. In passato aveva avvertito che Satana è forte, che non dorme, aveva dato tre messaggi tremendi sul modernismo, un modo in cui Satana ci devia e ci mette sulla sua via, ma ora dice: “Satana regna”. È una affermazione molto pesante, molto forte, vuol dire che Satana ha già raggiunto il suo obiettivo, regna la bramosia, la superbia, l’odio nei cuori. Il regno di Satana è il trionfo della menzogna e della violenza. Ha descritto quello che noi pian piano stiamo vedendo.

Veniamo al piano della Madonna.
È quello di rinnovare la Chiesa, di fortificare la fede della Chiesa, un piano che con maggiore chiarezza si è svelato nell’ultimo decennio. Nei messaggi a Mirjana, ha insistito su due punti: la preghiera per i pastori e la formazione di un gruppo, quelli che hanno risposto alla sua chiamata e diffondono l’amore della Madonna.

Perché l’insistenza sulla preghiera per i pastori?
È come se la Madonna temesse una crisi all’interno della Chiesa, quasi ogni messaggio del 2 del mese ha ripetuto per dieci anni “pregate per i vostri pastori”, “amate i vostri pastori”, intendendo soprattutto i vescovi, e ovviamente il Santo Padre, che è il fondamento della Chiesa. Ha anche spiegato come Lei vuole i pastori: che dicano la Parola di Gesù, che abbiano il cuore di Gesù, che facciano le azioni di Gesù. Ci ha esortato a pregare per i pastori per così tanto tempo, e ha detto anche “Con i vostri pastori io trionferò”. L’ho sempre interpretata come una grande attenzione della Madonna per l’unità della Chiesa, non esiste una Chiesa senza pastori, non è cattolica.

I pastori da una parte, i suoi “apostoli” dall’altra.
Sì, l’altro punto è questo, la Madonna ha preparato un gruppo, i “Mariani”,  gli “apostoli del mio amore” li chiama. In tutti questi anni ha operato per rafforzare la Chiesa e perché noi fossimo testimoni della fede. In ogni messaggio ci indica Suo Figlio e vuole che testimoniamo Suo Figlio agli altri. Ci porta Suo figlio e noi dobbiamo portare Suo figlio agli altri.

Veniamo dunque al momento attuale: Satana regna, la religione dell’uomo si è affermata, ma anche la Madonna ha preparato le sue truppe. Quindi torniamo alla domanda di partenza: cosa dobbiamo aspettarci ora?
Siamo a un punto di svolta, e lo capiamo da alcuni fatti significativi: il 2 marzo scorso sono cessate le apparizioni a Mirjana del 2 del mese, che duravano dal 1987 e che erano il momento di formazione per i fedeli, costituivano l’evangelizzazione dei credenti. Secondo fatto: l’annuncio che “Satana regna”, il suo piano si è realizzato. Terzo: entriamo nel 40esimo anno, un numero simbolico dal punto di vista biblico.
La svolta significa che entriamo ora in un periodo di prove, che riguarda la fede, è il tempo dei 10 segreti: sarà una prova incredibile, mai accaduta nella storia della Chiesa, che va interpretata alla luce dell’Apocalisse. È il tempo del grande combattimento spirituale, al termine del quale le due bestie – il potere finanziario, politico, massmediatico da una parte e la falsa religione dall’altra – saranno gettate «nello stagno di fuoco e zolfo» e l’Agnello vincerà.

È il tempo dei 10 segreti, lei dice. Su questi segreti si è molto speculato…
Dobbiamo capire che c’è una radicale diversità tra questi segreti e tutti gli altri, perché ognuno di essi costringerà la gente a fare delle scelte. Non è che sei lì aspettando che accada qualcosa a cui devi assistere. No, ogni segreto sarà annunciato tre giorni prima: e verrà detto cosa accade e dove accade. Il “dove” è interessante, perché significa che si tratterà di eventi locali. I primi due saranno a Medjugorje, dovrà essere da esempio su come affrontare i segreti. Il terzo sarà un segno visibile, indistruttibile, a Medjugorje, testimonianza che la Madonna è veramente stata lì. Poi tutti gli altri, in un contesto apocalittico, di angoscia e di paura per quello che dovrà accadere: ogni uomo al mondo dovrà decidere se credere o non credere, e decidere cosa fare. Perché si tratterà di qualche evento in un luogo preciso, quindi ci saranno decisioni da prendere. Ma soprattutto: affidarsi a Dio o non affidarsi a Dio? Ne va della sorte eterna. È il tempo delle grandi decisioni, ognuno dovrà decidere per sé. Un po’ come è successo per il coronavirus, questo è un saggio di quel che potrà succedere. Accadranno cose terribili, ma la Madonna ci dà la possibilità di salvarci, la potenza di Maria salverà l’umanità. Ma attenzione, la Madonna ci ha avvertito: non aspettate il tempo dei segreti per convertirvi, potrebbe essere troppo tardi. Chi ha il cuore indurito, rischierà di chiudersi ancora di più.

Lei in radio ha più volte individuato nell’ecologismo, nel culto della Madre Terra, la falsa religione.
Nella falsa religione confluiscono tante ideologie anche sociali e politiche, comunque tutte intramondane. È la sintesi di tutto ciò che l’uomo è e fa escludendo Dio. Quindi l’ecologismo, il new age, le religioni orientali e tanto altro. Quanto all’ecologia: un conto è affermare che la terra sia un giardino che Dio ci ha dato da curare, altra cosa è arrivare al culto della Madre Terra, dove si arriva a dire che noi veniamo dalla Terra e alla Terra ritorneremo. Questo è qualcosa di terribile e anche di ridicolo. Ridicolo come tutte le forme immanentistiche.

Tra le cose che stanno avvenendo, colpisce come il cosiddetto movimento antirazzista abbia cominciato con il colpire delle statue per poi arrivare a colpire le raffigurazioni di Gesù, Maria, san Michele Arcangelo. È impressionante.
Impressionante ma illuminante. Per la semplice ragione che dietro c’è Satana che alimenta l’odio e l’odio di Satana finisce sempre su Gesù Cristo e la Madonna. Non c’è niente da fare, è il punto di arrivo. La Madonna lo ripete tante volte: Satana vuole l’odio e la guerra. E quindi nel mondo che è regno di Satana c’è l’odio, e l’odio cresce continuamente e finirà per colpire la Chiesa, i Mariani, Gesù Cristo, la Madonna, i santi. È lì che Satana vuole arrivare.

Tornando ai segreti e alle profezie, quel che colpisce è che la Madonna non ci racconta il futuro come se spoilerasse un film, ma stimola la nostra libertà, ci spinge a prendere delle decisioni. Quindi, in questa situazione, qual è il nostro compito, qual è la decisione da prendere?
È la conversione, ritornare a Dio. Pensiamo a quanto accaduto in questi ultimi mesi, alla pandemia. Il 25 luglio 2019, la Madonna aveva avvertito: “Arriveranno le prove e voi non sarete forti, Satana ringhierà ma se sarete miei vincerete”. Questa cosa inaspettata era già profetizzata, non eravamo pronti, non eravamo forti. Questa pandemia viene dal diavolo, Dio l’ha permessa per insegnarci qualcosa, però l’autore è il diavolo perché è originata da dove si preparano nuove guerre; per negligenza, sbaglio o che altro non lo sappiamo, ma è così. La Madonna ci aveva detto che se fossimo tornati a Suo Figlio, ripreso la preghiera, il digiuno, a rispettare i comandamenti, le nostre preghiere sarebbero state ascoltate e le suppliche esaudite. Parole forti: “Rinunciate al diavolo e seguite Mio Figlio”. Questa è la vera conversione: si abbandona il peccato, si abbandona l’idolatria, si ripara l’apostasia, si ritorna alla vera fede. È il cammino del figliol prodigo, questo è assolutamente necessario. Come ha detto la Madonna ai ragazzi, è in atto un combattimento tra Gesù e il diavolo. Le anime si salvano con la conversione, la nostra conversione anzitutto. Questa pandemia è lo strumento attraverso cui vogliono creare il Nuovo ordine mondiale, imporre l’ideologia dell’uomo-Dio, imporre a tutti il credo anti-cristico, fin dagli asili-nido. È chiaro che l’epidemia porta a tutto questo. Se ne esce solo ritornando a Dio.

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La consacrazione del Montfort, per affrontare questi tempi

Posté par atempodiblog le 28 avril 2020

AD IESUM PER MARIAM
La consacrazione del Montfort, per affrontare questi tempi
San Luigi, nel “Trattato”, propone la consacrazione per le mani di Maria quale via diretta per unirsi a Gesù. Il fedele rende così la Vergine «depositaria» dei propri meriti. È un cammino pensato per tutti, religiosi e laici, e quantomai necessario in quest’epoca di intensa battaglia spirituale: gli «ultimi tempi», li chiama Montfort, in cui la Madonna appare «terribile contro il demonio e i suoi seguaci».
di Ermes Dovico – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: Radio Maria

La consacrazione del Montfort, per affrontare questi tempi dans Apparizioni mariane e santuari Maria-Santissima
«Io sono tutto tuo e tutto quanto posseggo te lo offro, amabile mio Gesù, per mezzo di Maria, tua Santissima Madre» (formula breve di consacrazione quotidiana – Trattato della vera devozione, 233).

Ci sono schiavitù scambiate, attraverso la terrena maschera del peccato, per libertà. E c’è invece la così chiamata “schiavitù mariana” che fa godere dell’unica e vera libertà, quella in Gesù Cristo. Come diventare schiavi di Gesù in Maria è il tema al centro del “Trattato della vera devozione alla Santa Vergine”, l’opera principale di san Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716), celebrato oggi dalla Chiesa.

È un testo che è rivolto a tutti – laici, religiosi, sacerdoti - poiché propone una consacrazione per le mani di Maria che il Montfort definisce «via facile, breve, perfetta e sicura per giungere all’unione con Gesù Cristo Signore, nella quale consiste la perfezione cristiana» (VD, 152).

Quale creatura, infatti, conosce e ama il Figlio più della Madre? Il fatto che Maria sia stata «finora sconosciuta» è, per il grande santo francese, «uno dei motivi per cui Gesù Cristo non è conosciuto come si dovrebbe. È dunque sicuro che la conoscenza di Gesù Cristo e la venuta del suo regno nel mondo non saranno che la conseguenza necessaria della conoscenza della Santa Vergine e della venuta del regno di Maria, che lo ha messo al mondo la prima volta e che lo farà risplendere la seconda» (VD, 13).

San Luigi Maria scriveva il Trattato in un periodo storico in cui la fede cattolica – e con essa la devozione mariana – era bersagliata da più parti: giansenisti, protestanti, razionalisti, ecc. Il suo manoscritto, composto verso il 1712, rimase nascosto per circa 130 anni (dunque sconosciuto per tutto il tempo dell’Illuminismo, della Rivoluzione francese e oltre), venendo ritrovato provvidenzialmente nel 1842 e stampato l’anno dopo.

Ricorrente è il pensiero che Maria sarà tanto più conosciuta e amata dalle anime fedeli in quelli che il Montfort chiama «gli ultimi tempi», perché «l’Altissimo e la sua Santa Madre devono formare dei grandi santi, i quali saranno così eccelsi in santità da superare la gran parte degli altri santi, come i cedri del Libano superano i piccoli arbusti» (VD, 47). Maria «deve risultare terribile contro il demonio e i suoi seguaci, terribile come schiere a vessilli spiegati, soprattutto in questi ultimi tempi» (VD, 50).

Consacrarsi a Lei diventa allora quantomai necessario in un’epoca, come la nostra, in cui infuria la battaglia tra la Donna vestita di sole e il drago dell’Apocalisse (Ap 12). Si tratta infatti – riassume il Montfort – di scegliere se essere schiavi di Satana o di Gesù, se seguire l’angelo ribelle nella dannazione eterna o accogliere l’amore del Signore crocifisso e risorto, godendo con Lui della gloria del Paradiso.

Di qui la proposta di quella che il santo chiama perfetta consacrazione a Gesù Cristo: «Ora, essendo Maria, tra tutte le creature, la più conforme a Gesù Cristo, ne segue che, tra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma di più un’anima a Gesù Cristo Signore è la devozione alla Santa Vergine, Sua Madre, e che più un’anima sarà consacrata a Maria, più lo sarà a Gesù Cristo» (VD, 120). Maria è quindi il «mezzo perfetto» per unirci a Gesù «nostro ultimo fine»: è la Mediatrice che ci avvicina, in umiltà, all’unico Mediatore presso il Padre.

Con la sua mariologia perfettamente cristocentrica e trinitaria, il Montfort fuga i dubbi e smonta gli argomenti di quanti allora vedevano nella devozione a Maria un possibile ostacolo sulla via verso il Figlio. Un problema che rimane di grande attualità, se si pensa alle remore che ancora oggi non pochi teologi nutrono verso la consacrazione a Maria. Il santo, che individuò sette falsi tipi di devozione, li avrebbe probabilmente chiamati «devoti scrupolosi», cioè le «persone che temono di disonorare il Figlio onorando la Madre, di abbassare l’uno elevando l’altra» (VD, 94).

La vera devozione a Maria ha cinque tratti fondamentali (interiore, tenera, santa, costante, disinteressata). In particolare, deve essere «tenera, cioè piena di fiducia nella Santa Vergine, come quella di un bambino nei confronti della sua buona mamma. […] in ogni momento, in ogni luogo e per tutto, l’anima invoca l’aiuto della sua buona Madre: nei dubbi, per essere illuminata; negli smarrimenti, per ritrovare il cammino; nelle tentazioni, per essere sostenuta; nelle debolezze, per essere rinvigorita; nelle cadute, per essere rialzata; negli scoraggiamenti, per essere rincuorata; negli scrupoli, per esserne liberata; nelle croci, nelle fatiche e nelle contrarietà della vita, per essere consolata» (VD, 107). La vera devozione dovrà anche essere «santa, cioè deve condurre un’anima a evitare il peccato e a imitare le virtù della Vergine…» (VD, 108).

Grande merito del Montfort è di aver considerato questa consacrazione come «una perfetta rinnovazione dei voti e delle promesse del santo Battesimo». L’una e l’altro impegnano il cristiano a rinunciare a Satana e donarsi a Gesù. In più, rispetto al Battesimo, ci si dona al Figlio espressamente «per le mani di Maria» e si rende la Vergine «depositaria universale» di tutto ciò che abbiamo, quindi il nostro corpo e la nostra anima, i beni materiali, «i beni interiori e spirituali, che sono i meriti, le virtù, le buone opere: passate, presenti e future». Questo significa che sarà Lei, Sede della Sapienza, a disporre dei meriti di chi le si consacra, per il maggior bene dell’anima e a maggior gloria di Dio.

Si tratta in breve di fidarsi meno di sé stessi e, nel medesimo tempo, aumentare la propria fiducia in Lei, Madre del buon consiglio. Questa fiducia e obbedienza – a imitazione di Gesù che per 30 anni visse a Lei sottomesso crescendo in sapienza, età e grazia - avrà sublimi conseguenze. Infatti, poiché la Santa Vergine «non si lascia mai vincere in amore e generosità», scrive ancora san Luigi Maria, «si dà ella stessa interamente e in modo inarrivabile a colui che le dona tutto. Lo sommerge nell’abisso delle sue grazie, lo adorna dei suoi meriti, lo sostiene con il suo potere, lo illumina con la sua luce, lo infiamma del suo amore, gli comunica le sue virtù» (VD, 144).

In tempi di intensa lotta spirituale come gli attuali, ci permettiamo allora questo consiglio: fare un cammino che può iniziare leggendo il Trattato e proseguire con l’aiuto di un sacerdote. Così da andare a Gesù, per Maria.

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UN TRATTORE IN PIAZZA DUOMO A MILANO/ C’è ancora una fede che chiede tutto a Dio

Posté par atempodiblog le 15 avril 2020

UN TRATTORE IN PIAZZA DUOMO A MILANO/ C’è ancora una fede che chiede tutto a Dio
Un curioso episodio in Piazza del Duomo a Milano: due contadini sono arrivati in trattore con una statua della Madonna
di Renato Farina – Il Sussidiario
Tratto da: Radio Maria

UN TRATTORE IN PIAZZA DUOMO A MILANO/ C’è ancora una fede che chiede tutto a Dio dans Articoli di Giornali e News Trattore-davanti-al-Duomo

Esiste un’Italia che è un mistero. È quella che ha il cuore di un bambino. Guardandola in azione si resta sorpresi della sua esistenza, che è una promessa di rinascita.

Le immagini mostrano un trattore verde e pulito in piazza Duomo a Milano. Sul cui muso sta posata, come la polena di una nave vichinga, la statua della Madonna di Fatima, sui fianchi sono appesi i poster di Gesù benedicente e del suo Sacro Cuore. Un uomo, nella giacca di fustagno marrone dei contadini e il cappello della festa, scende e tiene in mano un cero da accendere davanti alla chiesa madre dei lombardi, con la Madonnina tutta d’oro puntata in cielo e con le braccia larghe ad accogliere noi che stiamo giù.

Ecco, salta giù dal trattore il guidatore in tuta da lavoro in campagna. Si mette in ginocchio accanto al suo compagno di pellegrinaggio. Venivano dai campi di Pavia. Avevano la mascherina, non facevano ressa o moltitudine. Erano convinti di essere in regola con le leggi.

La polizia municipale li ha avvicinati. Ha spiegato che questa gita era vietata, non si può di questi tempi. Ma neppure in tempi normali sarebbe stato consentito! Un trattore in piazza Duomo, ma quando mai. L’ultimo che aveva fatto questo tipo di scorribande era stato il camilliano Fratel Ettore Boschini. Piazzava la statua della Madonna di Fatima sul tettuccio della sua scassata utilitaria francese e con l’alto parlante invitava a pregare in Duomo il Rosario. I ghisa lo lasciavano passare, Fratel Ettore soccorreva i barboni, spingeva chiunque ad accorgersi dei poveri intorno. Ora per lui è aperta la causa di beatificazione. Così alla Pasqua dell’Angelo.

Quante cose ci dice questa storia fuori dai canoni della Milano ipermoderna. Esiste una fede popolare, senza ira, senza odio per nessuno, la quale sa che il cambiamento, la guarigione dall’epidemia, la salvezza eterna che comincia ora ha per protagonista la preghiera, la mendicanza a Cristo e a sua Madre Maria. Risponderà il buon Dio? Questi due pellegrini pavesi sono già parte di questa risposta. Non so come ma il Divino si rende presente in questa umanità che si offre come il pane e il vino al nostro sguardo desolato.

Ora un po’ meno desolato grazie a quei due contadini. I quali – multati o no, non sappiamo – sono rientrati a casa come se tornassero dal Santo Sepolcro di Gerusalemme. Che la Madonna li esaudisca.

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Novena alla Divina Misericordia (dal 10 al 18 aprile 2020)

Posté par atempodiblog le 10 avril 2020

Novena alla Divina Misericordia (dal 25 marzo al 2 aprile 2016) dans Fede, morale e teologia Ges-confido-in-Te

La Festa della Divina Misericordia, secondo le apparizioni di Gesù a santa Faustina, deve essere preceduta da una novena, che va recitata ogni giorno a partire dal Venerdì Santo per nove giorni consecutivi, fino al sabato precedente la Festa della Misericordia (seconda Domenica di Pasqua, dal 10 al 18 aprile 2020, ndr).

Gesù per due volte espresse il desiderio che la sua confidente, attraverso una preghiera di nove giorni, si preparasse a questa Solennità. La Santa ci ha trasmesso la promessa del Salvatore rivolta a tutti i fedeli e contenuta in queste parole: “Durante questa novena elargirò alle anime grazie di ogni genere”.

Sebbene il tempo tra il Venerdì Santo e la seconda Domenica di Pasqua possegga un particolare privilegio, tuttavia la novena alla Divina Misericordia può essere recitata anche in qualsiasi altro periodo dell’anno. (Radio Maria)

Per recitare la novena cliccare qui Freccia dans Viaggi & Vacanze NOVENA ALLA DIVINA MISERICORDIA

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Finale di civiltà

Posté par atempodiblog le 31 mars 2020

Finale di civiltà
Strage di anziani in case di riposo. Cremazione. Razionalizzare le cure. E’ cronaca. Ma nel 1882 Trollope lo immaginò nel suo ultimo romanzo
di Giulio Meotti – Il Foglio
Tratto da: Radio Maria

Finale di civiltà dans Articoli di Giornali e News Sulla-soglia-dell-eternit-Van-Gogh
“Sulla soglia dell’eternità” di Vincent Van Gogh

“Si può mettere in dubbio che mai colonia più splendente, prospera e soprattutto più ordinata di Britannula sia stata istituita da coloni inglesi. La grande dottrina del ‘Termine fisso’ fu da esso ridicolizzata in principio, poi guardata con costernazione, ma, senza alcun dubbio, è stata la forte fede che noi di Britannula avevamo in quella dottrina a indurci alla nostra separazione”.

Si apre così l’ultimo romanzo del grande scrittore vittoriano Anthony Trollope del 1882, “The fixed period”. La vicenda è immaginata nel 1980 in una ex colonia dell’impero britannico, dove è stata decisa la morte a sessantotto anni, per liberarsi dal carico (economico e sanitario) di una popolazione che invecchia rapidamente, oltre che per alleviare le umiliazioni della senilità. A quel “periodo fisso” si viene “deposti” in un Collegio, chiamato così perché lì, all’ombra dei forni crematori obbligatori, per un altro anno si apprenderà a “morire bene”. Il romanzo risentiva di idee rivoluzionarie per il tempo: le nuove pensioni bismarckiane introdotte in Germania, l’allungamento della vita, il razionalismo darwiniano, i valori vittoriani dell’autosufficienza e del dovere civile, l’avvento della statistica, il malthusianesimo, il realismo sociale. Idee che anche oggi teniamo in grande riguardo. Come spiega Claudia Nelson nel suo studio sulla famiglia vittoriana, al tempo si pensava che “il benessere delle giovani generazioni avrebbe superato i bisogni delle persone anziane”.

Immagina un’isola dove a 68 anni gli anziani lasciano questo mondo. Trollope risentiva delle idee del tempo e le esorcizzò nel romanzo. La vicenda si complica quando a morire è l’amico del governatore. Vuole ancora vivere. Così scoppia una ribellione
La situazione per gli anziani era un tale problema sociale che, alla fine del 1880, il ricercatore sociale Charles Booth iniziò a fare pressioni per la creazione di una pensione finanziata dallo stato, un progetto che fu realizzato nel 1908. Questa atmosfera di ostilità e il disprezzo verso gli anziani faceva da sfondo a “The Fixed Period”. C’è poi il terrore di Trollope di avvicinarsi alla vecchiaia e la paura che non sarebbe stato più in grado di autosostenersi, oltre all’indignazione contro coloro che consideravano gli anziani sacrificabili.

Il governatore della colonia del romanzo, John Neverbend, calcola quanto risparmierebbero le casse dello stato da questa eutanasia di massa. “In media cinquanta sterline per ogni uomo e donna dipartiti. Se la nostra popolazione dovesse arrivare a un milione, presumendo che solo uno su cinquanta abbia raggiunto il ‘periodo fisso’, la somma risparmiata dalla colonia ammonterebbe a un milione di sterline l’anno, che contribuirebbe alle nostre ferrovie, a rendere navigabili i nostri fiumi, a costruire i nostri ponti e a fare di noi il popolo più ricco sulla terra. E ciò sarebbe reso possibile da un provvedimento che fa il bene degli anziani più di quello di qualsiasi altra classe della comunità”.

Questa misurazione rispecchia il linguaggio usato dal reverendo Malthus. Nel romanzo, la situazione è complicata dal fatto che l’isola crede in un numero di cose che successivamente i lettori potranno trovare perfettamente accettabili, illuminate, progressiste, giuste. A Britannula, per esempio, lo studio delle lingue è universale nelle scuole e la pena di morte è stata abolita. Al momento del voto della morte di tutti gli anziani, Britannula era composta da giovani. Gabriel Crasweller, un commerciante e proprietario terriero di successo, è il prossimo a doversi congedare dalla società. E’ il migliore amico di Neverbend. Crasweller aveva votato a favore della legge che ha introdotto il “periodo fisso”, ma come si avvicina alla data della propria uscita di scena diventa sempre più critico e pensieroso. E’ ancora sano e vigoroso.

Neverbend considera suo dovere come presidente e cittadino modello “depositare” l’amico. Ma il giorno del suo ingresso nel “College”, la carrozza che trasporta Crasweller viene fermata per le strade di Gladstonopolis dalle forze armate inglesi. Costringono Neverbend a rilasciare Crasweller e a dimettersi. La Britannula viene annessa alla Gran Bretagna, viene installato un nuovo governatore e Neverbend torna a Londra. Sulla nave finisce di scrivere il libro in cui spiega agli inglesi perché è necessario sbarazzarsi dei vecchi per far progredire l’umanità. Ma è proprio l’antinomia tra le finalità di civiltà e potenziamento antropologico di una simile legge e il barbaro mezzo scelto per perseguirli che fa sì che lo stesso “riformatore umanitario” Neverbend non possa accettare la morte se non relegandola nel gioco linguistico. Così, le parole “uccisione” e “vittima” sono bandite. Il riposo forzato diventa “la deposizione”, mentre la morte stessa è edulcorata è chiamata “cessazione prefissata dell’esistenza di coloro che altrimenti invecchierebbero” e il Collegio dove morire prende il nome di una scuola. “Le statistiche dicono che il sostentamento sufficiente a un vecchio è più costoso di quello di un giovane, come lo è la cura, il nutrimento e l’istruzione del bambino che ancora non produce profitto” dice Neverbend. “Ancora le statistiche ci dicono che i giovani che non producono profitto e i vecchi, non meno improduttivi, costituiscono un terzo della popolazione. Pensi il lettore di quale fardello è carica la forza lavoro del mondo. A questi vanno aggiunti tutti coloro che per malattia non possono lavorare e che per indolenza non vogliono. Come può un popolo prosperare quando è così gravato? E a che pro?”.

Trollope esorcizza il proprio incubo con questa distopia ironica. A quale età andarsene? “Quale doveva essere il ‘Termine fisso’? Questa era la prima domanda che esigeva una risposta immediata” racconta Neverbend. “Si ipotizzarono termini assurdi per la loro deliberata indulgenza — ottanta e persino ottantacinque anni! ‘Facciamo cento’, dissi io ad alta voce, riversando su di loro tutta la batteria del mio ludibrio. Io suggerii sessanta ma il termine fu accolto con silenzio. Ora io penso che sessant’anni fosse un’età troppo prematura e che i sessantacinque, ai quali, cortesemente, acconsentii, fosse il giusto ‘Termine fisso’ per il genere umano. Guardi ognuno fra i suoi amici e veda se gli uomini di sessantacinque armi non intralciano la strada di coloro che ancora aspirano a elevarsi nel mondo”.

Come e dove trascorrere l’ultimo anno per prepararsi? “Sessantasette anni e mezzo furono chiesti dalla maggioranza nell’Assemblea come ‘Termine fisso’. Di certo la colonia era determinata a invecchiare davvero prima di recarsi nel Collegio. Poi, però, sopravvenne un’ulteriore disputa. In quale momento del ‘Termine fisso’ si doveva trascorrere l’anno di grazia? I nostri dibattiti furono lunghi e animati anche su questo argomento. Si disse che l’isolamento all’interno del Collegio equivaleva a una pena di allontanamento e che quindi si sarebbe dovuto permettere ai vecchi di prendere le loro ultime boccate d’aria, al di fuori, nel vasto mondo. Si decise infine che uomini e dorme dovevano essere portati nel Collegio a sessantasette anni e che prima del loro sessantottesimo compleanno avrebbero dovuto dipartire”. Poi risuonarono le campane e l’intera comunità si rallegrò, vi furono banchetti e i giovani, uomini e dorme, si chiamarono l’un l’altro “fratello” e “sorella” e si sentì che fra di loro era stata inaugurata “una grande riforma per il beneficio dell’umanità”.

Si erano dati un gran da fare sulla questione della cremazione e avevano fatto arrivare dall’Europa e dagli Stati Uniti tutta la migliore attrezzatura. Quattro enormi suini avevano testato il sistema e li avevo fatti ingrassare a tal fine. “Anche se i vecchi non sono di solito molto corpulenti”, si lamenta Neverbend.

E come chiamare il luogo della dipartita? Sorse una discussione anche su questo. “Il luogo veniva chiamato Necropoli. Il nome non mi era mai piaciuto perché non avevo mai voluto associarlo con il sentimento della morte. Erano stati proposti vari nomi. Il giovane Grundle aveva suggerito Sala della Cremazione perché tale era la fine ultima alla quale i gusci dei cittadini erano destinati. Ma vi era qualcosa di non dignitoso nel suono, come se parlassimo di una sala da ballo o da musica, ed io non ne avevo voluto sapere. Necropoli suonava meglio, dissero, e sostennero che sebbene lì non vi sarebbero state le spoglie effettive, sarebbero rimaste le lapidi”. Così la si chiamò, Necropoli. Dai cancelli fino al “tempio” che stava in mezzo ai campi, quel tempio in cui si sarebbe svolta l’ultima scena della vita, correva un ampio sentiero di ghiaia che sarebbe dovuto diventare un bel viale. Vi erano stati piantati eucalipti e lecci, gli alberi della gomma per la generazione attuale e le querce verdi per quelle a venire. Alcuni avevano chiesto che venissero piantati cedri. Doveva essere un luogo ameno. Neverbend alla fine viene sconfitto, ma è sicuro che l’idea del “Periodo Fisso” sarà raccolta dalle generazioni future. Forse aveva visto giusto.

In Spagna la pandemia ha causato la morte di almeno 1.065 anziani ricoverati in case di cura di Madrid.

Monte Hermoso, nella capitale spagnola, è la casa di cura epicentro della pandemia. “Il nome di Monte Hermoso, un centro privato con 130 posti a Madrid, si riferisce a una collina idilliaca da cui contemplare il mondo durante gli ultimi anni di vita”, scrive El Pais. “Ma la residenza è diventata un luogo di morte. Le celle frigorifere nella casa di cura occupano il seminterrato. Gli assistenti introducono lì i corpi. Ore dopo, appare un furgone nero senza finestrini. Il nome è stampato sui lati. Di solito è un riferimento all’aldilà o un passaggio della Bibbia. L’auto entra nel seminterrato tramite una rampa. Attraverso la porta posteriore tirano fuori il corpo in una sacca, senza fare molto rumore e senza essere visti dagli altri ospiti, impegnati a giocare a bingo o ad ascoltare i ragazzi del coro che li intrattengono nel pomeriggio. I corpi di dieci anziani stanno aspettando al piano terra. Il virus è penetrato in questo edificio per compiere un massacro silenzioso e implacabile. La residenza ha visto morire almeno 25 residenti da quando è scoppiata la pandemia. E’ il più grande focolaio di morte in tutta la Spagna”.

Dalla Spagna all’Italia, le case di riposo per anziani sono diventate la topografia del terrore di questa pandemia da coronavirus. “Fino al ‘tempio’ in cui si sarebbe svolta l’ultima scena della vita correva un sentiero di ghiaia, un gran bel viale”
Gli anziani stanno morendo a un ritmo così sostenuto che nelle case di cura di Madrid l’esercito ne ha trovati molti già morti ancora nei propri letti. Le infermiere se ne erano andate. La Spagna ha appena dovuto rimandare una legge sull’eutanasia che stava per approvare e che i critici, forzando i toni, avevano definito “una soluzione finale per risparmiare sulle pensioni”. Le case di riposo in tutto il mondo sono una nuova topografia del terrore. “Il nuovo focolaio di coronavirus si sta diffondendo nelle case di riposo per anziani, con decine di casi in strutture negli Stati Uniti, dall’Illinois all’Oregon e al Wyoming, dopo l’epidemia in una casa di cura nella zona di Seattle” scriveva il Wall Street Journal questa settimana. Circa la metà dei circa 150 decessi negli Stati Uniti da Covid-19 sono stati nello stato di Washington, dove l’epicentro sono le case di cura. In Italia non si contano le case di cura decimate dall’epidemia.

In un ospizio di Mediglia, gli anziani uccisi dal virus sono già 52. E’ di 32 il numero dei morti nella casa di riposo di Quinzano d’Oglio nel bresciano. Di 43 è il bilancio delle vittime nella Residenza Santa Chiara nel lodigiano. E negli ospedali è da tempo iniziata una “selezione” di chi salvare. “I pazienti più anziani non vengono rianimati e muoiono in solitudine senza neanche il conforto di appropriate cure palliative”, recita la lettera dei medici di Bergamo pubblicata dal New England Journal of Medicine. Joacim Rocklöv, professore di epidemiologia a Umeå, ha così criticato l’approccio svedese di tenere aperto: “Quante vite sono disposti a sacrificare per non rischiare un maggiore impatto sull’economia?”. “Razionalizzare le cure è una resa alla morte”, scriveva sul Wall Street Journal di ieri Allen Guelzo di Princeton a proposito delle scelte mediche in corse sotto pandemia. E fa l’esempio di Ezekiel Emanuel, oggi consigliere di Joe Biden sul coronavirus, per il quale 75 anni è abbastanza per vivere. Successivamente, le persone diventano “deboli, persino patetiche”, come pensava Neverbend.

Non siamo nel romanzo di Anthony Trollope. Non li uccidiamo per legge gli anziani. Ma una società che non è stata in grado di proteggere i propri vecchi, a migliaia già e chissà quanti ancora, una che ha “razionalizzato la morte”, non ha forse assimilato l’idea di un “termine fisso”, una età, una condizione fisica, una malattia, oltre la quale la vita non appare più degna di essere non solo vissuta, ma difesa?

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Due Cuori a cui consacrare la Chiesa, l’Italia e il mondo

Posté par atempodiblog le 29 mars 2020

Due Cuori a cui consacrare la Chiesa, l’Italia e il mondo
Il Papa ce lo ha indicato nella preghiera di venerdì: l’indicazione per questo tempo di prova è tornare a Dio: Gesù Crocifisso ed Eucarestia e la Madonna sono i tre pilastri a cui rivolgersi. Per questo diventa ancora più urgente che il Papa e i vescovi consacrino tutto il mondo al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria.
di Luisella Scrosati – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: Radio Maria

Due Cuori a cui consacrare la Chiesa, l'Italia e il mondo dans Articoli di Giornali e News Santa-Padre-Francesco-con-Ges-e-Maria

Il Santo Padre che avanza da solo, claudicante, in una piazza San Pietro deserta, sotto la pioggia battente: è l’immagine più significativa della grande prova che il mondo intero e la Chiesa stanno vivendo. Se questa prova sarà purificazione o condanna, dipenderà da noi, dalla nostra volontà di cambiare vita, di convertirci, di tornare a Dio. Da ciascuno di noi, ma anche dalla Chiesa come Corpo, che è sale della terra e luce del mondo.

Il Papa, da solo, dopo l’ascolto della Parola di Dio, si è diretto verso i pilastri della Chiesa: il Signore Gesù, crocifisso e consegnatosi a noi nell’Eucaristia, e la Santissima Vergine. Si può dire che qui ci sia tutto il programma di una vera conversione. E’ vero, «la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità»; la Chiesa stessa sta sperimentando che tanta agitazione, tanti programmi pastorali, tanti modi solo umani di andare incontro al dolore dell’uomo non resistono alla tempesta.

C’è un solo modo per farvi fronte: rivolgersi al Signore, tornare a Lui, destarlo dal sonno, nella certezza che egli è sulla barca con noi; riconoscere che, trascinati dai nostri progetti, che abbiamo sempre ritenuto geniali ed indispensabili, abbiamo finito per costringere il Signore a rincantucciarsi a poppa, nella parte posteriore della nave, anziché desiderare di vederlo a prua, per essere guidati da Lui. Ed ora, in questa fragilità, consapevoli di non esserci colpevolmente «fermati davanti ai tuoi richiami», ai richiami continui del Signore, chiediamo perdono e pietà.

Ripartiamo da qui. Ripartiamo da questo rivolgersi all’Eucaristia, al Crocifisso ed alla Madre. L’atto più umile e gradito a Dio che possiamo fare in questo momento, è consacrare la Chiesa universale, il mondo, la nostra Italia a quei due Cuori Santissimi, che sono tutta la forza e la vita della Chiesa, delle anime, del mondo. Che lo si sappia o no.

Un atto pubblico, solenne di consacrazione al Sacro Cuore di Gesù ed al Cuore Immacolato di Maria sarebbero il grande segno della vera direzione che si intende prendere, la raggiunta consapevolezza che il senso della vita della Chiesa è condurre lì, che i veri tesori della Chiesa scaturiscono da lì, che la protezione, il rifugio, la consolazione sono lì e da nessun’altra parte.

Consacrare la Chiesa, il mondo, l’Italia a questi due Cuori, significherebbe suggellare quella consapevolezza che Francesco ha espresso nella sua riflessione, e cioè che le nostre vite «sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia». E certamente lo sono tutte le persone che operano, pregano, soffrono, ma ancor più lo sono Gesù e Maria, che hanno fatto del nascondimento, dell’umiltà, della preghiera e del servizio silenzioso il pane della loro vita.

Forse è proprio per questo che noi, sempre così attratti dalle cose che appaiono, sempre attenti a dare peso solo a chi esibisce titoli e prerogative, sempre inclini ad acconsentire a ciò che più piace, secondo la logica del marketing, proprio noi, uomini e donne del XXI secolo, abbiamo bisogno di questo atto umile, ma potente.

Santo Padre, Cardinal Bassetti, voi tutti Vescovi d’Italia e del mondo, consacrate la Chiesa, il mondo, la nostra amata nazione al sacro Cuore ed al Cuore Immacolato. Imprimete una svolta nelle nostre vite, rovesciate le logiche mondane, abbattete ogni falsa sicurezza in ciò che non può salvare. Testimoniate con questo atto pubblico, davanti al mondo, dove bisogna volgere il cuore, dove trovare pace e salvezza.

«Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo: ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua» (Ger. 2, 13). Duplice è la colpa che ci ha condotto nella tempesta e duplice è la strada del ritorno: tornare al Cuore di Cristo, sorgente di acqua viva, ed al Cuore Immacolato della Madre sua e nostra, che è cisterna sovrabbondante di grazia, integra, incorrotta ed incorruttibile.

Preghiamo, offriamo, agiamo perché in questo tempo martoriato, spunti una potente luce per la Chiesa e per il mondo. Facciamo sentire che c’è un popolo che attende questa consacrazione. Inviamo messaggi accorati e rispettosi ai nostri pastori: ciascuno al proprio vescovo, al Presidente della CEI, il Cardinal Bassetti (segreteria.arcivescovo@diocesi.perugia.it), al Cardinale Vicario di Roma De Donatis (vicariodiromasegreteria@vicariatusurbis.org), perché esponga la nostra richiesta al Santo Padre.

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Il Papa nel silenzio

Posté par atempodiblog le 28 mars 2020

Il Papa nel silenzio
I fuochi, l’adorazione, la benedizione in una piazza San Pietro vuota. “Da settimane – ha detto Francesco – sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti”.
di Matteo Matzuzzi – Il Foglio
Tratto da: Radio Maria

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Nella piazza vuota c’erano solo i fuochi accesi, l’icona della Salus populi romani, il Crocifisso miracoloso di San Marcello. Poco più in là, nell’atrio della basilica vaticana, l’altare per l’adorazione. Tutto immerso nel silenzio, interrotto solo dal verso di qualche gabbiano e dalle sirene delle ambulanze. In mezzo, il Papa. Un momento di preghiera straordinario per supplicare la fine dell’epidemia che resterà nella storia. La pioggia non ha smesso un attimo di cadere sul sagrato di San Pietro, mentre si proclamava il Vangelo – “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”, chiede Gesù agli apostoli turbati dalla tempesta di vento che aveva fatto riempire d’acqua la barca sulla quale si trovavano – e si cantavano le litanie. “Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: ‘Siamo perduti’, così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme”, ha detto il Papa nella sua riflessione, tutta svolta attorno al tema della paura e della fede. “Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balìa della tempesta”. Una supplica accorata, terminata con la concessione dell’indulgenza plenaria e la benedizione urbi et orbi, alla città di Roma e al mondo intero. In silenzio anche questa: il Papa, affaticato, benediceva con il santissimo mentre le campane della basilica suonavano a festa.

Si è scritto più volte che il dramma che stiamo vivendo sarà ricordato anche da immagini-simbolo: i volti di medici e infermieri deturpati dall’uso continuo delle mascherine alla sequela dei camion militari con il loro carico di bare destinate ai crematori. Anche l’immagine del Pontefice da solo in piazza San Pietro, al crepuscolo di un venerdì d’inizio primavera, entrerà nei libri. Come vi era già entrata del resto l’istantanea della camminata in solitaria verso San Marcello al Corso, in una Roma deserta per la serrata. E come lo era stata la benedizione dalla finestra del Palazzo apostolico, dopo l’Angelus di domenica. Sotto di lui, il vuoto.

“Da settimane – ha detto Francesco – sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti”. Alla fine, le telecamere indugiavano sulla grande navata della basilica, tutta illuminata. E’ lì che si terranno i riti della Settimana santa e della Pasqua. Il Papa celebrerà all’altare della Cattedra, senza popolo presente. La Via Crucis, anziché al Colosseo, si svolgerà in piazza San Pietro. Rimandata la messa crismale del giovedì santo, se ne riparlerà a emergenza finita. E così faranno le altre chiese in Italia e in gran parte del mondo. In queste ore i vescovi diocesani stanno comunicando ai fedeli calendari aggiornati e misure straordinarie per le celebrazioni, tutte comunque garantite in streaming, almeno laddove i sacerdoti saranno in grado di farlo.

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Annunciazione, quel Sì che restaura la storia

Posté par atempodiblog le 25 mars 2020

Annunciazione, quel Sì che restaura la storia
Il sì della Vergine cambia tutto. Non solo cambia la Storia, ma per così dire “restaura” la Storia che era stata compromessa con il peccato originale di Adamo ed Eva.
di Stefano Bimbi – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: 
Radio Maria

Annunciazione, quel Sì che restaura la storia dans Commenti al Vangelo Annunciazione

Ogni 25 marzo ricorre la bella solennità dell’Annunciazione. Questa data non è convenzionale, ma al pari di quella del Natale, è una data storica. Infatti, recenti studi hanno accertato i turni al tempio di Gerusalemme da parte delle classi sacerdotali. Ebbene, la classe a cui apparteneva Zaccaria, il marito di Elisabetta, aveva il turno a fine settembre. Sapendo che, come ci narra il Vangelo, proprio in quel periodo l’angelo Gabriele annuncia a Zaccaria il concepimento di suo figlio Giovanni, risulta chiaro che il sesto mese di gravidanza per Elisabetta è fine marzo. Ecco quindi che sia la data dell’Annunciazione – e di conseguenza anche quella del Natale – risultano confermate storicamente.

L’Annunciazione ricorda, appunto, l’annuncio che l’arcangelo Gabriele porta a Maria: Dio l’aveva scelta per diventare la madre del Salvatore. Il sì della Vergine cambia tutto. Non solo cambia la Storia, ma per così dire “restaura” la Storia che era stata compromessa con il peccato originale di Adamo ed Eva.

È interessante notare il parallelismo tra le due donne, Eva e Maria. Ad entrambe appare un angelo: Gabriele a Maria e l’angelo decaduto (il diavolo) a Eva. In entrambi i casi è la creatura angelica a prendere l’iniziativa iniziando il discorso. “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?” chiede Lucifero sotto forma di serpente. Lo scopo è quello di confondere le idee a Eva facendo sembrare che Dio voglia privare di qualcosa l’umanità, mentre il divieto divino voleva preservare l’uomo dalla superbia. L’arcangelo Gabriele invece con dolcezza si rivolge a Maria dicendole “Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te”. Il messo celeste vuole infondere pace e serenità a Colei che sarà chiamata a diventare la madre di Dio.

Dimenticandosi cosa sia la prudenza, Eva ascolta la voce del seduttore e con curiosità prolunga rovinosamente la conversazione con lui. Avrebbe dovuto diffidare chi cercava di allontanarla da Dio! Maria invece, vergine prudentissima, ascolta le parole di Gabriele e si lascia interrogare dal progetto di Dio: “Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato figlio dell’Altissimo”. Nonostante l’altezza delle promesse divine, Maria non si inorgoglisce, ma restando umile si chiede come possa avvenire questo nonostante il voto di verginità che insieme a Giuseppe aveva fatto. L’arcangelo la rassicura che “nulla è impossibile a Dio”.

Eva non mostra la stessa umiltà, ma appena l’angelo decaduto le assicura che può violare senza problemi il comandamento divino, si lascia affascinare dall’idea di diventare come Dio. L’amor proprio le fa dimenticare la riconoscenza che doveva al Creatore e con superbia afferra il frutto proibito. Al contrario di Eva, così concentrata su se stessa, Maria umilmente riconosce i diritti che Dio ha su di lei proclamandosi la serva del Signore, pronta ad eseguire la Sua Parola.

La conclusione dei due racconti la sappiamo. La disobbedienza di Eva (ed Adamo) porta ad una doppia morte: la “morte” dell’anima per il peccato che cancella la somiglianza con Dio e la morte del corpo che separato da Dio, principio di immortalità, ritornerà nella polvere da dove era stato tratto. Al contrario l’obbedienza di Maria manifesta la potenza di Dio che facendo partorire la Vergine darà al mondo il Suo Figlio per ristabilire l’ordine violato dal peccato originale.

A questo punto ci piacerebbe sapere cosa provava Maria quando sentiva “in diretta” le parole dell’arcangelo Gabriele. Possiamo a tal proposito ricordare cosa disse Maria stessa apparendo a Santa Veronica Giuliani: “Figlia mia, sappi che, quando venne l’angelo Gabriele a darmi questo annunzio da parte di Dio onnipotente, io stavo nella cognizione della mia bassezza e viltà; ed è questo l’esercizio che consegno a te. Sta sempre avvilita e annichilita sotto tutti, come vile fango e polvere”.

Quale esempio di umiltà ci dà Maria! Consigliandoci l’umiltà ci fa il più bel dono che una madre può fare ai suoi figli. Infatti, come lei stessa ricordò alla cugina Elisabetta, Dio “ha guardato all’umiltà della Sua serva, d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Infatti il Signore “ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili”. L’umile Maria è diventata infatti, come ricordiamo nelle litanie lauretanee, addirittura “Regina degli angeli”. Quindi sovrana anche di quell’arcangelo Gabriele che le portò un così bel messaggio.

A questo punto comprendiamo come mai l’Annunciazione sia un fatto così importante tanto che è uno dei due momenti dell’anno liturgico, in cui nella S. Messa, durante la recita del Credo, anziché chinare soltanto il capo, come accade normalmente, ci dobbiamo inginocchiare alle parole “e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. La seconda volta che è prevista tale genuflessione è per la Messa di Natale. Entrambe queste feste ricordano infatti il Mistero dell’Incarnazione nei suoi due momenti determinanti (concepimento, nell’Annunciazione, e nascita, nel Natale).

In molti luoghi, ad esempio in Toscana fino al XVIII secolo, l’anno civile iniziava proprio il 25 marzo a sottolineare l’importanza di questo evento. Solo per un esigenza di uniformità fu poi abbandonato in favore del 1° gennaio che comunque era anch’essa una festa liturgica: la circoncisione di Gesù (ad otto giorni dalla nascita).

In conclusione non possiamo non ricordare che l’evento dell’Annunciazione possiamo ricordarlo ogni giorno con l’Angelus. Recitandolo all’alba, a mezzogiorno e al tramonto, nella sua semplicità e brevità, questa preghiera ha una grande efficacia nel sintonizzare i nostri pensieri con quelli di Dio mettendoci al fianco di Maria per guardare meravigliati la grandezza del progetto del Signore che si svela ogni giorno dinnanzi ai nostri occhi.

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Nuova fase del piano della Regina della pace

Posté par atempodiblog le 20 mars 2020

Nuova fase del piano della Regina della pace
di padre Livio Fanzaga – Radio Maria

Nuova fase del piano della Regina della pace dans Apparizioni mariane e santuari Mirjana-Medjugorje

La veggente Mirjana ha avuto la sua ultima apparizione quotidiana il 25 dicembre del 1982. In quell’occasione la Madonna le ha dato un rotolo con scritti i dieci segreti, che dovranno essere rivelati al mondo, tre giorni prima che accadano, da un Sacerdote da lei scelto. In quell’occasione la Madonna ha detto che sarebbe apparsa a Mirjana ogni 18 di Marzo, fino al termine della sua vita. Così è stato anche il 18 Marzo 2020.

Successivamente il 2 febbraio del 1987 la Madonna ha rivelato a Mirjana che le sarebbe apparsa ogni 2 del mese per pregare per i non credenti. Infatti è proprio il 2 di febbraio che la Chiesa celebra la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, quando si legge la profezia di Simeone, riguardo al rifiuto di credere in Gesù da parte di molti, come della spada che avrebbe trapassato l’anima della Madre. Da allora la Madonna, per ben 33 anni, ha iniziato una straordinaria evangelizzazione rivolta in particolare ai non credenti, a “coloro che non conoscono l’amore di Dio”, la maggioranza dei quali sono dei battezzati che hanno perso la fede.

Nessuno, neppure Mirjana, sapeva quanto sarebbe durata questa iniziativa della Madonna. Ebbene, al termine della apparizione del 18 marzo 2020, la Regina della pace ha rivelato che non sarebbe più apparsa il 2 del mese. Si tratta di una decisione di grande importanza, che indica una nuova fase del piano di Maria e l’avvicinarsi del tempo dei segreti, dei quali Mirjana stessa è depositaria.

Nel frattempo però tre veggenti (Marija, Ivan e Vicka) hanno ancora le apparizioni quotidiane e ad essi la Madonna dà i messaggi, in particolare a Marija ogni 25 del mese. Essi devono ancora ricevere il decimo segreto, prima che incominci la loro rivelazione al mondo.

Attraverso la veggente Vicka la Madonna ha assicurato l’apparizione quotidiana ad uno di questi tre veggenti fino alla fine dei segreti. Le apparizioni quotidiane della Madonna, continueranno quindi fino al raggiungimento del tempo di pace per tutta l’umanità.

In questo suo ultimo messaggio a Mirjana la Madonna ci chiama ad aiutarla a cambiare il mondo e far vincere il suo Cuore Immacolato. Tocca a noi farlo testimoniando la Verità e l’Amore che vengono da Dio.

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