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La trappola di Dio

Posté par atempodiblog le 17 avril 2010

La trappola di Dio dans Padre Livio Fanzaga La-trappola-di-Dio

“Una voce cristiana nella tua casa” è il fortunato slogan col quale Radio Maria si è fatta conoscere fin dalle origini. Tuttavia, ora che il territorio italiano è stato coperto dai celesti ripetitori, quello slogan andrebbe quanto meno integrato. Infatti oltre un quarto del nostro pubblico ascolta Radio Maria in macchina. Lo affermano le ricerche specializzate, ma se ne accorgono anche gli ascoltatori quando nei programmi più svariati, anche in quelli di teologia e di spiritualità, irrompono i camionisti. Questo exploit è anche dovuto al fatto che sulle autostrade italiane il segnale di Radio Maria è capillarmente diffuso e, in alcuni tratti, le “Ave Maria” dominano incontrastate.

Chi potrebbe conoscere gli innumerevoli miracoli che avvengono nell’abitacolo di una quattroruote? Lì l’uomo è solo e, sul sedile accanto, tutt’al più siede discreto l’angelo custode. Radio Maria spesso entra per caso, dapprima come una mosca noiosa, ma poi il ronzio diventa voce… una voce che via via si fa sempre più suadente e amica. “Ma chi glielo fa fare a questi?”, si chiede in prima battuta il fan potenziale. Infatti, se non fosse per la Madonna, chi ce lo farebbe fare? Ma poi le parole entrano nel cuore e rispondono a domande che lì nel profondo aspettano da anni… Dio ha teso la sua rete e si scopre che è tanto dolce essere presi da lui. Benedetta sia la quattroruote, trappola di Dio!

di Padre Livio Fanzaga

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Presenza di Maria nella vita cristiana

Posté par atempodiblog le 7 avril 2010

Presenza di Maria nella vita cristiana
Jean Galot S.J.
Tratto da: LA CIVILTÀ CATTOLICA del 7 ottobre 1972, anno 123, n. 2935, alle pp. 22-33
Fonte: Radio Maria

Presenza di Maria nella vita cristiana dans Fede, morale e teologia gospamedjugorje

La crisi della devozione mariana
La devozione a Maria è manifestamente in crisi. Non ci si deve meravigliare che la crisi più generale, che accompagna nella Chiesa il rinnovamento della dottrina e del culto, si ripercuota anche nel campo mariano. Tuttavia, la crisi della devozione alla Madonna appare più profonda per particolari ragioni.
Più precisamente, essa è una crisi di “devozione”. A molti cattolici è stato rimproverato un atteggiamento sentimentale che porta a lodare eccessivamente Maria,. o a pratiche di pietà che non si fondano su una reale visione della funzione della madre di Gesù nell’opera della salvezza. Un altro rimprovero, più fondamentale, è connesso col primo: il culto mariano è criticato perché ha attribuito a Maria un posto che spetta a Cristo o, ancora, perché ha usurpato ciò che appartiene allo Spirito Santo.
Sotto questi rimproveri si manifesta un’ottica differente. La “devozione” mariana si poneva la domanda: “Come onorare Maria? ”. In un periodo in cui si opera una revisione critica delle posizioni cultuali e dottrinali, e dove il cristocentrismo è messo maggiormente in risalto, il problema diventa: “Che posto si deve riconoscere a Maria nella Chiesa e, di conseguenza, nella vita cristiana”?
La reazione alle esagerazioni del passato a volte è radicale: capita, così, che, in occasione della trasformazione di chiese o di cappelle, il luogo sacro, rinnovato e felicemente adattato al gusto contemporaneo, non abbia più né statua né immagine della Madonna. Ad una esuberanza di immagini sacre che hanno fatto il loro tempo subentra un vuoto improvviso. Questo vuoto non è necessariamente l’espressione di un rifiuto; può esprimere la perplessità circa il posto da attribuire a
Maria nel culto; riflette un’epoca di transizione in cui taluni cristiani, disorientati, non sanno più come collocare Maria nella loro fede, nel loro pensiero, nella loro preghiera.
Cristo ha il suo posto ben definito: egli è al centro. È lui che spiritualmente sostiene e riempie l’edificio con la sua presenza. Egli è il nuovo tempio. Verso di lui devono convergere la preghiera e il culto, per salire con lui e per mezzo di lui, fino al Padre.
Ma, secondo il piano divino, egli non è solo. L’Incarnazione l’ha legato a Maria Vergine, in una unione indissolubile che è continuata nell’opera redentrice e continua nella Chiesa.
Ora, proprio questa unione indissolubile esige di essere riconosciuta nel culto come nell’insieme della vita cristiana. Ma, allora, che posto si deve dare a Maria? In passato, alcuni avevano concepito la sua funzione sotto il profilo della “mediazione”: Maria era la mediatrice, posta tra Cristo e i cristiani. Per mezzo suo si aveva accesso a Gesù. Questo modo di vedere aveva l’inconveniente di far pensare che Cristo non era immediatamente raggiungibile dai suoi. Invece, il posto attribuito a Maria non deve mai velare Cristo o allontanarlo da noi. Come ha affermato il Concilio, il ruolo di Maria è di aiutarci “ad aderire più intimamente al Mediatore e Salvatore”.
È dunque in funzione di Cristo, ed in vista d’un migliore accesso a lui, che Maria deve essere situata nel culto e nella dottrina. Bisognerebbe evitare che il culto mariano dia l’impressione di costituire un mondo a parte, che si sviluppa ai margini dell’insieme del culto cristiano.
La reazione contro gli eccessi di una devozione troppo sentimentale finisce a sua volta in un altro eccesso quando tende a confinare nell’ombra o a sopprimere il posto di Maria. Quello che è necessario è una “purificazione” della devozione alla Madonna, mediante una visione più chiara e più oggettiva della funzione affidata da Dio a Maria nell’opera della salvezza.
L’attenzione deve rivolgersi su Maria nella misura voluta dal Padre quando l’ha associata a suo Figlio nella grande opera di salvezza dell’umanità. Il culto mariano non si basa sul sentimento, ma sulla rivelazione della salvezza.
Aggiungiamo che, attualmente, si sente l’urgenza di procedere al rinnovamento del culto mariano. La nostra è un’epoca in cui la donna rivendica i suoi diritti nella società e nella Chiesa. Il posto attribuito a Maria nella Chiesa, nella vita di fede e nella preghiera, è proprio quello che, nel piano divino, è stato accordato alla donna. Lasciare vuoto questo posto significherebbe ignorare la donna, ammettere o sottolineare la sua assenza. La rappresentazione di Maria nei santuari cristiani dimostra la parte attiva e importante assunta dalla donna nel cristianesimo.

Quale immagine della donna?
Non soltanto si costata una disaffezione nei confronti di Maria da parte di un certo numero di cristiani, ma anche una ripugnanza a riconoscere in lei una immagine ideale della donna.

Reazioni contro l’immagine troppo “domestica” di Maria
- Prima di tutto c’è la ripugnanza che proviene da una immagine della donna ristretta alle virtù domestiche. Taluni partigiani del movimento d’emancipazione della donna hanno reagito contro l’immagine di Maria confinata nella sua casa, rinchiusa nei suoi sentimenti materni: l’esaltazione di una donna, che ha avuto come compito principale una responsabilità materna nei confronti di Gesù, sembra loro derivare da una mentalità che cerca di chiudere la donna nell’orizzonte familiare e domestico e di interdirle una funzione più larga nella società.
In realtà, si sarebbe, sotto il profilo teologico, gravemente miopi se si vedessero in Maria soltanto virtù domestiche, e non si facesse attenzione alla sua cooperazione all’opera redentrice. Poiché la maternità che fu offerta a Maria è una maternità messianica tutta orientata verso il compimento delle promesse divine della venuta di un Salvatore, a questo titolo Maria ha deliberatamente accettato il suo ruolo di madre. La sua attività a Nazareth non è consistita semplicemente nel prestare cure materne al bambino Gesù e nel tenere la casa; essa è dominata dalla preoccupazione di preparare la realizzazione del messaggio dell’Annunciazione. Una cooperazione ancora più diretta alla missione di Cristo si manifesta a Cana, dove il suo intervento ha suscitato la prima rivelazione pubblica del Cristo, e nella partecipazione al sacrificio del Calvario. Chiamando sua madre “donna” in queste due circostanze, Gesù ha chiaramente mostrato che egli poneva la collaborazione di Maria al disopra delle relazioni private tra madre e figlio e vi discerneva un contributo caratteristico della donna, coi suoi valori femminili, all’opera di liberazione dell’umanità.
Bisogna quindi che Maria sia presentata in questa prospettiva più ampia e che non ci si limiti a contemplare in lei la nobiltà dell’affetto materno e l’umiltà dell’esistenza domestica. Se la si considera come la nuova Eva, la donna che collabora con Cristo all’edificazione di una nuova umanità, Maria diventa a buon diritto l’immagine dell’autentica emancipazione femminile. In lei la donna emerge dall’orizzonte domestico per partecipare, secondo la volontà divina, nell’opera più vasta che ci sia: quella della redenzione e della divinizzazione del mondo. Ciò non significa che ella perda qualcosa della ricchezza dei suoi sentimenti materni, ma implica che la sua maternità è essenzialmente inquadrata nel piano superiore dell’opera della salvezza.
Non si può dimenticare che proprio questa prospettiva più alta è stata quella in cui Gesù stesso ha voluto che fosse considerata sua madre. Oltre alla parola “donna” che le ha rivolto nel corso della sua vita pubblica, è significativa la sua replica all’esclamazione della donna che “levò la voce dalla folla”. Questa donna pensa alla felicità della madre di Gesù: “Beato il seno che ti ha portato e le mammelle che hai succhiate!”(Lc 11, 27). Si potrebbe dire che molte rappresentazioni di Maria nell’arte cristiana sono rimaste allo stadio di questa esclamazione. Esse hanno certamente voluto far risaltare la bellezza di questa maternità, ma rimanendo al livello ordinario dell’affetto materno.
Cristo desidera che lo sguardo sia portato più in alto: “Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!”. L’eccellenza di Maria supera di molto il piano fisico della maternità: essa risiede nell’accoglienza della parola divina e nella disponibilità a compiere un’opera divina.

Reazione contro l’immagine troppo “privilegiata” di Maria.
- La ripugnanza o la disaffezione nei riguardi di Maria come immagine ideale della donna viene anche da un altro motivo. La preoccupazione di sottolineare la grandezza di Maria ha portato ad insistere sui privilegi che le sono propri e che la rendono diversa dal resto dell’umanità. C’è stata una tendenza a celebrare le “glorie” di Maria ed a fare di lei un essere a parte, troppo lontano dalle condizioni dei cristiani ordinari. La presentazione di Maria ha preso un orientamento opposto al mistero dell’Incarnazione; mentre la sua maternità è destinata a manifestare fino a qual punto questo mistero affonda nell’umano, essa è stata aureolata di un nimbo glorioso che tende a renderla estranea all’umanità terrena.
Oggi si avverte una forte reazione a questa immagine troppo “celeste” di Maria. Per questo l’immacolata concezione e la santità senza macchia della madre di Gesù esercitano sulla mentalità dei giovani minore attrattiva del fatto che Maria abbia condiviso le tentazioni e le intime lotte dell’esistenza umana. Anche la sua verginità spesso lascia freddi, perché sembra mettere Maria al disopra della condizione sessuale della donna, in un’epoca in cui il valore della sessualità è stato maggiormente sottolineato.
Evidentemente non si tratta di rinunciare all’affermazione dei privilegi di Maria; tuttavia, è importante presentarli non come privilegi che mettono da parte o allontanano dal resto degli uomini, ma come una partecipazione più profonda al destino dell’umanità nel quadro della missione di salvezza. La santità immacolata è stata concessa a Maria per una più completa solidarietà con il mondo peccatore: essa le ha permesso di unirsi, in una offérta più pura, al sacrificio redentore di Cristo. La verginità non è una negazione della sessualità, ma una maniera di viverla ad un livello più elevato, mediante il perfezionamento della personalità femminile nell’intimità col Signore e in una più universale apertura del cuore agli altri.
Osserviamo che la parola di Cristo, citata precedentemente, tendeva ad avvicinare la situazione di Maria a quella degli altri uomini. Ad una donna che pensava al privilegio della madre di colui del quale ammirava l’insegnamento o i miracoli, e che riteneva necessariamente questo privilegio come esclusivo, Gesù risponde che la felicità più grande di Maria è accessibile anche a lei. Non nega ciò che è unico in sua madre, ma sottolinea che il più autentico valore Maria l’ha in comune con tutti coloro che ascoltano la parola di Dio. Di conseguenza si può dire che Cristo è stato il primo a rettificare un modo di lodare Maria, che si fermasse unicamente a privilegi personali. Egli ha insistito sulla comunità di destino e di “felicità” di Maria con tutti gli altri esseri umani. In una parola, ha dichiarato che la condizione religiosa di Maria era quella della Chiesa.
A questo proposito non è inutile ricordare come l’ultimo Concilio sia stato condotto a seguire questa strada tracciata dal Vangelo nell’esame delle relazioni tra Maria e la Chiesa. Si sa che la tendenza a isolare Maria, per meglio preservare e sottolineare i suoi privilegi, si è particolarmente manifestata durante il dibattito sull’integrazione della dottrina mariana nel documento sulla Chiesa.
I mariologi più zelanti si sono opposti a questa integrazione: essi volevano la redazione di un documento a parte. Questa presa di posizione si comprende, del resto, dalle circostanze nelle quali due correnti si sono affrontate: una voleva considerare Maria riconoscendo in lei soprattutto un membro della Chiesa; l’altra ne sottolineava la posizione eccezionale, specialmente per la sua cooperazione, unica, al mistero dell’Incarnazione redentrice. Le due correnti avevano quasi lo stesso numero di sostenitori; al momento del voto, la prima vinceva con una debole maggioranza (l114 contro 1074). Oggi, a distanza di tempo, si è più portati a riconoscere che la decisione è stata felice, e che era veramente desiderabile, per lo stesso sviluppo della dottrina mariana, di integrare nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa un capitolo su Maria. Infatti, era proprio il posto di Maria nella Chiesa che bisognava determinare con precisione.
Il senso di questo voto non esprimeva un’indicazione dello Spirito Santo, quella di non isolare Maria dal popolo di Dio? Il timore di vedere Maria ridotta alla condizione degli altri membri della Chiesa non può determinare un atteggiamento che tenderebbe ad accentuare il più possibile una distanza separatrice. Ciò che molti temevano non si è del resto verificato nella elaborazione del capitolo VIII della Lumen gentium. Il ruolo unico di Maria è stato messo in luce. Il capitolo lo ha caratterizzato secondo due linee essenziali: quella dell’esemplarità, per cui Maria è il modello della Chiesa e dei cristiani; e quella della maternità, che esprime la missione eccezionale che le è stata attribuita nella formazione e nella vita della Chiesa, ma che l’avvicina al massimo all’insieme dell’umanità.

Maria, immagine della Chiesa
La comunità di destino di Maria con noi si manifesta in una vita di adesione a Cristo simile alla nostra. Considerando Maria come immagine della Chiesa, ci soffermeremo su tre atteggiamenti essenziali, che rivestono una importanza primordiale per il rinnovamento del culto mariano.
La Chiesa – ha dichiarato il Concilio – “diventa sempre più simile al suo grande modello, progredendo continuamente nella fede, speranza e carità”. Per ogni cristiano come per l’insieme della comunità, il progresso nella fede, speranza e carità si effettua avendo lo sguardo fisso su colei che ne ha dato un grande esempio alla nascita stessa della Chiesa.

Maria, pioniera nella fede
Il Vangelo di Luca pone in rilievo il valore della fede di Maria. II contrasto con Zaccaria contribuisce a mettere in luce l’adesione di fede con la quale Maria ha ricevuto il messaggio dell’angelo. L’elogio di Elisabetta verte specialmente su questo punto: “Beata colei che ha creduto perché si compirà ciò che le è stato detto da parte del Signore” (1,45).
Ora, nonostante questa presentazione del Vangelo, non si può dire che Maria sia stata sufficientemente ritenuta dal popolo cristiano come pioniera nella fede. Ammirando la grandezza della Madre di Dio, molti hanno trascurato di fare attenzione all’atto di fede che è stato all’origine della sua maternità. Si sono spesso considerate soltanto l’immensità e la gratuità del dono divino, lasciando nell’ombra il merito e la cooperazione di colei che ha creduto. Vera cooperazione, come suggerisce l’esclamazione di Elisabetta: la beatitudine della fede deriva dal fatto che essa contribuisce a ottenere il compimento del piano divino.
Soprattutto non è stato sufficientemente considerato lo sforzo di una fede sviluppatasi nell’oscurità. Il Concilio parla di un pellegrinaggio nella fede che durante la vita pubblica di Gesù ha condotto Maria fino al Calvario. Un pellegrinaggio è una marcia penosa, che comporta un aspetto di avventura. Contrariamente a certe immagini troppo insipide della personalità di Maria, la sua non era una fede già fatta, né una fede facile. Ella conobbe i rischi e gli ostacoli abituali alla fede cristiana.
Non si deve invocare il fatto che Maria abbia visto Gesù, come se ne derivasse che la sua fede dovesse nascere spontaneamente e senza sforzo. lnnanzitutto Maria ha dovuto credere in Cristo prima di averlo visto, perché al momento dell’Annunciazione le fu chiesto un atto di fede decisivo.
Successivamente, quando ebbe Gesù, vide solo un bambino che lentamente cresceva e diventava uomo: per guardarlo come salvatore dovette infrangere la banalità di una infanzia e di una giovinezza esteriormente uguali a tante altre. Non meno caratteristico è l’antecedente della sua fede in rapporto al primo miracolo: Maria precede e suscita, con la sua fede, il miracolo di Cana, mentre la fede dei discepoli ne è la conseguenza.
Le prove della fede non sono state risparmiate a Maria. Già a Cana la risposta di Gesù avrebbe potuto scoraggiare l’audace domanda di miracolo. Al Calvario, ove si può indovinare la sofferenza della madre accanto al figlio, la fermezza vittoriosa della sua fede è sottintesa nell’affermazione del Vangelo: ella “era in piedi” (Io 19, 25).
Il pellegrinaggio della fede di Maria ha accompagnato lo svolgimento dell’opera di salvezza. Si è lontani da una fede pigra, che si limiterebbe a ricevere un certo numero di verità e ad esprimerle in una formula. Maria ha avuto una fede attiva, tesa alla ricerca e intenta a scoprire sempre più chi era Gesù. La sua fede dovette affrontare l’incredulità di coloro che, attorno a lei, erano indifferenti od ostili; ella fu scossa dal dramma redentore.
Per tutti questi aspetti, è una fede che ha aperto il cammino alla nostra e che continua a farci comprendere in che cosa consista la fede autentica. È normale che la nostra fede debba penosamente camminare nell’oscurità, che si sviluppi attraverso le lotte, con uno sforzo incessante di approfondimento, che incontri prove che minacciano di sconvolgere tutte le nostre convinzioni. Come quella di Maria, la nostra fede deve progredire con la nostra vita, ed esplorare sempre più il mistero di Cristo. Essa non può mai riposarsi nella passività, nel “tutto fatto”.

Maria nel movimento della speranza.
- Come non si è sufficientemente riconosciuto in Maria colei che ha creduto, così non si è sufficientemente riconosciuto in lei colei che ha sperato. L’attenzione è stata più volentieri rivolta alla Vergine gloriosa che, nel mistero dell’assunzione, ha ricevuto il coronamento della speranza.
Ora, se il trionfo celeste della madre di Cristo è un incoraggiamento per la speranza cristiana mostrandole la realizzazione del suo ultimo compimento, esso non invita a scoprire lo sviluppo progressivo della speranza nell’anima di Maria.
Il messaggio dell’Annunciazione ha comportato in realtà un appello alla speranza: non solo nella fede, ma anche nella speranza Maria ha consentito alla sua maternità. Anche solo da questo punto di vista, il suo atteggiamento dovrebbe essere ritenuto molto suggestivo per la soluzione di un problema contemporaneo. Spesso si costata un timore di fronte alla maternità e alla paternità: ora, nella misura in cui la maternità diventa cosciente, frutto di una deliberata opzione, deve essere animata dalla speranza. Solo la speranza può superare qualsiasi timore suscitato dalla responsabilità materna.
Al momento in cui Maria accolse in se stessa il bimbo che le era stato offerto, la speranza ebraica è diventata speranza cristiana, vale a dire una speranza che non è più semplicemente fondata su una promessa, ma che implica già il possesso di ciò che attende. Maria era certa della salvezza dell’umanità, non soltanto per la promessa contenuta nel messaggio dell’angelo, ma anche per la realtà della presenza del Salvatore in lei.
Tuttavia, questa speranza che è cresciuta con lo sviluppo della vita privata e pubblica di Gesù, ha dovuto lottare sempre più per mantenersi viva nonostante lo spiegamento di forze ostili al messaggio evangelico. Sul Calvario Maria ha anche conosciuto la terribile impressione di una speranza che sente sfuggirle tutto ciò che le sembrava sicuro e che perde tutti i suoi sostegni umani, visibili. Questa speranza ha dovuto elevarsi al disopra della morte per attendere un trionfo di altro genere, invisibile, quello della risurrezione.
Con questa prova della sua speranza, Maria è particolarmente vicina a molte situazioni umane. Ella ha conosciuto la tentazione della disperazione e quindi è nella condizione migliore per essere invocata da coloro che si trovano nella stessa situazione.
Il romanziere Giorgio Bernanos, che conosceva spesso ore buie, cercava di superarle invocando la “Vergine del Sabato santo”, colei che, al momento in cui tutto sembrava finito e perduto, aveva conservato la speranza nella vittoria di Cristo.
Un’epoca di cambiamenti come la nostra, che minaccia la speranza a causa degli sconvolgimenti che la caratterizzano, ha particolarmente bisogno di rivedere il suo atteggiamento di fronte alla trasformazione essenziale dell’umanità che è il passaggio dalla morte alla risurrezione: passaggio che è stato pienamente vissuto nella speranza di Maria.

Aspetti suggestivi della carità di Maria.
- Diversi aspetti della carità di Maria meriterebbero di essere sottolineati, perché corrispondono a taluni orientamenti attuali della carità cristiana.
Il legame tra l’adesione a Cristo e l’amore per gli altri appare nella successione degli episodi dell’Annunciazione e della Visitazione. Facendo seguire questi due racconti, Luca mostra che il privilegio accordato a Maria nella sua maternità non può rinchiuderla in se stessa ma, al contrario, richiede che sia condiviso con gli altri. L’intimità con Cristo non può significare una separazione, un isolamento, ma deve comunicare ad altri la sua felicità. In Maria il possesso del Figlio di Dio tende a diffondersi. L’autenticità della presenza divina incarnata si manifesta nella forza della carità.
A Cana si rivela un altro aspetto della carità di Maria: l’attenzione verso i poveri, che provvede ai loro bisogni materiali. Questo amore per gli indigenti assume un rilievo maggiore perché non procura soltanto il necessario, ma assicura il prolungamento della gioia di una festa di nozze. È significativo che Maria abbia richiesto la prima rivelazione del Salvatore sotto la forma di questo soccorso ai poveri.
Un episodio della vita pubblica fa supporre in Maria un notevole spirito di larghezza. Quando i “fratelli di Gesù”, all’inizio della vita pubblica, gli chiedono di rinunciare alla predicazione, che essi giudicano una follia, Maria li accompagna (Mc 3, 21.31; Mt 12, 46; Lc 8, 19). Ella è animata da sentimenti diversi, perché crede in suo figlio, per cui potrebbe rompere con coloro che non condividono la sua fede. Trovandosi in loro compagnia, con la sua tolleranza dà prova del rispetto che ha per la coscienza altrui. Da questo punto di vista Maria ha preceduto la posizione presa dal Vaticano II in questo campo: lei, che è stata la prima nella fede, è stata anche la prima a rispettare coloro che si opponevano a questa fede ed a conservare buone relazioni con essi. La sua preoccupazione di conservare buoni rapporti con gli altri fa di lei una precorritrice dell’ecumenismo.
Infine, l’ultima indicazione che Luca ci dà di Maria merita di essere meditata: la madre di Gesù si trova nella riunione che attende la Pentecoste (Act l, 14). Invece di appartarsi, Maria si confonde con la comunità nascente; non è nominata per prima in questa assemblea, poiché Luca cita prima i nomi degli apostoli; ella si comporta semplicemente come un membro della comunità. In Maria si intuisce una carità che evita la rivendicazione di qualsiasi precedenza, felice di scomparire in mezzo agli altri. Per darle un titolo moderno potremmo dire che la sua carità è sinceramente democratica.

Maria, madre della Chiesa
Forti resistenze si erano manifestate al Vaticano II all’accettazione del titolo di Maria “Madre della Chiesa”. Esse provenivano soprattutto dal timore di attribuire alla madre di Gesù un posto privilegiato che la situerebbe al di fuori e al di sopra della Chiesa ed una funzione che usurperebbe quella di Cristo, unico fondatore della Chiesa. In effetti l’espressione non è esente da ambiguità.
Tuttavia, si può dire altrettanto dell’espressione “Madre di Dio”, che potrebbe anch’essa intendersi nel senso inaccettabile di una maternità a riguardo della divinità, ma che è stata impiegata per affermare la maternità nei riguardi del Figlio di Dio nella sua incarnazione.
In realtà il titolo di “Madre di Dio” è necessario per esprimere la vera portata della maternità di Maria; quello di “Madre della Chiesa” è ugualmente necessario per enunciare l’ampiezza della funzione di Maria nella formazione e nello sviluppo della Chiesa.
Il Concilio tuttavia non ha usato il titolo nella Costituzione Lumen gentium. Questa astensione è stata volontaria, ma è stata compensata, in certa misura, dall’introduzione nel testo di una frase di Benedetto XIV: “La Chiesa cattolica, edotta dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale, venera Maria come madre amatissima”. Le ultime parole erano state cancellate dalla citazione nella penultima redazione, ma poi sono state rimesse in seguito: ciò fa supporre una serrata lotta di opinioni su questo punto. Per i Padri del Concilio che volevano escludere l’adozione di un nuovo titolo mariano, il testo aveva il vantaggio di non contenere l’espressione “Madre della Chiesa”.
Nondimeno comportava l’idea equivalente ed è veramente a conclusione del pensiero conciliare che Paolo VI poté andare aldilà della formulazione adottata, proclamando Maria “Madre della Chiesa”, “vale a dire di tutto il popolo di Dio, sia dei fedeli sia dei pastori”. Sotto l’ispirazione dello Spirito Santo è stato così dato un orientamento più fermo per l’uso cristiano del titolo.
Che cosa significa, più precisamente, questa maternità di Maria nei riguardi della Chiesa? Essa indica in primo luogo, nel passato, una cooperazione materna alla nascita della Chiesa: cooperazione consistita nel concorso di Maria all’Incarnazione, alla missione salvifica di Gesù e, più particolarmente, al sacrificio redentore. Per tutta la durata della Chiesa essa significa una presenza materna con un concorso speciale nella diffusione della grazia. Maria, dice il Concilio, è stata per noi una “madre nell’ordine della grazia”, e “questa maternità di Maria nell’economia della grazia, perdura senza soste… fino alla perpetua consumazione di tutti gli eletti”.
Questo modo di presentare l’influsso di Maria sulla vita della grazia è più .felice di quella che si esprimeva nel titolo di “mediatrice di tutte le grazie”. La nozione di mediazione è più vaga e di apparenza più speculativa; la qualità di madre è più concreta e indica il genere di mediazione.
Inoltre, l’idea di maternità è più legata a quella di una trasmissione della vita, più adatta a suggerire che la grazia non è semplicemente una serie di benefici divini ottenuti da una intercessione, ma una vita che si sviluppa con il concorso di un influsso materno. Attualmente, quella che si potrebbe chiamare “la crisi della maternità” potrebbe rimettere in questione la presentazione di Maria, Madre della Chiesa? In questa crisi vediamo la mentalità di “rivolta contro la madre” che anima le reazioni di un certo numero di giovani. Abbiamo parlato della disaffezione nei riguardi della verginità di Maria; si osserva anche una disaffezione nei riguardi della sua maternità. Perché questa reazione sfavorevole? Hanno potuto contribuire a suscitarla alcuni eccessi di maternalismo, come pure l’idea della donna troppo confinata nella sua maternità, alla quale abbiamo già fatto allusione. Ma la reazione sembra scaturire da un bisogno più profondo e più grande, quello di una affermazione di sé di fronte all’influsso della madre, influsso che si ritiene scomodo o soffocante per la personalità.
Comunque sia, l’idea della maternità di Maria nei confronti della Chiesa non potrebbe essere abbandonata; essa esprime, anzi, tutta la sintesi della funzione ecclesiale di Maria, perché la qualità d’immagine o di modello si collega alla sua posizione materna. L’attività di fede, speranza, carità, che ci ha dato come esempio, ha fatto parte della cooperazione materna di Maria all’opera della salvezza. Ma pur mantenendolo, questo volto materno deve essere mostrato nel suo vero significato.
Non è un volto maternalista. Maria non ha intralciato lo sviluppo e l’attività del Salvatore: la sua maternità non è stata una presa accaparrante, ma un servizio ed una collaborazione. Riconoscere ciò nei riguardi della Chiesa non è rassegnarsi umilmente davanti a lei in un atteggiamento infantile.
L’infantilismo non è affatto legato alle relazioni del cristiano con colei che egli considera come una madre nell’ordine della grazia.
Con l’evoluzione della mentalità contemporanea sta per costituirsi un’altra immagine dei genitori: quella del padre e della madre che diventano gli amici dei loro figli al momento in cui . questi raggiungono l’età dell’adolescenza. Questa immagine è ben diversa dall’autoritarismo patriarcale di un tempo.
Una trasformazione analoga sarebbe auspicabile nel modo di concepire la maternità di Maria. È una maternità che, presso persone adulte, si esercita come un’amicizia, amicizia piena di sollecitudine in vista della crescita della vita di grazia. Le rappresentazioni della madre di Gesù non hanno certo favorito simile idea perché consistevano spesso nella rappresentazione di una madre col suo bimbo.
Ora, la tenera infanzia di Gesù non è stata che un momento della vita materna di Maria. Per molto tempo, a Nazareth, Maria ha vissuto accanto a Gesù adolescente e poi adulto, e le sue relazioni con lui sono state diverse in questo periodo. Fermarsi quasi esclusivamente al primo tempo della maternità significa correre il rischio di ammettere che le relazioni del cristiano con Maria implichino un atteggiamento più o meno simile a quello del bambino. Vi sono molteplici immagini della maternità di Maria, specialmente quella di una madre amica del figlio diventato grande.
Ciò che è insostituibile nella qualità di Madre della Chiesa è il valore comunitario della maternità. Maria non ha soltanto una posizione di madre nei confronti di ciascun cristiano. È madre della comunità e, dunque, madre dell’unità. Nella tradizione precedente, la maternità spirituale di Maria era stata considerata come una maternità individuale. Il vantaggio del titolo di Madre della Chiesa è di sottolineare che questa maternità individuale si inquadra in un influsso materno più vasto, e che Maria è anche incaricata di una missione particolare per sviluppare i legami di unità che fortificano la Chiesa.
Madre dell’unità: in un’epoca in cui la ricerca dell’unità tra i cristiani e tra gli uomini si afferma con maggior vigore, questa funzione di Maria appare in tutta la sua importanza. Chi non conosce l’influsso che una madre può esercitare in una famiglia per mantenere le buone relazioni e favorire l’armonia? Proprio questo delicato influsso è, secondo il piano divino, indispensabile al progresso dell’unità cristiana.

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I due monelli e la Madonna – Un minuto con Maria

Posté par atempodiblog le 24 mars 2010

I due monelli e la Madonna – Un minuto con Maria  dans Racconti e storielle candele

I genitori di Gianni e Franco abitavano in uno dei quartieri più poveri del porto di Genova, dove il padre lavorava come facchino. Purtroppo, l’uomo spesso passava il tempo nelle osterie dove lasciava il suo salario, ogni settimana. Per mantenere la famiglia, la madre lavorava come lavandaia. I due ragazzi vagavano per le strade della città e, occasionalmente, rubavano della frutta ai fruttivendoli. Malgrado ciò, erano bambini buoni, piccoli monelli.

In cuor loro si rallegravano pensando alla Processione della «Madonna della Guardia» che si avvicinava, che amavano di tutto cuore e in suo onore, come tutta la gente, volevano accendere delle candele e porle alle loro finestre. Ma dove prendere i soldi per fare ciò? Il padre non portava nemmeno una lira a casa e il guadagno della madre era appena sufficiente a sfamarli.

Gianni ebbe un’idea. «Potremmo lavorare», propose a Franco. «Abbiamo ancora un giorno di tempo fino alla processione. Così potremmo guadagnare un po di soldi per comprare le candele». Il mattino seguente i due, con lo stupore della madre, si alzarono prima delle sette e scomparvero in fretta. «Cosa combineranno oggi, quei due», pensò la madre. Stupirono anche il rivenditore di carbone, a cui chiesero del lavoro. Il carbonaio rimase ancora di più stupito quando, per tutta la giornata, li vide lavorare di tutta lena, con un ardore degno del miglior operaio. Li avrebbe assunti volentieri, quando, a sera, vennero a chiedere il loro salario. Il carbonaio diede loro cento lire. Fieri della loro prima paga, ritornarono a casa. Cento lire valgono appena un franco. Non importa ! La gioia di averli guadagnati rese radioso il loro volto.

Con il danaro guadagnato col loro lavoro, Gianni e Franco volevano acquistare tre o quattro candele, cosa che non è per niente male per una famiglia povera come la loro. Passarono senza farci caso, davanti ad un mendicante che stendeva loro la mano…

Malgrado tutto, Franco non riusciva a togliersi dalla mente il povero sfortunato e sentì la necessità di confidarsi con Gianni: «Non sarebbe meglio dare le nostre cento lire a questo infelice che abbiamo appena visto sul marciapiede? Non pensi che la Madonna sarebbe più felice se facessimo l’elemosina con le nostre cento lire? Questo infelice può essere disoccupato e la sua famiglia non avere di che sfamarsi». Gianni avrebbe preferito vedere delle candele alla finestra, ma Franco insistette tanto che alla fine si convinse: La Madonna ne sarebbe stata più felice…

Voltarono sui loro passi correndo, sino al luogo dove si trovava il mendicante, gli consegnarono le cento lire e filarono a tutta velocità fischiettando verso casa. Ma quando vi giunsero restarono a bocca aperta. Franco con le lacrime agli occhi, Gianni sfregò gli occhi e si pizzicò l’orecchio. «Incredibile ! Sto sognando?», sussurrò. Delle grandi candele ornavano le loro finestre e l’interno era fortemente illuminato. Non riuscirono a capacitarsene… si precipitarono in casa e, colmi di gioia, saltarono al collo dei loro genitori. Cosa era successo?

Poco prima di mezzogiorno, il padre aveva dovuto recarsi in città per fare una commissione e, passando, aveva scoperto i propri figli caricando il carbone. Immediatamente indovinò il motivo che li aveva spinti a lavorare con tanto ardore… Si vergognò della sua condotta… Nel pomeriggio chiese al suo capo un acconto e andò a comprare venti candele… Indi promise a sua moglie che non avrebbe bevuto mai più e, poi, quando raccontò alla madre la buona condotta dei loro due monelli, questa si mise a pulire e adornare la casa per la festa dell’indomani. Da allora, si sono potuti vedere spesso Gianni e Franco nella piccola cappella del porto, assistere alla messa mattutina.

Tratto da Fluvion Grimaldi Le più belle storie di Maria (Die schönsten Mariengeschichten)
Ripresa nella Raccolta mariani, n°10, del frate Albert Pfleger, marista.
Fonte: lucisullest.it

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Devozione alla Divina Misericordia

Posté par atempodiblog le 22 février 2010

Domenica della Divina Misericordia dans Beato Michele Sopocko Ges-Misericordioso

Una volta Gesù mi disse:Il Mio sguardo da quest’immagine è tale e quale al Mio sguardo dalla croce”.

Il 22 febbraio 1931 Gesù apparve, in Polonia, a Suor Faustina Kowalska e le affidò il messaggio della Devozione alla Divina Misericordia. Lei stessa così descrisse l’apparizione: “Mi trovavo nella mia cella, quando vidi il Signore vestito di candida veste. Aveva una mano alzata in atto di benedire; con l’altra toccava la tunica bianca sul petto, dal quale uscivano due raggi: uno rosso e l’altro bianco. Dopo un istante, Gesù mi disse: Dipingi un quadro secondo il modello che vedi, e scrivici sotto: Gesù confido in Te! Desidero, inoltre che questa immagine sia venerata nella vostra Cappella e in tutto il mondo. I raggi rappresentano il Sangue e l’Acqua che sgorgano quando il mio Cuore fu trafitto dalla lancia, sulla Croce. Il raggio bianco rappresenta l’acqua che purifica le anime; quello rosso, il sangue che è la vita delle Anime. In un’altra apparizione Gesù le chiese l’istituzione della festa della Divina Misericordia, esprimendosi così: Desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la festa della mia Misericordia. L’anima, che in quel giorno si confesserà e si comunicherà, otterrà piena remissione delle colpe e delle pene. Desidero che questa Festa si celebri solennemente in tutta la Chiesa.

Il Diario di Santa Faustina Kowalska

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Guardare con gli occhi della misericordia i fratelli che soffrono

Posté par atempodiblog le 6 février 2010

Guardare con gli occhi della misericordia i fratelli che soffrono dans Fede, morale e teologia papaeisofferenti

L’11 Febbraio, ricorrenza della prima apparizione della Vergine Immacolata a Lourdes, la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del malato.  E’ un invito a guardare con gli occhi della misericordia i fratelli che soffrono, ad imitazione di Gesù, che, pur nella fatica dell’apostolato, non ha mai trascurato i malati. Per alcuni la malattia è un’esperienza passeggera, per altri è uno stato di vita permanente. Specialmente verso questi ultimi dobbiamo avere un riguardo particolare. Tutto ciò che avremo fatto per loro è come se l’avessimo fatto a Gesù. Non trascuriamo i nostri malati e non lasciamoli nella loro solitudine. Le persone anziane e i disabili abbiano il primo posto nel nostro cuore.

Dobbiamo aiutare i malati a guardare alla loro sofferenza nella luce della fede.  Nessuno più di loro è unito alla Croce del Signore e partecipa con lui all’opera della redenzione delle anime. La malattia accettata e offerta è una fonte insesauribile di grazie. Come non essere grati a quei malati che ci accolgono col loro sorriso dolce e paziente?

Santa Bernadetta, con la sua vita crocifissa, ha ottenuto che Lourdes fosse un luogo di benedizione per tutti i malati del mondo. Affidiamo alla sua intercessione in modo particolare tutti i malati che ascoltano Radio Maria, perché lo Spirito Santo riveli ai loro cuori il valore inestimabile della sofferenza.

di Padre Livio Fanzaga

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Ho fatto la scelta di Gesù: donarmi totalmente a Dio

Posté par atempodiblog le 29 janvier 2010

Ho fatto la scelta di Gesù: donarmi totalmente a Dio dans Andrea Tornielli plivio

«Sono felice di essere celibe e nella mia vita di prete non ho mai sentito il bisogno di avere una moglie». Padre Livio Fanzaga è la popolarissima e inconfondibile voce di «Radio Maria», l’emittente cattolica con ascolti da record, che non trasmette pubblicità ed è sostenuta soltanto dal contributo volontario dei suoi ascoltatori.

Perché il prete deve essere celibe?
«Io sono felice di esserlo per due motivi. Il primo è che mi sento realizzato per il dono totale della mia vita al Signore. È una donazione mistica e affettiva. Il secondo motivo è di carattere più pratico: da celibe posso servire la Chiesa con tutto me stesso».

Non ha mai sentito l’esigenza di sposarsi?
«No, perché sono sono già totalmente realizzato nella paternità spirituale verso coloro che attraverso il mio ministero vengono generati a Dio e alla Chiesa».

È d’accordo nel discutere sull’eventuale attenuazione o abolizione del celibato sacerdotale, per far fronte alla carenza di vocazioni?
«A mio parere la crisi di vocazioni è dovuta anche al fatto che c’è una concezione troppo manageriale e poco mistica del sacerdozio. Se viene meno il rapporto con Dio e l’amore per le anime, ci possono essere delle crisi affettive. Ma allora il problema non è abolire il celibato, ma è quello di annunciare e proporre il Vangelo tutto intero. Non è un caso che oggi proprio gli ordini di clausura, quelli con le regole più dure, non conoscano crisi di vocazioni. Se il Vangelo è proposto nella sua interezza, nell’uomo scatta la sete di assoluto e si arriva a donarsi eroicamente».

Qual è dunque la ragione più evidente per mantenere la legge del celibato?
«A me colpisce il fatto che Gesù, pur vivendo in un contesto culturale e religioso in cui non c’erano i celibi, abbia scelto di non sposarsi. Siccome esiste un rapporto diretto tra Cristo e il sacerdote, io credo che sia significativo rimanere celibi come lui lo è stato».

Non teme che l’esaltazione del celibato possa screditare il valore del matrimonio?
«Assolutamente no, c’è una vocazione al celibato e una vocazione al matrimonio, che è una via di santità, sono entrambi sacramenti».

di Andrea Tornielli – Il Giornale

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La croce di Haiti

Posté par atempodiblog le 19 janvier 2010

La croce di Haiti dans Articoli di Giornali e News lacrocedihaiti
La croce in Haiti
Fonte: Radio Maria

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La musica di Radio Maria

Posté par atempodiblog le 2 janvier 2010

La musica di Radio Maria dans Canti radiomaria

I brani usati come sigle nelle trasmissioni a Radio Maria li trovate qui:

iconarrowti7 dans Canti La musica di Radio Maria

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Foto di Vicka con l’immagine della Madonna

Posté par atempodiblog le 16 décembre 2009

Foto di Vicka con l’immagine della Madonna
Tratto da: RadioMaria.it

Foto scattata da una pellegrina canadese alla veggente Vicka mentre parla con padre Livio Fanzaga e un pellegrino.
Alle sue spalle appare l’immagine della Madonna

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Vicka, guardando questa foto, ha riconosciuto nella ragazza dietro di lei la Madonna.

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Il testo integrale del discorso del Papa a piazza di Spagna

Posté par atempodiblog le 9 décembre 2009

ATTO DI VENERAZIONE ALL’IMMACOLATA A PIAZZA DI SPAGNA DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Martedì, 8 dicembre 200
9

Il testo integrale del discorso del Papa a piazza di Spagna dans Fede, morale e teologia benedettoxvi

Cari fratelli e sorelle!

Nel cuore delle città cristiane, Maria costituisce una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile discreto dona a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell’esistenza. Nelle chiese, nelle cappelle, sulle pareti dei palazzi: un dipinto, un mosaico, una statua ricorda la presenza della Madre che veglia costantemente sui suoi figli. Anche qui, in Piazza di Spagna, Maria è posta in alto, quasi a vegliare su Roma.

Cosa dice Maria alla città? Cosa ricorda a tutti con la sua presenza? Ricorda che “dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Rm 5,20) – come scrive l’apostolo Paolo. Ella è la Madre Immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio.

Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria della Grazia sul peccato, e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili.

Nella città vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finché la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. E’ un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto.

La città, cari fratelli e sorelle, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso! I mass media tendono a farci sentire sempre “spettatori”, come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti “attori” e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri.

Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. E’ vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c’è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. E’ l’inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia… La città è fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.

Maria Immacolata ci aiuta a riscoprire e difendere la profondità delle persone, perché in lei vi è perfetta trasparenza dell’anima nel corpo. E’ la purezza in persona, nel senso che spirito, anima e corpo sono in lei pienamente coerenti tra di loro e con la volontà di Dio. La Madonna ci insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri come li guarda Lui: a partire dal cuore. E a guardarli con misericordia, con amore, con tenerezza infinita, specialmente quelli più soli, disprezzati, sfruttati. “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia”.

Voglio rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare questa legge evangelica dell’amore, che manda avanti il mondo. Sono tanti, anche qui a Roma, e raramente fanno notizia. Uomini e donne di ogni età, che hanno capito che non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Questo cambia le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società.

Cari amici Romani, e voi tutti che vivete in questa città! Mentre siamo affaccendati nelle attività quotidiane, prestiamo orecchio alla voce di Maria. Ascoltiamo il suo appello silenzioso ma pressante. Ella dice ad ognuno di noi: dove ha abbondato il peccato, possa sovrabbondare la grazia, a partire proprio dal tuo cuore e dalla tua vita! E la città sarà più bella, più cristiana, più umana.

Grazie, Madre Santa, di questo tuo messaggio di speranza. Grazie della tua silenziosa ma eloquente presenza nel cuore della nostra città. Vergine Immacolata, Salus Populi Romani, prega per noi!

Fonte: Vatican.va

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L’Avvento è il tempo della presenza e dell’attesa dell’eterno

Posté par atempodiblog le 29 novembre 2009

L'Avvento è il tempo della presenza e dell’attesa dell’eterno dans Avvento avvento1l

“Se Gesù è presente, non esiste più alcun tempo privo di senso e vuoto. Se Lui è presente, possiamo continuare a sperare anche quando gli altri non possono più assicurarci alcun sostegno, anche quando il presente diventa faticoso”: è quanto ha detto il Papa nell’omelia dei Primi Vespri della Prima Domenica di Avvento, da lui presieduti nella Basilica Vaticana. “Cari amici – ha proseguito – l’Avvento è il tempo della presenza e dell’attesa dell’eterno. Proprio per questa ragione è, in modo particolare, il tempo della gioia, di una gioia interiorizzata, che nessuna sofferenza può cancellare. La gioia per il fatto che Dio si è fatto bambino. Questa gioia, invisibilmente presente in noi, ci incoraggia a camminare fiduciosi”. Il Papa ha quindi parlato della frenesia della vita quotidiana: “A volte le cose ci ‘travolgono’. L’Avvento, questo tempo liturgico forte che stiamo iniziando, ci invita a sostare in silenzio per capire una presenza. E’ un invito a comprendere che i singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni dell’attenzione che ha per ognuno di noi. Quanto spesso Dio ci fa percepire qualcosa del suo amore! Tenere, per così dire, un ‘diario interiore’ di questo amore sarebbe un compito bello e salutare per la nostra vita! L’Avvento ci invita e ci stimola a contemplare il Signore presente. La certezza della sua presenza non dovrebbe aiutarci a vedere il mondo con occhi diversi? Non dovrebbe aiutarci a considerare tutta la nostra esistenza come ‘visita’, come un modo in cui Egli può venire a noi e diventarci vicino, in ogni situazione?”.
Ecco il testo integrale dell’omelia del Papa:

bendettoxvi dans Fede, morale e teologia

Cari fratelli e sorelle, con questa celebrazione vespertina entriamo nel tempo liturgico dell’Avvento. Nella lettura biblica che abbiamo appena ascoltato, tratta dalla Prima Lettera ai Tessalonicesi, l’apostolo Paolo ci invita a preparare la “venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (5,23) conservandoci irreprensibili, con la grazia di Dio. Paolo usa proprio la parola “venuta”, in latino adventus, da cui il termine Avvento.Riflettiamo brevemente sul significato di questa parola, che può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto. I cristiani adottarono la parola “avvento” per esprimere la loro relazione con Gesù Cristo: Gesù è il Re, entrato in questa povera “provincia” denominata terra per rendere visita a tutti; alla festa del suo avvento fa partecipare quanti credono in Lui, quanti credono nella sua presenza nell’assemblea liturgica. Con la parola adventus si intendeva sostanzialmente dire: Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici modi.

Il significato dell’espressione “avvento” comprende quindi anche quello di visitatio, che vuol dire semplicemente e propriamente “visita”; in questo caso si tratta di una visita di Dio: Egli entra nella mia vita e vuole rivolgersi a me. Tutti facciamo esperienza, nell’esistenza quotidiana, di avere poco tempo per il Signore e poco tempo pure per noi. Si finisce per essere assorbiti dal “fare”. Non è forse vero che spesso è proprio l’attività a possederci, la società con i suoi molteplici interessi a monopolizzare la nostra attenzione? Non è forse vero che si dedica molto tempo al divertimento e a svaghi di vario genere? A volte le cose ci “travolgono”. L’Avvento, questo tempo liturgico forte che stiamo iniziando, ci invita a sostare in silenzio per capire una presenza. E’ un invito a comprendere che i singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni dell’attenzione che ha per ognuno di noi. Quanto spesso Dio ci fa percepire qualcosa del suo amore! Tenere, per così dire, un “diario interiore” di questo amore sarebbe un compito bello e salutare per la nostra vita! L’Avvento ci invita e ci stimola a contemplare il Signore presente. La certezza della sua presenza non dovrebbe aiutarci a vedere il mondo con occhi diversi? Non dovrebbe aiutarci a considerare tutta la nostra esistenza come “visita”, come un modo in cui Egli può venire a noi e diventarci vicino, in ogni situazione?

Altro elemento fondamentale dell’Avvento è l’attesa, attesa che è nello stesso tempo speranza. L’Avvento ci spinge a capire il senso del tempo e della storia come “kairós”, come occasione favorevole per la nostra salvezza. Gesù ha illustrato questa realtà misteriosa in molte parabole: nel racconto dei servi invitati ad attendere il ritorno del padrone; nella parabola delle vergini che aspettano lo sposo; o in quelle della semina e della mietitura. L’uomo, nella sua vita, è in costante attesa: quando è bambino vuole crescere, da adulto tende alla realizzazione e al successo, avanzando nell’età, aspira al meritato riposo. Ma arriva il tempo in cui egli scopre di aver sperato troppo poco se, al di là della professione o della posizione sociale, non gli rimane nient’altro da sperare. La speranza segna il cammino dell’umanità, ma per i cristiani essa è animata da una certezza: il Signore è presente nello scorrere della nostra vita, ci accompagna e un giorno asciugherà anche le nostre lacrime. Un giorno, non lontano, tutto troverà il suo compimento nel Regno di Dio, Regno di giustizia e di pace.

Ma ci sono modi molto diversi di attendere. Se il tempo non è riempito da un presente dotato di senso, l’attesa rischia di diventare insopportabile; se si aspetta qualcosa, ma in questo momento non c’è nulla, se il presente cioè rimane vuoto, ogni attimo che passa appare esageratamente lungo, e l’attesa si trasforma in un peso troppo grave, perché il futuro rimane del tutto incerto. Quando invece il tempo è dotato di senso, e in ogni istante percepiamo qualcosa di specifico e di valido, allora la gioia dell’attesa rende il presente più prezioso. Cari fratelli e sorelle, viviamo intensamente il presente dove già ci raggiungono i doni del Signore, viviamolo proiettati verso il futuro, un futuro carico di speranza. L’Avvento cristiano diviene in questo modo occasione per ridestare in noi il senso vero dell’attesa, ritornando al cuore della nostra fede che è il mistero di Cristo, il Messia atteso per lunghi secoli e nato nella povertà di Betlemme. Venendo tra noi, ci ha recato e continua ad offrirci il dono del suo amore e della sua salvezza. Presente tra noi, ci parla in molteplici modi: nella Sacra Scrittura, nell’anno liturgico, nei santi, negli eventi della vita quotidiana, in tutta la creazione, che cambia aspetto a seconda che dietro di essa ci sia Lui o che sia offuscata dalla nebbia di un’incerta origine e di un incerto futuro. A nostra volta, noi possiamo rivolgergli la parola, presentargli le sofferenze che ci affliggono, l’impazienza, le domande che ci sgorgano dal cuore. Siamo certi che ci ascolta sempre! E se Gesù è presente, non esiste più alcun tempo privo di senso e vuoto. Se Lui è presente, possiamo continuare a sperare anche quando gli altri non possono più assicurarci alcun sostegno, anche quando il presente diventa faticoso.

Cari amici, l’Avvento è il tempo della presenza e dell’attesa dell’eterno. Proprio per questa ragione è, in modo particolare, il tempo della gioia, di una gioia interiorizzata, che nessuna sofferenza può cancellare. La gioia per il fatto che Dio si è fatto bambino. Questa gioia, invisibilmente presente in noi, ci incoraggia a camminare fiduciosi. Modello e sostegno di tale intimo gaudio è la Vergine Maria, per mezzo della quale ci è stato donato il Bambino Gesù. Ci ottenga Lei, fedele discepola del suo Figlio, la grazia di vivere questo tempo liturgico vigilanti e operosi nell’attesa. Amen!

Fonte: Radio Vaticana

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Intervista a Mirjana di Medjugorje

Posté par atempodiblog le 20 octobre 2009

Intervista a Mirjana di Medjugorje
25 giugno 2009 – Fonte: Radio Maria

Intervista a Mirjana di Medjugorje dans Medjugorje medjugorje

Intervistatore Daniele – Cari ascoltatori di Radio Maria, è qui con noi Mirjana in questo 28° anniversario delle apparizioni. Oggi è il 25 giugno del 2009. grazie Mirjana, di essere qui con noi!
Mirjana Dragicevich Soldo
– Grazie a voi, che siete con noi!

Daniele – Senti, innanzitutto 28 anni sono lunghissimi, eppure la Madonna appare tutti i giorni. Qual è il messaggio centrale di Medjugorje? Possiamo ancora una volta ricordarlo?
Mirjana – Mah, io dico prima di tutto che non sono lunghissimi, perché sono passati veramente molto veloci. Anche adesso, dopo 28 anni, quando mi trovo a parlare coi pellegrini e chiedo che alzino la mano tutti coloro che qui per la prima volta, l’80% delle mani sono in alto. Allora vuol dire che la Madonna chiama sempre nuovi apostoli. Per me il messaggio principale è quello dell’amore, che è quello che oggi manca al mondo. L’amore! L’amore è Gesù! L’amore è la pace! È questo che manca al mondo! Per questo penso che è il messaggio principale della Madonna.

Daniele - Come vivere questi messaggi, anche non venendo a Medjugorje?
Mirjana – Viverli col cuore! Io dico sempre, quando la Madonna dà un messaggio, prendi il Rosario. Prega, e leggi quel messaggio piano piano e vedi che cosa Dio dice a te, proprio a te, con questo messaggio! E pensi cosa dice al tuo cuore. Per esempio, quando la Madonna ha dato quel messaggio del 2 maggio, e Lei era molto triste. E io dopo, quando ho parlato con i pellegrini, molti mi hanno chiesto: « Quand’è che il mondo cambierà e capirà? ». Ma pochi hanno detto: « Che cosa devo fare io? Quando riuscirò a cambiare? ». È quello che mi ha fatto male! Noi dobbiamo cominciare da noi stessi e non dare sempre la colpa agli altri. Cominciamo a cambiare dentro noi stessi, e così saremo capaci di cambiare gli altri.

Daniele – Questo è un anno particolare. Il Santo Padre qualche giorno fa ha indetto l’anno sacerdotale. Cosa ha detto la Madonna dei sacerdoti?
Mirjana
Si, ho sentito anch’io che il Santo Padre ha indetto l’anno sacerdotale. La Madonna, tramite me, parla sempre dell’importanza del sacerdozio, e dice sempre che i sacerdoti non hanno bisogno del vostro giudizio, ma hanno bisogno del vostro amore e delle vostre preghiere. Perché solo Dio può giudicare! Dio giudicherà loro su come hanno vissuto il loro sacerdozio, ma giudicherà anche noi: com’era il nostro comportamento nei riguardi dei sacerdoti. Anche durante l’apparizione, ogni 2 del mese, quando Lei ci dà la benedizione, la Madonna ci dice sempre: « Io vi do la mia benedizione materna. Ma la più importante benedizione che potete ricevere è quella che vi dà il sacerdote, perché tramite loro è mio Figlio che vi benedice! ».
Lei ci dice anche: « Non dimenticate di pregare per i vostri pastori! Loro hanno le meni benedette dal mio Figlio ». Lei ricorda sempre l’importanza del sacerdozio! E io dico ai pellegrini, quando parlo con loro: « Quando tornate alle vostre parrocchie, fate vedere che siete stati alla scuola della Madonna! Fate vedere quale deve essere il nostro comportamento col sacerdote! Se il tuo parroco non fa come tu pensi che dovrebbe fare, non portare in giro i tuoi giudizi! Tu non puoi fare quello che può fare solo Dio! Prega per lui! Fa digiuno per lui! Quello è il modo per aiutarlo!
In questo mondo c’è troppo giudizio, e poco amore, come dicevo a proposito del messaggio principale. È necessario l’amore! ».

DanieleA proposito del Santo Padre Benedetto XVI, abbiamo avuto anche Giovanni Paolo II che ci ha accompagnato per 27 lunghissimi anni. Ha accompagnato tutti noi e la nostra famiglia spirituale. Magari qualcuno dice: « Si, sono cristiano, ma la Chiesa… i sacerdoti… il Papa… li lascio un po’ a parte. Da Medjugorie ci viene questa fedeltà alla Chiesa?
MirjanaMa certo! Io dico sempre che uno che dice di non volere la messa o il Papa, eccetera, sono dei non credenti. Uno che crede in Dio, uno che mette Dio al primo posto nella sua vita, non può vivere senza la Santa Messa! Non è possibile! Per questo, anche quando la Madonna mi dà il compito di pregare per i non credenti, il le ho chiesto: « Chi sono i non credenti? ». E Lei ha detto: « Quelli che non sentono la Chiesa come la loro casa e Dio come loro Padre ». Allora, senza Chiesa non è possibile essere credente!

DanieleBellissimo! Grazie. Ma vorrei chiederti qual è la gioia che hai nel cuore? Perché oggi è il 25 giugno 2009… Gli anni sono tanti. Vorrei ricordare che nei primi tempi sei stata un po’ smarrita per questo grande compito che vi è stato dato. Dopo 28 anni, come ti sembra la Madonna? Pensi sia contenta di questa risposta mondiale, o che ci sia ancora tanto da fare?
Mirjana
Mah, c’è ancora tanto da fare, perché la Madonna è una mamma, e una mamma che vuol tanto bene a tutti i suoi figli. Allora, fino a quando ci sarà un solo non credente, non può essere contenta! Come una mamma su questa terra, se ha 5 figli e uno solo non cammina sulla strada giusta, il suo cuore ne soffre, così anche la Madonna. Lei vuole offrire tutti i suoi figli – ma tutti! – come un bellissimo bouquet di fiori, a suo Figlio! E non sarà contenta finché non saremo tutti in quel bouquet.

DanieleQual è allora l’invito che fai agli ascoltatori di Radio Maria? Tu sai che ci sono anche tanti malati, tanti che hanno molte difficoltà ad accettare le difficoltà della vita. Però, ecco, Radio Maria si sta muovendo anche in questo senso, perché arrivi il messaggio di Medjugorje nei loro cuori…
MirjanaIo dico che voglio bene a tutti e che prego sempre per tutti. Tutti quelli che si sentono soli e abbandonati, perché possano sentire che non sono soli, che non sono abbandonati, ma che sono scelti. Perché ogni uomo ha la sua croce. Se non ce l’hai oggi, la avrai sicuramente domani. La croce è il simbolo della nostra fede. Senza la croce è molto difficile trovare il paradiso, anzi, impossibile. Per questo non dobbiamo aspettarci il Paradiso sulla terra. Dobbiamo viverlo con Dio. Perché oggi ci sei, domani, chi di noi può dire con sicurezza che domani sarà vivo? Dobbiamo essere pronti all’incontro con Dio.

DanieleVolevo chiederti infine, nel mondo in questo momento in molte parti manca la pace. Non voglio toccare i paesi nei quali c’è la bomba atomica: la Corea del Nord, l’Iran, eccetera, o la stessa Israele, Terra di Gesù. C’è sempre guerra nel mondo. A Medjugorje la Madonna si presenta come Regina della Pace. Allora, il messaggio centrale per arrivare alla pace, per consigliare a tutto il mondo – e possiamo dire che qui a Medjugorje ci sono pellegrini di tutto il mondo in cerca di pace –. Il primo passo, allora, è la pace con se stessi nell’incontro con Dio per poi portarla in tutto il mondo?
MirjanaLei ha detto molto bene: la prima pace è quella con se stessi. Trovare la pace dentro di sé, e dopo la pace tra uomo e Dio. Solo così saremo capaci di dare la pace a tutti. Ma questo non è possibile senza la preghiera, senza la Santa Messa, senza una pulizia interiore. Per questo dico sempre ai pellegrini – non è obbligatoria – come sorella, vi dico, confessatevi! Perché solo un cuore pulito può ricevere le grazie e portarle agli altri. Allora, pace interiore, per poter portare la pace agli altri-

DanieleVorremmo tanto che in questi momenti in cui ci rivolgiamo ai nostri ascoltatori che già conoscono Medjugorje… Grazie quindi anche al nostro infaticabile direttore, padre Livio… Ma vorremmo che anche i nuovi che ci ascoltano venissero presi da questo grandissimo messaggio. Come fare a portare questa novità con freschezza, come fate voi?
MirjanaMah, io dico che tutti quelli che arrivano a Medjugorje, sono chiamati. Perché la Madonna ha detto nel suo messaggio del 2 gennaio: « Cari figli, io vi ho invitato. Aprite il vostro cuore. Lasciatemi entrare affinché io possa fare di voi miei apostoli ». Allora io dico che la gente non guarda a come predicate o parlate, ma a come vivete. Io dico ai pellegrini: « Quando tornate alle vostre case, non dovete essere noiosi e parlare, parlare su Medjugorje. Vivi Medjugorje! Fa in modo che gli altri vedano in te Medjugorje, e che ti chiedano: « Come mai ora sei così? ». Ma non possiamo parlare senza aver prima pregato. Perché senza preghiera le nostre parole sono vuote, e facciamo il contrario. Quando noi preghiamo, tramite noi Gesù parla. Allora voi avete una grande responsabilità. Anche voi che lavorate per Radio Maria. Voi che siete stati a Medjugorje, quando testimoniate nelle vostre case e nei vostri stati, voi avete una responsabilità, se avete capito bene, e se lo fate bene. Perché se io e lei – Daniele – ci troviamo domani davanti a Dio, lei non può dire, non sapevo! Perché sai tutto, come anch’io so. Per questo anche la vostra responsabilità non è più piccola.

Daniele – Non posso non chiederti un brevissimo accenno sui segreti, solo un accenno. Di solito si parla di qualcosa che può angustiare o mettere paura. Invece tu sei sempre serena, Mirjana. Sei sempre stata una persona che ha portato tanta pace. Puoi dirci qualcosa sui segreti?
Mirjana – Mah, io ho pensato, parlando con voi, ho pensato che i miracoli accadono… Se uno viene da padre Livio, non chiede dei segreti… Io vedo che non è un tempo per miracoli… (Mirjana ride gioiosa). Infatti padre livio mi ha rivolto sempre tante domande sui segreti. Salutatelo tantissimo! Io posso dire solo sui segreti che non dovete avere paura. Affidatevi a Dio! Affidatevi alla Madonna! Perché se Dio e la Madonna sono con noi, che cosa può succederci di brutto? Niente! La Madonna dice che la paura ce l’hanno solo coloro che non hanno ancora conosciuto l’amore di Dio! Noi veggenti non abbiamo mai detto come sono i segreti. Solo quelli che vogliono spaventare, parlano così! Quello che conta è conoscere l’amore di Dio, che ci dimostra un così grande amore, mandandoci sua Madre per così tanti anni. Cosa pensi, che la manda per portarci male? Per questo, non credete a quelli che vi spaventano e che danno angoscia! Credete a quelli che vi danno pace!

DanieleL’ultima davvero. Com’è la Madonna in questi giorni? Si sta preparando oggi questo grande anniversario… Gli abiti, il viso, la bellezza…
Mirjana – Eh, avete chiesto a una veggente sbagliata, per questo. Io avrò l’apparizione il luglio… Io penso che la Madonna è gioiosa, ma dovete sapere che non è mai gioia fino in fondo, perché – come ho detto prima – fino a quando c’è un solo non credente, lei non può gioire. Ma guardando tutti quei giovani che sono venuti anche da molto lontano a piedi, camminando giorno e notte, ecco, quelle sono cose che asciugano le lacrime che scendono sul suo viso.

Daniele – Un’ultima parola per i nostri ascoltatori. Quello che ti viene dal cuore.
Mirjana – Vi voglio salutare tutti da Medjugorje in questo bellissimo giorno pieno di sole, che Dio ci ha dato. Noi preghiamo per voi sempre. Noi preghiamo per gli ascoltatori di Radio Maria, per tutti i pellegrini, e chiedo con tutto il cuore che anche voi vi ricordiate di noi veggenti nelle vostre preghiere. Anche noi abbiamo bisogno delle vostre preghiere per poter fare tutto ciò che Dio vuole da noi, ma in modo giusto. E così, quando noi preghiamo per voi e voi per noi, stiamo sempre uniti nella preghiera, come vuole la nostra Madre.

Daniele – Grazie, grazie molte! E buon anniversario!
Mirjana – Grazie a voi tutti e a Radio Maria, che si dà da fare tanto. Pregherò Maria perché vi dia la forza di continuare!

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Intervista a Marija di Medjugorje

Posté par atempodiblog le 20 octobre 2009

Intervista a Marija di Medjugorje
25 giugno 2009 – Fonte: Radio Maria

Intervista a Marija di Medjugorje dans Medjugorje gospa

Intervistatore Daniele – In questo ventottesimo anniversario delle apparizioni questa nostra gioia la vogliamo trasmettere a tutti voi che ci state ascoltando. È un onore grande essere qui al servizio di Maria, per sentire nel nostro cuore quello che da tanti anni Lei vuole, con tanta delicatezza, trasmetterci, parlando del Signore Gesù perché Egli sia lo scopo della nostra vita.
Qui siamo in casa di Marija. Cedo subito la parola a lei. Le chiedo di parlarci di queste meravigliose giornate. Oggi è l’anniversario delle prime apparizioni a Medjugorje. Marija, a te la parola per i nostri ascoltatori, che tanto volentieri ti abbracciano.
Marija Pavlovich Lunetti
– Ecco, noi abbiamo finito il Rosario e continuiamo, perché adesso, dopo che abbiamo finito la trasmissione, lo ricominciamo in attesa dell’apparizione. Ecco, qui si prega e si sente lo spirito di preghiera come, penso, in nessuna parte del mondo. Proprio stamattina, ancor prima che suonassero le campane, io sentivo le voci delle persone che mi facevano giungere il susseguirsi delle Ave Maria del Rosario, mentre salivano o scendevano dalla collina della Croce. E le voci di queste preghiere mi hanno svegliato in questo anniversario. Le preghiere di tanti pellegrini, nonostante che il tempo sia incerto. Piove, ma ci sentiamo ancor più vicini, come una famiglia formata di tante persone che sono unite con noi. Anche con tante persone che sono fisicamente presenti.
Non lo so, noi abbiamo pensato di farvi conoscere un po’ questa nostra esperienza. Avvicinare anche tutti voi che sentite, con qualche domanda di questo rappresentante di Radio Maria. Non so cosa hai preparato. Cominciamo? Hai qualche domanda? (E si sente un po’ di ansia nella sua voce, pur tranquilla e gioiosa).

Daniele – La prima: per chi si avvicini in questo momento, accendendo la radio, e sente parlare di Medjugorje per la prima volta. Cosa sta accadendo da 28 anni a te e agli altri ragazzi?
Marija
Noi siamo un segno. Io credo che quando la Madonna ci ha preso eravamo piccoli. Adesso invece siamo grandi e siamo cresciuti con la Madonna. La prima volta, quando la Madonna è apparsa, era il 24 giugno 1981. Quando la Madonna è apparsa, Vizca, scappando, perché era impaurita, come tutti gli altri, scappando, ha perso le scarpe. Nonostante che eravamo stati battezzati e pregavamo tutti i giorni nelle nostre case, e, come ha detto un giorno la Madonna, qui la fede era ancora viva. Nonostante tutto questo nessuno di noi poteva immaginare che la Madonna poteva apparire a noi.
Così abbiamo cominciato questa avventura. Noi sapevamo che la Madonna era apparsa – mi pare 18 volte – a Lourdes e diverse volte a Fatima o in altri posti, giunti al sesto giorno abbiamo pensato che le apparizioni stavano per finire. Quando abbiamo visto che anche il settimo giorno la Madonna appariva, ci siamo detti, probabilmente sarà come a Lourdes… E così ogni volta abbiamo sentito come un dono ogni ogni volta che la Madonna appariva.
Invece la Madonna aveva un progetto che noi non conoscevamo. Abbiamo pensato a ciò che era accaduto nel giorno della morte del Suo Figlio, quando, nella sofferenza enorme, Gesù ha detto a San Giovanni: « Ecco la tua Madre ». Ecco, è un po’ quello che è successo a noi. E noi stiamo camminando con la Madonna. Abbiamo imparato e stiamo imparando e stiamo camminando su questo cammino, che Lei chiama « cammino della santità », « cammino di conversione », perché richiama tutti coloro che vengono qui a non ritornare indifferenti, perché, come noi veggenti ci siamo tuffati in questa grazia, penso che chiama ognuno di noi, quando ci dice « Cari figli ». Penso che la Madonna non si rivolga solo a me. Lo dice a ognuno. Perché la Madonna non ha detto:«Cara figlia Marija», ma ha detto a ognuno di noi: «Caro figlio. Cari figli…». E quando dice: « Grazie perché avete risposto alla mia chiamata, penso che questo ringraziamento sia per tutti coloro che hanno risposto. Questo ci serve a imparare a dire grazie a Dio, che è il nostro Creatore. Attraverso questo innamoramento per Maria, che abbiamo provato fin dalle prime apparizioni, abbiamo cominciato a seguirla e a vivere quello che Lei chiedeva a noi.
Ricordo che nei primi tempi abbiamo messo la Madonna quasi al primo posto, poi Lei, come una maestra, ha cominciato a correggerci, dicendo che lei non è importante, ma che Gesù deve essere al centro della nostra vita! E così abbiamo cominciato un cammino che dura ancora oggi e che durerà finché viviamo, perché il cammino della nostra vita è il cammino nella conversione, dove possiamo conoscere sempre di più Dio e la Madonna.

Daniele – Bene, grazie! Credo che tutti gli ascoltatori di Radio Maria e chiunque segua le apparizioni di Medjugorje, debba dire un grande grazie per questi 28 anni, a voi sei ragazzi, ora diventati adulti, e alle vostra famiglie che vi seguono in questa testimonianza quotidiana del messaggio di Medjugorje.
Marija
– Noi dobbiamo ringraziare Dio, perché noi tante volte abbiamo cercato di fare del nostro meglio, ma tante volte abbiamo posto anche qualche ostacolo. Io mi ricordo che nei primi giorni quando chiedevano: « Dove sono i veggenti? ». Spesso eravamo stanchi… Mi ricordo che una volta io mi ero rifugiata su un albero di ciliegio… e non ci riconoscevano. Quando hanno chiesto: « Dove sono le case dei veggenti? ». Io ero sull’albero e non avevo voglia di scendere perché mi sentivo stanca, e non ero abituata a quel modo di vivere. La nostra mamma diceva che la nostra casa non è più nostra, ma è diventata come la stazione dei treni. La gente arrivava, passava, prendeva, andava… non so. E tante volte raccoglieva tutto quello che c’era intorno alla casa, come reliquia.
Comunque in questi anni abbiamo imparato e abbiamo creduto a ciò che la Madonna stava facendo con noi. Abbiamo cominciato a vivere i suoi insegnamenti, anche se con le difficoltà di cui ho parlato nel raccontarvi di quando mi ero nascosta sull’albero di ciliege
e ho sentito chiedere: « Dove è la casa dei veggenti? », e io ho detto: Andate giù dritti, pensando che là c’erano le case di Jacov e di Ivan. Io infatti ero contenta di rimanere sull’albero. Qualche volta anche noi siamo contenti di rimanere nel nostro nido, che tante volte creiamo, ma la Madonna ci dice di allargare i nostri sguardi. Grazie al celo li abbiamo allargati, perché, anche con tanti pellegrini che sono arrivati (io ero come un riccio. Ero chiusa). Mi ricordo quanto mi costava testimoniare. Mi ricordo che primadi uscire sugli scalini della mia casa io dicevo: « Signore, usami come tuo strumento! Eccomi, sono qua, sono stanca morta ». Tante volte dormivamo poco. E allora dicevo: Signore fai a tal modo… io ho la gola secca ». Tante volte, digiunando, non avevo neanche la forza di parlare. Poi uscivo e vedevo che il Signore ci usava come un tubo, come uno strumento. E Lui annaffiava questi pellegrini che arrivavano assetati di Dio e della Madonna. Assetati della Parola di Dio.
La Madonna ha cominciato a seminare anche dove tante volte noi non volevamo farlo.

Daniele – Benedetto XVI domenica scorsa era da San Pio da Pietralcina, e ha detto ai giovani: «La Chiesa non vi abbandona, ma voi non abbandonate la Chiesa! ». Cosa chiede ai Giovani la Madonbnna, a Medjugorje?
E ancora: venerdì scorso, 19 giugno, il Santo Padre ha indetto l’anno sacerdotale. Cosa dice la Madonna ai sacerdoti?
Marija
. La Madonna, in realtà, dà un invito, un messaggio, per tutti gli uomini di buona volontà. Lei, anche attraverso Mirjana, ha cominciato un movimento che dice di pregare per tutti quelli che non hanno conosciuto l’amore di Dio, anche per i lontani, i pagani.
Ma io al momento in cui la Madonna ci ha detto che « I sacerdoti sono i miei figli prediletti ». O a quando dice ai giovani di essere « gioiosi testimoni del Vangelo ». Di testimoniarlo – come ha fatto Francesco – anche dai tetti delle case.
Ricordo che ero una ragazzina quando la Madonna ci ha preso, ma mai abbiamo avuto una esperienza di discoteca o di altri luoghi in cui i giovani vengono attirati. Ma posso dire che mi sono divertita più di loro. Perché, andando tante volte sul Crizevac o sulla collina delle apparizioni, durante la stagione fredda o quella calda, tante volte quando era il compleanno della Madonna abbiamo portato anche la torta nei 45 minuti di cammino per arrivare sul Crizevac. E cantavamo « Tanti auguri…! ». Poi la torta l’abbiamo mangiata noi… Ma, per dire, era una sfida anche portare intera fin lassù la torta. E poi, da giovani, quando si ama, si hanno mille idee. E di giovani innamorati di Dio e della Madonna io ne vedo ogni giorno. In questi giorni ho incontrato un giovane sacerdote, consacrato tre anni fa, che era venuto come studente qui a Medjugorje, e adesso è viceparroco. Ecco, questo giovane prete era venuto a Medjugorje per ringraziare per la sua vocazione.
È bello vedere anche tanti ragazzi che arrivano qua e dicono: « Noi stiamo pregando. Ci siamo un tempo per pregare e cercare il discernimento, perché il Signore ci illumini e ci aiuti.
Vediamo che le mamme moderne non vogliono avere tanti bambini. Padre Jozo le invitava ad avere coraggio e di avere altri figli per donarne uno al Signore. Anche la Madonna ci sfida e ci invita a pregare e operare perché ci siano nuove vocazioni. Penso che questa sia una cosa bellissima.

Daniele – Marija, tu vivi in Italia, e come noi italiani hai sofferto qualche mese fa per una vicenda gravissima, che ci ha fatto soffrire: la vicenda di Eluana Englaro. Non pensi che l’uomo stia ribaltando quella che è la legge di Dio e non si renda conto che così facendo si autodistrugge? Ecco, da italiana, come hai vissuto questo momento?…
Marija
– Mah, io penso che non c’è da discutere: noi siamo creature di Dio! Io vedo che qui arrivano persone molto povere, tanto che vorrei invitarle ad andare nel mio armadio a prendersi dei vestiti, ma arrivano anche le persone ricche, che hanno di tutto , ma sono scontente. Per quello che è successo in Italia, ecco, io credo che la coscienza di un cristiano era subito per la vita. Noi dobbiamo protegger5e la vita dal concepimento fino alla morte naturale. Questo lo dico anche in base alla mia esperienza con la Madonna. Lei ha detto che le persone anziane – quelle che non producono più (come dicevano i pellegrini che venivano dal Belgio) – dicevano che socialmente non sono più utili. A quel punto sono solo un peso per la società. E allora, li ammazziamo?
Si fa come quando Giuda ha venduto Gesù. Ecco, questo mondo che dice di essere intelligente e moderno, in cui la medicina è arrivata a far si che la vita si sia allungata, e stiamo cercando a tutti i costi di sembrare più giovani con le operazioni per togliere le rughe, eccetera. Invece la Madonna ci ha detto che queste persone anziane che abbiamo nelle nostre case: le mamme, le nonne, eccetera, sono pilastri per le nostre famiglie. Perché una persona che prega – io ricordo la mia mamma quando era ormai allettata – tante volte quando parlavo con lei, le chiedevo: « Mamma, come stai? ». E lei mi diceva: « Sto pregando. Adesso non posso più fare niente… ». Noi facevano qualche battuta, e lei diceva: « Io ho lavorato tanto… ». Dalla mattina alla sera. Immaginate, con sei figli, la casa e i lavori nei campi e in montagna per fare la legna. Una volta ha detto: « Pensate a tutte le volte che con tutta la legna che ho portato dalla montagna potrei coprire tutta Medjugorje ». E lei era contenta di quello che ha fatto, ma ha capito che ora il suo compito era quello di pregare. Non poteva più inginocchiarsi, ma ascoltava la messa per radio. Voleva inginocchiarsi all’elevazione, ma poi non riusciva a rialzarsi. E allora le dicevo che nelle sue condizioni poteva anche rimanere in piedi.
Poi a un certo momento, quando era allettata, ha detto: « Accetto. Prego. Il mio « lavoro » più grande è la preghiera ».
Ecco, questo combattimento della vita di Eluana, che volevano ammazzarla, che non volevano più darle da bere e da mangiare, per me era una cosa terribile, che non condivido in nessun modo.

Daniele – Marija, Medjugorje è un centro mariano a prima vista, ma in realtà debbo dirti che in tanti anni che vengo qui io mi sono innamorato dell’Eucaristia. Queste splendide adorazioni eucaristiche che si fanno. Paolo VI diceva che non possiamo dirci cristiani se non ci diciamo mariani, in realtà qui a Medjugorje il centro è un centro eucaristico. La Madonna non fa che portare assolutissimamente a Gesù…
Marija
– Nei primi tempi, quando eravamo ai piedi della montagna la Madonna appariva sulla montagna. Il primo giorno ci ha chiamato con la mano. Lei aveva Gesù Bambinoo in braccio. Con la mano ci faceva cenno di avvicinarci, ma noi avevamo paura. Il giorno dopo abbiamo preso coraggio e siamo andati. Abbiamo cominciato a pregare con la Madonna. Qui c’era ancora il comunismo. Era proibito pregare all’aperto. Sono arrivati dei poliziotti speciali. Il telegiornale più seguito aveva detto: « Sei bambini dicono di vedere la Madonna. Là comincia la rivoluzione ». E da quel momento davvero è cominciata la rivoluzione, ma non quella che pensavano loro. Loro pensavano che noi andiamo a fare una rivoluzione cercando di abbattere il comunismo. Ma in quel momento, con la Madonna è cominciata la « rivoluzione dell’amore ». Rivoluzione che ha cominciato a toccare, non soltanto me, ma tutte le persone di buona volontà che hanno accettato la Madonna come Madre e come Regina. Da quel momento, dopo la proibizione delle autorità, siamo andati in chiesa.
I militari che sono venuti sulla collina volevano soffocare la sommossa, visto che non facevamo nulla di male, ci portavano da mangiare. Voi ci hanno detto che non potevamo più andare sulla collina. Allora abbiamo chiesto alla Madonna: « Cosa possiamo fare? ». La Madonna ci ha risposto: « Andate nella chiesa, e sarete protetti ». Padre Joso (il parroco), all’inizio era scettico, finché non ci ha conosciuto. Lui ha parlato con tutti noi e con altri frati, che sono venuti come medici. Adesso noi li chiamiamo detective. Queste persone hanno cominciato a farci molte domande e hanno visto che siamo normali.
La Madonna nel frattempo ci ha detto di andare nella Chiesa e noi ci siamo chiesti: « Chissà se Padre Jozo sarà pronto ad accoglierci? »
Noi dobbiamo dire che è la Madonna che ci manda. Siamo andati là. Lui era confuso. E diceva: « Gesù, cosa posso fare? Sulla collina ce una grande quantità di gente che prega giorno e nette in mezzo ai rovi. Io sono qua davanti a te, e non c’è nessuno! ». Ma la Madonna, dopo i cespugli ci ha portati davanti a lui, e abbiamo fatto un bellissimo cammino verso la chiesa. La Madonna stessa ha detto: « Io non sono importante. Gesù deve essere il centro della vostra vita! ». E pian piano abbiamo imparato a mettere Dio al posto del nostro io. Penso che questa sia la scuola più bella che la Madonna ci ha dato.

Daniele – Oggi è il 25 giugno, giorno dell’anniversario, fra un po’ tu avrai l’apparizione. Vorremmo chiederti di portare tutti i nostri ascoltatori nel tuo cuore con le nostre intenzioni. Ma c’è la curiosità umana di sapere com’è in questi giorni la Madonna. Non solo i suoi vestiti, ma anche il suo viso. Questa Signora che scende dal cielo con, a cui Cristo ci ha affidato ai piedi della croce. Perciò noi dobbiamo tendere a lei per la sua bellezza interiore e per la capacità che ha di trasformare la nostra vita. Parlaci un po’ di lei, com’è fisicamente.
Marija – Una volta abbiamo chiesto alla Madonna, perché tu sei così bella? ». La sua bellezza è infatti indescrivibile. La Madonna ha risposto: « Io sono bella perché amo ».
Penso che con questa risposta la Madonna ha mostrato tutto il suo amore. Perché davvero Lei è qui come umile serva, nonostante che quando appare io mi raddrizzo, perché ha un atteggiamento da regina. Ma nello stesso momento ha una umiltà che ci fa rimanere senza parole. Quando ci chiediamo: « Cosa ha da dire la Madonna per così tanto tempo? », noi vediamo che la cosa più bella, più profonda è questo dono che non è solo per noi veggenti, ma per l’umanità. Ecco, il regalo più grande è questa sua presenza, i suoi messaggi e la sua guida. Lei ci guida in modo speciale a Gesù. Ci porta a innamorarci di Gesù.
Come conclusione voglio assicurarvi che questa sera al momento dell’apparizione, alle 18.40, io vi raccomanderò a lei e pregheremo per voi.

Ecco il messaggio della Madonna a Marija:

MESSAGGIO DEL 25 GIUGNO 2009

« Cari figli, gioite con me, convertitevi nella gioia e ringraziate Dio per il dono della mia presenza in mezzo a voi. Pregate che nei vostri cuori Dio sia al centro della vostra vita e testimoniate con la vostra vita, figlioli, affinché ogni creatura possa sentire l’amore di Dio. Siate le mie mani tese per ogni creatura, affinché ognuna si avvicini al Dio dell’amore. Io vi benedico con la materna benedizione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata ».

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I coniugi Beltrame Quattrocchi

Posté par atempodiblog le 19 octobre 2009

I coniugi Beltrame Quattrocchi dans Fede, morale e teologia coniugi

“Vita serena, intellettuale, interessante, intima e riposante. Mai fatua, mai triste e pessimista. Vita vissuta nel senso pieno della parola. Non sorvolata, ma animata dalla gioia della conquista che portava con sé ogni minuto – con la gioia di stare insieme, sempre nuova.”Così Maria Corsini ricorda, nei giorni della sua vedovanza, l’atmosfera che si respirava nella sua casa quando accanto a lei viveva il marito, Luigi Beltrame Quattrocchi.

I due si erano conosciuti a Roma. Lui, nato a Catania il 12 gennaio 1880, era stato preso in affido dalla famiglia di uno zio che non poteva avere figli. Dopo essersi laureato in giurisprudenza, nella capitale aveva vinto un concorso come avvocato erariale, diventando un alto funzionario del Ministero delle Finanze.
Lei, colta, sensibile, raffinata, a vent’anni si era già distinta per la pubblicazione di un saggio d’arte. I due giovani scoprono di avere numerosi interessi comuni, ma soprattutto si sentono legati dalla fede. Si fidanzano e, per coltivare l’intima unità di spirito che già li lega, arrivano a scriversi una lettera al giorno. Si sposano il 25 novembre 1905 nella basilica di Santa Maria Maggiore.

Nel giro di pochi anni nascono i loro primi tre figli: Filippo, Stefania e Cesare. La loro casa è lieta e rumorosa. Luigi lavora, Maria si dedica alla pubblicazione di saggi e articoli sull’educazione e sulla spiritualità. Sono attivi in numerose associazioni: animano i gruppi del Movimento di Rinascita Cristiana e del Movimento “Per un mondo migliore” di P. Lombardi, sono barellieri sui treni dell’Unitalsi diretti a Lourdes, entrano nell’Agesci con i loro due figli maschi. Maria, inoltre, è infermiera volontaria della Croce Rossa e organizza i primi corsi per fidanzati nelle parrocchie romane, una vera novità per il tempo. Inoltre, è tra i fondatori dell’Università Cattolica accanto a Padre Gemelli.

Quando, nel 1913, Maria scopre di essere nuovamente incinta, i due coniugi Quattrocchi devono affrontare la prova più dura. La donna è affetta da una patologia che, all’epoca, le concedeva soltanto il 5% di possibilità di sopravvivenza. Due noti ginecologi le consigliano di abortire, per salvare la propria vita. Ma i genitori rifiutano, nonostante Luigi possa ritrovarsi padre vedovo di tre bambini tra i 5 e gli 8 anni. Le loro preghiere vengono accolte: il lunedì santo del 1914 nasce, senza complicazioni, Enrichetta.
Luigi e Maria sono straordinari educatori alla fede per i figli: frequentano insieme la Messa quotidiana e ogni giorno pregano davanti all’altare del Sacro Cuore di Gesù che hanno ricavato in sala. Il loro esempio è tale che tutti e quattro i figli sceglieranno la consacrazione religiosa: Filippo come sacerdote della diocesi di Roma, Cesare come trappista, Stefania entra in una clausura benedettina, mentre Enrichetta sarà consacrata secolare.

Luigi muore il 5 novembre 1951, seguito quattordici anni dopo da Maria, che si spegne il 26 agosto 1965. I due coniugi sono stati i primi a salire gli altari in virtù del modo in cui seppero vivere il loro matrimonio. Giovanni Paolo II li ha beatificati il 21 ottobre 2001, nel ventesimo anniversario della Familiaris Consortio.

Fonte: Radio Maria

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Anna De Guignè

Posté par atempodiblog le 10 octobre 2009

 Anna De Guignè dans Fede, morale e teologia nannetta

Anna, da tutti chiamata Nannetta, non sembrava proprio destinata alla santità. Era nata il 25 aprile 1911 ad Annecy, in Francia, nel castello di La Cour. Fin da piccolissima, mostrò i segni di un carattere forte, vivace e intelligente, ma, al tempo stesso, terribilmente geloso e capriccioso.

Nel 1915 la guerra mondiale chiamò il conte Jacques, padre di Anna, al fronte. Egli rimase ferito tre volte e, infine, venne ucciso. Fu l’evento che cambiò definitivamente la vita della figlia, che gli era molto legata.
Da quando la sua ragione di bambina si era aperta a comprendere, Nannetta capì che Gesù è il più grande Amico e che per la sua infinità bontà Egli può tutto. Perciò la bimba, a soli 4 anni, decise di compiere tanti piccoli sacrifici per amore di Gesù. Chiedeva alla mamma che cosa doveva e poteva fare e poi seguiva le sue istruzioni, contenta di aver fatto qualcosa per ricambiare l’amore di Gesù. Nel mese di ottobre decise di offrire alla Madonna “tante rose senza spine”, metafora dei suoi piccoli sacrifici, a volte impegnativi.

All’età di sei anni la piccola Anna ricevette per la prima volta la Comunione. Aveva ricevuto una dispensa speciale da un superiore gesuita che, interrogandola, l’aveva trovata pronta per il grande passo. Su un suo quadernetto, dove già da qualche anno annotava ciò che aveva capito delle omelie, scrisse: “Mio Gesù, io ti amo e per piacerti, faccio il proposito di obbedirti sempre”.

Gli amici, la maestra del catechismo, le persone adulte che la conoscevano, tutti rimanevano stupiti dalla purezza che la bambina irradiava. La piccola, da parte sua, non sopportava di sentire che qualcuno aveva offeso Dio con qualche peccato e diceva: “Dobbiamo amare noi, molto di più il Signore Gesù, per quelli che non lo amano”. Però non giudicava nessuno e chiedeva perdono a Dio per chi si rendeva responsabile di qualche sbaglio.

Crescendo, Anna volle ricevere l’Eucarestia ogni giorno e chiedeva spesso la Confessione. La catechista affermò: “Era giunta a dimenticare se stessa, come se ella non esistesse più”. Oltre alla preghiera e ai sacrifici, Nannetta incominciò a fare tutto ciò che era nelle sue capacità di bambina per offrire aiuto ai bisognosi, fosse una sorellina o un povero della città.

Il 19 dicembre 1921 Anna cominciò ad avvertire dolori lancinanti alla testa e alla schiena. Un’encefalite l’aveva colpita gravemente, anche se la bambina faceva di tutto per non lamentarsi dei suoi dolori. La mamma, per rasserenarla, le disse: “Stai consolando Gesù e convertendo i peccatori”. Allora lei rispose: “Ebbene, se è così, voglio soffrire ancora”. Il 28 dicembre si confessò e si comunicò con gran fervore e due giorni dopo ricevette l’Unzione degli infermi. Poi chiese alla mamma se poteva seguire l’Angelo custode che le era apparso. Morì subito dopo. Il 3 marzo 1990, Papa Giovanni Paolo II l’ha dichiarata “venerabile”.

Fonte: Radio Maria

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