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Partecipi dell’ansia di salvezza di Gesù

Posté par atempodiblog le 17 janvier 2011

Partecipi dell’ansia di salvezza di Gesù: così il Papa inviando in missione 200 famiglie del Cammino Neocatecumenale
Fonte: Radio Vaticana

Partecipi dell'ansia di salvezza di Gesù dans Articoli di Giornali e News santopadreefranciscokik

“La Chiesa ha riconosciuto nel Cammino Neocatecumenale un particolare dono suscitato dallo Spirito Santo: come tale, esso tende ad inserirsi nella grande armonia del corpo ecclesiale”. Così Benedetto XVI che stamani ha ricevuto in udienza in aula Paolo VI, in Vaticano, circa 7mila membri del Cammino Neocatecumenale. Nel corso dell’incontro il Papa ha inviato 230 nuove famiglie in missione in 46 Paesi del mondo e 13 nuove “missiones ad gentes” che, composte da un presbitero e 3-4 famiglie, portano il Vangelo nelle zone più scristianizzate. Erano presenti all’udienza gli iniziatori del Cammino, Kiko Arguello e Carmen Hernandez insieme a padre Mario Pezzi e alle equipes itineranti responsabili dell’itinerario in più di 120 Nazioni.

santopadreeneocatecumen dans Articoli di Giornali e News

“Da oltre 40 anni il Cammino Neocatecumenale contribuisce a ravvivare e consolidare nelle diocesi e nelle parrocchie l’Iniziazione cristiana, favorendo una graduale e radicale riscoperta delle ricchezze del Battesimo, aiutando ad assaporare la vita divina, la vita celeste che il Signore ha inaugurato con la sua incarnazione, venendo in mezzo a noi”. Sono le parole con cui Benedetto XVI ha accolto i membri del Cammino Neocatecumenale ricevuti in udienza.
Il Papa ricorda il processo di redazione dello Statuto del Cammino che “dopo un congruo periodo di validità ‘ad experimentum’, ha avuto la sua approvazione definitiva nel giugno 2008” e “un altro passo significativo” che si è compiuto in questi giorni e cioè l’approvazione ad opera dei competenti Dicasteri della Santa Sede del “Direttorio catechetico del Cammino Neocatecumenale”:
“Con questi sigilli ecclesiali, il Signore conferma oggi e vi affida nuovamente questo strumento prezioso che è il Cammino, in modo che possiate, in filiale obbedienza alla Santa Sede e ai Pastori della Chiesa, contribuire, con nuovo slancio e ardore, alla riscoperta radicale e gioiosa del dono del Battesimo ed offrire il vostro originale contributo alla causa della nuova evangelizzazione. La Chiesa ha riconosciuto nel Cammino Neocatecumenale un particolare dono suscitato dallo Spirito Santo: come tale, esso tende naturalmente ad inserirsi nella grande armonia del Corpo ecclesiale”.
Quindi l’esortazione di Benedetto XVI “a ricercare sempre una profonda comunione con i Pastori e con tutte le componenti delle Chiese particolari e dei contesti ecclesiali, assai diversi, nei quali siete chiamati ad operare”. Benedetto XVI ricorda, infatti, che la “comunione fraterna fra i discepoli di Gesù” è la “prima e più grande testimonianza al nome di Gesù Cristo”.
Benedetto XVI si dice poi lieto di inviare nuove famiglie in missione. Nel corso dell’udienza, infatti, il Papa ha benedetto alcuni Crocefissi e li ha consegnati a 12 presbiteri e a 5 delle 230 nuove famiglie che partono per annunciare il Vangelo in 46 Paesi del mondo e che si aggiungono alle oltre 600 già inviate negli anni passati. Benedetto XVI ha anche inviato 13 nuove “missiones ad gentes” in Germania, Austria, Macedonia, Francia, Ucraina, Svezia, Ungheria e Venezuela. Queste, che si sommano alle 30 già inviate precedentemente, saranno chiamate, ricorda lo stesso Pontefice, a “realizzare una nuova presenza ecclesiale in ambienti molto secolarizzati di vari Paesi, o in luoghi nei quali il messaggio di Cristo non è ancora giunto”. Ciascuno di questi gruppi è costituita da un presbitero, accompagnato da 3 o 4 famiglie che, su richiesta di un Vescovo, riceve un mandato per evangelizzare zone scristianizzate e fare presente una comunità cristiana. Ad imitazione del primissimo modello apostolico, queste “missiones ad gentes” si riuniscono nelle case in mezzo a non-battezzati. “Possiate sempre sentire accanto a voi la presenza viva del Signore Risorto e l’accompagnamento di tanti fratelli, così come la Preghiera del Papa”, dice loro Benedetto XVI.
Il Papa saluta anche i sacerdoti presenti provenienti dai seminari “Redemptoris Mater” d’Europa e gli oltre 2mila seminaristi. “Voi – afferma – siete un segno speciale e eloquente dei frutti di bene che possono nascere dalla riscoperta della grazia del proprio Battesimo”. Un saluto anche ai catechisti itineranti e a quelli delle Comunità Neocatecumenali di Roma e del Lazio e alle “communitates in missionem”. “Avete abbandonato, per così dire, sottolinea il Pontefice, le sicurezze delle vostre comunità di origine per andare in luoghi più lontani e scomodi, accettando di essere inviati per aiutare parrocchie in difficoltà e per ricercare la pecora perduta e riportarla all’ovile di Cristo”. Il Papa li esorta, anche “nelle sofferenze o aridità” che possono sperimentare, a sentirsi uniti “alla sofferenza di Cristo sulla Croce e al suo desiderio di raggiungere tanti fratelli lontani dalla fede e dalla verità per riportarli alla casa del Padre”.
Mettendo quindi in evidenza come la missione della Chiesa non possa essere considerata una realtà facoltativa o aggiuntiva della vita ecclesiale, il Pontefice ricorda che l’annuncio del Vangelo è un impegno di tutti i cristiani come conseguenza del Battesimo:
“Cari amici, sentiamoci partecipi dell’ansia di salvezza del Signore Gesù, della missione che Egli affida a tutta la Chiesa. La Beata Vergine Maria, che ha ispirato il vostro Cammino e che vi ha dato la famiglia di Nazareth come modello delle vostre comunità, vi conceda di vivere la vostra fede in umiltà, semplicità e lode, interceda per tutti voi e vi accompagni nella vostra missione”.

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La fede insegnata ai figli

Posté par atempodiblog le 28 novembre 2010

La fede insegnata ai figli
di Padre Livio Fanzaga - Edizioni Sugarco

La fede insegnata ai figli dans Libri lafedeinsegnataaifigli

I primi anni di vita sono decisivi per quanto riguarda gli orientamenti religiosi e morali. I bambini, anche prima di raggiungere l’età della ragione, sono aperti a Dio e ascoltano la sua voce, sono aperti alla trascendenza e disponibilità all’insegnamento religioso che trova un terreno fertile nella loro mente e nei loro cuori. Essi apprendono con facilità la verità della fede e imparano volentieri a pregare. Spesso sulle loro labbra affiora quella sapienza divina che è negata ai superbi, ma è rivelata ai piccoli. Dedicarsi con amore e perseveranza all’educazione alla fede dei propri figli significa generarli una seconda volta, facendo di essi delle « nuove creature ».

Radio Maria

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Gesù, vero sostegno nella malattia

Posté par atempodiblog le 24 novembre 2010

Gesù, vero sostegno nella malattia dans Santa Faustina Kowalska gesz

21.1.38. Gesù, sarebbe veramente tremendo soffrire se non ci fossi Tu, ma proprio Tu, o Gesù disteso in croce, mi dai forza e sei sempre accanto all’anima che soffre. Le creature abbandonano l’uomo che soffre, ma Tu, Signore, sei fedele…

Capita spesso durante la malattia come con Giobbe nell’Antico Testamento. Finché uno cammina e lavora, va tutto bene e liscio, ma se Dio manda una malattia, gli amici cominciano a diminuire. Però ci sono. S’interessano dei nostri patimenti e così via; ma se Iddio ci manda una lunga malattia, poco alla volta cominciano ad abbandonarci anche questi amici fedeli. Ci vengono a visitare più di rado e spesso le loro visite ci procurano sofferenza. Invece di confortarci, ci rinfacciano varie cose che ci fanno soffrire molto e così l’anima, come Giobbe, rimane sola, ma per fortuna non è sola, dato che c’è con lei Gesù Ostia. Dopo aver assaporato le predette sofferenze ed aver passato tutta la notte nell’amarezza, quando al mattino il cappellano mi portò la santa Comunione, dovetti frenarmi con la forza della volontà, per non gridare a piena voce: « Ti saluto, vero ed unico Amico! ». La santa Comunione mi dà la forza per affrontare la sofferenza e la lotta. Voglio dire ancora una cosa che ho sperimentato io stessa. Quando Dio non manda né la morte, né la salute e questo dura degli anni, le persone attorno vi si abituano e considerano il malato come se non fosse tale. Allora incomincia la catena di un silenzioso martirio. Dio solo sa quanti sacrifici Gli offre quell’anima.

Una sera che mi sentivo così male che non sapevo come raggiungere la cella, incontrai la suora Assistente che stava dicendo ad una delle suore direttrici di andare in portineria per una commissione. Appena mi vide disse alla stessa: «Sorella, non va più lei, andrà Suor Faustina, dato che piove forte». Risposi: «Va bene». Andai e sbrigai la commissione, ma Dio solo ne sa qualcosa. Questa è soltanto una di tante frasi analoghe. Qualche volta sembra proprio che una suora del secondo coro sia di sasso, ma anch’essa è una creatura umana, ha un cuore e dei sentimenti.

In casi del genere Dio stesso viene in aiuto, altrimenti l’anima non riuscirebbe a sopportare tali croci, di cui non ho scritto ancora nulla e non ho intenzione di scriverne adesso, ma ne scriverò quando avrò l’ispirazione…

Dal Diario di Suor Faustina Kowalska. Quaderno V.
Tratto da: Radio Maria

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Riflessione sul mese di novembre

Posté par atempodiblog le 4 novembre 2010

Riflessione sul mese di novembre dans Fede, morale e teologia radiomariacroazia

Nel primo giorno del mese di novembre la Chiesa celebra la solennità di Tutti i Santi e si ricorda di tutti i suoi defunti che hanno raggiunto la loro meta: sono arrivati “in cielo”.

L’atto di fede “Credo nella risurrezione dei morti” esprime la coscienza della comunione delle Chiese, quella della terra e quella glorificata in cielo. A loro si unisce la Chiesa sofferente delle anime salvate che sono nel purgatorio, e di loro ci ricordiamo proprio nel giorno dei defunti.
La Chiesa è conscia che i suoi membri non sono solo quelli che vivono sulla terra, ma anche i defunti che sono in paradiso e in purgatorio. Tutti formano una sola Chiesa. Sulla terra la Chiesa onora coloro che sono in cielo e prega per coloro che sono in purgatorio, e queste anime pregano per noi e ci aiutano con la loro intercessione.

Questa festa ci ricorda chiaramente che siamo tutti invitati alla santità e questo vuol dire che come cristiani dobbiamo realizzare l’Amore di Dio, tendendo alla perfezione.
Gesù ci invita, nel suo Discorso sulle Beatitudini, ad essere coraggiosi e capaci di soffrire, di sopportare le ingiustizie e l’odio delle persone, perché ci sono in noi le forze divine che vincono tutto e indirizzano i nostri passi verso la sicura glorificazione in cielo. Perciò, la festa di Tutti i Santi è la festa della nostra speranza.

Nel mese di novembre  termina l’anno liturgico con la solennità di Cristo Re. Questo giorno festivo ci esorta a pensare come tutta la storia del mondo e dell’umanità tende verso le mani di colui che davanti a Pilato ha detto  “Io sono Re” e di cui san Giovanni ha detto: “Ecco viene su una nube e ognuno lo vedrà”.

Lasciamo già da oggi qualche “traccia di bene” sul nostro cammino verso l’eternità!
Che Maria, modello di santità, sia la nostra guida in questo viaggio verso l’eterna patria!

di Padre Stjepan Fridl – Radio Marija Croatia

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Halloween, ecco la verità

Posté par atempodiblog le 25 octobre 2010

«Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele»
(Lettera agli Efesini 5,11)

Halloween, ecco la verità dans Halloween No-Halloween

HALLOWEEN, ECCO LA VERITA’
Mentre le celebrazioni religiose cristiane dei defunti e dei Santi hanno lo scopo di farci meditare sulla permanenza temporanea in questo mondo e di riavvicinarci alla comunione con i defunti con lo scopo di pregare per alleviare la loro permanenza e sofferenza nel Purgatorio e di venerare i Santi (per noi esempio di come deve essere vissuto il Vangelo), halloween, al contrario, è estranea a questo contesto di preghiera ed inserisce i partecipanti in una atmosfera pagana. Molti, prendono “dimestichezza” con l’horror e le streghe in modo da non più temere tali prodotti infernali.

Intanto… “ il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza(Osea 4,6)

Halloween, è la festa delle streghe, (così infatti è conosciuta oltreoceano) nonostante non lo i dica, è una ricorrenza esoterica (di fatto l’esoterismo è esercitare potere, in modo occulto, nei confronti di qualcuno…). Il mondo esoterico così lo definisce: è il giorno più magico dell’anno, è il capodanno di tutto il mondo esoterico; è la festa più importante dell’anno per i seguaci di satana”.

La Bibbia invece afferma: “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro”. (Isaia 5,20)

Genitori stiamo attenti a permettere che i nostri bambini si abituino o, ancor peggio, si educhino all’occulto.
Insegnanti informiamoci delle verità nascoste dietro alla macabra creatività, potremmo scandalizzare, a nostra e a loro insaputa, gli alunni che ci stanno davanti. Certe filastrocche
che i bambini devono imparare sono evocazioni dello spirito di morte.
Giovani e meno giovani siamo accorti a non avvinghiarci al mondo esoterico attraverso i rituali di massa che, nelle feste come quelle dedicate a halloween, ci vengono proposti.
Alcuni balli di gruppo sono rituali di iniziazione satanica.
Commercianti e venditori abbiamo il coraggio di dire no a promuovere articoli che, dietro l’apparenza della mascherata, diffondono e creano mentalità esoterica. Molti oggetti venduti tra i prodotti di consumo sono amuleti, o loro riproduzione, usati nelle pratiche di
stregoneria.
Cristiani non lasciamoci fuorviare da apparenti tradizioni e mode ma teniamo alta la
vittoria che ha sconfitto il mondo, la nostra fede (cf 1Giovanni 5,4).

Se pensiamo a case stregate, pipistrelli, gatti neri, spiriti, la luna piena, streghe, fantasmi… sono simboli usati nel mondo dell’occulto che hanno trovato posto naturale nella festa di Halloween, ma anche per il loro denominatore comune che è la paura che incutono. Ma
“Dio non ci ha dato uno spirito di paura, ma uno spirito di forza, di amore e disciplina”
(2a lettera di San Paolo a Timoteo 1,7)

Se sono un cristiano e se amo il Signore, non posso permettermi di partecipare ad una festa in cui il Signore Gesù non ha posto, anzi, che va contro la Sua volontà.

Tratto da: Radio Maria
Fonte: GENITORI CATTOLICI

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Guerra santa a Medjugorje

Posté par atempodiblog le 10 octobre 2010

L’apparizione che divide la Chiesa. Shönborn ci crede ma Roma è prudente. L’indagine di Ruini.
di Paolo Rodari - Il Foglio

Guerra santa a Medjugorje dans Cardinale Christoph Schönborn medjugore

L’ultima mossa del cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schonborn è del 23 settembre scorso. Incurante delle richieste di prudenza più volte espresse dalla curia romana, Schonborn ha aperto le porte della monumentale Stephansdom, la cattedrale di Santo Stefano, a due dei sei veggenti di Medjugorje: Marija Pavlovic e Ivan Dragicevic. Davanti a centinaia di fedeli, i due hanno parlato delle apparizioni, dei messaggi che la Madonna affida loro da quasi trent’anni. Poi, sull’altare antistante la tomba in marmo rosso dell’imperatore Federico III, ha preso posto lo stesso cardinale arcivescovo che si è rivolto ai due medjugorjani con queste parole: « Grazie di essere qui in mezzo a noi. Grazie per il servizio che avete reso in tutti questi anni ».
Da quasi tre decenni la battaglia su Medjugorje è aperta dentro la chiesa cattolica. Da una parte la curia romana che resiste scettica, a volte prevenuta, sempre e comunque prudente. Dall’altra diverse personalità ecclesiastiche e il popolo che in massa si riversa da ogni parte del mondo nel paesino dell’Erzegovina dove il 24 giugno del 1981 sei giovani dichiararono di aver avuto, sulla collina Crnica, nel luogo chiamato Podbrdo, un’apparizione. Videro una figura bianca con un bambino nelle braccia. « Abbiamo visto la Madonna », dissero. Per tanti anni le apparizioni furono quotidiane. Dal 1987 la Madonna appare ogni 25 del mese e soltanto a Marija. Gli altri hanno apparizioni più sporadiche.

Roma chiede silenzio, prudenza, passi brevi e molto ponderati. Mentre diversi sacerdoti e vescovi, tra questi Schönborn, agiscono più d’istinto. Sentono che a Medjugorje, come fu a Fatima e Lourdes, il soprannaturale parla e si manifesta. L’arcivescovo di Vienna sa bene quanto i suoi interventi pro Medjugorje infastidiscano Roma. Ma sembra non curarsene, spinto probabilmente anche dal richiamo dell’Erzegovina che un tempo fu terra dell’Impero: un richiamo importante per un nobiluomo di ascendenza asburgica. La devozione popolare è alimentata anche dal combattivo padre Livio Fanzaga di Radio Maria. Dalla comunità Nuovi Orizzonti di Chiara Amirante, E da tante parrocchie, molte italiane, che ai treni per Lourdes e ai voli per Fatima preferiscono i pullman per Medjugorje.
A Roma il partito degli anti visionari non è dell’ultima ora, Le resistenze interne è da tempo che giocano un ruolo imporrtante, Dice il decano dei vaticanisti Benny Lai: « La curia gioca il suo ruolo di istituzione monolitica. Cerca sempre di resistere fino all’ultimo ai visionari, veri o presunti tali. Ancora oggi le guarigioni di Lourdes sono guardate con sospetto, Medjugorje, in particolare, non è mai stata presa in seria considerazione dall’apparato, Certo, Giovanni Paolo II aveva una posizione aperta su Medjugorje, Come ce l’aveva, ad esempio, su padre Pio da Pietralcina. Ma un conto è l’idea personale di un Pontefice, un altro è la voce ufficiale della chiesa, Una voce che non può tollerare i passi in avanti troppo affrettati di singoli vescovi o cardinali che siano ».
Fu lo scorso gennaio che Schönborn si recò in visita a Medjugorje, una televisione al proprio seguito, Da qui lanciò un messaggio a tutta la chiesa: « Bisogna chiudere gli occhi per dubitare che a Medjugorje scorrano fiumi di grazia ». Immediata fu la reazione del vescovo di Mostar (la diocesi in cui ricade Medjugorje), monsignor Ratko Peric. In una nota ufficiale si lamentò di non essere stato preventivamente informato da Schönborn del suo arrivo. Da Mostar i malumori arrivarono fino a Roma.
Tanto che, lo scorso giugno, quando Benedetto XVI ricevette Schönborn dopo le accuse rivolte all’ex segretario di stato vaticano Angelo Sodano di aver insabbiato a suo tempo l’inchiesta sugli atti di pedofilia che avrebbe compiuto l’ex arcivescovo di Vienna Hans Hermann Groer, si dice che parlò con Schonborn anche di Medjugorje e dell’inopportunità della sua visita.

L’anti medjugorjanesimo romano ha radici profonde nella Congregazione per la dottrina della fede, Sul dossier Medjugorje ci sono fin da quando lavorava all’ex Sant’Uffizio, Tarcisio Bertone, oggi segretario di Stato vaticano, e Angelo Amato, oggi prefetto dei Santi. Bertone è sempre stato un tignoso quanto ad apparizioni mariane. Su Fatima sostiene che nulla c’è da rivelare di quanto già non si sappia. E su Medjugorje? Nel 2005, quando era arcivescovo di Genova, andò a Porta a Porta e li disse la sua. Scoppiò un pandemonio tra preti e fedeli, « Radio Maria, rivolta contro Il cardinale », titolò Il Corriere della Sera. Cosa accadde? Bertone non negò il diritto a pregare la Vergine in quei luoghi, ma deplorò « gli eccessi di fanatismo, come i manifestini distribuiti in diverse chiese, nei quali si assicura anche la possibilità di assistere a un’apparizione della Madonna, a ora stabilita ». E ancora: « Dal 1981 a oggi Maria sarebbe apparsa decine di migliaia di volte a Medjugorje. Questo è un fenomeno non assimilabile ad altre apparizioni mariane ». Radio Maria reagì furente. In diretta padre Livio proruppe contro lo « scetticismo » del cardinale. Che rispose: « Sono reazioni scomposte e offensive di fedeli e sacerdoti che si definiscono medjugorjani”. E ancora: « Sono attacchi inaccettabili non certo compatibili con i fautori di un’autentica devozione mariana ». Quindi l’ordine rivolto dall’alto all’Opera romana pellegrinaggi di depennare dal catalogo le visite al più famoso santuario della ex Jugoslavia.

Benedetto XVI ha sempre ascoltato il giudizio del suo braccio destro fin dai tempi dell’ex Sant’Uffizio. Ratzinger scoprì Bertone nel 1988 e da allora in poi lo mise all’opera sulle questioni più intricate e scottanti: lo scisma di Marcel Lefebvre, la teologia della liberazione, i padri di famiglia ordinati preti nella Cecoslovacchia comunista, il terzo segreto di Fatima, lo scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti, il matrimonio dell’arcivescovo Emmanuel Milingo con una seguace della setta di Moon e, appunto, il dossier Medjugorje. Bertone e la Dottrina della fede hanno lavorato in simbiosi con la diocesi di Mostar. Qui il vescovo Pavao Zanic prima, e poi il suo successore Ratko Peric, hanno sempre avuto una posizione scettica. Fu l’11 ottobre 1984 che Zanic disse: « Dichiaro che è tutta una grande truffa, un inganno… non ci sono apparizioni della Madonna… io credo che c’è il Demonio! ». Una posizione forte, alla quale seguì una nota del 1991 della Conferenza episcopale Jugoslava: « Sulla base delle ricerche finora compiute non è possibile dichiarare che si tratti di apparizioni e fenomeni soprannaturali ». Parole che per il partito degli anti medjugorjani sono la conferma che è tutto un bluff. Mentre per i medjugorjani no. Dicono: « La Conferenza episcopale jugoslava non dice che non vi sono apparizioni, ma solo che non sono ancora state confermate ».
E’ stato Papa Ratzinger, la scorsa primavera, a riaprire tutto. Con un’azione a sorpresa ha istituito una Commissione internazionale d’inchiesta guidata dal cardinale Camillo Ruini. Da tempo c’è chi sostiene che Ruini sia scettico su Medjugorje e che dunque l’esito dell’inchiesta sia in qualche modo scontato. Ma è davvero così? Davvero Ruini affosserà Medjugorje, trent’anni di apparizioni e migliaia di conversioni comprese? In Vaticano si dicono due cose. Anzitutto che è stato Ruini a lasciare fuori dalla Commissione, composta da circa venti persone, l’attuale vescovo di Mostar, Ratko Peric. E ciò significa che per volere di Ruini ai lavori non partecipa la personalità ecclesiastica che più di altre è contraria al riconoscimento dell’autenticità delle apparizioni. In secondo luogo, si ritiene che oggi sia del tutto prematuro fare previsioni. I tempi dell’inchiesta sono lunghi, si parla addirittura di anni. Anche perché è difficile esprimersi in maniera definitiva mentre le apparizioni ancora hanno luogo. Una prima volta la Commissione si è riunita il 26 marzo scorso ma non ha fatto altro che dividere il da farsi secondo argomenti diversi. Tra questi, il capitolo « traduzioni ». Già, perché è dalle traduzioni dei messaggi della Madonna che dipende principalmente l’esito dei lavori guidati da Ruini. I veggenti hanno lasciato in questi anni migliaia di messaggi che, dicono, ha comunicato loro la Madonna. E oggi il problema principale è tornare indietro nel tempo e recuperare soltanto quelli autentici.
Infatti, i messaggi, veicolati dai veggenti in lingua croata, hanno avuto centinaia di traduzioni in tutte le lingue del mondo. Le traduzioni si sono sovrapposte ai testi originali ed è difficile, soprattutto coi messaggi dei primi anni, distinguere tra gli originali e gli apocrifi. Nei primi anni Ottanta, ad esempio, vi fu uno scontro durissimo tra il vescovo di Mostar e i francescani che risiedono vicino alla parrocchia di Medjugorje. La curia voleva meno protagonismo da parte dei francescani che invece rivendicavano un ruolo importante rispetto alla parrocchia e ai veggenti. Secondo alcuni messaggi riportati dagli stessi veggenti la Madonna prese posizioni in questa disputa a favore dei francescani. « Non ubbidite a nessuno! », disse il 15 aprile 1982 la Madonna secondo quanto ha riportato la veggente Vicka. È anche su queste dichiarazioni che Ruini deve lavorare.

Oltre ai messaggi c’è il problema dei segreti. Come a Fatima, anche Medjugorje ha nel suo bagaglio diversi segreti. Dieci, per l’esattezza. Oggi ancora non sono stati rivelati. Sono un macigno misterioso che pesa e fa paura alla chiesa, alla curia di Roma, alla Dottrina della fede. Anche perché si descrivono gli eventi che si verificheranno se l’umanità non riuscirà a ravvedersi. Sostengono i veggenti che con la realizzazione dei segreti la vita nel mondo cambierà: dopo la loro manifestazione, gli uomini crederanno come nei tempi antichi. Una veggente, Mirjana, ha dichiarato che dieci giorni prima della realizzazione di ogni segreto avviserà un sacerdote, il padre francescano Petar Ljubicic, incaricandolo di rivelarli. Egli dovrà digiunare per sette giorni e avrà il compito di rivelarli tre giorni prima della loro realizzazione. Poiché è arbitro della sua missione, potrebbe tenerli per sé, come fece Giovanni XXIII per il segreto di Fatima, la cui rivelazione era autorizzata per il 1960. Tuttavia, padre Petar è fermamente intenzionato a rivelarli: è stato interrogato in proposito anche da Antonio Socci nel 2004 e ha confermato che lo farà « senz’altro ». E se si tiene conto che padre Petar ha già sessant’anni, i tempi delle rivelazioni non possono essere lontani.
E Benedetto XVI? Nella battaglia tra favorevoli e contrari egli sembra stare nel mezzo. Se Giovanni Paolo II era difatti convinto della verità di queste apparizioni, Ratzinger sembra voler restare un passo indietro. Nel 2000, quando era prefetto dell’ex Sant’Uffizio, scrisse un « Commento teologico » circa le apparizioni mariane. C’è rivelazione e rivelazione, spiegò, nel solco di quanto già scrisse nel Settecento il dotto cardinale Prospero Lambertini, poi Papa col nome di Benedetto XIV. Un conto è la rivelazione che si è espressa definitivamente in Gesù, che esige dal cristiano un pieno assenso di fede cattolica. Un conto sono le rivelazioni « private »: meritevoli queste « di un assentimento di fede umana conforme alle regole della prudenza, che ce le presenta come probabili e piamente credibili ». Queste rivelazioni sono un « aiuto che è offerto per comprendere e vivere meglio il Vangelo, ma del quale non è obbligatorio fare uso ». Non è scorretto pensare che ancora oggi il Papa si mantenga al livello di quanto espresso nel dotto commento teologico. Ma dice Antonio Socci: « Incontrai Ratzinger a Belluno poco prima dell’elezione al soglio di Pietro e gli chiesi di Medjugorje. Non si sbilanciò molto ma mi chiese cosa avessi visto io a Medjugorje. Gli raccontai del fiume di gente convertita… Mi disse: “Ovviamente questo aspetto è decisivo. Perché la chiesa non può chiudere la porta dove la gente ritrova la fede”.
Ratzinger pare non sia mai andato a Medjugorje. Così Karol Wojtyla. Ma sono tantissimi i vescovi e i cardinali che, spesso in incognito, sono andati a vedere. Molti hanno aspettato di diventare « emeriti », di non avere più incarichi importanti, per raggiungere, sempre in viaggi segreti, l’Erzegovina. Così fece, prima di morire il cardinale Corrado Ursi (di Napoli). Vescovo di nomina pacelliana, esponente di spicco di quel rinnovamento liturgico che nel post Concilio tanto ha fatto parlare di sé, per andare a Medjugorje affrontò un viaggio di 1.500 chilometri in macchina. Aveva 94 anni. Arrivando disse: « Quanta gioia e grazia per essere presenti qui ».

Recentemente è stata la volta del cardinale Bernardino Echevarria Ruiz, arcivescovo emerito di Guayaquil (Ecuador). A Medjugorje ha detto: « I messaggi della Madonna sono totalmente biblici ». Poco prima di morire arrivò a Medjugorje il cardinale arcivescovo di Praga Frantisek Tomasek, noto in tutto il mondo soprattutto per l’epica opposizione al comunismo nell’ex Cecoslovacchia. Disse: « Ritengo che dobbiamo anche agli eventi di Medjugorje una parte della nostra grande primavera spirituale, che Dio ci ha donato per mezzo di Maria. La preghiera e il digiuno, la fede e la conversione e l’invito alla pace possono venire solo da Dio. Per dirla semplicemente, sento parlare molto di Medjugorje, ma vorrei sentirne parlare di più ». Indimenticato, infine, è rimasto tra i medjugorjani l’affondo di uno dei più profondi teologi della nostra epoca: Hans Urs Von Balthasar. Fondatore della rivista Communio, amico e maestro di Joseph Ratzinger – morì poco prima di ricevere da Giovanni Paolo II la berretta cardinalizia per meriti « alla carriera » -, intervenne su Medjugorje dopo che il vescovo di Mostar, Zanic, risentito coi francescani residenti vicino alla parrocchia, aveva attaccato Medjugòrje con queste parole: « Una vicenda in cui compaiono frati ribelli e sospesi a divinis, segreti e vite della Vergine mai rivelati, personaggi che si ritengono inviati dalla provvidenza, guarigioni mai verificate e gente che si rovina la vista guardando il sole ». Von Balthasar prese carta e penna e scrisse a Zanic queste lapidarie parole: « Monsignore! Come è possibile che lei abbia mandato un tanto triste documento in tutto il mondo! Mi sono sentito profondamente colpito vedendo la funzione episcopale tanto degradata. Invece di avere pazienza, come le era stato raccomandato da più persone, lei tuona e scaglia saette a scapito di persone note e innocenti, degne del suo rispetto e della sua tutela. Ripete delle accuse che sono state confutate cento volte ».
Von Balthasar accusa Zanic di non avere avuto pazienza. La stessa accusa che oggi da Roma viene fatta a vescovi e cardinali troppo frettolosi di mostrarsi medjugorjani. A Ruini il compito di arbitrare tra le due correnti contendenti. Con molta pazienza.

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Nostra Signora de La Salette

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2010

Notre-Dame delle altezze
da « Pellegrino a quattro ruote » di P. Livio Fanzaga

Nostra Signora de La Salette dans Apparizioni mariane e santuari La-Salette

La Salette: tra cielo e terra

Non saprei dire con esattezza quante volte sono stato a La Salette, essendo la località facilmente raggiungibile dal Nord Italia. Mi ricordo però molto bene la prima volta, quando decisi il pellegrinaggio a metà degli anni novanta, nel momento in cui in Italia ferveva la campagna per un referendum sull’apertura dei negozi alla domenica. Le parole della Santa Vergine (“Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo, e non me lo si vuole concedere. E’ questo che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio”) mi erano rimaste impresse nel cuore e mi avevano fatto comprendere come fosse importante anche per la società civile il rispetto della domenica, il giorno del Signore, per ottenere la benedizione di Dio e la sua protezione.

In quell’occasione mi era capitata un’esperienza singolare che ho interpretato come un segno del Cielo, a causa del quale questo santuario mi è sempre stato particolarmente caro. Appena arrivato in cima al pianoro, sono sceso lungo il valloncello dove sgorga l’acqua della sorgente e, dopo essermi lavato le mani e aver bevuto dell’acqua, mi sono recato in chiesa che, nonostante numerosi pellegrini che si trovavano nei pressi del santuario, in quel momento era completamente vuota. Approfittando della circostanza ho raggiunto l’altare, quindi ho girato intorno ad esso, verso destra, per leggere un versetto della Sacra Scrittura che era già aperta sul leggio. Mi cadde sotto gli occhi un versetto del Salmo 25 al versetto 6 che, con mia grande meraviglia, suonava così: “Lavo nell’innocenza le mie mani e giro attorno al tuo altare, Signore, per far risuonare voci di lode e per narrare tutte le tue meraviglie”.  Ho compreso subito che non poteva trattarsi di un caso (come sarebbe stato possibile?) e ho subito pensato che, nonostante i soliti sondaggi manipolati, il referendum sulla liberalizzazione del lavoro domenicale non sarebbe passato. E così fu.  Ritornato a Radio Maria, ho coniato per l’occasione un “spot” da mandare in onda più volte al giorno, che suonava così: “Cari amici, piuttosto che entrare in un negozio alla domenica, sparatevi!”. Non so se in Cielo abbiano gradito, ma qui in terra ci siamo divertiti assai.

Quando giungi al termine della scalata, sull’accogliente radura detta Les Baisses, dove sorge il santuario, ti si presenta davanti uno spettacolo grandioso che gli occhi non si saziano di contemplare. E’ proprio vero che la Madonna non sceglie mai a caso i luoghi dove ella vuole incontrare gli uomini. Le montagne si elevano maestose, il silenzio è solenne, la solitudine del luogo è popolata di mistero. Non c’è posto più adatto per dimenticare le cose effimere della terra e riflettere sull’eternità che ci chiama. Qui la Madonna ha convocato noi peccatori perché potessimo udire la voce di Dio nell’intimo del nostro cuore.

La Madonna si sfoga con due bambini

La-Salette dans Fede, morale e teologia

Parcheggiata senza difficoltà la quattrouote, mi si apre dinanzi un ampio spazio sul quale è stato edificato il santuario con un centro di accoglienza moderno ed efficiente, capace di dare ospitalità a centinaia di pellegrini.  A La Salette non ci sono né case, né alberghi, né negozi, salvo quello del santuario e questa è una caratteristica piuttosto unica, che l’avvicina al Laus. In questi luoghi di montagna nel corso dei secoli la popolazione è più diminuita che aumentata. La Chiesa ha l’aspetto solido e arcigno delle montagne che la circondano, mentre i due campanili che l’affiancano mi fanno pensare a quelli, ormai universalmente famosi, della parrocchia di Medjugorje.

Arrivando al piazzale antistante la chiesa,  l’occhio va spontaneamente verso il valloncello sulla sinistra, dove i pellegrini fanno la fila per inginocchiarsi in preghiera e bere l’acqua della sorgente. Lì è il centro focale, il luogo dell’apparizione, dove la Madonna è scesa dal cielo e si è posata su questa nostra povera terra. La prima volta che sono arrivato a La Salette sono rimasto profondamente colpito dalla statua in bonzo della Madonna, seduta sulle pietre poste attorno alla fontana, del tutto asciutta in quella stagione, con le braccia appoggiate alle ginocchia e  il volto fra le mani, mentre si abbandona a un pianto dirotto. Così l’hanno vista da lontano Melania e Massimino, dopo che il globo di luce, più sfavillante del sole, si era aperto, mostrando questa mirabile visione.

Il messaggio della Santa Vergine a La Salette è racchiuso in questa immagine di dolore sommesso e quasi inconsolabile. E’ la Madre che versa lacrime sulla sorte dei suoi figli che, avendo abbandonato la via di Dio, si espongono ai più severi castighi. Tuttavia ciò che trafigge il cuore, nonostante la innegabile severità del messaggio, è la sofferenza quasi disperata della Madonna che piange sui nostri peccati. Ogni volta che vado a La Salette sento il bisogno di inginocchiarmi accanto a quella statua e, ben consapevole che piange anche per i peccati di oggi, mi chiedo quando faremo in modo che lei alzi il suo volto per donarci un sorriso. Maria che piange è un invito alla conversione che non ammette dilazioni. Le lacrime della Madonna a La Salette, come a Siracusa, come a Civitavecchia parlano da sole. Con la differenza che a La Salette non era una statua a piangere, ma la Madonna viva e presente. Sì, se è vero che in cielo si fa festa per i peccatori pentiti, deve anche essere vero che si soffre per quelli che si perdono.

Melania e Massimino si erano conosciuti solo il giorno prima. Ambedue pascolavano quattro mucche: la fanciulla era pastorella di professione, il ragazzo al contrario era stato imprestato dal padre a un vicino per non oltre una settimana. Il Cielo aveva disposto gli avvenimenti in modo tale che si trovassero solo loro due proprio in quel luogo, in quel giorno e in quell’ora. Il tutto a loro insaputa e come se ogni minimo particolare fosse dipeso dagli uomini. Melania aveva quindici anni, non sapeva né leggere né scrivere e non conosceva quasi nulla di catechismo. Di carattere timido e taciturno, era però modesta nel contegno e limpida nello sguardo. Massimino aveva undici anni, anch’egli era privo di ogni istruzione umana e religiosa e per di più aveva un carattere incostante e leggero. Però era sincero, generoso, puro e compassionevole.

Guardo le statue dei due bambini mentre corrono verso l’apparizione e concludo che, se gli uomini guardano le apparenze, la Madonna guarda i moti profondi del cuore. Si è molto discusso e si discute sull’esito della vita dei due veggenti de La Salette. Si è anche molto malignato, come sono soliti fare gli uomini, non esclusi gli ecclesiastici.

Melania ha cercato di entrare in diversi conventi, ma senza mai riuscire a inserirsi in modo stabile in una comunità religiosa. Ha vagato un po’ ovunque, finché non è approdata in Italia, dove ha concluso la sua vita travagliata. Qualcuno si chiede tutt’ora se fosse una mistica o una mitomane. La sua autobiografia, come la sua rivelazione del segreto affidatole dalla Madonna, hanno sollevato polemiche e riserve. Un santo che la conosceva bene, Annibale di Francia, ha intessuto su di lei due panegirici, dove non esita a presentarla come una donna di eccezionale santità:

“Calma, serena, tranquilla, consumata nella virtù e nel patire, appariva di fuori come se nulla patisse; garbatissima e delicata nel tratto, nelle maniere, nel parlare; e come se in Lei gli estremi si armonizzassero; era raccolta e socievole, umile e contegnosa, amabile e riservata, forte e arrendevole, e appariva più che adulta e matura colei che pur era una bambina! Era davvero semplice come la colomba e semplice come il serpente…Era vissuta povera, solitaria, penitente, desiderosa che tutti la dimenticassero, raccolta solo in Dio….Addio, anima bella, addio creatura di amore, tutta formata di Amore, del purissimo, del santissimo Amore di Gesù Sommo Bene! Addio, vergine vigilante e prudente! Quando nel colmo della notte lo sposo ti chiamò, ti gli comparisti dinnanzi con la mistica lampada ben fornita di olio e di splendore”.

Massimino a sua volta ha cercato di seguire la via del sacerdozio, entrando in diversi seminari, senza tuttavia mai raggiungere la meta, a causa della sua irrequietezza e della sua incorreggibile sbadataggine. Tuttavia lasciò ovunque dietro di sé una scia di fede semplice ma forte e di pietà profonda. Nella sua vita vagabonda ci sono anche alcuni mesi trascorsi a Roma come soldato del Papa, essendosi arruolato negli zuavi pontifici. Ovunque si è recato, ha condotto una vita irreprensibile e al di sopra di ogni sospetto. La sua morte prematura a soli 40 anni è stata esemplare per la rassegnazione e l’abbandono alla volontà di Dio. Ricevette gli ultimi sacramenti, rispose alle preghiera e prima di spirare chiese un po’ di acqua di La Salette. Mi è sempre un po’ dispiaciuto che di questi due fedeli testimoni di Maria non sia stata introdotta la causa di beatificazione. La loro vita forse non è “politicamente corretta”, ma è perfettamente coerente con le beatitudini. Abbiamo bisogno di santi di questo tipo.

“Venite avanti, bambini miei; non abbiate paura; io sono qui per annunziarvi una grande notizia”. Un po’ più in là ecco un nuovo blocco di statue, con la Madonna in piedi, col volto rigato di lacrime, mentre i due bambini le stanno in piedi davanti, quasi attaccati alla sua veste, mentre il cane ai piedi di Massimino sonnecchia ignaro della visione celeste. E’ un particolare che attira la mia attenzione e che mi conferma che i cani non hanno un’anima capace di Dio. La Madonna, come il più delle volte ama fare, sceglie dei bambini ignoranti, ma puri d’animo, per inviare i suoi messaggi al mondo. Su di essi lascia sempre impresso un segno di umiltà e di trasparenza che li accompagna per tutta la loro vita.

A La Salette si è verificata una sola apparizione e il messaggio, dato parte in francese e parte in dialetto locale, è lo sfogo amaro della Madre per i suoi figli che disprezzano la religione, bestemmiano Dio, profanano il giorno del Signore, irridono la Messa, e in Quaresima “vanno alla macelleria come cani”. Mi chiedo che cosa direbbe se dovesse descrivere ciò che facciamo oggi con la più assoluta superficialità e incoscienza. Le parole di Maria a La Salette sono quelle di una madre severa e amorosa nel medesimo tempo. La gente le ha accolte, salendo sul monte a migliaia nei mesi successivi, dando inizio a un rinnovamento dei costumi così impressionante da ottenere una rapida approvazione da parte della Chiesa.

“Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciar cadere il braccio di mio Figlio; esso è così grave e pesante che non posso più sostenerlo”. I castighi preannunciati sono la carestia e quindi la fame, a causa dei raccolti andati a male, e soprattutto un’epidemia che colpirà i bambini al di sotto dei sette anni “che moriranno tra le braccia di coloro che li terranno” . Tuttavia il messaggio non è senza speranza. Infatti “se si convertiranno le pietre e le rocce si tramuteranno in mucchi di grano e le patate si troveranno seminate da loro stesse”. Non vi è dubbio che i dieci segreti di Medjugorje siano ben più gravi, in quanto in gioco vi è la stessa sopravvivenza del mondo, mormoro fra me in piedi davanti alla statua della Madonna che parla ai bambini. Tuttavia il messaggio è sempre lo stesso: senza Dio per l’uomo non c’è né futuro né vita eterna. La Madonna lo sta ripetendo da due secoli e ormai siamo alla stretta finale. Sono pochi però quelli che si scuotono e rispondono alla chiamata.

Quasi alla sommità del valloncello ecco l’ultima scena. La Madonna, raggiunta l’altura, sosta qualche momento e poi si eleva dal suolo un metro e mezzo circa. Guarda verso il cielo, poi volge i suoi occhi verso l’Italia e verso Roma. I bambini la seguono e le si affiancano, poi la visione incomincia gradualmente a dissolversi. Rimane alla fine una grande luce e poi più nulla. Anch’io mi colloco nella medesima posizione di Melania, davanti alla statua, per guardare il volto della Santa Vergine. Non ci sono più le lacrime, ma è sempre molto triste. Mi dirigo verso il piazzale sulla sinistra della chiesa, dove vedo un tavolino e alcune sedie. Mi metto comodo con l’intento di leggere un libretto che ho portato con me. Lo apro, mentre di tanto in tanto sollevo gli occhi verso la statua di bronzo della Santa Vergine in piedi sul piedestallo, in procinto di lasciare la terra. E’ lontana una ventina di metri circa.

Mi sembra tuttavia che invece di rivolgere lo sguardo in alto, oltre le vette dei monti, la statua della Madonna stia guardando verso la mia direzione. Mi sfrego gli occhi per vederci meglio, ma la sensazione non mi abbandona affatto. “Che cosa vorrà?”, mi dico, incominciando a inquietarmi. Non vorrei infatti ricevere qualche tirata d’orecchie. Faccio un rapido esame di coscienza, mentre al timore subentra una certa gioia. Mi fa piacere che la Madonna si sia accorta dei miei sudati 500 Km sulla quattroruote, mentre a lei basta un attimo per scendere dal cielo sulla terra e risalire. Decido di leggere qualche pagina del mio libretto. Ogni tanto alzo gli occhi, ma lei è sempre là che sembra interessata a quel che leggo. Dopo una ventina di minuti getto la spugna e decido di entrare in Chiesa a pregare davanti al Santissimo. Mi chiedo se per caso la mia vista non stia facendo capricci.  Una cosa è certa: le altre volte che mi sono recato a La Salette, mi sono puntigliosamente collocato nel medesimo posto, ma il viso della Madonna era rivolta verso il cielo.

Questa singolare esperienza mi ha lasciato un po’ soprappensiero finché non sono riuscito a farmene una ragione. Credo che la Madonna guardasse verso il tavolino dove ero seduto perché stavo leggendo la più poetica ed estasiata descrizione che mai sia stata fatta della sua divina bellezza. L’autrice di questa pagina immortale è Melania Calvat.

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Tempo liturgico settembre 2010

Posté par atempodiblog le 6 septembre 2010

Il mese di settembre ha al centro la Croce di Gesù Cristo, dalla quale sgorga l’acqua viva della nostra salvezza.

Tempo liturgico settembre 2010 dans Fede, morale e teologia gescroce

Martedì 14 settembre: Festa dell’esaltazione della S. Croce. Questa festa in Oriente è paragonata a quella della Pasqua. Essa si collega alle basiliche fatte costruire dall’imperatore Costantino sul Calvario e sul Sepolcro di Cristo.

Mercoledì 15 settembre: Beata Vergine Maria Addolorata. Ci ricorda la partecipazione della Madonna alla Croce di Gesù. Sul Calvario la spada del dolore ha trapassato l’anima della Madre. Avendo cooperato all’opera della redenzione, Maria ha meritato di divenire Madre dell’intera umanità.

Il mese di settembre si distingue anche per altre due feste mariane.

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Mercoledì 8 settembre: Natività della Beata Vergine Maria. E’ la festa liturgica del compleanno della Madonna. A Medjugorje la Regina della pace ha invitato la parrocchia a celebrare il giorno della sua natività il 5 agosto, facendolo precedere da un triduo di preghiere e di digiuno.

Domenica 12 settembre: Santissimo nome di Maria. Il nome di Maria richiama la sua presenza. Pronunciarlo col cuore significa rendere presente la Madonna nella nostra vita.

Tratto da: Radio Maria

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In Bosnia parla una vera cattolica

Posté par atempodiblog le 22 juillet 2010

Per padre Livio, il direttore di Radio Maria, «quei messaggi sono l’ultimo appello alla conversione per un’umanità che va verso l’autodistruzione. E la consonanza con i richiami dell’attuale Pontefice è oggi assoluta»
di Benedetta Frigerio – Tempi

In Bosnia parla una vera cattolica dans Apparizioni mariane e santuari medjugorje

«Il messaggio più coinvolgente di Medjugorje è che il cristianesimo, prima che una dottrina, è un rapporto personale di amore con Dio. “Qui c’è la Madonna”, mi sono detto, dunque il cristianesimo è l’unica religione vera, perché la Madonna è “cattolica”!». Così il teologo Livio Fanzaga conclude il primo pellegrinaggio a Medjugorje, nel 1985. Due anni dopo don Fanzaga è direttore di Radio Maria, che da allora ha come primo scopo diffondere e analizzare i messaggi mariani e gli eventi che riguardano Medjugorje, raggiungendo cinquanta paesi e 1.644.000 ascoltatori al giorno.

Don Fanzaga, il 24 settembre 2009 il Papa annuncia il viaggio a Fatima del maggio successivo. A marzo 2010 istituisce ufficialmente una Commissione di inchiesta sul fenomeno di Medjugorje dopo vent’anni di silenzio. Si può collegare la decisione al viaggio apostolico?
L’ha istituita a marzo ma era già nell’aria. Questo pontificato si sta facendo più mariano. D’altronde, il Papa è stato eletto alle 18.43, nel momento dell’apparizione della Madonna di Medjugorje. Benedetto è stato educato da Giovanni Paolo II all’amore verso Maria, ma la consonanza fra le parole dell’attuale Pontefice e quelle dei messaggi della Regina della Pace è oggi assoluta.

I medici che condussero i primi test sui veggenti si riferivano direttamente all’allora cardinale Ratzinger, che intervistato da Vittorio Messori nel 1984 disse: «Non si può certo impedire a Dio di parlare a questo tempo attraverso persone semplici, anche per mezzo di segni straordinari che denuncino l’insufficienza delle culture che ci dominano». Significa che il Papa crede nelle apparizioni?
Non credo sia un caso che la Commissione sia stata istituita da lui. Poi, dopo vent’anni, il fenomeno va avanti con 5-6 mila pellegrini da 70 nazioni ogni anno, parecchi miracoli e nessuna sbavatura teologica nei messaggi: non si poteva non riprendere in considerazione quanto è avvenuto e avviene. Inoltre non c’è mai stata nella storia un’apparizione di così lunga durata.

Finora il Vaticano ha permesso pellegrinaggi personali. Ma così non si rischia di allontanare i fedeli dal «grande piano che – ha detto la Madonna – Dio porta avanti attraverso Medjugorje»?
Le apparizioni iniziarono quaranta giorni dopo l’elezione Giovanni Paolo II. Come se la Madonna l’avesse voluto usare da portavoce. Il Papa e Maria chiedevano le stesse cose: il digiuno a pane e acqua per fermare le guerre; il richiamo alla conversione; la consacrazione della Russia. Oggi Benedetto XVI sta facendo lo stesso: perfettamente consapevole del bisogno di rinnovamento spirituale, sa che è attraverso le ammonizioni mariane che questo avviene.

Richiami ai sacramenti, a fare penitenza e pregare, a preoccuparsi del proprio peccato, a legare la crisi economica a quella morale, ad “aprire all’Oriente”… Che Benedetto XVI legga i messaggi di Medjugorje per “farsi tramite” in attesa di un riconoscimento ufficiale?
Preferisco credere che Benedetto XVI – come Giovanni Paolo II, stando alle testimonianze rilasciate per il processo di beatificazione – sia ispirato direttamente da Maria che lo usa per arrivare a tutti i fedeli.

Il Papa ha ribadito che i tre segreti di Fatima non sono ancora compiuti. Significa che le rivelazioni di Medjugorje (dieci e tutt’ora segrete) appartengono a un futuro posteriore a quelle di Fatima?
C’è una continuità. Già a Fatima Maria aveva chiesto la consacrazione della Russia al suo cuore. Questa non avvenne e secondo Giovanni Paolo II fu il motivo della venuta del comunismo. La Madonna di Medjugorje annunciò poi nel suo sesto messaggio (30 ottobre 1981) che la Russia si sarebbe convertita: «Il popolo russo è il popolo nel quale Dio sarà maggiormente glorificato. L’Occidente ha incrementato il progresso, ma senza Dio», diceva durante gli anni durissimi del comunismo ateo. Giovanni Paolo II credette e nel 1984 consacrò pubblicamente la Russia. Il 5 agosto del 1991 Maria chiese una novena per realizzare ciò che aveva annunciato a Fatima: «Il mio piano di pace ha cominciato a realizzarsi. Preghiamo perché quello che ho cominciato sia realizzato completamente». Così fu: l’8 dicembre del 1991 si scioglieva l’Unione Sovietica senza spargimenti di sangue. Molti rimasero esterrefatti. Ricordo che il mondo poteva essere distrutto da una guerra nucleare e la Madonna aveva detto un anno prima che se avessimo pregato questo non sarebbe successo.

Tuttavia parte della Chiesa, il vescovo locale in primis, si mostra scettica. Alcuni giornali croati hanno scritto che non si sarebbe mai proceduto a verificare ufficialmente i fenomeni perché Benedetto XVI era contrario alla legittimazione delle apparizioni. Come mai tanta resistenza anche dopo migliaia di esami clinici e miracoli riconosciuti anche da medici atei?
Non a caso questa volta la Commissione sarà diretta dal Vaticano. Io non dico che bisogna credere, ma biasimo chi ostacola. Se non tutto è chiaro, nessuno può spiegare certi fenomeni umanamente incomprensibili. Credere è una grazia speciale. Lei chiama a Medjugorje alcuni per arrivare a tutti. È il suo metodo. Molti sono ancora scettici, ma non bisogna preoccuparsi. Maria li beffa e usa anche degli increduli per costringerci a portare più prove.

La Vergine rivelò ai sei veggenti che li aveva scelti «perché non eravate i migliori». Non è una contraddizione con il suo richiamo continuo alla coerenza?
I veggenti non erano certo cattolici ferventi. Andavano in chiesa la domenica per tradizione, ma dai gruppi di preghiera o dalle attività della parrocchia si tenevano ben lontani. Anche Bernadette di Lourdes non conosceva il catechismo. Ma questo è il metodo della Vergine: prende i semplici per far vedere che la forza che viene da loro è tale che non si può che attribuire a lei. Io li conosco da trent’anni i veggenti e sono fedeli normali, con tutti i difetti annessi.

La Madonna ha detto che l’apparizione di Medjugorje sarà l’ultima. Cosa significa?
Lo spiegò lei nel 1982: «Sono venuta per l’ultima volta a chiamarvi alla conversione». Forse perché siamo al bivio: l’anticristianesimo non è mai stato così forte; per la prima volta l’umanità può distruggersi, con le armi nucleari e la scienza medica. Anche il Papa parla di autodistruzione dell’uomo che si fa Dio. Questo è il peccato peggiore, quello originale. Facendosi Dio l’uomo si sta autodistruggendo. Forse anche per questo Maria sta con noi da tanto tempo. La Madonna ci sta richiamando alla conversione. Intanto sta preparando un gregge che resista a Satana e si abbandoni all’amore di Dio, un popolo di testimoni già presente, tanto che Maria conclude sempre i suoi messaggi così: «Grazie per aver risposto alla mia chiamata». Che ci siano testimoni che arrivino a tutti, è questa la cura!

Ma gli ammonimenti mariani non rischiano di alimentare l’ansia anziché guidare alla conversione, producendo al massimo vani sforzi moralistici per salvarsi?
Tutto il contrario. Maria vuole che ci accorgiamo del nostro male perché ci apriamo all’amore misericordioso di Dio. Ci chiede di accantonare l’orgoglio per cedere al suo abbraccio: figli miei – ci dice – affidatevi a me perché solo io posso superare il male, voi da soli non riuscite. Convertirsi è accettare di avere bisogno e farsi portare. Quando l’uomo si mette al posto di Dio sta male, quando cede è contento, eppure si ribella: è una lotta. E lottare è un atto di umiltà, il contrario di uno sforzo moralistico.

Perché la Madonna vuole svelarci i piani di Dio, a che serve conoscere i Suoi disegni? Non si può vivere bene comunque?
Evidentemente è necessario illuminare. Cristo ha sempre svelato il futuro per preparare i suoi. Oggi c’è il rifiuto totale di Cristo e l’uomo deve esserne cosciente: se non si accorge del male non cerca il bene. L’uomo, inoltre, ha bisogno di capire quale è il suo compito nella storia. Ognuno ha il suo ruolo nel piano divino di salvezza del mondo e Maria desidera illuminarci perché noi lo capiamo e lo attuiamo.

I miracoli studiati durante i primi anni oggi assumono un peso ulteriore?
Che vengano ristudiati è importantissimo. Non c’è ordine nei referti medici e non si conoscono gli sviluppi di molti miracoli. È decisivo, ad esempio, sapere se le guarigioni non hanno avuto ricadute nel tempo. Perché noi, come i veggenti, vogliamo toccare con mano. Anche loro misero alla prova la Madonna: «Se sei tu, diccelo».

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« Caterina. Diario di un padre nella tempesta » di Antonio Socci

Posté par atempodiblog le 14 juillet 2010

Questo è il testo che compare nella terza di copertina del libro:

“Cosa provano una madre o un padre di fronte a una figlia distesa su un letto, immobile, nell’impotenza di svegliarla, non si può dire. L’angoscia e la paura di quello che potrebbe essere non hanno limiti e bisogna subito rifugiarsi nel presente e nell’implorazione alla nostra buona Madre, che può tutto e che ci ama.”
Settembre 2009, Caterina, ventiquattro anni, la figlia maggiore di Antonio Socci, è in coma dopo un arresto cardiaco. Attorno a lei e alla sua famiglia si crea una straordinaria catena di solidarietà e di preghiera, uno spettacolo di fede e amore offerto non solo dagli amici, ma anche dai numerosi lettori del blog di suo padre. Fra di loro molti sono atei e agnostici, eppure l’esperienza di Caterina spinge queste persone a riscoprire il significato e il valore della preghiera, a ritrovare il senso di una fede perduta o lasciata in disparte. È un piccolo grande miracolo, che questa ragazza compie inconsapevolmente dal suo letto d’ospedale: la sua sofferenza si traduce in un messaggio di luce per la vita dei tanti che — nei fatti o con il pensiero —le sono vicini.
Ma sono soprattutto i suoi genitori e gli amici più cari che, giorno dopo giorno, malgrado la durezza della prova a cui sono sottoposti, si affidano con ancora maggior certezza a Gesù Cristo. Il loro è un atto di fede che ottiene presto segni di speranza: il cuore di Caterina riprende a battere da solo e il suo respiro non ha più bisogno di macchine. Di lì a poco, in una sera del gennaio 2010, mentre sua madre le sta leggendo un divertente passo del Giovane Holden, Caterina si lascia andare a una bellissima e contagiosa risata. Da quel giorno, un po’ alla volta, riprende conoscenza e intraprende un faticoso cammino di riabilitazione, sia pure pieno di incognite. In questo suo coinvolgente diario, Socci ci mostra che con la fede (nella presenza viva di Gesù fra noi) e la preghiera possiamo trovare un aiuto straordinario per superare i momenti più drammatici della vita.

antoniosocciff4ml2 dans Libri

E’ uscito oggi in libreria il mio libro “CATERINA. diario di un padre nella tempesta” (Rizzoli). Qua sotto anticipo la prefazione (uscita anche su Libero di oggi) dove spiego il perché mi sono messo in questa impresa
di Antonio Socci

Quei bambini del lebbrosario…

Tante persone – scrivendo al mio blog – hanno continuato, nel corso dei mesi, a chiedermi come sta Caterina e come si evolve la sua situazione. Alcuni mi parlano delle proprie afflizioni, delle prove che devono vivere e mi domandano come riuscire a non restarne schiacciati.

Ho scritto questo libro per loro e per ringraziare i moltissimi che hanno pregato e pregano per Caterina. Ma oso (sfacciatamente) mendicare ancora preghiere ardenti perché restiamo nella tempesta o – almeno – siamo ancora in cammino. Un cammino lunghissimo, drammatico e pieno di pericoli e incognite.

Questo libro vuole essere anche un atto di fede in Gesù che ci esorta a pregare come se avessimo già ottenuto ciò che chiediamo. E quindi un atto di ringraziamento.

Insieme vuole essere il mio ringraziamento a Dio per averci dato Caterina. Lo ringrazio di averla creata e fatta cristiana. Lo ringrazio di averla fatta così buona e bella, anche nell’anima.

Lo ringrazio dello splendido popolo cristiano in cui è cresciuta e che l’ha sostenuta nella terribile prova presente. A questo popolo chiedo, con gratitudine, ancora preghiere per la nostra principessa…

Voglio testimoniare infine ciò che ha sostenuto me finora, ciò che mi ha dato conforto, coraggio, forza e anche gioia, pur fra le lacrime. Perché forse può essere un conforto e un abbraccio per altri che si trovano nella prova.

È un gesto d’amore che voglio fare con Caterina e per Caterina, verso molti sofferenti che sono soli, che non hanno la fortuna di avere tanti amici accanto, come abbiamo noi. Vorrei che ci sentissero vicini.

La Madonna ci esorta ad aver compassione della sofferenza di tutti come l’abbiamo per il dolore dei nostri figli. Come se fossero tutti nostri figli.

Tentare di dare anche un soccorso materiale, concreto, è una delle cose che abbiamo deciso di fare, fin dall’inizio del dramma di Caterina.

Abbiamo aiutato i bambini del lebbrosario di un Paese del Terzo Mondo (non posso essere più preciso perché il regime di quel Paese non tollera che si parli di lebbra: ne pagherebbero le conseguenze i missionari) che ci hanno sciolto il cuore facendoci sapere, tramite un meraviglioso missionario, di aver pregato per Caterina.

Li sentiamo come parte della nostra famiglia e della nostra compagnia.

Il dolore del mondo è un oceano sconfinato. Se noi facciamo la nostra piccola parte, il possibile, al resto pensa Lei, la Madre dolce e benedetta. Anche con i diritti d’autore di questo libro, dunque, voglio continuare aiutando – finché avrò respiro – altre opere missionarie e di carità per i più poveri e abbandonati.

Per esempio sosterremo il Meeting Point International (partner dell’Associazione Volontari per il Servizio Internazionale, AVSI) della splendida Rose Busingye[1] che a Kampala rappresenta una luminosissima speranza per tante donne poverissime e ammalate di Aids.[2]

Vorremmo aiutare anche – in ricordo di Andrea Aziani (di cui parlo nel libro) – i ragazzi più poveri delle disastrate periferie di Lima in Perù, per metterli in condizione di poter studiare.

E anche una grande opera come Radio Maria, che sta compiendo un mirabile sforzo missionario in Africa.

Infine vorremmo aiutare, con adozioni a distanza, le povere ragazzine cristiane del Pakistan, dove essere cristiani condanna a una sorte pesantissima, a volte orrenda.

Cosicché da un grande male che ha colpito la nostra famiglia, per grazia di Dio, possano nascere un bene e un conforto per tanti che sono sottoposti a dure prove.

Con Caterina, offriamo le nostre sofferenze per la gloria di Gesù, perché sia visibile la sua misericordia già quaggiù e per la salvezza dell’umanità intera (a cominciare da coloro che odiano).



[1] Per capire chi è Rose consiglio di leggere Un’avventura per sé (a cura di Paola Brizzi e Alberto Savorana), BUR 2008, pp. 17-25.

[2] Nel 2008 è stato presentato al festival di Cannes un documentario su Rose e le donne del Meeting Point, Greater, che è stato premiato dalla giuria presieduta da Spike Lee.

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Santa Faustina Kowalska

Posté par atempodiblog le 14 juillet 2010

Santa Faustina Kowalska dans Beato Michele Sopocko Padre-Sopocko-e-Faustina

I diari spirituali, soprattutto quelli delle anime elette di cui la Chiesa riconosce ufficialmente la santità, hanno un particolare interesse e valore in quanto consentono di conoscere dal vivo la stupenda avventura la complessa realtà dell’esperienza spirituale di un’anima in perfetta comunione con Dio, docile all’influsso dello Spirito Santo che opera in lei.

Il caso della suora polacca, Faustina Kowalska, è sotto molti aspetti esemplare. La sua vita terrena è racchiusa nell’arco di trentatre anni, dal 1905 al 1938, dei quali 13 trascorsi in un convento. Nata da poveri contadini, che a stento riuscivano a vivere con le magre risorse di un piccolo campo, dall’infanzia alla morte fu impegnata in lavori umili e faticosi, prima a casa e poi come domestica prestando servizio presso varie famiglie. Finalmente suora, suora di secondo coro, addetta cioè ai lavori manuali, ai servizi del convento. Fu sguattera, cuoca, fornaia, ortolana, portinaia e sempre in sottordine. La sua istruzione scolastica, iniziata all’età di dodici anni è ferma alle prime classi elementari e, per un breve periodo, alla terza classe. L’istruzione religiosa era praticamente a livello di catechismo. Sovraccarica di lavoro manuale e spossante, non aveva tempo sufficiente per approfondire le conoscenze religiose, a volte nemmeno per le ordinarie pratiche di pietà.

A parte il suo luminoso sorriso, non aveva attrattive fisiche. Era una creatura semplice, modesta, di media statura, magrolina, rossa di capelli e col volto cosparso di lentiggini che, non si sa perché, dava fastidio alle consorelle. Aveva di natura una notevole e vivida intelligenza, un carattere forte ma che si piegava all’obbedienza, una sincerità trasparente, un solido buonsenso e giovialità nei rapporti umani. Seria e precisa nell’applicazione al lavoro, la sua vera vita era tutta nell’anima.

Dal 1934 al 1938 per ordine del suo direttore e padre spirituale don Michele Sopocko dottore in teologia, professore di pedagogia e uomo di profonda vita interiore, suor Faustina scrive un diario spirituale. Il diario era noto solo a lui e a due superiore di suor Faustina, fu pubblicato solo dopo la sua morte. Più che raccontare sul filo della memoria la propria vita in ordine cronologico, Suor Faustina prende dai dati biografici l’occasione per descrivere gli incontri della sua anima con Dio.
Infatti i Quaderni I e II sono intitolati La Misericordia Divina nella mia Anima, il III e il V Quaderno Canterò la Misericordia del Signore, e il VI Libro aggiunge Glorifica Anima mia l’Inconcepibile Misericordia di Dio, Sia tutto a Sua Gloria.

Il tema della misericordia di Dio domina il Diario dal principio alla fine.

Nel 1931 Gesù ordina a Suor Faustina di far dipingere una Sua immagine che esprimesse simbolicamente la Sua misericordia e, nel 1935, le chiese di fondare una nuova Congregazione femminile di stretta clausura, tutta intesa alla devozione e al culto della Divina Misericordia.

Suor Faustina scrisse di getto, con una ortografia incerta senza correzione e revisioni in un linguaggio comune che però riesce a trovare le espressioni più appropriate per esprimere con precisione la sua profonda spiritualità.

Tratto da: Radio Maria

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Il caso Medjugorje – L’umanità è al bivio

Posté par atempodiblog le 27 juin 2010

Il caso Medjugorje
L’umanità è al bivio
di Aldo Galli - Holy Queen

«Cari figli, oggi, come mai prima, vi invito alla preghiera. Che la vostra preghiera sia preghiera per la pace. Satana è forte e desidera distruggere non soltanto la vostra vita umana, ma anche la natura e il pianeta sul quale vivete» (25 gennaio 1991)

Il caso Medjugorje - L'umanità è al bivio dans Apparizioni mariane e santuari medjugorje1

UN FATTO INEDITO PER L’UMANITÀ – La Madonna a Medjugorje, già a partire dalle sue prime apparizioni, si è presentata col titolo di « Regina della pace ». Con il passare degli anni si è iniziato a comprendere sempre più chiaramente il motivo per cui si è presentata in questo modo: la pace oggi rappresenta infatti il problema più grave ed urgente per il mondo. Se anche in passato in special modo nel corso del XX secolo con le due guerre mondiali si verificarono orrori ed eccidi spaventosi, soltanto ora per la prima volta nella storia dell’umanità il mondo è a rischio di autodistruzione perché possiede armi tali non solo da poter distruggere la Terra ma anche per renderla non più abitabile da alcuna forma di vita. Sempre a Medjugorje la Madonna all’inizio del 1991 (mentre era in corso la guerra in Iraq) svelò questo piano satanico quando affermò che Satana vuole distruggere « il pianeta sul quale vivete ». Fino a qualche anno fa le armi di distruzione di massa erano infatti monopolio di alcuni stati come l’URSS e gli Stati Uniti in quanto esigevano alti livelli tecnici per essere prodotte e raffinate conoscenze tecniche per essere utilizzate. Oggi invece non solo tali armi possono essere costruite anche da piccoli « Stati canaglia », ma la materia prima di queste armi, trafugata dalle nazioni dell’ex Unione Sovietica e poi vendute al mercato nero, possono facilmente finire a disposizione di piccoli gruppi terroristici che dispongano di adeguate risorse finanziarie. Atti terroristici che prevedano l’impiego di tali armi, aventi un impatto distruttivo ben superiore rispetto a quanto avvenuto a Hiroshima e Nagasaki e in grado di portare in breve tempo il mondo intero alla distruzione, rappresentano oggi una tragica realtà.

IL MONDO È A RISCHIO DI AUTODISTRUZIONERiusciranno gli uomini coi loro mezzi a impedire la distruzione del mondo? Oggi molti studiosi ritengono di no. La complessa realtà attuale si presenta in modi assai più enigmatici e spaventosi rispetto a quanto accaduto durante il periodo della guerra fredda, che vedeva il contrapporsi di Oriente ed Occidente in due blocchi ben definiti. Oggi invece il terrorismo non ha una matrice ben definita e individuabile; inoltre gli « Stati canaglia » sono alla continua ricerca di armi nucleari, biologiche e chimiche tanto che il proliferare del commercio globale di tali armi da parte di questi Stati rappresenta ormai un pericolo che incombe su tutte le nazioni. Alcuni analisti dei servizi segreti occidentali sostengono che sia plausibile che tale situazione possa sfociare entro il prossimo decennio nell’esplosione di piccoli dispositivi nucleari o radioattivi in Europa o negli USA. Sempre secondo tali esperti, è difficile prevedere con esattezza un simile evento, come l’ora ed il posto o chi potrebbe esserne responsabile. Come ha detto Stephen Lander, direttore generale del Servizio di sicurezza della Gran Bretagna: «I servizi segreti si occupano delle informazioni di sicurezza che altri vorrebbero mantenere riservate. Il 100% del successo però non si ottiene mai. Quelli che credono che l’intelligence possa fermare qualsiasi attacco terroristico non devono aver prestato attenzione a questo particolare». La politica, di fronte a questo rischio, si dimostra del tutto incapace di impedire la proliferazione di queste armi nucleari che potrebbero distruggere il mondo. Robert Hutchinson, autore di una documentatissima inchiesta giornalistica dal titolo Le armi di distruzioni di massa (edita in Italia da Newton & Compton), conclude: « Il genio nucleare non può essere imprigionato dentro la gabbia dei regolamenti. Soltanto un politico dalla mente debole potrebbe crederlo. Oggi la realtà si presenta, in tanti modi, più spaventosi del vecchio confronto nucleare Oriente-Occidente. Oggi coloro che potrebbero armarsi della radioattività hanno motivazioni radicalmente differenti e più imprevedibili rispetto agli Stati membri del ‘circolo nucleare’, che hanno sviluppato le loro armi e sono vincolati per lo meno da alcune delle convenzioni diplomatiche e politiche accettate. Nonostante tutte le nostre speranze, la fine dell’incubo nucleare era un pura illusione. Ora appare all’orizzonte delle nostre paure quotidiane più grande di quanto non fosse negli ultimi giorni della guerra fredda ».

LA PREOCCUPAZIONE DI GIOVANNI PAOLO IINel testamento di morte, Giovanni Paolo II rivelò quale fosse la sua preoccupazione durante la prima parte del suo pontificato: lo scoppio di una guerra nucleare causata dalla guerra fredda. In seguito al crollo dell’Unione Sovietica nel 1989, come egli stesso scrive, tale pericolo oggi sembra scongiurato, ma il futuro non appare certo più roseo e privo di inquietudini. L’ultimo decennio del secolo passato è stato libero dalle precedenti tensioni ma ciò non significa che non abbia portato con sé nuovi problemi e difficoltà. Giovanni Paolo II non ha mai nascosto questa sua preoccupazione per le sorti del nostro pianeta quando affermò nel solenne Atto di affidamento del nuovo millennio alla Beata Vergine Maria del 2000: «Oggi come mai nel passato l’umanità è ad un bivio; possiede strumenti che può fare di questo mondo un giardino, o ridurlo ad un ammasso di macerie». La stessa preoccupazione la espresse in due encicliche parlando apertamente del rischio di autodistruzione: «Sull’orizzonte della civiltà contemporanea, specialmente di quella più sviluppata in senso tecnico-scientifico, i segni e i segnali di morte sono diventati particolarmente presenti e frequenti. Basti pensare alla corsa agli armamenti e al pericolo, in essa insito, di un’autodistruzione nucleare» (Dorninum et vivificantem, 57). «La seconda metà del nostro secolo — quasi in proporzione agli errori e alle trasgressioni della nostra civiltà contemporanea — porta in sé una minaccia così orribile di guerra nucleare che non possiamo pensare a questo periodo se non in termini di accumulo incomparabile di sofferenze, fino alla possibile autodistruzione dell’umanità» (Salvifici doloris, 8).

MEDJUGORJE: L’UNICA SPERANZA DI SALVEZZAMolti non hanno ancora compreso il motivo per cui le apparizioni mariane di Medjugorje continuano da così tanto tempo e, anzi, si domandano il perché di questo strano fenomeno che coinvolge milioni di persone e pellegrini provenienti da tutto il mondo e che solo parzialmente trova un adeguato e corretto riscontro sui media. Sarebbe un grave errore ridurre Medjugorje ad un semplice luogo devozionale e di preghiera popolare così come ve ne sono già in molte parti del mondo: ciò che è accaduto in questi 25 anni è infatti soltanto una fase preparatoria di un evento che coinvolgerà tutti e nel quale « il più » deve ancora venire. Non va dimenticato infatti che la Madonna rivelò ai veggenti Dieci Segreti fin dai primissimi tempi delle apparizioni, anche se ciò non compare, se non di sfuggita, nei messaggi ufficiali dati alla parrocchia. Questo è avvenuto perché ciò che più conta è la conversione e il rafforzamento della propria fede più che la preoccupazione angosciante del futuro: Dio ha un suo piano, e lo realizzerà con il nostro aiuto fatto di preghiere e santificazione personale. Ciò non toglie però l’estrema importanza che riveste la prospettiva che vede il delinearsi all’orizzonte dei Dieci Segreti: senza di essa si rischia di non comprendere questa importante manifestazione di misericordia di Dio. Personalmente mi ha molto colpito l’interrogativo posto a Mirjana – la veggente che dovrà annunciare i segreti al mondo mediante un sacerdote 3 giorni prima che accadano – da parte di Padre Livio Fanzaga nel corso di una sua nota intervista rilasciata nel 2001. Padre Livio in quella occasione sottolineava l’importanza di voler sapere se la veggente conosceva esattamente il luogo e il momento preciso in cui si verificheranno gli eventi contenuti nei segreti. «Queste due parole, « dove » e « quando », sono molto importanti» rimarcò, appena dopo averlo saputo. Perché queste due informazioni sono così importanti? A mio parere il motivo è evidente: il conoscere esattamente 3 giorni prima quanto accadrà ci permetterà di prendere quelle decisioni fondamentali per poterci salvare o evitare un imprevedibile catastrofe. Secondo alcune indiscrezioni raccolte da René Laurentin e pubblicate in un suo studio, in un segreto la Vergine avrebbe mostrato alla veggente, come in un film, la realizzazione di un segreto, che pare riguarderà l’Occidente. La terra era desolata. «Lo sconvolgimento di una regione del mondo».

L’INTERPRETAZIONE TEOLOGICAL’interpretazione teologica di questo evento è stata data in maniera brillante da Padre Livio Fanzaga nel suo volume La Donna e il Drago prendendo lo spunto dalla lettura del capitolo dodicesimo dell’Apocalisse e applicandola alla lettura di quanto sta avvenendo nella storia secondo la prospettiva del messaggio di Medjugorje ed in continuità con il messaggio di Fatima. La tesi del libro è netta: Satana sta tentando di porre fine all’opera della creazione e redenzione del mondo attraverso la distruzione dell’intero pianeta, ma Maria, la Donna dell’Apocalisse, con i suoi umili e fedeli discepoli « portatori della pace » lo impedirà sconfiggendo il Drago infernale. Bisogna pertanto evitare il rischio che questa profezia venga strumentalizzata e deformata da gruppi settari e millenaristi, il cui scopo altro non è se non quello di seminare il terrore e la disperazione preannunciando un futuro senza sbocchi. La prospettiva finale di questo scontro è invece una prospettiva di salvezza che vedrà vincitore Cristo, vero Signore della storia, attraverso l’intervento dell’umile fanciulla di Nazareth che, con l’aiuto dei suoi seguaci, sconfiggerà la perfida serpe dell’odio, della violenza e della guerra – dietro la quale si nasconde sempre il volto infame di Satana – donando al mondo un tempo nuovo di prosperità e di pace.

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Il sacerdozio è un dono di Dio per la redenzione del mondo

Posté par atempodiblog le 17 juin 2010

Riflessione del Direttore di Radio Maria Spagna

Il sacerdozio è un dono di Dio per la redenzione del mondo dans Fede, morale e teologia Jean-Marie-Baptiste-Vianney-Curato-d-Ars

[...] Pregare per i sacerdoti e per le vocazioni sacerdotali equivale a pregare Dio per se stessi e per i propri bisogni. Infatti, la ragione del sacerdozio non è la realizzazione dei sacerdoti. Il presbitero non è un uomo che ha scelto una professione per il proprio piacere, ma qualcuno che ha risposto alla chiamata di Dio, che gli chiede di donare la sua vita come il “pane spezzato” per la redenzione del mondo. La preghiera per i sacerdoti assomiglia alla preghiera di Gesù durante l’Ultima Cena, in cui ha pregato il Padre per i Suoi apostoli e per tutti quelli che, nei secoli, avrebbero conosciuto la Fede grazie alle loro parole e a quelle dei loro successori.

Il Curato d’Ars non si distingue per qualità speciali, come un linguaggio raffinato o un elaborato pensiero teologico. Era un semplice prete di campagna, conosciuto per andare subito “al sodo”, all’essenziale. Il suo impegno principale fu dedicare la sua vita ai “poveri peccatori”. Questa espressione potrebbe sembrare un po’ arcaica ed erede di una spiritualità ormai superata… niente di più sbagliato! È proprio questo il motivo del grande valore del sacerdozio: di tutti i mali che affliggono l’umanità, il sacerdozio lavora per quello principale: il peccato. Molti altri mali della nostra esistenza (malattie, povertà, mancanza d’affetto) possono farci soffrire, ma solo il peccato è in grado di privarci della carità e della speranza, indispensabili per ottenere la Vita Eterna.

Il Santo Curato d’Ars è conosciuto specialmente per il suo apostolato nel sacramento della confessione, alla cui paziente amministrazione arrivò a dedicare fino a quindici ore al giorno! E quando cadde per sfinimento, cinque giorni prima di morire, gli ultimi penitenti si strinsero intorno al letto del moribondo. Si calcola che, verso la fine della sua vita, il numero annuale di pellegrini penitenti avesse raggiunto la cifra di ottantamila.

Il Curato d’Ars soffriva e gioiva nello stesso tempo amministrando il sacramento del perdono, perché il suo unico desiderio era essere testimone della conversione dei peccatori, e per questo scopo utilizzava tutte le sue energie. Quando si imbatteva in anime impenitenti, piangeva davanti a loro: “Oh, amico mio -diceva-, io piango proprio perché tu non piangi”. Ma sempre la sua allegria era grande, nel vedere come rinascono alla speranza i cuori pentiti.

Ma il momento culmine della sua giornata, e quello che lo faceva gioire maggiormente, era la celebrazione dell’Eucaristia. Le seguenti parole sono sue: “Se il prete non avesse la consolazione e la felicità di celebrare la Santa Messa, non potrebbe sopportare il suo incarico”, “Solo in cielo si comprenderà la felicità di celebrare la Messa”. Sembra quasi che il Santo Curato d’Ars durante la Santa Messa “mietesse” la grazia che poi avrebbe distribuito nella Confessione!

In poche parole, i veri rimedi che alleviano il male dell’essere umano sono l’Eucaristia e la Confessione. Per questo, possiamo concludere dicendo che il sacerdozio è un dono di Dio per la redenzione del mondo. Mi rimetto alle incisive parole che il Papa recentemente ha rivolto con un videomessaggio a un gruppo di milleduecento sacerdoti che si sono dati appuntamento in un Ritiro Internazionale ad Ars: “Pensate al gran numero di messe che avete celebrato o che celebrerete, rendendo ogni volta Cristo realmente presente sull’altare. Pensate alle innumerevoli assoluzioni che avete dato e darete, permettendo a un peccatore di lasciarsi redimere. Percepite allora la fecondità infinita del sacramento dell’Ordine. Le vostre mani, le vostre labbra sono divenute, per un istante, le mani e le labbra di Dio. Portate Cristo in voi; siete, per grazia, entrati nella Santissima Trinità. Come diceva il Santo Curato: «Se si avesse la fede, si vedrebbe Dio nascosto nel sacerdote come una luce dietro un vetro, come un vino mescolato all’acqua»”.

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Da Fatima a Medjugorje. Il piano di Maria per la pace

Posté par atempodiblog le 22 mai 2010

DA FATIMA A MEDJUGORJE – IL PIANO DI MARIA PER LA PACE

gospa medjugorje

Il 1991 è un anno cruciale nella storia contemporanea. Nessuno lo sospetta, ma l’impero sovietico che domima metà del mondo sta per collassare. La Regina della pace lo aveva già annunciato fin dai primi mesi delle apparizioni (30 Ottobre 1981), evocando la promessa di Fatima: “Alla fine la Russia si convertirà”. Il primo messaggio del 1991 è il più drammatico che mai sia stato pronunciato dalla Madonna: “ Cari Figli, oggi, come prima mai v’invito alla preghiera. Che la vostra preghiera sia preghiera per la pace. Satana è forte e desidera distruggere non solo la vita vita umana, ma anche la natura e il pianeta su cui vivete” (25 Gennaio 1991). Mentre la Madonna dà il messaggio, infuria la prima guerra contro l’Iraq. I pericoli di un conflitto globale incombono minacciosi. Il Papa Giovanni Paolo II lancia appelli accorati perché le armi tacciano. Il 25 Giugno, ventesimo anniversario delle apparizioni, i cannoni serbi incominciano a crepitare in Bosnia Erzegovina. Scoppia la guerra civile nei Balcani, durati quasi quattro anni, con oltre quattrocentomila morti e ottantamila donne stuprate. Sull’orrizzonte internazionale si addensano nuvoloni gonfi di tempesta.

In questo contesto La Regina della pace, nel messaggio del 25 Agosto 1991, dà un annuncio che lega strettamente Fatima a Medjugorje, come se le due apparizioni facessero parte di un medesimo piano di salvezza. La Madonna vede realizzarsi ciò che noi non riusciamo a vedere. Al di là dei cannoni che crepitano, grazie alla preghiera e al digiuno di innumerevoli anime devote, si sta realizzando la promessa fatta a Fatima di un tempo di pace per l’umanità, preceduto dalla conversione della Russia. Chi ascolta comprende che può essere protagonista di un avvenimento storico unico e si sente personalmente coinvolto:
“Cari Figli, anche oggi vi invito alla preghiera, ora come non mai, da quando il mio piano ha incominciato a realizzarsi. Satana è forte e vuole intralciare i miei progetti di pace e di gioia e farvi pensare che mio Figlio non sia forte in ciò che ha deciso. Perciò vi invito, cari figli, a pregare e a digiunare ancora più intensamente. Vi invito a qualche rinuncia per la durata di nove giorni, perché col vostro aiuto si realizzi tutto ciò che voglio realizzare secondo i segreti inziati a Fatima. Vi invito, cari figli, a comprendere l’importanza della mia venuta e la serietà della situazione.” (25 Agosto 1991). Chi allora poteva pensare che l’8 Dicembre del medesimo anno i capi delle varie Repubbliche sovietiche ne avrebbero decreatato lo scioglimento e che il 25 Dicembre la bandiera rossa sarebbe stata ammainata dal Cremilino? Uno dei più grandi imperi della storia, la cui nefasta epopea anticristica era stata preannunciata dalla Madonna a Fatima, era caduto senza versamenti di sangue.
Da Fatima a Medjugorje la storia umana vive una delle pagine più drammatiche e luminose dell’Apocalisse. Non si tratta di un evento che ci sta dietro le spalle, come se ormai appartenesse al passato. Al contrario si tratta di una prospettiva nella quale siamo profondamente coinvolti e il cui svolgimento riguarda il nostro immediato futuro. Siamo infatti nel pieno di quel grande combattimento fra il Cielo e l’inferno, fra la Donna vestita di sole e il grande drago rosso, dal cui esito dipenderà il futuro del mondo. Questa pagina dell’Apocalisse è una realtà sotto i nostri occhi e noi ne siamo direttamente chiamati in causa. Satana ha colto il suo momento propizio per distruggere il mondo e impadronirsi delle anime mediante l’odio e la guerra. La Regina della pace è scesa in campo per schiacciargli la testa e preparare per il mondo un tempo di primavera.

Il grande combattimento escatologico non è ancora entrato nella sua fase culminante, ma le forze in campo si stanno ormai chiaramente delineando. All’inizio del ventesimo secolo il serpente infernale preparava quegli sconvolgimenti che avrebbero dato origine a due guerre mondiali, fino alla produzione attuale delle armi di sterminio di massa. Nello stesso tempo seduceva il mondo col miraggio della totale autonomia dell’uomo, non più sottomesso a Dio, ma padrone orgoglioso del suo destino. Non è difficile immaginare che cosa sarebbe accaduto se la Madonna non fosse intervenuta per tempo.

E’ a partire da Fatima che la Madre di Dio sta pazientemente facendo maturare il suo piano di salvezza. La sua strategia è quella divina di sempre. Si tratta di vincere il male col bene. Laddove il nemico diffonde l’incredulità, la Madonna suscita la fede; laddove sparge l’odio, lei semina l’amore; laddove aizza alla violenza e alla vendetta, lei chiama alla mitezza e al perdono. Satana ingrossa i suoi eserciti trascinando gli uomini sulle vie dell’egoismo e dell’immoralità; la Madre di Dio forma le sue schiere invincibili invitando le anime alla conversione e alla santità di vita.

Guardando alla storia del ventesimo secolo con l’occhio della fede, noi possiamo vedere una crescita contemporanea, quasi parallela, delle forze del bene e di quelle del male. Alle orde dei negatori di Dio e degli spregiatori dell’uomo Maria contrappone le schiere dei testimoni della fede e degli apostoli dell’amore. Nei lager e nei gulag, come nei campi di battaglia di tutto il mondo, agli orrori dell’inferno la Madonna oppone le figure eroiche di coloro che muoiono donando la vita per i fratelli. Quando il maligno ordiva trame di morte, Maria tesseva i suoi piani di vita.

L’errore di prospettiva del dopo guerra è stato quello di pensare che la grande tribolazione fosse ormai alle spalle e che per l’umanità si prospettasse un lungo tempo di pace. Le sofferenze della guerra avevano avvicinato gli uomini a Dio. Il bagno di sangue aveva resa l’umanità un po’ più saggia. Il maligno tuttavia è l’infaticabile e l’irriducibile. Lui sa che ha alla sua portata la possibilità di distruggere il mondo e non vuole lasciarsela sfuggire. E’ straordinaria l’abilità con la quale satana negli ultimi decenni del secolo ha usato la grande disponibilità dei beni materiali per allontanare gli uomini da Dio, per diffondere l’ateismo pratico e per trascinare nell’immoralità e nell’indifferenza religiosa gli individui, le famiglie e la società intera.

Quando sono incominciare le apparizioni di Medjugorje, il 24 Giugno 1981, nessuno poteva pensare quale straordinario avvenimento stesse incominciando e a quale mirabile progetto la Madonna avesse posto mano. Il triplice grido “Pace, pace, pace”, lanciato al mondo fra le lacrime, coglieva un’umanità distratta e paga delle sue sicurezze. Nessuno in quei primi tempi poteva neppure sospettare che la sua presenza fra noi sarebbe durata così a lungo. Il disegno della Regina della pace si è delineato gradualmente, ma con mirabile continuità. Mentre il tempo passava e molti si interrogavano fino a quando sarebbero durate le apparizioni, il piano della divina misericordia si andava delineando nella sua mirabile bellezza.

Chi non comprendeva si chiedeva con un pizzico di incredulità: “Perché un così lungo tempo e perché così tanti messaggi”? La presenza della Madonna a molti sembrava superflua. “Abbiamo la Chiesa, abbiamo l’Antico e il Nuovo Testamento” commentavano coloro che si erano dimenticati che la Madre di Cristo è anche la Madre della Chiesa e dell’umanità. Eppure la Madonna aveva fatto intravedere fin dall’inizio che ci trovavamo di fronte a un intervento di Dio assolutamente eccezionale e irripetibile.

“Io e mio Figlio abbiamo un progetto speciale su questa parrocchia” (Medjugorje, 12 Aprile 1984), confidava la Regina della pace. “Cari figli, vi amo ed ho scelto in modo speciale questa parrocchia, che mi è più cara di altre, dove sono rimasta volentieri quando l’Altissimo mi mandava” (Medjugorje, 21 Marzo 1984), affermava la santa Vergine, manifestando una chiara predilezione divina per la piccola parrocchia dell’Erzegovina. Ma è un Giovedì santo che la Regina della pace dichiara l’importanza primaria di Medjugorje rispetto a tutte le apparizioni del passato: “Cari figli, vi ringrazio perché nei vostri cuori avete cominciato a pensare di più alla gloria di Dio. Oggi è il giorno in cui volevo cessare di darvi dei messaggi, perché alcuni non mi hanno accolto. La parrocchia, ad ogni modo, ha fatto progressi, e desidero darvi dei messaggi come mai è avvenuto in nessun luogo nella storia dall’inizio del mondo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata” (Medjugorje, 4 Aprile 1985).

Questo messaggio, che all’inizio destava meraviglia, ora si sta pienamente realizzando. La Regina della pace lo completava affermando che mai più sulla terra ci sarebbero state apparizioni come quelle di Medjugorje. Ci troviamo di fronte a un avvenimento unico e irripetibile, come eccezionale è il pericolo che minaccia l’umanità. Si delinea così il quadro mirabile della divina misericordia che ha donato alla nostra generazione un tempo straordinario di grazia, nel quale la Madre di Dio sta preparando le schiere del bene, per arginare la furia del drago, ormai sciolto dalle catene a causa della stoltezza degli uomini.

La Madonna in questi ultimi tempi invita ripetutamente a pregare per un suo piano che si deve realizzare. Noi non possiamo conoscere gli elementi singoli e i suoi tempi di attuazione, ma ci appare chiaro un disegno di sconfinato amore, il cui sbocco finale è il nuovo mondo della pace. Incominciando da Fatima fino ad oggi, la presenza di Maria si va sempre più manifestando come l’elemento chiave per la comprensione dei tempi che stiamo vivendo. Lo stesso pontificato di Giovanni Paolo secondo appare in tutto il suo valore solo se collocato nel piano materno di Maria per l’umanità. Comprendere il progetto della Regina della pace è oggi una grande urgenza per la Chiesa e per l’intera umanità. Esso infatti prevede la nostra attiva collaborazione per potersi realizzare.

A una umanità inquieta e senza pace, a un mondo in balia dell’odio e del rancore, a una generazione in pericolo e tentata di disperazione, la Madonna si presenta come l’inviata dall’Altissimo e la messaggera del suo amore. Mentre l’angoscia per il futuro cresce nei cuori, lei ci rincuora dicendo: “Sono qui io ad aiutarvi”. Siamo ancora nel vivo del tempo di grazia che Dio ha concesso al mondo. Non durerà all’infinito. Si tratta infatti di un periodo di preparazione spirituale per un futuro su cui è posto il sigillo dei dieci segreti. Beati coloro che verranno trovati con le loro lampade accese.

di Padre Livio Fanzaga

Fonte: Oggi
Tratto da: Radio Maria

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Medjugorje, la Regina della Pace

Posté par atempodiblog le 28 avril 2010

Medjugorje
La Regina della Pace
Pellegrinaggio a Medjugorje di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Radio Maria

Medjugorje, la Regina della Pace pellegrino4ruote

Un villaggio sperduto è divenuto il centro del mondo

E’ dal 1985 che mi reco più volte all’anno a Medjugorje in auto , ma in tutto questo periodo, nonostante i provvidenziali tratti autostradali degli ultimi tempi, il tragitto non ha mai perso le caratteristiche di un vero pellegrinaggio, affascinante e impegnativo nel medesimo tempo, dove la meta, che all’inizio ti sembra sia dietro l’angolo, in realtà si allontana sempre più, come un miraggio che si dissolve all’orizzonte. Quante volte con fervore e trepidazione ho incominciato questa avventura, come se fosse la prima volta? Ancora oggi, dopo oltre sessanta viaggi, per un totale di almeno centoventimila chilometri, mi accingo a partire per Medjugorje con lo spirito di un neofita. Così è per moltissime altre persone. Per quale motivo la gente non si stanca mai di ritornare a Medjugorje, nonostante la distanza e la fatica? La Regina della pace ringrazia per la risposta alla sua chiamata. Senza dubbio è lei che parla al cuore, ne sia uno cosciente o meno, ed è la sua voce che si fa strada nell’intimo, anche quando il pellegrino è un cane randagio che approda a Medjugorje senza sapere nemmeno lui il perché.

Mi sono chiesto a quale strategia si ispiri il Cielo quando sceglie i luoghi dove manifestare la grazia e la misericordia. Non si tratta certo di scelte casuali, ma accuratamente mirate, dove le caratteristiche dell’umiltà e della piccolezza balzano subito agli occhi. Gesù non veniva forse dall’oscuro villaggio di Nazareth, all’estremo limite di Israele? Agglomerati come Lourdes, La Salette, Fatima, Pontmain, Banneux e tanti altri obbediscono alla medesima logica. Non si può certo generalizzare, se pensiamo a Parigi, dove però la Madonna non ha scelto l’imponente basilica di Notre Dame, ma l’umile cappella delle figlie di San Vincenzo a Rue de Bac. La scelta di Medjugorje è stata ancora più audace e sorprendente, non solo per la sua piccolezza e oscurità, ma per la sua collocazione geografica, apparentemente situata ai margini abbandonati dell’Europa.

In quei primi anni ci fu una grande meraviglia in Occidente per il fatto che la Madonna apparisse per così tanti giorni in un paese comunista, dove la religione era a malapena tollerata nell’ambito circoscritto delle mura di una chiesa. L’Ovest e l’Est dell’Europa apparivano ed erano in realtà due mondi separati e incomunicabili. Mi ricordo il timore con cui affrontai il primo viaggio, varcando un confine che non solo geografico, ma anche ideale e spirituale. Al bivio della strada che immetteva in Medjugorje ti aspettava la “Milicija” (polizia) che ti scrutava con sospetto, controllando accuratamente il bagaglio e ogni angolo dell’automobile e chiedendoti perché mai eri andato fin laggiù, anziché fermarti negli accoglienti alberghi della costa dalmata. Ora si capisce perché la Madonna aveva scelto quel villaggio. I muri di separazione infatti sono crollati, l’Europa respira con i suoi due polmoni e alla Messa serale sacerdoti di ogni parte del mondo concelebrano, leggendo il vangelo in decine di lingue.

A Medjuorje trovi una varietà di pellegrini che invano cercheresti in altri santuari. Arrivano le schiere dei devoti delle parrocchie, con i loro pulmann variopinti, imponenti e attrezzati di ogni confort quelli occidentali, per lo più sconnessi e ansimanti quelli dei paesi dell’Est. Non dubito che la Madonna guardi questi ultimi con predilezione e non manchi di fare qualche furtivo miracolo perché giungano a destinazione. Il viaggio, che a volte dura giorni, rappresenta una opportunità per pregare insieme. Non mancano sacerdoti che informano, predicano, esortano…. fino alla sazietà. Personalmente ho sempre preferito il pellegrinaggio individuale, esponendomi però a stanchezze, colpi di sonno e inevitabili pericoli di incidente. Col mio angelo custode ho spesso litigato, per le sue, a mio avviso ingiustificate, disattenzioni e distrazioni.

I pellegrini solitari o a piccoli gruppi sono numerosi. Molti sono i giovani, che si dividono i costi di un viaggio in automobile, alternandosi alla guida. Fra loro vi è una presenza rilevante di quelli che sono lontani dalle parrocchie e persino dalla fede, ma che sono tormentati da una fame di assoluto, che invano cercano di estinguere frequentando i supermarket dell’effimero. Fa impressione, specialmente in alcuni appuntamenti dell’anno, come il Festival dei giovani (prima settimana di Agosto) o la veglia in attesa del nuovo anno, vedere così tanta gioventù col rosario in mano, quasi sempre con la luce del sorriso sul volto, perché baciata dall’amore materno di Maria. Specialmente fra i Croati non sono pochi quelli che arrivano davanti alla Chiesa dai due campanili dopo giorni di cammino a piedi. Nel 1986 riconobbi davanti alla casa della veggente Marija un noto teologo italiano, travestito da ciclista, che aveva pedalato fino Medjugorje su una bicicletta da corsa. Recentemente ho incontrato un gruppo di giovani che hanno fatto il viaggio in bicicletta, partendo da Sassuolo. Sembravano più riposati di me che avevo pigiato freni e acceleratore per diciotto ore di seguito. Erano venuti a Medjugorje spinti dalla curiosità, ma si erano già proposti di ritornarvi per una esperienza più prolungata.

Che cosa trova la gente a Medjugorje?

Chi ha frequentato Medjugorje fin dai primi anni è stato testimone di notevoli cambiamenti. All’inizio l’unico punto di riferimento era la chiesa parrocchiale con a fianco la casa canonica, non diversa dalle altre costruzioni del villaggio, che faceva anche da abitazione per i frati. Non vi erano alberghi e l’accoglienza veniva fatta nelle case private. I pulmann dei pellegrini dovevano fare la spola ogni giorno dalle località più lontane. Lo stress era notevole. La gente del posto era povera e dedita in prevalenza alla coltivazione del tabacco. D’inverno mancava spesso la luce e di conseguenza anche il riscaldamento. I servizi igenici all’interno delle abitazioni erano una rarità. Eppure i disagi venivano facilmente superati da un fervore straordinario che gli stessi abitanti, sempre discreti e misurati, comunicavano più con l’esempio che con le parole. Nei quasi quattro anni della guerra di Bosnia (1991-1994) i pericoli e i disagi si sono moltiplicati, ma l’interesse delle apparizioni non è diminuito e si è assistito a una straordinaria gara di generosità che non si è ancora esaurita.

Attualmente Medjugorje in un certo senso non è più riconoscibile rispetto alle fotografie degli anni ottanta. Pullulano pensioni, negozi, supermarket e diverse comunità religiose, di cui alcune nate dai messaggi della Madonna, vi hanno posto le loro radici, edificando non di rado vistosi edifici. Chi ha potuto ha costruito e non solo quelli del posto. Qua e là sono visibili progetti faraonici, frutto della mente esaltata di personaggi opinabili. La gente del villaggio, che, nonostante i cambiamenti nel corso dei decenni, si è conservata fedele alla Regina della pace, non vive più di agricoltura, ma di accoglienza dei pellegrini. Non vi sono altre possibilità per sfamare una famiglia. Anche i veggenti non hanno alternative. Si può toccare con mano un certo benessere, ma non manca chi afferma che “prima” si viveva meglio, perché i tempi e i ritmi del lavoro in campagna lasciavano più spazio per la preghiera e per la vita di famiglia. Ora invece bisogna dedicare la giornata per preparare i pasti e allestire le camere. La parrocchia invece ha saputo mantenere le giuste dimensioni, valorizzando gli spazi all’aperto e predisponendo dei tendoni. La Chiesa dai due campanili è rimasto tuttora il simbolo di Medjugorje, che fa sussultare il cuore, non appena lo si intravede entrando nell’agglomerato.

La bellezza di Medjugorje è il fatto che, nonostante le trasformazioni, ha conservato i tratti caratteristici e familiari di una parrocchia. I pellegrini che vi convengono da ogni parte del mondo non vi trovano nulla di particolare. Eppure respirano un clima misterioso che li avvolge e compenetra l’anima. In nessun’ altra parte del mondo ho provato ciò che sperimento ogni volta che mi reco lì. Di che cosa si tratta? La gente concordemente dà testimonianza di una presenza materna che il cuore avverte come un mare di tenerezza al quale abbandonarsi. Non mancano coloro che vanno alla ricerca di sensazioni o di segni straordinari ,oppure dei veggenti con i quali parlare e porre domande. Tutto questo però alla fine non ha nulla a che fare con la grazia di Medjugorje. La Regina della pace ha affermato che lei “qui” dà grazie speciali, in particolare quella compunzione del cuore, che è il primo passo sulla via della conversione. Ho conosciuto molta gente che ha fatto questo lungo e faticoso pellegrinaggio ed è ritornata contenta e motivata nella vita cristiana, senza aver visto nessun veggente o assistito ad alcuna apparizione.

Ciò che fa di Medjugorje un luogo unico rispetto a tutti gli altri è il fatto che la Madonna lì è presente in modo specialissimo. L’apparizione è senza dubbio una grazia straordinaria, che la Chiesa si è sempre ben guardata dal sottovalutare. I veggenti si esprimono correttamente quando affermano che lì a Medjugorje la Madonna viene ogni giorno “viva”, cioè col suo corpo glorioso, così come è in Cielo. Questa è la differenza rispetto ad altri santuari mariani, che sono pure luoghi di grazia e di benedizione. Questa presenza di Maria, che ogni pellegrino può avvertire, se ha un minimo di disposizione interiore, è ciò che caratterizza il santuario di Medjugorje e lo conserva sempre identico a se stesso, dopo così tanto tempo, nonostante le trasformazioni esterne.

Tutta la piana di Medjugorje è un tempio all’aperto

I primi anni che mi recavo a Medjugorje spendevo gran parte del mio tempo aiutando alcuni veggenti nell’accoglienza dei pellegrini. Ora invece amo camminare in mezzo ai campi col rosario in mano, contemplando il cielo e le colline intorno, fra le quali spiccano il Podbrdo e il Krizevac. Passeggiare, meditare, leggere e pregare, non solo durante la giornata, ma anche nelle ore notturne, quando gli eserciti delle stelle brillano gioiosamente nel firmamento, è quanto di meglio possa desiderare l’anima in cerca dell’Assoluto. Nelle notti di plenilunio, quando la luna imbianca il paesaggio, il pensiero corre spontaneo alle parole del Monfort, che paragona la Madonna alla luna. La sua luce, afferma, non è abbagliante come quella del sole, ma è tenue e delicata, come l’amore materno di Maria, che avvolge e accarezza l’anima, infondendo serenità e pace.

Anche Medjugorje, come i grandi santuari sorti sul posto delle apparizioni, ha i suoi luoghi santi. Tuttavia in nessuna parte del mondo le apparizioni della Madonna sono così numerose. La Regina del cielo è scesa su quella terra benedetta migliaia e migliaia di volte. Il fatto che noi ci siamo abituati non deve offuscare questo dono immenso di grazia per la nostra generazione. Tutta la grande piana di Medjugorje è uno spazio sacro perché ogni lembo di terra è stato santificato dalla presenza dell’inviata dall’Onnipotente. Indubbiamente è la collina delle prime apparizioni l’epicentro della irradiazione di Maria. E’ là che è incominciata la grande avventura in quell’afoso pomeriggio del 24 Giugno del 1981. La Madonna fece segno ai ragazzi di salire, ma essi, presi da timore e stupore, erano fuggiti. Tuttavia già al secondo giorno la gente si è fatta largo fra le spine e le rocce appuntite al seguito dei veggenti che si erano arrampicati in alto, laddove la Regina della pace li attendeva.

Nei mesi successivi le autorità comuniste aveva vietato di salire sulla montagna e la polizia presidiava i luoghi di accesso. E’ così che i ragazzi incontravano la Madonna nascosti nel folto verde della grande piana, oppure nelle case private e infine nei locali della parrocchia. Ovunque tu vada a Medjugorje puoi essere certo di trovarti su un lembo di terra santificata dal Cielo. La sensazione che si prova è quella di una vicinanza e di una sollecitudine che scuote l’anima dalle sabbie mobili della tiepidezza e della indifferenza. I dubbi e lo scetticismo di questo mondo immerso nelle tenebre spesso assediano anche il cuore dei credenti, i quali, oggi più di ieri, hanno bisogno di segni che risveglino la fede. La Madonna è venuta proprio per questo: per riaccendere il lumino fumigante della tua fede. Tutta la piana di Medjugorje (Medjugorje significa “in mezzo ai monti”) porta il segno di Maria e della sua presenza. La molteplicità delle apparizioni sono la testimonianza di un amore materno che ha le dimensioni di un oceano. Se hai la grazia di cogliere questa sovrabbondanza, della quale tu per primo sei il destinatario, tornerai a casa con una forza interiore che prima non conoscevi.

E’ la Madonna stessa che ha creato questo immenso santuario all’aperto, sul quale si affaccia il paradiso, da lei dove discende ogni giorno, non di rado accompagnata dagli angeli. In un messaggio ha affermato che lì a Medjugorje ha realizzato un “Oasi di pace”, precisando però che satana sta in agguato, aggirandosi intorno. Lo si è toccato con mano durante la guerra di Bosnia, quando i paesi vicini a Medjugorje, in particolare la città di Mostar, furono semidistrutti dai bombardamenti, mentre il villaggio di Maria è rimasto intatto e le bombe che furono scagliate contro la chiesa non sono esplose. In questa conca di pace i pellegrini si muovono come i pesci nell’acqua, senza rendersi conto di essere immersi in un mare di grazia e di luce. A Medjugorje, lo si desideri o meno, si respira la grazia, la si beve e la si mangia. Se non erigi barriere intorno al cuore, ovunque ti trovi, anche seduto al bar per prendere un caffè, sei un possibile bersaglio dei dardi d’amore che partono dal Cuore materno di Maria.

Il Podbrdo, il Krizevac, la Chiesa

Medjugorje ormai assume le dimensioni di una ridente cittadina, ma è la frazione di Biakovici ad essere il luogo privilegiato, il punto obbligato di arrivo della lunga teoria dei pellegrini. Da lì infatti provengono i sei veggenti e in quel pugno di abitazioni, in parte nuove, ma improntate a elegante sobrietà, si ritrovano tuttora , almeno in alcuni periodi dell’anno, quando i due che abitano all’estero (Ivan negli USA e Marija in Italia) vi fanno ritorno. Ma Biakovici non è solo il villaggio dei veggenti. Quell’agglomerato di case infatti è appollaiato alle pendici della collina della prime apparizioni (Podbrdo), che è il centro focale della presenza di Maria. I pellegrini a ragione la considerano una propaggine del Cielo, dove la Regina della pace ha affermato che lascerà un segno della sua presenza: sarà un segno visibile, durevole, indistruttibile, bellissimo, che viene dal Signore.

Proprio in vista di questa profezia alcuni gruppi hanno costruito nelle adiacenze dei luoghi di preghiera e di accoglienza. Sarà la visione del segno ad aprire i cuori? La Madonna al riguardo mortifica le vane curiosità e pronuncia parole di severo ammonimento: “ Anche quando sulla collina lascerò il segno che vi ho promesso, molti non crederanno. Verranno sulla collina, si inginocchieranno, ma non crederanno. E’ ora il tempo di convertirsi e di fare penitenza”. Sono affermazioni che non lasciano dubbi sull’atteggiamento con cui bisogna accingersi a salire sulla santa montagna. Senza il cuore contrito, senza il pianto sui propri peccati e senza la ferma decisione di cambiare vita invano ci si inerpica lungo quel sentiero che, nelle intenzioni di Maria, traccia un cammino spirituale di conversione e di purificazione.

Salire sulla montagna delle prime apparizioni è d’obbligo per ogni pellegrino. E’ la stessa Regina della pace che ha manifestato questo desiderio, già il primo giorno della sua venuta, quando faceva cenno ai veggenti, trattenuti da un sacro timore commisto a una gioia segreta, di avvicinarsi a lei. Questo si è verificato il giorno successivo, quando i sei ragazzi si sono inerpicati fra le pietre aguzze e le spine taglienti, aprendosi un sentiero che da allora è divenuto sempre più largo e agevole. Alla fine essi si trovarono in ginocchio intorno alla bellissima giovinetta, con meno di vent’anni, dal viso dolce e luminoso, e tuttavia regale per una splendida corona di dodici vivissime stelle che le incoronavano il capo. Diversamente da tante altre apparizioni, il vestito, un velo bianco su una lunga veste grigia, era improntato a semplicità e penitenza. Gli occhi azzurri guardavano con tenerezza materna tutti i presenti, mentre di tanto in tanto si sollevavano per abbracciare la grande pianura che si distendeva sotto di lei perdendosi all’orizzonte; e sorrideva, forse già pregustando le piogge di grazie che avrebbe riversato sui pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.

Anche oggi di tanto in tanto la Regina della pace chiama la gente sul Podbrdo per un incontro straordinario al chiarore delle stelle, anche se di preferenza dà l’appuntamento alla Croce blu, che si trova ai piedi della collina. Non c’è dubbio che non si inganna chi, inerpicatosi sulla collina e giunto alla spianata dove la Madonna ha promesso di lasciare un segno, avverte col cuore la presenza di Maria. In quello spiazzo sacro, terra santa per eccellenza, si avverte quella pace e quell’intima gioia che sono un anticipo di paradiso sulla terra.. In ginocchio, davanti alla statua marmorea della Regina della pace, la gente apre il suo cuore e riversa in quello compassionevole di Maria tutte le sue pene, i suoi problemi e le sue speranze. La Madre di misericordia ascolta, consola, rasserena e fortifica. Si scende dal monte con le lacrime agli occhi, con l’animo leggero e con la certezza che un amore forte e fedele veglia su ogni istante della nostra vita.

La salita sulla spianata delle prime apparizioni è un cammino penitenziale. La Madonna ha voluto significare la via ardua e stretta della conversione, che richiede la rinuncia al peccato e la fatica della virtù. Mentre sali, recitando il rosario, rifletti sulla tua vita, e valuta attentamente se sei sulla giusta strada, quella che Cristo ha tracciato e sulla quale ti precede, per giungere alla salvezza.

Quando ti trovi a metà salita, vedrai sulla tua destra, ai bordi del sentiero, elevarsi un croce di legno, di color marrone scuro. Qui, è stato dato, già il 26 Giugno del 1981, il messaggio fondamentale delle apparizioni di Medjugorje. La Regina della pace non ha aspettato a manifestare quello che le stava più a cuore e, subito dopo l’incontro sulla montagna, è apparsa di nuovo alla veggente Marija che stava scendendo dal monte, precedendo tutti gli altri. La “Gospa” piangendo a dirotto, con le lacrime che le scendevano lungo la veste grigia e si dissolvevano sulla nube dove poggiava i piedi, invitava gli uomini alla riconciliazione con Dio e fra di loro: la croce, che si stagliava dietro le sue spalle, stava a indicare che è dalla croce che viene la vera pace, quella che, sgorgando dal cuore riconciliato con Dio, si diffonde nelle famiglie e fra i popoli , fino ad abbracciare l’intero mondo. Davanti a quella croce il pellegrino è chiamato a piangere sui suoi peccati e recitare l’atto di contrizione perfetta, presentando a Dio il sincero dolore per averlo offeso e il proposito di non offenderlo più per l’avvenire, impegnandosi a perseverare sulla via della salvezza e della santità.

Si può scendere dalla spianata delle prime apparizioni per un altro sentiero, che porta a un luogo particolare, detto della Croce blu: così infatti lo chiama anche la “Gospa” quando dà l’appuntamento in quel luogo per le apparizioni nella tarda serata, che hanno per protagonista il veggente Ivan. Lì infatti si trova una croce di legno, dipinta di blu ed è lì che anche oggi avvengono gli incontri dell’inviata dall’Altissimo con i pellegrini, ogni volta che lei lo decide, e dà degli specifici messaggi. Perché la Madonna abbia scelto quel luogo per incontrare il suo popolo possiamo solo ipotizzarlo. La Regina della pace ha manifestato fin dai primi giorni la sua compiacenza per la numerosa presenza della gente. Le apparizioni non sono un privilegio dei veggenti, ma sono un dono per tutti. La Madonna è felice quando la moltitudine accorre numerosa ai suoi appuntamenti. Presso la Croce blu, specialmente in determinate solennità, vi è la presenza di alcune migliaia di persone. Maria, madre premurosa e prudente, ha scelto quel posto ai piedi del Podbrdo e facilmente accessibile dalla strada, perché il maggior numero di persone, anche quelle anziane e malate, possa assieparsi intorno a lei. Senza dubbio chiunque si trovi nella grande spianata di Medjugorje e nel momento della apparizione apra il suo cuore , si trova sotto la pioggia di grazie che si effondono dal Cuore della santa Vergine. Tuttavia l’assistere all’ apparizione, specialmente per chi non ha mai avuto questo dono, è fonte di profonde e indimenticabili emozioni spirituali. Ma tutto si dissolverebbe nel nulla, se non ne seguisse un cambiamento interiore. D’altra parte quante comunioni vengono fatte, senza che la vita spirituale venga rinnovata?

A poca distanza dalla collina del Podbrdo si eleva quella un po’ più alta del Krizevac, che prende il nome da un’imponente croce di cemento che si staglia sulla cima. Fu la gente del posto a innalzarla nel 1933, anno santo della Redenzione. La Regina della pace ha spiegato in un suo messaggio che l’erezione di quella croce faceva parte del piano di Dio. Questo ci svela come lo sguardo dell’Onnipotente vigili sul cammino degli uomini e predisponga i suoi interventi nella storia, che spesso sfuggono alla nostra attenzione, con commuovente sollecitudine.

Il Krizevac nell’economia spirituale di Medjugorje rappresenta il Calvario. In nessun altro santuario mariano del mondo, dove la Via Crucis è sempre presente, essa viene evocata e sperimentata con l’austero realismo del Krizevac. Me ne resi conto di persona quando partecipai a una salita sul monte della Croce guidata dalla veggente Vicka, con la partecipazione di un folto gruppo di ex drogati della Comunità Cenacolo. Partiti nel cuore della notte, abbiamo raggiunto la cima solo a mezzogiorno, rivivendo davanti a ogni stazione, mirabilmente scolpita nel bronzo dal genio di un artista italiano, il dramma della Passione, come se il Calvario ci fosse improvvisamente divenuto contemporaneo. Salendo lungo quel sentiero impervio, fra pietre appuntite e cespugli spinosi, si comprende a quale prezzo i nostri peccati sono stati espiati e quanto sia stolto cercare di espellere la croce dalla vita cristiana.

“Dalla croce viene la salvezza” ha affermato in un suo messaggio la Regina della pace. Dal Cuore trafitto di Gesù si effondono innumerevoli grazie, non solo di conversione, ma anche di guarigione, in particolare per tutti quei malati che avranno accettato e offerto la loro sofferenza. Dopo la fatica della salita, che non pochi percorrono scalzi e incuranti delle intemperie, si giunge finalmente ai piedi della croce maestosa, che in diverse occasioni , specialmente nei primi anni delle apparizioni, è scomparsa, lasciando apparire al suo posto la figura luminosa di Maria. In questo modo la Regina della pace invitava la gente a salire sul Calvario di Medjugorje e confermava che lei è lì con noi a pregare ai piedi della croce.

Il grande apostolo di Medjugorje, Padre Slavko, servo infaticabile della Regina della pace, ha avuto la grazia di esalare il suo ultimo respiro proprio in prossimità della cima del Krizevac, prima di “nascere al Cielo”, come la stessa Regina della pace si è espressa. Egli era solito salire sul Krizevac quasi ogni giorno, in un pellegrinaggio solitario durante il quale ritemprava le sue energie spirituali. Dopo una vita spesa totalmente per la causa di Medjugorje, la “Gospa” gli concedeva la grazia di rivivere,specie nei suoi ultimi anni, la Passione di Gesù, e lo portava al Cielo proprio all’appuntamento della quattordicesima stazione, quando il soffrire volge al termine e lo sguardo si apre alla luce della Resurrezione. Il servitore buono e fedele ha ricevuto dalla Madonna stessa quell’attestato di fedeltà che gli uomini gli hanno negato. Così abbiamo compreso che i riconoscimenti che contano sono quelli che ci vengono dal Cielo, il quale è solito esprimere la sua predilezione offrendoci la possibilità di portare la croce con Gesù. Beati coloro che non se la scrolleranno dalle spalle, perché grande sarà la loro ricompensa!

Il Krizevac è testimone di due grandi manifestazioni di fede che si celebrano durante l’anno. La prima in occasione della festa della Esaltazione della santa Croce, quando i pellegrini convengono da ogni parte della Croazia e dell’Erezegovina per salire, spesso a piedi nudi, sulla montagna della croce. La seconda a conclusione del festival dei giovani, nel giorno della festa della trasfigurazione. Allora il Krizevac diviene un altare intorno al quale la gente si stringe con straordinaria devozione per partecipare alla santa Messa.

Nonostante la bellezza e lo straordinario significato che rivestono il Podbrdo e il Krizevac, è la Chiesa parrocchiale dai due campanili, che si elevano nel cielo come i due testimoni dell’Apocalisse, a rappresentare il centro spirituale di Medjugorje. Diversamente da altre apparizioni, come a Lourdes o a Fatima, qui non è sorta una cappella o un santuario che affiancasse o sostituisse la Chiesa parrocchiale. Questo è dovuto a una precisa strategia della Regina della pace, la quale ha affermato di avere scelto la Parrocchia e di volerla condurre con dei messaggi particolari. Questa catechesi parrocchiale, che ormai coinvolge le parrocchie di tutto il mondo, è iniziata nel marzo del 1984 e continua tuttora.

La ragione della scelta della parrocchia, oltre che dei sei veggenti, è da attribuire a un piano di grande portata della “Gospa”, volto a rinnovare la Chiesa intera, raccogliendola intorno a quella insostituibile fonte di grazia che è l’eucaristia. La Santa Messa è quanto sta più a cuore alla Madonna e questo lo ha dimostrato fin dai primi tempi, quando le apparizioni, per i divieti delle autorità, avvenivano nei locali della parrocchia o nella stessa Chiesa. Fu allora che la santa Messa vespertina è divenuta il momento culminante della giornata. Essa è preceduta da due rosari che preparano i cuori al momento dell’apparizione, la quale viene così spiritualmente orientata all’eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana. Per la verità durante tutta la giornata i vari gruppi dei pellegrini celebrano le loro sante Messe nella lingua nazionale. Gli italiani in particolare (ogni mattina alle h. 11) danno vita a celebrazioni molto partecipate. Tuttavia è l’eucaristia della sera quell’appuntamento che trasforma la grande spianata intorno alla Chiesa in una piccola Pentecoste.

Ciò che tuttavia caratterizza Medjugorje e che non ha riscontri simili in altri santuari, è la straordinaria adesione dei pellegrini al sacramento della penitenza. Intorno alla Chiesa sono disposti numerosi confessionali, mentre molti altri vengono improvvisati nelle grandi occasioni. I frati francescani dell’Erzegovina si avvicendano infaticabili per assicurare il servizio della riconciliazione, mentre sacerdoti di ogni nazionalità si affiancano per soddisfare il desiderio di purificazione dei pellegrini disposti in lunghe file, ordinate e pazienti ,che sembrano esaurirsi mai.

La Madonna ha detto che a Medjugorje concede particolari grazie di conversione. Tuttavia la conversione, quando è autentica, trova la sua naturale conclusione in una sincera confessione, nella partecipazione alla comunione e nel proposito di una vita cristiana rinnovata. E’ certamente possibile arrivare a Medjugorje in stato di peccato mortale, ma sarebbe stato un pellegrinaggio inutile se non si ripartisse in grazia di Dio. La confessione ci riveste di quella grazia santificante, senza la quale saremmo come dei tralci secchi, buoni solo per il fuoco. Essa è il frutto più importante del pellegrinaggio e ci dona quella pace vera di cui la Madonna ha detto di essere la Regina. La Confessione e la Santa Messa sono dunque i punti focali del programma di Maria. Troppi cristiani lo avevano dimenticato ed è per questo che la Madonna lo ricorda senza mai stancarsi.

I frutti del pellegrinaggio a Medjugorje

Ciò che mi ha sempre colpito e persino meravigliato nei pellegrini che vanno a Medjugorje è il fatto ben accertato che nella loro grande maggioranza ritornano a casa pieni di entusiasmo. Spesso mi è accaduto di consigliare il pellegrinaggio a persone in gravi difficoltà morali e spirituali e a volte persino disperate e quasi sempre ne hanno tratto grandi benefici. Non di rado si tratta di giovani e di uomini, assai meno disponibili alle facili emozioni. Ma è soprattutto il fascino che Medjugorje esercita sui più lontani che impressiona. Persone da anni lontane dalla Chiesa, e n0n di rado critiche nei suoi confronti, scoprono in quella parrocchia sperduta i tratti di semplicità e fervore che li avvicinano alla fede e alla pratica della vita cristiana. E’ inoltre straordinario il fatto che, nonostante la fatica e la spesa del viaggio, molti non si stanchino di ritornare come cervi assetati alle sorgenti dell’acqua. Non vi è dubbio che a Medjugorje vi sia una grazia speciale che rende questo posto unico e irripetibile. Di che cosa si tratta?

Il fascino irresistibile di Medjugorje è dato dalla presenza di Maria. Sappiamo che queste apparizioni sono diverse da tutte quelle precedenti della Madonna perché sono legate alla persona del veggente e non a un luogo particolare. In questo lungo periodo la Regina della pace è apparsa in innumerevoli luoghi della terra, ovunque si siano recati i veggenti o vi abbiano dimorato. Eppure nessuno di essi è divenuto un “luogo santo”. Solo Medjugorje è la terra benedetta, il centro di irradiazione della presenza di Maria. Lei stessa in alcune occasioni ha tenuto a precisare che i messaggi lei li dà “lì”, anche se la veggente Marija, che li riceve, si trova in Italia. Ma soprattutto la Regina della pace ha affermato che a Medjugorje lei dà particolari grazie di conversione. Ogni pellegrino che entra in quell’Oasi di pace è accolto e abbracciato da una presenza invisibile ma reale. Il cuore, se è disponibile e aperto al soprannaturale, diviene un terreno dove vengono gettati a piene mani i semi della grazia, che a suo tempo daranno i loro frutti, secondo la corrispondenza di ognuno.

Il punto focale dell’esperienza che i pellegrini fanno a Medjugorje è proprio questo: la percezione di una presenza. E’ come se uno all’improvviso scoprisse che la Madonna esiste davvero e che essa è entrata nella sua vita occupandosi di lui. Tu obbietterai che un buon cristiano già crede alla Madonna e la prega nelle sue necessità. E’ vero, ma il più delle volte Dio non è presente nella nostra vita come una persona di cui sperimentiamo l’amore e la sollecitudine nel nostro vivere quotidiano. Crediamo a Dio e alla Madonna più con la mente che col cuore. A Medjugorje molti scoprono la presenza di Maria col cuore e la “sentono” come una madre che li segue con sollecitudine, avvolgendoli col suo amore. Nulla è più straordinario e sconvolgente di questa presenza che scuote i cuori e gonfia di lacrime gli occhi. Non pochi a Medjugorje piangono di commozione perché per la prima volta nella loro vita hanno sperimentato quanto Dio li ama, nonostante una vita di miserie, di lontananza e di peccati.

Si tratta di una esperienza che cambia radicalmente la vita delle persone. Sono molti in effetti a testimoniarlo. Tu credevi che Dio fosse lontano, che non si prendesse cura di te e che avesse troppe cose a cui pensare per posare gli occhi su un miserabile come te. Eri convinto di essere un poveraccio che Dio forse guardava con severità e con poca considerazione. Ma ecco che scopri che anche tu sei oggetto dell’amore di Dio, non diversamente da tutti gli altri, anche se sono più vicini a lui di te. Quanti ragazzi drogati a Medjugorje hanno riscoperto la loro dignità e un nuovo entusiasmo di fronte alla vita, dopo aver toccato gli abissi della vergogna! Avverti l’occhio compassionevole di Maria che si posa su di te, percepisci il suo sorriso che ti incoraggia e ti infonde fiducia, senti il suo cuore di madre che batte di amore “solo” per te, come se tu solo esistessi al mondo e la Madonna non avesse altro di cui occuparsi se non della tua vita. Questa esperienza straordinaria è la grazia per eccellenza di Medjugorje ed è tale da cambiare radicalmente la vita delle persone, per cui non pochi affermano che la loro vita cristiana è cominciata o ricominciata il momento dell’incontro con la Regina della pace.

Scoprendo la presenza di Maria nella tua vita scopri anche l’importanza fondamentale della preghiera. La Madonna infatti viene soprattutto per pregare con noi e per noi. Lei in un certo senso è la preghiera vivente. Il suo magistero sulla preghiera è straordinario. Si può senz’altro affermare che ogni suo messaggio è un’esortazione e un insegnamento sulla necessità di pregare. A Medjugorje però ti rendi conto che non bastano né le labbra né i gesti esterni e che la preghiera deve nascere dal cuore. In altra parole la preghiera deve diventare un’esperienza di Dio e del suo amore.

Non puoi raggiungere questo traguardo dall’oggi al domani. La Madonna ti dà dei punti di riferimento a cui essere fedele: le preghiere del mattino e della sera, il santo rosario, la santa Messa. Ti invita a punteggiare la giornata di giaculatorie, in modo da santificare ogni istante che vivi. Se sei fedele a questi impegni, anche nei momenti di aridità e di stanchezza, pian piano la preghiera zampillerà dal profondo del tuo cuore come una polla d’acqua pura che irrora la tua vita. Se all’inizio del tuo cammino spirituale, e specialmente quando sei ritornato a casa da Medjugorje, sentirai la fatica, poi, sempre più frequentemente, farai l’esperienza della gioia del pregare. La preghiera di gioia è uno dei frutti più preziosi del cammino di conversione che si inizia a Medjugorje.

La preghiera di gioia è possibile? La risposta positiva viene direttamente dalla testimonianza di tutti coloro che ne fanno l’esperienza. Tuttavia, dopo alcuni momenti di grazia che la Madonna ti fa sperimentare a Medjugorje, è normale che sopravvengono i tempi del grigiore e accidia. Medjugorje è un oasi che è difficile riportare nella vita di ogni giorno, con i problemi assillanti del lavoro, della famiglia, oltre alle distrazioni e alle seduzioni del mondo circostante. Devi perciò, una volta rientrato a casa, crearti una tua oasi interiore, e organizzare la tua giornata in modo tale che non manchino mai i tempi della preghiera. Fatica e aridità non sono necessariamente negative, perché attraverso questo passaggio ti rafforzi la volontà e la rende sempre più disponibile a Dio. Sappi che la santità non consiste nel sentimento, ma nella volontà rivolta al bene. La tua preghiera può essere altamente meritoria e gradita a Dio anche se non “senti” niente. Sarà la grazia dello Spirito Santo a donarti la gioia nel pregare, quando sarà opportuno e utile per il tuo progresso spirituale.

Con Maria e la preghiera ti si svela la bellezza e la grandezza della vita. Questo è uno dei frutti più preziosi del pellegrinaggio, che spiega perché le persone tornino a casa contente. E’ un’esperienza che coinvolge molti, ma specialmente i giovani, i quali spesso arrivano a Medjugorje in cerca di quel “qualcosa” che dia un senso alla loro vita. Si interrogano sulla loro vocazione e missione. Alcuni brancolano nel buio e provano nausea per un’esistenza vuota e senza ideali. La presenza materna di Maria è quella luce che li illumina e che apre loro nuovi orizzonti di impegno e di speranza. La Regina della pace ha detto più volte che ognuno di noi ha un grande valore nel piano di Dio, giovane o anziano che sia. Ha chiamato tutti a raccolta nel suo esercito di testimoni, affermando che lei ha bisogno di ognuno e che non può aiutarci se noi non la aiutiamo.

Allora uno capisce che la sua vita è preziosa per se stesso e per gli altri. Prende coscienza del mirabile piano divino della creazione e della redenzione e del suo posto unico e insostituibile in questo mirabile progetto. Sa che, qualunque sia la sua occupazione qui sulla terra, umile o prestigiosa, in realtà vi è un compito e una missione che il Padrone della vigna affida a ognuno ed è qui che si gioca il valore della vita e si decide del proprio destino eterno. Prima di arrivare a Medjugorje forse credevamo di essere delle rotelle insignificanti di un ingranaggio impietoso e anonimo. L’esperienza opprimente di una vita piatta e grigia generava depressione e angoscia. Quando abbiamo scoperto quanto Maria ci ama e quanto siamo preziosi nel suo piano di salvezza, che lei sta realizzando su ordine dell’Altissimo, siamo così contenti che ci metteremmo a cantare e a ballare come Davide al seguito dell’Arca. Questa, caro amico, non è esaltazione, ma felicità vera. E’ proprio così: la Madonna rende felici, ma soprattutto rende operosi. Da Medjugorje tutti ritornano apostoli. Hanno scoperto quella perla preziosa che vogliono far trovare anche agli altri.

Ritornare a Medjugorje

Perché moltissimi pellegrini ritornano a Medjugorje? Ci troviamo di fronte a un fenomeno che non si verifica in una misura analoga per altri santuari. La grande maggioranza di chi si è recato nella parrocchia di Maria, non appena possibile progetta un nuovo viaggio. Questo riguarda tutti, i più vicini come i più lontani. Alcuni vi ritornano ogni anno, o più volte all’anno. E’ come se avessero trovato lì una nuova residenza, dove trascorrere i momenti di riposo, dopo le logoranti fatiche del lavoro. Ci sono quelli che risparmiano durante l’anno per potersi godere le ferie al mare, ai monti o in campagna, ma ci sono anche quelli che fanno sacrifici per poter ritornare a Medjugorje. Non è raro il fenomeno di singoli e famiglie che vi trascorrono i periodi di vacanza, per la durata non solo di giorni, ma di settimane. Come si spiega tutto ciò?

La ragione in fondo è semplice: si ritorna a Medjugorje perché lì la Madonna è viva. Il richiamo irresistibile di Maria si fa sentire di nuovo molto presto nel cuore. Il suo progetto di istruire, guidare e fortificare nella fede la nostra generazione esige un lungo e paziente accompagnamento. Queste apparizioni sono le ultime, ha affermato la Regina della Pace, e poi non apparirà più sulla terra. Sono un evento assolutamente eccezionale che prepara la Chiesa e il mondo a superare una “crisi” che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Questo tempo è il tempo di Maria, ma anche quello della potenza delle tenebre. La Regina della pace durante questi anni sta preparando l’esercito della testimonianza e della vittoria. Il ritorno a Medjugorje fa parte del piano di Maria perché il tempo della prova non ci trovi impreparati.

E’ però necessario che tutto questo non si risolva in un’ abitudine o in una collezione di viaggi da esibire come prova della propria fedeltà. Se ogni volta il cuore non si rinnova, si fanno chilometri sull’asfalto ma non lungo il cammino della perfezione. Ecco perché ogni salita sul Podbrdo deve essere un evento dello spirito, un desiderio di rinnovarsi interiormente e di compiere con Maria il pellegrinaggio della propria vita. Il ritorno a Medjugorje va collocato nel proprio personale cammino di santità e nello sforzo quotidiano di conversione che non deve mai cessare.

Verrà un momento in cui anche i tiepidi e gli scettici decideranno finalmente di intraprendere il santo pellegrinaggio a lungo rinviato. Non sappiamo se allora le grande agenzie di viaggi, attirate dai profitti, scenderanno in campo. Questo avverrà quando sulla montagna apparirà “il segno visibile, indistruttibile, durevole, bellissimo, che viene dal Signore”. Molti allora accorreranno sulla collina, spinti dalla curiosità. Ma sarà troppo tardi per convertirsi.

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