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Poesia dedicata a Santa Bernadette

Posté par atempodiblog le 11 février 2024

Sui passi di Bernadette dans Apparizioni mariane e santuari Santa-Bernadette

Poesia dedicata a Santa Bernadette
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Cari amici, Bernadette è la mia santa più amata. Ho composto per Lei la mia unica poesia: un canto d’amore alla sua santità.

1. Bernadette stella lucente
nel cielo azzurro dei Pirenei
risplendi ora come un sole
nella Chiesa del Signore

2. La tua vita è un torrente
di acqua fresca e pura
che scorre tra le rocce aguzze
dell’aspra montagna.
Il mare pacifico
dell’eterno amore
ti ha accolta vincitrice.

3. Lo sguardo di Maria
si è posato,
colmo di ammirazione,
sul pane amaro
della tua umiliazione.

4. Eri la fanciulla più ignorante,
più povera e dimenticata.
Dio sceglie le cose che non sono
per compiere le meraviglie
della sua Onnipotenza.

5. In un angolo stretto e oscuro
di prigione abbandonata
ti ha raggiunto, ignara,
la chiamata del Cielo.

6. Quel mattino uggioso
dell’ undici febbraio
il rustico caminetto
esalava i guizzi flebili
dell’ultima fiamma.

7. La tua sollecitudine
di fanciulla premurosa
ti ha portata come d’incanto
alla grotta sconosciuta,
a cercare nuova legna
per ravvivare il fuoco.

8. Te beata, piccola bimba,
che hai potuto contemplare
la luce sfolgorante
dell’eterna giovinezza
dell’Ancella del Signore!

9. Il suo sorriso d’amore
ti ha rapito gli occhi
e riscaldato il cuore.

10. Ma ancora più beata
per il tuo “sì” ardente
che la Madre di Dio
ha deposto sull’altare
della gloria celeste.

11. La tua testimonianza,
limpida e schietta,
è un raggio di luce chiara
che illumina i sentieri
di questo mondo smarrito.

12. Sul tuo volto sereno
di fanciulla innocente
è brillato il sorriso
di Colei che il nostro cuore
mai si sazia di cercare.

13. Il tuo coraggio indomito
ha confuso i potenti
nei pensieri del loro cuore.

14. A noi canne sbattute
dal vento del timore
dona l’audacia
del cammino controcorrente.

15. Le tue mani pure
hanno scavato nel fango immondo
dell’umana iniquità.

16. Una sorgente d’acqua limpida
che lava e disseta
è versata sulla terra arida
delle nostre anime morte.

17. In un mattino di Marzo,
sfolgorante di luce,
la Piena di Grazia ha deposto
nello scrigno del tuo cuore
il tesoro nascosto
del suo Nome Immacolato.

18. Era il giorno benedetto
In cui Gabriele annunciò
la salvezza del mondo.

19. Tu hai portato alla Chiesa in festa
l’approvazione del Cielo
sul mistero inaccessibile
di santità e di grazia
di cui l’Altissimo ha rivestito
la Vergine Maria.

20. Te, umile fiore di campo,
coltivato da Dio,
il palcoscenico del mondo
non ha mai attirato
con la sua falsa luce.

21. Hai voluto restare povera
e, come fuoco che scotta,
hai prontamente rigettato
l’oro lucente e infido
che ti veniva donato.

22. Come Abramo hai lasciato
la terra dove sei nata.
La tua casa, la tua grotta,
i tesori del tuo cuore,
interamente hai bruciato
nella fiamma viva
del sacrificio d’amore.

23. Hai abbracciato la croce
sulla quale il tuo Sposo
dolcemente ti ha posato,
stringendoti forte
alla ferita del costato.

24. Tu, martire crocifissa,
sei la forza dei malati.
In te contemplano la redenzione
che zampilla dal dolore.

25. Col tuo volto sorridente
di eterna giovinetta
aiuta i nostri giovani
a guardare alla vita
con gli occhi della speranza.

26. Questo mondo contaminato
dal fango del peccato
ottieni, fanciulla innocente,
la grazia della purezza.

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Le ritrattazioni imposte ad Adelaide Roncalli

Posté par atempodiblog le 6 février 2024

“Io sentivo soltanto don Cortesi che mi diceva sempre che ogni mia visione era peccato e non la finiva mai. Non ho mai avuto mezzo di parlare con altri sacerdoti che con lui. Io essendo piccolina e sempre in quell’ambiente così teso [era relegata in un convento di suore], non sapevo che fare.
Don Cortesi non la finiva mai di dirmi che facevo peccato dicendo di sì e che dovevo smetterla di ingannare la gente perché facevo fare ad essa altrettanti peccati. Ero piccola e ho pensato ai molti peccati che avrebbero fatto a causa mia e mi ha fatto dire per forza di no”. Questa testimonianza di Adelaide risale al marzo 1954, quindi a dieci anni dalle apparizioni.

Da parte mia nessun commento. Ciascuno può capire da sé quale valore avessero quelle ritrattazioni imposte alla veggente. E nessuno potrà mai capire le sofferenze lancinanti che Adelaide, fin da bambina, si portò dentro, ritenendosi traditrice della Madonna, anzi “un Giuda”, come si espresse lei. E sofferenze del genere non possono non segnare per tutta la vita.

La Madonna a Ghiaie di Bonate? Una proposta di riflessione – Padre Angelo Maria Tentori. Ed. Paoline

Le ritrattazioni imposte ad Adelaide Roncalli dans Apparizioni mariane e santuari Adelaide-Roncalli-di-Ghiaie-di-Bonate

Apparizioni della Madonna – Regina della famiglia – Ghiaie di Bonate (BG) – Maggio 1944
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria – (06/02/2024)

Don Cortesi spiega la ritrattazione
Don Luigi Cortesi, professore di filosofia del Seminario di Bergamo, nel libro “Il problema delle apparizioni di Ghiaie”, descrive il modo con cui riuscì a indurre Adelaide Roncalli (7 anni) a ritrattare le apparizioni. Tipico esempio di mentalità modernista pregiudizialmente ostile a ogni forma di manifestazione del soprannaturale.

Egli scrive (pp. 220-221): “Ranzanico, 23 luglio, ore 22,30 — Siamo bucolicamente sdraiati nel praticello dell’asilo, in faccia al lago sottostante…

La conversazione sfarfalleggia da un argomento all’altro. Ma mi è facile condurla, al momento buono, dove voglio. La fermo sulle paure del buio, dalle quali Adelaide s’è lasciata agitare anche l’altra sera.

– Non devi aver paura, dunque, se quelle immagini non sono vere. Del resto, chi è quieto in coscienza non teme neppure il diavolo. Si direbbe che tu non sia quieta in coscienza.
– Che cosa vuol dire “quieta in coscienza”?
– Non si è quieti quando si prova rimorso, perché si hanno peccati sull’anima. Li hai tu?
– Non so… Chi ha un peccato sull’anima, se dice un’Ave-maria, il diavolo scappa via, no?
– Lascia stare il diavolo. È sempre bene dire un’Avemaria, ma non basta: chi è in peccato mortale deve confessarsi. Forse che ce l’hai tu?
– Non so. Che cosa sono i peccati mortali?
– Sono peccati grossi che, se morissimo…
– Per esempio?
– Per esempio…

E intanto annaspo per trovare l’esempio adatto. Non voglio buttarle in faccia il caso suo, senza averla preparata. La bimba è sulle spine e ripete tre volte:

– Per esempio?
– Ecco per esempio: un tale va in tribunale e dice al giudice: “Questo fascista ha ucciso dieci partigiani”. La cosa non è vera, ma il giudice fa ammazzare il fascista. Ebbene, quel tale ha commesso peccato grave.
– Io non ho mai fatto queste cose. Non ho mai parlato di soldati.
– Lo credo bene. Ma io non dicevo di te… Però anche tu hai fatto delle bugie grossettine, grossettine, colla storia della tua Madonna.

Adelaide non si ribella; pare angustiata della sua colpa e chiede ansiosa:

– È peccato mortale? — È terribile compito il convincere di peccato grave la coscienza di un bambino: ma bisognerà pure illuminarla, quandochessia.
– Adelaide mia, non ti voglio ingannare. Tu sei piccola e forse il tuo non è un peccato grave, perché tu non sapevi bene tutto il male che facevi. Ma se avessi fatto io, io che ho più di trent’anni quello che hai fatto tu, se io avessi detto alla gente che mi era apparsa la Madonna sapendo che non era vero, io avrei commesso un peccato mortale, grosso, grosso, uno dei più grossi… Invece, forse tu non sapevi…
– È più grosso ancora del peccato mortale?
– Eh, no. Tutti i peccati grossi sono mortali.
– No, ci sono dei peccati più grossi dei mortali.
– Quali? Vuoi dire i peccati contro lo Spirito Santo?
– No, un altro.
– Che gridan vendetta al cospetto di Dio?
– No, un altro.
– Me lo dirai quando ti viene in mente. Però, tu l’hai confessato per bene, non è vero?
– Sì, annuisce Adelaide col capo”.

Il 31 luglio (pag. 225) il Cortesi ripete ad Adelaide:

“Certo, una bugia, in queste cose della Madonna è peccato grosso… E quindi devi confessarti, chiedere di cuore perdono al Signore e alla Madonna: poi devi fare penitenza…
Domani saremo a Bergamo e ti potrai confessare. Se vuoi, puoi venire da me, perché io so già le cose…”.

Il 13 agosto (pp. 228-229), a Bergamo, don Cortesi, tra l’altro dice alla bambina:

– Io so che non ti sei ancora confessata…
– Sì, mi sono confessata da quell’altro…
– Volevo dire: non ti sei ancora confessata di quella bugia circa la tua Madonna, non è vero?
– No, non ne ho parlato.
– Vedi ascolta: secondo il tuo parere, fu bene o male che tu dicessi di aver visto la Madonna?
– Male.
– Perché fu male?
– Perché è una bugia.
– Se è male devi confessartene…
– Penso che Mons. Vescovo vorrà conoscere questa storia della Madonna: a lui bisogna dirla per bene. Tu certamente avrai vergogna di confessare la tua bugia. Perciò facciamo in questo modo: tu scrivi una lettera e ci metti tutto ciò che il cuore ti detta; io poi la porterò al vescovo. Vuoi?…”.

Gli interrogatori martellanti non potevano che portare alla ritrattazione. La resistenza della bambina, nell’isolamento, durata più di un anno, a una tale coercizione morale, è un prodigio.

Questi fatti procurarono gravi ferite nella psiche e nella coscienza della bambina, e furono la causa principale di altre ritrattazioni. [...]
(Regina della famiglia. Storia delle apparizioni a Ghiaie sessant’anni dopo – di Severino Bortolan – Kolbe Edizioni)

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La Madonna che Scioglie i Nodi, dalla Germania trecento anni di grazie

Posté par atempodiblog le 2 février 2024

La Madonna che Scioglie i Nodi, dalla Germania trecento anni di grazie
L’arcivescovo Bergoglio ne diffuse la devozione nel Sud America Gli italiani i pellegrini più numerosi
di Giacomo König – ACI Stampa
Tratto da: 
Radio Maria

La Madonna che Scioglie i Nodi, dalla Germania trecento anni di grazie dans Articoli di Giornali e News

Dipinta dal pittore tedesco Johann Georg Melchior Schmidtner nel 1700, la “Madonna che Scioglie i Nodi” dispensa grazie tramite la famosa Novena da oltre trecento anni. Il quadro originale Maria Knotenlöserin, un olio su tela grande 182 centimetri per 110, è conservato nella Parrocchia di San Pietro a Perlach, nella città di Augusta, nel Land tedesco del Bayern. Don Günter Grimme, sacerdote ora in pensione, ma ancora attivo come direttore spirituale in questa parrocchia, spiega ad Acistampa la spiritualità e la devozione legate a questo quadro.

Don Grimme, a quando può essere fatta risalire la diffusione della devozione a questa immagine di Maria?
«Da quando l’attuale Papa Francesco, in qualità di arcivescovo di Buenos Aires, ha promosso la venerazione dell’immagine in Argentina, da dove si è diffusa poi in tutto il Sud America. Da qui sempre più visitatori si sono poi recati a visitare il quadro originale. Tuttavia, il numero di gran lunga maggiore di pellegrini proviene dall’Italia. Un evento speciale del 2015 è stato il pellegrinaggio di tutte le diocesi bavaresi ad Augusta per vedere la “Scioglitrice di nodi”. Questo ha avuto luogo come parte dei preparativi per commemorare l’elevazione della Madonna a “Patrona Bavariae” nel 1917».

Vengono celebrate funzioni speciali per adorare questa immagine?
«L’evento più importante dell’anno ecclesiastico per quanto riguarda questa immagine miracolosa è la funzione solenne dell’8 dicembre o della domenica più vicina a questa data, poiché Maria è raffigurata nell’immagine come “Immacolata”. Ci sono poi le devozioni delle domeniche di maggio, quando, oltre alla Madonna scioglitrice di nodi, un’altra raffigurazione di Maria nel presbiterio invita all’adorazione e alla preghiera. La madre di Gesù viene commemorata con preghiere e canti anche in molte altre occasioni e ogni sabato la celebrazione eucaristica si conclude con la « Salve Regina” o l’antifona corrispondente all’anno ecclesiastico».

É possibile quantificare quanti pellegrini visitano l’immagine?
«Se si sommano le persone che partecipano alle funzioni religiose, i fedeli che si trovano sempre in chiesa durante il giorno e i gruppi, ogni giorno circa 450 persone visitano in media San Pietro a Perlach».

Si possono fare anche visite guidate della Chiesa?
«Certamente. Sono possibili visite guidate che illustrano la storia della chiesa e dell’immagine miracolosa. Tuttavia, è necessario prenotare in anticipo, poiché i volontari non sono sempre disponibili. Lo stesso vale se un gruppo vuole celebrare una propria funzione religiosa. Di norma, quindi, chiediamo ai gruppi ospitati di partecipare all’Eucaristia delle ore 9.30 insieme a noi. Anche perché vogliamo preservare San Pietro, che si trova vicino alla piazza del municipio dove pulsa la vita della città, come un’oasi di pace e tranquillità dove pregare il più indisturbati possibile».

Mi racconti un po’ la sua esperienza personale e spirituale con l’immagine di Maria che Scioglie i Nodi.
«Sono particolarmente colpito dal modo in cui Maria è attenta e concentrata sui nodi che le vengono consegnati. La storia della vita e della fede di questa donna conteneva molte imponderabilità e domande che non trovavano semplicemente risposta. Inizia con le circostanze speciali dell’Annunciazione e della nascita di Gesù e termina con la terribile esperienza di vedere suo figlio morire come un criminale sulla croce. Per me, la fede di Maria nel fatto che Dio è fedele e mantiene la sua promessa si riflette nella frase che attraversa i Vangeli come un filo rosso: “Ella conservava tutte queste cose nel suo cuore”. E alla fine, nell’esperienza della Pentecoste, tutti questi nodi furono sciolti. Guardare a Maria, che si è presa cura dei nodi della sua vita, è per me un esempio da cui attingere fiducia e speranza per me e nella preghiera per gli altri».

Maria si prende cura però anche dei nodi della vita di ognuno.
«Assolutamente sì. Nella nostra chiesa c’è sempre un libro dove chiunque può scrivere le proprie intenzioni. Di solito le persone scrivono brevi note; alcuni descrivono in modo più dettagliato ciò che li preoccupa, o esprimono la loro  angoscia. Può capitare che qualche tempo dopo si trovi un riferimento a queste affermazioni, ma con un grande ringraziamento. Segno che Maira ha ascoltato la preghiera».

A chi consiglierebbe in particolare la Novena a Maria che Scioglie I Nodi?
«Secondo me ha senso pregare questa novena, come facciamo ogni anno, in preparazione all’8 dicembre, e portare così alla Madonna dei Nodi intenzioni importanti. Ma se penso al nostro libro delle intenzioni, diventa chiaro che ogni necessità può trovare posto nella preghiera della Novena».

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Per diventare santo impara dalla formica

Posté par atempodiblog le 29 janvier 2024

Per diventare santo impara dalla formica
di Padre Livio Fanzaga

Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Per diventare santo impara dalla formica dans Fede, morale e teologia In-una-notte-nera-su-un-sasso-nero-una-formica-nera

Se ti dico che la santità è il fine della vita di ogni uomo, probabilmente mi guardi con scetticismo. Mi concedi volentieri che alcune persone siano chiamate a vivere eroicamente sotto il profilo morale e spirituale. Anzi, sei assolutamente convinto che senza i santi il mondo sarebbe una landa deserta e inospitale. Ma, obbietti, la maggioranza degli uomini è fatta da persone le cui principali preoccupazioni sono di ordine materiale e temporale. Non è forse vero che le moltitudini si preoccupano in primo luogo di soddisfare gli istinti primari, completamente dimentichi della vita interiore?

Purtroppo hai ragione, caro amico, ma quella che hai davanti agli occhi non è l’umanità che Dio ha creato nello splendore della sua grazia, ma quella decaduta e abbruttita dal peccato. Su di essa, e anche tu lo hai sperimentato, si è chinata la divina misericordia per chiamarla a nuova vita. In Gesù Cristo la santità non è un ideale astratto, ma una realtà concreta che  viene proposta e donata a tutti . Con la sua grazia ogni uomo può seguirlo e imitarlo. Se ti metti alla scuola di  Gesù, cammini spedito sulla via della santità.

Ora che sei impegnato nel cammino di conversione, mi preme sgombrare il campo da un malinteso, secondo il quale la santità sarebbe un traguardo che non è alla portata di tutti, ma soltanto di alcuni privilegiati. Questo non può essere, perché la santità è il fine stesso della vita, raggiungendo il quale l’uomo si realizza e consegue la felicità. Comprendi anche tu che il traguardo della felicità deve essere accessibile a tutti, dal momento che tutti la desiderano ardentemente. S. Agostino, quando era ancora nel difficile passaggio della conversione, guardandosi intorno diceva a se stesso per spronarsi a decidere: “Se questo e quello sono diventati santi, perché non io?”.

Infatti, se ci rifletti bene, il punto di partenza è uguale per tutti. Ogni uomo infatti nasce malato e incline al male. I santi, prima di diventare tali, erano uomini fragili e peccatori come noi. Come sono diventati santi? Con l’aiuto della grazia e la loro buona volontà. Ma, caro amico, non è forse vero che la grazia viene concessa a tutti e che la buona volontà dipende da ognuno di noi? Non dimenticare che alcune delle stelle più fulgide della santità sono stati dei grandi peccatori.

Ora ascoltami: se tutti nasciamo nel peccato e a tutti viene concessa la grazia di Cristo, perché mai alcuni diventano santi e altri no? Dovrai ammettere che la differenza è data soltanto dalla buona volontà. E’ questo il fattore decisivo e discriminante fra chi realizza la sua vita sul cammino della santità e chi la disperde lungo la via della mediocrità e del male. Il motivo per cui non pochi cristiani indietreggiano di fronte alla chiamata universale alla santità è dovuto a un falso concetto che se ne sono formati. Associano la santità ad opere straordinarie, per le quali ritieni di non essere portato. Effettivamente molti santi sono state persone eccezionali, ai quali Dio ha dato doni e affidato missioni particolari. Tuttavia vi è una moltitudine immensa di santi ordinari, molti dei quali ignoti alla uomini, ma ben noti a Dio, che hanno vissuta la sanità nella dimensione ordinaria della loro vita.

Tante esitazioni e perplessità si dissolvono come la nebbia al sole se intendi la santità nel suo genuino significato. Non vi è dubbio che esistano vie straordinarie alla santità, che sono connesse a particolari bisogni della Chiesa e delle anime Quante figure di santi ci sovrastano e quasi ci impauriscono per la severità dell’ascesi, per la profondità della dottrina, per le opere realizzate nel campo sociale ed ecclesiale, per i miracoli compiuti. Si tratta però di vocazioni straordinarie, mentre la maggioranza dei fedeli è chiamata a percorrere una via assai più semplice, che consiste nella pratica delle virtù umane e cristiane nel contesto dei compiti, dei doveri e degli impegni della vita quotidiana.

“Imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29).  Percorri il tuo cammino di perfezione sforzandoti di creare, giorno dopo giorno, un cuore umile, puro, mite, compassionevole, paziente e distaccato dalle cose del mondo, come era il cuore di Gesù. Ti sembra difficile tutto questo? Incomincia il cammino e man mano che avanzi ti sentirai più forte, mentre ne scoprirai sempre meglio la bellezza e la grandezza. Ti voglio però dare una indicazione molto concreta, affinché possa avere un punto di riferimento certo che sei sulla strada giusta. In senso stretto la santità è la veste candida della grazia santificante della quale sei stato rivestito col battesimo e che hai di nuovo riconquistato col sacramento della riconciliazione. Nel tuo cammino di perfezione veglia per conservarti in grazia di Dio o per riacquistarla al più presto, nel triste caso che l’avessi perduta. Allora fioriranno in te le virtù e i doni dello Spirito Santo, perfino a tua insaputa e nel più totale nascondimento di una vita normale.

Il desiderio di diventare santi non è superbia, ma risposta a una chiamata. Tuttavia mettiti in cammino facendoti piccolo come una formica. Piccola e nera com’è, non la nota nessuno. Non cercare visibilità, apprezzamenti e riconoscimenti da parte degli uomini. C’è una santità nascosta, nota solo a Dio, che conosceremo in cielo. Allora sarà grande il nostro stupore quando ci renderemo conto di quanti sono coloro che noi  credevamo fossero gli ultimi e invece sono i  primi. A meno che Dio disponga diversamente, deciditi per questo tipo di sanità, quella che i più non vedono. E’ la più sicura e la meno esposta alle insidie del superbo serpente. E’ la stessa santità di Maria, tenuta nascosta agli occhi del mondo, ma infinitamente più luminosa di quella di tutti i santi.

Dalla formica impara anche la tenacia. Osserva come tiene ben stretto in bocca il chicco di grano, più grosso di lei, e lo porta a destinazione senza lasciarlo cadere. Allo stesso modo tu tieni saldamente in pugno la decisione di diventare santo e non permettere che si sciolga come la neve al sole di primavera. La santità è un’opera di pazienza quotidiana. Ogni giorno devi fare un passo in avanti. Ogni giorno devi aggiungere un mattone all’edificio che stai costruendo. Non servono gesti sensazionali, ma piuttosto l’oscura dedizione al dovere quotidiano.

Dalla formica impara la virtù della perseveranza. Dopo ogni calamità esse riprendono sempre a ricostruire. Lungo il cammino di santità ti può succedere di rallentare e persino di cadere. L’importante è che tu non lo lasci mai, per seguire la via larga della perdizione. Solo chi persevererà fino alla fine sarà salvo ( cfr Mt 24,13). Ti sarà di grande aiuto la fiducia nella divina Misericordia. In fondo a Dio non importa quanto sei riuscito a realizzare. A Lui importa che tu, nella tua miseria, abbia fiducia nella sua bontà e nel suo perdono.

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Pensiero spirituale sulla necessità di avere uno sguardo di fede sulla Chiesa

Posté par atempodiblog le 9 janvier 2024

Pensiero spirituale sulla necessità di avere uno sguardo di fede sulla Chiesa
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Pensiero spirituale sulla necessità di avere uno sguardo di fede sulla Chiesa dans Fede, morale e teologia Pensiero-Spirituale-sulla-necessit-di-avere-uno-sguardo-di-fede-sulla-Chiesa

Cari amici, è necessario avere uno sguardo di fede sulla Chiesa, alla quale apparteniamo, di cui siamo figli. La Chiesa è nostra Madre perché ci ha donato la fede, ci ha nutrito e ci ha cresciuto. Verso la Chiesa abbiamo molti motivi di gratitudine, di rispetto, di amore e di servizio.

Siccome i mass-media e il mondo escludono la dimensione soprannaturale della Chiesa e la guardano unicamente come istituzione religiosa e quindi nella sua dimensione visibile e tangibile, anche noi cristiani rischiamo di guardare la Chiesa con lo sguardo del mondo, per cui non ne cogliamo la natura profonda di mistero e la sua dimensione divina. Ne consegue che il nostro atteggiamento nei confronti della Chiesa è il medesimo rispetto a quello nei confronti del potere politico, ovvero non ci esimiamo da critiche e attacchi senza esclusione di colpi.

Questa mentalità mondana rischia di condizionarci nel nostro sguardo nei confronti della Chiesa che è una istituzione divina perché è stata istituita da Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, che nella sua grande condiscendenza nei confronti del genere umano, ha scommesso che mettendo la Chiesa nelle loro mani, potessero portare a buon fine (insieme a Lui) la grande opera della Creazione e della Redenzione.

Proprio perché c’è questo pericolo di vedere la Chiesa come istituzione umana e quindi rapportarci a essa come ci si rapporta alle istituzioni umane, sono convinto che sia necessaria una riflessione sulla dimensione divina della Chiesa. La Chiesa è il prolungamento di Gesù Cristo nella Storia. «La Chiesa è Gesù Cristo, ma Gesù Cristo diffuso e comunicato» diceva Bossuet nel suo bellissimo libro Meditazioni sulla Chiesa.

Il mistero di Cristo è il Verbo che si è fatto carne, che ha assunto la natura umana ma è stato generato dal Padre, è uguale al Padre. Cristo, assumendo una natura umana dal grembo della Vergine Maria, ha assunto una natura umana nella sua massima perfezione, cioè senza traccia di peccato e l’ha elevata in grazia. Con il Sacramento del Battesimo veniamo associati alla Santa umanità di Cristo; quindi, formiamo la Chiesa come membra del corpo mistico di Cristo.

Cristo ha costruito una Chiesa proprio con gli uomini del suo tempo, in una dimensione divina e umana. Ha scelto gente semplice, pescatori, uomini per bene ma pur sempre esseri umani imperfetti che hanno avuto bisogno della grazia dello Spirito Santo prima di essere in grado di professare la loro fede.

Cristo, fra i tanti discepoli che aveva, ne ha scelti dodici dopo una lunga preghiera e ne ha scelto uno come pietra di questa Chiesa, del Collegio Apostolico. Era la nuova istituzione che sostituiva le dodici tribù di Israele, ecco perché il numero dodici.

Nella Chiesa, allora, c’è una dimensione divina che è quella di Cristo, la Sua grazia e lo Spirito Santo di cui è ricolma; c’è poi una umanità che è la nostra, la quale è debole, è affetta dal peccato originale, è una umanità come quella degli Apostoli i quali, pur avendo avuto come Maestro Gesù Cristo per tre anni, nel momento della Passione hanno avuto paura e sono fuggiti.

Sulla scommessa di Gesù di fondare la sua Chiesa su uomini che portano con sé le ferite del peccato originale, che ovviamente devono fare di tutto per essere all’altezza del compito, dobbiamo guardare la Chiesa nella sua totalità cioè nella dimensione umana, che ovviamente è legata alle persone e al loro modo di essere, ma anche in quella soprannaturale.

Accade, purtroppo, che ci soffermiamo unicamente all’aspetto umano; non vediamo Colui che queste persone che Cristo ha scelto nella Chiesa, rappresentano. C’è una “causa strumentale” per dirla in termini filosofici; Dio sceglie degli uomini che sono comunque dei peccatori. Non dimentichiamo che “in Adamo tutti abbiamo peccato” e sono ben pochi quelli che riescono ad arrivare al termine della loro vita senza macchiare la loro anima di peccati personali.

Gesù Cristo ha scelto dei peccatori per rappresentarlo, l’inganno del diavolo è quello di farci considerare la Chiesa un’istituzione umana e quindi applicare a essa i metodi che si applicano nell’agone sociale e politico. Dobbiamo invece avere uno sguardo di contemplazione e di fede per cui, al di là delle persone che operano al servizio di Cristo, vediamo Colui che li sostiene con la sua grazia e che li ha scelti come suoi rappresentanti.
I pastori operano “Ex opere operato”, questa espressione latina della dottrina cattolica dei Sacramenti significa letteralmente “per il fatto stesso di aver fatto la cosa” e si riferisce al fatto che nei Sacramenti il peccato del ministro non può inficiare il risultato dell’azione sacramentale.

Perdendo lo sguardo di fede sulla Chiesa, succede che non riusciamo più a vedere il mistero di Misericordia di Dio che ci dà la sua grazia attraverso canali che sono umani, che sono imperfetti. Ovviamente ci sono dei santi sacerdoti la cui santità è aggiuntiva all’opera della grazia, basti pensare a San Giovanni Bosco, San Pio da Pietrelcina, il Santo Curato d’Ars. Indubbiamente si tratta di figure eccezionali ma non dobbiamo dimenticare che nella normalità qualsiasi sacerdote rappresenta Gesù Cristo.

La Regina della pace ci invita a riflettere su cosa potremmo fare senza i nostri pastori, è solo attraverso le loro mani che ci arriva la grazia della salvezza, in particolare la salvezza dei Sacramenti.

Lo sguardo di fede sulla Chiesa è, allora, una necessità assoluta altrimenti l’occhio rimane offuscato e si limita a guardarla nella sua dimensione umana.

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Medjugorje/ Messaggio straordinario della Regina della Pace del 1º gennaio 2024

Posté par atempodiblog le 1 janvier 2024

Medjugorje/ Messaggio straordinario della Regina della Pace del 1º gennaio 2024
Fonte: Radio Maria

Medjugorje/ Messaggio straordinario della Regina della Pace del 1º gennaio 2024 dans Apparizioni mariane e santuari Medjugorje-1-gennaio-2024

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1 GENNAIO 2024/ CON RADIO MARIA OGGI SUL PODBRDO

Posté par atempodiblog le 1 janvier 2024

1 GENNAIO 2024/ CON RADIO MARIA OGGI SUL PODBRDO
MEDJUGORJE IN DIRETTA RADIO E IN VIDEO SU RADIO MARIA FB
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

1 GENNAIO 2024/ CON RADIO MARIA OGGI SUL PODBRDO dans Apparizioni mariane e santuari Podbrdo

– PADRE LIVIO A PARTIRE DALLE ORE 14.45 CIRCA – POI RECITEREMO LA CORONCINA DELLA DIVINA MISERICORDIA CANTATA, IN UNIONE ALLA PREGHIERA RICHIESTA DALLA MADONNA SUL PODBRDO E L’ATTESA DELL’APPARIZIONE A MARIJA – COLLEGAMENTO CON MEDJUGORJE RADIO E VIDEO DALLE H.16:00 SU RADIO MARIA FACEBOOK 

“Vi invito, noi saremo qui dal pomeriggio dalle 15:00 in avanti fino all’apparizione in collegamento con Medjugorje, col Podbrdo e saremo qui per pregare insieme alla gente, per unirci a questa sinfonia di preghiere di cui la Madonna ha bisogno. Quando la Madonna chiama per questo, noi dobbiamo essere molto felici, perché vuol dire che vuole ottenere grandi grazie. Questo è qualcosa che è per noi, è qualcosa che è per il mondo, è qualcosa che è alla portata di tutti e tutti possiamo contribuire: chi è là a Medjugorje sale sulla montagna, noi ci riuniamo, ci ha dato apposta Radio Maria la Madonna perché possiamo creare una comunione tutti, anzi adesso manderò subito un piccolo video a tutte le Radio Maria del mondo perché anche loro si uniscano con questa grande preghiera universale perché la Madonna ha detto che vuole che si preghi per le Sue intenzioni”. (Padre Livio Fanzaga)

Divisore dans San Francesco di Sales

La Madonna ha bisogno di preghiere
MEDJUGORJE: Una scossa inaspettata e provvidenziale
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Cari amici,

ieri sera a Medjugorje è accaduto un fatto nuovo che ha sorpreso e scosso la Parrocchia. La Madonna, in una lunga apparizione a Marija, ha invitato i pellegrini a recarsi per le ore 15:00 sul Podbrdo per tre ore di preghiera, in attesa della apparizione.  La Madonna per l’occasione ha promesso un dono.

Una cosa del genere, a mia conoscenza, non era mai accaduta in oltre 42 anni di apparizioni, benché in passato, specie nel primo anno, non siamo mancati avvenimenti eclatanti.

L’iniziativa della Madonna è stata uno scossone che ha svegliato gli abitanti e i pellegrini dal un torpore che si protraeva da tempo e che aveva indotto la Madonna, nel messaggio del 25 Settembre 2023, a richiamare la gente al fervore delle origini, “quando il Cielo non taceva”.

La prima impressione è che si tratti di un evento di grande importanza, assolutamente da non sottovalutare, che potrebbe riguardare le preghiere di cui la Madonna ha bisogno per realizzare i suoi piani.

Qualcosa del genere era accaduto nel 1984, quando la Madonna diede un forte scossone alla Parrocchia che si era intiepidita, minacciando persino di non dare più messaggi. Era proprio nel periodo in cui la base russa di Severomorks, dalla quale dovevano partire i missili atomici per colpire l’Europa, è stata distrutta dalle fiamme proprio il 13 Maggio.

Possiamo quindi supporre che la Madonna abbia bisogno di una preghiera straordinaria per scongiurare qualche pericolo incombente, che potrebbe colpire l’umanità. D’altra parte stiamo vivendo un tempo in cui il “mondo moderno che non vuole Dio sta correndo verso la perdizione”.

Non possiamo escludere che i pericoli riguardino in modo particolare la Chiesa, che in questi tempi è come la barca di Pietro “in gran tempesta” e che ha bisogno di essere ricompattata e rafforzata nel fervore della fede e della testimonianza  cristiana.

La “Gospa” ha promesso un dono nella giornata di oggi. Che cosa potrebbe essere? A mio avviso il raggiungimento dello scopo delle preghiere sarebbe già di per sé un grande dono.  Ma non è detto che la Madonna ce lo riveli. Dovremo essere noi a fare discernimento, come nell’ occasione di Severomorks.

Alcuni pensano a qualche segno visibile, come avvenne nei primi mesi delle apparizioni, quando la Madonna apparve, visibile a tutti,  a posto della Croce  sul monte Krizevac o quando la parola Mir (pace) apparve scritta  caratteri d’oro in cielo.

L’importante è che rispondiamo a questa chiamata col fervore della preghiera, mettendoci spiritualmente in contatto con la collina delle apparizioni, senza inutili curiosità, nella consapevolezza che stiamo partecipando a qualcosa di unico e di importante.

Radio Maria dalle 15:00 in poi parteciperà con la preghiera e con flash in diretta sul Podbrdo fino alla apparizione della Madonna alle 17.40 come al solito.

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L’importanza di una cella interiore

Posté par atempodiblog le 13 décembre 2023

L’importanza di una cella interiore
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: 
Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

L’importanza di una cella interiore dans Avvento Adorazione-in-Chiesa

Cari amici, nel messaggio del 25 novembre 2023 la Regina della pace ci ha indicato come dobbiamo vivere il tempo in preparazione al Santo Natale: «Cari figli! Questo tempo sia intessuto di preghiera per la pace e di opere buone, affinché si senta la gioia dell’attesa del Re della Pace nei vostri cuori, nelle famiglie e nel mondo che non ha speranza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». Sostanzialmente noi cristiani dovremmo dedicarci alla preghiera e alle opere buone, riprendendo l’ora et labora di San Benedetto.

Tutti i messaggi della Madonna convergono a questo invito di pregare, nel senso più profondo che è quello dell’apertura dell’anima a Dio. Come un fiore si apre al sole, riceve la luce, il calore e la vita, allo stesso modo la nostra anima deve aprirsi a Dio. In questo tempo di desolazione e di morte nel quale ci troviamo c’è un solo modo per salvarci e per uscire dal labirinto nel quale siamo rinchiusi, l’unica salvezza è la preghiera.

L’uomo moderno non vuole Dio ed è rinchiuso in una buia caverna incatenato alla superbia, all’odio, all’ingiustizia e alla violenza. L’umanità è immersa nelle tenebre e la Madonna ci invita a uscire e incontrare Dio. Stiamo vivendo gli ultimi tempi, siamo nella fase di preparazione al grande combattimento escatologico che cambierà il mondo; le Scritture e le rivelazioni mariane lo dicono chiaramente e ne sono la conferma i segni dei tempi.

Dobbiamo fare uno sforzo e liberarci dai condizionamenti mondani, dall’informazione mondana, dalle stupidaggini mondane, i riverberi dell’inferno sono ovunque! L’unico posto dove si potrebbe stare veramente bene, a parte la natura che inevitabilmente ci porta alla contemplazione della grandezza di Dio, sono le chiese. Purtroppo, però pochi entrano in chiesa.

In questa situazione di stallo ci sono due soluzioni fra loro convergenti e necessarie una all’altra.

La prima è creare una cella interiore in cui incontrare Dio, stare alla sua presenza e rifugiarci nella preghiera; per edificare questa cella e mantenerla intatta nel tempo è necessario scandire la propria giornata con la preghiera, in ogni istante il nostro cuore deve anelare a Dio. Anche di notte, anziché lasciarci sopraffare dai pensieri negativi, rivolgiamo parole d’amore a Dio, preghiamo, orientiamo il nostro cuore al Cielo.

Quanto è importante, poi, riempire il nostro tempo con letture edificanti, selezionare le persone da frequentare, non indulgere a chiacchiere, non lasciarsi trascinare in cose inutili. Dentro di noi e intorno a noi è quanto mai importante creare un mondo diverso, costruire rifugi interiori di recupero spirituale, vere e proprie oasi.

Tutto questo è necessario come l’acqua al fiore che altrimenti appassisce e muore. Nel mondo nel quale viviamo c’è bisogno di preghiera, le anime hanno bisogno di ristorare in un’oasi interiore di pace, contemplazione e dialogo intimo con Dio.

In pochi decenni abbiamo visto le chiese svuotarsi, l’abbandono sistematico dei Sacramenti, il distaccamento dalla preghiera. In poco tempo Dio si è eclissato. In questo modo dove andremo a finire? Il mondo senza Dio è come un vento maligno che ha spazzato via tutte le cose buone, ha desertificato le nostre anime e noi non siamo riusciti a fermarlo.

Torniamo a Dio, alla preghiera, ai sacrifici e alle opere di bene. Solo in Dio c’è salvezza, solamente seguendo la Madonna le nostre anime potranno aprirsi a Dio come le corolle di bellissimi fiori si aprono al Sole!

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La portata del dono che è la Vergine Maria Immacolata

Posté par atempodiblog le 5 décembre 2023

La portata del dono che è la Vergine Maria Immacolata
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

La portata del dono che è la Vergine Maria Immacolata dans Avvento Maria-Immacolata

Cari amici, la Vergine Maria Immacolata è la protagonista della Storia che stiamo vivendo. In questo tempo è qui per realizzare la profezia che ha fatto a Fatima e cioè che al termine di questi anni travagliati il Suo Cuore Immacolato trionferà. La Madonna è indubbiamente un dono immenso che Dio ci ha fatto. La presenza di Maria e la certezza del trionfo del Suo Cuore Immacolato sono la speranza che alimenta la fiducia nel nostro cuore guardando al futuro.

Per capire la portata del dono che è la Vergine Maria Immacolata dobbiamo dare uno sguardo alla Storia della Salvezza che da sempre è illuminata dalla presenza della Madonna. La Storia della Salvezza ha avuto inizio con la caduta di Eva che ha compromesso il progetto divino di gioia e di felicità per il genere umano. Dio ha dovuto inviare Suo Figlio per riscattare l’umanità e per ripristinare il suo progetto di salvezza e di gioia nell’eternità, che era la condizione originaria dei nostri progenitori.

Il tema dell’Immacolata è presente già dall’inizio della Storia della Salvezza. Nelle prime pagine della Sacra Scrittura si legge una promessa che Dio rivolge al serpente infernale che aveva tentato i progenitori:

Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno

Questa promessa illumina la Storia della Salvezza fin dalle origini. Questa inimicizia indica un’opposizione radicale fra la Donna e la serpe. C’è anche la contrapposizione tra Eva, che si è fatta sedurre, e Maria, madre della nuova umanità cioè quella dei salvati che entreranno nell’ambito della grazia, della purificazione, della santificazione. All’inizio della Storia della Salvezza risplende questa figura meravigliosa, il cui Figlio sarà il Redentore e sarà Lui stesso il vittorioso nei confronti del drago e della sua stirpe.

Questa profezia si è realizzata pienamente nel momento in cui la Vergine ha concepito e generato il Signore, il Salvatore, il quale con la sua incarnazione, passione e morte ha redento l’umanità. L’Immacolata è all’origine della Storia della Salvezza, è al centro ed è anche al termine. Siamo entrati nell’ultima fase della Storia della Salvezza che ha un inizio, la Creazione, un centro che è l’Incarnazione e una fase ultima che è quella che stiamo vivendo e che è una fase di prove, di persecuzioni, di tradimenti ma che culminerà con il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

Così come la Madonna ha accompagnato Cristo sul Calvario e gli è stata accanto in ogni istante della Passione, allo stesso modo Maria non lascerà sola la Chiesa nel momento della prova e del suo Calvario. La Madonna è qui per portare l’umanità nel tempo della pace. La parte finale della Storia della Salvezza prevede il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. La profezia della Genesi in cui Dio dice che avrebbe posto inimicizia fra il serpente e la Donna è stata un’espressione di cui Pio IX – che ha proclamato il dogma dell’Immacolata – ha dato una lettura teologica e profetica. Fra il serpente e la Donna l’inimicizia è tale per cui il serpente non ha potuto mai intaccare la Donna, nemmeno nel primo istante del concepimento. Il serpente non ha mai, nemmeno per un momento, avuto potere sulla Donna.

Maria è veramente la nuova Eva, è stata concepita senza peccato originale. La Madonna è l’Immacolata, su di Lei il serpente non ha mai potuto nulla. La Madonna mai è stata violata per nessuna ragione dagli effetti del peccato originale. Maria è l’Immacolata fin dal primo istante del suo concepimento e per tutta la sua vita, è stata preservata dagli effetti del peccato originale. Maria è la tutta pura e la tutta santa!

Guardando all’Immacolata, allora, vediamo la radicalità della Redenzione. Con Maria Dio ha ripristinato il genere umano, ha creato una nuova realtà che è quella che Lui aveva in mente fin dall’inizio della Creazione ma che è stata compromessa dal peccato originale. Una creatura umana non avrebbe mai potuto accogliere nel suo grembo il Verbo Incarnato se fosse stata violata in qualche modo dal peccato originale. La Madonna non è mai stata di satana, nemmeno per un istante. La vittoria di Dio è totale ed è quella di un nuovo genere umano.

Come diceva Sant’Agostino, tutti noi con il Battesimo rinasciamo nel grembo della Vergine Maria e diventiamo membra vive del corpo mistico di Cristo. La Madonna è l’unica creatura sulla quale satana mai ha potuto avere, nemmeno per un istante, potere. Questa è la rabbia di satana e il suo odio verso l’Immacolata. Satana è libero dalle catene anche per la rabbia che nutre dentro di sé vedendo che si realizza quello che la Madonna ha profetizzato a Fatima.   

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Papa Francesco: “In Avvento prepariamo con cura la casa del cuore”

Posté par atempodiblog le 3 décembre 2023

Papa Francesco: “In Avvento prepariamo con cura la casa del cuore”
L’appello del Papa per Gaza: “auspico che tutti coloro che sono coinvolti possano raggiungere al più presto un nuovo accordo per il cessate il fuoco”
di Marco Mancini – ACI Stampa
Tratto da: Radio Maria

Papa Francesco: “In Avvento prepariamo con cura la casa del cuore” dans Articoli di Giornali e News Cuore-culla-del-Santo-Natale

La Santa Sede ieri ha confermato che le condizioni di salute del Papa migliorano e a scopo precauzionale – come domenica scorsa – Francesco ha recitato la preghiera dell’Angelus da Santa Marta.

“Sto migliorando, ma sarà monsignor Braida a leggere”, ha esordito Papa Francesco.

Il tema centrale del Vangelo della I Domenica di Avvento è la vigilanza. E il Papa la esplica nel senso cristiano.

“La vigilanza dei servi non è fatta di paura, ma di desiderio, nell’attesa di andare incontro al loro signore che viene. Si tengono pronti al suo ritorno perché gli vogliono bene, perché hanno in animo di fargli trovare, quando arriverà, una casa accogliente e ordinata: sono contenti di rivederlo, al punto che ne aspettano il rientro come una festa per tutta la grande famiglia di cui fanno parte. È con questa attesa carica di affetto che vogliamo anche noi prepararci ad accogliere Gesù”.

In Avvento “prepariamo con cura la casa del cuore, perché sia ordinata e ospitale. Vigilare significa tenere pronto il cuore. È l’atteggiamento della sentinella, che nella notte non si lascia tentare dalla stanchezza, non si addormenta, ma rimane desta in attesa della luce che verrà. Il Signore è la nostra luce ed è bello disporre il cuore ad accoglierlo con la preghiera e ad ospitarlo con la carità, i due preparativi che lo fanno stare a suo agio”.

Il Papa suggerisce un programma di vita per l’Avvento: “incontrare Gesù che viene in ogni fratello e sorella che ha bisogno di noi e condividere con loro ciò che possiamo: ascolto, tempo, aiuto concreto. Ci fa bene oggi chiederci come preparare un cuore accogliente per il Signore.

Possiamo farlo accostandoci al suo Perdono, alla sua Parola, alla sua Mensa, trovando spazio per la preghiera, accogliendolo nei bisognosi.

Coltiviamo la sua attesa senza farci distrarre da tante cose inutili e senza lamentarci in continuazione, ma tenendo il cuore vigile, cioè desideroso di Lui, desto e pronto, impaziente di incontrarlo”.

“In Israele e Palestina – sono le parole del Papa al termine dell’Angelus lette da Monsignor Braida – la situazione è grave: addolora che la tregua sia stata rotta, ciò significa morte, distruzione, miseria.

Molti ostaggi sono stati liberati ma tanti sono ancora a Gaza; pensiamo a loro, alle loro famiglie che avevano visto una luce, una speranza di riabbracciare i loro cari. A Gaza c’è tanta sofferenza, mancano i beni di prima necessità: auspico che tutti coloro che sono coinvolti possano raggiungere al più presto un nuovo accordo per il cessate il fuoco e trovare soluzioni diverse rispetto alle armi, provando a percorrere vie coraggiose di pace.

Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime dell’attentato avvenuto questa mattina nelle Filippine dove una bomba è esplosa durante la messa: sono vicino alle famiglie, al popolo di Mindanao che già tanto ha sofferto.

Anche se a distanza seguo con grande attenzione i lavori della COP28. Usciamo dalle strettoie dei particolarismi e dei nazionalismi -schemi del passato- e abbracciamo una visione comune, impegnandoci tutti e ora senza rimandare per una necessaria conversione ecologica globale.

Oggi è la giornata internazionale delle persone con disabilità: accogliere e includere chi vive questa condizione aiuta tutta la società a diventare più umana. Nelle famiglie, nelle parrocchie, nelle scuole, nel lavoro, nello sport impariamo a valorizzare ogni persona con le sue qualità e capacità e non escludiamo nessuno”.

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La santità è il fine della vita di ogni uomo

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2023

La santità è il fine della vita di ogni uomo
“Se questo e quello sono diventati santi, perché non io?”. (S. Agostino)
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: 
Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

La santità è il fine della vita di ogni uomo dans Fede, morale e teologia Tutti-i-Santi-con-Ges

Caro amico, se ti dico che la santità è il fine della vita di ogni uomo, probabilmente mi guardi con scetticismo. Mi concedi volentieri che alcune persone siano chiamate a vivere eroicamente sotto il profilo morale e spirituale. Anzi, sei assolutamente convinto che senza i santi il mondo sarebbe una landa deserta e inospitale. Ma, obbietti, la maggioranza degli uomini è fatta da persone le cui principali preoccupazioni sono di ordine materiale e temporale. Non è forse vero che le moltitudini si preoccupano in primo luogo di soddisfare gli istinti primari, completamente dimentichi della vita interiore?

Purtroppo hai ragione, caro amico, ma quella che hai davanti agli occhi non è l’umanità che Dio ha creato nello splendore della sua grazia, ma quella decaduta e abbruttita dal peccato. Su di essa, e anche tu lo hai sperimentato, si è chinata la divina misericordia per chiamarla a nuova vita. In Gesù Cristo la santità non è un ideale astratto, ma una realtà concreta che  viene proposta e donata a tutti . Con la sua grazia ogni uomo può seguirlo e imitarlo. Se ti metti alla scuola di  Gesù, cammini spedito sulla via della santità.

Ora che sei impegnato nel cammino di conversione, mi preme sgombrare il campo da un malinteso, secondo il quale la santità sarebbe un traguardo che non è alla portata di tutti, ma soltanto di alcuni privilegiati. Questo non può essere, perché la santità è il fine stesso della vita, raggiungendo il quale l’uomo si realizza e consegue la felicità. Comprendi anche tu che il traguardo della felicità deve essere accessibile a tutti, dal momento che tutti la desiderano ardentemente.

S. Agostino, quando era ancora nel difficile passaggio della conversione, guardandosi intorno diceva a se stesso per spronarsi a decidere:

“Se questo e quello sono diventati santi, perché non io?”.

Infatti, se ci rifletti bene, il punto di partenza è uguale per tutti. Ogni uomo infatti nasce malato e incline al male. I santi, prima di diventare tali, erano uomini fragili e peccatori come noi. Come sono diventati santi? Con l’aiuto della grazia e la loro buona volontà. Ma, caro amico, non è forse vero che la grazia viene concessa a tutti e che la buona volontà dipende da ognuno di noi? Non dimenticare che alcune delle stelle più fulgide della santità sono stati dei grandi peccatori.

Ora ascoltami: se tutti nasciamo nel peccato e a tutti viene concessa la grazia di Cristo, perché mai alcuni diventano santi e altri no? Dovrai ammettere che la differenza è data soltanto dalla buona volontà. E’ questo il fattore decisivo e discriminante fra chi realizza la sua vita sul cammino della santità e chi la disperde lungo la via della mediocrità e del male. Il motivo per cui non pochi cristiani indietreggiano di fronte alla chiamata universale alla santità è dovuto a un falso concetto che se ne sono formati.

Associano la santità ad opere straordinarie, per le quali ritieni di non essere portato. Effettivamente molti santi sono state persone eccezionali, ai quali Dio ha dato doni e affidato missioni particolari. Tuttavia vi è una moltitudine immensa di santi ordinari, molti dei quali ignoti alla uomini, ma ben noti a Dio, che hanno vissuta la sanità nella dimensione ordinaria della loro vita.

Tante esitazioni e perplessità si dissolvono come la nebbia al sole se intendi la santità nel suo genuino significato. Non vi è dubbio che esistano vie straordinarie alla santità, che sono connesse a particolari bisogno della Chiesa e delle anime

Quante figure di santi ci sovrastano e quasi ci impauriscono per la severità dell’ascesi, per la profondità della dottrina, per le opere realizzate nel campo sociale ed ecclesiale, per i miracoli compiuti. Si tratta però di vocazioni straordinarie, mentre la maggioranza dei fedeli è chiamata a percorrere una via assai più semplice, che consiste nella pratica delle virtù umane e cristiane nel contesto dei compiti, dei doveri e degli impegni della vita quotidiana.

“Imparate da me che sono mite e umile di cuore” ( Mt 11,29).  Percorri il tuo cammino di perfezione sforzandoti di creare, giorno dopo giorno, un cuore umile, puro, mite, compassionevole, paziente e distaccato dalle cose del mondo, come era il cuore di Gesù. Ti sembra difficile tutto questo? Incomincia il cammino e man mano che avanzi ti sentirai più forte, mentre ne scoprirai sempre meglio la bellezza e la grandezza.

Ti voglio però dare una indicazione molto concreta, affinché possa avere un punto di riferimento certo che sei sulla strada giusta. In senso stretto la santità è la veste candida della grazia santificante della quale sei stato rivestito col battesimo e che hai di nuovo riconquistato col sacramento della riconciliazione. Nel tuo cammino di perfezione veglia per conservarti in grazia di Dio o per riacquistarla al più presto, nel triste caso che l’avessi perduta. Allora fioriranno in te le virtù e i doni dello Spirito Santo, perfino a tua insaputa e nel più totale nascondimento di una vita normale.

Il desiderio di diventare santi non è superbia, ma risposta a una chiamata. Tuttavia mettiti in cammino facendoti piccolo come una formica. Piccola e nera com’è, non la nota nessuno. Non cercare visibilità, apprezzamenti e riconoscimenti da parte degli uomini. C’è una santità nascosta, nota solo a Dio, che conosceremo in cielo.

Allora sarà grande il nostro stupore quando ci renderemo conto di quanti sono coloro che noi  credevamo fossero gli ultimi e invece sono i  primi. A meno che Dio disponga diversamente, deciditi per questo tipo di sanità, quella che i più non vedono. E’ la più sicura e la meno esposta alle insidie del superbo serpente. E’ la stessa santità di Maria, tenuta nascosta agli occhi del mondo, ma infinitamente più luminosa di quella di tutti i santi.

Dalla formica impara anche la tenacia. Osserva come tiene ben stretto in bocca il chicco di grano, più grosso di lei, e lo porta a destinazione senza lasciarlo cadere. Allo stesso modo tu tieni saldamente in pugno la decisione di diventare santo e non permettere che si sciolga come la neve al sole di primavera. La santità è un’opera di pazienza quotidiana. Ogni giorno devi fare un passo in avanti. Ogni giorno devi aggiungere un mattone all’edificio che stai costruendo. Non servono gesti sensazionali, ma piuttosto l’oscura dedizione al dovere quotidiano. Dalla formica impara la virtù della perseveranza. Dopo ogni calamità esse riprendono sempre a ricostruire.

Lungo il cammino di santità ti può succedere di rallentare e persino di cadere. L’importante è che tu non lo lasci mai, per seguire la via larga della perdizione. Solo chi persevererà fino alla fine sarà salvo ( cfr Mt 24,13). Ti sarà di grande aiuto la fiducia nella divina Misericordia. In fondo a Dio non importa quanto sei riuscito a realizzare. A Lui importa che tu, nella tua miseria, abbia fiducia nella sua bontà e nel suo perdono.

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L’amore di Dio e Maria, la missione spiegata da Claret

Posté par atempodiblog le 25 octobre 2023

L’amore di Dio e Maria, la missione spiegata da Claret
Nell’opera sterminata di sant’Antonio Maria Claret emerge in modo chiaro come il missionario debba ardere dal desiderio che tutti amino Dio e si salvino eternamente. E per riuscirci deve «portare tutti» a Maria.
di Antonio Tarallo – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: Radio Maria

L’amore di Dio e Maria, la missione spiegata da Claret dans Articoli di Giornali e News sant-Antonio-Maria-Claret

Entrare nelle parole di un santo non è mai impresa facile. Se poi quel santo annovera circa 150 titoli tra opuscoli e libri, circa 1.700 lettere e ben 18 volumi di manoscritti (appunti, schemi di sermoni, pensieri, suggerimenti, esortazioni), lo è ancora di più. Quel santo così tanto prolifico con la penna è sant’Antonio Maria Claret (1807-1870). La domanda, allora, che sorge spontanea guardando a una simile mole di pagine è semplice: com’è possibile che abbia scritto così tanto se ha così tanto operato nella sua missione pastorale?

Il carisma del santo arcivescovo spagnolo si è sviluppato intorno a questa parola così alta: missione. Lo spiega bene lo stesso Claret quando indirizza una lettera a padre Giuseppe Xifré, uno dei cofondatori, assieme al santo ricordato liturgicamente oggi, della Congregazione dei Missionari Figli del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria, i cui membri sono detti anche Clarettiani: «Dica ai miei amatissimi missionari che siano animati e lavorino a ritmo pieno aspettando da Gesù e da Maria la loro ricompensa.

Io amo tanto i sacerdoti missionari che darei per loro il mio sangue e la mia vita, laverei e bacerei loro mille volte i loro piedi, mi toglierei il boccone di bocca per sostentarli. Li amo tanto che impazzisco e non so cosa vorrei fare per loro. Se penso che il loro lavoro è tutto teso a far conoscere ed amare Dio, a salvare gli uomini dalla morte, non posso descrivere quello che mi succede in cuore». La lettera è datata 20 agosto 1861. Le parole che usa Claret sono nette, forti e danno un’immagine ben precisa di quanto la missione sia presente nel suo cuore: «Darei per loro il mio sangue e la mia vita».

Ma cosa vuol dire per il santo spagnolo essere missionari? Una risposta a tale quesito la si trova in uno scritto incluso nelle sue Opere spirituali: «Mossi dal fuoco dello Spirito Santo, gli apostoli percorsero tutta la terra. Accesi dallo stesso fuoco i missionari apostolici raggiunsero, raggiungono e raggiungeranno i confini del mondo da un polo all’altro della terra per annunziare la parola di Dio, così da poter giustamente applicare a sé quelle parole dell’apostolo Paolo: “L’amore di Cristo ci spinge” (2 Cor 5, 14). La carità di Cristo ci sprona, ci spinge a correre e a volare, portati sulle ali di un santo zelo. Chi ama davvero, ama Dio e il prossimo». La missione, dunque, si fonda su un unico dato, fondamentale e prezioso: l’amore per Dio, l’amore per i fratelli. È questo amore che deve ardere nel cuore di chi è impegnato nell’evangelizzazione a spronare i missionari di ieri, di oggi e di domani. Un amore alimentato da un «santo zelo».

È importante notare, inoltre, questo suo concetto di tempo: riguardo alla missione scrive come se fosse una sorta di linea continua, che riesce a congiungere il passato con il presente per poi proiettarlo nel futuro. Il mondo ha e avrà sempre bisogno di missioni e missionari, perché esiste e sempre esisterà la sete di Dio. In questa sua visione, il riferimento agli Apostoli è più che naturale visto che sono stati proprio loro ad annunciare per primi il Vangelo di Cristo Risorto a tutto il mondo. Più avanti aggiunge: «Chi è zelante, brama e compie cose sublimi e lavora perché Dio sia sempre più conosciuto, amato e servito in questa e nell’altra vita. Questo santo amore, infatti, non ha fine. La stessa cosa fa con il prossimo. Desidera e procura sollecitamente che tutti siano contenti su questa terra e felici e beati nella patria celeste; che tutti si salvino, che nessuno si perda per l’eternità, né offenda Dio e resti, sia pure un istante, nel peccato». In queste poche righe vi è tutto il fine, alto, dell’essere missionario.

Il passaggio dalle righe dedicate allo spirito missionario a quelle dedicate alla Vergine Maria (alla quale il Claret era particolarmente devoto) è più che ovvio: «Maria è tutta carità. Dove c’è Maria lì c’è la carità. Maria, dunque, è il cuore della Chiesa. Per questo germogliano da essa tutte le opere di carità. È risaputo che il cuore ha due movimenti che i medici chiamano sistole e diastole. Col primo, il cuore si stringe ed assorbe il sangue; col secondo si dilata e lo versa nelle arterie. Così anche Maria esercita continuamente questi due movimenti: assorbe la grazia del suo amato Figlio e la riversa sui peccatori», così scriveva il Claret nel suo Maria, cuore della Chiesa.

E proprio nelle mani della Vergine aveva affidato la sua vocazione missionaria e quella della sua congregazione. Sant’Antonio Maria Claret si è sempre considerato uno strumento nelle mani della Madonna. A raccontarlo è lui stesso nella sua Autobiografia: «Il giorno dell’Ascensione del Signore dell’anno 1870, un’anima si trovava davanti all’altare di Maria Santissima dalle undici alle dodici, contemplando la festa, e capì che i figli della Congregazione sono come le braccia di Maria, che con il loro impegno dovranno portare tutti a Maria: i giusti affinché perseverino nella grazia e i peccatori perché si convertano. Gesù è il capo della Chiesa, Maria ne è il collo, e subito dopo viene il cuore. Le braccia di Maria sono i missionari della sua Congregazione, che con zelo lavoreranno e abbracceranno tutti e pregheranno Gesù e Maria».

Fin da bambino, Claret andava molto spesso, con la sorella Rosa, al Santuario di Fussimaña: è qui, davanti a un’antica e bellissima statua della Vergine, che cresce la devozione mariana del Claret. Nella sua Autobiografia scrive: «Mi è impossibile spiegare la devozione che provavo in quel santuario. Già prima di arrivare, scorgendolo da lontano, mi commuovevo tutto, gli occhi mi si riempivano di lacrime. Incominciavamo il Rosario, e pregando arrivavamo alla chiesetta. Sempre che ho potuto, ho visitato poi quella devota immagine: da studente, da sacerdote, da vescovo, prima di imbarcarmi per Cuba». Una presenza, quella di Maria Santissima, che dunque ha sempre accompagnato il suo cammino spirituale.

Fra i tanti scritti è bene accennare a quelli denominati I quaderni dei propositi, in cui Claret annotava i suoi propositi nei confronti di Dio. La loro stesura cominciò nel 1843, anno molto significativo nella sua vita perché segnò una svolta nella sua missione apostolica. La calligrafia denota una cura particolare. L’inchiostro è molto nero, segno di parole ben determinate. In queste pagine troviamo scritto, ad esempio: «Mi dono totalmente come figlio e sacerdote di Maria. (…) Sarà mia Madre, Maestra e Direttrice, e da Lei sarà tutto ciò in cui faccio e soffro per questo ministero, perché il frutto deve provenire da ciò che ha piantato l’albero». E a un albero tale non poteva che corrispondere un frutto così tanto rigoglioso.

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Passa la figura di questo mondo

Posté par atempodiblog le 24 octobre 2023

Passa la figura di questo mondo
di Padre Livio Fanzaga – Radio Maria FB

Passa la figura di questo mondo dans Fede, morale e teologia festa-dei-santi-e-dei-fedeli-defunti

La solennità di tutti i Santi e la commemorazione dei Fedeli defunti illumina il mese di novembre con la luce dell’eternità.

All’interrogativo, che sale spontaneo dal cuore umano, sul senso della morte, la Chiesa risponde con la fede nella vita eterna. Mai come oggi c’è bisogno di testimoniare la fede nella vittoria della vita sulla morte, perché gli uomini sembrano essersi rassegnati alla “mortalità” che affligge la loro vita e pensano che con la morte “finisce tutto”. E’ la concezione “nichilistica” della vita, ridotta a un fenomeno effimero e casuale destinato a scomparire.

Il cristiano crede nella resurrezione di Gesù Cristo, centro e cuore della sua fede, e sa che fin da ora siamo uniti a Lui e lo saremo eternamente, anche quando sarà passata la figura di questo mondo.

Nella festività dei santi il nostro sguardo si apre sulla gioia del Cielo, dove risplende la Gerusalemme celeste, meta piena di speranza del nostro cammino nel tempo.

Nella celebrazione dei fedeli defunti il cuore si apre alla carità e prega per i nostri fratelli che si purificano, in attesa dell’entrata in Paradiso.

Sono giorni di gioia, nei quali dobbiamo elevare lo sguardo oltre i confini della finitezza, dove l’effimero oscura la nostra vista, per ritrovare la forza di percorrere il santo viaggio e giungere alla meta che Dio ci ha preparato e dove siamo attesi dai nostri cari che ci hanno preceduto.

Divisore dans San Francesco di Sales

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Commento al messaggio della Regina della Pace del 20 ottobre 2023 dato attraverso il veggente Ivan

Posté par atempodiblog le 22 octobre 2023

La preghiera e il digiuno aprono le porte del futuro
Commento al messaggio della Regina della Pace del 20 ottobre 2023 dato attraverso il veggente Ivan
Dalle parole della Madonna appare chiaro che la situazione attuale in Medio Oriente è drammatica come nel luglio 1991 quando scoppiò la guerra dei Balcani
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Commento al messaggio della Regina della Pace del 20 ottobre 2023 dato attraverso il veggente Ivan dans Apparizioni mariane e santuari Medjugorje

Cari amici, alcuni di noi si sono meravigliati perché la Regina della pace nel messaggio del 25 settembre non aveva fatto riferimento all’esplosione imminente di una nuova guerra in Medio Oriente.
Sorprendentemente la Madonna si era rivolta direttamente alla Parrocchia di Medjugorje, invitandola a rinnovare la preghiera nelle famiglie, ritornando al fervore dei primi giorni, quando la risposta era la preghiera giorno e notte.
Ora ci appare chiaro che la Madonna era preoccupata per gli eventi che incombono e che aveva bisogno di una forte ripresa della preghiera e del digiuno per affrontare la situazione.

Ciò che colpisce nel messaggio dato a Ivan venerdì è il tono allarmato che lo caratterizza e che riprende le medesime espressioni del messaggio che la Madonna ha dato nel momento in cui stava crollano l’Unione Sovietica e iniziando la guerra dei Balcani, durata oltre quattro anni.
I due messaggi sono quasi sovrapponibili e stanno a indicare che siamo di fronte a una realtà non meno minacciosa di quella di allora.
Vi invito a leggerli e a rileggerli in modo tale da cogliere la medesima preoccupazione della Gospa:

Messaggio del 25 luglio 1991 rivolto alla Parrocchia attraverso la veggente Marija di Medjugorje
“Cari figli oggi vi invito a pregare per la pace. In questo tempo la pace è minacciata in un modo particolare e chiedo a voi di rinnovare il digiuno e la preghiera nelle vostre famiglie.
Cari figli, io desidero che voi capiate quanto è seria la situazione e che molto di quello che accadrà dipende dalla vostra preghiera. Ma voi pregate poco.
Cari figli, io sono con voi e vi invito a cominciare con serietà a pregare e a digiunare come nei primi giorni della mia venuta. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Messaggio del 20 ottobre 2023 dato dalla Regina della pace attraverso il veggente Ivan di Medjugorje
“Cari figli! Oggi vi invito a pregare per la pace. In questo momento, la pace è minacciata in modo speciale, e vi chiedo di rinnovare il digiuno e la preghiera nelle vostre famiglie e di incoraggiare gli altri a pregare per la pace.
Cari figli, voglio che capiate la gravità della situazione e che gran parte di ciò che accadrà dipende dalla vostra preghiera e dalla vostra perseveranza.
Cari figli, sono con voi e vi invito a iniziare seriamente a pregare e digiunare. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!”.

I due messaggi sono prativcamente uguali e tutto questo ci porta a concludere come allora, anche adesso la situazione è esplosiva e potrebbe segnare l’inizio di un incendio inarrestabile.
Però la Madonna ci assicura che con la preghiera e il digiuno possiamo spegnerlo. E’ la preghiera la chiave che apre la porta del futuro.

Ricominciamo da questo momento il digiuno a pane e acqua  il Memcoledì e il venerdì e il Rosario quotidiano in famiglia per ottenere da Dio il dono della pace.
“Gran parte di quello che accadrà dipende dalla vostra preghiera e dalla vostra perseveranza”.
Ricordiamolo a noi stessi ogni giorno.

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Papa Francesco, solo la mite e santa preghiera sconfigge le forze diaboliche

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2023

Dedicare martedì 17 ottobre alla preghiera e al digiuno
Papa Francesco, solo la mite e santa preghiera sconfigge le forze diaboliche

All’Angelus il Papa chiede pace e rispetto dei diritti umani in Palestina, Nagorno Karabak e Ucraina.
di Angela Ambrogetti – ACI Stampa
Tratto da: Radio Maria

Papa Francesco, solo la mite e santa preghiera sconfigge le forze diaboliche dans Articoli di Giornali e News Sempre-con-Ges

“Fratelli e sorelle, quante volte non ci curiamo dell’invito di Dio perché intenti a pensare alle nostre cose!”. Papa Francesco commenta così il Vangelo che oggi viene proposto dalla liturgia, con la parabola degli inviti al banchetto di nozze. Dio ci propone un rapporto “di figliolanza, che necessariamente è condizionato dal nostro libero assenso” perché Dio è molto rispettoso della nostra libertà e Gesù. Il dramma della storia è il no a Dio. Ma Gesù “ci invita a trovare il tempo che  libera: quello da dedicare a Dio, che ci alleggerisce e risana il cuore, che accresce in noi la pace, la fiducia e la gioia, che ci salva dal male, dalla solitudine e dalla perdita di senso. Ne vale la pena, perché è bello stare con il Signore, fargli spazio. Dove? Nella Messa, nell’ascolto della Parola, nella preghiera e anche nella carità, perché aiutando chi è debole o povero, facendo compagnia a chi è solo, ascoltando chi chiede attenzione, consolando chi soffre, si sta con il Signore, che è presente in chi si trova nel bisogno. Tanti, però, pensano che queste cose siano “perdite di tempo”, e così si chiudono nel loro mondo privato; ed è triste.

Quanti cuori tristi perché chiusi! Chiediamoci allora: io, come rispondo agli inviti di Dio? Che spazio gli do nelle mie giornate? La qualità della mia vita dipende dai miei affari e dal mio tempo libero o dall’amore per il Signore e per i fratelli, soprattutto per i più bisognosi?”.

Dopo la preghiera mariana il Papa ha detto di seguire “con tanto dolore quanto accade in Israele e in Palestina. Ripenso ai tanti…, in particolare ai piccoli e agli anziani. Rinnovo l’appello per la liberazione degli ostaggi e chiedo con forza che i bambini, i malati, gli anziani, le donne e tutti i civili non siano vittime del conflitto. Si rispetti il diritto umanitario, soprattutto a Gaza, dov’è urgente e necessario garantire corridoi umanitari e soccorrere tutta la popolazione. Fratelli e sorelle, già sono morti moltissimi. Per favore, non si versi altro sangue innocente, né in Terra Santa, né in Ucraina o in qualsiasi altro luogo! Basta! Le guerre sono sempre una sconfitta, sempre!

La preghiera è la forza mite e santa da opporre alla forza diabolica dell’odio, del terrorismo e della guerra. Invito tutti i credenti ad unirsi alla Chiesa in Terra Santa e a dedicare martedì prossimo, il 17 ottobre, alla preghiera e al digiuno. E adesso preghiamo la Madonna.

Non è venuta meno la mia preoccupazione per la crisi nel Nagorno-Karabakh. Oltre che per la situazione umanitaria degli sfollati – che è grave -, vorrei rivolgere anche un particolare appello in favore della protezione dei Monasteri e dei luoghi di culto della regione. Auspico che a partire dalle Autorità e da tutti gli abitanti possano essere rispettati e tutelati come parte della cultura locale, espressioni di fede e segno di una fraternità che rende capaci di vivere insieme nelle differenze.

Oggi viene pubblicata un’Esortazione apostolica su Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, intitolata «C’est la confiance»: infatti, come testimoniò questa grande Santa e Dottore della Chiesa, è la fiducia nell’amore misericordioso di Dio la via che ci porta al cuore del Signore e del suo Vangelo.

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