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Nostra Signora d’Arabia

Posté par atempodiblog le 13 janvier 2026

Nostra Signora d’Arabia
Maria madre, protettrice e compagna di milioni di cattolici lontani dalle loro terre d’origine: il Vicariato di Arabia del nord e la Solennità di Nostra Signora d’Arabia

di AP – Agenzia Fides

Nostra Signora dell Arabia

Il sabato (o la domenica) dopo il Battesimo del Signore viene celebrato in tutta la Penisola Arabica come Solennità di Nostra Signora d’Arabia (OLA). Quest’anno la celebrazione in Bahrain è stata presieduta dal Vicario Apostolico di Arabia del nord, Aldo Berardi, O.SS.TT., sabato 10 gennaio nella Cattedrale di Awali, in partenza l’indomani per il Kuwait in attesa dell’arrivo Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, per la consacrazione della Chiesa di Nostra Signora di Ahmadi a Basilica Minore del Vicariato (vedi Agenzia Fides 1/8/2025) che comprende Bahrain, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita. Il vescovo Berardi, inoltre, ha confermato all’Agenzia Fides che nelle restanti chiese del Vicariato la Solennità di OLA verrà celebrata sabato 17 gennaio.

Di seguito la storia, tratta da uno scritto della Confraternita di Sant’Areta e Compagni del Vicariato di Arabia del nord, cui promotore episcopale e guida è il Vicario Apostolico, delle origini di questa devozione e di come si è sviluppata ed evoluta nel Golfo.

La venerazione della Beata Vergine Maria con titoli locali o nazionali è un tratto distintivo della spiritualità cattolica, che riflette l’intimo legame tra Maria e i diversi popoli del mondo. Fin dai primi secoli, i cristiani hanno invocato la Madre di Dio in modi che parlano della loro storia, cultura ed esperienza vissuta. Pertanto, ogni paese – e spesso ogni città o regione – custodisce un titolo mariano che esprime il modo in cui i fedeli percepiscono la presenza materna di Maria in mezzo a loro.

Papa Francesco, ad esempio, nutriva una profonda devozione per Nostra Signora di Luján, patrona della sua patria.
I cattolici giapponesi guardano alla Vergine di Tsuwano, che simboleggia la sopravvivenza del cristianesimo in Giappone durante un periodo in cui veniva soppresso.
La Spagna vanta una straordinaria abbondanza di titoli mariani, da Nostra Signora di Montserrat a Nostra Signora del Pilar, ognuno nato da secoli di preghiera, miracoli e devozione popolare.

In questo vasto e variopinto arazzo di affetto mariano, il titolo di Nostra Signora d’Arabia spicca per la sua risonanza spirituale unica. A differenza di molte invocazioni mariane radicate in culture a maggioranza cristiana o in tradizioni secolari, questo titolo è emerso in una regione in cui il cristianesimo vive in silenzio, umilmente e spesso senza segni esteriori.

Eppure, proprio nel cuore della Penisola Arabica, Maria è stata accolta come madre, protettrice e compagna da milioni di cattolici lontani dalle loro terre d’origine. Il suo titolo esprime non solo l’identità geografica, ma anche la profonda fiducia di una Chiesa che vive in diaspora, trovando in Lei una tenera custode che veglia sui suoi figli mentre navigano nella vita e nella fede nel Golfo.

Le radici della devozione a Nostra Signora d’Arabia risalgono alla metà del XX secolo, quando i Padri Carmelitani Scalzi, provenienti dall’Iraq, giunsero in Kuwait alla fine degli anni ’40 per assistere la crescente comunità cattolica. Tra le loro priorità pastorali c’era il nutrimento spirituale di un gregge eterogeneo: lavoratori, famiglie e migranti che desideravano ardentemente un senso di casa e la protezione divina in una terra lontana dalla propria. Fu in questo contesto che i Carmelitani introdussero un’immagine mariana, in seguito nota come Nostra Signora d’Arabia, per fungere da presenza materna unificante per i cattolici sparsi nel Golfo.

L’immagine attuale deriva da una statua del 1919 della Madonna del Monte Carmelo proveniente dalla Basilica del Monastero Stella Maris di Haifa, in Israele. Una litografia di questa immagine, portata ad Ahmadi, in Kuwait, il 1° maggio 1948, fu venerata pubblicamente a partire dalla festa dell’Immacolata Concezione di quello stesso anno, grazie all’impegno di padre Teofano Ubaldo Stella, O.C.D., primo Prefetto Apostolico e poi Vicario Apostolico del Kuwait, incaricato da Papa Pio XII.

Nel 1949, con la crescente devozione, la Legione di Maria iniziò a utilizzare la propria immagine della Madonna dei Miracoli, spingendo il vescovo Stella a commissionare una nuova statua in Italia. Scolpita in cedro del Libano, la statua della Madonna con Bambino fu portata a Papa Pio XII per la benedizione. Il 17 dicembre 1949, alla vigilia dell’Anno Santo del Giubileo, Papa Pio XII benedisse personalmente la statua appena realizzata nei Palazzi Vaticani e fu fotografato mentre pregava davanti ad essa: un gesto straordinario che segnò profondamente l’inizio della devozione. La statua fu trasportata in aereo in Kuwait e accolta con gioia il 6 gennaio 1950 al Santuario Ahmadi, dove divenne presto il punto focale della preghiera quotidiana.

Papa Pio XII dimostrò ulteriormente il suo affetto per questo titolo mariano quando, nel 1956, donò al Santuario Ahmadi un grande cero decorato, scelto tra quelli offertigli durante la celebrazione della Candelora di quell’anno. L’anno successivo, rispondendo alla richiesta del nuovo Vicario Apostolico del Kuwait, Victor León Esteban San Miguel y Erce, il Santo Padre emanò il decreto Regnum Mariae, datato 25 gennaio 1957, dichiarando formalmente Nostra Signora d’Arabia Patrona Principale del territorio e del Vicariato Apostolico del Kuwait.

Il primo grande trionfo di questa devozione si ebbe nel 1960, in occasione del decimo anniversario dell’arrivo della statua in Kuwait. In segno di gratitudine per gli innumerevoli favori che si riteneva fossero stati ricevuti per intercessione di Maria, il Vicario Apostolico del Kuwait invitò i fedeli a contribuire per tutto il 1959 alla creazione di una preziosa corona d’oro. Realizzate con cura nei minimi dettagli, del peso di oltre due libbre di oro puro e ornate di diamanti, rubini e perle del Golfo – tra cui una offerta personalmente dal Vicario Apostolico – le corone furono mandate a Roma e presentate a Papa San Giovanni XXIII il 17 marzo 1960. Tramite il Segretario di Stato, il Cardinale Domenico Tardini, il Papa delegò il Cardinale Valerian Gracias, Arcivescovo di Bombay, a incoronare la statua in suo nome. Dopo una solenne Messa pontificale il cardinale pose le corone d’oro sul capo di Gesù Bambino e della Madonna, suggellando uno dei capitoli più belli della storia iniziale di questa devozione.

Nei tempi moderni, il defunto vescovo Camillo Ballin, MCCJ, appassionato devoto mariano e pastore visionario, ha guidato una rinnovata identità mariana per la Chiesa nel Golfo. Sotto la sua guida, la statua di Nostra Signora d’Arabia è stata solennemente e canonicamente incoronata ad Ahmadi nel 2011, in una cerimonia presieduta dal cardinale Antonio Cañizares Llovera per conto di Papa Benedetto XVI. Il 5 gennaio 2011, Papa Benedetto XVI ha approvato il patrocinio di Nostra Signora d’Arabia come Patrona Principale del Golfo Arabico, sia del Vicariato Apostolico del Kuwait che del Vicariato Apostolico d’Arabia, successivamente riorganizzati nel Vicariato Apostolico dell’Arabia Settentrionale e nel Vicariato Apostolico dell’Arabia Meridionale.

Il Vescovo Ballin ha inoltre chiesto alla Santa Sede di fissare la Solennità di Nostra Signora d’Arabia al sabato successivo al Battesimo del Signore, con il permesso pastorale di celebrarla la domenica. Come espressione culminante della sua devozione, ha avviato e guidato la costruzione della Cattedrale di Nostra Signora d’Arabia in Bahrain, poi consacrata nel 2021 dal cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-prefetto del Dicastero per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari (vedi Agenzia Fides 9/12/2021).

Su queste basi, il vescovo Berardi, successore di Ballin, ha ulteriormente affermato il significato duraturo di questa presenza mariana. Nel 2025, ha supervisionato l’elevazione del Santuario Ahmadi, sede della venerata statua originale, alla dignità di Basilica Minore. Il Vescovo Aldo osserva che la presenza ininterrotta di una statua mariana per oltre 75 anni nel cuore della Penisola Arabica è straordinaria, dato il contesto culturale e religioso della regione, dove le immagini sacre sono generalmente limitate. La sua sopravvivenza e la sua continua venerazione testimoniano non solo la protezione discreta ma potente di Maria, ma anche la fede incrollabile di una Chiesa che vive la sua testimonianza con silenzio, umiltà e profonda devozione.

Oggi, la devozione a Nostra Signora d’Arabia continua ad approfondirsi. La sua immagine è un simbolo di unità per la straordinariamente eterogenea comunità cattolica del Golfo, un faro di speranza per migranti e lavoratori e un promemoria che la Madre di Dio accompagna i suoi figli anche in terre dove l’espressione cristiana deve essere vissuta con discrezione e umiltà.

Questa fiorente devozione – plasmata dai missionari, rafforzata dalla visione pastorale e santificata dalle preghiere di milioni di persone – rimane una radiosa testimonianza del vivo cuore mariano della Chiesa nella Penisola Arabica.

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Medjugorje, quello che vuol dire la nostra Madre Celeste/ Testimonianza di Mirjana ad un festival dei giovani

Posté par atempodiblog le 3 janvier 2026

Medjugorje, quello che vuol dire la nostra Madre Celeste/ Testimonianza di Mirjana ad un festival dei giovani
Tratto da: Radio Maria FB

Mirjana di Medjugorje

«[…] Voi certamente sapete che la Madonna qui a Medjugorje ha dato a ciascuno di noi sei veggenti una missione. La mia è la preghiera per coloro che non hanno conosciuto l’Amore di Dio, quelli che noi chiamiamo “i non credenti”.

La Madre Celeste non dice mai “non credenti”. Se tu dici a qualcuno “sei un non credente”, tu lo hai condannato.

In questi [...] anni non l’ho mai sentita condannare qualcuno.

Lei dice: “Coloro che non hanno ancora conosciuto l’Amore di Dio”

Quando pregate per loro pregate anche per voi stessi e per il vostro futuro. Chiede anche il nostro esempio.

Non chiede che andiamo a fare la predica ad altri; chiede che parliamo con la nostra vita, affinché i non credenti possano vedere attraverso di noi Dio ed il Suo Amore.

Vi prego di prendere sul serio queste cose, perché ciascuno di noi ha un non credente vicino: o in famiglia o a casa o sul posto di lavoro.

Questo non credente guarda noi e la nostra vita. Dobbiamo chiederci: “Vede Dio in noi? Vede l’Amore di Dio?”, perché noi risponderemo di questo.
Noi che diciamo di essere figli di Dio. Noi che diciamo di aver conosciuto l’Amore di Dio.

Vi racconterò un esempio simpatico:

Ho problemi con la schiena. Una sera sono venuta a Messa e volevo sedermi. C’era posto e mi sono accomodata.

Invece i pellegrini che erano lì hanno cominciato a sgridarmi: “Alzati. Questo è il nostro banco. Come osi? Noi siamo venuti prima di te”.

Io mi sono alzata.

Un attimo dopo è venuta una signora che faceva parte di quel gruppo e mi ha riconosciuta e ha riferito loro che sono una dei veggenti. A quel punto mi hanno offerto tutto il banco.

Ma come pensate che sia ciò davanti agli occhi di un non credente che per la prima volta la Madonna ha chiamato qui a Medjugorje?

Se entro in una chiesa e dentro ci sono quelli che dicono di conoscere l’Amore di Dio e si comportano in quel modo: non entrerei più in una chiesa. E di chi sarebbe la responsabilità?

Questo è quello che vuol dire la nostra Madre Celeste.

In ogni nostra parola, in ogni nostro comportamento si deve vedere ciò che diciamo di essere; si deve vedere l’Amore di Dio. Perciò abbiamo una grande responsabilità [...]».

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Nel cuore di Maria è nata la fede della Chiesa/ Maria Santissima Madre di Dio

Posté par atempodiblog le 1 janvier 2026

Nel cuore di Maria è nata la fede della Chiesa/ Maria Santissima Madre di Dio
di Padre Livio Fanzaga

Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Padre Livio e la Mamma del Cielo

La Vergine Maria ha generato il Figlio di Dio che è la nostra pace. L’espressione “Madre di Dio” è molto coraggiosa, ma deve essere intesa rettamente. I Padri conciliari, a Nicea e a Efeso, prima di affermare che Maria è la Madre di Dio hanno precisato qual è il significato di questa espressione cioè che quel Bambino che Maria ha generato è il Figlio di Dio, è il Verbo eterno generato dal Padre, che si è incarnato nel grembo della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo e ha assunto una natura umana. L’anima di Gesù e il suo corpo, uniti alla sua divinità, costituiscono l’unione ipostatica: la natura umana si unisce alla seconda Persona della Santissima Trinità.

L’Io di Gesù è divino. Nel Vangelo di Giovanni, infatti, risuona quest’Io, che richiama quello di Jahvè la cui voce si è manifestata a Mosé nel roveto ardente. Gesù, per attribuirsi la sua divinità e per affermare che il suo è un Io divino, in diverse espressioni del Vangelo di Giovanni riprende proprio l’espressione Io sono: “Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono»” (Gv 8, 58); o ancora: “Ve lo dico fin d’ora prima che accada, perché quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono” (Gv 13,19).

Siccome non si può dividere in Gesù la Persona divina dalla natura umana, possiamo dire che aveva una conoscenza umana illuminata dalla scienza divina del Verbo; aveva una volontà umana intimamente congiunta a quella divina di Dio. La Teologia conciliare ha approfondito questi temi partendo proprio dai Vangeli per difendere la parte più preziosa del Cristianesimo, senza la quale sarebbe una religione come tutte le altre e cioè che Gesù è Dio.

I primi Concili hanno operato per difendere la fede cattolica dalle eresie che confluivano tutte nella medesima affermazione, cioè che Gesù era un uomo e il suo Io era umano. Queste eresie colpivano al cuore la fede cristiana che, invece, riconosce in Gesù il Figlio di Dio e gli attribuisce un Io divino. La Chiesa ha custodito la fede cattolica nel corso dei secoli, ma ha avuto delle crisi tremende come quella ariana che negava la divinità di Gesù Cristo. La Chiesa ha stroncato tutte le eresie che, comunque, ritornano nel corso della Storia; quella ariana, ad esempio, ha colpito il Cristianesimo in Occidente anche negli ultimi decenni, infatti, le correnti moderniste all’interno della Chiesa stessa negavano la divinità del Verbo e riducevano Gesù Cristo a un semplice uomo.

Che Cristo abbia una natura umana è fuori discussione, ma il suo Io è divino! Ecco, allora, perché i Padri conciliari hanno ribadito quest’espressione meravigliosa attribuita alla Vergine Maria: Theotókos, Madre di Dio. La Madonna ha generato un Bambino che il Figlio di Dio, il Verbo che si è fatto Carne; Gesù Cristo è vero Dio e vero Uomo. Tutti i Vangeli sinottici affermano con molta chiarezza la divinità di Gesù Cristo.

Un esempio bellissimo è nel brano in cui Pietro riconosce Gesù perché ha creduto in quello che è il cuore stesso del Cristianesimo e che tutti i pastori della Chiesa devono difendere, anche oggi:

Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?» Essi risposero: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti». Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?»  Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù, replicando, disse: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E anch’io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai suoi discepoli di non dire a nessuno che egli era il Cristo. (Mt 16,13-23)

La fede cattolica afferma la divinità di Gesù Cristo e questa Verità di fede deve essere anche oggi testimoniata, affermata e difesa dalle tante eresie che attaccano il Cristianesimo. I pastori e i Magi hanno adorato il Bambino Gesù riconoscendolo Figlio di Dio fattosi uomo, proprio perché Maria stessa lo adorava con Giuseppe; allo stesso modo noi cristiani adoriamo Gesù perché è il Verbo che si è fatto Carne, non è un semplice uomo, un profeta.

La Madonna è stata definita Madre di Dio proprio perché è la prima che ha creduto che quel Bambino che aveva concepito era il Figlio di Dio. Nel momento dell’Annunciazione è racchiusa tutta la fede cattolica perché l’arcangelo Gabriele apre il mistero di Dio quando dice a Maria che avrebbe concepito un figlio per opera dello Spirito Santo e che quel bambino era proprio il Figlio di Dio.

I due misteri principali della fede cattolica sono tutti espressi nel momento dell’Annunciazione: la divinità del bambino che Maria avrebbe concepito verginalmente e la natura trinitaria di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo.

Il cuore della fede cattolica è nato nel momento dell’Annunciazione, nella rivelazione dell’angelo, nel cuore della Vergine Maria che è la prima cristiana.

La Madonna ha creduto alle parole dell’angelo che le ha rivelato che il Figlio del Padre sarebbe diventato uomo nel suo grembo per opera dello Spirito Santo. Ecco perché Elisabetta, appena incontra la cugina Maria, la saluta con l’espressione: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”.

Chi non crede che Gesù è Dio non può ritenersi cristiano. Queste eresie sotterranee che negano la divinità di Gesù Cristo sono ancora latenti, lavorano ancora nelle menti della gente e la allontanano dalla Chiesa e dalle chiese. Queste eresie moderniste negano l’essenza della fede proprio perché riducono Gesù a semplice uomo. Nel nostro cuore dobbiamo coltivare un’intima unione con Gesù perché attraverso la sua natura umana entriamo in comunione con la sua divinità, attraverso la quale entriamo in comunione con il Padre. Gesù ci rivela i misteri di Dio Santissima Trinità con una sola natura divina. Dobbiamo conservare tutto questo nella fede e soprattutto nella preghiera, nell’adesione alla Parola di Dio e in modo particolare ai Vangeli che sono Parola del Verbo che si è fatto Carne.

Il nostro punto di riferimento sia la Vergine Maria la cui fede è la fede della Chiesa. La Chiesa nasce nel momento dell’Annunciazione, quando Maria dice il suo sì totale e incondizionato a Dio.

Nel cuore di Maria è nata la fede della Chiesa.

Paolo VI disse che non può essere cristiano chi non è mariano, non è cattolico chi non ha la fede di Maria. La Madonna è la Madre della Chiesa e di tutti i credenti, è beata perché ha creduto. Che la fede di Maria sia la nostra fede!

La festa di Maria Santissima Madre di Dio cade proprio in apertura del nuovo anno proprio perché la Madre del Verbo lo illumini. La Madonna ci indica Gesù come unica Via, Verità e Vita. Maria ha creduto per prima al mistero della Santissima Trinità e al mistero della divinità del Verbo e, come Madre della Chiesa, custodisce questi misteri. Anche noi, sull’esempio di Maria, dobbiamo custodire queste Verità nei nostri cuori senza cedere alle seduzioni moderniste che ci fanno deviare dalla fede.

Come San Tommaso ripetiamo spesso nel corso della giornata la bellissima espressione che racchiude tutta la fede cattolica: mio Signore e mio Dio. Il Bambino Gesù è veramente il Figlio di Dio che si è fatto uomo, Maria e Giuseppe lo hanno adorato e sul loro esempio si sono prostrati i pastori e i Magi. L’adorazione del Bambino Gesù alla grotta di Betlemme sia il nostro atteggiamento interiore nei confronti di Cristo, Verbo che si è fatto Carne e seconda Persona della Santissima Trinità. Gesù è il Signore, è il Salvatore, è la luce del mondo, è la Via, la Verità e la Vita!

Il 25 dicembre 2012 la Madonna è apparsa a Medjugorje con Gesù Bambino tra le braccia e non ha dato il Messaggio, ma Gesù Bambino ha iniziato a parlare e ha detto: «Io sono la vostra pace, vivete i miei Comandamenti». Sono espressioni che ci dicono la profondità, la solidità e l’eternità della fede cattolica.

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Il Santo Natale e il Paradiso

Posté par atempodiblog le 24 décembre 2025

Il Santo Natale e il Paradiso
Il Natale è la prima visione di Dio concessa all’uomo; il Paradiso sarà l’ultima, definitiva ed eterna
di Roberto de Mattei – Corrispondenza Romana
Tratto da: 
Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Santo Natale

I sacerdoti oggi parlano raramente dell’inferno e del Paradiso, quasi temendo che il richiamo ai novissimi possa apparire fuori tempo o inadatto alla sensibilità contemporanea. Eppure, proprio queste realtà ultime ricordano all’uomo il fine per cui è stato creato e il destino irrevocabile verso cui la sua anima è orientata.

Il silenzio su inferno e Paradiso non rende queste realtà ultime meno vere né meno decisive; al contrario, le rende pericolosamente dimenticate. Tacere sui novissimi, significa oscurare il senso stesso dell’esistenza umana, che non si esaurisce nel tempo ma è protesa verso l’eternità. Ma l’eternità non è soltanto una realtà futura: essa getta la sua ombra e la sua luce nel tempo presente, nella nostra quotidianità.

San Gregorio Magno insegna che «la vita presente è come un seme: ciò che ora si semina, nell’eternità si raccoglie» (Moralia in Iob, XXV, 16). Ogni atto, ogni scelta, ogni orientamento del cuore prepara già ora il raccolto eterno. Come ricorda sant’Alfonso Maria de’ Liguori, «l’eternità dipende da un momento, e quel momento è il presente» (Apparecchio alla morte, Considerazione I). Così nel momento presente, noi incontriamo l’eternità.

Il mondo in cui viviamo ci offre tempi, luoghi e immagini che prefigurano ciò che potranno essere l’inferno e il Paradiso e ci aiutano a comprendere, almeno per analogia, cosa significhi vivere lontani da Dio o vivere in unione con Lui.

Per avere un’idea dell’inferno non occorre sforzare l’immaginazione: basta leggere i giornali, seguire le cronache quotidiane, osservare con attenzione la realtà che ci circonda. La violenza diffusa, la menzogna sistematica, l’inganno elevato a norma, l’infelicità profonda che abita cuori apparentemente sazi, costituiscono la cifra drammatica della nostra epoca. L’inferno, potremmo dire, è attorno a noi. Non si tratta certo dell’inferno in senso proprio, ma di una sua inquietante anticipazione: un mondo in cui l’uomo, rifiutando la verità e l’amore di Dio, sperimenta già la solitudine, il vuoto e una sofferenza che si traduce spesso in disperazione, anche se mascherata.

Ma se il nostro tempo offre immagini così numerose che evocano le sofferenze dell’inferno, esso non è privo di segni e momenti che rimandano alle gioie del Paradiso. Uno di questi momenti simbolici è il Santo Natale, un mistero divino che ci offre una delle immagini più alte del Paradiso anticipato nel tempo.

Contempliamo il Presepe. In una grotta povera, in un bambino deposto in una mangiatoia, il cielo si apre sulla terra. Lì dove tutto sembra fragile e insignificante, Dio si rende visibile e vicino. Il presepe ce lo ricorda con semplicità e profondità.

Gesù che viene al mondo è circondato dalla Madonna e da san Giuseppe e forma con loro la Sacra Famiglia, modello di tutte le famiglie della terra. Gli angeli cantano la gloria di Dio sopra la capanna di Betlemme; i pastori e i Re Magi adorano il Verbo fatto carne. Tutte le famiglie che, nella notte di Natale, si raccolgono attorno al Santo Presepe, che hanno la grazia di prepararlo e offrirlo al Signore, partecipano, anche se spesso in modo inconsapevole, a questa gioia che ha la sua sorgente nella vita soprannaturale irradiata dalla Sacra Famiglia.

Il Natale, con il calore e l’affetto che palpabilmente trasmette a chi lo vive con cuore semplice e sincero, ci ricorda che esiste un ambiente soprannaturale; che l’ambiente soprannaturale per eccellenza è il Cielo; che il Cielo è la nostra vera patria e il luogo di eterna felicità al quale ogni uomo è chiamato e, se corrisponde alla Grazia, è destinato ad arrivare. La pace e la gioia spirituale che il Natale accende nei cuori sono una prefigurazione della felicità eterna del Paradiso, dove l’anima sarà completamente immersa nel possesso e nel godimento di Dio.

Il Paradiso è una realtà che supera ogni immaginazione: è la pienezza di tutti i beni desiderabili, l’estasi eterna della visione beatifica. I secoli si succederanno ai secoli senza diminuire la felicità degli eletti; anzi, la certezza di possedere eternamente il Bene supremo ne accrescerà senza fine la dolcezza.

I beni spirituali sono inesauribili, come dimostrano le amicizie spirituali che nascono sulla terra. Quando queste amicizie durano nel tempo e rimangono sempre nuove, senza sazietà, è segno che sono di origine divina. E in Paradiso queste amicizie saranno riannodate, così come i legami familiari con i nostri cari, ritrovati alla luce di Dio, per non più separarci da loro. I Beati vivono nella gioia inesauribile di amare e di essere amati, in una vita che fiorisce continuamente senza conoscere noia né stanchezza.

Ma dopo la visione intuitiva di Dio, ciò che accrescerà maggiormente la gioia dei Beati sarà la contemplazione dell’Uomo-Dio, Gesù Cristo, Verbo Incarnato, e della sua Santissima Madre, la Beatissima Vergine Maria, Regina degli angeli, dei santi e del Paradiso stesso. Le melodie del Paradiso saranno quelle intonate dagli Angeli a Betlemme per cantare la gloria di Dio e la pace in terra agli uomini di buona volontà. Ma coloro che in terra furono uomini di buona volontà, perché amarono Dio, oggi ascolteranno con commozione queste melodie in Cielo.

Così, mentre il mondo mostra ogni giorno le ferite dell’inferno che l’uomo costruisce quando si allontana da Dio, il Natale ci ricorda che il Paradiso comincia ogni volta che Dio viene accolto. Tra queste due anticipazioni – una di luce e una di tenebra – l’uomo è chiamato a scegliere. La scelta dell’eternità si gioca nel tempo, nelle decisioni quotidiane, nel modo in cui crediamo, adoriamo, speriamo ed amiamo, come la Madonna a Fatima ci ha invitato a fare.

Natale è l’anticipo storico di ciò che il Paradiso è in modo eterno: la comunione piena tra Dio e l’uomo. San Gregorio di Nissa insegna che l’anima è stata creata con un desiderio infinito, capace di essere colmato solo da Dio (De vita Moysis, II, 232-239). Il Natale accende nel cuore una pace fragile e ancora esposta alle ferite; il Paradiso è quella stessa pace portata a compimento, senza più dolori né separazioni.

San Tommaso d’Aquino afferma che la felicità suprema dell’uomo consiste nella visione di Dio (Summa Theologiae, I-II, q.3). A Natale, Dio si lascia vedere in un volto umano; in Paradiso l’uomo vedrà Dio senza veli. Il Natale è la prima visione di Dio concessa all’uomo; il Paradiso sarà l’ultima, definitiva ed eterna.

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Il presepe, un libro aperto

Posté par atempodiblog le 24 décembre 2025

Il presepe, un libro aperto
Durante il tempo di Avvento si prepara il presepe ed è molto salutare dedicare dei momenti della giornata in cui sospendere tutte le occupazioni per riflettere e meditare davanti ad esso. Don Dolindo Ruotolo ci dà qualche spunto di riflessione che può aiutare ciascuno di noi nella crescita spirituale.
di Serafino de Virginis – Cristianesimo Cattolico
Tratto da: Radio Maria

Il presepe

San Francesco d’Assisi ha dato vita al presepe, a questa piccola rappresentazione plastica del grande mistero della nascita di Gesù, Salvatore del mondo, in una povera stalla. Tante famiglie cristiane preparano il loro presepe nel salotto e dedicano tanto tempo alla costruzione delle casette, dei vari ambienti naturali come il deserto, le montagne, i prati, i ruscelli, i laghetti, il villaggio con tutti i personaggi che lavorano, i bimbi che giocano, le stalle con gli animali… e soprattutto si costruisce con tanto amore e devozione la grotta dove nella notte di Natale nascerà il Bambinello. Il presepe aiuta ad innalzare la nostra mente a Dio.

Bisogna perciò accostarsi al presepe con una visione di fede, pregando e meditando sul mistero dell’Incarnazione del Verbo. Accostarsi al presepe solo per ammirarne l’arte di colui che lo ha costruito rende sterile la nostra devozione. Meditiamo, dunque, con don Dolindo su quanti insegnamenti può darci il presepe. Il presepe rappresenta un piccolo mondo. Il bambino lo ammira estasiato, e non sa che in realtà le rocce che si innalzano maestose sono solo un ammasso di giornali dipinti, i ruscelli sono dei semplici tubi e che nel giro di qualche settimana tutto verrà disfatto e riposto negli scatoli.

Nella Novena di Natale don Dolindo scrive:
«Ecco l’immagine viva di questo mondo: noi ci viviamo dentro e lo consideriamo da bambini. Il suo movimento, la sua bellezza, la sua luce ci appaiono come l’unico fascino della nostra vita, e molte volte dimentichiamo che qui ci siamo di passaggio e che abbiamo tutti il dovere di perfezionarci, di migliorarci per il Cielo e passare oltre. Verrà anche per il mondo il gran giorno nel quale tutto si sfascerà, e tutto ciò che è stato nel nostro “presepe” apparirà nella sua realtà: un poco di polvere, d’illusione, di fantasmagoria e nulla più».

Riflettiamo inoltre, che tutto il presepe viene costruito solamente per Gesù che ne è il centro. Tutti i personaggi vengono posizionati nei loro luoghi di lavoro, nelle loro casette, sui prati; i personaggi privilegiati sono gli umili pastorelli, poiché il loro posto è proprio vicino alla grotta. Non appena nasce Gesù ci sembra di scorgere la gioia anche in questi pupazzetti, soprattutto in quelli più vicini alla grotta. Ora, quando termina il periodo natalizio cosa succede a tutti i personaggi? Viene tolto Gesù dalla greppia e tutti i personaggi vengono rimessi negli scatoli in attesa dell’anno prossimo.

Scrive don Dolindo:
«Guardiamo nel mondo come nel presepe. Tutti si muovono per la loro via, ognuno si forma, nel suo “presepe”, un ambiente isolato e sogna una vita di grandezze; eppure tutti ci siamo per un unico scopo: conoscere Dio, perfezionarci, raggiungere Lui. Se togliete dalla nostra vita questa grande realtà […] esso si risolve in nulla».

Tutti ammiriamo con meraviglia la graziosità dei vari personaggi del presepe, ma raramente riflettiamo sul fatto che l’artista ha “tormentato” il legno per riuscire a scolpire il pupazzetto. Quanti colpi di scalpello ha dovuto dare a quel pezzetto di legno! «Quando noi ci vediamo tribolati, è segno che siamo “legno” un poco duro – scrive don Dolindo – che opponiamo alla misericordia di Dio la resistenza delle nostre grandi miserie, ed è segno che Dio vuol fare di noi qualche cosa di più bello e di più perfetto».

Lasciamo, dunque, che Dio, il divino artista, possa scalpellare la nostra anima per renderla perfetta per il Paradiso, anche se ciò ci farà soffrire. Il centro del presepe è la grotta con il Bambinello adagiato nella mangiatoia, con la divina Madre che adora il suo tesoro e san Giuseppe, qual giglio di purezza, posto accanto a Maria e Gesù per custodirli. Quanti pensieri sorgono nella nostra mente nel contemplare la grotta! Quanti sospiri al divin Pargoletto!

Nella Vigilia di Natale, nell’attesa trepidante della nascita del Bambinello ripetiamo a Gesù le dolci frasi insegnateci da don Dolindo:
«Vieni, Signore, riforma Tu i nostri poveri pensieri.
Vieni, ammantaci di giustizia fra tanto dilagare di crudeltà.
Vieni, donaci la purezza.
Vieni, santifica i nostri dolori nella tua Volontà.

Vieni, sottomettici alla tua Legge con amore di figli, affinché siamo degni di servirti, amandoti.
Vieni, Gesù dolcissimo, e come Tu ti sei rivestito di umana carne nel seno di Maria, così rivesti noi, poveri peccatori, di Te.
Vieni! Tu puoi trasformare questa povera vita in ricchezza divina».

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San Giovanni da Kety, “il padre dei poveri”

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2025

San Giovanni da Kety, “il padre dei poveri”
Il santo soleva ripetere come motto: “Combatti tutti gli errori, ma fallo con buonumore, pazienza, gentilezza e amore”
Tratto da: Radio Maria GT

San Giovanni da Kety
23 dicembre, memoria liturgica

Questo santo nacque nella città di Kety, in Polonia, nell’anno 1397. Ancora giovane fu ordinato sacerdote e nominato professore all’Università di Cracovia, ma l’invidia di alcuni colleghi finì per farlo nominare parroco di un villaggio lontano.

Riacquistò, qualche tempo dopo, la carica di professore all’Università di Cracovia e per molti anni tenne lezioni sulle Sacre Scritture o sulla spiegazione della Sacra Bibbia.

La sua fama crebbe a dismisura. Nelle discussioni ripeteva ciò che diceva Sant’Agostino: “Combattiamo il peccato, ma amiamo il peccatore. Affrontiamo l’errore, ma non desideriamo violenza contro nessuno; la violenza arreca sempre danno, ma la pazienza e la gentilezza spalancano le porte dei cuori”.

Quando predicava sul peccato, piangeva al ricordo dell’ingratitudine dei peccatori verso Dio e la gente, nel vederlo piangere, si commuoveva e cambiava condotta.

Ripeteva questi consigli ai suoi studenti: “Fate attenzione a non offendere, perché poi è difficile far dimenticare l’offesa. Evitate di mormorare, perché dopo risulta molto difficile restituire la fama che si è tolta”.

Centinaia di sacerdoti furono formati spiritualmente da lui e la gente arrivò a chiamarlo “il padre dei poveri”, per le sue numerose opere di carità verso i più bisognosi.

Morì il 24 dicembre 1473. Si verificarono molti miracoli presso la sua tomba e, mediante la sua intercessione, si ottennero grazie straordinarie.

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La nascita di Gesù raccontata dalla Venerabile Maria di Ágreda

Posté par atempodiblog le 21 décembre 2025

La nascita di Gesù raccontata dalla Venerabile Maria di Ágreda
di Miriam – I primi sabati di Fatima
Fonte: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Suor Maria di Gesù di Ágreda (1602-1665) è una religiosa dell’Ordine delle Concezioniste Francescane, mistica e scrittrice della Spagna del XVII secolo. Dopo la professione dei voti, cominciò ad avere prove fisiche e morali che si susseguivano in lei con tale intensità che, come essa stessa confessò, per oltre 40 anni provò dolori di morte ma senza morirne, insieme a doni eccezionali, sia esteriori (poi venuti meno) che interiori. Suor Maria scrisse varie opere d’edificazione spirituale, la più nota delle quali è la «Mistica Città di Dio», una sorta di biografia della Madonna, da cui è stato estratto il racconto della nascita di Gesù.

Il parto indolore della Madre di Dio dans Commenti al Vangelo Il-parto-indolore-della-Madre-di-Dio

“Maria santissima e Giuseppe entrarono in questo alloggio preparato per loro… Questo era tutto fatto di macigni naturali e rozzi senza alcuna particolarità ed era tale che gli uomini lo giudicarono adatto solo come rifugio di animali; l’eterno Padre, però, l’aveva destinato ad essere abitazione e riparo del suo stesso Figlio…

San Giuseppe accese del fuoco con gli attrezzi che a tale scopo aveva portato con sé. E poiché il freddo era grande, vi si avvicinarono per riceverne un po’ di sollievo; mangiarono il povero cibo che avevano portato con incomparabile gioia delle loro anime, sebbene la Regina del cielo e della terra, essendo prossima l’ora del suo parto divino, fosse tanto assorta e rapita nel mistero che non avrebbe mangiato niente, se non si fosse frapposta l’obbedienza al suo sposo.

Una volta terminato di mangiare, ringraziarono il Signore come facevano sempre. Dopo essersi trattenuti per breve tempo in tale ringraziamento e nel parlare tra loro dei misteri del Verbo incarnato, la prudentissima Vergine, che sapeva già vicina l’ora del suo felicissimo parto, pregò il suo sposo Giuseppe di ritirarsi a riposare e a dormire un poco, perché la notte era già molto avanzata.

Il santo uomo ubbidì alla sua sposa e le chiese che ella pure facesse lo stesso; a tal fine aggiustò e preparò con i panni portati con sé una mangiatoia piuttosto larga, posta in terra per gli animali che vi si riparavano. Lasciando così sistemata in questa sorta di letto Maria santissima, il santo Giuseppe si ritirò in un angolo della grotta, dove cominciò a pregare.

Subito fu visitato dallo Spirito divino e sentì una forza soavissima e straordinaria da cui fu rapito ed elevato in un’estasi in cui gli fu mostrato tutto ciò che avvenne in quella notte nella fortunata grotta, perché non riprese i sensi fino a che non lo chiamò la divina sposa.

La Regina delle creature, nel luogo in cui si trovava, fu nel medesimo tempo mossa da una forte chiamata dell’Altissimo con un’efficace e dolce trasformazione, che la sollevò al di sopra di tutte le cose create, e sentì nuovi effetti del potere divino; questa estasi fu infatti una delle più belle ed ammirabili della sua santissima vita…

Dal talamo verginale, dunque, il bambino Dio nacque solo e senz’altra cosa materiale o corporea che lo accompagnasse.

La volontà divina fu che la prima volta la beatissima Madre vedesse il suo Figlio, uomo-Dio, glorioso nel corpo.

Già era tempo che la prudentissima ed accorta Signora chiamasse il suo fedelissimo sposo san Giuseppe… Conveniva, tuttavia, che anche con i sensi del corpo vedesse, toccasse, venerasse e adorasse il Verbo incarnato prima di qualsiasi altro mortale, perché egli solo era fra tutti eletto come dispensatore fedele di così eccelso mistero.

Uscì dall’estasi per volontà della sua divina sposa e, ripresi i sensi, la prima cosa che vide fu il bambino Dio nelle braccia della sua Madre vergine, appoggiato al suo sacro volto e adagiato sul suo petto. Qui lo adorò tra le lacrime con profondissima umiltà. Gli baciò i piedi con tale giubilo ed ammirazione che gli sarebbe venuta meno la vita, se questa non gli fosse stata conservata dalla forza divina, ed avrebbe perso i sensi, se in quella circostanza non gli fosse stato necessario farne uso.

Dopo che il santo Giuseppe ebbe adorato il bambino, la prudentissima Madre chiese licenza al suo medesimo Figlio di sedersi e lo avvolse in fasce e pannicelli, che il suo sposo le porgeva con incomparabile riverenza, devozione e delicatezza. Così fasciato, la stessa Madre divina lo depose nella mangiatoia, dopo aver posto un po’ di paglia e di fieno su una pietra per adagiarlo nel primo letto che Dio fatto uomo ebbe sulla terra al di fuori delle braccia di sua madre.

Subito da quelle campagne venne con somma prontezza, per volontà divina, un bue. Entrato nella grotta si unì all’asinello che la medesima Regina aveva portato. Ella comandò loro di adorare, con la riverenza di cui erano capaci, il loro Creatore e di riconoscerlo tale. Gli umili animali obbedirono al comando della loro Signora e si prostrarono davanti al bambino, lo riscaldarono col proprio fiato e gli prestarono l’ossequio negato dagli uomini.

Così, Dio fatto uomo fu avvolto in panni e posto nella mangiatoia, fra gli animali, adempiendosi miracolosamente la profezia che dice: «Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende»”.

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Maria, Madre di ogni uomo

Posté par atempodiblog le 16 novembre 2025

Maria, Madre di ogni uomo
Maria ha un cuore grande quanto l’amore sconfinato di cui l’Onnipotente l’ha ricolmata e può raccogliere in esso tutti gli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi
Tratto da: Maria, dolce Madre – Padre Livio Fanzaga
Fonte: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Maria Madre di ogni uomo

Come farà Dio a pensare proprio a me, dal momento che ci sono così tanti uomini sulla terra? E’ una domanda che molti si pongono e poi concludono chiudendosi in uno sconsolato scetticismo. Da una parte sentono Dio lontano, nascosto oltre le immensità celesti e disinteressato per ciò che accade sotto il sole. Dall’altra non riescono a immaginare che qualcuno possa occuparsi personalmente di loro in un mondo dove l’indifferenza regna sovrana. Tuttavia, è impossibile che Dio non conosca e non si interessi per ognuna delle sue creature, in particolare dell’uomo creato a sua immagine.

Infatti, se noi esistiamo ciò è dovuto al fatto che, istante dopo istante, l’Onnipotente ci fa vivere, traendoci dall’abisso del nulla alla luce dell’essere. Se Dio non ci pensasse e non ci volesse anche per un solo momento, noi cesseremmo immediatamente di esistere. Egli ci tiene costantemente nel palmo della sua mano, dalla quale nessuno può divincolarsi. O siamo nella mano della sua misericordia o in quella della sua giustizia, osservava S. Caterina da Siena.

Anche la Madonna, pur essendo una creatura, ci conosce tutti, uno per uno, e si prende cura come se ognuno di noi fosse il suo figlio unico.

Tutti sono presenti nella loro irrepetibile identità al suo cuore materno e non può assolutamente accadere che Lei si dimentichi di un solo uomo che il Figlio le ha affidato. Infatti, nel momento del suo concepimento, ogni essere umano è dato in consegna a Maria, secondo il desiderio di Gesù sulla croce: “Donna, ecco il tuo figlio!” (Gv 19,26).

Maria ha un cuore grande quanto l’amore sconfinato di cui l’Onnipotente l’ha ricolmata e può raccogliere in esso tutti gli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Se le madri umane, per quanti figli possano generare, li conoscono tutti uno ad uno senza confonderli, tanto più Maria, che genera ognuno dei suoi figli alla luce della grazia, li conosce nei loro tratti inconfondibili e si occupa di loro, senza perderli mai di vista.

La Madre non solo ha presente ogni uomo con i suoi bisogni, le sue debolezze e le sue risorse, ma di ognuno conosce il progetto di Dio e l’aiuta ad attuarlo. Come ha fatto con il suo Figlio Gesù, Lei ci accompagna dall’inizio al termine della nostra avventura sulla terra. Può certo accadere che una madre terrena si dimentichi dei suoi figli o li abbandoni, ma questo non avverrà mai con la Madonna. Fino all’ultimo istante Lei vigila sulla vita di ciascuno, perché possa essere con Lei in Paradiso.

Nella luce di Dio la Madonna vede il progetto divino su ogni essere umano. Lei ci prende per mano e con infinita pazienza ci guida per realizzarlo. Se cadiamo, ci rialza; se ci perdiamo viene a cercarci; se siamo stanchi ci prende fra le braccia. Il suo amore materno non lascia nulla di intentato per strappare dalle spire del serpente infernale quei suoi figli che si sono fatti sedurre e imporre le catene della schiavitù.

La consapevolezza che abbiamo una madre celeste che ci conosce, che si preoccupa per noi e che interviene ad aiutarci con l’onnipotenza del suo amore, è una sorgente di forza e di consolazione che imprime uno slancio straordinario alla vita. La scoperta della presenza della Madonna nella nostra esistenza personale non è infatti una suggestione o un’illusione come i non credenti possono pensare. Si tratta infatti di un’esperienza reale, che produce frutti straordinari, come dimostrano tutti coloro che si affidano alla Madonna. Come non vedere l’effetto di questa maternità nella vita eccezionale di Giovanni Paolo II?

Scoprire la presenza di Maria nella propria vita come madre amorosa che ci stringe al cuore con un amore unico e fedele è una delle grazie più grandi della vita. Abbiamo infatti trovato il mezzo più facile per incontrare Gesù e divenire suoi amici. E’ una grazia che la Madonna ci concede volentieri se abbiamo l’umiltà di chiederla.

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze Novena alla Madonna della Medaglia Miracolosa (da recitarsi dal 18 al 26 novembre)

Freccia dans Viaggi & Vacanze Novena a Nostra Signora di Kibeho (da recitarsi dal 19 al 27 novembre)

Freccia dans Viaggi & Vacanze Novena a Nostra Signora di Beauraing (da recitarsi dal 20 al 28 novembre)

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Camminare con Maria/ “Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani”

Posté par atempodiblog le 25 octobre 2025

Camminare con Maria/ “Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani”
Il messaggio della Madonna di Medjugorje del 18 marzo 2025 ci conferma nella vera devozione mariana
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Camminare con Maria/ “Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani” dans Apparizioni mariane e santuari Gospa-Medjugorje

Erba (CO), 24/10/2025. (Blog di p. Livio). Il 18 marzo 2025 la Madonna ha dato un bellissimo messaggio che contiene un’espressione che vuol essere anche un rimprovero:

«Non abbiate paura di camminare con me».

Chi può avere paura di camminare con la Madonna? Casomai tutti vorremmo camminare con Lei perché è Colei che ci porta a suo Figlio. Non si può aver paura di camminare con la Madonna, ma queste parole sono rivolte a noi e agli abitanti di Medjugorje.

La Regina della Pace fa questo velato rimprovero perché c’è una mentalità diffusa che potremmo chiamare filo-protestante secondo la quale ci si preoccupa di non dare alla Madonna troppa venerazione, troppo rispetto per paura di toglierlo a Gesù. È un modo molto umano di rappresentarsi il soprannaturale; ho sentito questi ragionamenti anche all’interno della Chiesa Cattolica in predicazioni, catechesi, omelie.

Papa Woytjla era un fervente mariano, un vero discepolo del Montfort e diceva che la Madonna è la via più sicura per arrivare a Cristo; aveva anche elaborato una visione teologica molto vera: se c’è un solo mediatore fra il Padre e l’umanità, che è Gesù Cristo, fra noi e Gesù Cristo c’è la mediazione della Madonna.

Cristo è venuto a noi per mezzo di Maria nel momento dell’Incarnazione e quando lo ha dato alla luce; lo stesso avviene nella nostra vita: ad Jesum per Maria.

Questa è diventata un’espressione di altissima teologia, un punto fermo della teologia cristologica e mariana, la Madonna è l’unica via per arrivare a Gesù. Nei messaggi di Medjugorje la Regina della Pace ha detto innumerevoli volte che Lei è qui per guidarci a suo Figlio, lo ha ribadito anche in questo messaggio.

La Gospa fa questo rimprovero perché anche nell’ambito cattolico si è diffusa l’idea che la devozione a Maria sia esagerata; nel post Concilio molte statue della Madonna sono state spostate dagli altari e collocate in fondo alle chiese.

Questo vento non cattolico ha soffiato qua e là e le tracce sono rimaste; ancora oggi ci sono persone preoccupate della devozione mariana che diminuirebbe la devozione a Gesù Cristo.

Questa non solo è ovviamente una paura infondata, ma chi ha questo timore non sa chi è la Madonna. Difatti, San Giovanni Paolo II ha risposto a questa tendenza dicendo che la Madonna è tutta orientata a Cristo, i suoi occhi e il suo cuore sono totalmente protesi a suo Figlio.

Anche a Medjugorje vediamo che la Madonna è a servizio di Gesù Cristo, è proprio l’Ancella del Signore, è lo strumento della Santissima Trinità.

Arriviamo alla Santissima Trinità attraverso Maria che è la figlia del Padre, madre del Figlio e sposa dello Spirito Santo. Giustamente San Bernardo diceva: “De Maria numquam satis” (Di Maria non si dice mai abbastanza); anche il sommo poeta nel Canto XXXIII del Paradiso dice che la bellezza di Maria è tale che è quasi impossibile descriverla, va al di là di qualsiasi capacità nostra di comprenderla perché Dio l’ha elevata fin dove era possibile elevare una creatura.

Dobbiamo liberarci da questo modo di pensare; qua e là ci sono personaggi preoccupati della troppa devozione mariana come se fosse qualcosa di negativo. È importante aver bene presente chi è la Madonna, è Colei che ci dona Gesù e che ci porta a lui.

La Madonna non ci trattiene mai a sé, tutti quelli che sono mariani sono anche innamorati di Gesù.

A questo riguardo abbiamo avuto la grazia di Papi straordinari; in occasione del Pellegrinaggio presso il Santuario mariano di Nostra Signora di Bonaria, Papa Paolo VI fece una bellissima Omelia in cui disse:

«Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a Lui ci conduce» (Cagliari, 24 aprile 1970).

San Giovanni Paolo II è cresciuto nella fede leggendo il libretto di San Luigi Maria Grignon de Monfort che riguarda l’affidamento e la consacrazione a Maria.

Papa Francesco prima e dopo ogni viaggio apostolico o operazione medica si recava a pregare in ginocchio davanti alla Salus Populi Romani, effigie mariana a lui tanto cara e ha voluto essere sepolto proprio in Santa Maria Maggiore.

Abbiamo avuto la grazia di tanti Papi mariani che sono stati grandi guide cristiane proprio perché erano mariani.

La Madonna non ci trattiene mai per sé, è tutta orientata a suo Figlio, è la via che porta a Cristo. Più si è mariani e più si è cristiani.

Nel messaggio del 18 marzo 2025 la Madonna ci invita a non aver paura di camminare con Lei perché ci guida a suo Figlio, alla salvezza.

Siamo entrati in una fase della Storia in cui la presenza di Maria è straordinaria: la Madonna appare quotidianamente ormai da oltre quarant’anni. Nonostante questa lunga presenza di Maria, nonostante le sue apparizioni quotidiane ovunque nel mondo si trovassero i veggenti, nonostante i messaggi che ci ha dato e che sono dei capolavori da tutti i punti di vista, pochi la prendono in considerazione: «Molti hanno risposto ma è enorme il numero di coloro che non vogliono sentire ne accettare il mio invito» (25 agosto 2011).

Anche la qualità della devozione mariana dev’essere verificata. Dobbiamo approfondire la nostra dimensione spirituale mariana, dobbiamo chiedere alla Madonna la grazia di capirLa, di entrare nel suo mistero, di diventare una sola cosa con Lei. Se diventiamo una sola cosa con Lei, i nostri occhi e nostri cuori si protendono a Gesù come i suoi. Diventiamo tutti desiderosi di fare il possibile per salvare le anime per il regno di Dio. Da devozione superficiale la nostra deve diventare a portarci a un’identità nostra con Maria, come Lei stessa ha detto quando ci ha esortati a essere a sua immagine: «non permettete che satana si impadronisca dei vostri cuori, così da diventare la sua immagine anziché la mia» (30 gennaio 1986).

Lasciamoci permeare da Lei, se saremo suoi vinceremo. Allora sì che saremo veramente cristiani, ameremo Cristo come lo ama Maria. Se noi puntiamo a identificarci con Maria, ad avere il suo cuore, i suoi sentimenti, i suoi pensieri, i suoi affetti, le sue preoccupazioni, a innamorarci di Lei e a essere una sola cosa con Lei, ci troveremo a essere cristiani perfetti, per quanto è possibile qui su questa Terra, perché saremo tutti orientati a Cristo così com’è orientata Maria. Questa è anche la grandezza di alcuni santi mariani come San Giovanni Paolo II il cui motto era proprio a Maria: Totus Tuus.

La Madonna è la porta che introduce in Cristo. Sant’Agostino dice che siamo stati tutti concepiti dal cuore di Maria che, come ha concepito il capo, così ha concepito anche tutte le membra. Siamo tutti nati nel cuore di Maria e quindi dobbiamo in tutto e per tutto assimilare i tratti fondamentali della nostra Madre.

È superficiale, fasulla, banale e carnale l’idea che si debba stare attenti a non amare troppo Maria. Dobbiamo, invece, essere una sola cosa con Maria e con Lei amare Gesù, servirLo, lottare per Lui e lavorare per il suo regno.

Questo messaggio ci conferma nella vera devozione mariana. Rinnoviamo il nostro affidamento totale a Maria, la nostra decisione di fare di Lei la nostra guida e il nostro modello.

«Cari figli! Con amore materno vi prego: datemi le vostre mani giunte, datemi i vostri cuori purificati nella confessione e io vi guiderò a mio Figlio! Perché, figli miei, soltanto mio Figlio, con la Sua luce può illuminare le tenebre, soltanto Lui, con la Sua Parola può togliere la sofferenza. Perciò non abbiate paura di camminare con me perché io vi guido a mio Figlio, alla salvezza. Vi ringrazio». (Con approvazione ecclesiastica)

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Il “Signore dei Miracoli” la devozione amata da Prevost che arriva nel cuore di Roma

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2025

Presentata la processione della comunità peruviana che domenica sarà benedetta dal Papa
Il “Signore dei Miracoli” la devozione amata da Prevost che arriva nel cuore di Roma
Sebastián Sansón Ferrari – L’Osservatore Romano
Tratto da: Radio Maria

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Sarà un momento di fede particolarmente sentito dai peruviani la Grande Processione Internazionale del Nuestro Señor de los milagros che si svolgerà domenica 19 ottobre a Roma e attraverserà via della Conciliazione per giungere in piazza San Pietro dove riceverà la benedizione di Papa Leone XIV.

L’evento è stato presentato ieri pomeriggio nella Sala Marconi della Radio Vaticana, alla presenza di diversi rappresentanti della comunità peruviana che vivono nella capitale, autorità diplomatiche e membri della Confraternita del Signore dei Miracoli di Roma. Moderato dal vicedirettore editoriale dei media vaticani, Alessandro Gisotti, l’incontro con la stampa ha sottolineato che la fede popolare del Perù può diventare patrimonio di tutta la Chiesa.

«La processione del Nuestro Señor de los milagros è sì un evento peruviano, ma anche della Chiesa universale — ha affermato Gisotti —. Non si può comprendere il Perù senza comprendere cos’è la devozione per il Signore dei Miracoli: un’espressione di fede, cultura e speranza che ora si apre al mondo intero».

I partecipanti alla presentazione della processione hanno indossato con emozione lo scapolare del Signore dei Miracoli, segno di appartenenza e devozione. Il saluto istituzionale è stato rivolto dall’incaricato d’affari dell’ambasciata del Perù presso la Santa Sede, Manuel Carrasco. A seguire gli interventi del presidente della Confraternita a Roma, Wilmer Oblitas, e di membri veterani come Elsa Javier e Carlos Salinas, che hanno condiviso la loro testimonianza di servizio e di fede. Sono stati approfonditi la storia della devozione, il suo significato e i dettagli tecnici, poi è stato proiettato un video sulla devozione dell’allora monsignor Robert Francis Prevost quando era vescovo della diocesi di Chiclayo.

È stato trasmesso anche un videomessaggio del cardinale peruviano Pedro Barreto, arcivescovo emerito di Huancayo, che presiederà la Messa domenica pomeriggio nella Basilica Vaticana. Il porporato ha ricordato che la devozione al “Cristo Morado” si è originata ben quattro secoli fa «dal gesto di fede di uno schiavo africano che, nella sua povertà, dipinse l’immagine di Gesù crocifisso su un muro di fango, e quell’immagine ha resistito ai terremoti che distrussero Lima come segno di speranza».

«Questa devozione affonda le sue radici nell’esperienza del migrante e del povero — ha aggiunto il cardinale —. Oggi, il Signore dei Miracoli ci invita a guardare con amore coloro che soffrono, coloro che sono lontani dalla loro terra, e a ricordare che Gesù stesso è stato migrante e schiavo per amore».

In un gesto di comunione, le confraternite del Signore dei Miracoli di diversi Paesi hanno inviato all’incontro con i giornalisti i loro saluti mostrando come si stanno preparando al grande evento di domenica prossima. «Siamo felici di sentirci più uniti che mai», ha commentato Wilmer Oblitas.

«Dove ci sono peruviani, c’è un’immagine del Signore dei Miracoli, e quest’anno sentiamo che Roma accoglie questa fede a braccia aperte».

Da parte sua, il ministro Manuel Carrasco ha assicurato il sostegno delle ambasciate e dei consolati peruviani per rendere possibile questo evento storico: «Quest’anno abbiamo voluto sognare in grande. Ammiriamo l’altruismo e la dedizione delle confraternite che, dall’estero, mantengono viva questa tradizione di amore e unità».

Infine, Elsa Javier, con tre decenni di servizio nella Confraternita come “sahumadora” (incensatrice) ha evidenziato che «essere devoti del Signore dei Miracoli è un impegno che dura tutta la vita».

Domenica saranno dunque diverse centinaia i peruviani — di più di 40 confraternite — che parteciperanno alla grande processione che culminerà con l’ingresso del carro del Signore dei Miracoli in piazza San Pietro, per ricevere la benedizione del Papa ‘peruviano’, Leone XIV. Un momento che suggellerà, ancora una volta, la profonda comunione tra il popolo del Perù e la Chiesa universale.

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«I cristiani sognano una pace giusta»

Posté par atempodiblog le 15 octobre 2025

«I cristiani sognano una pace giusta»
Il parroco della Sacra Famiglia padre Romanelli dopo l’accordo
di Marie Duhamel – L’Osservatore Romano
Tratto da: Radio Maria

«I cristiani sognano una pace giusta» dans Articoli di Giornali e News Padre-Gabriel-Romanelli

Di fronte allo stato di devastazione in cui versa Gaza e di fronte all’immensità del dolore dei suoi abitanti, ma anche del lavoro e dell’impegno che li aspetta, i cristiani reagiranno assumendosi l’impegno a ricostruire e a prendersi cura degli uomini. Ne è sicuro padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia a Gaza City, che con i media vaticani riflette sulla speranza, ora, di vedere stabilirsi una pace giusta per tutti, «da un lato e dall’altro del muro».

Padre Romanelli, qual è oggi lo stato d’animo dei suoi parrocchiani?
C’era il timore che questo passo potesse essere il primo, ma anche l’ultimo di questo processo di pace. E non sarebbe stata la prima volta che un processo, appena iniziato, finisce. Ma ora sembra davvero possibile che questa guerra sia finita e che qualcosa di nuovo cominci. Nonostante il momento di serenità e di gioia, però, non si può dimenticare che Gaza è completamente distrutta. Molte delle persone che si sono rifugiate in parrocchia da noi non hanno più una casa, alcune sono state abbattute in queste ultime due settimane di guerra.

L’ultimo giorno di violenza ha visto radere al suolo diversi quartieri e le persone hanno perso tutto, tra beni e ricordi. Le scuole, come le università, gli ospedali, tutte le strutture essenziali oggi mancano totalmente. La paura esiste, ma allo stesso tempo, ci rimettiamo al lavoro. Ci chiediamo cosa possiamo fare per il bene delle persone, per continuare ad aiutare i poveri. Grazie al patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, e a molte associazioni, la piccola chiesa della Sacra Famiglia ha aiutato e continuerà ad aiutare migliaia di famiglie a Gaza.

Siete già in procinto di pianificare la vostra missione?
Abbiamo fatto molto e vogliamo continuare così, ma sono necessarie trasformazioni. Avevamo tre scuole. Speriamo di poterle riaprire, ma due sono state bombardate, ed è pieno di rifugiati là. La scuola adiacente alla chiesa anche è occupata da rifugiati della comunità cristiana. Prima della guerra, nelle nostre scuole, avevamo 2.250 alunni, la maggior parte musulmani, il 10% cristiani. Ma oggi dove possiamo mettere questi bambini? Tutte le scuole sono state messe a disposizione dei profughi. E poi, come facciamo a riorganizzare la vita sociale? Ci sono macerie ovunque. Tutti i sistemi di acque reflue sono distrutti, mancano acqua potabile ed elettricità, manca l’essenziale.

Bisogna procedere con calma e continuare a pregare. Occorre avere ogni giorno un tempo di incontro con i bambini, i giovani e anche con gli adulti. Perché la vita spirituale è il fondamento della nostra forza per continuare a servire l’enorme numero di poveri, così come gli anziani e le persone con disabilità.

A Sharm el-Sheikh, si sta pensando al futuro dello Stato di Palestina. Voi siete sostenuti dalla vostra fede. È il caso di tutti? Come si possono dirottare paura e rabbia verso qualcosa di costruttivo?
Fortunatamente devo dire che i cristiani d’Oriente sono esempi per noi. Sanno che la guerra è opera degli uomini, non di Dio.
Sanno che in Dio si trovano la forza, la pace, la grazia per continuare a vivere la nostra vita spirituale, e così servire tutti.
E ciò che è veramente toccante è che mai ho sentito un cristiano esprimere un sentimento di rivalsa e di vendetta.

Inoltre, in generale, si può dire che i cittadini del Medio Oriente credono in Dio. E anche se ci sono atteggiamenti che cambieranno senza dubbio a causa della guerra, la maggior parte della popolazione di Gaza e anche di Israele, e della Cisgiordania, dove la situazione è molto grave, è davvero stanca della guerra. Tutti desiderano che finisca. È per questo che speriamo sia l’inizio di un nuovo periodo di pace basato sulla giustizia. Perché se non si rispettano i diritti delle persone, che sia da un lato o dall’altro del muro, ci saranno problemi per il futuro.

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Le apparizioni sono un grande aiuto alla fede

Posté par atempodiblog le 14 octobre 2025

Le apparizioni sono un grande aiuto alla fede
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Le apparizioni sono un grande aiuto alla fede dans Apparizioni mariane e santuari Regina-della-Pace-di-Medjugorje

La mentalità modernista, che è avversa al soprannaturale, domina il modo di pensare e di vivere del nostro tempo e condiziona non poco la vita della Chiesa, come ben vide il Santo Papa Pio X, che non ebbe timore di qualificarla “una peste”.
La “pesta modernista”, tipica degli intellettuali, fa piazza pulita di tutte le manifestazioni soprannaturali che accompagnano la Divina Rivelazione e la vita della Chiesa lungo il corso della storia, come se fra gli abitanti del Cielo e quelli della terra ci fosse una separazione rigorosa.
Si tratta di una presa di posizione astratta e astrusa, perché la manifestazione del soprannaturale nella storia della salvezza è una costante sia del Vecchio come del Nuovo Testamento.
Di più, con l’incarnazione e la venuta di Cristo possiamo ben dire che anche la terra, come il Cielo, è la dimora di Dio e della corte celeste, composta dagli angeli e dai santi.

La bimillenaria storia della Chiesa, in particolare, è popolata di innumerevoli visite degli abitanti del Cielo sulla terra, delle quali molti santi, mistici, dottori della Chiesa, ma anche persone semplici, hanno dato una schietta testimonianza.
C’è da chiedersi perché mai il Governo divino del mondo e delle anime richieda questa presenza, che oggi non è meno frequente dei secoli passati, ma purtroppo è più invisa fino a infastidire chi invece dovrebbe gioire.

Ne fa testimonianza la presenza della Madonna a Medjugorje, con apparizioni quotidiane da oltre quattro decenni, i cui benefici per le anime è la stessa Chiesa ad ammetterli, ma come se la Madonna, invece di scendere sulla terra per aiutarci, se ne stesse in Cielo per riposarsi.
Allora chiediamoci: perché il Cielo non disdegna di scendere in questa valle di lacrime? Perché Gesù, Maria, gli angeli e i santi vengono a trovarci e a parlare con noi?
Il motivo è semplice e sono gli umili che lo capiscono: vengono perché ne abbiamo bisogno per rafforzare la nostra fede, fragile e in balia delle ideologie “che distruggono voi e la vostra vita”, come ha detto la Madonna.

Vi racconto la confidenza di un giovane che si era convertito tanti anni fa a Medjugorje e che poi ha proseguito con fedeltà nel suo cammino. Recentemente mi ha confessato il segno che lo ha portato a credere e che l’ha rafforzato nella fede.
Mentre Vicka pregava su di lui con le mani sulla sua testa, ha visto, guardando verso terra, il piede della Madonna. Lo ha fissato, tanto che gli è rimasto negli occhi dopo tanti anni. Qualcuno ha qualcosa da obbiettare?

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Papa Leone XIV: “La diplomazia della Chiesa fiorisce quando è vissuta nella fedeltà sacerdotale”

Posté par atempodiblog le 14 octobre 2025

Papa Leone XIV: “La diplomazia della Chiesa fiorisce quando è vissuta nella fedeltà sacerdotale”
Il Papa ha ricordato la storica figura del Cardinale Rafael Merry del Val
di Marco Mancini – ACI Stampa
Tratto da: Radio Maria

Papa Leone XIV: “La diplomazia della Chiesa fiorisce quando è vissuta nella fedeltà sacerdotale” dans Fede, morale e teologia Il-Santo-Padre-Leone-XIV-e-la-Madonna-Aparecida

“Nel commemorare il 160º anniversario della sua nascita, rendiamo grazie al Signore per la figura del Servo di Dio Rafael Merry del Val. Crebbe respirando l’universalità, che in seguito avrebbe riconosciuto come vocazione della Chiesa, e tale formazione lo preparò a essere uno strumento docile al servizio diplomatico della Santa Sede in un tempo segnato da grandi sfide”. Lo ha detto Papa Leone XIV stamane, ricevendo in udienza i partecipanti all’Incontro di Studi sul Cardinale Rafael Merry del Val.

Il Cardinale – ha sottolineato Leone XIV – “comprese e trasmise con l’esempio che la diplomazia della Chiesa fiorisce quando è vissuta nella fedeltà sacerdotale, quella di un cuore che offre i suoi talenti a Cristo e alla missione affidata al Successore di Pietro”.

Nonostante avesse 38 anni quando divenne Segretario di Stato “la sua giovinezza non fu un ostacolo, perché la storia della Chiesa insegna che la vera maturità non dipende dagli anni, ma dall’identificazione con la misura della pienezza di Cristo. Quello che seguì fu un cammino di fedeltà, discrezione e dedizione che lo rese una delle figure più significative della diplomazia pontificia del XX secolo”.

Il Papa ha poi ricordato che “non fu solo un diplomatico da scrivania: a Roma fu molto presente tra i bambini e i giovani di Trastevere, che catechizzava, confessava e accompagnava con affetto. Lì era riconosciuto come un sacerdote vicino, padre e amico. Questa doppia dimensione — quella del diplomatico di governo e quella del pastore vicino — dà alla sua figura una ricchezza particolare, poiché seppe unire il servizio alla Chiesa universale con l’attenzione concreta ai più piccoli”.

Leone XIV ha anche parlato della preghiera delle Litanie dell’Umiltà, care al Cardinale Merry del Val. “Il desiderio di riconoscimento è una tentazione costante per chi occupa ruoli di responsabilità. Il cardinale Merry del Val lo conosceva bene, tuttavia, nel profondo della sua preghiera, chiedeva di essere liberato dagli applausi. Chi serve nella Chiesa non cerca che prevalga la propria voce, ma che sia la verità di Cristo a parlare. E in questo distacco scoprì la libertà del vero servo. Dopo la morte di san Pio X ricevette altri incarichi, ma si impegnò a continuare a servire con la stessa fedeltà, con la serenità di chi sa che ogni servizio nella Chiesa è prezioso quando è vissuto per Cristo. In tal modo mostrò che il suo compito non era un piedistallo, ma un cammino di donazione. La vera autorità non si fonda su cariche o titoli, ma sulla libertà di servire anche lontano dai riflettori. Cercò di vivere la sua missione con fedeltà al Vangelo e libertà di spirito, senza lasciarsi guidare dal desiderio di piacere, ma dalla verità sostenuta sempre dalla carità. E comprese che la fecondità della vita cristiana non dipende dall’approvazione umana, ma dalla perseveranza di chi, unito a Cristo come il tralcio alla vite, porta frutto a suo tempo”.

“Il Cardinale – ha concluso Papa Leone comprese che dobbiamo lavorare per la nostra santità mentre promuoviamo quella degli altri, camminando insieme verso Cristo.
Questa è la logica del Vangelo e deve essere anche quella della diplomazia pontificia: l’unità e la comunione, sapendo che ciascuno è chiamato a essere tutto il santo che può”.

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Beata Vergine de La Salette

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2025

Beata Vergine de La Salette
di Frate Indovino

Il 19 settembre 1846 (12 anni prima delle apparizioni di Lourdes), su un piano del Monte Pianeau, in prossimità del villaggio di La Salette, la Vergine Maria apparve a due piccoli pastorelli: Massimo Giraud e Melania Calvat. I due bambini, presso una piccola sorgente, su un mucchio di pietre scorsero un globo di fuoco, “come se il sole fosse caduto lì”.

Dapprima, ne furono impauriti, ma poi si avvicinarono. “La Bella Signora” era seduta su quelle pietre, con la testa tra le mani, i gomiti sulle ginocchia e piangeva. In lacrime, affidò ai pastorelli un messaggio da far “conoscere a tutto il suo popolo”. Ella chiedeva di riprendere il cammino della fede, invitava alla penitenza, alla perseveranza nella preghiera, alla fedeltà nel santificare la domenica.

La Vergine è apparsa a La Salette per manifestare la presenza, nella nostra vita, della salvezza del Cristo. È venuta a supplicarci di ascoltare le parole del Figlio e di convertirci, per essere pieni di quella gioia che deriva dal compiere la missione affidata all’uomo da Dio.

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Preghiera tradizionale a Nostra Signora de La Salette
Fonte: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

RicordateVi, o Nostra Signora de La Salette, vera Madre addolorata, delle lagrime che versaste per me sul Calvario; ricordatevi altresì della cura che avete di me ognora per sottrarmi alla giustizia di Dio, e vedete se, dopo aver fatto tanto per questo vostro figlio, possiate abbandonarlo.
Rianimato da tale consolante pensiero, mi getto ai vostri piedi, nonostante le mie infedeltà ed ingratitudini. Non respingete la mia preghiera, o Vergine Riconciliatrice, ma convertitemi, fatemi la grazia di amare Gesù sopra ogni cosa e di consolare Voi pure con una santa vita, affinché io possa un giorno contemplarVi in Cielo. Così sia.

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Novena a Maria che scioglie i nodi (Knotenloeserin)

Posté par atempodiblog le 18 septembre 2025

Novena a Maria che scioglie i nodi (Knotenloeserin)
Può essere recitata, per le proprie necessità, in qualsiasi periodo dell’anno ed anche in memoria del miracolo del 28 settembre 1615, dal 19 al 27 di questo stesso mese
Tratta da: Radio Maria

Novena a Maria che scioglie i nodi (Knotenloeserin) dans Maria che scioglie i nodi (Knotenloeserin) Maria-che-scioglie-i-nodi

Ogni giorno su Radio Maria recitiamo novene e coroncine. Sintonizzati sulla radio o prega la Novena a Maria che scioglie i nodi con queste indicazioni.

I “nodi” delle nostre vite sono tutti i problemi che portiamo molto spesso negli anni e che non sappiamo come risolvere:

  • i nodi dei litigi familiari, dell’incomprensione tra genitori e figli, della mancanza di rispetto, della violenza; i nodi del risentimento fra sposi, la mancanza di pace e di gioia nella famiglia
  • nodi dell’angoscia
  • i nodi della disperazione degli sposi che si separano, i nodi dello scioglimento delle famiglie
  • il dolore provocato da un figlio che si droga, che è malato, che ha lasciato la casa o che si è allontanato da Dio
  • i nodi dell’alcolismo, dei nostri vizi e dei vizi di quelli che amiamo, i nodi delle ferite causate agli altri
  • i nodi del rancore che ci tormenta dolorosamente, i nodi del sentimento di colpa, dell’aborto, delle malattie incurabili, della depressione, della disoccupazione, delle paure, della solitudine
  • nodi dell’incredulità, della superbia, dei peccati delle nostre vite.

La Vergine Maria vuole che tutto questo cessi. Oggi viene incontro a noi, perché le offriamo questi nodi e Lei li scioglierà uno dopo l’altro.

Come si recita

La novena alla Madonna che scioglie i nodi si recita con questa sequenza:

  1. Segno della Croce
  2. Atto di contrizione
  3. Recita delle prime tre decine del Santo Rosario
  4. Lettura della meditazione per ciascun giorno della settimana (dal primo al nono giorno)
  5. Recita delle ultime due decine del Santo Rosario
  6. Preghiera a Maria che scioglie i nodi

Il testo

Ecco il testo per recitare la novena alla Madonna dei nodi:

Segno della Croce

Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen

Atto di contrizione

Chiedere perdono per i nostri peccati e impegnarsi a non commetterli più.

Prime tre decine del Santo Rosario

Recitare:

  • 1 Padre nostro
    Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal male. Amen
  • 10 Ave Maria
    Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen
  • 1 Gloria al Padre
    Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Nove meditazioni della novena a Maria che scioglie i nodi

Per ciascuno dei nove giorni di Novena si legge una meditazione:

1. Primo giorno

Santa Madre mia amata, Santa Maria, che Sciogli i “nodi” che opprimono i tuoi figli, stendi le tue mani misericordiose verso di me. Ti do oggi questo “nodo”(nominarlo se possibile..) e ogni conseguenza negativa che esso provoca nella mia vita.

Ti do questo “nodo” che mi tormenta, mi rende infelice e mi impedisce di unirmi a Te e al tuo Figlio Gesù Salvatore. Ricorro a te Maria che scioglie i nodi perché ho fiducia in te e so che non hai mai disdegnato un figlio peccatore che ti supplica di aiutarlo. Credo che tu possa sciogliere questi nodi perché sei mia Madre. So che lo farai perché mi ami con amore eterno. Grazie Madre mia amata.

“Maria che sciogli i nodi” prega per me.
Chi cerca una grazia, la troverà nelle mani di Maria

2. Secondo giorno

Maria, madre molto amata, piena di grazia, il mio cuore si volge oggi verso di te. Mi riconosco peccatore e ho bisogno di te. Non ho tenuto conto delle tue grazie a causa del mio egoismo, del mio rancore, della mia mancanza di generosità e di umiltà.

Oggi mi rivolgo a te, “Maria che scioglie i nodi” affinché tu domandi per me, a tuo Figlio Gesù la purezza di cuore , il distacco, l’umiltà e la fiducia. Vivrò questa giornata con queste virtù. Te le offrirò come prova del mio amore per te. Ripongo questo “nodo”(nominarlo se possibile..) nelle tue mani perché mi impedisce di vedere la gloria di Dio.

“Maria che sciogli i nodi” prega per me.
Maria offri a Dio ogni istante della sua vita

3. Terzo giorno

Madre mediatrice, Regina del cielo, nelle cui mani sono le ricchezze del Re, rivolgi a me i tuoi occhi misericordiosi. Ripongo nelle tue mani sante questo “nodo” della mia vita(nominarlo se possibile…), e tutto il rancore che ne risulta. Dio Padre, ti chiedo perdono per i miei peccati. Aiutami ora a perdonare ogni persona che consciamente o inconsciamente, ha provocato questo “nodo”.

Grazie a questa decisione Tu potrai scioglierlo. Madre mia amata davanti a te, e in nome di tuo Figlio Gesù, mio Salvatore, che é stato tanto offeso, e che ha saputo perdonare, perdono ora queste persone…….. e anche me stesso per sempre. “Maria che sciogli i nodi”, ti ringrazio perché sciogli nel mio cuore il “nodo” del rancore e il “nodo” che oggi ti presento. Amen.

“Maria che sciogli i nodi” prega per me.
Chi vuole le grazie si rivolga a Maria.

4. Quarto giorno

Santa Madre mia amata, che accogli tutti quelli che ti cercano, abbi pietà di me. Ripongo nelle tue mani questo “nodo” (nominarlo se possibile….).Mi impedisce di essere felice, di vivere in pace, la mia anima è paralizzata e mi impedisce di camminare verso il mio Signore e di servirlo. Sciogli questo “nodo” della mia vita, o Madre mia. Chiedi a Gesù la guarigione della mia fede paralizzata che inciampa nelle pietre del cammino.

Cammina con me, Madre mia amata, perché sia consapevole che queste pietre sono in realtà degli amici; cessi di mormorare e impari a rendere grazie, a sorridere in ogni momento, perché ho fiducia in te.

“Maria che sciogli i nodi” prega per me.
Maria è il sole e tutto il mondo benefica del suo calore

5. Quinto giorno

“Madre che sciogli i nodi” generosa e piena di compassione, mi volgo verso di te per rimettere, una volta di più, questo “nodo” nelle tue mani (nominarlo se possibile….). Ti chiedo la saggezza di Dio, perché io riesca alla luce dello Spirito Santo a sciogliere questo cumulo di difficoltà. Nessuno ti ha mai vista adirata, al contrario, le tue parole sono così piene di dolcezza che si vede in te lo Spirito Santo.

Liberami dall’amarezza, dalla collera e dall’odio che questo “nodo” mi ha causato. Madre mia amata, dammi la tua dolcezza e la tua saggezza, insegnami a meditare nel silenzio del mio cuore e così come hai fatto il giorno della Pentecoste, intercedi presso Gesù perché riceva nella mia vita lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio venga su di me.

“Maria che sciogli i nodi” prega per me.
Maria è onnipotente presso Dio.

6. Sesto giorno

Regina di misericordia, ti do questo “nodo” della mia vita (nominarlo se possibile…) e ti chiedo di darmi un cuore che sappia essere paziente finché tu sciolga questo “nodo”. Insegnami ad ascoltare la Parola del tuo Figlio, a confessarmi, a comunicarmi, perciò resta con me Maria. Prepara il mio cuore a festeggiare con gli angeli la grazia che tu mi stai ottenendo.

“Maria che sciogli i nodi” prega per me.
Sei bellissima Maria e nessuna macchia è in te.

7. Settimo giorno

Madre purissima, mi rivolgo oggi a te: ti supplico di sciogliere questo “nodo” della mia vita
(nominarlo se possibile…) e di liberarmi dall’influenza del male. Dio ti ha concesso un grande potere su tutti i demoni. Oggi rinuncio ai demoni e a tutti i legami che ho avuto con loro.

Proclamo che Gesù è il mio unico Salvatore e il mio unico Signore. O ” Maria che sciogli i nodi” schiaccia la testa del demonio. Distruggi le trappole provocate da questi “nodi” della mia vita. Grazie Madre tanto amata. Signore, liberami con il tuo prezioso sangue!

“Maria che sciogli i nodi” prega per me.
Sei la gloria di Gerusalemme, sei l’onore del nostro popolo.

8. Ottavo giorno

Vergine Madre di Dio, ricca di misericordia, abbi pietà di me, tuo figliolo e sciogli i “nodi”(nominarlo se possibile….) della mia vita. Ho bisogno che tu mi visiti, così come hai fatto con Elisabetta. Portami Gesù, portami lo Spirito Santo.

Insegnami il coraggio, la gioia, l’umiltà e come Elisabetta, rendimi piena di Spirito Santo. Voglio che tu sia mia Madre, la mia Regina e la mia amica. Ti do il mio cuore e tutto ciò che mi appartiene: la mia casa, la mia famiglia, i miei beni esteriori e interiori. Ti appartengo per sempre. Metti in me il tuo cuore perché io possa fare tutto ciò che Gesù mi dirà di fare.

“Maria che sciogli i nodi” prega per me.
Camminiamo pieni di fiducia verso il trono della grazia.

9. Nono giorno

Madre Santissima, nostra avvocata, Tu che sciogli i “nodi” vengo oggi a ringraziarti di aver sciolto questo “nodo” (nominarlo se possibile…) nella mia vita. Conosci il dolore che mi ha causato. Grazie Madre mia amata, Ti ringrazio perché hai sciolto i “nodi” della mia vita. Avvolgimi con il tuo manto d’ amore, proteggimi, illuminami con la tua pace.

“Maria che sciogli i nodi” prega per me.

Ultime due decine del Santo Rosario

Recitare:

  • 1 Padre nostro
    Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal male. Amen
  • 10 Ave Maria
    Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen
  • 1 Gloria al Padre
    Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiera a Maria che scioglie i nodi

Vergine Maria, Madre del bell’Amore, Madre che non ha mai abbandonato un figliolo che grida aiuto, Madre le cui mani lavorano senza sosta per i suoi figlioli tanto amati, perché sono spinte dall’amore divino e dall’infinita misericordia che esce dal Tuo cuore volgi verso di me il tuo sguardo pieno di compassione. Guarda il cumulo di “nodi” della mia vita.

Tu conosci la mia disperazione e il mio dolore. Sai quanto mi paralizzano questi nodi Maria, Madre incaricata da Dio di sciogliere i “nodi” della vita dei tuoi figlioli, ripongo il nastro della mia vita nelle tue mani. Nelle tue mani non c’è un “nodo” che non sia sciolto.

Madre Onnipotente, con la grazia e il tuo potere d’intercessione presso tuo Figlio Gesù, mio Salvatore, ricevi oggi questo “nodo” (nominarlo se possibile…). Per la gloria di Dio ti chiedo di scioglierlo e di scioglierlo per sempre. Spero in Te.

Sei l’unica consolatrice che Dio mi ha dato. Sei la fortezza delle mie forze precarie, la ricchezza delle mie miserie, la liberazione di tutto ciò che mi impedisce di essere con Cristo.
Accogli il mio richiamo. Preservami, guidami proteggimi, sii il mio rifugio.

Maria, che scioglie i nodi, prega per me.

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