La correzione fraterna

Posté par atempodiblog le 10 septembre 2023

La tentazione di raccontare agli altri, di metterlo in piazza, di consegnarlo al giudizio di tutti è sempre molto forte. La carità vuole invece che il primo passo è affrontare a viso scoperto le persone, personalmente, con una discrezione immensa. (Don Luigi Maria Epicoco – Famiglia Cristiana)

Divisore dans San Francesco di Sales

PAPA FRANCESCO
ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 10 settembre 2023

[Multimedia]

Papa Francesco

La correzione fraterna

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi il Vangelo ci parla di correzione fraterna (cfr Mt 18,15-20), che è una delle espressioni più alte dell’amore, e anche delle più impegnative, perché non è facile correggere gli altri.  Quando un fratello nella fede commette una colpa contro di te, tu, senza rancore, aiutalo, correggilo: aiutare correggendo.

Purtroppo, invece, la prima cosa che spesso si crea attorno a chi sbaglia è il pettegolezzo, in cui tutti vengono a conoscere lo sbaglio, con tanto di particolari, tranne l’interessato! Questo non è giusto, fratelli e sorelle, questo non piace a Dio. Non mi stanco di ripetere che il chiacchiericcio è una peste per la vita delle persone e delle comunità, perché porta divisione, porta sofferenza, porta scandalo, e mai aiuta a migliorare, mai aiuta a crescere. Un grande maestro spirituale, San Bernardo, diceva che la curiosità sterile e le parole superficiali sono i primi gradini della scala della superbia, che non porta in alto, ma in basso, precipitando l’uomo verso la perdizione e la rovina (cfr I gradi dell’umiltà e della superbia).

Gesù, invece, ci insegna a comportarci in modo diverso. Ecco cosa dice oggi: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo» (v. 15). Parlaci “a tu per tu”, parlaci lealmente, per aiutarlo a capire dove sbaglia. E questo fallo per il suo bene, vincendo la vergogna e trovando il coraggio vero, che non è quello di sparlare, ma di dire le cose in faccia con mitezza e gentilezza.

Ma, possiamo chiederci, e se non basta? Se lui non capisce? Allora bisogna cercare aiuto. Attenzione però: non quello del gruppetto che chiacchiera! Gesù dice: «Prendi con te una o due persone» (v. 16), intendendo persone che vogliano davvero dare una mano a quel fratello o a quella sorella che ha sbagliato.

E se non capisce ancora? Allora, dice Gesù, coinvolgi la comunità. Ma anche qui precisiamo: non vuol dire mettere una persona alla gogna, svergognandola pubblicamente, bensì unire gli sforzi di tutti per aiutarla a cambiare. Puntare il dito contro non va bene, anzi spesso rende più difficile per chi ha sbagliato riconoscere il proprio errore. Piuttosto, la comunità deve far sentire a lui o a lei che, mentre condanna l’errore, è vicina con la preghiera e con l’affetto alla persona, sempre pronta a offrire il perdono, la comprensione, e a ricominciare.

E allora ci chiediamo: come mi comporto io con chi sbaglia contro di me? Tengo dentro la cosa e accumulo rancore? “Me la pagherai”: questa parola, che tante volte viene, “me la pagherai…” Ne faccio motivo di chiacchiere alle spalle? “Tu sai cosa ha fatto quello?” e via dicendo… Oppure sono coraggioso, coraggiosa, e cerco di parlarci? Prego per lui o per lei, chiedo aiuto per fare del bene? E le nostre comunità si fanno carico di chi cade, perché possa rialzarsi e iniziare una vita nuova? Puntano il dito o aprono le braccia? Cosa fai tu: punti il dito o apri le braccia?

Maria, che ha continuato ad amare pur sentendo la gente condannare suo Figlio, ci aiuti a ricercare sempre la via del bene.

Divisore dans San Francesco di Sales

Dopo l’Angelus

Vicinanza al caro popolo del Marocco

Cari fratelli e sorelle,

desidero esprimere la mia vicinanza al caro popolo del Marocco, colpito da un devastante terremoto. Prego per i feriti, per coloro che hanno perso la vita – tanti! – e per i loro familiari. Ringrazio i soccorritori e quanti si stanno adoperando per alleviare le sofferenze della gente; il concreto aiuto di tutti possa sostenere la popolazione in questo tragico momento: siamo vicini al popolo del Marocco! Oggi a Markowa, in Polonia, sono stati beatificati i martiri Giuseppe e Vittoria Ulma con i loro 7 figli, bambini: un’intera famiglia sterminata dai nazisti il 24 marzo 1944 per aver dato rifugio ad alcuni ebrei che erano perseguitati. All’odio e alla violenza, che caratterizzarono quel tempo, essi opposero l’amore evangelico. Questa famiglia polacca, che rappresentò un raggio di luce nell’oscurità della seconda guerra mondiale, sia per tutti noi un modello da imitare nello slancio del bene e nel servizio di chi è nel bisogno. Un applauso a questa famiglia di Beati!

E sul loro esempio, sentiamoci chiamati a opporre alla forza delle armi quella della carità, alla retorica della violenza la tenacia della preghiera. Facciamolo soprattutto per tanti Paesi che soffrono a causa della guerra; in modo speciale, intensifichiamo la preghiera per la martoriata Ucraina. Ci sono le bandiere, lì, dell’Ucraina, che sta soffrendo tanto, tanto!

Dopo domani, 12 settembre, il caro popolo etiope celebrerà il suo tradizionale Capodanno: desidero porgere i più cordiali auguri all’intera popolazione, auspicando che sia benedetta con i doni della riconciliazione fraterna e della pace.

Rivolgiamo oggi il pensiero all’Abbazia di Mont-Saint-Michel, in Normandia, che celebra il millennio della consacrazione del tempio.

E saluto tutti voi, romani e pellegrini provenienti dall’Italia e da vari Paesi, in particolare la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù di Madrid, la comunità pastorale Cristo Risorto di Saronno, i cresimandi di Soliera, gli studenti delle scuole superiori di Lucca.

In prossimità dell’inizio dell’anno catechistico, la Elledici, editrice dei Salesiani, dona oggi ai presenti in piazza un sussidio per la catechesi, intitolato “Passo dopo passo”: è un bel regalo! Colgo l’occasione per ringraziare i catechisti della loro preziosa opera e per augurare ai ragazzi e alle ragazze del catechismo la gioia di incontrare Gesù.

A tutti voi auguro una buona domenica e, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!


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Colonne

Posté par atempodiblog le 22 août 2023

Colonne dans Citazioni, frasi e pensieri Colonne-della-Santa-Madre-Chiesa

Nessuno disprezzi la gente anziana che viene nelle nostre Chiese. Molti pensano che siamo in crisi solo “perché ormai ci sono solo quattro vecchie che vanno a Messa ogni giorno”. In realtà c’è speranza proprio perché c’è quella gente lì che prega. E importa poco se biascicano. Importa poco se pensiamo che siano lì perché non hanno nulla da fare. Noi siamo in piedi perché quei vecchi sono lì in ginocchio. Nessuno disprezzi mai più la gente anziana che popola le nostre Chiese. Sono colonne, non sedie rotte.

di don Luigi Maria Epicoco

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Pensiero spirituale sulla presenza di Maria Regina

Posté par atempodiblog le 22 août 2023

Pensiero spirituale sulla presenza di Maria Regina
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Pensiero spirituale sulla presenza di Maria Regina dans Apparizioni mariane e santuari Maria-Medjugorje

Cari amici, quelle di Medjugorje sono le più importanti apparizioni della Madonna in questi duemila anni di Storia della Chiesa, sia per la durata che per la eco.

A Medjugorje è presente Maria Regina della pace e la pace è l’annuncio fondamentale del Vangelo. Quando è nato Gesù gli angeli hanno cantato: “Gloria a Dio nell’alto dei Cieli e pace in Terra agli uomini amati dal Signore”. Quando Gesù è apparso agli Apostoli dopo la Resurrezione ha salutato dicendo: «Pace a voi». La pace divina è la riconciliazione degli uomini con Dio in modo tale che gli uomini siano veramente fratelli fra di loro, figli del medesimo Padre, figli nel Figlio, figli in Gesù Cristo.

La presenza di Maria Regina della pace è un grande dono di Dio. Come accade spesso, i grandi eventi di Dio nella Storia iniziano sempre silenziosamente e procedono attraverso i sacrifici, le persecuzioni, il cammino della Croce come ci ha insegnato Gesù. Tuttavia, la lunga presenza di Maria Regina della pace è stato un cammino fruttuoso perché, a mio giudizio, ha dato alla Chiesa un aiuto inatteso, straordinario.

Mirjana, nel suo libro autobiografico Il mio cuore trionferà, dice che lo stesso Papa Giovanni Paolo II avrebbe chiesto alla Madonna di venire in aiuto in modo straordinario. Secondo testimonianze di persone vicinissime a Woytjla, la Madonna avrebbe ascoltato la sua preghiera e possiamo ben dire che la presenza di Maria a Medjugorje ha creato i presupposti per la caduta dell’Impero sovietico, per la libertà dei popoli e delle Chiese dell’est europeo in particolare quella polacca. C’è questa prospettiva attraverso la quale vediamo che la Madonna è qui come Regina, come Colei che in nome di suo Figlio combatte contro l’angelo ribelle che vuole mettersi al posto di Dio. L’angelo ribelle voleva mettersi al posto di Dio in Cielo, è stato precipitato sulla Terra e adesso vuole mettersi al posto di Dio sulla Terra.

La Madonna è qui nel momento in cui satana è sciolto dalle catene e tenta il grande assalto all’opera della Creazione e della Redenzione. Il piano di satana è chiaro, vuole distruggere il mondo e brama di portare quante più anime possibili all’inferno.

Celebrando la festa odierna di Maria Regina, non dobbiamo soltanto guardare al Cielo ma anche sulla Terra. Questo evento straordinario e decisivo per la Storia umana (in cui opera la Storia della Salvezza) culmina proprio nel momento in cui l’umanità è al bivio e cammina sull’orlo della perdizione eterna. Satana sta scardinando i cuori con l’odio. È dilagante e tangibile la volontà di potenza e di dominio, l’orgoglio è sanguinario, il veleno di Lucifero scorre nelle vene di chi vuole distruggere il mondo pur di prevalere. Dobbiamo avere il coraggio di pregare per queste persone ma anche di respingere le ideologie della potenza, del dominio al posto di Dio. Così come si disprezza satana, dobbiamo disprezzare tutti quelli che lo seguono. Non le persone in quanto tali per le quali dobbiamo avere Misericordia, ma in quanto portatori di ideologie che sono quelle del totalitarismo umano al di sopra di tutto.

Il diavolo vuole regnare al posto di Dio, il piano è tangibile. Abbiamo la grazia immensa della presenza della Regina della pace che è qui per realizzare il suo piano di salvezza e come sappiamo il suo Cuore Immacolato trionferà.

Umilmente, in ginocchio davanti alla Croce, chiediamoci: chi può salvarci?

Negli ultimi decenni, la società che era basata su princìpi religiosi, ha abbracciato la secolarizzazione, la scristianizzazione e la paganizzazione. Dal dopoguerra in poi l’umanità ha rifiutato Dio e si è ribellata a Cristo. I risultati di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti. In questo quadro di catastrofe spirituale che può portare alla distruzione del pianeta sul quale viviamo attraverso la guerra e tutte le altre conseguenze di una civiltà presuntuosa, non c’è alcuna via di salvezza. Ci sarà la grande seduzione di una salvezza umana, ma sarà l’ennesimo inganno satanico che non avrà nulla di vero. Sarà un fantoccio di salvezza.

L’unica vera salvezza concreta è quella che non vediamo ma c’è ed è la presenza della Regina della pace.

A mio parere questa presenza che viene ignorata è uno scandalo. La voce divina non viene ascoltata, la predicazione del Vangelo viene irrisa. È terribile constatare che questo viene fatto non solamente per mano dei non credenti, ma anche dei credenti. La Madonna stessa ha fatto il bilancio: «Molti hanno risposto ma è enorme il numero di coloro che non vogliono sentire ne accettare il mio invito» e ha aggiunto «Perciò voi che avete pronunciato il sì, siate forti e decisi» (messaggio del 25 agosto 2011).

Noi che abbiamo risposto alla Sua chiamata non dobbiamo arrenderci, dobbiamo rimanere saldi e forti nella fede. In questo tempo in cui satana brama perfidamente di realizzare il suo piano feroce di distruzione, l’unico rifugio sicuro è la Madonna.

Specialmente nel tempo in cui imperverserà la furia del drago, l’unico posto sicuro sarà sotto il manto della Regina della pace. Tutte le false speranze, tutti i falsi profeti e le false sicurezze crolleranno e si scioglieranno come neve al sole quando inizierà la tempesta di cui parla l’Apocalisse. Solamente in Dio c’è salvezza, solo in Dio c’è futuro, solo in Dio c’è pace.

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«L’adorazione eucaristica perpetua a Manhattan: un’opera di Dio»

Posté par atempodiblog le 22 août 2023

«L’adorazione eucaristica perpetua a Manhattan: un’opera di Dio»
Inaugurata il 30 luglio la prima cappella di New York per l’adorazione eucaristica perpetua. Un progetto che ha superato vari ostacoli, rivelando la forza della preghiera. La Bussola intervista il suo ideatore, padre Boniface Endorf.
di Lorenza Formicola – La nuova Bussola Quotidiana

«L’adorazione eucaristica perpetua a Manhattan: un’opera di Dio» dans Articoli di Giornali e News Adorazione-perpetua

«La città che non dorme mai merita una cappella che non chiude mai». Così padre Boniface Endorf, frate domenicano, racconta il grande progetto della prima cappella per l’adorazione eucaristica perpetua a New York, inaugurata il 30 luglio scorso, all’interno della chiesa di San Giuseppe, una delle più antiche chiese cattoliche della metropoli (in alto e in basso due momenti della celebrazione; foto tratte dalla pagina Facebook della St. Joseph Church). Siamo nel West Village, nel cuore di Manhattan. Il cardinale Timothy Dolan ha celebrato la Messa domenicale e poi ha condotto una processione eucaristica fino alla cappella che ha benedetto alla presenza di circa 500 persone.

«Dio, se vuoi che questo accada, aiutami a raccogliere i soldi, perché sto battendo la testa contro il muro», aveva chiesto il sacerdote domenicano. La risposta non è tardata. «In poco tempo è stata raccolta la metà del denaro necessario. C’è chi ha donato meno di cento dollari e chi ha fatto donazioni di migliaia di dollari. La gente ha davvero risposto alla necessità di una cappella di adorazione perpetua a Manhattan!», ci racconta padre Endorf. Situata accanto alla New York University, si spera possa attirare anche gli universitari che potranno raccogliersi in preghiera a qualsiasi ora del giorno e della notte. «I fedeli si recheranno presso l’ufficio parrocchiale, dove riceveranno una tessera magnetica che consentirà loro di accedere alla cappella, in modo da poter controllare chi è presente e far sentire tutti al sicuro quando entrano nella cappella», spiega padre Boniface.

In un momento in cui le chiese e ogni sorta di istituzione cattolica vengono attaccate con sempre più violenza negli Stati Uniti – dalle proteste del gruppo Black Lives Matter alle reazioni alla sentenza Dobbs del giugno 2022 -, il primo pensiero del sacerdote è stato edificare una cappella capace di custodire il Santissimo in sicurezza, ma che garantisse anche la sicurezza dei fedeli. Padre Endorf non ha dubbi, i frutti spirituali saranno “enormi”. La Nuova Bussola lo ha intervistato.

Padre Endorf, partiamo da una domanda apparentemente banale, eppure decisiva: perché fare adorazione?
Perché siamo stati creati per adorare Dio. Siamo stati fatti per vivere e stare con Dio: Adamo ed Eva, all’inizio, camminavano con Dio nel Giardino dell’Eden. Dio è la fonte di ogni bontà, di tutto ciò che si può desiderare. E guardando Dio non possiamo che proclamare la Sua bontà, cioè “adorarLo”. Adorando troviamo la gioia per cui siamo stati creati. E nessuno può fare a meno della gioia!

Oggi, in diverse piccole comunità nel mondo, come in Italia, c’è un grande ritorno all’adorazione e sopratutto delle cappelle di adorazione perpetua. La crisi di fede dei nostri giorni ci riporterà meglio a Dio?
Sì. Dio ci lascia scegliere nel modo più duro quando vogliamo. Le punizioni di Dio non sono meschini castighi, ma l’esito della libertà di farci fare a modo nostro. Quando il peccato ci separa da Dio, il Signore ci permette di allontanarci e sperimentare il dolore frutto di tale separazione. Lo permette nella speranza che le conseguenze delle nostre decisioni sbagliate ci riporteranno a Lui, come il figliol prodigo. Dio è misericordioso: cerca sempre il nostro ritorno.

Lo stesso accadde nel XVI secolo: lo scisma protestante, che voleva minimizzare il valore dei sacramenti, portò i cattolici in ginocchio da Dio con più fervore. Si diffusero, infatti, le pratiche di adorazione come le Sante Quarantore in onore di Gesù Eucarestia e l’adorazione perpetua.
Man mano che l’Occidente si allontana da Dio, ne vediamo i risultati: la cecità, l’incoerenza, la banalità e la tristezza della cultura secolarizzata. L’umanità soffre l’alienazione da Dio così come quella degli uni dagli altri. Ma l’adorazione dà loro la possibilità di tornare alla presenza di Dio, dona uno scopo a coloro che si perdono nell’insensatezza della cultura secolarizzata. Perché ci consente di comprendere che non siamo un “incidente” del cosmo, non veniamo dal nulla né siamo diretti verso il nulla, ma figli amati di Dio: creati nell’amore e chiamati a tornare nella nostra vera patria, il Cielo. La vita è piena di significato e bellezza se si ha il coraggio della fede. Anche se l’Occidente è in crisi spirituale, la salvezza di Dio ha già vinto e ogni evento può solo muoversi in quella direzione, sebbene non tutti lo guardano attraverso la fede.

Nella città che non dorme mai, la prima cappella di adorazione perpetua. Come stanno rispondendo le persone a questo gioco di antitesi tra caos e silenzio?
C’è grande entusiasmo e centinaia di persone si sono iscritte nelle prime due settimane per l’adorazione perpetua. Il caos di New York City è lo sforzo dell’umanità di riuscire a raggiungere i propri sogni e trovare la felicità. La cappella per l’adorazione, allora, può rappresentare il faro dove le persone possono trovare il senso alle ambizioni che le muovono e capire verso dove dovrebbero realmente correre. Le nostre vite qui sulla Terra sono un pellegrinaggio, e la cappella è un luogo dove possiamo tutti fermarci per assicurarci di essere sulla strada giusta mentre attraversiamo il corso della vita verso la destinazione finale: il Paradiso.

Quanto tempo ci è voluto per realizzare la cappella?
Ci sono voluti quasi cinque anni dall’idea iniziale fino all’apertura. È stata opera di Dio perché molte volte il progetto sembrava destinato a fallire, ma Dio è intervenuto per mantenerlo vivo. Era sostenuto dalla preghiera e dallo Spirito Santo più di ogni altra cosa. Abbiamo anche attraversato gli anni del Covid che hanno rallentato ogni cosa fino quasi ad un punto morto. Ogni volta che il progetto sembrava irrimediabilmente bloccato, Dio rispondeva alle nostre preghiere e succedeva qualcosa che faceva avanzare di nuovo ogni cosa. Costruire la cappella è stata per me la chiara esemplificazione del fatto che la preghiera funziona!

I più giovani frequentano l’adorazione?
Sì! Più della metà della nostra parrocchia ha meno di 40 anni. I giovani, stando alla mia esperienza, sono i più zelanti. La cultura cattolica è quasi del tutto scomparsa nel momento storico in cui stanno crescendo questi giovani, pertanto nessuno più di tutti loro ha dovuto fare la scelta di credere: nessuna forza culturale li ha tenuti nella Chiesa. Sono veramente dediti e desiderosi di vivere con serietà la fede. La Chiesa in Occidente diventerà più piccola, ma anche più seria ed energica. Sarà più simile alla Chiesa dei primi tempi.

Ora che Gesù può diventare “cuore pulsante” di New York, come pensate di educare giovani e vecchi ai momenti di adorazione personale e silenziosa?
Dobbiamo tutti imparare a pregare e ascoltare Dio. Trasmettere la fede non è semplicemente trasmettere delle idee, ma un intero stile di vita, che prevede imparare a sperimentare la Sua presenza specialmente nei sacramenti. È su questo che ci concentreremo.

Quali sono i frutti dell’adorazione perpetua?
Sono davvero tanti, ma uno fondamentale per il mondo di oggi è aiutare le persone a sperimentare la reale presenza di Dio. Il mondo è così secolarizzato, specialmente a New York City, che Cristo è sparito dall’orizzonte. La cappella dell’adorazione perpetua mostra esattamente il contrario: la Sua presenza viva e reale. E che chiunque, in ogni momento, può andarGli incontro. Il frutto della grazia è la santità: prego che Dio salvi molte anime attraverso questa cappella e formi molti santi per aiutare a condividere la misericordia di Dio nel mondo.

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Il legno della Croce alimenta il fuoco dell’Amore

Posté par atempodiblog le 30 juillet 2023

Il legno della Croce alimenta il fuoco dell'Amore dans Citazioni, frasi e pensieri Sant-Ignazio-di-Loyola

Non c’è legno migliore per alimentare il fuoco dell’amore di Dio che il legno della santa Croce, del quale Cristo si servì per quel suo gran sacrificio d’immensa carità! 

Sant’Ignazio di Loyola

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Madonna di Medjugorje/ Atteso messaggio 25 luglio 2023: “mai riposarsi dalla preghiera a Dio”

Posté par atempodiblog le 25 juillet 2023

Madonna di Medjugorje/ Atteso messaggio 25 luglio 2023: “mai riposarsi dalla preghiera a Dio”
Atteso oggi 25 luglio 2023 il messaggio della Madonna di Medjugorje alla veggente Marija Pavlovic Lunetti: la conversione, la preghiera e il lasciarsi plasmare dalla grazia di Dio
di Niccolò Magnani – Il Sussidiario

Madonna di Medjugorje/ Atteso messaggio 25 luglio 2023: “mai riposarsi dalla preghiera a Dio” dans Apparizioni mariane e santuari Medjugorje

PARROCO DI MEDJUGORJE: “MAI DORMIRE SPIRITUALMENTE”
In attesa del nuovo messaggio in arrivo entro sera dalla veggente di Medjugorje, l’invito alla preghiera che costantemente ribadisce la Madonna nelle misteriosi apparizioni di questi ultimi 43 anni viene risottolineato ogni settimana nelle catechesi della parrocchia di Medjugorje, In occasione della recente giornata dedicata ai nonni e agli anziani, l’omelia di domenica scorsa ha visto il parrocco della chiesa di San Giacomo – padre Zvonimir Pavičić – ha espresso grande soddisfazione per il numero di persone in presenza, invitandoli a recitare il Rosario e il sacramento della Confessione potendo utilizzare l’Indulgenza Plenaria messa a disposizione dalla Chiesa Cattolica.

Parlando del “buon seme” e della “zizzania” nel brano evangelico di domenica scorsa, il parroco di Medjugorje ha parlato così nell’omelia: «Questa espressione “dormire” non si riferisce tanto al riposo serale e non ne parla tanto, ma si riferisce piuttosto al disinteresse, cioè all’indifferenza verso ciò che è di Dio, ciò che è bene e ciò che dobbiamo fare. Ogni volta che distogliamo la testa dal bene che siamo chiamati a fare, ecco che arriva il nemico e semina zizzania nei nostri cuori. Descrivendo le debolezze di molte persone nella Bibbia, spesso incontriamo davanti a queste debolezze la loro sonnolenza, il sonno o la mancanza di interesse». Secondo padre Zvonimir, conclude, occorre interessarsi del mondo e del prossimo davanti a noi: «Non dobbiamo dormire spiritualmente e pensare che dovremmo riposarci da Dio e dalla preghiera. La preghiera dovrebbe essere tale da diventare la nostra vita, il modello della nostra vita, da fondersi così tanto con tutto ciò che siamo, in modo che ogni benedizione nasce e cresce da quella preghiera».

LA VISITA DEL CARD. DZIWIDZ A MEDJUGORJE
Dal visitatore apostolico Mons. Cavalli al suo predecessore, il compianto vescovo Hoser, dai diversi prelati in visita (sempre strettamente private) fino all’ultimo arrivo a Medjugorje per pregare assieme ai pellegrini di tutto il mondo, il card. Stanisław Dziwisz, arcivescovo emerito di Cracovia ed ex segretario di San Giovanni Paolo II. Sebbene non vi sia ufficialmente il riconoscimento della veridicità dell’interno fenomeno di apparizioni e del messaggio costante della Madonna di Medjugorje, la vicinanza della Chiesa in questi anni è cresciuta esponenzialmente.

Dziwisz – informa Radio Mir Medjugorje – è stato accolto dal visitatore apostolico a carattere speciale per la Parrocchia di Medjugorje, l’arcivescovo Aldo Cavalli, il parroco di Medjugorje, fra Zvonimir Pavičić, e fra Antonio Primorac, segretario dell’arcivescovo Cavalli. Non si tratta però della prima visita con annessa lunga sessione di preghiera all’interno della parrocchia e sulla collina della apparizioni: «Medjugorje è un luogo di grande preghiera e di conversione attraverso la preghiera, la confessione e la penitenza. (…) Un luogo d’incontro con la Madre di Dio dove c’è la possibilità di chiedere misericordia per Sua intercessione. È incredibile quante persone vengano qui», aveva detto il cardinale polacco in vista nel quarantennale delle apparizioni mariane, «Međjugorje era fortemente presente nella vita di Giovanni Paolo II». La scelta di visitare l’11 luglio quest’anno Medjugorje è stata fatta dal Card. Dziwisz per celebrare la festa liturgica di san Benedetto di Norcia: voleva pregare per l’Europa, per la Chiesa in Europa.

ATTESO PER OGGI 25 LUGLIO 2023 IL MESSAGGIO DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE
Come ogni venticinque del mese è atteso anche per oggi 25 luglio 2023 il messaggio della Madonna di Medjugorje frutto della misteriosa e puntuale apparizione della Regina della Pace alla veggente Marija Pavlovic Lunetti: attorno alle ore 20 circa in tutte le lingue del mondo viene solitamente diffuso il messaggio particolare che la Madonna di Medjugorje confida alla veggente per poterlo comunicare al mondo di fedeli e pellegrini.

L’invito alla conversione è il “minimo comune denominatore” di questo messaggio alla Madonna di Medjugorje che diffonde da ormai 42 anni senza sosta il “momento particolare” e misterioso di un’apparizione alla totalità dei fedeli sparsi in tutto il mondo. «Cari figli! L’Altissimo mi ha permesso di essere in mezzo a voi, di pregare per voi, di essere vostra Madre ed il vostro rifugio. Vi invito, figlioli, ritornate a Dio ed alla preghiera e Dio vi benedirà in abbondanza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata», si legge nel messaggio diffuso ormai un mese esatto fa dalla Madonna di Medjugorje a Marija. Un invito all’abbondanza e alla preghiera, un pensiero alla conversione in nome di quel Figlio Unigenito: molto vicino a quanto la Gospa ha raccontato all’altra veggente, Ivanka Ivankovic (la prima ragazza a vedere la Regina della Pace 42 anni esatti fa sulla Collina di Medjugorje, oggi riceve le apparizioni una sola volta all’anno il 25 giugno): «Figlioli, ho bisogno della vostra preghiera. Pregate, pregate, pregate!».

DAI GIOVANI AI NONNI: I FESTIVAL A MEDJUGORJE CHE GUARDANO A MARIA
Dal 26 al 30 luglio si terrà a Medjugorje il 34° Festival della Gioventù mentre negli scorsi giorni si è celebrata la Terza Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani: dai più giovani a quelli meno, Medjugorje da decenni ormai è un viavai di persone, storie, testimonianze e richieste di aiuto. Mentre è attesa per domani la conferenza stampa dell’arcivescovo Aldo Cavalli, visitatore apostolico a carattere speciale nominato da Papa Francesco per la parrocchia di Medjugorje, e il parroco di Medjugorje, fra Zvonimir Pavičić per poter raccontare nel dettaglio come si svolgerà l’atteso Festival dei giovani, è atteso il messaggio della Madonna di Medjugorje alla Gospa che “guiderà” i tantissimi fedeli presenti in questa torrida estate in Bosnia.

È stato lo stesso mons. Cavalli a ricordare nella sua catechesi lo scorso 23 luglio dedicata ai nonni e agli anziani il fulcro dell’insegnamento di Gesù e della Madonna per tutti, fin dall’annuncio del Vangelo: «Guardiamo avanti, lasciamoci plasmare dalla grazia di Dio, lasciamoci plasmare dallo Spirito Santo, che, di generazione in generazione, ci libera dall’immobilismo nell’agire e dai rimpianti del passato! Ed è così da secoli. Era lo stesso sessant’anni fa. Gli chiediamo di darci la forza, di darci la grazia per poter aprire le nostre porte, aprire le nostre finestre e annunciare il Vangelo». Come ha ribadito ancora il visitatore del Vaticano a Medjugorje, il tema centrale dell’insegnamento di Cristo è quel «non abbiate paura» ripetuto più volte nei suoi 3 anni di vita pubblica in Galilea: «Non abbiate paura! I profeti hanno detto: Non abbiate paura! A Maria di Nazareth fu detto: Non temere! Agli apostoli fu detto: Non abbiate paura! E lo Spirito Santo ci dice: non abbiate paura, io vi accompagno e vi accompagnerò per sempre».

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Fra Emiliano Antenucci: “Quella del Silenzio è la Madonna dei tempi moderni”

Posté par atempodiblog le 23 juillet 2023

Parla il rettore del Santuario aperto 3 anni fa per custodire un’effige sempre più amata nel mondo
Fra Emiliano Antenucci: “Quella del Silenzio è la Madonna dei tempi moderni”
di Nicoletta Giorgetti – Maria con te

Fra Emiliano Antenucci: “Quella del Silenzio è la Madonna dei tempi moderni” dans Apparizioni mariane e santuari Santuario-Vergine-del-Silenzio

Contro le chiacchiere inutili che non muovono al discernimento. Contro il frastuono della modernità, che ci ovatta i sensi e lo spirito. Contro la calunnia, l’invidia, la tentazione facile di sparlare degli altri. Da tre anni la Madonna del silenzio sta lì, nel cuore della Marsica, e, con quel dito accostato dolcemente alle labbra, ci invita ad ascoltare prima di aprire la bocca. Ci insegna, appunto, il prezioso dono del silenzio, che “è la lingua di Dio, il linguaggio dell’amore, il gemito dei santi, la penna colorata degli artisti, la nota fondamentale dei musicisti, la brezza leggera del vento, il canto della natura, il sussurro degli angeli, il palpito del cuore, l’ultimo grido dei defunti”.
Parole di fra Emiliano Antenucci, il cappuccino instancabile che papa Francesco ha voluto a rettore del santuario della Vergine del Silenzio di Avezzano, in provincia de L’Aquila.
L’unico al mondo, che guarda a questo piccolo paradiso incastonato nel verde dell’Abruzzo con fede e speranza. E non è un modo di dire, perché, “a tre anni dall’apertura del santuario, arrivano lettere, e-mail, richieste di contatto da Paesi sempre più lontani”, racconta, con una gioia che viene dal cuore, fra Emiliano.
Della comunità messicana innamorata della Madonna del Silenzio, del resto, abbiamo già parlato su Maria con te, mentre quello che non sapevamo è che la dolcezza della Vergine che invita a tacere e a discernere prima di (s)parlare è arrivata persino in Corea.
“Il legame con il Sudamerica è consolidato e quasi fisiologico”, conferma padre Antenucci, “considerata anche la vicinanza tra la Vergine di Guadalupe e la Madonna del Silenzio: entrambe portano un messaggio di speranza, di conforto e consolazione. “Io sono con te”, disse la Madonna quando apparve a Juan Diego. Che è ciò che la Vergine del Silenzio dice a chi si rivolge a Lei: con la mano sinistra indica il silenzio e il Cielo; con la destra dice: “Fermati, calmati, aspetta. Ci sono io accanto a te”. La novità sono le richieste di “contatto” dalla Corea, dalla Cina e da altri luoghi lontani, molto lontani da noi, non solo geograficamente”.

Cosa chiedono alla Vergine del Silenzio le persone che guardano, dunque, a Lei da ogni parte del mondo?
“La gente ha sete di silenzio, di spiritualità, di meditazione. E trova tutto questo nella Madonna del Silenzio. Che è la Madonna dei tempi moderni”.

In che senso?
“Perché è la Madonna che va contro il chiacchiericcio di tanti ciarlatani e invita tutti a fare discernimento prima di giudicare, prima di parlare. O sparlare. Ci sprona a fare silenzio e, nel silenzio, ad ascoltare, seguendo il suo stesso esempio: la descrizione che il Vangelo fa della Madonna è di una donna che tace. Nei momenti salienti della vita di Gesù, Maria resta in silenzio. Nella nascita, sotto la Croce. Persino nel Corano Maria è chiamata ‘la silenziosa’”.

Tre anni del santuario dedicato alla Madonna del Silenzio: come si sta preparando a quest’anniversario?
“Accogliendo una reliquia preziosissima: un frammento della camicia intrisa di sangue di Rosario Livatino, il giudice siciliano ammazzato a 37 anni dalla mafia agrigentina. Il primo magistrato beato nella storia della Chiesa. Martire per la giustizia e uomo santo nella fede. ‘Un testimone esemplare, coraggioso, che ha testimoniato il Vangelo fino al martirio’, come ha sottolineato il Vescovo di Avezzano, monsignor Giovanni Massaro, che ha celebrato la Santa Messa insieme a me e a don Calogero Manganello, della diocesi di Agrigento: è stato lui a portare la reliquia ai piedi della Vergine del Silenzio, dov’è rimasta per due giorni. Un dono grandissimo per me…”.

C’è una ragione particolare?
Avendo lavorato in carcere, dove mi reco tuttora periodicamente per ascoltare, spesso, le confessioni di “pezzi grossi” della mafia, ho sempre avuto un’ammirazione profonda, una venerazione per il “giudice ragazzino”, il suo coraggio, la sua fede, la sua forte devozione a Maria che traspare dalle sue agende. Ho visitato la sua terra, il luogo in cui è stato assassinato. E ho scolpite nella mente le sue parole, che poi sono state il suo testamento spirituale: ‘Quando moriremo nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma quanto siamo stati credibili’”.

Quale traccia ha lasciato il beato Livatino ad Avezzano?
“Ai piedi della Madonna del Silenzio ha lasciato un messaggio o, meglio, un invito a praticare ‘un silenzio d’amore, non un silenzio d’onore’, che è quello, distorto, caro ai mafiosi”.

In tema di bilanci, invece, cosa può raccontarci? Di quali gioie è stato sinora testimone?
“A parte le guarigioni dello spirito di cui continuo a essere felice testimone, un fatto mi ha reso particolarmente contento, di recente: abbiamo siglato una sorta di gemellaggio con una parrocchia di Madrid, la parrocchia intitolata a Santa Maria del Silenzio, fondata da due Sacerdoti sordomuti. A fare da tramite è stata Suor Veronica Amata Donatello, che si occupa della Pastorale dei sordomuti per conto della Cei. Grazie a lei è arrivato qui dalla Spagna un nutrito gruppo di sordomuti: prima sono venuti alla Madonna del Silenzio, poi sono andati dal Papa. A breve incontrerò anche il Movimento dei sordi cattolici: li ho invitati ad Avezzano. Non dimentichiamo, poi, le numerose e preziose testimonianze di tanti personaggi qui al santuario: giornalisti, uomini e donne dello spettacolo, della cultura, della legalità, oltre a illustri personalità del Clero, naturalmente”.

Quante meraviglie, fra Emiliano, sotto lo sguardo di Maria: per la terza volta, il santuario è pronto a celebrarle?
“Certamente: la prima domenica di agosto ci sarà la festa della Madonna del Silenzio, per il terzo anno consecutivo. Una festa che si aprirà con l’invito a portare una rosa alla Vergine, perché la rosa è il fiore più caro a Maria, poi la Santa Messa, la processione e i momenti di riflessione”.

Una speranza guardando al futuro?
“Che un giorno possa venire ad Avezzano anche Papa Francesco, che tanto ama la Madonna del Silenzio. Del resto, il santuario lo ha voluto lui”.

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Il segreto del riposo

Posté par atempodiblog le 23 juillet 2023

Il segreto del riposo
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Medjugorje, il Papa ai giovani: in vacanza con Gesù il cuore è in pace dans Apparizioni mariane e santuari In-vacanza-con-Ges-il-cuore-in-pace

Il segreto del riposo non sta tanto nelle ferie, ma nell’organizzazione della giornata.
Una giornata in cui preghiera e lavoro si alternano, consentono di alzarsi al mattino pieni di creatività.
Finché la Madonna mi concede la salute e la gioia di servirla, vado avanti volentieri.
Una volta ho sognato che Gesù mi ha portato con sé a visitare l’Universo. Ci spostavamo rapidamente con la velocità del pensiero.
Da allora ho pensato che per viaggiare c’è tutta l’eternità.

Il segreto del riposo dans Citazioni, frasi e pensieri Just-like-this-dough-you-can-rise-if-you-rest

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Medjugorje, quando la Madonna pianse per delle parolacce

Posté par atempodiblog le 21 juillet 2023

Medjugorje, quando la Madonna pianse per delle parolacce
25 giugno 1981, la Regina della Pace appare per la prima volta al gruppo, al completo, dei sei fanciulli-veggenti di Bijakovići. A un loro amico scappa una volgarità. Quel che succede dopo è un prezioso insegnamento…
di Guido Villa – La nuova Bussola Quotidiana

Medjugorje, quando la Madonna pianse per delle parolacce dans Apparizioni mariane e santuari Gospa-Medjugorje-veggenti

Quando si parla di apparizioni della Madonna, di solito l’attenzione è rivolta quasi esclusivamente ai messaggi che Ella comunica attraverso i veggenti. In realtà, oltre ai messaggi, ogni dettaglio merita di essere sviscerato e fatto oggetto di meditazione, e la storia di ogni apparizione è una miniera senza fine di spunti spirituali utili nella vita quotidiana.

Ad esempio, a Lourdes la Madonna apparve con un Rosario di sei decine sul braccio (cosa che si nota in tutte le statue della Madonna di Lourdes), una vera e propria approvazione del Cielo alla pia abitudine dei fedeli di Lourdes e del suo circondario che in quel tempo pregavano la sesta decina del Rosario per le anime del Purgatorio: con questo particolare, la Madre celeste intende invitarci a una costante e regolare preghiera per le anime del Purgatorio. Sempre a Lourdes la Santissima Vergine si rivolgeva a Bernadette Soubirous dandole del “voi”, segno del suo profondo rispetto nei confronti della povera e ignorante pastorella cui tutti, con malcelato disprezzo, davano del “tu”.

Nel 1944, apparendo come Regina della Famiglia alla piccola Adelaide Roncalli a Ghiaie di Bonate (provincia di Bergamo), la Madonna in un’occasione si presentò vestita in abiti di colore bianco, rosso e verde, mostrando così la sua vicinanza e preghiera per l’Italia e il popolo italiano, che Ella proteggeva nel difficilissimo momento della Seconda Guerra Mondiale allora in corso.

In questo senso, le apparizioni di Medjugorje non rappresentano certo un’eccezione. Vi è un fatto poco conosciuto che risale al 25 giugno 1981, in occasione della prima apparizione della Regina della Pace ai sei ragazzi, al completo, del villaggio di Bijakovići, e che è di notevole importanza per la nostra vita nella Grazia, poiché ci fa comprendere che non solo le bestemmie, ma anche le imprecazioni volgari e le parolacce offendono gravemente Dio. Come riferisce Ivan Ivanković di Bijakovići (da non confondere con il veggente Ivan Dragičević), amico dei sei ragazzi poi diventati veggenti, il giorno della prima apparizione egli, allora giovane nel pieno delle forze, fu il primo che corse dietro ai sei, che, dopo aver visto la Madonna, salirono velocemente verso la cima della collina chiamata Podbrdo (da allora nota come “Collina delle apparizioni”).

Racconta Ivan Ivanković: «Quando la Madonna li chiamò, Ella non si trovava nel posto dove si trova adesso la statua, bensì una trentina di metri più in basso sulle rocce, dove si vede meglio. Tra le persone che quel giorno non videro la Madonna io fui tra i primi ad arrivare in cima, correndo con loro verso la sommità della collina. Essi erano inginocchiati, ed era come se parlassero, ma non sentivo la loro voce. Per questo motivo ero un poco arrabbiato, alzai la voce, imprecai com’ero solito fare, ed essi dissero: “Se ne va”. Se n’era andata a causa della mia rabbia e ne ero un poco imbarazzato. Non erano trascorsi neppure una quindicina di secondi che essi si inginocchiarono di nuovo. “Ecco, sta tornando!”, dissero quasi contemporaneamente. “Ivan, cos’hai detto… Delle lacrime sono scese sul Suo viso, ne siamo addolorati”», disse la veggente Marija Pavlović a Ivan in tono di rimprovero, ed egli, pieno di vergogna, fece il segno della croce.

Il fatto che la Madonna se ne andò, dopo l’imprecazione volgare di Ivan Ivanković, ci fa comprendere che il Cielo si chiude dinanzi al peccato; egualmente, il ritorno della SS. Vergine, dopo alcuni secondi, mostra quanto sia grande la Misericordia di Dio dinanzi al pentimento di chi ha peccato. La presenza della Madonna, infatti, non è scontata né un fatto quotidiano da accogliere con abitudine. È il Paradiso che si apre dinanzi a noi, è un segno di contatto tra ciò che è di Dio e il mondo dell’uomo, tra l’Eternità e la quotidianità. Affinché sia possibile stabilire tale contatto, tuttavia, l’uomo deve liberarsi dal peccato, deve convertirsi.

È vero che in passato la Madonna è apparsa anche a persone lontanissime da Dio, basti pensare all’apparizione al francese di origine ebraica Alphonse Ratisbonne il 20 gennaio 1842 nella chiesa romana di Sant’Andrea delle Fratte, nonché a quella della Vergine della Rivelazione a Bruno Cornacchiola il 12 aprile 1947 alle Tre Fontane a Roma; Cornacchiola apparteneva alla setta degli avventisti, era un vero e proprio apostata, e odiava fieramente la Chiesa cattolica e la Vergine Maria. Tuttavia, subito dopo il primo contatto i protagonisti di queste apparizioni iniziarono un cammino di conversione che li portò rapidamente a riconciliarsi con Dio, e diventarono un segno della Misericordia di Dio verso i peccatori che vengono invitati senza sosta alla conversione.

Naturalmente, la Madonna appare sempre a uomini e donne imperfetti, poiché altrimenti non apparirebbe a nessuno; tuttavia, condizione essenziale è almeno quella di sforzarsi di vivere nella Grazia di Dio.

Il fatto che la Madonna se ne andò e pianse ci mostra che, quantunque sicuramente meno grave della bestemmia, anche l’imprecazione volgare rappresenta un peccato assai serio, e che rimane tale anche se è diventato normalità quotidiana e si continua a commetterlo senza che ci si sforzi di abbandonarlo. Presso i fedeli cattolici croati questo tema è di grande importanza, forse molto più che da noi in Italia. Chi ha occasione di entrare nelle loro case, infatti, spesso noterà sulla porta d’ingresso una scritta incorniciata che recita: «U ovoj kući se ne psuje», che tradotto in italiano significa: «In questa casa non si impreca». Nelle famiglie cattoliche croate coscienti della propria fede, infatti, l’imprecare, cioè il nostro dire parolacce, rappresenta una grave mancanza e una serissima offesa verso Dio, e quando, nella conversazione, a qualcuno scappa appunto una parola volgare, segue una dura e veemente reprimenda da parte dei familiari.

La Regina della Pace a Medjugorje ci chiama a percorrere la strada della santità, cioè a fare uno sforzo di conversione quotidiana a Dio abbandonando il peccato, staccandoci dal mondo e dalle sue seduzioni per volgere lo sguardo verso il Cielo. Quindi, ogni cosa che facciamo e diciamo deve avere sempre lo scopo di convertirci e di aiutare anche gli altri, soprattutto i più lontani, a conoscere l’Amore di Dio. Questo episodio ci mostra chiaramente che tale sforzo deve coinvolgere anche il modo in cui ci esprimiamo, poiché il parlare puro, cristallino e privo di volgarità apre la strada verso il Cielo a noi stessi e agli altri.

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Il Papa all’Angelus: buttare via la propria vita è l’unica cosa da temere

Posté par atempodiblog le 26 juin 2023

Il Papa all’Angelus: buttare via la propria vita è l’unica cosa da temere
Nella catechesi Francesco ribadisce l’importanza di essere fedeli al Vangelo, che anche oggi comporta violenze e persecuzioni. Spesso, infatti, si dà la priorità a realtà di secondo piano ed è necessaria qualche rinuncia “di fronte agli idoli dell’efficienza e del consumismo” per non perdere ciò che conta davvero
di Michele Raviart – Vatican News

Il Papa all’Angelus: buttare via la propria vita è l’unica cosa da temere dans Fede, morale e teologia Papa-e-Vangelo

“Io, di che cosa ho paura? Di non avere quello che mi piace? Di non raggiungere i traguardi che la società impone? Del giudizio degli altri? Oppure di non piacere al Signore e di non mettere al primo posto il suo Vangelo?” Lo chiede a se stesso e ai circa ventimila fedeli in piazza San Pietro Papa Francesco, prima della preghiera dell’Angelus (Ascolta il podcast con le parole del Papa). Per tre volte infatti, nella Parola di oggi, Gesù ripete ai suoi discepoli di non avere paura, “non perché nel mondo andrà tutto bene, ma perché per il Padre siamo preziosi e nulla di ciò che è buono andrà perduto”.

Non sprecare l’esistenza a inseguire cose di poco conto
Una sola cosa, afferma Gesù è da temere, e per spiegarla usa l’immagine della Geenna, la grande discarica dei rifiuti di Gerusalemme:

Gesù ne parla per dire che la vera paura da avere è quella di buttare via la propria vita. Buttare via la propria vita: e su questo Gesù dice: “Sì, abbiate paura di quello”. Come a dire: non bisogna tanto temere di subire incomprensioni e critiche, di perdere prestigio e vantaggi economici per restare fedeli al Vangelo, ma di sprecare l’esistenza a inseguire cose di poco conto, che non riempiono il senso della vita.

Mai mettere le cose davanti alle persone
Questo avviene anche oggi, ricorda Francesco, quando “si può essere derisi o discriminati se non si seguono certi modelli alla moda, che però mettono spesso al centro realtà di secondo piano: le cose anziché le persone, le prestazioni anziché le relazioni”. Tre gli esempi che fa il Papa: i genitori che a causa del lavoro non hanno il tempo necessario per stare con i figli, i sacerdoti e le suore impegnati nel loro servizio ma che dimenticano di dedicare tempo a stare con Gesù “altrimenti cadono nella mondanità spirituale e perdono il senso di ciò che sono”, e i giovani, “che hanno mille impegni e passioni: la scuola, lo sport, vari interessi, i telefonini e i social, ma hanno bisogno di incontrare le persone e realizzare dei sogni grandi, senza perdere tempo in cose che passano e non lasciano il segno”.

Andare “controcorrente” costa
Tutto ciò comporta qualche rinuncia “di fronte agli idoli dell’efficienza e del consumismo”, ma è necessario per non andare a perdersi nelle cose, che poi vengono buttate via”, come nella Geenna, dove oggi spesso finiscono le persone, gli ultimi, “spesso trattati come materiale di scarto e oggetti indesiderati”.

Rimanere fedeli a ciò che conta costa; costa andare controcorrente, liberarsi dai condizionamenti del pensare comune, essere messi da parte da chi “segue l’onda”. Ma non importa, dice Gesù: ciò che conta è non buttare via il bene più grande: la vita. Solo questo deve spaventarci.

Una fedeltà al Vangelo che, fin dalle origini della Chiesa ha conosciuto, insieme alle gioie, tanti rischi. “Sembra paradossale: l’annuncio del Regno di Dio è un messaggio di pace e di giustizia, fondato sulla carità fraterna e sul perdono” ricorda il Papa, “eppure riscontra opposizioni, violenze e persecuzioni.

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Il 2 luglio in tutte le chiese dell’India preghiera e solidarietà al Manipur

Posté par atempodiblog le 26 juin 2023

Il 2 luglio in tutte le chiese dell’India preghiera e solidarietà al Manipur
Giornata indetta dal presidente della Conferenza episcopale mons. Thazhath per invocare da Dio il dono della pace e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle violenze tra Meitei e Kuki nello Stato nord-orientale. L’arcivescovo di Imphal mons. Lumon: “Lavoriamo per riaprire il dialogo tra le due comunità, ma la situazione resta bloccata. Solo la preghiera ci può aiutare”. Già oggi a Mumbai un’iniziativa del card. Gracias.
di Nirmala Carvalho – AsiaNews

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La Chiesa cattolica dell’India ha indetto per domenica 2 luglio una giornata di preghiera per la fine delle violenze in corso nello Stato del Manipur che dall’inizio di maggio hanno già provocato oltre 100 morti e decine di migliaia di sfollati tra le popolazioni dei Meitei e dei Kuki. Ad annunciarlo è stato ieri con un messaggio l’arcivescovo di Trichur, Andrews Thazhath, che è il presidente della Cbci. Il presule invita già in questa domenica i vescovi e i sacerdoti ad annunciare questa iniziativa comune. L’invito è a vivere “questo giorno in maniera significativa in tutto il Paese”.

Tra i gesti suggeriti l’aggiunta di intenzioni speciali per la pace e l’armonia alle preghiere dei fedeli e l’organizzazione di un’ora di adorazione in tutte le parrocchie per intercedere per la popolazione del Manipur. La Conferenza episcopale auspica inoltre l’organizzazione di fiaccolate o manifestazioni per la pace che contribuiscano a diffondere la consapevolezza sulla situazione nel Manipur. L’arcivescovo invita i cattolici indiani a incoraggiare le associazioni, i movimenti e le ong affinché trasmettano la loro seria preoccupazione ai funzionari del governo federale, « in particolare per l’allarmante disinteresse in quella regione rispetto ai principi sanciti dalla Costituzione ». Mons. Thazhath invita infine i cattolici ad « accogliere generosamente » le persone provenienti dal Manipur e a fornire strutture scolastiche e di accoglienza agli studenti immigrati.

A Mumbai il card. Oswald Gracias già oggi ha fatto proprio questo invito pregando per le popolazioni del Manipur nella festa di san Giovanni Battista. Insieme a tutti i membri della Curia ha iniziato la giornata chiedendo l’intercessione di Dio per le tante persone che soffrono. Citando l’ultimo rapporto diffuso dall’arcidiocesi di Imphal ha ricordato come nel Manipur oggi vi siano “paura, incertezza e un senso generale di disperazione » con più di 50mila persone rimaste senza casa a causa della violenza.

Commentando dal Manipur ad AsiaNews queste iniziative di solidarietà l’arcivescovo di Imphal Dominic Lumon ha raccontato: “In città la situazione in questo momento è calma, le cose si stanno sistemando, ma nelle periferie, dove finisce la valle e iniziano le colline, nei luoghi dove entrambe le comunità vivono insieme, la situazione continua ad essere molto tesa. Si sentono tuttora degli spari. Purtroppo nonostante gli incontri interreligiosi la posizione di entrambi i gruppi è molto rigida: al momento non si intravedono soluzioni. Solo le preghiere possono aiutare. Lunedì riuniremo ancora il Forum interreligioso del Manipur: ci stiamo riunendo regolarmente ogni 4-5 giorni cercando di pianificare strategie su come riavviare il dialogo”.

Mons. Lumon esprime anche la sua gratitudine al card. Gracias: “Fin dai primi giorni ci ha espresso la sua solidarietà – racconta -. È conosciuto come un costruttore di ponti, ed è una continua fonte di incoraggiamento per me. Lo ringrazio per la vicinanza nei nostri confronti e la sua angoscia per la nostra sicurezza. Che Dio ci benedica con la pace”.

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L’eresia pacifista dell’Ortodossia russa

Posté par atempodiblog le 26 juin 2023

L’eresia pacifista dell’Ortodossia russa
Fa impressione che nelle accuse patriarcali odierne ai preti pacifisti si parli esplicitamente di “eresia tolstojana”. Mentre alla scomunica contro di lui che per Kirill dovrebbe avere “valore universale” p. Viktor Burdin risponde con la domanda “chi può impedire di servire a Dio?”, che ripete spesso nelle sue omelie anche un altro sacerdote ortodosso di Mosca, l’italiano p. Giovanni Guaita.
di Stefano Caprio – AsiaNews
Tratto da: Radio Maria

L’eresia pacifista dell’Ortodossia russa dans Articoli di Giornali e News Icona-Trinit

Nel contesto della piega drammatica della guerra in Ucraina, in bilico tra l’autodistruzione e la riconquista reciproca delle terre contese da secoli, aumenta la tensione anche nel campo bellico-ecclesiale, altra dimensione del confronto senza fine tra i due volti del mondo russo e della stessa Europa. Si segnalano casi sempre più frequenti di sacerdoti insofferenti alla retorica militar-patriottica ammantata di aureole trinitarie, e allo stesso tempo s’irrigidisce la sacra cintola dell’inquisizione patriarcale, che soffoca sempre più spesso l’aspirazione di sacerdoti, monaci e fedeli a professare una religione di pace.

La goccia che sta facendo traboccare il vaso è stato il trasferimento forzato dell’icona della Trinità di Rublev dal museo alla chiesa, non soltanto per i possibili danni al capolavoro dell’arte russa, che sembrano per ora limitati, ma per il contesto di autoritarismo e sfruttamento propagandistico di un simbolo della spiritualità e dell’amore reciproco, trasformato in bandiera dell’unione aggressiva di trono e altare. È uno degli episodi che più dimostra fino a che punto può arrivare lo stravolgimento di tutta l’autentica tradizione della religione e della cultura russa, addirittura nel nome della “difesa dei valori tradizionali”. L’aspetto più indigesto della vicenda, soprattutto per il clero ortodosso, è stato il brutale allontanamento del protoierej Leonid Kalinin, presidente del consiglio di esperti del patriarcato di Mosca per l’arte ecclesiastica e il restauro, una figura molto rispettata e amata, che è stato addirittura sospeso a divinis “per la sua opposizione al trasferimento dell’icona nella cattedrale di Cristo Salvatore”.

Il povero padre Leonid, dopo che la scure dell’iracondo patriarca Kirill si è abbattuta su di lui, si è scusato pubblicamente dichiarando che “evidentemente mi sono sbagliato, se è stata presa questa decisione, significa che ci hanno pensato bene”, suscitando ulteriori reazioni di sdegno verso coloro che hanno così brutalmente eliminato il parere dell’ecclesiastico più competente in materia. Egli stesso ha assicurato di “accogliere in pace la decisione, e chiedo le preghiere di tutti coloro che mi conoscono e mi vogliono bene, io cerco di fare quello che ritengo giusto, ma posso sempre sbagliare”. Alla fine l’icona è stata sistemata in una capsula stagna preparata esattamente secondo le istruzioni di Kalinin, rendendo ancora più paradossale l’anatema patriarcale.

Nel frattempo si moltiplicano le “radiazioni canoniche” di membri del clero russo, con l’accusa di “eresia pacifista”, la risposta di Kirill a chi dal resto del mondo ortodosso lo indica come sostenitore del “filetismo”, l’identificazione della religione ortodossa con la causa nazionale, che Costantinopoli aveva condannato nella prima metà dell’Ottocento per contrastare i movimenti di rivolta contro l’impero ottomano. Allora a essere tacciati di eresia erano stati i greci e i bulgari, che aprirono la strada all’accettazione del principio etnico della “Chiesa nazionale”, poi diventato il sistema organizzativo di tutte le Chiese ortodosse. In realtà il principio era stato introdotto dai russi fin dalla proclamazione del patriarcato della “Terza Roma”, la vera origine dell’eresia filetista.

Non può quindi sorprendere che Kirill si scagli contro il pacifismo “ecumenico”, che nega non soltanto l’appoggio alla “operazione militare speciale” in Ucraina, ma le fondamenta stesse della ideologia ecclesiastica russa. Del resto, questa discussione aveva infiammato gli animi di tutta la Russia agli inizi del Novecento, quando venne lanciato l’anatema contro Lev Tolstoj, lo scrittore più religioso-umanista, e anticlericale allo stesso tempo, di tutta la letteratura russa. Il 22 febbraio 1901 l’autore di Guerra e Pace fu scomunicato dal Sinodo della Chiesa, allora senza patriarca, sotto la presidenza del ministro zarista del culto (oberprokuror) Konstantin Pobedonostsev, il “Torquemada” russo della disperata difesa della Santa Russia poco prima delle rivoluzioni. Si dimise infatti poco dopo, nel 1905, dopo un’insensata guerra della Russia contro il Giappone, che tanto ricorda l’attuale rovinosa campagna in Ucraina: i russi pensavano di sottomettere l’impero del Sol Levante in una settimana, rimanendo bloccati tra le isole e i porti per settimane, prima di soccombere all’intrepida controffensiva giapponese. Anche allora, una buona parte dei soldati e marinai russi era costituita da ex-detenuti inviati a forza dai lager a redimersi nella guerra, che non seppero opporre alcuna resistenza ai samurai, essendo in buona parte in preda ai fumi dell’alcool, come i soldati russi di Bakhmut e Kherson.

Alla guerra rovinosa fece seguito la prima rivoluzione russa, annunciata fin dal mese di gennaio dalla manifestazione popolare guidata dal pope Gapon, un sacerdote di simpatie socialiste che aveva chiesto a tutti i gruppi di togliere le bandiere e le scritte politiche e polemiche, avanzando verso il palazzo d’Inverno innalzando le sacre icone processionali. Gapon voleva che lo zar Nicola II scendesse a incontrare il popolo, e sarebbe bastata una sua apparizione per accontentare le folle, ma i generali e i parenti avevano convinto lo zar a rifugiarsi nel castello di Tsarskoje Selo, lontano da San Pietroburgo, e aprirono il fuoco sulle masse dei pacifici dimostranti disarmati. Il governo dichiarò 130 morti, altre fonti ne contarono tra i 600 e i 2000, e fu l’inizio della fine del regime zarista.

Lo scomunicato Tolstoj alzò la sua voce contro le stragi, affermando anche che “mai le persecuzioni religiose furono così frequenti e feroci come oggi”, e fa impressione che nelle accuse patriarcali odierne ai preti pacifisti si parli esplicitamente di “eresia tolstojana”. Lo scrittore aveva in effetti ispirato una nuova variante di religione pacifista, chiamata appunto tolstojanstvo e spregiativamente tolstovščina, proprio il termine utilizzato in questi giorni da propagandisti e predicatori putiniani per esporre al pubblico ludibrio i preti contrari alla guerra. Lo ieromonaco Afanasij (Bukin), che era in servizio alla missione russa a Gerusalemme, era stato allontanato lo scorso febbraio, quando si era espresso contro l’operazione militare in occasione del suo primo anniversario. In questi giorni ha spiegato su Facebook di essere stato ridotto allo stato laicale dal tribunale ecclesiastico con motivazioni estremamente aggressive, come recita la sentenza: “il chierico ha tradito il giuramento ecclesiastico e le regole apostoliche, con motivazioni ancora più depravate, non solo per le parole espresse, ma per il rifiuto a sottomettersi all’autorità ecclesiastica”.

Un altro ieromonaco, padre Jakov (Vorontsov), ha spontaneamente abbandonato la metropolia ortodossa russa del Kazakistan, prima di essere a sua volta cacciato, affermando delle autorità ecclesiastiche che “il Maligno si è impossessato dei loro cuori, che ormai sono incapaci di distinguere il bene dal male… possibile che i santi russi abbiano compiuto invano i loro grandi miracoli e sacrifici? Possibile che la cultura russa sia diventata terreno fertile per la crescita dell’Anticristo? Io credo di no, e confido nei tanti russi che non vogliono la guerra, anche se non hanno il coraggio di dirlo apertamente”.

Non è un caso che a parlare chiaro siano dei monaci, per lo più in sedi periferiche. La maggior parte dei loro confratelli vive infatti in comunità guidate da fedeli esecutori delle direttive patriarcali, e il clero parrocchiale è frenato dalle numerose famiglie, essendo uxorato per tradizione. La grande maggioranza dei preti deve proteggere i tanti figli, molti dei quali proseguiranno la missione dei genitori, diventando a propria volta popy e popady, preti e mogli di preti, secondo le “tradizioni di casta” restaurate dopo l’inverno sovietico. Del resto, anche sotto il regime ateista erano le poche famiglie sacerdotali a conservare la fede ortodossa, tanto che lo stesso patriarca Kirill è figlio e nipote di preti.

Uno dei pochi sacerdoti che ha avuto il coraggio di rischiare anche i destini della propria famiglia è il parroco di Kostroma, 500 chilometri a nord di Mosca, Viktor Burdin, chiamato anche il “Savonarola di Kostroma”. 51 anni, sacerdote dal 2015, all’inizio era il vicario della chiesa del villaggio di Karabanovo, il cui parroco era uno storico dissidente religioso anti-sovietico, padre Georgij Edelštein, oggi 91enne, con il quale ha firmato diverse lettere di protesta già prima dell’invasione dell’Ucraina, e fu tra i promotori della lettera di 300 sacerdoti dopo l’inizio dell’operazione. Anch’egli è ormai ridotto allo stato laicale, con l’accusa formale di “pacifismo menzognero” o “pseudopacifismo”, da distinguere da quello “autentico” che definisce la pace secondo gli interessi del popolo russo e delle vittime del “genocidio ucraino nel Donbass”, secondo il verbale patriarcale della sua condanna.

Padre Viktor ha fatto ulteriormente infuriare il patriarca Kirill, cercando di trasferirsi al servizio della Chiesa ortodossa in Bulgaria, e la scomunica pretende oggi di avere “valore universale”. Burdin risponde con la domanda “chi può impedire di servire a Dio?”, che ripete spesso nelle sue omelie un altro sacerdote ortodosso di Mosca, l’italiano padre Giovanni Guaita, giunto in Russia trent’anni fa con il movimento dei Focolari e diventato membro del patriarcato, spinto dalle convinzioni ecumeniche e dall’amore per la Russia. Una sua intervista sta spopolando su YouTube, “l’unico peccato che non si può perdonare”, quello di usare la fede per infliggere la morte.

La fede non è proprietà di funzionari dello Stato e della Chiesa, neanche dei più illustri e potenti: è la via della pace, come sanno in realtà i sacerdoti e i fedeli del mondo intero.

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Interessarsi a tutte le anime, cominciando da coloro che Dio ha messo al nostro fianco

Posté par atempodiblog le 19 juin 2023

Interessarsi a tutte le anime, cominciando da coloro che Dio ha messo al nostro fianco

Interessarsi a tutte le anime, cominciando da coloro che Dio ha messo al nostro fianco dans Citazioni, frasi e pensieri San-Josemaria-Escriva

Noi cristiani, noi figli di Dio, dobbiamo assistere gli altri mettendo in pratica onestamente ciò che gli ipocriti malignamente sussurravano al Maestro: Non guardi in faccia ad alcuno [Mt 22, 16]. Ciò significa che dobbiamo respingere decisamente ogni preferenza di persone — ci interessano tutte le anime! —, anche se, logicamente, dobbiamo cominciare a occuparci di coloro che, per qualunque motivo — anche per motivi apparentemente umani —, Dio ha messo al nostro fianco.

di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: OPUS DEI

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Devozione e preghiera: perché è popolare il culto del Sacro Cuore di Gesù

Posté par atempodiblog le 16 juin 2023

Devozione e preghiera: perché è popolare il culto del Sacro Cuore di Gesù
Alle origini di un culto molto popolare che ha ispirato chiese, atenei, oratori. Dalle visioni di santa Margherita Maria Alacoque a Papa Francesco: non un’immaginetta ma il cuore della rivelazione
di Riccardo Maccioni – Avvenire
Tratto da: 
Radio Maria

Parole accorate che ci vengono dal Cielo dans Fatima Sacro-Cuore-di-Ges

Non un’immaginetta per devoti ma «il simbolo per eccellenza della misericordia di Dio», «il cuore della rivelazione, il cuore della nostra fede perché Cristo si è fatto piccolo» scegliendo la via di «umiliare sé stesso e annientarsi fino alla morte» sulla Croce. Con queste parole papa Francesco ha riflettuto in più occasioni sul Sacro Cuore di Gesù, o meglio della “solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù” che nel 2023 si celebra 16 giugno.

Si tratta di una festa mobile che però, nella vita della Chiesa orienta l’intero mese di giugno. Nello specifico cade il venerdì dopo il Corpus Domini ed è strettamente legato al giorno successivo cioè al sabato, dedicato invece al “cuore immacolato di Maria”. Anche se la prima celebrazione risale al XVII secolo, probabilmente nel 1672 in Francia, la devozione al sacro cuore di Gesù ha origini molto più antiche. Punto di partenza è per così dire la figura di san Giovanni apostolo che tantissime iconografie ritraggono nell’Ultima Cena con il capo appoggiato al cuore di Gesù. Notevole impulso venne poi anche nel Medio Evo da figure come Matilde di Magdeburgo (1207-1282), Matilde di Hackeborn (1241-1299), Gertrude di Helfta (1256-1302) ed Enrico Suso (1295-1366).

Tuttavia la vera diffusione del culto va attribuita a san Jean Eudes (1601-1680) e soprattutto a santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690). Quest’ultima, monaca visitandina nel monastero di Paray-le-Monial, ebbe per 17 anni apparizioni di Gesù che le domandava appunto una particolare devozione al suo cuore. La prima visione risale al 27 dicembre 1673 festa di san Giovanni evangelista e la santa nella sua autobiografia la raccontò così: «Ed ecco come, mi sembra, siano andate le cose. Mi disse: Il mio divin cuore è tanto appassionato d’amore per gli uomini e per te in particolare, che non potendo più contenere in se stesso le fiamme del suo ardente Amore, sente il bisogno di diffonderle per mezzo tuo e di manifestarsi agli uomini per arricchirli dei preziosi tesori che ti scoprirò e che contengono le grazie in ordine alla santità e alla salvezza necessarie per ritirarli dal precipizio della perdizione. Per portare a compimento questo mio grande disegno ho scelto te, abisso di indegnità e di ignoranza, affinché appaia chiaro che tutto si compie per mezzo mio».

Al centro di un acceso dibattito teologico, la festa del Sacro Cuore fu autorizzata nel 1765 limitatamente alla Polonia e presso l’Arciconfraternita romana del Sacro Cuore. Fu solo con Pio IX, nel 1856, che la Festa divenne universale, accompagnandosi da subito alla dedicazione di congregazioni, atenei, oratori e chiese, la più famose della quali è probabilmente la Basilica di Montmartre a Parigi. Raccogliendo o meglio riunendo le tesi del dibattito sul significato teologico nel sacro Cuore di Gesù si celebra insieme il cuore come organo umano unito con la divinità di Cristo e l’amore del Signore per gli uomini di cui il cuore è simbolo.

Tradizionalmente nella solennità del Sacro Cuore di Gesù si celebra la Giornata di santificazione sacerdotale.

La preghiera al Sacro Cuore
Sono tante le preghiere dedicate al Sacro Cuore di Gesù, a cominciare dall’atto di consacrazione, ispirato da santa Margherita Maria Alacoque. Di seguito il testo dell’offerta della giornata, che tanti fedeli ripetono ogni mattina.

«Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre. Amen».

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L’attesa di Gesù nell’Eucaristia

Posté par atempodiblog le 11 juin 2023

L'attesa di Gesù nell'Eucaristia dans Citazioni, frasi e pensieri Corpus-Domini

Il miracolo costantemente rinnovato della Sacra Eucaristia ha in sé tutte le caratteristiche proprie dell’agire di Gesù. Perfetto Dio e perfetto Uomo, Signore del Cielo e della terra, Egli si dona a noi per essere nostro sostentamento nel modo più naturale e comune. Attende il nostro amore da quasi duemila anni. È tanto, ma è poco, perché quando c’è amore il tempo vola.

Mi torna alla memoria uno dei cantici di Alfonso il Saggio in cui si narra la leggenda di un monaco che, nella sua semplicità, aveva supplicato la Madonna di poter contemplare il Cielo, anche solo per un istante. La Vergine ne esaudì il desiderio e il buon monaco venne portato in Paradiso. Al ritorno, non riconosceva nessuno di quelli che dimoravano nel monastero. La sua contemplazione, che aveva creduto brevissima, era durata tre secoli. Tre secoli sono un nonnulla per un cuore innamorato. Io mi spiego allo stesso modo i duemila anni di attesa di Gesù nell’Eucaristia. È l’attesa di Dio, che ci ama, ci cerca, ci accetta come siamo: con i nostri limiti, i nostri egoismi, la nostra incostanza; e tuttavia capaci di scoprire il suo amore infinito e di darci a Lui interamente.

di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: OPUS DEI

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