Critiche al Papa, se s’indigna il popolo

Posté par atempodiblog le 12 avril 2017

Critiche al Papa, se s’indigna il popolo
Il popolo di Dio, a messa in parrocchia, ha tutto il diritto di indignarsi e di gridare un liberante “Basta!” se il prete usa il pulpito per sparlare del Papa
di Andrea Tornielli – Sacri Palazzi

Critiche al Papa, se s'indigna il popolo dans Andrea Tornielli Papa_Francesco

L’episodio in sé non va certo enfatizzato. Domenica scorsa, nel giorno della celebrazione delle Palme, un viceparroco di origini indiane in una parrocchia di Montesilvano, in provincia di Pescara, ha criticato dal pulpito Papa Francesco. Non era la prima volta che accadeva. Don Edward Pushparaj, invece di commentare il Vangelo della Passione, si è prima lamentato del fatto che il Pontefice fin dal suo primo Giovedì Santo abbia incluso una donna e una donna musulmana (in un carcere minorile) tra le persone alle quali ha lavato i piedi, facendo memoria del gesto compiuto da Gesù. Com’è noto, con un apposito decreto della Congregazione del Culto divino la possibilità (non certo l’obbligo) di includere delle donne è stata ufficializzata dalla Santa Sede.

Il sacerdote non si è limitato a questo ma ha aggiunto che “in questi quattro anni Francesco ha fatto solo del male alla Chiesa”. Ora, nel web di preti che criticano il Papa – l’attuale e i predecessori – se ne trovavano e se ne trovano anche diversi. Don Edward però lo ha fatto dal pulpito, durante l’omelia della messa delle Palme in parrocchia.

La notizia – ed è il motivo per cui vi dedico queste righe – è però un’altra. La gente, i fedeli presenti a messa non hanno sopportato in silenzio come accade spesso durante le celebrazioni. Non ce l’hanno fatta a sopportare e hanno cominciato a contestare il prete contestatore chiedendogli di smettere. Alcuni si sono alzati e sono usciti dalla Chiesa.

Certo, non è mai bello che una celebrazione liturgica venga interrotta. Ma il troppo è troppo. E anche il “santo popolo fedele di Dio”, come lo chiama Papa Francesco, ha diritto di indignarsi un po’ e di chiedere al prete di non scandalizzare i semplici fedeli usando l’omelia per attaccare il Pontefice. E’ una piccola notizia che dà speranza. Sì, perché di fronte a certe elucubrazioni, a certe campagne mediatiche, ai complottismi senza ritorno ormai di stampo blasfemo messi nero su bianco da chi faceva l’iper-papista fino a quattro anni fa; di fronte all’insistenza con cui si cerca di confondere la gente per poi dire – dopo aver seminato confusione – che le persone sono confuse, l’unica vera risposta è una reazione pacata ma ferma. Una reazione sdrammatizzante dal basso. Servono a poco o a nulla le controdeduzioni sul web o sui social, il batti e ribatti nei circoli autoreferenziali di chi vive occupandosi esclusivamente di quale cartuccia mediatica sparare contro il Papa. Nel caso di don Edward non si è trattato di tifoserie manipolate o “gestite” da qualcuno, non erano truppe cammellate venute lì per contestare un povero prete “resistente”.

No, era gente comune, che andando a messa la Domenica delle Palme non ha tollerato di sentire un prete che dal pulpito attaccava il Papa. L’arcivescovo di Pescara, Tommaso Valentinetti, ha invitato il sacerdote a prendersi qualche giorno di riposo lontano dalla parrocchia. E pare gli abbia espresso un pensiero riassumibile in questo modo: io sono nato quando il Papa era Pio XII. A me hanno insegnato a voler bene al Papa e ho voluto bene a Pio XII, a Giovanni XXIII, a Paolo VI, a Giovanni Paolo I, a Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI e ora a Francesco.

Un prete ha tutto il diritto di avere delle obiezioni su questa o quella decisione dell’attuale Vescovo di Roma come dei suoi predecessori. Ha diritto di esprimerle, di scriverle, etc. Ma il popolo di Dio, a messa in parrocchia, ha tutto il diritto di indignarsi e di gridare un liberante “Basta!” se il prete usa il pulpito per sparlare del Papa. Un liberante “Basta!” dei semplici fedeli ci salverà.

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«I 90 anni di Ratzinger lontano dal mondo, ma non si è mai pentito». Intervista a Georg Gänswein

Posté par atempodiblog le 12 avril 2017

«I 90 anni di Ratzinger lontano dal mondo, ma non si è mai pentito». Intervista a Georg Gänswein
Il segretario alla vigilia del compleanno: “Ha voluto una festa alla bavarese”

di Paolo Rodari – La Repubblica
Tratto da: Cinquantamila

«I 90 anni di Ratzinger lontano dal mondo, ma non si è mai pentito». Intervista a Georg Gänswein dans Articoli di Giornali e News Georg_G_nswein

Novant’anni domenica prossima, il giorno di Pasqua, Joseph Ratzinger vive «serenamente» e «con lucidità» l’ultima tappa della sua vita.
Legge «i padri della Chiesa» coi quali si è formato da giovane, convinto di «aver fatto la cosa giusta» quell’11 febbraio del 2013, quando rinunciò. Non ricevette «alcuna pressione», allora, e oggi vive sereno «senza farsi provocare» da coloro che continuamente lo contrappongono a Francesco, il successore che per lui rappresenta una «ventata di aria fresca» nella Chiesa.
A Repubblica è monsignor Georg Gänswein a raccontare la vita di Benedetto XVI, nel ritiro del Mater Ecclesiae.

Come si avvicina Benedetto XVI al suo compleanno?
«È sereno, tranquillo e di buon umore. Vorrebbe fare solo una piccola cosa adatta alle sue forze. Verrà per qualche giorno anche il suo fratello Georg. Ed è questo per lui il dono più grande. A Pasquetta, un giorno dopo il compleanno, ci sarà un modesto festeggiamento alla “bavarese”, con una piccola delegazione dalla Baviera, fra di loro anche gli Schützen».

Fisicamente come sta?
«È un uomo di novant’anni, lucidissimo, ma le forze fisiche diminuiscono. Le gambe sono affaticate. Perciò, per essere più sicuro, si appoggia su un girello che gli garantisce autonomia e sicurezza nel movimento».

Suona ancora il piano?
«Di meno rispetto a un anno fa. Dice che le mani non obbediscono più come una volta o almeno non come dovrebbero obbedire per suonare bene».

Guarda la tv?
«Solo il telegiornale alle 20 o alle 20.30. Riceve L’Osservatore Romano e l’Avvenire e due giornali tedeschi. Tutti i giorni c’è inoltre la rassegna stampa che gli passa la Segreteria di Stato».

A quali letture si dedica?
«Soprattutto ai suoi grandi maestri, i padri della Chiesa che tanto l’avevano accompagnato negli anni in cui insegnava teologia, ma ama anche restare aggiornato sulle recenti pubblicazioni teologiche, le voci più importanti almeno».

Ha scritto un testamento?
«Il suo testamento spirituale è il libro su Gesù di Nazareth. Ovviamente ha fatto anche un suo testamento personale».

Parla mai dell’aldilà?
«Nel suo ultimo saluto a Castel Gandolfo, la sera del 28 febbraio 2013, accennò al fatto che lì iniziava per lui l’ultima tappa del suo pellegrinaggio terreno. Ogni giorno questa cosa è vera per lui. Ciò che si aspetta nell’aldilà l’ha ripetuto diverse volte quando ha “dialogato” con dei bambini sulla vita eterna».

In questi anni è mai ritornato sulla rinuncia?
«Non si è mai pentito. È convinto di avere fatto la cosa giusta, per amore del Signore e per il bene della Chiesa. Nella sua anima c’è una pace toccante, che fa capire che nella coscienza c’è la certezza di aver fatto bene davanti a Dio. La presenza della pace dentro di lui è un dono bellissimo conseguente alla decisione».

Ha avuto pressioni per dimettersi?
«No, per niente! L’ha detto lui stesso nel libro “Ultime conversazioni” di Peter Seewald; non ha avuto pressioni da nessun parte. Se ci fossero state, lui non avrebbe ceduto. Era divenuto consapevole di non avere più le forze necessarie per guidare la barca di Pietro che aveva necessità di un timone forte. Ha capito di dover ridare nelle mani del Signore ciò che aveva ricevuto da Lui».

Al Conclave si arrivò dopo i mesi burrascosi di Vatileaks. Ritiene che senza Vatileaks sarebbe mai stato eletto Bergoglio?
«Non credo che la faccenda “Vatileaks” abbia avuto un tale influsso sul Conclave. Benedetto ha seguito il Conclave alla televisione. Nel già citato libro di Seewald, un anno dopo le elezioni, disse che Papa Francesco era una bella boccata d’aria fresca; altri commenti non ha fatto».

Non mancano coloro che contrappongono il magistero di Benedetto a quello di Francesco. Lui è a conoscenza di questa operazione?
«Leggendo i giornali e vedendo le notizie non è possibile che Benedetto non si accorga che ogni tanto si fanno queste contrapposizioni. Ma non si lascia provocare da articoli o affermazioni del genere. Ha deciso di tacere e rimanere fedele a questa decisione. Non ha nessuna intenzione di entrare in diatribe che sente lontane da sé».

Si è mai pentito di essere rimasto vestito di bianco?
«È una questione che per lui non si poneva e non si pone. È stata una cosa naturale. Non vede problemi. Ha tolto il mantelletto e anche la fascia. Per lui è semplicemente una veste come un’altra».

Grande discussione nella Chiesa ha provocato “Amoris laetitia”. In particolare, per alcuni il testo avrebbe provocato confusione a livello pastorale. Benedetto XVI cosa pensa?
«Ha ricevuto una copia dell’Amoris laetitia personalmente da Francesco, in bianco e con autografo. L’ha letta accuratamente. Ma lui non commenta in nessun modo il contenuto. Certamente sta prendendo atto della discussione e delle diverse forme in cui è stato recepito».

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Attenti al linguaggio della visibilità

Posté par atempodiblog le 9 avril 2017

Attenti al linguaggio della visibilità
di don Fabio Rosini

Attenti al linguaggio della visibilità dans Citazioni, frasi e pensieri don_fabio_rosini

In questa Domenica delle Palme dobbiamo stare molto attenti al linguaggio della visibilità. Non è una visibilità che si impone, qui non si vince niente, qui si annunzia allegramente, qui non si costringe qualcuno a venirci appresso, qui viene chi ci trova allegri.

Com’è possibile che abbiamo ridotto, tante volte, il Cristianesimo ad un rimprovero, ad una ritualità acida fatta di amarezze, fatta di negazioni, fatta di regole, fatta di imposizioni? Ma il Cristianesimo è qualcuno che salta di allegria perché dice “il Signore viene da me!”, “il Signore viene proprio da me?”, “sta dalle mie parti?”… e questo è forse quello che può attirare ad aprirsi all’opera di Dio.

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Omelia dell’Arcivescovo Henryk Hoser a Medjugorje

Posté par atempodiblog le 4 avril 2017

Omelia dell’Arcivescovo Henryk Hoser a Medjugorje, Inviato Speciale del Papa per Medjugorje, tenuta a Medjugorje il I aprile 2017
Fonte: Medjugorje.hr
Tratto da: Radio Maria

Omelia dell'Arcivescovo Henryk Hoser a Medjugorje dans Fede, morale e teologia Mons._Henryk_Hoser_a_Medjugorje

«Cari fratelli e sorelle,

questa volta parlerò in francese. Scusatemi, non ho ancora imparato la bella lingua croata.

Siamo riuniti attorno all’altare nella Quinta Domenica di Quaresima. Di fronte a noi ci sono ancora due settimane, che ci separano dalla Pasqua: fra una settimana sarà già la Domenica delle Palme e fra due settimane, dopo la Settimana Santa, celebreremo la più grande Festa cristiana, la Festa della Risurrezione. Le letture della Parola di Dio di oggi ci parlano quindi della Risurrezione e mostrano tre prospettive, tre sguardi circa la Risurrezione. Il primo sguardo, la prima prospettiva è storica: noi sappiamo che Gesù Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, è vissuto su questa terra in Palestina, in Terra Santa. Sappiamo che lui era già stato predetto, profetizzato dai Profeti, tra cui Ezechiele che leggiamo oggi. Egli cita le parole di Dio: “Io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire”. E ripete: “Io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire”. Si tratta di una profezia, egli vede già l’avvento del Messia. Sappiamo che Gesù è morto e che è risuscitato. Questo è il fondamento della nostra fede: senza questo evento della Risurrezione, la nostra fede sarebbe vuota.

Il secondo sguardo è quello liturgico, è il cammino della Quaresima. Abbiamo pregato per quaranta giorni, e stiamo ancora pregando; abbiamo digiunato, e digiuniamo ancora; siamo diventati più generosi per mezzo dell’elemosina, e lo faremo ancora. Voi qui conoscete bene questa spiritualità della Quaresima.

Questo cammino liturgico che ci prepara, ci mostra al contempo il terzo sguardo, la terza prospettiva, che è quella della nostra vita, della vita di ciascuno di noi. Noi viviamo per la risurrezione e camminiamo verso di essa: noi attraversiamo la morte per venire risuscitati. Il fine ultimo della nostra vita terrena è la risurrezione. E’ necessario risorgere già durante questo cammino, avanzando verso quella prospettiva finale: questa “risurrezione parziale” è la nostra conversione. Gesù ha detto e ripetuto che ci sarà una morte corporale, ma egli ha anche parlato della morte dell’anima, dal momento che essa costituisce per noi una minaccia di qualcosa di molto più grave, ossia dell’eventualità di perire eternamente. Ogni volta che ci convertiamo, noi ci rivolgiamo a Dio che è la sorgente della vita, della vita eterna, ed anche all’amore, poiché Dio è amore. E’ l’amore che ci fa vivere, è l’amore misericordioso che ci dona la pace interiore ed anche la gioia di vivere.

Ci sono, però, due condizioni, e la prima è la fede. Prima di operare miracoli, Gesù esigeva la fede: “Tu credi che io possa farlo?”. “Sì, Signore: io lo credo, lo credo fortemente!”. Questa fede apre il nostro cuore alla conversione, e questa apertura, grazie al Sacramento della misericordia, che è la Confessione sacramentale, fa sì che il nostro cuore si apra, si purifichi e si riempia di Spirito Santo con tutta la Trinità. E’ Cristo che ce lo conferma, dicendo nell’Apocalisse che egli si pone alla porta del nostro cuore e bussa. Se la Santa Trinità abita in noi, noi diveniamo il tempio di Dio, un santuario di Dio.

Ritorno ora alla prospettiva storica. Nei prossimi giorni leggeremo nel Vangelo che la rete intessuta dai nemici di Cristo si stringerà sempre più. Gesù viene minacciato sempre di più e lui lo sa, lo sa meglio dei suoi apostoli e dei suoi discepoli. Ma c’è qualcuno che lo segue, che segue il suo cammino di Passione: è sua Madre, la Santa Vergine Maria. Lei gli sta vicino, lei soffre con lui, sperimenta la sua impotenza. San Giovanni Paolo II parlava della sua fede “particolarmente difficile”. Noi spesso la chiamiamo “Vergine dei Sette Dolori”, ed è evidente che la sua vita è stata punteggiata di sofferenza e dolore. Ed ora la sua passione, la sua sofferenza cresce con quella di Cristo, fino ai piedi della croce. Facendo la Via Crucis, nella Quarta Stazione, noi vediamo che Maria incontra suo Figlio. Poi il Vangelo ci dice che è stata testimone oculare della sua morte terribile sulla croce. Lei ha preso tra le braccia il corpo massacrato di suo Figlio. Poi, secondo quanto dice la tradizione cristiana, è stata la prima ad aver incontrato il Dio Risorto, Gesù Risorto, prima anche di Maria Maddalena.

Dunque, nella prospettiva della nostra vita, della vita di ciascuno di noi, nella prospettiva della risurrezione, lei c’è! Ci accompagna, ci segue, partecipa alle nostre sofferenze ed alla nostra passione, se noi l’affrontiamo nella prospettiva di Dio. Lei cerca il modo di salvarci, di condurci alla conversione. Dobbiamo sentire la sua presenza spirituale.

Noi, soprattutto qui, la chiamiamo “Regina della pace”. Nelle Litanie della Santa Vergine Maria, la invochiamo come “Regina” una dozzina di volte. L’invocazione in cui la invochiamo come “Regina della pace” è quasi alla fine. Maria è Regina: contemplando i misteri gloriosi del Rosario, noi vediamo anche la sua incoronazione a Regina del Cielo e della terra. Lei, dunque, condivide le caratteristiche del Regno di suo Figlio, come Creatore del Cielo e della terra: anche il di lei Regno è dunque universale. Lei è dovunque ed il suo culto è ovunque autorizzato. Noi la ringraziamo e le diciamo grazie per la sua costante presenza accanto a ciascuno di noi.

La Regina della pace è frutto della conversione: lei introduce la pace nel nostro cuore, e quindi noi diveniamo persone pacifiche in seno alle nostre famiglie, in seno alla società, in seno ai nostri paesi. La pace è minacciata nel mondo intero: il Santo Padre Francesco ha detto che la terza guerra mondiale “a pezzi” c’è già! Queste sono le guerre più terribili, le guerre civili, quelle tra gli abitanti di uno stesso paese.

Miei cari fratelli e sorelle, io ho vissuto in Ruanda, in Africa, per ventuno anni. Nel 1982 vi sono state là delle apparizioni della Santa Vergine Maria, nelle quali ella, circa dieci anni prima che avvenisse, ha predetto il genocidio in Ruanda. A quel tempo nessuno capiva nulla di quel messaggio. Quello è stato un genocidio che ha poi causato un milione di vittime in tre mesi. Le apparizioni della Santa Vergine là sono già state riconosciute. Lei là si è presentata come “Madre della Parola, Madre del Verbo eterno”, anche in prospettiva di una mancanza di pace.

Dunque questo culto, che qui è così intenso, è estremamente importante e necessario per il mondo intero. Preghiamo per la pace, perché oggi le forze distruttrici sono immense: il commercio delle armi non smette di crescere, i giovani sono in lotta, le famiglie sono in lotta, la società è in lotta. Ci occorre un intervento del Cielo, e la presenza della Santa Vergine è uno di questi interventi. E’ un’iniziativa di Dio.

Io vorrei dunque incoraggiarvi e confortarvi, in quanto Inviato Speciale del Papa: propagate nel mondo intero la pace, per mezzo della conversione del cuore.

Il più grande miracolo di Medjugorje sono i confessionali che sono qui. Il Sacramento del Perdono e della Misericordia è un Sacramento di risurrezione. Ringrazio tutti i preti che vengono qui a confessare, come oggi una cinquanta di preti a servizio del popolo. Ho lavorato per molti anni in paesi dell’Occidente: Belgio, Francia… E vi dico che la Confessione è scomparsa, che la Confessione individuale non esiste più, salvo qualche singola eccezione. Il mondo si sta inaridendo, i cuori si stanno chiudendo, il male sta aumentando ed i conflitti si stanno moltiplicando: dobbiamo essere, dunque, apostoli della buona novella della conversione e della pace nel mondo.

Qui ho sentito quelle parole secondo cui quelli che non credono sono coloro che non hanno ancora percepito l’amore di Dio. Infatti, chi tocca l’amore di Dio e la sua misericordia, non può resistervi. Noi siamo, dunque, testimoni di ciò che salva le vite, di ciò che salva il mondo.

I frati francescani mi hanno detto che qui vengono pellegrini da ottanta paesi del mondo. Il che significa che questo invito si è diffuso fino ai confini della terra, come aveva detto Cristo inviando i suoi apostoli. Voi siete quindi i testimoni dell’amore di Cristo, dell’amore di sua Madre e dell’amore della Chiesa.

Che Dio vi rafforzi e vi benedica. Amen».

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Funerali Emanuele Morganti, Mons. Loppa: “imparare a essere custodi della vita”, per non diventare “analfabeti del cuore”

Posté par atempodiblog le 1 avril 2017

Funerali Emanuele Morganti, Mons. Loppa (vescovo Anagni-Alatri): “imparare a essere custodi della vita”, per non diventare “analfabeti del cuore”
di Agenzia SIR

Funerali Emanuele Morganti, Mons. Loppa: “imparare a essere custodi della vita”, per non diventare “analfabeti del cuore” dans Articoli di Giornali e News Messa_per_Emanuele_Morganti

“Non bisogna vergognarsi di piangere davanti alla tomba di un amico, come ha fatto Gesù per Lazzaro”. È l’invito che ha rivolto oggi pomeriggio mons. Lorenzo Loppa, vescovo di Anagni-Alatri, ai partecipanti, nella chiesa di Tecchiena, frazione di Alatri, in provincia di Frosinone, ai funerali di Emanuele Morganti, ucciso ad Alatri fuori a una discoteca. “La violenza – ha sottolineato il presule – può scatenarsi anche per futili motivi. Quando Gesù dice che anche dare agli altri dello stupido o del pazzo con rabbia significa ‘uccidere gli altri’, ci vuole mettere in guardia da sentimenti di inimicizia e ostilità assecondati nel tempo. Abbiamo smarrito uno sguardo alla vita che abbia come punto di riferimento il bene comune e la dignità umana. La nostra è una crisi di civiltà, morale, spirituale: abbiamo un elevato tasso di litigiosità e un rapporto con i poveri non dettato dalla misericordia, ma dal fastidio”. In questo esplodere della violenza, ha aggiunto mons. Loppa, entra in gioco anche “una latitanza nell’educare di istituzioni statali, famiglia, scuola, mezzi di comunicazione sociale, Chiesa. Potremmo fare molto di più. Chiediamoci cosa stiamo facendo per i ragazzi che crescono, come accompagniamo gli adolescenti negli snodi fondamentali della vita”.

Malgrado le difficoltà e i dolori, la speranza non si spegne: “Da cristiani, sappiamo che la forza straordinaria della Pasqua è all’opera per trasformare il mondo. Basta guardare la propria vita con una maggiore generosità, una maggiore responsabilità e una maggiore passione per la felicità condivisa, scegliendo lo stile di Gesù, che è quello della non violenza, che si impara in famiglia. È lì che si impara ad essere servitori e custodi della vita oppure analfabeti del cuore”. Il vescovo ha suggerito “tolleranza zero” verso l’aggressività in tutti gli ambiti. “Noi crediamo che Emanuele viva in Gesù ora, ma anche che il mondo possa essere migliore, non rispondendo alla violenza con la violenza. Il nemico della morte non è la vita, ma l’amore: e l’amore di Dio è più forte di tutto”, ha concluso mons. Loppa.

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Card. Bagnasco: “Richiamare l’Europa alle sue radici cristiane è santa dissidenza”

Posté par atempodiblog le 1 avril 2017

Card. Bagnasco: “Richiamare l’Europa alle sue radici cristiane è santa dissidenza”
Il porporato sottolinea che i giovani possono denunciare che l’Europa è come “il Re nudo” e ricominciare a costruire il suo “abito vero” che “tutti amiamo”
di Salvatore Cernuzio – Zenit

Card. Bagnasco: “Richiamare l’Europa alle sue radici cristiane è santa dissidenza” dans Articoli di Giornali e News Card._Bagnasco

“I giovani possono dare dissidenza. Una dissidenza positiva e santa, non certo di altro tipo. E cioè un andare controcorrente e poter dire con amore, passione ed entusiasmo, ‘Il Re è nudo’, vale a dire che l’Europa così rischia di essere nuda, di non avere più niente della sua ricchezza, della sua bellezza. Allora andare controcorrente vuol dire ricominciare a costruire l’abito vero dell’Europa che tutti amiamo”. Lo afferma il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, in un’intervista al Sir a conclusione dell’incontro promosso dal Ccee a Barcellona.

Secondo il porporato l’Europa è in crisi perché “ha negato se stessa e le sue origini e creduto di potersi rifare, ripensare e ridefinire a prescindere dalle proprie origini. Ma questo è impossibile. Da tutti i punti di vista. Se l’Europa continuerà a tagliare con le proprie origini, diventerà qualcos’altro ma non sarà migliore”.

Ecco allora – prosegue – che “la Chiesa vuole essere una presenza di riferimento, una maternità su cui contare anche se a volte questa maternità non sempre i giovani l’avvertono, purtroppo. Ma nella Chiesa ci deve essere e c’è”.

Una Chiesa che non può rinunciare alla presenza dei giovani, altrimenti sarebbe come “una famiglia senza figli”. Del resto – aggiunge – “la giovinezza in sé è la stagione che esprime, meglio di qualunque altra stagione della vita, il futuro, la speranza, l’immaginazione e il desiderio di partecipare e di esserci. E questo è un patrimonio che deve essere valorizzato, promosso, custodito e rilanciato. Questo vale per la Chiesa e per l’Europa”.

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La carezza della bimba che non vede

Posté par atempodiblog le 1 avril 2017

La carezza della bimba che non vede
C’erano cinquanta bimbi che non vedono dalla nascita, o divenuti ciechi per malattie gravissime, ad accogliere Francesco ieri pomeriggio. È Sophie, nove anni, ad alzarsi in piedi per conoscere al tatto il volto del Papa.
di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera

La carezza della bimba che non vede dans Articoli di Giornali e News Papa_e_bimba_non_vedente

«Ti voglio bene». La bambina si alza sulle punte e tende le braccia fino a sfiorare il viso di Francesco, ne percorre attenta i tratti con i polpastrelli, il capo chino, mentre il Papa la guarda come fosse lui a ricevere la benedizione, «ti voglio bene anch’io». La visita a sorpresa al centro per ciechi e ipovedenti «Sant’AlessioMargherita di Savoia» di Roma è l’immagine della misericordia che Bergoglio ha messo al centro del suo pontificato.

C’erano cinquanta bimbi che non vedono dalla nascita, o divenuti ciechi per malattie gravissime, ad accogliere Francesco ieri pomeriggio. Li hanno chiamati «Venerdì della misericordia», le visite agli esclusi che il Papa ha deciso di proseguire oltre il Giubileo. La misericordia come «realtà concreta» nella quale «Dio rivela il suo amore come un padre o una madre che si commuovono fin dal profondo delle viscere per il proprio figlio», spiegava: il verbo che nel greco dei Vangeli dice la compassione di Gesù, splanchnízomai, viene da splánchna, l’utero materno. E Francesco, accompagnato dall’arcivescovo Rino Fisichella, si avvicina ai bambini, li abbraccia e li carezza e li bacia sulla fronte, uno ad uno. È Sophie, nove anni, ad alzarsi in piedi per conoscere al tatto il volto del Papa. «L’amore condiviso, le parole», scriveva in «Elogio dell’ombra» un grande poeta cieco amico di Bergoglio, Jorge Luis Borges. Le mamme non trattengono le lacrime, Francesco ha gli occhi lucidi, «io prego per voi e voi pregate per me». Al piano di sopra ci sono 37
anziani, nella cappella ancora tanti ragazzini spesso affetti da disabilità plurime. Nessun discorso. «Francesco “tocca” la vita di persone delle quali la nostra società, oggi, neppure conosce l’esistenza», mormora monsignor Fisichella.

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Spensierati mendicanti

Posté par atempodiblog le 31 mars 2017

Spensierati mendicanti dans Citazioni, frasi e pensieri C._S._Lewis

“La grazia ci dona un’accettazione piena, fanciullesca e gioiosa, del nostro bisogno, una gioia che deriva dalla totale dipendenza: grazie ad essa diventiamo degli ‘spensierati mendicanti’”.

Clive Staples Lewis

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Incontro con Gianna Jessen a La Spezia

Posté par atempodiblog le 29 mars 2017

Incontro con Gianna Jessen a La Spezia
della redazione di La Spezia Cronaca4

Gianna Jessen

Grande partecipazione ieri sera al teatro Palmaria del Canaletto, gremito di oltre quattrocento persone, per l’incontro con Gianna Jessen, la giovane donna americana sopravvissuta ad un aborto.

Era stata concepita da ventinove settimane e mezzo, e pesava poco più di un chilo. «Io sono viva grazie al potere di Gesù Cristo – racconta ad un pubblico attento e partecipe -. Non mi vergogno di essere cristiana. Gesù non è popolare, specialmente quando si tratta di parlare di Lui nello spazio pubblico. La classe intellettuale non lo trova sofisticato. Se non sono considerata sofisticata, va bene. Preferisco scegliere la saggezza. Non vedo perché dovrei raccontare una storia miracolosa e poi vergognarmi del Dio che ha compiuto il miracolo». L’aborto salino avviene per corrosione e il bambino viene espulso dal corpo della madre entro ventiquattr’ore dall’iniezione. Caso molto raro, Gianna non era morta quando venne alla luce. «Erano le sei di mattina, e il medico abortista di Planet Parenthood non c’era ancora. Così l’infermiera chiamò l’ambulanza. Ho un debito di gratitudine per l’infermiera!».

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Era solo l’inizio di una grande avventura. «Quando pesavo due chili dicevano che sarei morta. Ma io non muoio. Persino allora dicevano che quella bambina piccola aveva un incredibile desiderio di vivere. Fui poi trasferita ad una struttura affidataria, con persone orribili. Mi rinchiudevano in una stanza, che è molto traumatizzante per un bambino, perché non ha ancora la percezione del tempo. Mezz’ora può sembrare un anno. Finalmente, fui trasferita presso una persona bellissima, Penny. Avevo 17 mesi, pesavo 15 Kg. e mi era stata diagnosticata una paralisi cerebrale, causata dalla mancanza di ossigeno al cervello durante la procedura dell’aborto».

«Le femministe radicali dicono che l’aborto riguarda i diritti delle donne. Ma se conta solo questo, dove erano i miei diritti? Perché i diritti delle donne valgono solo se abortiste? Perché non vengo invitata alle marce per le donne in USA? Perché non vogliono sentire parlare una donna che non odia gli uomini?».

«E se il figlio è disabile? Questo argomento si sente spesso, a proposito dell’aborto. Ma è la più alta manifestazione di arroganza. Chi sei tu, persona sana, che si permette di giudicare? Come puoi tu decidere della mia qualità della vita? Che ne sai, che sono infinitamente più felice di chi ha tutte le capacità umane? Trovo anche interessante il fatto che non sarei disabile se non fossi stata sottoposta ad aborto…»

«Considero la paralisi un grande dono. Ho avuto problemi neurologici, specie negli ultimi anni, con grandi difficoltà di equilibrio. Sembra sia effetto diretto del trauma al cervello durante la nascita. Cammino zoppicando, ma in USA vivo una vita normale, guido la macchina, etc. Per camminare ho bisogno di tenermi al braccio di qualcuno, perché è come se il mio cervello mi dicesse “fermati”. Non so se si può guarire. Ma non mi arrenderò mai. Non mi importa se dovrò gattonare fino in cielo».

«E’ un grande onore gattonare fino in paradiso appoggiandomi al braccio forte di Gesù. Voi siete capaci di alzarvi e camminare liberamente? Allora fatemi un favore, non lamentatevi. Il senso dell’equilibrio ha così tanti effetti. Vi è stato dato un grande dono, riconosctelo! Grazie Gesù! Non è popolare parlare di Gesù. Ma se la gente non riesce a capire perché sei felice nonostante abbia sempre bisogno del braccio di qualcuno, questo significa che vogliono sentire parlare di Gesù. Se devo attraversare tutto questo affinché una sola persona debba conoscere Gesù, rifarei tutto dall’inizio. E’ un onore».

«Quando mi diagnosticarono la paralisi, dissero alla cara Penny che sarei rimasta paralizzata tutta la vita. Ma sottovalutavano il potere di una donna buona. E a Dio niente è impossibile. Penny pregava per me e faceva fisioterapia per me tre volte al giorno. Cominciai a tenere su il collo sulla testa. “Farà solo quello”, dicevano. Poi cominciai a gattonare, poi a camminare. Dieci anni fa, ho corso due maratone. Non sono un atleta. Ma non è questo il punto, il punto è completarle. Ci misi sette ore, a Londra otto. Erano rimasti solo i servizi medici. Ora vorrei scalare una montagna. Non contemplo la sconfitta. Se continuo a considerare la cima della montagna nella mia mente, vinco».

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«Poi venni adottata dalla figlia della madre affidataria. Così, molto inusualmente, Penny diventò mia nonna. Ma rimasi legata a lei come madre. Credo che Dio sapeva che il mio spirito si sarebbe infranto se mi fossi staccata da Penny. Per il resto, la mia adozione è stata una sfida. Già da bambina ero incompresa. Non veniva apprezzata la mia forte volontà. Era considerata sfidante. Ma ero abbastanza dolce, se posso dirlo di me stessa. Ci vuole una volontà forte per sopravvivere ad un aborto, imparare a camminare e re-imparere, dopo un’operazione alla spina dorsale a dieci anni, viaggiare, raccontare questa storia, parlare di Gesù. Se avete un bambino con una volontà forte, non rimproveratelo, ma educatelo. Di fronte ad una forte pressione, gran parte delle persone scappano, chi ha volontà forte resiste».

«Mi chiedono sempre: “Hai mai incontrato tua madre? E’ stato un incontro commovente, come in un film? Stavo nel mezzo di un evento come questo. Mentre salutavo tutti, una donna si avvicinò, senza preavviso. “Ciao, sono tua madre”, disse. Immediatamente iniziai a pregare tra me. “Aiutami Gesù!”. Sentivo come se l’universo mi stesse cadendo addosso. Ma sapevo che la mia battaglia non è contro di lei, come so che la mia battaglia non è contro una donna che ha avuto uno o più aborti, o contro un uomo che ha pagato per un aborto. Se volete essere liberi da un aborto fatto, pregate Gesù. Lui è morto sulla croce anche per quell’aborto. Perché non accettare questa possibilità di misericordia? Se avete avuto un aborto, non interpretate la mia voce come una condanna. Sarebbe una voce sbagliata. Dovete invece ascoltarla come voce della grazia, che è Gesù. Tornando all’incontro con mia madre, le risposi: “Sono cristiana e ti perdono”. “Non voglio il tuo perdono”, replicò la madre, aggiungendo: “sei una disgrazia per la mia famiglia” e iniziò a parlar male di mio padre, adirata. In quel momento, Dio mi disse che cosa fare. “Sono cristiana e ti perdono, ma non ti permetterò di parlarmi oltre in quel modo”, dissi. Me ne alzai e andai via. Perché vi racconto questo? Perché non possiamo essere definiti dalla nostra origine. Forse avete avuto una vita difficile. Ma non siete obbligati a essere vittime. Il vittimismo porta ad una prigione interiore. Tu puoi essere il primo della tua famiglia a fare qualcosa. E’ Gesù che mi definisce. Sta a voi scegliere, oggi, se volete vivere come vittime o nella vittoria».

«Chiedo scusa a tutti gli uomini da parte delle femministe, che vi dipingono come cattivi solo perché uomini. Certo, siamo uguali in valore e dignità, ma anche differenti. Questo è ovvio, ma, per qualche motivo, oggi bisogna parlare anche di cose ovvie, perché non tutti le percepiscono. Ci sono tante donne che hanno piacere a essere donne. Credo che il fatto di non permettere alle donne di essere tali e agli uomini di essere tali abbia creato molti problemi. Non mi dà fastidio se un uomo mi aiuta in quanto donna. Le donne sono fatte per essere adorate. Alcune delle donne più arrabbiate che ho incontrato sono semplicemente arrabbiate con un solo uomo, che non ha avuto cura di lei, tipicamente il padre. Perché era passivo o non coraggioso o violento o negligente o rimaneva in silenzio quando non doveva. Per questo, hanno voluto punire gli uomini».

«Uomini, voi siete fatti per essere coraggiosi, non passivi. Siete fatti per difendere uomini e bambini, non per usarci e abbandonarci. Potreste considerare di sposare una donna prima di andare a letto con lei. Non voglio essere usata e dimenticata. Voglio un uomo d’onore. E’ possibile guardare le donne con un cuore puro. Forse siete stati promiscui, o dipendenti dalla pornografia. Ma, se non volete essere questo tipo di uomo, chiedetelo a Gesù. Parlategli di tutto questo, ditegli che non riuscite a essere l’uomo che vorreste. Chiedetegli cuore puro e mente pura. Ve li darà. C’è molto più potere nella purezza che nell’impurezza».

«Giovani donne, non serve andare dietro ai ragazzi, mendicando la loro attenzione e approvazione. E’ lui che dovrebbe portarvi in giro, pagarvi quello che mangiate, essere fantastico. E’ lui che deve cacciarci. E’ nel suo sangue, gli dovete solo dare la chance di essere uomo. Forse state pensando che non so quello che dico. Potete prendere questa verità o ignorarla, ma non potrete dire che non vi è stato detto. Forse queste cose non sono popolari. Ma non sono sopravvissuta all’aborto per essere popolare. Ho attraversato l’inferno, posso sopportare anche qualcosa in più».

Rispondendo ad una domanda di Giorgio Celsi, presidente nazionale e fondatore dell’associazione “Ora et labora per la vita”, che organizza veglie di preghiera all’esterno di ospedali dove si praticano aborti, la Jessen ha incoraggiato alla testimonianza pubblica, «pacifica e gentile. Credo sia cruciale l’avvicinarsi in spirito di amore, dignità e grazia alle persone che sono in crisi, tra cui quelle sull’orlo di un aborto. Ascoltare è fondamentale. Durante una contro-manifestazione ad una marcia per la vita, alcune gridavano per i diritti donne. Ho iniziato anch’io a gridare verso di loro: “Non capite quanto siete amate da Gesù? Non importa quello che è successo, Gesù vi ama ancora!”. Le ho choccate. Si aspettavano che le insultassi a mia volta».

Prima di Gianna Jessen ha parlato il dottor Paolo Migliorini, già primario di ostetricia e ginecologia all’ospedale di Massa. Negli anni ’70, dopo l’approvazione della legge sull’aborto, «per superficialità ed opportunismo», divenne medico abortista, conforme alla moda radical-chic. «Iniziai a pormi la questione morale, ma con molta pigrizia. Poi ebbi la fortuna/sfortuna di fare un taglio cesareo su cadavere e il bambino che ho estratto dal ventre materno ora ha trentatre anni. Mia moglie mi regalò un libro: “Ipotesi su Gesù”. Mi fece riflettere e capire che la strada per avere un perdono era molto difficile, ma era solo quella della misericordia di Dio». «L’attacco all’obiezione di coscienza c’è sempre stato. Ma adesso probabilmente la politica e la lobby abortista hanno acquisito consapevolezza che i medici sempre più frequentemente smetteranno di fare aborti. Chi fa aborti fa un’esperienza devastante, che alla lunga lo costringere a smettere. Si potrebbe proporre che ai sostenitori della legge abortista venga insegnato come si fa, e poi gli aborti li fanno loro. Per questo sono molto preoccupati». «Un episodio particolare? Riguarda una studentessa universitaria che abortì anche per mia responsabilità. Lei non voleva, ma tutti attorno a lei volevano che abortisse. Dopo alcuni mesi, la madre mi chiese aiuto perché la figlia aveva problemi psichiatrici. Mi fece leggere una lettera che la ragazza aveva scritto a se stessa, con la grafia e gli errori di ortografia di un bambino delle elementari: “Cara mamma, sono molto dispiaciuto che non ci siamo potuti conoscere, ma sono ancor più dispiaciuto che non ci potremo mai incontrare, perché, dove sono io, le mamme che uccidono i propri bambini non possono venire”».

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Introdotta dal presidente Mario Polleschi, una volontaria del Centro di Aiuto alla Vita della Spezia, Anna, ha letto la lettera scritta nel 2013 da una signora spezzina, che non se l’è sentita di venire a portare la propria testimonianza dal vivo. Rimasta incinta del quarto figlio e avendo perso il lavoro un anno prima, Paola sembrava non avere alternative all’aborto, specie secondo l’opinione dei suoi conoscenti. Però era titubante. Trovò un opuscolo del CAV e rimase stupita della tempestività con cui una volontaria rispose alla sua richiesta di aiuto, anche materiale. “Spiegai in breve la mia situazione – dice la lettera -, e vedevo che lei capiva. I miei dubbi, però rimasero. Il giorno fissato per l’aborto chimico utilizzando la pillola RU486, mi recai in ospedale e, per una serie di coincidenze fortunate – o forse il Signore mise la sua mano -, ebbi modo di prendere coscienza della mia volontà. Con mia sorpresa mi senti meglio, allora capii… Il medico arrivò in ritardo, e questo mi diede modo di pensare. L’infermiera mi diede la pastiglia per la “revisione”, il modo in cui i medici chiamano l’aborto. Dietro sua insistenza, la misi in bocca. Mi chiese di bere l’acqua davanti a lei e me lo chiese insistentemente. Non ci riuscii e la sputai. In una frazione di secondo, io ed il mio bambino avevamo deciso per la vita . Fu un momento forte, definibile come istinto di sopravvivenza di mio figlio, già presente”.

A trarre la riflessione finale è stato don Franco Pagano, rettore del seminario, che ha portato i saluti del vescovo Luigi Ernesto Palletti. «Viviamo di messaggi rapidi, di risposte senza radici. Viviamo di emozioni che non ci permettono di cambiare noi, figurarsi il mondo. Portiamo nel cuore, senza giungere a conclusioni affrettate, quanto abbiamo ascoltato oggi! In ogni situazione Dio ci vuole lasciare un messaggio. Da sacerdote, non di rado incontro persone che sono state coinvolte in un aborto. Si può sempre vedere la presenza del Signore, che dà un’opportunità di grazia anche per chi ha vissuto un’esperienza di morte. Il male non si vince opponendo altre male, ma costruendo il bene. Approfittiamo di questa opportunità di riflessione, davvero ricca, che ci è stata data proprio in Quaresima per dare nuova forza al nostro cammino!».

Due giovani volontari dell’associazione ProVita hanno presentato un filmato sulla settima Marcia nazionale per la vita, a cui parteciperà anche Gianna Jessen. Si terrà a Roma sabato 20 maggio, e un pullman verrà organizzato in partenza anche dalla Spezia.

L’incontro è stato presentato da Simona Amabene, giovane originaria di Roverano, che ha fondato la “Costola Rosa”, opera di evangelizzazione orientata ad aiutare le donne a fare esperienza dell’amore di Dio.

Al termine, una lunga fila si è creata verso il palco per poter parlare personalmente con Gianna Jessen, che si è intrattenuta a lungo in teatro.

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Postulato dell’evoluzionismo

Posté par atempodiblog le 28 mars 2017

Postulato dell’evoluzionismo
del prof. Giuseppe Fioravanti
Postulato dell’evoluzionismo dans Citazioni, frasi e pensieri evoluzionismo

Attualmente l’evoluzionismo è presente come postulato solo ideologico (perché sul piano scientifico ha subìto tali e tante smentite da essere oramai completamente abbandonato dovunque si faccia ricerca scientifica onesta e seria) nella stragrande maggioranza dei libri di testo di ogni ordine e grado di studio, dalle elementari alle università, ed è utilizzato unicamente al fine di convincere che non è pensabile che l’universo sia stato creato […]

Darwin è serenamente tramontato e l’ostinazione con cui si tenta di mantenerlo in vita e addirittura di dichiararne l’attualità è ingiustificata e sospetta. Evidentemente, di troppi miti e ideologie Darwin è stato figlio o padre perché lo si possa accantonare: l’economicismo, il domino sulla natura, l’ottimismo progressista, la morte di Dio.

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I tifosi della legalità bloccano l’ambulanza

Posté par atempodiblog le 28 mars 2017

I tifosi della legalità bloccano l’ambulanza
Viaggiava a sirene spiegate ma due cittadini l’hanno fermata perché contromano: denunciati
di Massimo Massenzio – La Stampa

I tifosi della legalità bloccano l’ambulanza dans Articoli di Giornali e News
I due attivisti hanno ripreso il blocco al mezzo di soccorso con i loro telefonini e poi hanno pubblicato il filmato salvo rimuoverlo dopo pochi giorni

«Al grido di “vergogna, vergogna” li abbiamo fatti tornare indietro in retromarcia». Il post sulla pagina Facebook di Torino Sostenibile, cancellato qualche giorno fa, racconta l’assurda «impresa» di Claudio e Paolo, due automobilisti che lo scorso 20 marzo hanno sbarrato la strada a un’ambulanza della Croce Rossa di Beinasco che stava trasportando un paziente con un’emorragia interna. Era appena uscita dall’ospedale San Luigi e, per evitare il traffico delle 16, l’autista aveva imboccato in contromano l’ingresso dell’Interporto di Orbassano, una manovra che ha talmente indignato i due “paladini” del codice della strada da spingerli a improvvisare un posto di blocco. A nulla sono valse le spiegazioni dell’operatore del 118: il mezzo è dovuto tornare indietro, perdendo almeno una ventina minuti nel traffico della circonvallazione.

INTERVENTO D’URGENZA
Poco dopo il paziente è stato ricoverato alle Molinette e sottoposto d’urgenza a un intervento chirurgico salvavita, mentre in serata Claudio, di professione tassista, ha cercato gloria sui social network: «L’ambulanza entra in contromano senza nessun motivo e avanza decisa», ha scritto. Corredando il racconto con tanto di fotografie che hanno reso possibile l’identificazione del suo compagno di avventura: «Meno male che sono volontari che aiutano i cittadini nel momento del bisogno, ma almeno quando girano a vuoto non mandino le persone all’ospedale per colpa loro».

Il post è rimasto online per qualche ora, incassando molti «like», qualche esplicito plauso ma anche diversi commenti perplessi. Alcuni utenti hanno fatto notare che ai mezzi di soccorso, con lampeggianti accesi, è concesso derogare alle norme del codice della strada e fermare un’ambulanza, in qualsiasi caso, non è mai una grande idea. Alla fine il racconto e le foto sono stati rimossi, ma Claudio e Paolo sono stati comunque denunciati per interruzione di pubblico servizio.

LA DENUNCIA
«Ritengo doveroso tutelare la mia associazione da eventuali azioni legali che potrebbero essere intraprese in seguito a un possibile aggravamento del paziente trasportato – ha spiegato Davide Castelli, presidente della Croce Rossa di Beinasco, che ha sporto querela presso i carabinieri di Beinasco -. Ma voglio soprattutto difendere il mio personale che lavora ogni giorno».

Castelli è stato contattato da Claudio e Paolo, che hanno provato a scusarsi in tutti i modi, ma per il momento non ha nessuna intenzione di ritirare la querela: «Nonostante le spiegazioni del nostro autista, che si è comportato in maniera ammirevole, senza reagire a insulti e provocazioni, quei due soggetti hanno continuato il blocco. Mentre uno filmava la scena, il secondo ci ha fatto perdere ulteriore tempo chiedendo le generalità del nostro operatore. Come fosse un tutore dell’ordine. Solo grazie all’intervento dell’infermiera è stato possibile fare retromarcia». Il presidente della Cri si augura che episodi come questo non si debbano più ripetere: «Il servizio che garantiamo noi e tutte le realtà come la nostra, 365 giorni all’anno e 24 ore su 24, non è un gioco. Chi si permette di fermare un’ambulanza in corsa per avere un “mi piace” su qualche social network si deve rendere conto della gravità di quello che sta facendo».

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“24 ore per il Signore”: chiese aperte di notte per le confessioni

Posté par atempodiblog le 24 mars 2017

“24 ore per il Signore”: chiese aperte di notte per le confessioni
“Invito tutte le comunità a vivere con fede l’appuntamento del 24 e 25 marzo per riscoprire il Sacramento della Riconciliazione: ‘24 ore per il Signore’”. Lo ha detto il Papa nel corso dell’udienza generale di mercoledì scorso. “Auspico che anche quest’anno tale momento privilegiato di grazia del cammino quaresimale, ha proseguito Francesco, sia vissuto in tante chiese del mondo per sperimentare l’incontro gioioso con la misericordia del Padre, che tutti accoglie e perdona ». L’iniziativa “24 ore per il Signore”, promossa dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, ha per tema quest’anno: “Misericordia io voglio” e prevede l’apertura straordinaria di molte chiese, dalla sera di oggi fino a notte inoltrata, per consentire a quante più persone possibile la partecipazione all’Adorazione eucaristica e alla confessione. A Roma resteranno aperte la chiesa di Santa Maria in Trastevere e la chiesa delle Stimmate di S. Francesco. Per saperne di più Adriana Masotti ha intervistato, per Radio Vaticana, mons. José Octavio Ruiz Arenas, segretario del Dicastero vaticano per la Nuova Evangelizzazione:

Dio perdona tutto e dimentica dans Fede, morale e teologia 5eis7s

R. – Questa iniziativa è nata in occasione dell’Anno della Fede nel 2013 ed è nata come un’iniziativa locale qui, a Roma. In quel momento si invitavano alcune chiese ad aprire le porte per le confessioni durante tutta la notte. Poi negli ultimi due anni questa iniziativa è stata seguita un po’ dappertutto e abbiamo anche ricevuto diverse testimonianze dagli Stati Uniti, dalla Francia, dalla Russia, dall’Argentina, dal Messico che dicevano che molti sacerdoti avevano preso sul serio questa iniziativa e pian piano molta gente si è avvicinata a ricevere questo Sacramento in spirito di adorazione al Signore, di riconciliazione e anche di capire che è un’opportunità per cambiare vita e accogliere questo dono che ci dà il Signore della sua misericordia e della sua tenerezza.

D.  – Questa opportunità è rivolta a tutti ma in particolare ai giovani?
R. – Sì, è una proposta per tutte le persone ma ci sono tanti giovani che hanno accolto l’invito e soprattutto ci sono molti giovani che ci hanno aiutato soprattutto qui a Roma a invitare nelle strade, nelle piazze, nelle vicinanze delle chiese che sono aperte, tanta gente che passava ad avvicinarsi al sacramento. Quindi è stata un’esperienza molto ricca che è servita anche per sviluppare questo senso missionario da parte dei giovani.

D. – Quanti sacerdoti saranno impegnati in questa iniziativa?
R. – E’ impossibile sapere perché non sappiamo in tutto il mondo quante parrocchie e quante diocesi accolgono veramente questa iniziativa ma qui a Roma, per esempio, nella chiesa di Santa Maria in Trastevere saranno presenti circa 18 sacerdoti per confessare e anche nella Chiesa delle Santissime Stimmate a Largo Argentina ci sarà un gruppo di più di 15 sacerdoti per offrire questa opportunità alla gente.

D. – Il Papa all’udienza di mercoledì ha invitato tanti ad approfittare di questa occasione per riscoprire e per sperimentare il Sacramento della Riconciliazione…
R. – Sì, certamente. Siamo adesso in un mondo nel quale purtroppo si è perso il senso del peccato e perdendo il senso del peccato si perde anche il bisogno di avvicinarsi al Sacramento della Riconciliazione. Quindi è un momento per pensare che il Sacramento della Riconciliazione non è soltanto per cancellare i peccati, ma è soprattutto aprire il cuore alla misericordia del Signore e tutti noi abbiamo bisogno della misericordia del Signore: non siamo di fronte a un giudice ma soprattutto siamo di fronte a Qualcuno che ci ama veramente. Quindi quello che dice il Papa è molto, molto vero.

D. – Il tema che orienterà la riflessione quest’anno è “Misericordia io voglio”. E’ come se ora, dopo aver sperimentato la misericordia di Dio, ad esempio durante il tempo del Giubileo, si volesse passare a vivere la misericordia noi con gli altri perché è questo che Dio vuole…
R. – Certo. Il tema di quest’anno ci ricorda che ognuno di noi deve aspirare a sentire il bisogno della misericordia divina per poi esprimere quella misericordia nella carità e nell’amore agli altri. Quest’impegno è un impegno che noi dobbiamo sentire in ogni momento della nostra vita, nel nostro lavoro, nella famiglia, nella strada. In una situazione di tanta violenza, ingiustizia e corruzione, oggi più che mai abbiamo  bisogno di ricordare che il Signore ci chiede soprattutto di offrire il nostro cuore, la nostra vita che si esprime con l’amore a Dio e agli altri.

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Papa Francesco: siamo “cattolici atei” se abbiamo il cuore duro

Posté par atempodiblog le 24 mars 2017

Papa Francesco: siamo “cattolici atei” se abbiamo il cuore duro
Ascoltare la Parola di Dio per evitare il rischio che il cuore si indurisca. E’ quanto affermato da Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Papa ha sottolineato che, quando ci allontaniamo da Dio e diventiamo sordi alla sua Parola, diventiamo cattolici infedeli o perfino “cattolici atei”.
di Alessandro Gisotti – Radio Vaticana

Papa Francesco: siamo “cattolici atei” se abbiamo il cuore duro dans Commenti al Vangelo Papa_Francesco

Quando il popolo non ascolta la voce di Dio, gli volta le spalle e alla fine si allontana da Lui. Papa Francesco ha preso spunto dalla Prima Lettura, un passo tratto dal Libro del Profeta Geremia, per sviluppare una meditazione sull’ascolto della Parola di Dio. “Quando noi non ci fermiamo per ascoltare la voce del Signore – ha sottolineato il Pontefice – finiamo per allontanarci, ci allontaniamo da Lui, voltiamo le spalle. E se non si ascolta la voce del Signore, si ascoltano altre voci”.

Se non ascoltiamo la Parola di Dio, alla fine ascoltiamo gli idoli del mondo
Alla fine, ha constatato amaramente, a forza di chiudere le orecchie, “diventiamo sordi: sordi alla Parola di Dio”.

“E tutti noi, se oggi ci fermiamo un po’ e guardiamo il nostro cuore, vedremo quante volte – quante volte! – abbiamo chiuso le orecchie e quante volte siamo diventati sordi. E quando un popolo, una comunità, ma diciamo anche una comunità cristiana, una parrocchia, una diocesi, chiude le orecchie e diventa sorda alla Parola del Signore, cerca altre voci, altri signori e va a finire con gli idoli, gli idoli che il mondo, la mondanità, la società gli offrono. Si allontana dal Dio vivo”.

Se il cuore si indurisce, diventiamo “cattolici pagani” perfino “cattolici atei”
Quando ci si allontana dal Signore, ha proseguito, il nostro cuore si indurisce. Quando “non si ascolta – ha ripreso – il cuore diviene più duro, più chiuso in se stesso ma duro e incapace di ricevere qualcosa; non solo chiusura: durezza di cuore”. Vive allora “in quel mondo, in quell’atmosfera che non gli fa bene. Lo allontana ogni giorno di più da Dio”:

“E queste due cose – non ascoltare la Parola di Dio e il cuore indurito, chiuso in se stesso – fanno perdere la fedeltà. Si perde il senso della fedeltà. Dice la prima Lettura, il Signore, lì: ‘La fedeltà è sparita’, e diventiamo cattolici infedeli, cattolici pagani o, più brutto ancora, cattolici atei, perché non abbiamo un riferimento di amore al Dio vivente. Non ascoltare e voltare le spalle – che ci fa indurire il cuore – ci porta su quella strada della infedeltà”.

“Questa infedeltà, come si riempie?”, si è dunque chiesto il Papa. “Si riempie in un modo di confusione, non si sa dove è Dio, dove non è, si confonde Dio con il diavolo”. Francesco ha fatto così riferimento al Vangelo odierno ed ha annotato che “a Gesù, che fa dei miracoli, che fa tante cose per la salvezza e la gente è contenta, è felice, gli dicono: ‘E questo lo fa perché è un figlio del diavolo. Fa il potere di Belzebù’”.

Domandiamoci se ascoltiamo davvero la Parola di Dio o induriamo il cuore
“Questa – ha detto il Papa – è la bestemmia. La bestemmia è la parola finale di questo percorso che incomincia con il non ascoltare, che indurisce il cuore”, che “porta alla confusione, ti fa dimenticare la fedeltà e, alla fine, bestemmi”. Guai, ha soggiunto, a quel popolo che dimentica lo stupore del primo incontro con Gesù:

“Ognuno di noi oggi può chiedersi: ‘Mi fermo per ascoltare la Parola di Dio, prendo la Bibbia in mano, e mi sta parlando a me? Il mio cuore si è indurito? Mi sono allontanato dal Signore? Ho perso la fedeltà al Signore e vivo con gli idoli che mi offre la mondanità di ogni giorno? Ho perso la gioia dello stupore del primo incontro con Gesù?’. Oggi è una giornata per ascoltare. ‘Ascoltate, oggi, la voce del Signore’, abbiamo pregato. ‘Non indurite il vostro cuore’. Chiediamo questa grazia: la grazia di ascoltare perché il nostro cuore non si indurisca”.

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ll lato oscuro dei paesi felici

Posté par atempodiblog le 21 mars 2017

ll lato oscuro dei paesi felici
Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda. Le classifiche sul benessere li premiano sempre ma perché i paesi felici hanno tassi di suicidi così alti? Numeri di una controstoria
di Giulio Meotti – Il Foglio
Tratto da: Radio Maria

ll lato oscuro dei paesi felici dans Articoli di Giornali e News ll_lato_oscuro_dei_paesi_felici
Oslo ha appena scalzato Copenaghen in testa all’indice delle Nazioni Unite della felicità

A domanda dove si trovi il paese più felice del mondo, ci si sente rispondere che si trova da qualche parte lassù, in Nord Europa. In effetti, Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia e Islanda svettano da ormai dieci anni in tutte le classifiche mondiali dei paesi più beati. Oslo ha appena scalzato Copenaghen in testa all’indice delle Nazioni Unite della felicità. Sono fra i paesi più bui e freddi del mondo, per cui questi altissimi tassi di felicità devono dipendere dal tipo di società che hanno costruito. “Un paese con le tasse al sessanta per cento e dove tutti sono felici di pagarle”, come l’Observer ha definito la Svezia. Una volta sono le prigioni norvegesi “superiori” a qualsiasi altro penitenziario del pianeta. Un’altra sono le strade svedesi, le più sicure al mondo.

Questi cinque paesi possono vantare il sistema scolastico più all’avanguardia (Finlandia); un esempio di società laica, multiculturale, moderna e industriale invidiata da tutti (Svezia); una ricchezza petrolifera colossale reinvestita in cause etiche (Norvegia); la società con la parità di genere più intensiva del mondo e gli uomini più longevi (Islanda). Come ha scritto il cabarettista Magnus Betner, ci immaginiamo la Svezia come “una nazione di belle persone che cantano canzoni felici in appartamenti modernisti eleganti”. O come ha scritto Judith Woods del Telegraph: “Vorremmo tutti essere scandinavi!”. E lo vorrebbero essere i progressisti di tutto il pianeta, da Bernie Sanders a Paul Krugman. “Se volete il sogno americano, andate in Finlandia”, ha detto il laburista inglese Ed Miliband.

Ma il giornalista Michael Booth nel suo libro lo ha chiamato “The Almost Nearly Perfect People”. Un popolo quasi perfetto. Quasi, appunto. Perché a sbirciare meglio in queste società nordeuropee si scopre un quadro meno edificante. Non c’entra niente Anders Breivik. C’entrano gli indicatori di base della società. Se questi scandinavi sono così felici, perché sono i più grandi consumatori al mondo di farmaci antidepressivi?

Un rapporto Ocse suggerisce che gli stati d’animo dei popoli scandinavi possono essere legati alla chimica. Secondo il rapporto, il trenta per cento delle donne islandesi ha avuto una prescrizione di antidepressivi nella vita. Si stima che il 38 per cento delle donne danesi e il 32 per cento per cento degli uomini danesi riceveranno un trattamento di salute mentale a un certo punto durante la loro vita. Paesi omogenei e chiusi, visto che l’InterNations Expat Insider 2016 survey pone la Danimarca in testa alle classifiche mondiali dei paesi dove “è più difficile fare amicizia”.

La Svezia ha un altro record. La città di Göteborg ha mandato più terroristi per abitante a combattere con lo Stato islamico di qualsiasi altra città in Europa. La seconda città più grande della Svezia, un paese che si fregia di essere pacifista e neutralista, vede i suoi abitanti particolarmente impegnati in un progetto: la guerra santa islamica. La Svezia è diventato un caso da manuale, con articoli come quello di Foreign Policy: “Dal welfare state al califfato”. Felicità fatta di contraddizioni, se pensiamo che i norvegesi sono orgogliosi del loro ambientalismo tanto quanto pompano più di un milione e mezzo di barili di petrolio al giorno.

Svezia e Danimarca sono anche i paesi in Europa dove si registra il più alto numero di aggressioni sessuali. Un popolo di predoni o mera isteria in quella che il Guardian ha definito “la società di maggior successo che il mondo abbia conosciuto”? Nel 1994, la Svezia divenne il primo paese al mondo con metà Parlamento composto di sole donne. Da allora ha battuto ogni record mondiale di parità di genere.

Come ha fatto questo esperimento a cielo aperto a diventare il secondo paese al mondo per numeri di stupri, seconda soltanto a Lesotho? James Traub su Foreign Policy l’ha chiamata “la morte del paese più generoso sulla terra”. La Svezia si colloca al secondo posto tra i paesi con il maggior numero di
violenze sessuali al mondo con 53,2 stupri ogni 100 mila abitanti, superata solo dal piccolo stato del Lesotho, nell’Africa del sud, che registra 91,6 abusi sessuali ogni 100 mila abitanti.

Paesi felici ed eugenetici. Il numero di bambini nati con sindrome di Down in Danimarca è diminuito drasticamente negli ultimi anni, tanto che entro il 2030 potrebbe già essere un brutto ricordo. La Danimarca vuole diventare “il primo paese ‘Down free’”.

Nel 2015, il 98 per cento delle donne incinte con bambini Down ha scelto di avere un aborto. “Ci stiamo avvicinando a una situazione in cui quasi tutte le gravidanze vengono interrotte”, ha detto alla stampa danese Lilian Bondo, a capo dell’associazione di ostetricia Jordemoderforeningen. La Danimarca è seconda al mondo per equa distribuzione del reddito, terza per l’indice di democrazia, sesta per qualità ambientale, settima per ricchezza pro capite e ottava per libertà economica, lavora meno ore all’anno di qualunque altro paese al mondo, ma è anche un paese dove ogni anno nascono soltanto due bambini Down per scelta e trentadue per “errore diagnostico”. Lo teorizzano pure ideologicamente come “sorteringssamfundet”: ordinamento della società.

La Svezia invece ha il record di bambini confusi col proprio genere sessuale. Louise Frisén, psichiatra infantile all’Ospedale pediatrico Astrid Lindgren, ha appena detto all’Aftonbladet che nel 2016 ben 197 bambini si sono proposti per una “transizione” e cambiare sesso: “C’è un aumento del cento per cento
ogni anno, e le persone che stiamo vedendo sono più giovani e sempre più bambini”. Il capo della squadra identità di genere del Karolinska University Hospital, Cecilia Dhejne, ha detto che l’aumento dei bambini infelici con il proprio gender riflette “una maggiore apertura” nella società svedese.

I felicissimi scandinavi hanno altissimi tassi di suicidi. O per dirla con Times magazine, “perché i paesi più felici hanno i tassi di suicidi più alti”. E non è colpa del freddo, visto che negli Stati Uniti le Hawaii spiccano per suicidi. Più di un decennio dopo il libro di Arto Paasilinna “Piccoli suicidi tra amici”, il tasso di suicidi della Finlandia è ancora il doppio di quello dell’Unione europea ed è superato solo dal Giappone. Il sociologo Herbert Hendin nel libro “Suicidio e Scandinavia” incolpa la mentalità scandinava di rompere molto presto il legame fra i figli e i genitori per facilitare l’autodeterminazione. E’ nella danese Groenlandia la “capitale mondiale dei suicidi”. Un tasso pro capite 24 volte superiore a quello degli Stati Uniti.

I finlandesi hanno anche il primo tasso di omicidi pro capite d’Europa. Felicissimi e solissimi. In Svezia, in trent’anni, il numero di persone ai funerali è passato da 49 a 24. In Svezia si muore soli più che altrove nel resto del mondo. Stoccolma è nota come “la capitale mondiale dei single”. Uno svedese su dieci se ne va al creatore senza parenti. Tre appartamenti su cinque hanno un solo abitante. E’ il posto al mondo dove le donne ricorrono di più all’autoinseminazione artificiale. Arriva un kit a casa con il corriere e formano da sole una famiglia. La Danimarca non è meno sola. Secondo “People in the EU”, una nuova pubblicazione di Eurostat, i danesi al 45 per cento vivono da soli, seguiti da un altro paese felice, la Finlandia.

La Norvegia ha un altro record: è “la capitale mondiale dell’eroina”: le acque delle fogne di Oslo contengono più anfetamine di qualsiasi altro paese europeo e ha il più alto numero di morti per overdose del resto del continente. Certamente si sta benone in Nord Europa. Ma questa “Scandimania” ha qualcosa di grottesco. Ogni società, compresa la solidalissima socialdemocrazia scandinava, ha i suoi bei guai. E c’è ancora speranza che un italiano medio, piazzato al quarantesimo posto dell’indice di felicità dell’Onu, possa essere più felice di un autodeterminato cittadino norvegese o finlandese.

Qualcuno ha paragonato gli ossequiosi scandinavi ai lemming, dal nome dei roditori, non molto diversi dai topi, che vivono sui monti della Svezia, della Norvegia e della Finlandia e che si precipitano giù dalle montagne finché raggiungono il mare. Come presi da una ossessione, si gettano nelle acque,
furiosamente, morendo a milioni, come se li spingesse un terrore incontenibile, una specie di panico e di psicosi collettiva.

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Iosep Av

Posté par atempodiblog le 19 mars 2017

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Dov’è lo sposo di Maria [nel Paradiso dantesco], essendo ella Vergine e Madre, ma anche sposa e consacrata? Di San Giuseppe si dice che sia l’uomo del silenzio, perché i Vangeli che parlano di lui (Matteo e Luca) non ne riportano espressioni verbali.

Iosep Av dans Fede, morale e teologia Iosep_Av

Dante conosce benissimo la meditazione su San Giuseppe, dunque con le iniziali dei versi successivi (19, 22, 25, 28, 31, 34, 37) formal’acrostico IOSEP AV, il saluto a Giuseppe come lo pronunciavano i medievali. È la presenza nascosta di Giuseppe accanto a Maria.

Tratto da: 2 learning advanced

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