NIGERIANO UCCISO/ Fermo, fuggito da Boko Haram lo ha ritrovato in Italia: massacrato di botte

Posté par atempodiblog le 7 juillet 2016

NIGERIANO UCCISO/ Fermo, fuggito da Boko Haram lo ha ritrovato in Italia: massacrato di botte
di Paolo Vites – Il Sussidiario.net

NIGERIANO UCCISO/ Fermo, fuggito da Boko Haram lo ha ritrovato in Italia: massacrato di botte dans Articoli di Giornali e News Emanuel_e_la_fidanzata

Dov’è l’orrore, nella Nigeria degli islamisti terroristi di Boko Haram che da anni hanno massacrato nelle chiese e nei villaggi migliaia di persone, in gran parte appartenenti alle comunità cristiane, o nella ricca provincia italiana?

Nessuna differenza verrebbe da dire perché sei ti chiami Emanuel Chidi Namdi, un nigeriano di 36 anni scappato dalla Nigeria insieme alla fidanzata dopo che una bomba, mentre erano chiesa, aveva dilaniato la loro figlia e i loro genitori, accolto da una comunità parrocchiale locale, sul punto di sposarsi, convinto di star ricominciando una vita serena lontano dal suo paese insanguinato, vieni invece massacrato a calci e pugni e ammazzato proprio in Italia.

Il motivo? Emanuel stava camminando con la fidanzata l’altra sera per le strade di Fermo, i due erano ospiti del seminario vescovile quando un tale ha cominciato a insultare la donna. “Scimmia africana” pare le abbia detto. Ha insultato anche lui, “un negro”. Emanuel ha reagito, soprattutto per difendere la sua futura moglie e l’italiano, un 40enne noto come capo degli ultra della squadra locale, la famosissima “Fermana Football Club” (non che essere un ultra di una squadra di serie A sia meglio) ha tirato via dall’asfalto un palo segnaletico e ha sprangato a morte Emanuel. Ricoverato in coma, è morto il giorno dopo.

L’aggressore è stato denunciato a piede libero, un lusso che neanche i miliziani di Boko Haram si aspetterebbero. Frasi di circostanza, il sindaco Paolo Calcinaro esprime dolore e “ferma condanna”:

“La mia vicinanza va anche a don Vinicio Albanesi e a chi opera nelle strutture di accoglienza, per il loro lavoro quotidiano, perché il germe del razzismo non può in alcun modo proliferare in questa comunità”.

Boko Haram non vive solo in Nigeria è anche qui, per le strade di Fermo. Si nutre dell’ignoranza e dello stesso odio per il diverso e mentre aspettiamo l’esercito del califfato la guerra è già cominciata. Ma a farla siamo noi, i figli del prospero occidente post Brexit.

A Fermo negli ultimi mesi erano scoppiate quattro bombe davanti ad altrettante chiese, perché qua i preti accolgono gli immigrati. Proprio come in Nigeria.

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Gmg 2016, a Cracovia vi aspetta una Casa

Posté par atempodiblog le 6 juillet 2016

Far sentire ciascuno a proprio agio come a… casa!
Gmg 2016, a Cracovia vi aspetta una Casa
di Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale di pastorale giovanile della Cei – Avvenire

Gmg 2016, a Cracovia vi aspetta una Casa dans Articoli di Giornali e News 22890_51745798_300

Si dice “casa” e si dice tutto. Una porta che si apre, qualcuno che ti aspetta, le cose che ti servono…

Chi è in viaggio, soprattutto se in un Paese lontano dalla propria cultura, fa alla svelta ad avere nostalgia di casa. Soprattutto noi italiani: non è solo il bisogno di avere ciò che serve; è proprio la necessità di trovare anche solo qualcuno che parli la nostra lingua, qualcuno che possa ascoltarci, capirci.

Certo, i giovani parlano l’inglese meglio degli adulti, ma non è solo la lingua. Nel suono di parole comprensibili e vicine, c’è il respiro di non sentirsi soli, di poter scambiare le impressioni del viaggio, di chiedere e offrire suggerimenti su dove andare a mangiare, dove trovare quel cappello tanto curioso visto in giro, come fare per visitare un luogo, un monumento o vedere un artista di strada. Insomma, è la condizione della casa che permette di essere pellegrini con un filo ancora attaccato a qualcuno. È il gioco delle relazioni che magicamente sembra funzionare in modo diverso e più intenso proprio quando si è lontani dagli affetti quotidiani.

È così che abbiamo pensato Casa Italia. Quando a Cracovia, due anni fa, il Comitato organizzatore locale (Col) ci chiese che come volevamo organizzare Casa Italia, cosa volevamo fare, quali sarebbero state le necessità e di quanti spazi avremmo avuto bisogno, noi abbiamo incominciato a raccontare tutte queste cose. La loro reazione fu, scherzando: «Il castello del Wawel va bene?». Beh, in effetti non siamo poi tanto lontani (via Bernardinska è praticamente a ridosso del castello) e gli spazi sono davvero notevoli.

Saremo ospiti dell’Università San Giovanni Paolo II e dei Frati Bernardini, con spazi per i servizi e spazi per l’incontro fra gruppi di giovani. Casa Italia sarà già aperta e operativa quando i giovani italiani arriveranno a Cracovia per la Gmg. E, se ne avranno voglia, ci sarà una « casa” per loro pronta ad accoglierli per qualsiasi necessità. Un gruppo di giovani animatori saranno a disposizione per i servizi necessari e per offrire informazioni; la segreteria sarà aperta per supportare gli accompagnatori e i responsabili dei gruppi; un media center farà da ponte con l’Italia rilanciando informazioni e materiale che sarà pubblicato sui siti Web e rilanciato sui social. Saranno presenti i media legati alla Cei: Avvenire, Sir, Tv2000, Radio InBlu. E anche la redazione della rubrica di RaiUno, «A Sua Immagine».

Nel cortile di Casa Italia, accessibile a tutti i pellegrini italiani, sarà disponibile una rete wi-fi libera e gratuita che permetterà ai giovani italiani di comunicare con parenti e amici. Accanto al cortile di Casa Italia, la chiesa dei Bernardini, una delle chiese storiche più belle di Cracovia che sarà uno dei luoghi di catechesi per gli italiani; a dieci minuti a piedi, l’alloggio dei vescovi italiani. A pochi passi, poi, c’è il grande prato di Blonia che ospiterà i grandi eventi, dalla cerimonia di accoglienza del Santo Padre, alla Via Crucis.

Terremo le porte aperte, perché anche se siamo in una terra lontana, non manchi a nessuno un luogo accogliente, una mano tesa, il sorriso di un volto per far sentire ciascuno a proprio agio come a… casa!

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Maria, rendi il mio amore sorridente

Posté par atempodiblog le 6 juillet 2016

Maria, rendi il mio amore sorridente dans Preghiere Vergine_del_sorriso

Maria, rendi il mio amore sorridente, perché sia ancor più ricco di amore!

Fa’ in modo che il mio sorriso possa esprimere la più pura bontà!

Insegnami a dimenticare con un sorriso le mie preoccupazioni e le mie pene, per prestare attenzione soltanto alle gioie degli altri.

Il mio volto sorridente renda i miei contatti col prossimo più cordiali e più caldi di fraternità.

Conservami il sorriso nelle ore dolorose, perché anche in quei momenti io possa continuare a donarmi al prossimo.

Aiutami a custodire in fondo al cuore quella gioia di amare che si manifesta attraverso il sorriso.

Insegnami, Maria, a servire il Signore con gioia, sorridendo a qualunque costo.

Fonte: Radio Maria Fb

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Escrivá e la teologia dell’asinello

Posté par atempodiblog le 5 juillet 2016

Escrivá e la teologia dell’asinello
del Cardinale Julián Herranz  –  Il Sole 24 Ore

Escrivá e la teologia dell'asinello dans Articoli di Giornali e News Balaguer

Ho avuto la fortuna di convivere e lavorare con san Josemaría per più di vent’anni. Dio lo scelse, ha ribadito Benedetto XVI nel benedirne la statua nella basilica di San Pietro, «per annunciare la vocazione universale alla santità e all’apostolato nella Chiesa».

Tutto ciò mi riporta alla memoria e al cuore (al ricordo) un episodio avvenuto nell’udienza privata che Papa Wojtyla mi concesse nel 1984, all’indomani della mia nomina a segretario del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi. Dopo avergli parlato, quando stavamo ancora seduti, tolsi dalla borsa un piccolo oggetto – un asinello di ferro con un minuscolo basto di panno verde e rosso – e lo misi sopra il tavolo.

«Questo cos’è?», mi domandò il Papa, alquanto incuriosito. Risposi: «Di per sé è un oggetto di poco valore, ma per me è una reliquia: me lo diede il fondatore dell’Opus Dei quando cominciai a lavorare al servizio della Santa Sede nel 1960, negli anni di preparazione del Concilio. L’ho tenuto sempre sul mio tavolo di lavoro perché mi ricorda la teologia dell’asinello che ho imparato da monsignor Escrivá».

Giovanni Paolo II mi guardò con i suoi occhi azzurri e mi chiese sorpreso: «La teologia dell’asinello?». Gli spiegai quanto il fondatore amasse la figura dell’asinello con la quale ci mostrava il senso della santificazione del lavoro ordinario. Ci faceva notare che Gesù, per entrare a Gerusalemme, non scelse un cavallo o un’altra nobile cavalcatura ma preferì un asinello: un animale umile, obbediente, resistente nel lavoro, che si accontenta di poco e, allo stesso tempo, procede deciso e allegro.

Il Papa mi seguiva con attenzione e voleva che proseguissi. E io: «L’asinello ha le orecchie lunghe e tese verso l’alto». Diceva san Josemaría: «Sono come antenne innalzate verso il cielo per cogliere la voce del suo padrone, di Dio». Ci volle l’entrata del prelato di anticamera per interromperci e dare il segnale che l’udienza era finita. Giovanni Paolo II era rimasto assorto ad ascoltarmi, tanto che mi congedò dicendo: «Dobbiamo continuare il nostro discorso su questo argomento».

L’immagine dell’asinello che tanto piacque al Beato Wojtyla è quella che meglio esprime il modello di cristiano proposto dallo spirito dell’Opus Dei: una persona che non si risparmia, che è al servizio degli altri, che non ha velleità di trionfare ma svolge i suoi compiti con amore e dedizione. [...]

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Papa Francesco: Siria, basta Paesi che parlano di pace e vendono armi

Posté par atempodiblog le 5 juillet 2016

L’ipocrisia di chi parla di pace e alimenta la guerra
Papa Francesco: Siria, basta Paesi che parlano di pace e vendono armi
“Come si può credere a chi con la mano destra ti accarezza e con la sinistra ti colpisce?”. “Alla preghiera, poi, seguano le opere di pace”. 
“La pace in Siria è possibile”. E’ quanto afferma con forza Papa Francesco in un videomessaggio di sostegno alla Campagna di Caritas Internationalis per la pace nel Paese. Il Pontefice critica severamente quei Paesi che, da una parte, parlano di pace e, dall’altra, forniscono armi a chi combatte. Dal Papa dunque l’invito a sostenere i colloqui di pace per una soluzione politica che metta fine al conflitto che dura ormai da 5 anni.
di Alessandro Gisotti – Radio Vaticana

Papa Francesco: Siria, basta Paesi che parlano di pace e vendono armi dans Articoli di Giornali e News Bambini_siriani_fuggiti_da_Aleppo_in_Libano

La guerra in Siria “rattrista molto il mio cuore”. Esordisce così Francesco nel suo videomessaggio alla Caritas Internationalis. Il Papa parla delle indicibili sofferenze del popolo siriano, rivolge il pensiero alle comunità cristiane che sopportano ogni tipo di discriminazione.

L’ipocrisia di chi parla di pace e alimenta la guerra
Francesco chiede di essere al fianco della Caritas, impegnandosi per la costruzione di una società più giusta e mette in guardia dall’ipocrisia di chi parla di pace e alimenta la guerra:

“Mentre il popolo soffre, incredibili quantità di denaro vengono spese per fornire le armi ai combattenti.

E alcuni dei paesi fornitori di queste armi, sono anche fra quelli che parlano di pace. Come si può credere a chi con la mano destra ti accarezza e con la sinistra ti colpisce?”.

Riconoscere che non c’è soluzione militare per la Siria, ma solo politica
Il Papa incoraggia tutti “a vivere con entusiasmo quest’Anno della Misericordia per vincere l’indifferenza e proclamare con forza che la pace in Siria è possibile!”.

L’invito è, dunque, di “pregare per la pace in Siria” con iniziative di sensibilizzazione in ogni ambito ecclesiale:

“Alla preghiera, poi, seguano le opere di pace.

Vi invito a rivolgervi a coloro i quali sono coinvolti nei negoziati di pace affinché prendano sul serio questi accordi e si impegnino ad agevolare l’accesso agli aiuti umanitari. Tutti devono riconoscere che non c’è una soluzione militare per la Siria, ma solo una politica”.

La pace in Siria è possibile, unire le forze a tutti i livelli
“La comunità internazionale – ribadisce – deve pertanto sostenere i colloqui di pace verso la costruzione dì un governo di unità nazionale”:

“Uniamo le forze, a tutti i livelli, per far sì che la pace nell’amata Siria sia possibile. Questo sì che sarà un grandioso esempio di misericordia e di amore vissuto per il bene di tutta la comunità internazionale!”.

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Oggi il beato Pier Giorgio Frassati concluse la sua scalata verso il Paradiso!

Posté par atempodiblog le 4 juillet 2016

Oggi il beato Pier Giorgio Frassati concluse la sua scalata verso il Paradiso!

Oggi il beato Pier Giorgio Frassati concluse la sua scalata verso il Paradiso! dans Beato Pier Giorgio Frassati Pier_Giorgio_Frassati

Alle sei del mattino scendemmo nella chiesa della Crocetta a pregare… Non vi fu tracollo improvviso, né chiara agonia in quelle ultime ore… Il babbo, in piedi nel solito angolo, il volto girato verso la parete, ascoltò piangendo come un fanciullo. In quella morte vedeva il crollo della sua vita, di una costruzione lenta e tenacissima…

Noi donne, con la disperazione dei vinti, rifiutavamo di rassegnarci, aggrappate alla speranza del siero che a Parigi il corrispondente della «Stampa» ricevette in dono dall’Istituto Pasteur… Così lentamente, tormentato dallo straziante salire del dolore, si avviava verso la liberazione finale…

Il volto sembrava ammonire sulla sua sorte; un volto affilato, disfatto, sul quale, unico segno di vita, scorrevano grandi e misteriose lacrime di chissà quale significato e poi ancora un ultimo incomprensibile cenno per indicare qualcosa di fronte a lui: forse il grande quadro della Madonna cui i suoi occhi erano costantemente rivolti, forse un’opera di carità incompiuta tra le sue carte…

Una vita durata appena ventiquattro anni, colma di opere altissime e segrete, riassunta nella silenziosa agonia di quei sei giorni, si chiudeva sotto i nostri occhi increduli, ma non ancora consapevoli. Avevamo ignorato quale fuoco agitasse quella stupenda personalità… Ignoravamo ancora, alla vigilia della sua morte, che aveva tardato alle ore dei pasti per aver ceduto i denari del tram ad un povero o la giacca ad un altro…

Suonavano le sette al grande orologio di casa quando, per il corridoio fuori della stanza, passò una ventata misteriosa… Io, in ginocchio accanto al letto con la sua mano ed il suo rosario tra le mie, avvertii un’ultima stretta, un ultimo saluto. Era morto ed Ester corse a scrivere: «Era santo e Dio l’ha voluto con sé»….

Dal libro “Una vita mai spenta” di Luciana Frassati
Tratto da: Pier Giorgio Frassati – Il blog della Compagnia dei Tipi Loschi

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Conquistare le anime con la mansuetudine e la bontà

Posté par atempodiblog le 3 juillet 2016

Conquistare le anime con la mansuetudine e la bontà dans Citazioni, frasi e pensieri Don_Dolindo_Ruotolo

Mandando Gesù i suoi discepoli, fece loro ponderare la difficoltà grande del loro ministero, dicendo: “Andate, io vi mando come agnelli fra i lupi”.

Essi non andavano a fare una raccolta pacifica come chi con la falce taglia i covoni del grano: andavano di fronte ad anime colme di miserie ed agitate da passioni. Essi dovevano vincere le loro resistenze non affrontandole con la violenza ma conquidendole con la mansuetudine e la bontà.

È questo un carattere fondamentale e costante nell’apostolato della Chiesa; qualunque deviazione in questo campo produce solo rovina nelle anime.

È l’esperienza quotidiana che lo conferma, ed è mirabile che la Chiesa vi sia stata sempre fedele nei suoi grandi e santi ministri dell’apostolato e della gerarchia.

del servo di Dio don Dolindo Ruotolo

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Il prete è un ostensorio

Posté par atempodiblog le 3 juillet 2016

Il prete è un ostensorio dans Beato Charles de Foucauld Foucault_e_Ges

“Il prete è un ostensorio,  suo compito  è di mostrare Gesù.

Egli deve sparire e lasciare che si veda solo Gesù”.

Beato Carlo di Gesù (Charles de Foucauld) 

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La base di una sana educazione

Posté par atempodiblog le 3 juillet 2016

La base di una sana educazione dans Citazioni, frasi e pensieri Giovannino_Guareschi

“La base di una sana educazione non sta nel negare ai figli quello che chiedono, ma nel fare in modo che ai figli non passi neppure per l’anticamera del cervello di chiedere cose stupide o disoneste”.

Giovannino Guareschi – Corrierino delle famiglie

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La festa di Bilbo, la tavola di Tom Bombadil e la birra del Puledro Impennato

Posté par atempodiblog le 3 juillet 2016

La festa di Bilbo, la tavola di Tom Bombadil e la birra del Puledro Impennato
di Pane e focolare

La festa di Bilbo, la tavola di Tom Bombadil e la birra del Puledro Impennato dans Cucina e dintorni

Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione”.

Non so a voi, ma a me viene un leggero brivido lungo la schiena quando leggo l’incipit de Il Signore degli Anelli. E’ un tuffo nella Terra di Mezzo, nelle sue atmosfere, nelle avventure della Compagnia dell’Anello, nel mondo di fantasia, ma così simile al nostro, creato dalla mente geniale di Tolkien. Sono molti i temi che rendono il romanzo così apprezzato: il viaggio, tema ricorrente della letteratura, visto come itinerario di crescita e conversione; la risposta alla chiamata, l’assunzione delle proprie responsabilità di fronte all’urgenza del tempo presente; la mano di una Provvidenza che regge gli eventi; la scelta tra il bene e il male; il desiderio di proteggere il proprio mondo dagli attacchi del nemico, scoprendo lungo la strada di avere amici vecchi e nuovi che combattono insieme a noi; l’umiltà come chiave del successo.

Una festa a lungo attesa – Illustrazione di Inger Edelfeld
Una festa a lungo attesa – Illustrazione di Inger Edelfeld

Ma c’è anche un tema che corre lungo tutto il romanzo: quello dell’ospitalità e della cura della buona tavola. Già ve l’ho raccontato in un altro post: caratteristica comune dei personaggi positivi di Tolkien è quella di apprezzare il buon cibo e di considerare come un sacro dovere quello dell’ospitalità.

Il Signore degli Anelli comincia con un grande banchetto, così come Lo Hobbit comincia con la cena di Bilbo, tredici nani e Gandalf. La festa di compleanno di Bilbo è grandiosa, giorni e giorni di preparativi, si innalzano tende e padiglioni, uno in particolare di grandi dimensioni che copre l’albero della festa, quello più grande che cresceva in mezzo al campo. Ci sono lampioni appesi ai rami ma soprattutto, per la gioia di tutti gli hobbit, “fu installata un’enorme cucina all’aria aperta, nell’angolo nord del piazzale. Da tutte le osterie e i ristoranti del paese arrivarono  una marea di cuochi”. Ci sono decine di carri carichi di provviste, musica, giochi e amici che mangiano e bevono per ore: “Il banchetto fu estremamente piacevole, e li impegnò a fondo, per l’abbondanza, varietà, sontuosità e durata”. Naturalmente alla fine di una festa così non può mancare un discorso del padrone di casa e chi ha letto il romanzo sa che a partire da quel discorso gli avvenimenti prenderanno una ben precisa direzione. Non dico altro, perché magari qualcuno non ha letto il romanzo (ma davvero? Non lo avete letto? Cosa aspettate!).

Dama Baccador – Illustrazione dei fratelli Hildebrandt
Dama Baccador – Illustrazione dei fratelli Hildebrandt

Lungo il cammino, tra mille avventure, i nostri quattro hobbit vengono ad un certo punto aiutati da Tom Bombadil, un curioso personaggio, uno dei più bizzarri de Il Signore degli Anelli, che li invita a casa sua: “Ebbene, miei piccoli amici! Dovete venire a casa mia! La tavola è apparecchiata con crema gialla, miele dorato, pane bianco e burro. Baccador ci aspetta. Avremo tempo per le domande più tardi attorno alla tavola”. Dopo la paura dei Cavalieri Neri, e non solo, è un sollievo essere ospitati in una casa calda, accogliente e sicura: hanno opportunità di lavarsi e rinfrescarsi e soprattutto di mangiare “come soltanto un hobbit affamato sa divorare”. Ma non sono solo il cibo e le bevande a portare conforto: l’atmosfera familiare, la pace di una casa pulita e ordinata, la cortesia dei padroni di casa rasserenano gli hobbit, suscitando in loro la voglia spontanea di mettersi a cantare.

Infine Tom e Baccador si alzarono e sparecchiarono veloci; impedirono agli ospiti di dare una mano e li fecero anzi accomodare su comode sedie, provviste di soffici sgabelli per appoggiarvi gli stanchi piedi; nel grande camino ardevano rami di melo diffondendo un dolcissimo profumo”.

Rassicurante il saluto della bella Baccador: “Riposate in pace fino al mattino. Non temete i rumori notturni! Sappiate che nulla può attraversare porte e finestre e nulla penetra in questa casa, salvo il chiarore della luna e delle stelle e il vento della cima del colle”.

La casa di Tom e Baccador è davvero un bell’esempio di accoglienza, ospitalità raffinata e attenzione all’ospite. Dopo la condivisione di quella tavola la conversazione tra gli hobbit e Tom Bombadil diventa più spontanea e naturale e Frodo prende coraggio per porre al misterioso personaggio le domande che ha nel cuore. Cosa c’è di meglio di una bella cena per diventare amici, entrare in confidenza, stimolare la conversazione ed entrare in profonda empatia.

All’insegna del Puledro Impennato – Illustrazione di Timoty Ide
All’insegna del Puledro Impennato – Illustrazione di Timoty Ide

I nostri piccoli eroi proseguono il cammino e giungono a Brea alla locanda del Puledro Impennato di Omorzo Cactaceo. E’ un luogo molto frequentato, la qualità del cibo è ottima, così come quella della birra, la compagnia è però eterogenea: uomini, nani, viaggiatori da ogni parte della regione, in genere amichevoli ma anche curiosi e invadenti. La scena è molto vivace e Tolkien mette in evidenza uno dei pericoli della frequentazione di taverne di questo tipo: Pipino è inebriato dalla troppa birra, si sente a suo agio grazie all’entusiasmo che suscita con i suoi racconti ma chiacchiera troppo e rischia di tradirsi e dire cose che dovrebbero rimanere celate. Frodo per distogliere gli astanti da Pipino canta una canzone, ma a sua volta resta trascinato dalla sua esibizione, e dalla birra che forse lo ha reso poco lucido (il racconto insiste su questo aspetto: “Ordinarono dell’altra birra, fecero bere a Frodo un bel sorso”), e l’Anello prende il sopravvento.

Anche nella Terra di Mezzo, così vicina alla nostra, la tavola può essere occasione di una splendida accoglienza che favorisce l’amicizia e la relazione tra i commensali, come nell’episodio di Tom Bombadil, oppure occasione di frequentazione di compagnie delle quali bisognerebbe diffidare, come al Puledro Impennato; in questo secondo caso, soprattutto se si alza troppo il gomito, le conseguenze possono essere pericolose.

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Pregare lasciando che Dio ci guardi

Posté par atempodiblog le 2 juillet 2016

Pregare lasciando che Dio ci guardi
«Mi metto davanti al Signore, e non dico niente». Un testo di Albino Luciani vescovo di Vittorio Veneto. La sintonia con le parole di Francesco
di Andrea Tornielli – Vatican Insider

Pregare lasciando che Dio ci guardi dans Andrea Tornielli Albino_Luciani

«La prima cosa per un discepolo è stare con il maestro, ascoltarlo, imparare da Lui. È un cammino che dura tutta la vita. È uno stare alla presenza del Signore, lasciarci guardare da Lui. Lasciarci guardare dal Signore. Questa è una maniera di pregare. È un po’ noioso, ti fa addormentare? Addormentati, lui ti guarderà lo stesso. Ma sei sicuro che Lui ti guarda».

Queste parole pronunciate da Francesco nel settembre 2013 nel corso di un’udienza per i catechisti rappresentano un leit-motiv nella sua predicazione e suggeriscono, ispirandosi agli scritti e alle testimonianze di alcuni santi della storia della Chiesa, un modo di pregare che lasci a Dio tutta l’iniziativa.

Nel 2003 il mensile 30Giorni pubblicava una conversazione tenuta da Albino Luciani sulla preghiera quando era vescovo di Vittorio Veneto. 

Rileggendola, colpisce la profonda sintonia tra colui che sarebbe diventato Papa Giovanni Paolo I, e il suo terzo successore. Luciani, dopo aver parlato del «senso di adorazione, di stupore davanti a Dio», suggerendo di sentirsi «sempre piccoli, miseri, davanti» a Lui, aggiungeva:

«Bisogna aiutarli, i fedeli, ad adorare, a ringraziare il Signore. Nessuno è grande davanti a Dio. Davanti a Dio anche la Madonna s’è sentita guardata, piccola. È importantissimo sentirci guardati da Dio. Sentirci oggetto dell’amore che Dio ci porta. San Bernardo, quand’era piccolissimo, in una notte di Natale, s’è addormentato in chiesa e ha sognato. Gli è parso di vedere Gesù bambino che diceva, additandolo: “Eccolo là, il mio piccolo Bernardo, il mio grande amico”. S’è svegliato, ma l’impressione di quella notte non si è più cancellata e ha avuto un’enorme influenza sulla sua vita.Sentiamoci piccoli, perché siamo piccoli. Se non ci sentiamo piccoli è impossibile la fede. Chi alza la cresta, chi si vanta troppo, non ha fiducia in Dio. Tu sei grandissimo, Signore, io, di fronte a te, piccolissimo. Non mi vergogno di dirlo. E farò volentieri quello che mi chiedi».

L’allora vescovo di Vittorio Veneto spiegava di non essere un mistico. «Santa Teresa, che era una donna molto esperta, dice: “Io ho conosciuto dei santi, dei veri santi, che non erano contemplativi, e ho conosciuto dei contemplativi che avevano grazie di orazione superiore, che però non erano santi”. Il che vuol dire che, “salvo meliore iudicio”, non sarebbe necessaria la contemplazione alla santità. Sulla contemplazione quindi non posso perciò intrattenervi, perché sinceramente non me ne intendo, anche se ho letto qualche libro. Perciò mi fermo alla semplice orazione, quella umile, quella delle anime semplici».

«Io mi spiego di solito – aggiungeva Luciani – con un esempio molto semplice e pratico. Sentite: c’è il papà che festeggia l’onomastico: in casa hanno organizzato un po’ di festicciola. Arriva il momento: lui sa già di che si tratta, e dice: “Adesso vediamo cosa mi fanno di bello!”. Per primo viene il più piccolo dei suoi bambini: gli hanno insegnato la poesia a memoria. Povero piccolo! È lì di fronte al papà, recita la sua poesia. “Bravo!”, dice il papà, “ho tanto piacere, ti sei fatto onore, grazie, caro”. A memoria. Va via il piccolino, e si presenta il secondo figliolo, che fa già le medie. Ah, non si è mica degnato di imparare una poesiola a memoria; ha preparato un discorsetto, roba sua, farina del suo sacco. Magari breve, ma si impanca da oratore. “Non avrei mai creduto”, il papà, “che tu fossi così bravo a far discorsi, caro”. È contento il papà: ma guarda che bei pensieri!… Non sarà un capolavoro, ma… Terza, la signorina, la figliola. Questa ha preparato semplicemente un mazzetto di garofani rossi. Non dice niente. Va davanti al papà, neanche una parola: però è commossa, è così rossa che non si sa se sia più rossa lei o i garofani. E il papà le dice: “Si vede che mi vuoi bene, sei così emozionata”. Ma neanche una parola. Però i fiori li gradisce, specialmente perché la vede tanto commossa e così piena di affetto. Poi c’è la mamma, c’è la sposa. Non dà niente. Lei guarda suo marito e lui guarda lei: semplicemente uno sguardo. Sanno tante cose. Quello sguardo rievoca tutto un passato, tutta una vita. Il bene, il male, le gioie, i dolori della famiglia. Non c’è altro».

«Sono i quattro tipi di orazione – spiegava il vescovo di Vittorio Veneto – Il primo è l’orazione vocale: quando dico il rosario con attenzione, quando dico il Pater noster, l’Ave Maria; allora siamo dei bambini. Il secondo, il discorsetto, è la meditazione. Penso io e faccio il mio discorso col Signore: bei pensieri e anche profondi affetti, intendiamoci. Il terzo, il mazzo di garofani, è l’orazione affettiva. La ragazzina tanto emozionata e tanto affettuosa. Qui non occorrono molti pensieri, basta lasciar parlare il cuore. “Mio Dio, ti amo”. Se uno fa anche solo cinque minuti di orazione affettiva, fa meglio che la meditazione. Quarto, la sposa, è l’orazione della semplicità o di semplice sguardo, come si dice. Mi metto davanti al Signore, e non dico niente. In qualche maniera lo guardo. Sembra che valga poco, questa preghiera, invece può essere superiore alle altre».

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Trovate Gesù e troverete la pace

Posté par atempodiblog le 2 juillet 2016

Trovate Gesù e troverete la pace dans Citazioni, frasi e pensieri adorazione_eucaristica

Guardate il tabernacolo… constatate il significato, ora, di questo amore. Chiedetevi: lo capisco?

Il mio cuore è così pulito che vi posso vedere dentro Gesù? Perché fosse semplice per me e per voi vedere Gesù, egli si è fatto Pane di vita, così che possiamo ricevere la vita, così che possiamo avere una vita di pace, una vita di gioia.

Trovate Gesù e troverete la pace.

Beata Madre Teresa di Calcutta

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Chi sorride così al momento della morte?

Posté par atempodiblog le 1 juillet 2016

Chi sorride così al momento della morte?
Suor Cecilia, del Carmelo argentino di Santa Fe, ha testimoniato il suo amore per Cristo di fronte a un tumore al polmone
Tratto da: Aleteia

Chi sorride così al momento della morte? dans Articoli di Giornali e News 11gmxxi

Oggi condividiamo una notizia triste dal punto di vista umano, ma radiosa dal punto di vista della fede vissuta nell’eternità e nell’abbraccio di Dio Padre.

Suor Cecilia, del Carmelo di Santa Fe, in Argentina, soffriva di un tumore al polmone. Quello che ha più colpito quanti la circondavano è stato il tenero sorriso con il quale ha chiuso gli occhi a questo mondo, simile a quello di un’innamorata che aspetta un incontro a lungo atteso, come si può vedere dalle fotografie.

Il Carmelo di Santa Fe ha comunicato la morte di suor Cecilia con un testo breve ma profondo inviato ai membri dell’Ordine e a tutti i suoi amici:

Cari fratelli, sorelle e amici:

Gesù! Solo poche righe per avvisarvi che la nostra amatissima sorella si è addormentata dolcemente nel Signore dopo una malattia dolorosissima sopportata sempre con gioia e dedizione al suo Sposo Divino. Vi inviamo tutto il nostro affetto per il sostegno e la preghiera con cui ci avete accompagnate durante questo periodo così doloroso ma allo stesso tempo tanto meraviglioso. Crediamo che sia volata direttamente in Cielo, ma vi chiediamo ugualmente di non smettere di ricordarla nelle vostre preghiere, e lei dal cielo vi ricompenserà. Un grande abbraccio dalle sue sorelle di Santa Fe.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Se le parole che pronunci…

Posté par atempodiblog le 1 juillet 2016

Se le parole che pronunci... dans Citazioni, frasi e pensieri 2h878dd

“Se le parole che pronunci apparissero sulla tua pelle saresti ancora bello?”.

di Kayla Fioravanti

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Scienza e marijuana

Posté par atempodiblog le 28 juin 2016

La cannabis erroneamente e comunemente viene ritenuta poco o per nulla dannosa
Scienza e marijuana
di Andrea Bartelloni – Libertà e Persona

Scienza e marijuana dans Articoli di Giornali e News marjuana

La cannabis erroneamente e comunemente viene ritenuta poco o per nulla dannosa è così che si esprime il dott. Antonio Floriani, medico psicoterapeuta, uno dei sei esperti che la rivista Scienze (www.bbcscience.it) ha interpellato per affrontare il tema marijuana.

La verità sulla marijuana. Droga o medicina? È il titolo del servizio che nelle sue conclusioni non lascia dubbi:

fa male. Al cervello, al feto in gravidanza, diminuisce la capacità di giudizio e provoca apatia, crea dipendenza non solo psicologica, ma anche fisica, aumenta la possibilità di sviluppare malattie psicotiche. Considerarla “leggera” è un controsenso. Anche perché la marjiuana degli spinelli in circolazione, spiega Carlo Locatelli del Centro Antiveleni di Pavia, arriva a contenere il 30-40 per cento in più del principio attivo (THC) rispetto alle percentuali che arrivavano al 6-7 per cento della marjiuana “naturale” e questo grazie a incroci e selezioni. Praticamente un ogm dopato. Ma la nuova frontiera è quella che ha portato alla produzione dei cannabinoidi sintetici. Nuove sostanze molto più potenti e pericolose che danno effetti collaterali gravi come attacchi renali, ictus, tachicardia e attacchi di panico con una tossicità simile a quella della cocaina. Facilissimi da reperire in rete e dai prezzi molto bassi sono una vera minaccia per la salute.

Veniamo alla cannabis come medicina. Ne parla Paolo Poli, presidente della Società Italiana Ricerca Cannabis (SIRCA) dell’Università di Pisa e il suo giudizio sulle capacità curative è perentorio: “La maggior parte degli studi finora condotti non hanno validità scientifica perché non è possibile sapere che tipo di cannabis e in che dosi è stata somministrata durante gli esperimenti”. Gli studi condotti dal dott. Poli, osservando i benefici ottenuti e confrontandoli con i farmaci tradizionali, hanno evidenziato che, per quanto riguarda il dolore i cannabinoidi sono inferiori rispetto ad altri potenti analgesici come la morfina o il metadone. La cannabis può avere effetti positivi nei fenomeni di spasticità legati a lesioni midollari o a malattie degenerative, anche se ancora non sappiamo come “agisca sulle varie patologie (…), ma sicuramente non possiamo considerarla una panacea”. È efficace come antiemetico, antidolorifico e antinfiammatorio specialmente nei pazienti in trattamento per neoplasie. “E anche quando si parla di risultati incoraggianti in vitro non bisogna dimenticare che – interviene il dott. Gaetano Di Chiara farmacologo dell’Università di Cagliari- (…) in vitro hypothesi, in vivo veritas”.

Le domande più importanti sul tema cannabis trovano risposte autorevoli. Il prof. Di Chiara, viene interpellato sul tema della dipendenza e sul rapporto cannabis/schizofrenia. La dipendenza fisica esiste e l’astinenza comporta iperalgesia, irritabilità, ansia. La crisi d’astinenza non è violenta come per altre sostanze d’abuso perché il THC viene eliminato molto lentamente, e se non si muore da overdose di cannabis, circa il 10 per cento dei consumatori potrebbe sviluppare una dipendenza cronica, secondo uno studio di Wayne Hall, consulente Oms. Per quanto riguarda il rapporto con la schizofrenia questa si manifesta più precocemente in chi ha fatto uso e abuso di cannabis, ovviamente nei soggetti comunque predisposti, aggravando una situazione preesistente.

Ma quello che più allarma, ed è sempre Di Chiara a sottolinearlo, è “la diminuzione cognitiva dovuta all’assunzione cronica di cannabis” che “è irreversibile in fase di sviluppo” e che, conferma Sandro Iannaccone dell’Ospedale San Raffaele di Milano, comporta “una diminuzione della memoria a breve termine e della capacità di apprendimento. Altri studi hanno evidenziato una riduzione della materia grigia del nostro cervello nella regione orbito frontale collegati al consumo cronico di marjiuana. L’abuso comporta anche una diminuzione della capacità critica e di giudizio, un aumento dell’impulsività, il blocco delle inibizioni. La cannabis ha, anche per un suo uso saltuario, un effetto sulle aree cerebrali collegate all’emotività. Altro punto, importante riferito da uno studio neozelandese, riguarda la possibilità di passare dalla cannabis a altre droghe: questa è 60 volte maggiore in chi inizia precocemente (15 anni) e consuma la cannabis settimanalmente.

Lo studio, molto dettagliato e documentato porta ad un’unica conclusione: NON E’ LEGGERA e il fatto che possa essere usata in campo farmacologico è un’ulteriore dimostrazione che agisce sul nostro organismo come un farmaco e che se assunta in modo indiscriminato e senza controllo, come un qualsiasi farmaco, può far male.

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