Le dodici stelle dell’Europa

Posté par atempodiblog le 15 octobre 2007

Dall’aureola dell’Immacolata
le dodici stelle dell’Europa

La bandiera dell’Unione ispirata alla corona della Vergine

Le dodici stelle dell'Europa dans Apparizioni mariane e santuari bandiera_UE


Che sia una di quelle ironiche «astuzie della Storia» di cui parlava Hegel?
Di certo, il caso è curioso. In effetti, giovedì 10 luglio, a Bruxelles, con solenne cerimonia è stata presentata la bozza definitiva della Costituzione d’Europa.

E’ quella nel cui preambolo non si è fatto il nome del Cristianesimo, provocando le ben note polemiche e la protesta della Santa Sede. Ma questa stessa Costituzione, nel definire i propri simboli, ribadisce solennemente che la bandiera europea è azzurra con dodici stelle disposte a cerchio. Ebbene: sia i colori, che i simboli, che la loro disposizione in tondo, vengono direttamente dalla devozione mariana, sono un segno esplicito di omaggio alla Vergine. Le stelle, in effetti, sono quelle dell’Apocalisse al dodicesimo capitolo: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle». Quella Donna misteriosa, per la tradizione cristiana, è la madre di Gesù. Anche i colori derivano da quel culto: l’azzurro del cielo e il bianco della purezza verginale. Nel disegno originario, infatti, le stelle erano d’argento e solo in seguito hanno preso il colore dell’oro.

Insomma: anche se ben pochi lo sanno, la bandiera che sventola su tutti gli edifici pubblici dell’Unione (e il cerchio di stelle che sovrasta l’iniziale dello Stato sulle targhe di ogni automobile europea) sono l’invenzione di un pittore che si ispirò alla sua fervente devozione mariana.

E’ una storia di cui circolano versioni diverse, ma che abbiamo ricostruito con esattezza già nel 1995, in un’inchiesta per il mensile di Famiglia cristiana , Jesus . La vicenda, dunque, inizia nel 1949 quando, a Strasburgo, fu istituito un primo «Consiglio d’Europa», un organismo poco più che simbolico e privo di poteri politici effettivi, incaricato di «porre le basi per un’¹auspicata federazione del Continente». L’anno dopo, anche per giustificare con qualche iniziativa la sua esistenza, quel Consiglio bandì un concorso d’idee, aperto a tutti gli artisti europei, per una bandiera comune. Alla gara partecipò pure Arsène Heitz, un allora giovane e poco noto designer che al tempo della nostra inchiesta era ancora vivo e lucido, pur se ultra novantenne. Heitz, come moltissimi cattolici, portava al collo la cosiddetta «Medaglia Miracolosa», coniata in seguito alle visioni, nel 1830, a Parigi, di santa Catherine Labouré. Questa religiosa rivelò di avere avuto incarico dalla Madonna stessa di far coniare e di diffondere una medaglia dove campeggiassero le dodici stelle dell’Apocalisse e l’invocazione: «Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te». La devozione si diffuse a tal punto nell’intero mondo cattolico da fare di quella «Medaglia Miracolosa» uno degli oggetti più diffusi, con molte centinaia di milioni di esemplari. Ne aveva al collo una di latta e legata con uno spago anche santa Bernadette Soubirous quando, l’11 febbraio del 1858, ebbe la prima apparizione della Signora, che apparve vestita proprio di bianco e di azzurro.

Ebbene, Arsène Heitz non era soltanto uno degli innumerevoli cattolici ad avere su di sé quella Medaglia nata da un’apparizione, ma nutriva una speciale venerazione per l’Immacolata. Dunque, pensò di costruire il suo disegno con le stelle disposte in circolo, come nella Medaglia, su uno sfondo di azzurro mariano. Il bozzetto, con sua sorpresa, vinse il concorso, la cui commissione giudicatrice era presieduta da un belga di religione ebraica, responsabile dell’ufficio stampa del Consiglio, Paul M. G. Lévy, che non conosceva le origini del simbolo, ma fu probabilmente colpito positivamente dai colori. In effetti, l’azzurro e il bianco (le stelle, lo dicevamo, non erano gialle ma bianche nel bozzetto originale) erano i colori della bandiera del neonato Stato d’Israele. Quel vessillo sventolò la prima volta nel 1891, a Boston, sulla sede della «Società Educativa Israelitica» e si ispirava allo scialle a strisce usato dagli ebrei per la preghiera. Nel 1897, alla Conferenza di Basilea, fu adottato come simbolo dell’Organizzazione Sionista Mondiale, divenendo poi nel 1948 la bandiera della repubblica di Israele. In una prospettiva di fede è felicemente simbolica questa unione di richiami cristiani ed ebraici: la donna di Nazareth, in effetti, è la «Figlia di Sion» per eccellenza, è il legame tra Antico e Nuovo Testamento, è colei nel cui corpo si realizza l’attesa messianica. Anche il numero delle stelle sembra collegare strettamente le due fedi: dodici sono i figli di Giacobbe e le tribù di Israele e dodici gli apostoli di Gesù. Dunque, il giudeo-cristianesimo che ha costruito il Continente unito in uno stendardo.
Sta di fatto che alcuni anni dopo la conclusione del concorso d’idee, nel 1955, il bozzetto di Heitz fu adottato ufficialmente come bandiera della nuova Europa. Tra l’altro, a conferma dell’ispirazione biblica e al contempo devozionale del simbolo, il pittore riuscì a far passare una sua tesi, che fu fatta propria dal Consiglio d’Europa. Ci furono critiche, infatti, visto che gli Stati membri erano all’epoca soltanto sei: perché, allora, dodici stelle? La nuova bandiera non doveva rifarsi al sistema della Old Glory, lo stendardo degli Usa, dove ad ogni Stato federato corrisponde una stella?
Arsène Heitz riuscì a convincere i responsabili del Consiglio: pur non rivelando la fonte religiosa della sua ispirazione per non creare contrasti, sostenne che il dodici era, per la sapienza antica, «un simbolo di pienezza» e non doveva essere mutato neanche se i membri avessero superato quel numero. Come difatti avvenne e come ora è stato stabilito definitivamente dalla nuova Costituzione. Quel numero di astri che, profetizza l’Apocalisse, fanno corona sul capo della «Donna vestita di sole» non sarà mai mutato.
Per finire con un particolare che può essere motivo di riflessione per qualche credente: la seduta solenne durante la quale la bandiera fu adottata si tenne, lo dicevamo, nel 1955, in un giorno non scelto appositamente ma determinato solo dagli impegni politici dei capi di Stato. Quel giorno, però, era un 8 dicembre, quando cioè la Chiesa celebra la festa della Immacolata Concezione, la realtà di fede prefigurata da quella Medaglia cui la bandiera era ispirata. Un caso, certo, per molti. Ma forse, per altri, il segno discreto ma preciso di una realtà «altra», in cui ha un significato che per almeno mille anni, sino alla lacerazione della Riforma, proprio Maria sia stata venerata da tutto il Continente come «Regina d’Europa».

Di Vittorio Messori

Corriere della sera 14 luglio 2003

Fonte: www.mariadinazareth.it

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Filmato dell’apparizione di Mirjana

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2007

Filmato dell’apparizione di Mirjana – 2 ottobre 2007

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La curiosità

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2007

La curiosità dans Citazioni, frasi e pensieri diddlmania_409 

La curiosità è la caratteristica di un essere finito con esigenze infinite.

Hans Blumenberg

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Nessuna creatura si perderà senza saperlo

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2007

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Gesù a Padre Pio: “Figliuol mio, non lasciare di scrivere quello che odi oggi dalla Mia bocca, perché tu non l’abbia a dimenticare. Io sono fedele, nessuna creatura si perderà senza saperlo. Molto è diversa la luce dalle tenebre, l’anima a cui soglio parlare l’attiro sempre a Me; invece le arti del demonio tendono ad allontanarla da Me. Io non ispiro mai nell’anima timori che l’allontanano da Me; il demonio non mette mai nell’anima paure che la muovano a ravvicinarsi a Me. I timori che l’anima sente in certi momenti della vita sull’eterna sua salute, se hanno Me per autore si riconoscono dalla pace e serenità, che lasciano nell’anima…”.

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La Piccola Lourdes di Pianura (Na)

Posté par atempodiblog le 11 octobre 2007

Nel lontano 1981 (anno di inizio delle apparizioni di Medjugorje), davanti alla grotta di Massabielle, è stata elevata una richiesta al Cielo da don Peppino Scotto.

La Piccola Lourdes di Pianura (Na) dans Apparizioni mariane e santuari 2hqry86

Il desiderio, ispirato al cuore del sacerdote, voleva che anche a Pianura (Na) si realizzasse in piccolo quello che avveniva a Lourdes. La richiesta è stata accolta per intercessione della Madonna.

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Nel 1982 sono così cominciati i lavori di edificazione di una Cappella che riproduceva la Grotta delle apparizioni.

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Il suolo, che si trova a ridosso della collina dei Camaldoli,  fu donato da due coniugi del luogo e, con il consenso del Padre Generale dei Vocazionisti di quel periodo, è iniziata la realizzazione dapprima del piazzale, poi della Grotta della Sacrestia e del piccolo campanile.

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Nel cemento della Grotta di Pianura sono state inserite alcune pietre raccolte nei pressi della Grotta di Massabielle, ove apparve la Santa Vergine alla piccola Bernadette Soubirous.

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Vi è una bellissima statua della Beatissima Vergine realizzata dai fratelli Bramante, scultori di Pietrasanta Ligure, in marmo di Carrara, alta 2 metri e di 8 quintali di peso. Essa è arrivata a Pianura il 17/12/1982 ed è stata sistemata qualche giorno dopo sulla roccia.

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Oltre alla grotta dove si celebra la funzione eucaristica, è sorta – successivamente – la Chiesa intitolata alla ‘Beata Vergine Maria della Perpetua Visitazione’ per ricordare il Venerabile Giustino Maria Russolillo che ogni mese ci fa pregare la Madonna con questo titolo. La Chiesa si è resa necessaria per officiare la Santa Messa al riparo dalle intemperie, dato che si celebrava il sacramento dell’Eucarestia anche sotto la pioggia.  Essa è stata benedetta e aperta al pubblico il 16 dicembre 1991 da S. E. Salvatore Sorrentino, l’allora vescovo di Pozzuoli.

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All’interno della Chiesa, larga 12 m e lunga 32m, vi sono degli affreschi realizzati dal pittore Aurelio Fabbricatore e delle vetrate istoriate dai fratelli Manila di Montesanto.

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Alcuni tra i primi alunni del Vocazionario hanno riferito che il Venerabile Don Giustino Maria Russolillo, fondatore dell’Ordine dei Vocazionisti,  nel 1932 tornando da Lourdes, previde un santuario mariano e una Via Crucis in questo luogo.

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Il 31/05/2001, con la solenne partecipazione di S. E. Mons. Silvio Padoin vescovo di Pozzuoli, questo luogo viene elevato a Santuario Mariano.

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A tutti i devoti di Maria, il Sacerdote Giuseppe Scotto S.D.V. rinnova l’invito di non mancare all’appuntamento con Lei ogni 11 del mese. Da aprile a settembre alle ore 18, da ottobre a marzo alle ore 16. Ogni undici del mese, quindi, si rinnova l’appuntamento con la Mamma del Cielo.

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Il Papa: dolce Cristo in Terra

Posté par atempodiblog le 11 octobre 2007

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La Chiesa è d’origine divina perché il Suo fondatore è Cristo ed essa subisce attacchi da satana, volti ad eliminarLa, perché tra Essa e Gesù c’è una continuità. Quest’ultimo ha detto che essa non verrà mai distrutta ma non che è esente da battaglie o tentazioni. In Essa Gesù vive con il Suo Spirito Santo, con la Sua parola, con i Sacramenti e in particolare l’Eucarestia; in questo modo Le da una dimensione divina e ha detto: “Io sono con voi fino alla fine dei tempi”.
La Chiesa è costruita su una roccia e questa roccia è Pietro. Infatti, Gesù dice: “Tu sei Pietro e su questa pietra Io edificherò la mia Chiesa e le porte dell’Inferno non prevarranno contro di Essa”.

Gesù ha dato un dono speciale a Pietro che consiste nel non venir mai meno nella Fede. Grazie a questo dono la Chiesa è indistruttibile. Questa professione di Fede (che è il cuore stesso del Cristianesimo) fu espressa da Pietro dicendo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” ed è il segno grazie al quale Gesù riconosce l’elezione del Padre riguardo all’apostolo. E’ scelto per la Fede che gli era stata donata e la motivazione è la corrispondenza di Pietro all’illuminazione del Padre. Prima della scelta Gesù si era ritirato in preghiera per consultarsi con il Padre Suo. Infatti, proclamando la beatitudine dell’apostolo afferma: “Beato te Simone figlio di Giona perché ne la carne ne il sangue te lo hanno rivelato ma il Padre mio che è nei Cieli”.
Gesù ha dato a Pietro il potere che Dio ha dato a Lui, quando ha detto: “A te do le Chiavi del Regno dei Cieli e tutto ciò che legherai sulla Terra sarà legato anche in Cielo e tutto ciò che scioglierai sulla Terra sarà sciolto anche in Cielo”. Pietro e i suoi successori sono diventati la pietra su cui è costruita
la Chiesa. Il dogma dell’infallibilità dei Sommi Pontefici sta a significare che lo Spirito Santo li assisterà sempre nel loro ministero d’insegnare e di guidare. Anche i Papi possono commettere peccati e si confessano ma sulle questioni di Fede e della morale hanno una particolare assistenza dello Spirito Santo, per cui non possono insegnare cose sbagliate (e questa infallibilità l’ha avuta anche il Concilio Ecumenico con a capo il Papa).

Pietro diventò Papa quando Gesù Risorto disse: “Pietro mi ami tu?” e poi, il triplice incarico pastorale: “Pasci i mie agnelli”, “Pasci le mie pecorelle”, “Pasci i miei agnelli”. Per non fare naufragio nella Fede bisogna seguire il Papa.

La Fede di Pietro nella divinità del Cristo ha un valore unico perché in quel momento Gesù ha raccolto intorno a se quelle che sarebbero state le colonne della Chiesa.

La Fede della Chiesa, fino alla fine dei secoli, non potrà che essere quella di Pietro che riconosce in Gesù Cristo il Figlio di Dio. Il Cristianesimo è questa Fede.
Questa pietra resiste a tutti gli attacchi satanici ed è la pietra che sorregge la Chiesa. Quindi il Papa, che rappresenta Gesù, ha potere diretto e immediato su tutta la Chiesa e quando parla di cose di Fede è come se avesse parlato Gesù Cristo; i vescovi, nella loro diocesi, svolgono il servizio insieme al Papa e sotto il Papa. Gesù solo a Lui ha dato la garanzia che non perderà mai la Fede.
All’età di sei anni, Caterina da Siena (di ritorno a casa al tramontar del sole) rimase estasiata di fronte ad una visione e quando il fratellino Stefano le chiese cosa avesse visto, si sentì rispondere: “Ho visto Gesù vestito da Papa” (Gesù le era apparso vestito da Papa e da lì capì che la sua missione era di far tornare il Papa a Roma). A seguito di questa visione, Santa Caterina chiamò il Papa “il dolce Cristo in Terra”.

Luca riporta al capitolo ventiduesimo queste parole di Gesù: “Simone, Simone ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano ma Io ho pregato per te, che non venga meno la tua Fede e tu una volta ravveduto conferma i tuoi fratelli”. Questo vale per Pietro e per i suoi successori. Matteo scrisse che Gesù disse: “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa ed esse non cadde perché era fondata sopra la roccia”.

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Chi è un amico

Posté par atempodiblog le 10 octobre 2007

Chi è un amico dans Amicizia diddlmania_389

“È colui che entra in punta di piedi, senza invadere lo spazio sacro dell’altro, senza condizionare l’unicità, l’originalità, l’individualità dell’amico, senza imposizioni o richieste faziose e interessante.
È colui che sta vicino con la vocazione di comunicare fiducia, stima, ottimismo, incoraggiamento ad andare avanti, a cavalcare il successo, a raggiungere traguardi sempre più alti, senza invidia e timore di essere superato.
È colui che fa tutto per l’altro, senza risparmiarsi, senza rendiconti, con l’unico desiderio di condividere il proprio « tutto » all’amico, per ricordarsi reciprocamente di avere un amico di nome Gesù, che ha lasciato una lezione unica sull’amicizia!”.

Don Gianfranco Poli

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Fiction su San Francesco e Santa Chiara

Posté par atempodiblog le 10 octobre 2007

Per la Rai Saladino è buono e la Chiesa ha la faccia feroce

Di Mario Palmaro

Il Giornale
10/10/2007

Dopo aver visto in tv Chiara e Francesco, ne siamo più che mai convinti: proponiamo una moratoria di almeno dieci anni per le fiction dedicate ai santi. Anche Francesco d’Assisi è caduto vittima di questa alchimia mediatica, che trasforma il sale del Vangelo in zucchero ecumenico, il fuoco della vocazione in brodino caldo filantropico. Lo sceneggiato della Lux Vide era cominciato benino con un’onesta rievocazione della vita del Poverello di Assisi. Fintantoché agli sceneggiatori non è saltato in mente di dedicare un terzo del tempo a loro disposizione alle Crociate. E qui è accaduto il fattaccio. Francesco va in Egitto per parlare con il Sultano, e chi trova a dar scandalo? Un cardinale guerrafondaio, armato fino ai denti, che pare appena uscito dalla marcia su Roma. Tutto vestito di nero, mascella volitiva, sguardo magnetico da «querciolo di Romagna», al prelato manca solo il balcone di Palazzo Venezia. Naturalmente spiega a Francesco che a lui la pace non interessa nulla, vuole vincere punto e basta. Come dire, è sempre «l’ora delle decisioni irrevocabili». E Francesco, invece di fare il bravo balilla, obietta che i Saraceni «credono nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe».
Ora, nessun uomo del Medioevo avrebbe mai potuto proferire un concetto del genere, perché un cristiano del Duecento non avrebbe mai detto che «i musulmani credono nel nostro stesso Dio»: e, a rigor di logica, non dovrebbe dirlo neanche oggi. In ogni caso, quando il vero Francesco andò dal Sultano, nel 1219, gli disse parole ben diverse: «I cristiani giustamente attaccano voi e la terra che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quelli che potete».
Nella fiction della Rai, invece, quando il Sultano rimprovera il Poverello perché i cristiani hanno mosso guerra, lui non sa far di meglio che chiedergli scusa. Di più: si mette a trattare una spartizione della Terra Santa, neanche fosse il precursore della Comunità di Sant’Egidio. Risultato: lo spettatore meno avvertito ne ricava che cristiani e musulmani avrebbero potuto vivere tranquillamente in pace, nel pieno rispetto della convenzione di Ginevra, se non fosse stato per quei cattivoni dei crociati.
In queste fiction dei giorni nostri, i protagonisti sono letteralmente sradicati dalla mentalità del loro tempo e ragionano come un uomo del Terzo millennio, imbevuto di politically correct. Nella fiction della Lux Vide, accanto ai «buoni» Francesco e Chiara si muovono schiere di vescovi e cardinali cattivissimi. In questo modo, la santità diventa davvero un miracolo inspiegabile, perché non si riesce a capire come una specie di associazione a delinquere quale appare la Chiesa del passato riesca poi a produrre figure di eccelsa moralità come un Francesco o una Chiara d’Assisi.
È la fiction, bellezza. Questi lavori, anche quando sono prodotti da cattolici come i fratelli Bernabei della Lux, non hanno nessuna intenzione di descrivere chi veramente fu un certo santo del passato. Preferiscono confezionare un fantoccio imbottito dei buoni sentimenti, della mentalità e dei luoghi comuni del tempo presente. Ma così facendo, non si fa un buon servizio ai credenti. Né tanto meno ai laici che vorrebbero sinceramente capire più da vicino che cos’è un santo: anche loro, l’altra sera, avrebbero probabilmente voluto incontrare Chiara d’Assisi. Ma quelli veri erano altrove.

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24-25 Ottobre Mirjana a Napoli e Maiori (SA)

Posté par atempodiblog le 8 octobre 2007

Incontri di preghiera con la partecipazione di Mirjana di Medjugorje

Mercoledì 24 Ottobre 2007

Collegiata Santuario « S.Maria a mare » in Maiori (SA)

Giovedì 25 Ottobre 2007

Chiesa di S.Giacomo degli Spagnoli, Piazza Municipio, Napoli.

Programma identico per entrambi i giorni:

ore 14,00 Accoglienza

ore 15,00 Coroncina alla Divina Misericordia

ore 15,30 Rosario meditato

ore 16,00 Adorazione Eucaristica

ore 17,00 Celebrazione Eucaristica

ore 18,00 Testimonianza della veggente di Medjugorje

Fonte: http://www.medjugorje.altervista.org/

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Giuseppe Moscati in tv così lontano dalla realtà

Posté par atempodiblog le 8 octobre 2007

Giuseppe Moscati in tv così lontano dalla realtà dans Articoli di Giornali e News sangiuseppemoscati

D’accordo, le vite dei santi fanno audience, tant’è che proprio mentre trasmettevano lo sceneggiato in due puntate su San Giuseppe Moscati compariva l’annuncio di Chiara e Francesco, ennesima fiction sul Poverello d’Assisi (una all’anno in media). Ma se le biografie agiografiche «tirano» e se, com’è ovvio, sono rivolte a un pubblico familiare (e soprattutto cattolico) da prima serata, che c’entra una scena di sesso, insistito e senza veli, nella prima puntata del Giuseppe Moscati? I santi sono il contrario del politicamente corretto e di certo non amano che si parli di loro nascondendosi dietro il dito della didascalia «liberamente ispirato a». Questa «avvertenza per lo spettatore» dovrebbe giustificare ogni volo pindarico, ma di fatto finisce col piegare il racconto alle regole più mediocri e banali del narrare per immagini.

Così, si prende un santo, persona per definizione eccezionale, e lo si trasforma in un generico buonista da telefilm d’ambientazione sanitaria. Ciò accade perché si diffida della capacità di una vita di santo di essere di per sé spettacolare. Il vero Moscati (che, per inciso, portava gli occhiali e non assomigliava a Beppe Fiorello, bensì all’attore che fa la parte dell’amico-nemico) era uomo da comunione quotidiana, di cui nello sceneggiato non c’è traccia. In tutta la prima puntata lo si vede una sola volta in preghiera e, paradossalmente, davanti al «Cristo velato» della napoletana cappella Sansevero, una scultura massonica ed esoterica. Forse si pensa di vendere lo sceneggiato all’estero, dove nessuno conosce quella statua? Ma lo stesso può dirsi della figura di S. Giuseppe Moscati, e specialmente all’estero.

Il vero Moscati, che fu famoso per l’infallibilità delle sue diagnosi, abilità definita «miracolosa» anche dai suoi colleghi razionalisti e atei, usava consultarsi con Dio prima di pronunciarne una. Al contrario, darebbe alla fiction una profondità che potrebbe aspirare al capolavoro. Lo stesso ragionamento vale per l’espediente escogitato dai soggettisti per spiegare la scelta celibataria del Moscati: una banale delusione d’amore. Invece, nella storia vera, l’ormai illustre cattedratico e scienziato (fu tra gli anticipatori della biochimica) venne chiamato d’urgenza al capezzale di una donna di malaffare. Era uno scherzo di pessimo gusto che sapeva di poter contare sulla carità eroica del santo, il quale non badava al suo rango e nemmeno alla parcella quando c’era da assistere un malato. Quel giorno Giuseppe Moscati si infilò nella chiesa delle Sacramentine e, davanti all’immagine della Madonna del Buon Consiglio, fece voto perpetuo di castità. Ovviamente, si è pensato che la castità non sia «telegenica». E si è persa un’altra occasione per uscire dall’usuale piattezza delle trame. E dire che il cattolicissimo Moscati era un pugno nell’occhio per la classe medica del suo tempo, trasudante positivismo agnostico e scientista: conflitto che da solo bastava a riempire un film. Domanda: perché non affidano a un vero romanziere cattolico i soggetti filmici sui santi?

di Rino Cammilleri
[Da «il Giornale», 30 settembre 2007]

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Il calcio degli OGM

Posté par atempodiblog le 1 octobre 2007

Il goal della Juventus è irregolare ma diventa valido perché questa è l’interpretazione odierna della norma.
Il guardalinee, quando un giocatore è in evidente fuorigioco come Trezeguet, è tenuto a sbandierare perché è una situazione irregolare; a quel punto, nel calcio geneticamente modificato anche nello spirito con cui viene arbitrato, se Dellafiore passa volontariamente la palla all’indietro riqualifica il bomber francese ma se il difensore granata tocca involontariamente il pallone all’indietro non si è più in presenza di una riqualificazione della posizione del calciatore precedentemente in fuorigioco. A volte ci vorrebbe un po’ di buon senso.

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I tre Arcangeli

Posté par atempodiblog le 29 septembre 2007

Oggi si celebra la festa dei tre Arcangeli e per festeggiarli posto un breve passo dell’ultima newsletter di Radio Maria a cura di Padre Livio:

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Michele significa « Chi è come Dio? ». Con questa stoccata micidiale l’Arcangelo ha rovesciato Lucifero e il suo esercito dal Cielo. Nella lotta contro il maligno la spada affilata della sua umiltà e della sua sottomissione ci è di grande aiuto.

Gabriele significa « Fortezza di Dio ». E’ l’Arcangelo al quale Dio ha affidato l’incarico di annunciare a Maria l’evento dell’Incarnazione. A Lui chiediamo il dono della fortezza, in particolare perché Radio Maria continui ad annunciare il vangelo senza paura degli uomini.

Raffaele significa « Medicina di Dio ». A lui chiediamo di dare sollievo ai nostri malati e come un giorno guarì la cecità di Tobia, possa oggi aprire gli occhi di coloro che giacciono nelle tenebre dell’ignoranza e dell’incredulità.

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L’uomo punirà se stesso

Posté par atempodiblog le 28 septembre 2007

L'uomo punirà se stesso dans Citazioni, frasi e pensieri diddlmania_017 

L’Apocalisse non è dietro di noi, ma davanti a noi.

René Girard

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Il male è nato dagli angeli

Posté par atempodiblog le 27 septembre 2007

Il male è nato dagli angeli dans Fede, morale e teologia padrelivio

Quante volte si sente dire “dov’è Dio?”, specialmente quando si verificano tragici eventi, però il male non è stato provocato da Dio ma è entrato nel mondo a causa dell’infedeltà dell’uomo. Dio si è impegnato a liberarci dal male con la nostra collaborazione. La Santa Croce, dove Gesù Cristo ha volontariamente portato il male del mondo, indica come Dio abbia preso sulle sue spalle tutte le sofferenze e le negatività umane e le abbia espiate al nostro posto ed a nostro favore.
Qualche altra persona si chiede perché Dio non esibisca davanti ai nostri occhi la Sua onnipotenza per eliminare il male. Potrebbe farlo senza eliminare la libertà? La vita conserverebbe più il suo significato che è un tempo di prova dove l’uomo decide del suo destino eterno? Dio ha tolto al male il suo pungiglione mortifero e questo può essere trasformato in bene. Dio veicola i peccati commessi in modo tale da scoprire la Divina Misericordia. Non c’è nulla che Dio non possa volgere al bene, se Egli permette il male è per ricavarne un bene maggiore.
Pensando allo Tsunami (il maremoto dell’Oceano Indiano del dicembre 2004) Padre Livio ha affermato che “Dio era lì che bussava alla porta di ogni cuore, inondato dall’acqua, per portarli nell’Oceano dell’Infinito Amore”. Dove c’è stato lo Tsunami ricordo che c’è il turismo sessuale con sfruttamento di minori.
Ricordo che la vita va dal tempo all’eternità e che la vera vita è quella eterna.

Il bene, la verità, la luce, l’amore, la bellezza sono attributi divini e quindi infiniti ed eterni. Il male è una realtà creata. Non esiste il dio del male. Prima che esistesse il mondo, il male non esisteva. Prima che esistessero gli angeli e gli uomini, il male non esisteva. Quindi se uno è corazzato con la forza di Dio lo manda in frantumi.
Nella storiella famosa di Adamo ed Eva c’è più sapienza che in tutti i libri che ha scritto l’umanità. Perché li c’è la risposta che Dio ti da su come è nato il male. Il male è nato con la libertà umana. Quando una creatura ha disubbidito a Dio. Gli uomini non sono stati i primi a far nascere il male.
Nel primo istante Dio creò gli angeli e li elevò in grazia, ma non ancora con la visione di Dio. Nel secondo istante furono sottoposti alla prova. Chi accettò la dipendenza da Dio superò la prova, accettando di essere creatura e accettando il piano Divino della creazione (perché creando il mondo Dio aveva un piano, che prevedeva anche l’Incarnazione – a prescindere che l’uomo avesse peccato o meno).
Le creature che hanno deciso di non ubbidire a Dio hanno creato il male. Non amandolo e contrapponendosi a Lui. Volevano essere loro Dio al posto di Dio. L’illusione della libertà assoluta, il che è ridicolo. Basta pensare: prima non esistevo, ora esisto…
E’ nato come atto d’orgoglio. Noi uomini abbiamo difficoltà a comprendere il male perché questo è nato dagli angeli.
Perché Dio ha lasciato le creature razionali (angeli e uomini) liberi nella possibilità di fare il male? Ha creato esseri che potevano dirgli di no. In caso contrario avrebbe dovuto crearci come cane, come gatto…
Aveva previsto che degli angeli e degli uomini non avrebbero superato la prova.
Il tempo della prova per noi dura tutta la vita. Per gli angeli è durato un istante. Perché essendo purissimi spiriti possono determinarsi in un istante.
Essendo anime incarnate per fare il bene e fare il male abbiamo bisogno di tanti atti. Facendo il bene ci rafforziamo nelle virtù, verso un’impeccabilità morale (commettendo solo imperfezioni). Facendo il male pian piano andiamo verso l’impenitenza.
Tra gli angeli, chi superò la prova fu ammesso alla visione di Dio, alla comunione con Dio, alla partecipazione alla Vita Divina perché Dio è un oceano immenso d’Amore, di Comunione, di Gioia, di Pace, di Luce. Non possiamo nemmeno immaginare. Il paradiso è Dio dentro Dio.
Quando uno è nella visione di Dio non può più peccare. Direte, allora non è libero? Sia gli angeli che i santi in Paradiso sono liberi ma non possono peccare.
La libertà umana è una proprietà della volontà. La volontà è una facoltà dell’anima, un’attività dell’anima spirituale. La volontà è un desiderio di bene. Per cui noi siamo sempre spinti a scegliere per ciò che per noi è un bene. Dopo aver stimato che è un bene lo scegliamo e lo vogliamo. Quindi nessuno di noi sceglie il male. Magari si sceglie un male non sapendo che lo è. Tutto ciò che noi facciamo, lo facciamo pensando che per noi è un bene (perfino uno che si uccide, lo fa perché pensa che annientandosi elimina la sofferenza). Ogni azione dell’uomo è sotto la ricerca di un bene per se. Talvolta, un bene illusorio e ingannevole.
Quindi quando il Sommo Bene si ha davanti agli occhi, lo si vuole con tutto il cuore, con tutto se stesso, siamo come il cane che vuole l’osso.
Gli angeli, non ancora ammessi alla visione di Dio, che hanno fallito la prova con la loro affermazione di indipendenza, credevano di poter diventare loro Dio al posto di Dio. Il peccato degli uomini è meno grave di quello degli angeli perché questi ultimi non erano tentati dal demonio ma loro sono diventati dei demoni.
Il peccato di Adamo ed Eva è più grave del nostro perché furono creati in sapienza, in grazia e non avevano la concupiscenza come l’abbiamo noi. Non avevano la visione di Dio, quindi nella valutazione del bene e del male potevano sbagliare.
L’arte sublime del demonio è conoscere noi più di quanto conosciamo noi stessi. Sa che ogni nostra azione è dettata dalla ricerca di qualcosa di buono, anche quando facciamo azioni cattive. Ogni azione è guidata da un vantaggio (es. abortisco così non ho chi mi rompe le scatole). San Francesco dà tutti i suoi beni perché cerca una ricchezza più grande che è l’Amore di Dio.
Il demonio sa che Dio ha messo l’uomo di fronte alla via del bene e alla via del male; perché la vita è il tempo della prova di fedeltà e amore per essere ammessi in Paradiso.
Nella navigazione della vita Dio ci ha dato l’intelligenza, la coscienza, la libera volontà sul piano naturale, poi ci ha dato la Chiesa, i Comandamenti, la Grazia, gli Aiuti Spirituali.
Il demonio sa che la via del male porta a casa sua, quindi se non percorriamo la via del male non avrà sudditi. Avrà angeli ma pochi uomini. Quindi deve imbrogliare le carte. Presentare la via del male molto appetitosa. La Madonna più volte ci ha messo in guardia dalle false luci e alla false gioie.
Noi ci muoviamo solo se possiamo avere qualcosa di buono e, quindi, ci presenta il male sotto forma di bene. Ci dice che con Dio si vive peggio. Si vive peggio con la Chiesa, con i Comandamenti, con il Rosario e così ci rovina la vita.
Larga è la porta e ampia la via che porta alla perdizione eterna (questo ce lo insegna Gesù) e sono molti quelli che la percorrono. Questa cosa è stata ribadita dalla Madonna, specialmente a Fatima (“oggi molte anime vanno all’inferno perché non c’è nessuno che prega e si sacrifica per loro”) ed a Medjugorje (“sono molte le anime che vanno all’inferno »).

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Ai preti manca sposarsi?

Posté par atempodiblog le 27 septembre 2007

Ai preti manca sposarsi? dans Fede, morale e teologia sacerdoti

Questo intervento nasce, grazie ad una riflessione ad alta voce di Padre Livio, perché in tv si parla di coppie di fatto e non più di matrimonio, mentre quest’ultima forma di unione vorrebbero affibiarla ai preti. Il celibato dei preti non è un dogma di Fede. Il primo Papa, San Pietro, era sposato.
La Chiesa latina, nel corso della storia, ha ritenuto opportuno associare al sacerdozio il voto di castità e questa scelta si è rilevata molto positiva.
Il popolo ha imposto il celibato perché andava a Messa dai preti celibi e non da quelli sposati.Non dimentichiamo che Gesù Cristo era celibe e che il prete è un Altro Cristo.
La crisi delle vocazioni non si risolve con i preti che si sposano, la crisi riguarda anche i pastori protestanti e i preti anglicani (che si sposano).Il problema del clero è quello della Fede: ha poca Fede.
La Valtorta scrisse che il tempo della grande impostura sarebbe stato preparato da una crisi del clero. Ricordo l’apparizione delle Tre Fontane a Roma dove
la Madonna della Rivelazione fece vedere, per terra, al veggente un drappo nero, una veste gettatata e una croce spezzata; dicendo che ci sarebbe stata una grande infedeltà da parte dei sacerdoti. Infatti, in quei tempi, furono molti i sacerdoti che lasciarono l’abito. Questa crisi non riguardava una crisi dei sensi (crisi affettive e affini) ma una mancanza di Fede che porta al naufragio nella stessa.
Guardando la situazione della Chiesa oggi si è portati a pensare una frase di Gesù: “Quando verrà il Figlio dell’Uomo ci sarà ancora
la Fede sulla Terra?”.
Bisogna essere saldi nella Fede. Le vocazioni, sia maschili che femminili, di clausura – dove la vita è eroica – sono le uniche che non hanno crisi. Gli ordini religiosi più austeri han conservato le vocazioni, invece quelli che hanno aperto al mondo hanno perso le vocazioni. Ci vorrebbe una rinascita spirituale, in cui si è entusiasti della propria Fede e missione.E’ fondamentale che i preti conoscano di più Gesù Cristo e che lo amino di più. Quindi il sacerdote è chiamato ad imitare Cristo che era celibe (essendo un Altro Cristo) e a dare piena dedizione alla Chiesa Sposa di Cristo, a cui dona la sua esistenza e la ricchezza dei suoi sentimenti. Questi ultimi due motivi che ho scritto sono un teologico e l’altro ecclesiologico e c’è anche una terza ragione di natura escatologica: per testimoniare la vita futura.
Il prete si stacca da alcune cose per essere più disponibile, per diventare un padre in senso spirituale. Aiuta a scoprire l’Amore di Dio. Oggi manca l’amore per Gesù e per le anime. Il sacerdozio è il prolungamento di Gesù Cristo, della sua vita e delle sue scelte. Gesù era tutto della sua missione.I preti sposati devono dedicare del tempo alla loro famiglia e la gente è scontenta. I fedeli sono “figli” del sacerdote. Per trasferire i preti da una Parrocchia ad un’altra o da un posto all’altro bisognerebbe chiedere il permesso alla moglie ed ai figli (che hanno amici, scuola, ecc… in quel posto). Se un figlio desse cattivo esempio, di riflesso il prete perderebbe un po’ della sua autorità (la gente mormorerebbe che se non sa educare il figlio come può condurre bene i fedeli, ecc…).Veniamo al triste argomento dei preti che lasciano l’abito: costoro restano sacerdoti per sempre e per loro bisogna pregare e digiunare. Non forzarli perché Dio ha lasciato a tutti una volontà libera.Gesù, gelosissimo dei suoi Sacerdoti, non vuole e non tollera che vengano mosse accuse, di nessun tipo e di nessun genere, anche se l’evidenza delle cose e dei fatti lo rendono palese. Bisogna pregare, pregare, pregare e mai giudicarli, se succede questo, la colpa è dei fedeli, che non pregano abbastanza per avere santi Sacerdoti! Bisogna usare carità spirituale, quando si parla di qualsiasi Sacerdote, anche se colpevole…Profetiche furono le parole del Cardinale Newman: « Molti ecclesiastici si sono lasciati andare ad una vita di mollezza. Non intendono più il valore della loro chiamata alla vita di povertà, umiltà e castità. Spogliatevi ora di questi ornamenti del mondo che adescano ed intrappolano le vostre anime, fratelli miei; e distruggono la vostra vocazione. Gli anni che vi rimangono sono pochi per recuperare il gregge che avete disperso. Svegliatevi ora dal vostro sonno… O fratelli miei, sono pienamente consapevole dei vostri dilemmi e degli errori che si sono impossessati di voi. La vostra obbedienza deve essere data all’Eterno Padre. Non ci sarà alcuna giustifi­cazione per l’uomo che favorisce l’errore e l’eresia!… Tornate indietro, fratelli miei… ».Oggigiorno si prega pochissimo per i Sacerdoti, invito tutti a recitare questa preghiera che ci ha insegnato San Pio da Pietrelcina: « Dio Onnipotente ed Eterno, che vuoi la salvezza di tutti gli uomini e non vuoi che alcuno perisca, dona al mondo Sacerdoti Santi, perché il Loro esempio trascini gli altri a conoscerti meglio, ad amarti di più e a servirti come a Te conviene. Amen ».Concludendo, ai preti non manca sposarsi ma avere più Fede.

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