Racconti di Natale

Posté par atempodiblog le 13 décembre 2007

Racconti di Natale
di Jean Paul Sartre

Gesù Bambino e Maria SS

Siccome oggi è Natale, avete il diritto di esigere che vi si mostri il presepe. Eccolo. Ecco la Vergine ed ecco Giuseppe ed ecco il bambino Gesù. L’artista ha messo tutto il suo amore in questo disegno ma voi lo troverete forse un po’ naif.
Guardate, i personaggi hanno ornamenti belli, ma sono rigidi: si direbbero delle marionette. Non erano certamente così. Se foste come me, che ho gli occhi chiusi. Ma ascoltate: non avete che da chiudere gli occhi per sentirmi e vi dirò come li vedo dentro di me. La Vergine è pallida e guarda il bambino. Ciò che bisognerebbe dipingere sul suo viso è uno stupore ansioso che non è apparso che una volta su un viso umano. Poiché il Cristo è il suo bambino, la carne della sua carne, e il frutto del suo ventre. L’ha portato nove mesi e gli darà il seno: e il suo latte diventerà il sangue di Dio.
E in certi momenti, la tentazione è così forte che dimentica che è Dio.
Lo stringe tra le sue braccia e dice: piccolo mio!
Ma in altri momenti, rimane interdetta e pensa: Dio è là e si sente presa da un orrore religioso per questo Dio muto, per questo bambino terrificante. Poiché tutte le madri sono così attratte a momenti davanti a questo frammento ribelle della loro carne che è il loro bambino e si sentono in esilio davanti a questa nuova vita che è stata fatta con la loro vita e che popolano di pensieri estranei. Ma nessun bambino è stato più crudelmente e più rapidamente strappato a sua madre poiché egli è Dio ed è oltre tutto ciò che lei può immaginare.
Ed è una dura prova per una madre aver vergogna di sé e della sua condizione umana davanti a suo figlio. Ma penso che ci sono anche altri momenti, rapidi e difficili, in cui sente nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio. Lo guarda e pensa:
« Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. E’ fatta di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Mi rassomiglia. E’ Dio e mi assomiglia. E nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolo che si può prendere nelle braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che vive ».
Ed è in quei momenti che dipingerei Maria, se fossi pittore, e cercherei di rendere l’espressione di tenera audacia e di timidezza con cui protende il dito per toccare la dolce piccola pelle di questo bambino-Dio di cui sente sulle ginocchia il peso tiepido e che le sorride.
Questo è tutto su Gesù e sulla Vergine Maria.
E Giuseppe?
Giuseppe, non lo dipingerei. Non mostrerei che un’ombra in fondo al pagliaio e due occhi brillanti. Poiché non so cosa dire di Giuseppe e Giuseppe non sa che dire di se stesso. Adora ed è felice di adorare e si sente un po’ in esilio. Credo che soffra senza confessarselo. Soffre perché vede quanto la donna che ama assomigli a Dio, quanto già sia vicino a Dio. Poiché Dio è scoppiato come una bomba nell’intimità di questa famiglia. Giuseppe e Maria sono separati per sempre da questo incendio di luce.
E tutta la vita di Giuseppe, immagino, sarà per imparare ad accettare.
Miei buoni signori, questa è la Sacra Famiglia.
Ora apprenderemo la storia di Bariona poiché sapete che vuole strangolare quel bambino. Corre, si affretta ed eccolo arrivato. Ma prima di farvelo vedere, ecco una piccola canzone di Natale.

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La data del Natale

Posté par atempodiblog le 13 décembre 2007

« LA DATA DEL NATALE »
di don Nicola Bux e don Salvatore Vitiello

La data del Natale dans Santo Natale presepe

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – In questi giorni continuano a rincorrersi interventi ed interviste, anche su autorevoli mezzi di comunicazione, che sostengono una lettura simbolica del Natale e, con essa, delle date e dei riferimenti storici legati all’evento della nascita del Salvatore. Tali letture sono ormai totalmente superate anche dai più recenti studi. Sembrano pertanto opportune alcune precisazioni storiche e perciò teologiche. La coordinata che dà Luca per stabilire l’anno della nascita di Gesù è l’editto di Cesare Augusto. Quando è avvenuto? Ovvero in che anno del calendario romano? Sulla vicenda non ci addentreremo. Ma, anche in questo caso, si fa notare che con troppa facilità si è parlato di errore di calcolo del monaco Dionigi, incaricato nel 525 dalla Chiesa di Roma di proseguire la compilazione della tavola cronologica della data di Pasqua preparata a suo tempo dal Vescovo Cirillo alessandrino in Egitto. Egli però non partì dalla data d’inizio dell’impero di Diocleziano (285 del nostro calendario cristiano) – data che ancora oggi la Chiesa copta adopera per il computo del suo calendario, cioè l’inizio dell’era dei martiri – ma dall’incarnazione di Gesù Cristo. Sebbene non si conosca esattamente il metodo da lui seguito, è vigente la tesi che egli si sarebbe sbagliato, ponendo la nascita di Gesù ‘dopo la morte di Erode’, ovvero 4 o 6 anni dopo la data in cui sarebbe avvenuta, e che corrisponderebbe al 748 di Roma. Si può dimostrare che invece non è così, perché le obiezioni mosse ai suoi calcoli sono invalide, in quanto non tengono conto per esempio, che Giuseppe Flavio, al quale normalmente ci si riferisce per questa e altre datazioni, si è sbagliato, e proprio sulla morte di Erode il Grande, in base ad una eclissi lunare da lui ricordata.
Inoltre, gli si imputa di non aver usato lo 0 nel computo, cosa che a quel tempo mancava. Dionigi in ogni caso recepì la data del 25 dicembre che non era stata introdotta arbitrariamente dalle Chiese cristiane. Secondo Tertulliano Gesù sarebbe nato nel 752 di Roma, 41° anno dell’impero di Augusto. I moderni strumenti di indagine permettono di collegare i dati con gli elementi astronomici che ne garantiscono la sicurezza; si superano così i contrasti tra mondo ebraico e cultura cristiana che possono aver condizionato gli storici. La cronologia può essere ricostruita, come ha fatto l’insigne storico Giorgio Fedalto, comparando tavole cronologiche differenti (cfr. Storia e metastoria del cristianesimo. Questioni dibattute, Verona 2006, pp 39-58 e Carsten Peter Thiede, La nascita del cristianesimo, Milano 1999, pp 267-322).
Anche sugli annunci che precedono la nascita del Signore possiamo fare alcune considerazioni. Luca, intendendo inquadrare storicamente Gesù e la sua venuta, fornisce un’altra coordinata: comincia il suo vangelo riportando una tradizione giudeo-cristiana gerosolimitana, un fatto apparentemente marginale ma storicamente verificabile dai suoi contemporanei, ancor prima del 70 d.C. Secondo l’evangelista, l’angelo Gabriele aveva annunziato al sacerdote Zaccaria, mentre « esercitava sacerdotalmente nel turno (taxis) del suo ordine (ephemeria) » (1,8), quello di Abia (1,5) che la sua sposa Elisabetta avrebbe concepito un figlio. Luca rimanda pertanto ad una rotazione disposta da David (1Cr 24,1-7.19): le 24 classi si avvicendavano in ordine immutabile nel servizio al tempio da sabato a sabato, due volte l’anno. Questo era noto tra i giudei e almeno in ambiente giudeo-cristiano. Il turno di Abia, prescritto per due volte l’anno, cadeva dall’8 al 14 del terzo mese del calendario (lunare) ebraico e dal 24 al 30 dell’ottavo mese (cfr Shemarjahu Talmon, The Calendar Reckoning of the sect from the Judean Desert. Aspects of the Dead Sea Scrolls, in Scripta Hierosolymitana, vol IV, Jerusalem 1958, pp 162-199 e Antonio Ammassari, Alle origini del calendario natalizio, in Euntes Docete, 45, 1992, pp 11-16). Questa seconda volta, secondo il calendario solare corrisponde all’ultima decade di settembre.
In tal modo è storica anche la data della nascita del Battista (Lc 1,57-66) corrispondente al 24 giugno, nove mesi dopo. Così anche l’annuncio a Maria « nel sesto mese » (1,28) dalla concezione di Elisabetta, corrispondente al 25 marzo. Ultima conseguenza è dunque storica la data del 25 dicembre, nove mesi dopo. Nel calendario liturgico siriaco v’è il ‘Subara’, il tempo dell’annuncio, costituito da sei domeniche (v. Avvento ambrosiano) la prima dedicata all’annuncio della nascita di Giovanni al padre Zaccaria, celebrato dal calendario bizantino e dalla chiesa latina di Terrasanta al 23 settembre. Così i bizantini (e i latini) conservano al 23 settembre una data storica quasi precisa, al più con un margine di due giorni. Altrettanto dicasi per le date delle feste della natività del Battista e l’annunciazione a Maria e la natività di Gesù. La liturgia della Chiesa ha fissato e commemorato prima storicamente queste date (v. la Circoncisione all’ottavo giorno dopo la nascita, la presentazione al quarantesimo), in specie il Natale del Signore. Il fatto che sia stata a volte assimilata a quella del 6 gennaio, è dovuto al calendario bizantino che ricordava un insieme di eventi epifanici (l’arrivo dei Magi, il battesimo al Giordano, le nozze di Cana), ma anche che le Chiese si comunicavano le date delle celebrazioni e avevano possibilità di verificarne l’attendibilità storica. Invece, soprattutto nella seconda metà del secolo scorso, si divulgò da parte di liturgisti l’idea che il 25 dicembre fosse una data convenzionale, scelta dai cristiani di Roma per sostituire il Natale del Sole invincibile, cioè una festa del dio Mitra o dell’imperatore, che cadeva intorno al solstizio invernale. In realtà, soprattutto dopo l’editto di Costantino, la Chiesa avrebbe potuto pure essere mossa dal desiderio di valorizzare qualche festa del paganesimo decadente, ma non inventare di sana pianta una data così centrale. Si pensi che nel rito bizantino la data dell’Annunciazione abolisce la domenica e il giovedì santo, e se coincide con la Pasqua si canta metà canone, la composizione poetica propria delle due feste. Dunque, la memoria ininterrotta fu sanzionata con la liturgia, ma il Vangelo di Luca con i suoi accenni a luoghi, date e persone vi ha contribuito in modo fondamentale. (Agenzia Fides 28/12/2006; righe 69, parole 992)

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La data del 25 dicembre non è soltanto un simbolo

Posté par atempodiblog le 11 décembre 2007

Lo studio di un professore dell’Università ebraica di Gerusalemme cancella ogni dubbio su un enigma millenario.
La data del 25 dicembre non è soltanto un simbolo
Dai rotoli di Qumran la conferma della sua esattezza

La data del 25 dicembre non è soltanto un simbolo dans Santo Natale richieste_di_preghiere

Quando tutti sono via, quando le città sono vuote, a chi – e dove – mandare cartoline e consegnare pacchi con nastri e fiocchetti? Non sono i vescovi stessi a tuonare contro quella sorta di orgia consumistica cui sono ridotti i nostri Natali? E allora, spiazziamo i commercianti, spostiamo tutto a Ferragosto. La cosa, osservavo, non sembra impossibile: in effetti, non fu la necessità storica, fu la Chiesa a scegliere il 25 dicembre per contrastare e sostituire le feste pagane nei giorni del solstizio d’inverno.
La nascita del Cristo al posto della rinascita del Sol invictus . All’inizio, dunque, ci fu una decisione pastorale che può essere mutata, variando le necessità. Una provocazione, ovviamente, che si basava però su ciò che è (o, meglio, era) pacificamente ammesso da tutti gli studiosi: la collocazione liturgica del Natale è una scelta arbitraria, senza collegamento con la data della nascita di Gesù, che nessuno sarebbe in grado di determinare. Ebbene, pare proprio che gli esperti si siano sbagliati; e io, ovviamente, con loro. In realtà oggi, anche grazie ai documenti di Qumran, potremmo essere in grado di stabilirlo con precisione: Gesù è nato proprio un 25 dicembre. Una scoperta straordinaria sul serio e che non può essere sospettata di fini apologetici cristiani, visto che la dobbiamo a un docente, ebreo, della Università di Gerusalemme.

Vediamo di capire il meccanismo, che è complesso ma affascinante. Se Gesù è nato un 25 dicembre, il concepimento verginale è avvenuto, ovviamente, 9 mesi prima. E, in effetti, i calendari cristiani pongono al 25 marzo l’annunciazione a Maria dell’angelo Gabriele. Ma sappiamo dallo stesso Vangelo di Luca che giusto sei mesi prima era stato concepito da Elisabetta il precursore, Giovanni, che sarà detto il Battista. La Chiesa cattolica non ha una festa liturgica per quel concepimento, mentre le antiche Chiese d’Oriente lo celebrano solennemente tra il 23 e il 25 settembre. E, cioè, sei mesi prima dell’Annunciazione a Maria. Una successione di date logica ma basata su tradizioni inverificabili, non su eventi localizzabili nel tempo. Così credevano tutti, fino a tempi recentissimi. In realtà, sembra proprio che non sia così.
In effetti, è giusto dal concepimento di Giovanni che dobbiamo partire. Il Vangelo di Luca si apre con la storia dell’anziana coppia, Zaccaria ed Elisabetta, ormai rassegnata alla sterilità, una delle peggiori disgrazie in Israele. Zaccaria apparteneva alla casta sacerdotale e, un giorno che era di servizio nel tempio di Gerusalemme, ebbe la visione di Gabriele (lo stesso angelo che sei mesi dopo si presenterà a Maria, a Nazareth) che gli annunciava che, malgrado l’età avanzata, lui e la moglie avrebbero avuto un figlio. Dovevano chiamarlo Giovanni e sarebbe stato «grande davanti al Signore».
Luca ha cura di precisare che Zaccaria apparteneva alla classe sacerdotale di Abia e che quando ebbe l’apparizione «officiava nel turno della sua classe». In effetti, coloro che nell’antico Israele appartenevano alla casta sacerdotale erano divisi in 24 classi che, avvicendandosi in ordine immutabile, dovevano prestare servizio liturgico al tempio per una settimana, due volte l’anno. Sapevamo che la classe di Zaccaria, quella di Abia, era l’ottava, nell’elenco ufficiale. Ma quando cadevano i suoi turni di servizio? Nessuno lo sapeva. Ebbene, utilizzando anche ricerche svolte da altri specialisti e lavorando, soprattutto, su testi rinvenuti nella biblioteca essena di Qumran, ecco che l’enigma è stato violato dal professor Shemarjahu Talmon che, come si diceva, insegna alla Università ebraica di Gerusalemme. Lo studioso, cioè, è riuscito a precisare in che ordine cronologico si susseguivano le 24 classi sacerdotali. Quella di Abia prestava servizio liturgico al tempio due volte l’anno, come le altre, e una di quelle volte era nell’ultima settimana di settembre. Dunque, era verosimile la tradizione dei cristiani orientali che pone tra il 23 e il 25 settembre l’annuncio a Zaccaria. Ma questa verosimiglianza si è avvicinata alla certezza perché, stimolati dalla scoperta del professor Talmon, gli studiosi hanno ricostruito la «filiera» di quella tradizione, giungendo alla conclusione che essa proveniva direttamente dalla Chiesa primitiva, giudeo-cristiana, di Gerusalemme. Una memoria antichissima quanto tenacissima, quella delle Chiese d’Oriente, come confermato in molti altri casi.
Ecco, dunque, che ciò che sembrava mitico assume, improvvisamente, nuova verosimiglianza. Una catena di eventi che si estende su 15 mesi: in settembre l’annuncio a Zaccaria e il giorno dopo il concepimento di Giovanni; in marzo, sei mesi dopo, l’annuncio a Maria; in giugno, tre mesi dopo, la nascita di Giovanni; sei mesi dopo, la nascita di Gesù. Con quest’ultimo evento arriviamo giusto al 25 dicembre. Giorno che, dunque, non fu fissato a caso.
Ma sì, pare proprio che il Natale a Ferragosto sia improponibile. Ne farò, dunque, ammenda ma, più che umiliato, piuttosto emozionato: dopo tanti secoli di ricerca accanita i Vangeli non cessano di riservare sorprese. Dettagli apparentemente inutili (che c’importava che Zaccaria appartenesse alla classe sacerdotale di Abia? Nessun esegeta vi prestava attenzione) mostrano all’improvviso la loro ragion d’essere, il loro carattere di segni di una verità nascosta ma precisa. Malgrado tutto, l’avventura cristiana continua.

Vittorio Messori – Corriere della Sera del 09/07/2003

Dal Mar Morto a Oxford:
i papiri che nascondono la verità

La data di nascita di Gesù è stata stabilita grazie ai documenti di Qumran. In alcune grotte della località sul Mar Morto un pastore scoprì, nel 1947, una serie di papiri manoscritti. Le scoperte proseguirono, in modo rocambolesco, fino al ’56. Si tratta di circa 750 testi in ebraico, aramaico (la lingua parlata dallo stesso Gesù) e greco. Vanno dal terzo secolo a.C. fino al I d.C. Ci sono scritture sacre, commenti, documenti religiosi della comunità di Qumran, forse gli Esseni, setta ebraica che viveva nel deserto. Alcuni documenti consentirebbero, secondo qualche studioso, di ridatare il Vangelo di Marco. Una parte dei papiri è stata poi tenuta nascosta in Israele fino al 1991, alimentando il «giallo». La pubblicazione, in 38 volumi, del materiale di Qumran si è conclusa a Oxford solo lo scorso anno.

Corriere della Sera del 09/07/2003

Fonte: mariadinazareth.it

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Le domeniche d’oro… per chi?

Posté par atempodiblog le 5 décembre 2007

Le domeniche d’oro… per chi?
di Rassegna Stampa (del 03/12/2007)

Sono iniziate le domeniche di dicembre, premetto che lavoro in un centro commerciale come dipendente part time al top center. Il mio contratto mi consente di poter decidere se dare disponibilità lavorativa le domeniche. Ho potuto osservare come la domenica viene sempre meno dedicata alla famiglia, ad una piccola passeggiata, alla messa (so che va di moda la laicità…) o a qualcosa di diverso che rinchiudersi all’interno di negozi e centri commerciali. La cosa divertente è quando i clienti chiedono durante la settimana « siete aperti domenica »? Se attendiamo per qualche secondo la risposta, si vede una faccia sempre più preoccupata. Una delle preoccupazioni maggiori è quella del pane fresco; della serie « come facciamo senza il pane fresco? », surgelatelo!. Quasi divertente la persona che di domenica entra in negozio e critica l’apertura, giustificandosi dicendo che è aperto. Esempi ne potrei fare moltissimi ma, andiamo oltre. La prima domenica ho visto un pienone non indifferente: ricordo qualche anno fa che le prime due domeniche si faceva poco fatturato, adesso invece siamo stati indottrinati molto bene nell’approfittare di queste domeniche d’avvento. Questo atteggiamento dell’uomo disumanizzato, dell’uomo che vive nell’indifferenza, è distruttivo per l’uomo moderno. L’uomo completamente assorbito nel vendere e consumare, diventa egli stesso una cosa, e quando l’uomo diventa una cosa è morto, anche se fisiologicamente è ancor vivo.
E’ un uomo spiritualmente morto, considera la propria vita un capitale da investire, questo tipo di uomo moderno sono riusciti a produrlo: è l’automa, l’uomo alienato. Alienato perché le sue azioni e le sue proprie energie gli sono diventate estranee, sono al di sopra e contro di lui, e lo guidano invece che essere guidate. Altrettanto alienati sono i nostri consumi, perché regolati dagli slogan più che dai nostri bisogni reali, dal nostro palato, dai nostri occhi od orecchi. E si finisce che nella società l’attrazione per i gadget tecnologici è più forte di quella per gli esseri viventi e per i processi della vita. Alla fine si diventa indifferenti alla vita. E’ facile veder entrare gente annoiata, senza gioia, che quando ha comprato qualcosa diventa per un attimo felice, sembra quasi che l’acquisto di beni riesca ad anestetizzare la noia della vita; passato l’acquisto passata la gioia. Mi fa riflettere il pensiero dominante: tutti, in teoria, contro le aperture domenicali, per la dignità della persona, contro le ingiustizie, contro le guerre… Della serie: sistemi comportamentali in cui si aspetta sempre che sia l’altro a cambiare, invece non riusciamo nemmeno ad astenerci a uscire la domenica per fare acquisti, come si può pretendere di insegnare agli altri il rispetto. Non si parte dai grandi comportamenti ma dalle piccole cose. Cerco di spiegarmi; da quando l’uomo ha tolto Dio e messo al centro il consumo, abbiamo pure cambiato il nostro sistema di valori. Il progresso tecnologico minaccia di diventare la sorgente dei valori, spazzando via le norme che « comandano » di compiere quel che è vero, bello e utile allo sviluppo dell’animo umano, poiché l’uomo non cerca più la gioia ma l’eccitazione, non ama più la vita ma il mondo meccanizzato dei gadget, non si sforza di crescere ma di star bene, all’essere preferisce l’avere.
Tutto questo è desolante e se pensate che sto esagerando provate a fermarvi qualche minuto davanti alle innumerevoli casse dei centri commerciali e negozi durante queste feste: tutti ansiosi, agitati, nervosi, gente che litiga per un parcheggio, per passare davanti alla fila per pagare, che chiede di aprire altre casse perché ha fretta, persone che chiedono dove sta lo zucchero… risposta: avanti a destra…. il 30/40% non utilizza più scusi, per favore, grazie ecc. si dà tutto per scontato; forse il cliente pensa che siamo pagati per rispondere, sì è vero, ma chiedere per favore è tutta un’altra cosa… anche noi commessi pecchiamo molte volte quando siamo lì da 8 ore a dire buon giorno grazie ecc Può succedere che non abbiamo la carica giusta: per questo cari clienti fateci un bel sorriso anche dopo 10 ore il sorriso ve lo ricambieremo volentieri, non costa nulla darlo ed è bello riceverlo. Chiudo con una piccola provocazione: se non sapete dove andare domenica siamo aperti… Buon Natale a tutti.

Sandro Bordignon

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Natale: la storia di un Bambino.

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2007

Natale: la storia di un Bambino. dans Santo Natale gesbambino

La scena è ambientata in Ungheria, al tempo delle terribili persecuzioni comuniste contro la fede. Alla scuola comunale, l’istitutrice è una atea militante che non perde nessuna occasione per seminare dubbi nei cuori dei bambini che, quasi tutti, vengono da famiglie praticanti. Una dei bambini, Angela, di 10 anni, si distingue per la grande fede e diventa il bersaglio della istitutrice. Un giorno, questa donna inventa un nuovo metodo per estrarre ogni barlume di fede dal cuore di questi bambini innocenti. Domanda ad Angela:

- Quando i tuoi genitori ti chiamano, che fai?

- Vado da loro, risponde la bambina.

- E quando chiamano lo spazzacamino, che succede?

- Arriva lo spazzacamino.

- Bene figlia mia, viene perché esiste! Tu vieni perché esisti. Ma supponiamo che i tuoi genitori chiamino tua nonna che è morta, pensi che verrà?

- No, non credo che verrà.

- Brava! E se chiamano cappuccetto rosso o barbablu, che succederà?

- Non verrà nessuno perché si tratta di favole.

- Perfetto! Vedete dunque, bambini, che i viventi, quelli che esistono, rispondono a coloro che li chiamano, e coloro che non rispondono, non vivono più oppure hanno smesso di esistere. E’ chiaro, vero?

- Sì, risponde tutta la classe con voce timida.

- Tu Angela, credi che il Bambino Gesù ti senta quando lo chiami?

La piccola risponde con un fervore improvviso, indovinando il tranello:

- Sì, credo che mi senta!

- Bene, facciamo allora un piccolo esperimento. Se il Bambino Gesù esiste, udrà la vostra chiamata. Gridate allora tutti insieme, a voce alta: « Vieni Gesù Bambino! »

Dopo un lungo silenzio durante il quale l’istitutrice assapora lo smarrimento dei bambini, Angela si lancia in mezzo alla classe e grida :

- Ebbene sì, noi lo chiameremo. Tutti insieme, « Vieni Gesù Bambino! »

Tutti gli scolari si alzano e gridano, pieni di speranza:

- « Vieni Gesù Bambino! »

Tralascio i dettagli per arrivare ai fatti. Tutti i bambini guardavano Angela, quando di colpo la porta si aprì senza rumore. « Tutta la luce del giorno si raccolse improvvisamente verso la porta. Questa luce cresceva e aumentava e divenne un globo di fuoco. All’inizio i bambini ebbero paura, ma il globo si aprì e dentro apparve un bellissimo bambino come non ne avevano mai visto uno. Il bambino sorrideva loro senza dire una parola. La sua presenza era dolcissima. Vestito di bianco, sembrava un piccolo sole. Era lui che produceva la luce. Non disse niente, sorrideva soltanto; poi disparve nel globo di luce che si dissolveva poco a poco, secondo le testimonianze dei bambini. La porta si richiuse da sola dolcemente. Inondati di gioia, i bambini non potevano parlare. Ma un grido stridulo ruppe il silenzio. Hagarde, l’istitutrice urlava : « È venuto! È venuto! » Poi scappò sbattendo la porta. Angela disse semplicemente: « Vedete, lui esiste! » Il cappellano dell’epoca dopo interrogò ciascun bambino e dichiarò sotto giuramento che i bambini non si contraddicevano. D’altra parte i bambini trovavano questo quasi normale e uno di loro affermò: « Poiché eravamo in difficoltà, bisognava bene che Gesù bambino venisse a cavarci dagli impicci! »

L’istitutrice abbandonò il suo lavoro per motivi di salute mentale. Ripeteva continuamente: « È venuto! È venuto! »

Tale storia è tratta da « Chi comprenderà il cuore di Dio » di Maria Dominique Molinie’ ed è presente su: www.enfantsdemedjugorje.com. A testimoniare la veridicità dell’accaduto ci sono trentadue scolaretti di una classe di Ungheria.

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Il segreto di Padre Pio

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2007

In occasione dell’uscita del suo libro « Il segreto di padre Pio », Antonio Socci, lunedì 26 novembre, è stato ospite alla trasmissione Otto e Mezzo su La7. Buona visione su:

http://comment.la7.it/ottoemezzo/pvideo-stream?id=14500 *

* Il link al video di La7 è cambiato, questo è il nuovo.

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A PROPOSITO DI FAME… tre fronti

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2007

La Medaglia miracolosa, padre Pio e la Colletta del Banco alimentare…

A PROPOSITO DI FAME… tre fronti  dans Antonio Socci antoniosocci

FAME DI MISERICORDIA
Il 27 novembre è la festa della Medaglia Miracolosa. La Madonna, apparendo a Rue du Bac, si mostrò con dei bellissimi anelli alle mani. Alcuni splendenti, altri no. E spiegò che quelli che non risplendevano simboleggiavano le grazie che lei era pronta a dare e che non le venivano chieste… Ricordo che martedì 27 novembre, all’ora dell’apparizione, si può recitare la Supplica per le nostre personali necessità e per le intenzioni del Papa… Il testo e tutte le informazioni sono riportate in questo sito (andate nell’Archivio delle Newsletter, alla pagina 3, alla news intitolata: “Ecco l’oceano di grazie pronte per noi, ma che noi non chiediamo”).

FAME DI VERITA’
Presentando in giro e in televisione il mio libro “Il segreto di padre Pio” mi sono reso conto che le recenti polemiche giornalistiche contro padre Pio hanno lasciato una ferita drammatica e profonda nel popolo buono e semplice che ama il santo di Pietrelcina, che è un popolo assai vasto. D’altra parte è in corso a vasto raggio una battaglia per sradicare dal cuore della nostra gente la fede cristiana. Penso che dobbiamo farci in quattro per impedirlo. Chiederei a ciascuno, nel suo piccolo, di fare il possibile. Pregando, ma anche sapendo dare ragione della nostra fede e della nostra speranza. E anche difendendo i nostri santi (quindi anche informandosi e facendo diventare cultura la fede cristiana)

FAME DI PANE
Da “Libero” 24 novembre 2007

Se oggi si presentassero 100 mila persone (ma davvero centomila, contate!) alla selezione per il Grande Fratello o a fare qualche “girotondo” (centomila persone non organizzate da partiti o sindacati), su giornali e tv avremmo un diluvio di dichiarazioni, di riflessioni, editoriali, servizi giornalistici. Gli esperti decreterebbero l’emergere di un mondo sommerso o il riemergere della “società civile”.

Ma non accadrà così per più di 100 mila persone che oggi – anziché mettersi in fila per apparire in tv o scendere in piazza per manifestare – si mobiliteranno per il “Banco alimentare”. E’ gente comune, giovani studenti, padri e madri, nonni e nipoti. Andrò anch’io – e porterò mio figlio – fra quelle 100 mila persone che non gridano, non si esibiscono e non fanno chiacchiere, ma volontariamente e silenziosamente regaleranno questo sabato agli affamati. Li troverete davanti a 6.800 supermercati d’Italia per la Giornata del Banco Alimentare.

Attenzione: parlo degli affamati che sono fra noi, che non sono pochi. Questa “giornata” in cui andando al supermercato facciamo la spesa anche per qualche indigente sta entrando nelle nostre migliori abitudini. Ed è molto bello, viene fuori il cuore grande della nostra gente. Anno scorso gli italiani hanno donato cibo per un valore superiore a 26 milioni di euro. E con le 8.422 tonnellate di alimenti raccolti sono stati aiutate 1 milione e 385 mila persone che fanno fatica a mettere insieme il pranzo e la cena.

Non c’è da stupirsi purtroppo di questi numeri. I dati Istat parlano di un 13 per cento della popolazione italiana che vive in povertà. Uno scandalo. Certo poi dovremmo distinguere fra povertà relativa e povertà assoluta, ma lasciamo la materia agli esperti: quando scopriamo che la metà delle famiglie italiane (ripeto: la metà) vive con meno di 1.800 euro al mese ci vuole poco a capire che – se ci sono 2-3 figli e si vive in una grande città – alla fine del mese non si arriva.

Alle mense della Caritas e delle altre opere di solidarietà (sono 8.100 quelle convenzionate con il Banco alimentare) da anni riferiscono che a presentarsi lì sono sempre più spesso italiani normali: non solo, dunque, mendicanti, extracomunitari o marginali, ma anche pensionati, famiglie monoreddito, cittadini comuni che pagano salatamente, sulla loro pelle, soprattutto il “geniale” avvento dell’euro nelle modalità disastrose volute dalla tecnocrazia europea (il cui “campione”, da Bruxelles, abbiamo portato a Palazzo Chigi).

Naturalmente non è solo colpa dell’euro. Né è solo un fenomeno italiano. Povertà e marginalità persistono pure nei Paesi più avanzati. Si calcola che siano circa 9 milioni e 300 mila le persone che soffrono la fame nei Paesi industrializzati. Tanti. Eppure pochissimi a confronto della cifra planetaria degli affamati: 854 milioni di esseri umani. Che nell’anno 2007, sul pianeta Terra che produce abbastanza per tutti, un essere umano su otto muoia di fame, è uno scandalo che dovrebbe toglierci il sonno e far nascere mille iniziative di aiuto.

Invece produce conferenze, simposi e discorsi. Come la 34° Sessione della Conferenza generale delle Nazioni Unite per l’alimentazione (Fao) che si tiene proprio in questi giorni. Che ancora una volta si troverà a constatare la propria impotenza. Denuncerà l’insensibilità degli Stati che venti anni fa firmarono l’impegno a sradicare la fame, i quali però obiettano che l’immenso fiume dei nostri aiuti – consegnato ai governi – finisce spesso ad ingrassare despoti anziché aiutare lo sviluppo. Contrariamente alle teorie neomalthusiane la fame non dipende affatto dalla crescita della popolazione mondiale (ormai sotto controllo, diversamente da quanto si ostina a credere Giovanni Sartori). Sul pianeta abbiamo cibo sufficiente per tutti. Basti dire che dal 1960 al 1997 la produzione mondiale di cibo è tanto aumentata che, pur essendo quasi raddoppiata la popolazione, ogni essere umano oggi ha a disposizione il 24 per cento di cibo in più di quanto aveva nel 1960 (con una diminuzione del 40 per cento dei prezzi dei prodotti agricoli).

Il problema è che la produzione di cibo aumenta nei Paesi evoluti e non in quelli sottosviluppati. E non per colpa dei Paesi occidentali, che poi sono i soli che aiutano i popoli disperati (i regimi comunisti hanno sempre esportato solo fame, dittature e guerre, mai cibo). Secondo un economista se il sistema occidentale dovesse collassare, l’intero continente africano scomparirebbe per fame visto che ben il 30 per cento del cibo che lì si consuma è importato.

L’Occidente ha le sue colpe, ma il sistema occidentale produce cibo in abbondanza. Solo certi noglobal credono che la ricchezza sia una quantità data che bisogna solo spartirsi equamente, come un frutto che cresce spontaneamente sulle piante. La ricchezza è invece un insieme di beni che prima bisogna produrre. Ma perché ciò avvenga ci vogliono tre premesse che padre Piero Gheddo, il simbolo dei missionari italiani, ha così sintetizzato: l’istruzione, la democrazia e la tecnologia. L’esempio che padre Gheddo indica è l’India che un tempo era il Paese simbolo della fame (nella carestia del 1966 morirono 6-7 milioni di persone) e oggi è addirittura un Paese esportatore di riso e grano.

Invece l’Africa sprofonda. Lì gli aiuti senza sviluppo sono un fallimento. Però la rete missionaria di solidarietà della Chiesa, che ha progetti mirati e dà la certezza della destinazione, rappresenta un aiuto allo sviluppo davvero efficace. Anche perché le missioni e le opere cattoliche portano istruzione e modernizzazione (seminando il germe dei diritti della persona, da cui nasce anche la democrazia), ingredienti insostituibili dello sviluppo.

Pure il Banco alimentare, che si rivolge all’Italia, è efficace proprio perché è fondato su una ramificata presenza di opere sociali. Ciò che gli economisti chiamano “sussidiarietà”: la società sa fare, anche nella solidarietà, meglio dello Stato. Bisognerebbe che lo Stato lo riconoscesse (come in teoria fa il Trattato di Maastricht), in tutti i campi (anche educativo) e facesse derivare da questo un’adeguata politica fiscale. Ma il governo attuale, per dire, fa il contrario: spenna sempre più accanitamente i contribuenti e sperpera il patrimonio senza neanche saper garantire solidarietà e sicurezza sociale (ce n’ è sempre meno). Poi magari critica pure la Chiesa per le sue “ingerenze”, senza accorgersi che è grazie all’ “ingerenza” della Chiesa che tanti bisogni e sofferenze vengono alleviate.

La stessa Giornata del Banco alimentare è sostenuta perlopiù dal volontariato cattolico. Ed è nata dal cuore e dalla mente di un grande maestro di cristianesimo come don Luigi Giussani, quando, nel 1989, incontrò il fondatore della Star, Danilo Fossati e si sentì spiegare da lui quanti alimenti andavano sprecati fra rese e sovraproduzione. A chi ha avuto la fortuna di conoscere don Gius – nato e cresciuto nella Brianza povera, umile e cristiana d’inizio secolo – sembra di vedere la sua reazione immediata, con quel suo impeto di carità e quella costruttività tutta lombarda.

Questa carità cristiana sa che c’è pure un’altra fame, ancor più insaziabile e che ci riguarda tutti. La fame di senso della vita, di bellezza e di amore. Infatti la “Giornata” di quest’anno propone un pensiero bellissimo preso da un capolavoro del cinema russo e cristiano, quell’ “Andrej Rublev” che Tarkowskij dedicò al grande pittore di icone trecentesco. Dice così: “Tu lo sai bene: non ti riesce qualcosa, sei stanco, non ce la fai più. E d’un tratto incontri nella folla lo sguardo di qualcuno – uno sguardo umano – ed è come se ti fossi accostato ad un divino nascosto. E tutto diventa improvvisamente più semplice”.

Antonio Socci

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Intervista di Padre Livio a Vicka

Posté par atempodiblog le 21 novembre 2007

L’intervista di Padre Livio a Vicka di Medjugorje (2006)

Diretta da Medjugorje, 30 Dicembre 2006 (h 14:45-15:45)

PADRE LIVIO – Cari amici di Radio Maria un cordialissimo saluto da parte di Padre Livio e da Vicka, che è qui vicino a me. Oggi faremo una breve intervista in modo che Vicka possa darci la sua testimonianza e raccontarci i suoi incontri con la Madonna che ormai durano da oltre 25 anni. Vicka, come sapete, ha le apparizioni quotidiane già a partire dal 1981. Durante il mese di agosto Vicka era ammalata e non ha potuto dare la sua testimonianza nel corso del 25° anniversario delle apparizioni. Quindi è ben felice di poterlo fare oggi, perciò diamo subito la parola a Vicka. VICKA – Carissimi ascoltatori per me è una grande gioia poter trasmettere i messaggi che la Madonna dice a me in modo che io possa dire a tutti voi.

Maria: come si manifesta

PADRE LIVIO – Tu hai le apparizioni quotidiane dal 24 giugno 1981. Dopo così tanto tempo noi vediamo che sei sempre piena di entusiasmo e a Medjugorje continuano a venire ondate di pellegrini. Medjugorje sembra una musica senza fine.
VICKA – Sono ormai 26 anni che la Madonna viene qui sulla Terra, e per me questo fatto è veramente una grande gioia, una gioia che non si può descrivere! Mi sento un vivo strumento della Madonna e voglio fare tutto per lei. Quando sono davanti alla gente io provo a trasmettere quella gioia, quella bellezza, quell’amore della Madonna a tutti i pellegrini che arrivano qui. Ciò che dobbiamo contare però non sono tanto questi 26 anni che sono trascorsi ma quante grazie abbiamo colto, perché questi 26 anni sono stati anni di grandi grazie. Come la Madonna ha già detto la sua presenza qui in mezzo a noi sta a significare che sono momenti di grandi grazie e dobbiamo guardare a quanto noi siamo cambiati e ci siamo convertiti.

PADRE LIVIO – Quello che più mi colpisce è il fatto che una persona oggi abbia parlato con la Madonna. Il fatto, cioé, che la Madonna venga sulla Terra tutti i giorni e si possa dire che veramente la Madonna esiste ed è viva. Questa è la cosa che mi commuove più di tutto.
VICKA – Sì, la Madonna è proprio una persona viva. Prima di manifestarsi a noi nell’apparizione si preannuncia con tre lampi di luce come un segno che sta arrivando. Quindi si presenta con un vestito grigio e il velo bianco, ha i capelli neri, gli occhi azzurri e poggia i suoi piedi sopra una nuvola grigia. Nelle apparizioni che si verificano in occasione delle grandi feste come Natale, Pasqua e in particolari anniversari viene con un vestito tutto d’oro. A Natale la Madonna viene con un piccolo bambino in braccio appena nato. Qualche anno fa, in occasione del venerdì santo, la Madonna si è presentata con Gesù adulto tutto sanguinante, fasciato e con la corona di spine e si è rivolta a noi dicendo: « Sono venuto con Gesù in modo che voi vediate quanto Gesù ha sofferto per tutti noi ». Ogni volta, in occasione del suo o del nostro compleanno, ci salutiamo, ci abbracciamo proprio come se fosse una persona viva come noi.

PADRE LIVIO – Vi date anche un bacio?
VICKA – Ma sì, e tu senti che è proprio viva con un vero corpo, e al tatto è come se toccassai la tua mano che è quella di una persona viva. L’unica cosa che non si può descrivere è la sua bellezza: non esiste nessuna ragazza così bella come lei. Una volta, nel corso di una apparizioni, le abbiamo chiesto come poteva essere così bella. Lei ci ha risposto: « sono bella perché amo! Dovete amare anche voi per essere belli! ». Ma questa bellezza non è una bellezza che viene da fuori, ma direttamente e pofondamente dal nostro cuore. Lei ci dice anche che noi oggi siamo troppo preoccupati per la bellezza esteriore mentre abbiamo dimenticato quella bellezza più importante, quella interiore. Una volta che abbiamo questa bellezza del cuore, quella esteriore arriva di conseguenza senza che noi ci preoccupiamo.

PADRE LIVIO – La sua bellezza è però una bellezza materna. Quando guardi la Madonna come la senti… come una madre?
VICKA – Più che come una mamma io la sento come una amica.

PADRE LIVIO – Forse perché è giovane?
VICKA – Sì, avrà vent’anni… è giovane, è bella… io non la vedo tanto come una madre quanto piuttosto un’amica. Sai, quando pensi ad una madre ti immagini qualcosa di più serio. Invece io la sento più come una amica. Poi la Madonna, che è presente tra noi ormai da 26 anni, è sempre uguale, non invecchia mai… sempre uguale, sempre la stessa.

PADRE LIVIO – Forse un giorno avremo anche noi una bellezza simile alla sua perché avremo un corpo glorioso.
VICKA – Lei vuole sicuramente questo già fin d’ora, per questo ci ha detto di non guardare tanto alla bellezza esteriore, destinata a finire, quanto a quella interiore, destinata a durare.

PADRE LIVIO – Infatti una volta ha detto che vuole che noi andiamo tutti con lei in Paradiso. Tu hai detto che non bisogna guardare a quanto tempo la Madonna si manifesta perché ogni volta si tratta di un evento sempre nuovo tutti i giorni per cui non si ingenera una abitudine ma si tratta di una esperienza sempre nuova.
VICKA – Sì, il fatto che ogni giorno arrivi il cielo sulla Terra è una esperienza straordinaria che non può essere paragonata ad altre esperienze. Per me ogni giorno è come se la Madonna fosse venuta per la prima volta, perché ci porta una gioia, una serenità.

PADRE LIVIO –
Ci porta la pace!
VICKA – Sì, una pace che non si può descrivere perché una pace così può venire solo dal cielo.

PADRE LIVIO – Si sente che la Madonna ci vuole bene?
VICKA – Certo, si vede proprio sul viso della Madonna quanto bene ci vuole. Il suo viso è un viso di luce e di amore. Questa è la cosa più importante.

L’aldilà: con la morte non finisce tutto!

PADRE LIVIO – Io penso a questo: certamente la Chiesa, la Sacra Scrittura, i Sacramenti e specialmente l’Eucaristia sono cose fondamentali, ma io dico che anche le apparizioni sono un fatto molto importante perché il verificarsi di una apparizione sta a significare che il cielo c’è mentre oggi la gente non ci crede.
VICKA – Guarda, ti dico che la Madonna ha detto chiaramente questa cosa: lei non è arrivata a dire cose nuove rispetto a quanto scritto nel Vangelo e nella Bibbia, ma è venuta a svegliarci perché siamo troppo lontani da tutte queste cose. Il Paradiso poi posso dire che c’è perché io lì ci sono stata con la Madonna: una giorno lei mi ha preso per mano e mi ha portato con il mio corpo a vedere il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno. Per questo posso dire con tutto cuore e verità che esiste davvero.

PADRE LIVIO – Come ho già spiegato in radio nel corso delle mie catechesi si tratta di una esperienza particolare. Ci sono stati santi come Santa Teresa D’Avila, Santa Faustina Kowalska e Santa Josepha Menendez che nelle loro autobiografie raccontano si essere state portate nell’aldilà con il loro corpo, ma hanno vissuto questa esperienza da sole e pertanto uno può chiedersi fino a che punto si possa essere sicuri di questo fatto. Voi invece siete stati portati nell’aldilà in due, tu e Jakov, e siete addirittura scomparsi da casa.
VICKA – È stata la Madonna che ci ha guidati: a me ha preso la mano destra e a Jakov quella sinistra. Già prima di partire Jakov si era lamentato perché aveva paura di non tornare più indietro e aveva chiesto alla Madonna di portare solo me dato che nella mia famiglia siamo in tanti fratelli e sorelle mentre lui era figlio unico. Io in quel momento invece pensavo: quante ore e quanti giorni durerà? dove si andrà? sopra o sotto, ecc… La Madonna ci ha preso tutti e due per mano e ci conduceva stando davanti. Tu vedevi aprirsi il tetto della casa dove eravamo e in un secondo ci siamo trovati in Paradiso. Lì c’era un grande spazio con una luce che non esiste qui sulla Terra. Le persone erano tutte uguali, né magri e né grassi, vestiti di tre colori: grigio, giallo e rosso. Tutti giravano, cantavano e pregavano, e intorno c’erano anche piccoli angeli che volavano. La Madonna ci ha detto: guardate quanto sono contente queste persone che si trovano qui in Paradiso. Era una gioia che non si può descrivere perché non esiste qui sulla Terra.

PADRE LIVIO – Questo mi ricorda un messaggio in cui la Madonna dice che in cielo c’è la gioia. Tu e Jakov avete sentito questa gioia?
VICKA – Certo, quando vedi quelle persone come sono così contente per me è stata una grande gioia. Io mi sono avvicinato ad un piccolo gruppo di anime.

PADRE LIVIO – Loro ti guardavano?
VICKA – Sì, loro guardavano me ed io guardavo loro, anche se non ho riconosciuto nessuno. Non parlavano una lingua terrena. Forse parlavano ma una lingua tutta loro, quella degli angeli.

PADRE LIVIO – Quindi loro come persone ti hanno visto?
VICKA – Sì, e vedevi che erano proprio contente. Erano insieme, ridevano e parlavano.

PADRE LIVIO – Tu non hai detto loro niente?
VICKA – No, e neanche loro ci hanno detto niente. Noi siamo state dietro la Madonna.

PADRE LIVIO – Quindi il Paradiso da un punto di vista visivo è una grande luce mentre dal punto di vista dei sentimenti è una grande gioia.
VICKA – Sì, Dio è luce, e questo si vede. Ma quello che più importa è che la vita, dopo la morte, continua. Io dico a voi ascoltatori, in particolare a quelli che vanno nei cimiteri e si mettono davanti alla tomba di un morto pensando che con la morte finisce tutto, che la vita continua! Di questo sono sicurissima, al mille per cento!

PADRE LIVIO – Lo dice la nostra fede, lo testimonia Gesù risorto e che la Madonna è assunta in cielo. Si tratta di un grande sbaglio, oltre che di una grande eresia, credere che con la morte finisce tutto.
VICKA – Anche la Madonna ci ha detto che questo è un grande sbaglio e che noi siamo qui sulla Terra solo passeggeri.

PADRE LIVIO – Una volta ha anche detto che noi siamo come i fiori di primavera che oggi sono meravigliosi ma che domani non c’è traccia di loro.
VICKA – È vero.

PADRE LIVIO – Poi la Madonna vi ha anche portati col vostro corpo a vedere il Purgatorio. Dal Paradiso al Purgatorio siete passati camminando?
VICKA – No, non abbiamo camminato, ci ha portato lei stessa. Il Purgatorio è un grande spazio, non si vedono persone ma si vede solo una grande nebbia, si sente che ci sono delle persone che soffrono. La Madonna ha detto che le persone che sono in Purgatorio aspettano le nostre preghiere.

PADRE LIVIO – Quindi si tratta di un invito a pregare per le anime del Purgatorio, specialmente per le più abbandonate. E la nebbia presente nel Purgatorio che cosa può significare? Forse può significare l’attesa per una speranza di luce perché le anime non possono ancora arrivera a vedere Dio?
VICKA – Sì, non c’era luce, ho visto come un grigio-fumo.

PADRE LIVIO – Quindi il Purgatorio è una preparazione per il Paradiso. Poi hai visto anche l’Inferno?
VICKA – Sì, all’inizio ho visto un grande fuoco.

PADRE LIVIO – Eravate vicino al fuoco? Sentivi caldo?
VICKA – Sì, era proprio vicino e si sentiva il calore delle fiamme come un fuoco vero. Poi ho visto che le persone normali, dopo che entrano nel fuoco, si trasformano assumendo le sembianze di animali, si sentono tantissime bestemmie. La Madonna ha detto che le persone che sono nell’Inferno sono lì per loro propria volontà, e che anche le persone che vivono qui sulla Terra e si comportano contro Dio vivono già un loro inferno, che poi è destinato a continuare anche nell’aldilà.

PADRE LIVIO – Avete visto il diavolo all’Inferno?
VICKA – No, ma le persone che escono dal fuoco si trasformano ad immagine di satana.

PADRE LIVIO – Anche la Madonna una volta in un messaggio ha detto: siate ad immagine mia, non del demonio.
VICKA – È vero.

PADRE LIVIO – Come si fa su questa Terra a preparare la propria vita per l’Inferno?
VICKA – Una persona che si comporta contro Dio, che non prega, che non segue i comandamenti di Dio, ecco, quella persona ha già scelto il suo inferno. Tutto dipende dalla nostra libera scelta. Una persona che vuole andare all’Inferno va, per le altre c’è sempre la possibilità di salvarsi.
PADRE LIVIO – Dunque è proprio l’indurimento del cuore.

Più di un quarto di secolo di apparizioni

PADRE LIVIO – Perché la Madonna è qui a Medjugorje da così tanto tempo?
VICKA – La Madonna conosce il motivo meglio di noi, perché sa i tempi nei quali viviamo e vuole fare tutto il possibile per salvarci. Una volta abbiamo chiesto alla Madonna quanto tempo sarebbe rimasta con noi e ci ha risposto dicendo: vi siete già stancati di me? Allora ho deciso di non chiederglielo più. Questi sono tempi di grande grazia e il fatto che la Madonna sia qui presente in mezzo a noi è la grazia più grande.

PADRE LIVIO – Secondo quanto riportato nei messaggi dei primi anni la Madonna avrebbe detto di essere venuta per l’ultima volta a richiamare l’umanità alla conversione. Cosa significa?
VICKA – Lei ha detto chiaramente che questa è l’ultima sua venuta sulla Terra.

PADRE LIVIO – Per te questo fatto che significato ha?
VICKA – Sai, su queste cose non ho mai riflettuto. La Madonna ha dato quel messaggio e io penso a vivere e a trasmettere quello che lei vuole e il suo vivo messaggio, voglio vivere la sua verità e dare questa verità agli altri affinché tutti possano essere poi contenti come io lo sono. Io sono consapevole di essere stata chiamata come un suo strumento, e questo io faccio. Io le dico: io voglio seguire te e fare tutto quello che tu vuoi. Voglio essere a sua completa disposizione e lei sa cosa io posso fare.

PADRE LIVIO – Quindi a te interessa testimoniare i messaggi, trasmetterli e viverli però non ti interroghi sulla loro interpretazione. Però la Madonna ha detto che viviamo in un tempo di grazie particolari, e siamo chiamati alla conversione.
VICKA – Certo, ogni giorno deve essere un giorno di conversione. Nessuno di noi può dire « io sono convertito » ma può dire « io voglio ». Anche io non posso dire di essere convertita, so di fare un cammino e so che ogni giorno bisogna cercare di fare un passo in avanti e pregare che Dio ci dia la grazia per la nostra conversione. Tutta la vita deve essere un cammino di conversione.

PADRE LIVIO – I messaggi che la Madonna dà alla parrocchia terminano sempre con la frase: « grazie di aver risposto alla mia chiamata ». In effetti, anche se qualche volta la Madonna ci ha richiamati perché non eravamo fedeli ai messaggi, se guardiamo indietro a questi 25 anni possiamo notare che la preghiera della conversione è andata in tutto il mondo e che Medjugorje da piccolo paese sperduto e diventata una luce per l’intera umanità. Mi sembra che ci sia stata una bella risposta. Sbaglio?
VICKA – Guarda, anche io penso che la Madonna, come una madre, voglia invitarci a seguire i messaggi ogni volta sempre di più. La Madonna vede che sono in tanti, tra quelli che arrivano a Medjugorje, che portano il suo messaggio nei luoghi in cui vivono. Lei non si aspetta una cosa grande, ma tante piccole cose fatte con amore e con umiltà.

PADRE LIVIO – Dunque anche le nostre preghiere e piccoli sacrifici li benedice.
VICKA – Noi cominciamo con le piccole cose. Anche nella preghiera. È inutile pregare per ore se poi si prega con la bocca e basta: in questio modo una persona si sente dentro più vuota di prima. L’importante è iniziare a pregare poco, ma quello che si prega lo si deve pregare col cuore e con amore. Quello è il nostro rapporto tra noi e Dio. Agli altri cosa può interessare riguardo a quanto tempo noi oggi abbiamo pregato? Se ci vantiamo del tempo che usiamo della preghiera significa che lo facciamo per nostra vanagloria, e questo non serve a nulla. Le cose si devono fare con cuore, con amore e con gioia.

PADRE LIVIO – Però il digiuno a pane ed acqua che la Madonna ha chiesto di fare il mercoledì e il venerdì è un grande impegno e sacrificio.
VICKA – Il digiuno deve essere a pane ed acqua, ma per le persone malate basta che si facciano piccoli sacrifici come non prendere dolci, caffè o qualche altra cosa in modo che tutti rinunciamo a qualcosa che ci piace. Una persona che invece sta bene e non vuol digiunare e trova mille scuse per non farlo significa che non ha una forte volontà. Con la nostra forte volontà si può fare tutto perché tutto dipende dalla nostra scelta. Il digiuno serve ad allanare la nostra volontà. Quando poi la Madonna raccomanda per il digiuno di mangiare solo pane e acqua non significa né non mangiare niente né mangiare altre cose. La Madonna ha parlato chiaro, se tu vuoi fare mangiare altre cose come pasta ecc. questo dipende da te.

PADRE LIVIO – Però con voi veggenti la Madonna vi ha condotto gradualmente alla pratica del digiuno: prima solo il venerdì e solo più tardi ha aggiunto anche il giorno di mercoledì. Questo significa che si può fare anche un cammino. Ma qual è il valore di questo digiuno?
VICKA – Ci sono tanti che iniziano a digiunare ma poi dicono di non riuscire, di far fatica, di diventano più nervosi ecc. Questo però non è un vero digiuno perché il digiuno non significa soltanto non mangiare ma serve per aiutare la purificazione interiore. Noi non possiamo prima digiunare e poi fare le altre cose male: noi dobbiamo fare il digiuno con cuore e con amore. Lo stessa cosa va fatta nella preghiera: quando si chiede qualche grazia col cuore e con amore, Gesù e Maria sono sempre pronti ad aiutare, ma se si chiede senza amore allora la grazia non arriva mai.

PADRE LIVIO – Quindi il digiuno comporta un cammino personale di purificazione. La Madonna ha anche detto che con il digiuno si possono fermare anche le guerre per quanto violente esse siano. Però molte volte noi vogliamo chiedere delle grazie di guarigione o di conversione per i nostri cari. Penso che per ottenerle non dobbiamo solo chiedere ma anche anche dare qualcosa.
VICKA – Noi ogni giorno siamo pronti a chiedere, ma poco a dare. Invece dovremmo essere più felici quando si è pronti a dare qualcosa. Quando siamo pronti a dare qualcosa di sé stessi, allora anche le grazie arrivano prima. Non bisogna rivolgersi nella preghiera dicendo: io oggi voglio questo, io ti chiedo quest’altro, ecc. Sembra quasi una compravendita: io ti chiedo questo per avere un’altra cosa in cambio. Questo modo di fare ci porta poi ad allontanarci da Gesù e Maria appena abbiamo ottenuto quello che avevamo bisogno per poi ritornare quando abbiamo bisogno di qualcos’altro. La Madonna da mamma capisce che questo è un modo sbagliato di comportarsi. Uno deve essere pronto a dare qualche piccolo sacrificio e quando si dà qualcosa allora si può chiedere e le grazie arrivano. Non dobbiamo poi chiedere dicendo: io oggi ho bisogno di questo. Non bisogna anteporre ciò che io voglio ma quello il Signore vuole. Bisogna mettersi nell’ottica di essere a disposizione di Dio e dire: o Signore, tu conosci i desideri del mio cuore, io ti offro le mie sofferenze e fai come tu vuoi. L’importante è fare la volontà del Signore.

PADRE LIVIO – Quindi non bisogna fare sacrifici, preghiere e digiuni solo per chiedere, ma anche per dare, per le intenzioni della Madonna.
VICKA – Una grazia non si può comprare, ma solo vivere giorno per giorno.

La preghiera

PADRE LIVIO – Il digiuno è senza dubbio uno dei messaggi più importanti di Medjugorje, ma quello che colpisce mi di più, e ho avuto modo di verificarlo in base delle testimonianze che riceviamo dagli ascoltatori di Radio Maria, è che tutti i pellegrini che sono stati a Medjugorje sono tornati a casa contenti. Eppure a Medjugorje non c’è nulla di particolare e neppure c’è un santuario così grande come possiamo trovare ad esempio a Lourdes. Il motivo è forse che qui si fa una esperienza di grande preghiera. Trovare la Chiesa di Medjugorje piena di gente, per non parlare dei pellegrini che pregano in piazza, andando per la città o sul monte Krizevac è una esperienza che riempie il cuore. Questa preghiera che si innalza da tutta la spianata di Medjugorje è come se fosse diventata una grande forza di conversione. Quello che mi colpisce di più è che qui la gente imparara pregare.
VICKA – È vero. Tutti i pellegrini che arrivano vogliono ascoltare i messaggi della Madonna, ma è anche bello sentirci uniti quando si prega. Quando si comincia a pregare tutti diventano più felici, e questa cosa avviene indipendente dalla nazionalità delle persone e dalla lingua in cui si prega. Tutti pregano, e pregando cercano sé stessi. Si vede che oggi l’uomo è secco di amore e di Dio. Tutto passa e se ne va, l’unica cosa che rimane è la su a verità e il suo amore. L’uomo non può vivere senza preghiera e senza vero amore, e l’unico che ce lo può dare è solo Dio. Oggi il problema nelle famiglie e nella Chiesa è che manca la preghiera e senza la preghiera non c’è amore. Oggi manca la fiducia in Dio e per quello ci siamo allontanati da Dio. Oggi nelle famiglie e nelle parrocchie non ci si parla più, e questo è il campo in cui domina satana. La Madonna invece ci dice che senza preghiera non si può andare avanti. Nelle vostre famiglie è come se ci fosse un vaso di fiori da annaffiare. Se in questo vaso ogni giorno mettete un po’ d’acqua vi accorgete che i fiori crescono e diventano bellissimi. La stessa cosa vale per il nostro cuore: se ci mettiamo due o tre preghiere fatte col cuore allora vediamo che il nostro amore cresce sempre di più. Se invece non annaffiamo il fiore ci accorgiamo che dopo un po’ il fiore appassisce e muore. Allo stesso modo accade quando noi dobbiamo metterci a pregare ma troviamo mille scuse per non farlo: oggi sono stanco, pregherò domani, poi arriva domani e si rimanda a dopodomani. Facendo così ogni giorno allontaniamo la preghiera e il nostro cuore va tutto da un’altra parte. La Madonna ci dice che come un fiore non può vivere senza acqua così noi non possiamo vivere senza grazia di Dio. La preghiera fatta col cuore non si può studiare ma si può solo vivere, facendo un passo in avanti giorno per giorno. Oggi ci sono problemi ovunque: in famiglia, coi bambini, con gli altri, ecc. Ma questi problemi non sono tanto con loro ma piuttosto con noi stessi. Nelle nostre famiglie dove sta Gesù? È messo all’ultimo posto, mentre al primo posto stanno tutte le cose meno importanti. La Madonna invece ci dice che finché noi non ritorneremo a Gesù non a parole ma con la nostra vita non ci sarà pace in noi e neppure la benedizione di DIo. È molto importante che la famiglia preghi assieme in modo da poter resistere dall’attacco del nemico che vuole dividere: l’unico modo che permette di unire la famiglia è la preghiera. Le famiglie si dividono perché non c’è amore e unione, e questo può essere alimentato solo dalla preghiera insieme. Tutti però hanno fretta con gli appuntamenti, col lavoro ecc. e si perde di vista questo fatto.

PADRE LIVIO – Secondo una certa mentalità però quelli che pregano sono solo i vecchi, però vedo che qui sono i giovani che scoprono la preghiera.
VICKA – Gesù chiama ciascuno di noi, e non guarda all’età precisa. Gesù vede come ti comporti e come ti senti. I bambini devono imparare a pregare e i genitori devono dare loro l’esempio. Cosa posso aspettarmi da mia figlia un domani se io genitore non dò l’esempio? Comincio io a pregare Ave Maria, Padre Nostro e Gloria, e mia figlia Marija anche se è piccola segue e impara pian piano, e così noi dobbiamo dare l’esempio agli altri. Noi dobbiamo essere grati ai nostri anziani perché ci hanno dato l’esempio della preghiera e della vita. Anche mia nonna, dato che mia madre girava per lavoro, era lei che ci ha educati col catechismo e la preghiera.

Medjugorje per i giovani e i consacrati

PADRE LIVIO – Qui a Medjugorje si vedono anche molti giovani inginocchiati davanti alla croce e davanti al Santissimo, anche per delle ore intere. Scoprono una dimensione interiore che prima non sapevano di avere.
VICKA – Oggi per esempio abbiamo avuto come pellegrini dei giovani provenienti dalla Sardegna, dalla Sicilia e anche da Bergamo. Loro, come dei missionari, quando ritorneranno a casa, porteranno con sé il messaggio della Madonna con la loro vita. Sono tutti giovani! Si vede proprio come tutto quello che offre il mondo è una cosa che passa e i giovani si accorgono di questo fatto. False luci, false gioie… i giovani si accorgono che quello che offre il mondo sono solo inganni che alla fine non ti dà niente e si finisce per essere più vuoti, nervosi e infelici di prima. L’unico che ti può dare la gioia, la serenità e la felicità è il Signore che si incontra nella preghiera. Una volta scoperto questo si può continuare a fere tutte le cose in un modo molto diverso.

PADRE LIVIO – D’altra parte abbiamo qui a Medjugorje molte testimonianze di giovani come ad esempio quelli di Suor Elvira che sono rinati dopo la loro esperienza della tossicodipendenza.
VICKA – Quando si va alla Comunità Cenacolo di Suor Elvira tu senti proprio una grande gioia e tranquillità, come se fosse casa mia. Lì incontri un amore vero, ognuno dà il proprio amore agli altri e questa è una cosa bellissima! Vedi che quelli che ora sono grandi aiutano i piccoli e alcune ragazze di Suor Cornelia accolgono i bambini orfani che sono stati abbandonati e diventano delle mamme per loro. Si vede proprio come ognuno di noi dà il suo amore. Non esiste una cosa più bella!

PADRE LIVIO – Questa è la civiltà dell’amore! Siccome i più increduli alle apparizioni nella Chiesa sono in genere i sacerdoti e i vescovi, il miracolo dei miracoli è che vedo che sono in tanti tra sacerdoti e vescovi a venire qui a Medjugorje.
VICKA – Il fatto di credere o meno è un fatto personale. Io non sono preoccupata di questo. La Madonna non forza nessuno, vuole bene a tutti.

PADRE LIVIO – Io però, visitando vari santuari d’Europa, non ho mai visto così tanti sacerdoti come qui a Medjugorje. Qui vengono centinaia e migliaia di sacerdoti, sembra proprio esserci un disegno della Madonna nei confronti dei sacerdoti.
VICKA – Ultimamente sono giunti parecchi cardinali dall’America, dall’Italia, dall’Australia, ecc. che sono aperti e che vogliono bene alla Madonna. La Madonna ha dato una grande libertà e non ha obbligato nessuno a credere. Non esiste un « dovere » di trasmettere questo messaggio con la forza, ma con amore. L’amore si vede, si trasmette, rimane. Tutto quello che si fa in modo forzato come viene così se ne va.

PADRE LIVIO – Qui a Medjugorje però la Madonna agisce un po’ come se fosse il parroco della Parrocchia e ci insegna come noi sacerdoti dovremmo impostare le parrocchie: il Rosario, l’Eucaristia, la preghiera e la confessione.
VICKA – Non c’è niente di nuovo negli insegnamenti che vengono da Medjugorje, e la Madonna vuole solo ricordarci ciò da cui molti cristiani si sono allontanati.

Medjugorje, i Segreti e il futuro del mondo

PADRE LIVIO – Anche io ho imparato a vivere « alla giornata », nel senso che mi affido giorno per giorno al Signore senza guardare troppo al futuro ma facendo ogni giorno quel lavoro che devo fare. Una volta hai detto in una intervista che per quanto riguarda gli avvenimenti di Medjugorje siamo solo agli inizi pensando a tutto quello che dovrà avvenire. Mi pare che abbiamo davanti a noi un momento della storia particolarmente impegnativo.
VICKA – La Madonna parla di un suo piano che si deve realizzare e che dobbiamo aiutarla con le nostre preghiere, anche ora. Ancora non ci ha rivelato nulla di questo suo piano.

PADRE LIVIO –
Quello che comunque si sa è che ci sarà il tempo dei Dieci Segreti.
VICKA – Certo.

PADRE LIVIO – Mi ha impressionato il fatto che i messaggi che rivolge alla Parrocchia non parla mai dei Dieci Segreti.
VICKA – Il fatto di contenuto nei Segreti riguarda tutto il mondo. Non ne parla perché evidentemente non è ancora il momento di parlarne a tutti. Lei darà un segno quando si potrà iniziare a parlarne, quando i tempi saranno maturi.

PADRE LIVIO – Però noi logicamente pensiamo, dato che ormai la vicenda va avanti da 25 anni, che non può cominciare il tempo dei Dieci Segreti finché a te, a Marija e a Ivan non vi viene rivelato il decimo segreto. Perché l’ultima volta che è successo qualcosa qui a Medjugorje da questo punto di vista è stato nel 1998 quando è stato dato il decimo segreto a Jakov. Da allora sono passati 8 anni e non è successo ancora nulla.
VICKA – Noi tre aspettiamo, io non ho mai chiesto nulla alla Madonna. Non lo facciamo per paura ma perché sappiamo che ha i suoi progetti e io devo fare quello che lei vuole.

PADRE LIVIO – Mi ha però impressionato il fatto che quando il 25 giugno scorso è apparsa ad Ivanka, la Madonna le ha spiegato il Settimo Segreto. Quindi si tratta di un qualcosa di vero, di attuale!
VICKA – Certo che è vero!

PADRE LIVIO – La gente però pensa che con i Dieci Segreti sia coinvolta soltanto Mirijana.
VICKA – No, siamo coinvolti tutti. L’unica differenza è che Mirijana ha scelto Padre Petar per annunciare i segreti al mondo, ma ognuno di noi ha un suo compito.

PADRE LIVIO – Una volta la Madonna ha detto che dopo il Terzo Segreto ci sarà ancora uno di voi che avrà le apparizioni quotidiane.
VICKA – Sì, si tratta di uno di noi, poi staremo a vedere chi è.

PADRE LIVIO – Non si sa chi è?
VICKA – No.

PADRE LIVIO – Ma si tratta di uno di voi tre o uno di voi sei?
VICKA – Uno di noi tre.

PADRE LIVIO – Però dopo il Quarto Segreto non ci sarà più nessuno ad avere le apparizioni quotidiane?
VICKA – Vedremo.

PADRE LIVIO – Dunque dopo il Terzo Segreto rimarrà un veggente, tra quelli a cui ora continuano le apparizioni quotidiane.
VICKA – Esatto, noi tre: io, Marija e Ivan. Noi tre che conosciamo solo nove dei Dieci Segreti. Ad uno di noi tre, poi vedremo chi, rimarranno le apparizioni.

PADRE LIVIO – Anche dopo i segreti?
VICKA – Anche dopo.

PADRE LIVIO – Molto interessante. Non so se la gente si rende conto dell’importanza di questa affermazione.
VICKA – Il Terzo Segreto riguarda il segno che la Madonna lascerà sulla montagna delle apparizioni, un segno che rimarrà per sempre. Un altro segreto è dato ad ognuno di noi veggenti e si tratta di un fatto personale. Il Settimo Segreto è invece stato in parte cancellato in seguito alle nostre preghiere ma non completamente, e la Madonna vorrebbe che noi pregassimo ancora di più perché mediante le nostre preghiere possiamo modificare anche gli altri [si noti che le vere profezie sono sempre condizionate, ndr].

PADRE LIVIO – Però tu hai detto che durante il tempo dei segreti ci sarà ancora uno di voi che avrà le apparizioni quotidiane. Questo che mi hai detto è molto importante perché significa che durante il tempo dei Dieci Segreti, un tempo sicuramente di prova, la Madonna rimarrà in mezzo a noi.
VICKA – Sì, si.

PADRE LIVIO – Quindi potrà dare anche dei messaggi.
VICKA – Certo.

PADRE LIVIO – Questa è una grande grazia.
VICKA – Sembra una sorpresa, ma la Madonna ha detto questo in modo chiaro.

PADRE LIVIO – Io faccio questo in qualità di intervistatore perché io sono personalmente convinto che quando si verificheranno i Dieci Segreti io sarò già in Paradiso.
VICKA – Padre Livio, tu non sai quante grazie la Madonna ha dato a te, perché sei stato pronto a rispondere in modo che la Madonna ha trovato una sua radio. Non sai quanto ti vuol bene e vedo che anche tu rispondi con tutto amore. Devi continuare a trasmettere questo tuo messaggio senza stancarti perché abbiamo ancora tanto da fare.

PADRE LIVIO – Io invece penso che alla mia età i Dieci Segreti li vedrò dal Paradiso ormai.
VICKA – No, carissimo fratello, non si sa mai a che età si lascerà questa terra. Io a questo non penso mai. Io sento dentro di me che si può fare ancora molto.

PADRE LIVIO – Quindi niente pensione per me.
VICKA – No! La vita è bella, è noi che la complichiamo. Chi ama sé stesso ama la vita, chi non ama sé stesso non può amare niente.

La malattia e la sofferenza

PADRE LIVIO – In questi pochi minuti che ci rimangono vorrei che tu raccontassi qualcosa sul tema della sofferenza e della malattia, che hai vissuto anche te personalmente.
VICKA – Questa è una grande gioia e dono. Tante volte pensiamo: come può una malattia e una sofferenza diventare un dono? Per me non esiste niente dopo la Madonna di accettare la sofferenza come dono. Di questa cosa non si può parlare tanto, perché quando si verifica dobbiamo dire: eccomi Signore tu fai di me quello che tu vuoi. Non possiamo dire: questa sofferenza è pesante. No, togliamo questi pensieri. Lui sa quanto può dare e sa anche quanto può prende. Noi dobbiamo anche ringraziare Dio per questo dono e chiedere la sua forza e il suo coraggio perché io possa andare avanti. Anche la Madonna ha detto: voi non sapete quanto valore ha la nostra sofferenza davanti agli occhi di Dio. Io sono contentissima quando posso offrire qualche mia sofferenza per la Madonna e per Gesù. Io dico sempre: Gesù, io sono pronta. Quanto e come vuoi, sempre sono pronta per voi. Mi rivolgo anche a tutti voi che vivete nella sofferenza: non perdete tempo ma offrite tutto a Gesù. Tutte quelle cose hanno un grande valore. Ogni sera, quando la Madonna mi appare, sempre e al primo posto nelle intenzioni di preghiera metto i malati e poi tutti gli altri. Io voglio tanto bene a voi malati, vi sento nel mio cuore e raccomando sempre alla Madonna che vi possa dare forza e coraggio per andare avanti.

A cura di radiomaria.it

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Nessuno come Lui

Posté par atempodiblog le 20 novembre 2007

Nessuno come Lui dans Articoli di Giornali e News plivio

Tra i fondatori delle varie religioni, Gesù è unico. Nessuno si è proclamato Dio come ha fatto Lui, dimostrando di esserlo. Una ragione fondamentale per la veridicità e la credibilità del cristianesimo.
Un confronto fra il cristianesimo e le altre religioni prima ancora che sui contenuti dottrinali e morali, che pure sono importanti, deve riguardare la persona dei loro fondatori.
È lo stesso Gesù che ha impostato in questo modo il problema quando ha rivolto agli apostoli quell’interrogativo inquietante che nel corso dei secoli non cessa di bussare al cuore di ogni generazione: « La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo? » (Mt 16,13). Paragonare Gesù Cristo a Mosé, a Buddha, a Confucio, a Maometto e così via è molto istruttivo perché, senza venire meno al rispetto per ogni esperienza spirituale, si può cogliere l’indiscutibile originalità e unicità del cristianesimo in rapporto a tutte le altre religioni.
A questo riguardo occorre innanzi tutto che gli stessi cristiani siano consapevoli del centro irradiante della loro fede, perché solo in questo modo potranno premunirsi da quella forma di relativismo che consiste nella tendenza a mettere tutte le religioni sul medesimo piano.
Da questa mentalità nasce il sincretismo religioso e quella religione fai-da-te che sceglie dal supermarket della spiritualità ciò che più appaga i propri gusti.
Per essere cristiani, infatti, non basta credere in Dio, come comunemente molti ritengono. Non sono cristiano perché penso che « Qualcuno » lassù ci deve pur essere. Quasi tutte le religioni infatti fanno riferimento a un Essere supremo e non dobbiamo dimenticare che quella cristiana è stata fortemente contrastata da un monoteismo intransigente come quello ebraico.
Che cosa dunque contrassegna il cristianesimo e ne fa di esso una religione radicalmente diversa da tutte le altre? lo sono cristiano non perché credo in Dio, ma perché credo che Dio si è fatto uomo.
La fede cristiana non è la credenza nell’esistenza di Dio (la quale indubbiamente è importante, ma viene data per presupposta) ma è la fede nell’evento dell’incarnazione. Tutto ciò è professato nel « Credo » che viene recitato ogni domenica: «Et incarnatus est de Maria Virgine et homo factus est» «Si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo»).
Il mistero di Dio Santissima Trinità e dell’Incarnazione del Verbo sono il cuore della professione di fede cristiana, ma molti se ne rendono conto e non vedono l’originalità assoluta del cristianesimo e la sua irriducibilità rispetto alle altre concezioni religiose.
I cristiani sono coloro che credono che Gesù è il Figlio di Dio che si è fatto uomo.
Guardando a Gesù di Nazareth, così come lo guardavano Pietro e gli altri apostoli, essi affermano senza esitazioni: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio Vivente» (Mt 16,16).
La diversità rispetto agli altri fondatori religiosi, in particolare Buddha e Maometto, che stanno all’origine di due religioni mondiali che competono col cristianesimo nella ‘conquista dei cuori’, risulta evidente.
Per il buddisti il Buddha è soltanto un uomo come tutti noi, che, cercando la salvezza ed essendo pervenuto alla illuminazione, può farci da maestro con la sua dottrina. Per i mussulmani Maometto è il profeta di Allah, ma così partecipe della condizione umana comune da aver passato buona parte della sua vita nell’esercizio del potere politico, economico e militare.
Nessun buddista di stretta osservanza vi dirà che il Buddha è Dio. Un mussulmano poi e un ebreo di stretta osservanza vi confermeranno che affermare che un uomo è Dio è una bestemmia.
In questa prospettiva bisogna dunque riconoscere che il cristianesimo, in quanto centrato sul mistero dell’incarnazione, è una religione unica e assolutamente controcorrente rispetto al modo comune di pensare degli uomini.
Credere che un uomo, e lui solo, è Dio e che come tale è l’unico Salvatore del genere umano, è il Signore della storia e il Giudice del mondo, risulta assolutamente « scandaloso » per l’umana sapienza.
San Paolo ha parlato dello scandalo della croce, ma è lui stesso a direi che questo scandalo è incominciato con l’incarnazione (Fil 2,7). Credere che un uomo è il Figlio di Dio «nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre» è scandaloso non solo per gli Ebrei contemporanei di Gesù, ma anche per gli uomini del nostro tempo, i quali sono disposti anche a ritenere che Gesù è uno dei più grandi uomini che siano mai esistiti, ma ritengono assurda la fede cristiana nella sua divinità.
Certi riconoscimenti della grandezza umana di Gesù (riformatore religioso, rivoluzionario, filantropo, saggio, ecc…) non devono trarre in inganno. Vengono concessi, purché non si dica che lui è Dio.
Eppure Gesù nei tre anni della sua vita pubblica ha esplicitamente manifestato il mistero della sua persona divina. Possiamo dire che questo è stato il tema fondamentale della sua stessa predicazione. Il Vangelo di Gesù Cristo riguarda soprattutto la sua uguaglianza col Padre, del quale è Il Figlio e dal quale è stato inviato per la salvezza del mondo. Certamente la rivelazione di Gesù riguardo se stesso è stata graduale, coinvolgendo prima gli apostoli e poi le folle, ma non vi è dubbio che le parole e i gesti da lui compiuti sono stati afferrati nel loro profondo significato ed è per questo che è stato condannato a morte dal Sinedrio dopo che, per il medesimo motivo, hanno cercato in più occasioni di lapidario.
Gesù in nome proprio perdona i peccati, modifica la legge di Mosé con il suo autorevole « Ma io vi dico», e compie miracoli impressionanti per l’onnipotenza che esprimono.
Anche i profeti prima e gli apostoli dopo compiranno miracoli, ma non facendo appello alla propria autorità personale come fa Gesù.
Oltre ai gesti, anche le parole di Gesù sono esplicite e colpiscono nel segno penetrando come spada tagliente nei cuori, per cui alcuni credono e altri gridano allo scandalo. Al riguardo è illuminante questo dialogo riportato dall’evangelista Giovanni: avendo Gesù affermato: «lo e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30), i Giudei portano delle pietre per lapidarlo. Allora Gesù domanda loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse volente lapidarmi? Gli risposero i Giudei: Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio» (Gv 10,33).
Ancora più importante, per il contesto in cui è avvenuta, è la testimonianza di Gesù davanti al Sinedrio, dove appare con chiarezza che è stato condannato a morte per essersi fatto uguale a Dio. Il sommo sacerdote gli domanda: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto», gli rispose Gesù, ma poi aggiunge parole, ben comprensibili ai presenti, con le quali si attribuisce l’autorità divina di giudicare il mondo:
«Anzi, io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla  destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo» (Mt 26,63-64).
Che un uomo con le parole e con i gesti che compie si attribuisca un’autorità divina non è certo cosa di poco conto. Basti a questo riguardo riflettere sul fatto che in tutte le Sacre Scritture, dall’Antico al Nuovo  Testamento, quello di Gesù Cristo è un caso unico.
Persino il Battista, il più grande degli uomini, come Gesù stesso ha dichiarato, è al paragone soltanto una voce che grida nel deserto (Lc 3,3).
Gli uomini che hanno ascoltato la testimonianza di Gesù, e in particolare gli apostoli che hanno condiviso con lui tre anni di vita, si sono trovati di fronte a qualcosa di assolutamente inaudito e al di là di ogni attesa e immaginazione. Eppure non potevano mancare i segni di credibilità che rendessero la scelta della fede un «rationabile obsequium», e perciò sopra la ragione, ma non contro la ragione. Quali erano questi segni di credibilità?
Al riguardo non si finirebbe mai di parlare, perché la persona di Gesù è un abisso inafferrabile di luce. Però potremmo sinteticamente affermare che la testimonianza di Gesù su se stesso era credibile per l’eccelsa santità, di fronte alla quale quella degli uomini più santi è come un lucignolo fumigante davanti al sole; per la sublime sapienza, per cui anche i non credenti, che abbiano la mente sgombra di pregiudizi, non hanno difficoltà a ritenere gli insegnamenti di Gesù contenuti nel Vangelo i più elevati che mai siano usciti da una bocca e un cuore d’uomo; per la potenza di miracolo che si esercita in nome proprio non solo sulle malattie e la morte degli uomini, ma anche sul regno della natura e soprattutto sull’impero delle tenebre che trema e indietreggia quando Gesù lo comanda.
Questi motivi di credibilità che hanno aiutato non pochi, pur nel rigido contesto del monoteismo ebraico, a credere alla testimonianza di Gesù, hanno poi avuto il sigillo della sua gloriosa resurrezione, con la quale Gesù ha dato la prova inoppugnabile di essere «Dio e Signore», come confessa l’apostolo Tommaso (Gv 20,28).
A mio parere si dovrebbe insistere di più in chiave apologetica, sull’eccelsa santità di Gesù e cercare di comprenderla, per quanto è possibile, nella sua profondità abissale.
Comunemente si afferma con san Paolo che Gesù era un uomo in tutto simile a noi «eccetto il peccato». Questa espressione però non va intesa soltanto come se la santa umanità del Salvatore sia esente dalla ferita originale e dai peccati personali, per cui in lui non c’è quell’impulso al male che invece c’è in noi e che si esprime nella triplice concupiscenza.
In Gesù Cristo non solo non c’era il peccato, ma già nella sua vita terrena la sua umanità era una pienezza di Grazia (Gv 1,16), per cui egli poteva dire: «Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,11).
La sua santa umanità era intimamente unita alla persona divina e Gesù come uomo esprimeva in forma umana la vita e la santità di Dio.
«Anche i più piccoli tratti dei misteri della sua vita ci manifestano l’amore di Dio per noi» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 516). A questo riguardo balza subito alla luce la diversità di Gesù rispetto a tutti gli altri uomini, in particolare ai grandi leader religiosi dell’umanità.
Mentre essi cercano una via di salvezza (la cercò Buddha nella meditazione e Maometto nella sottomissione ad Allah), Gesù si presenta come uno che non cerca nessuna salvezza, ma al contrario la dona.
Gesù non cerca la verità, ma dice di essere la verità e la luce; Gesù non cerca la felicità, la gioia, la vita, ma afferma di essere colui che dà la pace, la gioia e la vita eterna; allo stesso modo Gesù non cerca una via, ma dice di essere lui quella via che porta gli uomini alla meta.
Mentre gli uomini, anche i migliori, si sforzano di uscire dalla caverna in cui sono imprigionati (è l’immagine platonica della condizione umana), Gesù è colui che entra nella caverna per liberarli.
Gesù non è un uomo che fa l’esperienza del male di vivere che tutti gli uomini fanno, ma è la medicina a questo male. Tutto questo brillava nella sua persona e quelli che l’hanno conosciuto e hanno aperto il cuore hanno compreso il mistero dell’Emmanuele, di Dio con noi.

di Padre Livio Fanzaga - Il Timone
Tratto da: Come una fonte

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La grandezza

Posté par atempodiblog le 18 novembre 2007

La grandezza dans Citazioni, frasi e pensieri diddlmania_049

“L’uomo veramente grande è colui che fa sentire grande ogni altro uomo”.

-Gilbert Keith Chesterton-

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Se non fosse venuto

Posté par atempodiblog le 18 novembre 2007

Se non fosse venuto
di Antonio Socci

Se non fosse venuto dans Antonio Socci croce1

E se Gesù non fosse nato? Non ci sarebbero – per esempio – né università, né ospedali. E nemmeno la musica.
E’ facile provare storicamente che queste istituzioni, nate nel medioevo cristiano (come le Cattedrali e l’arte occidentale), sarebbero state del tutto inconcepibili senza la storia cristiana.
Se Gesù non fosse venuto fra noi non ci sarebbe neanche lo Stato laico, perché – come ha dimostrato Joseph Ratzinger in un memorabile discorso alla Sorbona – è Lui che ha desacralizzato il potere il quale da sempre ha usato le religioni per assolutizzare se stesso.
Dopo Gesù, Cesare non si può più sovrapporre a
Dio, non può avere più un potere assoluto sulle persone e le cose. Inizia la storia della libertà umana.

Se Gesù non fosse nato le donne non avrebbero alcun diritto, sarebbero considerate ancora « cose » su cui gli uomini hanno potere di vita e di morte, com’era perfino nella Roma imperiale.
Se Gesù non fosse nato vecchi e malati continuerebbero ad essere abbandonati.
Se Gesù non fosse nato non esisterebbero i « diritti dell’uomo ».
Né la democrazia (ripeto: la democrazia e la libertà sarebbero stati inconcepibili).
Se Gesù non fosse venuto avremmo ancora un sistema economico fondato strutturalmente sulla schiavitù e quindi arretrato (oltreché disumano e bestiale), sempre al limite della sussistenza.

Invece Gesù è venuto e il continente che l’ha accolto, il continente cristiano per eccellenza, l’Europa, di colpo ha fatto un balzo inaudito nella storia umana, lasciando indietro tutto il resto del mondo, perfino civiltà molto più antiche, come quella cinese.Gesù è venuto e l’essere umano è fiorito: la sua intelligenza, la sua genialità, la sua umanità, la sua creatività, la sua razionalità (soprattutto!).

Chi – abbeverato alle fonti avvelenate dell’ideologia dominante – nutre qualche dubbio in proposito può trovare intere biblioteche che lo dimostrano, ma, per tagliar corto, in queste giorni di vacanze può cavarsela leggendosi un libro.
L’autore non è un apologeta cattolico, ma un sociologo americano di una università yankee: Rodney Stark.
Il suo libro è stato tradotto da Lindau col titolo: « La vittoria della Ragione ». Sottotitolo: « Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza
« .
Il suo excursus lungo i secoli è documentatissimo e chiaro. Spiega che quando gli europei per primi cominciarono a esplorare il mondo, ciò che li stupì fu « la scoperta del loro grado di superiorità tecnologica rispetto alle altre società ».
Stark – per farsi capire – scende nei particolari: « Perché per secoli gli europei rimasero gli unici a possedere occhiali da vista, camini, orologi affidabili, cavalleria pesante o un sistema di notazione musicale? ».
Il perché – come spiega Stark – risale a quella razionalità e a quel genio della realtà fioriti col cristianesimo.
Gli esempi sembrano minimi (gli occhiali, i camini), ma si tratta
di oggetti di uso quotidiano che hanno rivoluzionato la vita e la qualità della vita.

Inoltre vanno compresi all’interno delle conquiste più grandi. Stark dimostra che è dal cristianesimo, dalla conoscenza di un Dio che ha razionalmente ordinato il cosmo, che deriva la « straordinaria fede nella ragione » che connota l’Occidente cristiano.
« Sin dagli albori i padri della Chiesa insegnarono che la ragione era il dono più grande che Dio aveva offerto agli uomini. Il cristianesimo fu la sola religione ad accogliere l’utilizzo della ragione e della logica come guida principale verso la verità religiosa ».
Da qui, da questa « vittoria della ragione », da questa certezza che il mondo non è una divinità, né un capriccio inconoscibile degli dèi, ma è creato secondo un Logos razionale e può essere compreso e dominato dall’uomo, derivano la scienza, la tecnologia e – per esempio – come conseguenza ultima di tipo sociale, il « capitalismo », cioè quel sistema di produzione regolato che ha portato a una prosperità mai conosciuta prima nella storia umana.

Naturalmente andiamo per grandi lineee.
Potremmo dettagliare tutte le cose che stanno dentro queste svolte storiche: la legittimazione teologica e morale della proprietà privata e del profitto, la limitazione dell’arbitrio dello Stato, il diritto della persona a non essere schiavizzato (che ha provocato una quantità di scoperte e conquiste tecnologiche).
La teoria della democrazia e dei diritti dell’uomo fiorì nei grandi monasteri che hanno civilizzato l’Europa barbarica, poi nelle università medievali e nella teologia successiva.
Ed è stata recepita nelle istituzioni.

E’ tutto un sistema di pensiero e di valori che ha letteralmente dato forma al nostro vivere quotidiano e che deriva da ciò che il cristianesimo ha portato nella storia umana.
Il progresso stesso è un concetto nato dai padri della Chiesa e che
non è concepibile se non nella concezione cristiana della storia.
Stark dettaglia fino a particolari a cui noi normalmente neanche facciamo caso. Accendere la luce, avere acqua e riscaldamento in casa, muoversi a velocità inaudita sul pianeta coprendo distanze immense, comunicare da un capo all’altro del mondo, disporre di cibo oltre ogni immaginazione,
dominare lo spazio, debellare tante malattie allungando la vita umana di decenni..
Tutto questo – letteralmente – non sarebbe stato neanche immaginabile se quel giorno di duemila anni fa, a Betlemme di Giudea, non fosse nato Gesù.

Non è un caso se le conquiste dell’Occidente cristiano hanno civilizzato e umanizzato tutto il mondo.
Ma l’origine sta in quella strepitosa liberazione dell’umano e delle sue immense energie e potenzialità che è iniziata quando è venuto Gesù.
Per questo – e non a caso – la storia si divide: prima di Cristo e dopo di Lui.
Per questo anche un laico – se minimamente colto e avvertito – celebra il Natale come l’alba della prosperità e della libertà.
Sia chiaro: non che l’occidente cristiano sia di colpo diventato immune dal male.
Tutt’altro. Il rischio di ripiombare nelle tenebre della disumanità è stato sempre presente ed è continuo.
Ma anche il male dell’uomo, nel corso dei secoli, ha trovato finalmente la forza inesausta di Cristo nella Chiesa che l’ha contrastato, l’ha perdonato e redento, dilagando nella storia dei popoli cristiani.

Un grande poeta, Thomas. S. Eliot, ha colto questa drammatica lotta (di ogni giorno) dei popoli cristiani per vincere nel corso dei secoli la barbarie e la bestialità con questi versi:
« Attraverso la Passione e il Sacrificio, salvati a dispetto del loro essere negativo; /Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima;/ Eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce./ Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via ».

Infatti, nonostante la liberazione storica che ha prodotto, Gesù non è nato innanzitutto per civilizzare il mondo, ma per santificare gli uomini, per renderli, da bestiali, divini.
Diceva S. Agostino: « Dio si è fatto uomo. Saresti morto per sempre se lui non fosse nato nel tempo. Mai saresti stato libero dalla carne del peccato, se lui non avesse assunto una carne simile a quella del peccato. Ti saresti trovato sempre in uno stato di miseria, se Lui non ti avesse usato misericordia. Non saresti ritornato a vivere, se Lui non avesse condiviso la tua morte. Saresti venuto meno, se Lui non fosse venuto in tuo aiuto. Ti saresti perduto, se lui non fosse arrivato ».

Se non fosse nato Gesù, saremmo tutti dei disperati.
Ma Lui è venuto
fra noi.

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I miracoli

Posté par atempodiblog le 17 novembre 2007

I miracoli dans Citazioni, frasi e pensieri diddlmania_642

« Chi crede ai miracoli lo fa perché ha delle prove a loro favore. Chi li nega lo fa perché ha una teoria contraia ad essi ».

-Gilbert Keith Chesterton-

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Testimonianza di Vicka

Posté par atempodiblog le 17 novembre 2007

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Il poeta

Posté par atempodiblog le 17 novembre 2007

Il poeta dans Citazioni, frasi e pensieri diddlmania_397

Il poeta cerca solo di mettere la testa in cielo. E’ il logico che cerca di mettere il cielo dentro la propria testa. Ed è la sua testa che si spacca”.

-Gilbert Keith Chesterton-

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La Pace

Posté par atempodiblog le 17 novembre 2007

Il desiderio più profondo nel cuore dell’uomo è proprio la pace, quando odia e vuole vendetta, egli cerca la pace, quando è sobrio e lotta contro la dipendenza, cerca la pace, anche quando si ubriaca cerca la pace; quando bestemmia e dice cose cattive, cerca la pace; quando lotta per la propria vita e della vita di coloro che ama , cerca la pace, quando alza la mano su se stesso e commette il suicidio oppure uccide l’altro, cerca la pace. Pertanto tutte le decisioni umane sono in realtà scelte di pace. E’ chiaro che quando si agisce bene, si cerca e si realizza la pace personale e quella degli altri, quando si commette il male, si cerca soltanto la pace per se stessi, senza tener conto dell’inquietudine degli altri… Analizzando la questione da un altro punto di vista, tutte le volte che abbiamo perso la pace è perchè siamo stati orgogliosi, avidi, dipendenti dal potere e dalla gloria… L’esperienza insegna che grazie al digiuno e alla preghiera si vincono il male, l’orgoglio e l’egoismo, il cuore si apre, crescono l’amore, l’umiltà, la generosità e la bontà e in questo modo si realizzano i presupposti per la pace. Chi ha la pace ama e perdona, è sano anche fisicamente e spiritualmente ed è pronto ad organizzare la propria vita in modo degno dell’uomo, che è la massima creatura divina…

Padre Slavko Barbaric

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