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L’immaginazione

Posté par atempodiblog le 14 mars 2012

L'immaginazione dans Citazioni, frasi e pensieri

Se l’immaginazione gira, ribollendo, su te stesso, essa crea situazioni illusorie, composizioni di luogo che, di norma, non quadrano col tuo cammino, ti distraggono scioccamente, ti raffreddano e ti allontanano dalla presenza di Dio. — Vanità.
Se l’immaginazione rigira attorno agli altri, cadi facilmente nel difetto di giudicare — senza averne la missione — e interpreti in modo gretto e poco obiettivo il comportamento altrui. — Giudizi temerari.
Se l’immaginazione svolazza sui tuoi talenti, sulle tue battute, o sul senso di ammirazione che susciti negli altri, ti esponi a perdere la rettitudine d’intenzione, e a dar corda alla superbia.
In genere, lasciar libera l’immaginazione comporta una perdita di tempo, e inoltre, quando non la si domina, apre il varco a un filone di tentazioni volontarie.
— Non trascurare nemmeno un giorno la mortificazione interiore!
Solco, 135

di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: josemariaescriva.info

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Nubi oscure

Posté par atempodiblog le 27 décembre 2011

Nubi oscure dans Citazioni, frasi e pensieri mormorazioni

Mormorare, dicono, è molto umano. — Ho replicato: noi dobbiamo vivere in modo divino.
La parola malevola o leggera di un solo uomo può formare una opinione, e perfino lanciare la moda di parlar male di qualcuno… Poi, questa mormorazione sale dal basso, arriva in alto e magari si condensa in nubi oscure.

San Josemaría Escrivá de Balaguer

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Semplicemente Gesù

Posté par atempodiblog le 17 novembre 2011

Semplicemente Gesù dans Citazioni, frasi e pensieri sanjosemaraescrivdebala

“Mi ha fatto sorridere sentirla parlare del conto che le chiederà nostro Signore. No, per loro non sarà Giudice, nel senso severo della parola, ma semplicemente Gesù”. Questa frase, scritta da un Vescovo santo, che ha consolato più di un cuore afflitto, ben può consolare il tuo.

San Josemaría Escrivá de Balaguer

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Decidersi a “volere” la volontà di Dio

Posté par atempodiblog le 25 octobre 2011

Decidersi a “volere” la volontà di Dio dans Citazioni, frasi e pensieri josemariaescrivadebalag

Bisogna decidersi. Non si può vivere con quelle due candele che, secondo il detto popolare, ogni uomo tiene accese: una a san Michele e una al demonio. Bisogna spegnere la candela del demonio. Dobbiamo consumare la nostra vita facendola ardere tutta intera al servizio di Dio. Se il nostro desiderio di santità è sincero e docilmente ci mettiamo nelle mani di Dio, tutto andrà bene. Perché Dio è sempre disposto a darci la sua grazia e, specialmente in questo tempo, la grazia per una nuova conversione, per un miglioramento della nostra vita di cristiani.
E’ Gesù che passa, 59

di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: josemariaescriva.info

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Amore per Gesú Sacramentato

Posté par atempodiblog le 24 juin 2011

San Josemaría manifestava in una infinità di dettagli il suo amore per Gesú Sacramentato

Monsignor Javier Echevarría, attuale Prelato dell’Opus Dei, racconta che san Josemaría riassumeva la vita di pietà dicendo che l’amore è sapientissimo e cerca sempre forme nuove per manifestarsi. Per questo, esprimeva un profondo amore a Gesú Sacramentato attraverso una infinità di piccoli dettagli.

Amore per Gesú Sacramentato dans Fede, morale e teologia fortesinfide

Quando negli anni quaranta poté disporre di una stanza sua, nella casa di via Diego de León, a Madrid, fu felice che fosse contigua all’oratorio e al Tabernacolo: in tal modo, nella solitudine della notte e in varie ore del giorno, poteva pregare e lavorare rivolto al Signore. Questa idea lo portò a fare aprire a Roma, nella stanza di lavoro del Presidente Generale dell’Opus Dei, una piccola tribuna che sporgeva sull’oratorio. Poichè vi trascorreva molto tempo, vi fece collocare un piccolo oratorio antico, per rispettare gli orari del centro.

Ogni volta che entrava in una chiesa andava subito a salutare Gesù Sacramentato: si raccoglieva in preghiera per qualche momento e rinnovava l’ardente desiderio di fargli compagnia in tutti i Tabernacoli del mondo. Mi commossi una volta che entrammo nella cattedrale di una grande città, ancora in costruzione. Chiese al sacrestano dove stesse il santissimo, e questi rispose di non saperlo, perchè veniva spostato ogni giorno. Si mise a cercare il Signore per tutta la cattedrale e alla fine lo trovò, segnalato da un lume mezzo nascosto: si inginocchiò per terra e pregò. In seguito ci disse di aver pregato così: “Signore, io non sono meglio degli altri, ma sento il bisogno di dirti che ti amo con tutte le mie forze; e ti chiedo di ascoltarmi: ti amo al posto di coloro che vengono qui e non te lo dicono; al posto di tutti coloro che verranno e non te lo diranno”. Poi aggiunse: “Non fareste anche voi lo stesso se i vostri genitori, con tutti i meriti che hanno, si prodigassero per gli altri e costoro non mostrassero alcuna gratitudine? A Dio dobbiamo molto di più. Egli, che è tutta la felicità, tutta la bellezza e la vera Vita, si è messo a disposizione di ciascuno, per farci partecipi della sua Vita. È giusto essere riconoscenti!”.

Quando aveva dei momenti liberi, pur dovendo salire o scendere le scale, andava in oratorio per fare una genuflessione, cui seguiva una giaculatoria, una comunione spirituale o un atto di adorazione. Dava spesso consigli come questo: “Quando puoi, scappa a far compagnia a Gesù Sacramentato, sia pure per pochi secondi, e digli con tutta l’anima che lo ami, che vuoi amarlo di più e che lo ami al posto di tutte le persone della terra, anche per coloro che dicono di non amarlo”.

Una volta, il Fondatore dell’Opus Dei ricevette una visita. Al termine del pranzo, con la sua tipica naturalezza, suggerì: “Andiamo a salutare il Signore”. I suoi ospiti erano cristiani e devoti, ma se ne sorpresero perchè il suo tono di voce sembrava alludere ad una persona importante e si dissero fra di loro: “Ma chi sarà questo signore da salutare se il padrone è lui?”. Lo capirono quando entrarono in oratorio. Ripeteva a don Álvaro del Portillo e a me di non passare davanti al Tabernacolo “senza dire al Signore che lo amate con tutta l’anima, che lo volete custodire nei vostri cuori, che lo ringraziate per la presenza del Tabernacolo a vostra consolazione, che gli chiedete di aiutarvi con la sua forza e la sua onnipotenza”; e aggiungeva: “Io faccio così”. Consumato da questa passione per Gesù Sacramentato, ci supplicava il 26 febbraio 1970: “Unitevi alla mia costante preghiera. Prego di giorno e di notte. Unitevi alla mia santa Messa. Fate molti atti di fede e di amore nella presenza eucaristica; e fate molti atti di riparazione. Dite al Signore che lo amate con tutta l’anima, che non lo volete far soffrire, che desiderate riparare continuamente per le offese”.

Raccomandava ai sacerdoti di fare spesso compagnia al Santissimo Sacramento. Voleva che in tutti loro crescesse la pietà eucaristica e faceva notare loro che, “anche se non lo fate per essere visti dai fedeli della parrocchia, non vi preoccupate se vi vedono. Se siete uniti al Signore e la gente vede il vostro amore, ve ne chiederà i motivi, e allora potrete parlare di questo amore che deve colmare tutta la vostra vita”. Ci ripeteva spesso: “Ti ringrazio, mio Dio, perchè sin da quando ero giovane mi hai fatto capire la meraviglia d’Amore del mistero dell’Eucaristia”. Nel ‘73, incitava le sue figlie e i suoi figli ad innamorarsi sempre di più di Gesù Sacramentato: “Dio ci ha messo in grado di volergli bene, di contemplarlo, di amarlo. Come? Compiendo con delicatezza e sacrificio il piano di vita di ogni giorno. Padre, mi chiederete, come possiamo rendere più stretto il rapporto con Lui? Entrando nella sua intimità, perché apparteniamo alla sua famiglia; andandolo a cercare dove sta, nel Tabernacolo e nelle vostre anime; e ditegli che in Lui, nella sua forza, trovate riposo”.

Queste ultime parole, pronunciate alla fine della vita, sono in continuità con ciò che aveva vissuto e predicato. Così, ad esempio, ci aveva spronato nel ’58: “Dobbiamo ottenere, da noi e dagli altri, di non lasciarlo mai solo nel carcere volontario del Tabernacolo, un carcere d’amore dove ha voluto rimanere nascosto nell’Ostia, inerme, per te e per me”. E nel 1962: “Da tantissimo tempo, quando mi genufletto davanti al Tabernacolo, dopo aver adorato Gesù Sacramentato, ringrazio anche gli Angeli, perchè continuamente fanno la corte a Dio. Far la corte: da qui viene la parola corteggiare, che vuol dire seguire amorevolmente la persona di cui si è innamorati; si usa nella vita quotidiana per dire che un uomo ama una donna”.

Il 10 giugno 1971, solennità del Corpus Christi, ci disse: Oggi provo una gioia tutta particolare nel ringraziare gli Angeli per la corte che fanno a Gesù Sacramentato, in tutti i Tabernacoli, si faccia o meno festa in onore di Gesù nel Santissimo Sacramento. È stata sempre una mia consuetudine, ma oggi mi infonde maggiore presenza di Dio”.

Sempre lo stesso giorno, in un altro momento, aggiunse: “Questa mattina, mentre celebravo la Messa, ho detto a Nostro Signore col pensiero: io ti faccio compagnia in tutte le processioni del mondo, in tutti i Tabernacoli dove ti onorano, e in tutti i luoghi dove non ti onorano”.

La sua devozione all’Eucaristia lo portò, gli ultimi anni, ad intensificare pure lo spirito di riparazione. Aveva un gran desiderio di stare alla presenza di Gesù Sacramentato “per adorarlo, per fargli compagnia, per rimediare – aggiungeva nella sua umiltà – alle mie miserie e alle miserie di tutta l’umanità, per non lasciarlo solo, dal momento che in tanti posti il Signore è privo della compagnia che gli uomini dovrebbero fargli”.

Una volta, nel 1960 tornò a parlarci del mistero dell’Eucaristia: “E’ il “Grande Solitario”, perché gli uomini lo hanno abbandonato. Non sanno nulla di amore, di comprensione, di donazione. E cosa possono saperne se non vogliono attingere alla fonte? Io prego il Signore perché tutti imparino a trattare Cristo nell’Eucaristia; anche le mie figlie e i miei figli, e io stesso. Andate da Lui con fede, con delicatezza, con costanza. Non contano le miserie personali, se siamo in grazia di Dio. Se ci appoggiamo sulla nostra debolezza, avvertiremo più consapevolmente di aver bisogno di Dio nella nostra vita. Da alcuni giorni la mia preghiera di adorazione eucaristica ha un accento di riparazione e di supplica, per non abbandonarlo: peto quod petivit latro poenitens [«ti chiedo ciò che ti chiese il ladrone pentito»]; sono debole, ma ho fiducia nel potere di Dio, che non delude mai chi a lui ricorre fiducioso e umile”.

E commentava: “Noi sacerdoti dobbiamo amare tanto il sacerdozio, da metterlo sempre accanto al Signore nel Tabernacolo, trasformando tutta la nostra vita in un lavoro spirituale; però il nostro lavoro deve essere come quello degli altri, cioè un’offerta al Signore. Voglio dire che la nostra operatio Dei è una Messa, che inizia a mezzanotte e termina ventiquattro ore dopo”.

Recitava e cantava spesso l’inno Adoro te devote. Per far crescere la fede eucaristica nei suoi figli, consigliò di recitarlo e meditarlo ogni giovedì, chiedendo al Signore una maggior devozione da parte dei cristiani.

Questo modo di vivere la fede era così radicato in lui che, durante un viaggio o quando usciva di casa, nello scorgere i campanili delle chiese gli affiorava spontaneo sulle labbra qualche verso di questo inno, anche se ciò lo costringeva ad interrompere la conversazione; ma ciò contribuiva alla sua devozione eucaristica e a quella di chi lo accompagnava. Ripeteva pure una giaculatoria che scaturiva dal profondo dell’anima Gesù, che hai guarito tante anime, fa’ che ti veda come medico divino nell’Ostia Santa!”

L’ho sentito incoraggiare persone di ogni classe sociale a fare la comunione con le migliori disposizioni, senza dare scampo agli scrupoli. Nello stesso tempo, ricordava con chiarezza le condizioni prescritte per farla con dignità: “Non fate la comunione se avete un’ombra di dubbio fondato di aver offeso gravemente il Signore; non lasciatevi prendere dagli scrupoli, ma neppure dovete ricevere il Signore con un’ombra di dubbio”.

Echevarría Rodríguez, Javier e Salvador Bernal Fernández, Memoria del Beato Josemaría Escrivá, 1ª. Edizione, Madrid, 2000

Tratto da: josemariaescriva.info

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Il tempo che passa

Posté par atempodiblog le 20 février 2011

Il tempo che passa dans Citazioni, frasi e pensieri 1z4zfcy

Devo parlarvi del tempo, del tempo che passa. La fugacità del cammino su questa terra dovrebbe incitare noi cristiani a trarre maggior profitto dal tempo, non certo ad aver paura del Signore, e ancor meno a considerare la morte una tragica fine.

Un anno che passa — lo si è detto in mille modi, più o meno poetici —, con la grazia e la misericordia di Dio, è un passo avanti verso il Cielo, nostra Patria definitiva. Pensando a questa realtà, comprendo molto bene l’esclamazione di san Paolo ai corinzi: Tempus breve est! [1 Cor 7, 29], come è breve la durata del nostro passaggio sulla terra! Queste parole, per un cristiano coerente, risuonano nel più intima del cuore come un rimprovero per la propria mancanza di generosità, come un costante invito a essere leale.

È davvero breve il tempo che abbiamo per amare, per dare, per riparare. Non è giusto perciò che lo sperperiamo, che gettiamo irresponsabilmente questo tesoro dalla finestra: non possiamo sprecare il momento del mondo che Dio ha affidato a ciascuno di noi.

di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: josemariaescriva.info

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Parlare con Dio

Posté par atempodiblog le 5 février 2011

Parlare con Dio dans Citazioni, frasi e pensieri pregare

Mi hai scritto: “Pregare è parlare con Dio. Ma, di che cosa?”. —Di che cosa? Di Lui, di te: gioie, tristezze, successi e insuccessi, nobili ambizioni, preoccupazioni quotidiane…, debolezze! E atti di ringraziamento e suppliche: e Amore e riparazione.
In due parole: conoscerlo e conoscerti: “stare insieme”!
Cammino, 91

Non sai pregare? —Mettiti alla presenza di Dio, e non appena comincerai a dire: “Signore, … non so fare orazione!…”, sii certo che avrai cominciato a farla.
Cammino, 90

Adagio. —Pensa che cosa dici, chi lo dice e a chi. —Perché quel parlare in fretta, senza dar tempo alla riflessione, è rumore, fragore di latta. E ti dirò, con Santa Teresa, che non lo chiamo preghiera, anche se muovi molto le labbra.
Cammino, 85

di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: josemariaescriva.info

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Raccontare a Dio i dispiaceri

Posté par atempodiblog le 30 janvier 2011

Raccontare a Dio i dispiaceri dans Citazioni, frasi e pensieri josemariaescrivadebalag

Godi di una allegria interiore e di una pace che non cambieresti con nulla. Dio è qui: non c’è cosa migliore che raccontare a lui i dispiaceri, perché cessino di essere dispiaceri.

San Josemaría Escrivá de Balaguer

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Cominciare e ricominciare

Posté par atempodiblog le 30 décembre 2010

Cominciare e ricominciare dans Riflessioni sanjosemaria

La tua vita interiore dev’essere proprio questo: cominciare… e ricominciare.
Cammino, 292

La conversione è cosa di un istante; la santificazione è opera di tutta la vita. Il seme divino della carità, che Dio ha posto nelle nostre anime, aspira a crescere, a manifestarsi in opere e a produrre frutti che in ogni momento corrispondano ai desideri del Signore. È indispensabile quindi essere disposti a ricominciare, a ritrovare, nelle nuove situazioni della nostra vita, la luce e l’impulso della prima conversione. E questa è la ragione per cui dobbiamo prepararci con un approfondito esame di coscienza, chiedendo aiuto al Signore, per poterlo conoscere meglio e per conoscere meglio noi stessi. Se vogliamo convertirci di nuovo, questa è l’unica strada.
E’ Gesù che passa, 58

Il potere di Dio si manifesta nella nostra debolezza, e ci spinge a lottare, a combattere contro i nostri difetti, pur sapendo che non otterremo mai del tutto la vittoria durante la vita terrena. La vita cristiana è un continuo cominciare e ricominciare, un rinnovarsi di ogni giorno.
E’ Gesù che passa, 114

Avanti, qualunque cosa succeda! Ben protetto dal braccio del Signore, considera che Dio non perde battaglie. Se ti allontani da Lui, quale ne sia il motivo, reagisci con l’umiltà di chi vuole cominciare e ricominciare; di chi vuoi fare da figlio prodigo tutti i giorni e anche molte volte nel corso delle ventiquattro ore; di chi vuole risanare il suo cuore contrito nella Confessione, vero miracolo dell’Amor di Dio. In questo sacramento meraviglioso, il Signore pulisce la tua anima e ti inonda di gioia e di forza per non venir meno nella lotta, e per ritornare instancabilmente a Dio anche quando tutto ti sembra oscuro. Inoltre, la Madre di Dio, che è anche Madre nostra, ti protegge con la sua materna sollecitudine, e ti guida nel tuo avanzare.
Amici di Dio, 214

di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: josemariaescriva.info

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La recita del Santo Rosario

Posté par atempodiblog le 29 novembre 2010

La recita del Santo Rosario dans Preghiere virginmaryrosary

L’inizio del cammino che ha per termine l’amore folle per Gesù, è un fiducioso amore alla Madonna.
- Vuoi amare la Vergine? E allora parla con Lei, cerca di conoscerla. Come? Recitando bene il suo Rosario.
- Ma nel Rosario diciamo sempre le stesse cose! Le stesse cose? Non si dicono sempre le stesse cose coloro che si amano? Non sarà che il tuo Rosario risulta monotono perché, invece di pronunciare parole come un uomo, stai lì assente, ed emetti suoni senza senso, perché il tuo pensiero è lontano da Dio? E poi, guarda: prima di ogni decina, si indica il mistero da contemplare . Tu hai contemplato almeno una volta questi misteri?

Fatti piccolo.
Vieni con me e vivremo ecco il nocciolo della mia confidenza la vita di Gesù, di Maria e di Giuseppe.
Ogni giorno faremo qualcosa di nuovo per loro. Ascolteremo le loro conversazioni famigliari. Vedremo crescere il Messia.
Ammireremo i suoi trent’anni di vita nascosta.
Assisteremo alla sua Passione e alla sua Morte Resteremo attoniti di fronte alla gloria della sua Risurrezione.
In una parola: contempleremo, pazzi di Amore (non c’è altro amore che l’Amore), tutti i momenti della vita di Gesù.

Dall’introduzione del libro “Il Santo Rosario” scritto da San Josemaría Escrivá de Balaguer

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Nel lago

Posté par atempodiblog le 14 mars 2009

Nel lago dans Citazioni, frasi e pensieri cerchi

Sei la pietra caduta nel lago. Provochi col tuo esempio un primo cerchio,  e questo un altro, e un altro… ogni volta più largo. Comprendi il valore della tua azione?

Josemaría Escrivá de Balaguer

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