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Seminatori di pace e di allegria

Posté par atempodiblog le 25 juin 2015

Seminatori di pace e di allegria dans Citazioni, frasi e pensieri Josemar-a-Escriv-de-Balaguer

“Seminate la pace e l’allegria ovunque, non abbiate parole offensive per nessuno; sappiate camminare a fianco di coloro che non la pensano come voi. Non vi maltrattate reciprocamente; siate fratelli di tutte le creature, seminatori di pace e di allegria”.

San Josemaría Escrivá de Balaguer

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Nel mondo ma non del mondo

Posté par atempodiblog le 25 mai 2015

Nel mondo ma non del mondo dans Citazioni, frasi e pensieri 166ki6p

San Josemaría Escrivá de Balaguer durante la sua permanenza in Brasile, nel 1974, commenta:

“Il Signore vuole che stiamo nel mondo e che lo amiamo senza essere mondani.

Il Signore desidera che rimaniamo in questo mondo – che adesso è così agitato e si sentono grida di lussuria, di disobbedienza, di ribellione che non approdano a nulla -, per insegnare alla gente a vivere con allegria.

La gente è triste. Fanno molto rumore, cantano, ballano, gridano, ma nel fondo del cuore, non hanno altro che lacrime: non sono felici, sono disgraziati.

E il Signore, a voi e a me, ci vuole felici”.

Tratto da: San Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei

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La venerazione di San Josemaría per Santa Caterina

Posté par atempodiblog le 30 avril 2015

La venerazione di San Josemaría per Santa Caterina
Tratto da: San Josemaría Escrivá

Riportiamo parte dell’articolo di Johannes Grohe “Santa Caterina da Siena, san Josemaría Escrivá e l’apostolato dell’opinione pubblica”, pubblicato nel n. 8 (2014) della rivista Studia et Documenta, dell’Istituto Storico San Josemaría Escrivá.

La venerazione di San Josemaría per Santa Caterina dans Sacramento dell’Ordine st_catherine._san_domenico2

San Josemaría aveva una venerazione molto ben radicata nel suo cuore per Caterina e, proprio per questo, usava chiamare Catalinas i suoi Appunti intimi − annotazioni personali, in cui metteva per iscritto delle considerazioni per poi meditarle nella sua orazione, o come frutto della meditazione stessa: «Sono note ingenue − le chiamavo caterine per devozione alla Santa di Siena − che scrissi per molto tempo stando in ginocchio e che mi servivano come ricordo e sollecitazione. Credo che, in genere, mentre scrivevo con semplicità puerile, stavo facendo orazione». Forse, nell’usare questo termine, egli aveva presente il collegamento tra le ispirazioni della santa di Siena e le sue manifestazioni posteriori nelle lettere e nel Dialogo.
San Josemaría scriveva in una lettera indirizzata ai membri dell’Opus Dei, datata nel 1932: «I santi sono sempre delle persone scomode, uomini o donne – la mia santa Caterina da Siena! −, perché con il loro esempio e la loro parola sono un continuo motivo di disagio per le coscienze che sono immerse nel peccato».

San Josemaría ammirava la franchezza con cui Caterina difendeva la verità, per sua indole e perché considerava questa sincerità una virtù fondamentale: «Sono sicuro − scriveva in un’altra lettera − che ci saranno alcuni che non mi perdoneranno facilmente il mio parlar chiaro, ma devo farlo in coscienza e davanti a Dio, per amore verso la Chiesa, per lealtà verso la Chiesa Santa e per l’affetto che ho per voi. Nutro una particolare devozione per Santa Caterina − quella ‘grande brontolona’! − che diceva grandi verità per amore di Gesù Cristo, della Chiesa di Dio e del Romano Pontefice».

In una lettera datata 15 agosto 1964, egli ritorna a trattare il tema della verità che bisogna affermare senza timore, quando c’è un turbamento nella mente che può annebbiare il retto discernimento della coscienza: «le controversie, gli errori, gli eccessi o gli atteggiamenti esaltati sono sempre esistiti in tutte le epoche: e la voce che ha superato queste barriere è sempre stata la voce della verità unta dalla carità. La voce dei sapienti, la voce del Magistero; la voce, figli miei, dei santi, che hanno saputo parlare in tutti i modi per chiarire, per esortare, per richiamare ad un autentico rinnovamento […]. Figli miei, voi ben conoscete la storia della Chiesa e sapete che il Signore è solito servirsi di anime semplici e forti per tradurre in pratica la sua volontà in momenti di confusione o di torpore della vita cristiana. Io mi sono innamorato della fortezza di Santa Caterina che dice la verità alle più alte personalità con ardente amore e chiarezza diafana; mi riempiono di entusiasmo gli insegnamenti di un San Bernardo […]. Tante e tante voci profetiche, unite al Magistero illuminato della Chiesa, inondano di luce il popolo di Dio».

Inoltre, san Josemaría fu colpito dall’amore incondizionato della santa per la Chiesa, il quale, a sua volta, era il motore che lo spingeva a parlare con tanta franchezza. Troviamo riscontro di ciò nell’omelia Lealtà verso la Chiesa, pronunciata il 4 giugno 1972: «Questa Chiesa Cattolica è romana. Io gusto il sapore di questa parola: romana. Mi sento romano perché romano vuol dire universale, cattolico, perché così mi sento spinto ad amare teneramente il Papa, “il dolce Cristo in terra”, come piaceva ripetere a santa Caterina da Siena, che considero come un’amica carissima». L’espressione «il (dolce) Cristo in terra» è presente in molte varianti nell’Epistolario di Caterina e nel Dialogo.

Pur criticando aspramente e di frequente nei suoi incontri personali, nelle sue lettere, nel Dialogo ed in altri scritti, il malcostume dei sacerdoti che non vivevano in sintonia con la loro vocazione, santa Caterina aveva nel contempo una grande stima e considerazione per il sacerdozio in quanto tale. Nell’omelia Sacerdote per l’eternità del 13 aprile 1973, il fondatore dell’Opus Dei cita un testo chiave: «Il sacerdozio porta a servire Dio in uno stato che non è, in se stesso, migliore o peggiore di altri: è diverso. Tuttavia la vocazione sacerdotale si presenta rivestita di una dignità e di una grandezza tali che null’altro sulla terra può superare. Santa Caterina da Siena pone sulle labbra di Gesù queste parole: “Io non volevo che la riverenzia verso di loro diminuisse… perché ogni riverenzia che si fa a loro, non si fa a loro, ma a me, per la virtù del Sangue che io l’ho dato a ministrare. Unde, se non fusse questo, tanta riverenzia avraste a loro quanta agli altri uomini del mondo, e non più… E così non debbono essere offesi, però che, offendendo loro, offendono me e non loro. E già l’ho vetato, e detto che i miei Cristi non voglio che sieno toccati per le loro mani”».


La considerazione della santa, che a sua volta fa riferimento al salmo 105,15, aveva lasciato traccia, già anni addietro, nel pensiero di san Josemaría. «Non voglio tralasciare di ricordarti ancora una volta − benché ti sia noto − che il Sacerdote è “un altro Cristo”. − E che lo Spirito Santo ha detto: Nolite tangere Christos meos − non toccate “i miei Cristi”» (Cammino, 67). Ma anche in altri punti di Cammino si possono notare certi parallelismi con espressioni o modi di pensare della santa nel Dialogo, come ci fa notare Pedro Rodríguez.


«Si exaltatus fuero a terra, omnia traham ad meipsum (Gv 12,32), quando sarò innalzato da terra, attirerò tutto a me. Cristo, mediante la sua Incarnazione, la sua vita di lavoro a Nazaret, la sua predicazione e i suoi miracoli nelle contrade della Giudea e della Galilea, la sua morte in croce, la sua Resurrezione, è il centro della creazione, è il Primogenito e il Signore di ogni creatura» (È Gesù che passa, 105). Un altro testo della predicazione di san Josemaría, l’omelia (Cristo Re, del 22 novembre 1970, fa nuovamente riferimento al passo neotestamentario: «Gesù stesso ricorda a tutti: Et ego, si exaltatus fuero a terra, omnia traham ad meipsum (Gv XII,32), quando mi collocherete al vertice di tutte le attività della terra, compiendo il dovere di ogni momento, ed essendo miei testimoni nelle cose grandi e piccole, allora omnia traham ad meipsum, attrarrò tutto a me, e il mio regno in mezzo a voi sarà una realtà».

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Il passo di Giovanni ebbe una grande importanza per san Josemaría, dal 7 agosto 1931, allora festa della Trasfigurazione del Signore nella Diocesi di Madrid-Alcalá, giorno in cui avvertì nel suo cuore un intervento divino durante la celebrazione della Santa Messa, che egli stesso annotò nei suoi Appunti intimi: «Giunse il momento della consacrazione: nell’alzare la Sacra Ostia […] – avevo appena fatto mentalmente l’offerta all’Amore misericordioso – si presentò al mio pensiero, con forza e chiarezza straordinarie, quel passo della Scrittura: et si exaltatus fuero a terra, omnia traham ad meipsum (Gv 12,32) […]. E compresi che saranno gli uomini e le donne di Dio ad innalzare la Croce con la dottrina di Cristo sul pinnacolo di tutte le attività umane… E vidi il Signore trionfare ed attrarre a sé tutte le cose».

Anche per santa Caterina questo testo di san Giovanni aveva grande importanza. Nel Dialogo lo commenta abbastanza ampiamente, quando parla della Dottrina del Ponte, ai capitoli dal 25 al 30 della seconda parte del libro. Nel capitolo 26 spiega come questo ponte sia posto tra cielo e terra. Esso, levato in alto ma non separato dalla terra, è costruito con i meriti di Cristo nella Santa Croce, e senza il sacrificio della Croce nessuno può attraversare il ponte. Cristo in Croce attrae a sé per il suo amore infinito; il cuore dell’uomo si lascia sempre attrarre dall’amore. Se diciamo che Cristo attrae a sé ogni cosa, ciò significa che da una parte l’uomo è attratto con tutte le potenze dell’anima: memoria, intelletto, volontà, e dall’altra, che con l’uomo sono attratte tutte le realtà terrene, create per l’uomo.


Santa Caterina, intercessore dell’apostolato dell’opinione pubblica
Mentre gli altri intercessori dell’Opera, quali san Pio X, san Nicola di Bari, san Giovanni Maria Vianney e san Tommaso Moro, erano già stati scelti negli anni precedenti, sembra che l’idea d’invocare santa Caterina per l’apostolato dell’opinione pubblica venne al fondatore nel 1964, come risulta da una lettera indirizzata a don Florencio Sanchez Bella, allora consigliere dell’Opus Dei in Spagna, il 10 maggio dello stesso anno: «Ora ti racconterò che mi si è ravvivata la devozione, che in me è di vecchia data, per Santa Caterina da Siena: perché seppe amare filialmente il Papa, perché seppe servire con tanto sacrificio la Santa Chiesa di Dio e… perché seppe parlare eroicamente. Sto pensando di nominarla Patrona (intercessore) celeste dei nostri apostolati dell’opinione pubblica. Vedremo!».


Già alcuni giorni prima di questa lettera, nel corso di una conversazione familiare con alcuni membri dell’Opus Dei avvenuta il 30 aprile − che, prima della riforma liturgica, promossa dal Concilio Vaticano II, era la ricorrenza della festa di santa Caterina− san Josemaría faceva notare: «Desidero che si celebri la festa di questa santa nella vita spirituale di ciascuno di noi e nella vita delle nostre case o centri. Ho sempre avuto una grande devozione per santa Caterina: per il suo amore alla Chiesa e al papa e per il coraggio dimostrato nel parlare con chiarezza quando era necessario, mossa precisamente da quello stesso amore […]. Prima era considerato eroico tacere, e così fecero i vostri fratelli. Ma adesso è eroico parlare, per evitare che si offenda Dio Nostro Signore. Parlare, cercando di non ferire, con carità, ma anche con chiarezza».

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Alcuni giorni prima, anche il romano pontefice Paolo VI aveva parlato durante un’udienza di questa festa speciale: «Sì, la forza del Papa è l’amore dei suoi figli, è l’unione della comunità ecclesiastica, è la carità dei fedeli che sotto la sua guida formano un cuor solo e un’anima sola. Questo contributo di energie spirituali, che viene dal popolo cattolico alla gerarchia della Chiesa, dal singolo cristiano fino al Papa, ci fa pensare alla Santa, che domani la Chiesa onorerà con festa speciale, S. Caterina da Siena, l’umile, sapiente, impavida vergine domenicana, che, voi tutti sapete, amò il Papa e la Chiesa, come non si sa che altri facesse con pari altezza e pari vigore di spirito».

Il 13 maggio 1964, san Josemaría decise di mettere in pratica ciò che aveva espresso a don Florencio Sanchez Bella: nel corso di una tertulia (conversazione familiare) ritornò a toccare il tema e poi disse sorridendo: «“Perché aspettare ancora? A me, in qualità di fondatore, spetta il compito di nominarla, e, dato che in casa facciamo le cose in maniera semplice, senza formalità, la nomino patrona (intercessore) proprio in questo momento”. Quindi, chiese a qualcuno di portargli carta e penna e dettò una comunicazione da inviare a tutte le regioni: “Il giorno 13 maggio, considerando con quanta chiarezza di parola e con quanta rettitudine di cuore santa Caterina da Siena rivelò con coraggio e senza eccezione alcuna per nessuno le vie della verità agli uomini del suo tempo, ho decretato che l’apostolato che i membri dell’Opus Dei svolgono in tutto il mondo con verità e carità al fine d’informare rettamente l’opinione pubblica, sia raccomandato alla speciale intercessione di questa santa”.

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Anni prima della decisione di san Josemaría, si erano tenute a Roma le celebrazioni del quinto centenario della canonizzazione di santa Caterina, avvenuta nell’anno 1461, al tempo di papa Pio II. In quell’occasione, Giovanni XXIII inviò al maestro generale dei domenicani una lettera piena di grandi elogi per la santa. La posta italiana emise un francobollo in onore di Caterina da Siena e, alla fine del centenario, venne collocato un monumento in piazza Pia, tra Castel Sant’Angelo e via della Conciliazione, opera dello scultore Francesco Messina.

Tuttavia bisogna interpretare tale decisione di san Josemaría anche nel contesto di certe crescenti incomprensioni nei confronti dell’Opus Dei in Spagna ed in altri luoghi, e nel contesto del dibattito, durante il Concilio Vaticano II, non solo in aula conciliare, ma soprattutto fuori dall’aula, dove il santo temeva che prevalesse una visione negativa della grande tradizione della Chiesa, che gli sembrava venisse descritta con modalità inappropriate.

Già alla fine degli anni cinquanta, il fondatore dell’Opera aveva creato un ufficio di informazione per sopperire al bisogno di diffondere in maniera incisiva notizie sull’Opus Dei e sui suoi apostolati, e più genericamente, per studiare i temi di attualità nella vita della Chiesa contribuendo in tal modo a divulgare informazioni precise sulla Chiesa e a diffondere la buona dottrina.

Per quanto riguarda il Concilio Vaticano II, san Josemaría vedeva con preoccupazione che durante i lavori di preparazione del concilio circolavano voci nei mass media di comportamenti ed impostazioni contrari allo spirito cristiano ed alla dottrina della Chiesa. Con i suoi collaboratori dell’ufficio di informazione, egli faceva dei commenti su tali episodi, ricorrendo talvolta all’esempio di santa Caterina, che chiamava affettuosamente la “grande brontolona”, “dalla grande facilità e scioltezza di parola”, perché la santa sapeva parlare con chiarezza e senza timore alcuno. A volte commentava delle frasi che aveva letto da una copia dell’epistolario della senese.

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La volontà di Dio è la nostra santificazione

Posté par atempodiblog le 28 avril 2015

“Bada bene: nel mondo ci sono molti uomini e molte donne, e il Maestro non tralascia di chiamarne neppure uno. Li chiama a una vita cristiana, a una vita di santità, a una vita di elezione, a una vita eterna”.

“Ci sentiamo scossi, e il cuore batte più forte, quando ascoltiamo con attenzione il grido di san Paolo: Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione. Oggi, ancora una volta, lo ripropongo a me stesso, lo ricordo a voi e a tutti gli uomini: questa è la volontà di Dio, che siamo santi. Per dare la pace alle anime, ma un pace vera, per trasformare la terra, per cercare il Signore Dio nostro nel mondo e attraverso le cose del mondo, è indispensabile la santità personale”.

San Josemaría Escrivá de Balaguer

La volontà di Dio è la nostra santificazione dans Fede, morale e teologia 21do6le

[...] “decidetevi per la santità”; la Madonna ci fa fare un passo avanti, non basta combattere il peccato, non basta confessarci per avere l’assoluzione dei peccati, occorre un’opzione di fondo, la decisione per la santità che è la vocazione cristiana, cioè il fine della vita, diceva San Paolo “la volontà di Dio è la vostra santificazione”.

Il Concilio Vaticano II nella “Lumen Gentium” numero 41, ha parlato della vocazione universale alla santità, che riguarda tutti i fedeli, una santità che non deve essere necessariamente eccezionale, può anche essere la santità ordinaria, fatta di lotta al peccato e di unione con Dio, nella vita quotidiana, nelle piccole cose fatte con amore, con i doveri fatti per amore, con la dedizione a Dio e al prossimo, attraverso la trafila della vita quotidiana. Con le cose più semplici si può realizzare il cammino di santità purché noi decidiamo per la santità, non teniamo i piedi in due staffe, non facciamo la politica del diavolo e dell’acqua santa nello stesso tempo, ma decidiamo, come diceva il Montfort, per “un’inimicizia radicale fra la Madonna e satana” e così noi, che siamo figli di Maria, dobbiamo avere quest’inimicizia radicale verso il peccato e il suo oscuro ispiratore che è il diavolo.

Commento di padre Livio di Radio Maria al messaggio di Medjugorje del 25 marzo
Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito: Medjugorje Liguria

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San Josemaría e la Madonna di Montserrat

Posté par atempodiblog le 27 avril 2015

San Josemaría e la Madonna di Montserrat
Tratto da: San Josemaría Escrivá 

27/04/1954, festa della Madonna di Montserrat. Patisce uno shock anafilattico e comincia inspiegabilmente a guarire da un diabete di cui soffriva da dieci anni: “Quando fui sul punto di perdere conoscenza, fu cosa di pochi istanti, il Signore mi fece vedere la mia vita come se fosse un film; mi riempii di vergogna per i miei numerosi sbagli e chiesi perdono al Signore. Non poteva succedermi una cosa più grave di questa: è stato come se fossi morto”.

Santuario di Montserrat
Santuario di Montserrat

San Josemaría fu un grande devoto della Madonna di Montserrat. C’è il riscontro di un’intensa relazione con il santuario negli anni ’40, specialmente verso la fine del 1946, anno in cui si trasferì a vivere stabilmente a Roma. L’affetto per la Madonna di Montserrat, tuttavia, continuò per sempre. Fu proprio in una sua festa, il 27 aprile del 1954, che fu guarito da diabete, dopo un attacco fortissimo durante il quale fu sul punto di morire. Lo racconta José Miguel Cejas nel libro Josemaría Escrivá, un hombre, un camino y un mensaje (Josemarìa Escrivá, un uomo, un cammino e un messaggio). Riportiamo il testo:

Madonna di Montserrat
Madonna di Montserrat

Il 27 aprile 1954 la vita seguì il suo normale corso a Villa Tevere, l’attuale sede Prelatizia dell’Opus Dei a Roma. Tutto sembrava indicare che quel giorno della festa della Madonna di Montserrat sarebbe stato un giorno come gli altri, pieno di orazione e di lavoro, nella calda primavera italiana. In quel periodo il suo diabete si era acutizzato. Tutte le settimane gli facevano le analisi e il risultato era sempre peggiore, nonostante il rigoroso regime alimentare che osservava e l’alta dose di insulina che gli si somministrava ogni giorno. Escrivá non perdeva la pace: Dio lo portava per cammini di abbandono, di umiltà, di semplicità, di fiducia. Quel giorno, seguendo le istruzioni del medico, alle 12.50, del Portillo gli fece un’iniezione di una nuova forma di insulina ritardata. Subito dopo scesero in sala da pranzo. Improvvisamente, già seduto a tavola, ebbe uno shock: si rese conto di morire e chiese immediatamente l’assoluzione.

-Álvaro, dammi l’assoluzione
-Ma, Padre, che cosa dice?
-L’assoluzione!

San Josemaría nel 1954
San Josemaría nel 1954

Poiché del Portillo era rimasto un po’ sconcertato per la sorpresa, cominciò a dire “ego te absolvo…” e svenne. Era uno shock anafilattico. Dopo avergli dato l’assoluzione, del Portillo gli fece ingerire dello zucchero, mettendoglielo in bocca, dandogli dell’acqua e muovendogli il capo e il corpo, e avvisò rapidamente il medico. Dopo pochi minuti, lentamente, Escrivá cominciò a riprendersi anche se era rimasto cieco. Il medico rimase stupito: normalmente le reazioni di questo tipo sono quasi necessariamente mortali. Tuttavia dopo alcune ore il fondatore si riprese e recuperò di nuovo la vista. Da quel giorno il diabete fu totalmente guarito. Era stata una carezza di sua madre la Madonna nel giorno della festa di Montserrat.

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Ipocrisia

Posté par atempodiblog le 24 avril 2015

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Che bontà quella di certe persone!… — Sono disposte a «scusare» ciò che invece è solo degno di lode.

Quale errata concezione dell’obiettività! Mettono a fuoco le persone o le attività con le lenti deformate dei loro personali difetti e, con acida insolenza, criticano o si permettono di vendere consigli.

— Proposito concreto: nel correggere o nel consigliare, parlare alla presenza di Dio, applicando le stesse parole alla nostra condotta.

Non ricorrere mai al metodo — sempre deplorevole — di organizzare aggressioni calunniose contro qualcuno… E meno ancora con pretesti di moralizzazione, che mai giustificano un’azione immorale.

Finché interpreti con malafede le intenzioni altrui, non hai diritto di esigere comprensione per te stesso!

di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: Solco, “Ipocrisia”

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Il cristiano non è mai un solitario

Posté par atempodiblog le 26 mars 2015

Il cristiano non è mai un solitario dans Citazioni, frasi e pensieri 29lmg6a

“La vita cristiana deve essere vita di preghiera incessante, sforzandoci di stare alla presenza di Dio dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina. Il cristiano non è mai un solitario, perché vive in una continua intimità con Dio, che è vicino a noi e nei Cieli”.

di San Josemaría Escrivá de Balaguer

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Proteggere l’intimità della persona

Posté par atempodiblog le 11 mars 2015

Non è lecito ad alcuno ledere illegittimamente la buona fama di cui uno gode, o violare il diritto di ogni persona a difendere la propria intimità.
Codice di Diritto Canonico n. 220 (Libro II – Il popolo di Dio. Parte I – I fedeli cristiani)

“Nulla disgusta maggiormente un’anima del fatto che si dica ad altri ciò che essa ha detto in fiducia, cioè in segreto”.
Santa Faustina Kowalska

“Compito del parroco, e di ogni sacerdote è quello di tutelare e difendere l’intimità di ogni persona, intesa come spazio vitale in cui proteggere la propria personalità oltre agli affetti più cari e più personali. Scopo del segreto, sia sacramentale, sia extra sacramentale, è proteggere l’intimità della persona, cioè custodire la presenza di Dio nell’intimo di ogni uomo. Chi viola questa sfera personalissima e ‘sacra’, compie non solo un atto di ingiustizia, un delitto canonico, ma un vero e proprio atto di irreligiosità”.
Card. Mauro Piacenza (Penitenziere Maggiore di Santa Romana Chiesa)

Proteggere l’intimità della persona dans Apparizioni mariane e santuari Santuario-di-Torreciudad

Il santuario di Torreciudad, dove nei confessionali la privacy è completamente assicurata

[…] E’ qui, in questa cornice spettacolare, al centro di un paesaggio di incredibile maestà e bellezza, circondato da pareti rocciose lambite dalle acque, che si eleva, come una fortezza celeste, il santuario mariano di Torreciudad, grazie all’amore per la Madre di Dio e allo zelo per le anime di San Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei.

[…] Scendo nella cripta del santuario dove incrocio tre cappelle dedicate rispettivamente alla Madonna di Loreto, alla Vergine del Pilar e alla Madonna di Guadalupe. Qui è il luogo che San Josemaría ha previsto per le confessioni. Ai lati di ogni cappella vi è una fila di confessionali dove, contrariamente a quello che succede un po’ ovunque, la privacy è completamente assicurata, mentre nel vestibolo di ingresso si trovano dei libretti che aiutano a preparare la confessione. Noto un po’ ovunque nel santuario una particolare attenzione per predisporre i servizi per gli invalidi e nella cappella del Pilar vi è un confessionale per i sordi e per i portatori di handicap.

Tratto da: Pellegrino a quattro ruote — Padre Livio Fanzaga

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La Croce di Cristo è tacere

Posté par atempodiblog le 7 mars 2015

La Croce di Cristo è tacere dans Citazioni, frasi e pensieri b7nn9w

“Bisogna unire, bisogna comprendere, bisogna scusare. Non alzare mai una croce soltanto per ricordare che qualcuno ha ammazzato qualcun altro. Sarebbe lo stendardo del diavolo. La Croce di Cristo è tacere, perdonare e pregare gli uni per gli altri, perché tutti trovino la pace”.  (Via Crucis, 8.3)

di San Josemaría Escrivá de Balaguer

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Il cristianesimo non è un cammino comodo

Posté par atempodiblog le 6 février 2015

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Il cristianesimo non è un cammino comodo: non basta “stare” nella Chiesa e far passare gli anni. Nella nostra vita, vita di cristiani, la prima conversione — quel momento irripetibile, indimenticabile, in cui si vede con tanta chiarezza tutto ciò che il Signore ci chiede — è importante; però ancora più importanti e difficili sono le conversioni successive. Per agevolare l’opera della grazia divina che si manifesta in esse, occorre conservare un animo giovane, invocare il Signore, ascoltarlo, scoprire ciò che in noi non va, chiedere perdono.

di San Josemaría Escrivá de Balaguer

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Nostra Signora della Medaglia Miracolosa

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2014

Nostra Signora della Medaglia Miracolosa
Tratto da: josemariaescriva.info

1830. Il panorama politico della Francia e soprattutto l’atteggiamento della gente erano molto cambiati a seguito della Rivoluzione del 1789. La stessa atmosfera del paese si faceva sempre più tesa. Fra tutti gli sconvolgimenti del periodo, Nostra Signora fece udire la sua voce che diceva “Venite ai piedi di questo altare. Qui saranno riversate grazie su tutti”.

Didascalia dell’immagine in francese:
Didascalia dell’immagine in francese: “Ama di essere ignorata!”. Tutta la vita, tutta l’anima di Cathetine Labouré è espressa in queste parole.

Da allora l’invito pressante fatto da nostra Madre durante la sua prima apparizione in Rue du Bac è stato accolto da milioni di persone di ogni estrazione sociale e culturale che sono venute ad inginocchiarsi ai piedi di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa in una cappella nel cuore di Parigi.
Ma chi era la ragazza a cui nostra Signora apparve quel lontano 19 luglio 1830? E perché? Santa Caterina Labouré era allora una giovane di 24 anni che aveva appena cominciato il noviziato presso le Sorelle della Carità, un ordine religioso fondato da San Vincenzo de’ Paoli che si prendeva cura dei malati e dei vecchi.
Nel 1876, poco prima di morire, Santa Caterina mise per iscritto ciò che nostra Signora le aveva detto. “Figlia mia, Dio, nella sua benevolenza, vuole assegnarti una missione. Sarà per te causa di molte tribolazioni, ma le vincerai pensando che tutto quello che fai lo fai per dare gloria a Dio. Sarai perseguitata, ma la mia grazia non ti abbandonerà, perciò non avere paura. Vedrai le cose che è necessario tu dica alla gente, ma nella preghiera ti ispirerò io il modo per dirle. Corrono brutti tempi. Sventure di ogni tipo si abbatteranno sul mondo”.
Il messaggio di Nostra Signora indicava il rimedio: “Venite ai piedi di questo altare. Qui grazie saranno riversate su tutti quelli che le chiederanno con fede e devozione. Saranno riversate in ugual misura sui grandi e sui piccoli”.

José Escrivá, padre di San Josemaría, gli trasmise la sua profonda devozione a nostra Signora della Medaglia Miracolosa
José Escrivá, padre di San Josemaría, gli trasmise la sua profonda devozione a nostra Signora della Medaglia Miracolosa

Durante la seconda apparizione, avvenuta sabato 27 novembre 1830, la vigilia della Prima domenica di Avvento, Santa Caterina vide nostra Signora circondata da un’aureola sulla quale era scritto in lettere dorate “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi”. Il comando di nostra Signora era: “Fai coniare una medaglia su questo modello. Quelli che la porteranno al collo riceveranno grandi grazie; le mie grazie saranno molto abbondanti per tutti quelli che confideranno in me”.
Le prime medaglie furono coniate nel Maggio del 1832 e i risultati non si fecero attendere. Da quel momento, alla Medaglia Miracolosa, come venne presto identificata dalla pietà popolare, furono attribuite molte conversioni e guarigioni. Dopo le apparizioni della Madonna, Santa Caterina visse tutta la sua vita nell’umiltà e nel nascondimento. Per i successivi quarantasei anni lavorò in un ospedale per i poveri alla periferia di Parigi, dedicandosi ai doveri più umili. Morì all’età di 70 anni, il 31 dicembre 1876. Fu canonizzata da Papa Pio XII il 27 luglio 1947. La sua festa si celebra il 28 novembre.

San Josemarίa e la Medaglia Miracolosa

Durante la sua vita San Josemarίa si recò a Parigi in molte occasioni per pregare Nostra Signora della Medaglia Miracolosa a Rue du Bac
Durante la sua vita San Josemarίa si recò a Parigi in molte occasioni per pregare Nostra Signora della Medaglia Miracolosa a Rue du Bac

Dio ispirò l’Opus Dei nel cuore di San Josemarίa durante un ritiro spirituale presso la casa dei Fratelli di San Vincenzo de’ Paoli, vicino alla chiesa dedicata a Nostra Signora della Medaglia Miracolosa, all’angolo fra Via Fernandez de la Hoz e Via Garcia de Paredes a Madrid.
Durante la sua vita San Josemarίa si recò a Parigi in molte occasioni per pregare Nostra Signora della Medaglia Miracolosa a Rue du Bac.
Nostra Signora della Medaglia Miracolosa è collegata con due avvenimenti della storia dell’Opus Dei.
Nel giorno della sua ricorrenza, il 27 novembre 1924, José Escrivá, padre di San Josemaría, morì dopo aver pregato davanti ad una statuetta della Madonna della Medaglia Miracolosa che era presente nella casa. José Escrivá nutriva una grande devozione per nostra Signora, specialmente sotto il suo titolo di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa. Trasmise questa devozione a San Josemaría. Il 27 novembre 1982 all’Opus Dei venne definitivamente riconosciuto l’assetto giuridico di Prelatura Personale.
L’attuale prelato dell’Opus Dei, il Vescovo Javier Echevarria, si riferisce alla coincidenza di queste due date in una lettera datata 1 novembre 1995. “Fu come se nostro Signore volesse ricordarci che in tutte le nostre necessità noi dobbiamo ricorrere alla Benedetta Vergine Maria, che è onnipotente nelle sue suppliche. Perciò, trovandoci di fronte all’obiettivo apparentemente impossibile della nostra personale santificazione (non siamo niente, tu ed io: solo miseria e fango), ci rivolgiamo con tutta la nostra confidenza a nostra Madre del cielo”.

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La santità personale

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2014

La santità personale dans Citazioni, frasi e pensieri 200znh3

“Ci sentiamo scossi, e il cuore batte più forte, quando ascoltiamo con attenzione il grido di san Paolo: Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione. Oggi, ancora una volta, lo ripropongo a me stesso, lo ricordo a voi e a tutti gli uomini: questa è la volontà di Dio, che siamo santi. Per dare la pace alle anime, ma un pace vera, per trasformare la terra, per cercare il Signore Dio nostro nel mondo e attraverso le cose del mondo, è indispensabile la santità personale”.

di San Josemaría Escrivá de Balaguer

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Il violento perde sempre

Posté par atempodiblog le 21 novembre 2014

“Con la polemica aggressiva, che umilia, raramente si risolve un problema. E, d’altro canto, non si giunge mai a un chiarimento quando fra chi discute c’è un fanatico”.

“Il violento perde sempre, anche se vince la prima battaglia…, perché finisce accerchiato dalla solitudine della sua incomprensione”.

San Josemaria Escriva’ de Balaguer

Il violento perde sempre dans Citazioni, frasi e pensieri il-Volto-che-perdona

«Gesù Cristo è al centro di tutto, assume tutto, soffre tutto. E’ impossibile colpire una creatura senza colpirLo, umiliare qualcuno senza umiliare, o uccidere qualunque uomo senza maledire o uccidere Lui stesso. Il più vile di tutti i manovali è costretto a servirsi del Volto di Cristo per ricevere un ceffone da non importa quale mano. Altrimenti lo schiaffo non potrebbe mai rag­giungerlo e resterebbe sospeso, nell’intervallo dei pianeti, per secoli e secoli, fino a che non incontrasse il Volto che perdona».

Léon Bloy

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Vacanze

Posté par atempodiblog le 12 juillet 2014

Vacanze
di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: josemariaescriva.info

Vacanze dans Angeli 2psnk28

Mi sembra, per questo, opportuno ricordare la convenienza del riposo. Se arrivasse la malattia la riceveremmo con gioia, come venuta dalla mano di Dio; ma non possiamo provocarla con la nostra imprudenza: siamo esseri umani, e abbiamo bisogno di recuperare le forze del nostro corpo.
Lettera, 15 – X – 1948, n. 14

Riposate, figli, nella filiazione divina. Dio è un Padre pieno di tenerezza, di infinito amore. Chiamatelo Padre molte volte e ditegli – a tu per tu – che lo amate, che lo amate moltissimo; che sentite l’orgoglio e la forza di essere suoi figli.
A tu per tu con Dio, n. 221

Nell’Opera tutto è mezzo di santità. Il lavoro e il riposo; la vita di pietà e i rapporti affettuosi con tutti; la gioia e il dolore. In una parola, c’è una possibilità di santificazione in ogni minuto della nostra vita: dobbiamo amare e compiere la volontà di Dio in tutto.
A tu per tu con Dio, n. 29

Urge ricristianizzare le feste e i costumi popolari. —Urge evitare che gli spettacoli pubblici si trovino in questa alternativa: o insulsi o pagani. Chiedi al Signore che vi sia chi s’impegni in questo lavoro urgente che possiamo chiamare “apostolato del divertimento”.
Cammino, 975
309106t dans Fede, morale e teologia
Un “Amico” che non annoia
Quell’amico ci confidava sinceramente di non essersi mai annoiato, perché non si era mai trovato solo, senza il nostro Amico. — Cadeva la sera, in un fitto silenzio… Notasti molto viva la presenza di Dio… E, con questa realtà, che pace!

Solco, 857

E Gesù (…) ci viene incontro e ci dice: Chi ha sete, venga a me e beva. Ci offre il suo Cuore, perché sia il nostro riposo e la nostra fortezza. Quando ci decideremo ad accettare la sua chiamata, sperimenteremo che le sue parole sono vere: la nostra fame e la nostra sete aumenteranno fino a desiderare che Dio stabilisca nel nostro cuore il luogo del suo riposo, e che non allontani mai più da noi il suo calore e la sua luce.
E’ Gesù che passa, 170

Cristo, nostra pace, è anche Via. Se vogliamo la pace, dobbiamo seguire i suoi passi. La pace è la conseguenza della guerra, della lotta. Lotta ascetica, intima, che ogni cristiano è tenuto a sostenere contro tutto ciò che nella sua vita non viene da Dio: la superbia, la sensualità, l’egoismo, la superficialità, la meschinità del cuore. È inutile reclamare la serenità esteriore quando manca la tranquillità nella coscienza, nell’intimo dell’anima, perché dal cuore provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie.
E’ Gesù che passa, 73

Il Signore, dopo aver inviato i suoi discepoli a predicare, quando tornano li riunisce e li invita ad andare con Lui in un luogo solitario per riposare… Che cosa avrà loro domandato e raccontato Gesù! Ebbene… il Vangelo continua a essere attuale.
Solco, 470
10eesr4 dans San Josemaria Escriva' de Balaguer
In viaggio…
Mi hai scritto: si è unito al nostro gruppo un ragazzo, che andava al nord. Era minatore. Cantava molto bene, e si unì al nostro coro. Pregai per lui finché scese alla sua stazione. Nel congedarsi, commentò: «Quanto mi piacerebbe prolungare il viaggio con voi!». — Mi sono subito ricordato del «mane nobiscum!» — resta con noi, Signore!, e Gli chiesi di nuovo, con fede, che gli altri «lo vedano» in ciascuno di noi, compagni del «loro cammino».

Solco, 227

Il saluto vibrante di un fratello ti ha ricordato, in quell’andirivieni di partenze, che i cammini onesti del mondo sono aperti per Cristo: manca soltanto che ci lanciamo a percorrerli, con spirito di conquista. Sì, Dio ha creato il mondo per i suoi figli, perché lo abitino e lo santifichino: che cosa aspetti?
Solco, 858

La grazia del Signore non può mancare: Dio sarà sempre accanto a noi e manderà i suoi angeli perché siano i nostri compagni di viaggio, i nostri prudenti consiglieri lungo la via, i collaboratori in tutte le nostre imprese. In manibus suis portabunt te, ne forte offendas ad lapidem pedem tuum; gli angeli ti terranno per mano, affinché il tuo piede non inciampi nei sassi.
E’ Gesù che passa, 63
2ludshz dans Viaggi & Vacanze
Senza pause
La santità, l’autentico desiderio di raggiungerla, non si concede soste né vacanze.

Solco, 129

Sembra che tutti i peccati della tua vita si siano alzati in piedi. —Non perderti d’animo. —Al contrario, invoca tua Madre Santa Maria, con fede e abbandono di bimbo. Ella porterà la serenità alla tua anima.
Cammino, 498

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Il cuore di Gesù, pace dei cristiani

Posté par atempodiblog le 27 juin 2014

Il cuore di Gesù, pace dei cristiani
di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: josemariaescriva.info

Il cuore di Gesù, pace dei cristiani dans Fede, morale e teologia 21jw129

Omelia pronunciata il 17 giugno 1966, festa del Sacro Cuore

La vera devozione al Sacro Cuore
Prestiamo attenzione al significato profondo racchiuso in queste parole: Sacro Cuore di Gesù. Quando parliamo del cuore umano non ci riferiamo solo ai sentimenti, ma alludiamo a tutta la persona che vuol bene, che ama e frequenta gli altri. Nel modo umano di esprimerci, il modo raccolto dalle Sacre Scritture perché potessimo intendere le cose divine, il cuore è considerato come il compendio e la fonte, l’espressione e la radice ultima dei pensieri, delle parole e delle azioni. Un uomo, per dirla nel nostro linguaggio, vale ciò che vale il suo cuore.

Al cuore appartengono: la gioia — “gioisca il mio cuore nella tua salvezza” (Sal 12, 6); il pentimento — “il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere” (Sal 21, 15), la lode a Dio — “effonde il mio cuore liete parole” (Sal 44, 2); la decisione di ascoltare il Signore — “saldo è il mio cuore” (Sal 56, 8); la veglia amorosa — “io dormo, ma il mio cuore veglia” (Ct 5, 2); e anche il dubbio e il timore — “non sia turbato il vostro cuore, abbiate fede in me” (Gv 14, 1).

Il cuore non si limita a sentire: sa e capisce. La legge di Dio si riceve nel cuore e in esso rimane scritta. La Scrittura aggiunge ancora: “La bocca parla dalla pienezza del cuore” (Mt 12, 34). Il Signore apostrofa gli scribi: “Perché mai pensate cose malvagie nei vostri cuori?” (Mt 9, 4). E, come sintesi dei peccati che l’uomo può commettere, Gesù dice: “Dal cuore provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie” (Mt 15, 19).

Quando la Sacra Scrittura parla del cuore, non intende un sentimento passeggero che porta all’emozione o alle lacrime. Parla del cuore — come testimonia lo stesso Gesù — per riferirsi alla persona che si rivolge tutta, anima e corpo, a ciò che considera il suo bene: “Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore (Mt 6, 21).

Ecco pertanto che, considerando il Cuore di Gesù, scopriamo la certezza dell’amore di Dio e la verità del suo donarsi a noi. Nel raccomandare la devozione al Sacro Cuore, non facciamo che raccomandare di orientare integralmente noi stessi, con tutto il nostro essere — la nostra anima, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni, le nostre fatiche e le nostre gioie — a Gesù tutto intero.

La vera devozione al Cuore di Gesù consiste in questo: conoscere Dio e conoscere noi stessi, guardare a Gesù e ricorrere a Lui che ci esorta, ci istruisce, ci guida. In questa devozione non si dà altra superficialità che quella dell’uomo che, non essendo interamente umano, non riesce a cogliere la realtà del Dio incarnato.

Per leggere l’intera omelia,  clicca qui

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