Evitare le cattive letture

Posté par atempodiblog le 31 mars 2014

«Dimmi quello che leggi e ti dirò chi sei» è vero; ma ti conoscerei meglio se mi dicessi quello che rileggi.

François Mauriac

Evitare le cattive letture dans Citazioni, frasi e pensieri Don-Bosco-e-Domenico-Savio

“Non leggere mai libri o giornali della bontà dei quali non sei più che sicuro. […] Non devi neppure lasciarti attirare a leggere questi libri o giornali con la scusa che contengono bellezze letterarie o artistiche. Berresti tu infatti un liquore avvelenato soltanto perché ti viene offerto in una tazza d’oro? No certamente! Ebbene, tanto maggiormente dovrai perciò respingere l’inganno di Satana che vuole avvelenare ed uccidere la vita dell’anima tua”.

San Giovanni Bosco

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Una devozione costante a Maria

Posté par atempodiblog le 22 janvier 2014

Una devozione costante a Maria dans Citazioni, frasi e pensieri t8l0gi

“Una sincera, figliale, illimitata fiducia in Maria, una tenerezza singolare verso di Lei, una devozione costante ci renderanno superiori ad ogni ostacolo, tenaci nelle risoluzioni, rigidi verso di noi, amorevoli con il prossimo ed esatti in tutto”.

San Giovanni Bosco

divisore dans Medjugorje

freccetta.jpg Novena a San Giovanni Bosco (da recitarsi dal 22 al 30 gennaio)

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Della predicazione

Posté par atempodiblog le 30 août 2013

Della predicazione dans Citazioni, frasi e pensieri Gesu-e-il-Sacerdote

“Non si offendano le persone con ironie o invettive; specialmente nelle piccole borgate non si dica parola che possa essere giudicata allusiva alla condotta di qualche individuo.

Il predicatore badi a non inasprire menomamente gli erranti. Le sue parole spirino sempre carità e benignità.

Le invettive non ottengono le conversioni: l’amor proprio si ribella. Era questo il metodo che teneva S. Francesco di Sales e che era da lui consigliato. Egli narrava che i protestanti correvano in folla ad udirlo e dicevano che loro piaceva, perché non lo vedevano infuriarsi come i loro Ministri”.

San Giovanni Bosco

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Don Bosco apostolo e teologo popolare dell’Ausiliatrice

Posté par atempodiblog le 24 mai 2013

Don Bosco apostolo e teologo popolare dell’Ausiliatrice
In preparazione alla consacrazione della chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice, don Bosco pubblicò come fascicolo del mese di maggio un libretto dal titolo: Maraviglie della Madre di Dio invocata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice. In esso esponeva le ragioni teologiche, storiche e contingenti che motivavano…
di Don Pierluigi Cameroni – Salesiani Don Bosco, Casa Madre Torino-Valdocco

Don Bosco apostolo e teologo popolare dell’Ausiliatrice dans Angeli JMHZ4468

Com’è noto, gli anni 1862-68 furono cruciali per la religiosità mariana di don Bosco. Nonostante la fondazione della compagnia dell’Immacolata tra i suoi giovani nel 1855, nonostante avesse pubblicato nel 1858 Il mese di maggio consacrato a Maria SS. Immacolata, le sue preferenze dopo il 1862 si concentrarono in modo dominante e definitivo sul titolo mariano Auxilium Christianorum. Iniziata nel 1865 la costruzione della chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice, l’edificio sacro fu portato a compimento e solennemente consacrato il 9 giugno 1868.

In preparazione a quell’evento don Bosco pubblicò come fascicolo del mese di maggio delle Letture cattoliche un libretto dal titolo: Maraviglie della Madre di Dio invocata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice.

In esso esponeva le ragioni teologiche, scritturistiche, storiche e contingenti che motivavano la scelta di quel titolo. Le argomentazioni erano compendiate nelle pagine introduttive. Attingendo all’apologista francese Auguste Nicolas e citando espressamente l’autorità di Mons. Parisis, arcivescovo di Parigi, don Bosco asseriva che era ormai la Chiesa stessa a volere «negli ultimi tempi segnalare il titolo di Auxilium Christianorum»; si era infatti in un’epoca di «crisi straordinarie»: «Il bisogno oggi universalmente sentito di invocare Maria non è particolare, ma generale; non sono più tiepidi da infervorare, peccatori da convertire, innocenti da conservare [...].

Ma è la stessa Chiesa Cattolica che è assalita. È assalita nelle sue funzioni, nelle sacre sue istituzioni, nel suo capo, nella sua dottrina, nella sua disciplina; è assalita come Chiesa Cattolica, come centro della verità, come maestra di tutti i fedeli». Appunto per questo, aggiungeva don Bosco, «per meritarsi una speciale protezione del Cielo [...] si ricorre a Maria, come madre comune, come speciale ausiliatrice dei re e dei popoli, come cattolici di tutto il mondo». In quei medesimi anni don Bosco aveva moltiplicato i fascicoli delle Letture cattoliche che ragguagliavano sulle grazie straordinarie ottenute invocando Maria aiuto dei cristiani; aveva introdotto nei suoi oratori e collegi la nuova effigie e il nuovo culto; aveva fondato nel 1869 l’Associazione dei devoti di Maria Ausiliatrice; aveva indotto a denominare la pratica pia del mese di maggio come mese di Maria Ausiliatrice. A Mornese, in diocesi di Acqui, Maria Domenica Mazzarello e altre giovani, già associate nell’Unione di Maria Immacolata, aderiscono a don Bosco e danno origine alla congregazione femminile delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

L’invocazione e il culto dell’Ausiliatrice diventavano distintive di don Bosco e delle sue opere che andavano ormai dilatandosi fuori d’Italia, in Europa e in America. Il fatto che l’Ausiliatrice nel sentire comune della gente del popolo figuri come “La Madonna di don Bosco” è dovuto oltre all’attività taumaturgica del santo, alle sue fondazioni ed opere, anche alla sua produzione letteraria specificatamente mariana. Infatti non appena don Bosco avvertì che la devozione e il titolo dell’Ausiliatrice andava sempre più diffondendosi, volle accompagnare tale fatto offrendo contributi teologici e storici.

Fermo al principio di “illuminare le menti per rendere buono il cuore e di popolarizzare quanto si può la scienza”, ideò e condusse a termine nello spazio di un decennio la pubblicazione di sei operette che in ordine di tempo sono: Maraviglie della Madre di Dio invocata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice (1868). Rimembranza di una solennità in onore di Maria Ausiliatrice (1868). Associazione de’ divoti di Maria Ausiliatrice canonicamente eretta nella chiesa a lei dedicata in Torino con ragguaglio storico su questo titolo (1869). Nove giorni consacrati all’Augusta Madre del Salvatore sotto il titolo di Maria Ausiliatrice (1870). Maria Ausiliatrice col racconto di alcune grazie ottenute nel primo settennio dalla Consacrazione della Chiesa a Lei dedicata in Torino (1870). La Nuvoletta del Carmelo ossia la Devozione a Maria Ausiliatrice premiata di nuove grazie (1877). Non si tratta di opere scientifiche, né propriamente di divulgazione teologica, ma come emerge dai titoli di una teologia e di una storia popolare del titolo “Auxilium Christianorum”.

Questi umili opuscoli, di cui l’espressione più matura è Maraviglie della Madre di Dio, rappresentano il primo riuscito tentativo di una riflessione e giustificazione della dottrina concernente il culto a Maria Ausiliatrice. Attraverso la propagazione di tale titolo emerge da un lato la mediazione ecclesiale di Maria, tipica della coscienza cattolica italiana di quel tempo, dall’altro si impone la dimensione popolare del carisma salesiano, che mediante la devozione all’Ausiliatrice traccia un cammino di educazione alla fede per il popolo, valorizzando i contenuti della religiosità popolare e orientandoli verso la saggezza evangelica. Come già accennato è in particolare il trattatello delle Maraviglie della Madre di Dio a indicare le basi storiche e teologiche delle convinzioni e della missione di don Bosco.

Un primo livello sono le prove e le argomentazioni teologiche fondate su basi bibliche e patristiche. Ciò che colpisce è che la fatica fatta da don Bosco ci guida molto bene nello sviluppo degli enunciati fondamentali che desidera comunicare: al centro vi è la convinzione che “La più splendida prova che Maria è aiuto dei Cristiani noi la troviamo sul monte Calvario… Maria pertanto diventando nostra madre sul monte Calvario, non solo ebbe il titolo di aiuto dei cristiani, ma ne acquistò l’uffizio, il magistero, il dovere. Noi abbiamo dunque un sacro diritto di ricorrere all’aiuto di Maria. Questo diritto è consacrato dalla parola di Gesù e garantito dalla tenerezza materna di Maria. Ora che Maria abbia interpretato l’intenzione di Gesù Cristo in croce in questo senso e che Egli la facesse madre ed ausiliatrice di tutti i cristiani lo prova la condotta che essa tenne di poi”. Da ciò ne consegue “affinché la gloria di Maria potesse estendersi a tutte le generazioni e avessero a chiamarla beata, bisognava che qualche benefizio straordinario e perenne venisse da Maria a tutte queste generazioni; cosicché essendo perpetuo in esse il motivo di loro gratitudine fosse ragionevole la perpetuità della lode. Ora questo benefizio continuo e mirabile non può esser altro che l’aiuto che Maria presta agli uomini. Aiuto che doveva abbracciare tutti i tempi, estendersi a tutti i luoghi, ad ogni genere di persone”.

L’argomentazione teologica è integrata da quella storica: “Un’esperienza di diciotto secoli ci fa vedere in modo luminosissimo che Maria ha continuato dal cielo e col più gran successo la missione di madre della Chiesa ed ausiliatrice dei cristiani che aveva incominciato sulla terra”. E don Bosco con la sua spiccata sensibilità storica narra una numerosa serie di interventi di Maria a favore della Chiesa, in particolare le sue manifestazioni in difesa della Chiesa e del papato, sia dagli attacchi esterni, sia da quelli interni con le lacerazioni provocate dalle eresie e dagli scismi, che corrompono la fede e attaccano la comunione. Davvero Maria è “Magnum in Ecclesia praesidium: Grande presidio nella Chiesa”. Da tali racconti emerge una grande visione della storia che esalta, nella luce della fede, la mediazione materna dell’Ausiliatrice intimamente associata all’opera della redenzione e alla missione salvifica della Chiesa.

Insieme alle prove teologiche e storiche don Bosco accenna ad argomentazioni di natura liturgica, ad espressioni legate alla pietà popolare, a fatti taumaturgici e in particolare a due dipinti presenti nella basilica di Valdocco da lui ispirati e voluti, espressione plastica delle sue convinzioni. Il primo è la grande tela del Lorenzone da tutti conosciuta e che già abbiamo commentato. Il secondo, meno noto, è un affresco del Rollini suggerito da don Bosco per la volta della cappella di San Francesco di Sales. Sotto il globo del mondo su cui è posto un ostensorio col SS. Sacramento è rappresentato l’Arcangelo Michele che scaccia e disperde l’errore e l’eresia: “la Riforma in figura di donna, che al vedere gli angeli riverenti, i quali adorano il SS. fugge spaventata portando nell’una mano la bibbia adulterata e abbandonando dall’altra, quali armi spuntate, la maschera dell’ipocrisia e le monete corruttrici, con cui tenta di recar guerra al SS. Sacramento; 2° il Materialismo in figura d’uomo di forme atletiche, il quale stringendo una fiaccola accesa onde portare incendio e distruzione dovunque passa la Riforma, esso pure è rovesciato dall’angelo, e rotolando dall’alto sembra si stacchi dalla volta per piombare a capofitto sul pavimento”. In conclusione “Don Bosco non scrive con la penna del teologo, ma con il fervore del santo ed del fondatore. Scrive sotto la sua esperienza di Maria e del suo amore personale per Lei. Intimamente consapevole di quanto la Madonna fosse stata presente e determinante come Madre e Maestra nell’itinerario della sua vocazione e missione, egli è mosso dal profondo stupore di sperimentare quanto sia potente ed efficace l’intercessione e l’intervento dell’Ausiliatrice…

L’intento di Don Bosco è quello di accreditare la verità del titolo mariano di Ausiliatrice e di raccomandarlo alla venerazione del popolo di Dio, attestandone la prodigiosa efficacia nella vita della Chiesa e nella sua esperienza carismatica. Sotto il profilo teologico, il tema è quello di Maria come Mediatrice di grazia, ma le specificazioni legate al titolo di Ausiliatrice non sono irrilevanti. Non sarà difficile mostrare come la devozione all’Ausiliatrice non sia semplicemente legata alle circostanze storiche in cui Don Bosco è vissuto, ma si estenda ad ogni epoca, particolarmente la nostra, profondamente segnata dal divorzio fra fede e cultura, un’epoca in cui gli uomini sembrano non avere più antenne per Dio e in cui Dio sembra non avere più peso nella vita degli uomini. Così si esprime Papa Benedetto XVI: «Il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini e che con lo spegnersi della luce proveniente da Dio l’umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più»”.

Preghiera
O Maria, Vergine potente,
Tu grande illustre presidio della Chiesa;
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani;
Tu terribile come esercito schierato a battaglia;
Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo;
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze
difendici dal nemico e nell’ora della morte
accogli l’anima nostra in Paradiso!
Amen

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Il mese di maggio con Don Bosco e Domenico Savio

Posté par atempodiblog le 6 mai 2013

Il mese di maggio con Don Bosco e Domenico Savio dans Mese di maggio con Maria Don-Bosco-e-Domenico-Savio

«Sul finire del mese di aprile (1856), Domenico Savio si era presentato a don Bosco, chiedendogli come avrebbe potuto celebrare santamente il mese di Maria.

- Lo celebrerai, gli rispose don Bosco, con l’esatto adempimento dei tuoi doveri, raccontando ogni giorno ai compagni un esempio in onore di Maria e procurando di regolarti in modo da poter fare in ciascun giorno la santa comunione.

- Ciò procurerò di fare puntualmente; ma qual grazia dovrò domandare?

- Domanderai alla santa Vergine che ti ottenga da Dio sanità e grazia per farti santo.

- Sì! Che mi aiuti a farmi santo!» (cfr MB V, 462).

Tratto da: donbosco.it

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San Domenico Savio

Posté par atempodiblog le 9 mars 2013

San Domenico Savio dans San Domenico Savio

Un giorno, due amici di san Domenico Savio (1842-1857), il giovane allievo di don Bosco, si sfidarono a duello dopo una lite cominciata con insulti nei riguardi delle rispettive famiglie. I due convennero di battersi a colpi di pietra. Venutone a conoscenza, Domenico fece di tutto per impedirlo, senza riuscirvi. Ottenne solo la promessa che, se non avesse impedito loro di battersi, i due avrebbero ascoltato una sua proposta. Giunto il momento, Domenico si presentò al luogo stabilito per il duello. I due avevano in mano cinque pietre ciascuno. Allora Domenico estrasse di tasca un piccolo crocifisso, si inginocchiò dinanzi al primo e gli disse di mantenere la parola data, chiedendogli di colpirlo e così colpire anche il Crocifisso. Il duellante, scosso, si ritrasse, non avendone il coraggio. Così fece anche il secondo. A quel punto, Domenico invitò i due ragazzi a ragionare, facendo loro capire che avrebbero offeso Gesù se continuavano su quella strada. E i due si perdonarono a vicenda. L’episodio è tratto dal bel volume di S. Giovanni Bosco, Vita di Domenico Savio curato da Teresio Bosco (Elledici, 2002).

Tratto da: Il Timone

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Breve vita di San Giovanni Bosco

Posté par atempodiblog le 1 février 2013

I numeri del lotto
Un giorno vennero due signori a domandargli i numeri  del lotto. Il Santo, non avendo potuto scansarsi alle premurose insistenze,  disse loro: – Ebbene, giocate questi numeri: 10-5-14.

Quelli, contenti, se ne  andavano; ma don Bosco soggiunse: – Non ne volete la spiegazione? – Non c’è  bisogno! – Ma se non ve la dò, non saprete giocarli. – Ce la dia dunque.
- Sentite bene: il numero 10 sono i dieci comandamenti di Dio. Il numero 5 sono i  cinque precetti della Chiesa. Il numero 14 sono le quattordici opere di  misericordia corporali e spirituali. Giocateli davvero, e farete fortuna.

Breve vita di San Giovanni Bosco dans San Giovanni Bosco San-Giovanni-Bosco-e-san-Domenico-Savio

BREVE VITA DI DON BOSCO
Giovannino Bosco nacque il 16 Agosto 1815  in una piccola frazione di Castelnuovo D’Asti, in Piemonte, chiamata  popolarmente «i Becchi». Ancora bimbo, la morte del babbo gli fece sperimentare  il dolore di tanti poveri orfanelli dei quali si farà padre amoroso. Trovò però  nella mamma Margherita, un esempio di vita cristiana che incise profondamente  nel suo animo. A nove anni ebbe un sogno profetico: gli parve di essere in mezzo  a una moltitudine di fanciulli intenti a giocare, alcuni dei quali però,  bestemmiavano. Subito, Giovannino si gettò sui bestemmiatori con pugni e calci  per farli tacere; ma ecco farsi avanti un Personaggio che gli dice: «Non con le  percosse, ma con la bontà e l’amore dovrai guadagnare questi tuoi amici… Io ti  darò la Maestra sotto la cui guida puoi divenire sapiente, e senza la quale,  ogni sapienza diviene stoltezza». Il personaggio era Gesù e la maestra Maria  Santissima, alla cui guida si abbandonò per tutta la vita e che onorò col titolo  di «Ausiliatrice dei cristiani». Fu così che Giovanni volle imparare a fare il  saltimbanco, il prestigiatore, il cantore, il giocoliere, per poter attirare a  se i compagni e tenerli lontani dal peccato. «Se stanno con me, diceva alla  mamma, non parlano male». Volendosi far prete per dedicarsi tutto alla salvezza  dei fanciulli, mentre di giorno lavorava, passava la notte sui libri, finché  all’età di vent’anni potè entrare nel Seminario di Chieri ed essere ordinato  Sacerdote a Torino nel 1841, a ventisei anni di età. In quei tempi Torino era  ripiena di poveri ragazzi in cerca di lavoro, orfani o abbandonati, esposti a  molti pericoli per l’anima e per il corpo. Don Bosco incominciò a radunarli la  Domenica, ora in una Chiesa, ora in un prato, ora in una piazza per farli  giocare ed istruire nel Catechismo finché, dopo cinque anni di enormi  difficoltà, riuscì a stabilirsi nel rione periferico di Valdocco e aprire qui il  suo primo Oratorio. In esso i ragazzi trovavano vitto e alloggio, studiavano o  imparavano un mestiere, ma soprattutto imparavano ad amare il Signore: San  Domenico Savio, era uno di loro. Don Bosco era amato dai suoi «brichini» (così  Egli li chiamava) fino all’inverosimile. A chi gli domandava il segreto di tanto  ascendente rispondeva: «Con la bontà e l’amore cerco di guadagnare al Signore  questi miei amici». Per essi sacrificò tutto quel poco denaro che possedeva, il  suo tempo, il suo ingegno che aveva fervidissimo, la sua salute. Per essi si  fece santo. Per essi ancora fondò la Congregazione Salesiana, formata da  sacerdoti e laici che vogliono continuare l’opera sua e alla quale diede come «scopo principale di sostenere l’autorità del Papa» (Memorie Biografiche, VII,  622; X, 762 e 946). Volendo estendere il suo apostolato anche alle fanciulle  fondò, con Santa Maria Domenica Mazzarello, la Congregazione della Figlie di  Maria Ausiliatrice, che oggi è diffusa in tutto il mondo. Dedicò tutto il suo  tempo libero, che spesso sottrasse al sonno, per scrivere e divulgare facili  opuscoli per l’istruzione cristiana del popolo. Stremato di forze per  l’incessante lavoro, si ammalò gravemente. Particolare commovente: molti giovani  offrirono per lui al Signore la propria vita. Una delle ultime sue  raccomandazioni fu questa: «Dite ai giovani che li aspetto tutti in  Paradiso…». Spirava il 31 gennaio 1888, nella sua povera cameretta di  Valdocco, all’età di 72 anni. Il 1 aprile 1934, Pio XI, che ebbe la fortuna di  conoscerlo personalmente, lo proclamò Santo.

Tratto da: Don Bosco Ritorna

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La devozione alla Madonna

Posté par atempodiblog le 31 janvier 2013

La devozione alla Madonna dans Fede, morale e teologia San-Giovanni-Bosco

Un sostegno indispensabile per te, o caro giovane, è la devozione a Maria Santissima. Se sarai devoto di Lei, ELLA TI FARA’ DA MADRE, ti coprirà col Suo Manto, ti colmerà di benedizioni in questo mondo e ti darà, alla fine, il Paradiso. Qualsiasi grazia Le domanderai, ti sarà concessa purché non sia cosa che torna a danno della tua anima. Io perciò ti raccomando di chiedere tre grazie speciali necessarie a tutti, ma specialmente a te che sei giovane.
La prima grazia è che ti aiuti a non commettere mai peccato mortale per tutta la tua vita.
Tu sai, infatti, cosa vuol dire cadere in peccato mortale? Vuol dire rinunciare ad essere figli di Dio per diventare schiavi di Satana. Vuol dire perdere quella bellezza che ti rende come un angelo agli occhi di Dio, per diventare deforme come un demonio. Vuol dire perdere tutti i meriti già acquistati per la vita eterna. Vuol dire restare sospeso per un filo sottilissimo sopra la bocca dell’Inferno. Vuol dire fare un’enorme ingiuria ad una Bontà infinita, e questo è il male più grande che si possa immaginare. Credimi, mio caro amico, qualsiasi grazia la Madonna dovesse concederti, sarebbe inutile senza quella di non cadere mai in peccato.
Perciò, questa grazia dovrai chiederla mattino e sera e tutte le volte che a Lei ti rivolgi.
La seconda grazia che ti raccomando di domandare alla Madonna è quella di poter conservare la preziosa virtù della purità.
A Lei dovrai chiedere di aiutarti in modo speciale a custodire gli occhi, che sono le finestre per cui il peccato si fa strada nel nostro cuore e attraverso le quali il demonio viene a prendere possesso della nostra anima. Non fermarti mai a guardare cose contrarie alla modestia. S. Domenico Savio, interrogato perché fosse tanto cauto negli sguardi rispose: “Ho preso la decisione di distogliere gli occhi da tutto ciò che non è puro per essere più degno di incontrare lo sguardo della Madonna, Vergine Immacolata”.
La terza grazia che dovrai domandare alla Madonna, è di poter stare sempre lontano dai compagni cattivi, cioè da coloro che fanno discorsi che non si farebbero alla presenza dei genitori. Sta lontano da costoro, anche se fossero tuoi parenti. Posso assicurarti che talvolta fa più danno la loro compagnia che quella di un demonio. Felice te, o mio caro figliolo, se fuggirai la compagnia dei malvagi! Sarai allora sicuro di camminare per la strada del Paradiso; diversamente correrai un gravissimo rischio di perderti in eterno.
Perciò, se sentirai dei compagni che bestemmiano, che disprezzano la Religione o, peggio ancora, che dicono parole contrarie alla virtù della modestia, devi fuggirli come la peste.
Ti assicuro che quanto più i tuoi sguardi e i tuoi discorsi saranno puri, tanto più Maria si compiacerà di te e tante più grazie ti otterrà da Gesù.
Queste sono le tre grazie più importanti per la tua età, che otterrai se reciterai ogni giorno il Santo. Rosario o almeno tre Ave e tre Gloria con la giaculatoria: “Cara Madre, Vergine Maria, fa che io salvi l’anima mia”.
Con queste tre grazie camminerai fin d’ora per la strada che ti renderà uomo onorato e con esse avrai la certezza di raggiungere l’eterna felicità.

San Giovanni Bosco
Tratto da: Don Bosco Ritorna

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L’educazione è cosa di cuore

Posté par atempodiblog le 30 janvier 2013

L’educazione è cosa di cuore dans Citazioni, frasi e pensieri Don-bosco-educatore

“L’educazione è cosa di cuore: tutto il lavoro parte da qui, e se il cuore non c’è, il lavoro è difficile e l’esito è incerto. Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati”. 

San Giovanni Bosco

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Novena a San Giovanni Bosco (da recitarsi dal 22 al 30 gennaio)

Posté par atempodiblog le 22 janvier 2013

Novena a San Giovanni Bosco (dal 22 al 30  Gennaio)

Novena a San Giovanni Bosco (da recitarsi dal 22 al 30 gennaio) dans Preghiere Don-Bosco-abbraccia-il-mondo

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.  Amen.
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio  aiuto.
Gloria al Padre…

I O glorioso San  Giovanni Bosco, per l’amore ardente che portasti a Gesù nel Santissimo  Sacramento e per lo zelo con cui ne propagasti il culto, soprattutto con  l’assistenza alla Santa Messa, con la Comunione frequente e con la visita  quotidiana, ottienici di crescere sempre più nell’amore, nella pratica di queste  sante devozioni e di terminare i nostri giorni rinvigoriti e confortati dal cibo  celeste della Santa Eucaristia.
Gloria al Padre…

II – O glorioso San Giovanni Bosco, per l’amore tenerissimo che portasti alla  Vergine Ausiliatrice che fu sempre tua Madre e Maestra, ottienici una vera e  costante devozione alla nostra dolcissima Mamma, affinché possiamo meritare la  sua potentissima protezione durante la nostra vita e specialmente nell’ora della  morte.
Gloria al Padre…

III O glorioso  San Giovanni Bosco, per l’amore filiale che portasti alla Chiesa e al Papa, di  cui prendesti costantemente le difese, ottienici di essere sempre degni figli  della Chiesa Cattolica e di amare e venerare nel Sommo Pontefice l’infallibile  vicario di Nostro Signore Gesù Cristo.
Gloria al  Padre…

IV O glorioso San Giovanni Bosco, per il  grande amore con cui amasti la gioventù, della quale fosti Padre e Maestro e per  gli eroici sacrifici che sostenesti per la sua salvezza, fa’ che anche noi  amiamo con amore santo e generoso questa parte eletta del Cuore di Gesù e che in  ogni giovane sappiamo vedere la persona adorabile del nostro Salvatore  Divino.
Gloria al Padre…

V O glorioso  San Giovanni Bosco che per continuare ad estendere sempre più il tuo santo  apostolato fondasti la Società Salesiana e l’istituto delle Figlie di Maria  Ausiliatrice, ottieni che i membri delle due Famiglie Religiose siano sempre  pieni del tuo spirito e fedeli imitatori delle tue eroiche virtù.
Gloria  al Padre…

VI O glorioso San Giovanni Bosco che  per ottenere nel mondo più abbondanti frutti di fede operosa e di tenerissima  carità istituisti l’Unione dei Cooperatori Salesiani, ottieni che questi siano  sempre modelli di virtù cristiane e sostenitori provvidenziali delle tue  Opere.
Gloria al Padre…

VII – O glorioso  San Giovanni Bosco che amasti con amore ineffabile tutte le anime e per salvarle  mandasti i tuoi figli fino agli estremi confini della terra, fa’ che anche noi  pensiamo continuamente alla salvezza della nostra anima e cooperiamo per la  salvezza di tanti nostri poveri fratelli.
Gloria al  Padre…

VIII – O glorioso San Giovanni Bosco che  prediligesti con amore particolare la bella virtù della purezza e la inculcasti  con l’esempio, la parola e gli scritti, fa’ che anche noi, innamorati di così  indispensabile virtù, la pratichiamo costantemente e la diffondiamo con tutte le  nostre forze.
Gloria al Padre…

IX – Oglorioso San Giovanni Bosco che fosti sempre tanto compassionevole verso le  sventure umane, guarda a noi tanto bisognosi del tuo aiuto. Fa’ scendere su di  noi e sulle nostre famiglie le materne benedizioni di Maria Ausiliatrice;  ottienici tutte le grazie spirituali e temporali che ci sono necessarie;  intercedi per noi durante la nostra vita e nell’ora della morte, affinché  possiamo giungere tutti in Paradiso e inneggiare in eterno alla Misericordia  divina.
Gloria al Padre…

Divisore dans San Francesco di Sales

Preghiera a San Giovanni  Bosco (festa del 31 Gennaio)

O San Giovanni Bosco, padre e maestro  della gioventù, che tanto lavorasti per la salvezza delle anime, sii nostra  guida nel cercare il bene delle anime nostre e la salvezza del prossimo; aiutaci  a vincere le passioni e il rispetto umano; insegnaci ad amare Gesù Sacramentato,  Maria Ausiliatrice e il Papa; e implora da Dio per noi una buona morte, affinché  possiamo raggiungerti in Paradiso. Amen.

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Ricorrere all’Angelo Custode

Posté par atempodiblog le 21 janvier 2013

Ricorrere all'Angelo Custode dans Angeli Angelo-Custode

“L’Angelo Custode ha molto più desiderio di aiutarvi di quanto voi ne abbiate nell’essere aiutati da Lui. In ogni afflizione ricorrete a Lui con fiducia ed Egli vi aiuterà”.

San Giovanni Bosco

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Una passeggiata dei giovani al Paradiso

Posté par atempodiblog le 24 octobre 2012

Una passeggiata dei giovani al Paradiso dans San Giovanni Bosco passeggiatainparadiso

Questo sogno Don Bosco lo ebbe nelle notti del 3, 4, 5 aprile 1861.
È un sogno originale sotto tanti aspetti ed è testimoniato dai due primi e più autorevoli cronisti dell’Oratorio di Don Bosco: Don Domenico Ruf fino e Don Giovanni Bonetti, che lo definirono «uno di quei sogni che il Signore si compiace a quando a quando di mandare ai suoi servi fedeli ».
Don Bosco sogna di fare con i suoi giovani una eccezionale passeggiata, che ha per meta il paradiso, nientemeno! Si mettono in cammino pieni di gioia, ed eccoli ai piedi di una collina incantevole. Spira un’aria primaverile, nell’atmosfera regna una calma, un tepore, una soavità di profumi, una luminosità che mettono l’argento vivo addosso a quelle centinaia di giovani, i quali passano di sorpresa in sorpresa, di gioia in gioia, trovando, a mano a mano che salgono, ogni sorta di frutta le più squisite, dalle ciliegie all’uva matura.
L’impressione di tutti è di essere giunti in paradiso ma, arrivati alla sommità della deliziosa collina, vedono un vasto altipiano, oltre il quale si eleva un’altissima montagna che tocca le nubi. Su per quella si vedeva una grande moltitudine che saliva con stento. Quando poi giungevano alla meta, erano ricevuti con gran festa e giubilo. Tutti capirono che quello era il paradiso e si lanciarono di corsa a percorrere l’altipiano che li separava dalla montagna.
Ma ecco che a un tratto si trovarono davanti a un lago di sangue, largo, dice Don Bosco, come dall’Oratorio a Piazza Castello (un buon chilometro). I giovani che erano giunti per primi si fer marono inorriditi. Tutti diventarono silenziosi e malinconici. Sulla riva si leggeva scritto a grandi caratteri: PER SANGUINEM (attraverso il sangue). Ai giovani che domandavano curiosi che cosa significasse quello spettacolo, un personaggio misterioso (pensiamo sia la solita Guida), rispose:
— Qui c’è il Sangue di Gesù Cristo e di tutti quelli che andarono in paradiso versando il loro sangue: qui sono i Martiri. Né i giovani né Don Bosco si sentirono di passare attraverso quel lago di sangue. Perciò lo costeggiarono andando in cerca di un altro passaggio. Ed eccoli entrare in un terreno sparso di querce, allori, palme e altre piante. Camminavano felici all’ombra di quelle piante, quando si presenta loro un altro spettacolo: un secondo grande lago pieno d’acqua. Sulla riva si leggeva a grandi caratteri: PER AQUAM (attraverso l’acqua). Anche qui i ragazzi si domandavano che cosa significasse quel secondo lago, tanto più che vedevano alcuni camminare su quell’acqua appena sfiorandola con i piedi.
— In quel lago — rispose la Guida — c’è l’acqua del santo Battesimo, nella quale devono essere bagnati tutti quelli che vogliono andare in paradiso. Vedete quei giovani che camminano veloci su quell’acqua? Sono gli innocenti.
Alcuni si misero a correre su quell’acqua, ma la maggior parte guardava Don Bosco come per dirgli:
— Andiamo anche noi?
Ma Don Bosco rispose:
— Per conto mio non mi credo così santo da passare su quel l’acqua senza caderci dentro.
Allora tutti esclamarono:
— Se non osa lei, tanto meno noi!
Continuarono quindi a girare in cerca di un passaggio alla montagna del paradiso; ed eccoli di fronte a un terzo lago, vasto come il primo, pieno di fuoco e di fiamme. Sulla sponda stava scritto:
PER IGNEM (attraverso il fuoco). La guida misteriosa disse:
— Qui c’è il fuoco dell’amor di Dio, per cui devono passare quelli che non sono passati per il sangue del martirio o per l’acqua del Battesimo.
«Ci affrettammo a passare oltre — dice Don Bosco —, ma ben presto ci vedemmo sbarrata la via da un altro lago: era pieno di bestie feroci che stavano con le fauci spalancate pronte a divorare chiunque passasse. La solita Guida disse:
— Queste bestie sono i demoni, i pericoli e le trame del mondo. Costoro che passano impunemente sono le anime giuste, sono coloro di cui Gesù ha profetato: Io vi ho dato il potere di calpestare serpenti e scorpioni e di annientare ogni resistenza del nemico. Niente vi potrà fare del male» (Lc 10,19).
— Andiamo anche noi! — gridarono alcuni.
— Io non ne ho il coraggio — disse Don Bosco —; è da presuntuosi pretendere di passare illesi sulle teste di quei mostri feroci.
— Oh — gridarono i giovani in coro — se non si sente lei, tanto meno noi!

Si allontanarono quindi dal lago delle bestie, cominciando a perdere la speranza di trovare un passaggio comodo alla montagna del paradiso, quando s’incontrarono in molta gente che camminava allegramente verso il paradiso, pur essendo ridotti in condizioni pietose: chi mancava di un occhio, chi di un piede, chi di una mano, chi della lingua. I giovani guardavano meravigliati, quando la Guida disse:
— Sono gli amici di Dio, sono coloro che per salvarsi si mortificarono nei vari sensi del corpo e riuscirono a passare illesi tra i pericoli del mondo. Se volete anche voi arrivare al paradiso, potete unirvi a loro e camminare allegramente per la via della mortifi cazione.
A questo punto la voce della Guida fu sopraffatta dalle grida di «Bravo!», «Bene!» che venivano dalla cima della montagna per incoraggiare quelli che salivano faticosamente per l’erta.
Finalmente Don Bosco con i suoi giovani arrivò su di una piazza gremita di gente, che terminava in un sentiero piccolo piccolo, tra due alte rupi. Chi si metteva per quel sentiero, uscito dalla parte opposta, doveva passare per un ponte strettissimo e senza ringhiera, sotto il quale si inabissava uno spaventoso precipizio.
— Ecco il sentiero che mena al paradiso — esclamarono i giovani. E si incamminarono per quello. Giunti però al ponte, si fermarono spaventati e non osavano inoltrarsi. A Don Bosco che faceva loro coraggio, rispondevano:
— Venga lei a fare la prova. Noi non osiamo perché se sbagliamo un passo, cadiamo nell’abisso.
«Ma finalmente — continua Don Bosco — uno si avanzò per primo e così, uno dopo l’altro, siamo passati al di là e ci trovammo ai piedi della montagna. Ci provammo a salire, ma non trovavamo nessun sentiero; mille difficoltà e impedimenti si opponevano: in un luogo c’erano accatastati macigni sparsi disordinatamente, in un altro c’era una rupe da sormontare, qui un precipizio, là un cespuglio spinoso che ci impediva il passo. Dappertutto ripida la salita. Tuttavia non ci sgomentammo e incominciammo ad arrampicarci con ardore. Dopo breve ora di faticosa ascesa, aiutandoci di mani e di piedi, a un certo punto trovammo un sentiero più praticabile e potemmo salire più comodamente.
Quand’ecco arrivammo in un luogo dove vedemmo molta gente, la quale pativa in un modo così orribile, così strano, che tutti restammo compresi di orrore e di compassione. Io non posso dirvi quello che vidi, perché vi farei troppa pena; e voi non potreste resistere alla mia descrizione.

Intanto vedevamo un gran numero di altra gente che saliva anch’essa, sparsa su per i fianchi del monte; e quando arrivava alla cima, veniva accolta da quelli che l’aspettavano, fra grandi feste e prolungati applausi. Udivamo nello stesso tempo una musica celeste e un canto di voci le più dolci, che ci incoraggiavano a salire su per quell’erta.
Eravamo giunti anche noi quasi alla cima della montagna, quando mi volsi indietro per vedere se avevo con me tutti i giovani; ma con vivo dolore mi trovai quasi solo. Di tanti miei piccoli compagni non me ne restavano che tre o quattro. Guardai all’ingiù e li vidi sparsi per la montagna, chi a cercare lumache tra i sassi, chi a raccogliere fiori senza odore, chi a raccogliere frutti selvatici, chi a correre dietro alle farfalle, e chi tranquillamente seduto a riposare all’ombra di una pianta. Io mi misi a gridare con quanta voce avevo in gola, mi sbracciavo a far loro segni, li chiamavo per nome a uno a uno. Qualcuno venne, sicchè erano poi circa otto i giovani intorno a me. Tutti gli altri continuavano a occuparsi in quelle loro bazzecole. Ma io non volevo assolutamente andare in paradiso accompagnato da così pochi giovani, e perciò determinai di andare io stesso a prendere quei renitenti.
E così feci. Quanti ne incontravo scendendo, tanti ne spingevo in su. A questo davo un avviso, a quello un rimprovero amorevole; a un terzo una solenne sgridata:
— Andate su, per carità — mi affannavo a dire — non fermatevi per queste cose da nulla.
E venendo in giù li avevo già avvertiti quasi tutti e mi trovavo sulle balze del monte che avevamo salito con tanto stento. Quivi avevo fermato alcuni che, stanchi per la fatica del salire e impau riti dall’altezza da raggiungere, ritornavano al basso. Quindi volli riprendere la salita verso la vetta, ma inciampai in una pietra e mi svegliai».
Don Bosco terminò dicendo: «Se il sogno non fosse stato un sogno ma una realtà e avessimo dovuto morire allora, fra tanti giovani che siamo qui, se ci incamminassimo verso il paradiso, pochissimi vi giungerebbero: fra 700-800 e più non sarebbero che tre o quattro. Ma a momenti, non vi turbate: dico che non sarebbero che tre o quattro quelli che di volo andrebbero al paradiso, senza passare qualche tempo tra le fiamme del purgatorio. Qualcuno forse vi resterebbe un momento solo, altri un giorno, altri dei giorni e delle settimane. Procurate quindi di acquistare delle indulgenze, quante più potete. Se poi acquisterete un’indulgenza plenaria, andrete di volo in Paradiso».

Tratto da: Sogni Don Bosco
Fonte: Spiritualità Giovanile Salesiana

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Maria è la stella del mare

Posté par atempodiblog le 4 septembre 2012

Maria è la stella del mare dans Citazioni, frasi e pensieri

“Noi siamo in questo mondo come in un mare burrascoso, come in un esilio, in una valle di lacrime. Maria è la stella del mare, il conforto del nostro esilio, la luce che ci addita la via del cielo asciungandoci le lacrime”.

San Giovanni Bosco

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Le buone vacanze secondo don Bosco

Posté par atempodiblog le 12 juillet 2012

Le buone vacanze secondo don Bosco

Quando un padre deve lasciare i suoi figli, o quando li invia a fare qualche commissione in lontano paese, benché sappia che essi sono obbedienti e conoscono bene ciò che devono fare, tuttavia teme sempre che qualche disgrazia incolga a quei figli che egli ama tanto…        

Le buone vacanze secondo don Bosco dans Fede, morale e teologia Le-buone-vacanze-secondo-don-Bosco        

         Ai tempi di Don Bosco l’anno scolastico si protraeva fino alla fine di agosto. Quando si incominciava a parlare di vacanze estive (che, in effetti, per lo più erano autunnali), Don Bosco metteva in atto tutta la sua saggezza per preparare i giovani a viverle nel modo giusto. Sapeva, dalla sua lunga esperienza, che troppo frequentemente le vacanze sono «la vendemmia del diavolo» specialmente per coloro che vivendo parecchi mesi all’Oratorio di Valdocco, dove Don Bosco e l’ambiente li avevano tutelati contro le insidie del male, dovevano affrontare ora, da soli, situazioni nuove e difficili. Vederli partire e sapere che forse sarebbero tornati diversi, era, per Don Bosco, un momento di vera angoscia.

         Si spiegano così le tante «buone notti» che ritornano sull’argomento. Offriamo ai nostri lettori, ai giovani soprattutto e ai loro educatori, alcuni pensieri tratti da alcuni incontri serali con i suoi ragazzi in prossimità delle vacanze. Come si vede Don Bosco parte dall’esperienza, parla col cuore, punta il dito su cose assai concrete per arrivare all’essenziale: «Non recare offesa al Signore, non recare danno all’anima».

         Quando un padre deve lasciare i suoi figli, o quando li invia a fare qualche commissione in lontano paese, benché sappia che essi sono obbedienti e conoscono bene ciò che devono fare, tuttavia teme sempre che qualche disgrazia incolga a quei figli che egli ama tanto… Credetelo, questo padre, indegnamente, ma di tutto cuore, sono io. Quei figlioli che debbono separarsi siete tutti voi che andate in vacanza…

         Ma voi avete tutti il sangue che bolle nelle vene e gridate tutti con entusiasmo: “Vacanze, vacanze!” E non pensate che a queste, desiderate nient’altro che queste, non volete ascoltare altro… Sia pure, ma io temo che qualche nemico venga a farvi perdere la vita dell’anima.

         Nascondetevi in una foresta…

         Vorrei darvi qualche consiglio per passare bene le vacanze, questo: Quando siete in vacanza prendetevi pure tutte le libertà, fate pure disordini… ma cercate di trovarvi un posto in cui il Signore non vi veda: chiudetevi in una stanza, andate in cantina, salite anche sul campanile o nascondetevi nel folto di una foresta purché non sia presente il Signore.

         Voi conoscete subito che è impossibile sottrarvi agli occhi di Colui che vede contemporaneamente ogni cosa in cielo e in terra… Questo pensiero vi deve accompagnare in ogni tempo, in ogni luogo, in ogni azione. E come osereste commettere un atto che possa offendere alla sua presenza il Signore?

         I consigli di Don Bosco

         Ma voglio raccomandarvi alcune cose, perché possiate trascorrere bene le vostre vacanze.

         • Guardatevi dai compagni che sono soliti fare discorsi non buoni e cose che non vanno bene. Se andate con questi compagni, cadrete in una lacrimevole rovina. Vi sarà qualcuno che in presenza vostra incomincerà un discorso o contro la religione o contro i buoni costumi. Ebbene, lasciatelo, piantatelo lì, ditegli pure francamente: io il nome di cristiano non lo voglio sporcare… E così dite di qualunque altro male o peccato. È un impostore colui che si professa cristiano e non agisce come tale.

         • Non frequentate i luoghi pericolosi dove si bestemmia, si dicono parolecattive e a volte proprio sporche, atte a suscitare cattivi pensieri… Certuni sentono parlare un compagno che dice cose indecenti, coprendole con belle frasi, ed essi sorridono e, se non è questa volta è un’altra anch’essi danno corda ai ragionamenti di uno sboccato. Quel primo sorriso fu l’atto di arrendersi al nemico. Viene loro tra le mani un brutto libro e cominciano a guardare la copertina, poi a leggere… poi frequenta sempre di più quegli ambienti, quei compagni e amici… non prega più perché ha perso l’orrore del peccato, si lascia vincere dal rispetto umano. Insomma, poco a poco finisce col cadere miseramente… Anch’io fui giovane come voi, e per mia disgrazia mi sono anche trovato nei pericoli nei quali vi trovate voi. Credete alla mia esperienza, alle mie parole.

         • Procurate di avere assolutamente qualche spazio di tempo alla domenica per andare alla Messa e accostarvi ai Santi Sacramenti della confessione e della comunione. Ogni giorno dite le vostre orazioni mattino e sera.

         • Non state in ozio! Continuate a studiare e leggere. A tutti rimane sempre qualche materia che non si è potuto studiare abbastanza durante l’anno: in questo tempo ripassatela con maggiore attenzione. Ma notate ancora che per imparare è necessario leggere, leggere libri molto utili; tante volte questa cosa lungo l’anno non si può fare. Ma leggete per imparare non per sola curiosità. Lo si faccia adesso che avete tempo… Così non rimanete in ozio. Ricordatevi l’avviso dello Spirito Santo di non perdere neppure un minuto di tempo. Oh, se io fossi giovane come vorrei impiegarlo meglio il mio tempo. Allora ne avevo, adesso non l’ho più e non potrò più averlo e non mi rimane più altro che raccomandare a voi di occupare bene il tempo ora che l’avete.

         • Aiutate i vostri genitori che per voi lavorano tutto l’anno. Rendetevi utili alla vostra casa, alle vostre famiglie… Certo, vi dovete anche riposare e divertire, ma mai a danno della vostra anima… E curate la vostra salute…

         Ancora una cosa vi raccomando

         Ci sarebbero tante altre cose da raccomandarvi, perché possiate passare bene questo tempo di vacanza. Una cosa sola vi raccomando ancora, che riassume tutto quello che vorrei dirvi: Non commettete alcun peccato. Se vi guarderete da questo come da un serpente velenoso, passerete santamente le vacanze, ritornerete tutti sani ed allegri, riprenderete un altro anno di studio e lavoro… Questo vi raccomando da padre che ama molto i suoi figli… Intanto vi auguro felici vacanze e arrivederci. (cfr MB 12,363 ss e 13,427 ss). Parla così semplicemente come gli detta il cuore, Don Bosco, spinto solo dal desiderio di difendere i giovani per i quali ha promesso di dare ogni sua energia.

(Spiritualità Giovanile Salesiana) Don Bosco oggi… – autore: Bruno Sighel
Fonte: Don Bosco Land

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Le beffe

Posté par atempodiblog le 7 juin 2012

Le beffe dans Citazioni, frasi e pensieri

Non criticate il contegno, la frequenza ai Sacramenti, la lontananza dai compagni dissipati che scorgerete nei vostri compagni buoni; tutte queste beffe attirano le maledizioni di Dio. (VII,191)

San Giovanni Bosco

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