Un cuore santo e misericordioso

Posté par atempodiblog le 24 janvier 2014

Un cuore santo e misericordioso
Se il corpo di san Francesco di Sales riposa nella sua Annecy, il suo cuore, incorrotto e fonte di miracoli, è venerato oggi, dopo tante traversie, a Treviso, nel monastero delle Visitandine.
di Roberto de Mattei – Radici Cristiane

Tratto da: Il giudizio cattolico

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San Francesco di Sales, conosciuto in tutto il mondo, gode di una notorietà speciale in Italia, anche grazie a san Giovanni Bosco, che volle perpetuarne la memoria e lo spirito fondando la congregazione dei salesiani. Pochi sanno però che se il corpo di san Francesco di Sales riposa ad Annecy, il suo cuore, integro e incorrotto, è conservato in Italia, nella cittadina di Treviso. Vale la pena ripercorrerne il movimentato itinerario.
Il 28 dicembre 1622, il grande santo savoiardo moriva a Lione, colpito da un attacco apoplettico, all’età di 54 anni. Appena diffusasi la notizia, i fedeli accorsero in folla per venerare la sua salma che solo dopo una lunga contesa, fu restituita alla città di Annecy, dove aveva risieduto come vescovo della calvinista Ginevra e dove, con santa Giovanna di Chantal, aveva fondato l’ordine della Visitazione. Il cuore, che nell’operazione di imbalsamazione era stato trovato “grande, sano e completo”, fu lasciato alle suore visitandine di Lione che lo avevano ospitato negli ultimi giorni.
Il monastero di Lione, intitolato a Santa Maria di Bellecour, era stato fondato nel 1615. Mons. Marquemont, arcivescovo di quella città aveva rifiutato però l’idea originaria di Francesco di Sales, che era quella di dar vita ad una congregazione femminile di vita attiva, senza clausura.
Con quella docilità alla Provvidenza che caratterizza la sua spiritualità, il Santo accettò di mutare le regole primitive della Visitazione, che nel 1618 fu trasformata in Ordine religioso con voti solenni e clausura pontificia.
Ordine contemplativo dunque, destinato, per la sua straordinaria fioritura, a rendere nel XVII e nel XVIII secolo un servizio alla Chiesa complementare a quello che sul piano dell’attività educativa e culturale andavano svolgendo i gesuiti.
Le religiose di Lione, il “secondo” monastero della Visitazione, dopo quello di Annecy, avevano l’onore di conservare il cuore del fondatore, custodito in uno splendido reliquiario d’oro donato da Luigi XIII Re di Francia.
Nel 1658, quando il delegato del Papa Alessandro VII stese l’atto ufficiale di autentica del cuore lo trovò incorrotto, in ottimo stato ed effondente un profumo dolce e penetrante. Questa misteriosa fragranza era la stessa che ad Annecy diffondevano i suoi resti mortali, impregnando i chiostri e i viali, e che emanava tutto ciò che era appartenuto al Santo, come il cappello a Vienna e il breviario conservato a Nevers.
Il cuore di san Francesco di Sales divenne per i lionesi uno degli oggetti più cari di venerazione e di culto. Ogni anno, negli ultimi giorni di gennaio, veniva esposto pubblicamente per quattro giorni consecutivi, con un’immensa affluenza di popolo.

Nella tempesta rivoluzionaria
Chi avrebbe immaginato che il regno “cristianissimo” di Francia avrebbe presto abbracciato la via della rivolta e della scristianizzazione? La “figlia primogenita della Chiesa” celebrava i suoi Stati Generali, il 5 maggio 1789, in un clima ancora sacrale, ma dopo pochi mesi annunciava al mondo la soppressione degli ordini religiosi, la nazionalizzazione dei beni ecclesiastici, la Costituzione Civile del Clero, che la poneva in rotta aperta con Roma.
Dopo il 10 agosto 1792, anche per le visitandine di Lione la situazione si fece insostenibile. Le religiose vennero sottoposte a interrogatori e vessazioni di ogni genere e finalmente costrette alla dispersione e alla fuga.
Abbandonarono da un giorno all’altro tutto, ma non il loro bene più caro, la reliquia del fondatore, che da quel momento accompagnò la loro peregrinazione. Nei primi mesi del 1793, mentre Luigi XVI veniva condotto al patibolo e la Vandea si sollevava in armi, le suore, divise in piccoli gruppi, senza passaporti o commendatizie attraversarono la Francia e la Svizzera per giungere avventurosamente a Mantova, dove l’Imperatore del Sacro Romano Impero aveva offerto loro la possibilità di aprire un monastero.

Il cuore in Italia
L’accoglienza della popolazione fu calorosa, ma la tranquillità di breve durata. Agli inizi di aprile del 1796, il generale Bonaparte valicava le Alpi e dilagava nella Pianura Padana. Le religiose, incalzate dalle armate francesi, sempre portando con sé il cuore del Salesio, furono costrette ad un nuovo peregrinare che le portò in Boemia a Krumau, quindi a Vienna e finalmente, nel 1801, a Venezia.
Il cuore di san Francesco di Sales e le sue suore avevano possesso del monastero di San Giuseppe di Castello di Venezia, presso il quale esse tennero un educandato frequentato per quasi un secolo dalle migliori famiglie venete. A questa aristocrazia di sangue e di spirito appartennero nell’Ottocento modelli di visitandine come le madri Giulia Gaetana Thiene, Teresa Caterina Michiel, Giuseppina Antonietta Monico.
Si chiuse il secolo e il vento del laicismo e dell’anticlericalismo tornò a soffiare. In Italia prese di mira i beni religiosi e tra questi il monastero di San Giuseppe, che secondo le leggi del tempo apparteneva al demanio.
Pio X, che da cardinale le aveva protette, indusse le suore a costruire un nuovo monastero a Treviso, in località Le Corti, non lontano da quella Riese dove era nato e aveva trascorso la sua infanzia contadina.
Santo attira santo. Il 2 luglio 1913, festa titolare dell’ordine, mons. Giacinto Longhin vescovo di Treviso di cui è oggi in corso la causa di beatificazione, accoglieva il nuovo insediamento della comunità facendosene fino alla sua morte, nel 1936, l’infaticabile protettore.

“Vi lascio il mio spirito e il mio cuore”
Dopo tre secoli di storia movimentata, il cuore errabondo di san Francesco di Sales sembra aver trovato dunque il suo riposo nella aristocratica e tranquilla cittadina veneta.  Le eredi del monastero di Lione, che oggi sopravvive a Treviso, vivono raccolte, nella preghiera e nel silenzio, attorno al cuore del fondatore, che, poco prima di morire, aveva detto alle sue figlie: “Vi lascio il mio spirito e il mio cuore”.
Chi volesse gustare la profondità di questo spirito, non ha che da attingere direttamente alle fonti. Del grande scrittore e patrono dei giornalisti, numerose sono le opere recentemente ristampate, tra le quali i Trattenimenti e le Esortazioni (Città Nuova) rivolte alle suore della Visitazione, le incantevoli Lettere a Chantal (Rusconi), le battagliere Controversie (Morcelliana) e naturalmente i due capolavori: la Filotea e il Trattato dell’Amor di Dio, ( Paoline).
San Francesco di Sales, conosciuto come il santo del sentimento e della dolcezza, vi appare come l’uomo incrollabile nella difesa della fede e nell’amore esclusivo a Dio e alla sua giustizia. «Io – scriveva – sono l’uomo più affettuoso del mondo, e tuttavia non amo – credo – assolutamente nulla se non Dio e tutte le anime per Dio».

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“Beato Francesco di Sales salvami!”

Posté par atempodiblog le 24 janvier 2014

“Beato Francesco di Sales salvami!”
Due fratelli devono attraversare un traballante ponte sopra un fiume in piena. Si raccomandano all’allora beato Francesco di Sales. Tuttavia, il più grande cade ed annega. Ma il giorno dopo…
di Alessandro Nicotra – Il Timone

“Beato Francesco di Sales salvami!” dans San Francesco di Sales San-Francesco-di-Sales

Correva l’anno 1623 ed era il 30 di aprile quando Francesco e Girolamo Genin, decisero di tornare a casa dai genitori sfuggendo dal temuto insegnante di latino, il signor Crozet. Costui, infatti, soleva punirli duramente quando non imparavano le lezioni.
I piccoli Genin, dunque, partirono di nascosto e di primo mattino per lasciare Les Ollièrs, paesino a sud di Ginevra, e giunsero così davanti al fiume Fier: un freddo fiume montano che spesso, in primavera e con lo sciogliersi delle nevi, si gonfiava e straripava prima di sfociare nel Rodano.
I due fratelli, rispettivamente di tredici e di quattordici anni, fissavano sconsolati sia l’impeto del fiume in piena, sia il piccolo ponte formato da tre assi di legno, non fissate tra di loro ed alquanto insicure. Se volevano tornare a casa quel ponte era la loro unica possibilità. “Esitammo a salirvi, temendo per la nostra vita; ma la paura di ricadere nelle mani del signor Crozet ci fece superare quel timore” dichiarerà in seguito Francesco.
Sarà che il fatto accadeva a poca distanza da Annency, località in cui era stato tumulato, nel 1622, l’allora beato Francesco di Sales che in vita era stato vescovo di Ginevra; sarà che a quel tempo erano ancora vivi quegli strani sentimenti da “fanatici, ignoranti e bigotti” che fan chiedere protezione a beati e santi, fatto sta che, prima di tentare l’attraversamento, i due giovani si inginocchiarono e chiesero protezione al servo di Dio e loro conterraneo Francesco di Sales. Gli fecero persino un voto: se avessero passato indenni il fiume avrebbero visitato la sua tomba ed ascoltato la Messa nella chiesa della Visitazione ad Annency. Girolamo, il più grande dei due, salì per primo ed arrivò al centro del ponte e del fiume. E proprio lì avvenne la disgrazia: un passo falso, il tempo di gridare “Beato Francesco di Sales, salvami!”, poi la faccia contro le assi del ponte ed infine la caduta in acqua. Subito il fratello tredicenne corse sul ponte per prestare aiuto a Girolamo. Ma finì a sua volta in acqua, sebbene non distante dalla riva. Francesco, invocando anch’egli e più volte l’omonimo beato, riuscì a mettersi in salvo e, rialzatosi, corse per centinaia di metri lungo il fiume, per riuscire a scorgere Girolamo… Nulla. Il fiume e la corrente l’avevano fatto sparire. Non rimaneva che tornare a Les Ollièrs, per avvertire il signor Puthod, parroco cui erano stati affidati dai genitori. Ma non trovando né Puthod né Crozet, Francesco lasciò detto al sagrestano di riferire loro della disgrazia e nel frattempo si diresse al fiume con alcuni compaesani che volevano aiutarlo. Davanti al ponte si erano già raggruppati molti abitanti di Ornay, il vicino paese che Francesco aveva attraversato in precedenza riferendo tra le lacrime quanto era successo. Ad ormai più di quattro ore dall’accaduto, si continuò a cercare il corpo di Girolamo più per dargli cristiana sepoltura che per la speranza di ritrovarlo vivo.
Si stava per desistere, quando giunse tale Alessandro Raphin, noto ed esperto nuotatore subacqueo conosciuto nella regione come abile ripescatore di corpi annegati. Ma dopo due tentativi falliti anche Raphin voleva desistere; l’acqua era troppo fredda e lui era ormai stremato. Per oltre un’ora si cercò di trovare lungo il fiume, un’ansa od una buca dove il cadavere poteva essere rimasto impigliato. E proprio in una buca assai profonda, il signor Raphin, dopo essere stato convinto a fare un ultimo tentativo, si gettò e rinvenne il cadavere di Girolamo. Il corpo del ragazzo appariva alla vista di tutti i numerosi presenti esanime, bluastro, gonfio, pieno di contusioni e quasi irriconoscibile. Sempre Raphin si caricò il corpo sulle spalle e lo portò a Ornay dove depose in un fienile. Il parroco locale constatò, dopo accurato esame, che il ragazzo era sicuramente morto e fece scavare una tomba nel cimitero della chiesa. Per il funerale bisognava però aspettare l’arrivo del parroco tutore dei Genin. Invero non ci fu da aspettare molto, ma erano già le sei di sera e quindi si decise che la cerimonia funebre sarebbe stata celebrata l’indomani. Il parroco Puthod si fece raccontare tutta la storia sin nei dettagli e quando udì dell’invocazione al beato Francesco di Sales ebbe un sussulto. Poco prima, infatti, mentre stava pregando nel fienile, presso la salma di Girolamo, aveva fatto il seguente voto: “se Dio si compiacerà di ridare la vita al morto per glorificare il suo vero Servo Francesco di Sales, reciterò in loro onore nove messe per nove giorni di fila sulla tomba del beato”. Durante la notte venne celebrata la veglia funebre ed al mattino seguente si preparò al funerale. Del resto, quel corpo annegato il giorno prima appariva sempre più malridotto ed irriconoscibile. Eppure…
Quando Girolamo Genin stava per essere sollevato e deposto nella bara, prima lo si vide alzare un braccio e, subito dopo, lo si sentì pronunciare: “O beato Francesco di Sales!”. Tutti rimasero sorpresi e meravigliati.
Alcuni dei presenti fuggirono, altri persero i sensi e solo in pochi trovarono il fiato ed il coraggio per gridare al miracolo.
Girolamo venne aiutato ad alzarsi e sebbene presentasse parecchie contusioni era vivo! Bevve, si ripulì dalla sabbia del fiume, mangiò e raccontò che, prima di alzarsi, gli era apparso il Beato Francesco di Sales che l’aveva benedetto. Il 4 maggio i fratelli Genin ed il parroco Puthod si recarono ad Annency per tener fede al proprio voto. Un altro miracolo attendeva Girolamo che, dopo essersi coricato sulla tomba d el Servo di Dio, sentì sparire di colpo tutti i dolori e le contusioni di cui ancora soffriva. Nel maggio 1665 Francesco di Sales venne canonizzato e fra i presenti alla cerimonia vi era pure il risorto Girolamo.
Questo miracolo è ben documentato dalle deposizioni dei numerosi testimoni che vi assistettero direttamente. Teniamo conto, infine, che solo Dio può risuscitare veramente un morto. Solo il creatore delle leggi della natura può derogarvi.

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Giudizi temerari

Posté par atempodiblog le 8 janvier 2014

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Non giudicare e non sarai giudicato, dice il Salvatore delle nostre anime; non condannare e non sarai condannato. Dice l’apostolo: Non giudicare  prima del tempo, ossia fino a che non venga il Signore che svelerà il segreto nascosto nelle tenebre e manifesterà i pensieri dei cuori. I giudizi temerari sono severamente riprovati da Dio! I giudizi emessi dai figli degli uomini sono temerari perché gli uomini non sono autorizzati ad emettere giudizi gli uni sugli altri; ciò facendo usurpano l’ufficio che Nostro Signore si è riservato; in più sono temerari perché la principale malizia del peccato dipende dall’intenzione e dal disegno del cuore, che è per noi il segreto delle tenebre; sono temerari perché ciascuno è sufficientemente occupato a giudicare se stesso, senza mettersi a giudicare anche il prossimo.

Tratto da: Filotea di San Francesco di Sales

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Della predicazione

Posté par atempodiblog le 30 août 2013

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“Non si offendano le persone con ironie o invettive; specialmente nelle piccole borgate non si dica parola che possa essere giudicata allusiva alla condotta di qualche individuo.

Il predicatore badi a non inasprire menomamente gli erranti. Le sue parole spirino sempre carità e benignità.

Le invettive non ottengono le conversioni: l’amor proprio si ribella. Era questo il metodo che teneva S. Francesco di Sales e che era da lui consigliato. Egli narrava che i protestanti correvano in folla ad udirlo e dicevano che loro piaceva, perché non lo vedevano infuriarsi come i loro Ministri”.

San Giovanni Bosco

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L’umiltà sincera

Posté par atempodiblog le 6 juin 2013

L'umiltà sincera dans Citazioni, frasi e pensieri cuoretrasparente

La vanagloria è una forma di idolatria per cui l’io sta al posto di Dio e si agisce non per Dio ma per avere una lode; pertanto Dio è eliminato dalla vita, e siamo di fronte a un ateismo pratico, potremmo dire a un ateismo psicologico, in cui l’io non è più polarizzato da Dio. […] quando noi, invece di cercare la gloria di Dio, cerchiamo la gloria che viene dagli altri, ci mettiamo nell’impossibilità di credere, e anche se diciamo di credere, la nostra fede è vuota: in realtà non ci interessa nulla di Dio. […]
San Giovanni Crisostomo sviluppa un concetto che avrà molto seguito nella spiritualità monastica: il demonio attacca proprio chi compie opere buone, inducendo astutamente il giusto a compiacersi con se stesso di essere ritenuto santo dal prossimo e a cercare il plauso della gente. Egli scrive: “gli altri vizi crescono in noi a causa della nostra negligenza; l’orgoglio si sviluppa anche quando noi agiamo bene. Nulla è così propizio alla crescita dell’orgoglio come la compiacenza di essere giusti, per cui occorre stare continuamente in guardia”. Perfino l’umiltà, quando non è veramente sincera, e invece di cercare l’approvazione di Dio cerca quella degli uomini, apre spiragli all’orgoglio. A volte pratichiamo l’umiltà per essere lodati e perché si abbia una buona opinione di noi. Ecco le parole di San Giovanni Crisostomo in proposito: “hai compiuto un atto di umiltà: non esserne fiero, perché il frutto sarebbe bacato. Infatti, inorgoglirsi per le buone azioni compiute significa perderne il beneficio, come se si gettassero tutte le ricchezze dalla finestra”.

Tratto da: Padre Livio Fanzaga, I Vizi Capitali e Le Contrapposte Virtù. Ed. Sugarco

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Spesso diciamo che non siamo nulla, anzi che siamo la miseria in persona, la spazzatura del mondo; ma resteremmo molto male se ci prendessero alla lettera e se ci considerassero in pubblico secondo quanto diciamo. E’ proprio il contrario: fingiamo di fuggire e di nasconderci solo perché ci inseguano e ci cerchino; dimostriamo di voler essere gli ultimi, seduti proprio all’ultimo angolino della tavola, ma soltanto per passare con grande onore a capotavola.
L’umiltà vera non finge di essere umile, a fatica dice parole di umiltà; perché è suo intendimento non solo nascondere le altre virtù, ma soprattutto vorrebbe riuscire a nascondere se stessa; se le fosse lecito mentire, o addirittura scandalizzare il prossimo, prenderebbe atteggiamenti arroganti e superbi, per potercisi nascondere e vivere completamente ignorata e nascosta.
Eccoti il mio parere, Filotea: o evitiamo di dire parole di umiltà, oppure diciamole con profonda convinzione, profondamente rispondente alle parole. Non abbassiamo gli occhi senza umiliare il cuore; non giochiamo a fare gli ultimi se non intendiamo esserlo per davvero.

Tratto da: Filotea di San Francesco di Sales

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Bisogna essere giusti e ragionevoli

Posté par atempodiblog le 3 avril 2013

Bisogna essere giusti e ragionevoli dans Misericordia San-Francesco-di-Sales

Siamo uomini soltanto perché siamo dotati di ragione, eppure è cosa estremamente difficile trovare un uomo veramente ragionevole, perché l’amor proprio abitualmente offusca la ragione, e insensibilmente ci conduce a mille generi di ingiustizie e cattiverie, piccole sì, ma pericolose, che, come le piccole volpi di cui parla il Cantico dei Cantici, distruggono le vigne: essendo piccole nessuno ci fa caso ma siccome sono numerose, producono seri danni. Non pensare che quello che ora dirò siano cattiverie e discorsi senza fondamento.

Per poco accusiamo immediatamente il prossimo, mentre scusiamo noi stessi anche nel molto; vogliamo vendere a prezzo molto alto e comperare a buon mercato; vogliamo che si faccia giustizia in casa degli altri, per casa nostra, misericordia e comprensione; pretendiamo che si prendano sempre in buona parte le nostre parole, ma siamo suscettibili e permalosi a quelle degli altri.

Pagando, vorremmo che il prossimo ci cedesse quello che è suo; non è più giusto che si tenga quello che è suo e noi il nostro denaro? Ce l’abbiamo con lui perché non vuole piegarsi a noi, ma non ti pare che dovrebbe essere lui ad avercela con noi perché vogliamo farlo piegare?

Se ci piace un esercizio disprezziamo tutto il resto e sentenziamo su tutto quello che non è di nostro gusto. Se qualcuno dei nostri dipendenti ha un modo di fare sgarbato, o ci riesce antipatico, può fare qualunque cosa, la prenderemo sempre per traverso; non cessiamo di umiliarlo e siamo pronti al rimprovero; al contrario, se qualcuno ci va a genio, può fare quello che vuole, lo scuseremo sempre.

Ci sono dei figli veramente buoni e bravi, ma invisi ai loro papà e alle loro mamme solo a causa di difetti fisici e magari poi sono preferiti quelli viziosi, perché hanno delle belle qualità fisiche. In ogni campo diamo la preferenza ai ricchi sui poveri, anche se non sono di stirpe più nobile o più virtuosi; diamo la preferenza anche a quelli vestiti meglio.

Esigiamo con scrupolo i nostri diritti, ma pretendiamo che gli altri siano remissivi nel chiedere i loro; conserviamo il nostro posto con puntiglio, ma vogliamo che gli altri siano umili e condiscendenti; ci lamentiamo con facilità del prossimo, ma poi guai se uno si lamenta di noi! Quello che facciamo per gli altri ci sembra sempre tanto, ciò che gli altri fanno per noi, nulla, almeno ci sembra.

Assomigliamo alle pernici di Pafiagonia che hanno due cuori: ne abbiamo uno dolce e cortese per noi, e uno duro, severo, intransigente per il prossimo. Usiamo due pesi: uno per pesare le nostre comodità, caricando il più possibile, l’altro per pesare quelle del prossimo, alleggerendo più che possiamo.

La Scrittura dice che le labbra ingannatrici hanno parlato in un cuore e in un cuore: con ciò vuol dire che hanno due cuori; avere due pesi: uno forte, per riscuotere e un altro leggero, per pagare, è cosa abominevole davanti a Dio.

Filotea, sii costante e giusta nelle tue azioni: mettiti sempre al posto del prossimo e metti lui al tuo e così giudicherai rettamente; quando compri fa la venditrice e quando vendi fa la compratrice e vedrai che riuscirai a vendere e comprare secondo giustizia.

Si tratta di piccole ingiustizie, che non obbligano alla restituzione, perché ci limitiamo rigorosamente nei termini a nostro favore; ma non per questo è un motivo per non correggerci. Sono grosse mancanze contro la ragionevolezza e la carità; se si guarda bene sono veri imbrogli: ma che ci vuole in fin dei conti a vivere con generosità, nobiltà di cuore, cortesia, e con un cuore signore, costante e ragionevole?

Ricordati di esaminare spesso il tuo cuore, Filotea, per vedere se verso il prossimo si comporta come vorresti che si comportasse lui nei tuoi confronti se tu fossi al suo posto; qui sta la ragionevolezza.

Traiano, rimproverato dai suoi confidenti perché rendeva, secondo loro, la Maestà imperiale troppo accessibile, rispose: E sì, perché non dovrei essere per i cittadini quel tipo di imperatore che io vorrei incontrare se io stesso fossi semplice cittadino?

Tratto da: Filotea di San Francesco di Sales

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Le aspirazioni, le giaculatorie e i buoni pensieri

Posté par atempodiblog le 24 janvier 2013

Le aspirazioni, le giaculatorie e i buoni pensieri dans Citazioni, frasi e pensieri francescodisales

Ci raccogliamo in Dio perché aspiriamo a Lui e aspiriamo a Lui per poterci in Lui raccogliere, di modo che l’aspirazione a Dio e il raccoglimento spirituale si sostengono a vicenda, ed entrambi hanno origine e nascono dai buoni pensieri.
Aspira dunque spesso a Dio, Filotea, con slanci del cuore brevi ma ardenti: canta la sua bellezza, invoca il suo aiuto, gettati in ispirito ai piedi della croce, adora la sua bontà, interrogalo spesso sulla tua salvezza, donagli mille volte al giorno la tua anima, fissa i tuoi occhi interiori sulla sua dolcezza, tendigli la mano come fa un bambino con il papà, perché ti guidi; mettilo sul petto come un profumato mazzolino di fiori, innalzalo nella tua anima come uno stendardo e conduci il tuo cuore in mille modi alla ricerca dell’amore di Dio, e scuotilo perché giunga ad un appassionato e tenero amore per questo Sposo divino.
Questo è il modo di innalzare le orazioni giaculatorie, che il grande S. Agostino consigliava con tanto zelo alla devota Proba. Se il nostro spirito si mette a frequentare con intimità e familiarità il suo Dio, o Filotea, rimarrà profumato delle sue perfezioni; questo esercizio non disturba l’andamento della giornata perché può trovare posto tra gli affari e le occupazioni, senza recar loro alcun pregiudizio, poiché, nel raccoglimento spirituale, come in questi slanci interiori, si operano soltanto piccole e brevi interruzioni che non nuocciono a quello che stiamo facendo, ma anzi sono di giovamento.

Tratto da: Filotea di San Francesco di Sales

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Triduo di preghiera a San Francesco di Sales (per la memoria liturgica del 24 gennaio)

Posté par atempodiblog le 21 janvier 2013

Triduo di preghiera a
San 
Francesco di Sales
( Devozione alla Divina Volontà d’Amore )
Triduo di preghiera a San Francesco di Sales (per la memoria liturgica del 24 gennaio) dans Preghiere sanfranscescodisales

O dolcissimo Santo, che nel tuo ardente amore per Dio hai conformato
sempre la tua alla Divina Volontà di Amore e hai detto che « il carattere delle
Figlie della Visitazione è di rimirare in ogni cosa questa Divina Volontà e
seguirla » , ottieni a noi la grazia di conoscere quanto amabile Essa sia sempre
e in ogni cosa; e credendo all’Amore di questa Divina Volontà per noi ed in
questo amore sperando, possiamo giungere ad amarLa secondo i tuoi desideri e i
desideri ardenti del Cuore di Gesù.
Gloria al Padre…

Tratto da: sanfrancescosales.it

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Carità: rimedio ai giudizi temerari

Posté par atempodiblog le 6 août 2012

Carità: rimedio ai giudizi temerari dans Riflessioni

Quali sono i rimedi? Coloro che bevono un estratto di un oppiaceo detto ofiusa, che cresce in Etiopia, credono di vedere ovunque serpenti e altre cose orribili: coloro che hanno trangugiato orgoglio, invidia, ambizione, odio, vedono tutte le cose come cattive e riprovevoli; chi ha bevuto l’oppiaceo, se vuol guarire, deve bere vino di palma; la stessa cosa devono fare i viziosi di cui sopra.

Bevi più che puoi il sacro vino della carità; ti libererai da quegli umori perversi che ti fanno dare giudizi temerari.

La carità teme l’incontro con il male, tanto meno lo cerca; quando ci si imbatte volge altrove lo sguardo e fa finta di niente, anzi chiude gli occhi prima di vederlo, alle prime avvisaglie e finisce con il credere, con santa semplicità, che quello non era male, ma soltanto un’ombra o un fantasma del male; se poi l’evidenza la costringe ad ammettere che è proprio male, se ne allontana immediatamente e cerca di dimenticarne l’aspetto.

Per tutti i mali il grande rimedio è la carità; in modo particolare per questo. Tutto sembra giallo agli occhi degli ammalati gravi di itterizia; si dice che per guarirli da questo male bisogna obbligarli a mettere un po’ d’erba detta celidonia sotto la pianta dei piedi.

Il peccato del giudizio temerario è un’itterizia spirituale, che, agli occhi di coloro che ne sono affetti, trasforma tutte le cose in cattive; chi vuole guarirne, non deve curare gli occhi, ossia l’intelletto, ma gli affetti, che sono i piedi dell’anima: se i tuoi affetti sono dolci, se sono caritatevoli, anche i tuoi giudizi lo saranno.

San Francesco di Sales

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La maldicenza

Posté par atempodiblog le 28 avril 2012

La maldicenza dans Mormorazione San-Francesco-di-Sales

Il giudizio temerario causa preoccupazione, disprezzo del prossimo, orgoglio e compiacimento in se stessi e cento altri effetti negativi, tra i quali il primo posto spetta alla maldicenza, vera peste delle conversazioni. Vorrei avere un carbone ardente del santo altare per passarlo sulle labbra degli uomini, per togliere loro la perversità e mondarli dal loro peccato, proprio come il Serafino fece sulla bocca di Isaia.

Se si riuscisse a togliere la maldicenza dal mondo, sparirebbero gran parte dei peccati e la cattiveria. A chi strappa ingiustamente il buon nome al prossimo, oltre al peccato di cui si grava, rimane l’obbligo di riparare in modo adeguato secondo il genere della maldicenza commessa. Nessuno può entrare in Cielo portando i beni degli altri; ora, tra tutti i beni esteriori, il più prezioso è il buon nome. La maldicenza è un vero omicidio, perché tre sono le nostre vite: la vita spirituale, con sede nella grazia di Dio; la vita corporale, con sede nell’anima; la vita civile che consiste nel buon nome. Il peccato ci sottrae la prima, la morte ci toglie la seconda, la maldicenza ci priva della terza. Il maldicente, con un sol colpo vibrato dalla lingua, compie tre delitti: uccide spiritualmente la propria anima, quella di colui che ascolta e toglie la vita civile a colui del quale sparla.

San Francesco di Sales

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Non contravvenire alla carità

Posté par atempodiblog le 28 mars 2012

Non contravvenire alla carità dans Citazioni, frasi e pensieri San-Francesco-di-Sales

“Se avessimo novantanove ragioni per giudicare male il prossimo e una sola per ritenerlo in buona fede, dovremmo scegliere quest’ultima per non contravvenire alla carità”.

San Francesco di Sales

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Due pesi e due misure

Posté par atempodiblog le 29 février 2012

Due pesi e due misure dans Riflessioni San-Francesco-di-Sales

Se qualcuno dei nostri dipendenti ha un modo di fare sgarbato, o ci riesce antipatico, può fare qualunque cosa, la prenderemo sempre per traverso; non cessiamo di umiliarlo e siamo pronti al rimprovero; al contrario, se qualcuno ci va a genio, può fare quello che vuole, lo scuseremo sempre.
Ci sono dei figli veramente buoni e bravi, ma invisi ai loro papà e alle loro mamme solo a causa di difetti fisici e magari poi sono preferiti quelli viziosi, perché hanno delle belle qualità fisiche. In ogni campo diamo la preferenza ai ricchi sui poveri, anche se non sono di stirpe più nobile o più virtuosi; diamo la preferenza anche a quelli vestiti meglio.
Esigiamo con scrupolo i nostri diritti, ma pretendiamo che gli altri siano remissivi nel chiedere i loro; conserviamo il nostro posto con puntiglio, ma vogliamo che gli altri siano umili e condiscendenti; ci lamentiamo con facilità del prossimo, ma poi guai se uno si lamenta di noi! Quello che facciamo per gli altri ci sembra sempre tanto, ciò che gli altri fanno per noi, nulla, almeno ci sembra.
Assomigliamo alle pernici di Pafiagonia che hanno due cuori: ne abbiamo uno dolce e cortese per noi, e uno duro, severo, intransigente per il prossimo. Usiamo due pesi: uno per pesare le nostre comodità, caricando il più possibile, l’altro per pesare quelle del prossimo, alleggerendo più che possiamo.
La Scrittura dice che le labbra ingannatrici hanno parlato in un cuore e in un cuore: con ciò vuol dire che hanno due cuori; avere due pesi: uno forte, per riscuotere e un altro leggero, per pagare, è cosa abominevole davanti a Dio.
Filotea, sii costante e giusta nelle tue azioni: mettiti sempre al posto del prossimo e metti lui al tuo e così giudicherai rettamente; quando compri fa la venditrice e quando vendi fa la compratrice e vedrai che riuscirai a vendere e comprare secondo giustizia.
Si tratta di piccole ingiustizie, che non obbligano alla restituzione, perché ci limitiamo rigorosamente nei termini a nostro favore; ma non per questo è un motivo per non correggerci. Sono grosse mancanze contro la ragionevolezza e la carità; se si guarda bene sono veri imbrogli: ma che ci vuole in fin dei conti a vivere con generosità, nobiltà di cuore, cortesia, e con un cuore signore, costante e ragionevole?
Ricordati di esaminare spesso il tuo cuore, Filotea, per vedere se verso il prossimo si comporta come vorresti che si comportasse lui nei tuoi confronti se tu fossi al suo posto; qui sta la ragionevolezza.

Tratto da: Filotea di San Francesco di Sales

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Gesù nasce per visitarci

Posté par atempodiblog le 27 décembre 2011

Gesù nasce per visitarci dans Citazioni, frasi e pensieri gesw

Ecco l’amabilissimo Gesù [...] nasce per visitarci da parte dell’Eterno Padre, e i pastori e i re verranno a loro volta a visitarlo nella sua culla. Visitatelo voi pure [...], accarezzatelo, ospitatelo nel vostro cuore, adoratelo frequentemente; imitate la sua umiltà, la sua povertà, la sua obbedienza e mansuetudine.

San Francesco di Sales

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L’orgoglio spirituale

Posté par atempodiblog le 8 août 2011

L'orgoglio spirituale dans Fede, morale e teologia Orgoglio-spirituale

[…] Quando l’amore egoistico la vince sulla carità, si originano quattro peccati fondamentali: l’orgoglio spirituale, l’avarizia spirituale, la golosità spirituale, la lussuria spirituale. […]

L’originalità di questo autore (*) sta nell’analisi dell’orgoglio spirituale, che è la caratteristica dei falsi mistici: « Costoro - scrive Ruysbroeck - sono abbarbicati alla propria volontà, e si attaccano con un tale ardore e una tale passione a ciò che desiderano e quasi pretendendo con insistenza da Dio, che frequentemente vanno fuori strada e alcuni cadono perfino in possesso del demonio”.

E’ un’osservazione quanto mai attuale: anche oggi alcuni pseudo-mistici conducono dei gruppi di preghiera e deragliano per orgoglio spirituale: pretendono di imporre a Dio la propria volontà, esigono la concessione di particolari doni, cadendo nella presunzione e nella gola spirituale.

Henrich de Herp (morto nel 1477), discepolo di Ruysbroeck, sviluppa il tema dei pericoli derivanti dall’orgoglio spirituale. Esso nasce in alcuni per l’abuso che fanno dei doni di Dio, che non rendono immuni dal peccato: si può anche farne cattivo uso e non manca l’esperienza concreta di persone che hanno cominciato con Dio ed hanno finito col demonio. “Avendo alcuni mistici ricevuto qualche grazia sensibile, qualche dolcezza spirituale o qualche visione, essi cadono nell’orgoglio della compiacenza di se stessi e nella vanagloria, pensando di essere qualcosa, benché in verità siano solo dei nulla”.

Atteggiamenti del genere sono tutt’altro che rari anche oggi: si può parlare di vera e propria epidemia di avarizia spirituale (voler avere per se stessi doni spirituali particolari), di gola spirituale (desiderio di doni e carismi straordinari), di lussuria spirituale (ritenersi dei prediletti, progrediti nella santità). Fra color che hanno iniziato un cammino di conversione, satana agisce con questo tipo di inganni, ai quali occorre reagire con una cura di rinuncia allo straordinario, di nascondimento, di schietta umiltà, evitando di rendere noti gli eventuali doni straordinari di Dio, a meno che Dio stesso imponga di riferirli a coloro che ci guidano, per il bene della Chiesa.

Mistico spagnolo carmelitano, san Giovanni della Croce (1542-1591) in la Notte Oscura, il suo capolavoro, dispone il cammino di purificazione dei principianti nella vita spirituale secondo lo schema della lotta contro i sette vizi capitali. Egli unifica orgoglio e vanità (come ancora oggi si tende a considerare, mentre sarebbe bene recuperare la distinzione di san Gregorio Magno), ed osserva che i principianti nel cammino spirituale trovano nel loro stesso fervore una segreta occasione di compiacenza in se stessi e una spinta alla vanità, perché ricercano in diverse maniere la stima degli altri, specialmente quella dei loro confessori e direttori spirituali.

San Francesco di Sales (1567-1622), con il sapiente equilibrio che lo caratterizza, è del parere che l’orgoglio sia la prima e più forte tentazione di chi si accinge al cammino spirituale. Ma fa notare che non è male in sé considerare le grandi cose che l’Onnipotente opera in noi – in fondo lo ha fatto anche la Vergine Maria: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”- purché il fine sia quello di glorificare Dio, senza cedere alla vanità e alla compiacenza di sé: impresa ardua, certamente. Tuttavia, afferma il santo, “conoscere l’eccellenza e la dignità della propria anima, rimanendo nei limiti di una santa e amorosa riconoscenza verso di Dio, è il miglior mezzo di non avvilirla e non disprezzarla”.

Grande maestro spirituale, dettagliato ed efficace, è Louis de Lallemant (1578-1635), che sul tema dell’orgoglio conduce un’analisi vigorosa nel pensiero e nello stile. Tra i nostri vizi, l’orgoglio è il più nascosto, il più radicato, quello che ha le più frequenti occasioni di manifestarsi: “In un giorno – egli osserva con una punta di pia esagerazione – noi facciamo più di cento atti di orgoglio”.  Tuttavia, altro è l’orgoglio di chi, vivendo nel mondo, mira a fare fortuna e nella carriera e a conseguire beni materiali, altro è l’orgoglio dei religiosi, che si attaccano, come angeli ribelli, alla loro eccellenza personale e ai beni interiori (nel senso della golosità spirituale). Come la lussuria inquina il cuore, l’orgoglio acceca particolarmente l’anima: si può fare tutto, anche le azioni più sante, per il fine disordinato della propria reputazione. Perciò Dio, che pesa ogni cuore e vede quanto siamo orgogliosi, a volte ritira le sue grazie, soprattutto quelle che per noi sarebbero occasione di diventare più superbi. […]

(*) Jan Ruysbroeck

di Padre Livio Fanzaga – I vizi capitali e le contrapposte virtù

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Desidera di essere molto bene ciò che sei

Posté par atempodiblog le 24 janvier 2011

Desidera di essere molto bene ciò che sei dans Citazioni, frasi e pensieri San-Francesco-di-Sales

“Non desiderare affatto di non essere ciò che sei, ma desidera di essere molto bene ciò che sei”.

San Francesco di Sales

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