Se volete sapere se amate Dio…

Posté par atempodiblog le 15 février 2011

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Dio non prende mai da noi ciò che noi non vogliamo dare. Dobbiamo darlo a lui di nostra libera volontà. Affinchè la nostra obbedienza sia gioiosa e pronta, dobbiamo essere convinte che obbediamo a Gesù…
Se volete sapere se amate Dio, fatevi questa domanda: « Obbedisco? ». Se obbedisco, va tutto bene. Perché? Perché tutto dipende dalla mia volontà. Se divento santa o peccatrice dipende da me. La nostra santità, oltre che dalla grazia di Dio, dipende dalla nostra volontà.
Non perdete tempo in attesa di fare grandi cose per Dio. Non avrai la prontezza di dire sì alle grandi cose se non ti eserciti a dire sì nelle mille occasioni di obbedienza che ti capitano durante la giornata.

Beata Madre Teresa di Calcutta

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Maria, Madre di infinita bellezza

Posté par atempodiblog le 15 février 2011

Maria, Madre di infinita bellezza dans Angeli Nostra-Signora-di-Lourdes

La bellezza di Maria è assoluta e unica. Include tutte le bellezze dell’universo e le eleva oltre ogni umana concezione. Tuttavia è una bellezza materna. Il volto di Maria, che più di ogni altro riflette la bellezza di Dio, è un volto di madre. Le bellezze umane sono limitate e caduche. La bellezza di Maria è divina e immortale. Quando la Madonna appare, rapisce per lo splendore del suo volto. Ora Maria partecipa della gloria della resurrezione del Figlio, ma come sarà stata la sua bellezza quando era qui sulla terra? Non è certo arbitrario affermare che la piccola fanciulla di Nazareth è stata la persona più bella che mai sia apparsa sulla terra. Di Lei non abbiamo nessuna descrizione, come neppure del Figlio che rifletteva sul volto la somiglianza con la madre. Non sarebbe stato possibile a nessuno descrivere la bellezza sublime di Maria e di Gesù.

La bellezza di Maria non è soltanto quella del corpo, come noi siamo soliti rappresentarla. Essa riguarda l’intera sua persona. E’ una bellezza che sgorga dalle profondità interiori e che sprigiona la sua luce come una sorgente inesauribile. La bellezza di Maria è innanzi tutto spirituale. E’ lo splendore della sua anima immacolata. Quando l’arcangelo Gabriele saluta Maria, la chiama col nome misterioso di “Piena di Grazia”. Che cos’è la grazia se non la bellezza divina di cui viene rivestita l’anima immortale? Maria è rivestita della bellezza di Dio. E’ una bellezza che l’irradiazione della santità. E’ una bellezza senza macchia, senza peccato, senza inganni, senza seduzioni. Come potrebbero gli uomini, immersi nel fango, ma tuttavia assetati di bellezza infinita, non essere affascinati dallo splendore di Maria?

Maria è la “Piena di grazia” fin dal suo apparire sulla terra. Quale sarà stata la sua bellezza di giovane donna? Lo splendore dell’anima si effonde sul volto, nella luce degli occhi, nella bontà del sorriso. Il corpo umano, animato dall’anima, ne riflette lo luminosità naturale. L’anima di Maria, immune da ogni macchia di peccato originale e circonfusa della santità di Dio, quale splendore non avrà riversato sull’intera sua persona? Solo il Cielo ha potuto ammirare la bellezza sublime di Maria nel momento in cui si apre a ricevere il Verbo nel suo grembo. Da quel momento la bellezza divina di Maria è quella della Madre. Il suo volto materno, che Gesù ha contemplato, gli occhi dolcissimi che Egli ha incontrato, il sorriso che l’ha confortato, sono un dono per tutti gli uomini di tutti i tempi.

La bellezza di Maria è una bellezza materna. E’ una bellezza che per sua natura è chiamata a generare. Maria è la “Tutta bella” e il Cielo ci ha donato questa madre perché generasse figli che le assomigliano. Gli uomini sono predestinati a divenire figli di Maria e a riflettere in se stessi la somiglianza con la madre. Maria vuole che ogni suo figlio rifletta il suo splendore di grazia. Le bellezze che gli uomini inseguono sono come quelle dei fiori di primavera, che oggi sono meravigliosi, ma di essi domani non vi è traccia. Le bellezze che incantano gli uomini sono quelle senz’anima, illusorie e destinate alla corruzione. Sono le bellezze dei sepolcri imbiancati.

Guardando al volto della Madre noi comprendiamo che cosa sia la vera bellezza. E’ la bellezza della grazia, della santità, della purezza, della bontà. Sul volto di Maria si riflette l’amore puro e incondizionato. Maria è infinitamente bella perché infinitamente ama. Il suo Cuore di Madre è ricolmo dell’amore di Dio. La bellezza di Maria è la sovrabbondanza dell’amore.

Tratto da: Maria, dolce Madre - Padre Livio Fanzaga

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Educare alla pienezza della vita

Posté par atempodiblog le 5 février 2011

Educare alla pienezza della vita dans Riflessioni giornataperlavita

L’educazione è la sfida e il compito urgente a cui tutti siamo chiamati, ciascuno secondo il ruolo proprio e la specifica vocazione.

Auspichiamo e vogliamo impegnarci per educare alla pienezza della vita, sostenendo e facendo crescere, a partire dalle nuove generazioni, una cultura della vita che la accolga e la custodisca dal concepimento al suo termine naturale e che la favorisca sempre, anche quando è debole e bisognosa di aiuto.

Come osserva Papa Benedetto XVI, «alla radice della crisi dell’educazione c’è una crisi di fiducia nella vita» (Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008). Con preoccupante frequenza, la cronaca riferisce episodi di efferata violenza: creature a cui è impedito di nascere, esistenze brutalmente spezzate, anziani abbandonati, vittime di incidenti sulla strada e sul lavoro.

Cogliamo in questo il segno di un’estenuazione della cultura della vita, l’unica capace di educare al rispetto e alla cura di essa in ogni stagione e particolarmente nelle sue espressioni più fragili. Il fattore più inquietante è l’assuefazione: tutto pare ormai normale e lascia intravedere un’umanità sorda al grido di chi non può difendersi. Smarrito il senso di Dio, l’uomo smarrisce se stesso: «l’oblio di Dio rende opaca la creatura stessa» (Gaudium et spes, n. 36).

Occorre perciò una svolta culturale, propiziata dai numerosi e confortanti segnali di speranza, germi di un’autentica civiltà dell’amore, presenti nella Chiesa e nella società italiana. Tanti uomini e donne di buona volontà, giovani, laici, sacerdoti e persone consacrate, sono fortemente impegnati a difendere e promuovere la vita. Grazie a loro anche quest’anno molte donne, seppur in condizioni disagiate, saranno messe in condizione di accogliere la vita che nasce, sconfiggendo la tentazione dell’aborto.

Vogliamo di cuore ringraziare le famiglie, le parrocchie, gli istituti religiosi, i consultori d’ispirazione cristiana e tutte le associazioni che giorno dopo giorno si adoperano per sostenere la vita nascente, tendendo la mano a chi è in difficoltà e da solo non riuscirebbe a fare fronte agli impegni che essa comporta.

Quest’azione di sostegno verso la vita che nasce, per essere davvero feconda, esige un contesto ecclesiale propizio, come pure interventi sociali e legislativi mirati. Occorre diffondere un nuovo umanesimo, educando ogni persona di buona volontà, e in particolare le giovani generazioni, a guardare alla vita come al dono più alto che Dio ha fatto all’umanità. «L’uomo – afferma Benedetto XVI – è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Il desiderio della vita più grande è un segno del fatto che ci ha creati Lui, che portiamo la sua “impronta”. Dio è vita, e per questo ogni creatura tende alla vita; in modo unico e speciale la persona umana, fatta ad immagine di Dio, aspira all’amore, alla gioia e alla pace» (Messaggio per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù 2011, 6 agosto 2010, n. 1).

È proprio la bellezza e la forza dell’amore a dare pienezza di senso alla vita e a tradursi in spirito di sacrificio, dedizione generosa e accompagnamento assiduo. Pensiamo con riconoscenza alle tante famiglie che accudiscono nelle loro case i familiari anziani e agli sposi che, talvolta anche in ristrettezze economiche, accolgono con slancio nuove creature. Guardiamo con affetto ai genitori che, con grande pazienza, accompagnano i figli adolescenti nella crescita umana e spirituale e li orientano con profonda tenerezza verso ciò che è giusto e buono. Ci piace sottolineare il contributo di quei nonni che, con abnegazione, si affiancano alle nuove generazioni educandole alla sapienza e aiutandole a discernere, alla luce della loro esperienza, ciò che conta davvero.

Oltre le mura della propria casa, molti giovani incontrano autentici maestri di vita: sono i sacerdoti che si spendono per le comunità loro affidate, esprimendo la paternità di Dio verso i piccoli e i poveri; sono gli insegnanti che, con passione e competenza, introducono al mistero della vita, facendo della scuola un’esperienza generativa e un luogo di vera educazione. Anche a loro diciamo grazie.

Ogni ambiente umano, animato da un’adeguata azione educativa, può divenire fecondo e far rifiorire la vita. È necessario, però, che l’anelito alla fraternità, posto nel profondo del cuore di ogni uomo, sia illuminato dalla consapevolezza della figliolanza e dalla gratitudine per un dono così grande, dando ali al desiderio di pienezza di senso dell’esistenza umana. Il nostro stile di vita, contraddistinto dall’impegno per il dono di sé, diventa così un inno di lode e ci rende seminatori di speranza in questi tempi difficili ed entusiasmanti.

Consiglio Episcopale Permanente
Messaggio per la 33ª Giornata Nazionale per la vita (6 febbraio 2011)
 

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Se vuoi pregare bene…

Posté par atempodiblog le 5 février 2011

Se vuoi pregare bene... dans Fede, morale e teologia Se-vuoi-pregare-bene

Se vuoi pregare bene, prova a seguire questi suggerimenti:

Dedica un tempo ben preciso alla tua preghiera: all’inizio, è utile almeno mezz’ora.

Scegli bene il luogo della preghiera: è necessario che sia silenzioso e raccolto. Se puoi, metti davanti a te un Crocifisso o un’immagine sacra. Se ti è possibile, fa’ la tua preghiera davanti all’Eucaristia.

Mettiti in ginocchio: con le spalle erette, le braccia rilassate; se impari a far pregare anche il corpo, la tua preghiera sarà più attenta.

Incomincia col segno di croce fatto bene: toccando la fronte consacra al Padre i tuoi pensieri; toccando il petto consacra a Cristo il tuo cuore, la tua capacità di amare; toccando le spalle consacra allo Spirito le tue azioni, la tua volontà.

Dividi la preghiera in tre spazi esatti: più organizzi la tua preghiera più la rendi facile.

Il primo spazio dedicalo allo Spirito Santo, è Lui il maestro della preghiera; concentrati sulla presenza dello Spirito Santo in te. Dice S. Paolo: « Siete tempio di Dio, e lo Spirito di Dio abito in voi » (1Cor 3,16). Prova a dialogare con lui, prova a esprimergli un problema difficile che hai tra le mani. Invocalo con fede: « Vieni, Spirito Creatore! ».

Il secondo spazio dedicalo a Gesù. Fa’ preghiera di ascolto, prendi tra le mani i brani di Parola di Dio che ti sono stati presentati nella riflessione e prova a leggere come se Gesù ti parlasse personalmente. Esperimenta anche l’ascolto della tua coscienza. Interrogati: « Signore, che cosa vuoi da me? ». « Signore, che cosa disapprovi in me? ».

Il terzo spazio dedicalo al Padre. Ama! Sta’ in silenzio davanti a Lui, sei immerso in Lui: « In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo » (Atti 17,28). Ama! Aiuta il tuo silenzio, se è necessario, dicendo: « Padre mio, mio tutto! ». Prendi qualche decisione pratica e offrila come un tuo atto concreto di amore.

Non terminare la preghiera senza qualche decisione pratica da attuare al più presto: abituati ad amare con i fatti; la preghiera deve portarti all’azione.

Concludi con un pensiero a Maria SS., implora con un’Ave Maria la grazia di imparare a pregare e il dono di gustare la preghiera e di essere costante.

di Padre Andrea Gasparino – Maestro insegnaci a pregare

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Parlare con Dio

Posté par atempodiblog le 5 février 2011

Parlare con Dio dans Citazioni, frasi e pensieri pregare

Mi hai scritto: “Pregare è parlare con Dio. Ma, di che cosa?”. —Di che cosa? Di Lui, di te: gioie, tristezze, successi e insuccessi, nobili ambizioni, preoccupazioni quotidiane…, debolezze! E atti di ringraziamento e suppliche: e Amore e riparazione.
In due parole: conoscerlo e conoscerti: “stare insieme”!
Cammino, 91

Non sai pregare? —Mettiti alla presenza di Dio, e non appena comincerai a dire: “Signore, … non so fare orazione!…”, sii certo che avrai cominciato a farla.
Cammino, 90

Adagio. —Pensa che cosa dici, chi lo dice e a chi. —Perché quel parlare in fretta, senza dar tempo alla riflessione, è rumore, fragore di latta. E ti dirò, con Santa Teresa, che non lo chiamo preghiera, anche se muovi molto le labbra.
Cammino, 85

di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: josemariaescriva.info

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Capire la propria vocazione

Posté par atempodiblog le 2 février 2011

Capire la propria vocazione dans Discernimento vocazionale padrelivioevicka

Padre Livio: Ora vorrei toccare un problema molto sentito dai nostri giovani. Mi capita spesso di incontrarne moltissimi, anche fra quelli che partecipano alla catechesi giovanile di Radio Maria, che non riescono a capire qual è la loro vocazione, nel senso di comprendere quello che Dio vuole da loro e che cosa devono fare nella vita. Fanno fatica a vedere la strada sulla quale Dio li chiama.
Vicka: Quando un giovane prega per capire qual è la sua vocazione, se ha la mente piena dei più svariati pensieri, progetti, desideri e tante cose di questo genere, non arriverà mai a vedere la sua vocazione. Quando noi preghiamo, dobbiamo rendere libero e disponibile il cuore e dire a Dio: « Ecco, fai tu quello che vuoi e rispondimi tu nel mio cuore su quello che devo fare! ». Se io chiedo con serietà, Lui mi risponde. E’ certo che mi indica che cosa devo fare, se la via del matrimonio o del sacerdozio o della vita religiosa o altro. Oggi, noi spesso preghiamo per avere questo dono, ma nel medesimo tempo pensiamo ad altro, e allora la risposta non arriva. Noi dobbiamo prima fare chiarezza rendendoci disponibili per una decisione. Se io voglio davvero trovare la mia vocazione, devo mettere da parte tutti gli altri pensieri. Se io prego per capire la mia vocazione, ma nel medesimo tempo ho il fidanzato, di sicuro quella vocazione non arriva mai, perché tu non sei d’accordo con te stesso, non sai che cosa vuoi fare. Occorre essere pronti a scegliere per l’una cosa o per l’altra, e chiedere a Dio che ti dia questo discernimento. L’ho detto e lo ripeto: se uno chiede alla Madonna una risposta sulla scelta vocazionale che riguarda la sua vita, Lei risponde direttamente nel suo cuore riguardo alla strada che deve prendere. Da parte nostra dobbiamo essere pronti a sentire la sua voce. Lei è sempre pronta a risponderci, solo che noi dobbiamo preparare il posto e liberarci da tutte le altre voci per sentire la sua voce.

Padre Livio: Rendere libero il cuore per la chiamata di Dio, qualunque essa sia, non è uno sforzo da poco. Senza una totale disponibilità è facile scambiare i nostri desideri con la voce di Dio. Come faccio ad essere sicuro che è propriola Madonna, che è proprio Dio che mi indica questa strada?
Vicka:
Possiamo essere sicuri perché, se chiediamo a Dio, Lui ci ascolta. Quando tu preghi Dio dicendo: « Liberami da tutti i miei pensieri, da tutto ciò che disturba il mio cuore, perché io voglio ascoltare la tua voce », allora vedrai che Dio ti risponde e che la sua voce ti arriva più forte di tutte le altre. La sua è una voce che ti sveglia!
Tante volte noi aspettiamo questa risposta, ma perdiamo la pazienza, perché vogliamo tutto e subito. Tu preghi per cinque o sei giorni; ma siccome la risposta non arriva, al settimo non preghi più. Ma questo modo è sbagliato, perché, quando preghiamo, dobbiamo saper aspettare il momento di Dio con tanta pazienza. Lui ci fa attendere per provarci, ma poi dà una risposta a tutto. Io devo essere paziente, non stancarmi di chiedere la risposta e saper aspettare. Devo pregare nella maniera giusta, che è un modo per dire a Dio: « Eccomi, io desidero ascoltare tutto quello che tu vuoi dirmi. Sono pronto! » Dio è sempre con quel cuore che è pronto. Invece noi, a volte, vogliamo che Dio ci risponda subito; ma poi, quando viene il tempo che ci risponde, ecco che ci comportiamo come se non ci avesse detto niente. Questo è un giocare con Dio. Se io, quando chiedo, chiedo col cuore, la risposta arriva nel cuore proprio al momento giusto.

Padre Livio: Nei giovani, però, c’è un’altra paura. Me ne sono reso conto io, e certamente lo avrai notato anche tu che incontri tanti giovani e ti sei fatta una grande esperienza. Molti di loro hanno paura che seguire Dio sia troppo difficile, come se Dio chiedesse troppo per le loro forze.
Vicka: Questo veramente non lo dicono soltanto i giovani. Vorrei portare al riguardo un piccolo esempio. Una volta è arrivato un grosso gruppo di italiani e, come sempre, inizio con la preghiera e poi incomincio a riferire i messaggi della Madonna. Quando è il momento delle domande, ecco che un sacerdote abbastanza giovane alza la mano e prende la parola dicendomi: « Vicka, io penso che la Madonna ci chieda troppo ». Io gli rispondo « Padre, tutto quello che la Madonna chiede sono cose semplici, che già la Chiesa prescrive. Lei stessa ha detto che non è venuta per dirci cose nuove, ma per risvegliare la nostra Fede. Tutto quello che la Madonna ci raccomanda esiste già nella Chiesa; solo che bisogna pian piano cercare di viverlo. » Quel sacerdote, però, non era convinto perché, in una parrocchia grande e con tante cose da fare, non era possibile secondo lui pregare tre Rosari ogni giorno come chiede la Madonna. Io gli ho risposto che questa era la raccomandazione della Madonna e che, se lui voleva, poteva accettare; se non voleva poteva lasciarla. E così se ne è andato. Un mese dopo, però, è tornato e mi ha detto: « Vicka, ho incominciato a pregare un po’ di più ogni giorno e ho capito che tutto è possibile. Quando sono arrivato la prima volta non ero pronto e per me era troppo. Ora, invece, riesco a mettere in pratica un po’ alla volta tutto quello che la Madonna vuole ». Per tornare ai giovani, vorrei dire che oggi tantissimi giovani hanno altre cose per la testa e per questo trovano difficile seguire Dio. Ma se un giovane imposta meglio la sua vita e dà più tempo a Dio, allora lui cambia. E’ in questo modo che tutto il mondo può cambiare.

Padre Livio: Allora non è difficile seguire Gesù?
Vicka:
Per uno che non ha provato e che non ha mai fatto nulla, è difficile ed è proprio quella persona che dice che è difficile. Ma se uno ha provato e si è impegnato ad andare avanti, allora è facile. Non c’è problema.

Tratto da un’intervista a Vicka di Padre Livio Fanzaga
Fonte: Holy Queen 

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Monastero, scuola di felicità

Posté par atempodiblog le 1 février 2011

Monastero, scuola di felicità dans Riflessioni monastero

Il monastero è una scuola, una scuola dove apprendiamo a essere felici. La nostra felicità consiste nel partecipare alla felicità di Dio, alla perfezione della Sua libertà illimitata, alla perfezione del Suo amore.
Ciò che deve essere risanato è la nostra natura, fata a somiglianza di Dio. Ciò che dobbiamo apprendere è l’amore. Cura ed istruzione sono una cosa sola, perché nel profondo della nostra essenza siamo modellati alla libertà a somiglianza di Dio, e l’esercizio di questa libertà non è se non l’esercizio dell’amore disinteressato di Dio per Se stesso, perché Egli è Dio.
Il principio dell’amore è la verità, e prima di darci il Suo amore, Dio deve purificare le nostre anime dalle menzogne che in esse si trovano. E il modo più efficace di distaccarci da noi stessi è quello di indurci a detestare noi stessi quali ci siamo ridotti col peccato, così da poterLo amare riflesso nelle anime nostre quali Egli le ha ricreate col Suo amore.
Questo è il significato della vita contemplativa, e il senso di tutte quelle piccole regole apparentemente prive di significato, delle osservanze dei digiuni, delle obbedienze, delle penitenze, delle umiliazioni e delle fatiche che compendiano l’esistenza quotidiana di un monastero di contemplativi: essere servono a ricordarci chi siamo noi e chi è Dio, perché la vista di noi stessi ci dia nausea e ci rivolgiamo a Lui, e alla fine Lo ritroveremo in noi, nelle nostre nature purificate, che sono divenute lo specchio della Sua terribile bontà e del Suo infinito amore…”.

di Thomas Merton – La montagna dalle sette balze

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Cominciare e ricominciare

Posté par atempodiblog le 30 décembre 2010

Cominciare e ricominciare dans Riflessioni sanjosemaria

La tua vita interiore dev’essere proprio questo: cominciare… e ricominciare.
Cammino, 292

La conversione è cosa di un istante; la santificazione è opera di tutta la vita. Il seme divino della carità, che Dio ha posto nelle nostre anime, aspira a crescere, a manifestarsi in opere e a produrre frutti che in ogni momento corrispondano ai desideri del Signore. È indispensabile quindi essere disposti a ricominciare, a ritrovare, nelle nuove situazioni della nostra vita, la luce e l’impulso della prima conversione. E questa è la ragione per cui dobbiamo prepararci con un approfondito esame di coscienza, chiedendo aiuto al Signore, per poterlo conoscere meglio e per conoscere meglio noi stessi. Se vogliamo convertirci di nuovo, questa è l’unica strada.
E’ Gesù che passa, 58

Il potere di Dio si manifesta nella nostra debolezza, e ci spinge a lottare, a combattere contro i nostri difetti, pur sapendo che non otterremo mai del tutto la vittoria durante la vita terrena. La vita cristiana è un continuo cominciare e ricominciare, un rinnovarsi di ogni giorno.
E’ Gesù che passa, 114

Avanti, qualunque cosa succeda! Ben protetto dal braccio del Signore, considera che Dio non perde battaglie. Se ti allontani da Lui, quale ne sia il motivo, reagisci con l’umiltà di chi vuole cominciare e ricominciare; di chi vuoi fare da figlio prodigo tutti i giorni e anche molte volte nel corso delle ventiquattro ore; di chi vuole risanare il suo cuore contrito nella Confessione, vero miracolo dell’Amor di Dio. In questo sacramento meraviglioso, il Signore pulisce la tua anima e ti inonda di gioia e di forza per non venir meno nella lotta, e per ritornare instancabilmente a Dio anche quando tutto ti sembra oscuro. Inoltre, la Madre di Dio, che è anche Madre nostra, ti protegge con la sua materna sollecitudine, e ti guida nel tuo avanzare.
Amici di Dio, 214

di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: josemariaescriva.info

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Non dire mai…

Posté par atempodiblog le 9 décembre 2010

Non dire mai... dans Riflessioni San-Francesco-di-Sales

Non dire mai: Il tale è un ubriacone, anche se l’hai visto ubriaco davvero; quello è un adultero, perché l’hai visto in adulterio; è incestuoso perché l’hai sorpreso in quella disgrazia; una sola azione non ti autorizza a classificare la gente. Il sole si fermò una volta per favorire la vittoria di Giosuè e si oscurò un’altra volta per la vittoria del Salvatore; a nessuno viene in mente per questo di dire che il sole è immobile e oscuro.

Noè si ubriacò una volta; e così anche Lot e questi, in più, commise anche un grave incesto: non per questo erano ubriaconi, e non si può dire che quest’ultimo fosse incestuoso. E non si può dire che S. Pietro fosse un sanguinario perché una volta ha versato sangue, né che fosse bestemmiatore perché ha bestemmiato una volta.

Per classificare uno vizioso o virtuoso bisogna che abbia fatto progressi e preso abitudini; è dunque una menzogna affermare che un uomo è collerico o ladro, perché l’abbiamo visto adirato o rubare una volta soltanto.Anche se un uomo è stato vizioso per lungo tempo, sì rischia di mentire chiamandolo vizioso.

Simone il lebbroso chiamò Maddalena peccatrice, perché lo era stata prima; mentì, perché non lo era più, anzi era una santa penitente; e Nostro Signore la difese. Quell’altro Fariseo vanesio considerava grande peccatore il pubblicano, ingiusto, adultero, ladro; ma si ingannava, perché proprio in quel momento era giustificato.

Poiché la bontà di Dio è così grande che basta un momento per chiedere e ottenere la sua grazia, come facciamo a sapere che uno, che era peccatore ieri, lo sia anche oggi? Il giorno precedente non ci autorizza a giudicare quello presente, e il presente non ci autorizza a giudicare il passato. Solo l’ultimo li classificherà tutti.

Non potremo mai dire che un uomo è cattivo senza pericolo di mentire. In caso che sia necessario parlare possiamo dire che ha commesso tale o tal’altra azione cattiva, che ha condotto una vita disordinata in tale periodo, che agisce male al presente; ma non è lecito da ieri tirare delle conclusioni per oggi, né da oggi per ieri, e ancor meno da oggi per domani.

Tratto da: Filotea di San Francesco di Sales

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Giaculatorie

Posté par atempodiblog le 13 novembre 2010

Giaculatorie dans Citazioni, frasi e pensieri S-Filippo-Neri

“Per tenere vivo il pensiero della divina presenza ed eccitare la confidenza in Dio sono utilissime alcune orazioni brevi e quelle spesse volte lanciare verso il cielo tra il giorno, alzando la mente a Dio da questo fango del mondo: e chi le usa, ne ricaverà frutto incredibile con poca fatica”.

San Filippo Neri

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Lavorare alla conversione dei peccatori

Posté par atempodiblog le 3 novembre 2010

Lavorare alla conversione dei peccatori dans Citazioni, frasi e pensieri Jean-Marie-Baptiste-Vianney-Curato-d-Ars

In questo mondo bisogna lavorare, bisogna combattere. Si avrà poi tempo per riposare tutta l’eternità… Se io avessi già un piede in Paradiso e mi si venisse a dire di ritornare sulla terra per lavorare alla conversione di un peccatore, io vi tornerei volentieri. Se bisognasse restare qui fino alla fine del mondo, alzarmi a mezzanotte e soffrire come soffro, resterei volentieri per continuare a lavorare alla conversione dei peccatori.

S. Giovanni M. Vianney – Curato d’Ars

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L’ora della morte

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2010

L'ora della morte dans Cardinale Gianfranco Ravasi Sole-sui-cipressi

Quando diciamo che l’ora della morte è incerta, rappresentiamo quell’ora come situata in uno spazio vago e lontano. Essa non ha per noi nessun rapporto con la giornata già iniziata. Per noi è impossibile che accada proprio questo pomeriggio in cui l’impiego di tutte le ore è già stato tutto ben definito.

Quanto è vero quello che scrive il famoso scrittore francese Marcel Proust nei Guermantes, una parte del suo capolavoro Alla ricerca del tempo perduto!

Quando pensiamo alla nostra morte – e lo facciamo rarissimamente – la immaginiamo relegata in una data remota e astratta, che non ha nulla a che vedere con le giornate che stiamo vivendo, già ben programmate e fitte di impegni. E invece dovremmo sapere che sarà proprio in un giorno normale, forse neppure così lontano nel tempo, che la morte si presenterà davanti a noi, anzi, dentro di noi, per strapparci da questo orizzonte e da un’esistenza che forse aveva ancora tanti progetti da compiere.

Per questo è necessario superare quella sorta di censura attorno all’«ora della morte» e, in una giornata simbolica come questa, è utile sostare alcuni istanti e riflettere per ordinare la vita non solo secondo gli impegni quotidiani ma anche secondo quella meta estrema.

Francesco Petrarca in una lettera latina a Boccaccio confessava: «Spero che la morte mi colga mentre sono intento a leggere o a scrivere o, se a Dio piacerà, mentre prego e piango».

La morte bella è quella che si attua mentre siamo con la coscienza in pace, posti nel cuore delle azioni o nella quiete della preghiera ma con la serenità interiore. E questo è possibile solo se ci si prepara ogni giorno con una vita giusta e fedele.

di Gianfranco Ravasi

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Pratica dell’amor del prossimo.

Posté par atempodiblog le 19 octobre 2010

Pratica dell'amor del prossimo. dans Citazioni, frasi e pensieri sanpaolodellacroce

Guardare il prossimo in Dio.
Guardate il prossimo nel Costato di Gesù: così l’amerete con amor puro e santo (I, 437).
Amiamo il prossimo in Dio: amiamo Dio nel prossimo (I, 327).

Carità con tutti.
Siate caritatevoli con tutti (II, 446).
Carità con tutti; intrinsichezza con nes­suno (II, 7; III, 610).
Siate caritativi egualmente con tutti; ma vivete distaccati da ogni creatura (III, 342).
Sopra ogni cosa fate risplendere in voi la santa carità, con amarvi scambievolmente (II, 323).
Date il primo posto all’anima: così ri­ chiede la carità ben ordinata (II, 649).

Pensar bene di tutti.
Pensate bene di tutti guardandoli con grande carità in Dio, e riconoscendo voi soli per cattivi, duri e imperfetti (I, 309).
Abbiate buon concetto di tutti e pessimo soltanto di voi stessi (III, 392).
Attendete a voi stessi e non mirate alla condotta degli altri se non per edificarvi (IV, 28).
Siate semplici come bambini, giudicando tutto in buona parte, e scusando tutti con buona intenzione, attribuendo ad effetto di tentazione ciò che pare contrario (I, 309).
La peste delle comunità religiose è il voler giudicare le azioni degli altri, perdendo di vista le proprie (IV, 227).

Parlar bene di tutti.
Per conservare e aumentare la santa carità, si deve parlar sempre bene di tutti (IV, 209).
Oh che gran gusto si da a Dio, e che merito grande si acquista per se stessi col guardarsi dalle parole incaute, pungitive e mortificanti! (II, 65).
Non siate affettati nelle espressioni e nelle convenienze: siate caritatevoli e dolci, ma oum cantate et maturìtate (II, 65).

Compatirsi e aiutarsi a vicenda.
Sappiatevi compatire e aiutare nei vola santa carità, compatendovi e aiutandovi nei vostri bisogni (II, 323).
Servite volentieri gli altri: esercitate la carità per tutti, che Dio vi tiene preparati grandi tesori (I, 490).
Siate pieghevoli, servitevi gli uni gli altri, consolatevi insieme (I, 57).
Esercitatevi nella vera carità, supportantes invicem, compatendovi e aiutandovi gli uni gli altri (IV, 268).
Oh quanto godo che si eserciti la carità con i poveri infermi ! Quanta ricchezza spirituale ve ne darà Iddio! (I, 484).
È grande grazia del Signore poter esercitare grande carità verso le persone contrarie, riguardandole come strumenti nobilissimi di cui si serve Iddio per arricchire l’anima vostra di virtù (II, 296).

Scacciare le avversioni.
Scacciate dolcemente le avversioni, con mostrarvi cordiali, facendo nel tempstesso qualche atto interno di carità (I, 107).
La vera carità esclude il risentimento, ed include il nostro profitto nel nostro disprezzo (II, 65).
Procedete verso di tutti con vero spirito di carità, e mansuetudine (II, 324).
Lo spirito dei servi dell’Altissimo è sempre stato l’essere discretamente rigo­rosi con se stessi, ma al sommo caritativi e dolci col prossimo (I, 650).
Non sia mai tra voi alcuna dissenzione, e se qualche volta dite qualche parola, aspra, mitigatevi presto, e non lasciate pigliar possesso del vostro cuore allo sde­gno (I, 57).

Avvisi e correzioni.
Siate prudenti nel fare le correzioni (II, 620).
Le correzioni si devono fare a tempo e luogo (I, 633).
Le correzioni devono esser dolci, brevi e non importune (I, 633).
Nelle correzioni deve sempre risplen­dere cordialità e dolcezza; aliter in cambio di medicare una piaga se ne fanno dieci (III, 440).
Gli avvisi dati con dolcezza guariscono ogni piaga; quelli dati con asprezza in cambio di guarirne una ne fanno dieci (III, 446).

Fonte: paolodellacroce.altervista.org

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Mormorazione

Posté par atempodiblog le 1 octobre 2010

Mormorazione  dans Mormorazione padrepio

Uno dei peccati per cui Padre Pio negava l’assoluzione era quello della mormorazione o maldicenza nella quale incorrono spesso anche quelli che si reputano cristiani… praticanti. Giustamente il Padre si mostrava severo con quelli che, forse senza rendersene conto del tutto, offendevano la giustizia e la carità. Disse ad un penitente : « Quando tu mormori di una persona vuol dire che non l’ami, l’hai tolta dal tuo cuore. Ma sappi che, quando togli uno dal tuo cuore, con quel fratello se ne va anche Gesù ». Una volta, invitato a benedire una casa, arrivato all’ingresso della cucina, disse: « Qui ci sono i serpenti, non entro ». E ad un sacerdote, che spesso vi si recava a mangiare, disse di non andarci più, perché lì si mormorava. Nella mormorazione oltre a mancare di carità si esprimono giudizi, contravvenendo a quanto dice Gesù: « Non giudicate ». (Lc, 6,37)
Il Padre ammoniva « Solo Dio può giudicare, non noi ». Padre Pio suggeriva un accorgimento: per evitare di emettere giudizi, bisogna non concepirne, altrimenti prima o poi si mette fuori quanto uno ha dentro l’animo. Anche se vediamo un delinquente, non possiamo dare su di lui nessun giudizio: solo Dio può vedere fino in fondo il cuore dell’uomo, né possiamo fare gli scandalizzati di fronte agli sbagli altrui, altrimenti il Signore permette che noi battiamo la testa nello stesso errore. Se qualche volta purtroppo siamo costretti ad esprimere un giudizio, facciamolo con larghezza di carità ». Qualora un penitente in confessione si accusava di aver inavvertitamente sbagliato nell’esprimere un giudizio o in esso vi era stata anche una sola lieve esagerazione, il Santo domandava « L’hai ritrattato? ».
Anche dall’ironia il Padre metteva in guardia i suoi figli. Disse a Luciano Bellodi di Modena: « Per fare dell’ironia o dello spirito occorre avere cuore e cervello e saper valutare chi ci sta ascoltando, cioè la persona che ci sta davanti, perché la nostra ironia potrebbe ferirla profondamente e andare al di là anche dei nostri intendimenti ». Sorella dell’ironia è la battuta mordace: Una signora, avendo saputo che una sua amica sarebbe scesa a San Giovanni Rotondo, la pregò di consegnare al Padre una lettera con l’offerta per una santa messa. Così davanti a lei infilò nella busta 10.000lire. Erano gli anni cinquanta e l’incaricata della commissione, vedendo questa generosa offerta, disse dentro di sé: Quanti soldi per una messa! Quando fu a San Giovanni Rotondo appena potè incontrare Padre Pio gli porse la missiva. Il Santo, guardando la busta chiusa, disse un po’ divertito: « Quanti soldi per una messa! ». La signora capì allora davanti a chi si trovava. Ed accettò la lezione. A suor Pura Pagani, che in confessione gli manifestava delle incomprensioni e dei torti ricevuti nell’ambito ecclesiastico, il Padre disse: « Devi perdonare. Anch’io ho perdonato ». Narra Mario Sanci: « Nel mio ufficio di collocamento in una accesa discussione, un operaio mi dà un forte schiaffo, ne segue una denuncia ai carabinieri e l’operaio è ricercato per essere arrestato. Non può rientrare a casa, neanche per dormire e siamo nel periodo della Pasqua 1956. Dopo moltissime pressioni di amici ritiro la denuncia. Parecchio tempo dopo, mi reco a San Giovanni Rotondo per confessarmi da Padre Pio. Appena mi inginocchio, il Padre mi chiede: « Hai beneficato qualche padre di famiglia? ». Il mio pensiero vola subito alla denuncia ritirata e rispondo: « Si, Padre, ma mi è costato uno schiaffo ». Appena dico questo, vedo Padre Pio piegarsi tutto da una parte, mettersi la mano sulla guancia, come se quello schiaffo lo stesso ricevendo lui in quel momento. Io rimango imbarazzato ed addolorato. Il Santo si rialza e comincia: « Da quanto tempo non ti confessi? ». Segue la mia confessione, che si conclude con l’assoluzione. Ogni tanto medito su questo episodio. Penso che il Padre abbia voluto mostrarmi che in realtà io ho dato a lui veramente uno schiaffo, quando, pur vantandomi di essere un suo figlio spirituale, non volevo perdonare a chi mi aveva offeso; ma devo aggiungere che da quel giorno, quando mi metto davanti al Crocifisso, vedo quanti schiaffi e colpi di flagelli ho dato a Gesù con i miei peccati. Quella lezione mi è stata salutare ».
Un signore si confessa da Padre Pio; terminata l’accusa dei peccati rimane in attesa che parli il Padre, il quale domanda: « Hai altro? ». Avendo avuto risposta negativa, il confessore ripete la domanda. Al secondo no il santo chiede: « Con tuo fratello come va? Quali sono i vostri rapporti? ». « Non mi parla, ma non è colpa mia. Mi ha fatto del male e si è allontanato da me. Io non so che fare », risponde il penitente. « Và a far pace », dice il Santo. « Ma , Padre, è lui che ha fatto del male a me, non io a lui », si giustifica il penitente. Ed il Santo: « E Gesù che colpa aveva, quando è salito sulla croce. Non è morto per le colpe degli altri ed anche per le tue? » E non volle dargli l’assoluzione. Una giovane signora, che diceva a Padre Pio di essere continuamente umiliata dalla famiglia del suo sposo, al termine della confessione si sentì dire pieno di dolcezza e comprensione: Hai il cuore pieno di odio per i parenti di tuo marito. Ne avresti motivo, perché hai ragione tu, ma per amor di Dio devi perdonare ». Il Padre ha indicato alla penitente la via della pace interiore; insegna inoltre che la motivazione del perdono sta tutto e solo nell’amore che noi portiamo a Dio, al quale in realtà facciamo umile dono della nostra sofferenza, senza chiedere vendetta.
Anche per S.L., insegnante – la quale aveva subito una grave ingiustizia che aveva segnato tutta la sua vita – c’è stata comprensione ed accoglienza da parte del Padre, ma in modo del tutto particolare. Nel 1956 andò a San Giovanni Rotondo, ma era un po’ scettica nei riguardi di Padre Pio; vedendo che le donne facevano toccare le corone del rosario al confessionale, dove il santo svolgeva il suo apostolato, disse: « E’ feticismo ». Ma subito dopo aggiunse come una preghiera: « Signore, se veramente questo frate è un uomo di Dio, dammi un segno ». La notte alle 2,30 si svegliò sentendo un intenso profumo di rose. Si domandò donde potesse prevenire: con lei non aveva nessuna boccetta di essenza odorosa e sul comodino c’era solo la cicca che aveva spento prima di addormentarsi. La mattina volle controllare se ci fosse un roseto nell’ambito della pensione che la ospitava. Niente! Recatasi in chiesa, si confessò da Padre Pio, accusando per primo il peccato che le pesava più sulla coscienza: « Io maledico la mamma del mio fidanzato, perché è stata causa della rottura del possibile matrimonio ». Padre Pio le gridò: « E chi sei tu, per giudicare? Quando ti sarai pentita tornerai qua ». E le sbattè in faccia lo sportello del confessionale. Ritornata in albergo in preda ad una crisi isterica cominciò ad inveire: « Che santo è questo, che a me danneggiata non dà una parola di sollievo!? ». Aspettavo conforto ed ho trovato giustizia. E continuava su quel tono. Ma più passava il tempo e più aumentava la rabbia. All’improvviso avvertì un’ondata di profumo di viole . Tacque. Chiese poi alle altre amiche se lo sentissero; risposero di no. Si rese conto allora che Padre Pio le stava vicino nonostante la durezza dimostrata. Nel giro di un giorno cominciò a calmarsi. Ma con l’andar del tempo constatò con sua meraviglia che nel suo cuore non c’era più odio. Dopo un mese tornò a San Giovanni Rotondo ed il Padre le diede l’assoluzione.
Il Padre chiese un giorno ad un penitente:  » Tu sai fare l’esame di coscienza? ». L’altro non fu pronto a dare la risposta, ed il Padre continuò « Vediamo. Se uno ti fa un torto, come ti comporti? ». Rispose: « Ma! Padre, io da primo reagisco, poi mi pento e mi sforzo di perdonare ». « Tu sei in errore, figliolo. Se uno ti fa un torto, mentre subisci il torto devi avergli già perdonato, senza reagire: il perdono, dopo aver reagito, è tardivo ».
Cleonice Morcaldi ricorda che negli anni 20 – durante il periodo in cui da parte di certa gente del posto si facevano arrivare a Roma voci calunniose sul conto di Padre Pio – un professionista di San Giovanni Rotondo, di ritorno dalla capitale, ove era andato per accusare il Santo, si recò in convento. Un frate, che era addentro alle cose, quando lo vide, avrebbe voluto impedirgli di avvicinarsi al confessionale della sagrestia, dove il Padre stava confessando. Ma il Santo disse al suo confratello di lasciar passare il dottore. « E! Quanto tempo sei stato fuori!… Diamoci un abbraccio! » E lo abbracciò davanti a tutti.
Il Padre metteva nella sfera dell’odio anche l’antipatia, avversione istintiva ed immotivata. In confessione una donna gli disse: « Padre, faccio fatica a salutare gli antipatici ». E Padre Pio pronto: « Anche i pagani fanno così ».

Fonte: Il Padre – di Padre Marcellino Iasenzaniro
Tratto da: BrunellaPavone.it

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Gli occhi di Maria

Posté par atempodiblog le 20 septembre 2010

Gli occhi di Maria dans Fede, morale e teologia Gli-occhi-di-Maria

“Mai, nella storia della Chiesa, era avvenuto qualcosa di simile”. Affermazione impegnativa – ma giustificata – degli storici che si occuparono degli eventi cui questo libro è dedicato. Mentre i feroci saccheggiatori del Bonaparte invadevano lo Stato Pontificio, a Roma, a partire dal 9 luglio 1796, più di cento immagini (in gran parte mariane) si “animarono”. Muovevano, cioè gli occhi, mutavano colore, talvolta cambiavano espressione. Il fenomeno era iniziato poco prima ad Ancona ed avvia avuto per testimone Napoleone stesso. che ne fu scosso. Ma nella capitale si verificò un’autentica “esplosione” che durò mesi, sotto gli occhi dei duecentomila abitanti, anche non cattolici, senza una sola voce di dissenso. Le autorità religiose – pur desiderose di non irritare gli invasori – furono “costrette” ad aprire un rigoroso processo, dove sfilarono decine e decine di testimoni giurati. alcuni dei quali uomini di scienza. Alla fine, la sentenza non poté esitare: davvero Maria aveva voluto testimoniare così la sua protezione per la città minacciata. Nella liturgia fu inserita la “festa dei prodigi della Beata Vergine”. Se la ricorrenza è ancora celebrata, la storia, anche cattolica sembra avere perso memoria di quei fatti sconvolgenti, sbrigati troppo spesso come psicosi collettiva. Rino Cammilleri ha ricostruito. con oggettività e serietà, la catena di eventi misteriosi e inauditi. Dopo il racconto, si è confrontato sulla loro veridicità e sul loro significato con Vittorio Messori, lo scrittore noto anche per le sue ricerche sui “carismi” mariani. Messori abbozza un tentativo di “teologia della storia”: una tale ondata di prodigi proprio mentre la Rivoluzione investiva il centro del cattolicesimo non sembra affatto casuale. Ma pare inscriversi in mi enigmatico “piano” provvidenziale di cui qui – dati e nomi alla mano – si tenta di discernere le linee.

Fonte: et-et.it

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