Prima di partecipare alla festa di Halloween…

Posté par atempodiblog le 31 octobre 2007

 Prima di partecipare alla festa di Halloween… dans Fede, morale e teologia Festa-santi

Vogliamo essere sentinelle del mattino, vigili, sveglie, attente (Is 21,6-8), che sanno alzare la voce (Is 52,8), che “non taceranno mai” (Is 62,6), che “vigilano sulla casa d’Israele” (Ez 3,16).

Prima di partecipare alla festa di Halloween, ti sei informato sulle origini, la natura e le implicazioni?

“Dolcetto o scherzetto” è la formula magica che imperversa per le nostre strade nella notte di Ognissanti. Dobbiamo temere i ragazzetti che scendono per le strade vestiti da mostriciattoli? Croci contro zucche? Nessuna battaglia, ma una semplice comprensione del senso vero e profondo della santità a cui siamo chiamati e a cui il Papa spesso ci richiama.
Non s’intende fare crociate, ma occorre essere consapevoli che è a partire dalle piccole cose che viene manipolata la nostra cultura e censurata la nostra storia, stordendo l’uomo con l’oppio del magico e dell’inconsistente.

Viviamo nell’epoca e nella logica del “che male c’è in fondo…”! E invece c’è molto di male dietro questa festa che appare innocua , ma che, in realtà, è una festa pagana a cui si sono aggiunti elementi tratti dalla magia, esoterismo e stregoneria…il tutto mascherato in un perfetto cocktail d’ipocrisia. Da cristiani, figli della chiesa di Roma, DICIAMO NO AD UNA FESTA PAGANA con implicazioni nel mondo dell’occulto. Halloween è “una finestra aperta, una porta d’ingresso all’occultismo”. C’è una chiara strategia alle spalle, che, con tatticismi e senza sospetti, vuole ingannare. A cui si aggiunge un colossale business frutto di un’autentica pianificazione consumistico-commerciale su scala mondiale.

Dietro le maschere,le zucche, i costumi,apparentemente innocui,si nascondono molte insidie.

DICIAMO NO AD UNA FESTA DELL’IGNORANZA E DELLA SUPERSTIZIONE

Prima di agire conosci!

Il significato. Halloween è la forma contratta dell’espressione inglese “All Hallows’Eve day” che letteralmente significa vigilia d’Ognissanti. La tradizione celtica. Le origini di Halloween risalgono agli antichi druidi celti che celebravano la vigilia del nuovo anno, il 31 ottobre, in onore di Samhain, principe della morte, che veniva ringraziato per i raccolti estivi. Si tratta del capodanno celtico ed è evidente l’origine pagana della festa. Il giorno di Samhain segnava, dunque, l’inizio delle metà invernale dell’anno e veniva considerato un momento magico: le barriere tra vivi e morti si assottigliavano tanto da permettere agli spiriti di tornare sulla terra e comunicare con i vivi. Col tempo questi spiriti assunsero un connotato diabolico e malvagio. Fu così che apparvero i simboli della morte, che poco hanno a che vedere con la iniziale ricorrenza celtica. La leggenda irlandese. Jack, fabbro malvagio e tirchio, dopo l’ennesima bevuta, viene colpito da un attacco mortale di cirrosi epatica. Il diavolo, nel reclamare la sua anima, viene raggirato da Jack (!!!) e si trova costretto a rinunciare alla sua anima, facendolo tornare in vita. Jack, ignaro degli effetti della malattia, muore un anno dopo. Rifiutato in Paradiso, Jack non trova posto neanche all’inferno a causa del patto col diavolo e allora intaglia una grossa rapa mettendovi all’interno della brace fiammante. Con questa lanterna, Jack, da fantasma, torna nel mondo dei vivi. La rivisitazione americana. Gli irlandesi, emigrati in America verso il 1850, sostituirono le rape con le zucche che divennero le “Jack o’lantern”, utilizzate la notte d’Ognissanti, pensando di tener lontani gli spiriti inquieti dei morti che tentavano, come Jack, di tornare a casa.

“Trick or treat”. E’ l’usanza del “dolcetto o scherzetto”. Il significato dell’espressione inglese è “trucco o divertimento”, ma in realtà significa: “maledizione o sacrificio”. La notte di Halloween si chiedono soldi o cibo: se accontentati si promette prosperità e fortuna; al contrario la scherzetto diventa una maledizione alla famiglia.

Tutto questo è il presupposto della festa di Halloween: una tradizione pagana del mondo celtico, gonfiata da una leggenda irlandese, rivisitata dalla commercializzazione americana e importata in Europa e in Italia.

Ma le obiezioni cristiane a queste favole sono evidenti.

1. L’anima, dopo la morte, è nelle mani di Dio e col giudizio particolare va in Paradiso, Purgatorio o Inferno e non si fa delle passeggiate.
2. Quando l’uomo muore, il giudizio si compie solo davanti a Dio e non al diavolo.
3. Il diavolo non ha nessun potere di far tornare in vita un uomo dopo la morte, cosa che compete solo a Dio.
4. Se si fa un patto col diavolo l’inferno accoglie a braccia aperte.
5. E’ superstizioso pensare di allontanare questi presunti spiriti dei morti solo con una zucca!
6. La storiellina di Halloween sviluppa e accredita pratiche occulte e magiche.
7. I morti non sono qualcosa da cui difendersi, ma per i defunti si prega, si offrono messe, si fa elemosina.

E’ davvero sconcertante quello che, apparentemente nascosto, si cela dietro questa “festaccia” che getta blasfemia sulla festa di Ognissanti e dileggia il culto cristiano dei defunti. Ma non è tutto.

Il satanismo. Il 31 ottobre è una data importante non solo per la cultura celtica, ma anche per il satanismo. E’ uno dei quattro sabba delle streghe. I primi 3 segnavano il tempo per le stagioni “benefiche”: il risveglio della terra dopo l’inverno, il tempo della semina, il tempo della messe. Il quarto sabba marcava l’arrivo dell’inverno e la sconfitta del sole…quindi freddo e morte. Halloween, quindi, è una ricorrenza legata al mondo della magia. Il mondo dell’occulto lo definisce così: “E’ il giorno più importante dell’anno, è il capodanno di tutto il mondo esoterico, è la festa più importante dell’anno per i seguaci di satana”. Le cosiddette “streghe” restano incinte appositamente per sacrificare il neonato in quella notte. E se vedete sparire qualche gatto nero chiedetevi il perché. E’ la notte in cui si sguazza nella divinazione, nell’astrologia, nella chiromanzia, nella medianità, nella magia, nella stregoneria, nello spiritismo, nel satanismo. La festa di Halloween, quindi, è un rendere osanna al diavolo, il quale se adorato, anche solo per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. La festa di Halloween è una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco: è questa l’astuzia del demonio!

Tutto questo è la versione moderna di Halloween che va ad aggiungersi a quel clima di magico che siamo costretti a subire di continuo: dai fiumi di serial televisivi in cui le streghe sono magari anche simpatiche e buone ad anni di harrypotterismo, da un oceano di riviste con richiami all’esoterismo agli amuleti e oggetti magici.
Il “paradosso di Halloween” è proprio quello di essere una festa ipermoderna nel modo di presentarsi ed iperarcaica nelle idee; rappresentare il massimo della credulità in un mondo sempre più secolarizzato.
Nella cultura di massa dove imperversa la logica della “festa per la festa” a prescindere dai contenuti,è facilmente spiegabile il successo della penetrazione di Halloween, emblema del vuoto, delle zucche, ma specialmente delle teste vuote che in esse si perdono.

Alle zucche vuote di Halloween i cristiani rispondono con le zucche piene di cultura veramente alternativa e controcorrente,che alla confusione dei fenomeni di massa,sostituisce l’intimità e il silenzio di una fede vissuta.

E’ un vero e proprio scippo che la cultura cristiana sta subendo. La progressiva scristianizzazione della festa cristiana, la ferializzazione del giorno festivo hanno dato la spinta all’introduzione di questa nuove feste anticristiane. Ma in realtà quella di Ognissanti è una festa cristiana. Instaurata da papa Gregorio IV nell’840, originariamente si celebrava nel mese di maggio. Fu nel 1048 che Odilio de Cluny spostò la celebrazione cattolica all’inizio di novembre per detronizzare il culto di Samhain.

La Parola di Dio (150 circa sono i passi ) è chiarissima al riguardo, vietando il ricorso più o meno consapevole a pratiche di superstizione e irreligiosità.
La tentazione e oppressione diabolica ,descritta nel Vangelo, tenta di pervertire l’uomo rendendolo nemico a Dio. Ma
Gesù ha dimostrato la sua potenza sui demoni e ha trasmesso questa sua potenza ai suoi discepoli.

Lo stesso magistero e la tradizione cattolica che si esprime nella catechesi è chiara al riguardo.
L’unico culto da rendere è quello all’unico e vero Dio che si fa carne in Gesù Cristo. Tutto ciò che è deviato da questo culto diventa superstizione, che ha la sua massima espressione nell’
idolatria (che può arrivare al satanismo),come nelle varie forme di divinazione e magia.
La
divinazione è la pretesa di conoscere e preannunciare il futuro e le cose nascoste,mediante contatti con forze occulte. E’ condannata perché nasce con un patto con il diavolo e conduce l’uomo a credere in colui che combatte la salvezza, ma il futuro non può essere previsto perché appartiene solo a Dio. Sono in contraddizione con la fede cristiana la consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium.
La
magia e la stregoneria non pretendono di conoscere invano il futuro, ma le cose occulte. Si pretende in altre parole di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere sugli altri soprattutto per nuocere, ricorrendo all’intervento dei demoni. Anche portare amuleti è da condannare. La Chiesa mette in guardia anche dallo spiritismo che spesso implica divinazione o magia.

Questa è la verità, nient’ altro che la verità. Noi crediamo nel Dio della Luce e della Vita.
Una notte di Halloween allora vestito da mostriciattolo o da fantasma? No grazie!
Una notte attorno al Santo dei Santi:
GESU’ che porta una grande luce d’amore.
Per invocare
UNICO SPIRITO che non porta paura o terrore.
Ci sono Orizzonti di Cielo per te!
Una luce nella notte. Una luce nella
notte di Ognissanti.

Publié dans Fede, morale e teologia, Halloween, Riflessioni | 1 Commentaire »

HALLOWEEN e zucche vuote

Posté par atempodiblog le 30 octobre 2007

HALLOWEEN e zucche vuote
di Antonio Fasol

HALLOWEEN e zucche vuote dans Fede, morale e teologia halloween-e-zucche-vuote

L’occasione dell’imminente festa cristiana di Ognissanti, ormai per popolarità superata dalla più democratica e political correct festa di Halloween ci offre l’opportunità per tentare di andare aldilà dell’immagine ironico grottesca delle zucche dipinte e per cercare di esplorarne simbolicamente l’interno. In tale percorso ci aiuterà il critico francese Damien Le Guay , di cui è appena uscita una interessante pubblicazione, a carattere ironico e provocatorio “la faccia nascosta di Halloween” (ed. Elledici) significativamente sottotitolata “come la festa della zucca ha sconfitto Tutti i Santi”!

La prima considerazione che viene spontanea è che nell’attuale risvegliarsi, in Europa, di una cultura caparbiamente laicista, che rifiuta, forzando perfino la storia, di riconoscere le proprie origini cristiane, non meraviglia il fatto che una festa di arcane origini paganeggianti, miratamente trasformata in occasione consumistica e di vago sapore carnevalesco, abbia ormai sopraffatto l’originaria festa cristiana non a caso con essa coincidente temporalmente.

Vi è, per la verità, un esempio ancora più emblematico di tale processo di sovrapposizione tra mondo secolare-paganeggiante e cristiano: il Natale, che, preso a sua volta in prestito (come data) dalla precedente festa pagana del dio sole e divenuto il “dies natalis” di Gesù per secoli, è ora ormai insidiato, soprattutto in ambito anglosassone e nordico, dalle renne di babbo natale e dagli alberi colorati, con annesso tutto l’indotto commerciale e consumistico che ha, tra l’altro, relegato il francescano presepe, originariamente veicolo religioso di meditazione sul mistero dell’Incarnazione, in rassegne artistiche dedicate dal vago sapore naturalistico e spesso più attente a rendere l’effetto meccanico di mulini e cascate piuttosto che a manifestare la nascita del Salvatore!

Ma tornando alla festa in oggetto, ciò che invece insospettisce il nostro autore è innanzitutto la pressoché totale indolenza e passività con cui la maggioranza della gente ha in pochi anni (l’inizio risale al 1995), dapprima timidamente tollerato, poi sempre più accettato tale sorpasso festaiolo, secondo la logica del “in fondo che c’è di male”.

Giornalisti e sociologi, per la verità, hanno pure tentato interpretazioni, almeno negli intenti, più filosofiche, affermando, per esempio, che “le cucurbitacee (la famiglia delle zucche) si adeguano perfettamente ai valori emergenti” (sic), o ancora che “Halloween è una nuova educazione alla vita e alla morte” (editoriale di “Le Monde” del 1° novembre 2000), articolo nel quale l’autore interpreta la grande diffusione della festa e la relativa ostilità dei cristiani come una rottura del monopolio religioso-e cristiano in particolare- sui riti e sulla simbologia nella società occidentale; c’è anche chi, infine, arriva a considerare la cultura indoeuropea, celtica e pagana come la vera originaria rispetto a quella giudaico-cristiana, che “ne avrebbe soffocato lo sviluppo” (J.Markale).

Ma donde viene in realtà Halloween? Diciamo subito che il nome è già una sorta di malcelato acronimo inglese di “Ognissanti”; si tratta poi di una arcaica- e in parte mitizzata- tradizione celtica, veicolata successivamente da tradizioni irlandesi e americane, che univa il passaggio agricolo al nuovo anno con la festa religiosa-popolare del dio Samhain, divinità che nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre consentiva il passaggio di spiriti malefici dal mondo dei morti a quello dei vivi. In tale occasione gli antichi druidi, travestiti con teste di animali, compivano gesti propiziatori in cambio di offerte che, se rifiutate, ricambiavano con puntuali maledizioni! Per scacciare i medesimi spiriti, pare che fuori dalle case venissero appese zucche e lampade.

Chi pensasse, però che si tratti di una delle tante rivalutazioni tradizional-folcloristiche di culture arcaiche minoritarie, verrà subito smentito dall’apprendere che, in realtà, fu il frutto di una autentica pianificazione consumistico-commerciale su scala mondiale operata da una società (Cesar) nel 1992. Essa individuò il periodo “a metà strada tra l’inizio dell’anno scolastico e Natale” e lanciò la festa con maschere(di cui era produttrice), teschi e costumi da strega; successivamente, grazie ad una mirata pubblicità mass-mediatica e all’apporto di grosse multinazionali dello svago (da Disney a McDonalds), raggiunse la diffusione che conosciamo diventando una sorta di “folklorizzazione religiosa” (M.de Certeau).

Il paradosso di Halloween e delle sue bizzarrie è, quindi, quello di essere nel contempo ipermoderna (nel modo di presentarsi) ed iperarcaica (nelle idee), e rappresentare il massimo della credulità in un mondo – per dirla con Chesterton - che ha smesso di credere in Dio.

Nell’attuale cultura, in stile tipicamente new age e rigorosamente a-confesionale, dove impera la logica della festa per la festa, a prescindere dai contenuti da celebrare, si spiega il facile e veloce successo della penetrazione sociale di Halloween, emblema e icona del vuoto, delle zucche ma specialmente delle teste che in esse si perdono.

Perfino l’apparentemente innocuo gioco infantile del “dolcetto o scherzetto”, ad un’analisi più approfondita, non è che la rappresentazione dei ruoli invertiti bambini-adulti, dove questi ultimi sono ricattati a dare dolcetti ai primi per cautelarsi contro la maledizione, sia pur scherzosa: e qui sta la differenza tra lo scambio gratificante e il dono estorto (considerando anche che il carnevale è ancora lontano).

Per quanto riguarda l’ambito scolastico, poi, mentre la tendenza imperante, dai programmi ai testi adottati, è quella di evitare o ridurre al minimo ogni accenno a riferimenti religiosi- e in particolare cristiani- assistiamo, per occasioni come Halloween (proprio per la sua malcelata aura di gioiosa e giocosa neutralità) ad una vera e propria adozione laica universalmente accettata, con tanto di lezioni di cultura anglosassone(?) e similia. A tale filone culturale sono da ascrivere i successi, tra gli adolescenti, di alcune serie televisive americane (Buffy, Streghe).

In definitiva, quindi, la differenza tra Halloween e Ognissanti è sostanziale, sia come contenuto – per la prima pressoché inesistente – sia come rappresentazione temporale: per la prima, infatti, il tempo è ciclico e costituito da stagioni che ritornano uguali, mentre per la seconda, il tempo cristiano è lineare e caratterizzato dalla tensione tra nascita e parusìa di Cristo, sia pur nella ciclicità liturgica.

La più nostrana e genuina tradizione popolare metteva giustamente in guardia: “scherza con i fanti…!”.

Publié dans Fede, morale e teologia, Halloween, Ognissanti, Riflessioni | Pas de Commentaire »

Nessuna creatura si perderà senza saperlo

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2007

padre pio

Gesù a Padre Pio: “Figliuol mio, non lasciare di scrivere quello che odi oggi dalla Mia bocca, perché tu non l’abbia a dimenticare. Io sono fedele, nessuna creatura si perderà senza saperlo. Molto è diversa la luce dalle tenebre, l’anima a cui soglio parlare l’attiro sempre a Me; invece le arti del demonio tendono ad allontanarla da Me. Io non ispiro mai nell’anima timori che l’allontanano da Me; il demonio non mette mai nell’anima paure che la muovano a ravvicinarsi a Me. I timori che l’anima sente in certi momenti della vita sull’eterna sua salute, se hanno Me per autore si riconoscono dalla pace e serenità, che lasciano nell’anima…”.

Publié dans Fede, morale e teologia, Misericordia, Padre Pio, Riflessioni | Pas de Commentaire »

Chi è un amico

Posté par atempodiblog le 10 octobre 2007

Chi è un amico dans Amicizia diddlmania_389

“È colui che entra in punta di piedi, senza invadere lo spazio sacro dell’altro, senza condizionare l’unicità, l’originalità, l’individualità dell’amico, senza imposizioni o richieste faziose e interessante.
È colui che sta vicino con la vocazione di comunicare fiducia, stima, ottimismo, incoraggiamento ad andare avanti, a cavalcare il successo, a raggiungere traguardi sempre più alti, senza invidia e timore di essere superato.
È colui che fa tutto per l’altro, senza risparmiarsi, senza rendiconti, con l’unico desiderio di condividere il proprio « tutto » all’amico, per ricordarsi reciprocamente di avere un amico di nome Gesù, che ha lasciato una lezione unica sull’amicizia!”.

Don Gianfranco Poli

Publié dans Amicizia, Riflessioni | Pas de Commentaire »

L’uomo punirà se stesso

Posté par atempodiblog le 28 septembre 2007

L'uomo punirà se stesso dans Citazioni, frasi e pensieri diddlmania_017 

L’Apocalisse non è dietro di noi, ma davanti a noi.

René Girard

Publié dans Citazioni, frasi e pensieri, René Girard, Riflessioni | Pas de Commentaire »

Ai preti manca sposarsi?

Posté par atempodiblog le 27 septembre 2007

Ai preti manca sposarsi? dans Fede, morale e teologia Madonna-e-sacerdoti

Questo intervento nasce, grazie ad una riflessione ad alta voce di Padre Livio, perché in tv si parla di coppie di fatto e non più di matrimonio, mentre quest’ultima forma di unione vorrebbero affibbiarla ai preti. Il celibato dei preti non è un dogma di Fede. Il primo Papa, San Pietro, era sposato.

La Chiesa latina, nel corso della storia, ha ritenuto opportuno associare al sacerdozio il voto di castità e questa scelta si è rilevata molto positiva. Il popolo ha imposto il celibato perché andava a Messa dai preti celibi e non da quelli sposati.Non dimentichiamo che Gesù Cristo era celibe e che il prete è un Altro Cristo.

La crisi delle vocazioni non si risolve con i preti che si sposano, la crisi riguarda anche i pastori protestanti e i preti anglicani (che si sposano). Il problema del clero è quello della Fede: ha poca Fede.

La Valtorta scrisse che il tempo della grande impostura sarebbe stato preparato da una crisi del clero. Ricordo l’apparizione delle Tre Fontane a Roma dove la Madonna della Rivelazione fece vedere, per terra, al veggente un drappo nero, una veste gettatata e una croce spezzata; dicendo che ci sarebbe stata una grande infedeltà da parte dei sacerdoti. Infatti, in quei tempi, furono molti i sacerdoti che lasciarono l’abito. Questa crisi non riguardava una crisi dei sensi (crisi affettive e affini) ma una mancanza di Fede che porta al naufragio nella stessa.

Guardando la situazione della Chiesa oggi si è portati a pensare una frase di Gesù: “Quando verrà il Figlio dell’Uomo ci sarà ancora la Fede sulla Terra?”. Bisogna essere saldi nella Fede. Le vocazioni, sia maschili che femminili, di clausura – dove la vita è eroica – sono le uniche che non hanno crisi. Gli ordini religiosi più austeri han conservato le vocazioni, invece quelli che hanno aperto al mondo hanno perso le vocazioni. Ci vorrebbe una rinascita spirituale, in cui si è entusiasti della propria Fede e missione.

E’ fondamentale che i preti conoscano di più Gesù Cristo e che lo amino di più. Quindi il sacerdote è chiamato ad imitare Cristo che era celibe (essendo un Altro Cristo) e a dare piena dedizione alla Chiesa Sposa di Cristo, a cui dona la sua esistenza e la ricchezza dei suoi sentimenti. Questi ultimi due motivi che ho scritto sono un teologico e l’altro ecclesiologico e c’è anche una terza ragione di natura escatologica: per testimoniare la vita futura.

Il prete si stacca da alcune cose per essere più disponibile, per diventare un padre in senso spirituale. Aiuta a scoprire l’Amore di Dio. Oggi manca l’amore per Gesù e per le anime. Il sacerdozio è il prolungamento di Gesù Cristo, della sua vita e delle sue scelte.

Gesù era tutto della sua missione. I preti sposati devono dedicare del tempo alla loro famiglia e la gente è scontenta. I fedeli sono “figli” del sacerdote. Per trasferire i preti da una Parrocchia ad un’altra o da un posto all’altro bisognerebbe chiedere il permesso alla moglie ed ai figli (che hanno amici, scuola, ecc… in quel posto). Se un figlio desse cattivo esempio, di riflesso il prete perderebbe un po’ della sua autorità (la gente mormorerebbe che se non sa educare il figlio come può condurre bene i fedeli, ecc…).

Veniamo al triste argomento dei preti che lasciano l’abito: costoro restano sacerdoti per sempre e per loro bisogna pregare e digiunare. Non forzarli perché Dio ha lasciato a tutti una volontà libera. Gesù, gelosissimo dei suoi Sacerdoti, non vuole e non tollera che vengano mosse accuse, di nessun tipo e di nessun genere, anche se l’evidenza delle cose e dei fatti lo rendono palese. Bisogna pregare, pregare, pregare e mai giudicarli, se succede questo, la colpa è dei fedeli, che non pregano abbastanza per avere santi Sacerdoti! Bisogna usare carità spirituale, quando si parla di qualsiasi Sacerdote, anche se colpevole…

Profetiche furono le parole del Cardinale Newman: “Molti ecclesiastici si sono lasciati andare ad una vita di mollezza. Non intendono più il valore della loro chiamata alla vita di povertà, umiltà e castità. Spogliatevi ora di questi ornamenti del mondo che adescano ed intrappolano le vostre anime, fratelli miei; e distruggono la vostra vocazione. Gli anni che vi rimangono sono pochi per recuperare il gregge che avete disperso. Svegliatevi ora dal vostro sonno… O fratelli miei, sono pienamente consapevole dei vostri dilemmi e degli errori che si sono impossessati di voi. La vostra obbedienza deve essere data all’Eterno Padre. Non ci sarà alcuna giustifi­cazione per l’uomo che favorisce l’errore e l’eresia!… Tornate indietro, fratelli miei…”.

Oggigiorno si prega pochissimo per i Sacerdoti, invito tutti a recitare questa preghiera che ci ha insegnato San Pio da Pietrelcina: “Dio Onnipotente ed Eterno, che vuoi la salvezza di tutti gli uomini e non vuoi che alcuno perisca, dona al mondo Sacerdoti Santi, perché il Loro esempio trascini gli altri a conoscerti meglio, ad amarti di più e a servirti come a Te conviene. Amen”. Concludendo, ai preti non manca sposarsi ma avere più Fede.

Publié dans Fede, morale e teologia, John Henry Newman, Maria Valtorta, Padre Livio Fanzaga, Padre Pio, Riflessioni, Sacramento dell’Ordine, Vergine della Rivelazione alle Tre Fontane | Pas de Commentaire »

Imparare ad ascoltare

Posté par atempodiblog le 17 septembre 2007

Imparare ad ascoltare dans Citazioni, frasi e pensieri diddlmania_437

Dio ti ha dato due orecchie e una lingua, perché tu oda più che tu non parli.

San Bernardino da Siena

Publié dans Citazioni, frasi e pensieri, Mormorazione, Riflessioni | Pas de Commentaire »

11 settembre, per non dimenticare

Posté par atempodiblog le 11 septembre 2007

11 settembre, per non dimenticare dans Riflessioni
childwithcandletn2 dans Riflessioni 

Foto tratta da: pernondimenticare.it

Publié dans Riflessioni | 1 Commentaire »

Le idee spietate di un grande pensatore

Posté par atempodiblog le 11 septembre 2007

La decostruzione dell’uomo secondo René Girard

Immagine

Dove si è dissolta la religione, lì è iniziato un processo di decomposizione.Oggi ci sono tre aree in cui l’uomo è in pericolo: nucleare, terrorismo e manipolazione genetica.
Potete leggere l’articolo cliccando testo di cui sopra.

Publié dans Articoli di Giornali e News, René Girard, Riflessioni | Pas de Commentaire »

Il sapiente e lo stolto

Posté par atempodiblog le 9 septembre 2007

Il sapiente sa quello che dice,
lo stoltodice quello che sa.

Il sapiente pensa quello che dice,
lo stolto dice quello che pensa.

Il sapiente e lo stolto dans Citazioni, frasi e pensieri 30nkyok

Publié dans Citazioni, frasi e pensieri, Riflessioni | Pas de Commentaire »

Amicizia

Posté par atempodiblog le 9 septembre 2007

Amicizia dans Amicizia 6yeds2

Un dono di amicizia implica un “sì” all’amico e implica un “no” a quanto non è compatibile con questa amicizia.

Benedetto XVI

Publié dans Amicizia, Citazioni, frasi e pensieri, Fede, morale e teologia, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Come Kakà

Posté par atempodiblog le 8 septembre 2007

Bisogna vivere nella fede e nella grazia di Dio, come ci insegna Kakà (ed è tutto dire) che dopo aver vinto la Champions’ League ha alzato al Cielo una preghiera a Dio e una maglietta con la scritta:I belong to Jesus” (Io appartengo a Gesù). Sui laccetti delle scarpe si era fatto scrivere “cosa farebbe Gesù in questo momento?”. Kakà è nel mondo ma si preserva dal male. Dovremmo domandarci con Kakà: se morissi in questo momento sarei in grazia di Dio oppure no? Bisogna fare la ‘fatica’ del cuore di rinunciare al male (anche se dovesse occerrervi tanto tempo). Il calciatore brasiliano con quel gesto ci ha invitato ad alzare gli occhi al Cielo: raggiungere Dio è il fine della nostra vita, quindi Dio deve essere al primo posto. Bisona guardare all’eternità: una persona può vivere anche 120 anni ma preferirebbe essere felice nel tempo o nell’eternità che quando saranno passati miliardi e miliardi e miliardi e miliardi e miliardi di anni sarà solo l’inizio?

Come Kakà dans Riflessioni Kak

Publié dans Riflessioni, Sport, Stile di vita | 1 Commentaire »

Fantasia ed immaginazione

Posté par atempodiblog le 8 septembre 2007

Fantasia ed immaginazione dans Fede, morale e teologia Immaginazione

Tempo fa alla radio ho ascoltato una speaker che ha detto una cosa che annichilisce per quanto assurda: “l’adulterio fa bene alla salute, tradite spesso”. Spengo la radio, accendo la tv ed ecco altre cose che lasciano basiti e penso specialmente ai bambini che vedono violenza, immoralità, ecc… La loro fantasia, la loro immaginazione ed i loro sogni di che cosa sono imbevuti? Le risposte a queste domande sono l’indice della salute interiore. Bisogna custodire i sensi esterni affinché non entrino nell’anima immagini negative che, poi, la fantasia raccoglie ed elabora stimolando e infiammando le passioni. La natura umana è molto condizionata dall’immaginazione e anche gli adulti non devono sottovalutare questa cosa. Infatti nei pensieri di molte persone mature c’è la rappresentazione e la raffigurazione del male per poi desiderarlo. L’attento uso della tv può preservarci da un inquinamento giornaliero perché nessuno può vedere e leggere qualcosa di negativo senza correre dei rischi, nonostante un’attenta vigilanza.
Oggi si dice che il male è bene, quindi bisogna staccare la mente da tutte le falsità del mondo. In passato, chi faceva qualcosa di sbagliato si sentiva sporco ma invece di lavarsi (purificarsi) si copriva (con le foglie di fico) e già questo non andava bene ma oggi si è andato oltre dicendo che il male è bello e va esibito. Per quanto possa essere tappezzata (per non mostrarne il vero aspetto), la via del male si chiama così proprio perché percorrendola uno sta male e le crisi esistenziali, in tal senso, sono una grazia e da queste bisogna trovare la forza di alzarsi e cambiare vita.

Publié dans Fede, morale e teologia, Riflessioni, Stile di vita | 1 Commentaire »

Napoli allo sbando, dietro l’emergenza c’è il vuoto di valori

Posté par atempodiblog le 27 août 2007

Napoli allo sbando, dietro l'emergenza c'è il vuoto di valori dans Articoli di Giornali e News Cartolina-Napoli

C’era un pino marittimo in primo piano sulle vecchie cartoline di Napoli, poi dietro si vedeva la marina, il Castel dell’Ovo e le case della città sdraiate al sole. La gente scherzava, prendeva la vita, non facile anche allora, con filosofia insegnando che anche con poco si può credere nella felicità. Il pino è scomparso dalle foto, ha resistito finché ha potuto e poi è caduto. La città del sole, del canto, dell’amore è soffocata dalla nebbia fredda della delinquenza e della morte violenta che ogni giorno ci viene raccontata dai media. Arginare con la forza questa situazione sarà un rimedio temporaneo che non darà frutto per il futuro se nello stesso tempo non si troverà il modo di ripensare al nostro sistema di vivere che scommette solo sul presente, sul possedere più cose possibili, sul consumare nell’immediato costi quel che costi. Come siamo arrivati a questo noi italiani che non siamo un popolo di carattere violento, più abituati a sopportare che a prevaricare? Le risposte potrebbero essere molte, ma certamente quasi tutto quello che aveva una importanza nella vita civile di cinquant’anni fa è stato sostituito poco per volta, senza rivoluzioni di idee o di sangue, quasi senza che ce ne accorgessimo. Ci siamo lasciati prendere dall’affanno del presente e abbiamo dimenticato di disegnare un futuro per il quale metter in conto anche qualche sacrificio e dare ancora valore all’onestà, alla parola data, all’amore per sempre. Avere oggi e non pensare al domani sembra la nuova legge aperta ad ogni sopruso, ad ogni fantasia a delinquere, a non dare più nessun valore alla vita propria e quella degli altri finché uccidere diventa la conseguenza fatale di un piccolo litigio, di un furto di pochi euro. La droga ha solo una parte in tutto questo poiché anche essa è il risultato di ciò che oggi chiamiamo disagio, conseguenza diretta di una povertà di valori che sono legge della vita. Un grande esame di coscienza spetta a tutti noi, ma anche alle istituzioni, al mondo politico e alla Chiesa. Ci siamo dimenticati dei giovani, di ciò che essi hanno di più prezioso, la loro anima. Nessuno si è più occupato a dar loro quella forza di carattere necessaria a sostegno della vita di ogni giorno. I partiti politici hanno usato i giovani per i loro scopi elettorali senza insegnare loro che il metodo democratico si regge sulla dirittura morale e sul servizio del prossimo. La Chiesa ha dimenticato gli oratori, modeste ma grandi scuole di formazione e di sostegno. I giovani si sono buttati con generosità nel volontariato, quasi un grido di aiuto rivolto a tutti noi al quale abbiamo risposto offrendo regali di carta, fragili, senza il sapore della conquista. Abbiamo tolto loro la ricchezza del sacrificio, della sofferenza che richiede ogni battaglia seria e costruttiva. Allora cercano la violenza per sentirsi forti, diversi e affrontano la prigione senza lacrime né pentimento, perché questo hanno trovato sulla loro strada. È ora di ascoltare questo grido.

di Maria Romana De Gasperi – Avvenire

Publié dans Articoli di Giornali e News, Riflessioni | 3 Commentaires »

1...146147148149150