Amore del prossimo

Posté par atempodiblog le 7 novembre 2011

Amore del prossimo dans Riflessioni Don-Giustino-Maria-della-SS-Russolillo-Apostolo-delle-Vocazioni

Nostro Signore ci ha dato la sua immagine e somiglianza viva e vera, nella quale vuole ricevere la nostra stima, onore e servizio: il nostro caro prossimo. In verità, ritiene pensato di Lui, detto di Lui, e fatto a Lui, esattamente quello che pensiamo, diciamo e facciamo al prossimo. Egli diviene davvero uno con il nostro prossimo attraverso il potere del Suo amore divino.
Finché l’anima non sprofonda nell’inferno, è sempre oggetto di stima e dell’amore di Dio, ciò significa che è degna di essi poiché Dio non può stimare e amare un oggetto indegno di Sé.
Nessun errore quindi, nessuna colpa esterna, la mia stima e amore di lui nel Signore.
Come le profondità impenetrabili del mare e le cime delle montagne più alte non potranno mai eliminare la forma sferica della terra, poiché la sua grandezza colossale è tale da sorpassarli enormemente, così anche tutte le colpe ed errori del nostro prossimo non potranno mai eliminare la sua stimabilità e amabilità di base, nel mondo soprannaturale, perché è molto più grande che il suo stesso male.
Dobbiamo essere molto vigilanti, nel nostro mondo interiore, per non acconsentire a nessun pensiero non gentile, nessun giudizio sfavorevole, ma dobbiamo coltivare ogni possibile gentilezza d’amore per i nostri fratelli. E in verità, è sempre un peccato contro la giustizia, carità o molte altre virtù dire in qualsiasi modo, in qualsiasi tempo e luogo, qualunque cosa non sia di lode o di vantaggio del nostro prossimo.
Questa è la prima e più grande forma di misericordia che noi dobbiamo avere per il nostro prossimo, così come vorremo che sia per noi stessi. E noi siamo minacciati di giudizio di Dio senza misericordia se noi stessi non mostriamo misericordia.
Quando veniamo a conoscenza di un errore, una colpa del nostro prossimo ci assicureremo che la sua conoscenza rimarrà sepolta in noi, e quell’idea morirà in noi, tanto più ne siamo coinvolti, in un mare di misericordia e compassione.
Ognuno dovrebbe essere consapevole del fatto che il Signore permette che veniamo a  conoscenza di un errore o colpa di un fratello così che possiamo caricarcene noi davanti al Signore, e lavarlo con la preghiera e il Sangue di Gesù. Riguardo a riferirlo al superiore, dovremmo astenercene, con l’eccezione di casi che sono moralmente contagiosi o una minaccia al bene comune; chiunque occupa un ufficio, quando sia possibile, dovrebbe provare a risolvere le cose da solo, senza riportarlo alle più alte autorità.
Se ognuno, al primo indizio di qualsiasi problema, porterà la sua preoccupazione al Signore e cercherà un rimedio attraverso la preghiera e il Sangue di Gesù, non ci sarà bisogno di riportarlo a nessuno. Pratichiamo eroicamente la carità verso il prossimo nonmeno della carità verso Dio, essendo la stessa cosa. Sappiamo che il mezzo più efficace al bene universale è la stima universale.
In realtà, gli uomini hanno più bisogno di stima che di amore. Ogni apostolato, ogni cura di anime, deve sempre cominciare con la stima soprannaturale. Mai dubitare della possibilità della perfetta santificazione di tutti i giusti: la carità tutto crede, tutto spera.
Mai disperare della riparazione di ogni peccato passato, dalla estirpazione di ogni peccato presente, dalla preservazione di ogni peccato possibile per il futuro, dell’avvento e del trionfo del Regno di Dio. Il prossimo è il terreno per tastare tutte le perfezioni divine, ispirazioni, missioni, vocazioni e operazioni. Il divino Artista vuole la nostra cooperazione, entrambe nella sua stessa carità.

Don Giustino Maria Russolillo
Fonte: vocationist.org

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Cosa fare di fronte al disastro

Posté par atempodiblog le 6 novembre 2011

Cosa fare di fronte al disastro dans Antonio Socci santorosario

Alluvioni e disastri materiali (due in dieci giorni) si sommano a alluvioni e disastri economici e finanziari e tutti insieme, proprio nelle stesse ore, sconvolgono questa povera Italia, “nave senza nocchiero in gran tempesta”, facendo dilagare insicurezza, angoscia, paura del futuro, smarrimento.
Possibile che proprio nel 150° anniversario della costruzione dello stato unitario degli italiani si debba rischiare il baratro quando tutti sanno, nel mondo, che la nostra è un’economia forte? I disastri naturali arrivano esattamente nei giorni più cupi ad alimentare smarrimento e depressione.
Fra i flutti minacciosi del mare in tempesta, tutti cerchiamo la stella polare per ritrovare la rotta e tutti guardiamo al timone, che sembra abbandonato a se stesso. Ma soprattutto tutti ci chiediamo cosa ognuno di noi possa fare, perché di certo ognuno di noi può fare qualcosa, anche senza rimetterci un euro.
Questa, fra l’altro, è la felice intuizione del signor Giuliano Melani che ha invitato tutti gli italiani a comprare, lunedì prossimo, i titoli pubblici dello Stato (il risparmio degli italiani è fra i più alti nel mondo).
Una strada semplice e facile, ma geniale (e pure conveniente) per una prima uscita dal rischio fallimento. E’ noto infatti che il Giappone è enormemente più indebitato di noi: lì il rapporto debito/pil è addirittura al 223 % e quello fra deficit e pil è al 7,50 %.
Ma il Giappone non incorre nelle punitive speculazioni del mercato e nelle umiliazioni di altre potenze proprio perché tutto il debito pubblico è allocato nelle mani dei risparmiatori giapponesi.
Dunque il “teorema Melani” dovrebbe farci aprire gli occhi. Più in generale dovremmo capire che impegnarsi (utilmente) invece che (inutilmente) indignarsi è il primo passo di una riscossa civile e di un soprassalto di dignità nazionale.
Anche perché è ben difficile confidare nei politici e nelle élite (considerata pure la disastrosa prova che stanno dando oggi, come nel passato).
Costoro dovranno cambiare radicalmente per riguadagnarsi la nostra fiducia. Ma anche noi dovremo cambiare.
La “malattia” italiana attuale è anzitutto una malattia spirituale e morale, perché il Paese ha tutte le risorse materiali per tappare le falle apertesi nella nave e riprendere la navigazione.
Occorrono qualità umane (disinteresse, dedizione al bene comune, sapienza, dignità, senso di responsabilità, spirito di sacrificio, onestà e solidarietà) più ancora che risorse finanziarie.
Lo ha sottolineato ieri lo stesso presidente della Repubblica quando ha detto che per uscire dalla crisi bisogna “ritrovare la strada della coesione sociale e nazionale”.
Ha aggiunto: “Bisognerà cambiare molte cose nel modo di governare, produrre e lavorare, vivere e comportarsi di tutti noi”, “indispensabile sarà lo spirito di sacrificio e lo slancio innovativo, affrontando anche decisioni dolorose che potranno apparire impopolari”.
Napolitano ha concluso: “L’Italia non può trovare la sua strada in un clima di guerra politica. È indispensabile riavviare il dialogo tra campi politici contrapposti”.
Quello che serve è una rinascita spirituale e morale, perché le risorse economiche per far fronte ai problemi ce le abbiamo già. Ma allora a chi rivolgersi per ritrovare energie morali che possano far cambiare la mentalità di una classe dirigente e di un popolo? A chi guardare?
Anche la Chiesa è chiamata a dare il suo prezioso contributo per il suo millenario rapporto di maternità col nostro popolo. Ma qual è il primo contributo che i cattolici possono dare al bene comune?
C’è anzitutto la loro operosità (la si vede in atto anche a Genova in queste ore), c’è la carità, che sostiene tante situazioni di sofferenza e di bisogno. La loro è una presenza preziosa e indispensabile anche fra i giovani.
Ma il primo contributo dei cristiani al bene di tutti – ci ha spiegato il papa – è la fede, che si esprime anzitutto con la preghiera e che sta alla base anche della carità.
Il popolo cristiano lo sa. Vorrei dunque girare al cardinale Bagnasco, presidente della Cei, e a tutta la Chiesa italiana, l’appello che mi è stato rivolto da tanti lettori che mi hanno scritto, perché venga indetta in tutte le chiese del paese una grande giornata di preghiera per l’Italia.
Magari con qualche gesto solenne alla santa casa di Loreto (perché l’Italia è la seconda patria della Regina del Cielo) e presso i nostri santi protettori, ad Assisi, alla tomba di san Francesco, e a Santa Maria sopra Minerva, a Roma, dove è sepolta santa Caterina.
So che ad alcuni sembrerà illusorio l’appello alla preghiera, ma il problema è che sembrerà fuori luogo anche a tanti ecclesiastici e a tanti “cattolici impegnati”, i quali credono che il contributo che i credenti possono dare al bene comune sia anzitutto un discorsetto sociologico (o magari qualche convegno che permetta a certuni di mettersi in luce per prenotarsi poltrone o ricollocarsi per salvare posizioni di potere).
Invece il vero e più prezioso tesoro che i cristiani portano al bene comune è anzitutto la preghiera e la conversione. Perché la benedizione di Dio – come disse il Papa quando esplose la crisi finanziaria negli Stati Uniti e crollarono imperi finanziari – è l’unica certezza che non viene meno, che non tradisce, che protegge, che illumina e porta pace e bene per tutti.
L’antico popolo d’Israele vinceva le sue battaglie contro i nemici quando Mosè teneva le mani alzate in preghiera. Così anche la Chiesa sa, da sempre, che la preghiera è una forza potentissima. Basti dire che Benedetto XVI – sulla scia di Giovanni Paolo II – nei giorni scorsi ha di nuovo messo in relazione il crollo incruento delle dittature comuniste del 1989 con la preghiera dei cristiani e dei martiri.
E la Madonna – a Fatima e a Medjugorije – ha ripetuto che la preghiera ha perfino il potere di fermare o allontanare le guerre (anche se certe élite cattoliche sembrano ignorarlo).
Infatti nel Motu proprio con cui indice l’ “Anno della fede”, Benedetto XVI scrive: “Capita non di rado che i cristiani si diano maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune”.
Mentre “questo presupposto non è più tale”. Se qualche cattolico non crede nell’immensa forza della preghiera la fede manca anzitutto a lui.
Chi aveva molto chiaro tutto questo era un uomo, don Luigi Giussani, che pure aveva insegnato a una generazione di cattolici a impegnarsi negli ambiti sociali, culturali, civili e politici.
Quindici anni fa, nel 1996, quando l’Italia attraversò un’altra crisi – ma molto meno grave di quella attuale – don Giussani lanciò, come iniziativa pubblica, proprio un gesto di preghiera alla Madonna di Loreto e ai Santi Patroni per la salvezza del nostro Paese.
Si spiegò con queste parole in un’intervista alla Stampa:

“la situazione è grave per lo smarrimento totale di un punto di riferimento naturale oggettivo per la coscienza del popolo, per cui il popolo stesso venga spinto a ricercare le cause reali del malessere e a salvarsi così dagli idoli. Questo smarrimento comporta una inevitabile, se non progettata, distruzione dello stato di benessere, che risulta così totalmente minato nella tranquillità del suo farsi. Perché riprendere, bisogna pur riprendere!”.

Sembrano parole pronunciate oggi. Nei grandi cristiani il realismo fa a braccetto con il totale affidamento a Dio (non con le chiacchiere sociologiche).
Del resto nella storia delle nostre città e del nostro popolo, per secoli, l’incombere delle avversità (epidemie, guerre, terremoti, alluvioni, carestie) ha sempre indotto la nostra gente a raccogliersi nelle chiese e affidarsi alla Madonna e ai santi della nostra terra.
E gli innumerevoli santuari e le tante immagini votive ricordano quante volte il popolo è stato soccorso, quante volte sono state scongiurate tragedie e quante volte sono stati illuminati coloro che potevano determinare il bene o il male di tutti.

Antonio Socci – Libero

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L’uomo deriva dall’uomo

Posté par atempodiblog le 4 novembre 2011

L'uomo deriva dall'uomo dans Libri oltreilbigbangeildnai

In particolare l’affermazione divenuta un dogma da insegnare ai bambini delle elementari che l’uomo deriva dalla scimmia adesso è contestata come priva di fondamento e respinta con decisione. La risposta di genetisti seri e di paleontologi ben documentati è che l’uomo non ha mai avuto un ascendente scimmiesco ed è semmai lo scimmione che è derivato dall’uomo. Essi affermano che i tipi fondamentali dell’organizzazione biologica compaiono improvvisamente tutti insieme e permangono fino al giorno d’oggi. Questo è un fatto e bisogna fare un bello sforzo per chiamarlo gradualismo evolutivo e che si deve proclamare l’inesistenza delle forme intermdie tra i gruppi naturali e che confermi l’ipotesi dell’evoluzionismo… Anche la paleontologia è ben lungi dall’aver dato dei punti di appoggio alla teoria dell’evoluzione.
[Come afferma il paleontologo Roberto Fondi] Gli evoluzionisti credono che il genere umano e le scimmie antropomorfe derivino da genitori con caratteristiche comuni vissuti nell’età Cenozoica. Però di tali presunti uomini-bestia non è mai stato rinvenuto alcun esemplare che fosse sicuro… Inoltre la documentazione paleontologica a nostra disposizione è ben lontana dal presentare quella successione graduale da forme semianimalesche all’umanità attuale che l’idea evolutiva esigerebbe di trovare realizzata… L’idea di uno sviluppo evolutivo graduale della nostra specie da creature come l’australopiteco, attraverso il pitecantropo, il sinantropo e il neanderthaliano, deve essere considerata come totalmente priva di fondamento e va respinta con decisione.

di Padre Innocenzo Timossi – « Oltre il big bang e il DNA. La scienza moderna fa cantare i cieli di Dio ». Ed. Elledici
Tratto da:  « L’uomo e il suo destino eterno » di Padre Livio Fanzaga

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La misericordia e il perdono

Posté par atempodiblog le 30 octobre 2011

Sunto di un pensiero di Padre Livio Fanzaga, dai microfoni di Radio Maria, su due tratti della santità: misericordia e perdono.

La misericordia e il perdono dans Fede, morale e teologia 28slkdt

Noi dobbiamo avere verso questo mondo uno sguardo misericordioso. Dobbiamo guardare gli uomini come vittime del demonio che li ha ingannati, come dei prigionieri che lui tortura, come dice Caterina da Siena “sono i martiri di satana”, ingannati, torturati con il rischio di perdizione eterna. Noi dobbiamo avere questo occhio, lo voglio raccomandare, perché questo è distintivo del cristianesimo.

In un mondo che ci perseguita e che ci disprezza, noi dobbiamo guardare tutti con misericordia.

La nostra reazione verso chi commette qualcosa di sbagliato nei nostri confronti non deve essere quella della rabbia, ma deve essere quella di chi ha avuto la grazia della liberazione, la grazia della luce, la grazia di conoscere l’amore di Dio, allora, avendo noi avuto questa grazia, dobbiamo guardare questo mondo con l’occhio misericordioso del Padre Celeste, o se vogliamo dire meglio, con quella misericordia con cui Dio ci ha guardato, ha guardato noi, noi uomini che l’abbiamo messo in Croce. Dio non ci ha mai guardato con disprezzo. Ci ha guardato con misericordia e anche quando ha visto che noi stavamo accumulando i castighi (non di Dio, i castighi che noi ci siamo inflitti) Dio si è messo a piangere e ha detto “Gerusalemme, Gerusalemme Io ho voluto raccogliere i tuoi figli come fa la chioccia con i suoi pulcini ma tu non hai voluto”.  La medesima cosa sta facendo la Madonna adesso. Come una chioccia sta raccogliendo i suoi pulcini. Anche i più lontani per salvarli e per evitare che l’omicida, il menzognero fin dal principio, distrugga questa terra perché questo è il suo obiettivo.

Allora la nostra santità deve avere tratti particolari nel nostro tempo. Uno di questi tratti particolari è la grande misericordia con cui dobbiamo guardare questo mondo, quando dico questo mondo intendo anche i nostri familiari, se noi facciamo una statistica delle nostre famiglie, delle nostre parentele – io sono il primo a farla con la mia -… fai i conti su dieci… uno o due son dalla parte di Dio, gli altri non si sa bene dove sono. E’ una realtà viva e vera che possiamo guardare, allora cosa dobbiamo fare? Cosa facciamo, la guerra? Li malediciamo? Li disprezziamo? Li mandiamo all’inferno? No, dobbiamo fare come il medico che guarda con amore i malati, come Dio guarda con misericordia, come la Madonna ci guarda con misericordia così noi dobbiamo guardare tutti con misericordia.

Attenzione, tutte sono anime per le quali Cristo ha versato il Suo Sangue. Noi dobbiamo avere per queste anime pietà, compassione. La Madonna ci invita ad essere portatori della pace, apostoli dell’amore, testimoni della fede, mani gioiosamente tese…

Noi dobbiamo manifestare questa misericordia divina alla gente che molte volte è gente di casa nostra e che magari mal ci sopporta perché siamo cristiani.

Bisogna avere questa misericordia ed avere la pazienza; Dio ha avuto verso di te questa misericordia. Pensa quanto ti ha sopportato prima che tu ti convertissi; e perché tu non vuoi avere la stessa misericordia e non vuoi sopportare prima che gli altri si convertono? Bisogna avere questa pazienza di Dio, la pazienza di Dio. Pensate la pazienza che ha avuto la Madonna. Tutte le volte ci dice che non è stanca di noi, ha una pazienza incredibile. In un recente messaggio ha detto che i pellegrini vanno a Medjugorje per pregare per i poveri peccatori, ma essi stessi vivono nel peccato.

Non giudichiamo le persone: guardate che si giudica ciò che dicono, ciò che fanno, ciò che insegnano, ma non si giudicano le persone per quanto riguarda il loro cuore perché nessuno sa se non Dio qual è la situazione di ognuno rispetto a Lui. Neanche l’interessato lo sa. Guardate che è di fede questo. Nessuno può sapere con esattezza, a meno che Dio non gli da una rivelazione speciale, quale la situazione davanti a Dio. Difatti la teologia insegna che nessuno può avere la certezza di essere in grazia di Dio. Casomai devi pregare. Non si può dire “io sono in grazia e tu no”, può essere che sia  il contrario. Solo Dio vede i cuori.

Bisogna avere uno sguardo di compassione verso gli altri. Guardarli come Dio li guarda: con bontà, con desiderio di salvarli… vedendo che sono malati, cioè dobbiamo vedere le malattie spirituali, chi fa il male è spiritualmente malato. Per colpa sua, ma solo Dio vede il grado di responsabilità. A noi tocca dare la medicina della bontà, dell’incoraggiamento, del buon esempio, dell’amore.
Oggi è un mondo invivibile perfino nelle famiglie.

L’altro tratto fondamentale della santità è il perdono. La misericordia e il perdono hanno cambiato il mondo, hanno spezzato quella catena di violenza che lo avrebbe distrutto. Se il mondo ha un futuro è perché la misericordia e il perdono sono venuti in questo mondo e sono in Gesù Cristo. Quelli che credono in Lui li rendono presente in ogni generazione. Viviamo la santità esprimendo la Sua misericordia e incominciamo nelle nostre famiglie. Siamo misericordiosi e mani tese. Come dice San Francesco di Sales: “si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto”. Ha perfettamente ragione, con una goccia di amore di Dio si conquistano le anime, con la frusta del Savonarola non ne conquisti neanche una. Ciò non vuol dire che Gesù Cristo non dovesse dire la verità, ma dirla con carità.

A volte i matrimoni si sfasciano quando uno dei due si indurisce e non perdona l’altro. Questa è la morte della famiglia. Laddove invece si fa lo sforzo di pregare… ci si parla, ci si perdona, si riprende sempre daccapo. Questo vale tra marito e moglie, ma anche fra genitori e figli.

Per perdonare bisogna essere umili. Mi ricorderò sempre di come ho conquistato un’anima. Vi racconto questa stupidaggine: riguarda un ragazzo della Parrocchia. C’erano dei ragazzi di Parrocchia che erano dei somarelli a scuola e non avevano voglia di studiare a cui dissi “sentite ragazzi faccio un fioretto vi farò delle lezioni di latino” nonostante tutto il lavoro che avevo da fare, però un paio di volte alla settimana facevo la lezione a sei o sette ragazzi. Un giorno uno di loro si presentò alla lezione di latino con il suo cane e, quest’ultimo, continuava ad abbaiare mentre gli altri ragazzi ridevano a questa scenetta… “ma scusa”, dico, “porta fuori il cane”, non l’avessi mai detto! Ha preso il cane e se n’è uscito; non veniva più in Chiesa. Non dovevo dire una cosa del genere. Sapete cosa ho fatto? Gli ho telefonato e gli ho detto “ti chiedo scusa, sono stato maleducato”.

Facendo questo ho conquistato un’anima, se non lo avessi fatto (e avevo mille ragioni per non farlo) l’avrei persa. Questo è  un piccolo esempio di come nella vita familiare la capacità di perdonare è fondamentale, oggi. La misericordia e il perdono ci spalancano le porte dei cuori. Sono quei tratti di santità che hanno una valore sociale e familiare incredibili. Sono quelle che Gesù ci dice: “siate misericordiosi come il Padre Celeste”, “nella misura in cui giudicate sarete giudicati”, “perdonate e vi sarà perdonato”, “date e vi sarà dato”.

Quando c’erano difficoltà familiari, mia mamma ci portava a fare l’elemosina ai poveri perché ricordava la frase evangelica: “date e vi sarà dato”.

Con questa catechesi vi ho voluto preparare alla festa di tutti i santi… che la Madonna guardandoci non dica più “non vedo la gioia in voi”.

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Invito alla misericordia con i fratelli

Posté par atempodiblog le 30 octobre 2011

Invito alla misericordia con i fratelli dans Fede, morale e teologia sanfrancesco

«[...] Io ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell’amare il Signore Iddio, ed ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri, anche se ti coprissero di battiture, tutto questo tu devi ritenere come una grazia. E così tu devi volere e non diversamente. E questo tu tieni in conto di vera obbedienza da parte del Signore Iddio ed mia per te… E ama coloro che agiscono con te in questo modo, e non esigere da loro altro se non ciò che il Signore darà a te. E in questo amali e non pretendere che divengano cristiani migliori. E questo sia per te più che stare appartato in un eremo. E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa maniera, e cioè: che non si sia alcun frate al mondo che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che dopo avere visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli [...]».

San Francesco
Fonti Francescane

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Perdonare per avere la pace

Posté par atempodiblog le 29 octobre 2011

Maria, da tempo ripete spesso queste parole, toccando la condizione fondamentale della pace: se non si perdona la pace non è possibile.
di Padre Slavko Barbaric

Perdonare per avere la pace dans Fede, morale e teologia padreslavkobarbaric

1. Perdonare non è facile, questo lo sappiamo tutti sicuramente; specialmente quando le cose che non ti piacciono si ripetono, soprattutto nella famiglia. Gesù non ha detto per caso che bisogna perdonare « 70 volte 7″, cioè sempre. Ma noi ci troviamo molte volte in una contraddizione con noi stessi: vogliamo la pace e non vogliamo perdonare; vogliamo la pace ma non vogliamo chiedere perdono. Perché, per chiedere il perdono, bisogna avere anche un po’ di umiltà; chiedere perdono significa vedere anche la parte della propria responsabilità. Qui troviamo un grande problema: vedere la propria colpa, riconoscerla e chiedere perdono. Io mi ricordo di questa storia vera. Una persona è venuta e ha detto: « Io non ho più la pace; non posso dormire, né lavorare, non posso far niente ». E io ho chiesto quello che anche voi avreste chiesto: « Da quando non hai la pace e perché? » Mi dice: « Una persona mi ha ferito profondamente e ho perso la pace ». Io ho detto allora: « Tu devi perdonare e la pace ritornerà ». Ha detto: « Eh, padre, non posso, perché mi ha ferito profondamente ». Io ho detto: « Ma tu cerchi la pace? » « Sì, padre; non posso dormire, non posso mangiare, non posso lavorare ». Allora io ho detto: « Tu devi perdonare! » « Ah, non posso perché non è la prima volta che mi ha ferito così! » « Ma tu vuoi la pace! » « Sì padre! » Potevamo continuare fino all’indomani e mancava poco che questa persona entrasse in conflitto anche con me. Noi sappiamo tutti che quando siamo feriti, è difficile perdonare o chiedere perdono, ma, volendo la pace, dobbiamo lavorare su questo punto del perdono e non dire che è impossibile perdonare. Dio non può chiederci le cose impossibili. Se noi pensiamo che è impossibile, probabilmente non preghiamo abbastanza. Infatti la Madonna ci insegna: « Pregate con il cuore per poter perdonare ed essere perdonati » (a Ivanka 25.06.97). In un messaggio al gruppo di preghiera, la Madonna ha detto: « Se tu senti nel tuo cuore qualche cosa contro qualcuno, prega fino al momento in cui cominci a sentire sentimenti positivi verso questa persona ». In un gruppo una persona ha reagito dicendo: « Ah, io dovrei pregare giorno e notte! » E allora prega giorno e notte fino a che riuscirai a perdonare, perché la pace è un profondo desiderio di tutti e vale la pena impegnarsi. Il problema del perdono è più grave di quanto noi pensiamo, soprattutto nelle famiglie. Guardate, quando parliamo degli altri ad un amico o ad un’amica, come parliamo? Molte volte in modo negativo; e sempre, quando siamo tentati di parlare così, si tratta del problema del perdono. Si dice: « La mia vita è difficile a causa di mio padre, di mia madre, marito, moglie, suocera, nuora… » Sono sempre gli altri quelli che ci creano problemi! Quante volte abbiamo detto o sentito dire che la vita di mio padre o di mia madre, di mia moglie, o di mio marito è difficile a causa mia! E’ molto raro vedere le difficoltà che hanno gli altri, per il fatto che vivono con noi, ma noi sempre sappiamo come è difficile la nostra vita a causa degli altri. E’ sempre il problema del perdono. Soprattutto questa affermazione: « Io ho ragione! » Ecco una storiella: Dio permette a satana di dominare un giorno una città; e satana gli chiede solo una cosa: lasciare che i semafori della città segnino sempre verde. Risultato: in un minuto confusione completa! In ogni incidente ognuno aveva ragione: quello che veniva da una parte aveva il verde, ma anche quello che veniva dall’altra parte aveva pure lui il verde! Tutti avevano ragione. E chi può perdonare se ha ragione? E chi poteva chiedere perdono se aveva ragione? Ecco: quante volte dalla nostra parte c’è sempre verde e dopo tutti sono colpevoli intorno a noi; solo noi no, perché abbiamo la luce verde… Sono sicuro che avete ascoltato le testimonianze dei giovani di suor Elvira. Una volta uno ha detto: « Noi ci amiamo nella comunità non perché non ci conosciamo, ma ci amiamo perché ci conosciamo; noi non abbiamo paura di dire all’altro: ho sbagliato. Ci amiamo perché conosciamo anche le debolezze l’uno dell’altro ». Molte volte, soprattutto nelle famiglie, noi nascondiamo queste cose. E dopo si incontrano le maschere! Le maschere, non le persone! E così si incontrano maschere tra marito e moglie, tra genitori e figli e hai un teatro, non una famiglia, non una vita.

2. Di solito diciamo che noi viviamo male a causa degli altri e non ci accorgiamo quando gli altri vivono male a causa nostra. Cioè vediamo la pagliuzza nell’occhio del fratello e non la trave che è nel nostro. Qui possiamo collaborare con Maria o con satana. Quando abbiamo esperienze negative con gli altri, quando ci hanno ferito o parlato male di noi, che cosa facciamo? Se continuiamo ad accusare, a farli responsabili per questo, a spargere in giro queste cose, noi collaboriamo con satana, perché satana fa così. Nella Bibbia si dice che satana si trova davanti al trono di Dio e ci accusa. Nei messaggi della Madonna troviamo invece questo: « Io prego per voi… ». « Io intercedo per voi presso Dio… ». La Madonna ci conosce, conosce le nostre cose buone e anche le cose cattive, ma non ci accusa, non ci condanna; bensì prega per noi. Allora, quando tu hai un’esperienza negativa con qualcuno e cominci a pregare per questa persona, tu sei in piena collaborazione con la Madonna. Guardate che su questo punto siamo tutti troppo deboli: parliamo spesso male gli uni degli altri e siamo tentati di ingigantire le storie negative; e dall’altra parte siamo tentati a diminuire il bene degli altri. E’ sempre la collaborazione con il negativo! E’ anche una tentazione quando uno dice: « Quello che ti dico è proprio vero! » Anche se è vero, tu diffondi le cose negative e il negativo si allarga. C’è un buon consiglio per tutti voi, soprattutto per coloro che sono molto tentati a parlare male degli altri. Io dico a loro: continuate a parlare male, ma a una condizione. Prima di raccontare le cose negative, a questa persona alla quale vuoi parlare, devi dire: « Quando termino di dirti queste cose negative, promettimi che pregherai un Rosario con me per questa persona, oppure che farai un giorno di digiuno per la persona che ti ha fatto del male ». Sono sicuro che molti vi diranno che non hanno tempo di ascoltare le cose brutte e negative… Succede spesso che anche le persone che pregano molto, dicono il Rosario, vanno alla Messa, ecc., quando si incontrano con gli altri, tante volte parlano male, fanno delle chiacchiere. Bisogna decidersi: con chi vuoi collaborare? Con la Madonna o con satana? (16 agosto 1997).

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Halloween, culto pagano

Posté par atempodiblog le 28 octobre 2011

Halloween, culto pagano
di PADRE LIVIO FANZAGA in DIRETTA su RADIO MARIA il 25.10.2007
Tratto da: Santuario Beata Vergine della Salute di Puianello (Mo)

Halloween, culto pagano dans Fede, morale e teologia Halloween

Carissimi,
come di consueto, ecco che si avvicina la festa di « Tutti i Santi » e i blasfemi tra virgolette « Ignoranti » nel senso che ignorano tale culto pagano, la festeggiano con il nome di Halloween senza immaginare cosa c’è dietro questo orribile culto pagano…. Per i più piccoli sembrerà divertente, ma in realtà è un sottile gioco di persuasione per far passare per « normale » un culto satanico….
Approfittando della cultura di una mia cara sorella in Cristo, vi giro la lettera che mi ha scritto (ho la sua approvazione) dopo una ricerca accurata, dando una spiegazione dettagliata del motivo per cui non vuole più festeggiare il culto pagano con i suoi bambini benché le sue origini non siano italiane, ma Canadesi, dove lì è talmente naturale festeggiare certe usanze con i suoi pro e i suoi contro….
E’ un po’ lunghetta, ma è il caso di leggerla tutta per far passare per sempre a chicchessia la voglia di onorare il rito blasfemo…

“Io ho deciso, con i bambini, di fare un’altro tipo di festa quella sera che abbia dei significati profondi perché, sebbene io sia nata e cresciuta in Canada e abbia sempre festeggiato halloween, ho approfondito la questione e ho deciso che non mi piace come quella sera si esalti in modo particolare, sangue, morti, spiriti e altre cose orrende . Non mi sento coerente con il mio essere cattolica (e neanche una tanto brava) e per natura vado sempre al di là della superficie quando faccio qualcosa e ho imparato con il tempo a guardare se c’è un significato più profondo a quello che sto facendo. Questo è quello che so io. Senza offesa per alcuno, lo sapete che rispetto tutti, ma queste sono la ragioni per cui IO, Cristina, cattolica credente, non festeggio più halloween: massimo rispetto per chi lo fa.

Capodanno Celtico
I bambini adorano halloween perché è sia divertente che pauroso, ma non hanno idea di che cosa ci sia dietro a questa celebrazione. Le streghette, i fantasmini, i draculini e gli scheletrini…tutto così INO E CARINO E INNOCENTINO!!
Per i Satanisti e le « streghe » halloween però non è uno scherzo. Il 31 Ottobre è il giorno più importante dell’anno Satanico – è conosciuto per essere il giorno del compleanno di Lucifero – e segna anche il capodanno celtico. Era la fine dell’anno dei raccolti, marcava la transizione dall’estate all’inverno (la stagione della morte) ed è diventato il festival dell’aldilà che torna al di qua. In questo giorno, il dio Celtico Samhain (dio della Morte) ha chiamato a sé le anime defunte durante l’anno e le faceva reincarnare in animali destinati a vagare a terra e a tornare in visita alle loro case la notte del 31. Allo stesso tempo gli spiriti maligni erano lasciati liberi di vagare per le campagne ad infastidire i passanti e gli abitanti, il cibo veniva lasciato in offerta sui balconi nella speranza che questi spiriti malvagi accogliessero l’offerta e passassero oltre.
Il 31 Ottobre, i celti si aspettavano di essere tormentati dalle anime e dagli spiriti e demoni e non era un divertimento per loro. I Druidi trascinavano la gente in cerimonie nelle quali cavalli, gatti, pecore nere, esseri umani e altre offerte erano raccolti, infilati in grandi gabbie di legno e bruciati vivi. La gente si vestiva con pelli e teste di animali e danzavano intorno al fuoco e questo veniva fatto per rabbonire Samhain e tenere lontano gli spiriti maligni. L’usanza delle maschere deriva anche dall’uso di indossare una specie di travestimento per nascondere la propria identità agli spiriti. Non è dunque chiaro che Halloween è sempre stata la celebrazione della morte? Oggi in pochi lo sanno, ma adoratrici di Satana, le così dette Streghe (e non altri tipi di streghe che con robe Sataniche non hanno nulla a che vedere) restano incinta appositamente per sacrificare poi il neonato in quella notte. Non si parla di queste cose, perché non fa fico e rovina la festa ma è così…e questo è solo UNO degli orrori di halloween.

TRICK OR TREAT
Il giochetto del « dolcetto o scherzetto » deriva invece dall’usanza dei druidi di andare di casa in casa in quella notte a chiedere denaro, cibo e sacrifici umani. Se erano accontentati
promettevano prosperità e fortuna alla famiglia e la casa… al contrario lo scherzetto era una maledizione lanciata sulla famiglia qualora le loro richieste non venissero soddisfatte. Essi portavano con se delle grosse rape scavate e intagliate con facce demoniache (oggi le zucche) e credevano che all’interno ci fosse uno spirito che li guidasse nella notte. Il loro piccolo demone personale.

Divinazione e sacrifici
Halloween è anche una notte in cui la gente sguazza nella divinazione, le carte e le ouija board. E’la notte in cui i morti ritornano e gli spiriti vagano per la terra . Come dicevo venivano (e vengono) fatti sacrifici umani o di animali (se avete dei gatti neri mettete a riparo le povere bestiole) sopratutto al dio della morte, Samhain…nel medioevo, c’è stato un grande revival dei riti Satanici e qui appaiono le streghe a cavallo delle loro scope (che non erano altro che simboli fallici. La storia delle streghe che volano agli incontri Satanici con altre streghe arriva dal fatto che in quella notte assumevano delle erbe allucinogene e che facessero dei viaggi in trance. Facevano riti nude, usavano le scope appunto come i moderni vibratori e facevano altre schifezze).
Tutto questo esaltare l’oscurità e la morte, gli scheletri, le streghe (quelle, beh, avete capito), Dracula (che lo sapete è un personaggio realmente esistito, il conte Vlad di Transilvania, durante il suo regno di sei anni questo maniaco ha massacrato oltre 100.000 tra uomini donne e bambini nei modi più orrendi…impalava i suoi nemici e beveva il loro sangue… invitava la gente handicappata, malata e vecchia alle feste di palazzo… li nutriva e ubriacava e poi incendiava il castello con tutti dentro. Un parente lontano di Hitler insomma… E’ questo tragico evento l’origine della casa degli orrori… ) e il sangue, assassini e paura, demoni e riti magici, occulto e ouiija board…si vestono questi bimbetti da mostri sanguinanti e si mandano in giro per le case a rievocare un atto di pura malvagità che era quello di augurare il male ad altre persone. Introduce i bambini alla stregoneria e all’occulto, rendendoli vulnerabili.
Insegnare ai bambini che va bene giocare con cose oscure, li abitua all’idea di accettare il male piuttosto che combatterlo. Li rende anestetizzati e ridicolizza e rende addirittura divertenti e ludiche delle pratiche che di divertente e innocente non hanno proprio niente! ma
voi mandereste in giro i vostri figli vestiti come gli assassini di Erba, o Bin Laden? E’ lo stesso concetto…ha le stesse radici. Il male.
Puoi chiamare una papera un’oca, un cavallo o una mucca..ma resta sempre una papera.
Non è ironico come in tante scuole stanno sparendo molti simboli religiosi, non si festeggia più il Natale o la Pasqua e sta invece aumentando il festeggiare una ricorrenza che ha origine occulte, spiritiche e di morte?
Le persone pagane avranno da ridire e sicuramente troveranno argomenti alternativi a questo mio pensiero e io le rispetto. Ma queste sono le ragioni per cui trovo che non sia più il caso che la mia famiglia festeggi questa ricorrenza. Noi quella sera, faremo una festa d’autunno e mangeremo anche noi caramelle e faremo dei giochi, ma non celebrerò il sangue e la morte e il terrore come fosse una cosa divertente per poi scandalizzarmi il giorno dopo alle notizie di vandalismi, sacrifici, profanazioni di tombe, violenze, riti satanici e stupri. E’ un controsenso e credo che vorrò far fare ai miei figli un’altro percorso. Anche se sarò additata come fanatica,matta, impopolare o semplicemente FUORI MODA.
Scusatemi se ho scritto tanto ma è servito anche a me per ricordarmi la ragione di certe scelte e approfondire per me stessa alcuni concetti. Cristina”.

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Si sono nascosti tutti dietro di Lui

Posté par atempodiblog le 28 octobre 2011

Si sono nascosti tutti dietro di Lui dans Charles Péguy Ges-Misericordioso

«Ecco cosa ha raccontato loro mio Figlio. Mio Figlio ha svelato loro il segreto del giudizio stesso. Ed ecco come mi sembrano, ecco come li vedo; ecco come sono obbligato a vederli. Come la scia di un bel vascello va allargandosi fino a sparire e a perdersi. Ma comincia con una punta, che è la punta stessa del vascello. Così la scia immensa dei peccatori s’allarga fino a sparire e a perdersi. Ma comincia con una punta, ed è questa punta che viene verso di me, che è volta verso di me.

Comincia con una punta, che è la punta stessa del vascello. E il vascello è il mio stesso Figlio, carico di tutti i peccati del mondo. E la punta del vascello son le due mani giunte di mio Figlio.

E davanti allo sguardo della mia collera e davanti allo sguardo della mia giustizia si sono nascosti tutti dietro di Lui».

Charles Péguy

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Un popolo e il suo Duomo

Posté par atempodiblog le 23 octobre 2011

La prostituta pentita che donò i suoi averi alla Fabbrica
di Francesca Amé – Il Giornale

duomo milano

La studiosa Martina Saltamacchia ha ricercato tutte le donazioni fatte
Se oggi ammiriamo le guglie del Duomo dobbiamo dire grazie anche a Marta, una prostituta pentita che lasciò i suoi averi alla Veneranda Fabbrica della cattedrale. Dobbiamo ringraziare anche Caterina Visconti, moglie di Gian Galeazzo, per aver ceduto senza esitazione tre dei suoi anelli più preziosi fatti di zaffiri, smeraldi e diamanti, dalla cui vendita furono ricavati denari utili alla costruzione. Ma anche Marco Carelli, ricco commerciante che abitava nei pressi di San Babila e che non lesinò sulle offerte per il suo «Domo». Sono questi alcuni dei protagonisti di una storia avvincente ricostruita da Martina Saltamacchia nel volume «Milano. Un popolo e il suo Duomo», quasi duecento pagine che le edizioni Marietti 1820 mandano ora in stampa corredate da splendide immagini.
Ricercatrice alla Rutgers University, nel New Jersey, Saltamacchia ha indagato tra gli antichi documenti per ricostruire la genesi della nostra cattedrale. Chi ha pagato l’infinita fabbrica del Duomo? «El principio dil domo di Milano» – come si legge in una targa posta nella cattedrale – risale al 1386, ma chi ha contribuito davvero alla sua lunga costruzione? Spulciando i registri della Veneranda Fabbrica, la studiosa ha ricostruito una vicenda nella quale i denari si mescolano con la generosità, il salario con il volontariato, la mentalità pratica dei milanesi con il loro attaccamento sincero alla chiesa. La costruzione del Duomo è tutto questo. Sono gli ebdomadali, i quattro deputati del consiglio della Fabbrica che raccoglievano, con turni settimanali (da cui il nome) le offerte dei credenti presso il vecchio altare della chiesa di Santa Maria Maggiore su cui si stava erigendo la cattedrale. Sono i ceppi di legno posti nei crocevia più frequentati, affinché i milanesi potessero lasciare un’elemosina utile all’edificazione della chiesa. Sono le cassette di metallo esposte in strada per raccogliere fondi, le questue che i sacerdoti meneghini erano caldeggiati a fare di casa in casa, con particolare attenzione alle dimore nobiliari. Ma sono anche i trionfi, le ricche e maestose processioni che dalle sei porte della città si spingevano fin verso il duomo: con quadri viventi su temi sacri, radunavano una folla attenta e pronta a lasciare una donazione. Il Duomo nasce anche grazie all’arcivescovo Antonio di Saluzzo che nel 1386 fece un «appello alla carità» a tutti i milanesi.

Nel bel libretto edito da Martinetti 1820 si scopre che le piccole somme sono state l’entrata maggiore
Non limitiamo il discorso al denaro: vesti, oggetti preziosi, doni in natura venivano offerti dai fedeli e rivenduti dal tesoriere della Veneranda Fabbrica per ricavarne il necessario. E se Gian Galeazzo Visconti merita una menzione speciale (durante il suo governo mise 3mila fiorini all’anno di tasca sua per far procedere i lavori), la studiosa ha dimostrato che nell’anno 1400 le piccole donazioni costituirono il 90% delle offerte registrate, pari a un terzo del totale. «Fu un Duomo costruito dal popolo», conclude Martina Saltamacchia. Non solo per la quantità delle offerte: gli operai lavoravano per 3 soldi al giorno (i mastri per otto) ma in molti non chiedevano nulla. Per tanti milanesi del medioevo lavorare come volontari per edificare la propria chiesa era un onore. Se oggi ammiriamo le guglie dobbiamo dire grazie anche a loro.

Martina Saltamacchia: « Spinta dal desiderio di capire chi davvero aveva finanziato la costruzione del Duomo, mi sono imbattuta in un prezioso manoscritto inedito quattrocentesco, il Registro delle oblazioni. In esso, anno per anno, giorno dopo giorno, i deputati della Fabbrica del Duomo annotavano minuziosamente ogni donazione, umile o cospicua che fosse: qui trovava posto l’esorbitante legato del ricco mercante come la formaggetta del contadino. Accanto alla descrizione del dono, spesso veniva menzionato il donatore, con qualche cenno sulla sua vita e il motivo della sua elargizione. (…) ».

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Il segreto del beato Nunzio Sulprizio

Posté par atempodiblog le 20 octobre 2011

Il segreto del beato Nunzio Sulprizio dans Riflessioni 30jsm6p

La sua infanzia, ad esempio, orfana e povera, segnata da tanta tristezza, non ci invita alla meditazione immensa, conturbante per chi non è della scuola di Cristo, sul mistero del dolore innocente? e come da un’infanzia, sulla quale dev’essersi accumulato il senso pesante della solitudine, della miseria, della brutalità, non è scaturita, come di solito avviene, una psicologia malata e ribelle, un’adolescenza insolente e corrotta? come mai tutta questa vita giovanile infelice e mancata fiorisce fin dai primi anni in innocente, paziente e sorridente bontà? Poi v’è il problema fondamentale della sua religiosità: donde una pietà così viva, così sicura, così perseverante, così personale? basta a spiegarla quel po’ d’educazione religiosa che poteva dare a quel tempo una parrocchia abruzzese perduta sui monti? o vi è una religiosità di popolo, connaturata ed inconscia, che in Nunzio Sulprizio si manifesta con ingenua pienezza? ovvero fu grande maestra l’umile nonna paesana, ch’ebbe cura per alcun tempo dell’orfano e senza forse saperlo svelò a quell’animo sofferente e sensibile le prime note del divino colloquio? Resta davvero da esaminare la formazione religiosa del giovane illetterato; e può darsi che l’esame ci porti a riconoscere la ricchezza spirituale della tradizione religiosa locale, ch’è poi quella di gran parte della gente italiana, tradizione tanto degna di rispetto, anche se talora manifestata in forme ora discutibili di culto popolare. E può darsi ancora, e sarà la scoperta migliore, che ci capiti di avvertire l’azione del divino Maestro invisibile, che, come in molte altre vite di Santi s’incontra, fa lui dell’anima pura e iniziata dal dolore al raccoglimento l’alunna privilegiata, che non dai libri, non dalla voce di maestro esteriore, ma da certa nascente scienza interiore impara le verità della fede ed i misteri del regno di Dio. Cosi vi sarà il problema della capacità di questo giovanetto malato e infelice a capire oltre il proprio bisogno quello degli altri, oltre il proprio dolore il dolore altrui.

La pazienza, la mansuetudine, la carità premurosa e servizievole di questo adolescente incurabile e zoppicante si possono, sì, narrare e descrivere; la comparsa d’un Colonnello dal cuore d’ oro fa grande figura nella sua breve storia; ma, umanamente parlando, quella bontà resta inesplicabile; essa ci avverte cioè che anche qui siamo davanti al segreto dell’ottimo Nunzio, il segreto che appunto noi cercavamo, quello della sua santità.

Paolo VI

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Davanti a Dio

Posté par atempodiblog le 9 octobre 2011

Davanti a Dio dans Citazioni, frasi e pensieri Jean-Marie-Baptiste-Vianney-Curato-d-Ars

Ho ricevuto due lettere della stessa forza: in una si diceva che ero un grande santo, nell’altra che ero un ipocrita. La prima non mi aggiunge niente, la seconda non mi toglie niente: davanti a Dio si è quel che si è e nulla di più.

S. Giovanni M. Vianney – Curato d’Ars

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Il nome: la scelta di un patrono

Posté par atempodiblog le 2 octobre 2011

Il nome: la scelta di un patrono dans Citazioni, frasi e pensieri SS-Angelo-Custode

Pochi pensano al fatto che il nome, in effetti, non è solo un nome, ma anche la scelta di un patrono, di un santo, che è già in cielo. Si sceglie il nome di un uomo che è riuscito a realizzare la sua vita in armonia col progetto di Dio e si pone il bambino sotto la sua protezione. [...] Il giorno della nascita di un bambino è anche la festa di una madre, perché ella vive allora una grande giornata, partecipa al mistero della creazione, è strumento della potenza creatrice di Dio! L’onomastico invece è la festa del bambino, che deve ricordarsi del suo patrono e può sempre avvalersi del suo aiuto. Il patrono ha dei doveri nei confronti delle persone poste  sotto la sua protezione.

Wanda Póltawska

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Un riparo sicuro sotto il Suo Amore

Posté par atempodiblog le 26 septembre 2011

Un riparo sicuro sotto il Suo Amore dans Citazioni, frasi e pensieri Ges-Misericordioso

Pensa a una persona che si mettete davanti a un’altra e con il suo corpo la copre completamente, così che nessuno possa scorgere chi si nasconde dietro: allo stesso modo Gesù Cristo nasconde il tuo peccato con il suo corpo santo. [...] Li nasconde letteralmente.

Pensa a una chioccia che, preoccupata, nel momento del pericolo raccoglie i pulcini sotto le proprie ali, li copre, ed è pronta a dare la sua vita piuttosto che privarli di quel riparo che ne rende impossibile la vista all’occhio del nemico: allo stesso modo egli nasconde il tuo peccato.

Allo stesso modo: perché anch’egli è preoccupato, infinitamente preoccupato nell’amore; darà la sua stessa vita prima di privarti di questo riparo sicuro sotto il suo amore. Prima darà la sua vita, anzi no, proprio per questo ha dato la sua vita, per assicurarti un riparo sicuro sotto il suo amore.

Sören Kierkegaard

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L’unica strada

Posté par atempodiblog le 25 septembre 2011

L'unica strada dans Antonio Socci gesdinazareth

Una notizia
“Se c’è un delitto che una religione può compiere è quello di dire: ‘io sono l’unica strada’”.
E’ una frase sorprendente di don Giussani che, subito dopo, ancor più sorprendentemente, aggiungeva: “E’ esattamente ciò che pretende il cristianesimo”.
Quale conclusione trarne? Che Giussani giudicava “delittuoso” il cristianesimo? Non siate frettolosi.
Da vero maestro di razionalità egli spalanca un orizzonte affascinante. Dice infatti: “Non è ingiusto sentirsi ripugnare di fronte a tale affermazione (che, cioè, una religione si ponga come ‘unica strada’, nda). Ingiusto sarebbe non domandarsi il motivo di tale pretesa”.
Così – spiega Massimo Camisasca nel volume “Don Giussani”, [...] – il sacerdote lombardo “ci invita a porre la domanda adeguata: non dobbiamo chiederci che cosa sia giusto o ingiusto, ma che cosa sia accaduto”.
Ovvero, è possibile che Dio si sia davvero incarnato e sia diventato una compagnia permanente per l’uomo?
Infatti, conclude Giussani, “se fosse accaduto, questa strada sarebbe l’unica… perché l’avrebbe tracciata Dio”.
Cosicché “tutto si riduce a rispondere alla domanda: chi è Gesù?”. E’ lui infatti l’unico che abbia avanzato tale inaudita pretesa nella storia. E, per il solo fatto che questa notizia si propaga da duemila anni e ci ha raggiunto, non c’è niente di più importante che verificarne la fondatezza.
Verifica che – ripeteva Giussani – è possibile fare solo mettendosi totalmente in gioco, con la propria stessa vita. “Vieni e vedi”. E’ l’avventura che un grande intellettuale, Agostino d’Ippona, ha vissuto e ha raccontato nelle “Confessioni”.

Sentieri interrotti?
Un acuto intellettuale laico di oggi, presentando nel 2001 proprio un libro di Giussani, fissava lo sguardo su Gesù, nell’episodio evangelico dell’adultera perdonata, e osservava: “Se Dio esiste, se esiste una rivelazione, è impossibile che non sia questa. Solo qui c’è questa commossa solidarietà con l’umano. Si può non credere, ma tutto questo è incomparabile”.
L’intellettuale che pronunciava queste parole, profonde e toccanti, era Ernesto Galli Della Loggia.

Antonio Socci

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Maria santissima è l’eco ammirabile di Dio

Posté par atempodiblog le 21 septembre 2011

Radio Maria

Maria santissima è l’eco ammirabile di Dio. Quando si grida: “Maria”, non risponde altro che: “Dio”, e quando la si saluta “Beata” con S. Elisabetta, ella non fa che esaltare Dio. Se i falsi maestri, di cui tanto ha abusato il demonio perfino nella preghiera, avessero saputo trovare Maria e per mezzo di Maria Gesù, e per mezzo di Gesù Dio, non avrebbero dato tante solenni cantonate. Una volta che per mezzo di Maria si è trovato Gesù e per mezzo di Gesù Dio Padre, si ha ogni bene, come dicono le anime sante. E dicendo ogni bene si comprende tutto: ogni grazia e amicizia presso Dio, la difesa dai nemici di Dio, la verità contro la menzogna, la facilità a vincere le difficoltà sul cammino della salvezza, la gioia e la dolcezza nelle amarezze della vita.

San Luigi Maria Grignion da Montfort

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