Il segreto del beato Nunzio Sulprizio

Posté par atempodiblog le 20 octobre 2011

Il segreto del beato Nunzio Sulprizio dans Riflessioni 30jsm6p

La sua infanzia, ad esempio, orfana e povera, segnata da tanta tristezza, non ci invita alla meditazione immensa, conturbante per chi non è della scuola di Cristo, sul mistero del dolore innocente? e come da un’infanzia, sulla quale dev’essersi accumulato il senso pesante della solitudine, della miseria, della brutalità, non è scaturita, come di solito avviene, una psicologia malata e ribelle, un’adolescenza insolente e corrotta? come mai tutta questa vita giovanile infelice e mancata fiorisce fin dai primi anni in innocente, paziente e sorridente bontà? Poi v’è il problema fondamentale della sua religiosità: donde una pietà così viva, così sicura, così perseverante, così personale? basta a spiegarla quel po’ d’educazione religiosa che poteva dare a quel tempo una parrocchia abruzzese perduta sui monti? o vi è una religiosità di popolo, connaturata ed inconscia, che in Nunzio Sulprizio si manifesta con ingenua pienezza? ovvero fu grande maestra l’umile nonna paesana, ch’ebbe cura per alcun tempo dell’orfano e senza forse saperlo svelò a quell’animo sofferente e sensibile le prime note del divino colloquio? Resta davvero da esaminare la formazione religiosa del giovane illetterato; e può darsi che l’esame ci porti a riconoscere la ricchezza spirituale della tradizione religiosa locale, ch’è poi quella di gran parte della gente italiana, tradizione tanto degna di rispetto, anche se talora manifestata in forme ora discutibili di culto popolare. E può darsi ancora, e sarà la scoperta migliore, che ci capiti di avvertire l’azione del divino Maestro invisibile, che, come in molte altre vite di Santi s’incontra, fa lui dell’anima pura e iniziata dal dolore al raccoglimento l’alunna privilegiata, che non dai libri, non dalla voce di maestro esteriore, ma da certa nascente scienza interiore impara le verità della fede ed i misteri del regno di Dio. Cosi vi sarà il problema della capacità di questo giovanetto malato e infelice a capire oltre il proprio bisogno quello degli altri, oltre il proprio dolore il dolore altrui.

La pazienza, la mansuetudine, la carità premurosa e servizievole di questo adolescente incurabile e zoppicante si possono, sì, narrare e descrivere; la comparsa d’un Colonnello dal cuore d’ oro fa grande figura nella sua breve storia; ma, umanamente parlando, quella bontà resta inesplicabile; essa ci avverte cioè che anche qui siamo davanti al segreto dell’ottimo Nunzio, il segreto che appunto noi cercavamo, quello della sua santità.

Paolo VI

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Davanti a Dio

Posté par atempodiblog le 9 octobre 2011

Davanti a Dio dans Citazioni, frasi e pensieri Jean-Marie-Baptiste-Vianney-Curato-d-Ars

Ho ricevuto due lettere della stessa forza: in una si diceva che ero un grande santo, nell’altra che ero un ipocrita. La prima non mi aggiunge niente, la seconda non mi toglie niente: davanti a Dio si è quel che si è e nulla di più.

S. Giovanni M. Vianney – Curato d’Ars

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Il nome: la scelta di un patrono

Posté par atempodiblog le 2 octobre 2011

Il nome: la scelta di un patrono dans Citazioni, frasi e pensieri SS-Angelo-Custode

Pochi pensano al fatto che il nome, in effetti, non è solo un nome, ma anche la scelta di un patrono, di un santo, che è già in cielo. Si sceglie il nome di un uomo che è riuscito a realizzare la sua vita in armonia col progetto di Dio e si pone il bambino sotto la sua protezione. [...] Il giorno della nascita di un bambino è anche la festa di una madre, perché ella vive allora una grande giornata, partecipa al mistero della creazione, è strumento della potenza creatrice di Dio! L’onomastico invece è la festa del bambino, che deve ricordarsi del suo patrono e può sempre avvalersi del suo aiuto. Il patrono ha dei doveri nei confronti delle persone poste  sotto la sua protezione.

Wanda Póltawska

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Un riparo sicuro sotto il Suo Amore

Posté par atempodiblog le 26 septembre 2011

Un riparo sicuro sotto il Suo Amore dans Citazioni, frasi e pensieri Ges-Misericordioso

Pensa a una persona che si mettete davanti a un’altra e con il suo corpo la copre completamente, così che nessuno possa scorgere chi si nasconde dietro: allo stesso modo Gesù Cristo nasconde il tuo peccato con il suo corpo santo. [...] Li nasconde letteralmente.

Pensa a una chioccia che, preoccupata, nel momento del pericolo raccoglie i pulcini sotto le proprie ali, li copre, ed è pronta a dare la sua vita piuttosto che privarli di quel riparo che ne rende impossibile la vista all’occhio del nemico: allo stesso modo egli nasconde il tuo peccato.

Allo stesso modo: perché anch’egli è preoccupato, infinitamente preoccupato nell’amore; darà la sua stessa vita prima di privarti di questo riparo sicuro sotto il suo amore. Prima darà la sua vita, anzi no, proprio per questo ha dato la sua vita, per assicurarti un riparo sicuro sotto il suo amore.

Sören Kierkegaard

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L’unica strada

Posté par atempodiblog le 25 septembre 2011

L'unica strada dans Antonio Socci gesdinazareth

Una notizia
“Se c’è un delitto che una religione può compiere è quello di dire: ‘io sono l’unica strada’”.
E’ una frase sorprendente di don Giussani che, subito dopo, ancor più sorprendentemente, aggiungeva: “E’ esattamente ciò che pretende il cristianesimo”.
Quale conclusione trarne? Che Giussani giudicava “delittuoso” il cristianesimo? Non siate frettolosi.
Da vero maestro di razionalità egli spalanca un orizzonte affascinante. Dice infatti: “Non è ingiusto sentirsi ripugnare di fronte a tale affermazione (che, cioè, una religione si ponga come ‘unica strada’, nda). Ingiusto sarebbe non domandarsi il motivo di tale pretesa”.
Così – spiega Massimo Camisasca nel volume “Don Giussani”, [...] – il sacerdote lombardo “ci invita a porre la domanda adeguata: non dobbiamo chiederci che cosa sia giusto o ingiusto, ma che cosa sia accaduto”.
Ovvero, è possibile che Dio si sia davvero incarnato e sia diventato una compagnia permanente per l’uomo?
Infatti, conclude Giussani, “se fosse accaduto, questa strada sarebbe l’unica… perché l’avrebbe tracciata Dio”.
Cosicché “tutto si riduce a rispondere alla domanda: chi è Gesù?”. E’ lui infatti l’unico che abbia avanzato tale inaudita pretesa nella storia. E, per il solo fatto che questa notizia si propaga da duemila anni e ci ha raggiunto, non c’è niente di più importante che verificarne la fondatezza.
Verifica che – ripeteva Giussani – è possibile fare solo mettendosi totalmente in gioco, con la propria stessa vita. “Vieni e vedi”. E’ l’avventura che un grande intellettuale, Agostino d’Ippona, ha vissuto e ha raccontato nelle “Confessioni”.

Sentieri interrotti?
Un acuto intellettuale laico di oggi, presentando nel 2001 proprio un libro di Giussani, fissava lo sguardo su Gesù, nell’episodio evangelico dell’adultera perdonata, e osservava: “Se Dio esiste, se esiste una rivelazione, è impossibile che non sia questa. Solo qui c’è questa commossa solidarietà con l’umano. Si può non credere, ma tutto questo è incomparabile”.
L’intellettuale che pronunciava queste parole, profonde e toccanti, era Ernesto Galli Della Loggia.

Antonio Socci

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Maria santissima è l’eco ammirabile di Dio

Posté par atempodiblog le 21 septembre 2011

Radio Maria

Maria santissima è l’eco ammirabile di Dio. Quando si grida: “Maria”, non risponde altro che: “Dio”, e quando la si saluta “Beata” con S. Elisabetta, ella non fa che esaltare Dio. Se i falsi maestri, di cui tanto ha abusato il demonio perfino nella preghiera, avessero saputo trovare Maria e per mezzo di Maria Gesù, e per mezzo di Gesù Dio, non avrebbero dato tante solenni cantonate. Una volta che per mezzo di Maria si è trovato Gesù e per mezzo di Gesù Dio Padre, si ha ogni bene, come dicono le anime sante. E dicendo ogni bene si comprende tutto: ogni grazia e amicizia presso Dio, la difesa dai nemici di Dio, la verità contro la menzogna, la facilità a vincere le difficoltà sul cammino della salvezza, la gioia e la dolcezza nelle amarezze della vita.

San Luigi Maria Grignion da Montfort

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Anniversario della stimmatizzazione di padre Pio

Posté par atempodiblog le 20 septembre 2011

Anniversario della stimmatizzazione di padre Pio  dans Libri padrepio

“Il 20 settembre 1918 dopo la celebrazione della Messa, trattenendomi a fare il dovuto ringraziamento nel Coro tutt’a un tratto fui preso da un forte tremore, poi subentrò la calma e vidi Nostro Signore in atteggiamento di chi sta in croce, ma non mi ha colpito se avesse la Croce, lamentandosi della mala corrispondenza degli uomini, specie di coloro consacrati a Lui e più da lui favoriti. Di qui si manifestava che Lui soffriva e che desiderava di associare delle anime alla sua Passione. M’invitava a compenetrarmi dei suoi dolori e a meditarli: nello stesso tempo occuparmi per la salute dei fratelli. In seguito a questo mi sentii pieno di compassione per i dolori del Signore e chiedevo a lui che cosa potevo fare. Udii questa voce: ‘Ti associo alla mia Passione’. E in seguito a questo, scomparsa la visione, sono entrato in me, mi son dato ragione e ho visto questi segni qui, dai quali gocciolava il sangue. Prima nulla avevo”.

Padre Pio a Monsignor Rossi
Tratto da: “Padre Pio sotto inchiesta. L’ ‘autobiografia’ segreta” – Don Francesco Castelli

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“Nostro Signore vuole che gli parliamo e Lui a sua volta ci parlerà”

Posté par atempodiblog le 17 septembre 2011

“Nostro Signore vuole che gli parliamo e Lui a sua volta ci parlerà” dans Fede, morale e teologia San-Pietro-Giuliano-Eymard

Nostro Signore vuole che gli parliamo e Lui a sua volta ci parlerà. Chiunque può dialogare con il Signore. Non è forse venuto per tutti ? Non ci ha forse detto: Venite a me voi tutti? 1. (Mt 11. 28)

Questo colloquio tra il Signore e l’Anima è la vera adorazione. Va da nostro Signore così come sei: La tua preghiera sia spontanea e naturale. Prima di servirti di un libro, da fondo alla tua riserva di Pietà e di Amore; prediligi il Libro inesauribile dell’Umile Amore.

Se la mente è fuorviata o i sensi si assopiscono, un buon libro che ti rimetta in carreggiata sarà certamente utile; ricordati però che il Maestro preferisce la povertà del nostro cuore ai più sublimi pensieri ed agli slanci d’amore presi a prestito da altri. Il Signore vuole il tuo cuore, non quello altrui; desidera l’espressione e la preghiera del tuo cuore come manifestazione diretta che lo ami.

Sarà spesso il frutto di un sottile amor proprio, di impazienza o svogliatezza non voler presentarsi al Signore con la propria miseria o con una povertà umiliata. Eppure, è quanto Nostro Signore preferisce a tutto il resto; questo ama, questo benedice. Se ti senti arido, rendi gloria alla grazia di Dio, senza di cui non puoi nulla; spalanca allora l’Anima verso il Cielo, come il fiore dischiude il calice all’alba per accogliere la rugiada fecondatrice. Ti senti del tutto impotente, la mente nel buio, il cuore schiacciato dal peso del suo nulla, il corpo dolente? Adora da povero. Sguscia fuori dalla tua povertà, e va a stabilirti in Nostro Signore, offrigli la tua pochezza perché Lui la arricchisca. Sarà un capolavoro degno della sua gloria.

A volte una nera tentazione ti potrà sconquassare e incupirti: senti che tutto in te si ribella e ti spinge ad abbandonare l’adorazione, insinuando che invece di servire Dio non fai che offenderlo e disonorarlo. Non ascoltare quella subdola voce; la tua è adorazione autentica, l’adorazione di chi lotta e resta fedele a Gesù contro sé stesso. Non è affatto vero che tu sia sgradito al Signore; al contrario, rallegri il Maestro che ti sta guardando e ha permesso a satana di turbarti. In quel momento Dio si aspetta l’omaggio della perseveranza.

Fiducia, semplicità ed amore siano i sentieri per cui giungerai all’adorazione. Vuoi essere felice in amore? Vivi continuamente nella bontà di Gesù Cristo, che è sempre nuova per noi; in Lui segui il lavoro del suo amore su di te. Contempla la bellezza delle sue virtù, la luminosità del suo amore piuttosto che le sue vampe; in noi il fuoco dell’amore fa presto a sparire, mentre rimane la sua verità.

Inizia la tua adorazione con un atto di amore e apri la tua anima all’azione divina. Sai perché ti incagli per via? Perché se non si prende l’avvio con l’amore si sbaglia senz’altro rotta. Guarda il bambino: non abbraccia forse la mamma prima di obbedirle? L’amore è l’unica porta del cuore. Ma vuoi essere nobile in amore? Parla all’amato di lui stesso. parla a Gesù del suo Padre Celeste ch’egli tanto ama, parlagli delle opere che compì per la sua gloria; allieterai il suo cuore e ti amerà maggiormente.

Soffermati con Gesù a contemplare il suo amore per tutti gli uomini: Il suo cuore e anche il tuo si dilateranno dì gioia e dì felicità. parla a Gesù della sua amatissima Madre e gli rinnoverai la gioia di un bravo figliolo; ricordagli i suoi santi, per glorificare la sua grazia in essi. Il vero segreto dell’amore sta nel dimenticarsi come fece san Giovanni Battista, proteso solo ad esaltare ed a glorificare il Signore Gesù. L’amore autentico non guarda quello che dà, ma ciò che merita l’Amato.

In cambio Gesù, contento di te, porterà su di te il colloquio; ti manifesterà il suo amore, ed il tuo cuore sboccerà ai raggi di quel sole come il fiore raggrinzito dall’umidità notturna si schiude alla luce calda del giorno. La sua tenera voce ti penetrerà dentro come il fuoco in una materia infiammabile. Tu esclamerai come la sposa del cantico: dolcezza é il suo palato; egli e tutto delizie! (C t 5.16) Allora lo ascolterai silenzioso o, meglio, con l’amore più forte e soave. Ecco, puoi venire nel Cuore di Gesù. L’Amore te ne ha dischiuso la porta: entra, ama, adora.

(Da “La Divina Eucaristia” di San Pier Giuliano Eymard. La Divine Eucharistie, Poussielgue, Parigi,1873.)

Fonte: Luci sull’Est

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Uniti nella preghiera per Caterina

Posté par atempodiblog le 12 septembre 2011

Due anni fa, nel giorno del nome di Maria, Caterina Socci entrò in coma dopo un arresto cardiaco… anche se la situazione adesso è migliorata, continuiamo a pregare perché la Madonna la restituisca totalmente guarita all’affetto dei suoi cari.

Uniti nella preghiera per Caterina dans Antonio Socci caterinasocci

Antonio Socci*:

[...] Quanto è grande il dolore del mondo… Uno sconfinato e sconsolato panorama di sofferenze ci è apparso all’improvviso. Quanti afflitti da confortare, quante lacrime da asciugare…
Si può sostenere tutto questo solo fissando lo sguardo su Colui che davvero sostiene tutta l’afflizione umana sulle sue spalle, che la porta al Golgota e infine vince il Male e asciuga ogni lacrima…
Perché davvero Egli ha misericordia di tutti… di tutti…
Quanto amore avvolge l’umanità ferita, quanti santi sconosciuti a tutti. Quanti piccoli e semplici che fasciano ferite e sono l’abbraccio di Gesù e sono la carezza del Nazareno…
E’ specialmente Lei, la Madre di Dio, che, oggi come a Cana, vede il dramma di ciascuno prim’ancora che l’interessato se ne accorga… E’ Lei che previene e soccorre prima di tutti perché Lei è veramente Madre. Di ciascuno di noi! Sempre! Soprattutto nei momenti che sembrano più bui… Lei non ci abbandona mai!

*Tratto da:  Antonio Socci – Caterina. Diario di un padre nella tempesta  Ed. Rizzoli

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Guadagnare un fratello

Posté par atempodiblog le 3 septembre 2011

Guadagnare un fratello dans Commenti al Vangelo Don-Fabio-Rosini

All’interno del discorso cosiddetto ecclesiale, ecclesiastico, comunitario, dove Gesù affronta il problema della relazione interna nella comunità. Ed è questo un brano celeberrimo… se il fratello commette una colpa contro di te, va e ammoniscilo fra te e lui solo, se ti ascolterà avrai guadagnato il fratello, se non ti ascolterà prendi ancora una o due persone, e se non ti ascolta ancore dillo alla comunità e se non ascolta neanche la comunità  sia per te un pagano o un pubblicano.

La nostra interpretazione classica è questa: c’è qualcuno che ha fatto qualcosa di sbagliato contro di te… molto spesso la gente ti rimprovera delle cose che non hai fatto contro di loro, ma, insomma, perché ha bisogno di rimproverare qualcuno; quello è  un rimprovero così… ‘sfuso’, a disposizione della gente che normalmente ha tanta gioia nel praticare. No, qui si tratta di una relazione interpersonale, nella relazione interpersonale c’è stato un errore grave, una colpa, qui non parliamo di una sbadataggine, qui parliamo di qualcosa di grave, di qualcosa che ha sostanza. Ecco, va e ammoniscilo tra te e lui solo. E quindi, prima cosa, di parlargli di persona. Non ti ascolta… prendere qualcuno con cui parlargli. Non ti ascolta… rendere la cosa  più forte con la comunità cristiana, di fronte a tutti. Non ti ascolta? A quel punto, allora, bisogna escluderlo, sia per te come un pagano o un pubblicano.

Bene, dobbiamo dire due cose: la prima è che normalmente la prassi è la prassi contraria, cioè nella prassi anche ecclesiale dobbiamo lamentare che il processo è inverso, se qualcuno ha qualcosa contro di te prima lo dice a tutti, poi lo dice a qualcuno che ti conosce e poi tu lo vieni a sapere per interposta persona. Questa è la prassi antievangelica di molte comunità di vario genere, ecco.  Questa è una logica che andrebbe rimarcata perché questo fatto anche se forse non è  pertinente in questo mio commento, ma va da sé che purtroppo questa è la grave strategia comune con cui andiamo avanti. Ma più importante e più autorevole, diciamo così, come commento: la logica è un po’ diversa sotto il punto di vista proprio del testo a riguardo del fatto che, innanzitutto, noi dobbiamo prendere un termine che qui non  possiamo sottovalutare: “guadagnare un fratello”.

“Guadagnare un fratello”, il fratello era perso. Guadagnarlo. Ha commesso una colpa, il problema non è che mi sia fatta giustizia, ma che ho perso un fratello. Se questo fratello si è comportato così male con me, non mi pensa più fratello, parlare fra te e lui, non  perché così ti sarà fatta giustizia, ce l’abbiamo fatta! …No! Perché tu guadagni un fratello, questo è il valore fondamentale. Un fratello! Chi può permettersi di perdere un fratello? La strategia infatti che  dovremmo capire di questo testo  richiede che noi rispondiamo a questa domanda: ma c’è qualcuno degli ascoltatori che si può permettere di perdere un fratello? O io stesso che parlo mi posso permettere di perdere un fratello?  Può essere la mia vita la stessa avendo perso un fratello?  Carne della mia carne o fratello perché legato a me dalla fede, io posso farne senza? Abbiamo questa abbondanza, veramente ce lo possiamo permettere senza danno? E’ una cosa che faremo senza  micronizzarci? Possiamo chiudere i rapporti così facilmente? Forse non ce lo possiamo permettere. Forse non possiamo permetterci di presentarci davanti al Signore senza i nostri fratelli. Il Signore Gesù  che per guadagnare i suoi fratelli ha dato la vita ci insegnerà la tecnica  per guadagnare un fratello.

Questo è il punto perché quando una persona ti si avvicina per criticarti o per dirti qualche cosa che a suo avviso hai sbagliato si capisce subito se si avvicina perché vuole guadagnarti come fratello o perché semplicemente ha un animo acidulo nei tuoi confronti. Se una critica è fatta perché mi vuoi bene lo percepisco subito. Stiamo parlando al fratello che critica, noi siamo tutti il fratello che critica, non dobbiamo pensare al fratello che è criticato come l’oggetto della predicazione di questo Vangelo. Dobbiamo gestire il nostro rapporto con gli errori altrui. Qui non c’è da rivendicare come gli altri ci trattano, ma avvicinarci agli altri che forse ci hanno trattato male e forse hanno sbagliato con noi… di guadagnarli, per ritrovare fraternità. Allora parla con lui, aprirgli il cuore… per guadagnarlo. Non ti ascolta prendi delle altre persone perché altre persone gli dicano “ma guarda che ti vuole guadagnare come fratello”  e dillo di fronte alla comunità, se ancora davanti a poche persone non lo guadagni, lo voglio dire davanti a tutti che ti voglio guadagnare come fratello che non posso vivere senza trovar pace con te. Senza dirti “ma non può essere questo che hai fatto tra me e te, non può passare” perché io e te siamo fratelli e la cosa più interessante e se non ascolta nemmeno in quel caso, se non lo guadagno  neanche così come lo guadagni? Sia per te come il pagano e il pubblicano.

Ecco se vogliamo trarre da questo testo la sana e opportuna pratica grave che la Chiesa usa solamente in casi estremi  della scomunica dell’esclusione dalla comunità cristiana, noi possiamo trarre questa pratica della Chiesa dai testi paolini, è san Paolo che parla di queste cose come cose terapeutiche atte a recuperare un fratello magari attraverso una strategia brusca, dura, perché bisogna svegliare il fratello che non si rende conto di quello che sta facendo; ma da questo testo questa pratica non  si lascia compiutamente trovare perché la categoria del pagano e del pubblicano nel Vangelo di Matteo non sono gli esclusi, ma coloro da amare.

Il pagano o il pubblicano è colui che deve essere amato. Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano dice lo stesso Vangelo di Matteo al capitolo sesto, settimo, quinto… nei termini in cui viene portata avanti la proclamazione del Regno dei Cieli, il Discorso della Montagna… Ovverosia, tu cerchi di guadagnarlo e cerchi di parlare con lui, cerchi di portare qualcuno che ti aiuti , cerchi di dirlo pubblicamente che tu non hai niente contro di lui e che lo vuoi guadagnare e che lo vuoi recuperare… Non accetta? A quel punto lo ami così com’è. Lo ami pagano, pubblicano… Dai la vita per lui perché con alcune persone, per esempio, bisogna parlare di Cristo e con qualcun altro bisogna esserLo… Gesù Cristo.  Con alcune persone bisognerà collaborare e ad altre bisognerà dare amore gratuito. Collaborare finché si può, ma quando non si può collaborare accogliere… amare per come sono le persone. Come potremmo pensare che subito un torto da qualcuno Cristo ci autorizzi ad escluderlo dalla comunità cristiana perché costui non si è pentito… Lui che per noi è morto in croce.

Come possiamo pensare che sia diversa questa parola? Come possiamo pensare che questa parola autorizzi l’esclusione? Altro è la prassi sacramentale dovuta e opportuna di riconoscere quando una persona può essere ammessa ai sacramenti e quando no. Lo stato di incoerenza sacramentale di alcune persone che purtroppo hanno una condizione che vanno curate, accolte e appunto amate per come sono… ma è un altro discorso la relazione fraterna, il guadagnare il fratello… resta sempre e comunque con chiunque e noi siamo chiamati alla strategia del pagano e del pubblicano ovvero a stare così di fronte a loro… come qualcuno che va amato ormai senza condizioni, senza pretendere che l’altro capisca. A quel punto lo ami per come è.

Don Fabio Rosini (catechesi audio)

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Il primato della grazia e il rischio del fariseismo

Posté par atempodiblog le 3 septembre 2011

Il primato della grazia e il rischio del fariseismo dans Antonio Socci padrepio

Un giorno va a confessarsi da lui un figlio spirituale. Alla fine gli dice che c’è laggiù in fondo alla chiesa un’altro dei figli spirituali di Padre Pio che lo ha avvicinato, tutto angosciato, perché intercedesse per lui: l’aveva combinata molto grossa, sul piano morale, era distrutto dai sensi di colpa, voleva confessarsi, ma temeva che il padre gli facesse una scenata pubblica.
Padre Pio ascolta silenzioso e poi chiede a quel’“ambasciatore”: “Ma tu ti sei scandalizzato quando ti ha raccontato questo?”. E lui: “Beh, Padre, non le nascondo che la cosa mi ha molto sconcertato, essendo uno che sta sempre qua, che frequenta lei […]”. Al che Padre Pio dice: “Figlio mio, se Dio togliesse il suo dito dalla nostra testa, anche per un solo istante, credimi, io e te faremmo peggio di lui […] Vai, chiamalo, digli che venga subito […]”.
E a una sua figlia spirituale che lamentava le sue imperfezioni e la difficoltà a cambiare, suggeriva: “Tempo e pazienza. Pazienza con ciò che Dio ci manda; pazienza con noi stessi; pazienza con il prossimo. Pazienza è patire […]. Umiliati amorosamente davanti a Dio e agli uomini, perché Dio parla a chi tiene le orecchie basse. Ama il silenzio, perché il molto parlare non è esente da colpa. Ricordati che tutto ridonda in bene a coloro che amano sinceramente Iddio. Se Davide non avesse peccato, non avrebbe conquistato un’umiltà così profonda, né la Maddalena avrebbe tanto ardentemente amato Gesù”.

Antonio Socci – Il segreto di Padre Pio

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Quando la sofferenza si rivela una grazia

Posté par atempodiblog le 17 août 2011

Quando la sofferenza si rivela una grazia dans Citazioni, frasi e pensieri croce

« Dio chiede una più particolare partecipazione alla Croce per la redenzione del male del mondo. Dio desidera la purificazione dei nostri peccati. E il digiuno e la disciplina che non pratichiamo volontariamente, il Signore misericordioso ce li fa vivere attraverso questi dolori e queste privazioni. Ma lo scopo più grande di tali avvenimenti è di richiamarci, soprattutto nei momenti di lotta vertiginosa, che Lui solo è il Vero, Lui solo è la speranza ».

Don Luigi Giussani

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Mancanza di sentimenti cristiani

Posté par atempodiblog le 17 août 2011

Mancanza di sentimenti cristiani dans Padre Livio Fanzaga laconfessionedoveilcuor

Andiamo a ficcare il naso nelle curiosità, giudichiamo… ma chi prega per il pentimento dei peccatori? Chi ha pietà per il peccatore perduto (che è quella pecora in fondo al burrone)? Non è forse anche quella un’anima per la quale Cristo ha versato il Suo Sangue? Dobbiamo riflettere su queste cose perché ho visto mancanza di sentimenti cristiani e di visione cristiana. Non c’è delitto che Dio non possa perdonare (e non c’è delitto dal quale ci possiamo riscattare se la grazia non ci tocca il cuore). Queste sono le grandi vittorie di Dio.

Padre Livio Fanzaga

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Alessandra di Rudinì. Un’altra stupefacente conversione

Posté par atempodiblog le 11 août 2011

Solo il Cristianesimo dà la possibilità di porre tutte le proprie ansie e i propri limiti tra le tenere braccia di una Madre. La straordinaria esperienza di Alessandra di Rudinì.

Alessandra di Rudinì. Un'altra stupefacente conversione dans Riflessioni alessandradirudin

«L’abisso è davanti a me. L’umano cade. È caduto. E il divino sfugge. L’orrore di questo vuoto atroce non può essere detto da parola umana. Perché viviamo? Beato chi risponde con sicurezza alla domanda eterna!». Queste parole furono scritte da Alessandra di Rudinì (1876-1931), figlia del celebre Antonio Starabba-marchese di Rudinì, che fu anche Primo Ministro dello Stato italiano nel 1891-‘92 e dal 1896 al ‘98.

Una bellissima dama dell’alta società
Alessandra di Rudinì fu una donna bellissima e coltissima. Ammirata da tutti, era l’attrazione dei salotti dell’epoca. Visse inizialmente immersa nella vita mondana e decadente dell’alta aristocrazia italiana ed europea. Fu anche per tre anni l’amante di Gabriele D’Annunzio, che per lei lasciò Eleonora Duse.
Ma Alessandra di Rudinì, malgrado le apparenti gioie, le gratificazioni di sentirsi ammirata e al centro dell’attenzione di tutti, avvertiva in se stessa un profondo vuoto.

La conversione a Lourdes
Fu così che (era ancora bella e corteggiata) fece un’esperienza che le cambiò la vita. A Lourdes incontrò la salvezza di Maria Santissima, ma non una salvezza disincarnata, astratta, bensì vera e concreta. Fu testimone di un miracolo.
Una signora francese, completamente cieca, invocò la Madonna e guarì sotto i suoi occhi. E il celebre dottor Boissaire, il medico presidente dell’Ufficio che constatava i miracoli, le documentò, con prove ineccepibili, la straordinarietà di quello ch’era avvenuto sotto i suoi occhi.
Alessandra di Rudinì (aveva appena trent’anni) capì cosa contasse davvero nella vita. Si donò completamente al Signore. Dapprima iniziò a vivere la spiritualità carmelitana nella sua Villa sul Lago di Garda, poi decise di entrare nel Carmelo di Paray-le-Monial, in Francia. E da suora fondò tre carmeli: Valenciennes, Montmartre e Le Repoisoir in Alta Savoia.
Il Signore non chiede a tutti di colmare il proprio cuore con una scelta di consacrazione totale come lo chiese ad Alessandra di Rudinì. Non tutti ricevono questa vocazione. Ma di certo il Signore chiede che, nel cuore di ognuno, il posto principale sia occupato da Lui… perché solo così l’umano può evitare quella caduta, che è il fallimento del “vuoto atroce” di cui Alessandra faceva continuamente esperienza, pur nella “bellezza” di una vita in cui tutti la guardavano con ammirazione e desiderio.
Solo così l’esistenza dell’uomo può riempirsi del sapore del vero… per aprirsi al gusto della vita.
Alessandra di Rudinì aveva tutto, eppure le mancava la ricchezza più grande: la Risposta. Ecco il senso di quelle sue parole: “Beato chi risponde con sicurezza alla domanda eterna!” Inanellata di diamanti, desiderata da molti, coltissima, plurilingue… le mancava la conoscenza della Verità, una conoscenza che accompagnasse la sua vita per riempirla veramente. Le mancava la Risposta.
Aveva le ricchezze, ma non la Ricchezza. Ella trovò la Risposta e la vera ricchezza in Gesù… e il Signore la volle chiamare: Suor Maria di Gesù.

La specifica ricchezza del Cristianesimo
Ma – come abbiamo detto – il Mezzo attraverso cui avvenne questo miracolo fu Maria Santissima. Alessandra aveva fatto esperienza del fallimento della sua maternità. Aveva avuto due figli, che, rimasta vedova e per convivere con D’Annunzio, aveva affidati ad un Collegio di Gesuiti, ma in realtà li aveva abbandonati a se stessi: morirono giovani.
Solo una madre può aiutare qualsiasi fallimento… a maggior ragione quello di un’altra madre. Alessandra incontrò in Maria l’infinita Misericordia di Dio e la speranza di recuperare la propria vita trasformando gli errori commessi nelle virtù eccelse della dedizione a Dio e ai fratelli.
Una Mamma come speranza per i propri fallimenti, per evitare ogni caduta dell’umano. Convinciamoci: questo non c’è in nessun’altra religione. Solo il Cristianesimo è autorizzato a dirci che non si deve né si può mai perdere la speranza, perché solo il Cristianesimo pone l’amore materno come inizio e senso di tutto: una donna che dice di sì per diventare Mamma e da quel sì (non da altri sì) il dono della Salvezza.
San Bernardo di Chiaravalle sapeva bene che la Speranza è solo in Dio, ma aveva ben capito che la motivazione di questa speranza era tutta in Colei che aveva detto sì. Ed ecco perché egli amava dire: “Maria è l’unica ragione della mia speranza”. Verissimo. La speranza è in Dio, ma Colei che ci ha donato questa “speranza-in-Dio” è Maria. Dunque è Lei tutta la ragione della nostra speranza.
Andate a sfogliare qualsiasi manuale di storia delle religioni e scoprirete che da nessuna parte si presenta e si prospetta questa bellezza: poter riporre i propri errori, i propri limiti, le proprie ansie tra le braccia amorose di una Madre.

San Bernardo scrive magnificamente:«O Maria, tu sei la stella splendente… elevata sul mare maestoso e immenso della vita, dardeggiante di meriti e lucente di esempi. Quando, nell’instabilità continua della vita presente, mi accorgo di essere sballottato tra le tempeste senza punto sicuro dove appoggiarmi, tengo ben fisso lo sguardo al fulgore della tua stella per non essere spazzato via dagli uragani. Se insorgono i venti delle tentazioni e urto tra gli scogli delle tribolazioni, guardo alla stella e invoco te, Maria. Se l’ira, l’avarizia, la concupiscenza della carne squassano la navicella del mio spirito, guardo a te, Maria. Se l’ira, l’avarizia, la concupiscenza della carne squassano la navicella del mio spirito, guardo a te, Maria. Se, turbato per l’enormità dei miei delitti, confuso per il fetore della mia coscienza, atterrito per l’orrore del giudizio di Dio, comincio a precipitare nel baratro della tristezza e nell’abisso della disperazione, penso a te, Maria.
Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, a te penso, Maria, te invoco. O Maria, sii sempre nella mia bocca e nel mio cuore; e, per impetrare il soccorso della tua preghiera non dimentico i tuoi insegnamenti. Seguendo i tuoi esempi non mi smarrirò, invocandoti non perderò la speranza; pensando a te non cadrò nell’errore. Appoggiato a te non scivolerò; sotto la tua protezione non avrò paura di niente; con la tua guida, non mi stancherò; per il tuo beneplacito giungerò a destinazione; e così sperimenterò in me stesso ciò che significa il tuo nome, o Maria».

di Dino Focenti – Radici Cristiane

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Pedagogia cristiana del dolore innocente

Posté par atempodiblog le 10 août 2011

Pedagogia cristiana del dolore innocente dans Riflessioni dongnocchi

Nell’economia della redenzione cristiana, il dolore dell’uomo è complemento volutamente necessario del dolore e della morte redentrice di Cristo: « Compio nel mio corpo quello che manca alla passione di Cristo” (Col 1,24) e perché la redenzione di Cristo sia totale, ogni cristiano deve apportare ad essa il contributo della propria sofferenza.

La pedagogia cristiana del dolore tende anzitutto ad insegnare praticamente ai bimbi che il dolore non si deve tenerlo per sé, ma bisogna farne dono agli altri e che il dolore ha un grande potere sul cuore di Dio, di cui bisogna avvalersi a vantaggio di molti.

Opera dunque di estimazione e di spersonalizzazione del dolore, alla quale non è difficile giungere abituando il fanciullo a dirigere la sua pena o la sua rinuncia verso obiettivi concreti, quali si offrono ogni giorno alla sua sensibilità (per la guarigione di una persona cara, per i missionari lontani, per la conversione del babbo, per un compagno povero, per l’ottenimento di una grazia importante, per la cessazione di una guerra, per il Papa, per un condannato, per un assassino di cui parla la cronaca, ecc.).

Purché si tratti sempre di motivi reali, concreti e di interesse immediato per un bimbo.

Se tale interesse è alto, i fanciulli sanno arrivare alle vette della più alta poesia e del sacrificio.

Ricordo che, da giovane sacerdote, preparando un gruppo di bambini alla prima comunione ed avendo detto di fare qualche sacrificio per esserne degni, ci fu un bambino che andò a sbattere le mani e le braccia nude in un cespuglio di ortiche, riportandone una grave e pericolosa infezione generale; e quando io andai a trovarlo, nel suo lettino, aveva gli occhi così raggianti di luce sovrumana che non ebbi il coraggio di rimproverarlo del suo gesto sconsigliato né potei trattenermi dall’abbracciarlo, soggiogato da un senso di profondo rispetto e venerazione.

Orbene, il motivo più alto e più nobilitante, la meta più sublime e sublimatrice alla quale avviare il dolore del bimbo, come ogni altro dolore, è certamente Cristo crocifisso.

Quando un bambino sarà riuscito a comprendere la somiglianza che esiste tra il suo dolore e quello di Cristo, la preziosità che egli può conferire ad ogni sua sofferenza, per sé e per gli altri, inserendola in quella di Cristo, il dovere che egli ha di imitare il comportamento ed i sentimenti di Gesù nei momenti del dolore, con questo egli avrà toccato il centro più profondo e più inesplorato, il più originale ed operante di tutto il cristianesimo, quasi – direbbe Gratry – il “punto verginale” della dottrina di Cristo.

E quando si ha la ventura di “toccare” così da vicino Iddio, negli anni della giovinezza, il suo segno gaudioso resterà valido e indelebile per tutta la vita.

S’impone dunque all’educatore un’opera sottile di sublimazione e di santificazione del dolore innocente.

Ed a questa non si arriva se non attraverso il magistero arcano della Messa. E’ nella Messa quotidiana che il fiume del Sangue Divino si arricchisce per la confluenza dell’umano dolore ed è nel fiume divino che ogni stilla di sofferenza umana e di pianto acquista valore soprannaturale di redenzione e di Grazia.

Don Carlo Gnocchi
Tratto da: Parrocchia Spirito Santo Corsico

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