La storia dell’asino

Posté par atempodiblog le 8 octobre 2009

La storia dell'asino dans Clive Staples Lewis asino

C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino.

Arrivati nel primo paese, la gente commentava: « Guardate quel ragazzo quanto è maleducato… lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano ». Allora la moglie disse a suo marito: « Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio. » Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.

Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: « Guardate che svergognato quel tipo…lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa. » Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.

Arrivati al terzo paese, la gente commentava: « Pover’uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino. E povero figlio. Chissà cosa gli spetta, con una madre del genere! ». Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.

Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “Sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena! ».
Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino. Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo:
« Guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli! ».

di Charlie Chaplin

cuoreh dans Mormorazione 

“Le persone egoiste e nevrotiche possono distorcere qualunque cosa, persino l’affetto, e farlo diventare causa di infelicità o di sfruttamento”.

di Clive Staples Lewis

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L’occhio del falegname

Posté par atempodiblog le 30 septembre 2009

L'occhio del falegname dans Don Bruno Ferrero culla 

C’era una volta, tanto tempo fa, in un piccolo villaggio, la bottega di un falegname. Un giorno, durante l’assenza del padrone, tutti i suoi arnesi da lavoro tennero un gran consiglio.
La seduta fu lunga e animata, talvolta anche veemente. Si trattava di escludere dalla onorata comunità degli utensili un certo numero di membri.
Uno prese la parola: « Dobbiamo espellere nostra sorella Sega, perché morde e fa scricchiolare i denti. Ha il carattere più mordace della terra ».
Un altro intervenne: « Non possiamo tenere fra noi sorella Pialla: ha un carattere tagliente e pignolo, da spelacchiare tutto quello che tocca ».
« Fratel Martello – protestò un altro – ha un caratteraccio pesante e violento. Lo definirei un picchiatore. E’ urtante il suo modo di ribattere continuamente e dà sui nervi a tutti. Escludiamolo! ».
« E i Chiodi? SI può vivere con gente così pungente? Che se ne vadano. E anche Lima e Raspa. A vivere con loro è un attrito continuo. E cacciamo anche Cartavetro, la cui unica ragion d’essere sembra quella di graffiare il prossimo! ».
Così discutevano, sempre più animosamente, gli attrezzi del falegname. Parlavano tutti insieme. Il martello voleva espellere la lima e la pialla, questi volevano a loro volta l’espulsione di chiodi e martello, e così via. Alla fine della seduta tutti avevano espulso tutti.
La riunione fu bruscamente interrotta dall’arrivo del falegname. Tutti gli utensili tacquero quando lo videro avvicinarsi al bancone di lavoro. L’uomo prese un asse e lo segò con la Sega mordace. Lo piallò con la Pialla che spela tutto quello che tocca. Sorella Ascia che ferisce crudelmente, sorella Raspa che dalla lingua scabra, sorella Cartavetro che raschia e graffia, entrarono in azione subito dopo.
Il falegname prese poi i fratelli Chiodi dal carattere pungente e il Martello che picchia e batte.
Si servì di tutti i suoi attrezzi di brutto carattere per fabbricare una culla. Una bellissima culla per accogliere un bambino che stava per nascere. Per accogliere la Vita.

Dio ci guarda con l’occhio del falegname.

Bruno Ferrero – Cerchi nell’acqua

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San Camillo de Lellis

Posté par atempodiblog le 18 août 2009

San Camillo de Lellis dans Henry Perroy delellis

Ecco un Santo del quale non si dovrà imitare la vita che egli condusse per molti anni,perché fu dapprima un grande peccatore… Egli offendeva gravemente il buon Dio con la sua cattiva condotta e perse tutto quello che possedeva giocando a carte…
Il buon Dio permette spesso che i suoi Santi siano stati dei grandi peccatori, affinché i peccatori non si scoraggino mai per le loro colpe, dicendo: “Ho troppo offeso Dio”.
Io ignoro come egli si sia convertito. So soltanto che fece voto di diventare religioso come S. Francesco d’Assisi… Ma egli si era fatto un giorno una piaga su di una gamba… quando indossò la veste dei Cappuccini, questa, battendo sulla piaga, la fece riaprire. Dovette lasciare il convento. Quando la piaga fu bene guarita, rientrò in convento per mantenere il voto, che aveva fatto. Subito la piaga si riaprì… Fu dispensato dal suo voto. Evidentemente Dio non voleva che egli fosse Francescano.
Che cosa doveva fare Camillo? Mentre era all’ospedale per curare la gamba, egli aveva sofferto per il sudiciume che vi regnava. Si sentì allora chiamato da Dio a fondare un Ordine che curasse gli ammalati e aiutasse i moribondi a fare una buona morte. Quel grande Ordine si chiama dei Camilliani, dal nome del suo fondatore.
Essi vestono di nero e recano una croce rossa sul petto. Questi buoni religiosi si occupano degli ammalati e degli infermi. Vedi come il buon Dio si serve delle piccole cose (una piaga a una gamba!), per condurci dove Egli vuole. Camillo, forse, aveva sofferto vedendo la sua piaga riaprirsi… Se egli avesse saputo che quella ferita doveva fare di lui un grande Santo!…

PROPOSITO: Non mi lamenterò mai. Il buon Dio dispone di tutto… Padre Nostro, fa’ come ti piacerà…

di Henry Perroy

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Storia di una ranocchia

Posté par atempodiblog le 9 août 2009

Storia di una ranocchia
di Oliver Clerc

Storia di una ranocchia dans Racconti e storielle ranetta

La ranocchia che non sapeva di essere cotta…

Immaginate una pentola piena d’acqua fredda in cui nuota tranquillamente una piccola ranocchia. Un piccolo fuoco è acceso sotto la pentola e l’acqua si riscalda molto lentamente. L’acqua piano piano diventa tiepida e la ranocchia, trovando ciò piuttosto gradevole, continua a nuotare.
La temperatura dell’acqua continua a salire.
Ora l’acqua è calda, più di quanto la ranocchia possa apprezzare, si sente un po’ affaticata, ma ciò nonostante non si spaventa. Ora l’acqua è veramente calda e la ranocchia comincia a trovare ciò sgradevole, ma è molto indebolita, allora sopporta e non fa nulla.
La temperatura continua a salire, fino a quando la ranocchia finisce semplicemente per cuocere e morire.
Se la stessa ranocchia fosse stata buttata direttamente nell’acqua a 50 gradi, con un colpo di zampe sarebbe immediatamente saltata fuori dalla pentola.
Ciò dimostra che, quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta.
Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da qualche decennio possiamo vedere che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci stiamo abituando.

Una quantità di cose che avrebbero fatto inorridire 20, 30 o 40 anni fa, sono state poco a poco banalizzate e oggi disturbano appena o lasciano addirittura completamente indifferente la maggior parte delle persone. Nel nome del progresso, della scienza e del profitto si effettuano continui attacchi alle libertà individuali, alla dignità, all’integrità della natura, alla bellezza e alla gioia di vivere, lentamente ma inesorabilmente, con la costante complicità delle vittime, inconsapevoli o ormai incapaci di difendersi.
Le nere previsioni per il nostro futuro, invece di suscitare reazioni e misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente la gente ad accettare delle condizioni di vita decadenti, anzi drammatiche.
Il martellamento continuo di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non sono più in grado di distinguere le cose…

Quando ho parlato di queste cose per la prima volta, era per un domani…
…Ora è per oggi !!!

Coscienza o cottura, bisogna scegliere!
Allora se non siete, come la ranocchia, già mezzi cotti, date un salutare colpo di zampe, prima che sia troppo tardi.

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Dal cratere di una granata

Posté par atempodiblog le 1 août 2009

Dal cratere di una granata dans Padre Raniero Cantalamessa cratere

Nel 1972 su una rivista clandestina fu pubblicato un testo. Si tratta di una preghiera trovata nel taschino della giubba del soldato Aleksander Zacepa, composta pochi istanti prima della battaglia in cui perse la vita nella seconda guerra mondiale. (Raniero Cantalamessa)
Dice:

Ascolta, o Dio!  Non una volta nella mia vita ho parlato con te, ma oggi mi vien voglia di farti festa.
Sai, fin da piccolo mi hanno sempre detto che non esisti… io stupido ci ho creduto.
Non ho mai contemplato le tue opere, ma questa notte ho guardato dal cratere di una granata al cielo di stelle sopra di me e affascinato dal loro scintillare, ad un tratto ho capito come possa esser terribile l’inganno…
Non so, o Dio, se mi darai la tua mano, ma io ti dico e tu mi capisci…
Non è strano che in mezzo a uno spaventoso inferno mi sia apparsa la luce e io abbia scorto te?
Oltre a questo non ho nulla da dirti. Sono felice solo perché ti ho conosciuto.
A mezzanotte dobbiamo attaccare, ma non ho paura, tu guardi a noi.
E il segnale! Me ne devo andare. Si stava bene con te.
Voglio ancora dirti, e tu lo sai, che la battaglia sarà dura: può darsi che questa notte stessa venga a bussare da te.
E anche se finora non sono stato tuo amico, quando verrò, mi permetterai di entrare?
Ma che succede, piango?
Dio mio, tu vedi quello che mi è capitato, soltanto ora ho incominciato a veder chiaro…
Salve, mio Dio, vado… difficilmente tornerò.
Che strano, ora la morte non mi fa paura.

Edito in di V. Cattana, Le più belle preghiere del mondo, Mondadori 2006, p. 188

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Le orme del creatore

Posté par atempodiblog le 23 juillet 2009

Le orme del creatore dans Don Pino Pellegrino ormedesertoalsole

Un arabo accompagnava attraverso il deserto un esploratore francese. E ogni mattino si prostrava a terra per adorare e pregare Dio.
Un giorno il francese gli disse: “Tu sei un ingenuo: Dio non esiste, difatti tu non l’hai mai visto né toccato”.
L’arabo non rispose.
Poco dopo il francese notò delle orme di cammello ed esclamò: “Guarda, di qui è passato un cammello”.
E l’arabo rispose: “Signore, lei è un ingenuo, il cammello non l’ha né visto né toccato”.
“Sciocco sei tu! Si vedono le orme!”, replicò il francese.
Allora l’arabo, puntando il dito verso il sole: “Ecco le orme del Creatore: Dio c’è”.

di Don Pino Pellegrino

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Imparare ad amare

Posté par atempodiblog le 7 juillet 2009

Imparare ad amare dans Racconti e storielle debtedileone

Un uomo, che si sentiva orgoglioso del verde tappeto del suo giardino, un brutto giorno scoprì che il suo bel prato era infestato da una grande quantità di « denti di leone ». Cercò con tutti i mezzi di liberarsene, ma non poté impedire che divenissero una vera piaga.
Alla fine si decise di scrivere al ministero dell’Agricoltura, riferendo tutti gli sforzi che aveva fatto, e concluse la lettera chiedendo: « Che cosa posso fare? ».
Giunse la risposta: « Le suggeriamo d’imparare ad amarli ».

Autentica piaga è per una persona non accettare gli avvenimenti, non amare tutto ciò che c’è nel suo giardino. Se non si può averla vinta con tanti « denti di leone » che esistono, è necessario apprendere una nuova tecnica: quella dell’amore. Imparare ad amare non è per nulla facile, poiché bisogna perdere, impiegare molto tempo per ascoltare gli altri: piante, animali, persone.

Il vivere in comunità, è come essere piantato in un giardino. In essa ci ogni specie di fiori, piante… Alcuni fioriscono più degli altri; alcuni in un tempo, altri più tardi. Ci sono addirittura piante che non fioriscono mai. Però tutte hanno una funzione, una missione.

I primi cristiani erano di « un cuor solo ed un’anima sola, e nessuno riteneva niente come proprio, anzi tutto era di tutti » (Atti, 4,32). Si distinguevano da coloro che non erano cristiani per il solo fatto d’aver appreso ad amare e di crescere nell’amore.

Dei primi cristiani affermava Diogneto:
« Amano tutti e da tutti sono perseguitati… Sono poveri, ma arricchiscono tutti. Sono privi d’ogni cosa, ma abbondano in tutto… Li caricano di vituperi, e loro li benedicono… Li si ingiuria e loro onorano. Si comportano bene e sono castigati come malfattori. Condannati a morte, si rallegrano come se fosse loro donata la vita ».

Fonte: padre-peppe.spaces.live.com

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Un nuovo fiore

Posté par atempodiblog le 6 juillet 2009

Un nuovo fiore dans Racconti e storielle girasole

In un tempo lontano, in una bella distesa di grano, nacque un nuovo fiore. Era diverso da tutti gli altri, e le spighe, con il loro dolce ondeggiare cullate dal vento lo guardavano con diffidenza « un estraneo tra noi » dicevano « che sciagura, rovinerà lo splendido panorama che solo noi riusciamo a creare! », a volte lo prendevano in giro, la spiga Gina diceva: « Ma guardati sei proprio strano, sei troppo giallo, sarai malato? ». E il fiore dal lungo stelo, si sentiva sempre più solo, sempre più triste, e mentre cresceva la sua testa si chinava in basso, per la vergogna di essere diverso.
Le spighe, vedendo che il nuovo arrivato non si difendeva neanche, presero ancora a elogiare le loro qualità una volta raccolte, facendo sentire il nostro fiore ancora più inutile. Dicevano in coro: « con il nostri frutti si fa la farina, con la farina si fanno i biscotti le torte e pure la pastasciutta di cui ogni creatura ne va ghiotta!” e la spighe gemelline gli dicevano: “e tu, dicci un po’, a cosa servi? Secondo noi proprio a niente!”
E lo strano fiore si chinava sempre più a guardar la terra! Ma un giorno passò di lì una donna con il suo bambino, e le spighe eccitate dai complimenti che sapevano avrebbero ricevuto, si sussurrarono l’un l’altra a bassa voce: “coprite il buffo fiore, di modo che non lo possano vedere!”. Ma il bambino curioso notò lo strano fiore tra le spighe di grano, fece avvicinare la sua mamma, e le chiese: “Mamma cos’è questa pianta, a che serve, perché è così china?”. La donna riuscì a vedere attraverso la sua solitudine e si commosse, versò una lacrima che finì proprio al centro del cuore del giovane fiore, che sentì per la prima volta un’emozione d’amore. “E’ un girasole, il più bel fiore”, disse la mamma, “è nato per caso tra le spighe di grano e non sentendosi accettato ha chinato il capo, forse non sa che i suoi tanti fratelli sono talmente belli e talmente fieri da avere il capo eretto per guardare in faccia il sole.
E poi, piccolo mio, immagina che questa distesa di grano sia un bel piatto di pastasciutta condita da un filo d’olio, il frutto del suo girasole”.
Da allora il girasole alzò il capo per guardare il sole da mattina fino a sera, ma senza rancore per le sorelle spighe, che chiesero perdono per il male causato ma soprattutto capirono che un fiore non è peggiore solo perché diverso, che ogni creatura porta dentro di sé la propria bellezza e lo scopo della propria esistenza, e che invece di canzonarlo per tanto tempo avrebbero semplicemente potuto aiutarlo.

Tratta da: Associazione Parroci OFM

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Il cervo alla fonte

Posté par atempodiblog le 2 juillet 2009

Il cervo alla fonte dans Racconti e storielle cervo

Un cervo, dopo aver bevuto ad una fonte, stette ad ammirare la sua immagine nello specchio dell’acqua. Lodava in estasi le sue corna eleganti e disprezzava le gambe, troppo gracili e sottili. Spaventato improvvisamente dalle grida di caccia, prese a fuggire per i campi e con una rapida corsa riuscì a disperdere i cani.

Ecco una selva accogliere il fuggiasco. Ma le corna gli si impigliano nei rami, i cani gli piombano addosso e lo straziano a forza di morsi. Allora, in punto di morte, si dice che così abbia parlato:
“O me infelice! Soltanto ora capisco come sia utile ciò che disprezzavo e quali disgrazie mi abbiano procurato le cose che lodavo”.

di Fedro

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La piccola formica nera

Posté par atempodiblog le 2 juillet 2009

La piccola formica nera dans Racconti e storielle nera   

C’era una volta una piccola formica. Quando, per la prima volta, uscì dalla tana, guardandosi attorno si stupì nel vedere i colori dei fiori, dell’erba, del cielo, delle farfalle.
Una sera, con le lacrime agli occhi, si confidò con la formica regina: «Perché sono nera? Le altre creature sono colorate. Ho visto persino delle formiche rosse. Solo noi di questo formicaio siamo nere. Io poi sono la più piccola e la più nera di tutte. Non mi sembra giusto… Ho visto una coccinella con un abito rosso vivo e delle macchioline nere. Anch’io vorrei un vestito simile!».
La regina, paziente, rispose: «Tu vuoi un abito sgargiante per farti notare, per soddisfare la tua vanagloria. Ma l’apparenza non è tutto. Non credere per esempio, che le formiche rosse siano migliori di noi; anzi, stai alla larga da loro! L’importante è sapere che qui ti vogliamo bene, per come sei. E poi anche il Creatore ti ama!».
«Allora, perché il Creatore non mi ha fatto un vestito colorato? Come può accorgersi di me, così nera e così piccola?».
«Il Creatore ti vede sempre, perché ti ama e si prende cura di te, così come sei».
«Ma se è notte e cammino su di una pietra nera?».
«Lui ti vede anche al buio!».
Quella sera la formichina uscì dal formicaio e si posò sopra una grossa pietra, nera come il carbone. Il cielo era nero come la pece.
A un certo punto urlò: «Creatore, mi vedi?».
Sentì una voce dentro il petto che diceva: «Torna subito dentro, si stanno avvicinando le formiche rosse. Potrebbero essere pericolose!».
In quel momento si accorse che stava avvicinandosi un esercito di formiche pericolose e ritornò di corsa alla tana.
Messasi al sicuro, con il fiatone grosso, disse: «Chi sei tu che mi parli? Non ti vedo!».
«Io sono il tuo Creatore, ti vedo sempre, perché ti porto nel cuore. Non è importante che tu veda me. È importante che io ti veda e che tu ne sia convinta!».
Da quella notte la formica fu fiera del suo abito. Tutte le mattine si bagnava le zampette con la saliva, lustrandole a puntino.
Un giorno una farfalla le disse: «Ma lo sai che sei carina? Sei proprio elegante: il nero ti dona!».

L’autentico benessere non sempre coincide con le proposte che ci vengono offerte.
Per sentirci davvero bene è importante riuscire a scorgere il bello che c’è in noi, essere in grado di godere delle meraviglie che ci vengono date, individuare i pericoli che ci minacciano ed evitarli, rifugiandoci tra le creature che valgono e percorrendo i sentieri tracciati per noi da Qualcuno che ci vuole sinceramente bene. 

di Don Ezio Del Favero

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Il regalo

Posté par atempodiblog le 26 juin 2009

Il regalo dans Don Bruno Ferrero conchiglia

Tobia era un bambino di quarta elementare silenzioso e sereno. Viveva con i genitori e i fratelli in una modesta casetta ai margini del paese appollaiato su una collina costellata di ulivi a qualche chilometro dal mare.
Il giorno della chiusura della scuola prima delle vacanze estive, tutti i bambini della quarta elementare fecero a gara per portare un regalo alla maestra, che si chiamava Marisa ed era gentile e simpatica.
Sulla cattedra si ammucchiarono pacchetti colorati. La maestra ne notò subito uno piccolo piccolo, con un bigliettino vergato dalla calligrafia chiara e ordinata di Tobia: « Alla mia maestra ».
Marisa ringraziò i bambini, uno alla volta.
Quando venne il turno di Tobia, aprì il pacchettino e vide che contenva una piccola magnifica conchiglia, la più bella che la maestra avesse mai visto: era tutta un ricamo pieno di fantasia foderato di madreperla iridescente.
« Dove hai preso questa conchiglia, Tobia? » chiese la maestra.
« Giù alla Scogliera Grande » risposte il bambino.
La Scogliera Grande era molto lontana e si poteva raggiungere solo tramite un sentierino scosceso. Era un cammino interminabile e tribolato, ma solo là si potevano trovare delle conchiglie speciali, come quella di Tobia.
« Grazie, Tobia. Terrò sempre con me questo bellissimo regalo che mi ricorderà la tua bontà. Ma dovevi proprio fare tutto quel lungo e difficile cammino per cercare un regalo per me? ».
Tobia sorrise: « Il cammino lungo e difficile fa parte del regalo ».

Non si regala un oggetto. Si regala un pezzo del proprio amore.
L’unico vero dono è un pezzo di sé.

di Bruno Ferrero – C’è ancora qualcuno che danza

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La telefonata

Posté par atempodiblog le 30 mai 2009

La telefonata dans Racconti e storielle telefonoc

Una sera ho ricevuto una telefonata da un caro amico. Mi ha fatto molto piacere la sua telefonata e la prima cosa che mi ha chiesto è stata: “Come stai?”.
Non so perché gli ho risposto: “Mi sento molto solo”.
“Vuoi che parliamo?” Mi disse.
Gli ho risposto di si, e mi ha subito detto:
“Vuoi che venga a casa tua?”.
Io ho risposto di si.
Depose la cornetta del telefono e in meno di 15 minuti, lui stava già bussando alla mia porta.
E così io gli ho parlato per molte ore di tutto, del mio lavoro, della mia famiglia, della mia fidanzata, dei miei dubbi e lui sempre attento mi ascoltava.
E così si è fatto giorno, mi sentivo rilassato mentalmente, mi ha fatto bene la sua compagnia, soprattutto il suo ascolto, mi sono sentito sostenuto e mi ha fatto vedere i miei sbagli.
Mi sentivo molto bene e quando lui si è accorto che mi sentivo meglio, mi ha detto:
“Bene, ora me ne vado, perché devo andare al lavoro”.
Io mi sono sorpreso e gli ho detto:
“Perché non mi hai avvisato che dovevi andare al lavoro? Guarda che ora è, non hai dormito niente, ti ho tolto tutto il tempo questa notte”.
Lui ha sorriso e mi disse:
“Non c’è problema, per questo ci sono gli amici!”.
Mi sono sentito molto felice e orgoglioso di avere un amico così. L’ho accompagnato alla porta di casa e mentre lui camminava verso l’auto gli ho gridato da lontano:
“Ora è tutto a posto, ma perché mi hai telefonato ieri sera così tardi?”.
Lui ritornò verso di me e mi disse a voce bassa che desiderava darmi una notizia, ed io gli ho chiesto:
“Cos’è successo?”.
Mi rispose: “Sono andato dal dottore che mi ha detto di essere molto malato”
Io rimasi muto …. ma lui mi sorrise e mi disse: “Ne riparleremo, ti auguro una bella giornata”
Si è girato e se ne è andato.
Mi è servito un po’ di tempo per rendermi conto della situazione e mi sono chiesto più volte: perché quando lui mi ha chiesto come stavo, io mi sono dimenticato di lui ed ho solo parlato di me?
Come ha avuto la forza di sorridermi, di incoraggiarmi, di dirmi tutto quello che mi ha detto, stando in quella situazione?
Questo è incredibile! …. Da quel momento la mia vita è cambiata. Ora sono meno drammatico con i miei problemi e godo di più per le cose belle della vita.
Adesso dedico il giusto tempo alle persone a cui voglio bene …. Auguro loro che abbiano una bella giornata e ricordino che: “Colui che non vive per servire … non serve per vivere …”.

La vita è come una scala, se tu guardi in alto, sarai sempre l’ultimo della fila, ma se tu guardi in basso, vedrai che ci sono molte persone che desidererebbero essere al tuo posto.
Fermati allora ad ascoltare e aiutare i tuoi amici, loro hanno bisogno di te!

Tratto da: volontari.org

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Il contadino sulla soglia

Posté par atempodiblog le 18 mai 2009

Il contadino sulla soglia dans Racconti e storielle lacrimavj7 

Un giorno, all’imbrunire, un contadino sedette sulla soglia della sua umile casa a godersi il fresco. Nei pressi, si snodava una strada che portava al paese, ed un uomo passando vide il contadino e pensò: «Quest’uomo è certo un ozioso, non lavora e passa tutto il giorno seduto sulla soglia di casa…».

Poco dopo, ecco apparire un altro viandante. Costui pensò: «Quest’uomo è un dongiovanni. Siede qui per poter guardare le ragazze che passano e magari infastidirle…».

Infine, un forestiero diretto al villaggio disse tra sé: «Quest’uomo è certamente un gran lavoratore. Ha faticato tutto il giorno ed ora si gode il meritato riposo…».

In realtà, noi non possiamo sapere granché sul contadino che sedeva sulla soglia di casa. Al contrario, possiamo dire molto sui tre uomini diretti al paese: il primo era un ozioso, il secondo un poco di buono, il terzo un gran lavoratore.

Tutto ciò che dici parla di te; soprattutto quando parli di qualcun altro.

Tratta da:
dongiancarlo.it

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L’invito

Posté par atempodiblog le 12 mai 2009

L'invito dans Don Bruno Ferrero acqua

Il signore di un castello diede una gran festa, a cui invitò tutti gli abitanti del villaggio aggrappato alle mura del maniero. Ma le cantine del nobiluomo, pur essendo generose, non avrebbero potuto soddisfare la prevedibile e robusta sete di una schiera così folta di invitati.
Il signore chiese un favore agli abitanti del villaggio: « Metteremo al centro del cortile dove si terrà il banchetto un capiente barile. Ciascuno porti il vino che può e lo versi nel barile. Tutti poi vi potranno attingere e ci sarà da bere per tutti ».
Un uomo del villaggio prima di partire per il castello si procurò un orcio e lo riempì d’acqua, pensando: « Un po’ d’acqua nel barile passerà inosservata… nessuno se ne accorgerà! ».
Arrivato alla festa, versò il contenuto del suo orcio nel barile comune e poi si sedette a tavola.
Quando i primi andarono ad attingere, dallo spinotto del barile uscì solo acqua.
Tutti avevano pensato allo stesso modo. E avevano portato solo acqua.

Se siamo scontenti del mondo, è perché troppi portano solo acqua.
E tutta la Creazione ne soffre.

di Bruno Ferrero

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Auguri a tutte le mamme

Posté par atempodiblog le 10 mai 2009

Auguri a tutte le mamme dans Don Bruno Ferrero 344ft5j

E Dio creò la mamma

Il buon Dio aveva deciso di creare… la mamma. Ci si arrabattava intorno già da sei giorni, quand’ecco comparire un angelo che gli fa: « Questa qui te ne fa perdere di tempo, eh? ». E Lui: « Sì, ma hai letto i requisiti dell’ordinazione? Dev’essere completamente lavabile, ma non di plastica… avere 180 parti mobili tutte sostituibili… funzionare a caffè e avanzi del giorno prima… avere un bacio capace di guarire tutto, da una sbucciatura ad una delusione d’amore… e sei paia di mani ». L’angelo scosse la testa e ribatté incredulo: « Sei paia?! ». « Il difficile non sono le mani – disse il buon Dio – ma le tre paia di occhi che una mamma deve avere ». « Così tanti? ». Dio annuì. « Un paio per vedere attraverso le porte chiuse quando domanda « che state combinando lì dentro, bambini? », anche se lo sa già; un altro paio dietro la testa, per vedere quello che non dovrebbe vedere, ma che deve sapere; un altro paio ancora per dire tacitamente al figlio che si è messo in un guaio « capisco e ti voglio bene lo stesso ».

« Signore – fece l’angelo sfiorandogli gentilmente un braccio – va’ a dormire. Domani è un altro… ». « Non posso – ripose il Signore – ho quasi finito ormai. Ne ho già una che guarisce da sola se è malata, che può lavorare 18 ore di seguito, preparare un pranzo per sei con mezzo chilo di carne tritata e che riesce a tenere sotto la doccia un bambino di nove anni ». L’angelo girò lentamente intorno al modello di madre, esaminandolo con curiosità: « E’ troppo tenera », disse poi con un sospiro. « Ma resistente – ribatté il Signore con foga – tu non hai idea di quello che può sopportare una mamma! ». « Sa pensare? ». « Non solo, ma sa anche fare un ottimo uso della ragione e venire a compromessi », ribatté il Creatore. A quel punto l’angelo si chinò sul modello della madre e le passò un dito su una guancia: « Qui c’è una perdita », dichiarò. « Non è una perdita – lo corresse il Signore – è una lacrima ». « E a che serve? ». « Esprime gioia, tristezza, delusione, dolore, solitudine, orgoglio ». « Ma sei un genio! », esclamò l’angelo. Con sottile malinconia Dio aggiunse: « A dire il vero, non sono stato io a mettercela quella cosa lì… ».

di Bruno Ferrero - 40 Storie nel deserto

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