San Gaetano

Posté par atempodiblog le 7 août 2011

San Gaetano dans Henry Perroy San-Gaetano 

Ti parlo di un piccolo ragazzo che andava a scuola come te. Egli studiava bene le lezioni ed eseguiva i compiti con cura. Era anche un simpatico compagno, anzi, i ragazzi della sua classe lo chiamavano il Santo.
Finite le scuole, si iscrisse all’università di Padova.
Dopo, sentì un grande desiderio di essere sacerdote per tenere nelle sue mani la piccola Ostia consacrata.
Un giorno il Papa, il quale sapeva che Gaetano era molto buono, lo chiamò per nominarlo Cardinale. Ma egli supplicò il Papa di non nominarlo Cardinale ma di lasciarlo vivere in mezzo ai poveri.
“Sì”, disse il Papa, “i poveri hanno bisogno di te”.
Un giorno, leggendo nel S. Vangelo ciò che disse Gesù: “Guardate gli uccelli dell’aria che non seminano, non mietono e non hanno granai, ma il Padre Celeste li nutre”, decise con tre altri compagni di vivere dell’elemosina che il Signore mandava loro. E il Papa approvò questo loro desiderio.
Pensa che uno di loro divenne poi il Papa Paolo IV: e tutti fecero tanto bene. I romani chiamavano Gaetano “il cacciatore di anime”.
Quando sarai più grande ricordati che la Provvidenza di Dio si occupa anche degli uccelletti. E tu, che sei battezzata, non vali più di loro?
Ricorda che il Signore non abbandona mai chi confida in Lui.

PROPOSITO: Dirò a Gesù che credo alla sua Provvidenza.

di Henry Perroy

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« Ritorna a casa tua… »

Posté par atempodiblog le 15 mai 2011

Il povero ossesso, ora guarito, era sempre seduto ai piedi di Nostro Signore… La bontà di Gesù l’aveva colpito… Avrebbe voluto restare per sempre vicino a Lui…
- Io lo capisco… Si doveva stare così bene con Nostro Signore!
- Tuttavia, Gesù disse a Pietro di togliere gli ormeggi. Gli apostoli e Gesù si diressero verso la barca. Il miracolato li seguiva. Se avesse osato, avrebbe chiesto di salire sulla barca per non lasciare Nostro Signore. Adesso fa la prova. <<Maestr0, dice, prendimi con te…>>, e guardava Gesù con gli occhi pieni di affetto…
- L’ha preso con sé?
- No, Gesù non voleva permettergli di salire nella barca. <<Ritorna a casa tua – gli disse – racconta ala tua famiglia tutto ciò che il buon Dio ha fatto per te>>.
- Pover’uomo, come doveva esser triste!…
- A lungo seguì con gli occhi la barca e nella barca Nostro Signore, poi ritornò a casa sua, dove fece molto bene.
Visono delle fanciulle che desiderano diventare suore. Il buon Dio le vuole invece nel mondo per darvi il buon esempio. Per essere Religiose bisogna essere chiamate da Nostro Signore.

PROPOSITO: Dirò a Nostro Signore: <<Fa’ di me ciò che Tu vuoi, ma se mi chiami, dammi la forza di dire un grande SI’>>.

di Henry Perroy

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Il trifoglio

Posté par atempodiblog le 17 mars 2011

san patrizio trifoglio

- Sai come San Patrizio faceva per spiegare la SS. Trinità?
- No.
- Prendeva un trifoglio. Quante foglie?, diceva. – Tre. – Questa è una foglia? – Sì. – E quest’altra? – Sì. – E tuttavia, quanti trifogli? – Uno. – Così vi sono tre persone in Dio e un solo Dio.

PROPOSITO: In onore di San Patrizio, oggi dirò molte volte: “Gloria al Padre, al Figlio, e allo Spirito Santo!”.

di Henry Perroy

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Fiori e frutti a Maria

Posté par atempodiblog le 31 janvier 2011

Fiori e frutti a Maria dans Racconti e storielle donbosco

La sera del 30 maggio 1865, chiudendo il mese di Maria, Don Bosco raccontò di aver visto in sogno un grande altare dedicato alla Vergine e i giovani del suo Oratorio che, in processione, avanzavano cantando verso di esso.
Alcuni cantavano con voci angeliche, altri con voci roche, altri stonavano; c’erano perfino dei ragazzi che sbadigliavano annoiati.
Tutti portavano un dono da offrire a Maria, ma che varietà di doni! Chi portava un mazzo di rose, chi di gigli, chi di violette; chi portava agnelli, chi conigli, chi pesci, chi noci, chi uva ecc… C’erano però anche di quelli che portavano alla Vergine dei doni proprio strani: chi portava una testa di porco, chi un gatto, chi un piatto di rospi.
Un bellissimo Angelo, forse l’Angelo Custode dell’Oratorio, stava davanti all’altare e riceveva i doni e li poneva sull’altare. Prima però toglieva i fiori belli ma senza odore, come le dalie e le camelie; soprattutto toglieva le spine e i chiodi che si nascondevano in alcuni mazzi.
Vennero avanti anche i giovani che portavano doni strani e indegni.
— Come! Tu hai il coraggio di offrire alla Vergine un porcello?! — disse l’Angelo al primo —. E non sai che significa l’impurità, e Maria è la Tuttapura, la Tuttasanta? Allontanati di qui.
Vennero altri che portavano un gatto e l’Angelo li respinse con sdegno:
— Non sapete che il gatto significa il furto?
A quelli che portavano un piatto di rospi, l’Angelo gridò sdegnato. — I rospi simboleggiano i vergognosi peccati di scandalo e voi venite a offrirli alla Vergine?
Ci furono anche alcuni che si avanzavano con un coltello piantato nel cuore, simbolo dei sacrilegi.
— Non vedete — disse loro l’Angelo — che avete la morte nel cuore? Per carità fatevelo cavare quel coltello!
E anche costoro furono respinti.
Quando tutti ebbero offerto i loro doni, comparvero due Angeli che sorreggevano due ceste piene di magnifiche corone, composte di rose stupende. L’Angelo Custode ne incoronò tutti i giovani i cui doni erano stati graditi, e disse loro:
— Maria oggi ha voluto che voi foste incoronati di così belle rose. Fate in modo che non vi vengano tolte praticando l’umiltà, l’ubbidienza, la purezza. Tre virtù che vi renderanno sempre cari a Maria e vi faranno degni di ricevere una corona infinitamente più bella di questa. I giovani incoronati espressero la loro gioia con il canto Lodate Maria con voci così forti che Don Bosco si svegliò.
Don Bosco stesso diede questa interpretazione: i fiori inodori sono le opere buone fatte per fini umani; le spine, le disubbidienze, i chiodi, i peccati gravi.
E terminò dicendo: «Miei cari, io so quali furono incoronati e quali quelli scacciati dall’Angelo. Lo dirò ai singoli affinché procurino di portare alla Vergine doni che Essa si degni di accettare».

Tratto da: Sogni Don Bosco
Fonte: Spiritualità Giovanile Salesiana

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Santa Cecilia

Posté par atempodiblog le 15 janvier 2011

Santa Cecilia dans Henry Perroy 22-novembre-Santa-Cecilia

Un giorno a Roma, c’era un grande matrimonio. La figlia di un ricco cittadino romano sposava un ricco abitante della città, chiamato Valeriano. I suoi genitori l’avevano costretta a questo matrimonio. Cecilia aveva detto si per obbedienza. Ma quando fu sposata, disse a suo marito: “Valeriano, io ho un Angelo presso di me che mi protegge; rispettalo”. Valeriano le rispose: « Mi farò cristiano se vedrò il tuo Angelo”. “Non puoi vederlo se non sei battezzato”. Allora Valeriano rispose: “Voglio il Battesimo”. “Va a cercare Urbano. Questi si nasconde perché lo cercano per ucciderlo. E’ nel tal luogo”.
Valeriano andò a trovare Urbano che lo battezzò, di ritorno vide Cecilia in preghiera. Presso di lei, sfolgorante, c’è il suo Angelo.
Incantato, corse da suo fratello Tiburzio per raccontargli ciò che aveva visto.
Tiburzio lo seguì, si presentò a Cecilia, che lo istruì e lo fece battezzare. Anche lui vide l’Angelo… Qualche tempo dopo i due fratelli erano martirizzati e Cecilia rimase vedova.
Il giudice la fece chiamare e le chiese: “Dove sono tutti i beni di tuo marito?”. “Ho dato tutto ai poveri”. Furente, il giudice ordinò di farla venire presso di sé, di chiuderla nella sala delle terme e di aprire tutte le tubature del vapore per farla morire. Cecilia rivestì i suoi abiti migliori ed entrò nel locale delle terme. Due giorni dopo si aprì la porta, Cecilia era piena di vita. Il giudice ordinò di troncarle la testa. Tre colpi di scure. Impossibile staccarle il capo. Cecilia visse ancora tre giorni. Si scoperse la sua tomba nel 1599, la si trovò intatta con le sue belle vesti e un delizioso velo sul capo.
Non dimenticare che tu, come Cecilia, hai presso di te un Angelo. Non fare nulla che possa rattristarlo.

PROPOSITO: Oggi penserò spesso che ho l’Angelo accanto a me.

di Henry Perroy

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Qualcosa di te che gli altri non sanno…

Posté par atempodiblog le 21 novembre 2010

Così scrive una tredicenne nel suo diario personale:

Qualcosa di te che gli altri non sanno... dans Racconti e storielle tvbj

« Il mio papà dice che sono enormemente magnifica. Io mi chiedo se lo sono davvero.
Per essere enormemente magnifica…
Sara dice che bisogna avere bellissimi, lunghi capelli ricci come i suoi. Io non li ho.
Per essere enormemente magnifica…
Gianni dice che bisogna avere denti bianchi e perfettamente dritti come i suoi. Io non li ho.
Per essere enormemente magnifica…
Jessica dice che non devi avere quelle piccole macchie marroni sulla faccia che si chiamano lentiggini. Io le ho.
Per essere enormemente magnifica…
Marco dice che bisogna essere la più intelligente della classe. Io non lo sono.
Per essere enormemente magnifica…
Stefano dice che bisogna saper dire le battute più buffe della scuola. Io non lo so fare.
Per essere enormemente magnifica…
Laura dice che bisogna vivere nel quartiere più carino della città e nella casa più graziosa. Io non lo faccio.
Per essere enormemente magnifica…
Mattia dice che bisogna indossare solo i vestiti più carini e le scarpe più alla moda. Io non li indosso.
Per essere enormemente magnifica…
Samantha dice che bisogna provenire da una famiglia perfetta. Non è il mio caso. Ma ogni sera, quand’è ora di dormire, papà mi abbraccia forte e dice:
«Tu sei enormemente magnifica e io ti voglio bene!».
Papà deve sapere qualcosa che i miei amici non sanno… ».

Anche Dio, in ogni istante, ti abbraccia forte e dice:
« Tu sei enormemente magnifica/o e io ti voglio bene! ».
…Dio deve sapere qualcosa di te che gli altri non sanno.

Fonte: Anonima

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L’amore di Dio è più grande di ogni peccato

Posté par atempodiblog le 8 juillet 2010

L'amore di Dio è più grande di ogni peccato dans Citazioni, frasi e pensieri avanzare

L’amore di Dio è più grande di ogni peccato. Per quanto siamo caduti in basso, potremo sempre risalire dicendo col cuore: « Gesù confido in Te ».

Padre Livio Fanzaga

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Il valore della santa Messa

Posté par atempodiblog le 29 juin 2010

Il valore della santa Messa dans Beato Giacomo Alberione dongiacomoalberione

Un povero fanciullo, orfano di padre e di madre, era stato ricevuto in casa di un suo fratello che lo trattava duramente e gli lasciava persino mancare il pane e le vesti. Un giorno trovò per via una moneta d’argento. Cercò, ma non ne rinvenne il padrone. Immaginate la sua gioia! Gli parve di aver trovato un tesoro, e subito pensò di comperarsi diverse cose: abbisognava di tutto! Ma a quel punto ricordò il padre e la madre defunti, gli occhi gli si riempirono di lacrime. Che fece? Prese una decisione eroica per il suo stato e la sua età, e corse a portare quella moneta ad un Sacerdote, affinché celebrasse la Santa Messa per i suoi poveri genitori.

Da quel giorno, protetto dalle anime del Purgatorio, la fortuna dell’orfanello si cambiò. Un altro fratello lo raccolse, lo fece studiare, e quel bambino diventò Sacerdote, Vescovo, Cardinale, Santo: San Pier Damiani.

Ecco ancora come una sola Messa, fatta celebrare per le anime del Purgatorio, sia stata principio d’immensi vantaggi. Ma oh! quali vantaggi maggiori se alla Messa si unisce la Santa Comunione.

[da Don Giacomo Alberione, “Per i nostri cari defunti”, Ed. Paoline, 1966]
Fonte: Luci sull’Est

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Il sentiero

Posté par atempodiblog le 23 juin 2010

 Il sentiero dans Don Bruno Ferrero mammarose

Una bambina viveva felice con il suo papà e la sua mamma. Ma per una meschina vendetta, alcuni uomini perfidi la rapirono.
Arrivarono un giorno nei loro grandi mantelli e, sulla strada che portava alla scuola, s’impadronirono della bambina.
Galoppando di gran carriera su cavalli neri si allontanarono ben presto dal villaggio e presero la strada della foresta. La buia e tenebrosa foresta che ingoiava per sempre gli incauti che vi si avventuravano senza guida.
Quegli uomini dal cuore di pietra portarono la bambina nel cuore della foresta. Volevano che si perdesse per sempre nella foresta.
La bambina piangeva terrorizzata. E ripeteva, quasi gridava, la preghiera che la mamma le aveva insegnato: ‘Ave Maria, piena di grazia…’.
Giunsero dove la foresta era più intricata e impenetrabile. Là abbandonarono la bambina.
La poverina si accucciò ai piedi di un grande albero, continuando a ripetere tra i singhiozzi: ‘Ave Maria, Ave Maria…’.
Improvvisamente, fra le lacrime, proprio ai suoi piedi scorse una rosa. Una rosa dai petali teneri come una carezza. Poco più avanti, ben visibile, tra l’erba e le foglie, c’era un’altra rosa, poi un’altra, un’altra ancora.., formavano un sentiero che si snodava tra gli alberi. La bambina cominciò a camminare da una rosa all’altra, prima esitante, poi quasi di corsa. Dopo un po’ arrivò al margine della foresta e si trovò nelle braccia della mamma e del papà. Anche loro avevano visto il sentiero di rose ed erano partiti alla sua ricerca.
Perché anche la mamma e il papà avevano continuato a dire l’Ave Maria. E tutte quelle Ave Maria, quelle dei genitori e quelle della figlia, erano diventate un sentiero di rose. Che li aveva riportati tutti insieme.

Anche le nostre Ave Maria formano il sentiero che ci aiuta a non perderci nelle foreste di questo mondo. E che ci riporta al sicuro nelle braccia del Padre dei Cieli.

di Bruno Ferrero

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L’Annunciazione

Posté par atempodiblog le 25 mars 2010

L'Annunciazione dans Commenti al Vangelo ionec7

L’Annunciazione è una bellissima festa, perché è la festa del SI.
In quel giorno, in verità, furono pronunciati tre SI.
- Tre SI? Io non li vedo.
- C’è anzitutto il SI che Gabriele disse a Dio che lo mandava in un villaggio di Nazareth da una giovane donna di nome Maria. <<Sì, io ci vado>> disse Gabriele.
- Dopo c’è il SI che la Santa Vergine disse all’Angelo che Le chiedeva se accettava di essere la Madre di Dio. <<Sì, io sono la Sua schiava>>, disse Maria.
Infine, c’è il SI che pronunciò il Verbo scendendo sulla terra per obbedire a Suo Padre. <<Sì, Padre mio, Io andrò sulla terra per obbedirti>>, disse Gesù.
- E’ vero, non ci avevo mai pensato…
- E che diresti se aggiungessi un quarto SI?
- Quale?
- Il tuo. SI a un sacrificio che Nostro Signore ti chiede e che tu da molto tempo Gli rifiuti. SI a un piccolo sacrificio che Egli ti chiede oggi.
Vuoi dunque promettergli di dire un bel SI oggi?

PROPOSITO: SI, glielo prometto.

di Henry Perroy 

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I due monelli e la Madonna – Un minuto con Maria

Posté par atempodiblog le 24 mars 2010

I due monelli e la Madonna – Un minuto con Maria  dans Racconti e storielle candele

I genitori di Gianni e Franco abitavano in uno dei quartieri più poveri del porto di Genova, dove il padre lavorava come facchino. Purtroppo, l’uomo spesso passava il tempo nelle osterie dove lasciava il suo salario, ogni settimana. Per mantenere la famiglia, la madre lavorava come lavandaia. I due ragazzi vagavano per le strade della città e, occasionalmente, rubavano della frutta ai fruttivendoli. Malgrado ciò, erano bambini buoni, piccoli monelli.

In cuor loro si rallegravano pensando alla Processione della «Madonna della Guardia» che si avvicinava, che amavano di tutto cuore e in suo onore, come tutta la gente, volevano accendere delle candele e porle alle loro finestre. Ma dove prendere i soldi per fare ciò? Il padre non portava nemmeno una lira a casa e il guadagno della madre era appena sufficiente a sfamarli.

Gianni ebbe un’idea. «Potremmo lavorare», propose a Franco. «Abbiamo ancora un giorno di tempo fino alla processione. Così potremmo guadagnare un po di soldi per comprare le candele». Il mattino seguente i due, con lo stupore della madre, si alzarono prima delle sette e scomparvero in fretta. «Cosa combineranno oggi, quei due», pensò la madre. Stupirono anche il rivenditore di carbone, a cui chiesero del lavoro. Il carbonaio rimase ancora di più stupito quando, per tutta la giornata, li vide lavorare di tutta lena, con un ardore degno del miglior operaio. Li avrebbe assunti volentieri, quando, a sera, vennero a chiedere il loro salario. Il carbonaio diede loro cento lire. Fieri della loro prima paga, ritornarono a casa. Cento lire valgono appena un franco. Non importa ! La gioia di averli guadagnati rese radioso il loro volto.

Con il danaro guadagnato col loro lavoro, Gianni e Franco volevano acquistare tre o quattro candele, cosa che non è per niente male per una famiglia povera come la loro. Passarono senza farci caso, davanti ad un mendicante che stendeva loro la mano…

Malgrado tutto, Franco non riusciva a togliersi dalla mente il povero sfortunato e sentì la necessità di confidarsi con Gianni: «Non sarebbe meglio dare le nostre cento lire a questo infelice che abbiamo appena visto sul marciapiede? Non pensi che la Madonna sarebbe più felice se facessimo l’elemosina con le nostre cento lire? Questo infelice può essere disoccupato e la sua famiglia non avere di che sfamarsi». Gianni avrebbe preferito vedere delle candele alla finestra, ma Franco insistette tanto che alla fine si convinse: La Madonna ne sarebbe stata più felice…

Voltarono sui loro passi correndo, sino al luogo dove si trovava il mendicante, gli consegnarono le cento lire e filarono a tutta velocità fischiettando verso casa. Ma quando vi giunsero restarono a bocca aperta. Franco con le lacrime agli occhi, Gianni sfregò gli occhi e si pizzicò l’orecchio. «Incredibile ! Sto sognando?», sussurrò. Delle grandi candele ornavano le loro finestre e l’interno era fortemente illuminato. Non riuscirono a capacitarsene… si precipitarono in casa e, colmi di gioia, saltarono al collo dei loro genitori. Cosa era successo?

Poco prima di mezzogiorno, il padre aveva dovuto recarsi in città per fare una commissione e, passando, aveva scoperto i propri figli caricando il carbone. Immediatamente indovinò il motivo che li aveva spinti a lavorare con tanto ardore… Si vergognò della sua condotta… Nel pomeriggio chiese al suo capo un acconto e andò a comprare venti candele… Indi promise a sua moglie che non avrebbe bevuto mai più e, poi, quando raccontò alla madre la buona condotta dei loro due monelli, questa si mise a pulire e adornare la casa per la festa dell’indomani. Da allora, si sono potuti vedere spesso Gianni e Franco nella piccola cappella del porto, assistere alla messa mattutina.

Tratto da Fluvion Grimaldi Le più belle storie di Maria (Die schönsten Mariengeschichten)
Ripresa nella Raccolta mariani, n°10, del frate Albert Pfleger, marista.
Fonte: lucisullest.it

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Il fratellino

Posté par atempodiblog le 7 mars 2010

Il fratellino dans Don Bruno Ferrero hospitaly

Una giovane madre era in attesa del secondo figlio.
Quando seppe che era una bambina, insegnò al suo bambino primogenito, che si chiamava Michele, ad appoggiare la testolina sulla sua pancia tonda e cantare insieme a lei una «ninna nanna» alla sorellina che doveva nascere.
La canzoncina che faceva «Stella stellina, la notte si avvicina…» piaceva tantissimo al bambino, che la cantava più volte.
Il parto però fu prematuro e complicato. La neonata fu messa in una incubatrice per cure intensive. I genitori trepidanti furono preparati al peggio: la loro bambina aveva pochissime probabilità di sopravvivere.
Il piccolo Michele li supplicava: «Voglio vederla! Devo assolutamente vederla!».
Dopo una settimana, la neonata si aggravò ancor di più. La mamma allora decise di portare Michele nel reparto di terapia intensiva della maternità. Un’infermiera cercò di impedirlo, ma la donna era decisa e accompagnò il bambino vicino al lettino ingombro di fili e tubicini dove la piccola lottava per la vita. 
Vicino al lettino della sorellina, Michele istintivamente avvicino il suo volto a quello della neonata e cominciò a cantare sottovoce: «Stella stellina…».
La neonata reagì immediatamente. Cominciò a respirare serenamente, senz’affanno.
Con le lacrime agli occhi, la mamma disse: «Continua, Michele, continua!».
Il bambino continuò. La bambina cominciò a muovere le minuscole braccine.
La mamma e il papà piangevano e ridevano nello stesso tempo, mentre l’infermiera incredula fissava la scena a bocca aperta.
Qualche giorno dopo, la piccola entrò in casa in braccio alla mamma, mentre Michele manifestava rumorosamente la sua gioia.
I medici della clinica, imbarazzati, lo definirono con parole difficili. La mamma e il papà sapevano che era stato semplicemente un miracolo. Il miracolo dell’amore di un fratello per una sorellina tanto attesa.

Possiamo vivere soltanto se siamo sicuri che c’è qualcuno che ci attende.
È una delle più belle frasi di Gesù: «Io vado a prepararvi un posto. Così anche voi sarete dove io sono» (Giovanni 14,2-3).

di Bruno Ferrero - I fiori semplicemente fioriscono

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«Questo è mio!»

Posté par atempodiblog le 7 mars 2010

«Questo è mio!» dans Racconti e storielle donbosco

Nell’aprile del 1885 Don Bosco si trovava di passaggio a Marsiglia. Era circa la mezzanotte. Don Francesco Cerruti, che lo accompagnava, stava per andare a letto quando lo colpì un grido. Sulle prime credette che venisse da un prete malaticcio, ospite della casa. Ma lo udi più forte, a modo di urlo, poco dopo più forte ancora. Senza dubbio partiva dalla camera di Don Bosco, attigua alla sua. Si veste, va alla camera di Don Bosco, entra e lo vede seduto sul letto e sveglio.
— Don Bosco, sta male?
— No — risponde —, torna a dormire tranquillo.
Al mattino, appena alzato, va da lui e lo trova seduto sul sofà in uno stato di grandissima prostrazione.
— Don Bosco, è ben lei che ha gridato stanotte?
— Sì, sono io — gli risponde ancora tutto contraffatto nel volto.
— Ma che cosa è avvenuto?
— Ho veduto — disse tutto serio Don Bosco — il demonio entrare in questa casa. Era in una camerata e passava dall’uno all’altro letto dicendo di quando in quando: «Questo è mio!» Io protestavo. A un tratto si precipita addosso a uno di quei giovani per portarlo via. Io mi posi a gridare ed egli si avventò contro di me come per strangolarmi.
Ciò detto, Don Bosco, commosso e piangente, continuò:
— Caro Don Cerruti, aiutami! Sono venuto in Francia a cercare denari per i nostri giovani e per la Chiesa del Sacro Cuore, ma qui ora vi è un bisogno assai più grave: bisogna salvare questi poveri giovani. Lascerà tutto e penserà a loro. Facciamo un buon Esercizio della Buona Morte.
Quella sera il direttore della casa annunziò ai giovani l’Esercizio della Buona Morte, aggiungendo che anche Don Bosco avrebbe confessato. Confessò difatti nella sua camera, seduto sul sofà, perché l’estenuazione delle forze non gli permetteva di reggersi sulla sedia. Tutto andò così bene che Don Bosco, dopo, disse scherzando: — Vedi, il demonio mi ha fatto perdere una notte, ma sì è ricevuto una buona bastonata.
Anche il direttore Don Paolo Albera, il futuro secondo successore di Don Bosco, informato da Don Cerruti del sogno, confermò dicendo: — Don Bosco ha purtroppo ragione. Vi sono parecchi giovani che mi fanno piangere per la loro condotta.

Più tardi Don Cerruti interrogò Don Bosco:
— I giovani che il demonio voleva portar via con sé sono di quelli che non vanno a confessarsi?
— No — rispose Don Bosco —, sono particolarmente quelli che si confessano male, che fanno sacrilegi nella confessione. Ricordati bene: quando predichi, soprattutto alla gioventù, insisti molto sulla necessità di fare buone confessioni, e in specie sulla necessità del dolore dei propri peccati.

Tratto da: Sogni Don Bosco
Fonte: Spiritualità Giovanile Salesiana

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Il santo Nome di Gesù

Posté par atempodiblog le 3 janvier 2010

Il santo Nome di Gesù dans Henry Perroy Ges

Oggi è la festa del Nome di Gesù! Egli ricevette questo nome, secondo l’uso ebraico, otto giorni dopo la sua nascita. Anche a te, dopo il tuo arrivo sulla terra, hanno dato un nome al Battesimo.
– Sai cosa vuol dire “Gesù”?
– Vuol dire Salvatore.
– E da che cosa ti ha salvata il piccolo Gesù?
– Dall’Inferno.
– Molto bene. Dimmi se tu fossi caduta in un fiume e qualcuno vi si fosse tuffato per salvarti e restituirti alla mamma, ameresti questo salvatore?
– Molto.
– Il piccolo Gesù è questo salvatore… Diglielo spesso: “Ti amo assai, piccolo Gesù”.
Del resto, il demonio teme molto questo nome. Qunado sei tentata, quando qualcosa ti spinge a non esser buona, di presto, anche sottovoce: <<Gesù>>; e il demonio se ne andrà.

PROPOSITO: Oggi dirò sovente: “Gesù”.

di Henry Perroy

Divisore dans San Francesco di Sales

Gesù mio, scrivete il Vostro Nome sul mio povero cuore, e sulla mia lingua, acciocché, tentato a peccare, io resista con invocarVi; tentato a disperarmi, io confidi nei Vostri meriti. Fate che il Vostro nome mi infiammi d’amore, e sia sempre la mia speranza, la mia difesa, sempre e l’unico mio conforto.

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San Sinforiano

Posté par atempodiblog le 17 octobre 2009

San Sinforiano dans Henry Perroy sinforiano

Ti racconto la storia di un piccolo martire francese di 12 anni che è molto venerato nella città dove è vissuto, la città di Autun.
La mamma di Sinforiano era molto cristiana e  quando seppe che suo figlio era in prigione e doveva essere ucciso, non si allontanò più dalle porte di quella prigione. Voleva vederlo per aiutarlo a morire per il Signore.
Un giorno, le porte della prigione si aprirono e la madre vide Sinforiano e gridò: “Figlio mio, ricordati della vita eterna, guarda al Cielo dove regna Gesù. Il carnefice non ti toglierà la vita, ma te la cambierà in una migliore”.
Sinforiano guardò sua madre e poi appoggiò egli stesso la testa dove il carnefice doveva decapitarla.
Come erano coraggiosi e forti tanti piccoli martiri e le loro mamme, in quel tempo!

PROPOSITO: Se oggi avrò un dispiacere lo sopporterò senza farmi accorgere da nessuno.

di Henry Perroy

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