Papa: sapienza del cristiano è non giudicare gli altri e accusare se stesso

Posté par atempodiblog le 2 mars 2015

Papa: sapienza del cristiano è non giudicare gli altri e accusare se stesso
E’ facile giudicare gli altri, ma si va avanti nel cammino cristiano solo se si ha la sapienza di accusare se stessi: è quanto ha detto il Papa riprendendo, dopo gli esercizi spirituali, a celebrare la Messa a Santa Marta con i gruppi.
di Sergio Centofanti- Radio Vaticana

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Le letture del giorno sono incentrate sul tema della misericordia. Il Papa, ricordando che “siamo tutti peccatori” – non “in teoria” ma nella realtà – indica “una virtù cristiana, anzi più di una virtù”: “la capacità di accusare se stesso”. E’ il primo passo di chi vuole essere cristiano: “Tutti noi siamo maestri, siamo dottori nel giustificare noi stessi: ‘Ma, io non sono stato, no, non è colpa mia, ma sì, ma non era tanto, eh… Le cose non sono così…’. Tutti abbiamo un alibi spiegativo delle nostre mancanze, dei nostri peccati, e tante volte siamo capaci di fare quella faccia da ‘Ma, io non so’, faccia da ‘Ma io non l’ho fatto, forse sarà un altro’: fare l’innocente. E così non si va avanti nella vita cristiana”.

“E’ più facile accusare gli altri” – osserva il Papa – eppure “accade una cosa un po’ strana” se proviamo a comportarci in modo diverso: “quando noi incominciamo a guardare di quali cose siamo capaci”, all’inizio “ci sentiamo male, sentiamo ribrezzo”, poi questo “ci dà pace e salute”. Per esempio – afferma Papa Francesco – “quando io trovo nel mio cuore un’invidia e so che questa invidia è capace di sparlare dell’altro e ucciderlo moralmente”, questa è la “saggezza di accusare se stesso”. “Se noi non impariamo questo primo passo della vita, mai, mai faremo passi sulla strada della vita cristiana, della vita spirituale”:

“E’ il primo passo, accusare se stesso. Senza dirlo, no? Io e la mia coscienza. Vado per la strada, passo davanti al carcere: ‘Eh, questi se lo meritano’, ‘Ma tu sai che se non fosse stato per la grazia di Dio tu saresti lì? Hai pensato che tu sei capace di fare le cose che loro hanno fatto, anche peggio ancora?’. Questo è accusare se stesso, non nascondere a se stesso le radici di peccato che sono in noi, le tante cose che siamo capaci di fare, anche se non si vedono”.

Il Papa sottolinea un’altra virtù: vergognarsi davanti a Dio, in una sorta di dialogo in cui noi riconosciamo la vergogna del nostro peccato e la grandezza della misericordia di Dio:

“‘A te, Signore, nostro Dio, la misericordia e il perdono. La vergogna a me e a te la misericordia e il perdono’. Questo dialogo con il Signore ci farà bene di farlo in questa Quaresima: l’accusa di se stessi. Chiediamo misericordia. Nel Vangelo Gesù è chiaro: ‘Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso’. Quando uno impara ad accusare se stesso è misericordioso con gli altri: ‘Ma, chi sono io per giudicarlo, se io sono capace di fare cose peggiori?’”.

La frase: “Chi sono io per giudicare l’altro?” – afferma il Papa – obbedisce proprio all’esortazione di Gesù: “Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati”. Invece, rileva – “come ci piace giudicare gli altri, sparlare di loro!”.

“Che il Signore, in questa Quaresima – conclude il Pontefice – ci dia la grazia di imparare ad accusarci”, nella consapevolezza che siamo  capaci “delle cose più malvagie”, e dire: “Abbi pietà di me, Signore, aiutami a vergognarmi e dammi misericordia, così io potrò essere misericordioso con gli altri”.

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Una scoperta incomparabile

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2014

Una scoperta incomparabile dans Citazioni, frasi e pensieri whfwhx

Se si esercita fin dall’inizio la disciplina della lingua, ognuno potrà fare una scoperta incomparabile. Riuscirà cioè a smettere di tener d’occhio continuamente l’altro, di giudicarlo, di condannarlo, di inquadrarlo nel posto che a lui sembra gli spetti, di esercitare violenza su di lui. Ora riesce a riconoscere il fratello nella sua piena libertà, così come Dio glielo ha posto davanti. La visione si amplia, e con sua sorpresa è in grado di riconoscere nei suoi fratelli, per la prima volta, la ricchezza e la gloria della creazione divina.

di Dietrich Bonhoeffer – Vita comune

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Chi semina «la zizzania delle chiacchiere» è Satana

Posté par atempodiblog le 30 septembre 2014

Papa Francesco alla Gendarmeria vaticana
«Non seminare bombe». È un impegno che per Francesco va perseguito anche trovando il coraggio di dire: «Per favore signore, per favore signora, per favore padre, per favore suora, per favore eccellenza, per favore eminenza, per favore santità, non chiacchierare, qui non si può!».
Tratto da: L’Osservatore Romano

Chi semina «la zizzania delle chiacchiere» è Satana dans Anticristo wsjv50

Il diavolo, sicuramente. Chi semina «la zizzania delle chiacchiere», che deflagrano come «bombe» distruggendo «la vita degli altri» e anche «la vita della Chiesa», è il diavolo. Non «un’idea» —  ha puntualizzato Papa Francesco nella messa celebrata per la Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano sabato mattina, 27 settembre, nella cappella del Governatorato —  ma «una persona». Che «è cattiva, astuta» e «sa come uccidere».

A offrire al Pontefice lo spunto per l’omelia è stata la figura del patrono del Corpo, san Michele arcangelo. «Sempre attento» nel «custodire la Chiesa», egli «ci insegna questa virtù del custodire», nella quale è racchiusa la vocazione della Gendarmeria vaticana: «custodire questo Stato — l’ha descritta così Francesco —  che è al servizio della libertà della Chiesa, al servizio del vescovo di Roma, del Papa, perché possa essere libero, perché la Chiesa possa essere libera».

«Custodire», ha sottolineato il Pontefice, è «una bella parola, la stessa che Dio ha affidato come vocazione a san Giuseppe», assegnandogli la missione di «custodire Gesù, custodire Dio, anche custodire la Chiesa dopo». E «voi — ha detto il ai gendarmi —  siete custodi» alla scuola dell’arcangelo, il quale «ci insegna come custodire. È coraggioso, loda Dio».

«Voi lodate Dio? Pregando, lodate Dio come l’angelo?» ha chiesto ai presenti. «Sono domande — ha aggiunto — per essere buoni custodi, come l’angelo: ha il coraggio di cacciare via i demoni». Anche quelli che «rovinano la Chiesa», ha precisato, ricordando che si tratta proprio  di «custodire il popolo di Dio contro il diavolo». E «benché alcuni dicano che il diavolo è un’idea», ha chiarito, «io questa idea voglio averla lontana da me».

«Voi —  ha ribadito —  custodite dal diavolo, dalle tentazioni nell’esterno».  È «una bella vocazione questa: lottare con tutte le virtù umane, anche con la preghiera, con l’adorazione, lottare per custodire». Chi custodisce, ha fatto notare, «non può essere, mi permetto la parola, uno “sciocco”; deve essere svelto, deve essere attento. E voi siete sentinelle, voi sentinelle, con la vostra attenzione, per stare attenti, perché non vengano cose brutte dentro lo Stato».

Riferendosi a  presunte minacce terroristiche contro il Vaticano, enfatizzate in questi giorni dai media, il Papa ha messo l’accento sulle mansioni di vigilanza dei gendarmi: «voi sentinelle — ha detto — guardate le porte, le finestre, perché non entri una bomba». Ma, ha aggiunto, «voglio dirvi una cosa un po’ triste: ci sono bombe dentro, ci sono bombe pericolosissimie dentro. State attenti, per favore. Perché nella notte di tante vite cattive, il nemico ha seminato la zizzania».

Ogni seme di zizzania — ha proseguito il Pontefice — è una bomba che distrugge, non lascia crescere bene il grano, distrugge la vita». Si tratta di «una bomba fatta in casa o una bomba atomica?» si è chiesto. In ogni caso, ha affermato, è una bomba «pericolosa». E «ce ne sono tante», ha constatato, anche se «la peggiore bomba che è dentro il Vaticano è la chiacchiera».

Le chiacchiere, secondo Papa Francesco, «minacciano ogni giorno la vita della Chiesa e la vita dello Stato». Perché «ogni uomo che chiacchiera qui dentro — ha scandito — semina bombe, semina distruzione», in quanto «uccide la vita degli altri». E anche se le sue parole corrispondessero a verità, ha precisato, egli non avrebbe comunque «il diritto di dirlo a tutti», ma solo «a chi ha le responsabilità».  Da qui il lapidario invito rivolto ai gendarmi: «Siate sentinelle dei chiacchieroni».

La chiacchiera, ha incalzato, «è una delle malattie di questo Stato». E mentre «tanti laici, tanti sacerdoti, tante suore, tante consacrate, vescovi, seminano il buon grano», il diavolo «usa anche laici, alcuni preti, consacrati, suore, vescovi, cardinali», persino «Papi, per seminare la zizzania». Dunque «dobbiamo essere attenti a questo: non seminare zizzanie». Un «pericolo» che «anche io ho», ha ammesso Francesco. Perché «il diavolo ti mette dentro la voglia».

«Non seminare bombe: è questo il favore che io vorrei chiedervi» ha ripetuto il Pontefice, invitando la Gendarmeria a «custodire, essere brave sentinelle, perché il nemico non semini la zizzania delle chiacchiere».

È un impegno che per Francesco va perseguito anche trovando il coraggio di dire: «Per favore signore, per favore signora, per favore padre, per favore suora, per favore eccellenza, per favore eminenza, per favore santità, non chiacchierare, qui non si può!». Una determinazione necessaria, perché — ha riaffermato — «voi dovete fermare questa semina di bombe, che distruggono la Chiesa e non seminano vita, non sanno seminare il grano».

Quale sarà il destino di chi alimenta le chiacchiere? Richiamando il brano evangelico della liturgia il Papa ha ricordato che «i seminatori di zizzania, i chiacchieroni sono iniqui, commettono iniquità». E dunque «andranno nella fornace ardente», saranno condannati «alla vergogna e all’infamia eterna», come avverte anche il profeta Daniele. Sarà questa la «fine del chiacchierone».

Ai gendarmi il compito di «vigilare, essere brave sentinelle, perché questa bomba delle chiacchiere, queste bombe non entrino qui in casa». Grazie «al vostro aiuto  — è stato l’augurio concluso — la vita di tutti noi, l’ultima pagina della vita di tutti noi, sia: è stata una buona persona, ha seminato il buon grano. E non che, sarebbe tristissimo, l’ultima pagina sia: è stato un iniquo, ha seminato la bomba della zizzania».

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Non si può correggere una persona senza amore e senza umiltà

Posté par atempodiblog le 12 septembre 2014

Non si può correggere una persona senza amore e senza umiltà
La vera correzione fraterna è dolorosa perché è fatta con amore, in verità e con umiltà. Se sentiamo il piacere di correggere, questo non viene da Dio. E’ quanto ha detto il Papa nell’omelia mattutina a Santa Marta, nel giorno in cui la Chiesa celebra la Memoria liturgica del Santissimo Nome di Maria.

di Sergio Centofanti – Radio Vaticana

Non si può correggere una persona senza amore e senza umiltà dans Correzione fraterna 200td0l

Nel Vangelo del giorno Gesù ammonisce quanti vedono la pagliuzza nell’occhio del fratello e non si accorgono della trave che è nel proprio occhio. Commentando questo brano, Papa Francesco torna sulla correzione fraterna. Innanzitutto, il fratello che sbaglia va corretto con carità:

“Non si può correggere una persona senza amore e senza carità. Non si può fare un intervento chirurgico senza anestesia: non si può, perché l’ammalato morirà di dolore. E la carità è come una anestesia che aiuta a ricevere la cura e accettare la correzione. Prenderlo da parte, con mitezza, con amore e parlagli”.

In secondo luogo, – ha proseguito – bisogna parlare in verità: “non dire una cosa che non è vera. Quante volte nelle comunità nostre si dicono cose di un’altra persona, che non sono vere: sono calunnie. O se sono vere, si toglie la fama di quella persona”. “Le chiacchiere – ha ribadito il Papa – feriscono; le chiacchiere sono schiaffi alla fama di una persona, sono schiaffi al cuore di una persona”. Certo – ha osservato – “quando ti dicono la verità non è bello sentirla, ma se è detta con carità e con amore è più facile accettarla”. Dunque, “si deve parlare dei difetti agli altri” con carità.

Il terzo punto è correggere con umiltà: “Se tu devi correggere un difetto piccolino lì, pensa che tu ne hai tanti più grossi!”:

“La correzione fraterna è un atto per guarire il corpo della Chiesa. C’è un buco, lì, nel tessuto della Chiesa che bisogna ricucire. E come le mamme e le nonne, quando ricuciono, lo fanno con tanta delicatezza, così si deve fare la correzione fraterna. Se tu non sei capace di farla con amore, con carità, nella verità e con umiltà, tu farai un’offesa, una distruzione al cuore di quella persona, tu farai una chiacchiera in più, che ferisce, e tu diventerai un cieco ipocrita, come dice Gesù. ‘Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio….’. Ipocrita! Riconosci che tu sei più peccatore dell’altro, ma che tu come fratello devi aiutare a correggere l’altro”.

“Un segno che forse ci può aiutare” – ha osservato il Papa – è il fatto di sentire “un certo piacere” quando “uno vede qualcosa che non va” e che ritiene di dover correggere: bisogna stare “attenti perché quello non è del Signore”:

“Del Signore sempre c’è la croce, la difficoltà di fare una cosa buona; del Signore è sempre l’amore che ci porta alla mitezza. Non fare da giudice. Noi cristiani abbiamo la tentazione di farci come dottori: spostarci fuori del gioco del peccato e della grazia come se noi fossimo angeli… No! E’ quello che Paolo dice: ‘Non succeda che dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato’. E un cristiano che, in comunità, non fa le cose – anche la correzione fraterna – in carità, in verità e con umiltà, è uno squalificato! Non è riuscito a diventare un cristiano maturo. Che il Signore ci aiuti in questo servizio fraterno, tanto bello e tanto doloroso, di aiutare i fratelli e le sorelle a essere migliori e ci aiuti a farlo sempre con carità, in verità e con umiltà”. 

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“Andate sulla strada di Gesù, che è la misericordia”

Posté par atempodiblog le 11 septembre 2014

Questa è la prima e più grande forma di misericordia che noi dobbiamo avere per il nostro prossimo, così come vorremo che sia per noi stessi. E noi siamo minacciati di giudizio di Dio senza misericordia se noi stessi non mostriamo misericordia.
Quando veniamo a conoscenza di un errore, una colpa del nostro prossimo ci assicureremo che la sua conoscenza rimarrà sepolta in noi, e quell’idea morirà in noi, tanto più ne siamo coinvolti, in un mare di misericordia e compassione.

Ognuno dovrebbe essere consapevole del fatto che il Signore permette che veniamo a  conoscenza di un errore o colpa di un fratello così che possiamo caricarcene noi davanti al Signore, e lavarlo con la preghiera e il Sangue di Gesù. Riguardo a riferirlo al superiore, dovremmo astenercene, con l’eccezione di casi che sono moralmente contagiosi o una minaccia al bene comune; chiunque occupa un ufficio, quando sia possibile, dovrebbe provare a risolvere le cose da solo, senza riportarlo alle più alte autorità.

Se ognuno, al primo indizio di qualsiasi problema, porterà la sua preoccupazione al Signore e cercherà un rimedio attraverso la preghiera e il Sangue di Gesù, non ci sarà bisogno di riportarlo a nessuno.

Beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

“Andate sulla strada di Gesù, che è la misericordia” dans Don Giustino Maria Russolillo Beato-Russolillo

Papa Francesco: “Per questo chi giudica sbaglia, semplicemente perché prende un posto che non è per lui. Ma non solo sbaglia, anche si confonde. E’ tanto ossessionato da quello che vuole giudicare, da quella persona – tanto, tanto ossessionato! – che quella pagliuzza non lo lascia dormire! ‘Ma, io voglio toglierti quella pagliuzza!’… E non si accorge della trave che lui ha. Confonde: crede che la trave sia quella pagliuzza. Confonde la realtà”. (23/06/2014)

Papa Francesco: “Andate sulla strada di Gesù, che è la misericordia; siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso. Soltanto con un cuore misericordioso potremo fare tutto quello che il Signore ci consiglia. Fino alla fine. La vita cristiana non è una vita autoreferenziale; è una vita che esce da se stessa per darsi agli altri. E’ un dono, è amore, e l’amore non torna su se stesso, non è egoista: si dà”.

Gesù, ha ripreso, ci chiede di essere misericordiosi e di non giudicare. Tante volte, ha detto, “sembra che noi siamo stati nominati giudici degli altri: chiacchierando, sparlando … giudichiamo tutti”. E invece il Signore ci dice: “Non giudicate e non sarete giudicati. Non condannate e non sarete condannati”. E alla fine chiede di perdonare e così saremo perdonati. “Tutti i giorni – ha rammentato Francesco – lo diciamo nel Padre Nostro: ‘Perdonaci come noi perdoniamo’. Se io non perdono, come posso chiedere al Padre: ‘Mi perdoni?’”. (11/09/2014)

Tratto da: Radio Vaticana

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La correzione fraterna: evitare il clamore della cronaca e il pettegolezzo della comunità

Posté par atempodiblog le 7 septembre 2014

“Davanti a Dio siamo tutti peccatori e bisognosi di perdono”. E’ quanto affermato da Papa Francesco all’Angelus, in Piazza San Pietro, incentrato sulla “correzione fraterna” nella comunità cristiana. Il Pontefice ha inoltre levato un forte appello per la pace in Ucraina e nel Lesotho, dove nei giorni scorsi vi è stato un colpo di Stato. Quindi, ha rivolto il pensiero ai cristiani perseguitati in Iraq e a quanti sono impegnati a sostenerli.
di Alessandro Gisotti – Radio Vaticana

La correzione fraterna: evitare il clamore della cronaca e il pettegolezzo della comunità dans Commenti al Vangelo Papa-Francesco

Ucraina e Lesotho, due Paesi molto lontani tra loro e tuttavia, purtroppo, accomunati in questo momento dalla violenza. Ai loro popoli che soffrono è andato il pensiero e la vicinanza di Papa Francesco all’Angelus. Il Pontefice ha osservato che, negli ultimi giorni, “sono stati compiuti passi significativi nella ricerca di una tregua nelle regioni interessate dal conflitto in Ucraina orientale, pur avendo sentito oggi delle notizie poco confortanti”:

“Auspico che essi possano recare sollievo alla popolazione e contribuire agli sforzi per una pace duratura. Preghiamo affinché, nella logica dell’incontro, il dialogo iniziato possa proseguire e portare il frutto sperato. Maria, Regina della Pace, prega per noi. Unisco inoltre la mia voce a quella dei Vescovi del Lesotho, che hanno rivolto un appello per la pace in quel Paese. Condanno ogni atto di violenza e prego il Signore perché nel Regno del Lesotho si ristabilisca la pace nella giustizia e nella fraternità”.

Francesco ha quindi rivolto il pensiero ad un convoglio di volontari della Croce Rossa italiana partito per l’Iraq e che si recherà ad Erbil “dove si sono concentrate decine di migliaia di sfollati iracheni”:

“Esprimendo un sentito apprezzamento per questa opera generosa e concreta, imparto la benedizione a tutti loro e a tutte le persone che cercano concretamente di aiutare i nostri fratelli perseguitati ed oppressi. Il Signore vi benedica”.

Divisore dans San Francesco di Sales

Prima degli appelli di pace, Francesco si era soffermato sul tema della “correzione fraterna” presentato dal Vangelo domenicale. Gesù, ha detto, “suggerisce un progressivo intervento” quando devo correggere un fratello cristiano che “fa una cosa non buona”. Le “tappe di questo itinerario – ha osservato – indicano lo sforzo che il Signore chiede alla sua comunità per accompagnare chi sbaglia, affinché non si perda”:

“Occorre anzitutto evitare il clamore della cronaca e il pettegolezzo della comunità – questa è la prima cosa, evitare questo -.  «Va’ e ammoniscilo fra te e lui solo» (v. 15). L’atteggiamento è di delicatezza, prudenza, umiltà, attenzione nei confronti di chi ha commesso una colpa, evitando che le parole possano ferire e uccidere il fratello. Perché, voi sapete, anche le parole uccidono! Quando io sparlo, quando io faccio una critica ingiusta, quando io ‘spello’ un fratello con la mia lingua, questo è uccidere la fama dell’altro! Anche le parole uccidono”.

Nello stesso tempo, ha soggiunto, questa discrezione di parlargli da solo ha lo scopo di non mortificare inutilmente il peccatore”. Scopo della correzione fraterna, ha ribadito, “è quello di aiutare la persona a rendersi conto di ciò che ha fatto, e che con la sua colpa ha offeso non solo uno, ma tutti”:

“Ma anche di aiutare noi a liberarci dall’ira o dal risentimento, che fanno solo male: quell’amarezza del cuore che porta l’ira e il risentimento e che ci portano ad insultare e ad aggredire. E’ molto brutto vedere uscire dalla bocca di un cristiano un insulto o una aggressione. E’ brutto. Capito? Niente insulto! Insultare non è cristiano. Capito? Insultare non è cristiano”.

In realtà, ha detto, “davanti a Dio siamo tutti peccatori e bisognosi di perdono. Tutti! Gesù infatti ci ha detto di non giudicare”. La correzione fraterna è, allora, “un aspetto dell’amore e della comunione che devono regnare nella comunità cristiana, è un servizio reciproco che possiamo e dobbiamo renderci gli uni gli altri”. Ma, ha ammonito, “correggere il fratello è un servizio ed è possibile ed efficace solo se ciascuno si riconosce peccatore e bisognoso del perdono del Signore”. Francesco ha evidenziato che “la stessa coscienza che mi fa riconoscere lo sbaglio dell’altro, prima ancora mi ricorda che io stesso ho sbagliato e sbaglio tante volte”. Per questo, all’inizio della Messa, “ogni volta siamo invitati a riconoscere davanti al Signore di essere peccatori”:

“Tra le condizioni che accomunano i partecipanti alla celebrazione eucaristica, due sono fondamentali, due condizioni per andare bene a Messa: tutti siamo peccatori e a tutti Dio dona la sua misericordia. Sono due condizioni che spalancano la porta per entrare a Messa bene. Dobbiamo sempre ricordare questo prima di andare dal fratello per la correzione fraterna”.

Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha ricordato che domani celebreremo “la ricorrenza liturgica della Natività della Madonna”. Questo, ha affermato, è “il suo compleanno”:

“E cosa si fa quando la mamma fa la festa di compleanno? La si saluta, si fanno gli auguri… Domani ricordatevi, dal mattino presto, dal vostro cuore e dalle vostre labbra, di salutare la Madonna e dirle: “Tanti auguri!”. E dirle un’Ave Maria che venga dal cuore di figlio e di figlia. Ricordatevi bene!”.

Divisore dans San Francesco di Sales

Per approfondire:

Freccia dans Viaggi & Vacanze Guadagnare un fratello (di don Fabio Rosini)

Freccia dans Viaggi & Vacanze La correzione non sia un atto di accusa (di padre Raniero Cantalamessa)

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Le parole fanno un effetto in bocca, e un altro negli orecchi

Posté par atempodiblog le 7 septembre 2014

Le parole fanno un effetto in bocca, e un altro negli orecchi dans Alessandro Manzoni vp9ego

[Renzo] Prima d’allora era stato un po’ lesto nel sentenziare, e si lasciava andar volentieri a criticar la donna d’altri, e ogni cosa. Allora s’accorse che le parole fanno un effetto in bocca, e un altro negli orecchi; e prese un po’ più d’abitudine d’ascoltar di dentro le sue, prima di proferirle.

Alessandro Manzoni - I promessi sposi
Tratto da: Congregazione per il clero

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La maldicenza uccide. E mai è innocente

Posté par atempodiblog le 2 septembre 2014

Il Papa e il crimine che i cristiani poco considerano
La maldicenza uccide. E mai è innocente
di Stefania Falasca – Avvenire

La maldicenza uccide. E mai è innocente dans Articoli di Giornali e News zswqpy

Cristiani da salotto, cristiani di pasticceria, cristiani omicidi… Omicidi!? Sì. Proprio così. E chi sono? Sono quelli che sparlano. Quelli che dicono male degli altri. Quelli che invidiano, che con le loro lingue dividono, calunniano, diffamano. Non usa mezzi termini, papa Francesco. E tiene a sottolineare che «su questo punto, non c’è posto per le sfumature. Se tu parli male del fratello, uccidi il fratello. E noi, ogni volta che lo facciamo, imitiamo quel gesto di Caino, il primo omicida della storia». La questione è ritornata inesorabile, e più attuale che mai, anche nell’ultima udienza di mercoledì scorso. «Le chiacchiere – ha ribadito il Papa – sempre vanno su questa dimensione della criminalità. Non ci sono chiacchiere innocenti».

Parole dure. Durissime. Senza scampo, per un aspetto della vita sociale che riguarda e si estende, pressoché a tutti; chi più, chi meno. Ma quanti tra i cristiani, tra le comunità cattoliche, si sono accorti di entrare dritti con le loro chiacchiere, i loro piccoli gossip parrocchiali – spesso reputati naturali, leggeri, innocenti – in questa fonda e cupa «dimensione criminale»? Quanti si sentono killer e carnefici? Non sarà un’esagerazione? Ce lo chiediamo, dando quasi per scontato il mal comune. Ma di fronte a parole così crude, che mettono a nudo interiori oscurità, anche meccanismi di autodifesa possono scattare automatici. E questo, come la scarsa coscienza, può far sì che tra le tante cose dette da Francesco tali riferimenti scivolino, anche con sussiego, in second’ordine di considerazione e di confronto.

Fatto è, però, che forse nessun altro pontefice, nella storia recente, con un linguaggio puntuto ed efficace ha battuto tanto su questo male. E di fatto non c’è piaga dolente come questa della maldicenza, così sentita e additata da papa Bergoglio, che è – ed è stata – oggetto della sua predicazione ordinaria fin dall’inizio. Unita a un altro aspetto distruttivo per la Chiesa: quello della mondanità spirituale. I due « caini » hanno viaggiato, viaggiano insieme. Di pari passo. A quella vile «lebbra» del «darsi gloria gli uni gli altri» – spirito mondano che corrode le fondamenta della comunità ecclesiale – sempre s’accompagnano (e scorazzano gioconde) la superbia e l’invidia, radici del pettegolezzo più distruttivo: la calunnia.

Del resto il male biforcuto prodotto dalla «clericas invidia», come la definiva il celebre moralista Haring ai tempi del Concilio, è ben noto. E non c’è qui bisogno di scomodare Dante che definiva l’invidia «meretrice delle corti». La «radice di mali infiniti» è inconciliabile con lo spirito della fede, e nella tradizione della Chiesa, da san Crisostomo a sant’Agostino e san Tommaso, ne viene descritto l’aspetto diabolico. Le maldicenze, le calunnie che portano alle divisioni, nascono infatti dall’«Invidia prima», quella che appartiene a Satana. Il primo calunniatore della storia è stato Satana, la sua prima calunnia è nei confronti di Dio. La calunnia è perciò il modello di Satana nel suo parlare. Egli sa che questa può distruggere in un attimo quello che è stato costruito in tanto tempo con amore, amicizia, rispetto reciproco.

Egli sa che così ostacola l’unità. Egli sa che il corpo di Cristo non può essere diviso. Ci sono pochi peccati che la Bibbia condanna con altrettanta severità come essa fa con la calunnia. Lo stesso san Francesco di Sales, sul modello di altri, parla in modo efficace della maldicenza come «crimine» e «causa diabolica di omicidi». Dunque, non si tratta di una personale espressione, né di una particolare esagerazione o fissazione di papa Francesco. «Un cristiano omicida… Non lo dico io, eh?, lo dice il Signore… Quello che ha nel suo cuore un po’ d’odio contro il fratello è un omicida»; e in un’altra omelia, a Santa Marta, riprende: «anche l’apostolo Giovanni nella sua prima lettera, lo dice, chiaro: colui che odia suo fratello, cammina nelle tenebre; chi giudica il fratello, cammina nelle tenebre».

E così nell’ultima udienza, significativamente, afferma anche riguardo all’unità dei cristiani: «Quando noi parliamo di peccati contro l’unità dei cristiani pensiamo agli scismi, alle sfide ecumeniche, alle guerre di religione. Ma tutto nasce dalle divisioni nel nostro cuore alle quali dobbiamo fare un esame di coscienza». E continua: «Pensiamo a mancanze molto comuni nelle nostre comunità… tristemente segnate da invidie, gelosie… alle chiacchiere che sono alla portata di tutti… In una comunità cristiana la divisione è uno dei peccati più gravi, perché la rende segno non dell’opera di Dio, ma dell’opera del Diavolo, il quale è per definizione colui che separa, che rovina i rapporti, che insinua pregiudizi… è opera gravissima perché è opera del Diavolo» cui noi prestiamo collaborazione.

La maldicenza provoca la disunione nella famiglia di Dio. Sempre è fonte di separazione e danneggia assai più la Chiesa di quanto lo facciano altri peccati più scandalosi. È ciò, in sostanza, che non ci fa Chiesa di Cristo.

Papa Francesco ci chiama quindi «a convertire il cuore» a «chiedere la grazia di non sparlare, di non criticare», di «non imitare il gesto di Caino», a bloccare sul nascere ogni maldicenza o interpretazioni calunniose che distruggono noi stessi e le altre persone e impediscono l’unità dei figli Dio nel vincolo supremo della carità. E forse può essere d’aiuto, in proposito, un aneddoto di Socrate, che data la gravità del «nefando crimine» riguardante tutti, potrebbe essere opportuno non prendere come un semplice fervorino. A un amico che stava per riferirgli in gran segreto una notizia sul conto di un altro, Socrate chiese: «Hai passato la tua intenzione ai tre colini?». Interpellato su cosa volesse dire con questa frase, Socrate spiegò: «Uno: sei sicuro che la cosa che stai per dirmi è vera? Due: sei sicuro che stai per dirmi una cosa buona? Tre: sei sicuro che sia proprio utile che io lo sappia?». L’amico comprese e rinunciò al suo proposito.

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“Nemici interni” e cattolici da reality show, il Papa va giù duro

Posté par atempodiblog le 29 août 2014

“Nemici interni” e cattolici da reality show, il Papa va giù duro
di Cristiana Caricato – Il Sussidiario.net

“Nemici interni” e cattolici da reality show, il Papa va giù duro dans Fede, morale e teologia 2vkl3dy

Siamo alla fine di un’estate che non è mai decollata, pronti a sequestrare un raggio di sole smarcato da nuvole e fulmini. Inseguiamo uno scorcio di bel tempo, da riempire con oziosi e inutili pensieri. Vogliamo una vacanza vera, quella con il caldo opprimente che ti frigge il cervello e ti impedisce qualsiasi attività intellettuale degna di rispetto. Eppure c’è chi ci dà il tormento. Chi insinua nel nostro meritato scampolo di agosto senza pioggia il tarlo che rosicchia il cassetto dove abbiamo temporaneamente riposto la coscienza.

È sempre lui, Francesco, il Papa che le vacanze le fa nell’habitat naturale (nel linguaggio bergogliano si traduce con “casa propria”), dormendo, pregando e dormendo, cercando di recuperare forze spese, in maniera apparentemente dissennata, in un ministero che non conosce misure. Ancora una volta il pontefice argentino invece di scivolare via tranquillo nell’ultima udienza generale d’agosto, con una catechesi senza scosse, ha picchiato giù duro. Ancora una volta aveva in mente la sua Chiesa, la Chiesa di Cristo, Una e Santa, che “prende origine dal Dio Trinità”, mistero di comunione, la Chiesa fondata su Gesù. Ancora una volta ha raccontato e testimoniato un Dio che non abbandona mai, che non lascia soli, che cammina con gli uomini per capirli e consolarli. Ancora una volta insomma ha fatto il parroco di campagna: si accorge che le cose non vanno tanto bene e dà a tutti una bella ripassata.

A cosa e chi pensava Bergoglio quando ha parlato dei peccati contro l’unità? Certo non solo alle infinite ramificazioni cristiane, a quel corpo lacerato nei secoli da dispute e ripicche teologiche, anatemi e scismi, ambizioni e scalate al potere. Lo ha detto lui stesso. Volava molto più basso e quindi, decisamente, più in profondità. Pensava ai “peccati parrocchiali”. Non una nuova categoria di infrazioni morali, tipo non far tintinnare il giusto euro nella cassetta delle candele elettriche o far squillare il telefonino con l’ultimo tormentone estivo durante la consacrazione, o ancora mettere le scarpe infangate sopra l’inginocchiatoio in similpelle.

No, qui si tratta di veri e proprio peccati contro l’unità e la santità della Chiesa. Ieri mattina il Papa pensava al luogo di condivisione e comunione che dovrebbe essere una parrocchia, trascinato nelle beghe da soap opera da fedeli infarciti di sentimentalismi e reazioni da reality show. C’è chi ci ha già pensato a raccontare il microcosmo sacro attraverso le telecamente perennemente “on”. Segno che evidentemente non si smette di essere uomini, quindi limitati, miseri, peccatori solo oltrepassando il portico di un tempio o accendendo qualche candela. Anzi esperto in vita e umanità, papa Bergoglio ha fotografato certi interni ecclesiastici, dove il parroco viene strattonato da beghine, perpetue e sacrestani (o la versione più moderna e stilosa di costoro), e dove certi consigli pastorali diventano disfide all’arma bianca, occasioni per risse e contese ad alto rischio.

Il Papa ha raccontato le parrocchie in cui molti di noi hanno messo piede (e spesso abbandonato di corsa): ring in cui si coltivano invidie, gelosie e antipatie, vasche di allevamento per fedeli spennati da chiacchiere e giudizi da bar. Insomma non proprio luoghi edificanti. Qualcuno potrebbe sbuffare, lamentando una certa tendenza all’esagerazione e all’iperbole. In realtà basta dare un’occhiata alle nostre comunità per riconoscere alcune nevrastenie clericali. Anche nelle parrocchie si punta ai primi posti, al mettere al centro se stessi o la propria particolarissima visione ecclesiale, si cercano spazi per gratificare la propria ambizione e imporre idee o ideologie, obiettivi facili su cui scaricare le proprie insoddisfazioni. Si giudica e spesso senza appello.

Papa Francesco ha invitato ad un esame di coscienza, ricordando che proprio la divisione è uno dei peccati più gravi per quel popolo per cui Cristo sulla croce ha offerto la sua sofferenza.

Insomma che posto occupa nella nostra fede quel “che siano una cosa sola” di evangelica memoria? Non bisogna chiederselo una settimana l’anno, quando si prega insieme ai fratelli separati di altre confessioni cristiane, ma tutti i giorni quando si passa dagli uffici parrocchiali e si evita la catechista molesta, il responsabile degli scout con cui si è discusso per le date delle prime comunioni o le signore del rosario che passano ai raggi x chiunque capiti nel loro raggio visivo (mi sono sempre chiesta come fanno a non perdere il ritmo delle Avemaria e allo stesso tempo non perdere un colpo su chi entra ed esce, sulle mise indossate e sul tempo di permanenza nell’ufficio del parroco). Stiamo attenti, non sono quisquilie, c’è di mezzo il diavolo. Sempre Bergoglio ha ricordato che è nella natura del maligno separare, rovinare i rapporti, insinuare pregiudizi. E pare si diverta molto quando riesce a farlo proprio tra il gregge del Buon Pastore. Le nostre chiese dovrebbero essere il luogo dove crescere nella capacità di accogliere, perdonare e volersi bene. Questo ha chiesto il Papa. Nulla di più o di meno che la santità. “Una chiesa che si riconosce ad immagine di Dio, ricolma di Misericordia e Grazia”.

Eppure spesso sembrano le succursali delle riunioni di condominio. Potrei raccontare della suorina che mi ha redarguito in fila per la comunione perché avevo una spalla scoperta. Mi ha dato un’occhiataccia che mi porterà ad indossare la versione cattolica del burka vita natural durante. Ma non sarei abbastanza sincera se non ricordassi anche le tante, troppe volte, che ho dato, insieme ad amici di fede, giudizi affrettati su altri cristiani, magari attratti, cresciuti e pasciuti in carismi lontani da quello che mi ha afferrato. Credo sia utile ciò che sta facendo Francesco: scortica la nostra appartenenza ecclesiale, purifica il nostro vivere da cristiani, cerca la verità e l’autenticità del credere. Vuole una conversione quotidiana e ci accompagna nel lavoro da fare. Bisogna solo dargli retta.

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Le chiacchiere sono alla portata di tutti

Posté par atempodiblog le 27 août 2014

«Mi hanno riferito un apprezzamento sfavorevole che io avrei fatto di te e mi è dispiaciuto come di calunnia del pessimo genere. Veramente non ce n’è peggiore di quelle che seminano ombre, sospetti e divisioni d’animo tra superiori e alunni e tra confratelli».

«Ho saputo con sommo rincrescimento di peccati mortali commessi da voi contro la carità. Miei cari, dire di un compagno o chi sia: “Egli ha fatto peccati mortali” e dirlo a chi non lo sa, e fare nota una cosa segreta, è peccato grave e voi l’avete fatto!».

Don Giustino Maria Russolillo

Le chiacchiere sono alla portata di tutti dans Citazioni, frasi e pensieri j0yx4o

E le chiacchiere sono alla portata di tutti. Quanto si chiacchiera nelle parrocchie! Questo non è buono. Ad esempio quando uno viene eletto presidente di quella associazione, si chiacchiera contro di lui. E se quell’altra viene eletta presidente della catechesi, le altre chiacchierano contro di lei. Ma, questa non è la Chiesa. Questo non si deve fare, non dobbiamo farlo! Bisogna chiedere al Signore la grazia di non farlo. Questo succede quando puntiamo ai primi posti; quando mettiamo al centro noi stessi, con le nostre ambizioni personali e i nostri modi di vedere le cose, e giudichiamo gli altri; quando guardiamo ai difetti dei fratelli, invece che alle loro doti; quando diamo più peso a quello che ci divide, invece che a quello che ci accomuna…

Una volta, nell’altra Diocesi che avevo prima, ho sentito un commento interessante e bello. Si parlava di un’anziana che per tutta la vita aveva lavorato in parrocchia, e una persona che la conosceva bene, ha detto: «Questa donna non ha mai sparlato, mai ha chiacchierato, sempre era un sorriso». Una donna così può essere canonizzata domani! Questo è un bell’esempio.

Papa Francesco (Udienza generale, 27 agosto 2014)
Tratto da: La Santa Sede

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La mormorazione

Posté par atempodiblog le 9 juin 2014

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Quando uno si mette gli occhiali verdi, vede tutto verde; e se mette gli occhiali scuri, tutto davanti a lei si oscura. Così, quando c’è l’invidia nel cuore, tutto è interpretato in male, anche le azioni migliori; e si cerca negli altri – diciamo così – il pelo nell’uovo, mentre che poi noi stessi, o con la mormoratrice medesima, commette cose più gravi.
E quello che rileva nelle altre, non dipende forse da ciò: che nel suo animo vi è l’invidia, vi è l’orgoglio?

La mormorazione fa danno alla persona di cui si mormora.
Perché fai perdere la stima? È minor peccato rubare i soldi. Perché l’uomo, ogni uomo ha tre beni: ha i beni di persona, ha i beni di fortuna e ha i beni di stima.
Beni di persona, quindi che ognuno rispetti la persona altrui, non si può mica percuotere, ad esempio.
Beni di fortuna si può mica rubare, ma più preziosi sono i beni di stima, l’onore.
E la Scrittura dice: è meglio un buon nome che molte ricchezze. Dunque, voglio dire, è minor male rubare molto, che togliere la stima alle persone. Togliere la stima alle persone!

Allora occorre pensare sempre a noi. Vi sono delle persone che hanno un cattivo istinto: guardano i difetti degli altri. E vi sono persone che disturbano così alle volte le comunità, che non si può più disporre, non si può più compiere quello che si dovrebbe fare. Non c’è più la libertà, ecco!
E queste persone, forse, vedranno solo al Giudizio il male che han fatto. Ma è meglio che lo conoscano prima specialmente negli Esercizi, per toglierlo, togliere la causa di questo.
Oh! Non aggraviamoci ancora dei peccati altrui, che ne abbiam già troppi noi! da confessare e da espiare, da riparare, da correggere. Sì.
Non fare agli altri quello che ragionevolmente non vuoi fatto a te stesso. E fa agli altri quello che ragionevolmente vorresti fatto a te.
Vi sono autori, libri, che sopra la mormorazione hanno delle parole roventi.

Eppure c’è questa tendenza: si portano due bisacce: nella bisaccia davanti, si mettono i difetti degli altri e si guardano e si conoscono; e i nostri li mettiamo nella bisaccia di dietro. E proprio quelle che fan bene in comunità, stanno a guardare le altre e rilevano e giudicano, e condannano l’operato della Superiora e l’operato delle sorelle. E se poi una cosa va male, oh!, lì la colpa è di tutte fuorché di loro, fuorché di loro. E forse è andata male proprio per causa loro, perché non han lavorato, perché non han messo il loro impegno, perché han lasciato mancare la preghiera per la comunità e per le sorelle, perché non hanno dato il buono esempio.

Beato Don Giacomo Alberione

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A Messa non si va per spettegolare

Posté par atempodiblog le 9 juin 2014

Una voce potente, esercitata. Come attraversava il duomo, che era pronto a riceverla! Ma non era alla comunità dei fedeli che il prete si rivolgeva, non c’erano dubbi e non c’erano vie d’uscita, il prete chiamò: “Josef K.!” […] “Tu sei Josef K.”, disse il prete alzando una mano sul parapetto con un movimento impreciso. “Sì”, disse K., e pensò con quanta franchezza prima aveva sempre pronunciato il proprio nome, mentre da qualche tempo era diventato un peso, e ora il suo nome era conosciuto da persone che vedeva per la prima volta; come era bello prima presentarsi e solo dopo essere conosciuto!

Tratto da: Il Processo, di Joseph Kafka

A Messa non si va per spettegolare dans Citazioni, frasi e pensieri 2csga3t

Quando andiamo a Messa la domenica, come la viviamo?

Ora noi, quando partecipiamo alla Santa Messa, ci ritroviamo con uomini e donne di ogni genere: giovani, anziani, bambini; poveri e benestanti; originari del posto e forestieri; accompagnati dai familiari e soli… Ma l’Eucaristia che celebro, mi porta a sentirli tutti, davvero come fratelli e sorelle?

[…] mi preoccupo di chiacchierare: Hai visto com’è vestita quella, o come com’è vestito quello? A volte si fa questo, dopo la Messa, e non si deve fare!

[…] A volte qualcuno chiede: «Perché si dovrebbe andare in chiesa, visto che chi partecipa abitualmente alla Santa Messa è peccatore come gli altri?». Quante volte lo abbiamo sentito! In realtà, chi celebra l’Eucaristia non lo fa perché si ritiene o vuole apparire migliore degli altri, ma proprio perché si riconosce sempre bisognoso di essere accolto e rigenerato dalla misericordia di Dio, fatta carne in Gesù Cristo. Se ognuno di noi non si sente bisognoso della misericordia di Dio, non si sente peccatore, è meglio che non vada a Messa!

Papa Francesco
Tratto da: La Santa Sede

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Beati quelli che…

Posté par atempodiblog le 9 juin 2014

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Beati quelli che perdonano, misericordiosi. Perché tutti noi siamo un esercito di perdonati! Tutti noi siamo stati perdonati. E per questo è beato quello che va per questa strada del perdono.

Beati i puri di cuore, che hanno un cuore semplice, puro, senza sporcizie, un cuore che sa amare con quella purità tanto bella.

Beati gli operatori di pace. Ma, è tanto comune da noi essere operatori di guerre o almeno operatori di malintesi! Quando io sento una cosa da questo e vado da quello e la dico e anche faccio una seconda edizione un po’ allargata e la riporto… Il mondo delle chiacchiere. Questa gente che chiacchiera, non fa pace, sono nemici della pace. Non sono beati”.

Papa Francesco

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Le chiacchiere sono la peste di una comunità

Posté par atempodiblog le 12 mai 2014

Le chiacchiere sono la peste di una comunità dans Fede, morale e teologia j09p2s

“Mai, mai sparlare di altri! Se io ho qualcosa contro l’altro o che non sono del parere: in faccia! Ma noi, i chierici, abbiamo la tentazione di non parlare in faccia, di essere troppo diplomatici, quel linguaggio clericale, così… Ma ci fa male! Ci fa male!

Invece, quelli che ti dicono le cose belle davanti e poi da dietro non tanto belle… E’ importante, quello, ma… le chiacchiere sono la peste di una comunità: si parla in faccia, sempre. E se non hai il coraggio di parlare in faccia, parla al superiore o al direttore… che lui ti aiuterà. Ma non andare per le stanze dei compagni per sparlare! Ma, si dice che chiacchierare è cosa di donne: ma anche di maschi, anche di noi! Noi chiacchieriamo abbastanza! E quello distrugge la comunità”.

Papa Francesco

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Mormorazioni

Posté par atempodiblog le 11 mai 2014

Mormorazioni dans Citazioni, frasi e pensieri San-Francesco-di-Sales

Un sussurrio in latino vuol dire un mormorio, il piccolo rumore o sussurro che producono quei piccoli ruscelli nei quali ci sono pietre che, facendo fluttuare e ondeggiare le acque, impediscono loro di scorrere senza rumore, come fanno invece i grandi fiumi, che corrono così dolcemente che quasi non si vede il movimento perpetuo di quelle acque. La gente del mondo sparla con grande libertà, grida i peccati e i difetti del suo prossimo, semina discordie, cova malevolenze e odi mortali, non fa attenzione alcuna alle avversioni, che ritiene odio, e non smette di contristare o a fare del male a coloro verso i quali ne ha. […]

Noi possiamo certamente confessare i nostri peccati veniali ad alta voce e chiaramente davanti a tutti, principalmente quando si tratta di umiliare noi stessi; ma non possiamo farlo con i nostri peccati mortali, perché non siamo padroni della nostra stessa reputazione, a maggior ragione non siamo tenuti a rendere pubblici quelli del prossimo, quando sono segreti.

San Francesco di Sales – Trattenimenti Spirituali

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