Maria, debellatrice di tutte le eresie

Posté par atempodiblog le 10 mai 2013

Maria, debellatrice di tutte le eresie
La devozione alla Madonna strumento imprescindibile per salvare il proprio pensiero e l’integrità della Dottrina.
di Corrado Gnerre – Radici Cristiane

Maria, debellatrice di tutte le eresie dans Corrado Gnerre mariadebellaeresie

San Luigi Grignion de Montfort, ne La vera devozione a Maria, scrive che la mancanza di amore alla Madonna è «il segno più infallibile e più indubitabile per distinguere (…) un uomo di cattiva dottrina».
Da sempre, infatti, la Vergine Maria è considerata la debellatrice di tutte le eresie. Padre Tinti nel suo celebre Maria, debellatrice delle eresie, così scrive: «La Chiesa ha sempre invocato Maria SS.ma come debellatrice di tutte le eresie, ed ha introdotto nella sacra liturgia quel versetto che racchiude il più magnifico elogio che si possa fare della Beatissima Vergine: “Gaude, Maria Virgo, cunctas haereses sola interemisti in universo mundo” [Gioisci o Maria perché sola hai debellato le eresie in tutto l’universo] (Dal Breviario Romano). (…)
Ora se la Chiesa ha inserito nella sua liturgia [questo elogio] bisogna ammettere che sino dal tempo apostolico questa fosse una convinzione universale, e cioè che la Beatissima Vergine Maria, Madre di Dio, per i misteri operati in Lei, aveva dato modo di confermare i dogmi della Divina Incarnazione, della reale persona di Cristo e della universale redenzione. Da questi dogmi ne vennero poi gli argomenti che sconfissero le varie eresie. Di qui l’elogio attribuito a Maria SS.ma debellatrice delle eresie».
Ma adesso vediamo di individuare alcuni punti importanti per i quali la devozione alla Madonna davvero diventa la salvaguardia più importante per l’integrità della dottrina. Individuiamo quattro punti.

Maria ci ha donato la Verità
Infatti, se Maria non avesse detto di “sì” all’Angelo, sarebbe stato pregiudicato il progetto di Dio. Ci sarebbe stata una seconda possibilità? Non lo sappiamo. Può darsi di sì, ma può anche darsi di no. Ragioniamo su questo.
L’assenso di Maria Vergine è l’obbedienza. Ella, “nuova Eva”, si contrappone alla “prima Eva” per la quale entrò il peccato nel mondo. Ciò che rende diversa Maria da Eva è l’umiltà. Eva peccò perché attratta dalla possibilità di “diventare come Dio”; Maria ci ha ridonato la Grazia convinta che l’unica posizione umanamente ragionevole fosse quella di farsi “ancella di Dio”.
Ebbene, dietro ogni eresia c’è sempre l’orgoglio. C’è l’intenzione di non voler ascoltare, bensì rielaborare secondo i propri criteri e le proprie ambizioni. Dunque, da questo punto di vista, si capisce bene quanto la devozione mariana serva per ottenere la virtù dell’umiltà.

Maria ha generato la Verità
Maria non si è limitata a donarci la Verità, l’ha anche generata. Ella ha dato il suo contributo. Il Verbo incarnato è l’unione del divino con l’umano. Ebbene, mentre il divino è stato apportato dallo Spirito Santo, l’umano è stato apportato da Maria Vergine.
Maria ha dato il suo sangue e il suo nutrimento alla Verità incarnata. Se a Gesù avessero fatto l’analisi del nucleo mitocondriale, avrebbero trovato lo stesso nucleo mitocondriale di Maria. Ragioniamo su questo. Mettersi alla scuola di Maria, vuol dire mettersi alla scuola di Colei che ha generato la Verità e non si può conservare questa stessa Verità senza chiedere l’aiuto a Colei che l’ha generata.

Maria ha portato la Verità nel suo grembo
Maria è veramente Madre della Chiesa. La Chiesa è l’unione del divino con l’umano e già Cristo (il Capo) è tutta la Chiesa, per cui si può ben dire che la Vergine ha generato e portato la Chiesa dentro di sé. Ha alimentato la Chiesa con il suo sangue.
Questo fatto che la Vergine abbia portato dentro di sé la Chiesa fa capire tutta la connotazione antignostica del Cristianesimo. La Verità è portata dal grembo di una donna, per cui si è chiamati, relativamente alla Verità, a una dimensione di convivenza e non solo di conoscenza.
Le eresie nascono sempre da un approccio alla Verità in senso primariamente intellettualistico. Paradossalmente (ma non troppo) anche in quelle eresie che negano il valore e la propedeuticità della ragione per l’atto di Fede.
Il “Caso Lutero” lo dimostra ampiamente: per lui la ragione non aveva valore, eppure cercò nello studio della Scrittura il fondamento delle sue teorie. Così possiamo dire che tutta la deriva in senso intellettualistico della teologia contemporanea ha come causa proprio la voluta dimenticanza della devozione mariana; e nello stesso tempo la voluta dimenticanza di questa devozione è a sua volta causa della deriva intellettualistica della teologia contemporanea.

Maria è l’immacolatezza della Verità
Maria è la purezza in quanto tale. Ella, a Lourdes, dice di sé: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Maria, dunque, ricorda come la purezza sia alla base dell’acquisizione della Verità. Ella fu preservata proprio perché doveva generare il Verbo incarnato.
Di per sé la perdita della purezza può non essere il peccato più grave, ma è senz’altro il peccato che più compromette la sfera intellettuale. Il rifiuto della purezza è la bestializzazione; e con la bestializzazione c’è la morte del retto intendere e della logica. Non si vive come si pensa, si finisce sempre col pensare come si vive.
A tal riguardo, se si approfondisce lo studio della vita privata di molti eretici, si scopre quanto le formulazioni degli errori siano state precedute da cedimenti sul piano della disciplina e della vita morale.

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La più bella corona di gloria per la SS. Trinità

Posté par atempodiblog le 7 mai 2013

La più bella corona di gloria per la SS. Trinità dans Don Giustino Maria Russolillo Don-Giustino-Russolillo
Immagine tratta da:
Sdv Philippines

Ave Maria piena di grazia nel mistero della vostra predestinazione a tutte le future grandezze.
A voi sovranamente è detto: “Ti ho amata di un amore eterno e perciò ti ho voluta” (Ger 31,3).
Non c’è persona creata in terra e in cielo, destinata a essere più di voi partecipe e consorte della divina natura, immagine e somiglianza di Dio, congiunta in più alta unione con le divine persone.
Ci uniamo alla stima e all’amore che ha per voi lo stesso divin Padre. Vi salutiamo in tutta l’eternità da parte e a nome della prima Persona divina: “Piena della grazia del Padre, egli. Il Signore, è con voi” (Mt 3,17).
Vagheggiandovi da tutta l’eternità insieme col Figlio suo nel divin seno, l’eterno Padre proclama anche di voi a tutto il creato: “ecco la mia figlia diletta, in cui sono le mie compiacenze” (Cantico dei Cantici 2,14).
Ci uniamo o SS. Maria, alla stima e all’amore che ha per voi lo stesso divin Figlio. Vi salutiamo in tutta l’eternità da parte e a nome della seconda Persona divina: “Piena della grazia del Figlio! Egli, il Signore, è con voi”.
Ci uniamo o SS. Maria, alla stima e all’amore che ha per voi lo stesso Spirito Santo. Vi salutiamo in tutta l’eternità da parte e a nome della terza Persona divina: “Piena della grazia dello Spirito Santo! Egli il Signore è con voi”.
L’amore del Padre e del Figlio è la vostra dote; lo Spirito del Padre e del Figlio è il vostro sposo, o Maria e tutta vi cinge d’una corona di grazie privilegiate, come il suo anello divino.
Non solo esente da ogni peccato, ma piena, traboccante di grazia e virtù, integrità e scienza e di tutti i doni della santità originale, e solo per la maggiore perfezione di somiglianza con Gesù, passibile e mortale.
Il Signore è con voi! Tutti i fiumi di grazia affluiscono nella grazia della vostra umiltà, della vostra purezza, degna di Dio, e fanno riversare in voi la vita soprannaturale, in una piena miracolosa, disposizione prossima al suo frutto supremo.
Noi adoriamo Dio in voi, o Maria, reggia di Dio; cielo di Dio; Madre di Dio. Accoglietelo per noi, amatelo per noi, pregatelo per noi, questo Dio fatto uomo in voi, per noi.
Voi siete veramente la più bella corona di gloria per il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo!

Beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

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Il nostro culto a Maria

Posté par atempodiblog le 7 mai 2013

Il nostro culto a Maria
Tratto da: Rivista Papa Giovanni

Il nostro culto a Maria dans Mese di maggio con Maria mesemaggiomadonna

Il popolo cristiano ha voluto dedicare il mese di maggio a Maria in contrapposizione alle tradizioni pagane che festeggiavano il risveglio primaverile della natura, esprimendo il primordiale senso religioso del popolo per ringraziare le divinità all’inizio del nuovo percorso delle stagioni, volendo in questo modo chiedere aiuto per il lavoro e per ottenere abbondanti raccolti dei campi e numerosi parti dei greggi.
Ma già nei secoli XIII e XIV i cristiani, dall’attenzione alla natura e all’amore umano, passarono a lodare e venerare la creatura più bella e la madre più affettuosa quale appunto era Maria di Nazaret, la Madre di Dio, per ottenerne la protezione. In tal modo la venerazione alla Madonna diventa una venerazione filiale grande e forte. La Madonna è la Madre di Gesù e Madre nostra, è ricchissima di “doni celesti molto più di tutti gli spiriti angelici e molto più di tutti i Santi (Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus).
La Madonna è la “Piena di grazia” per eccellenza. Come scrisse San Pier Damiani: “Tutto ciò che c’è di più grande è inferiore a Maria; solo il Creatore supera questa creatura. Come non venerare questa sublime creatura uscita dalle mani di Dio per l’incanto del Cielo e della terra?

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S. Tommaso d’Aquino, infatti, ci insegna che la vera devozione consiste nella “donazione pronta e completa di tutto se stesso”. La parola devozione significa quindi donazione, o meglio “donarsi”. Non un donarsi qualsiasi, naturalmente, ma un donarsi con amore, con generosità, con trasporto.
La mia devozione alla Madonna, quindi, deve consistere nella donazione amorosa di me stesso alla Madonna; ossia, faccio dono di me alla Madonna. E se di un dono si può fare quel che si vuole, la Madonna può fare di me, suo dono, quello che vuole, e io non posso fare altro se non quello che vuole Lei, quello che piace a Lei, quello che opera Lei. Tanto più sono devoto della Madonna, quanto più mi abbandono a Lei, mi conformo a Lei, vivendo in tutto e per tutto governato da Lei.
La devozione mariana così intesa, nel suo senso più pieno e più perfetto, comporta la consacrazione di sé alla Madonna, ossia l’espressa offerta a Maria di tutto il proprio essere, di tutto ciò che si è e di tutto ciò che si ha (anima, corpo, sensi; beni esterni, beni interni, beni presenti, beni futuri; la vita, la morte, l’eternità…).
In tal modo, con la consacrazione si realizza la pienezza della devozione alla Madonna, perché si è effettivamente donati in tutto e per tutto alla Madonna, si appartiene a Lei incondizionatamente, e si vuol vivere senza riserva come suoi figli o “schiavi d’amore” (S. Luigi Grignion di Montfort) o, ancor più, come “proprietà, strumenti, cose fra le sue mani” (S. Massimiliano M. Kolbe) o, ancor più, come “vittime di olocausto” del suo amore materno e misericordioso per l’avvento del Regno di Dio in tutte le anime.

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Il mese di maggio con Don Bosco e Domenico Savio

Posté par atempodiblog le 6 mai 2013

Il mese di maggio con Don Bosco e Domenico Savio dans Mese di maggio con Maria domenicosaviodonbosco

«Sul finire del mese di aprile (1856), Domenico Savio si era presentato a don Bosco, chiedendogli come avrebbe potuto celebrare santamente il mese di Maria.

- Lo celebrerai, gli rispose don Bosco, con l’esatto adempimento dei tuoi doveri, raccontando ogni giorno ai compagni un esempio in onore di Maria e procurando di regolarti in modo da poter fare in ciascun giorno la santa comunione.

- Ciò procurerò di fare puntualmente; ma qual grazia dovrò domandare?

- Domanderai alla santa Vergine che ti ottenga da Dio sanità e grazia per farti santo.

- Sì! Che mi aiuti a farmi santo!» (cfr MB V, 462).

Tratto da: donbosco.it

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Il Santo Rosario

Posté par atempodiblog le 6 mai 2013

Il Santo Rosario dans Citazioni, frasi e pensieri Maria-e-il-santo-Rosario

Il Rosario è un colloquio con Lei (la Madonna). Noi lo recitiamo alla Sua presenza. Se non la vediamo come Bernadette con gli occhi della carne, possiamo però vederLa con gli occhi del cuore. Se preghiamo con fede, Lei ci ascolta. Mentre scorriamo la corona, passando in rassegnai misteri della redenzione, Lei ci rafforza nella fede, purifica il nostro cuore e fortifica la nostra volontà sulla via del bene.

Padre Livio Fanzaga

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Il senso delle preghiere mariane

Posté par atempodiblog le 6 mai 2013

Il senso delle preghiere mariane dans Citazioni, frasi e pensieri josemariaescrivbambini

Guardate: per Maria, nostra Madre, saremo sempre piccoli, perché la Madonna  ci apre la strada del Regno dei Cieli, che sarà donato a chi si fa bambino [Cfr  Mt 19, 14]. Dalla Madonna non ci dobbiamo mai separare. E come le renderemo  onore? Frequentandola, parlandole, esprimendole il nostro affetto, meditando nel  nostro cuore le scene della sua vita terrena, raccontandole le nostre lotte, i  nostri successi e i nostri insuccessi.

In questo modo scopriremo — come  se le recitassimo per la prima volta — il senso delle preghiere mariane, che da  sempre si recitano nella Chiesa. Che cosa sono l’Ave Maria e l’Angelus se non le lodi ardenti alla Maternità divina? E nel santo  Rosario — meravigliosa devozione che non mi stancherò mai di raccomandare a  tutti i cristiani — passano per la nostra mente e per il nostro cuore i misteri  dell’esistenza mirabile di Maria, che sono anche i misteri fondamentali della  fede.

San Josemaría Escrivá de Balaguer

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Maria e il mese di maggio

Posté par atempodiblog le 4 mai 2013

Maria e il mese di maggio dans Mese di maggio con Maria verginedelrosario

Oggi è il primo sabato di maggio, cioè del mese che la tradizione vuole  – insieme ad ottobre, mese del rosario – dedicato in particolare al culto della Vergine Maria. È un fatto che, se siamo cresciuti all’interno della cattolicità, abbiamo appreso fin da  bambini e che diamo ormai per scontato. Ma forse, proprio per questo, è interessante cercare di risalire alle origini della speciale attenzione per Maria in questo momento dell’anno, per renderci conto meglio di come essa è nata e si è diffusa nell’intera cristianità.

Incominciamo col dire che essa è un piccolo vanto tutto italiano come, del resto, la famosa “supplica” alla Madonna di Pompei. E questo perché, se è vero che già qualcuno come il re di Castiglia e Leòn, Alfonso X il Saggio (vissuto nel XIII sec.), in uno dei suoi Cantici aveva in qualche modo associato la figura di Maria al mese di maggio e tre secoli dopo a Monaco di Baviera il benedettino Wolfang Seidl aveva pubblicato un abbozzo di mese mariano, sarà solo in età barocca e in Italia che la devozione andrà chiaramente strutturandosi.

In realtà, occorre precisarlo subito: ciò da cui sembra che tutto abbia preso le mosse non è un aggancio con il ciclo liturgico, come in teoria si potrebbe pensare e come, per esempio, è avvenuto per il mese mariano presente nel rito bizantino fin dal XIII secolo, che viene celebrato in agosto in relazione alla festa della Assunta, la Dormitio Mariae per gli ortodossi. Il nostro “mese di maggio” si ricollega piuttosto, per un verso, al bisogno di riproporre Maria alla devozione dei fedeli dopo quella sorta di diminuzione di ruolo che le era derivata dalla Riforma. Ma anche dal rilancio che alcuni culti pagani, come quelli legati alle feste di primavera, accentrate sui Calendimaggio, stavano ritrovando spazio all’interno del Rinascimento e ciò preoccupava assai gli ambienti religiosi.

Per questo non sembra un caso che proprio attorno a Firenze, centro di questo rinascimento, e precisamente nel noviziato domenicano di Fiesole, nel 1677, sia nata la Comunella, cioè una sorta di confraternita che cominciò a dedicare alla Vergine il mese di maggio con degli esercizi di devozione. Ecco che cosa possiamo leggere negli archivi: «Essendo giunte le feste di maggio… e sentendo noi il giorno avanti molti secolari che incominciavano a “cantar maggio”e a far festa alle creature da loro amate, stabilimmo di volerlo vantare anche noi alla Santissima Vergine Maria e che non era dovere che ci lasciassimo superare dai secolari». Dunque alla regina della primavera viene quantomeno affiancata la Regina del Cielo.

Da quel momento in poi è tutto un susseguirsi di iniziative prima sporadiche e poi sempre più organizzate fino al “Mese di Maria” pubblicato a Verona nel 1725 da un gesuita, padre Dionisi, seguito nel 1747 dal “ Mese di Maggio” di padre Saporiti e poi ancora da quelli di padre Lalomia e infine nel 1787 di padre Muzzarelli. Con quest’ultimo la devozione assume il suo aspetto definitivo. La pubblicazione che la illustra viene infatti inviata a tutti i vescovi perché la introducano nelle parrocchie della loro diocesi. Cosa che avverrà praticamente dovunque.

Durante la prima metà dell’800 il “Mese di Maggio” è già affermato in Europa e in America; progressivamente raggiungerà anche i paesi di missione. Diversi papi lo sosterranno esplicitamente: Pio VII, Gregorio XVI, Pio IX addirittura lo indulgenzieranno. Al punto che questa devozione è stata definita «l’omaggio più grandioso che i tempi moderni hanno offerto alla Santa Vergine».

Grandioso, certamente, ma per alcuni anche un po’ troppo debordante. A raccogliere critiche e proposte, inseguendo il giusto equilibrio, è certamente servita la riflessione conciliare sul ruolo di Maria che, contro ogni rischio di deviazione e di devozionalismo sentimentale l’ha riportata in pienezza all’interno della storia della salvezza. Poi, l’enciclica di Paolo VI , la Marialis cultus, ha completato il quadro. La riforma del calendario liturgico, da parte sua, ha contribuito a favorire l’aggancio con il ciclo solenne della Chiesa ponendo proprio il 31 maggio, cioè tra l’annunciazione il 25 marzo, e la nascita del Battista il 24 giugno, la Festa della Visitazione. Così oggi, il “Mese di Maggio” continua a restare, per chi lo voglia, una grande occasione pastorale capace di unire la devozione liturgica a Maria con la più genuina pietà popolare.

di Rosanna Brichetti Messori – La nuova Bussola Quotidiana

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Buon mese di maggio!!

Posté par atempodiblog le 1 mai 2013

Sii tu l’Angelo del mio Rosario, fa che ogni “Ave Maria” sia un fiore immortale, e ogni “posta” una conquista di Cielo!

Buon mese di maggio!! dans Citazioni, frasi e pensieri Madonna

O Maria facci sempre sperimentare i benefici del Tuo Cuore di Madre, della Tua sovrana protezione.

Beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

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La bontà di Dio nel perdono

Posté par atempodiblog le 21 mai 2012

La bontà di Dio nel perdono dans Don Dolindo Ruotolo don-Dolindo

Maria: Vuoi farti un’idea della bontà di Dio e della durezza delle creature? Con­sidera come si comporta Dio quando viene offeso e come si comportano gli uomini! Oh, come è piccola la misericordia umana, anzi come è nulla! L’uomo finge di perdo­nare, ma in realtà non fa che umiliare aspramente il suo offensore, e ricorda sem­pre l’offesa. Perdona quando non sente più l’urto e la rabbia, perdona stentatamente. Eppure chi l’offende è un essere come lui, forse migliore di lui.
Guarda come è inesorabile l’uomo quan­do punisce: il reo si pente, supplica, pian­ge, ma la legge lo colpisce, lo annienta, lo priva della libertà, e non si placa se non quando non ha più da esigere.
Dio è infinito; chi lo offende è un po­vero verme, l’offesa che riceve è incommen­surabile, eppure Dio chiama il peccatore al suo Cuore, lo attira con le più dolci espres­sioni, lo cerca come un tesoro smarrito, come una pecorella del proprio ovile, come un figlio prediletto. Se Dio vuole che con­fessi un suo peccato, lo vuole nell’interesse stesso del peccatore, perché umiliandosi si senta libero dal suo peso e perché meriti il perdono, lo riguardi come un soave diritto e non come una umiliante concessione. Dio non disprezza il peccatore, non lo guarda con severità, non lo rimprovera, ma lo abbraccia, lo adorna della sua grazia, lo riveste degli abiti della giustizia, gli pone al dito l’anello della figliolanza, gli imban­disce il solenne Banchetto eucaristico. Una sola parola sincera di amore, un solo ge­mito dell’anima basta a riaccostarla a Dio, anche prima di essersi umiliata soavemen­te innanzi al suo ministro.
E’ vero che cadono i flagelli sui pecca­tori, ma non è Dio che vuole la punizione e la morte dell’empio, è l’empio che con le sue azioni si forma i flagelli e le sven­ture… Anche queste però servono a Dio per richiamare a sé il peccatore, quando non ascolta la voce dell’amore. Oh quanto è grande la misericordia di Dio! E tu an­cora diffidi di Lui? Non sai che Egli si reputa grandemente offeso dalla sfiducia, appunto perché è infinita bontà? Gettati dunque nelle sue braccia; piangi ai suoi piedi; in Lui troverai sempre il più caro ed il più amoroso dei padri.

Giaculatoria: Perdonami, o Gesù, ed abbi pietà di me nella tua grande miseri­cordia.

Fioretto: Perdona a chi ti ha offeso, affinché Dio ti perdoni nella stessa misura.

di Don Dolindo Ruotolo
Una profonda riforma del cuore alla scuola di Maria – Casa Mariana

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13 maggio 1944, la Madonna appare a Ghiaie di Bonate

Posté par atempodiblog le 13 mai 2012

Ricordo della prima apparizione della Madonna a Ghiaie di Bonate

13 maggio 1944, la Madonna appare a Ghiaie di Bonate dans Apparizioni mariane e santuari Ghiaie-di-Bonate

Sabato 13 maggio 1944

La Madonna era apparsa anche a Fatima, per la prima volta, un 13 di maggio. Sarà casuale questa data, oppure ci sarà un richiamo a quelle apparizioni?
Chi è Adelaide, la veggente? Dai giudizi dati su di lei risulta che è una bambina espansiva, spontanea, più portata al gioco e allo scherzo che allo studio. Frequenta la prima elementare. Le sue caratteristiche sono: intelligenza normale, scarsa memoria e poca fantasia. Veniva trattata da “zuccona” e “incapace”, trattata con modi e sistemi sbrigativi. Da parte sua, si era creata la convinzione di essere una povera bambina ignorante, di scarsa intelligenza. La caparbietà che le si attribuì e che dimostrò non era che un aspetto del suo carattere deciso, incapace di finzione e di diplomazia, impegnato a difendere la propria interiorità e la sua personalità, spesso conculcata e offesa.
Nel Diario Adelaide descrive l’inizio di questa apparizione come un puntino d’oro che si avvicina a poco a poco e, quando si ingrandisce del tutto, rivela nel suo interno la figura di una bella Signora con Gesù Bambino in braccio e san Giuseppe alla sua sinistra. E’ la prima volta, nella storia delle apparizioni più recenti, per quanto ne sappiamo, che la Santa Famiglia si presenti al completo in quasi tutte le visioni. [...]

La Madonna a Ghiaie di Bonate? Una proposta di riflessione – Padre Angelo Maria Tentori. Ed. Paoline

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La Mamma celeste sull’altare accanto al Figlio prediletto

Posté par atempodiblog le 8 mai 2012

La Mamma celeste sull’altare accanto al Figlio prediletto

La Mamma celeste sull'altare accanto al Figlio prediletto dans Libri padrepiomadonnages

Se P. Pio “risolve e fa risolvere tutto dalla Madonna”, è perché egli della Madre del Signore ha sperimentato tutto l’aiuto immaginabile durante l’intera sua esistenza terrena.

Non è il caso qui di entrare a parlare dell’assistenza che il Padre ha ricevuto dalla Beata Vergine, perché occorrerebbe molto tempo. Diamo dei cenni soltanto.

Le cure della Mamma celeste verso questo figlio cominciarono nella sua infanzia e terminarono con il suo ingresso nel Cielo.

Il p. Agostino Daniele da S. Marco in Lamis, padre spirituale del Santo, ci dice che “le apparizioni cominciarono al quinto anno di età”. Che tra i celesti personaggi, che il piccolo Francesco vedeva, ci fosse la Madonna ne è prova il fatto che, dopo molto tempo quando era già frate, “interrogato come mai le avesse celate per tanto tempo, candidamente rispose che non le aveva manifestate, perché le credeva cose ordinarie che succedessero a tutte le anime”.

Mostrando il p. spirituale, anche se in modo misurato, la sua meraviglia, un giorno il Santo chiese ingenuamente: «E lei non la vede la Madonna?». E ad una sua risposta negativa soggiunse: «Lei lo dice per santa umiltà!».

Della presenza premurosa della Madonna accanto a P. Pio qui vogliamo mettere in evidenza il momento nel quale egli ascende all’altare, per celebrare la santa messa.

Questa cosa era risaputa dai suoi figli spirituali un po’ da sempre. Enzo Bertani gli chiese un giorno: «Padre, vedete voi la Madonna?».

«Durante la santa messa. Ogni mattina è all’altare insieme a Gesù», rispose il Santo.

Ed un’altra volta, sempre parlando ad Enzo ritornato sull’argomento, egli precisa: «La Madonna mi accompagna tutte le mattine all’altare con il Serafico Padre san Francesco, per celebrare la santa messa».

Da una figlia spirituale apprendiamo particolari importanti su questa realtà meravigliosa ed eccezionale. Riportiamo domande e risposte.

«Assiste la santa Vergine la sua santa Messa?».

«Credi tu che la mamma non si interessi del figlio?».

«E dove si mette?».

«Ai piedi dell’altare».

«Nel momento in cui Gesù disse: “Donna, ecco tuo figlio”, voi che dite?».

«A lei dico: “Ecco i tuoi figli”».

«Padre, tutte le anime che assistono alla vostra Messa sono presenti al vostro spirito?».

«Li vedo tutti i figliuoli miei all’altare, come in uno specchio».

Dopo la pubblicazione delle lettere del Santo indirizzate ai suoi direttori spirituali, non solo troviamo confermata la presenza della Madonna accanto a P. Pio, mentre celebra la Messa, ma abbiamo la gioia di apprendere quali sentimenti di riconoscenza egli nutre verso la Mamma celeste per l’attenzione tenera che lei gli riserva. Scrive a p. Agostino il 1º maggio 1912.

“Babbo carissimo,

Oh! Le joli mois que le mois de mai! C’est le plus beau de l’année. Sì, padre mio, questo mese come predica bene le dolcezze e la bellezza di Maria! La mia mente nel pensare agl’innumerevoli benefici che ha fatto a me questa cara Mammina mi vergogno di me stesso, non avendo guardato mai abbastanza con amore il di lei cuore e la di lei mano, che con tanta bontà me li compartiva; e quel che più mi dà afflizione è di aver ricambiato le cure affettuose di questa nostra madre con tanti continui disgusti.

Quante volte ho confidato a questa madre le penose ansie del mio cuore agitato! e quante volte mi ha consolato! Ma la mia riconoscenza quale fu?… Nelle maggiori afflizioni mi sembra di non aver più madre sulla terra; ma di averne una molto pietosa nel cielo. Ma quante volte il mio cuore fu calmo, tutto quasi dimenticai; dimenticai quasi perfino i doveri di gratitudine verso questa benedetta Mammina celeste!…

Povera Mammina quanto bene mi vuole. L’ho constatato di bel nuovo allo spuntare di questo bel mese. Con quanta cura mi ha ella accompagnato all’altare questa mattina. Mi è sembrato che ella non avesse altro a pensare se non a me solo col riempirmi il cuore tutto di santi affetti.

Un fuoco misterioso sentivo dalla parte del cuore, che non ho potuto capire. Sentivo il bisogno di applicarci del ghiaccio per estinguere questo fuoco che mi va consumando.

Vorrei avere una voce sì forte per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”.

Una testimonianza di p. Eusebio Notte, che per alcuni anni è stato vicino al Padre, assistendolo con amore e delicatezza filiale, ci dice che l’episodio del 1º maggio 1912 non è un avvenimento isolato: la presenza della Madonna presso l’altare di P. Pio era abituale. Il nostro confratello si riferisce al periodo in cui il Santo viveva a Pietrelcina presso i genitori.

Sappiamo che la messa del Padre durava molto tempo e, per non creare imbarazzo ad alcuno, il parroco don Salvatore aveva deciso che il giovane sacerdote celebrasse a porte chiuse. Così egli si faceva dare la chiave dal sagrestano e si chiudeva dentro, avendo tutta la libertà di rimanere sull’altare secondo quanto il suo spirito riteneva opportuno.

Un giorno a ricreazione la conversazione cadde sull’argomento e p. Eusebio disse: «Padre spirituale, allora voi per anni avete celebrato la Messa da solo?».

Ed il fortunato figlio prediletto di Maria rispose: «Io non sono stato mai solo. La Madonna mi ha sempre tenuto compagnia durante la santa messa».

P. Pio diceva: “Intorno all’altare c’è tutto il paradiso”. E dei figli spirituali di grande fede hanno avuto la grazia di vedere anche con gli occhi del corpo il cielo aperto sul Santo che celebrava l’Eucarestia.

Una mattina, Angelella di Pietrelcina, zia di p. Libero Cardone, cappuccino, vide l’altare di san Francesco, ove stava celebrando P. Pio, circondato da angeli e santi, con la Madonna.

Bella è una testimonianza che ci affida fra Daniele Natale, desunta da una lettera scritta da Enrico Cerioni, un sardo residente a Roma, dopo che era stato alcuni giorni a S. Giovanni Rotondo.

«Mentre insieme ai fedeli ero in attesa che P. Pio venisse in chiesa per celebrare la santa messa, ho visto uscire dalla sagrestia due file di angeli che lo precedevano: il Padre aveva a fianco la Madonna. Si accostò all’altare, mentre la Madre di Dio si mise a un lato.

Appena cominciò il salmo “Introibo ad altare Dei”, P. Pio diventò luminoso e tale rimase per tutto il tempo della celebrazione. All’elevazione apparve Gesù che si fondeva in P. Pio: facevo fatica a distinguere le due persone. Alla comunione la fusione divenne totale, per effusione d’amore».

Il Cerioni conclude lo scritto, pregando fra Daniele di domandare a P. Pio se quanto ha visto sia stata solo un’immaginazione fantastica o corrisponde invece a realtà.

Fra Daniele va nella cella del Padre e, mettendogli la lettera nelle mani, gli chiede se quel figlio spirituale ha visto giusto.

Il Padre scorre lentamente quelle righe e poi dice: «La prima parte, quella che accenna alla presenza degli angeli e della Madonna intorno all’altare, è così». E rimane in silenzio.

«Padre — dice fra Daniele — , se è vera la prima parte, è vera anche la seconda parte». E P. Pio acconsente con un cenno di capo.

Tratto dal libro: “Il Padre”. San Pio da Pietrelcina
Fonte: sanpiodapietrelcina.org

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Una statuina tra le zolle

Posté par atempodiblog le 4 mai 2012

Una statuina tra le zolle dans Don Bruno Ferrero Jean-Marie-Baptiste-Vianney-Curato-d-Ars

Giovanni Maria Vianney ancora fanciullo, aveva un fratello maggiore di lui, di nome Francesco, che lo prendeva sempre in giro per le sue incapacità e per la sua religiosità.
Come fare per avere una giusta rivincita? Si propose un modello e questo lo trovò in una piccola statuina della Madonna, che una religiosa gli aveva regalato.
Sentite come ebbe la prima vittoria sul fratello. Mandati tutti e due a zappare nel campo, Francesco, essendo più grande, lo anticipava e lo precedeva nel lavoro. Come raggiungerlo? Giovanni Maria depose alcuni passi davanti a sé la statuina: guardandola, si rincuorava nel lavoro, si sforzava di più e raggiungeva il fratello.
Ma il fratello partiva per la rivincita. Ecco allora che il piccolo riprendeva l’immagine, la collocava di nuovo davanti a sé, si entusiasmava nel lavoro e progrediva.
Così facendo, tenne testa fino a sera al fratello, che a casa dovette, non senza dispetto, confessare alla madre, che Giovanni Maria aveva fatto tanto lavoro come lui. Ma aggiungeva: «La sfida non è stata giusta! Io ero solo, ma lui no, aveva ad aiutarlo la Vergine Maria».

Guarda al modello e imitalo!

“Il Mese di Maggio per i bambini” di Don Bruno Ferrero – Elledici

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Il Rosario in famiglia

Posté par atempodiblog le 3 mai 2012

Il Rosario in famiglia dans Fatima Maria-e-il-santo-Rosario

Da Lourdes in poi la Madonna, nelle sue molteplici apparizioni, in particolare a Fatima e a Medjugorje, ha moltiplicato l’invito a recitare il Rosario. Apparendo alla piccola Bernadette, la Santa Vergine aveva “un rosario al braccio”. Si tratta per l’esattezza del braccio destro. E’ indubbiamente una corona “preziosa” se Bernadette specifica che la catena, su cui sono infilati i grani, è gialla e brillante come l’oro, allo stesso modo delle rose posate sui piedi. Basterebbe questo per indicare quale importanza il Rosario abbia per la Madre di Dio. La Madonna però non si ferma qui. Ella va ben oltre, prolungando l’apparizione per tutto il tempo necessario perché la veggente reciti l’intera corona alla sua presenza. Per mostrare il suo gradimento ecco che, mentre la fanciulla prega, la Madonna fa scorrere i grani senza muovere le labbra. Il messaggio è chiaro e impressionante nella sua semplicità. Quando noi recitiamo il Rosario la Madonna è presente e ci ascolta. Se non la vediamo con gli occhi della carne, possiamo però vederla con gli occhi del cuore. Mentre scorriamo i misteri della nostra redenzione, Lei ci rafforza nella fede, purifica il nostro cuore e fortifica la nostra volontà sulla via del bene. La Madonna a Medjugorje ha più volte invitato a recitare il Rosario in famiglia: i figli con i genitori e i genitori con i figli. La corona è l’arma che la Vergine potente contro il male ha posto nelle nostre mani per difendere le famiglie dagli assalti del distruttore e per tenerle al sicuro sotto il suo manto materno. Quale preparazione migliore al Convegno mondiale delle famiglie della recita quotidiana del Rosario fra le mura domestiche?

di Padre Livio Fanzaga

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Il mio cuore, un fiore che Maria deve coltivare

Posté par atempodiblog le 1 mai 2012

Il mio cuore, un fiore che Maria deve coltivare dans Don Dolindo Ruotolo Dolindo-Ruotolo

Il mese di Maria è il mese di una pro­fonda riforma del cuore: è necessario lasciare se stessi e adornarsi di ogni virtù e di ogni bene spirituale.
Nella primavera le piante rinascono a vita nuova, si adornano di fiori, sono pie­ne di profumo e di attrattiva. Anche l’ani­ma mia deve rifiorire per essere piena di virtù e di pace!
Nel tuo Cuore, o Maria, io rifiorirò come giglio, perché Tu sei purità; nel tuo amore io riscalderò la mia freddezza, perché tu sei piena di fiamme di carità divina; nelle tue mani troverò rifugio, perché Tu sei Madre di misericordia!
O Maria, o Maria, abbassa su di me lo sguardo della tua bontà! Anch’io sono un piccolo fiore del campo celeste: colti­vami Tu e parlami, o Maria, perché dalla tua parola attingerò la vita e l’amore. Amen.

Maria: O figlia mia, la Madre tua è sempre pronta a coltivarti, purché tu la tratti da Madre e non da estranea. Quante volte hai avuto timore di me, pur sapendo che io sono tutta amore! Quante volte mi hai quasi fuggita, tanto è stata fiacca la tua devozione. Vieni al mio cuore, ed esso i sia scuola di virtù, poiché mi ha fatta grande Dio stesso per il tuo bene.
Seguimi fedelmente, anche se senti l’anima tua ari­da e senza fervore alcuno. Confidami le tue pene, rivolgiti a me, perché io, in questo mese, ho tanti tesori di grazie da dispen­sare e li dono a chi sa rivolgersi con fi­ducia al mio cuore materno.

L’anima: O mia buona Mamma, non vedi Tu che brutto fiore sono io? Sono fiore appassito, quasi sfrondato e senza vita… Soccorrimi Tu! Io ti affido l’anima mia perché Tu la coltivi e la risani.
Le campane del tuo tempio, o Maria, suonano a festa ed io gemo ancora nel­l’inerzia? Il tuo trono è ricco di fiori, e il mio cuore, che dovrebbe essere il trono tuo, è sì povero e spoglio di tutto!
O Madre mia, mentre la flebile armonia di queste campane si disperde nell’aria, il gemito del mio povero cuore raggiunga il tuo Cuore, e lo muova a pietà di me! Ho bisogno di grazie, perché sono tanto mise­rabile: Maria mater gratiae, Mater misericordiae Tu nos ab hoste protege et mortis hora suscipe; Maria, Madre della grazia, Madre di misericordia, difendici dal ma­ligno e accoglici nell’ora della morte.

Giaculatoria: O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi.

Fioretto: Accettata con pazienza e con garbo gli sgarbi che ti si faranno.

di Don Dolindo Ruotolo
Una profonda riforma del cuore alla scuola di Maria – Casa Mariana

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Vivo del sorriso di Maria

Posté par atempodiblog le 1 mai 2012

Vivo del sorriso di Maria dans Fede, morale e teologia

Il conte De Bruissard così ci racconta un fat­to di cui egli stesso fu protagonista. “Ero a Can­tets, nel tempo in cui si parlava tanto delle ap­parizioni di Lourdes. Non credevo allora né al­le apparizioni, né all’esistenza di Dio: ero un a­teo. Avevo letto in un giornale del paese che il 16 luglio Ber­nadette aveva avuto un’apparizione e che la Vergine le aveva sorriso, e perciò avevo deciso di recarmi a Lourdes per curio­sità. Mi recai dunque in casa dei genitori, e trovai Bernadet­te seduta alla porta, intenta a rammendare un paio di calze. Die­tro mia richiesta, ella mi parlò delle apparizioni con una sem­plicità e una sicurezza che mi turbarono. – Ma insomma, le dissi, come sorrideva quella bella Si­gnora? La piccola pastorella mi guardò con aria di stupore, poi dopo un istante di silenzio, esclamò: O Signore, bisognerebbe essere un santo del cielo per rifare quel sorriso! Io mi sentivo disarmato. No, non mentiva, ed io ero lì per gettarmi in ginocchio davanti a lei per chiederle perdono. E Ber­nadette allora disse: – Poiché vi professate peccatore, io vi farò il sorriso della Vergine. Allora si alzò lentamente in piedi, con­giunse le mani e abbozzò un sorriso talmente celeste, quale io non ho mai visto su labbra mortali. Vidi il suo viso riflettere u­na luce che mi turbò. Senza accorgermi ero già caduto in gi­nocchio davanti a lei persuasa di avere visto il sorriso di Maria sul volto di Bernadette. Da quel giorno porto in me, in fondo all’anima quel sorriso. Ora vivo del sorriso di Maria!”.

FIORETTO: Se avrò qualche dubbio sulla mia fede, mi rivol­gerò da qualche bravo sacerdote che certamente con l’aiu­to di Maria, saprà consigliarmi e… sorridermi.

GIACULATORIA: O Maria, Madre mia, guarda il mio dolo­re, guarda la mia solitudine, guarda in fondo al mio cuore: sorridimi!

Fonte: Viviamo maggio con Maria – Sacerdoti del S. Cuore (Dehoniani)

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