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Papa Francesco: sa congedarsi il pastore che non si crede il centro della storia

Posté par atempodiblog le 2 juin 2017

Don Giustino [Russolillo] riteneva necessari per i Vocazionisti tre oggetti, l’orologio per la santificazione del tempo, la penna per scrivere le divine ispirazioni del momento, e la valigia per ricordarci che dobbiamo sempre essere pronti a partire dove l’obbedienza ci chiama.

Tratto da: Libro dell’anima (parte I). Ed. Vocazioniste

Papa Francesco: sa congedarsi il pastore che non si crede il centro della storia dans Commenti al Vangelo Prete_con_valigia

Papa Francesco: sa congedarsi il pastore che non si crede il centro della storia
Il vero pastore sa congedarsi bene dalla sua Chiesa, perché sa di non essere il centro della storia, ma un uomo libero, che ha servito senza compromessi e senza appropriarsi del gregge: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Casa Santa Marta.
di Sergio Centofanti – Radio Vaticana

Un pastore deve essere pronto a congedarsi bene, non a metà
Al centro dell’omelia è la prima Lettura tratta dagli atti degli Apostoli, che si può intitolare – sottolinea Francesco – “Il congedo di un vescovo”. Paolo si congeda dalla Chiesa di Efeso, che lui aveva fondato. “Adesso deve andarsene”:

“Tutti i pastori dobbiamo congedarci. Arriva un momento dove il Signore ci dice: vai da un’altra parte, vai di là, va di qua, vieni da me. E uno dei passi che deve fare un pastore è anche prepararsi per congedarsi bene, non congedarsi a metà. Il pastore che non impara a congedarsi è perché ha qualche legame non buono col gregge, un legame che non è purificato per la Croce di Gesù”.

Pastori senza compromessi
Paolo, dunque, chiama tutti i presbiteri di Efeso e in una sorta di “consiglio presbiteriale” si congeda. Il Papa sottolinea “tre atteggiamenti” dell’apostolo. Innanzitutto afferma di non essersi mai tirato indietro: “Non è un atto di vanità”, “perché lui dice che è il peggiore dei peccatori, lo sa e lo dice”, ma semplicemente “racconta la storia”. E “una delle cose che darà tanta pace al pastore quando si congeda – spiega il Papa – è ricordarsi che mai è stato un pastore di compromessi”, sa “che non ha guidato la Chiesa con i compromessi. Non si è tirato indietro”. “E ci vuole coraggio per questo”.

Pastori che non si appropriano del gregge
Secondo punto. Paolo dice che si reca a Gerusalemme “costretto dallo Spirito”, senza sapere ciò che là gli accadrà”. Obbedisce allo Spirito. “Il pastore sa che è in cammino”:

“Mentre guidava la Chiesa era con l’atteggiamento di non fare compromessi; adesso lo Spirito gli chiede di mettersi in cammino, senza sapere cosa accadrà. E continua perché lui non ha cosa propria, non ha fatto del suo gregge un’appropriazione indebita. Ha servito.

‘Adesso Dio vuole che io me ne vada? Me ne vado senza sapere cosa mi accadrà. So soltanto – lo Spirito gli aveva fatto sapere quello – che lo Spirito santo di città in città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni’. Quello lo sapeva. Non vado in pensione. Vado altrove a servire altre Chiese. Sempre il cuore aperto alla voce di Dio: lascio questo, vedrò cosa il Signore mi chiede. E quel pastore senza compromessi è adesso un pastore in cammino”.

Pastori che non si ritengono il centro della storia
Il Papa spiega perché non si è appropriato del gregge. Terzo punto. Paolo dice: “Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita”: non è “il centro della storia, della storia grande o della storia piccola”, non è il centro, è “un servitore”. Francesco cita un detto popolare: “Come si vive, si muore; come si vive, ci si congeda”. E Paolo si congeda con una “libertà senza compromessi” e in cammino. “Così si congeda un pastore”:

“Con questo esempio tanto bello preghiamo per i pastori, per i nostri pastori, per i parroci, per i vescovi, per il Papa, perché la loro vita sia una vita senza compromessi, una vita in cammino, e una vita dove loro non si credano che sono al centro della storia e così imparino a congedarsi. Preghiamo per i nostri pastori”.

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Festa della Repubblica italiana

Posté par atempodiblog le 2 juin 2017

Festa della Repubblica italiana dans Citazioni, frasi e pensieri Frecce_tricolori

Don Giustino M. Russolillo [...] amava l’Italia, eccome! E quanto! Ricordano ancora l’ardore con cui declamò a 5 anni una poesia insegnatagli dalla zia Giovannina che terminava:

“Non sono francese, non sono inglese, l’Italia bella è il mio paese”.

Tratto da: Pianura. Angolo dei Campi Flegrei

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Tutto il mio cammino è l’ascendere

Posté par atempodiblog le 28 mai 2017

 Tutto il mio cammino è l’ascendere dans Citazioni, frasi e pensieri Beato_Giustino_Maria_Russolillo_della_Santissima

“Per essere sempre più e meglio immagine e somiglianza di Dio, tutto il mio cammino è l’ascendere, avvicinarmi e pervenire all’unione divina: il mezzo è piacere al Signore sempre più e sempre meglio, col rassomigliarGli sempre più e meglio”.

Beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

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L’esercizio del perdono

Posté par atempodiblog le 25 avril 2017

L’esercizio del perdono dans Citazioni, frasi e pensieri Beato_Giustino_Maria_Russolillo

“E’ necessario l’esercizio del perdono per chiunque ci ha fatto soffrire: superiori, uguali e inferiori; interni ed esterni; sul punto d’onore, della tasca… In tutto! Per ogni offesa: … rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori.

Per chiunque ci avesse imbrogliati, traditi, criticati, un bel fascio; siano cose vere o false, o addirittura semplici nostre immaginazioni che ci hanno fatto ugualmente soffrire.

Solo l’esercizio del perdono attira su di noi una grande compiacenza da parte di Dio”.

del Beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

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Don Barsotti: il «canto della tentazione» di un mistico

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2016

Don Barsotti: il «canto della tentazione» di un mistico
(pubblicate in un solo volume tutte le liriche del sacerdore fiorentino fondatore della Comunità dei Figli di Dio)

di Vincenzo Arnone – Avvenire

Don Barsotti: il «canto della tentazione» di un mistico dans Articoli di Giornali e News Don_Divo_Barsotti_e_GP_II
Novità editoriale settembre 2016: Solo l’amore conosce, di don Divo Barsotti, Edizioni Nerbini

L’idea di pubblicare in un’unica raccolta le poesie di don Divo Barsotti (1914  2006) è quanto mai opportuna e lodevole per fare apprezzare ancora di più il valore di versi dalle svariate tematiche e per tenere viva la memoria spirituale e letteraria di uno dei mistici più significativi degli ultimi tempi. Va dato atto all’editore fiorentino Nerbini di questa coraggiosa e appassionata iniziativa; il titolo Solo l’amore conosce (pp. 144, euro 14) è preso da una delle poesie, datata gennaio 1979, che esprime in maniera accentuata la dimensione mistica di Barsotti. Viene riproposta anche l’Introduzione che il critico Geno Pampaloni ebbe a scrivere nel 1982 per la raccoltina Cor ad cor.

La «tentazione» della poesia ha accompagnato tutta la vita di Barsotti, da quando giovane seminarista era a San Miniato e poi quando, alla ricerca di un suo posto nella Chiesa, si trasferì a Firenze, passando per crisi interiori, ripensamenti, riflessioni e confronti con forti personalità cristiane del tempo. In tal senso la lunga poesia (quasi un poemetto, che chiude le pagine del volume) «Il canto della tentazione» del 1936 sembra stia alla base del suo cammino spirituale e poetico.

In quell’anno Barsotti – appena ventiduenne, ma già maturo nella personalità – pensava, progettava, sognava oltre le piccole strade di un piccolo borgo pisano. Andato a Napoli per consigliarsi con don Giustino Russolillo, di ritorno scrive i versi che gli saranno da guida per sempre. Da allora l’arte poetica non ha mai abbandonato i numerosi scritti di don Divo, in un connubio di mistica, poesia e teologia.

Ed è significativo che Solo l’amore conosce si apra con i versi di «Ars poetica»:

«È semplice, limpida, ingenua,/ ma è l’unica parola/ che dice. Anche se tu la disprezzi/ ti accompagna fedele ed è a servizio/ dell’uomo».

Un’arte poetica che non insegue l’idolatria della parola o il linguaggio magico, bensì il diretto contatto con la realtà o, per chi è credente, con il Mistero. È la testimonianza sintetica di quanto di più forte potrebbe affermare un mistico, ad un tempo calato in pieno nella sua storia.

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2 agosto 1955, nasceva in Cielo il beato Giustino Maria

Posté par atempodiblog le 2 août 2016

Venerabile Giustino Maria Russolillo dans Don Giustino Maria Russolillo avkgow

O mio Signore Gesù, chiama l’anima mia, ricevi il mio spirito, comandami di venire a te, finisca la mia vita mortale con la morte dei giusti!

O mio Signore Gesù, accogli l’anima mia! In quell’ora non ricordarti di me, delle mie incorrispondenze alla tua grazia, infedeltà al tuo amore, resistenze alla tua azione.

O mio Signore Gesù, accogli l’anima mia! Non ricordarti allora dei miei innumerevoli peccati mortali e veniali, delle innumerevoli negligenze e omissioni nel tuo servizio.

O mio Signore Gesù, non accada a me, non accada a nessuno quello che hai minacciato ai ribelli: “Nell’ora della vostra morte non mi curerò di voi, mi riderò di voi!” (Mt 25, 41).

O mio Signore Gesù, non accada a me, non accada a nessuno quello che hai minacciato ai ribelli: “Nasconderò loro il mio volto, e starò a considerare che fine faranno” (Mt 25, 23 ).

O mio Signore Gesù, possa dirvi con l’Apostolo di aver bene combattuto la buona battaglia, di aver bene compiuta la mia carriera, di esservi stato fedele.

O mio Signore Gesù, che non mi colga la morte prima che abbia acquistato tutti quei gradi di grazia e di gloria che voi volevate darmi nella mia vita!

O mio Signore Gesù,che non mi colga la morte prima di aver ben aiutato a salvarsi e santificarsi tutte quelle anime che in qualche modo mi avevate affidate!

O mio Signore Gesù, possiate dirmi: “Bravo mio servo buono e fedele, entra nel gaudio del tuo Signore, poiché ci siamo tanto amati!” (Mt 25, 21).

Beato Giustino Maria Russolillo

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La passeggiata mattutina

Posté par atempodiblog le 5 juin 2016

Beato Giustino Maria Russolillo

Bisogna riprendere la passeggiata mattutina, in orazione, con la SS. Trinità, per l’a solo indispensabile alla relazione d’amore (l’ho ripreso andando ogni mattina alla croce della Tavernola).

L’azione continua della ss. Trinità nell’anima tua e in tutte le anime non cessa mai. L’adoro e ci confido e mi ci abbandono!

del Beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

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L’infinito culto di amore alla Santissima Trinità

Posté par atempodiblog le 22 mai 2016

SS Trinità

“Lo Spirito Santo vivente in te è l’infinito culto di amore alla Santissima Trinità per te e tuo”.

Beato Giustino M. Russolillo

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Gesù non ha lasciato la terra e i suoi

Posté par atempodiblog le 30 mars 2016

Gesù non ha lasciato la terra e i suoi dans Citazioni, frasi e pensieri m75njo

Il vero senso della Risurrezione ci è dato dal salmo di cui la divina liturgia si serve per l’introito della santa Messa di Pasqua: resurrexi et adhuc tecum sum – sono risorto ed eccomi ancora con te. Oltre la divina immensità, oltre la divina eucaristia, c’è una presenza sentita e sensibile del Signore Gesù, l’uomo-Dio, poiché è risorto!

Oltre la sua presenza nel cielo alla destra del Padre, alla visione degli angeli e dei santi c’è la sua presenza nel mondo e alle anime peregrinanti per il mondo. Ascendendo al Padre e prendendo il primo posto di gloria alla destra di Lui, non ha lasciato la terra e i suoi, è presente ai suoi sulla terra, poiché è risorto.

Come credo alla Trinità inabitante nell’anima voglio credere all’umanità divina di Gesù circumstante all’uomo e specie al discepolo di Cristo e sposa di Dio. Non relimquam vos orfanos, vado et venio ad vos – Non vi lascio orfani, vado e vengo a voi. Non mi pare si possa spiegare meglio in altro senso. Modicum et non videbitis et modicum et videbitis – Tra poco non mi vedrete più; e tra un altro poco mi vedrete, similmente si possono solo spiegare bene della risurrezione del Signore. Alleluja.

Beato Giustino M. Russolillo

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La santità consiste nella carità

Posté par atempodiblog le 2 novembre 2015

caravaggio
Sette Opere di Misericordia - Caravaggio

“La santità consiste essenzialmente nella carità, ogni atto che non è di carità, in qualche modo e in qualche grado almeno equivalente, non apporta santificazione né in chi la fa né in chi la riceve”.

Beato Giustino M. Russolillo

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Consacrazione per la solennità di Tutti i santi

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2015

Consacrazione per la solennità di Tutti i santi
del Beato Giustino Russolillo – Devozionale

tutti i santi

Oggi che ricordiamo sulla terra la festa del Paradiso, o cari nostri Santi, venite tra noi ! Venite sul mondo dove pur foste creati, redenti, santificati! Tra noi ci sono delle anime generose e fedeli che vogliono essere come voi. Tra noi c’è ancora Gesù! Vogliateci riconoscere e accettare come vostri fratelli, poiché Gesù ci vuole annoverare tra voi.

Il vostro esilio è finito e la vostra dimora è ormai per sempre nella Patria celeste. Ma anche sulla terra ci sono templi dedicati a voi e noi custodiamo le vostre reliquie per la risurrezione!

Voi avete un posto d’onore nel nostro cuore, venite perciò tra noi! Noi siamo i vostri servi vogliamo farci degni d’esservi fratelli. Noi aspettiamo la grazia di essere i vostri religiosi! Venite tra noi a inebriarci delle fragranze e armonie dei cieli, a sollevarci negli splendori e fervori dei cieli! Venite tra noi e portateci ciascuno un dono celeste preso dai tesori di Dio messi a vostra disposizione.

Noi sappiamo che le vostre perfezioni sono riflessi degli attributi di Dio; noi riconosciamo che in voi vive Gesù; noi contempliamo la SS. Trinità dimorante in voi come nel suo più dolce cielo. E perciò noi ci consacriamo con felicità a conoscere Dio in voi! E proponiamo solennemente di ricordarci ogni giorno dei vostri nomi al cospetto di Dio, di onorare con amore il vostro ricordo, le vostre immagini, le vostre reliquie, di leggere le vostre vite e servircene per edificazione nostra e delle anime, di unirci ogni giorno alle vostre adorazioni e ringraziamenti, riparazioni e preghiere, di sollevarci dalla nostra vita così bassa con l’imitazione dei vostri sublimi esempi, di ascendere con voi di consacrazione in consacrazione sino alla perfetta unione con Dio, di mandarvi continuamente dal Purgatorio molti compagni di gloria, di aiutarvi a glorificare il Signore per le grandi cose che ha operato in voi, e infine di cooperare con Dio santificatore a suscitare nel popolo sempre nuovi Santi.

Voi dateci qualcosa del vostro spirito, che era pieno di Spirito Santo, anzi osiamo chiedere con Eliseo profeta: dateci il doppio del vostro spirito perché Dio sia più glorificato! O santi Anacoreti dateci il vostro spirito di penitenza, d’amore! O santi Confessori dateci il vostro spirito di orazione d’amore! O sante Vergini dateci il vostro spirito di purezza d’amore! O santi Martiri dateci il vostro spirito di fortezza dl amore! O santi Apostoli dateci il vostro spirito di zelo d’amore! O santi Dottori dateci il vostro spirito di scienza d’amore! O santi Profeti dateci il vostro spirito di speranza d’amore! O santi Patriarchi dateci il vostro spirito di fede d’amore! O santi Angeli dateci qualcosa della vostra altissima potenza, sapienza e corrispondenza del divino Amore.

O Maria, o Maria dacci il tuo spirito di ancella e di madre del Signore! Allora saremo veramente tuoi figli e tu nostra Madre quando saremo divenuti santi. O Vergine che solo per opera dello Spirito Santo divenisti Madre di Gesù nell’annunziazione e Madre dei Santi nella Pentecoste, ottienici lo Spirito stesso di Dio, lo Spirito Santo e Santificatore! Raccoglici nel tuo cenacolo a ricevervi il battesimo di fuoco e di Spirito Santo che da indegni cristiani che siamo ci trasformi in buoni figli tuoi e fratelli carissimi dei santi sicché la SS. Trinità si possa compiacere e abitare in noi.

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La difesa dell’amante e la lode dell’amore

Posté par atempodiblog le 24 juillet 2015

La difesa dell’amante e la lode dell’amore dans Don Giustino Maria Russolillo vdfhoz

La difesa dell’amante
Ci troviamo dunque di fronte ad una – la Maddalena – che non sa fare altro che esprimere il suo amore; si getta ai piedi di Gesù ama, piange, bacia in silenzio, oppure si getta ai piedi di Gesù e sta a sentire le sue parole, o spezza l’alabastro e profuma l’umanità di Gesù.

Osservate in tutti e tre i casi c’è qualcuno a cui questo fatto non piace, si risente e mormora esteriormente o interiormente, ma in tutti e tre i casi Gesù ha preso la sua difesa.

Chi mai ha difeso Gesù? Egli ha difeso tutta l’umanità di fronte al Padre, è vero, ma qui parliamo in un senso più usuale e più umile. Nostro Signore tutte e tre le volte prende le difese di quella persona.

Simone ti devo dire una cosa e gli dà una lezione efficace. Marta, Marta, perché ti turbi di tante cose? E voi altri – agli apostoli – perché volete farle dispiacere? Questa poveretta ha fatto bene. Ha fatto bene a non fare altro che amare e a concentrare tutti i suoi atti in un atto di amore.

La lode dell’amore
Infine quella grande lode: Ha amato molto! Come è possibile amare Dio molto? Chiunque ama si illude di essere amato molto perché misura l’altro da se stesso. Forse il Signore poteva avere illusioni?

Non possiamo crederlo, ma quando si tratta d’amore, egli vede le cose con un certo ingrandimento perché chi ama in Lui è lo Spirito Santo. Comunque Gesù non ha lodato l’amore di nessun altro; ha lodato la fede di altre creature, ma la fede è lodata in quanto è principio d’amore, qui invece ha lodato soltanto l’amore: Ha molto amato.

Ecco ciò che notiamo in quest’anima: si è tutta consacrata all’amore, e all’amore manifesto nel modo più sensibile, ciò che anche noi faremmo volentieri.

E perché non lo facciamo? Anche S. Francesco d’Assisi ci fa pensare ad applicare, anzi a trovare applicato questo principio: Che cosa ha fatto come fondatore? Proprio niente. Egli si è messo ad amare Gesù Cristo e gli altri gli sono andati dietro. S. Francesco è caro al Signore perché lo ama. Si è messo ad amare perdutamente e non ha fatto altro; il resto lo ha fatto il Signore.

del beato Giustino M. Russolillo

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2e2mot5 dans Diego Manetti Novena del Beato Giustino Maria della SS. Trinità Russolillo (dal 24 luglio al 1 agosto)

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Il beato Giustino M. Russolillo ed Ernest Hello

Posté par atempodiblog le 28 juin 2015

Pensieri tratti da una lettera e dagli appunti del beato Giustino M. Russolillo:

1938

Caro D. Saggiomo,
mi occorre “L’uomo” di Ernest Hello. Sta a Posillipo. Domandare p. es. a Impagliazzo. Mi serve per le nostre stampe ecc.

***

16 febbraio 1931
L’umanità ha anche il bisogno di ammirare. E si getta come in ginocchio per chiedere l’elemosina di una qualche cosa sublime. Il superiore, il sacerdote deve soddisfare con il sublime dell’eroismo questo bisogno della comunità e dell’umanità (leggendo Hello: L’uomo).

***

11 febbraio 1936 – Da una agenda tascabile del 1932 – Triduo predicato a Posillipo, Bellavista
La funzione materna di Maria per l’alimentazione della vita soprannaturale sta nel metterci in relazione con le persone divine della ss. Trinità e con lo Spirito Santo, che viene prima nell’ordine delle relazioni tra la creatura e il Signore. Nostro bisogno della consolazione!

Prima c’è la liberazione da consolazioni profane, imbarazzi interni, influenze dello spirito del male. Poi purificazione del cuore, poi infusione di consolazioni.
Nisi efficiamini sicut parvuli non intrabitis in regnum coelorum – Se non diventerete come i fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli. (Sonno, sorriso, ebbrezza, secondo Hello).

Il beato Giustino M. Russolillo ed Ernest Hello dans Citazioni, frasi e pensieri 5fq8tw

L’ebbrezza in Hello
Tratto da: Le siècle, les hommes et les idées, di Ernest Hello (traduzione di Giovanni Maria Bertin)

Si confondono due parole che, invece di esprimere cose due simili, esprimono cose due contrarie. Ecco queste due parole, la cui confusione distrugge la luce.
La prima è l’incomprensibile.
La seconda è l’inintelligibile.
L’incomprensibile è al di sopra dell’intelligenza; l’inintelligibile è al di sotto dell’intelligenza.
L’incomprensibile è il mistero.
L’inintelligibile è l’assurdo.
L’incomprensibile, troppo grande per noi, non può entrare tutto intero nella nostra intelligenza, a causa della sua dimensione, e soprattutto se noi parliamo dell’infinito, perché esso ha sorpassato ogni dimensione.
L’inintelligibile, al contrario, non può entrare nel nostro spirito, perché il nostro spirito è troppo grande, cioè troppo vero per lui. L’inintelligibile non può essere colto da noi, perché è senza verità, e perché il nostro spirito è fatto per cogliere la verità almeno in una certa misura.
La nostra intelligenza è una forza che si applica all’Essere.
Quando si tratta dell’Essere assoluto, immenso, infinito, la vocazione della nostra intelligenza è una abdicazione sublime, che lungi d’essere una morte, una restrizione, una diminuzione, è, al contrario, l’atto più fecondo, più attivo, più vivente, più sovrano che essa possa fare.
L’intelligenza è una forza che si esercita sopra un certo dominio. Al di sotto di questo dominio non ha niente da fare, ed ecco l’inintelligibile.
Al di sopra, essa si urta contro un dominio, è il dominio riservato, ed ecco l’incomprensibile.
L’incomprensibile è la cosa che non si abbraccia.
L’inintelligibile è la cosa nella quale non si può leggere.
L’etimologia di queste due parole stabilisce egregiamente la loro differenza.
L’incomprensibile è quello di cui nessuno fa il giro (non comprehendere).
L’ inintelligibile è ciò che non presenta all’occhio dello spirito alcun carattere (Non legere intus).
L’uomo che si ribella contro l’incomprensibile cade abitualmente nell’inintelligibile: c’è lì un castigo che non manca quasi mai.
L’intelligenza che s’inalbera davanti all’incomprensibile riceve questa punizione e questa umiliazione, di curvarsi e flettersi sotto l’inintelligibile.
Colui che rifiuta il mistero, cade nella superstizione.
Ora, la superstizione è ostile allo spirito e lo fa morire.
Il mistero è l’amico dell’intelligenza, egli la nutre e la conserva. L’esalta invece di schiacciarla. Mentre la superstizione la schiaccia invece di esaltarla. L’incomprensibile, è il mistero; è al di là dell’intelligenza. L’inintelligibile, è il non-senso; esso ne è al di qua.
Nei domini dell’inintelligibile, è l’oggetto che fa difetto all’intelligenza.
Nei domini dell’incomprensibile, è l’intelligenza che fa difetto al suo oggetto.
L’uomo non cammina sempre nella pianura, donde la sua intelligenza vede chiaro e lo conduce tranquillamente. Ora pende verso gli abissi dell’inintelligibile, ora si eleva verso le montagne dell’incomprensibile.
L’ebbrezza gli apre l’abisso in cui l’intelligenza lo perde.
L’estasi gli apre la montagna in cui l’intelligenza abdica nella gloria.
Il mistero risponde a uno dei bisogni più profondi della natura umana, il bisogno dell’adorazione.
L’uomo non adora ciò che comprende completamente ed ha ragione, perché ciò che comprende completamente non è l’infinito, e l’adorazione cerca l’infinito, come la bussola cerca il polo.
L’uomo ha sete di mistero, perché ha sete d’infinito. E questa sete d’infinito che spinge le anime superiori sulla strada che non finisce. Esse vanno alla scoperta con la sublime certezza di non scoprire mai tutto.
L’oggetto della ricerca essendo infinito, esso eccede sempre ogni scoperta. Aumenta la sete al tempo stesso che la soddisfa. “Né fame, né sazietà!”, esclama Sant’Agostino e aggiunge: “Io non so con qual nome chiamare questo stato che desidero; ma Dio può soddisfare coloro che non possono neppure più esprimersi, purché credano e sperino!”. Sant’Agostino ha ragione.
Né fame! Né sazietà! Ecco appunto il desiderio dell’uomo. S’egli comprendesse tutto, avrebbe la sazietà.
Se non comprendesse nulla avrebbe la fame. La verità, che talora solleva e talora abbassa i veli, lo protegge dalla fame, con la rivelazione, e dalla sazietà col mistero.
Elia sulla cima dell’Horel vide la tempesta, il terremoto e la folgore. Ma, quando passò il soffio leggero, Elia si velò la testa col suo manto; aveva riconosciuto l’approssimarsi del Signore: il mistero era là. I Serafini che apparvero a Isaia davanti al trono del Signore, si velavano la faccia con le loro ali.
Avevano sei ali; le loro sei ali si dividevano le funzioni di trasportarli e di velarli. Il loro volo e il loro velo avevano lo stesso agente, lo stesso strumento, delle ali, dovunque ali, sempre ali. Il volo ne impiegava due; il velo ne impiegava quattro. Le ali che li esaltavano negli abissi della Luce, li proteggevano anche. I veli che sono delle ali sono veli gloriosi come il volo che li accompagna.
Per volare e per velarsi, essi avevano bisogno di ali, e non avevano bisogno d’altro…

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SS. Maria, ammettici nel Santuario del Tuo Cuore Immacolato

Posté par atempodiblog le 13 juin 2015

SS. Maria, ammettici nel Santuario del Tuo Cuore Immacolato dans Don Giustino Maria Russolillo o87vyb

SS. Maria, ammettici nel Santuario del Tuo Cuore Immacolato, consacrato, ottienici di deporre alle sue soglie ogni nostra profanità; di partecipare in Esso alla Tua sublime formazione cristiano-trinitaria e onorare, in Esso, il mistero delle divine predilezioni e compiacenze, perché solo il Tuo Cuore è tutto simile e unito al Sacratissimo Cuore di Gesù.

del Beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

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Onorare l’Eucaristia/ La madre di tutte le processioni, quella del Corpus Domini

Posté par atempodiblog le 4 juin 2015

Gesù Eucaristico dans Citazioni, frasi e pensieri 5a6hs

Circa le modalità di onorare solennemente l’Eucaristia, figurano le processioni stabilite dal rituale secondo i tempi e le festività dell’anno liturgico. Il primo posto spetta alla madre di tutte le processioni, quella del Corpus Domini.

A questo proposito è bene ricordare che D. Giustino, parroco di Pianura, non concedeva il placet per la processione della festa patronale di S. Giorgio se non fosse assicurata e preparata solennemente la processione del Corpus Domini, che fino al 1955, pochi mesi prima di morire si era riservato di accompagnare nonostante il suo corpo fosse devastato dalla malattia dell’Herpes Zoster (fuoco di S. Antonio).

Tratto da: Opera Omnia di don Giustino Russolillo
, volume VII, pag. 60. Edizioni Vocazioniste. Napoli, 2006

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