Offerta del cuore a Maria

Posté par atempodiblog le 31 mai 2013

Offerta del cuore a Maria dans Don Dolindo Ruotolo madonnamaggioges

L’anima: O Maria, o Madre mia cara, sono giunta alla fine del tuo mese, e mi sento nel cuore un rammarico: in questo tempo mi affidai a te, e tu, da buona Mam­ma mia, mi conducesti per mano e mi inse­gnasti tante verità. Ora che è terminato il mese mi pare quasi di rimanere abbando­nata a me stessa. Sono inesperta, debole, miserabile, ho bisogno sempre di te, Mam­ma mia, e perciò Ti affido e Ti consacro tutto il mio cuore.
Eccolo, lo metto nelle Tue mani, lo affido alla Tua misericordia. Lo accetti Tu, o buona Mamma? Io Te lo do senza riserve, perché so bene che dandolo a Te lo do a Dio. Tu sei mediatrice tra Lui e la creatura, Tu sei l’Avvocata dei poveri peccatori, Tu sei la speranza nostra!

La Madonna: Vieni, o mia piccola figlia, io Ti ricevo e Ti accolgo nel mio Cuore. Qui è il tuo rifugio, il tuo asilo di pace; Io ti suggello in esso… Vieni a Me! Questo Mio Cuore è la via del Cielo; Io ti faccio passare per Me per condurti un giorno in seno a Dio. Confida in Me, confortati. Passerà il tuo esilio penoso, e ti accompagnerò Io stessa nella Patria celeste.

Il mese di Maggio è terminato, ma non è terminato il Mio amore per te: Io ti be­nedico. Vivi in pace, in comunione con Gesù Eucaristia, vivi una vita di rassegnazione alla Volontà di Dio, di preghiera e di ca­rità; fuggì il peccato, ama la virtù… un giorno Mi vedrai in Cielo e finiranno tutte le tue ansietà e le tue pene. Amen.

Giaculatoria: Dolce Cuore di Maria, siate la salvezza mia.

Fioretto: Passate questo giorno in atto di fiducia incondizionata a Maria.

di Don Dolindo Ruotolo
Una profonda riforma del cuore alla scuola di Maria – Casa Mariana

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Sacerdoti, canali di grazie e di vita

Posté par atempodiblog le 29 mai 2013

“Figli miei, pregate per i pastori. Che le vostre labbra siano chiuse ad ogni condanna, perché non dimenticate: mio Figlio li ha scelti, e solo Lui ha il diritto di giudicare. Vi ringrazio”. (Medjugorje, 2/01/2013)
Sacerdoti, canali di grazie e di vita dans Don Dolindo Ruotolo sacerdotem
E’ purtroppo facile sentir mormorare contro coloro che guidano la Chiesa Cattolica. Spesso anche anime che si dicono pie, e persino qualche ministro dell’Altare, non se ne fanno scrupolo, illudendosi di separare le persone dall’ufficio che compiono e di parlare per amore di giustizia.

E’ una suggestione diabolica, che tende a sottrarre le anime dei fedeli, e molto più quelle dei Sacerdoti dal centro della vita, dal cuore stesso della Chiesa. La mormorazione è di per sé un peccato; anche quando è dissimulata sotto l’orpello della deplorazione del male e dello zelo, non può venire che dal nemico: è zizzania soprasseminata al grano per soffocarne la vita.

Nel Clero superiore e dirigente ci possono essere anche delle persone censurabili; ci sono state, ci saranno, perché la Chiesa è formata anche Essa da viatori fragili e capaci di colpe; il censurarle però non significa migliorarle, ma sottrarsi invece ai raggi benefici della loro potestà, per immergersi nella fuligginosa nube delle loro debolezze; è un errore gravissimo che porta la morte ed intacca l’unità del Corpo Mistico del Redentore. Sarebbe mortale per un bambino che avesse una certa percezione delle cose, badare al naso lungo o adunco della mamma e staccarsi dal suo petto vivificante sol perché il naso gli ripugna; non è il naso che lo nutre ma il latte, ed il latte viene dalle profondità della vita materna, non dalle sue particolari fattezze.

E’ un errore staccarsi dalla vivificante unione coi capi del Corpo Mistico di Gesù, per mormorare delle loro miserie personali; è un errore, perché essendo essi canali di grazie e di vita, non ce la trasmettono se noi non l’attingiamo, come la mamma non nutre il piccino se egli stesso non succhia. La storia ci mostra che anche superiori non santi hanno potuto guidare ed alimentare anime sante anzi le hanno santificate, perché queste attingevano da essi la vita della quale erano canali ed istrumenti, senza badare alle loro debolezze personali.

Don Dolindo Ruotolo

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Il Papa: chi si avvicina alla Chiesa trovi porte aperte e non controllori della fede

Posté par atempodiblog le 27 mai 2013

Il Papa: chi si avvicina alla Chiesa trovi porte aperte e non controllori della fede dans Don Dolindo Ruotolo dondolindoruotolo

“…lo zelo, fiore della carità è prima di tutto misericordia, non si sdegna, non irrompe, non si sente diviso da colui che vuol curare, ma lo guarda fraternamente. Lo zelo che viene dalla natura è demolizione, è uragano; lo zelo che viene dalla carità spirituale è invece generazione di anime, è pioggia fecondante, è sole che penetra placidamente e vivifica le piante, senza strapparle, è tenerezza spirituale che rende il cuore dolce e materno verso chi ha bisogno di rivivere, di risanarsi…”.

Don Dolindo Ruotolo – Veni, Sancte Spiritus

tenerezzapapafrancesco dans Fede, morale e teologia

Il Papa: chi si avvicina alla Chiesa trovi porte aperte e non controllori della fede
Quanti si avvicinano alla Chiesa trovino le porte aperte e non dei controllori della fede: è quanto ha affermato il Papa durante la Messa a Santa Marta. Ha concelebrato il cardinale Agostino Cacciavillan, presidente emerito dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Era presente un gruppo di sacerdoti.
di Sergio Centofanti – Radio Vaticana

Il Vangelo del giorno ci parla di Gesù che rimprovera i discepoli che vogliono allontanare i bambini che la gente porta al Signore perché li benedica. “Gesù li abbraccia, li baciava, li toccava, tutti. Ma si stancava tanto Gesù e i discepoli” volevano impedirlo. E Gesù s’indigna: “Gesù si arrabbiava, alcune volte”. E dice: “Lasciate che vengano a me, non glielo impedite. A chi è come loro, infatti, appartiene il Regno di Dio”. “La fede del Popolo di Dio – osserva il Papa – è una fede semplice, è una fede forse senza tanta teologia, ma con una teologia dentro che non sbaglia, perché c’è lo Spirito dietro”. Il Papa cita il Concilio Vaticano I e il Vaticano II, laddove si dice che “il popolo santo di Dio … non può sbagliarsi nel credere” (Lumen Gentium). E per spiegare questa formulazione teologica aggiunge: “Se tu vuoi sapere chi è Maria vai dal teologo e ti spiegherà bene chi è Maria. Ma se tu vuoi sapere come si ama Maria vai dal Popolo di Dio che lo insegnerà meglio”. Il popolo di Dio – prosegue il Papa – “sempre si avvicina per chiedere qualcosa a Gesù: alcune volte è un po’ insistente in questo. Ma è l’insistenza di chi che crede”:

“Ricordo una volta, uscendo nella città di Salta, la Festa patronale, c’era una signora umile che chiedeva a un prete la benedizione. Il sacerdote le diceva: ‘Bene, ma signora lei è stata alla Messa!’ e le ha spiegato tutta la teologia della benedizione nella Messa. Lo ha fatto bene … ‘Ah, grazie padre; sì padre’, diceva la signora. Quando il prete se ne è andato, la signora si rivolge ad un altro prete: ‘Mi dia la benedizione!’. E tutte queste parole non sono entrate, perché lei aveva un’altra necessità: la necessità di essere toccata dal Signore. Quella è la fede che troviamo sempre e questa fede la suscita lo Spirito Santo. Noi dobbiamo facilitarla, farla crescere, aiutarla a crescere”.

Il Papa cita poi l’episodio del cieco di Gerico, rimproverato dai discepoli perché gridava verso il Signore: “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!”:

“Il Vangelo dice che volevano che non gridasse, volevano che non gridasse e lui gridava di più, perché? Perché aveva fede in Gesù! Lo Spirito Santo aveva messo la fede nel suo cuore. E loro dicevano: ‘No, non si può! Al Signore non si grida. Il protocollo non lo permette. E’ la seconda Persona della Trinità! Guarda cosa fai…’ come se dicessero quello, no?”.

E pensa all’atteggiamento di tanti cristiani:

“Pensiamo ai cristiani buoni, con buona volontà; pensiamo al segretario della parrocchia, una segretaria della parrocchia… ‘Buonasera, buongiorno, noi due – fidanzato e fidanzata – vogliamo sposarci’. E invece di dire: ‘Ma che bello!’. Dicono: ‘Ah, benissimo, accomodatevi. Se voi volete la Messa, costa tanto…’. Questi, invece di ricevere una accoglienza buona – ‘E’ cosa buona sposarsi!’ – ricevono questo: ‘Avete il certificato di Battesimo, tutto a posto…’. E trovano una porta chiusa. Quando questo cristiano e questa cristiana ha la possibilità di aprire una porta, ringraziando Dio per questo fatto di un nuovo matrimonio… Siamo tante volte controllori della fede, invece di diventare facilitatori della fede della gente”.

E’ una tentazione che c’è da sempre – spiega il Papa – che è quella “di impadronirci, di appropriarci un po’ del Signore”. E racconta un altro episodio:

“Pensate a una ragazza madre, che va in chiesa, in parrocchia e al segretario: ‘Voglio battezzare il bambino’. E poi questo cristiano, questa cristiana le dice: ‘No, tu non puoi perché non sei sposata!’. Ma guardi, che questa ragazza che ha avuto il coraggio di portare avanti la sua gravidanza e non rinviare suo figlio al mittente, cosa trova? Una porta chiusa! Questo non è un buon zelo! Allontana dal Signore! Non apre le porte! E così quando noi siamo su questa strada, in questo atteggiamento, noi non facciamo bene alle persone, alla gente, al Popolo di Dio. Ma Gesù ha istituito sette Sacramenti e noi con questo atteggiamento istituiamo l’ottavo: il sacramento della dogana pastorale!”.

“Gesù si indigna quando vede queste cose” – sottolinea il Papa – perché chi soffre è “il suo popolo fedele, la gente che Lui ama tanto”:

“Pensiamo oggi a Gesù, che sempre vuole che tutti ci avviciniamo a Lui; pensiamo al Santo Popolo di Dio, un popolo semplice, che vuole avvicinarsi a Gesù; e pensiamo a tanti cristiani di buona volontà che sbagliano e che invece di aprire una porta la chiudono … E chiediamo al Signore che tutti quelli che si avvicinano alla Chiesa trovino le porte aperte, trovino le porte aperte, aperte per incontrare questo amore di Gesù. Chiediamo questa grazia”.

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Preghiera per ottenere l’intercessione del servo di Dio Dolindo Ruotolo

Posté par atempodiblog le 19 janvier 2013

“Venite a bussare alla mia tomba… io vi risponderò”. (Don Dolindo Ruotolo)

La morte dans Don Dolindo Ruotolo tombadondolindo

Preghiera per ottenere l’intercessione del servo di Dio Dolindo Ruotolo:

Padre Santo, ti ringraziamo per aver dato alla chiesa Don Dolindo Ruotolo, e per aver fatto risplendere in lui i doni del Tuo Santo Spirito. Con la sua vita, il suo sacerdozio ed i suoi “slanci d’amore” ci ha indicato la strada che conduce a Cristo. Concedici, per sua intercessione, secondo la Tua volontà, la grazia che imploriamo… (qui si faccia la propria richiesta), nella speranza che egli sia presto annoverato nel numero dei tuoi santi. Amen.
Pater, Ave, Gloria

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La morte

Posté par atempodiblog le 28 octobre 2012

La morte dans Don Dolindo Ruotolo tombadondolindo

L’anima: Sono piena di vita, e mi pare quasi di non dovere mai morire. Fantastico desidero gioie della terra, eppure certamente verrà anche per me il giorno nel quale rimarrò esanime ed immobile sul lette del mio dolore, e la scena di questo monde sarà per sempre sparita da me!… Pochi giorni di malattia prepareranno il mio ultimo giorno… forse esso mi sopraggiungerà anche improvvisamente, forse anche violentemente: io non lo so. Quello che so certamente è che passerà questa vita, e mi troverò al cospetto di Dio, dove renderò conto di tutto, anche di una parola vana od oziosa!
Quanto terribile sarà il punto della morte per me: il corpo si infiaccherà, l’affanno opprimente mi toglierà il respiro, le rimembranze della vita mi turberanno, il demonio mi assalirà con grande ira…
O Maria, Mamma mia, verrai tu vicino al letto del mio dolore; tempererai Tu la terribile angoscia di quei momenti? Oh, io ti attendo, poiché è troppo amara quell’ora per me, che non ricordo nella mia vita che ingratitudini e peccati!
Il pensiero della morte non deve essere sterile per me, ora che ho ancora tempo e posso prepararmi fin da ora. Voglio staccarmi da tutto ciò che può darmi pena nella morte, voglio rinunziare a tutte le vanità, voglio vivere cristianamente, per trovarmi allora un tesoro di meriti. Aiutami Tu, o Maria, a vivere bene, affinché io non rimanga allora oppressa dalla mia grande responsabilità.

Maria: Figlia mia, ricordati che Gesù ti ha dato un tesoro che deve servirti prorio nella morte, ed è il santo Viatico ed il Sacramento dell’Unzione degli infermi. Quando ti accorgerai che la tua vita reclina, reclama tu stessa questo Sacramento, perché è tanto facile che la falsa e crudele compassione dei tuoi familiari te ne privi. Vivi, poi, come se ogni giorno dovessi morire, e misura, con questo pensiero, i tuoi desideri e le tue vanità. La morte così ti troverà preparata, e tu, nel Cuore di Gesù e nel mio, esalerai l’ultimo respiro e sarai salva in eterno.

Giaculatoria: Dalla morte eterna liberami, o Signore.

Fioretto: Fa’ una preghiera per i moribondi.

di Don Dolindo Ruotolo
Una profonda riforma del cuore alla scuola di Maria – Casa Mariana

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Don Dolindo tra bocciature e una grazia improvvisa…

Posté par atempodiblog le 12 juin 2012

Don Dolindo tra bocciature e una grazia improvvisa... dans Don Dolindo Ruotolo dondolindoruotolo

Il primo esame al liceo Genovesi: bocciato!
Nel 1891 papà comperò una casa al Vico Nilo n. 26, dove ci trasferimmo nello stesso anno o nell’anno successivo, non ricordo. Siccome mio fratello Elio era abbastanza grande, papà lo preparò con una certa accuratezza agli esami di ammissione in quella classe che allora si chiamava prima ginnasiale, e lo pose in condizione da essere approvato. Se ricordo bene, gli regalò anche in premio un orologio di nickel.
Io fui lasciato in disparte come cretino.
Ma ecco la decisione improvvisa e assurda di mio padre. Volle che avessi fatto anch’io la prima ginnasiale senza andare a scuola. Dovevo copiare (sic!) i libri di Elio, e poi impararli sotto la guida di Elio stesso. Ed io stavo, così, giornate intere per terra sul famoso scalino a copiare. Ma era logico che non apprendessi nulla. Avrei avuto tanto desiderio di apprendere il latino, perché volevo essere Sacerdote, ma come potevo apprenderlo in quel modo e senza capirne nulla? Non avevo poi nessuna idea di grammatica, di geografia, di aritmetica.
Ciò nonostante, papà, nel luglio del 1894, volle che mi presentassi al ginnasio governativo Genovesi, in piazza del Gesú, per fare gli esai di ammissione in seconda ginnasiale.
E’ superfluo dire quale fu l’esito di questi esami: italiano 2 o 3; latino 2; geografia zero assoluto. In compenso, naturalmente, la mia abituale ed atroce scarica di percosse. Ripetetti gli esami ad ottobre colmedesimo risultato.
Papà allora mi presentò dai Gesuiti, al collegio Pontano, che allora si trovava in Via Atri. Feci gli esami: stesso risultato.
Papà non si rassegnava a darsi per vinto, e tanto disse e tanto fece col preside del «Genovesi», che era allora il prof. Simoncelli, che mi fece ammettere,
per grazia, in prima ginnasiale. Mio fratello Elio passò in 2° ginnasio.
Avevo dodici anni, ma di statura ero piccolo piccolo, il più piccolo della classe; serbavo una condotta irreprensibile e il professore mi fece capo classe.
Le lezioni a memoria le portavo; le imparavo macchinalmente senza capirne nulla; ma gli scritti erano una rovina. Il professore mi voleva bene e cercava di aiutarmi, ma io ero chiuso di mente.
Era impossibile avere amicizie nella scuola; papà lo proibiva. Per impedirlo, egli ci faceva uscire di casa pochi minuti prima che cominciasse la scuola, in modo che dovevamo andarci di corsa per trovarci in tempo. Finita la scuola, dovevamo ritornare di corsa a casa. Non ho avuto perciò mai amicizie con nessuno; non potevo neppure scambiare parola col compagno, vicino di banco.

Un incidente diplomatico
Il mio abbigliamento era originale: un vestito unto e sdrucito, un berretto ingrassato a visiera, le scarpe rotte.
In giorni determinati della settimana, dopo lo studio di classe vi era, in palestra, a scuola, la lezione di ginnastica. Era allora che io mettevo in esposizione i miei cenci.
Una volta non avendo cosa mettermi addosso, fui costretto ad indossare un vecchio calzone di papà, al quale raccorciai io stesso, semplicemente, con una sforbiciata, i gambali. Me lo fermai, quindi, alla vita con uno spago. Ero pronto per la palestra. Com’era logico, fui deriso dai compagni; ma il colmo avvenne quando fui chiamato per il salto alla balestra.
- Pronti? -
- Viaaa! – E corsi al salto. Si spezzò lo spago che reggeva i calzoni e lasciamo andare quel che avvenne…
Mi allontanai pieno di vergogna.
Alla fine dell’anno, feci gli esami; fui riprovato, ebbi un mondo di percosse e dovetti ripetere la classe ancora una volta. Comunque, nella scuola, non appresi nulla: né il bene, né il male.

[...]

Di nuovo agli studi: un disastro! Poi una grazia improvvisa…
La mattina seguente fummo condotti alla scuola del collegio secolare annesso alla casa.

Io frequentavo la 2a ginnasiale e mi feci ben presto notare per la mia cretinaggine. Al solito le lezioni a memoria le imparavo; ma dove si richiedeva l’intelligenza e la riflessione, io non ne combinavo nulla.
Fu allora che mi raccomandai tanto a Gesú e alla Madonna perché mi avessero aiutato.
Avvenne poi un fatto curioso.
Recitavo con i condiscepoli il S. Rosario ed avevo davanti a me una immagine della Madonna (che conservo) appoggiata ad un libro.
Dissi alla Madonna: «O mia dolce Mamma, se mi vuoi Sacerdote, dammi l’intelligenza, perché lo vedi che sono un cretino».
D’un tratto, genuflesso com’ero, mi assopii: l’immagine si mosse per il vento o altro, non so dirlo, mi toccò la fronte e mi svegliai dall’assopimento con la povera mia mente svelta e lucida.
Era una grande misericordia di Dio. Oramai io ero fuori dei pericoli esterni del male e l’intelligenza poteva giovarmi a conoscere e ad amare Dio.
Io infatti non ebbi l’intelligenza che per conoscere ed amare Dio.

Sac Dolindo Ruotolo

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La bontà di Dio nel perdono

Posté par atempodiblog le 21 mai 2012

La bontà di Dio nel perdono dans Don Dolindo Ruotolo

Maria: Vuoi farti un’idea della bontà di Dio e della durezza delle creature? Con­sidera come si comporta Dio quando viene offeso e come si comportano gli uomini! Oh, come è piccola la misericordia umana, anzi come è nulla! L’uomo finge di perdo­nare, ma in realtà non fa che umiliare aspramente il suo offensore, e ricorda sem­pre l’offesa. Perdona quando non sente più l’urto e la rabbia, perdona stentatamente. Eppure chi l’offende è un essere come lui, forse migliore di lui.
Guarda come è inesorabile l’uomo quan­do punisce: il reo si pente, supplica, pian­ge, ma la legge lo colpisce, lo annienta, lo priva della libertà, e non si placa se non quando non ha più da esigere.
Dio è infinito; chi lo offende è un po­vero verme, l’offesa che riceve è incommen­surabile, eppure Dio chiama il peccatore al suo Cuore, lo attira con le più dolci espres­sioni, lo cerca come un tesoro smarrito, come una pecorella del proprio ovile, come un figlio prediletto. Se Dio vuole che con­fessi un suo peccato, lo vuole nell’interesse stesso del peccatore, perché umiliandosi si senta libero dal suo peso e perché meriti il perdono, lo riguardi come un soave diritto e non come una umiliante concessione. Dio non disprezza il peccatore, non lo guarda con severità, non lo rimprovera, ma lo abbraccia, lo adorna della sua grazia, lo riveste degli abiti della giustizia, gli pone al dito l’anello della figliolanza, gli imban­disce il solenne Banchetto eucaristico. Una sola parola sincera di amore, un solo ge­mito dell’anima basta a riaccostarla a Dio, anche prima di essersi umiliata soavemen­te innanzi al suo ministro.
E’ vero che cadono i flagelli sui pecca­tori, ma non è Dio che vuole la punizione e la morte dell’empio, è l’empio che con le sue azioni si forma i flagelli e le sven­ture… Anche queste però servono a Dio per richiamare a sé il peccatore, quando non ascolta la voce dell’amore. Oh quanto è grande la misericordia di Dio! E tu an­cora diffidi di Lui? Non sai che Egli si reputa grandemente offeso dalla sfiducia, appunto perché è infinita bontà? Gettati dunque nelle sue braccia; piangi ai suoi piedi; in Lui troverai sempre il più caro ed il più amoroso dei padri.

Giaculatoria: Perdonami, o Gesù, ed abbi pietà di me nella tua grande miseri­cordia.

Fioretto: Perdona a chi ti ha offeso, affinché Dio ti perdoni nella stessa misura.

di Don Dolindo Ruotolo
Una profonda riforma del cuore alla scuola di Maria – Casa Mariana

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Il mio cuore, un fiore che Maria deve coltivare

Posté par atempodiblog le 1 mai 2012

Il mio cuore, un fiore che Maria deve coltivare dans Don Dolindo Ruotolo

Il mese di Maria è il mese di una pro­fonda riforma del cuore: è necessario lasciare se stessi e adornarsi di ogni virtù e di ogni bene spirituale.
Nella primavera le piante rinascono a vita nuova, si adornano di fiori, sono pie­ne di profumo e di attrattiva. Anche l’ani­ma mia deve rifiorire per essere piena di virtù e di pace!
Nel tuo Cuore, o Maria, io rifiorirò come giglio, perché Tu sei purità; nel tuo amore io riscalderò la mia freddezza, perché tu sei piena di fiamme di carità divina; nelle tue mani troverò rifugio, perché Tu sei Madre di misericordia!
O Maria, o Maria, abbassa su di me lo sguardo della tua bontà! Anch’io sono un piccolo fiore del campo celeste: colti­vami Tu e parlami, o Maria, perché dalla tua parola attingerò la vita e l’amore. Amen.

Maria: O figlia mia, la Madre tua è sempre pronta a coltivarti, purché tu la tratti da Madre e non da estranea. Quante volte hai avuto timore di me, pur sapendo che io sono tutta amore! Quante volte mi hai quasi fuggita, tanto è stata fiacca la tua devozione. Vieni al mio cuore, ed esso i sia scuola di virtù, poiché mi ha fatta grande Dio stesso per il tuo bene.
Seguimi fedelmente, anche se senti l’anima tua ari­da e senza fervore alcuno. Confidami le tue pene, rivolgiti a me, perché io, in questo mese, ho tanti tesori di grazie da dispen­sare e li dono a chi sa rivolgersi con fi­ducia al mio cuore materno.

L’anima: O mia buona Mamma, non vedi Tu che brutto fiore sono io? Sono fiore appassito, quasi sfrondato e senza vita… Soccorrimi Tu! Io ti affido l’anima mia perché Tu la coltivi e la risani.
Le campane del tuo tempio, o Maria, suonano a festa ed io gemo ancora nel­l’inerzia? Il tuo trono è ricco di fiori, e il mio cuore, che dovrebbe essere il trono tuo, è sì povero e spoglio di tutto!
O Madre mia, mentre la flebile armonia di queste campane si disperde nell’aria, il gemito del mio povero cuore raggiunga il tuo Cuore, e lo muova a pietà di me! Ho bisogno di grazie, perché sono tanto mise­rabile: Maria mater gratiae, Mater misericordiae Tu nos ab hoste protege et mortis hora suscipe; Maria, Madre della grazia, Madre di misericordia, difendici dal ma­ligno e accoglici nell’ora della morte.

Giaculatoria: O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi.

Fioretto: Accettata con pazienza e con garbo gli sgarbi che ti si faranno.

di Don Dolindo Ruotolo
Una profonda riforma del cuore alla scuola di Maria – Casa Mariana

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Commento di Don Dolindo Ruotolo al Vangelo di oggi

Posté par atempodiblog le 9 février 2012

Commento di Don Dolindo Ruotolo al Vangelo di oggi dans Antonio Socci dondolindoruotolo

[…] C’è però un episodio del Vangelo – uno solo (Mt 15,21 – 28) – in cui Gesù sembra rispondere addirittura con durezza a una dolorosa implorazione dell’uomo. Una durezza che in Gesù è del tutto insolita. Come si spiega? Che cosa nasconde? E come finisce quell’episodio? E’ una pagina che in genere viene fraintesa. Invece è estremamente significativa. (Antonio Socci)

Cliccare per approfondire iconarrowti7 dans Don Dolindo Ruotolo Non siamo degli abbandonati nel mondo

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La piccola Casa di Nazareth risuonava di lodi

Posté par atempodiblog le 30 décembre 2011

La piccola Casa di Nazareth risuonava di lodi dans Don Dolindo Ruotolo santafamiglia

“Cresceva Gesù pieno di sapienza
e la grazia di Dio era in Lui…
La sua anima umana possedeva in sommo grado
i doni dello Spirito Santo e tutte le virtù…
Era perfettissimo anche nella piccola età…
Ogni atto suo era divino…
Visse di lavoro e di obbedienza…
Egli faceva tutto riparando,
ringraziando e pregando il Padre
per gli uomini che era venuto a redimere…
La piccola Casa di Nazareth risuonava di lodi,
ed a quelle lodi rispondevano i Cuori di Maria e di Giuseppe,
che palpitavano all’unisono col Verbo incarnato”.

Don Dolindo Ruotolo

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« Sia glorificato Dio nella mia morte »

Posté par atempodiblog le 2 novembre 2011

Nel mio povero apostolato io avevo sempre desiderato di glorificare Dio nella morte, giacché è in questa occasione che più si insulta la Provvidenza. Figurarsi che una volta, come mi raccontò il sacerdote Castiello, dopo la morte di un contadino la famiglia staccò dal muro i quadri dei santi e li gettò in faccia al sacerdote per disprezzo, imprecando.
Gesù volle
darmi più volte l’occasione di glorificarlo nella morte. Fui chiamato ai principi del settembre 1917 al capezzale di un povero tisico di nome Enrico Russo, che si consumava inesorabilmente e non voleva ricevere i Sacramenti, perché diceva di volere andare egli stesso in chiesa quando sarebbe guarito. Mi recai a casa sua e senza molti preamboli gli parlai dell’eternità, di Dio, della sorte di andare al cielo, della fugacità della vita, con accenti e paragoni così persuasivi che il povero giovane si infiammò del desiderio del cielo, e volle ricevere la santa Comunione. Gliela portai io stesso e gli somministrai anche l’Estrema Unzione. Visse ancora altri giorni, durante i quali andai a trattenerlo con discorsi santi, facendogli ricevere novellamente la santa Comunione.
Il giorno precedente alla Comunione stetti con lui e vegliai tutta la notte, alternando la preghiera con i discorsi sul cielo; il magnifico cielo stellato che si vedeva dalla stanza e la cupola della chiesa di S. Agostino che si delineava nella notte invitavano l’anima a ricordarsi di Gesù Sacramentato e della patria celeste.
Il giovane si licenziò dai suoi parenti, disse loro di non piangere, disse loro di mettere intorno al suo letto quattro ceri, e raccolto in Dio spirò l’anima in pace. Fu una morte di angelo, ed avvenne il 25 settembre 1917. Feci fare alla famiglia sua tanti atti di lode a Dio, di rassegnazione e di ringraziamento per quella morte cristiana, facendo loro intendere che per noi cristiani la morte non è che il passaggio alla vita eterna. Sulla sua tomba feci mettere questa scritta: « Sia glorificato Dio nella mia morte ».
Lo feci per ricordare la gloria di Dio a quelli che nel camposanto avrebbero visitata quella fossa.

Don Dolindo Ruotolo

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La grazia di Maria

Posté par atempodiblog le 20 octobre 2011

La grazia di Maria dans Don Dolindo Ruotolo 242c18g

L’anima: Salve o Maria, piena di Grazia!… Dalla misera terra dove io sono, elevo a te lo sguardo per ammirarti, e ti vedo luminosa, bella, rivestita di gloria.. Salve, o piena di Grazia! Come mi sembrano vili le piccole cose di questo mondo di fronte a te che raggiungesti per la Grazia le più alte vette della perfezione… Salve, o Madre di Dio, o Madre mia! Tu sei l’opera più bella del Signore, Tu sei un monumento della misericordia divina, Tu sei la gloria del suo Amore… Salve, o Sposa di Dio!
Tu sei la creatura che tanto amò Dio, che superò la povertà dell’umana natura, e volò dritto all’Infinito, senza sviare mai. La Grazia di Dio ti prestò queste ali d’amore, e Tu fosti pura, immacolata, tutta bella, tutta santa… Salve o Maria!
Io ti ammiro, o Madre; gli Angeli ti corteggiano e ti esaltano; le generazioni umane ti dicono beata ed elevano a te monumenti di riconoscenza e di amore… Tu sei tutta santa… Salve o Maria!
Oh! Chi poteva supporre che dalla misera stirpe di Adamo nascesse un fiore così bello?… Tu entrasti in questo mondo piena di grazie: Salve o Maria! Sono piccola, ma sono contenta perché sono figlia tua, e Tu mi guardi, Tu mi tuteli, Tu mi elevi. In te ho trovato l’appoggio e la vita, perché Tu sei il canale inesauribile delle misericordie divine: Salve, o Maria!
Salve, o Maria; il tuo dolce sguardo mi solleva e mi vivifica, perché il tuo sguardo è pieno di misericordia!… Raccogli nel tuo Cuore l’anima mia come un piccolo fiore, e, se non vi trovi profumo ma parassiti, inondala Tu con la tua mano piena di bontà…
Salve, o Maria! Tu sei la vita mia, Tu sei la dolcezza mia, Tu sei la speranza mia, o piena di grazie, o Vergine Immacolata. Amen.

Giaculatoria: O Maria, Speranza mia, a te affido l’anima mia.

Fioretto: Astieniti, durante il giorno, anche dai semplici atti di curiosità.

di Don Dolindo Ruotolo
Una profonda riforma del cuore alla scuola di Maria – Casa Mariana Editrice

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Padre Pio a proposito di Don Dolindo Ruotolo…

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2011

Padre Pio a proposito di Don Dolindo Ruotolo... dans Antonio Socci dondolindoruotolo

Si tramanda che il cappuccino del Gargano un giorno abbia detto ad alcuni pellegrini venuti da Napoli: « Perché venite qui, se avete don Dolindo Ruotolo a Napoli? Andate da lui, egli è un santo! ».

Antonio Socci – I segreti di Karol Wojtyla

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La parabola dei diecimila talenti

Posté par atempodiblog le 11 septembre 2011

La parabola dei diecimila talenti dans Commenti al Vangelo gesdidondolindo

La misericordia usata verso i peccatori attrae la misericordia di Dio verso la Chiesa e i suoi membri, avendo tutti dei debiti più o meno gravi, innanzi al cospetto divino. Per confermare questa verità, Gesù raccontò la bella parabola del debitore dei diecimila talenti e di quello di cento denari. Diecimila talenti, se computati col talento antico d’argento, usato in Palestina ai tempi di Gesù, equivalevano a circa 55 milioni, se computati col talento ebraico, equivalevano al doppio.
Il servo infedele, dunque, era debitore di una somma enorme, impagabile nonostante ogni suo sforzo. Simbolo bello questo del peccato diretto contro Dio che non può soddisfarsi senza una misericordia infinita. Cento denari equivalevano a circa 86 lire, e stabiliscono nella parabola la proporzione dell’offesa fatta a noi in confronto di quella fatta a Dio.
Se il Signore è tanto misericordioso con noi da perdonarci con un semplice atto di supplicante penitenza, anche noi dobbiamo essere misericordiosi verso chi è debitore verso la società, verso la Chiesa, o verso di noi di offese, o di danni.
Gesù condanna assolutamente la spietatezza verso i poveri peccatori, anche se questa spietatezza sembrasse giustificata dalla necessità di conservare l’ordine. La spietatezza non produce alcun bene: soffoca, opprime, toglie la libertà di rinsavire, inasprisce, ottenebra.
Bisogna dunque compatire e perdonare, poiché questo è l’esempio che ci dà Dio, e questo è il retaggio che Gesù Cristo ha lasciato alla sua Chiesa, perdonando sulla croce anche ai suoi crocifissori. Dobbiamo avere, sì, orrore del peccato; riproviamolo, condanniamolo, ma abbiamo misericordia per il peccatore, pensando che anche Dio ci ha usato tante misericordie, molto maggiori di ogni nostra valutazione. Certe forme di zelo spietato non piacciono a Dio, e praticamente non giovano a nulla, poiché la durezza inasprisce e incancrenisce le piaghe. Se invece di essere spietati si pregasse per i poveri traviati, quanti frutti di penitenza si raccoglierebbero nella Chiesa!

Don Dolindo Ruotolo

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Non siamo degli abbandonati nel mondo

Posté par atempodiblog le 28 juillet 2011

Non siamo degli abbandonati nel mondo dans Antonio Socci dondolindoruotolo

[…] C’è però un episodio del Vangelo – uno solo (Mt 15,21 – 28) – in cui Gesù sembra rispondere addirittura con durezza a una dolorosa implorazione dell’uomo. Una durezza che in Gesù è del tutto insolita. Come si spiega? Che cosa nasconde? E come finisce quell’episodio? E’ una pagina che in genere viene fraintesa. Invece è estremamente significativa. Sentiamo:

Partito di là, Gesù si diresse verso le perti di Tiro e Sidone.
Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: « Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio ».
Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i discepoli gli si accostarono implorando: « Esaudiscila, vedi come ci grida dietro”.
Ma egli rispose: « Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele ».
Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: « Signore, aiutami! ».
Ed egli rispose: « Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini ».
« È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni ».
Allora Gesù le replicò: « Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri ». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Come si giustifica questo atteggiamento di Gesù, inizialmente così duro? Lo spiega padre Dolindo Ruotolo nel suo volume di commento ai Vangeli. Egli mostra che l’episodio accade dopo uno scontro con scribi e farisei, in cui gli apostoli rischiavano di essere irretiti dai ragionamenti di costoro. Gesù allora parte e va in una regione abitata da pagani. Andò da quelle parti, scrive don Dolindo, “per indicare quello che sarebbe avvenuto in futuro e, conoscendo tutto, vi andò per mostrare con un esempio pratico agli apostoli, disorientati dalla propaganda farisaica, che cosa significasse avere fede. E’ evidente dal contesto” spiega don Dolindo “che Egli stesso attrasse a sé la povera Cananea, che andò a supplicarlo per la figlia indemoniata, anzi può dirsi che sia andato esclusivamente per lei in quelle contrade, non avendovi operato altro”.
La povera donna aveva sentito parlare dei grandi prodigi di quell’uomo ed era andata ad implorarlo per la figlia. Umilmente si gettò ai suoi piedi, lo invocò come “Figlio di David”. Com’è possibile che Gesù, il cui cuore sempre si strugge di compassione, mostri in questo caso, tanta gelida indifferenza?
La donna continuò a implorare fino a far impietosire gli apostoli che, amareggiati, intervennero presso Gesù perché la esaudisse. Ma Gesù rispose loro che era stato inviato solo alle pecore perdute della casa di Israele.
“Con queste parole” spiega Dolindo Ruotolo “non intese dire di non voler esaudire la preghiera di quella donna, ma volle mostrare agli apostoli, in una durezza che li addolorava, quanto era contraria alla carità la durezza di chi s’irrigidiva in una legge esteriore senza tener conto del suo spirito. Dal suo cuore però partivano raggi di carità invisibili che colpirono la donna, la fecero più ardita”.
Deliberatamente “volle far sentire agli apostoli, in un contrasto con una madre supplicante, quanto fosse ingiusto il disprezzo” che scribi e farisei avevano dei pagani. “Essi vedendo quel disprezzo in confronto con Lui, carità per essenza, ne distinguevano di più l’orrore… La lezione era tutta rivolta agli apostoli titubanti: essi dovevano riconoscere che non avevano quella fede profonda che sa resistere alle prove; dovettero capire quanto superiore agli scribi e ai farisei era quell’umile donna, che aveva nel cuore un tesoro di fede nel Messia…”. Il Vangelo ci informa poi che dopo questo episodio, tornato in Galilea, Gesù compì molti miracoli, guarendo ciechi, storpi, muti, consolando i loro cuori e rafforzando così la fede degli apostoli.
A questo punto padre Dolindo ricava da quell’evento un insegnamento per noi. Una stupenda intuizione che ho sentito proprio adatta a me:
“Quante volte, pregando, ci sembra che Gesù Cristo, la Madonna e i santi non ci ascoltino, e l’anima si disorienta a volte fino a sentirsi venir meno la fede! Quante volte, in questi momenti di tenebre, satana ci suggerisce che è vano pregare e ci getta in una cupa disperazione che è forse il tormento maggiore della vita! Eppure in quei momenti di oscurità , proprio allora, dobbiamo intensificare la preghiera, perché la fede esca ingigantita dalla prova ed ottenga grazie maggiori di quelle che ha richieste. Si può dire con assoluta certezza che nessuna preghiera è vana, e che quando non ci vediamo esauditi ci si prepara una consolazione più grande, temporale ed eterna. Non siamo degli abbandonati nel mondo, non siamo dei reietti, siamo figli del Padre celeste, ed Egli ci riserba il suo pane, cioè la ricchezza delle sue misericordie”.

di Antonio Socci – Caterina. Diario di un padre nella tempesta  Ed. Rizzoli

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