Carità e pazienza per i “lontani” dai Sacramenti

Posté par atempodiblog le 15 juin 2013

Carità e pazienza per i “lontani” dai Sacramenti dans Diego Manetti bdh

Angelo Scola […] arcivescovo di Milano […] ha introdotto uno stile pastorale molto attento ai “lontani”, con inviti alle messe in cattedrale distribuiti agli incroci delle strade e alle stazioni delle metropolitana, e con una cura particolare per i divorziati risposati, incoraggiati ad accostarsi all’altare per ricevere non la comunione ma una speciale benedizione.
di Sandro Magister

Chissà quanti di voi, cari amici, avranno magari in mente qualche amico che da tanto tempo non si confessa, ma piuttosto che insistere, parlare e magari suscitare un’opposizione, pregate perché la misericordia di Dio lo tocchi. E se vi lamentate “sono trent’anni che mio marito non si confessa” e io dico, ma guarda, prova nella Messa a chiedere che il Signore gli tocchi il cuore. Vivi nel silenzio quest’attesa paziente, vedrai che a poco a poco la durezza che avvolge il suo cuore si sgretolerà e otterrai dei risultati mille volte più efficaci che non se dovessi parlargli dal mattino alla sera su quello che dovrebbe fare.
di Diego Manetti

Le suore non parlino del fatto che una si accosta più di rado e un’altra più spesso alla santa Comunione. Si astengano dall’emettere giudizi su questa materia, su cui non hanno diritto di parlare. Ogni giudizio in merito appartiene esclusivamente al confessore. La Superiora può interrogare una data suora, però non al fine di conoscere il motivo per cui non si accosta alla santa Comunione, ma allo scopo di facilitarle la confessione. Le superiore non si azzardino ad entrare nell’ambito della coscienza delle suore.
di Santa Faustina Kowalska

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Sulle tracce di Maria: Notre Dame du Laus

Posté par atempodiblog le 2 juin 2013

Sulle tracce di Maria: Notre Dame du Laus
di Diego Manetti

Sulle tracce di Maria: Notre Dame du Laus dans Apparizioni mariane e santuari 1zg7v2v

Ogni primo sabato del mese, su Radio Maria, va in onda alle 22.45 un programma condotto da Diego Manetti e titolato “Sulle tracce di Maria”. Si tratta di un cammino che, puntata dopo puntata, porta gli ascoltatori nei tanti santuari dedicati alla Madonna. Per gentile concessione dell’autore, seguiremo anche noi questo cammino, pubblicando la trascrizione di ogni puntata del programma, non appena terminata. Oggi iniziamo con la puntata andata in onda ieri sera che, dopo una introduzione che spiega il senso di questo itinerario, ci porta nel santuario di  Notre Dame du Laus, Nostra Signora del Lago.
Tratto da: La nuova Bussola Quotidiana

SULLE TRACCE DI MARIA

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Vorrei anzitutto provare a rendere ragione del titolo scelto per questa trasmissione che tiene compagnia a tutti gli ascoltatori di Radio Maria il primo sabato di ogni mese dalle ore 22,45 alle 24,00. “Sulle tracce di Maria” allude chiaramente all’intenzione che questa iniziativa si propone, ovvero di seguire – passo dopo passo – il cammino di Maria tra gli uomini, ripercorrendo alcune delle più importanti tracce che la Vergine ha lasciato nel mondo, ovvero i santuari a Lei dedicati.

Perché i santuari mariani sono le “tracce” del cammino della Madonna nel mondo? Perché essi non nascono per libera iniziativa dell’uomo, non sono cioè il frutto dell’inventiva del popolo, ma rappresentano anzitutto una risposta della devozione popolare a una iniziativa che Dio stesso tramite Maria ha assunto rivolgendo un invito, una chiamata, un messaggio a un determinato popolo in un certo momento della storia. E questo è tanto più vero se si considera che moltissimi santuari mariani sono sorti in località dove hanno avuto luogo apparizioni, dove la Vergine Maria ha cioè scelto di presentarsi a uno o più veggenti per consegnare loro un messaggio o un insegnamento da diffondere alla parrocchia, al paese, alla gente.

Basta nominare Lourdes per comprendere quanto ciò sia vero: Lourdes, che oggi è una delle mete di pellegrinaggi religiosi più frequentata al mondo. Lourdes, a cui accorrono milioni di persone ogni anno – malati e non, credenti e non solo – alla ricerca di un segno, di un miracolo – nel corpo, ma ancor più spesso nell’anima. Ebbene, Lourdes è diventato ciò che oggi è a partire dalle apparizioni il cui privilegio Maria Santissima. riservò a una umile e semplice ragazzina di metà Ottocento: Bernadette. Da quell’11 febbraio 1858, quando tutto ebbe inizio, a oggi, dopo oltre 150 anni, la devozione all’Immacolata Concezione si è radicata nella fede e nel cuore delle decine di milioni di pellegrini che a Lourdes si sono recati da tutto il mondo, animati dalla speranza di un conforto e di un incontro personale con la Mamma del Cielo. La splendida basilica dell’Immacolata, dedicata a Notre Dame de Lourdes, è sorta come risposta del popolo a una precisa richiesta della Vergine che aveva fatto sapere per bocca di Bernadette di desiderare che sul luogo delle apparizioni fosse costruita una cappella e che là il popolo si recasse in processione e in preghiera.

Osservare la Basilica di Lourdes oggi non significa solo ammirare uno splendido quanto imponente esempio di architettura religiosa, quanto piuttosto vuol dire scorgere l’immagine concreta della risposta che i fedeli hanno dato a un preciso invito che Maria aveva loro rivolto in quel luogo. Significa dunque scorgere un segno della presenza di Maria nel mondo. Un segno che chiamiamo “traccia” perché è come se fosse uno dei molti passi che hanno segnato il cammino dell’Immacolata per le vie del mondo nel corso dei due millenni intercorsi dalla morte di Cristo al presente.

Ora, se si trattasse di scorgere solamente una traccia del passato, probabilmente non varrebbe la pena di affaticarsi a compiere un simile percorso. Invece, c’è ben di più. Si tratta infatti di scorgere le tracce di una presenza che è viva ancora oggi – prova ne sono i milioni di pellegrini che tuttora vanno a Lourdes o nei diversi santuari mariani sparsi per il mondo – e che soprattutto si collega a messaggi e segni che, affidati a uno o più veggenti particolari, indirizzati a una certa parrocchia o a un determinato paese, hanno però una valenza universale, capace di travalicare i confini della nazione e del tempo d’origine. Così, sempre per restare all’esempio di Lourdes – ben comprensibile per la grande popolarità di cui tale santuario gode presso il popolo dei fedeli – non si può negare che il messaggio della Vergine Maria sulla necessità di fare penitenza e di pregare per i peccatori abbia una attualità e una portata tali da renderlo importante e vero anche per noi, oggi. Ecco perché vale la pena di percorrere le tracce di questo cammino mariano, esplorando i luoghi delle apparizioni – quando queste ci sono state – oppure illustrando i caratteri specifici della devozione a Maria che hanno originato una pietà popolare particolarmente attenta a questo o quell’attributo mariano.

IL CRITERIO DI SCELTA
I santuari mariani sono moltissimi e la scelta non si presenta affatto semplice. Se decidessimo anche solo di privilegiare quelli che sono legati ad apparizione mariane ne avremmo centinaia tra i quali poter spaziare, contando che alle apparizioni mariane già riconosciute dalla Chiesa si aggiungono le molte che ancora sono in attesa di riconoscimento ma che, nei luoghi in cui sarebbero accadute, hanno visto crescere e diffondersi negli anni una profonda devozione mariana. Un esempio in merito può essere ad esempio Ghiaie di Bonate, dove la Madonna si presenta come “Regina della Famiglia”, attraverso una serie di apparizioni avvenute nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale, alla piccola Adelaide Roncalli, di appena sette anni. Ebbene, queste apparizioni sono ancora in attesa di riconoscimento, e tuttavia la risposta della gente è stata immediatamente positiva e nel tempo è venuta consolidandosi attraverso le migliaia di pellegrini che ogni anno raggiungono la piccola cappella edificata sul luogo delle apparizioni.

Altro criterio di scelta poteva essere ancora quello cronologico, a partire dai santuari più antichi o alla cui origine sta una apparizione mariana accaduta nei tempi più remoti. Un esempio in tal senso può essere la Basilica di Saragozza, dedicata alla Virgen del Pilar, ovvero alla Vergine che sarebbe apparsa a San Giacomo Apostolo durante una tappa del suo cammino di evangelizzazione per la Spagna, intorno all’anno 40 d.C. Ma l’ordine cronologico rischierebbe forse di risultare un tantino arido, forse addirittura costringente rispetto alla possibilità di spaziare con più libertà verso i santuari e i luoghi di devozione mariana che paiono rivestire maggiore importanza e significatività per noi oggi.

Alla fine, ho dunque scelto un criterio che oserei definire evangelico, ovvero quello del “vieni e vedi”, come disse Gesù ai primi apostoli. Che cosa intendo dire con “vieni e vedi”? Intendo dire che occorre anzitutto stare dinnanzi ai fatti, che occorre fare esperienza di ciò che si desidera testimoniare e condividere con gli altri, con i fratelli nella fede. Ecco perché nella estate ci alcuni anni fa mi sono recato in pellegrinaggio in diversi santuari mariani in Francia, Spagna, Portogallo, proseguendo un cammino che avevo cominciato qualche tempo prima a Medjugorje e poi proseguito in Italia nelle diverse località ove si trovi un santuario o un sito di devozione mariana. Mi sono recato in pellegrinaggio – affrontando la fatica di un viaggio di oltre 5.000 km in macchina in appena una decina di giorni – per andare a vedere di persona quello di cui avevo sentito parlare. A vedere cioè la profonda fede che animava la gente del posto, a verificare con mano lo stato delle cose, a respirare l’aria che avevano respirato certi pellegrini secoli prima, a calpestare le pietre sulle quali avevano camminato alcuni veggenti tempo addietro, alla ricerca – appunto – di quelle tracce che Maria aveva lasciato nella storia.

HO VISTO, E HO CREDUTO
Ho visto, cioè ho incontrato persone, ho messo gli occhi negli sguardi dei fedeli che – da ogni parte del mondo – erano giunti a Lourdes, a Fatima, a Saragozza, a La Salette, a Laus, etc. E ho sperimentato che la fede che aveva accolto nel passato – al tempo delle apparizioni in quel luogo o comunque in un certo momento storico – il messaggio di Maria, era la stessa che si respirava al presente. Sono andato, ho visto, ho creduto.

Ma “vieni e vedi” non è solo il metodo che ho seguito per scegliere le mete di questo grande pellegrinaggio. E’ anche la strada che desidero percorrere nel rivolgermi a quanti, il primo sabato di ogni mese, vorranno seguire questo appuntamento su “Radio Maria”. Vorrei cioè invitare ognuno di voi a seguirmi in quei santuari che io stesso ho visitato, tentando di condividere con voi la mia testimonianza, indagando con ognuno di voi le tracce di quel cammino di Maria che ha anche e senza dubbio attraversato quei posti. Dopo questi santuari – sono parecchi, senz’altro sufficienti per il cammino di almeno un anno di trasmissione – potremo andare a quelli in cui, pur non essendoci stato di persona, si rinvengono segni e testimonianze di quel cammino di Maria di cui abbiamo parlato e la cui importanza è tale che non possono essere tralasciati.

IL PUNTO DI PARTENZA: LAUS

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Il primo santuario di cui vorrei parlare è quello dedicato a Notre Dame du Laus, Nostra Signora del Lago. E’ stata la tappa finale del pellegrinaggio che ho compiuto in quella estate – era il 2008 – eppure forse la più significativa. Perché è stata la provvidenza a guidarmici. Ricordo infatti che mi trovavo – con gli amici che mi accompagnavano – al santuario di La Salette. Nei pressi del santuario, dissetandoci alla fonte della Vergine, ho incontrato alcuni pellegrini provenienti da Bergamo. I quali mi hanno detto che stavano compiendo proprio un pellegrinaggio di un paio di giorni a La Salette dopo esser stati a Notre Dame de Laus. Conoscevo il posto per sentito dire, perché sapevo che si trattava di apparizioni molto particolari – durate oltre 50 anni! – e il cui riconoscimento da parte della Chiesa era così recente (risaliva infatti a maggio 2008) che rappresentava un sicuro motivo di ulteriore interesse.

I due amici – perché quando si incontrano pellegrini che condividono le stesse ragioni di un cammino sui luoghi della fede non si può fare a meno di chiamarli “amici” – mi hanno indicato la strada. Il posto si trovava a circa un’ora da La Salette, mi dissero, prodigandosi anche in spiegazioni e indicazioni per facilitarmi il percorso. Per negligenza mia, non prestai loro molto ascolto pensando che, invece di ritenere le molte e complicate informazioni stradali che mi stavano fornendo, avrei potuto senz’altro affidarmi al navigatore satellitare. Al momento di ripartire con l’automobile ho però avuto l’amara sorpresa: tra le centinaia di località riportate sulle mappe memorizzate nel sistema di navigazione – delle quali moltissime indicate come “Notre Dame de…” – non una corrispondeva a Laus, il cui nome risultava sconosciuto al navigatore. Beh, in fondo non era una tappa prevista, e poi ci si poteva tornare anche un’altra volta.

Però, pensai, il fatto di aver ricevuto questa indicazione dai due amici bergamaschi di passaggio non poteva essere un semplice caso, ma amavo leggerlo come un invito che la Madonna ancora ci rivolgeva per andare a visitarla in un’ultima tappa prima del rientro a casa, nel Monferrato Casalese. Ma come fare a raggiungere il posto? L’alternativa era una: affidare tutto a Maria. Se Lei ci chiamava a Laus, allora ci avrebbe anche indicato la strada. Così, tutto affidando a Dio, siamo partiti per tornare a casa, dicendoci: “Se è destino che si vada a Laus, ci andremo…”. Dopo un’ora di viaggio, improvvisamente, la mia attenzione è colpita da una piccola indicazione fissata a bordo strada “N.D. de Laus”… Ci siamo! Ecco il segnale che cercavamo… appena 9 km, e raggiungeremo anche l’ultima tappa di questo viaggio. Quasi non ci credevo, così lontano, eppure così vicino, proprio sulla strada di casa (eppure le indicazioni che mi avevano dato i due amici incontrati a La Salette mi avevano fatto pensare che fosse molto più complesso il tragitto per giungere a destinazione…). Insomma, sembrava davvero una meta della provvidenza. E questo l’ha resa ancor più speciale di altri santuari che pure hanno una tradizione di devozione mariana molto forte.

Ma un altro è il motivo per cui ho deciso di sceglierlo come santuario di apertura della trasmissione, quasi a inaugurare il nostro cammino. Si tratta del fatto che all’interno della Chiesa che ricorda le apparizioni che ebbero luogo in quella località dal 1664 al 1718 si ritrova un’indicazione tanto semplice quanto significativa: “Questa Chiesa è stata edificata per volontà della Madonna”. Così, senza tanti fronzoli e retorica, si diceva allora – e lo si è potuto leggere fino a oggi – questa grande verità: è Maria che fa, l’uomo poi è chiamato a rispondere. Il santuario – quello di Laus, e assieme a quello ogni altro santuario al mondo – è dunque la risposta dell’uomo a un invito o a una richiesta precisa operata dalla Madonna, in un dato spazio e in un dato momento della storia dell’umanità. Mi è sembrato dunque giusto partire da quella che pareva essere una traccia esplicita di quel cammino di Maria tra gli uomini cui più volte abbiamo accennato.

Infine, ultimo – ma non in ordine di importanza – motivo per privilegiare Laus è il recente riconoscimento delle apparizioni, sulle quali la Chiesa si è ufficialmente pronunciata solo nel maggio del 2008. Ma ben prima di tale riconoscimento, migliaia erano i pellegrini che annualmente si recavano nella piccola località francese. Scegliere Laus significa dunque indicare l’apertura a raccontare anche di quelle realtà il cui giudizio di veridicità la Chiesa deve ancora pronunciare, benché già si vedano frutti di devozione e di conversione che lasciano presumere la bontà del fenomeno nel suo complesso.

A tal proposito credo che possa giovare ricordare quanto il Cardinale Joseph Ratzinger, poi diventato papa col nome di Benedetto XVI, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, diceva a Vittorio Messori in merito alle apparizioni in “Rapporto sulla fede” (Ed. Paoline 1985): “Nessuna apparizione è indispensabile alla fede, la Rivelazione è terminata con Gesù Cristo, Egli stesso è la rivelazione. Ma non possiamo certo impedire a Dio di parlare a questo nostro tempo, attraverso persone semplici e anche per mezzo di segni straordinari che denunciano l’insufficienza delle culture che ci dominano, marchiate di razionalismo e di positivismo… Uno dei segni del nostro tempo è che le segnalazioni di “apparizioni” mariane si stanno moltiplicando nel mondo…”. Nel corso della trasmissione accadrà dunque di riferirsi anche a santuari sorti in luoghi dove le apparizioni di Maria ancora attendono il riconoscimento della Chiesa. Nella piena obbedienza alla Chiesa e nella totale fedeltà al suo Magistero lo faremo dunque dandone conto in termini di pura testimonianza umana, senza richiedere alcun impegno o riconoscimento di fede né intendendo in alcun modo indirizzare, valutare o prevenire il giudizio della Chiesa stessa in merito, desiderando semplicemente illustrare la devozione e le testimonianze di fede raccolti in tali luoghi. Che, a onor del vero, saranno pochi. Ma almeno, cari ascoltatori, sapete fin d’ora come regolarvi. Da parte mia, avrò la massima cura nel distinguere i diversi casi e nel mettere in luce lo stato di fatto rispetto al riconoscimento delle apparizioni che di volta in volta ci potrà accadere di dover illustrare o riportare.

NOTRE DAME DE LAUS

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Tutto ciò premesso, veniamo ora senza indugio alla prima tappa del nostro percorso. Laus si trova a poche decine di chilometri dal confine con il Piemonte, sulle Alpi Marittime del Delfinato francese. Nel santuario di Notre Dame de Laus – che in lingua occitana significa “Nostra Signora del Lago” – si fa memoria delle apparizioni che per ben 54 anni, dal 1664 al 1718, segnarono la vita di una povera pastorella del luogo, di scarsa cultura e di semplici costumi, che la Madonna stessa – oggi a Laus venerata come “rifugio dei peccatori” e “Madre della riconciliazione” – scelse per farne uno straordinario strumento della grazia divina. Tale fanciulla è Benoît Rencurel, Benedetta, che la Chiesa ha riconosciuto nel 1872 come venerabile per tramite di Pio IX, in attesa di poterla elevare, al pari di altri grandi veggenti mariani, all’onore degli altari. Quello di Laus è un messaggio molto particolare, rivolto a tutta l’umanità, benché annunciato da una piccola località francese per bocca di una umile pastorella.

Vediamo di conoscere meglio la protagonista di questa meravigliosa storia. Benedetta Rencurel era nata il 17 settembre 1647 a Saint Etienne. Rimasta precocemente orfana, come si usava all’epoca venne inviata a servizio presso una benestante famiglia del posto, i Jullien, con l’incarico di occuparsi del gregge. Ragazza dolce e sensibile, crebbe sviluppando in sé una grande operosità unita a profonda bontà d’animo, pur essendo però di carattere fermo e risoluto verso il bene. Amante della preghiera fin dalla tenera età, prediligeva in modo particolare la preghiera del Santo Rosario. Al “Vallon des Fours”, cioè il Vallone dei Forni, una località posta sulle alture prossime al villaggio di St. Etienne, Benedetta era solita condurre il gregge al pascolo. Il posto deve il nome al fatto che le montagne limitrofe erano ricche di una terra gessosa che veniva cotta in enormi forni scavati nella terra al fine di ricavarne una calce di ottima qualità. Proprio nei pressi di tale pascolo, nel maggio del 1664, apparve a Benedetta una bellissima Signora con un Bambino per mano, scomparendo dopo poco, senza dire una parola. A questa prima apparizione – all’epoca Benedetta non aveva ancora 17 anni – ne seguirono altre, sempre “silenziose”, quasi a voler avvicinare con dolcezza e pazienza la ragazza, per farle accogliere con cuore aperto e sicuro quanto la Provvidenza andava preparando.

Un po’ alla volta, passo passo, la bella Signora prese confidenza, se così possiamo dire, con la fanciulla, iniziando a parlarle, intessendo un dialogo fatto di domande e risposte, offrendole conforto e rassicurandola rispetto a quanto desidera da lei, esortandola dolcemente ad aprirsi di più a Dio e agli altri. Pur volendo vivere questo straordinario avvenimento nella più grande umiltà, presto Benedetta non riesce più a mantenere il riserbo su quanto le sta accadendo, confidandosi con i familiari. La notizia inizia a girare per il paese e presto vengono coinvolte anche le autorità le quali, timorose che possano circolare idee foriere di menzogna e causa di disordini, esigono spiegazioni.

A quel punto la bella Signora domanda che si faccia una processione di tutto il popolo del Vallone dei Forni, rivelando finalmente il suo nome – “Mi chiamo Maria”, afferma, ed è il 29 agosto 1664 – e dicendo che non sarebbe più apparsa per un certo tempo. Trascorre infatti un mese prima che la Madonna – che ormai si è rivelata come tale – appaia ancora a Benedetta, in una località poco distante dalle prime apparizioni. Questa volta ha un messaggio preciso per la fanciulla: “Figlia mia, salite la costa del Laus. Là troverete una cappella dove sentirete profumo di violetta”. Il giorno dopo, la giovane veggente, animata di profonda fiducia in quanto Maria le ha detto, si reca alla ricerca di quanto indicatole. Seguendo i profumi di violetta che la Madonna aveva preannunciato, Benedetta scopre una cappellina dedicata a Notre Dame de Bon Rencontre. Aperto con ansia e trepidazione l’ingresso della cappellina, ecco che ad attenderla vi trova la Madonna stessa. La cappella, deserta e abbandonata da tempo, si presenta assai desolante, con l’altare ricoperto di polvere. La Madonna rivela un nuovo messaggio: “Desidero far costruire qui una chiesa più grande in onore del mio adorato Figlio; e questo sarà luogo di conversione per numerosi peccatori, e un luogo dove io vi apparirò molto spesso”.

Dal 19 marzo 1665 (festa di San Giuseppe) accorrono a Laus migliaia di pellegrini da tutta la Francia. Il 18 settembre 1665 avviene il riconoscimento diocesano del fenomeno delle apparizioni, principalmente sulla spinta di una guarigione a dir poco prodigiosa che restituisce il completo uso delle gambe a una signora inferma. Nell’ottobre del 1665 comincia infine la costruzione della chiesa come richiesto dalla Madonna che desiderava un luogo di culto e di preghiera sul sito della cappellina originaria di Notre Dame “de bon rencontre”.

BENEDETTA
Le apparizioni di Laus durarono in tutto 54 anni – un tempo straordinariamente lungo, capace di rispondere alle obiezioni che oggi si levano contro quelle apparizioni mariane che sono giudicate inammissibili da molti proprio per la loro durata (il riferimento, ovvio, è a Medjugorje, come facilmente si comprende)-: dapprima si susseguirono praticamente tutti i giorni, poi con scadenza mensile più o meno regolare. Dopo alcuni anni dalle prime apparizioni, precisamente nel 1672, Benedetta andò ad abitare stabilmente a Laus, in una modesta abitazione che ancora oggi è possibile vedere. In questa misera casetta, la ragazza, istruita da Maria SS. nelle Verità della fede, passava ore in preghiera, alternando momenti di profondo raccoglimento ad altri di pesanti vessazioni diaboliche e di accanita lotta contro il Demonio. Demonio che non tarda a manifestarsi anche fisicamente per svelare il motivo di tanto odio contro Benedetta, poiché ella “è causa per me della perdita di molte anime”. In ciò ricordando le vicende di Santa Faustina Kowalska che, nel `900, analoga ira diabolica susciterà proprio a ragione delle innumerevoli anime strappate al demonio. Benedetta scelse dunque di sottoporsi a severe penitenze corporali, conducendo un’esistenza dallo stile assai rigoroso ed austero. Tutto questo per meglio affrontare le prove spirituali che il Signore permetteva le fossero poste innanzi e per preparare il suo spirito a rendere testimonianza alle molte migliaia di pellegrini che cominciavano ad accorrere da tutta la Francia.

Nel luglio del 1673, durante un momento di preghiera ai piedi di Gesù Crocifisso, ha l’apparizione di Gesù stesso, inchiodato alla Croce, ricoperto di sangue. Da quel momento, molte volte e per molti anni Benedetta avrà il dono di rivivere la Passione di Nostro Signore, soffrendone i dolori nel proprio corpo. Ma le prove non sono finite: nel 1692 le truppe del duca di Savoia invadono la regione francese, costringendo Benedetta – obbediente in questo a quanto richiesto dalla Vergine stessa – a lasciare Laus, rifugiandosi a Marsiglia, per farvi ritorno in seguito e trovare solo distruzione e rovina.

Frattanto, venuto a mancare il suo confessore, incomincia per Benedetta un grave tempo di prova e di solitudine, durante il quale perde molto del sostegno fin lì avuto – da più parti infatti ci si lamenta del fatto che la grande devozione espressa dal popolo a Laus coincide con l’abbandono e la scarsa pratica tipica delle limitrofe realtà parrocchiali, suscitando invidia e malumori -, soprattutto quando giungono al santuario dei preti giansenisti che le negano persino la Comunione e la Messa quotidiana. Addirittura si tenterà di allontanarla da Laus, cercando forse in tal modo di porre fine al fenomeno delle apparizioni, giungendo a progettare di rinchiuderla in un convento. Tali persecuzioni segneranno l’esistenza di Benedetta per circa venti anni.

Nonostante le pressioni esterne, Benedetta non sceglie la strada della consacrazione religiosa, non è infatti chiamata a farsi suora, ma ad assolvere il compito che la Madonna stessa le ha assegnato: incontrare i pellegrini, parlare con loro, offrendo ad ognuno i consigli richiesti e gli aiuti necessari, secondo l’ispirazione che Dio le concedeva. Cosa che non avrebbe potuto fare stando rinchiusa in un convento. Benedetta si prende dunque a cuore la missione ricevuta dalla Santissima Vergine: quella di preparare i peccatori a ricevere il sacramento della Penitenza. Pertanto, incoraggia spesso i sacerdoti addetti al santuario a ricevere i pellegrini con dolcezza, pazienza e carità, dimostrando una bontà particolare per i più grandi peccatori, onde incitarli a pentirsi.

Il Santo Curato d’Ars soleva dire: “Non è il peccatore che torna a Dio per chiederGli perdono, ma è Dio che rincorre il peccatore e lo spinge a tornare da Lui”, aggiungendo: “Per ricevere il sacramento della penitenza, ci vogliono tre cose, aggiungeva lo stesso santo: la Fede che ci rivela Dio presente nel sacerdote, la Speranza che ci fa credere che Dio ci farà la grazia del perdono, la Carità che ci porta ad amare Dio e che ci insinua nel cuore il rimorso di averLo offeso”. Con lo stesso spirito, Benedetta incoraggia i confessori affinché avvertano i penitenti di non avvicinarsi alla Santa Comunione se non dopo una buona confessione, preparata da un esame di coscienza fatto alla luce dei dieci Comandamenti e del Discorso della Montagna. Non è un compito facile quello che la Vergine ha assegnato a Benedetta: ha a che fare con giovani corrotti, fanciulle di facili costumi, nobilotti ingiusti e viziosi, sacerdoti e monaci infedeli ai sacri voti. Ma a tutti Benedetta infonde il desiderio di riconciliarsi con Dio, orientando anche i peccatori più recalcitranti ad affidarsi alla misericordia di Gesù attraverso l’apertura del cuore dinnanzi al confessore. Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 1645: “Celebrando il sacramento della Penitenza, il sacerdote compie il ministero del Buon Pastore che cerca la pecora perduta, quello del Buon Samaritano che medica le ferite, del Padre che attende il figlio prodigo e lo accoglie al suo ritorno, del giusto Giudice che non fa distinzione di persone e il cui giudizio è ad un tempo giusto e misericordioso. Insomma, il sacerdote è il segno e lo strumento dell’amore misericordioso di Dio verso il peccatore.” Benedetta si sacrifica per i peccatori, sostenendo e accompagnando con la sua preghiera la loro confessione, senza risparmiarsi sacrifici e penitenze severe per riparare i loro peccati e ottenere grazie per essi.

Dalla Pentecoste del 1718 la salute di Benedetta peggiorò drasticamente, fino alla morte avvenuta la sera del 28 dicembre, festa dei Santi Innocenti, all’età di 71 anni. Sepolta davanti all’Altare Maggiore del Santuario, le sue spoglie mortali giacciono ancora oggi proprio sotto la lampada il cui olio serve a ungere i molti devoti che, in cerca di sollievo per malattie e sofferenze del corpo e dell’anima, giungono a Laus da ogni parte della Francia e da moltissimi Paesi d’oltre confine.

I PROFUMI E L’OLIO
Morta Benedetta, la devozione alla Vergine di Laus non venne meno e anzi seppe resistere alla furia della Rivoluzione Francese. Molti furono i vescovi a riconoscere la soprannaturalità dell’apparizione, incoraggiando i fedeli a recarsi in pellegrinaggio presso il santuario di Laus, finché, per opera di Pio IX, Benedetta Rencurel venne proclamata Venerabile, nel 1872.

A Benedetta, donna umile e ignorante, la Madonna affidò un messaggio di grande valore spirituale, invitando la gente del posto per suo tramite a recarsi là in pellegrinaggio, chiedendo l’edificazione del santuario, esortandola a guidare, accogliere e confortare i pellegrini. Segno tangibile dell’amorosa presenza di Maria in quel luogo fu il soavissimo profumo che, ancora oggi, si può sentire nel Santuario. Il fenomeno degli effluvi profumati di Laus è stato indagato anche dalla scienza, senza però raggiungere un verdetto incontrovertibile o esaustivo. Da notare la cura che ancora oggi si presta a permettere di fruire di questo fenomeno tutto particolare evitando di mettere fiori e piante profumate nel santuario e nei suoi pressi, in modo che ogni profumo sia immediatamente riconducibile a quella dolce scia che Maria ha lasciato dietro di sé apparendo a Laus.

Il Santuario di Notre Dame de Laus conserva ancora oggi al proprio interno la cappella originaria detta di “Notre Dame de Bon Rencontre”, dove la vergine apparve a Benedetta. Nell’abside della cappella, davanti al Tabernacolo dell’Altare Maggiore, arde la lampada nel cui olio i pellegrini sono soliti intingere le dita della mano destra per farsi il segno della croce. Come la Madonna stessa aveva promesso alla veggente, se questo olio fosse stato utilizzato con profondo spirito di fede nei confronti dell’onnipotenza di Gesù, esso avrebbe procurato numerose guarigioni, fisiche e spirituali, come in effetti avviene ormai da oltre tre secoli. Oggi il santuario è affidato al clero diocesano coadiuvato dai Frati di San Giovanni.

IL MESSAGGIO
Le apparizioni di Laus rappresentano un invito all’umiltà, alla fiducia, e insegnano che Dio sceglie gli umili (Benedetta è una pastorella, come Bernadette, come i pastorelli di Fatima…). E’ Maria stessa che la educa alla fede, ponendo una grande sapienza in un animo intriso di preghiera e sincera devozione. I segni lasciati da Maria sono aiuti per la fede dei pellegrini, e confermano l’amorosa cura con cui Maria segue l’umanità che Cristo le ha affidato fin da quando, in croce, disse: “Ecco tuo figlio”, invitando Maria ad accogliere come tale non solo Giovanni, ma ogni uomo.

In occasione del riconoscimento ufficiale delle apparizioni, domenica 4 maggio 2008, Festa dell’Ascensione, mons. Jean-Michel di Falco-Leandri, vescovo della diocesi di Gap-Embrun, ha sottolineato come il messaggio di Laus sia improntato all’esaltazione della riconciliazione – degli uomini con Dio e tra di loro – e della misericordia divina.

Un riconoscimento che è giunto dopo molti anni, mentre già tanti fedeli accorrevano a Laus, un santuario così significativo da far dire a Jean Guitton che si trattava di “uno dei tesori più nascosti e più potenti della storia d’Europa”. Un tesoro che oggi richiama annualmente circa 130.000 pellegrini.

Giova ancora ricordare le parole di mons. Di Falco-Leandri: “Le apparizioni avvengono perché Cristo, Maria e i santi sono vivi, perché la Comunione dei Santi non è una parola vuota, perché il Cielo si interessa della terra. Ma le apparizioni non sono fotografie del Cielo; noi continuiamo infatti a camminare nella fede, senza vedere Dio faccia a faccia. (…) Il Santuario di Notre Dame du Laus non è dunque una finestra aperta sul Cielo, ma una strada aperta verso una vita quotidiana da vivere secondo lo stile di Benedetta”.

LA PREGHIERA
Venerando a Laus la Vergine Maria come “rifugio dei peccatori” e “Madre della Riconciliazione”, la migliore preghiera per concludere sembra il “Memorare” di San Bernardo.

Ricordati, o piissima Vergine Maria,
che non si è mai inteso al mondo
che alcuno abbia fatto ricorso a te
per implorare il tuo aiuto
e sia stato abbandonato.

Anch’io, animato da tale confidenza,
a Te ricorro, Vergine Madre purissima,
e vengo in ginocchio dinnanzi a Te,
peccatore avvilito e affranto.

Tu, che sei la Madre del Verbo,
non respingere la mia povera voce,
ma ascolta benevola ed esaudisci

Amen

Per eventuali richieste dell’olio, si può contattare:
Recteur Pére Bertrand Gournay
Sanctuaire Notre Dame du Laus
05130 Saint Etienne – Le Laus (France)

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“Le apparizioni di Medjugorje antidoto alla fine del mondo”

Posté par atempodiblog le 24 mai 2013

“Le apparizioni di Medjugorje antidoto alla fine del mondo”
Il direttore di Radio Maria: “La Madonna vede che l’uomo rifiuta Dio e può distruggere il pianeta. Perciò è venuta come Regina della Pace, per preservarci”
di Maurizio Caverzan – Il Giornale

“Le apparizioni di Medjugorje antidoto alla fine del mondo” dans Articoli di Giornali e News padrelivioevicka

Insieme con il teologo francese René Laurentin, padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria e autore con Diego Manetti de I segreti di Medjugorje, è uno dei massimi conoscitori del fenomeno delle apparizioni mariane nel villaggio della ex Jugoslavia.

Padre Livio, tra qualche settimana saranno 32 anni che la Madonna appare a Medjugorje: come va letto un fenomeno di così lunga durata?
«Queste sono le più lunghe apparizioni pubbliche da quando esistono le apparizioni mariane. Fanno parte di un piano che va da Fatima a Medjugorje come la Madonna stessa ha detto. Ovvero, che è venuta a completare quello che ha iniziato a Fatima riguardo a un tempo di pace per l’umanità. I veggenti stessi dicono che siamo ancora all’inizio di questo piano in parte realizzato con la conversione della Russia già in atto grazie alla riconquistata libertà religiosa. Per la maggior parte però deve ancora realizzarsi perché l’apostasia dalla fede è anch’essa in atto in Occidente e nel medesimo tempo il mondo per la prima volta nella storia umana è a rischio di autodistruzione».

È questo pericolo di autodistruzione a rendere indispensabile un’iniziativa così potente della Madre di Gesù?
«La Madonna ha detto di essere venuta per risvegliare la fede in un mondo nuovo che è senza Dio. La Madonna vede che stiamo costruendo un mondo senza Dio: per questo siete infelici e per questo non c’è né futuro né vita eterna. L’autodistruzione è una possibilità concreta: l’uomo può distruggere il pianeta sul quale vive e la Madonna è venuta come Regina della pace per preservarci».

Nel libro I segreti di Medjugorje che il Giornale pubblicherà da domani lei scrive dando un’indicazione metodologica che «dobbiamo saper leggere le vicende umane nella loro connessione con gli avvenimenti spirituali». Poi usa termini molto forti parlando di «scontro apocalittico», di «combattimento» tra le forze del male e del bene.
«La Madonna ha dato la visione teologica dell’attuale momento storico fin dai primi mesi dell’apparizione quando ha detto che è in atto una battaglia tra suo Figlio e Satana. Che suo Figlio avrebbe vinto, ma che anche Satana avrebbe avuto la sua parte».

Che parte sarebbe?
«Come già a Fatima, la Madonna ha detto che oggi molte anime vanno all’inferno».

Perché in questi messaggi trova grande spazio il ruolo di Satana. Normalmente siamo abituati a non parlarne, a considerarlo come un’entità di altri tempi…
«Il messaggio centrale di Medjugorje è che Gesù Cristo è il salvatore del mondo, e che il cielo è la meta cui dobbiamo tendere con tutte le nostre forze. Al centro c’è l’amore di Dio. Ma la Madonna parla a un mondo che in gran parte rifiuta Dio e quindi apre la prospettiva all’inferno. Una delle sue frasi ricorrenti è che “all’inferno ci va chi ci vuole andare”. Il catechismo parla di autoesclusione».

Lei scrive nel suo libro che con le sue apparizioni, con i suoi messaggi è come se la Madonna supplisse a «una mancanza di catechesi» e volesse guidare i cristiani attraverso le parole rivelate ai veggenti. È così?
«Non c’è dubbio che come non ha fatto in nessun’altra apparizione, a Medjugorje dà messaggi regolari che sono una vera e propria forma di evangelizzazione. Una evangelizzazione materna, semplice ma molto profonda e molto cattolica, cioè assolutamente conforme alla sana dottrina».

Ma non le pare che, grazie ai media, mai come in questi anni la catechesi del Papa, vicario di Cristo, sia divulgata in tutto il mondo?
«C’è un’impressionante sintonia fra ciò che la Madonna dice e ciò che gli ultimi tre papi, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, insegnano. Ovvero: la centralità della persona di Cristo. Da qui discende tutta la vita cristiana: i sacramenti, in modo particolare la confessione e l’eucarestia, la preghiera».

Insisto: non basta già seguire il magistero del Papa e dei vescovi per essere cristiani?
«Sì, certo. Però non bisogna dimenticare che la Madonna svolge un compito materno che non sostituisce quello della Chiesa ma lo sostiene».

Come possiamo inquadrare la scelta dei sei veggenti?
«A mio parere la cosa più significativa è la scelta di un paesino collocato dentro la famosa cortina di ferro. La Madonna ci ha preparato al crollo del comunismo che ha profetizzato fin dal 1981, ovvero dieci anni prima che avvenisse. Poi esortando al digiuno e alla preghiera ha ottenuto da lì che non scoppiasse la terza guerra mondiale come poteva accadere».

Questi sei ragazzi non avevano niente in particolare: perché sono stati scelti?
«Perché, secondo le parole della Madonna, “non erano né migliori né peggiori di altri”. Però bisogna dire che dopo 32 anni sono stati fedeli al loro compito, anche perché nei primi anni sono stati fatti oggetto di persecuzioni da parte dello Stato e della polizia politica anche con minacce alle famiglie, interrogatori, reclusioni improvvise».

Più che alla località di Medjugorje le apparizioni sono legate a loro: Marija vive in Italia, a Monza, Ivan trascorre lunghi periodi a Boston.
«Tutti i sei veggenti sono radicati a Bjakovici, la frazione di Medjugorje, a ridosso della collina delle prime apparizioni dove anche Marija e Ivan trascorrono buona parte dell’anno. È a Medjugorje che la Madonna dà particolari grazie, come Lei ha detto. Però queste apparizioni non sono legate al luogo, ma alla persona del veggente in qualsiasi parte della terra si trovi».

Qualcuno dice che in questi anni i veggenti si sono arricchiti.
«A Medjugorje tutte le famiglie vivono sull’accoglienza dei pellegrini. Non ci sono altre possibilità di lavoro. Tutti cercano di avere a disposizione almeno 50 letti per poter ospitare un pullman. Anche i veggenti, che hanno famiglie con parecchi figli, provvedono in questo modo al loro sostentamento. Casa e lavoro fanno parte del “pane quotidiano” che chiediamo al Signore. C’è anche da dire che a Medjugorje la domanda di alloggio è superiore all’offerta».

Perché è così importante la questione del crollo del comunismo? Mi pare non per una questione di classi e di censo, quanto per una questione filosofica: rappresenta la pretesa dell’uomo di fare senza Dio.
«La questione del comunismo riguarda la sua visione atea e materialistica della vita che però, negli anni, è stata supportata dallo Stato con la persecuzione della Chiesa. Non è tanto una questione politica, ma ideologica nel senso che questa visione rimane tuttora la vera grande tentazione del mondo moderno. Cioè l’uomo mette se stesso al posto di Dio. Pretende di salvarsi da solo, di essere autosufficiente».

La Madonna insiste sul digiuno e la penitenza. È un cristianesimo un po’ quaresimale quello che affiora da queste apparizioni?
«Quello che appare a Medjugorje è un cristianesimo centrato sulla preghiera, in particolare sui sacramenti dell’eucarestia e della confessione. Oggi la tentazione più grave è la perdita della fede e l’antidoto più efficace è la preghiera».

Credere nelle apparizioni di Medjugorje però non è vincolante per essere cristiani?
«Medjugorje è il più grande evento in duemila anni di cristianesimo. Perdere questa occasione di avere la Madonna come guida nel cammino spirituale è in un certo senso imperdonabile. Sarebbe insensato trascurare o snobbare un aiuto del genere».

La Chiesa però non l’ha ancora riconosciuto ufficialmente.
«La Chiesa non darà ufficialità finché l’evento non si sarà concluso. Ma nel medesimo tempo vigila su Medjugorje e si rallegra per le conversioni».

isegretidimedjugorje dans Diego Manetti

I DIECI SEGRETI DI MEDJUGORJE. La Regina della Pace rivela il futuro del mondo
La storia, le apparizioni, i miracoli

Venerdì 24 maggio, con il Giornale, il primo inserto de “I segreti di Medjugorje”. Un’opera, a inserti, per riflettere e scuotere le coscienze

«Il mondo di oggi attraversa forti tensioni e cammina sull’orlo di una catastrofe»: con queste parole la Madonna a Medjugorje ha cominciato a mettere in guardia l’umanità dai pericoli che incombono sul suo cammino.
La Regina della Pace si è manifestata a sei ragazzi di un piccolo paese della ex-Jugoslavia, ormai trent’anni fa, e tuttora continua ad apparire.
A questi ragazzi, oggi adulti, ha consegnato anche dei segreti – dieci in tutto – che rivelerebbero il futuro del mondo.
Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, indaga il mistero dei dieci segreti di Medjugorje, tramite i quali la Madonna svela il “tempo della prova” che si prepara per l’umanità. Attraverso le interviste ai veggenti e il commento ai messaggi della Regina della Pace, si delinea lo scenario futuro del mondo.

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La discoteca: una falsa luce

Posté par atempodiblog le 18 mai 2013

La discoteca: una falsa luce dans Anticristo mhrqdc

Quando penso alle “false luci” mi viene subito in mente la discoteca: ci sono addirittura discoteche che si chiamano “Paradiso”, e a dispetto del nome puoi trovarci la via più sicura per l’Inferno, tutta droga, sesso e alcol. Ecco, queste sono le false luci e le false felicità con cui Satana cerca di distruggere i giovani. Intendiamoci, anche intorno a Medjugorje ci sono le discoteche, e dunque quando la Madonna parla attraverso i Suoi messaggi intende rivolgersi prima di tutto ai giovani della Parrocchia, poi a quelli di tutto il mondo. […]

A Medjugorje i comunisti avevano edificato la “Casa del Popolo”, dove si celebravano i matrimoni e le feste del villaggio. Un giorno – mi ricordo perché ero presente, era il primo anno che andavo a Medjugorje – la Madonna è apparsa proprio in quella sala al gruppo di Ivan. Io però sono rimasto fuori, perché l’apparizione era riservata soltanto a loro. Dopo un po’ di tempo, terminata l’apparizione, ho sentito che discutevano animatamente. Io ero fuori dalla porta e il croato ancora non lo sapevo bene. Hanno discusso per più di un’ora. Alla fine sono usciti. Una volta giunti a casa di Marija, dove ero ospite, Marija stessa mi ha detto: “la Madonna ci ha detto che Satana vuole utilizzare quella casa per un suo piano”. Il gruppo era rimasto a discutere per oltre un’ora per cercare di capire quale fosse il piano del Demonio. Era il mese di settembre. Successivamente, la Madonna ha chiesto ai ragazzi di fare la novena di Natale proprio in quella casa. Così hanno fatto. L’ottavo giorno, durante l’apparizione, la Madonna ha detto al gruppo di preghiera  di non ritrovarsi nella “Casa del Popolo” ma di andare sulla montagna. E infatti il giorno dopo la polizia ha circondato la casa, non trovando però nessuno. Ecco: la Madonna stessa ha protetto quei giovani, perché a quel tempo pregare al di fuori della chiesa era un reato agli occhi del regime comunista.

Tornato poi per le vacanze di Natale, mi sono trattenuto a Medjugorje fino all’epifania e proprio in quel giorno mi trovavo in casa di Vicka e ricordo che sono arrivati poliziotti da Sarajevo e hanno arrestato Vicka, Marija e altre 17 persone perché avevano pregato in quella sala prima di Natale. Quando poi sono stati rilasciati, nel pomeriggio, Vicka è tonata a casa e mi ha raccontato l’interrogatorio dicendo, con tutta l’emotività e la passione che la contraddistinguono: «Ecco. Mi hanno interrogata. Mi hanno chiesto: “chi ha organizzato la novena?”. E io ho risposto: “la Madonna” e poi mi sono rivolta a quello che scriveva, intimandogli: “scrivi! Scrivi che è statala Madonna”». Tutto sembrava finito lì e del piano di Satana non si sapeva nulla. Finché alcuni mesi dopo, si è scoperto che il sindaco di Citluk, comune limitrofo, voleva fare di quella “Casa del Popolo” una discoteca per contrastare le apparizioni. Quello che mi ha colpito è che la Madonna non aveva detto: “il sindaco di Citluk vuole fare una discoteca”, ma aveva parlato di un piano satanico, come a dire che Satana opera attraverso le persone, le ispira, le conduce, le usa come strumenti. E, in questo caso, evidentemente la discoteca faceva parte di quelle false luci, di quelle false felicità di cui Satana si serve per ingannare i giovani.

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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Si può dare la comunione in mano ai fedeli? Sì, a condizione che…

Posté par atempodiblog le 24 avril 2013

Si può dare la comunione in mano ai fedeli? Sì, a condizione che... dans Diego Manetti Ostia-santa

Non intendo fare alcuna “crociata” contro la pratica di dare la comunione in mano ai fedeli che la richiedano, perché quello che dice la Chiesa, nostra madre, vale. Però non bisogna dimenticare che la Chiesa dice che tu puoi prendere la comunione con la mano e poi devi metterla in bocca, subito lì, davanti al sacerdote. Quindi i sacerdoti devono essere molto vigilanti in questo senso, richiamando eventuali fedeli che non dovessero consumare immediatamente la particola. E’ questo il momento in cui ci deve essere l’osservazione: se si applica la norma liturgica correttamente, il pericolo che un’ostia sia trafugata si riduce sensibilmente, sconfessando con ciò la tesi per cui dare la comunione in mano favorirebbe di per sé i furti di ostie.

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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Uso improprio della Divina Misericordia

Posté par atempodiblog le 18 avril 2013

Uso improprio della Divina Misericordia dans Diego Manetti foglieseccheIn merito alle deformazioni della vera dottrina, mi ricordo un episodio di quando ero un giovane sacerdote, avevo appena ventisei anni, e prestavo servizio in parrocchia. Un giorno venne una signora da me e chiese un colloquio. Mi disse che si trovava in una situazione di adulterio. Io le dissi: “Guardi che è un peccato grave e, se lei non lascia questa situazione, rischia la perdizione eterna della sua anima!”. Quella stette un po’ a pensarci e poi replicò: “Ah, tanto poi, alla fine, c’è la Divina Misericordia…”. Ecco, questo è un esempio del gravissimo pericolo che si corre nel deformare la dottrina, usando la Divina Misericordia per restare nell’impenitenza e continuare a fare il male. D’altra parte, non si può usare la Divina Misericordia per dire che l’Inferno è vuoto; non è che esiste l’Inferno perché Dio non ha misericordia, esiste l’Inferno – lo abbiamo già ricordato – perché noi rifiutiamo la Divina Misericordia, non ci affidiamo a essa, non ci pentiamo davanti a Dio.

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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Cosa c’è dopo la morte?

Posté par atempodiblog le 14 avril 2013

Missione al Popolo 2013 – Parrocchia di Monteforte d’Alpone
Parla Diego Manetti

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Un pericolo presente…

Posté par atempodiblog le 21 mars 2013

Un pericolo presente… dans Diego Manetti forrestgumpr

Mi veniva in mente un’immagine… un po’ come se ci fosse quest’uomo che sta correndo e quando tu ti affianchi a uno che sta correndo per lo meno gli chiedi “ma dove stai andando?”, quando vedi uno tutto trafelato… immagina se questa persona ti dicesse: “beh!, io corro perché devo correre”, noi diremmo: “ma questo è un pazzo, non sa dove sta andando”… così l’umanità. Ma pensa la menzogna: un film popolarissimo come Forrest Gump con Tom Hanks ha l’immagine di quest’uomo che corre perché deve correre, perché la spontaneità… allora dove noi vediamo, direi, proprio quasi il modo sclerotico di non porsi le domande, l’inconsistenza, la pazzia invece la si spaccia per spontaneità… per vivere naturalmente, in questo vedo che c’è proprio un pericolo presente…

Diego Manetti ai microfoni di Radio Maria

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La vittoria dei due Cuori

Posté par atempodiblog le 27 novembre 2012

La vittoria dei due Cuori dans Anticristo Medaglia-Mirasolosa

Le apparizioni di Rue du Bac sono fondamentali perché annunciano i tempi nuovi, in cui Satana cerca di impossessarsi di quello che è il continente che ha illuminato il mondo dal punto di vista cristiano, cioè l’Europa, tentando di sconfiggere Cristo colpendone il vicario in terra: ecco perché in tutte le apparizioni mariane dei tempi moderni c’è sempre di mezzo la figura del papa: del papa perseguitato, del papa colpito, del papa a cui si spara addosso.

La Madonna che schiaccia la testa al Serpente ci dice quindi che è cominciata la battaglia, ma nel medesimo tempo già preannuncia la vittoria: il globo che tiene in mano, in segno di offerta, è il simbolo della vittoria del Cuore Immacolato, della vittoria della santità, della fedeltà, dell’obbedienza, sull’immoralità, sull’incredulità e sulla disobbedienza. Se ci fermassimo all’immagine del Serpente che avvolge l’emiglobo terrestre potremmo dunque dire che questa in fondo è la situazione presente del mondo sotto l’attacco satanico. Ma se guardiamo al globo sormontato dalla croce, ecco che in essa scorgiamo la garanzia della vittoria finale: il mondo che era avvolto dalle diaboliche spire verrà presto ricondotto alla signoria di Cristo che ha vinto, con la croce, il potere delle Tenebre.

Questa prospettiva di vittoria diventa ancor più chiara se seguiamo il racconto di Caterina, laddove descrive l’immagine che costituirà poi la Medaglia Miracolosa, dicendo che un ovale si forma attorno all’apparizione ed della vede scriversi in un semicerchio questa invocazione, prima sconosciuta: “O Maria, concepita senza peccato, prega per noi  che ricorriamo a Te”, scritta il lettere d’oro. Subito dopo la medaglia si gira e Caterina vede il rovescio: in alto una croce sormonta la “M” di Maria e la “I” di Jesus, in basso due cuori, l’uno incoronato di spine, quello di Gesù, l’altro trapassato da una spada, quello di Maria.

Caterina ode allora queste parole: «Fai coniare una medaglia, secondo questo modello. Coloro che la porteranno con fede riceveranno grandi
grazie».

La medaglia miracolosa pare un esplicito invito di Maria a consacrarsi al Cuore di Gesù tramite il Suo Cuore Immacolato, e in ciò si trova
il richiamo esplicito ai temi montfortiani della consacrazione all’Immacolata e degli ultimi tempi.

Tutte le apparizioni mariane moderne, direttamente o indirettamente, hanno per tema i due Cuori, anche quelle di Medjugorje: dicono cioè che la vittoria sarà del Cuore di Cristo mediante il Cuore Immacolato di Maria, perché la vittoria sarà quella dell’Amore, cioè della Misericordia che Gesù userà nei confronti di questo mondo.

Tratto da: I segreti di Medjugorje di Padre Livio Fanzaga e Diego Manetti

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L’angelo ribelle

Posté par atempodiblog le 30 septembre 2012

L’ora di Satana, l’angelo ribelle
Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme
Fonte: edizpiemme.it 

Castigare dans Fede, morale e teologia padrelivio

Chi è dunque Satana?

Cominciamo col dire che il Satana non è una astrazione ma è un nome proprio che indica una persona e che ha un significato ben preciso: vuol dire avversario, accusatore; c’è poi la traduzione del greco diabolos, Diavolo, colui che «si getta di traverso» al disegno di Dio e alla sua «opera di salvezza» compiuta in Cristo (CCC 2851). Quest’etimologia a mio parere è abbastanza indicativa anche della natura del Demonio. Dunque, questa domanda che tu hai posto, cioè sulla natura di Satana, a mio parere va collocata in un problema che ha da sempre afflitto l’umanità – e che l’angoscia tuttora – e cioè l’origine del male. Siccome su questo argomento l’umanità, con la sua ragione, ha colto qualcosa, ma ha colto poco, c’è la rivelazione stessa di Dio che ci ha fatto comprendere che cos’è il male e qual è la sua origine.
Intanto, per quanto riguarda il male, vorrei dire che non si riduce a malattia, vecchiaia e morte, come oggi tanti credono. In realtà il male come la Scrittura ce lo rivela ha uno spessore molto più profondo: il male è il peccato, cioè il male è una libera scelta contro Dio. Il male nasce dunque da una scelta di esseri liberi che Dio ha creato con la capacità di accoglierlo, ma anche di rifiutarlo, e quindi la Scrittura, sostenendo che il male è il peccato, apre orizzonti cui la semplice ragione dell’umanità non aveva saputo giungere. Che il male sia poi massicciamente presente nel mondo, di questo nessuno dubita, tanto che persino gli atei dicono: «Questa vita è un inferno». E “infernale” è stato definito pure il Novecento, il delle guerre mondiali, dei gulag, dei lager. Il male è così evidentemente presente che si è giunti persino a parlare di un dio del male, come se il male fosse un’onnipotenza; in realtà la Bibbia ha messo le cose in chiaro: il male non è una onnipotenza, il male appartiene all’ordine creaturale, all’ordine della finitezza, e come tale ha avuto un inizio, e quindi avrà pure una fine.
Ma come si è originato il male? Il male è sorto con la libertà creata; la Sacra Scrittura parla a questo riguardo d’un peccato degli angeli; anzi, direi che la parola più autorevole in questo caso è proprio quella di Gesù Cristo, che quando ha parlato di Satana dice che è peccatore fin dal principio (Gv 8, 44). San Tommaso D’Aquino, teologo eccelso e mente acutissima, sostiene che nel primo istante Dio ha creato gli angeli e li ha subito elevati in grazia – d’altra parte Dio anche quando creò Adamo ed Eva non li lasciò nello stato naturale, li elevò subito nella sua amicizia – ma non ancora nella visione beatifica. E in quello stato di grazia ci fu la prova. Quale fu la prova? Si può capire dal sibilo del serpente all’orecchio di Eva: sarete come Dio.
«Sarete come Dio»: questi angeli, creati in grazia, nello splendore della creazione divina, non hanno voluto sottomettersi a Dio, non hanno accettato Dio come loro Signore, hanno voluto essere Dio al posto di Dio, perché questa è l’essenza del peccato. E in ciò consiste l’ateismo di chi ha indurito il cuore e non accetta che esista Dio, non accetta la sottomissione, e anzi si chiede: ma perché dev’essere lui Dio e non io? E questo fu lo stesso ragionamento di Lucifero, in origine: perché io devo essere sottomesso e dipendere da Dio? E questa ribellione, questo rifiutarsi di dipendere dal creatore, sono il supremo atto di superbia della creatura che non accetta se stessa, cioè di essere appunto creata, dunque dipendente; che non accetta con gratitudine di ricevere l’essere da Dio. In questa autodeterminazione è nato il male, per cui – scrive san Tommaso D’Aquino – nel secondo istante della creazione ci furono degli angeli che si pervertirono e da se stessi si trasformarono in malvagi (CCC 391, 392); quindi il male non è stato creato da Dio: Dio non ha creato Satana, né la morte, né il peccato; anzi l’esistenza degli angeli era nella Luce, nella pace e nella gioia; dunque il male è nato quando la libertà creata non ha accettato la divina dipendenza. E questo è il veleno che scorre tuttora nelle vene dell’umanità.
Per comprendere come gli angeli abbiano potuto scegliere liberamente contro Dio, occorre guardarsi bene dall’accogliere quella che è una grave imperfezione teologica secondo la quale gli angeli elevati in grazia godevano già della visione beatifica. Nulla di tutto questo: la visione beatifica è una grazia che hanno ricevuto gli angeli che, come Michele, hanno perseverato nella fede; cioè gli angeli in origine erano sì in stato di grazia, ma non di visione beatifica, come pure Adamo ed Eva nel paradiso terrestre.
In “stato di grazia” significa che gli angeli avevano la possibilità di scegliere anche contro Dio. Diversamente, non avrebbero potuto peccare, poiché nella visione beatifica non si può scegliere contro Dio, non perché siamo privati della libertà, ma perché, come dice san Tommaso, la nostra libera volontà ha un appetitus boni, una tendenza al bene, per cui noi quando saremo in cielo ameremo Dio volontariamente, liberamente, e non potremo non amarlo perché è talmente affascinante che la nostra volontà sarà completamente attirata da lui. Ora, gli angeli ribelli non erano ancora nella visione beatifica, bensì in uno stato in cui potevano autodeterminarsi diversamente ed essendo puri spiriti han potuto fare un’opzione radicale e irrevocabile che non è consentita all’uomo. Cioè l’uomo per fare un’opzione per il bene ha bisogno di tanti atti buoni successivi finché non arriva a uno stato radicale di opzione per il bene che poi, per grazia, conserva per tutta la vita; però la grazia della perseveranza finale va chiesta. Ma anche per quanto riguarda il cammino di perversione dell’uomo, questo avviene pian piano, cioè accumulando peccati su peccati, finché la coscienza prima si ottunde, poi viene soffocata, quindi si indurisce nel male, e infine si sceglie per il male, giungendo allo stato di impenitenza. Questo processo di scelta – per il bene o per il male – è gradua- le poiché l’uomo, essendo spirito incarnato, non può decidere con un “sì” istantaneo e radicale; mentre l’angelo in un solo momento può decidere irrevocabilmente sia per il bene, sia per il male. Così è avvenuto da una parte per Lucifero e i suoi seguaci, dall’altra per Michele e la schiera degli angeli che poi sono stati con lui ammessi nella visione beatifica di Dio.

È dunque chiara l’importanza di specificare la situazione originaria degli angeli – in stato di grazia, ma non in visione beatifica di Dio – per comprendere la possibilità loro accordata di scegliere liberamente anche contro Dio. Ciò detto, cosa rispondere però a quanti mettono in dubbio il carattere irrevocabile di questa loro scelta, affermando che l’Amore di Dio nei confronti delle proprie creature farà sì che anche tale ribellione originaria di Lucifero e compagni possa incontrare, presto o tardi, il perdono divino?

Per rispondere a questa domanda occorre anzitutto tenere presente che il male è un mysterium iniquitatis, cioè un “mistero di iniquità” di una profondità e complessità terribili, tremendo e difficile da decifrare: è il mistero della libertà che agisce contro Dio. Proprio perché così difficile da penetrare, questa realtà è spesso profondamente travisata o equivocata, al punto che si è giunti a sostenere vere e proprie eresie, affermando che il Diavolo un giorno si potrebbe convertire, chiedendo perdono a Dio. Qualcuno è addirittura arrivato a consigliare di pregare per la conversione di Satana. In questi casi mi sento solo di dire che si è completamente fuori strada, per una profonda ignoranza del mistero del male: il Diavolo non vuole per nulla convertirsi, poiché è odio radicale contro Dio e vuol stare nell’Inferno. Illuminanti in proposito sono alcune pagine di Bernanòs, autore che ha indagato con rara profondità il mistero del male; oppure ancora si può fare riferimento a Lewis, l’autore delle Lettere di Berlicche, che in un racconto sul Paradiso scrisse che i dannati, giunti alle soglie del Cielo, rifiutarono di entrare, preferendo tornarsene all’Inferno. Non c’è forse immagine migliore per far capire che il male ha una certa compiacenza di se stesso: gli angeli decaduti provano un odio tale contro Dio che vogliono fargliela pagare perché non sono Dio loro stessi. Quindi  Satana vuole l’Inferno eterno, vuole essere il Diavolo per l’Eternità, rifiutando per sempre Dio. Una volta compreso questo, si capisce anche come l’irrevocabilità della scelta originaria degli angeli ribelli non sia frutto di una mancanza di Amore da parte di Dio ma conseguenza della perversione radicale dei diavoli stessi che dunque non hanno possibilità di pentirsi (CCC 393). Il passo successivo è comprendere che un simile destino è possibile anche per gli uomini che, seppure attraverso un cammino graduale, possono arrivare a scegliere radicalmente il male. Si tratta dell’indurimento del cuore: come noi abbiamo la possibilità di accettare fino in fondo Dio come nostro Signore, così pure esiste la possibilità – che si è già avverata in Satana e poi nelle anime dannate – di rifiutare per sempre questa sottomissione. Questo è il mistero di iniquità che tanto atterrisce, la cui origine non è però in una mancanza della Divina Misericordia, bensì in un rifiuto della Divina Misericordia stessa da parte delle creature ribelli.
Ecco dunque svelato il lato drammatico dell’umana libertà: l’uomo è libero di rifiutare per sempre Dio, il che vuol dire rifiutare se stessi, perché rifiutare Dio che è Creatore significa rifiutare anche se stessi come creature; e significa cadere così veramente nelle mani del Tentatore che, per invidia e dispregio di Dio, cerca di farci commettere il suo stesso peccato di ribellione contro il Creatore.
In proposito mi viene in mente un messaggio della Regina della Pace quando dice: «Siate mia immagine e non immagine di Satana». Cosa vuol dire essere l’immagine della Madonna? Lei è l’ancella del Signore, è l’umilissima, colei che accetta fino in fondo l’esistenza come grazia e non come autoaffermazione: questo è l’atteggiamento giusto per ogni creatura. L’atteggiamento del Maligno è esattamente l’opposto, segnato dalla volontà di ribellione contro Dio. E proprio in questa ribellione sta l’origine di tutti i peccati. Satana, arrabbiato con Dio perché vorrebbe essere lui stesso il creatore e l’Onnipotente, per invidia nei confronti del Signore cerca di attirare dalla sua parte quante più creature possibili, inducendo prima altri angeli alla ribellione, e poi seducendo il cuore dell’uomo con la stessa tentazione: “essere come Dio”. Ecco dunque la massima impostura anticristica: quella in cui l’uomo siede nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. A tanto si può giungere, quando il peccato seduce il cuore dell’uomo e lo spinge a desiderare di essere Dio al posto di Dio stesso.
La più grande tentazione a cui siamo sottoposti, come uomini, da parte di Satana non è tanto quella di disputare teologicamente o sottilmente sul fatto se Dio esista o non esista e abbia dei diritti su di noi, quanto piuttosto di arrogarci il diritto di essere come lui. Il Diavolo cerca dunque di attirare l’uomo dalla sua parte facendogli commettere il suo stesso peccato – la ribellione contro Dio per invidia – fino a causarne la dannazione. Ecco perché Gesù dice che Satana è omicida fin dal principio: perché vuol proprio uccidere l’uomo, attirandolo a sé, nella perdizione eterna. Mi viene in mente quanto diceva Kafka in merito alla tentazione, affermando che, una volta che il male è entrato in noi, non chiede più di essere creduto: questa è una frase terribilmente vera, perché il Nemico ci seduce proprio nascondendosi; quando è riuscito a entrare in noi – con la superbia, con l’incredulità, con la durezza di cuore – non ci chiede più di essere creduto. Possiamo anche dire che il Diavolo non c’è, ma ormai siamo caduti nella sua trappola, che ci porta a uno stato di impenitenza. A questo riguardo mi ha molto colpito quello che Giovanni Paolo II ha scritto in Memoria e identità – il libro che a mio parere è il suo Testamento spirituale – in merito al mondo contemporaneo, definendo il nostro tempo come quello in cui c’è il maggior pericolo del peccato collettivo contro lo Spirito Santo: è il tempo in cui dicono che ti lasciano la libertà di coscienza ma in realtà vogliono togliere Dio dalla vita pubblica, dalla tua vita. E una vita senza Dio – dice Giovanni Paolo II – è la vita nella quale più si rischia il peccato contro lo Spirito Santo, perché senza Dio non c’è più peccato, e quindi non c’è più neanche qualcuno a cui chiedere perdono, e si finisce con il morire nell’impenitenza.
Questo è il grande pericolo che corre il mondo d’oggi, nel quale la strategia del Maligno ha condotto l’umanità a una sorta di impenitenza di massa, seducendola con il veleno dell’incredulità.

[...] se è già scoccata l’ora di Satana, per ciò stesso è venuta anche l’ora di Maria.

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Maria si presenta come l’Immacolata

Posté par atempodiblog le 30 novembre 2011

Maria si presenta come l’Immacolata dans Anticristo Maria-Immacolata

Se si guarda alle apparizione degli ultimi due secoli si nota come la Madonna si presenta anzitutto come l’Immacolata: già a partire da Rue du Bac, nel 1830, con la dicitura della medaglia miracolosa che indica Maria come “concepita senza peccato”; poi a Lourdes, dove la Vergine si presenta come “Immacolata Concezione”, fino a Fatima e a Medjugorje dove la Regina della Pace invita l’umanità a consacrarsi al suo Cuore Immacolato. Questo continuo richiamo alla sua immacolatezza sta a indicare che proprio in essa si trova la ragione della sua vittoria su Satana: la Madonna ha sconfitto il serpente antico proprio perché questi non ha potuto ghermirne il cuore con il veleno del peccato. Maria è dunque origine di una stirpe nuova, di una umanità nuova che con Lei combatte affinché il Diavolo sia sconfitto in ogni cuore.
Guardiamo dunque all’Immacolata con fiducia, sapendo che la Regina della Pace ci protegge con il suo “manto” (Messaggio dell’11 luglio 1985) e ci guida alla vittoria contro il Demonio.

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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Vigilanti e pronti a prevenire gli attacchi del Maligno

Posté par atempodiblog le 13 juin 2011

Vigilanti e pronti a prevenire gli attacchi del Maligno dans Anticristo Santa-Maria

Dal guardare sorge il mal pensiero; dal pensiero sorge una certa dilettazione nella carne, benché involontaria; a questa dilettazione indeliberata spesso succede poi il consenso della volontà: ed ecco che l’anima è perduta. […] Il demonio ha bisogno solamente che noi cominciamo ad aprirgli la porta, perché esso poi finirà d’aprirsela. Ai primi solletichi sensuali con cui ci assalta il demonio dobbiamo resistere e non permettere che la serpe, cioè la tentazione, da piccola si faccia grande. È facile uccidere il leone quando è picciolo; ma è difficile quando è grande.

Sant’Alfonso Maria De Liguori – Sulla castità del sacerdote
Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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Le apparizioni di Nostra Signora dei Dolori a Kibeho (Rwanda)

Posté par atempodiblog le 3 mars 2011

Le apparizioni di Nostra Signora dei Dolori a Kibeho (Rwanda) dans Apparizioni mariane e santuari KIbeho

Quelle di Kibeho sono le prime apparizioni mariane avvenute in terra d’Africa che siano state ufficialmente riconosciute dall’autorità della Chiesa cattolica e sono altresì le più vicine a noi da un punto di vista cronologico, avendo avuto luogo in Rwanda dal 1981 al 1989. In questo lasso di tempo tre fanciulle del collegio di Kibeho – Alphonsine (che avrà apparizioni dal 28 novembre 1981 al 28 novembre 1989), Nathalie (dal 12 gennaio 1982 al 3 dicembre 1983) e Marie-Claire (dal 2 marzo 1982 al 15 settembre dello stesso anno) – vivono numerosissime estasi e ricevono dalla Madonna diversi messaggi che, nel loro insieme, costituiscono un mosaico di forte valenza profetica rispetto alla storia nazionale di quel Paese – che verrà insanguinato dai feroci genocidi del 1994 e del 1995, seguiti agli scontri tra le etnie Hutu e Tutsi – ma rappresentano altresì un appello alla conversione di portata universale.

Aldilà dei riferimenti ai fatti di sangue del Rwanda, non bisogna pensare che i fatti di Kibeho abbiano una valenza puramente locale. Si tratta infatti di un dono dal Cielo che intende raggiungere il mondo intero, invitando l’umanità a lasciare il peccato e a tornare a Dio, con la penitenza e la preghiera, come ben si intende dalle parole che la Vergine Addolorata, tra le lacrime, consegnò alla veggente Nathalie il 15 agosto 1982: “Il mondo va assai male, e se voi non fate nulla per pentirvi e per rinunciare ai vostri peccati, guai a voi! È proprio questo che continua a farmi male, perché io voglio liberarvi da un baratro perché voi non vi cadiate, ma voi rifiutate. Raddoppiate quindi lo zelo, figlia mia, per la preghiera in favore del mondo, affinché i peccati diminuiscano e siano perdonati a coloro che lo desiderano”.

In quello stesso giorno, la Madonna disse ad Alphonsine: “Se piango è perché voi uomini siete in uno stato così critico che io non posso più trattenere le lacrime per voi. E tutti quelli che non si curano di ascoltare il messaggio che voi trasmettete loro, che cosa aspettano? Che cosa aspettano? Non si rendono conto che il tempo si fa breve?”. Dopo questo richiamo così forte alla necessità e all’urgenza della conversione, Alphonsine ebbe una tremenda visione: fiumi di sangue, incendi, omicidi, corpi martoriati e decapitati, cadaveri orrendamente mutilati e abbandonati senza sepoltura, profezia dei terribili genocidi che avrebbero insanguinato il Rwanda pochi anni dopo.

Alla terza veggente, Marie Claire, la Vergine insegnerà, nel corso delle apparizioni, come pregare il Rosario dei Dolori in onore delle sofferenze che segnarono il cammino terreno della Madre di Gesù. La fanciulla non chiese mai il nome della Signora, né questa si rivelò con un titolo particolare, come invece aveva fatto con Alphonsine e Nathalie, presentandosi rispettivamente come Madre di Dio e Madre del Verbo. Tuttavia per la devozione al Rosario dei Dolori e per il fatto che l’ultima apparizione alla terza veggente cadde il 15 settembre 1982, giorno in cui si fa memoria della Beata Vergine Maria Addolorata, possiamo pensare che questo sia il titolo che la Vergine intese manifestare a Marie Claire: Madre dei Dolori.

E non si riferiva solo alle sofferenze della Passione di Gesù, né al dolore che al suo cuore avrebbero provocato i genocidi rwandesi, ma al dolore che Ella sentiva per i peccati del mondo, come disse a Marie Claire il 27 marzo: “Se ora vengo a Kibeho, non significa che vengo solo per Kibeho, o per la diocesi di Butare, oppure per il Rwanda o per l’Africa. Io mi rivolgo al mondo intero”.

Un estremo appello alla conversione risuona infine nel messaggio di congedo della Vergine, dato nell’ultima apparizione ad Alphonsine il 28 novembre 1989: “Figli miei, il fatto che ora vi dico addio non significa che d’ora in avanti dimentico l’Africa e il mondo intero. … Figli miei, pregate, pregate, pregate! (come non ricordare il triplice invito alla preghiera della Regina della Pace?, NdA) Seguite il Vangelo di mio Figlio e mettetelo in pratica: facendo questo, sarete certamente felici della vostra anima. … Quanto alle disgrazie che si abbattono su di voi, non siate turbati, perché nulla è più forte di Dio stesso. Figli miei, sto per dirvi arrivederci: io vi amo! Io vi amo assai! Ma guai a chi si mostrerà indifferente a questo amore che vi ho ora promesso ed espresso. Sono venuta per voi, sono venuta per voi! Perché vedevo che avevate bisogno di qualcosa”.

Accogliendo le richieste espresse dalla Vergine stessa, sul luogo delle apparizioni viene edificato il santuario dedicato a Nostra Signora dei Dolori, che verrà poi inaugurato nel 2003, dopo il riconoscimento ufficiale delle apparizioni del 2001.

di Diego Manetti – Radio Maria

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Il santo Rosario, la vera arma

Posté par atempodiblog le 23 septembre 2010

Il santo Rosario, la vera arma dans Anticristo RM

[...] un brano tratto dalla Positio: «Un giorno Padre Pio mettendosi a letto disse ai frati che erano con lui: “Datemi l’arma”. E i frati, sorpresi e incuriositi, gli chiedono: “Dov’è l’arma?”. E Padre Pio: “Sta nella mia tonaca, che avete appesa all’attaccapanni or ora!”. I frati, dopo aver rovistato per bene in tutte le tasche del suo abito religioso, gli dicono: “Padre, non c’è nessuna arma nel suo saio! C’è soltanto la Corona del Rosario!”. E Padre Pio, subito: “E questa non è un’arma? La vera arma?”».
Insomma, senza mezzi termini Padre Pio ci invita a ricorrere al santo Rosario come all’arma più efficace nella lotta contro il menzognero e omicida per eccellenza che è il Diavolo.

E’ un invito da accogliere con serietà e urgenza, perché non c’è battaglia contro il Demonio che si possa intraprendere senza l’aiuto di Maria, invocata con la preghiera del Rosario. E mi pare poi il miglior commento a quel messaggio che la Regina della Pace ha rivolto all’umanità tutta da Medjugorje, quando ha detto: «Cari figli, rivestitevi dell’armatura contro Satana e vincetelo con il Rosario in mano» (Messaggio dell’8 agosto 1985). Il Rosario: questa è la grande arma che Padre Pio aveva e che la Regina della Pace ha voluto che noi tutti tenessimo in mano. Per ricordarci che le armi per vincere contro Satana sono davvero alla portata di tutti, come Padre Pio ha ben testimoniato: invocare i nomi di Gesù e Maria e pregare il santo Rosario.

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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Forma subdola di falsa profezia

Posté par atempodiblog le 3 septembre 2010

Forma subdola di falsa profezia dans Anticristo diegomanettieplivio

Un fronte su cui operano i falsi profeti: non tanto quello dell’annunciare il falso, quanto piuttosto del tacere il vero. E’ un po’ come una “strategia del silenzio” che, messa in atto a volte anche da anime consacrate – poiché sappiamo che il “fumo di Satana è entrato anche nella Chiesa” -, tende a distogliere l’attenzione dalla verità, favorendo il silenzio sul peccato, il silenzio sull’Inferno, il silenzio sul Diavolo. In fondo, i falsi profeti che servono Satana, l’ultima cosa che diranno è proprio che il Demonio esiste davvero…

[…] Sono queste le false profezie più pericolose all’interno della Chiesa, perché se un teologo afferma il falso, e come tale lo scrive, prima o poi la Congregazione per la Dottrina della Fede – l’ex Sant’Uffizio – lo richiama e lo riconduce alla vera dottrina. Ma nel caso dei silenzi, questi sono ben più subdoli e difficili da individuare, poiché appunto meno roboanti, meno eclatanti. Si tratta di un “non annunciare” la verità che di fatto si traduce nel propagare l’errore. Pensiamo ad esempio al fatto che oggi non c’è una precisa catechesi sul peccato: non si spiega che cosa sia, non se ne denuncia la gravità, non si dice più chiaramente che il peccato mortale può condurre alla perdizione eterna. E ci vuole un intervento tanto raro quanto autorevole – magari un articolo della “Civiltà Cattolica”  per ricordare che quando uno muore in peccato mortale, va all’Inferno. Queste verità elementari, fondamentali, non si richiamano più nella catechesi, o si insegnano poco.

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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