«Soffrire per salvare anime: Teresita, bimba già santa»

Posté par atempodiblog le 14 mars 2021

Intervista all’amico sacerdote
«Soffrire per salvare anime: Teresita, bimba già santa»
Colpita da un tumore, Teresita è salita al Cielo a 10 anni, dopo che la Chiesa l’ha riconosciuta missionaria, compiendo il suo più grande desiderio. Padre Alvaro, sacerdote legato alla famiglia, racconta alla Bussola che «ha offerto le sue sofferenze a Gesù per la gente, i malati, i preti». Diceva: «Vorrei portare gli altri a Gesù, ai bambini che non lo conoscono, così che vadano al Cielo felici».
di Benedetta Frigerio – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: 
Radio Maria

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Si chiama Teresita e si comprende ora quanto il suo nome non sia un caso. La vita della piccola volata in cielo a Madrid il 7 marzo all’età di 10 anni, giorno in cui la Chiesa ricorda con Felicita anche Perpetua, la santa a lei molto cara, sta facendo il giro della Spagna. Come mai? A raccontare alla Nuova Bussola Quotidiana perché questa bimba stia già colpendo tanti cuori è padre Alvaro Cardenas Delgado, sacerdote legato alla famiglia.

Il prete spiega che “Teresita Castilla de Diego è nata in Siberia ed è arrivata in Spagna all’età di 3 anni, dopo che era stata adottata dai suoi genitori spagnoli”. Colpisce che fin da piccola, nonostante la separazione dalla madre naturale, proprio come accaduto a santa Teresina di Lisieux, di cui portava il nome, era “gioviale, allegra, enormemente socievole e comunicativa, amava la sua famiglia e viveva tutto con intensità”.

Forse proprio la sua provenienza la rese, esattamente come la santa, “sensibile ai poveri e ai malati” gia’ dimostrando “una vita spirituale molto semplice, ma profonda e forte”. Tanto che sua madre ha raccontato che “nessuno gli era indifferente, ha dato il suo amore a tutti. Ha parlato ai poliziotti, ai postini…a tutti. Ogni volta che c’era un povero alla porta della chiesa, si fermava a parlargli”. Inoltre, sebbene “come tutti i bambini voleva giocare…andava a Messa tutti i giorni a ricevere la comunione nella sua scuola madrilena delle Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore, a Galapagar”.

La piccola, sempre come la sua patrona, è “morta in odore di santità”: infatti, “come i bambini di Fatima ha offerto le sue sofferenze a Gesù come una missione a favore dei sacerdoti, delle missioni e della salvezza di chi non conosce l’amore di Dio”. Una consapevolezza maturata attraverso “la sofferenza causata da un tumore alla testa che l’ha colpita quando aveva 5 anni”.

La malattia di Teresita si è presentata nel 2015, per cui fu subito sottoposta ad un “trattamento iniziale: un intervento chirurgico per rimuovere la massa tumorale e la chemioterapia di un anno, che ebbero successo”. Tre anni dopo però, nel 2018, il tumore è ricomparso. Per cui la bimba “ha dovuto subire una nuova operazione e un nuovo trattamento in Svizzera”. Come se non bastasse “un incidente durante il gioco, avvenuto alla fine del 2020, l’ha riportata in ospedale e il 2 gennaio di quest’anno è stata nuovamente ricoverata per forti mal di testa”. Teresita ha sofferto moltissimo ma le consolazioni non sono mai mancate.

Padre Alvaro ricorda che “prima dell’operazione, prevista per l’11 gennaio di quest’anno, fu affidata al ​​beato Carlo Acutis e alla venerabile Montse Grases”. Teresita chiese di vedere Carlo in sogno e il Signore le concesse tanto, “tuttavia non è stato possibile eseguire l’intervento chirurgico a causa di una complicanza medica. Alla prova si è aggiunto il fatto che Teresita e sua madre sono risultate positive al coronavirus, quindi hanno dovuto rimanere isolate”. Non è finita, perché “la valvola (posta nel cervello) si è guastata, era intasata e questo gli ha causato un grande dolore. Nel frattempo il tumore ha continuato a crescere senza possibilità di intervento”.

Eppure “Teresita ha vissuto questa situazione con la sua forte spiritualità. Secondo la testimonianza di sua madre: ‘Aveva offerto le sue sofferenze, credendo che Gesù ne approfittasse per salvare più anime e più anime’. Teresita aveva detto alla madre: ‘Lo offro per il popolo, per qualcuno che è malato, per i preti…’. O ancora: ‘Vorrei portare gli altri a Gesù, ai bambini che non lo conoscono, così che vadano al cielo felici per sempre’”.

La bambina era serena, affidata a Dio, che pregava sempre, e alla Madonna a cui si consegnava tramite il Rosario quotidiano. Il cielo per lei era una realtà così prossima che “qualche mese prima aveva detto più volte e molto seriamente a suo padre: “Papà, vado in paradiso!”. A dire da dove veniva tanta gioia in mezzo a tale sofferenza. La sua vita si è poi compiuta con il coronamento della sua vocazione. La piccola, infatti, sognava di diventare missionaria, proprio come santa Teresina di Lisieux. Ma se la prima lo fu entrando in clausura affinché Cristo fosse conosciuto, lei lo è stata soffrendo e sacrificando la vita. E ricordando ai missionari di tutto il mondo che a salvare le anime non è l’attivismo ma l’amore a Dio, la consegna a Lui e alla sua volontà.

Non a caso, prosegue il sacerdote, “prima della sua morte, la Chiesa di Madrid la nominò ufficialmente missionaria”. Ed è questo episodio che ha permesso la diffusione della sua fama di santità: “La vita luminosa di questa ragazza e l’offerta d’amore delle sue sofferenze sarebbero probabilmente cadute nell’oblio se padre Angel Camino Lamela, vicario diocesano di Madrid, non l’avesse conosciuta l’11 febbraio, giorno della memoria Vergine di Lourdes e Giornata Mondiale del Malato.

Ogni anno il vicario visita un ospedale, vi celebra la Messa, saluta i dottori e le infermiere e porta il sacramento dell’unzione degli infermi e della Comunione ad un malato. Quest’anno ha visitato l’ospedale di La Paz, dove era ricoverata Teresita e i cappellani hanno invitato il vicario ad incontrarla, come ha raccontato lo stesso vicario in una lettera inviata a tutti i suoi fedeli: ‘Siamo arrivati ​​in terapia intensiva adeguatamente attrezzati, ho salutato medici e infermieri, poi mi hanno portato al letto di Teresita che era accanto a sua madre Teresa.

Una benda bianca le circondava tutta la testa, ma il suo viso era abbastanza scoperto da scorgere un volto davvero luminoso’. Il vicario ha spiegato alla piccola di essere andata a trovarla ‘a nome del cardinale arcivescovo di Madrid per portargli Gesù’.

A quel punto la bimba gli chiese: “Mi porti Gesù, giusto?”, aggiungendo: “Sai una cosa? Amo molto Gesù ”. In quel momento la madre, invitò la figlia a dire al vicario cosa desiderava e Teresita ha risposto: “Voglio fare la missionaria”. Il vicario ha ammesso che la risposta era “del tutto inaspettata per me. Prendendo la forza che non avevo, per l’emozione che mi ha suscitato, le ho detto: ‘Teresita, ti sto rendendo missionaria della Chiesa in questo momento e questo pomeriggio ti porterò il documento che lo accredita e la croce missionaria’”.

Il vicario ha poi amministrato il sacramento dell’Unzione e le ha dato la Comunione e la benedizione apostolica del papa, come spiega nella sua lettera: “È stato un momento di preghiera, estremamente semplice, ma profondamente soprannaturale. Si sono unite a noi alcune infermiere che ci hanno scattato spontaneamente alcune foto, per me del tutto inaspettate, e che rimarranno un ricordo indelebile. Ci siamo salutati mentre lei, con la madre, è rimasta a pregare e ringraziare”.

Dopo aver lasciato l’ospedale, continua padre Alvaro, “padre Ángel ha redatto il documento in cui la costituiva missionaria, ha preso la croce del missionario e alle cinque del pomeriggio è tornato di nuovoin ospedale per portarli Teresita. Appena la madre della bimba lo ha visto, ha esclamato ad alta voce: ‘Teresita, non posso crederci! Il vicario sta arrivando con il regalo per te’. La bimba ha quindi preso tra le mani il documento e la croce e ha chiesto alla madre di appenderlo vicino al letto: ‘Metti quella croce sulla sbarra così posso vederla bene, e domani la porterò in sala operatoria. Sono già missionaria’”.

Padre Alvaro sottolinea il potere consolatorio di “quel regalo, arrivato a Teresita in un momento particolarmente difficile, dopo due mesi di terribili dolori, esami e operazioni in un reparto di terapia intensiva dell’ospedale. Come ha spiegato la madre di Teresita all’arcidiocesi di Madrid: ‘Allora aveva già due valvole che si erano guastate e ogni volta che accadeva le faceva molto male’”.

Eppure, quello stesso giorno Teresita “ha inviato alla zia, sua madrina, un messaggio vocale dicendole che era stata nominata missionaria. Con una voce molto dolce, come chi è molto stanco ma trae forza da altro, ha detto: ‘Ciao zia, ti dico una cosa molto importante per me, questa mattina dopo aver ricevuto l’Unzione e la Comunione, il Il vicario di Madrid mi ha fatto missionaria: sono già missionaria’”.

Segnata dai patimenti, nelle sue ultime settimane di vita la bimba “era come una donna crocifissa”, ha detto la madre, che “di fronte all’impossibilità per Teresita di bere, le ha messo in bocca una garza imbevuta d’acqua”, continua il sacerdote. La madre ha poi aggiunto che “ho visto un martirio nella malattia di mia figlia e ogni volta che entrava nella stanza di terapia intensiva era come andare al Calvario. La ragazza non poteva più parlare, ma sapevo che mia figlia offriva tutta la sua sofferenza. Teresita era molto innamorata di Gesù. Disse a sua nonna che prima di amarla, doveva amare di più Gesù”. E “In mezzo al dolore più forte ha detto quasi senza voce: Sacro Cuore di Gesù, confido in Te”.

Padre Alvaro conferma che “più soffriva, più cresceva il suo desiderio”. Come disse a sua madre qualche giorno prima di diventarlo: “Voglio fare la missionaria adesso!”. Non solo, perché dopo che il vicario episcopale l’ha costituita tale, è accaduto un fatto che lo ha sbalordito, come ha raccontato lui stesso: “Quello che non potevo immaginare è che, attraverso i contatti dei genitori, questa testimonianza sia arrivata alle orecchie del Delegato della Missione Nazionale”, che lo ha chiamato affermando che “questa testimonianza ha fatto il giro dell’intero mondo missionario spagnolo che ha già fatto di Teresita una nuova protettrice per i bambini in missione”.

Certamente anche i genitori di Teresita, proprio come Luigi Martin con la figlia, hanno accolto eroicamente la missione della piccola, come dimostrano le parole materne: “Un giorno mi ha chiesto il motivo di quel dolore e le ho spiegato che lei era un’amica intima di Gesù che glielo ha dato per partecipare alla sua croce e lei ha capito perfettamente”.

La convinzione che la bimba sia santa viene dalla Chiesa, che il giorno della salita al cielo di Teresita, tramite il vicariato, ha mandato un messaggio all’impresa di pompe funebri: “Se Teresita non è in Paradiso, allora lì non c’è nessuno”. Perciò, conclude padre Alvaro, “ha invitato tutti ad affidarsi a Teresita, convinti che abbiamo un grande avvocata in cielo. Una convinzione che si estende dove si incontra la sua testimonianza di vita”.

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Non si conosce la possibilità dell’Inferno

Posté par atempodiblog le 11 octobre 2020

“Quando non si conosce il giudizio di Dio, non si conosce la possibilità dell’Inferno, del fallimento radicale e definitivo della vita, non si conosce la possibilità e la necessità della purificazione. Allora l’uomo non lavora bene per la terra perché perde alla fine i criteri, non conosce più se stesso, non conoscendo Dio, e distrugge la terra”.

Benedetto XVI

Non si conosce la possibilità dell'Inferno dans Carlo Acutis Beato-Carlo-Acutis

“Se veramente le anime corrono il rischio di dannarsi, come le Scritture affermano, e in modo particolare la Madonna apparendo a Fatima nel 1917 ha confermato, mi chiedo il motivo per cui oggi non si parli quasi mai dell’Inferno, perché è una cosa talmente terribile e spaventosa che mi fa paura il solo pensarci”.

del Beato Carlo Acutis
Tratto da: Un genio dell’informatica in Cielo. Biografia del Servo di Dio Carlo Acutis, di Nicola Gori. Libreria Editrice Vaticana

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Ecco la piccola via di Carlo Acutis alla santità

Posté par atempodiblog le 10 octobre 2020

Ecco la piccola via di Carlo Acutis alla santità
Già chiamato dal popolo il Patrono di Internet, il giovanissimo ragazzo milanese seppe usare persino i nuovi mezzi di comunicazione a vantaggio delle anime, per il Regno di Dio. Ma il segreto che lo portò dritto in Paradiso fu uno solo e fu più reale che mai: l’amore esclusivo per l’Eucaristia, Cuore vivo di Gesù.
di Costanza Signorelli  – La nuova Bussola Quotidiana

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Quando San Pio X pubblicò il decreto Quam Singulari con cui abbassò a sette anni, quasi dimezzandola, l’età per ricevere la Santa Eucaristia, motivò così la sua scelta: “Ci saranno santi tra i bambini”.

Era il 1910 e nessuno poteva immaginare che, a distanza di circa cento anni, il Paradiso avrebbe accolto un santo bambino che fece, esattamente dell’Eucaristia, il centro della sua vita e la sua “autostrada per il Cielo”.

Stiamo parlando di Carlo Acutis (1991-2006) che proprio oggi, sabato 10 ottobre alle ore 16:30, verrà beatificato presso la Basilica superiore di San Francesco ad Assisi, con rito presieduto dal cardinale Agostino Vallini.

Carlo, a ben vedere, non è che uno tra le schiere di pargoletti che da quella profezia salutarono la terra con il profumo di santità. Primi tra tutti i due Pastorelli di Fatima, Francesco e Giacinta Marto.

Il giovane milanese, dal canto suo, ha speso tutta la sua breve esistenza, fino all’offerta della vita, per amore di Gesù, di Maria Santissima e della Chiesa. È salito al Cielo il 12 ottobre del 2006, a soli 15 anni, per una leucemia fulminante.

Il suo corpo, dall’1 al 17 ottobre, rimarrà esposto alla venerazione dei fedeli presso il Santuario della Spogliazione, ove già riposa dall’aprile del 2019, data della sua traslazione in loco.

Beato-Carlo-Acutis dans Carlo Acutis

IL FUTURO “PATRONO DI INTERNET”
Ebbene, la profezia di Pio X, che già stupiva i teologi del primo Novecento, abituati a separare i bambini dalle cose di Dio, suona ancora più incredibile, se si pensa che uno dei maggiori campi in cui il nuovo Beato ha giocato il suo apostolato è stato quello di Internet, per cui il ragazzino era dotato di doni assolutamente fuori dal comune.

Tantissime sono le testimonianze della sua genialità in materia informatica, tanto che Carlo Acutis rappresenta senz’altro un virtuoso modello di come si possano usare in modo sano e intelligente i nuovi mezzi di comunicazione, che oggi sono in grado di rovinare la vita dei giovanissimi come lui. Carlo, invece, con la grazia del Cielo, sapeva usare persino gli strumenti informatici, a vantaggio delle anime e per la costruzione del Regno di Dio.

Lo stesso Papa Francesco, proprio nell’Esortazione Apostolica dedicata alla santità, “Christus vivit”, ha parlato di Carlo in questi termini: “Ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza”.

A tal proposito è ormai universalmente conosciuta la mostra sui Miracoli Eucaristici da lui ideata e realizzata, che ha fatto il giro dei più grandi santuari del mondo e, attraverso un sito dedicato, è interamente visitabile online.

Carlo-Acutis dans Fede, morale e teologia

UN SOLO CENTRO DI VITA: GESÙ EUCARISTIA
Sulle svariate virtù cristiane di Carlo Acutis si potrebbe parlare a profusione. Basti sapere che il domestico induista di casa Acutis – che accompagnava Carlo un po’ dappertutto: a scuola, in chiesa, dagli amici, al catechismo e che, tutte le sere, faceva con lui il giro del quartiere per distribuire ai poveri gli avanzi della cena – vedendo il suo modo di vivere e di morire, rimase tanto affascinato da convertirsi alla Chiesa Cattolica. Eppure, per quanto fosse chiaro già in vita il suo esercizio eroico delle virtù, su Carlo Acutis non abbiamo ancora detto nulla, se non parliamo del suo rapporto eccezionale con Gesù Eucaristia.

Come raccontò la mamma Antonia Acutis alla Nuova Bussola Quotidiana, la grande devozione di Carlo per l’Eucaristia cominciò sin da piccolissimo. A soli sette anni infatti ebbe il permesso di ricevere la Prima Comunione: da quel momento crebbe in lui il santo desiderio di andare a Messa tutti i giorni e così fece sino al giorno della sua repentina malattia e precoce partenza per il Cielo.

Dopo la Prima Comunione nel 1998, Carlo chiese con insistenza d ottenne che tutta la famiglia potesse fare la Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù. Il motivo per lui era semplicissimo: “L’Eucaristia è veramente il Cuore di Gesù”.

Ogni volta che il bambino riceveva l’Ostia consacrata, recitava questa giaculatoria: “Gesù, accomodati pure! Fa come se fossi a casa tua!”. E per prepararsi all’incontro con Gesù, Carlo faceva tutti i giorni – prima o dopo la Messa – un poco di adorazione eucaristica. Il perché di questa sua devota abitudine, lo spiegava così: “Davanti al sole ci si abbronza, ma davanti all’Eucaristia si diventa santi!”.

Inoltre, Carlo a soli 11 anni iniziò a fare l’aiuto catechista: fu proprio in questa occasione che il fanciullo rimase davvero stupito e molto addolorato nel vedere quanta indifferenza ci fosse di fronte al Santissimo Sacramento. Tanto che spesso si domandava: “Com’è possibile che davanti ad un concerto rock, o a una partita di calcio, ci siano file interminabili di persone e poi davanti al Tabernacolo, dove è presente realmente Dio, si vedano così poche persone?”.

B-Carlo-Acutis dans Papa Francesco I

DESIDERIO DI SANTITÀ
Dal canto suo, Carlo desiderava diventare santo più di ogni altra cosa al mondo ed era profondamente convinto che non solo lui, ma tutti fossero chiamati alla santità. Per spiegare questa chiamata del Cielo che investiva davvero ogni uomo, Carlo ripeteva: “Tutti nascono originali, ma molti muoiono fotocopie”.

Ebbene, se qualcuno ora pensasse che le pie aspirazioni di Carlo venissero orientate da un contesto familiare marcatamente cattolico, rimarrebbe sorpreso nel sapere che in casa Acutis accadde esattamente il contrario. Sarà l’amore totalizzante e il desiderio così bruciante di Carlo per le cose del Cielo che “obbligherà” la fede tiepida e superficiale dei suoi genitori a diventare una fede autentica.

Mamma Antonia confessa che quando Carlo aveva circa cinque anni, imbarazzata dalle sue domande tanto precise e profonde su Gesù, arrivò persino ad iscriversi ad alcuni corsi presso la facoltà di teologia di Milano. E non esagera quando dice che il suo figlioletto è stato per lei come un piccolo salvatore, proprio perché l’ha salvata da una vita lontana da Dio.

Il bruciante desiderio di diventar Santo che accompagnò il piccolo grande Carlo per tutta la vita, lo preparò perfettamente anche alla morte, che per lui non era altro se non il sospirato momento dell’incontro con il suo adorato Gesù.

Così, quando entrò in ospedale per un improvviso malessere, che poi si rivelò una leucemia fulminante, Carlo capì subito cosa gli stesse accadendo. Da quel momento accettò ogni cosa con grande abbandono, comprese le tremende sofferenze di quei giorni: offrì tutto per il Papa e per la Santa Chiesa. E quando arrivò la “sua ora”, la accolse con il sorriso sulle labbra e il volto già trasfigurato da quella Luce eucaristica che aveva adorato per tutta la vita.

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Carlo Acutis: “Il Rosario è la scala più corta per salire in Cielo”

Posté par atempodiblog le 9 octobre 2020

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Carlo Acutis, un ragazzo pulito

Posté par atempodiblog le 1 octobre 2020

Carlo Acutis, un ragazzo pulito dans Carlo Acutis Carlo-Acutis

[…] ha lasciato in tutti l’impressione di un ragazzo “pulito”. Oggi, si sa, fin dalla tenera età, i ragazzi sono smaliziati. Mischiati in tutto agli adulti. I cellulari ti portano il mondo “dentro”. Cose belle e brutte. Imparare a discernere è decisivo.

Diverse testimonianze dicono che Carlo si difendeva bene, pronto com’era a ritrarre lo sguardo da immagini volgari. (“Se vedeva la televisione, era sempre vigilante se andavano in onda pubblicità scandalose, in quel caso si copriva gli occhi con la mano”: dalla testimonianza dei genitori in Positio pp. 299-300).

Ma anche a lui – immagino – non sarà stata risparmiata la lotta: che virtù sarebbe, senza lotta? Il segreto di tutto, nelle poche parole che gli piacevano anche perché facevano rima: “Non io, ma Dio”. E’ la stessa logica di Francesco: “Non più padre Pietro di Bernardone, ma Padre nostro che sei nei cieli”.

Tratto da: Originali non fotocopie. Carlo Acutis e Francesco d’Assisi, di Domenico Sorrentino. Ed. Francescane Italiane

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Carlo Acutis, esposizione del corpo intatto ad Assisi (FOTOGALLERY)

Posté par atempodiblog le 1 octobre 2020

Carlo Acutis, esposizione del corpo intatto ad Assisi (FOTOGALLERY)
Grande commozione e momenti di intensa preghiera per il giovane morto in fama di santità, che sarà beatificato il 10 ottobre
di Gelsomino Del Guercio – Aleteia

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«Consentire a più persone un momento di raccoglimento davanti alla tomba di Carlo Acutis (1991-2006), sia prima che dopo la beatificazione del 10 ottobre nella Basilica superiore di San Francesco».

Con questa motivazione il vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino, spiega l’esposizione del corpo intatto del giovane Venerabile, a partire da oggi 1 ottobre 2020, all’interno del Santuario della Spogliazione, ad Assisi, al termine della celebrazione della Messa da lui presieduta. «Il giorno della beatificazione – precisa – porteremo nel luogo della celebrazione una reliquia, ma il suo corpo resterà sempre qui fino al 17 ottobre».

Nello stesso arco temporale, la diocesi ha organizzato un ricco calendario di appuntamenti sulla figura di Carlo Acutis, morto a 15 anni in odore di santità, scandito da preghiere, celebrazioni liturgiche e momenti di animazione culturale (Vatican News, 1 ottobre).

Attesi 3mila fedeli alla beatificazione
L’apertura della tomba, assieme agli eventi paralleli, permette anche di ‘spalmare’ il numero di fedeli che arriveranno ad Assisi, favorendo così il rispetto delle esigenze imposte dalla situazione sanitaria. “Per la beatificazione – prosegue monsignor Sorrentino – si attendono più di 3 mila persone. E le domande di partecipazione sono continue perché c’è tanta gente in tutte le parti del mondo che conosce questa storia e ne è attratta”.

Carlo-Acutis dans Carlo Acutis

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Il programma degli eventi
Il santuario della Spogliazione è aperto dalle 8 alle 22 tutti i giorni, con prolungamenti fino alla mezzanotte il 9, 10, 11 ottobre.

Venerdì 2 ottobre, ci saranno le inaugurazioni, nella cattedrale di San Rufino e a Santa Maria degli Angeli, delle due mostre, quella sui “Miracoli eucaristici” e quella sulle “Apparizioni Mariane”, ideate dallo stesso Carlo mentre in serata è previsto un evento online dedicato ai giovani dal titolo: “Beato Te: a scuola di felicità con Carlo Acutis”, a cura della Pastorale giovanile regionale.

Sabato 3 ottobre, alle 21, al santuario della Spogliazione, la visita dei vescovi della Conferenza episcopale delle Marche per la venerazione del corpo di Carlo Acutis.

Il 5 ottobre è previsto un momento di testimonianza con il ricordo della mamma, Antonia Salzano, e di alcuni amici assisani di Carlo.

Il 6 ottobre, alle 17, nella sala della Spogliazione, “Francesco e Carlo: due giovani a confronto”: Paolo Rodari, vaticanista de La Repubblica, intervista il vescovo Sorrentino.

Nel pomeriggio dell’8 ottobre, nel Santuario della Spogliazione, la presentazione del libro della giornalista Mediaset, Safiria Leccese, dal titolo “La ricchezza del bene” alla presenza degli imprenditori raccontati nel volume.

Il 9 ottobre, vigilia della beatificazione, una veglia di preghiera a Santa Maria degli Angeli, alla presenza del vescovo ausiliare di Milano, mons. Paolo Martinelli, e del presidente della Conferenza episcopale umbra, mons. Renato Boccardo, e animata dalla Pastorale giovanile diocesana; nella circostanza tutta Assisi diventerà “Città Eucaristica” con momenti di Adorazione in diverse chiese del centro storico.

La cerimonia di beatificazione, sabato 10 ottobre, potrà essere seguita attraverso maxi-schermi allestiti in diverse piazze. Domenica 11, al santuario della Spogliazione, alle 11, il ministro generale dei Frati minori cappuccini, p. Roberto Genuin, presiederà la messa, mentre il 12 ottobre, nel giorno della memoria liturgica del beato Carlo Acutis sarà il vescovo diocesano mons. Sorrentino a celebrarla, alle 18.

Nella mattina del 13 ottobre momento di riflessione nella sala della Spogliazione dal titolo: “Eucarestia e malattia, quando la sofferenza luce”. Nel pomeriggio, alle 18, nel santuario della Spogliazione sarà il presidente della Ceu, mons. Boccardo, a presiedere la messa.

Il 16 ottobre nel salone Papale di San Francesco è in programma un convegno dal titolo “Carlo Acutis e la digital economy”, al quale partecipano padre Paolo Benanti, docente presso la Pontificia Università Gregoriana, Luca Tomassini, fondatore di Vetrya, e Giovanna Melandri, presidente della Human Foundation. Il periodo di venerazione del giovane Beato terminerà il 17 ottobre, alle 10.30, con la messa al santuario della Spogliazione, presieduta dal vescovo Sorrentino con la partecipazione di tutte le rappresentanze diocesane. Al termine sarà chiusa la tomba del beato.

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Antonia Salzano: «Il miracolo di Carlo Acutis, mio figlio, morto 15enne di leucemia: un santo per il web»

Posté par atempodiblog le 8 septembre 2020

Antonia Salzano: «Il miracolo di Carlo Acutis, mio figlio, morto 15enne di leucemia: un santo per il web»
La madre: «Morì in 72 ore. Mi disse: ti darò molti segni e sarai di nuovo mamma»
di Stefano Lorenzetto – Corriere della Sera

Antonia Salzano: «Il miracolo di Carlo Acutis, mio figlio, morto 15enne di leucemia: un santo per il web» dans Articoli di Giornali e News Antonia-Salzano-e-Carlo-Acutis

Intercede. Salva. Guarisce. Converte. Appare. I devoti di quello che già viene chiamato «il patrono di Internet», almeno 1 milione nei cinque continenti, vedono la sua presenza ovunque. L’ultimo segno, il 15 agosto. Scrivono i fan su Facebook: «Questa notte, nella solennità della Santissima Vergine Maria Assunta, Carlo è venuto a prendersi la sua cagnolina Briciola di quasi 17 anni. Ora corre e gioca anche lei nei meravigliosi giardini del Paradiso assieme agli altri animali di Carlo che l’hanno preceduta», i cani Poldo, Stellina e Chiara, i gatti Bambi e Cleopatra. Non le pare eccessivo che associno l’Assunzione alla morte di una bestiola? Sorride indulgente Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, stroncato a 15 anni da una leucemia fulminante nel breve volgere di 72 ore. «Prima che ci lasciasse, gli dissi: se in cielo troverai i nostri amici a quattro zampe, compari con Billy, il cane della mia infanzia. Lui non lo conosceva. Un giorno zia Gioia, ignara del nostro accordo, mi telefonò: “Stanotte in sogno ho visto Carlo. Teneva fra le braccia Billy”».

Ma sono ben altri i segni per cui lo studente milanese, già venerabile dal 2018, verrà proclamato beato dalla Chiesa il 10 ottobre ad Assisi, ultima tappa prima di diventare santo. Quando il 23 gennaio 2019 si eseguì la ricognizione canonica sulle spoglie mortali del giovanissimo servo di Dio, la sua salma fu trovata intatta. «Io stavo lì, mio marito non volle vedere. Era ancora il nostro ragazzone, alto 1,82, solo la pelle un po’ più scura, con tutti i suoi capelli neri e ricci. E lo stesso peso, quello che si era predetto da solo».

Che intende dire?
«Pochi giorni dopo il funerale, all’alba fui svegliata da una voce: “Testamento”. Frugai in camera sua, pensavo di trovarvi uno scritto. Nulla. Accesi il pc, lo strumento che preferiva. Sul desktop c’era un filmato brevissimo che si era girato da solo ad Assisi tre mesi prima: “Quando peserò 70 chili, sono destinato a morire”. E guardava spensierato il cielo».

La vita di Carlo durò solo 5.641 giorni.
«In realtà 5.640. Entrò in coma alle 14 dell’11 ottobre 2006, con il sorriso sulle labbra. Credevamo che si fosse addormentato. Alle 17 fu dichiarata la morte cerebrale, la mattina del 12 quella legale. Avremmo voluto donare i suoi organi, ma non fu possibile, ci dissero che erano compromessi dalla malattia. Un bel paradosso, perché il cuore, perfetto, ora sarà esposto in un ostensorio nella basilica papale di San Francesco ad Assisi».

Quand’è stato prelevato?
«Durante la ricognizione del 2019. Con atto notarile abbiamo voluto donare il corpo al vescovo di Assisi. Era giusto che appartenesse alla Chiesa universale».

In che modo Carlo scoprì la fede?
«Non certo per merito di noi genitori, lo scriva pure. In vita mia ero stata in chiesa solo tre volte: prima comunione, cresima, matrimonio. E quando conobbi il mio futuro marito, mentre studiava economia politica a Ginevra, non è che la domenica andasse a messa».

Allora come spiega questa religiosità?
«Un ruolo lo ebbe Beata, la bambinaia polacca, devota a papa Wojtyla. Ma c’era in lui una predisposizione naturale al sacro. A 3 anni e mezzo mi chiedeva di entrare nelle chiese per salutare Gesù. Nei parchi di Milano raccoglieva fiori da portare alla Madonna. Volle accostarsi all’eucaristia a 7 anni, anziché a 10».

E voi come reagiste?
«Lo lasciammo libero. Ci pareva una cosa bella, perciò chiedemmo una deroga. Per me fu una “Dio-incidenza”. Carlo mi salvò. Ero un’analfabeta della fede. Mi riavvicinai grazie a padre Ilio Carrai, il padre Pio di Bologna, altrimenti mi sarei sentita screditata nella mia autorità genitoriale. È un percorso che dura tuttora. Spero almeno di finire in purgatorio».

Carlo fu precoce solo nella preghiera?
«In tutto. Era un mostro di bravura. A 6 anni già padroneggiava il computer, girava per casa con il camice bianco e il badge “Scienziato informatico”. A 9 scriveva programmi elettronici grazie ai testi acquistati nella libreria del Politecnico».

Carlo-Acutis dans Carlo Acutis

Non era troppo piccolo per usare il pc?
«I promotori della causa di beatificazione hanno analizzato in profondità la memoria del suo computer con le tecniche dell’indagine forense, senza riscontrare la minima traccia di attività sconvenienti. Sognava di adoperare il pc e il web per diffondere il Vangelo. Papa Francesco nellaChristus vivit cita Carlo come esempio per i giovani. “Sapeva molto bene”, spiega, “che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati”, ma lui ha saputo uscirne “per comunicare valori e bellezza”. Il suo sguardo spaziava ben oltre Internet».

Fino a dove?
«Alle mense dei poveri, quelle delle suore di Madre Teresa di Calcutta a Baggio e dei cappuccini in viale Piave, dove prestava servizio come volontario. La sera partiva da casa con recipienti pieni di cibo e bevande calde. Li portava ai clochard sotto l’Arco della Pace, per i quali con i risparmi delle sue mance comprava anche i sacchi a pelo. Lo accompagnava il nostro cameriere Rajesh Mohur, un bramino della casta sacerdotale indù, che si convertì al cattolicesimo vedendo come Carlo aiutava i diseredati».

Avrebbe mai detto che un giorno sarebbe salito all’onore degli altari?
«Ero certa che fosse santo già in vita. Fece guarire una signora da un tumore, supplicando la Madonna di Pompei».

Il miracolo riconosciuto dalla Chiesa?
«No, solo uno dei tanti che nemmeno sono entrati nel processo di canonizzazione. Quello che lo farà proclamare beato accadde in Brasile nel settimo anniversario della morte, il 12 ottobre 2013, a Campo Grande. Matheus, 6 anni, era nato con il pancreas biforcuto e non riusciva a digerire alimenti solidi. Padre Marcelo Tenório invitò i parrocchiani a una novena e appoggiò un pezzo di una maglia di Carlo sul piccolo paziente, che l’indomani cominciò a mangiare. La Tac dimostrò che il suo pancreas era divenuto identico a quello degli individui sani, senza che i chirurghi lo avessero operato. Una guarigione istantanea, completa, duratura e inspiegabile alla luce delle attuali conoscenze mediche».

Suo figlio come si ammalò?
«Sembrava una banale influenza. Dopo alcuni giorni comparvero forte astenia e sangue nelle urine. Lui se ne uscì con una delle sue frasi: “Offro queste sofferenze per il Papa, per la Chiesa e per andare dritto in paradiso senza passare dal purgatorio”, ma in famiglia non vi demmo troppo peso. Chiamai il professor Vittorio Carnelli, che era stato il suo pediatra. Ci consigliò l’immediato ricovero nella clinica De Marchi. E lì avemmo la diagnosi infausta: leucemia mieloide acuta M3. Carlo ne fu informato dagli ematologi. Reagì con dolcezza e commentò: “Il Signore mi ha dato una bella sveglia”. Fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza. Appena giuntovi, scosse la testa: “Da qui non esco vivo”».

Lei invocò un miracolo per suo figlio?
«Sì, da Gesù, dalla Madonna e dal venerabile fra Cecilio Maria, al secolo Pietro Cortinovis, il cappuccino fondatore dell’Opera San Francesco per i poveri di Milano. Ma i piani di Dio erano altri».

Quali?
«Quelli che avevo proposto a Carlo prima che spirasse: chiedi al Signore di manifestarci un segno della sua presenza».

E suo figlio che cosa le rispose?
«“Non preoccuparti, mamma. Ti darò molti segni”. Nove giorni dopo la sua morte, a Tixtla, in Messico, un’ostia si arrossò di sangue. Una commissione composta anche da scienziati non credenti accertò che era del gruppo AB, lo stesso presente nella Sindone e nel miracolo di Lanciano, e che si trattava di cellule del cuore. A distanza di quattro anni, negli strati sottostanti alla coagulazione restava ancora presente del sangue fresco».

Suo figlio aveva allestito «Segni», una mostra sui miracoli eucaristici.
«Sì, sta girando tutti i santuari del mondo. Negli Stati Uniti l’hanno ospitata 10.000 parrocchie. Sono eventi soprannaturali come quello accaduto il 12 ottobre 2008, nel secondo anniversario della sua morte, a Sokólka, in Polonia. Un’ostia caduta a terra durante la comunione, e conservata in cassaforte, una settimana dopo divenne un pezzo di carne di origine miocardica, gruppo sanguigno AB».

Ha avuto solo questi, di segni?
«Anche altri. Carlo mi predisse che sarei diventata di nuovo madre, benché stessi per compiere 40 anni. E nel 2010, quando già ne avevo 43, diedi alla luce due gemelli, Michele e Francesca».

Perché fu sepolto ad Assisi?
«Abbiamo una casa in Umbria. Un cartello avvertiva che c’erano in vendita nuovi loculi nel cimitero comunale. Chiesi a Carlo che cosa ne pensasse. “Sarei felicissimo di finire qua”, rispose. Il suo corpo intatto è stato poi traslato nel santuario della Spogliazione, dove ora i fedeli potranno venerarlo per sempre».

Che cosa le manca di più di suo figlio?
«L’allegria. Appena morì, ricordo d’aver pensato: e ora chi mi farà ridere? e chi mi aiuterà con il computer? Mi restano i suoi pensieri, detti e scritti: “Non io, ma Dio!”. “Da qualunque punto di vista la si guardi, la vita è sempre fantastica”. “Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie”».

L’ultimo rende bene l’idea dei social.
«È così, gli uomini d’oggi sono ripiegati su sé stessi. La loro felicità è fatta solo di like. Ma Carlo è l’influencer di Dio».

Non vorrebbe che fosse ancora qui con lei, anziché avere un santo in cielo?
«Ho fatto mia l’invocazione di Giobbe: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”. I figli non ci appartengono, ci sono affidati. Sento Carlo più presente di quando era in vita. Vedo il bene che fa. Mi basta».

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Carlo Acutis. Mons. Sorrentino (Assisi): “Un vero maestro della rete del bene”

Posté par atempodiblog le 3 avril 2019

Carlo Acutis. Mons. Sorrentino (Assisi): “Un vero maestro della rete del bene”
Sabato 6 aprile il corpo del ragazzo, morto a 15 anni per una leucemia fulminante, sarà traslato nel santuario della Spogliazione di Assisi. Nell’esortazione apostolica post-sinodale, “Christus vivit”, Papa Francesco lo indica ai giovani come modello per un uso positivo dei nuovi mezzi di comunicazione. Al vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, che ha scritto il libro “Originali non fotocopie, Carlo Acutis e Francesco d’Assisi”, chiediamo di parlarci di questi due testimoni di santità, di epoche diverse, ma accomunati dall’amore per l’Eucaristia e i poveri e dalla capacità di conquistare i cuori
di Gigliola Alfaro – Agenzia SIR

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“Essere sempre unito a Gesù, ecco il mio programma di vita. Sono contento di morire perché ho vissuto la mia vita senza sciupare neanche un minuto di essa in cose che non piacciono a Dio”. Queste alcune delle frasi più note di Carlo Acutis, il giovane venerabile morto a soli 15 anni per una leucemia fulminante, il cui corpo, sabato 6 aprile, sarà sepolto nel santuario della Spogliazione ad Assisi. Papa Francesco, nell’esortazione apostolica post-sinodale “Christus vivit”, offre ai giovani Carlo Acutis come modello per un uso positivo dei nuovi mezzi di comunicazione. Sul ragazzo e San Francesco mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, ha scritto il libro “Originali non fotocopie, Carlo Acutis e Francesco d’Assisi”. A lui chiediamo di parlarci di questi due testimoni di santità.

Eccellenza, il corpo di Carlo sarà traslato dal cimitero di Assisi al santuario della Spogliazione: come mai questa scelta?
Il santuario della Spogliazione è legato al gesto del giovane Francesco che si spogliò di tutto fino alla nudità per esprimere il suo amore a Cristo e mettersi al servizio ai poveri. Per giungere a quella scelta radicale il giovane assisano non era stato solo. Il suo vescovo Guido lo aveva consigliato e guidato. Davvero una bella esperienza di accompagnamento. Proprio per questo, scrivendomi in occasione dell’erezione del nuovo santuario, Papa Francesco lo qualificò “luogo propizio per il discernimento vocazionale dei giovani”. Mi è sembrato che la presenza delle spoglie mortali di Carlo in questo santuario potesse essere di grande incoraggiamento ai giovani. Li aiuta a porsi l’interrogativo sul senso della vita e ad affrontare coraggiosamente il problema della vocazione.

San Francesco e Carlo Acutis sono due testimoni di epoche molto diverse. Cosa li accomuna?
In realtà, la distanza e la diversità tra San Francesco e Carlo sono notevoli. Non avrei immaginato nemmeno di poterli mettere a confronto, se non me lo avesse suggerito il fatto che il corpo di Carlo giunge in un luogo tanto segnato dalla presenza di Francesco. Ancor più mi ha convinto a parlarne congiuntamente un’esperienza che mi capitò l’estate scorsa a Seattle con alcuni giovani americani. Volendo presentare la bellezza di Gesù e del Vangelo, mi servii di san Francesco, ma anche di Carlo. E mi venne spontaneo cercare il “filo” che li univa. Ricordo l’interesse di quei giovani. È vero, le diversità tra i due sono tante. Ma c’è anche tanto che li accomuna. Li unisce certamente l’amore per l’Eucaristia.

Francesco si estasiava di fronte al mistero del Figlio di Dio che ogni giorno – com’egli diceva – scende dal suo “trono regale” sui nostri poveri altari. Il giovane Carlo faceva di tutto per non mancare alla messa e all’adorazione quotidiana. Ideò una mostra sui “miracoli eucaristici”. Diceva dell’Eucaristia che era la sua “autostrada per il cielo”. Altro elemento è l’amore per i poveri: se Francesco di Assisi li mise al centro del suo cuore, Carlo Acutis, per quanto possibile alla sua età, non si limitò a fare delle elemosine, ma considerò i poveri dei veri amici. Al suo funerale se ne presentarono tanti e la stessa mamma se ne meravigliò. Carlo li aveva amati e serviti senza metterlo in mostra. Un amore sincero, discreto, operoso, come dev’essere l’amore secondo il Vangelo.

San Francesco ci offre un modello di santità radicale, che può sembrare difficile da raggiungere. Carlo, invece, ci mostra “la santità della porta accanto”: secondo Lei è più alla portata dei giovani di oggi questo santo dei “nativi digitali”?
Chi guarda Francesco non può non ammirarlo. Non a caso tanti – talvolta anche non credenti – si inchinano al suo genio, che illumina tanti aspetti dell’esistenza. Magari si dimentica che egli fu innamorato di Cristo, ma lo si ammira per il suo messaggio sulla pace, sulla custodia del creato, sul rispetto degli altri. È il Santo che seppe dialogare con il sultano in tempo di crociate. Una santità davvero straordinaria. Carlo imboccò la strada di una santità del quotidiano, vivendo come un normalissimo giovane del nostro tempo, ma con la limpidezza degli occhi e del cuore, mettendo in tutte le cose il sapore del Vangelo. Nel mio libro, riferendomi al lettore – ma lo dico anche a me stesso! –, rivolgo un invito: se non sai fare come Francesco, almeno fa’ come Carlo!

Papa Francesco, nell’esortazione apostolica post-sinodale dedicata ai giovani “Christus vivit”, porta l’esempio del venerabile Carlo Acutis, che, in modo creativo e geniale, “ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza”. Quanto Carlo può aiutare a parlare di Gesù ai ragazzi dell’era dei social network?
Carlo è un trascinatore. Specie dei giovani. È incredibile come, in poco tempo, sia ormai conosciuto in tutto il mondo. Proprio il suo essere un “nativo digitale”, con un grande talento per l’informatica, affascina. I giovani abituati a smanettare con i telefonini lo sentono uno di loro. Al tempo stesso, colgono la differenza. Hanno in Carlo un testimone di come si possa vivere nel mondo di internet senza esserne travolti, governando la rete e non subendola. Facendone anzi una rete di bontà, posta ad arginare quell’inondazione di negatività che purtroppo miete tante vittime. Internet, di per sé, è neutrale. Si presta al bene e al male. Carlo è un vero maestro di una rete del bene.

Il Papa, mettendo in guardia dal rischio dell’omologazione, frutto dei meccanismi del consumo e dello stordimento, ricorda una frase di Carlo: “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”. Quanto Carlo, nella sua breve vita, ha saputo, in modo originale, seguire la sua strada verso la santità?
L’originalità di Carlo è nella sua stessa santità. Il suo è un modo semplice, feriale, di fare il bene. Egli spiega così che la santità non è fatta di cose straordinarie. Giustamente mette in guardia dal rischio di arrendersi al “così fanno tutti”.

Il Vangelo non intrappola, non incatena, al contrario lascia che si sprigionino i desideri più profondi, quelli che hanno a che fare non con l’effimero, ma con l’eterno. I desideri che ci portano verso una vera libertà. E, dunque, ci fanno essere profondamente noi stessi, davvero “originali”, capaci di una vita bella, autentica, generosa.

Carlo amava dire: “Non io, ma Dio”. In un mondo che cerca di accantonare Dio e mettere noi, con il nostro smisurato ego, davanti a tutto, quanto un ragazzino morto a soli 15 anni insegna a tutti?
Impressionante la maturità spirituale di Carlo. La sua scelta radicale di Dio riecheggia quella di Francesco d’Assisi nell’atto della spogliazione: “Non più padre Pietro di Bernardone ma Padre nostro che sei nei cieli”. Francesco non aveva più nulla, ma aveva ormai frate sole, sora luna, sora acqua, frate focu… Aveva tutto, perché aveva Dio. Carlo, senza gesti clamorosi, fece altrettanto. Entrambi si spogliarono di sé e si riempirono di Dio. Oggi insieme, nel santuario della Spogliazione, si fanno educatori dei giovani, proponendo Gesù come segreto della vita.

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