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Un cuore totalmente rinnovato dal pentimento e dal perdono

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2013

Atto di carità
“Mio Dio, ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa; perché sei bene infinito e nostra eterna felicità;
e per amore tuo amo il prossimo come me stesso e perdono le offese ricevute.
Signore, che io ti ami sempre più”.

Un cuore totalmente rinnovato dal pentimento e dal perdono dans Cardinale Angelo Comastri 2ytnoysAndando a fare il prete nel carcere mi sentii nuovamente libero, nuovamente realizzato come prete e, soprattutto, come strumento della misericordia e del perdono di Dio.

[…] Mi dissero che nel settore dove prestavo il mio servizio di sacerdote c’era un detenuto piuttosto pericoloso, aveva sgozzato con le forbici da cucina la sua amante dopo aver avuto con lei diversi figli.

In occasione del Santo Natale dell’anno 1969, chiesi al direttore del carcere di poter entrare nelle singole celle per portare l’augurio di buon Natale ai detenuti, insieme a un pacchetto di sigarette e un pacco di biscotti. Ottenni il permesso.

Quando giunsi alla cella dove c’era il detenuto pericoloso, provai un po’ di paura ed esitai prima di entrare, pur essendo accompagnato da una guardia carceraria. Varcai la soglia e dissi: “Buon Natale a tutti! Vi lascio un piccolo segno di amicizia nel ricordo dei Magi che portarono i loro doni a Gesù nella grotta di Betlemme”.

Non feci in tempo a finire il mio saluto, che un denso sputo mi raggiunse dritto sul volto e mi lasciò quasi paralizzato. Non veniva dal detenuto pericoloso, ma da un giovane, lo seppi dopo, che con un calcio aveva ucciso la sua donna e il bambino che portava in grembo. Feci un passo indietro, pulii il volto con il fazzoletto e poi, un po’ impacciato, balbettai: “Sono venuto nel nome di Gesù e nel Suo nome rinnovo l’augurio di ogni bene. Arrivederci e buon Natale”. In quel momento vidi il detenuto pericoloso alzarsi dal tavolaccio sul quale era coricato e venirmi incontro con passo deciso. Esclamai dentro di me: “Mio Dio! Che ho detto di male?” e mi preparai a ricevere qualche altro insulto, se non peggio. L’uomo invece si fermò davanti a me e mi fissò con uno sguardo non cattivo e poi mi disse: “Perché non hai reagito? In questo mondo se non ti difendi vieni schiacciato, reagisci e non fare il coniglio”.

Io risposi: “Credo nel perdono, credo che la bontà è più forte della cattiveria, questo è l’insegnamento di Gesù e io voglio viverlo fino in fondo”. Il detenuto pericoloso esclamò: “Gesù! Gesù! Ma chi è Gesù?” E aggiunse: “Ma perché non mi chiami a colloquio quando ritorni qui?”. Risposi: “Lo faccio volentieri. Ci vediamo mercoledì prossimo”.

Il mercoledì successivo lo feci chiamare e mi ritrovai davanti a lui, che era quasi un gigante, per riprendere il colloquio aperto in un contesto drammatico. Gli tesi la mano per stringere la sua, ma egli rifiutò, diceva: “Con questa mano ho ucciso, è sporca di sangue e non posso stringere la tua mano che tocca il Corpo del Signore”. Questo gesto mi impressionò e mi commosse profondamente.

A quel primo colloquio ne seguirono altri, nei quali mi raccontò la sua triste storia e mi spiegò come era arrivato al feroce delitto, concluse: “la strada del male è in discesa. Bisogna fermarsi subito, altrimenti accade l’irreparabile, come è accaduto a me”.

Dopo vari incontri, ebbi l’ardire di dirgli: “perché non ti confessi? Gesù è felice di perdonarti”. La sua reazione fu: “Mai! Gesù non può perdonarmi. Io sono peggio di Giuda”.

[...] Dopo vari mercoledì, finalmente decise di inginocchiarsi per fare la Santa Confessione, mi raccontò tutta la storia del delitto e, a un certo punto, i suoi singhiozzi erano così intensi che le sue spalle sussultavano violentemente. A me sembrava in quel momento di rivivere la scena di Gesù che dalla Croce perdona il ladrone pentito. Mi sentivo indegno di quell’ora di luce e di misericordia. Dissi tra me: “Valeva la pena di diventare prete solo per vivere questo momento”. Salutando il detenuto pericoloso gli dissi: “Domenica prossima vieni alla Santa Messa nella rotonda, farai la tua prima nuova Comunione”, “non lo so se verrò. E’ troppo quello che ho ricevuto, perché io…” e mi mostrò ancora una volta le mani, nelle quali vedeva impresso il terribile delitto.

La domenica successiva venne alla Santa Messa e, al momento della Comunione, si avvicinò all’Altare. Quando mi trovai davanti a lui e alzai la mano dicendo: “Corpo di Cristo”, il detenuto pericoloso mi prese improvvisamente la mano e la riempì di lacrime dicendo: “Padre, non posso, non sono degno!”. E io: “Gesù ti ha perdonato. La tua anima è stata lavata dal Sangue di Cristo”. Restammo per alcuni minuti in quell’atteggiamento, tra lo stupore di tutti e poi finalmente Gesù entrò in quel cuore totalmente rinnovato dal pentimento e dal perdono.

Dopo la Santa Mesa lo chiamai, e gli dissi ancora parole di fiducia e di speranza. Egli replicò: “Ora  la vita che mi resta devo spenderla per dire grazie a Gesù per il perdono che mi ha regalato”.

del Cardinale Angelo Comastri – Dio scrive dritto. L’avventura umana e spirituale di un cardinale

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Maria e il ricordo dei defunti, un grande richiamo al Cielo

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2013

Maria e il ricordo dei defunti, un grande richiamo al Cielo dans Cardinale Angelo Comastri jaj4

Giovanni Peduto: C’è un legame, un rapporto tra Maria e le anime dei defunti?

Mons. Angelo Comastri: Certamente, Maria è la Regina del Paradiso, è la Regina dei Santi, come noi la chiamiamo. E noi desideriamo che tutte le anime siano in Paradiso, e anche quelle del Purgatorio sono orientate al Paradiso. Certamente, Maria è in Cielo assieme ai Santi accanto a Gesù e accanto alla Santissima Trinità; è chiaro che nel mese di novembre Maria è un grande richiamo al Cielo, così come anche il ricordo dei Defunti è un richiamo al Cielo, perché viviamo in un’epoca di grande amnesia dell’eternità.

Oggi sembra che l’umanità abbia dimenticato il destino ultimo. Per questo, quando si dimentica il Paradiso, il mondo diventa inferno, il mondo diventa invivibile. Il richiamo dell’Aldilà è indispensabile non per alienarci, ma per farci vivere bene l’“aldiquà”.

Tratto da: Radio Vaticana

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Madre Teresa, una donna scomoda

Posté par atempodiblog le 5 septembre 2013

Madre Teresa, una donna scomoda
di Angelo Comastri – Toscana Oggi

Madre Teresa, una donna scomoda dans Aborto 7sbo

Madre Teresa di Calcutta è diventata beata a tempo di record: appena sei anni dopo la sua morte! E ormai tutti la considerano una «santa». Tuttavia non dimentichiamo che Madre Teresa è una persona «scomoda». Così come è scomodo un limpido raggio di luce quando illumina una parete ammuffita; come è scomoda una persona onesta dentro una combriccola di ladroni; come è scomodo un cuore umile in un raduno di arroganti; come è scomodo un «povero» all’ingresso di una discoteca; come è scomoda una mamma, con due bambini in braccio, davanti ad una clinica per aborti.

Madre Teresa è scomoda! Ne volete una prova? Lasciamola parlare. Ecco una sua affermazione chiara, ma tanto scomoda: «Se nel vostro Paese permettete l’aborto, allora diventate un Paese molto povero. Tanto povero da aver paura anche di bambini».

Ecco un altro pensiero luminoso ma controcorrente, che ella rivolse a un gruppo di lebbrosi: «Ogni volta che Dio guarda il palmo della Sua mano, vi ci vede disegnati. Per questo ogni vita umana è preziosa: sì, anche voi lebbrosi siete preziosi agli occhi di Dio!».

Ecco una presentazione di Maria che è, nello stesso tempo, originalissima e fedelissima: «La Madonna fu la prima “dama della carità”. Ma, prima di esserlo, si svuotò completamente di se stessa e si offrì come serva del Signore».

Ecco una sua norma di vita che, nell’attuale società violenta e prepotente, può avere il sapore dell’ingenuità e invece è una perla di autentica sapienza: «Preferirei commettere degli errori con gentilezza e compassione piuttosto che operare miracoli con scortesia e durezza».

Ecco, infine, una coraggiosa lettura della povertà umana: «I poveri hanno fame di pane, ma soprattutto hanno fame di Dio. La più grande disgrazia dell’India è di non conoscere Gesù Cristo: e, senza Gesù Cristo, non si conosce il valore della vita umana».

Chi è, allora, Madre Teresa. Ella è una «innamorata di Cristo», è una donna «folgorata dal Crocifisso», nel quale ha visto il Volto di Dio come «Volto di Amore» e ha sentito la sete di Dio come «sete di Amore». E ha risposto all’amore con tutta la sua vita: senza esitazione, senza risparmio, senza mezze misure. E ha cercato i poveri per amarli con l’Amore di Dio e per consolarli con l’unica vera buona notizia, che è questa: «Dio ti ama». A tutti, infatti, ella ripeteva instancabilmente: «God is Love», Dio è amore!
Il segreto di Madre Teresa sta tutto qui: ed è – vale la pena ricordarlo – il segreto stesso del cristianesimo. Potessimo capirlo! Potessimo viverlo tutti un pochino di più!

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Maria

Posté par atempodiblog le 13 août 2013

Maria
La grandezza della Madonna è radicata nel Vangelo.
E’ Cristo che ci offre sua Madre come dono. Rifiutandolo, si rifiuta anche il Messia.
Intervista a Monsignor Angelo Comastri.
di Edoardo Caprino – Il Timone

Maria dans Cardinale Angelo Comastri ahp
Chiesa della Sainte-Trinité, Parigi

«Mi sto sempre più convincendo che il tentativo di marginalizzare la Madonna non nasce dal desiderio di mettere Cristo al centro, ma da un subdolo complesso di gelosia nei confronti della Donna, chiamata da Dio a sostenere un ruolo particolarissimo accanto al Salvatore».
Così risponde in esclusiva al Timone Monsignor Angelo Comastri, Vicario Generale della Città del Vaticano, già Delegato Pontificio per il Santuario di Loreto. Monsignor Comastri, finissimo teologo, ha dato da poco alla stampa per le Edizioni Tau un pamphlet intitolato “La Madonna non è un optional”. Un titolo provocatorio e accattivante. Abbiamo rivolto all’autore alcune domande.

Ritiene che nella Chiesa vi sia una tendenza – da parte di alcuni – a considerare secondaria la figura della Mamma di Gesù?
«È una tendenza che definirei “complesso di Napoleone”. Napoleone Bonaparte nacque il 15 agosto 1769, il giorno in cui la Chiesa da secoli ricorda l’Assunzione di Maria in cielo. Napoleone fu molto irritato per questa coincidenza, perché la grande festa mariana dirottava l’attenzione verso la Madonna, mentre lui voleva che in quel giorno tutta l’attenzione fosse rivolta alla sua persona. Non solo. Il 15 agosto la Chiesa legge il Vangelo del Magnificat, nel quale Maria di Nazareth ha il coraggio di dire: “Dio ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili”(Lc 1,51-52). Era troppo! Napoleone non poteva sopportare che il giorno del suo compleanno qualcuno si azzardasse a ricordare che i troni dei potenti di questo mondo sono tutti tarlati. Napoleone abolì la festa dell’Assunta. Ma passarono pochi anni e, dopo la disfatta di Waterloo, il Magnificat di Maria tornò a essere letto dai pulpiti francesi, perché Dio non è un rivale dell’uomo ma è l’unico suo amico. E Maria non è una rivale di Gesù, ma è la via umile e obbediente che conduce a Lui».

Con vigore lei scrive che la devozione a Maria è nata col Vangelo. Su quali basi poggia questo convincimento?
«Quando è iniziata la devozione mariana? La domanda è legittima. La devozione a Maria inizia con il cristianesimo stesso. L’angelo Gabriele dice a Maria: “Gioisci, o piena di grazia! Il Signore è con te”(Lc 1,28). Con queste parole, inizia la devozione mariana. Chi può negare l’evidenza di questo fatto? E quando Maria si presenta ad Elisabetta dopo il lungo viaggio della Galilea verso la Giudea, accade un altro fatto singolare. Elisabetta sente il saluto di Maria e avverte che il bambino “salta” di gioia nel grembo, mentre un fremito di Spirito Santo la attraversa e le suggerisce parole di rara bellezza e di sorprendente impegno. È la seconda espressione di devozione mariana.
Non si venga allora a dire – come talvolta accade – che la devozione mariana è nata dopo tanti secoli, per una specie di infatuazione mariana della Chiesa Cattolica. No, questo non è vero. La devozione verso Maria è registrata nel Vangelo ed è nata con il Vangelo.

Il Suo rapporto con Maria è fatto di tenerezze, come quelle tra un figlio e la propria mamma. Quanto ha influito sua madre nella sua devozione mariana?
«Quando morì la mia mamma, il 5 maggio 1997, sentii un vivissimo desiderio di ringraziarla pubblicamente per avermi guidato nel cammino della fede e, in particolare, per avermi educato ad una autentica devozione mariana. Scrissi queste parole: “Mamma! Sei stata veramente mamma, totalmente mamma, meravigliosamente mamma, è per te la mia benedizione più cara, la mia benedizione più forte, la mia benedizione di figlio. Ti benedico, o mamma, perché mi hai dato la vita in tempo di guerra, in tempo di paura, in tempo di grandi dolori. Ti benedico, o mamma, perché mi hai guidato nella via della fede: tu, per prima mi hai parlato di Dio riempiendo la casa di luce e di preghiera. Vedrò sempre la corona del tuo rosario, il libro delle tue devozioni e sentirò sempre la tua “Ave Maria”, dolce colloquio di mamma con la Mamma, tenace preghiera di mamma per il figlio”. Attraverso la mamma ho capito la Madonna; sperimentando la tenerezza del cuore della mamma, ho intuito l’immensa riserva di bontà del cuore della Madonna. Ed ho capito perché l’ultimo dono di Gesù, prima di morire, sia stato proprio il dono della Sua Mamma. E ho anche capito che, rifiutando questo dono, si rischia di non capire più Gesù».

Maria e l’Immacolata Concezione: un Dogma non sempre compreso, ma Lei parla di tre indizi nelle Sacre Scritture. Può illustrarceli?
«Primo indizio: il racconto del peccato originale termina con un annuncio: “Porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua discendenza e la sua discendenza: essa ti schiaccerà il capo mentre tu lo insidierai al calcagno”(Gn 3,15). Come mai si parla di inimicizia tra il demonio e la donna? E perché il Messia (“la discendenza della donna”) viene presentato in stretta unione con la donna? Questo legame tra la donna e il Salvatore è inspiegabile senza un ruolo e una posizione straordinaria di questa donna.
Secondo indizio: le parole dell’Annunciazione. L’Angelo si presenta a Maria e dice: “Rallegrati o piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28). Come era possibile chiamare Maria “Piena di grazia”, se in lei ci fosse stata una minima ombra di peccato? Le parole dell’Angelo esprimono una posizione di singolarità della Vergine di Nazareth. Terzo indizio: il saluto di Elisabetta e la risposta di Maria. Elisabetta la saluta così: “Benedetta tu tra le donne” (Lc 1,42). Se Maria è benedetta fra le donne, non può esserci altro motivo se non quello di una straordinaria adesione alla Volontà di Dio.

E infine le parole profetiche di Maria: “Dio ha guardato la piccolezza della sua serva, grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente… d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,46-50). Sono parole straordinariamente impegnative ed inspiegabili con una normale santità: in Maria c’è qualcosa di unico. Per questo la Chiesa ha definito verità di fede la Concezione di Maria senza ombra di peccato originale».

Il silenzio di Maria è ancora oggi una lezione?
«Maria appare una donna silenziosa, ma Maria ascolta. Ascolta perché è umile. Ascolta perché il suo cuore è libero, è puro. Notate: nell’Annunciazione Maria dice poche ed essenziali parole; a Betlemme nessuna parola; a Cana pochissime parole; nella vita pubblica e ai piedi della croce nessuna parola. Perché? Perché Maria è una donna attenta a cogliere tutti i segnali della volontà di Dio per rinnovare quotidianamente il sì gioioso della sua obbedienza. Maria obbedisce a Dio. Che grande lezione di sapienza. Maria ha veramente scelto la parte migliore. Sarà una grande grazia anche per noi se riusciremo a fare altrettanto.

Lei parla di Maria come del “primo fiore della primavera del mondo”. Cosa intende?
«Gesù ritornerà! Sarà una festa stupenda per tutti i figli di Dio. Come sarà il popolo dei redenti? Come saranno i nuovi cieli e la nuova terra? È impossibile dirlo. Accanto a Gesù, ci è stato fatto dono di vedere Maria. Ella è il primo fiore della primavera del mondo: è la prima creatura. Perchè tutto questo? Perché Maria è – per usare un’espressione cara a san Francesco – “la Vergine fatta Chiesa”. Voglio azzardare una domanda: “Che cosa fa ora Maria in Cielo?” La risposta non può essere che questa: “Maria fa la Madre” E la Madre non può fare altro che pensare ai figli; la Madre, infatti, non può avere altra gioia all’infuori della gioia dei suoi figli.

Quanto è decisivo per la Chiesa riscoprire sempre più l’importanza e la grandezza di Maria?
«Dopo la resurrezione, troviamo Maria al centro della comunità dei discepoli. Come caratteristica di questa primordiale comunità cristiana si legge che: “erano assidui e concordi nella preghiera” Chi li rendeva assidui e non permetteva che si disperdessero? Chi li rendeva concordi nella preghiera per prepararsi a ricevere il “Dono” promesso da Gesù? Certamente era Maria: Maria, donna di fede (Lc 1,45) li contagiava con la sua fede. E la Chiesa è chiamata a ritornare nel Cenacolo per ricevere lo Spirito Santo; ed è spinta fuori dal Cenacolo, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo. Tutto questo non può avvenire senza Maria».

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Mettiti in cammino con Maria e non aver paura, con Lei imparerai a pregare.

Posté par atempodiblog le 21 mai 2013

Mettiti in cammino con Maria e non aver paura con Lei imparerai a pregare.
del card. Angelo Comastri – Novena a Maria

Mettiti in cammino con Maria e non aver paura, con Lei imparerai a pregare. dans Cardinale Angelo Comastri eprbj5

Oggi molti non credono più nella preghiera: pensano che sia inutile, pensano che sia sterile, pensano che sia tempo sprecato. F. Nietsche è arrivato a lanciare una velenosa provocazione, quando ha detto: “è vergognoso pregare!”.

Certamente per chi crede soltanto nell’orgoglio… è vergognoso pregare! Per chi toglie l’orizzonte dell’eternità e mutila la vita privandola di un futuro al di là di questa vita… è vergognoso pregare! Per chi crede di essere “Dio” e di aver preso il posto di “Dio”… è vergognoso pregare!

Ma chi sente la fragilità della vita, chi avverte il bisogno di una luce che dia senso all’esistenza, chi capisce che dietro il sole e la luna e le stelle e i fiori e i monti e il mare… c’è un Creatore amante della vita e desideroso di trasmettere a tutti la sua infinita gioia, la preghiera è come il respiro che dà ossigeno all’anima e fa correre senza paura nelle strade contorte della vita quotidiana.

Ma soprattutto chi ha incontrato Maria… non può più smettere di pregare. Maria è la donna che ha sentito, più di tutti, il fascino di Dio e la sua esistenza è arrivata a lambire l’Eterno, l’Infinito, l’Onnipotente.

Maria, più di ogni altra creatura, ci può insegnare a pregare: amichevolmente ti consiglio di lasciare che la sua mano materna prenda la tua mano e ti accompagni nel viaggio che porta tra le braccia di Dio: braccia che ti aspettano per darti l’abbraccio che ti manca e che, senza saperlo, desideri da sempre.

Mettiti in cammino con Maria e non aver paura: con Lei imparerai a pregare.

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Il senso della Consacrazione alla Vergine Maria

Posté par atempodiblog le 25 février 2013

A Cristo per Maria
Il senso della Consacrazione alla Vergine Maria
Consacrarsi alla Madonna vuol dire consegnarsi docilmente a Lei, affinché ci aiuti a camminare nella via di Cristo, che Ella ha percorso tutta.
del Card. Angelo Comastri – Mensile Mariano Madre di Dio

Il senso della Consacrazione alla Vergine Maria dans Cardinale Angelo Comastri cardinaleangelocomastri

La Consacrazione o l’Affidamento a Maria è una dichiarata disponibilità a lasciarsi condurre da Maria. Dove? A Cristo. Maria, infatti, conduce a Cristo perché tutta la sua vita è relativa a Lui e non ha senso senza di Lui.

Ecco perché la Consacrazione a Maria è un atto dinamico; cioè, è un impegno a camminare. Consacrarsi a Maria, infatti, non significa demandare a Lei quel che dovremmo fare noi: no, non è così. Consacrarsi a Maria vuol dire consegnarsi docilmente a Lei, affinché ci aiuti a camminare nella via di Cristo, che Ella ben conosce perché l’ha percorsa tutta. Ecco perché non esiste consacrazione vera, se non c’è disponibilità al cammino di fede.

Dalla maternità divina di Maria parte un cammino: Maria, infatti, è Madre del Redentore e umile ancella del Signore. E vivendo da umile ancella del Signore, Maria è diventata nostra Madre nell’ordine della grazia. Il Concilio Vaticano II, nella ‘Lumen gentium’, approfondisce il senso di queste affermazioni quando scrive: « Anche la Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede » (cfr. LG, n. 58).

Sono parole molto dense: partendo dal dono della maternità divina, Maria ha fatto un vero viaggio di fede; al termine di questo viaggio, Gesù La chiama dall’alto della Croce e La addita come Madre dei credenti, affinché accompagni tutti i discepoli nella stesso cammino di fede.

È doveroso concludere: Maria è una scelta di Dio! La presenza di Maria è ben precisata nella storia della salvezza; per cui, rifiutare Maria è rifiutare una parte della storia della salvezza, così come è custodita e raccontata dalla Scrittura.

Ecco perché consacrarsi a Maria non significherà mai creare un’alternativa a Dio: no, perché Maria è la via percorsa da Cristo per arrivare a noi ed è la via donata da Cristo per arrivare a Lui.

Tutto questo non è meravigliosamente bello, affascinante, incoraggiante?

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G. Pisano, Madonna del Sacro Cingolo – Cattedrale di Prato.

La ‘cintura’ di lino

Lasciamoci, ancora una volta, aiutare dalla Scrittura, ed esattamente da una pagina di Geremia, dove si parla di una singolare cintura. Scrive il profeta: « Il Signore mi parlò così: ‘Va’ a comprarti una cintura di lino e mettila ai fianchi senza immergerla nell’acqua’. Io comprai la cintura secondo il comando del Signore e me la misi ai fianchi.

Poi la parola del Signore mi fu rivolta una seconda volta: ‘Prendi la cintura che hai comprato e che porti ai fianchi e va’ subito verso l’Eufrate e nascondila nella fessura di una pietra’. Io andai e la nascosi presso l’Eufrate, come mi aveva ordinato il Signore. Ora, dopo molto tempo, il Signore mi disse: ‘Alzati, va’ verso l’Eufrate e prendi di là la cintura che ti avevo comandato di nascondervi’. Io andai verso l’Eufrate, cercai e presi la cintura dal luogo dove l’avevo nascosta: ed ecco, la cintura era marcita, non era più buona a nulla.

Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: ‘Dice il Signore: in questo modo ridurrò in marciume la grande gloria di Giuda e di Gerusalemme. Questo popolo malvagio, che rifiuta di ascoltare le mie parole, che si comporta secondo la caparbietà del suo cuore e segue altri dèi per servirli e per adorarli, diventerà come questa cintura, che non è più buona a nulla. Poiché, come questa cintura aderisce ai fianchi di un uomo, così io volli che aderisse a me tutta la casa d’Israele e tutta la casa di Giuda – parola del Signore – perché fossero mio popolo, mia fama, mia lode e mia gloria; ma non mi ascoltarono’  » (Ger 13, 1-11).

Maria è stata una cintura che non si è marcita, perché Ella ha sempre aderito al Signore, pur essendo immersa nelle acque dell’Eufrate, cioè nelle acque limacciose di questo mondo. La fede della Santa Vergine è rimasta integra; anzi, ha progredito e camminato continuamente: Maria è una cintura pienamente aderente alla volontà di Dio.

Che la cintura della nostra fede, seguendo Maria, non marcisca mai!

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Il testamento di Alessandro Serenelli

Posté par atempodiblog le 23 février 2013

In ricordo di Maria Goretti
Il testamento di Alessandro
L’assassino ravveduto della martire innocente e l’umile, anziana madre analfabeta della vittima avevano appreso tutto del
Cristianesimo. – Una lezione da imparare.
del Card. Angelo Comastri – Mensile Mariano Madre di Dio

Il testamento di Alessandro Serenelli dans Cardinale Angelo Comastri Card-Angelo-Comastri

Alessandro Serenelli, a motivo dell’età (allora si era considerati adulti a 21 anni), non venne condannato all’ergastolo, ma a trent’anni di reclusione.

Il suo cammino spirituale fu duro. Egli fu tentato di disperazione, anche di togliersi la vita; lo salvarono la certezza del perdono di Marietta e le sue ultime consolanti parole: « Lo voglio con me in Paradiso! ».

Alessandro morì a Macerata, nell’Infermeria dei Padri Cappuccini, il 6 maggio 1970.

Questo il suo testamento, da meditare e far conoscere: « Sono vecchio di quasi 80 anni, prossimo a chiudere la mia giornata. Dando uno sguardo al passato, riconosco che nella mia giovinezza infilai una strada falsa: la via del male che mi condusse alla rovina. Vedevo attraverso la stampa, gli spettacoli e i cattivi esempi che la maggior parte dei giovani segue quella via, senza darsi pensiero: ed io pure non me ne preoccupai. Persone credenti e praticanti le avevo vicino a me, ma non ci badavo, accecato da una forza bruta che mi sospingeva per una strada cattiva. Consumai a vent’anni il delitto passionale, del quale oggi inorridisco al solo ricordo.

Maria Goretti, ora Santa, fu l’Angelo buono che la Provvidenza aveva messo avanti ai miei passi. Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono. Pregò per me, intercedette per me, suo uccisore.

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Mamma Assunta e Alessandro Serenelli, nel giugno 1954.

Seguirono trent’anni di prigione. Se non fossi stato minorenne, sarei stato condannato a vita. Accettai la sentenza meritata; rassegnato espiai la mia colpa. Maria fu veramente la mia luce, la mia Protettrice; col suo aiuto mi diportai bene e cercai di vivere onestamente, quando la società mi riaccettò tra i suoi membri. I figli di San Francesco, i Minori Cappuccini delle Marche, con carità serafica mi hanno accolto fra loro, non come servo, ma come fratello. Con loro convivo dal 1936.

Ed ora aspetto sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracciare i miei cari, di essere vicino al mio Angelo protettore e alla sua cara mamma, Assunta.

Coloro che leggeranno questa mia lettera-testamento vogliano trarre il felice insegnamento di fuggire il male, di seguire il bene, sempre, fin da fanciulli. Pensino che la religione coi suoi precetti non è una cosa di cui si può fare a meno, ma è il vero conforto, l’unica via sicura in tutte le circostanze, anche le più dolorose della vita. Pace e bene! – f.to: Alessandro Serenelli ».

E mamma Assunta? Tornata a Corinaldo, prese alloggio presso il buon Parroco don Francesco Bernacchia.

Di lei si ricorda in particolare l’episodio del suo incontro con Alessandro, nel Natale del 1934, dopo più di cinque anni da quando lui era uscito dal carcere di Alghero, l’11 marzo 1929, vivendo come ramingo poiché la vita da ex-carcerato non è mai stata facile per nessuno.

All’assassino di sua figlia che, tremante, le si presentò in casa del Parroco a Corinaldo e le chiese: « Mi riconoscete, Assunta? » – rispose: « Certo, figlio mio! ». E alla richiesta di perdono: « Mi perdonate, Assunta? » – rispose ancora: « Ti ha perdonato Marietta! Ti ha perdonato Dio! Vuoi che non ti perdoni io? ». E si abbracciarono.

Questa è una scena di assoluta grandezza: l’uccisore di una bambina innocente e l’umile, anziana madre analfabeta della vittima avevano imparato tutto del Cristianesimo e del segreto della vita.

Ce ne fossero tante di mamme così!

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Lourdes: Il Cielo si affaccia sulla Terra

Posté par atempodiblog le 11 février 2013

Lourdes: Il Cielo si affaccia sulla Terra dans Apparizioni mariane e santuari bernadettepiccolalourde

Nel 1858 quando la Madonna appare a Bernadette Soubirous, ella era talmente l’ultima del paese che più tardi dichiarò: “Se ci fosse stata sulla terra una persona più ignorante e più stupida di me, la Madonna avrebbe scelto quella!”. In Cielo i criteri di grandezza sono evidentemente molto diversi da quelli in vigore sulla terra: Maria lo sa e, proprio per questo, posa lo sguardo sull’ultima giovane di Lourdes.

“Bernadette n’etai qu’une paure idiote!” (“Bernadette non era altro che una povera idiota!”). Queste parole sarcastiche furono pronunciate da Émile Zola, un razionalista che combattè la verità di Lourdes in modo vergognosamente irrazionale fino a mistificare i fatti e ad offrire denaro, affinché alcuni dessero false testimonianze! Renè Laurentin, in venti anni di ricerca meticolosa, ha puntualmente ricostruito la vicenda di Lourdes e l’ha raccontata in tredici grossi volumi: chi vuole, può consultarli e documentarsi, rendendosi conto dell’onestà dell’affermazione del vescovo di Tarbes-Lourdes, Mons. Pierre-Marie Thèas: “Lourdes non ha bisogno che di verità!”.

Seguendo il resoconto quasi giornalistico di Renè Laurentin, riviviamo l’emozione dei fatti accaduti a Lourdes a partire dall’11 febbraio 1858.

Quel giorno, 11 febbraio 1858, era giovedì grasso e a Lourdes, come altrove, ci si preparava ad una serata di divertimento. Ma nella casa dei Soubirous non si respirava aria di festa: c’era freddo, fame, malattia…e il fuoco nel focolare era inesorabilmente spento per mancanza di legna.
Bernadette, sofferente di asma, esce di casa attorno alle ore 11 e, insieme alla sorella Toinette e ad una amica, si reca nel bosco lungo il Gave per cercare legna da ardere: per dare un po’ di tepore all’unica stanza nella quale abitavano sei persone: babbo, mamma e quattro figli! Nessuno avrebbe mai immaginato, che quell’11 febbraio 1858 sarebbe entrato nella storia e avrebbe trasformato Lourdes nella capitale mondiale dei pellegrinaggi.

Chi era Bernadette? Perché la Madonna ha posato il suo sguardo su questa sconosciuta fanciulla di una sperduta cittadina dei Pirenei? E’ necessario ricostruire le vicende della sua famiglia per cogliere tutto il profumo di Vangelo, che emana dalla scelta della Madonna.

Bernadette Soubirous nel 1858 aveva quattordici anni: era nata il 7 gennaio 1844. Quando nacque, fu accolta con tanta gioia perché era la primogenita di una coppia di sposi felice e coronava una storia d’amore nata da una disgrazia. Infatti il nonno materno di Bernadette, Giustino Castèrot, era morto il 1° luglio 1841, travolto da un carro agricolo sulla vita di Pouyferrè, lasciando sulle spalle della moglie Clara il mulino e sei orfani. Perso tragicamente il marito, la povera Clara pensò di maritare una figlia a un mugnaio, affinché l’uomo prendesse in mano le redini del mulino: e così Francesco Soubirous, di anni 34, sposa Luisa Castérot, di anni 17. Le nozze furono celebrate il 9 gennaio 1843 e l’anno dopo nacque Bernadette fra la gioia di tutti. Ma, una sera di novembre del 1844, la madre di Bernadette è vicina al fuoco per riscaldarsi. D’improvviso la candela di resina, appoggiata sul ripiano del camino, le cade addosso e i vestiti si incendiano e restano ustionati anche i seni, che perdono il latte. Bernadette allora viene affidata a Maria Lagües di Bartrès, alla quale è appena morto il bambino di 18 giorni: sarà il primo sfratto di Bernadette e tanti altri ne seguiranno… a causa delle disgrazie continue della sua sventurata famiglia.

Intanto papà Francesco, mentre batte la macina con il martello per renderla rugosa, a un tratto lancia un grido: una scheggia gli ha colpito l’occhio sinistro e l’ha privato per sempre di un occhio. Bernadette, nel frattempo, è tornata a casa, perché la nutrice è in attesa d’un nuovo bambino, mentre la mamma ha partorito un fratellino, che vivrà soltanto due mesi.

Però gli affari del mulino Boly vanno male: i coniugi Soubirous sono troppo buoni, si fidano della gente, rimandano i pagamenti… e così finiscono che si trovano pieni di debiti e sono costretti a trasferirsi in casa Laborde: Bernadette ha 10 anni. Francesco Soubirous va a fare il bracciante per sfamare la sua numerosa famiglia: nel frattempo, infatti, sono nati Antoinette nel 1846, Giovanni Maria nel 1851 e Giustino nel 1855. Intanto scoppia il colera. Anche Bernadette è colpita dal male: sopravvive, ma le resta una tremenda asma, che l’accompagnerà per tutta la vita.

Muore la nonna Clara e lascia una buona eredità ai Soubirous. Essi affittano un nuovo mulino, ma il contatto è un vergognoso imbroglio: Francesco, che è analfabeta, se ne accorge soltanto alla scadenza dell’anno, quando deve pagare una cifra enorme. Non ha i soldi e si ritrova ancora una volta in mezzo alla strada.

Per avere una “bocca in meno da sfamare”, i Soubirous si rassegnano ad affidare Bernadette alla zia Bernarda e poi di nuovo all’arcigna balia Maria Lagües, di Bartrès: Bernadette si sentirà come un pacco passato da una mano all’altra e ne soffrirà tantissimo. Intanto la sua famiglia non riesce a pagare l’affitto e viene sfrattata anche dal novo alloggio. Finiscono per andare a vivere nel ‘Cachot’, che era una cella di una prigione abbandonata! Ma per i Soubirous era un’ancora di salvezza, messa a disposizione dal cugino Andrè Sajous, che ebbe compassione di loro.

Racconta lo stesso Sajous: “La camera era scura e per niente sana. Nel cortile, dove si affacciava la finestra, c’erano le latrine che debordavano e rendevano il luogo veramente infetto: ci tenevamo il letame! Francesco Soubirous venne a chiedere la stanza a mio zio e insieme dicemmo: ‘Dal momento che sono in mezzo alla strada, bisogna alloggiarli!’. Erano miserabili: due poveri letti, uno a destra entrando e l’altro sulle stesso lato più vicino al camino. Mia moglie prestò loro qualche camicia: erano pieni di pidocchi! Spesso davo loro un po’ di pane, ma i piccoli non lo chiedevano mai: piuttosto sarebbero morti di fame”. Nonostante la disgrazia, i Soubirous avevano conservato una grande dignità e un grande amore, continuamente alimentato dalla preghiera. Racconta ancora il cugino, che abitava nel piano superiore della casa: “Quando giungeva la sera noi sentivamo che i Soubirous dicevano il Santo Rosario: pregavano tutti insieme, spesso senza aver mangiato, e la voce dei bambini si univa a quella dei genitori. Provavamo tanta emozione nel sentirli pregare così!”.

Intanto gli amici del mugnaio fallito prendono le distanze dal bracciante alla giornata: la povertà spesso cammina con l’umiliazione! E il 27 marzo 1857, a seguito di un furto di due sacchi di farina presso il panettiere Maisongrosse, l’accusa cade su Francesco Soubirous per il semplice motivo che era il più povero del paese. Come difendersi? Chi crede alla ragioni dei poveri? Francesco viene messo in prigione per alcuni giorni e così Luisa e i bambini conobbero anche questa umiliazione e versarono lacrime amare…continuando sempre a pregare.

L’11 febbraio 1858 la famiglia Soubirous viveva in questa drammatica situazione: avevano dormito nel pagliericcio per terra all’interno dell’umido e maleodorante ‘cachot’ e iniziavano una nuova giornata di fatica, di fame e di fede.

La Madonna si inserisce in questo contesto: i Soubirous sono sprofondati nella miseria, ma il cielo guarda verso di loro con sorprendente simpatia. Bernadette, quel giorno, spinta dalla necessità va a cercare un po’ di legna lungo il Gave e invece la Madonna cerca proprio lei: cerca la umanamente
sfortunata primogenita e non ancora ammessa alla prima Comunione all’età di ben quattordici anni!
Vengono in mente le chiarissime parole di Gesù: “E così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi” (Mt 20,16).

Tratto da: Lourdes: Il Cielo si affaccia sulla Terra del Card. Angelo Comastri

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Ballata per pregare Nostra Signora

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2012

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Nella Ballata per pregare Nostra Signora del poeta francese François Villon c’è una commossa invocazione alla Madonna, nella quale mi ritrovo perfettamente. Don Giuseppe De Luca definì François Villon “grande poeta e non meno grande disgraziato”. Tuttavia, come spesso accade, nelle rocce aspre e spigolose spuntano fiori di rara bellezza. Il poeta, infatti, mette sulla bocca di sua madre, donna semplice fino alla trasparenza, questa toccante preghiera:

“Io sono una povera vecchia donna,/ che non sa nulla e mai lesse libri./ Nella chiesa del monastero che io frequento/ vedo dipinto un paradiso con arpe e liuti,/ e un inferno, dove vengono bolliti i dannati./ Uno mi fa paura, l’altro è gioia e letizia./ Fammi avere la gioia, eccelsa Diva,/ alla quale tutti i peccatori devono ricorrere,/ colmi di fede, senza finzione e senza pigrizia:/ In questa fede voglio vivere e morire.”

Card. Angelo Comastri

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Ballata per pregare Nostra Signora
di François Villon

«Dama dei cieli, reggente della terra,/ imperatrice delle infernali paludi,/ ricevi la tua umile cristiana,/ perché sia compresa tra i tuoi eletti,/ nonostante che io mai sia valsa a nulla./ I tuoi beni, o dama e signora,/ sono molto più grandi di me peccatrice/ senza quei beni nessuno può acquistare meriti/ né possedere il cielo; non sono bugiarda:/ in questa fede voglio vivere e morire.

«Dillo a tuo Figlio che io sono sua,/ digli che siano rimessi i miei peccati./ Perdonami come a Maria egizia;/ o come egli perdonò il chierico Teofilo,/ il quale per tuo mezzo fu libero e assolto,/ benché abbia fatto la promessa al diavolo./ Preservami dal ripetere io stessa quel male,/ O Vergine, che fosti dimora senza peccato/ del Sacramento che si celebra nella messa:/ in questa fede voglio vivere e morire.

«Io sono una povera vecchia donna,/ che non sa nulla e mai lesse libri./ Nella chiesa del monastero che io frequento/ vedo dipinto un paradiso con arpe e liuti,/ e un inferno, dove vengono bolliti i dannati./ Uno mi fa paura, l’altro è gioia e letizia./ Fammi avere la gioia, eccelsa Diva,/ alla quale tutti i peccatori devono ricorrere,/ colmi di fede, senza finzione e senza pigrizia:/ In questa fede voglio vivere e morire.

«O dolce Vergine, o principessa, tu portasti/ Gesù, il re, il cui regno non ha mai fine./ L’Onnipotente assunse la nostra debolezza,/ lasciò i cieli e venne in nostro soccorso,/ offrì alla morte la sua cara giovinezza./ Questo è il Signore, così lo confesso:/ in questa fede voglio vivere e morire».

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Dio scrive dritto. L’avventura umana e spirituale di un cardinale

Posté par atempodiblog le 30 mai 2012

Dio scrive dritto. L’avventura umana e spirituale di un cardinale
di Angelo Comastri con Saverio Gaeta, Ed. San Paolo

Dio scrive dritto. L'avventura umana e spirituale di un cardinale dans Cardinale Angelo Comastri o6n3ph

Il sacerdozio, la malattia, gli incontri con Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta… L’autobiografia del cardinale Angelo Comastri.
Con toccante sincerità Angelo Comastri racconta la sua storia di sacerdote guidato dalla misericordia di Dio per strade che nessuno avrebbe mai potuto prevedere. Originario della Toscana, di umili origini, il piccolo Angelo sente la chiamata al sacerdozio. Gli è accanto la mamma, che lo segue con commovente semplicità. Dagli anni dello studio in seminario all’ordinazione, dalle prime esperienze pastorali all’inattesa nomina a vescovo di Massa Marittima-Piombino, è sempre la Misericordia di Dio a guidarlo nel suo ministero e a portarlo, dopo una grave malattia, dapprima a Loreto e poi a Roma come cardinale e arciprete della basilica di San Pietro.

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Il Card. Comastri ricorda Madre Teresa

Posté par atempodiblog le 5 septembre 2011

IO LA RICORDO COSÌ…
Angelo Comastri

Il Card. Comastri ricorda Madre Teresa dans Cardinale Angelo Comastri 205sk1k

Mi guardò con due occhi limpidi e penetranti. Poi mi chiese: «Quante ore preghi ogni giorno?». Rimasi sorpreso da una simile domanda e provai a difendermi dicendo: «Madre, da lei mi aspettavo un richiamo alla carità, un invito ad amare di più i poveri. Perché mi chiede quante ore prego?». Madre Teresa mi prese le mani e le strinse tra le sue quasi per trasmettermi ciò che aveva nel cuore; poi mi confidò: «Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri! Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega. Pregando, Dio mi mette il Suo Amore nel cuore e così posso amare i poveri. Pregando!».

Non ho più dimenticato questo incontro: il segreto di Madre Teresa sta tutto qui. Ci siamo rivisti tante altre volte (l’ultima il 22 maggio scorso), ma ogni azione e ogni decisione di Madre Teresa li ho trovati meravigliosamente coerenti con questa convinzione di fede: «Pregando, Dio mi mette il Suo Amore nel cuore, e così …».

Nel 1979 ricevette il Premio Nobel per la Pace: lo accolse stupendosi e restando quietamente piccola nelle mani di Dio. Andò a ritirare il premio con la corona del Santo Rosario stretta tra le grosse mani, abituate alla fatica del lavoro e alla dolcezza della carezza: nessuno osò rimproverarla per il suo affetto verso la Madonna, neppure in una terra rigidamente luterana!

Tornando da Oslo Madre Teresa fece tappa a Roma. Vari giornalisti si accalcarono nel cortile esterno della povera dimora delle Missionarie della Carità sul Monte Celio. Madre Teresa non si sottrasse ai giornalisti, ma li accolse come figli, mettendo nella mano di ciascuno una piccola medaglia dell’Immacolata. I giornalisti furono generosi in foto e domande; una domanda fu un po’ birichina: «Madre, lei ha settanta anni! Quando lei morirà, il mondo sarà come prima. Che cosa è cambiato dopo tanta fatica?» Madre Teresa avrebbe potuto reagire con un po’ di santo sdegno ed invece fece un sorriso luminoso, come se le avessero dato un bacio affettuosissimo. E aggiunse: «Vede, io non ho mai pensato di poter cambiare il mondo! Ho cercato soltanto di essere una goccia di acqua pulita, nella quale potesse brillare l’amore di Dio. Le pare poco?».

Il giornalista non riuscì a rispondere, mentre attorno alla Madre si era creato il silenzio dell’ascolto e della emozione. Madre Teresa riprese la parola e chiese al giornalista « sfacciatello »: «Cerchi di essere anche lei una goccia pulita e così saremo in due. È sposato?». «Sì, Madre». «Lo dica anche a sua moglie e così saremo in tre. Ha dei figli?». «Tre figli, Madre». «Lo dica anche ai suoi figli e così saremo in sei …».

Non c’era bisogno di aggiungere altro: Madre Teresa aveva detto chiaramente che ognuno di noi ha in mano un piccolo, ma indispensabile capitale d’amore; è questo personale capitale d’amore che dobbiamo preoccuparci di investire: il resto è divagazione inutile o polemica sterile o maschera di disimpegno.

Nel 1988 venne a Porto Santo Stefano (GR), dove ero parroco: fu un dono immenso, inatteso, meraviglioso. Era il 18 maggio e il cielo, dopo una insolita burrasca, era tornato limpido e azzurro, confondendosi con il mare sorridente. Madre Teresa fissò come una bambina lo scenario unico del Monte Argentario e parlò così: «Come è bello questo luogo! In un luogo così bello, anche voi dovreste preoccuparvi di avere anime belle». Bastarono queste parole per far scattare una attenzione e una vibrazione del cuore di oltre ventimila persone. Madre Teresa, allora, con la coerenza della fede, aggiunse:

«La vita è il più grande dono di Dio. È per questo che è penoso vedere quanto accade oggi: la vita viene volontariamente distrutta dalle guerre, dalla violenza, dall’aborto. E noi siamo creati da Dio per cose più grandi: amare ed essere amati! Il più grande distruttore di pace nel mondo è l’aborto. Se una madre può uccidere il proprio figlio nella culla del suo grembo, chi potrà fermare me e te nell’ucciderci reciprocamente?».

Queste parole sembravano raggi luminosi lanciati nel cielo buio: ciascuno si sentiva scoperto e ogni briciola di egoismo bruciava e diventava salutare rimprovero. Al termine della Veglia di Preghiera accadde un fatto, che ho sempre vivo nella memoria, ricordandolo, ancora mi emoziono profondamente. Un ricco industriale mi aveva manifestato l’intenzione di regalare a Madre Teresa la sua villa per accogliere i malati di Aids ed aveva in mano le chiavi per consegnarle alla Madre. Riferii la proposta a Madre Teresa, che prontamente rispose: «Debbo pregare, debbo pensarci: non so se è cosa buona portare i malati di Aids in un luogo di grande turismo. E se fossero rifiutati? Soffrirebbero due volte!». Quale saggezza! Quale libertà interiore!

Però a tutti noi, uomini di poca fede, sembrava che Madre Teresa stesse per perdere una bella e rara occasione. Un distinto signore, che aveva assistito al dialogo, si sentì in dovere di consigliare: «Madre, intanto prenda la chiave e poi si vedrà…». Madre Teresa, senza alcuna esitazione, forse sentendosi ferita in ciò che aveva di più caro e di più prezioso, chiuse il discorso dicendo risolutamente: «No, signore! Perché ciò che non mi serve, mi pesa!».

Queste parole sono un capolavoro. Mi richiamarono alla memoria ciò che San Bonaventura scrisse riguardo a San Francesco: «Nessuno amò tanto la ricchezza, quanto Francesco amò la povertà!». Madre Teresa era così. Era un limpido fiume di fede che sbocciava in opere di carità: la fede, e soltanto la fede, stava alla sorgente del suo agire.

Nel 1991, sempre nel mese di maggio, venne a Massa Marittima (GR). Con mia grande sorpresa mi comunicò la decisione di aprire a Piombino una casa per le Suore Contemplative delle Missionarie della Carità: «Pregheranno davanti a Gesù nel Tabernacolo – mi disse – e così si diffonderà attorno la luce della bontà. Ci vogliono cuori puri per accogliere l’Amore! Cuori puri!».

Da Massa Marittima, in elicottero, andammo all’Isola d’Elba per un secondo incontro di preghiera. Durante il tragitto indicavo a Madre Teresa i vari luoghi della costa tirrenica, mentre lei inviava a tutti il regalo di un’Ave Maria. A un certo punto un uomo, che ci accompagnava nel volo, cadde in ginocchio accanto a me e, con voce tremante, mi disse: «Padre, io non so che cosa mi stia accadendo! Mi sembra che Dio, Dio stesso mi stia guardando attraverso gli occhi di quella donna».

Riferii subito alla Madre le parole appena ascoltate. Ella, con tranquillità disarmante, commentò: «Gli dica che Dio lo sta guardando da tanto tempo: era lui che non se ne accorgeva…! God is love: Dio è Amore!». E, rivolta all’uomo, gli strinse la mano con affetto e gli consegnò alcune medagliette della Madonna: sembravano baci, che portavano il profumo dell’amore di Dio. Madre Teresa era così: semplice, umile, limpida, evangelicamente trasparente.

Il 22 maggio [1997] mi scrisse un messaggio per la VI Giornata Mondiale del Malato, che verrà celebrata a Loreto l’11 febbraio 1998. Il messaggio dice così: «Cari fratelli e sorelle che soffrite! Voi siete così vicini al cuore di Gesù Crocifisso che, senza staccarsi dalla Croce, egli può baciarvi e parteciparvi il Suo Amore. Siate Santi! Tutti per Gesù attraverso Maria». È il suo testamento: amare… amare! Lasciando però che sia Gesù, Volto e Presenza dell’Amore di Dio, a riempirci di Carità!

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Buon compleanno Gesù

Posté par atempodiblog le 20 décembre 2009

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Mi sento emozionato, caro Gesù, nel farTi gli auguri di buon compleanno.

In ogni Natale Tu sei il festeggiato, ma quante volte noi ci appropriamo della festa… e Ti lasciamo nell’angolo di un vago ricordo: senza impegno, senza cuore e senza ospitalità sincera! Da più di duemila anni, ad ogni Natale, noi ci scambiamo gli auguri perché avvertiamo che la Tua Nascita è anche la nostra nascita: la nascita della Speranza, la nascita della Vita, la nascita dell’Amore, la nascita di Dio nella grotta della nostra povertà. Però – quanto mi dispiace doverlo riconoscere! – il Tuo Natale è minacciato da un falso natale, che prepotentemente ci invade e ci insidia e ci narcotizza fino al punto da non vedere più e non sentire più il richiamo del vero Natale: il Tuo Natale, il Natale di cui abbiamo bisogno! Quante luci riempiono le vie e le vetrine in questo periodo! Ma la gente sa che la Luce sei Tu? E se interiormente gli uomini restano al buio, a che serve addobbare la notte con variopinte luminarie? Non è una beffa, o Gesù? Non è un tradimento del Natale? Queste domande, caro Gesù, si affollano nel mio cuore e diventano un invito forte alla conversione. E noi cristiani mandiamo luce con la nostra vita? E le famiglie e le parrocchie rassomigliano veramente a Betlemme? Si vede la stella cometa nei nostri occhi pieni di bontà? Dalle case e dai luoghi di divertimento in questi giorni escono musiche che vorrebbero essere invito alla gioia. Ma di quale gioia si tratta? Gli uomini hanno scambiato il piacere con la gioia: quale mistificazione! Il piacere è il solletico della carne e, pertanto, sparisce subito e va continuamente e insaziabilmente ripetuto; la gioia, invece, è il fremito dell’anima che giunge a Betlemme e vede Dio e resta affascinata e coinvolta nella Festa dell’Amore puro.
Sarà questa la nostra gioia?
Sarà questo il nostro Natale? Gesù, come vorrei che fosse così!  Ma c’è un altro pensiero che mi turba e mi fa sentire tanto distante il nostro natale dal Tuo Natale. A Natale, o Gesù, Tu non hai fatto il cenone e non hai prenotato una stanza in un lussuoso albergo di una rinomata stazione sciistica: Tu sei nato povero, Tu hai scelto l’umiltà di una grotta e le braccia di Maria (« la poverella » amava chiamarla Francesco d’Assisi, un grande esperto del Natale vero!). Come sarebbe bello se a Natale, invece di riempire le case di cose inutili, le svuotassimo per condividere con chi non ha, per fare l’esperienza meravigliosa del dono, per vivere il Natale insieme a Te, o Gesù! Questo sarebbe il vero regalo natalizio!A questo punto io Ti auguro ancora con tutto il cuore: buon compleanno, Gesù! Ma ho paura che la Tua Festa non sia la nostra festa. Cambiaci il cuore, o Gesù, affinché noi diventiamo Betlemme e gustiamo la gioia del Tuo Natale con Maria, con Giuseppe, con i pastori, con Francesco d’Assisi, con Francesco Saverio, con Vincenzo de’ Paoli, con Teresa di Lisieux, con Carlo de Foucauld, con Papa Giovanni, con Madre Teresa di Calcutta e con tante anime che, con il cuore, hanno preso domicilio a Betlemme.

Buon Natale a tutti…, ma ora sapete di quale Natale intendo parlare.

Mons. Angelo Comastri

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A Maria, Madre dell’attesa

Posté par atempodiblog le 20 décembre 2009

A Maria, Madre dell'attesa dans Avvento Maria-Santissima

O Madre, Tu conosci la trepidazione e la bellezza dell’attesa.
Tu hai atteso la nascita del Figlio di Dio
Che ha scelto te come culla del Mistero.
Tu hai sentito il battito del Suo Cuore umano e divino
e hai atteso la gioia di vedere il Suo Volto.

Tu hai atteso l’ora decisiva di Gesù
e l’hai visto allontanarsi da casa
per dare una Casa a tutta l’umanità.
Tu hai atteso ogni giorno:
e puntualmente è giunto il giorno della Croce.
Tu hai continuato ad attendere
nel lungo e drammatico Sabato santo
e hai visto la luce della Resurrezione.

Tu ora attendi per noi: Tu sei la Madre dell’attesa!
Metti olio nelle nostre povere lampade
e insegnaci ad attendere il ritorno di Gesù
gioiosamente, fedelmente, tenacemente ogni giorno.
Maranatha! Vieni, Signore Gesù!
La Chiesa ti invoca: Vieni, Signore Gesù!
Con Maria ti supplica: Vieni, Signore Gesù!

Mons. Angelo Comastri

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Invito alla santità di Madre Teresa

Posté par atempodiblog le 8 décembre 2009

Invito alla santità di Madre Teresa dans Cardinale Angelo Comastri 15q2621

La Beata Madre Teresa di Calcutta, quando sentiva qualcuno che si lamentava perché vedeva poca santità nella Chiesa, prontamente e decisamente rispondeva: “Ti lamenti? Ti lamenti perché vedi poca santità nella Chiesa? Aiutala! Fatti santo!”.

E aggiungeva, con singolare sapienza: “Non serve a niente gridare: E’ buio! E’buio!, quando è buio; l’unica cosa che dobbiamo fare è accendere la luce; anzi l’unica cosa importante è diventare luce, lasciandosi accendere da Gesù”.

del Card. Angelo Comastri

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13 ottobre 1917: il giorno del “miracolo del sole”

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2008

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“Io sono la Madonna del Rosario. Continuate a recitarlo tutti i giorni…È necessario che i peccatori si convertano, che chiedano perdono dei loro peccati”. – Questo è il primo messaggio della Vergine ai tre pastorelli.

La Madonna, per il 13 Ottobre, aveva promesso ai veggenti di Fatima un grande miracolo, affinché tutti credessero: man mano che si avvicinava il giorno fatidico, l’attesa diventava sempre più impaziente e mobilitava folle mai viste precedentemente.

di Mons. ANGELO COMASTRI

Continua qui 2e2mot5 dans Diego Manetti http://www.mariadinazareth.it/miracolo%20del%20sole.htm

 

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