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Papa Francesco: Dio, ferma la guerra o la catastrofe atomica ci estinguerà

Posté par atempodiblog le 17 mars 2022

Papa Francesco: Dio, ferma la guerra o la catastrofe atomica ci estinguerà
Il Papa riflette sul futuro dell’umanità nell’udienza generale, durante la quale prega per l’Ucraina recitando un’accorata a preghiera scritta dall’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia: Perdonaci, Dio, se continuiamo a uccidere nostro fratello. In mattinata l’incontro a San Pietro con degli studenti di Milano, ai quali chiedeva di rivolgere un pensiero ai bambini ucraini sotto le bombe
di Salvatore Cernuzio – Vatican News

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In un mondo in cui uomini e donne vivono sotto pressione, nella proiezione di un futuro fatto di macchine e robot che regalano l’illusione di una giovinezza eterna, si fa strada l’idea di una catastrofe finale che ci estinguerà: Quello che succede con un’eventuale guerra atomica, dice il Papa durante la sua catechesi nell’udienza generale, in riferimento alle ripetute minacce nucleari emerse in questi oltre venti giorni di guerra in Ucraina. Lo scenario è apocalittico, ma sembra diffondersi sempre di più tra la gente comune: Il ‘giorno dopo’ – se ci saranno ancora giorni ed esseri umani – si dovrà ricominciare da zero. Distruggere tutto per ricominciare da zero, commenta il Pontefice.

La preghiera per l’Ucraina
Al termine dell’udienza, Francesco è tornato poi a richiamare l’attenzione sulla barbarie che si consuma nel Paese est-europeo. Il suo appello prende la forma di una accorata preghiera, quella scritta dall’arcivescovo di Napoli, monsignor Mimmo Battaglia, che il Pontefice recita con i fedeli in Aula Paolo VI. Nel dolore di questa guerra, facciamo una preghiera tutti insieme chiedendo al Signore il perdono e chiedendo la pace. Pregheremo con una preghiera che ha scritto un vescovo italiano, dice il Papa:

Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di noi peccatori! Signore Gesù, nato sotto le bombe di Kiev, abbi pietà di noi! Signore Gesù, morto in braccio alla mamma in un bunker di Kharkiv, abbi pietà di noi! Signore Gesù, mandato ventenne al fronte, abbi pietà di noi! Signore Gesù, che vedi ancora le mani armate all’ombra della tua croce, abbi pietà di noi! Perdonaci Signore, se non contenti dei chiodi con i quali trafiggemmo la tua mano, continuiamo ad abbeverarci al sangue dei morti dilaniati dalle armi.

Ferma la mano di Caino
Perdonaci, se queste mani che avevi creato per custodire, si sono trasformate in strumenti di morte, prosegue Papa Francesco.

Perdonaci, Signore, se continuiamo ad uccidere nostro fratello, se continuiamo come Caino a togliere le pietre dal nostro campo per uccidere Abele. Perdonaci. Perdonaci, se continuiamo a giustificare con la nostra fatica la crudeltà, se con il nostro dolore legittimiamo l’efferatezza dei nostri gesti. Perdonaci la guerra, Signore. Perdonaci la guerra, Signore.

Il Papa implora quindi il Signore: Ferma la mano di Caino! Illumina la nostra coscienza, non sia fatta la nostra volontà, non abbandonarci al nostro agire! Fermaci, Signore, fermaci! E quando avrai fermato la mano di Caino, abbi cura anche di lui. È nostro fratello. O Signore, poni un freno alla violenza! Fermaci, Signore!.

Il pensiero ai bambini sotto le bombe
Pregare per l’Ucraina ferita è stata anche la missione che il Papa ha affidato ai giovani polacchi che nei prossimi giorni si riuniranno nel Santuario di Jasna Gora o nelle loro parrocchie per l’iniziativa “Uno per tutti, tutti per uno”, sabato e domenica prossimi: Questa volta preghiamo soprattutto per la pace in Ucraina, ha detto. E ancora una preghiera per la terra ucraina e per la sua popolazione è stata al centro dell’incontro di questa mattina, nella Basilica di San Pietro, con circa duemila studenti dell’Istituto professionale “La Zolla”, di Milano. Il Papa aveva chiesto loro di pensare, fare un pensiero ai tanti  bambini, bambine, ragazzi e ragazze che sono in guerra, che oggi in Ucraina stanno soffrendo, sono come noi, come voi.

Sei, sette, dieci, quattordici anni e voi avete davanti un futuro, una sicurezza sociale di crescere in una società in pace. Invece questi piccoli, anche piccolini, devono fuggire dalle bombe, stanno soffrendo, tanti, con quel freddo che fa lì… Pensiamo. Ognuno di noi pensi a questi bambini, bambine a questi ragazzi, ragazze, oggi stanno soffrendo, oggi, a 3000 km da qui. Preghiamo il Signore. Io farò la preghiera e voi con il cuore con la mente pregate con me, ha esortato il Pontefice.

Da qui, una preghiera da recitare insieme: “Signore Gesù ti prego per i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze che stanno vivendo sotto le bombe, che vedono questa guerra terribile, che non hanno da mangiare, che devono fuggire lasciando casa, tutto… Signore Gesù guarda questi bambini, questi ragazzi, proteggili, sono le vittime della superbia di noi, gli adulti. Signore Gesù benedici questi bambini e proteggili. Insieme preghiamo la Madonna perché li protegga. Ave Maria….”.

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Filippine, una fede arrivata 501 anni fa e ancora viva

Posté par atempodiblog le 17 mars 2022

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Oggi, 17 marzo, è la celebrazione ufficiale del 501° anno del Cristianesimo nelle Filippine. In questo giorno la nostra fede germogliò e cominciò a procedere con fermezza e unità.

Fonte: Hugot Seminarista

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Il 25 marzo il Papa consacrerà Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria

Posté par atempodiblog le 15 mars 2022

Il 25 marzo il Papa consacrerà Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria
L’atto avverrà durante la Celebrazione della Penitenza che Papa Francesco presiederà alle 17 nella Basilica di San Pietro. Lo stesso atto, lo stesso giorno, sarà compiuto a Fatima dal cardinale Krajewski, elemosiniere pontificio, come inviato del Papa
della Redazione di Vatican News

Il 25 marzo il Papa consacrerà Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria dans Articoli di Giornali e News Papa-Francesco-e-la-Vergine-Maria

Venerdì 25 marzo, durante la Celebrazione della Penitenza che presiederà alle 17 nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco consacrerà all’Immacolato Cuore di Maria la Russia e l’Ucraina. Lo stesso atto, lo stesso giorno, sarà compiuto a Fatima dal cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio, come inviato dal Santo Padre. Lo rende noto in una dichiarazione il direttore della Sala Stampa della Santa Sede Matteo Bruni. Per la consacrazione è stato scelto il giorno della festa dell’Annunciazione del Signore. Lo annuncia in un tweet anche il Papa, invitando a pregare per la pace.

La Madonna, nell’apparizione del 13 luglio 1917 a Fatima, aveva chiesto la consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato, affermando che, qualora non fosse stata accolta questa richiesta, la Russia avrebbe diffuso “i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni – aveva aggiunto – saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte”. Dopo le apparizioni di Fatima ci sono stati vari atti di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria: Pio XII, il 31 ottobre 1942, consacrò tutto il mondo e il 7 luglio 1952 consacrò i popoli della Russia al Cuore Immacolato di Maria nella Lettera apostolica Sacro vergente anno:

“Come pochi anni fa abbiamo consacrato tutto il mondo al Cuore immacolato della vergine Madre di Dio, così ora, in modo specialissimo, consacriamo tutti i popoli della Russia al medesimo Cuore immacolato”.

Paolo VI, il 21 novembre 1964, rinnovò la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato alla presenza di Padri del Concilio Vaticano II. Papa Giovanni Paolo II compose una preghiera per quello che definì Atto di affidamento da celebrarsi nella Basilica di Santa Maria Maggiore il 7 giugno 1981, solennità di Pentecoste. Questo il testo:

O Madre degli uomini e dei popoli, Tu conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre che scuotono il mondo, accogli il nostro grido rivolto nello Spirito Santo direttamente al Tuo cuore ed abbraccia con l’amore della Madre e della Serva del Signore coloro che questo abbraccio più aspettano, e insieme coloro il cui affidamento Tu pure attendi in modo particolare. Prendi sotto la Tua protezione materna l’intera famiglia umana che, con affettuoso trasporto, a Te, o Madre, noi affidiamo. S’avvicini per tutti il tempo della pace e della libertà, il tempo della verità, della giustizia e della speranza.

Poi, per rispondere più pienamente alle richieste della Madonna, volle esplicitare durante l’Anno Santo della Redenzione l’atto di affidamento del 7 giugno 1981, ripetuto a Fatima il 13 maggio 1982. Nel ricordo del Fiat pronunciato da Maria al momento dell’Annunciazione, il 25 marzo 1984 in piazza San Pietro, in unione spirituale con tutti i Vescovi del mondo, precedentemente convocati, Giovanni Paolo II affida al Cuore Immacolato di Maria tutti i popoli:

E perciò, o Madre degli uomini e dei popoli, Tu che conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu che senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, che scuotono il mondo contemporaneo, accogli il nostro grido che, mossi dallo Spirito Santo, rivolgiamo direttamente al Tuo Cuore: abbraccia con amore di Madre e di Serva del Signore, questo nostro mondo umano, che Ti affidiamo e consacriamo, pieni di inquietudine per la sorte terrena ed eterna degli uomini e dei popoli. In modo speciale Ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno.

Nel giugno del 2000 la Santa Sede ha rivelato la terza parte del segreto di Fatima e l’allora arcivescovo Tarcisio Bertone, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, sottolineò che suor Lucia, in una lettera del 1989, aveva confermato personalmente che tale atto solenne e universale di consacrazione corrispondeva a quanto voleva la Madonna: Sì, è stata fatta – aveva scritto la veggente – così come Nostra Signora l’aveva chiesto, il 25 marzo 1984″.

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Preghiamo per tutte le 27 guerre nel mondo

Posté par atempodiblog le 28 février 2022

Preghiamo per tutte le 27 guerre nel mondo
In tutte le diocesi italiane si prega per la pace in Ucraina. A ben vedere sarebbe giusto che queste iniziative diventassero un appuntamento periodico, che ad esempio ogni mese i fedeli fossero invitati a momenti di preghiera per la pace. Tantissime infatti sono le guerre che devastano il pianeta: 27 secondo una stima aggiornata.
di Anna Bono – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: Radio Maria

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In tutte le diocesi italiane si prega per la pace. Monsignor Riccardo Fontana, vescovo di Arezzo-Cortona-San Sepolcro, ha presieduto una veglia di preghiera la sera del 27 febbraio. Nella diocesi di Parma il 25 febbraio è stato acceso un cero nella Cappella dei caduti a conclusione della messa celebrata da monsignor Enrico Solmi. A Ivrea monsignor Edoardo Cerrato ha invitato i fedeli a un’ora di adorazione eucaristica e preghiera per la pace, che si terrà la sera del 1° marzo, e ha chiesto a tutte le parrocchie della diocesi di organizzare altri momenti di preghiera. A Como, sempre il 1° marzo, monsignor Oscar Cantoni reciterà il rosario insieme ai fedeli in cattedrale. Il vescovo di Bolzano Bressanone, monsignor Ivo Muser, ha disposto che tutte le campane della diocesi suonino a mezzogiorno del 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, “in segno di pace, riconciliazione e solidarietà”. Nello stesso giorno tutti i santuari mariani della diocesi di Torino e Susa dedicheranno un momento di preghiera a Maria, Regina della pace.

Sarebbe giusto che queste iniziative, pensate per l’Ucraina in guerra, diventassero un appuntamento periodico, che ogni mese, ad esempio, i fedeli fossero invitati a momenti di preghiera per la pace, magari di volta in volta ricordando una delle tante, tantissime guerre che devastano il pianeta, combattute in decine di paesi: 27 secondo una stima aggiornata al 2021 e limitando il conto ai conflitti maggiori.

Sono quasi tutti conflitti interni a uno stato, tra eserciti nazionali e milizie armate – separatiste,  jihadiste, antigovernative… – oppure tra gruppi antagonisti, per lo più su base etnica o religiosa (non di rado entrambe le cose), che si contendono il controllo di territori, di risorse, dell’apparato statale. La guerra più lunga in corso è quella tra clan in Somalia, iniziata nel 1991. Ha smembrato il paese, con la secessione di Somaliland,  Puntland e altre regioni, e l’occupazione di vasti territori a sud della capitale Mogadiscio da parte del gruppo jihadista al Shabaab, autore di continui attentati nella capitale. La più recente è quella in Etiopia, dichiarata contro il governo nel novembre del 2020 dal Tplf, il partito dell’etnia tigrina, nel tentativo di riprendere il controllo dello stato perso nel 2018, dopo averlo detenuto con mano durissima per quasi 30 anni.

Forse le guerre più “dimenticate”, una espressione usata non sempre a ragione, sono quelle in Yemen e in Myanmar. In Yemen si combatte dal 2014, da quando cioè il movimento sciita Houthi si è rivoltato contro il governo sunnita, con una escalation a partire dall’anno successivo in seguito all’intervento di Arabia Saudita e di altri stati sunniti in favore del governo. In Myanmar il conflitto attuale segue il colpo di stato militare del febbraio del 2021. È in corso una repressione durissima della rivolta armata organizzata dalle Forze di difesa popolare e che si salda con i gruppi di resistenza etnici.

L’elenco delle guerre è lungo. Molte si combattono in Africa dove il solo jihad è presente in almeno dieci paesi con gruppi affiliati ad al Qaeda o all’Isis ed è in grado di compiere attentati in molti altri.

Oggi, per tentare di mantenere la pace nel mondo, sono attive 12 missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite. Dal 1948 ne sono state approvate ben 71. Di quelle attuali, tre sono in Medio Oriente (Golan, Libano e Medio Oriente con sede a Gerusalemme), sei in Africa (Sahara Occidentale, Mali, Sudan, Sudan del Sud, Repubblica democratica del Congo e Repubblica Centrafricana), una in Asia (Pakistan-India), due in Europa (Cipro e Kossovo). Impiegano complessivamente 87.572 uomini messi a disposizione da 121 paesi: 63.889 militari, 7.266 agenti di polizia e 16.457 civili. Il bilancio finanziario per il periodo che va dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022 è di 6,38 miliardi. Finora nelle 12 missioni in corso sono morte 1.500 persone (ma le perdite in totale, dal 1948, sono 4.161).

È da ricordare anche quanti soldati italiani sono impegnati in missioni all’estero. L’impiego complessivo è di 9.449 militari come consistenza massima e 6.511 come consistenza media, per un totale di 40 missioni: nove svolte in ambito NATO, 12 in ambito Unione Europea, sette in ambito Onu, tre nel contesto della forza multinazionale in Iraq chiamata “coalition of the willing” e le rimanenti esclusivamente nazionali. Nel 2021 il bilancio per sostenere queste missioni militari è stato di 1,25 miliardi di euro. L’Africa è stata la principale destinazione dei militari italiani, presenti in 19 missioni, seguita dall’Europa con 11 missioni e dall’Asia con dieci. 

Le perdite in vite umane causate dalla guerra ogni anno sono decine di migliaia – il calcolo per il 2020 è di oltre122mila – molte delle quali civili. Enorme è il numero di persone costrette a mettersi in salvo fuggendo. Secondo l’ultimo rapporto dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, pubblicato nel giugno 2021 e relativo al 2020, i rifugiati, vale a dire le persone che per mettersi in salvo hanno superato i confini dei loro paesi e hanno chiesto asilo, sono 26,4 milioni. I profughi interni, rimasti entro i confini nazionali, sono 48 milioni, a cui si aggiungo 4,1 milioni di richiedenti asilo. Incalcolabili sono altri danni della guerra: perdita del lavoro e di ogni mezzo di sussistenza, famiglie divise, violenze e abusi, bambini arruolati nei combattimenti, decine di migliaia di scuole chiuse, infrastrutture distrutte… è un elenco infinito.

Sempre, non solo quando la guerra si fa vicina, sarebbe buono e giusto pregare per la pace.

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Missionari e missionarie di Don Orione: “Noi restiamo qui, non possiamo abbandonare i nostri ragazzi disabili, le mamme, i bambini, i poveri”

Posté par atempodiblog le 25 février 2022

EUROPA/UCRAINA  Missionari e missionarie di Don Orione: “Noi restiamo qui, non possiamo abbandonare i nostri ragazzi disabili, le mamme, i bambini, i poveri”

Missionari e missionarie di Don Orione: “Noi restiamo qui, non possiamo abbandonare i nostri ragazzi disabili, le mamme, i bambini, i poveri” dans Articoli di Giornali e News Ucraina

Roma (Agenzia Fides Don Giovanni Carollo, direttore della provincia religiosa “Madre della Divina Provvidenza” dei Figli della Divina Provvidenza (Don Orione) da cui dipende la missione orionina in Ucraina, in contatto con i sacerdoti di Don Orione presenti a Kiev e a Leopoli, nel comunicato inviato a Fides riporta le notizie che gli arrivano dai confratelli.

Don Moreno Cattelan, che si trova a Kiev, riferisce che “è in vigore la legge marziale, si raccomanda di mantenere la calma e se suona l’allarme raggiungere i rifugi. Nella notte è stato bombardato l’aeroporto militare della città, situato nei pressi della casa orionina. Molte persone stanno lasciando la capitale formando lunghi incolonnamenti di auto. Non è semplice reperire carburante”.

“Anche a Leopoli (L’viv) sono suonate più volte le sirene  fa sapere Don Fabio Cerasa , c’è un traffico pazzesco, perché tutti stanno scappando. Noi siamo qui in casa. I distributori di carburante sono presi d’assalto, così come i bancomat. L’aeroporto è stato già chiuso”. Don Egidio Montanari, sempre da L’viv, riferisce che “l’attacco è su tutta la nazione, da questa mattina continuano a suonare le sirene antiaeree, non abbiamo ancora sentito esplosioni ma credo che ci sia un pericolo di bombardamento dell’aeroporto della città, perché stanno facendo questo in varie città dell’Ucraina. Noi restiamo qui, non possiamo abbandonare il campo, la casa e soprattutto i nostri ragazzi disabili perché hanno solo noi. Vediamo come evolverà la situazione ».
Nel frattempo si è deciso che Don Moreno Cattelan lasci Kiev per raggiungere i confratelli a L’viv così da stare tutti insieme. Ma avendo solo metà serbatoio, si incontreranno a metà strada per poi rientrare a L’viv.

Questa mattina anche le Piccole Suore Missionarie della Carità (Don Orione) sono riuscite a mettersi in contatto con le suore che si trovano a Kharkiv, città tra le più colpite dall’attacco russo, e nella vicina Korotycz. Suor M. Kamila da Kharkiv ha riferito che sono state svegliate nella notte dal rumore degli spari. La situazione è molto delicata. Il Cardinale ha chiesto alle Suore orionine delle due comunità di riunirsi tutte a Korotyc, perché ritenuta più sicura. Alle Suore, appartenenti alla provincia polacca, è stato chiesto se preferivano rientrare in Polonia, ma tutte hanno scelto di rimanere accanto alle mamme, ai bambini e ai poveri che assistono. Come i sacerdoti orionini anche le suore hanno chiesto di pregare.

I superiori generali dei Figli della Divina Provvidenza (Don Orione) e delle Piccole Suore Missionarie della Carità, don Tarcisio Vieira e Madre M. Mabel Spagnuolo hanno manifestato alle religiose e ai sacerdoti orionini e alla popolazione ucraina la vicinanza di tutta la Famiglia Carismatica Orionina, assicurando preghiere per la pace.

(SL) (Agenzia Fides 24/02/2022)

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Vogliono la fine del mondo? Signore, liberaci dal male

Posté par atempodiblog le 25 février 2022

Vogliono la fine del mondo? Signore, liberaci dal male
Di fronte alla violenza prepotente della guerra, alle popolazioni attonite di tutto il mondo non resta che pregare e aiutare chi soffre. C’è paura e sbigottimento per la follia di un conflitto che può diventare molto più grande. Non possiamo restare indifferenti
di Sergio Centofanti – Vatican News

Vogliono la fine del mondo? Signore, liberaci dal male dans Anticristo Regina-della-Pace-prega-per-noi

Non ci resta che pregare. Di fronte alla violenza inaudita e prepotente della guerra, di fronte agli incubi di un conflitto più grande e devastante, di fronte alla follia e alla irrazionalità che fanno tremare il mondo, non ci resta che invocare Dio. L’umanità intera è in preda all’angoscia per le notizie che vengono dall’Ucraina. C’è incredulità, paura, sbigottimento. C’è chi parla di segni apocalittici: la pandemia, gli sconvolgimenti del clima, la guerra. C’è chi ricorda come iniziò la seconda guerra mondiale: l’Anschluss, i Sudeti, la Polonia. Che possiamo fare di fronte al mistero grande dell’iniquità? Soltanto alzare gli occhi al cielo e pregare.

Possiamo aiutare chi soffre. Le Caritas sono in prima linea. Possiamo pensare ai bambini, alle mamme, ai papà, ai nonni, agli uomini e alle donne della terra ucraina, che adesso è così vicina a noi. Chiedono aiuto, solidarietà. Siamo sconvolti con loro, atterriti. Oggi soffrono loro, domani chissà. Non possiamo restare indifferenti. Sono nostri fratelli e nostre sorelle.

Cosa si vuole occupare? Cosa si vuole distruggere? Che armi saranno usate? Altri Paesi saranno attaccati? Con quali stupide e false giustificazioni? Non vogliamo credere che ci sia qualcuno così pazzo da rischiare di devastare il mondo per aggiungere un po’ di potere al suo potere. Il potere di questo mondo passa presto. E poi verrà il giudizio di Dio. Ma la storia ci insegna che in questi casi, spesso, arriva prima il giudizio umano.

I soldati vanno alla guerra. Obbediscono. Ammazzano e sono ammazzati. Per un pezzo di terra che fa gola a qualche potente. Qualcuno rifiuterà l’ordine di uccidere degli innocenti? Qualcuno si ribellerà al comando di compiere un bombardamento indiscriminato e atroce? O saranno tutti fieri di schiacciare i più deboli? Giganti orgogliosi nel calpestare i più piccoli.

Di fronte a questi eventi ci si sente inermi, senza parole. Non ci resta che pregare. E aiutare, ognuno come può. Tutti dobbiamo pregare. Alzando la nostra debole voce verso Dio. Anche quelli che pensano di essere atei possono pregare. Basta un pensiero. Il Creatore ascolta il grido di tutte le sue creature. Dobbiamo essere tutti uniti adesso, dimenticando ogni divisione, ogni contrasto, ogni rancore, per poter dire insieme: Signore, liberaci dal male.

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Pensiero spirituale sulla preghiera per la pace nel mondo

Posté par atempodiblog le 24 février 2022

Uno sguardo di fede sull’attualità
Pensiero spirituale sulla preghiera per la pace nel mondo
Tratto da: La lettura cristiana della cronaca e della storia di Padre Livio Fanzaga

Pensiero spirituale sulla preghiera per la pace nel mondo dans Anticristo Ges-nostra-unica-speranza

Cari amici,

la notizia che temevamo è diventata una realtà: Putin ha dato ordine di invadere l’Ucraina.

Papa Francesco ha ammesso di provare un grande dolore per questa situazione che porta alla follia della guerra e ha invocato la Regina della pace dicendo: «La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra» e ha invitato soprattutto i credenti a dedicare la prima giornata di Quaresima alla preghiera e al digiuno per la pace.
È chiaro che queste parole sono particolarmente significative in quanto riecheggiano quanto la Madonna in tutti questi anni ci ha raccomandato.

La Madonna anche nel messaggio del 25 marzo 2021 (giorno dell’Annunciazione) ha ribadito che Lei è qui come Regina della pace perché satana vuole l’odio e la guerra. Questa è la nostra speranza, questa è la nostra gioia, questa è la nostra certezza!

In questi anni di pandemia la Madonna è intervenuta dodici volte per dirci che satana vuole l’odio e la guerra. In particolare vuole distruggere le nostre vite e il pianeta sul quale viviamo.

La Madonna è già intervenuta nel 1991, quando crollò Unione Sovietica ed era latente il pericolo di una conflagrazione mondiale che Lei stessa sventò. La stessa cosa fece nel 1984, quando l’Europa venne minacciata da un attacco nucleare da parte dell’Unione Sovietica ma il 13 maggio, quando le forze del Patto di Varsavia si apprestavano a dare l’assalto all’Europa occidentale e meridionale, all’ultimo istante un imprevisto fa saltare i piani dello stato maggiore sovietico: un deposito strategico di armi e missili destinati alla Flotta dell’Artico, che avrebbe dovuto tagliare la strada ai rifornimenti dall’America del Nord all’Europa aggredita da Mosca, esplose rovinosamente e l’operazione fu annullata.

Spesso sottovalutiamo l’intervento del Cielo. La potenza di Dio è illimitata. Arriva a compiere miracoli, come ha fatto fino ad ora preservando il mondo dalla distruzione che satana brama e persegue in tutti i modi.

Abbiamo questa grande grazia della presenza di Maria. Non dobbiamo dimenticare quello che la Madonna ha detto in più occasioni, ovvero che molti l’hanno accolta ma un numero enorme neanche la prende in considerazione.

Siamo ovviamente tutti molto ansiosi di sapere che cosa dirà la Regina della pace domani nel messaggio a Marija. Non aspettiamoci chissà quali novità o rivelazioni, ci basti la sua presenza e il fatto che Lei venga ogni giorno sulla terra a pregare con noi.

Con la preghiera e il digiuno si possono fermare anche le guerre peggiori.

Quando la Madonna dice che “satana regna” si riferisce al fatto che proprio la governance internazionale è in una prospettiva che a satana piace molto perché si contendono il dominio, il potere, l’egemonia sul mondo. La Madonna conosce bene le follie umane.
Dio è sempre intervenuto nella storia della salvezza e con il suo popolo di persone umili e semplici che sanno pazientare, sopportare, pregare e amare, preparerà il suo futuro.

Raccomando a tutti di entrare in una prospettiva nuova, alla luce del fatto che durante la pandemia non ci siamo messi in allarme per quanto riguarda la nostra situazione esistenziale in rapporto a Dio. Ci siamo affidati alla scienza. Le preghiere sono state poche o nulle. Il mondo ha continuato la sua deriva sulla via dell’apostasia rifiutando la fede e la Croce.
Con l’incombere di questa calamità gravissima sul mondo, l’umanità rischia di distruggere se stessa in pochi minuti perché nei cuori c’è l’odio accecante e porta sempre a soluzioni inimmaginabili, come il ricorso all’uso di armi atomiche.
Nel tempo delle apparizioni a Medjugorje abbiamo rischiato due volte un’ecatombe nucleare non casuale, ma voluta. Nel 1984 e nel 1991. La Madonna è in grado di fermare una deriva che satana persegue in tutti i modi.

Pur comprendendo l’apprensione e il senso di angoscia umano che ci accomuna in questo  momento, vi esorto a non perdere di vista il punto di riferimento fondamentale dei nostri tempi, ovvero la presenza della Madonna e soprattutto le parole che lei stessa ci ha detto, cioè che con la preghiera e il digiuno possiamo fermare le guerre per quanto violente esse siano.

Facciamo nostre le parole del Santo Padre e le nostre intenzioni di preghiera siano di richiesta di Sua intercessione per la pace:
La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra.

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Ucraina, Papa Francesco: ho un grande dolore, il 2 marzo preghiera e digiuno per la pace

Posté par atempodiblog le 24 février 2022

Ucraina, Papa Francesco: ho un grande dolore, il 2 marzo preghiera e digiuno per la pace
“La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra”: è l’invocazione accorata del Papa al termine dell’udienza generale in cui chiama a raccolta soprattutto i credenti perché dedichino la prima giornata di Quaresima al raccoglimento per il Paese europeo: Dio è il Padre di tutti non solo di qualcuno, ci vuole fratelli e non nemici
di Adriana Masotti – Vatican News

Ucraina, Papa Francesco: ho un grande dolore, il 2 marzo preghiera e digiuno per la pace dans Articoli di Giornali e News Regina-della-Pace-Cuore-Immacolato

“Ho un grande dolore nel cuore per il peggioramento della situazione in Ucraina”. Papa Francesco esordisce così al termine della catechesi all’udienza generale di oggi. Poco prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana, il suo ampio appello alla pace che non nasconde forte preoccupazione e rammarico per l’esito, per ora negativo, registrato dai negoziati internazionali. “Nonostante gli sforzi diplomatici delle ultime settimane – osserva – si stanno aprendo scenari sempre più allarmanti. Come me tanta gente nel mondo sta provando angoscia e preoccupazione. Ancora una volta la pace di tutti è minacciata da interessi di parte”. Francesco prosegue:

Vorrei appellarmi a quanti hanno responsabilità politiche perché facciano un serio esame di coscienza davanti a Dio, che è il Dio della pace e non della guerra, il Padre di tutti non solo di qualcuno che ci vuole fratelli e non nemici. Prego tutte le parti coinvolte perché si astengano da ogni azione che provochi ancora più sofferenza alle popolazioni, destabilizzando la convivenza tra le nazioni e screditando il diritto internazionale.

L’appello a credenti e non credenti
Francesco sa che la politica non basta a cambiare i cuori, solo Dio può farlo, si rivolge quindi a tutti invitando credenti e non credenti ad unirsi in una supplica corale per la pace:

Gesù ci ha insegnato che alla insensatezza diabolica della violenza, si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno. Invito tutti a fare il prossimo 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, una giornata di digiuno per la pace. Incoraggio in modo speciale i credenti perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno.

La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra.

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Prete canta Mahmood a Messa/ Don Matteo, imitare il mondo non porta al Vangelo

Posté par atempodiblog le 24 février 2022

Prete canta Mahmood a Messa/ Don Matteo, imitare il mondo non porta al Vangelo
Don Matteo Selmo, sacerdote di Lonato del Garda, nel Bresciano, canta durante l’omelia le canzoni di Sanremo. Un errore culturale e dottrinale
di Monica Mondo  – Il Sussidiario

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Don Matteo, non quello della tv, ma un prete del bresciano, canta “Brividi” e “Apri tutte le porte”, due hit di Sanremo 2022, non all’oratorio, ma a Messa, durante le sue omelie. È scandaloso? Sì. È un problema? Sì. Bisogna finirla di vergognarsi a dire la verità, e quel che detta dentro la ragione. Bisogna finirla di non osare, per non passare per bacchettoni. Ogni cosa ha il suo tempo, la sua ora sotto il cielo. E ogni scelta di vita ha le sue regole, e obbedirvi dovrebbe essere una decisione per l’esistenza, non una gabbia. 

Nessuno ha obbligato, spero, don Matteo al sacerdozio. E immagino che qualcuno gli abbia spiegato il senso del sacro e il significato della liturgia. Vi sono disposizioni sulle omelie e sulle musiche durante le celebrazioni eucaristiche non stabilite a capocchia da qualche vegliardo in Vaticano, ma motivate, spiegate e siglate da più papi, compreso Francesco. E la Messa non è tempo e luogo per Mahamoud e Blanco, e neppure per Morandi, o De André. 

Ma non solo. Don Matteo faccia pace con la sua vocazione, e si renda conto che, piaccia o no, le esibizioni gender fluid e i testi che raccontano performances sessuali contrastano con gli insegnamenti della Chiesa. Per cui il sesso resta l’unione di due corpi e anime benedetto nel sacramento del matrimonio, tra un uomo e una donna. Se, come certi prelati d’Oltralpe, la pensa diversamente, forse può confrontarsi coi suoi superiori, o cambiare mestiere, o chiedere asilo in una delle tante chiese del Nord Europa, così aperte e moderne da veder svuotati i loro templi trasformati per soldi in shop e musei. 

Basta anche coi preti che per risultare simpatici scimmiottano gli influencer, si filmano e diffondono le loro fantasie in rete. Non portano i giovani a Cristo in questo modo, non prendiamoci in giro. Basta coi preti che credono di rincorrere la modernità con provocazioni puerili. Un giro nei monasteri o in tante adorazioni eucaristiche fa capire come proprio i giovani siano attirati e colpiti dal silenzio, da parole esigenti e che cercano e propongono la verità, dalla bellezza dell’inginocchiarsi davanti al Santissimo (ricordo a don Matteo che nella Messa il Santissimo è lì, per tutti). Per la discoteca ci sono altri momenti, e non sono per i sacerdoti. 

Ma basta anche con preti ambigui: “tu che mi mordi la pelle con i tuoi occhi da vipera” non è testo da mettere in bocca a un sacerdote. “Nudo con i brividi” non è esattamente pedagogico per indurre i ragazzi a capire il senso dell’amore. Non è la prevalenza del moralismo sulla morale. La morale non è un orpello, ma la forma di una verità riconosciuta, cui hai deciso di aderire, perché corrisponde al tuo bisogno.

Scriveva l’eterno G.K. Chesterton: “La verità è che il mondo moderno ha subito un tracollo mentale, molto più consistente del tracollo morale”. E ancora: “Coloro che rompono con le fondamenta della Chiesa ben presto rompono anche con le proprie fondamenta e quelli che cercano di reggersi a prescindere dalla sua autorità non riescono a reggersi affatto”.

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Il Papa annuncia il Giubileo 2025: segno di rinascita dopo le sofferenze della pandemia

Posté par atempodiblog le 13 février 2022

Il Papa annuncia il Giubileo 2025: segno di rinascita dopo le sofferenze della pandemia
Francesco scrive una lettera a monsignor Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, dicastero al quale è affidata l’organizzazione dell’Anno Santo: “Negli ultimi due anni abbiamo patito dubbi e paure per la pandemia, la scienza con tempestività ha trovato un primo rimedio. Abbiamo piena fiducia che l’epidemia possa essere superata e il mondo ritrovare i suoi ritmi di relazioni personali e di vita sociale”
di Salvatore Cernuzio – Vatican News

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Un segno di quella “rinascita di cui tutti sentiamo l’urgenza”, dopo oltre due anni di pandemia, di dubbi, incertezze, di paura della morte, di parrocchie, scuole e uffici chiusi. Francesco guarda e invita a guardare con occhi di speranza al Giubileo che la Chiesa universale celebrerà nel 2025. “Pellegrini di speranza” è infatti il motto scelto per questo Anno Santo che vuole favorire “un clima di speranza e di fiducia” dopo la devastante pandemia, come sottolinea il Papa in un messaggio a monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, dicastero al quale è affidata l’organizzazione dell’evento.

Un evento e un dono
Nel documento, firmato a San Giovanni in Laterano l’11 febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes, Francesco rammenta le radici di questo momento “di grande rilevanza spirituale, ecclesiale e sociale” – a partire dal primo Anno Santo indetto nel 1300 da Bonifacio VIII fino al Giubileo della Misericordia del 2016 – che nel corso dei secoli ha rappresentato un “dono di grazia” per tanti fedeli, con pellegrinaggi, indulgenze, testimonianze vive di fede.

Il Grande Giubileo dell’anno 2000 ha introdotto la Chiesa nel terzo millennio della sua storia. San Giovanni Paolo II lo aveva tanto atteso e desiderato, nella speranza che tutti i cristiani, superate le storiche divisioni, potessero celebrare insieme i duemila anni della nascita di Gesù Cristo il Salvatore dell’umanità.

Due anni di dolore
Ora che è vicino il traguardo dei primi 25 anni del secolo XXI, “siamo chiamati a mettere in atto una preparazione che permetta al popolo cristiano di vivere l’Anno Santo in tutta la sua pregnanza pastorale”, scrive il Pontefice. Lo sguardo si sposta sull’epoca odierna, gravemente ferita dalla pandemia di Covid. “Negli ultimi due anni – sottolinea Francesco – non c’è stato un Paese che non sia stato sconvolto dall’improvvisa epidemia che, oltre ad aver fatto toccare con mano il dramma della morte in solitudine, l’incertezza e la provvisorietà dell’esistenza, ha modificato il nostro modo di vivere”.

Come cristiani abbiamo patito insieme con tutti i fratelli e le sorelle le stesse sofferenze e limitazioni. Le nostre chiese sono rimaste chiuse, così come le scuole, le fabbriche, gli uffici, i negozi e i luoghi dedicati al tempo libero. Tutti abbiamo visto limitate alcune libertà e la pandemia, oltre al dolore, ha suscitato talvolta nel nostro animo il dubbio, la paura, lo smarrimento.

Il grazie alla scienza
La gratitudine del Papa va a uomini e donne di scienza che “con grande tempestività, hanno trovato un primo rimedio che progressivamente permette di ritornare alla vita quotidiana”.

Abbiamo piena fiducia che l’epidemia possa essere superata e il mondo ritrovare i suoi ritmi di relazioni personali e di vita sociale.

Un obiettivo, questo, dice il Papa, che “sarà più facilmente raggiungibile nella misura in cui si agirà con fattiva solidarietà, in modo che non vengano trascurate le popolazioni più indigenti, ma si possa condividere con tutti sia i ritrovati della scienza sia i medicinali necessari”.

Speranza e fiducia
L’invito è a “tenere accesa la fiaccola della speranza” e “fare di tutto perché ognuno riacquisti la forza e la certezza di guardare al futuro con animo aperto, cuore fiducioso e mente lungimirante”.

Il prossimo Giubileo potrà favorire molto la ricomposizione di un clima di speranza e di fiducia, come segno di una rinnovata rinascita di cui tutti sentiamo l’urgenza.  

Tutto però sarà possibile “se saremo capaci di recuperare il senso di fraternità universale, se non chiuderemo gli occhi davanti al dramma della povertà dilagante che impedisce a milioni di uomini, donne, giovani e bambini di vivere in maniera degna di esseri umani”, afferma il Pontefice, rivolgendo un pensiero particolare ai tanti profughi costretti ad abbandonare le loro terre. “Le voci dei poveri siano ascoltate in questo tempo di preparazione al Giubileo”, raccomanda a monsignor Fisichella.

Non trascurare la terra
Lungo questo cammino, inoltre, non bisogna trascurare la terra, aggiunge il Vescovo di Roma. Non dimenticare, cioè, “di contemplare la bellezza del creato e di prenderci cura della nostra casa comune”, come fanno già tanti giovani e giovanissimi che riconoscono “che la cura per il creato è espressione essenziale della fede in Dio e dell’obbedienza alla sua volontà”. Il Dicastero per la Nuova Evangelizzazione trovi allora “le forme adeguate” perché l’Anno Santo “possa essere preparato e celebrato con fede intensa, speranza viva e carità operosa” e perché possa essere “una tappa significativa per la pastorale delle Chiese particolari, latine ed orientali”, chiamate in questi anni “a intensificare l’impegno sinodale”.

Sarà importante aiutare a riscoprire le esigenze della chiamata universale alla partecipazione responsabile, nella valorizzazione dei carismi e dei ministeri che lo Spirito Santo non cessa mai di elargire per la costruzione dell’unica Chiesa

Il 2024, una “sinfonia di preghiera”
In attesa della Bolla di indizione, emanata a tempo debito, il Papa dice di “rallegrarsi” nel pensare che l’anno 2024, precedente all’evento giubilare, possa essere una grande “sinfonia di preghiera”, in cui “ringraziare Dio dei tanti doni del suo amore per noi e lodare la sua opera nella creazione, che impegna tutti al rispetto e all’azione concreta e responsabile per la sua salvaguardia”. Preghiera che si traduce anche “nella solidarietà e nella condivisione del pane quotidiano”, preghiera per fare del Padre nostro insegnatoci da Gesù un “programma di vita”.

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Benedetto XVI, l’essere cristiano mi dona l’amicizia con il giudice delle mia vita

Posté par atempodiblog le 8 février 2022

Benedetto XVI, l’essere cristiano mi dona l’amicizia con il giudice delle mia vita
La lettera del Papa emerito che accompagna la risposta tecnica al dossier sugli abusi nella diocesi di Monaco  Frisinga
di Angela Ambrogetti – ACI Stampa

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Una recente foto di Benedetto XVI e l’arcivescovo Gänswein al Mater Ecclesiae
Foto: Fondazione Ratzinger

“In tutti i miei incontri, soprattutto durante i tanti Viaggi apostolici, con le vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti, ho guardato negli occhi le conseguenze di una grandissima colpa e ho imparato a capire che noi stessi veniamo trascinati in questa grandissima colpa quando la trascuriamo o quando non l’affrontiamo con la necessaria decisione e responsabilità, come troppo spesso è accaduto e accade”.

La lettera che Benedetto XVI scrive a tutti a seguito della relazione sugli abusi del clero nella diocesi di Monaco e Frisinga, che lo chiama in causa, non è solo un chiarimento. Il Papa emerito mette a nudo la sua coscienza e insegna a preti e vescovi, a responsabili e singoli cristiani come tutti davanti a Dio siamo peccatori e che solo Lui può perdonare “se con sincerità mi lascio scrutare da Lui e sono realmente disposto al cambiamento di me stesso”. Del resto, scrive Benedetto “ l’essere cristiano mi dona la conoscenza, di più, l’amicizia con il giudice della mia vita e mi consente di attraversare con fiducia la porta oscura della morte”.

Il testo si apre con la cronaca e alcuni dettagli pratici sulla comunicazione di una svista: “Nel lavoro gigantesco di quei giorni – l’elaborazione della presa di posizione – è avvenuta una svista riguardo alla mia partecipazione alla riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980. Questo errore, che purtroppo si è verificato, non è stato intenzionalmente voluto e spero sia scusabile. Ho già disposto che da parte dell’arcivescovo Gänswein lo si comunicasse nella dichiarazione alla stampa del 24 gennaio 2022. Esso nulla toglie alla cura e alla dedizione che per quegli amici sono state e sono un ovvio imperativo assoluto. Mi ha profondamente colpito che la svista sia stata utilizzata per dubitare della mia veridicità, e addirittura per presentarmi come bugiardo”.

Non ha paura di dire le cose come stanno, Benedetto, e aggiunge: “ Tanto più mi hanno commosso le svariate espressioni di fiducia, le cordiali testimonianze e le commoventi lettere d’incoraggiamento che mi sono giunte da tante persone. Sono particolarmente grato per la fiducia, l’appoggio e la preghiera che Papa Francesco mi ha espresso personalmente. Vorrei infine ringraziare la piccola famiglia nel Monastero “Mater Ecclesiae” la cui comunione di vita in ore liete e difficili mi dà quella solidità interiore che mi sostiene”.

Archiviata la cronaca degli ultimi eventi ecco la parte più intima e personale, quando all’inizio della celebrazione della Messa “Preghiamo il Dio vivente pubblicamente di perdonare la nostra colpa, la nostra grande e grandissima colpa. È chiaro che la parola “grandissima” non si riferisce allo stesso modo a ogni giorno, a ogni singolo giorno. Ma ogni giorno mi domanda se anche oggi io non debba parlare di grandissima colpa. E mi dice in modo consolante che per quanto grande possa essere oggi la mia colpa, il Signore mi perdona, se con sincerità mi lascio scrutare da Lui e sono realmente disposto al cambiamento di me stesso”.

La Misericordia Divina, che nasce dalla “profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono”.

Benedetto scende ancora più nel profondo, non è questione di cronaca ma di teologia: “ Sempre più comprendo il ribrezzo e la paura che sperimentò Cristo sul Monte degli Ulivi quando vide tutto quanto di terribile avrebbe dovuto superare interiormente. Che in quel momento i discepoli dormissero rappresenta purtroppo la situazione che anche oggi si verifica di nuovo e per la quale anche io mi sento interpellato”.

La grandezza della richiesta del perdono perché tutti sbagliamo. “Ben presto  scrive Benedetto  mi troverò di fronte al giudice ultimo della mia vita. Anche se nel guardare indietro alla mia lunga vita posso avere tanto motivo di spavento e paura, sono comunque con l’animo lieto perché confido fermamente che il Signore non è solo il giudice giusto, ma al contempo l’amico e il fratello che ha già patito egli stesso le mie insufficienze e perciò, in quanto giudice, è al contempo mio avvocato (Paraclito). In vista dell’ora del giudizio mi diviene così chiara la grazia dell’essere cristiano”.

La lettera si conclude con una immagine potente dell’ Apocalisse: Giovanni “vede il Figlio dell’uomo in tutta la sua grandezza e cade ai suoi piedi come morto. Ma Egli, posando su di lui la destra, gli dice: “Non temere! Sono io…”.

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Festival di Sanremo/ Comunicato del Vescovo di Ventimiglia – San Remo

Posté par atempodiblog le 2 février 2022

Mons-Suetta

Una triste apertura del Festival della Canzone Italiana 2022 ha purtroppo confermato la brutta piega che, ormai da tempo, ha preso questo evento canoro e, in generale, il mondo dello spettacolo, servizio pubblico compreso.

La penosa esibizione del primo cantante ancora una volta ha deriso e profanato i segni sacri della fede cattolica evocando il gesto del Battesimo in un contesto insulso e dissacrante.

Il brano presentato, già nel titolo – Domenica – e nel contesto di un coro gospel, alludeva al giorno del Signore, celebrato dai cristiani come giorno della fede e della risurrezione, collocandolo in un ambiente di parole, di atteggiamento e di gesti, non soltanto offensivi per la religione, ma prima ancora per la dignità dell’uomo.

Non stupisce peraltro che la drammatica povertà artistica ricorra costantemente a mezzi di fortuna per far parlare del personaggio e della manifestazione nel suo complesso.

Indeciso se intervenire o meno, dapprima ho pensato che fosse conveniente non dare ulteriore evidenza a tanto indecoroso scempio, ma poi ho ritenuto che sia più necessario dare voce a tante persone credenti, umili e buone, offese nei valori più cari per protestare contro attacchi continui e ignobili alla fede; ho ritenuto doveroso denunciare ancora una volta come il servizio pubblico non possa e non debba permettere situazioni del genere, sperando ancora che, a livello istituzionale, qualcuno intervenga; ho ritenuto affermare con chiarezza che non ci si può dichiarare cattolici credenti e poi avvallare ed organizzare simili esibizioni; ho ritenuto infine che sia importante e urgente arginare la grave deriva educativa che minaccia soprattutto i più giovani con l’ostentazione di modelli inadeguati.

Sono consapevole che la mia contestazione troverà scarsa eco nel mondo mediatico dominato dal pensiero unico, ma sono ancora più certo che raggiungerà cuori puliti e coraggiosi, capaci di reagire nella quotidianità della vita ad aggressioni così dilaganti e velenose. Soprattutto sono convinto di dover compiere il mio dovere di pastore affinché il popolo cristiano, affidato anche alla mia cura, non patisca scandalo da un silenzio interpretato come indifferenza o, peggio ancora, acquiescenza.

Vero è, come dice il proverbio, che “raglio d’asino non sale al cielo”, ma stimo opportuno sollecitare le coscienze ad una seria riflessione e i credenti al dovere della riparazione nella preghiera, nella buona testimonianza della vita e nella coraggiosa denuncia.

Sanremo, 2 febbraio 2022.

✠ Antonio Suetta
Vescovo di Ventimiglia – San Remo

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Il capo dei vescovi tedeschi dà la caccia a Benedetto XVI: “Chieda scusa”

Posté par atempodiblog le 2 février 2022

Il capo dei vescovi tedeschi dà la caccia a Benedetto XVI: “Chieda scusa”
L’accusa di mons. Bätzing, numero uno della Conferenza episcopale di Germania, al Papa emerito: “Dica di aver commesso degli errori”
di Matteo Matzuzzi – Il Foglio
Tratto da: Radio Maria

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Ma quali bugie, la vicenda del prete pedofilo “coperto” nel 1980 è a pagina 1.051 della biografia di Ratzinger scritta da Peter Seewald

“Benedetto XVI deve pronunciarsi, non tener conto di quello che dicono i suoi consulenti. Deve dire la semplice frase ‘ho delle colpe, ho fatto degli errori, prego che chi è rimasto coinvolto di perdonarmi’”, ha detto nel corso di una trasmissione televisiva il presidente della Conferenza episcopale tedesca, mons Georg Bätzing. Sicuro di sé e della verità, il presule – che negli ultimi anni si è fatto notare per le interviste in cui reclamava il via libera alle diaconesse, urgenza suprema della Chiesa – ha confermato in poche battute lo spirito che anima la caccia a Joseph Ratzinger, accusato da un rapporto commissionato dall’arcidiocesi di Monaco e Frisinga di aver coperto ben quattro chierici pedofili tra il 1977 e il 1982 (Mons. Bätzing si complimenta invece con il cardinale Reinhard Marx, che la diocesi di Monaco la guida oggi e non quattro decenni fa, ed è finito pure lui nel doloroso rapporto). Il punto dolens, che tanto ha agitato la stampa internazionale, è la vicenda di padre Peter Hullermann (abusatore seriale), spostato da Essen a Monaco nel 1980 per essere affidato a buoni psichiatri. Nella memoria difensiva consegnata allo studio legale che ha lavorato al dossier, Benedetto XVI negava di aver partecipato alla riunione in cui si discusse la vicenda, salvo poi – quando l’accusa giacobina d’aver scandalosamente mentito e per di più su un tema delicato come quello della pedofilia aveva valicato le Alpi – correggersi e ammettere che effettivamente aveva partecipato (quarantadue anni fa) a quell’incontro. Scuse su cui in Germania hanno sorvolato, a cominciare proprio da mons. Bätzing, che con tutta evidenza non ha letto la biografia del Papa emerito scritta da Peter Seewald. Perché lì è tutto documentato. Lo ha fatto notare, con tanto di foto postate online, il vescovo di Passau, mons. Stefan Oster, che fin dall’inizio si era mostrato assai dubbioso sulle accuse rivolte a Ratzinger.

A pagina 1.051 dell’edizione italiana di Una vita (Garzanti), si legge infatti che “in veste di vescovo, durante una riunione del Consiglio dell’ordinariato nel 1980 aveva soltanto acconsentito ad accogliere il sacerdote in questione a Monaco affinché potesse sottoporsi a sedute di psicoterapia, ma il vicario generale Gerhard Gruber aveva autorizzato il sacerdote a prestare servizio in una parrocchia, contrariamente alla decisione di Ratzinger”. Insomma, Benedetto XVI non ha mai nascosto tale riunione, al punto da confermare i fatti nella sua biografia, scritta dal fidato Seewald. Non proprio lo stile di un McCarrick, tanto per fare il nome di un porporato che solo fino a pochi anni fa entrava in Vaticano alla stregua d’un faraone servito e riverito.

Le parole del capo dei vescovi tedeschi sono gravi, non trattandosi in questo caso di articoli apparsi sui giornali bensì di un vescovo con incarichi di massima responsabilità in una Conferenza episcopale. Un’uscita improvvida tale da ritenere necessario un intervento delle alte gerarchie vaticane e non solo un editoriale di Vatican News.

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L’Olocausto: Pio XII sapeva e salvò migliaia di ebrei. Nuove prove storiche

Posté par atempodiblog le 2 février 2022

L’Olocausto: Pio XII sapeva e salvò migliaia di ebrei. Nuove prove storiche
Papa Pacelli salvò personalmente almeno 15 mila persone di religione giudaica e seppe dettagliatamente quanto stava accadendo nel cuore dell’Europa. Lo afferma lo storico tedesco Michael Feldkamp con le prove raccolte negli archivi vaticani: “Possiamo ora correggere molte vaghe supposizioni o addirittura accuse” nei confronti del Pontefice e del suo presunto “silenzio”
di Mario Galgano – Vatican News

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Il capo archivista del Bundestag, lo storico tedesco Michael Feldkamp, si occupa da parecchi anni della ricerca su Papa Pio XII. Feldkamp che ha firmato pubblicazioni su diversi argomenti tra cui la nunziatura di Colonia e la diplomazia papale, così come articoli sul rapporto tra la Chiesa cattolica e il nazionalsocialismo, ha dedicato la sua opera del Duemila a “Pio XII e la Germania”. In questo suo lavoro lo storico mirava a portare il complesso stato della ricerca sul Pontefice al tempo dell’Olocausto ad un pubblico più ampio ed era anche intesa come una risposta al libro di John Cornwell Pio XII – “The Pope Who Remained Silent”.
I silenzi complici di Pio XII: è anche a questo che rispondono le novità emerse dai documenti cui Feldkamp si è dedicato negli archivi vaticani nei quali collabora con l’archivista Johannes Ickx. Papa Pio XII (al soglio pontificio dal 1939 al ’58) salvò personalmente almeno 15 mila ebrei e seppe da subito dell’Olocausto. Secondo Feldkamp, Papa Pacelli inviò un rapporto sugli stermini nazisti agli americani poco dopo la Conferenza di Wannsee, ma gli americani non gli credettero, da qui tanti aspetti sconosciuti al grande pubblico:

Dottor Feldkamp, lei è stato nei giorni scorsi negli archivi vaticani e ha visto alcuni documenti finora sconosciuti su Pacelli/Pio XII. Cosa pensa che ci sia di nuovo nella ricerca su di lui che il grande pubblico non conosce ancora?
Innanzitutto c’è da sottolineare che noi in Germania non siamo gli unici a fare ricerche su Pio XII. Non ci sono solo storici in questo campo, ma anche giornalisti – di cui abbiamo bisogno anche come moltiplicatori. Ciò che è nuovo ora, anche se noi lo abbiamo sempre saputo, è che Pio XII sapeva dell’Olocausto da subito. Per quanto riguarda lo sterminio sistematico degli ebrei europei, Papa Pacelli inviò un messaggio al presidente americano Roosevelt nel marzo 1942 – due mesi dopo la conferenza di Wannsee. In esso lo avvertiva che qualcosa stava accadendo in Europa nelle zone di guerra. Questi messaggi non erano considerati credibili dagli americani. Oggi sappiamo (…) che Pio XII si occupava della persecuzione degli ebrei quasi quotidianamente. Gli erano stati presentati tutti i rapporti e aveva creato un proprio ufficio all’interno della Seconda Sezione della Segreteria di Stato, dove il personale doveva occuparsi esclusivamente di tali questioni. C’era monsignor Domenico Tardini – che poi divenne un importante cardinale al Concilio Vaticano II – e c’era monsignor Dell’Acqua, anche lui più tardi cardinale. È anche considerato uno dei principali autori della Costituzione del Concilio Vaticano II sulla riconciliazione con gli ebrei la Nostra Aetate. Durante la Seconda Guerra mondiale, questi responsabili erano in strettissimo contatto con Pio XII: gli riferivano quotidianamente delle persecuzioni e delle deportazioni di massa, così come dei destini individuali di quanti si rivolgevano a loro. E la cosa straordinaria ora è che possiamo stimare che Pio XII salvò personalmente circa 15 mila ebrei attraverso i suoi sforzi personali: aprendo i monasteri e i chiostri in modo che le persone potessero essere nascoste lì. Questo fa un grande effetto! I reperti d’archivio che ho trovato ora in Vaticano mi mostrano con quanta precisione Pacelli fosse informato.

Lei ha detto che ciò che Papa Pacelli riferì sul destino degli ebrei non era considerato credibile, per così dire, dagli americani. Come reagirono la Santa Sede ma anche Papa Pio XII?
Si tratta di corrispondenza diplomatica, vengono confermate solo lettere che hanno ricevuto. È interessante, tuttavia, che il presidente degli Stati Uniti o i suoi collaboratori del Dipartimento di Stato abbiano ripetutamente contattato Pio XII per informazioni su casi individuali… Il sostegno di Papa Pacelli agli ebrei arriva al punto che la Guardia Palatina papale – una specie di guardia del corpo del Papa come l’odierna Guardia Svizzera – è stata coinvolta in risse con le Waffen-SS, con i soldati della Wehrmacht, per nascondere gli ebrei nella Basilica romana di Santa Maria Maggiore. Ora si può vedere e provare tutto questo. Sono grato che abbiamo aperto questi archivi in Vaticano. In questo modo, possiamo ora correggere molte di queste vaghe supposizioni o addirittura accuse. Soprattutto, c’è l’accusa che Pio XII non fece nulla e rimase in silenzio. Il problema del silenzio è ancora lì, naturalmente. Ma ora può essere considerato ragionevole, considerando che lui ha portato persone a nascondersi in operazioni segrete. Allora non poteva attirare su di sé ulteriore attenzione pubblica organizzando proteste o scrivendo note di protesta, ma per distogliere l’attenzione conduceva trattative con l’ambasciata tedesca e con le forze di polizia italiane, persino con Mussolini e con il ministro degli Esteri italiano. Ha sempre cercato di ottenere il più possibile attraverso i negoziati.

Come vede la storiografia di oggi e la sua rivalutazione dei dossier di Pio XII? I risultati sono presentati correttamente o teme che ci siano alcune riserve?
La rivalutazione di oggi può aiutare a chiarirlo. Ma ho anche paura che certi ambienti cercheranno ancora di ritrarlo negativamente. Credo che questo accadrà. Ma è certamente difficile accusare o voler accusare qualcuno di questo in dettaglio. Vedo anche nella mia ricerca e nelle pubblicazioni in Germania quanto sia difficile trasmettere questi nuovi risultati come credibili. Quindi, ci sono ancora persone che dicono che non possono immaginare che per 70 anni abbiamo creduto il falso e ora si suppone che sia diverso. Questo scetticismo lo incontro spesso, sia all’interno che all’esterno della Chiesa. Quello a cui dobbiamo prestare attenzione, e che io ho sempre fatto, è di tenere presente che i risultati e i dossier sono tutti scritti in francese e soprattutto in italiano. E che la maggior parte dei miei colleghi, che sono storici e che sanno anche molto sulla seconda guerra mondiale, spesso non capiscono l’italiano. Ciò significa che ora dipendono dai colleghi che traducono, o dipendono da ciò che io poi presento e traduco. Naturalmente, cerco di tradurre in modo molto preciso e poi riporto le citazioni italiane in modo che la gente possa capire meglio, se necessario. Penso che si possa fare molto in questo campo… Abbiamo già avuto storie in cui le persone hanno semplicemente tradotto in modo errato o sono passate da una traduzione all’altra in modo altrettanto errato.

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Bassetti (Cei): «Anche in Italia un’indagine sugli abusi nella Chiesa. Nelle Diocesi centri di ascolto»

Posté par atempodiblog le 30 janvier 2022

Bassetti (Cei): «Anche in Italia un’indagine sugli abusi nella Chiesa. Nelle Diocesi centri di ascolto»
Il cardinale Gualtiero Bassetti, 79 anni, presidente della Conferenza episcopale italiana: serve un cambiamento autentico, ma no al giustizialismo
di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera

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«Per la tutela dei minori, è iniziato da diverso tempo un cammino progressivo e inarrestabile in cui le Chiese che sono in Italia sono impegnate con forza e convinzione». Il cardinale Gualtiero Bassetti, 79 anni, presidente della Cei, misura con attenzione le parole. È la prima volta che interviene in risposta alle domande nate, anche nel nostro Paese, dopo la pubblicazione dei rapporti sugli abusi sessuali su minori in vari Paesi europei.

Eminenza, da ultimo la diocesi di Monaco ha presentato un rapporto indipendente che era stato commissionato dallo stesso arcivescovo, il cardinale Marx. Ci sono stati altri report in Germania, in Francia e altrove, sempre commissionati dalla Chiesa. Come mai in Italia non è stato fatto? Ne avete parlato, è prevedibile ci sia un’inchiesta indipendente anche in Italia?
«Già da qualche tempo stiamo riflettendo sull’avvio di una ricognizione approfondita e seria della situazione italiana. Nell’esaminare le possibilità e le modalità di esecuzione dell’indagine, non possiamo non tener conto della differenza strutturale, culturale ed ecclesiale del nostro Paese rispetto ad altri, a partire dal numero molto elevato di diocesi. Per questo, oltre ai dati numerici che sono fondamentali per guardare la realtà con obiettività, pensiamo sia importante impostare un’indagine anche qualitativa che aiuti a determinare, ancora di più e meglio, l’attività di prevenzione e di formazione dei nostri preti e dei laici. Intanto, vogliamo raccogliere le informazioni che arrivano dai nostri Servizi diocesani per la tutela dei minori, per avere un riscontro dell’attività di questa rete del tutto nuova in Italia. Questo tipo di approccio metodologico “dal basso” ci consentirà di avere un quadro che non fa leva su proiezioni o statistiche, ma sul vissuto delle Chiese locali. Il nostro intento, nel segno della presa di coscienza e della trasparenza, è infatti quello di arrivare ai numeri reali».

Qualche mese fa aveva detto che «è pericoloso affrontare la piaga della pedofilia in base a proiezioni statistiche». Che cosa intendeva? C’è qualcosa che non la convince nei report come quelli presentati in Francia e Germania?
«Ribadisco: noi vorremmo arrivare a fornire dati ed elementi effettivi e, soprattutto, far emergere la consapevolezza di un cambiamento autentico che ci renda credibili nella nostra vicinanza rispettosa alle vittime, nella loro accoglienza. L’obiettivo è non ripetere errori e omissioni del passato e rendere giustizia agli abusati. Ma giustizia non è giustizialismo, e non si renderebbe un buon servizio né alla comunità ferita né alla Chiesa se si operasse in maniera sbrigativa, tanto per dare dei numeri. La Chiesa che è in Italia sta lavorando da anni sulla prevenzione e sull’ascolto. L’impegno c’è, e il futuro si costruisce fondando buone pratiche nel presente: i nostri Centri di ascolto, ormai piuttosto diffusi, sono disponibili ad accogliere chi sente il bisogno di trovare un luogo in cui raccontare la sua sofferenza e a ricevere segnalazioni. Non sarà facile né rapido cambiare mentalità e modo di operare in questo ambito, ma è la sfida principale in questo momento storico: c’è di mezzo la fiducia delle famiglie e l’integrità dei ragazzi».

Che idea si è fatto della situazione in Italia? In Germania Marx ha parlato di una «catastrofe». Da noi sarebbe diverso o è inevitabile che le proporzioni si ripetano?
«Non è una questione di proporzioni, perché stiamo parlando della vita di una persona che si porterà sempre dentro le ferite per gli abusi subiti. Dobbiamo tener conto degli abusi avvenuti e agire di conseguenza, con fermezza, nel presente e per il futuro perché non si ripetano più. Quello che è sicuramente cambiato in questi anni è che si va imponendo la coscienza della gravità del reato oltre che del peccato: da un lato i vescovi e gli ordinari religiosi fanno molte più indagini e processi canonici, dall’altro, chi subisce un abuso trova una comunità più preparata ad ascoltarlo e a sostenerlo».

Come procedono i Centri per la tutela dei minori aperti nelle diocesi?
«È iniziato da diverso tempo un cammino progressivo e inarrestabile in cui le Chiese che sono in Italia sono impegnate con forza e convinzione. Tutte le diocesi italiane hanno costituito il proprio Servizio diocesano per la tutela dei minori, con un referente dedicato: sono 56 donne e 47 uomini, in prevalenza professionisti preparati in campo giuridico, psicologico, medico-psichiatrico, assistenziale, educativo, e 124 presbiteri o religiosi. Il referente diocesano è affiancato da un’équipe di esperti che progettano iniziative di sensibilizzazione e prevenzione, anche in collaborazione con le associazioni e le istituzioni del territorio. Accanto alla rete dei Servizi diocesani e interdiocesani, coordinati per ogni Regione ecclesiastica da un coordinatore regionale e un vescovo delegato, stanno sorgendo i Centri di ascolto, diocesani e interdiocesani, che sono presenti in circa il 40 per cento delle Diocesi, in attesa, nel minor tempo possibile, di essere istituiti in ogni comunità diocesana».

E come funzionano?
«Ricordiamo che i Centri di ascolto non sono sportelli, perché non si tratta di uffici burocratici, ma di strutture predisposte che si avvalgono di volontari formati all’ascolto e all’accoglienza di persone che portano con sé le ferite di traumi psicologici e non solo. Sono laici, sacerdoti, religiosi e religiose; uomini e donne che sanno andare incontro al dolore delle vittime e dei sopravvissuti accogliendoli con competenza e delicatezza. I responsabili degli sportelli di prima accoglienza, inoltre, non sono sostitutivi né dell’azione della magistratura né dell’eventuale accompagnamento psicologico. Abbiamo tante belle figure, molti professionisti, che stanno rendendo un grande servizio per la sicurezza dei minori e che ci fanno ben sperare per il futuro».

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