• Accueil
  • > Apparizioni mariane e santuari

La meravigliosa storia della “Medaglia Miracolosa”

Posté par atempodiblog le 20 novembre 2015

La meravigliosa storia della “Medaglia Miracolosa”
La storia di Parigi è strettamente connessa con quella della fede cattolica, nel bene come nel male. Proprio nei decenni successivi alla Rivoluzione anticristiana di cui la capitale francese fu protagonista assoluta, la Vergine Ss.ma venne a visitarla, lasciando a tutti gli uomini un segno concreto del suo amore per noi.
di Corrado Gnerre – Radici Cristiane

Maria, Medaglia Miracolosa Rione Traiano

Nel Cristianesimo si dà grande importanza alla vita interiore, anzi possiamo dire che esso è l’unica religione della vita interiore. Si afferma, giustamente, che la conversione è adesione del cuore e che la dimensione della preghiera deve essere vissuta in “spirito e verità”. Eppure nel Cristianesimo si esprime con chiarezza anche l’importanza del “segno”. San Bernardo di Chiaravalle nell’epistola 11 così scrive:«[...] poiché siamo carnali, Dio fa che il nostro desiderio e il nostro amore comincino dalla carne».

Nel Cristianesimo tutto diviene avvenimento, tutto diviene fatto, tutto diviene fisicamente visibile, tutto deve divenire segno. L’Incarnazione è il segno per eccellenza. È l’amore che si fa fatto, che diviene avvenimento. È l’amore che non si contenta di rimanere sul piano verbale e intellettuale, ma che pretende farsi carne, passione, condivisione. È l’amore che diviene visibile. Il grande avvenimento della Medaglia miracolosa s’inserisce pienamente in questa prospettiva.

La prima apparizione
La storia della Medaglia Miracolosa risale al 1830, a Parigi, a Rue du Bac, nella Casa Madre delle Suore di san Vincenzo de’ Paoli e di santa Luisa de Marillac. Vi furono delle apparizioni della Madonna a suor Caterina Labouré, poi diventata santa. Ella tenne nascosto il segreto per ben 46 anni, cioè fino alla morte, rivelandolo soltanto al suo confessore.

Nel luglio e nel novembre del 1830 avvennero le due principali apparizioni della Vergine Santissima nella Cappella del Noviziato. La prima delle due accadde di notte. Avvertita dall’Angelo Custode, santa Caterina si recò nella Cappella e andò ad inginocchiarsi ai piedi della Madonna che stava seduta al lato destro dell’altare. La Santa poté addirittura poggiare le sue mani sulle ginocchia della Madonna e contemplare il suo volto. Ella raccontò: «In quel momento provai la gioia più dolce della mia vita». Il colloquio durò più di due ore.

La Medaglia Miracolosa
Nella seconda apparizione santa Caterina ricevette dalla Vergine la missione di far coniare la celebre Medaglia che sarà poi definita “miracolosa”. La Madonna stessa le indicò il modello facendoglielo vedere. Leggiamo il racconto di santa Caterina.
Il 27 novembre 1830, che capitava il sabato antecedente alla prima domenica di Avvento, alle cinque e trenta di sera, facendo la meditazione in profondo silenzio, mi parve di sentire dal lato destro della cappella un rumore come il fruscio di una veste di seta. Avendo volto lo sguardo a quel lato, vidi la Santissima Vergine all’altezza del quadro di San Giuseppe. La sua statura era media, e la sua bellezza tale che mi è impossibile descriverla. Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color bianco-aurora, fatta, come si dice, “alla vergine”, cioè accollata e con maniche lisce. Dal capo le scendeva un velo bianco sino ai piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie di cuffia con un merletto di circa tre centimetri di larghezza, leggermente appoggiato ai capelli. Il viso era abbastanza scoperto; i piedi poggiavano sopra un globo; o meglio, sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà[più tardi la Santa confesserà di aver visto sotto i piedi della Vergine anche un serpente color verdastro chiazzato di giallo]. Le sue mani, elevate all’altezza della cintura, mantenevano in modo naturale un altro globo più piccolo che rappresentava l’universo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo, e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a Nostro Signore.

Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri: questi raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse gettavano raggi più grandi, e le più piccole raggi meno grandi, sicché tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io non vedevo più i suoi piedi [...]. Mentre io ero intenta a contemplarla, la Santissima Vergine abbassò gli occhi verso di me e intesi una voce che mi disse queste parole: “Questo globo che vedete rappresenta tutto il mondo, in particolare la Francia ed ogni singola persona [...]”. E la Vergine Santissima aggiunse: “Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che me lo domandano”, facendomi comprendere quanto è dolce pregare la Santissima Vergine e quanto Ella è generosa con le persone che La pregano; quante grazie Ella accorda alle persone che gliele cercano e quale gioia Ella prova nel concederle. In quel momento, io ero e non ero… Non so… io godevo.

Ed ecco formarsi intorno alla SS.ma Vergine un quadro alquanto ovale, sul quale in alto, a modo di semicerchio dalla mano destra alla sinistra di Maria si leggevano queste parole scritte a lettere d’oro: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Allora si fece sentire una voce che mi disse: “Fate, fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia”. All’istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia. Vi era la lettera M (iniziale del nome Maria) sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera I (iniziale del nome Iesus, Gesù). Più sotto poi vi erano due cuori, uno circondato di spine (quello di Gesù), l’altro trapassato da una spada (quello di Maria). Dodici stelle infine circondavano il tutto. Poi tutto disparve, come qualcosa che si spegne, ed io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione»…

Per santa Caterina le difficoltà furono tante. Ma due anni dopo, il 30 giugno 1832, venivano coniati i primi 1500 esemplari. La Santa diffuse la Medaglia tra gli operai, gli ammalati, i soldati, i poveri… per oltre 40 anni, fino alla sua morte che avvenne il 31 dicembre 1876. Fra i miracoli operati dalla Medaglia Miracolosa, vi fu la conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne, cui la Madonna apparve a Roma, nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, il 20 gennaio del 1842. Il corpo di santa Caterina riposa sotto l’altare, nella Cappella delle apparizioni, ai piedi della sua Regina Immacolata. Nella ricognizione, le sue mani che avevano toccato la Madonna e i suoi occhi che l’avevano contemplata apparvero conservati straordinariamente bene.

I significati
Concludendo, possiamo dire che per questo avvenimento sono da evidenziare due significati importanti. Il primo è specificamente mariologico e riguarda la Vergine come colei a cui il Signore della storia ha affidato la storia stessa e la salvezza di ognuno. Nel cosiddetto Protovangelo Dio chiaramente dice che dopo il peccato originale gli uomini si sarebbero divisi in due stirpi: quella del demonio e quella della Donna che avrebbe schiacciato la testa del serpente. Nel messaggio visivo della Medaglia miracolosa è chiaro questo invito a porsi sotto il manto dell’Immacolata.

Il secondo significato è più di carattere simbolico ma ugualmente importante. In un tempo in cui si diffondeva sempre più l’individualismo e un concetto di libertà intesa in senso assoluto, la Vergine viene a richiamare l’uomo alla dipendenza, addirittura offrendo un umile oggettino come vincolo; per giunta da portare preferibilmente al collo a mo’ di giogo per significare visibilmente la dipendenza.

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Corrado Gnerre, Riflessioni, Rue du Bac - Medaglia Miracolosa | Pas de Commentaire »

Tutto è cominciato a Parigi, in Rue du Bac

Posté par atempodiblog le 18 novembre 2015

Tutto è cominciato a Parigi, in Rue du Bac
di Diego Manetti – La nuova Bussola Quotidiana

108a24k dans Rue du Bac - Medaglia Miracolosa

La traccia Mariana ci porta ancora una volta in Fancia, terra benedetta da numerose apparizioni mariane: La Salette, nel 1846, Lourdes, nel 1858, Pellevoisin, nel 1876… Andiamo dunque in Francia e nello specifico a Parigi, in Rue du Bac, per le apparizioni occorse nel 1830 a Caterina Labouré, in seguito alle quali la santa fece coniare la famosissima “Medaglia Miracolosa” che è oggi diffusa in tutto il mondo, segno dell’amore e della fiducia nella Madonna nutriti da milioni di fedeli di ogni lingua, razza e nazione.

Prima di presentare i fatti, desidero premettere una nota relativa al significato delle apparizioni di Rue du Bac – così vengono solitamente indicate – nell’economia delle apparizioni mariane moderne. Intendo cioè riferirmi a quanto detto da Jean Guitton, grande intellettuale cattolico e Accademico di Francia, che proprio nel suo studio sulla Medaglia Miracolosa ebbe a definire gli eventi di Rue du Bac come l’inizio di un percorso di manifestazioni mariane sempre più frequenti e intense nel mondo, esordio di un ciclo di apparizioni della Madonna volte a mettere in guardia l’umanità dai piani di Satana, intenzionato a distruggere il pianeta sul quale viviamo e bramoso di condurre l’umanità alla dannazione eterna.  Quanto queste diaboliche intenzioni si siano tradotte in malvagi attacchi al mondo contemporaneo è sotto gli occhi di tutti: le guerre, i conflitti, ma anche gli odi e i rancori domestici, senza parlare poi della crisi della famiglia, della perdita dei valori, del dilagare dell’aborto e dell’eutanasia… insomma, uno scenario drammatico in cui davvero si scorge l’azione del Nemico, del Diavolo, scatenato come non mai. 

Ecco: Rue du Bac anticipa proprio questo attacco del Demonio al mondo, rivelando però che il mondo stesso è sotto la protezione della Madonna, di Colei che schiaccia la testa al Serpente. La Madonna è dunque venuta, da Rue du Bac in avanti, sulla terra, per mettere in guardia gli uomini dal rischio che essi vanno correndo ed esortandoli a ritornare a Dio. E quanto più si avvicina il culmine di questo attacco e lo scatenamento della battaglia decisiva, tanto più la Madonna si premura di apparire agli uomini e di far risuonare il suo materno invito alla conversione e ad abbandonarci fiduciosi in Lei per poter, guidati da Lei, vincere il Demonio partecipando di quella vittoria, totale e definitiva, che Cristo già ha ottenuto con la sua Morte e Resurrezione.Questa chiave di lettura spiegherebbe dunque non solo l’importanza di Rue du Bac come inizio di questo provvidenziale disvelamento anticipato dei piani del Diavolo, ma giustificherebbe altresì il moltiplicarsi delle apparizioni mariane e dei messaggi della Madonna in questi ultimi tempi.

Dicevamo di Rue du Bac, dunque. Prima di entrare nel vivo delle apparizioni, desidero premettere alcune notizie in merito allo strumento di cui la Madonna si è servita per trasmettere il Suo messaggio. Anche in questo caso si tratta di una persona umile, semplice, tutta capace di mettersi nelle mani della Madonna e, tramite essa, lasciarsi usare a maggior gloria di Dio. Stiamo parlando di Zoe Labouré, poi diventata Suor Caterina. Nata in Borgogna (Francia) il 2 maggio 1806, era la nona di undici figli. La mamma Louise muore a 42 anni, quando Zoe ne ha solo dieci.Rimasta orfana, la piccola sviluppa però una interna devozione mariana, riconoscendo a poco a poco nella Madonna Colei che, persa ormai la madre terrena, poteva davvero esserle Mamma Celeste.  Appena la sorella maggiore entra in convento a Parigi, nella congregazione delle Figlie della Carità, Caterina – la indichiamo ormai con il nome, a tutti più familiare, che avrebbe poi assunto da religiosa – si trova a dover badare ai fratelli più piccoli e ad aiutare il papà, Pierre, nei lavori della fattoria. Nonostante la difficoltà di questa vita fatta di lavoro e povertà, Caterina non fa mai mancare la preghiera e in essa sviluppa il desiderio di seguire le orme della sorella maggiore. Vinte le resistenze del padre, che preferirebbe poter contare sul suo aiuto per badare alla casa, Caterina entra dunque nell’ordine delle Figlie della carità.

Diciamo dunque una parola su questa realtà religiosa. La Compagnia delle Figlie della Carità fu fondata nel 1633 da San Vincenzo de’ Paoli e, anche grazie all’aiuto di santa Luisa de Marillac, si è poi diffusa in tutto il mondo, fedele alla propria vocazione missionaria e allo spirito dei fondatori secondo i valori della umiltà, della carità e della semplicità. Le apparizioni di Rue du Bac hanno senz’altro contribuito a far conoscere ancor più nel mondo il carisma di questa famiglia religiosa che, diffusasi capillarmente nei cinque continenti, è oggi presente in oltre 90 Paesi, compresi quelli più poveri, per un totale di circa 20.000 Figlie della Carità. Nel 1830 Caterina entra dunque nel convento delle Figlie della Carità di Parigi, in Rue du Bac, presso il quale svolgerà il proprio noviziato. Sarà un periodo ricchissimo di grazie celesti, poichè già il 6 giugno 1830, non molto tempo dopo il suo ingresso, Gesù le appare durante la Santa Messa, come un Re Crocifisso, privo di ogni ornamento, dando inizio a una presenza divina che, per la sua frequenza, diventerà per Caterina davvero familiare, poichè durante l’anno noviziato elle potrà vedere Gesù ogni volta che entrerà nella cappella. 

Proprio in quell’anno di noviziato si svolgeranno le apparizioni che porteranno Caterina a far coniare, secondo le indicazioni della Madonna, la Medaglia Miracolosa, apparizioni di cui parleremo in dettaglio tra poco. Su questi prodigiosi eventi la veggente conserverà sempre il massimo riserbo, non rivelando ad alcuno, in obbedienza al proprio direttore spirituale, le grazie delle quali il Cielo l’aveva favorità nel corso della sua vita. Frattanto venivano distribuite oltre un milione di medaglie miracolose, contribuendo a un notevole rafforzamento della devozione mariana, anche in virtù di eclatanti conversioni e prodigiose guarigioni. Le apparizioni ricevono il riconoscimento da parte dell’arcivescovo di Parigi, nel 1836. Soltanto dopo la morte di Caterina Labouré le sue consorelle seppero che era stata lei a vedere la Madonna e a ricevere l’incarico di diffondere la devozione alla Medaglia Miracolosa. Dopo una vita di silenzio e umiltà, trascorsa in lunghi anni di servizio ai poveri di un ospizio della zona est di Parigi, Caterina muore il 31 dicembre 1876. Il corpo della veggente viene tumulato nella cripta posta sotto la chiesa del convento di Rue du Bac. Quando è stato riesumato, nel 1933, lo si è trovato incorrotto. Le sue spoglie sono oggi esposte nelle stessa cappella dove Caterina ebbe le apparizioni della Madonna, non lontano dall’urna che contiene il cuore del fondatore della congregazione, San Vincenzo de Paoli. Caterina Labouré è stata beatificata da Pio XI nel 1933 e canonizzata da Pio XII nel 1947. Al momento della sua morte, nel 1876, si contavano nel mondo oltre un miliardo di Medaglie Miracolose distribuite tra i fedeli.

Veniamo dunque alle apparizioni che sono accadute nel 1830. Abbiamo già avuto modo di dire come l’intero anno del noviziato sia segnato da eventi prodigiosi: durante la preghiera in cappella Caterina ha per ben tre volte la manifestazione del cuore di San Vincenzo de’ Paoli, il fondatore delle Figlie della carità, che le appare dapprima bianco, poi rosso e infine nero, alternando così i colori della pace, del fuoco e delle tenebre che avrebbero colpito la Francia. Questo è un particolare di non poco conto, che permette di ribadire come le numerose apparizioni mariane in Francia, che abbiamo poco prima ricordato, siano senz’altro una benedizione per quella terra, ma anche segno del grande bisogno di protezione celeste per quel Paese. Altre apparizioni, come già abbiamo ricordato, riguardano direttamente Gesù, che Caterina poteva vedere nella Eucaristia, aldilà delle specie del pane, tanto da poter affermare: “Ho visto Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, durante tutto il tempo del mio seminario, tranne a volte durante le quali dubitavo”. Significativa questa ultima affermazione, come a dire che oltre a essere un dono del Cielo queste manifestazioni necessitavano della sincera e robusta fede nella reale presenza di Gesù nell’Eucaristia per poter avere luogo… Avessimo una fede simile anche noi ogni volta che ci avviciniamo all’Eucaristia, allora sì che potremmo riconoscere nel pane consacrato Gesù Cristo realmente presente!

La prima delle apparizioni che porteranno alla devozione della Medagla Miracolosa avviene nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1830, allorchè un angelo guida Caterina nella chiesa del noviziato, dove le appare la Madonna. È bellissimo poter seguire direttamente il racconto che di questa prima apparizione fece Caterina stessa, redigendone un resoconto nel 1834: «Alle undici e mezzo mi sento chiamare per nome: “Suor Labouré! Suor Labouré!” Svegliatami, guardo dalla parte da dove proveniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto. Tiro la tenda e vedo un bambino vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice: “Venite in cappella, la Santa Vergine vi aspetta”. Immediatamente mi viene da pensare: 2mi sentiranno!” Ma quel fanciullo mi risponde: “State tranquilla: sono le undici e mezzo e tutti dormono profondamente. Venite che vi aspetto”. Mi affrettai a vestirmi e seguii il bambino che era restato in piedi senza spingersi oltre la spalliera del letto.  Il fanciullo mi seguì – o meglio, io seguii lui dovunque passava – tenendosi sempre alla mia sinistra. I lumi erano accesi dappertutto dove noi passavamo, il che mi sorprendeva molto. Rimasi però assai più meravigliata all’ingresso della cappella, quando la porta si aprì, appena il bambino l’ebbe toccata con la punta di un dito. La meraviglia poi fu ancora più completa quando vidi tutte le candele e tutte le torce accese, come alla Messa di mezzanotte. Però non vedevo ancora la Madonna. Il bambino mi condusse nel presbiterio, accanto alla poltrona del Signor Direttore, dove io mi posi in ginocchio, mentre il bambino rimase tutto il tempo in piedi. Poiché mi sembrava che passasse molto tempo, ogni tanto guardavo per timore che le suore vegliatrici passassero dalla tribuna».

«Finalmente giunse il momento. Il fanciullino mi avvertì, dicendomi: “Ecco la Santa Vergine, eccolala”. Sentii un rumore, come il fruscio di vesti di seta, venire dalla parte della tribuna, presso il quadro di San Giuseppe, e vidi la Santa Vergine che venne a posarsi sui gradini dell’altare dal lato del Vangelo. Era la Santa Vergine, ma a me sembrava Sant’Anna, solo il volto non era lo stesso. Io non ero certa se si trattasse della Madonna, ma il bambino mi disse “Ecco la Madonna!”. Dire ciò che provai in quel momento e ciò che succedeva in me, mi sarebbe impossibile. Mi sembrava di non riconoscere la Santa Vergine. Fu in quel momento che quel bambino mi parlò, ma non più con voce da bambino, ma come un uomo… Io, guardando la Santissima Vergine, spiccai allora un salto verso di Lei, ed inginocchiatami sui gradini dell’altare, appoggiai le mani sulle ginocchia della Santa Vergine. Quello fu il momento più dolce della mia vita. Dire tutto ciò che provai mi sarebbe impossibile. La Madonna mi spiegò come dovevo comportarmi col mio direttore e parecchie cose che non debbo dire. Mi insegnò il modo di regolarmi nelle mie pene e mostrandomi con la sinistra i piedi dell’altare, mi disse di andarmi a gettare ai piedi dell’altare ad espandervi il mio cuore, aggiungendo che là avrei ricevuto tutti i conforti di cui ho bisogno. (All’altare c’è Gesù e la Madonna rimanda sempre a Suo Figlio, NdR) La Madonna mi disse: “Figlia mia, il Buon Dio vuole incaricarvi di una missione. Essa sarà per voi fonte di molte pene, ma le supererete pensando che sono per la gloria del Buon Dio. Avrete la grazia; dite tutto quanto in voi succede, con semplicità e confidenza. Vedrete certe cose, sarete ispirata nelle vostre preghiere; riferitele a chi è incaricato di guidarvi”». 

(Senza voler rompere questa atmosfera d’incanto che si crea seguendo il racconto direttamente dalle voce di Santa Caterina, vorrei sottolineare quanto sia bella l’estrema confidenza che lega la veggente alla Madonna: appena ella vede la Vergine, ecco che si butta alle sue ginocchia, con affetto e tenerezza verso quella Madre che così spesso era stata l’unico sostegno di lei, che era rimasta orfana di madre a soli dieci anni, come abbiamo visto. Proseguiamo ora con il resoconto di Caterina…). «Io allora chiesi alla Santa Vergine la spiegazione delle cose che mi erano state mostrate (Caterina si riferisce ad alcune visioni avute precedentemente). E la Madonna rispose: “I tempi sono cattivi. Gravi sciagure stanno per abbattersi sulla Francia. Il trono sarà rovesciato. Tutto il mondo sarà sconvolto da disgrazie d’ogni specie (la Santa Vergine, dicendo questo aveva l’aspetto molto addolorato). Ma venite ai piedi di questo altare. Qui le grazie saranno sparse sopra tutte le persone che le chiederanno con fiducia e fervore: grandi e piccoli. Figlia mia, io mi compiaccio di spandere le mie grazie sulla Comunità. Io l’amo molto, ma provo pena. Ci sono degli abusi: la regola non è osservata. Vi è una grande rilassatezza nelle due comunità. Dillo a colui che è incaricato di voi, benché non sia ancora superiore. Egli fra qualche tempo sarà incaricato in modo speciale della Comunità. Egli deve fare tutto il possibile per rimettere la regola in vigore, diteglielo da parte mia. Che egli vegli sulle cattive letture, sulla perdita di tempo e sulle visite. Quando la regola sarà rimessa in vigore, vi sarà una Comunità che verrà ad unirsi alla vostra.  Sopraggiungeranno grandi mali. Il pericolo sarà grande. Ma non temete, la protezione di Dio è sempre là in una maniera particolare e San Vincenzo proteggerà la Comunità. Io stessa sarò con voi, ho sempre vegliato su di voi. Vi accorderò molte grazie. Arriverà un momento in cui il pericolo sarà grande e tutto sembrerà perduto, ma io sarò con voi. Abbiate fiducia. Avrete prove evidenti della mia visita e della protezione di Dio e di quella di San Vincenzo sulle due Comunità”. 

“Ma non sarà lo stesso per le altre comunità. Ci saranno vittime (dicendo questo la Santa Vergine aveva le lacrime agli occhi). Ci saranno vittime nel clero di Parigi: l’Arcivescovo morirà (di nuovo la Madonna versò lacrime). Figlia mia, la Croce sarà disprezzata… Scorrerà il sangue. Apriranno di nuovo il costato di Nostro Signore… (Qui la Santa Vergine non poteva più parlare, un gran dolore le era dipinto sul volto). Figlia Mia …il mondo intero sarà nell’afflizione”. Quanto tempo restai con la Madonna, non saprei dirlo. Tutto quello che so è che se ne andò scomparendo come un ombra che svanisce, io mi accorsi solo di qualcosa che si spegneva, e poi solo un’ombra che si dirigeva verso la tribuna, dalla parte da cui era venuta. Alzatami dai gradini dell’altare, mi accorsi del bambino, là dove l’avevo lasciato, il quale mi disse ‘Se ne è andata!’. Rifacemmo la stessa strada, trovando sempre tutti i lumi accesi e avendo quel bambino sempre alla mia sinistra.  Credo che quel bambino fosse il mio angelo custode, resosi visibile per farmi vedere la Santa Vergine, perché io infatti l’avevo molto pregato di ottenermi un tal favore. Era vestito di bianco e portava con sé una luce miracolosa, ossia era sfolgorante di luce, dell’età dai quattro ai cinque anni. Tornata a letto, sentii suonare le due e non ripresi più sonno.»

Questa prima apparizione è molto intensa. Da una parte, le parole della Madonna costituiscono un forte richiamo allo spirito e al carisma originari delle Figlie della carità per l’intera comunità di Caterina; dall’altra, si adombrano gravi sciagure sul futuro della Francia: nel luglio 1830 ha effettivamente luogo la rivoluzione di luglio che porta all’abdicazione di re Carlo X, costretto a fuggire in Inghilterra. Trascorsi alcuni anni all’insegna di rivendicazioni costituzionali avanzate dall’alte borghesia, si giungerà alle rivoluzioni del 1848 che insanguineranno l’Europa intera, fino alla proclamazione della Seconda Repubblica Francese che, dopo appena quattro anni, lascerà però spazio al Secondo Impero di Napoleone III (1852) che inaugurerà una politica dittatoriale e pesantemente lesiva della libertà religiosa e dei valori della fede cristiana. Questo per dire come il volto della battaglia che oppone Cristo al Demonio assuma i contorni, assai concreti, delle vicende storiche della Francia e della Europa di quel periodo. Nel settembre 1830 ha luogo la seconda apparizione e infine la terza, la più importante, il 27 novembre 1830. È questa la data che viene assunta come ricorrenza della memoria di tale ciclo di apparizioni. 

Suor Caterina si trova in meditazione, nella cappella, quando le appare dunque la Madonna, che la veggente stessa descrive così: «Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color bianco aurora… Dal capo le scendeva un velo bianco sino ai piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie di cuffia con un merletto di circa tre centimetri di larghezza, leggermente appoggiato sui capelli. Il viso era abbastanza scoperto; i piedi poggiavano sopra un globo, o meglio, sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà. (In seguito Caterina dirà di aver visto anche un serpente di colore verdastro e chiazzato di giallo, sotto i piedi della Vergine, simbolo di quella inimicizia originaria di cui parla la Genesi, al cap. 3, laddove si dice della Donna che schiaccia la testa del serpente che le insidia il calcagno: proprio questa immagine si ripropone agli occhi di Caterina Labourè, che prosegue nella descrizione della Vergine Maria…). Le sue mani, elevate all’altezza della cintura, mantenevano in modo naturale un altro globo più piccolo che rappresentava l’universo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a Nostro Signore. Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri, questi raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse mandavano raggi più grandi, e le più piccole raggi meno grandi, sicché tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io non vedevo più i suoi piedi… Alcune pietre preziose non mandavano raggi… “Queste pietre che restano in ombra rappresentano le grazie che ci si dimentica di chiedermi’ mi disse la Vergine».

«Mentre io ero intenta a contemplarla, la Santissima Vergine abbassò gli occhi verso di me e intesi una voce che mi disse queste parole “Questo globo che vedete rappresenta tutto il mondo, in particolare la Francia ed ogni singola persona”… E la Vergine Santissima aggiunse ”Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che me le domandano”. In quel momento… ecco formarsi intorno alla Santissima Vergine un quadro piuttosto ovale, sul quale in alto, a modo di semicerchio dalla mano destra alla sinistra di Maria, si leggevano queste parole scritte a lettere d’oro “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Allora si fece sentire una voce che mi disse: “Fate coniare una medaglia su questo modello. Tutte le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia”. All’istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia. Vi era la lettera M (che sta per Maria, NdR) sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera I (che sta per “Iesus”, NdR) . Più sotto poi vi erano due cuori, uno circondato da spine, l’altro trapassato da una spada. Dodici stelle infine circondavano il tutto. Poi tutto scomparve, come qualcosa che si spegne, ed io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione».

Nel dicembre 1830 ha luogo la quarta e ultima apparizione. Caterina si trova ancora nella cappella, durante la preghiera, e, dopo aver sentito un fruscio familiare, ecco apparire la Vergine Maria, ancora una volta nell’ambito della immagine della Medaglia Miracolosa già vista il 27 novembre precedente. Indicando i raggi che escono dalle sue mani, la Madonna  dice alla veggente: «Questi raggi sono il simbolo delle grazie che la Santa Vergine ottiene per le persone che gliele chiedono… Non mi vedrai più». Si chiudono così le apparizioni a Caterina, la quale riferisce l’accaduto al proprio confessore, il Padre Aladel, che però intima alla religiosa di non pensare a queste cose. La reazione negativa è simile alla chiusura che, inizialmente, manifestano pure i suoi superiori dinnanzi alla richiesta di far coniare la Medaglia Miracolosa. Soltanto due anni dopo, grazie all’autorizzazione dell’arcivescovo di Parigi, mons. De Quelen, si procede a coniare i primi 1.500 esemplari della medaglia. È il 30 giugno 1832. Le grazie ottenute sono fin da subito così numerose –  soprattutto tra i malati di colera in seguito all’epidemia che ha colpito Parigi dal febbraio 1832 – che immediatamente si indica la Medaglia come “Miracolosa” e come tale la conosciamo ancora noi oggi. 

Nel 1836 viene soddisfatta un’altra richiesta avanzata dalla Madonna nel corso delle apparizioni, tramite la fondazione dell’Associazione delle Figlie di Maria Immacolata. Sarà questo il segno della venuta di Maria tra gli uomini, cioè saranno proprio le Figlie di Maria Immacolata quella “traccia” del cammino di Maria che tante volte, cari amici, abbiamo visto esser costituita da un santuario o un edificio sacro posto a memoria del celeste evento. Questa volta però l’edificio sacro già sussiste, ed è la cappella del convento, in Rue du Bac, a Parigi, che ancora oggi si può visitare. Ecco perché, mi sembra di poter dire, la Madonna sceglie una traccia viva, affidando la memoria dell’accaduta a un’associazione religiosa specificamente fondata su sua indicazione. Tra le conversioni che vennero miracolosamente operare in virtù di questa medaglia miracolosa, non possiamo non citare quella dell’ebreo Alphonse de Ratisbonne (1812-1884), avvocato e banchiere. Di animo intriso di sentimenti di profonda ostilità al cristianesimo, si trovava a Roma nel 1842 per motivi di salute. Recatosi in visita presso la chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, ebbe una visione della Madonna così come essa appare sulla medaglia fatta coniare da Santa Caterina. Profondamente impressionato da quanto accaduto, Ratisbonne si convertì e nel 1847 fu ordinato sacerdote, dapprima come gesuita e poi come membro dei “Sacerdoti di Nostra Signora di Sion”, congregazione di cui fondò una sede in Palestina.

Questi sono dunque i fatti, cari amici. Senz’altro molti di voi avranno con sé, anche in questo momento, una medaglia miracolosa (nella foto in prima pagina). Prendetela in mano e guardatela con attenzione.  Anzitutto campeggia in essa la scritta “O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Questa scritta ha il valore di una profezia, se volete riferirla al fatto che nel 1858 la Madonna si presenterà a Bernadette proprio come “Immacolata Concezione”; parimenti, non si può non ricordare che appena quattro anni prima delle apparizioni di Lourdes, l’8 dicembre 1854, Pio IX aveva proclamato il dogma della Immacolata Concezione, riconoscendo come Maria, per una singolarissima grazia, avesse ottenuto il privilegio, i vista di essere strumento della Incarnazione di Dio, di essere senza peccato fin dal suo concepimento. Maria è senza peccato perché così può degnamente ricevere il Figlio di Dio e accogliere nel suo grembo il Verbo, il Cristo. Ma proprio in virtù di questa sua immacolatezza Maria è chiamata ad assumere un ruolo di primo piano nella lotta contro il demonio. In quanto Immacolato, il cuore della Madonna non è lambito in alcun modo dal veleno del Serpente antico, cioè dalla seduzione del peccato con la quale il diavolo cerca di distruggere l’amicizia che lega un’anima a Dio Padre. 

Questo ruolo di Maria è proprio evidenziato dal fatto che la Madonna si erga in piedi su un emisfero circondato dalle spire del serpente. Perché Maria è in piedi sul mondo? Perché Lei è la Regina, chiamata a vincere, nel nome di Suo Figlio Gesù, le potenze delle Tenebre, divenendo così Corredentrice, secondo quanto in particolare la Vergine ha rivelato a Ida Peerdeman nelle apparizioni della “Signora di tutti i popoli” avvenute ad Amsterdam dal 1945 al 1959.  Se osservate le braccia aperte della Vergine e i raggi che fuoriescono dalle mani della Madonna questa idea si fa ancora più chiara: la Madonna vince il demonio elargendo le grazie che Ella ottiene da Dio, intercedendo presso il Padre in favore di quanti a Lei ricorrono con fiducia e devozione. Il demonio viene sconfitto nel cuore di ogni uomo attraverso la scelta, individuale e responsabile, che avviene nel profondo dell’animo di ogni persona. Come a dire: Gesù ha già sconfitto il diavolo, una volta per sempre, ma ognuno di noi è chiamato, cari amici, a fare sua questa vittoria, e ciò è possibile in virtù delle grazie che Maria stessa ci ottiene, quale Celeste Mediatrice presso il Padre. Guardate ora il retro della medaglia. La croce, appoggiata sulla “I” di “Iesus”, sormonta la “M” di “Maria”. É come il riassunto di quanto presentato sull’altra faccia della medaglia, se così possiamo dire. La croce è infatti il simbolo della vittoria di Cristo sul peccato, sulla morte e quindi sul demonio, a causa del quale la morte è entrata nel mondo, come ricorda la Sacra Scrittura. La croce è la via per vincere il diavolo, il peccato e la morte, dunque, e questa croce “poggia” su Gesù perché sulla sua morte e resurrezione si fonda la possibilità, per ognuno di noi, di partecipare della sua vittoria e guadagnare la Gloria del Cielo. Ma questa vittoria di Gesù nella croce a sua volta “poggia” sulla “M” di Maria, come a dire che la Madonna è lo strumento di cui Gesù si serve per realizzare la sua vittoria. 

E non posso non ricordare in proposito quanto dice il Montfort nel suo bellissimo “Trattato della vera devozione a Maria”: come Gesù è venuto al mondo la prima volta attraverso Maria, così Egli deve tornarvi la seconda ancora per mezzo della Madonna. È proprio così dunque: Maria prepara la strada per il ritorno di Cristo. Ecco perché la Madonna è così presente in questi ultimi tempi, per guidare l’umanità confusa e sofferente – e ognuno di noi, cari amici – ad affrontare il tempo della prova restando saldi nella fede. Dicevo che è una vittoria che si gioca nel cuore, nell’intimo di ognuno. Perché di un combattimento spirituale si tratta. Ed ecco dunque i due cuori attraverso i quali questa vittoria sul Male si è realizzata, una volta per tutte, e può realizzarsi ogni giorno, per ogni uomo: il Cuore di Gesù, circondato di spine che ricordano la corona che il Crocefisso ha amato ricevere in nostro favore, e il Cuore di Maria, trapassato da quella spada che il vecchio Simeone aveva predetto accogliendo la Vergine al tempio (Lc 2, 35), simbolo di quei dolori che la Madonna ha saputo accogliere nel Suo Cuore in favore di ognuno di noi, rispondendo in pieno abbandono e illimitato amore a quell’incarico che Gesù le ha assegnato affidandole l’umanità intera, dalla Croce, quand’Ella era ai suoi piedi, insieme a Giovanni (Gv 19, 25-27). Notate poi come i due cuori siano circondati da dodici stelle, che richiamano le dodici stelle che ornano il capo della Donna vestita di Sole di cui parla l’Apocalisse al cap. 12, e che rappresentano i dodici apostoli, cioè la Chiesa, intendendo che l’intera Chiesa di Dio è chiamata a seguire l’invito della Madonna, associandosi alla missione salvifica di Cristo, unendo ogni fedele il proprio cuore ai cuori di Gesù e di Maria. 

Accogliamo questa medaglia con fede, cari amici, e portiamola con noi, magari al collo, con una catenina che ci ricordi il nostro non esser più schiavi del peccato e del demonio bensì l’esser divenuti, con il Battesimo, schiavi d’amore di Gesù e di Maria. Affidiamoci dunque alla preghiera, chiedendo la grazia di poter essere coraggiosi e perseveranti nella nostra scelta per Gesù e per Maria, in ogni giorno della nostra vita:

Preghiera di san Giovanni Paolo II  nella cappella di Ru du Bac

“O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. É la preghiera che tu o Maria hai ispirato a Santa Caterina Labouré, in questo luogo, 150 anni fa e tale invocazione, incisa sulla Medaglia, è ora portata e pronunciata da tanti fedeli in tutto il mondo! […] Tu sei benedetta tra tutte le donne!

Vergine Santa sei stata associata intimamente all’opera della nostra redenzione, unita alla croce del Salvatore; il tuo cuore è stato trapassato, accanto al Suo Cuore ed ora nella gloria del tuo Figlio, non cessi di intercedere per noi poveri peccatori.

Vegli sulla Chiesa di cui sei Madre, vegli su ciascuno dei tuoi figli. Ottieni da Dio per noi, le grazie simboleggiate dai raggi di luce, che escono dalle tue mani aperte, con la sola condizione che te le chiediamo che ci accostiamo a te con la fiducia, il coraggio, la semplicità di un bambino. Così ci conduci incessantemente verso il Tuo Divin Figlio.

Giovanni Paolo II (1980)

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Diego Manetti, Fede, morale e teologia, Misericordia, Riflessioni, Rue du Bac - Medaglia Miracolosa | Pas de Commentaire »

La basilica sul Monte dove c’è la porta del Cielo

Posté par atempodiblog le 25 octobre 2015

San Miniato, la festa liturgica ricorre il 25 ottobre
La basilica sul Monte dove c’è la porta del Cielo
di Margherita Del Castillo – La nuova Bussola Quotidiana

san miniato 01

Haec est porta coeli. Queste parole, già pronunciate da Giacobbe dopo aver sognato una scala dalla quale e per la quale angeli scendevano e salivano, sono incise sul cartiglio marmoreo del portale di San Miniato al Monte. Varcando l’ingresso della basilica fiorentina noi uomini moderni possiamo, allora, capire cosa intendesse per cielo la tradizione medievale. La chiesa ha origini antiche, legate alla figura di Miniato che la tradizione agiografica vuole essere un principe armeno di passaggio a Firenze durante un pellegrinaggio a Roma.

san minaito tomba

Qui, all’epoca delle persecuzioni dell’imperatore Decio, fu ucciso. Una volta decapitato avrebbe raccolto la sua testa e si sarebbe diretto presso il Mons Fiorentinus, oltre Arno, per trovarvi riposo. Su questo luogo fu costruita dapprima una cappella e, a partire dal 1013, l’attuale chiesa, monastero abitato dai benedettini, poi dai cluniacensi, infine, e ancora oggi, dagli Olivetani. Che sia un capolavoro di architettura romanica si evince già dalla facciata, caratterizzata da una bicroma e precisa geometria.  Divisa in due ordini è scandita nella zona inferiore da cinque arcate a tutto sesto, motivo che ricorre anche nel frontone. Nel registro superiore, al centro del quale si apre un pronao tetrastile, il disegno geometrico del serpentino verde e del marmo bianco riproduce l’opus reticulatum romano.

san miniato 02

La policromia dell’esterno continua nello spazio sacro interno a tre navate. Il presbiterio è fortemente rialzato dalla cripta sottostante divisa in sette navate da colonne recuperate da edifici romani. Sotto le volte affrescate da Taddeo Gaddi riposa, in un altare romanico, il santo titolare della basilica. Nel 1447 Piero de’ Medici commissionò a Michelozzo l’edicola d’altare a marmi intarsiati impreziosita dalla volta a maioliche di Luca della Robbia e dalla tavola dipinta nel XV secolo da Agnolo Gaddi, con episodi evangelici. Un vero e proprio gioiello del rinascimento fiorentino è la cappella del Cardinale del Portogallo che si apre sulla navata sinistra. Fatta erigere tra il 1461 e il 1466 da re Alfonso del Portogallo per dare sepoltura al nipote morto in giovanissima età, fu disegnata da Antonio Rosellino, artefice anche della monumentale tomba del cardinale. Il ciclo decorativo di Alesso Baldovinetti che affrescò Profeti, Santi e Padri della chiesa, si completa con la tavola dell’Annunciazione. La volta a vela è incastonata da medaglioni di terracotta invetriata raffiguranti le Virtù cardinali e la colomba dello Spirito Santo, opera di Luca della Robbia.

san miniato al monte

In fondo alla navata destra si apre la sacrestia, con gli splendidi affreschi di Spinello Aretino che, sul finire del XIV secolo, raccontò sulle pareti la storia di San Benedetto. Nel pavimento marmoreo della chiesa, decorato a motivi geometrici e zoomorfi, si inserisce uno zodiaco risalente al 1207. Su di esso il giorno del solstizio d’estate il raggio del sole illumina il segno del Cancro, facendone, così, la meridiana più antica funzionante in tutta Europa.

cristo re absidale san miniato

Il protomartire fiorentino, la cui festa liturgica ricorre il 25 ottobre, oltre che sul prospetto principale della basilica compare nel mosaico tardo bizantino absidale in veste di re, in posizione simmetrica rispetto alla Vergine Maria, nell’atto di consegnare al Cristo Pantocratore la corona terrena per ricevere quella della gloria celeste.

san miniato 2015

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Viaggi & Vacanze | Pas de Commentaire »

La Seo, la cattedrale di Saragozza

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2015

[...] Se sei un amante dell’arte, e vuoi renderti conto di quali meraviglie sia capace il sentimento religioso, non tralasciare di visitare l’altra cattedrale di Saragozza, la Seo, eretta a fianco della basilica del Pilar. Si tratta di una delle chiese più affascinanti di tutta la cristianità, entrando nella quale uno si dimentica di essere sulla terra e quando esce all’aperto si chiede in quale mondo sia capitato. Gli stili più diversi (romanico, mudèjar, gotico, neoclassico e barocco) si intrecciano armoniosamente, gareggiando fra loro nel creare bellezza. L’interno a cinque navate è un vero scrigno che contiene mirabili capolavori, in particolare le numerose cappelle e il coro centrale che non nascondono l’intento di riprodurre qui sulla terra lo splendore e la gloria della Gerusalemme celeste.

da «Pellegrino a quattro ruote» di P. Livio Fanzaga

seo saragozza

La Seo, la cattedrale di Saragozza
di Andrea Lessona – Il Reporter SPAGNA

coro seo
Il coro de La Seo, la cattedrale di Saragozza © Andrea Lessona

L’ombra del campanile cade sulla piazza de La Seo disegnando il barocco sul sagrato della cattedrale di Saragozza. Il neoclassico, invece, è nei miei occhi, fissi sulla facciata bianca della chiesa di San Salvador: insieme di tanti insiemi che la rendono unica.

La storia racconta che fu edificata sull’antico foro romano di Augusto e sui resti della moschea maggiore della Taifa: nel XII secolo, una volta allontanati i mussulmani dall’area, si iniziò a costruire l’edificio ecclesiastico in stile romanico.

Le tracce dell’arte mudèjar sono ancora visibili sulle mura esterne dell’abside e nella torre attuale, eredità del vecchio minareto che venne in parte cancellato dai progetti realizzati dall’architetto Giovan Battista Contini di Roma: sovrascrivere di barocco il passato arabo.

Lascio il sole accecante che brilla sulla capitale dell’Aragona, ed entro nel fresco secolare e spirituale de La Seo. È così che la chiamano qui, con questo diminutivo che è lo stesso dato alla piazza su cui sorge.

Lungo le due navate esterne si distendono una serie interminabile di cappelle: la maggior parte è chiusa da pesanti cancelli in ferro che precludono l’entrata e tutelano i tesori di statue e affreschi che qui hanno trovato dimora.

Cammino in senso antiorario lungo il perimetro della Cattedrale di Saragozza, e ammiro uno ad uno questi capolavori, trionfo d’arte dedicata alla religione. Stile diversi si alternano, si sovrappongono, si elevano solitari. E formano un capolavoro d’insieme.

Terminato il mio viaggio circolare, mi fermo davanti al coro: in questa parte del La Seo ci sono 117 sedie in quercia fabbricate da tre monaci. Appena dietro l’inferriata in bronzo, ecco risaltare le sculture in legno dorato di Juan Ramírez. L’arcivescovo Dalmau Mir è sepolto qui, in una teca a latere.

Lì vicino, si trova l’organo che conserva alcuni resti di quello gotico del 1469 e le canne preservate dal XV al XVIII secolo: è un insieme di vecchi pezzi assemblati tra il 1857 e il 1859 da Pedro Roqués.

Sul retro del coro c’è la cappella di Gesù Cristo in cui sono rappresentati la Crocefissione, Maria Dolorante e San Giovanni. Il tutto si trova sotto un baldacchino sostenuto da colonne Salomoniche di marmo nero.

Negli absidi della chiesa di San Salvador si trova la cappella della Bianca Vergine: il suo altare barocco ha decorazioni in legno dipinto da Jusepe Martínez (1647), un pittore di Saragozza. La scultura in alabastro della Madonna col bambino del XV secolo è dello scultore francese Fortaner de Uesques.

L’altare maggiore, dedicata al Salvatore, fu realizzata in alabastro e dipinta da vari artisti dal 1434 al 1480, tra cui Pere Johan, Francisco Gomar, è Hans Piet D’anso. È considerata uno dei più grandi lavori della scultura gotica europea.

L’altra cappella è dedicata a Pietro e Paolo: al suo interno spiccano in rilievo sull’altare scene dell’intensa vita dei Santi. Prima di uscire, guardo la porta di Pabostría: se non mi trovassi in una chiesa cristiana, potrei pensare di essere in un edificio mussulmano data la sua foggia intarsiata e finemente lavorata.

Segno evidente che l’interno come l’esterno della cattedrale di Saragozza sono proprio un insieme di tanti insiemi che la rendono unica.

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Libri, Padre Livio Fanzaga, Viaggi & Vacanze | Pas de Commentaire »

Quando la misericordia di Maria supera l’immaginazione degli scettici

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2015

Quando la misericordia di Maria supera l’immaginazione degli scettici
di Dom Antoine Marie O.S.B. – Radici Cristiane

vergine del pilar

Nel 1874, Émile Zola visita il santuario di Lourdes. Davanti ai numerosi ex-voto della grotta, egli dichiara, con ironia: “Vedo molti bastoni, molte stampelle, ma non vedo nessuna gamba di legno”. Voleva dire che mai, a Lourdes o altrove, si era visto un arto mancante o amputato riprendere vita e ricrescere.
Analogamente, Jean-Martin Charcot, celebre neurologo della sua epoca: «Consultando il catalogo di guarigioni cosiddette “miracolose” di Lourdes, non si è mai constatato che la fede abbia fatto rispuntare un arto amputato».
Queste dichiarazioni sotto forma di sfida miravano a distruggere, nel nome della ragione e dello spirito critico, la credenza nell’esistenza di un mondo soprannaturale. Ernest Renan dichiara senza ambagi: «Quello che noi confutiamo è il soprannaturale (…) Fino ad ora, non è mai avvenuto un “miracolo” che potesse essere osservato da testimoni degni di fede e constatato con certezza» (Prefazione della Vie de Jésus).

Renan smentito
Il miracolo che racconteremo è di molto anteriore a Renan. Si tratta non di un sogno, né di una favola, ma di un fatto, attestato con tutte le sue circostanze da prove storiche irrefutabili. Questo fatto smentisce categoricamente l’affermazione di Renan…
Per una curiosa anomalia, è rimasto pressoché sconosciuto al di fuori della Spagna per circa tre secoli. Il beneficiario, Miguel Juan Pellicer, è perfettamente noto grazie alle numerose informazioni conservate dagli archivi della parrocchia di Calanda (provincia di Aragona, Spagna settentrionale), che una persona coraggiosa ha sottratto al saccheggio e alle distruzioni durante la Guerra Civile del 1936.
Miguel Juan Pellicer riceve il battesimo il 25 marzo 1617. Egli è il secondo degli otto figli di modesti agricoltori che conducono una vita virtuosa. L’istruzione del bambino si riduce al catechismo. Questa formazione religiosa elementare radica in lui una fede cattolica semplice e solida, fondata sui Sacramenti ricevuti regolarmente e su un’ardente e filiale devozione alla Vergine Maria, venerata a Saragozza con il titolo di “Nuestra Señora del Pilar” (Madonna del Pilastro), Patrona della Spagna.
Verso l’età di diciannove o vent’anni, Miguel si stabilisce come bracciante, al servizio di uno zio materno, nella provincia di Valencia. Alla fine del luglio 1637, mentre guida verso la fattoria due muli che tirano un carro carico di grano, cade dal dorso di uno degli animali e una delle ruote del carro gli passa sulla gamba, al di sotto del ginocchio, provocando la frattura della tibia.
Lo zio Jaime trasporta senza indugio il ferito alla cittadina vicina, poi a una sessantina di chilometri di là, a Valencia, dove arriva il 3 agosto. Miguel vi rimane cinque giorni, nel corso dei quali gli vengono applicati vari rimedi che rimangono senza effetto.
Egli ritorna allora a Saragozza dove giunge nei primi giorni dell’ottobre 1637. Sfinito e febbricitante, viene ricoverato al Real Hospital de Gracia. Lì, viene esaminato da Juan de Estanga, docente all’università di Saragozza, primario del reparto di Chirurgia, e da due maestri chirurghi, Diego Millaruelo e Miguel Beltran. Questi medici, avendo constatato la cancrena avanzata della gamba, concludono che l’unico modo di salvare la vita del malato è l’amputazione.
Quando testimonieranno davanti ai giudici, questi medici descriveranno la gamba come «molto flemmonosa e incancrenita», al punto di apparire «nera».
Verso la metà di ottobre, Estanga e Millaruelo procedono all’operazione: essi tagliano la gamba destra «quattro dita sotto il ginocchio». Anche se assopito dalla bevanda alcolica e narcotica usata a quei tempi, il paziente prova atroci dolori: «Nei suoi tormenti - diranno i testimoni - il giovane invocava di continuo e con molto fervore la Vergine del Pilar».
Uno studente di chirurgia, di nome Juan Lorenzo Garcìa, è incaricato di raccogliere la gamba tagliata e di sotterrarla degnamente nella parte del cimitero dell’ospedale riservata a questo uso. In quell’epoca di fede, il rispetto verso il corpo destinato a risuscitare imponeva che anche i resti anatomici fossero trattati con pietà. Garcìa testimonierà in seguito di aver seppellito il pezzo di gamba, orizzontalmente, «in una buca profonda un palmo», cioè ventun centimetri secondo la misura aragonese.

La potenza della Vergine
Dopo alcuni mesi di permanenza nell’ospedale, prima ancora che la sua piaga sia perfettamente cicatrizzata, Miguel si reca al santuario “del Pilar” distante circa un chilometro, e ringrazia la Vergine «di avergli salvato la vita, affinché potesse continuare a servirla e a manifestarle la sua devozione»; poi la prega con insistenza di «poter vivere del suo lavoro».
Nella primavera 1638, l’amministrazione dell’ospedale gli fornisce una gamba di legno e una stampella. Per sopravvivere, il giovane non ha altra soluzione che farsi “pordiosero”, cioè mendicante autorizzato dal Capitolo dei canonici del santuario del Pilar.
Saragozza conta allora 25.000 abitanti: la maggior parte si recano “a salutare la Vergine” ogni giorno. L’attenzione di questi innumerevoli visitatori è attirata dal viso sofferente di questo giovane storpio che sollecita la loro carità.
Miguel partecipa ogni giorno alla Santa Messa nel santuario; alla fine di questa, egli unge il suo moncone con l’olio delle lampade che ardono continuamente davanti alla statua della Madonna del Pilar. Il professor Estanga ha un bel spiegargli che queste unzioni avranno come effetto di ritardare la cicatrizzazione della sua piaga, Miguel continua il suo gesto di devozione: questo atto di fede nella potenza della Vergine prevale, per lui, sulle regole sanitarie.
All’inizio del 1640, Miguel rientra nel suo paese natale. Egli arriva a Calanda, a dorso di un asinello, nel mese di marzo. Il suo viaggio di circa 120 chilometri l’ha sfinito; ma l’accoglienza affettuosa dei suoi genitori gli restituisce le forze. Miguel sta per compiere 23 anni. Non potendo aiutare i suoi con il suo lavoro, ricomincia a chiedere l’elemosina.
Molti sono coloro che testimonieranno di aver visto il giovane mutilato nei villaggi dei dintorni di Calanda, a dorso di un asinello, con la gamba tagliata in vista, per fare appello alla carità degli abitanti.
Il 29 marzo 1640, si festeggia, quell’anno, il 1600° anniversario della «venuta in carne mortale» della Vergine Maria sulle rive dell’Ebro, secondo la convinzione della gente di quei luoghi. È qui l’origine della venerazione secolare degli spagnoli per la Vergine del Pilar.
Quel giovedì 29 marzo, Miguel si sforza di aiutare i suoi riempiendo di letame delle gerle caricate sul dorso dell’asinello. Lo fa nove volte di seguito, nonostante la sua difficoltà a reggersi sulla sua gamba di legno. Venuta la sera, rientra a casa, stanco, con il moncone più dolente del solito.
Quella notte, i Pellicer devono ospitare, per ordine del governo, uno dei soldati della Cavalleria reale che è in marcia verso la frontiera per respingere le truppe francesi: Miguel è costretto a lasciargli il suo letto e va a dormire su un materasso posato per terra, nella camera dei suoi genitori. Vi si corica, verso le dieci. Dopo essersi tolto la gamba di legno, si stende addosso un semplice mantello, troppo corto per coprire tutto il corpo, perché ha prestato la sua coperta al soldato, poi si addormenta…

Due piedi e due gambe
Tra le dieci e mezzo e le undici, la madre di Miguel entra nella camera, con in mano una lampada a olio. Essa avverte subito «un profumo, un odore soave». Sorpresa, solleva la lampada: dal mantello che copre suo figlio profondamente addormentato sporgono non uno, ma due piedi, «l’uno sull’altro, incrociati».
Colta dallo stupore, va a cercare il marito; questi solleva il mantello: non c’è dubbio, sono proprio due piedi, ognuno all’estremità di una gamba! Non senza difficoltà, riescono a svegliare il figlio. Prendendo a poco a poco coscienza di quello che è avvenuto, Miguel ne è meravigliato; le prime parole che gli vengono sulle labbra sono per chiedere a suo padre che «gli dia la mano e che lo perdoni per le offese che ha potuto fargli».
Questa reazione spontanea e immediata di umiltà, in lui che è il beneficiario di un prodigio, è un segno molto forte dell’origine divina di quest’ultimo. Quando gli si chiede, con emozione, se ha «qualche idea del modo in cui questo è avvenuto», il giovane risponde che non ne sa nulla, ma che quando è stato scosso dal suo sonno, «stava sognando che si trovava nella Santa Cappella di Nostra Signora del Pilar e che si ungeva la gamba tagliata con l’olio di una lampada, come aveva l’abitudine di fare».
Egli tiene subito per certo che è Nostra Signora del Pilar ad avergli riportato e rimesso a posto la gamba tagliata. Davanti al notaio, il lunedì seguente, i genitori affermano a loro volta di «giudicare e tenere per verità che la Vergine Santissima del Pilar ha pregato suo Figlio, Redentore nostro, e che da Dio ha ottenuto questo miracolo, grazie alle preghiere di Miguel, o perché tali erano le Sue vie misteriose».
Riavutosi dalla sua prima emozione, il giovane comincia a muovere e a palparsi la gamba. Osservandola, si scoprono su questa dei segni di autenticità: il primo è la cicatrice lasciata dalla ruota del carro che ha fratturato la tibia; vi è anche la traccia dell’asportazione di una grossa cisti, quando Miguel era ancora piccolo; due graffi profondi lasciati da una pianta spinosa; infine, le tracce del morso di un cane sul polpaccio.
Miguel e i suoi genitori hanno quindi la certezza che «la Vergine del Pilar ha ottenuto da Dio Nostro Signore la gamba che era stata sepolta più di due anni prima». Essi lo dichiareranno sotto giuramento e senza esitazione, davanti ai giudici di Saragozza.
Un giornale del tempo, L’Aviso Histórico, scrive in data 4 giugno 1640, il giorno prima dell’apertura del processo, che, nonostante le ricerche fatte nel cimitero dell’Ospedale di Saragozza, la gamba sepolta non è stata ritrovata: la buca che la conteneva era vuota!

Tutti sono sbalorditi
Fin dall’alba del 30 marzo, venerdì della settimana di Passione, ricorrenza della Beata Vergine Addolorata, l’incredibile notizia si diffonde in tutto il villaggio. Don Juseppe Herrero, vicario della parrocchia, arriva dai Pellicer, segito dal “justicia” che riunisce le funzioni di giudice di pace e di responsabile dell’ordine pubblico, dal sindaco e dal suo vice, dal notaio reale e da due medici di Calanda. Si forma una processione per accompagnare il giovane miracolato alla chiesa parrocchiale, dove lo aspetta il resto degli abitanti. Tutti, dicono i documenti, sono sbalorditi vedendolo di nuovo con la sua gamba destra, mentre l’avevano visto con una sola gamba fino alla sera precedente. Il miracolato si confessa, e riceve la santa Comunione nel corso della Messa di ringraziamento celebrata dal vicario.
Tuttavia, la gamba non ha, all’inizio, un bell’aspetto: colore violaceo, dita del piede ricurve, muscoli atrofizzati e, soprattutto, lunghezza inferiore a quella della gamba sinistra di alcuni centimetri. Ci vogliono tre giorni perché la gamba riprenda il suo aspetto normale, con la sua scioltezza e la sua forza.
Queste circostanze, diligentemente osservate e studiate nel corso del processo, confermano che non si tratta di un numero di illusionismo; esse provano che la gamba restituita è proprio la stessa di quella che era stata sepolta due anni e cinque mesi prima, a più di 100 chilometri di distanza…
Nel mese di giugno seguente, i testimoni affermano davanti ai giudici di Saragozza che Miguel «può appoggiare il tallone a terra, muovere le dita del piede, correre senza difficoltà». Si constata inoltre che, a partire dalla fine di marzo, l’arto ricuperato si è«allungato di quasi tre dita», e che è attualmente lungo quanto l’altro. Un solo segno non scompare: la cicatrice che forma un cerchio rosso nel punto in cui il pezzo di gamba si è riunito all’altro. È come un marchio indelebile del prodigio.
«Bisognerebbe quindi che venisse constatato un miracolo da un certo numero di persone sensate che non avessero alcun interesse alla cosa», affermava Voltaire. «E bisognerebbe che le loro testimonianze fossero registrate in debita forma: in effetti, se noi abbiamo bisogno di tante formalità per atti come l’acquisto di una casa, un contratto di matrimonio, un testamento, quante non ne occorrerebbero per appurare delle cose naturalmente impossibili?» (Voce “Miracle” del suo Dizionario filosofico). Ora, cent’anni prima, è avvenuta precisamente la stesura di un simile atto a Calanda. Il lunedì 1° aprile 1640, quarto giorno dopo il prodigio, il parroco e un prete vicario di Mazaleón, villaggio alla distanza di 50 km, si spostano con il notaio reale del luogo per verificare la realtà dei fatti e ne stendono un atto ufficiale.

Nessuna voce discordante
Alla fine dello stesso mese di aprile, la famiglia Pellicer decide di andare a ringraziare la Vergine del Pilar. A Saragozza, il Comune chiede che si apra un processo, perché sia fatta tutta la luce possibile sull’avvenimento. Il 5 giugno, quindi due mesi e una settimana dopo l’evento, si apre ufficialmente il processo canonico. Esso è pubblico e non a porte chiuse. Vi prendono parte più di cento persone di svariate condizioni sociali.
Contro l’affidabilità di questo processo, non si è mai sollevata nessuna voce discordante. Il 27 aprile 1641, l’arcivescovo pronuncia solennemente la sua sentenza. Egli dichiara «mirabile e miracolosa» la restituzione della gamba destra, precedentemente amputata, di cui ha beneficiato Miguel Juan Pellicer, nativo di Calanda.
Il miracolo di Calanda, impensabile eppure perfettamente attestato, è di natura tale da confortare la nostra fede nell’esistenza di un mondo invisibile, quello di Dio e del suo Regno eterno, al quale siamo chiamati a partecipare in quanto figli adottivi. È questa la realtà suprema ed eterna, alla quale dobbiamo riferire tutte le altre, come un uomo prudente ordina i mezzi al fine.
I miracoli ci rivelano soprattutto il Cuore amante e misericordioso di Dio per l’uomo, in particolare per l’uomo che soffre, che è nel bisogno, che implora la guarigione, il perdono e la pietà. Essi contribuiscono a fondarci in una speranza indefettibile nella misericordia di Dio e ci incoraggiano a dire spesso “Gesù, confido in Te!”.

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Misericordia, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Il sorriso di Maria…

Posté par atempodiblog le 8 octobre 2015

Il sorriso di Maria…

sorriso di maria

Non solo rappresentazioni di Maria Santissima assorta in preghiera, piangente ma anche sorridente. Vi presentiamo un capolavoro nella Cattedrale di Toledo. Nel centro del coro di fronte all’altare, la Vergine Bianca, una bellissima statua della Madonna che sorride mentre il bambin Gesù che tiene in braccio le accarezza il mento con un gesto affettuoso.

TOLEDO (SPAGNA): Anno 664.
Sant’Ildefonso, arcivescovo di Toledo (657-667), fu profondamente devoto al culto mariano e stre­nuo difensore della vera fede cristiana. Nel giorno dell’Assun­zione della Vergine Maria, la mattina presto Ildefonso entrò con alcuni sacerdoti nella cattedrale di Toledo e la trovò, con grande sorpresa, illuminata. Sul cancello della cappella stava Maria che lodò il fervore religioso del vescovo e gli consegnò una preziosa veste quale simbolo della sua protezione e della sua considerazione. Per lungo tempo, nella diocesi di Tole­do, venne celebrata un festa particolare per commemorare quest’apparizione.

Tratto da: Radio Maria Fb

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Il Cuore pulsante della fede salernitana: San Matteo e la Cripta del Duomo

Posté par atempodiblog le 21 septembre 2015

Il Cuore pulsante della fede salernitana: San Matteo e la Cripta del Duomo
Una risorsa poco valorizzata: pochi in Italia e nel mondo sanno che San Matteo sia sepolto a Salerno
di Ernesto Farsetti – Citizen Salerno

duomo salerno

A Salerno “risiede” un personaggio straordinariamente importante: amico stretto di Gesù Cristo, ne condivise vita e sofferenza e alla sua morte ne scrisse le gesta nel suo magnifico Vangelo. Nel Medioevo, le sue spoglie furono trasferite da Casalvelino a Salerno, dove ancora oggi si trovano, all’interno della magnifica Cripta del Duomo. Nel corso dei secoli, la devozione dei salernitani verso San Matteo è cresciuta sempre di più, soprattutto a seguito di miracolose grazie elargite dall’Apostolo, che in più occasioni è stato additato quale salvatore della città (ad esempio, in occasione di assalti delle flotte saracene). Ma, oltre ai salernitani, pochi in Italia e nel mondo sanno che San Matteo sia sepolto a Salerno.

Si chiamava Levi, era nato a Cafarnao ed era un esattore delle tasse, per conto dei Romani che governavano Gerusalemme e la Giudea. Ma fu folgorato, proprio mentre era al banco delle imposte, dal passaggio di Gesù di Nazareth, e da quel momento cominciò a seguirlo. I teologi sostengono che questo “cambiamento” da esattore a discepolo abbia un significato metaforico: l’esattore è colui che esige (anche dal punto di vista etimologico, visto che “esatto” è participio passato del verbo esigere) dagli altri non solo denaro (come faceva Matteo) ma anche affetto, stima e qualunque altra cosa. Il discepolo di Cristo, invece, deve imparare a non esigere nulla, ma a dare al prossimo in maniera incondizionata.

Così inizia l’avventura di Matteo, che diventerà uno dei più grandi personaggi della storia del Cristianesimo: uno dei 12 apostoli e uno dei quattro evangelisti, ovvero autori del Vangelo. La sua biografia del Cristo, sinottica rispetto a quelle di Marco e Luca, è scritta con uno stile equilibrato e scarno, senza fronzoli, ma contiene alcuni dei passi più belli del Nuovo Testamento, come ad esempio “La Parabola del Figliol Prodigo”.

Matteo seguì Gesù sino alla Passione di quest’ultimo. Ne testimoniò, assieme agli altri Apostoli e alla Maddalena, la Risurrezione tre giorni dopo. E’ sulla base di questa testimonianza, sua e degli altri discepoli, della Risurrezione di Cristo che si basa l’intero Cristianesimo. E’ la Buona Notizia: si può risorgere dalla morte, c’è un Paradiso, come da allora la Chiesa si sforza di annunciare.

Matteo riportò la vita e le opere, la Passione e la Risurrezione di Gesù nel suo Vangelo, che è letto da migliaia di anni in tutto il mondo.

Dopo la morte del Maestro, Matteo fu inviato come Apostolo in Africa; giunse ad evangelizzare l’Etiopia, ma qui trovò la morte come martire.
Le sue spoglie furono trasferite in Francia, poi nel V secolo giunsero a Velia (l’antica città conosciuta come Elea, tra le più note della Magna Grecia). Per volere del Vescovo Attanasio, le reliquie del Santo furono trasferite a Casalvelino, presso la piccola chiesa di San Matteo.

Poi, per volere di Gisulfo I, nell’anno 954 furono trasferite a Salerno e depositate nella cripta della Vecchia Cattedrale.

Nel 1084 Roberto il Guiscardo, principe Normanno che aveva conquistato Salerno, fece costruire la Nuova Cattedrale, dedicata al Santo Stesso e a Santa Maria degli Angeli, in cui fu costruita una nuova cripta per contenere le “prestigiose” (per la casata Normanna) spoglie del Santo.

cripta duomo

Dobbiamo attendere la fine del XVI secolo, tuttavia, perché sorga la nuova Cripta, completamente restaurata e rivisitata in un meraviglioso stile barocco.
A progettarla fu il grande architetto Domenico Fontana, che fu assistito da suo figlio Giulio. Al centro della Cripta campeggia la statua bronzea di San Matteo, bifronte, opera di Michelangelo Naccherino nel 1605. E’ bifronte per ragioni logistiche: in questo modo le due “facce” di San Matteo potevano essere venerate sia da chi scendeva alla Cripta dalla Basilica superiore, sia da chi, dall’altro lato, assisteva alla Messa nella Cripta stessa. Tale statua, invece, ha generato il detto “San Matteo ha due facce”, che col tempo è diventato “I salernitani hanno due facce”, con riferimento alla loro presunta ipocrisia…

Si scende alla tomba di San Matteo da una doppia scala; il sepolcro è seminterrato. Una leggenda vuole che in alcuni periodi dell’anno tale sepolcro emani un liquido particolare, detto “manna” che avrebbe poteri miracolosi. In passato molte “grazie” sono state attribuite dai salernitani alla manna.
La Cripta è luminosissima; merito degli spettacolari affreschi del grande pittore barocco Belisario Corenzio, greco trapiantato a Napoli amatissimo ed attivissimo in quest’ultima città. Corenzio dipinse nelle volte varie scene tratte dal Vangelo di Matteo e della storia della città di Salerno.

Le decorazioni della Cripta sono magnifiche; i marmi sono opera del napoletano Francesco Ragozzino e risalgono al ‘700.

A sinistra della tomba di San Matteo vi è un’ampia cappella dove sono situati i sepolcri di tre martiri salernitani, Ante, Gaio e Fortunato. Secondo la leggenda i tre morirono a Salerno durante le persecuzioni dell’Imperatore romano Diocleziano, che li fece decapitare sulle sponde del Fiume Irno perché non avevano voluto prostrarsi dinanzi alla statua “divinizzata” dell’Imperatore. Accanto ad essi, vi è il sepolcro di San Felice, altro martire cittadino, decapitato nell’attuale Sala Abbagnano, all’epoca “Felline”, dove oggi sorge appunto la Chiesa di San Felice in Felline.

Nel mezzo della cappella vi è un ceppo, che, secondo la leggenda, fu utilizzato per far decapitare Ante, Gaio e Fortunato. La leggenda dice che, nelle giornate di tempesta, avvicinando l’orecchio al ceppo, è possibile ancora oggi sentire il rumore del sangue dei martiri che scorre…

Sulla parete dell’altro versante della cripta, a destra della tomba di San Matteo, sono raffigurate le statue dei Vescovi salernitani, in tutto venti.
In definitiva, la Cripta, meravigliosa e sfolgorante, è assolutamente un degno luogo di sepoltura per uno dei personaggi più noti della storia del Cristianesimo.

Sta però ora ai salernitani far conoscere al mondo ciò che quasi soltanto essi sanno: il grande San Matteo è sepolto a Salerno. Ci chiediamo: perché così pochi pellegrini vi si recano in preghiera durante l’anno, dall’Italia e dal mondo? Perché così poco turismo religioso, che potrebbe portare importanti introiti alle finanze cittadine?

Publié dans Apparizioni mariane e santuari | Pas de Commentaire »

Gietrzwald la Lourdes polacca

Posté par atempodiblog le 26 juin 2015

Gietrzwald la Lourdes polacca
Tra il 27 giugno ed il 16 settembre 1877 la Vergine Maria apparve molte volte a due ragazze, Barbara Samulowska e Justyna Szafrańska. Chiedendo la recita quotidiana del Santo Rosario. Tra la popolazione crebbero moralità, pietà, frequenza alla S. Messa, conversioni, sacramenti e vocazioni religiose. Oltre un secolo dopo, ancora vivo è il messaggio di Nostra Signora.

di Maria Beatrice Maggi – Radici Cristiane

Gietrzwald la Lourdes polacca dans Apparizioni mariane e santuari 4gkx0i

Polonia semper fidelis! Innumerevoli Santuari e luoghi sacri, alcuni di essi simboli nazionali. Gietrzwald – un villaggio nel nord-est della Polonia – resta abbastanza sconosciuto a molti cattolici. Uno dei pochi posti al mondo, dove le apparizioni mariane furono ufficialmente riconosciute dall’autorità ecclesiastica…

Apparizioni
Tra il 27 giugno ed il 16 settembre 1877 la Vergine Maria apparve molte volte a due ragazze, Barbara Samulowska e Justyna Szafrańska. Per la prima volta a Justyna, mentre la giovane stava tornando a casa con sua madre, dopo aver fatto un esame prima di ricevere la Prima Santa Comunione. Il giorno successivo, mentre recitava il Rosario, anche Barbara vide la “Signora lucente” seduta sul trono con Cristo Bambino tra gli angeli, sopra l’acero davanti alla chiesa. ChiestoLe di rivelare la Sua identità, rispose: “Sono la Beata Vergine Maria dell’Immacolata Concezione!”. “Che cosa mi chiedi Madre di Dio?”. “Desidero che tu reciti il Rosario ogni giorno!” – desiderio che Nostra Signora espresse molte volte durante le apparizioni. Un giorno Barbara domandò: “Riceveranno presto le parrocchie orfane dei preti?”. La risposta fu: “Se le persone pregheranno con zelo, al tempo in cui la Chiesa non sarà perseguitata, le parrocchie orfane riceveranno i preti”. Nostra Signora benedisse anche la fonte e disse che le persone malate avrebbero potuto prendere quest’acqua per la loro guarigione. Inoltre, durante l’ultimo giorno delle apparizioni, benedisse la piccola cappella costruita su Sua richiesta, quando le apparizioni ebbero luogo.

[…]

In cammino verso la Madonna
Molti pellegrini camminano verso il Santuario. Grandi gruppi vengono per la festa di settembre, camminando già prima dell’alba attraverso i boschi ed i campi nebbiosi. Cantano Godzinki (Le Piccole Ore dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria), pregano il Santo Rosario… Quando colgono la torre della chiesa del Santuario si inginocchiano e pregano brevemente. Dopo un paio di ore, da tutte le direzioni si riversano sul posto. In seguito, l’immagine miracolosa viene portata in processione dalla chiesa. Camminano lungo la strada, passando dalla sorgente miracolosa all’altare nel prato grande abbastanza per tutti i pellegrini. Al quanto insolito è il pellegrinaggio di luglio da Varsavia al Gietrzwald, con la tradizionale Santa Messa in latino. Gietrzwald è anche sulla via che conduce a Santiago de Compostela, via che comincia in Lituania. Che vi si creda o meno, ci sono persone che s’incamminano verso la Spagna partendo da lì!
Le apparizioni di Gietrzwald rinnovano la fede e le speranze del popolo polacco: la Madonna era dalla loro parte dopo tutto (i Kulturkampf di Bismarck, le due guerre mondiali e il regime comunista)! Oltre un secolo dopo, Warmia (diocesi di Gietrzwald) è ancora una terra cattolica e il messaggio di Nostra Signora rimane universale: “Pregate il Rosario quotidianamente!”.

24509ac dans Apparizioni mariane e santuari

Richiamo a Warmia
di Joanna Potorska – Radici Cristiane

Colline, laghi, boschi, strade tortuose adombrate dagli alberi, villaggi e città. Ma soprattutto campanili, piccole cappelle, santuari, croci. Warmia è terra cattolica. E’ rimasta nei secoli terra cattolica, benché circondata da territori protestanti. Per questo, ancora oggi, è chiamata “santa”. Per questo, ancora oggi, funge da forte richiamo per i pellegrini cattolici. E non solo.

Publié dans Apparizioni mariane e santuari | Pas de Commentaire »

Quelle parole del Papa sull’ansia di novità di chi segue i veggenti

Posté par atempodiblog le 13 juin 2015

Quelle parole del Papa sull’ansia di novità di chi segue i veggenti
Francesco è tornato a mettere in guardia chi riduce la propria fede alla curiosità per i messaggi e le rivelazioni private. Sabato 6 giugno aveva annunciato l’ormai prossima decisione su Medjugorje. Il caso Conchiglia e le pseudo-rivelazioni fatte arrivare a Benedetto XVI
di Andrea Tornielli – Vatican Insider
Tratto da: Una casa sulla Roccia

Quelle parole del Papa sull'ansia di novità di chi segue i veggenti dans Andrea Tornielli 4kwl7m

Il Papa mette in guardia chi va alla ricerca dei veggenti per conoscere «la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio», cioè quanti fanno della propria vita un rincorrersi di messaggi, rivelazioni private, segreti, previsioni sul futuro.

Nell’omelia di Santa Marta [...] Francesco ha parlato di «quelli che sempre hanno bisogno di novità dell’identità cristiana» e hanno «dimenticato che sono stati scelti, unti» che «hanno la garanzia dello Spirito» e cercano: «“Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio?” Per esempio, no? E vivono di questo. Questa non è identità cristiana. L’ultima parola di Dio si chiama “Gesù” e niente di più».

Queste parole arrivano tre giorni dopo l’annuncio di una decisione in arrivo sul caso Medjugorje, citata da Bergoglio sul volo di ritorno da Sarajevo. Molti hanno messo in relazione le due cose, interpretando l’omelia quasi come l’anticipazione di un giudizio negativo sul fenomeno iniziato in Erzegovina nel 1981 e non ancora concluso.

Non è però la prima volta che Francesco si esprime in questi termini. Già il 13 novembre 2013, predicando a Santa Marta, aveva criticato la curiosità che spinge a far dire: «Il Signore è qua, è là, è là! Ma io conosco un veggente, una veggente che riceve lettere della Madonna, messaggi della Madonna». Il Papa aggiungeva: «La Madonna è Madre! E ama tutti noi. Ma non è un capo ufficio della posta, per inviare messaggi tutti i giorni». Anche allora le sue parole erano state messa in relazione con Medjugorje, pur potendosi riferire anche ad altri fenomeni di questo genere e soprattutto all’atteggiamento di chi trasforma la fede in un’insana curiosità.

L’evento delle apparizioni di Medjugorje, all’inizio ha riguardato un gruppo di ragazzi, ed è proseguito sotto forma di apparizioni private che continuano ancora oggi, ad orari determinati e quotidianamente. La Santa Sede non vuole che i veggenti partecipino a manifestazioni pubbliche nelle quali si dà per certa l’autenticità delle apparizioni, addirittura citandone l’orario nei manifesti pubblicitari.

Dei sei veggenti iniziali, tre assicurano di vedere ancora la Madonna alla stessa ora del pomeriggio e in qualunque luogo essi si trovino; una di loro ha un’apparizione ogni giorno 2 del mese, mentre gli ultimi due hanno un’apparizione all’anno.

È difficile immaginare che con le sue parole il Papa abbia voluto anticipare la decisione su Medjugorje. Dopo l’esaustivo ed equilibrato lavoro svolto da una commissione di esperti e teologi, voluta da Benedetto XVI e guidata dal cardinale Camillo Ruini, il dossier è passato nelle mani della Congregazione per la dottrina della fede, che ne discuterà nei prossimi giorni. Poi l’esito sarà sottoposto a Francesco.

Quando la relazione Ruini venne consegnata al Papa nel gennaio 2014, si era appreso che la commissione si era pronunciata favorevolmente sulle prime apparizioni dell’estate 1981, ma aveva espresso dubbi sulle seguenti, non ancora concluse, pur non avendo riscontrato prove di raggiri o truffe. Anche per Fatima la Chiesa ha approvato le apparizioni del 1917 e non quelle successive, con annesse rivelazioni, che suor Lucia dos Santos ha continuato ad avere.

Tutt’altro problema, distinto dal pronunciamento sulla soprannaturalità dell’evento, è quello riguardante la cura dei milioni di pellegrini che ogni anno vanno a pregare a Medjugorje, nella chiesa parrocchiale che secondo molti potrebbe diventare un santuario sotto diretta tutela della Santa Sede. E la cura pastorale dei fedeli è tra gli aspetti che più stanno a cuore a Papa Francesco, che in Argentina, da arcivescovo, ha sempre valorizzato la devozione popolare.

«Conchiglia», apparizioni «oggettivamente eretiche e contro la dottrina della Chiesa»
Non va inoltre dimenticato quanto variegato sia il mondo delle rivelazioni private, dei sedicenti veggenti e degli pseudo-veggenti, fenomeni che la rete web ha amplificato. Ecco un esempio accaduto qualche giorno fa: lo scorso 9 maggio, nel corso di un incontro durato pochi minuti, al termine del rosario nei giardini vaticani, è stato consegnato al Papa emerito Benedetto XVI un libro di notevoli dimensioni, con la copertina rosso scuro e un sigillo a forma di conchiglia. Né il Papa emerito né il suo segretario particolare, l’arcivescovo Georg Gänswein, sapevano di che cosa si trattasse. Non conoscevano i contenuti del volume né i due emissari che rappresentavano la «veggente» Franca Miscio, meglio conosciuta come «Conchiglia», fondatrice di un movimento internazionale che si richiama a Guadalupe e a Juan Diego.

I «messaggi» ricevuti della sedicente veggente sono reperibili facilmente sul web. «Conchiglia» si presenta come una profetessa del nostro tempo e riempie pagine e pagine di testi che assicura di ricevere direttamente da Dio, da Gesù e dalla Madonna. Tra le «rivelazioni» più curiose, c’è una fede incrollabile nell’esistenza degli alieni e nel fatto che «i DNA alieni» si sarebbero mescolati «a quelli terrestri», con la conseguenza che ora ci sono «esseri alieni» che governano il mondo.

Il Vaticano viene descritto nelle «profezie» come la sentina di tutti i mali: «Il Vaticano è il centro di potere mondiale che intende fare di tutte le false religioni una unica religione mondiale… È covo dei sette vizi capitali e di altre nefandezze». Conchiglia, inoltre, divinizza la figura di Maria.

La sedicente veggente ha scritto molto sulla rinuncia di Benedetto XVI. Sostiene che le dimissioni sono state provocate dalla massoneria internazionale, e che Ratzinger sarebbe ancora il vero e legittimo Papa, mentre Francesco, definito «l’uomo iniquo che siede sul trono di Pietro», sarebbe un «impostore», un antipapa, un rappresentante dell’Anticristo. Contenuti che si commentano da soli.

A mettere in guardia pubblicamente dai «messaggi» di Conchiglia sono stati in tempi recenti il vescovo di Jesi, Gerardo Rocconi, che l’ha conosciuta personalmente, e il vescovo di Senigallia, Giuseppe Orlandoni, che ha più volte definito come «oggettivamente eretiche e contro la dottrina della Chiesa» le parole trasmesse dalla «veggente».

Il movimento di Conchiglia esibisce ora con grande evidenza sul suo sito le immagini dell’incontro con il Papa emerito, presentandolo quasi come un sigillo sui messaggi contenuti nel libro. Ma il vescovo Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia e segretario particolare di Benedetto XVI così racconta a Vatican Insider come si sono svolti i fatti.

«Come tante altre persone – riferisce Gänswein rispondendo per iscritto alle nostre domande - anche un certo signor Mimmo Rocco, che si è presentato come brigadiere capo dei Carabinieri, aveva chiesto, tempo fa, di incontrare il Papa emerito Benedetto. Gli è stato concesso un breve incontro dopo il rosario. Erano in due, lui e un’altra persona. Non conoscevamo né l’uno né l’altro. Durante l’incontro hanno consegnato un libro a Benedetto XVI, come si evince dalla sequenza di foto pubblicata sul sito. Non eravamo al corrente del contenuto. L’incontro è durato pochi minuti».

«Quando sono arrivato a casa – continua monsignor Gänswein – ho guardato il libro e poi lo ha visto anche Benedetto XVI. Siamo rimasti stupiti e anche scioccati perché ci siamo subito accorti che il libro conteneva delle “rivelazioni private”. Sono bastati pochi minuti per capire che si trattava di una cosa a dir poco strana e incredibile. Il Papa emerito mi ha incaricato di mandare subito il libro alla Congregazione per la dottrina della fede, per competenza».

«Non abbiamo dato nessuna importanza all’incontro – conclude monsignor Georg -  Ci sono tanti che si dicono “veggenti” in giro… Non sapevamo che il libro contenesse quelle affermazioni. È chiaro che non c’è alcun tipo di appoggio rispetto alla “veggente” e al contenuto del libro. Se Benedetto XVI avesse saputo che gli veniva consegnata una tale raccolta di “messaggi” non avrebbe accettato l’incontro».

Publié dans Andrea Tornielli, Apparizioni mariane e santuari, Fede, morale e teologia, Medjugorje, Papa Francesco I | Pas de Commentaire »

Radio Maria su Medjugorje: «La fede non è un luna park»

Posté par atempodiblog le 11 juin 2015

Radio Maria su Medjugorje: «La fede non è un luna park»
Padre Livio Fanzaga, voce dell’emittente vicina ai veggenti, dà ragione al Papa: «Il nostro credo non dipende dai messaggi della Madonna»
di Stefano Zurlo – Il Giornale

Radio Maria su Medjugorje: «La fede non è un luna park» dans Apparizioni mariane e santuari 2yjrakw

Medjugorje non è un luna park. E invece tante persone vanno laggiù per «vedere girare il sole, per scattare le foto, per correre dietro ai veggenti» con una curiosità morbosa.

É il giorno dopo: l’omelia di papa Francesco, quella stoccata ai fedeli che «cercano i veggenti» e così smarriscono l’identità cristiana, ha provocato sconcerto e polemiche, ha disorientato tante anime semplici, probabilmente ha intasato anche i centralini di Radio Maria, la potenza dell’etere che da trent’anni dà voce a Medjugorje.

Così sono in tanti ad aspettare con ansia la risposta di padre Livio Fanzaga, il dominus dell’emittente, una bussola per migliaia e migliaia di famiglie. E padre Livio non si tira indietro, non glissa, non evita diplomaticamente un tema così appassionante e spinoso. No, parla e commenta le parole di Bergoglio, ma cerca, a modo suo, di accorciare la distanza e di comporre il conflitto: «Papa Francesco ha ragione – afferma al microfono – ma tranquilli, i fedeli, quelli autentici, non hanno nulla da temere».

Può sembrare una capriola quella del sacerdote, ma lui spiega e rispiega, conforta e mette i puntini sulle «i». «Il problema – è la sua interpretazione del messaggio di Santa Marta – non sono le apparizioni». Semmai la mentalità dei pellegrini che a milioni frequentano il villaggio dell’Erzegovina dove le apparizioni sono iniziate nel 1981. E qui, per usare il vocabolario evangelico, occorre separare il grano dal loglio: «Ci sono i pellegrini che raggiungono Medjugorje per convertirsi e per quelli non cambia niente. Ma poi ci sono quelli che ci vanno solo per curiosità, come al luna park. E corrono appresso ai messaggi delle quattro del pomeriggio, ai veggenti, al sole che gira». Il Papa, commenta padre Livio, ha fatto bene a prendere posizione contro questa deriva, anzi contro quella che lui considera una «deviazione» dalla retta strada.

Non è facile trovare il giusto equilibrio fra le diverse spinte e controspinte, fra le parole che arrivano, urticanti, da Roma, e quelle che giungono dal paesino della ex Jugoslavia. Per qualcuno il Papa ha sconfessato le apparizioni e non ha parlato a caso, visto che nei prossimi giorni potrebbe finalmente arrivare la pronuncia, attesa da molto tempo, dell’ex Sant’Uffizio.

Ma padre Livio distingue e invita a non avventurarsi in giudizi superficiali. L’obiettivo del Papa è un altro: «Il cristianesimo light, da pasticceria, che insegue le novità e va dietro a questo e a quello». Così non va bene: «Noi crediamo in Gesù Cristo morto e risorto». Questo è il cuore, anzi il fondamento della nostra fede. E la nostra fede, con tutto il rispetto, non può dipendere dai messaggi che Maria affida a Mirjana e agli altri ragazzi, oggi diventati adulti. Padre Livio si spinge più in là, prova a chiarire: «Conosco sacerdoti che non credono alle apparizioni riconosciute, come Lourdes e Fatima. Bene questi preti non peccano contro la fede». Sono liberi di pensarla come vogliono, anche se la Chiesa ha messo il suo sigillo su quel che accadde in Portogallo e sui Pirenei. Figurarsi a Medjugorje che da più di trent’anni divide e lacera la stessa Chiesa. Ci sono vescovi scettici, a cominciare da quelli della ex Jugoslavia, e autorevolissimi cardinali, come quello di Vienna Schonborn, entusiasti. E poi le apparizioni, migliaia e migliaia, vere o verosimili che siano, proseguono. Il fenomeno è ancora in corso. Dunque, prudenza. La Rivelazione non può essere confusa con le rivelazioni private.

«Per chi frequenta Medjugorje – conclude padre Livio – questa dev’essere l’ora della purificazione: digiuno, preghiera, conversione. E invece c’è chi impugna Medjugorje come una bandiera e la innalza e fa pressione sul Papa e magari ingrassa il portafogli».

Insomma, «l’ammonimento del Papa» è benvenuto. E Medjugorje resta un miracolo. Senza trucco.

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Medjugorje, Padre Livio Fanzaga, Papa Francesco I, Riflessioni | Pas de Commentaire »

Il richiamo del Papa e della Regina della Pace: fare del Vangelo un’esperienza di fede vissuta

Posté par atempodiblog le 10 juin 2015

Il richiamo del Papa e della Regina della Pace: fare del Vangelo un’esperienza di fede vissuta
di Diego Manetti
Tratto da: Diego Manetti wordpress

Il richiamo del Papa e della Regina della Pace: fare del Vangelo un'esperienza di fede vissuta dans Apparizioni mariane e santuari 15pj3ms

Nell’omelia di ieri presso Casa “Santa Marta” papa Francesco è intervenuto sul rischio di annacquare l’identità cristiana, esprimendosi anche sul rapporto che i fedeli possono avere con le apparizioni della Madonna. Ha infatti avvertito che ci sono “quelli che sempre hanno bisogno di novità dell’identità cristiana” e hanno “dimenticato che sono stati scelti, unti” che “hanno la garanzia dello Spirito” e cercano: “‘Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio?’ Per esempio, no? E vivono di questo. Questa non è identità cristiana. L’ultima parola di Dio si chiama ‘Gesù’ e niente di più”. Questo è il passaggio più esplicito, in cui non si può non cogliere un rimando alle apparizioni della Regina della Pace a Medjugorje.

Qualcuno ha letto in queste parole una presa di distanza dal “fenomeno Medjugorje”, ma non credo affatto sia così. Infatti, non si esprime sul fatto delle apparizioni, quanto sul rapporto che con esse hanno alcuni fedeli che, invece di accogliere i messaggi della Madonna come un dono del Cielo, si limitano a vana curiosità, ricercando chissà quali elementi di novità che possa soddisfare la loro “gola spirituale”, dimenticando che la divina rivelazione si è compiuta con la morte dell’ultimo apostolo e dunque non ci si può attendere nulla “in più” di quanto già rivelato in Gesù Cristo e da Gesù Cristo.

Un chiaro esempio di come la Regina della Pace non sia venuta a Medjugorje per portare chissà quale novità ma semplicemente per esortarci a tornare al Vangelo, sono i seguenti messaggi:

Messaggio del 19 settembre 1981 – «Perché fate tante domande? Ogni risposta è nel Vangelo».
Messaggio del 12 novembre 1982 – «Non andate in cerca di cose straordinarie, ma piuttosto prendete il Vangelo, leggetelo e tutto vi sarà chiaro».

Insomma, la Madonna a Medjugorje non fa che rimandare al Vangelo e i suoi stessi messaggi non sono che esortazioni a vivere sul serio il Vangelo di Suo Figlio:

Messaggio del 25 dicembre 1996 – «Cari figli! Oggi sono con voi in modo speciale tenendo Gesù Bambino in braccio, e vi invito, figlioli, ad aprirvi al Suo invito. Lui vi invita alla gioia. Figlioli, vivete gioiosamente i messaggi del vangelo, che ripeto dal tempo in cui sono con voi. Figlioli, io sono vostra madre e desidero svelarvi il Dio dell’amore e il Dio della pace. Non desidero che la vostra vita sia nella tristezza ma che sia realizzata nella gioia secondo il vangelo per l’eternità. Solo così la vostra vita avrà senso. Grazie per avere risposto alla mia chiamata!».

Facciamo tesoro del richiamo di papa Francesco e della Regina della Pace per fare del Vangelo di Gesù un’esperienza di fede vissuta. Uniti in preghiera!

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Diego Manetti, Fede, morale e teologia, Medjugorje, Papa Francesco I, Riflessioni | Pas de Commentaire »

Il mistero di Ghiaie di Bonate

Posté par atempodiblog le 13 mai 2015

Il mistero di Ghiaie di Bonate
dell’Associazione Gifra Vigevano

Il mistero di Ghiaie di Bonate dans Apparizioni mariane e santuari 20znyh1 

Premessa
La catechesi del Gifra affronta il mistero delle apparizioni della Madonna a Ghiaie di Bonate, località a breve distanza da Bergamo in cui Adelaide Roncalli ha sostenuto – è scomparsa lo scorso agosto a 77 anni – di aver visto la Madonna dall’13 al 31 maggio 1944. All’epoca l’Italia era dilaniata dalla seconda guerra mondiale e dalla guerra civile tra i reduci del ventennio fascista e i partigiani sostenuti dagli alleati. Ghiaie di Bonate si trovava all’interno della Repubblica di Salò e quindi sotto l’occhio attento di alleati e forze di occupazione naziste, a concreto rischio di bombardamento. Eppure Adelaide Roncalli, una bambina di 7 anni, fu capace di portare migliaia di pellegrini a testimoniare la propria devozione alla “Madonna delle Ghiaie”, che secondo la veggente sarebbe apparsa nove volte, dal 13 al 21 maggio e dal 28 al 31. Fin qui la cronaca dei fatti, tuttavia su quella che è stata definita la “Fatima di Lombardia” si è scatenato sin dal 1944 un duro confronto tra sostenitori e negatori delle apparizioni, ancora oggi non sopito. La Chiesa si è espressa sulla questione con un decreto dell’allora vescovo monsignor Adriano Bernareggi, datato 30 aprile 1948, nel quale si afferma che «non consta della realtà della apparizioni». Anche riguardo a questa pronuncia, confermata da tutti i successori di mons. Bernareggi, sono state fornite valutazioni differenti, contrapponendo da un lato chi vi legge una chiusura definitiva e dall’altro chi ritiene che il giudizio sia sospeso, analogamente a quanto accade oggi per Medjugorje.

Nota dell’autore
L’interpretazione, che contrappone non solo i fedeli, ma perfino i sacerdoti, è sottile, per cui chi scrive ritiene di prendere come riferimento le “Normae de modo procedendi in diudicandis praesumptis apparitionibus ac revelationibus” della Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblicate il 25 febbraio del 1978 (dopo le apparizioni del 1944) e recanti le linee guida per la valutazione di apparizioni private, almeno in attesa di migliori e precisi chiarimenti. In esse si fa riferimento esclusivamente alle formule “constat de” e “non constat de” supernaturalitate, nel primo caso esprimendo un giudizio positivo e nel secondo caso esprimendo un giudizio negativo. In entrambi i casi c’è l’espressione di un giudizio e pertanto c’è un pronunciamento della Chiesa, che è possibile ritenere non definitivo solo perché in qualunque momento le autorità ecclesiastiche potrebbero decidere di riaprire il caso, cosa che per Ghiaie di Bonate non è accaduta.

1220xuc dans Ghiaie di Bonate

Dalla parte di Adelaide
Decisamente a favore della veridicità delle apparizioni è il relatore Alberto Lombardoni, autore del libro “Non mi hanno voluta!” che [...] ha messo in fila tutti i dati che a parere suo, e di molti fedeli, fanno pendere la bilancia verso Adelaide Roncalli. «Nella valutazione del caso – ha spiegato Lombardoni – la diocesi di Bergamo non ha preso in esame le 300 guarigioni, di cui 80 non ordinarie, che sono legate alle apparizioni di Ghiaie. C’è un documento del 1 giugno 1944 dell’allora mons. Testa – Gustavo, poi cardinale – in cui si fa riferimento a centinaia di guarigioni, persone visitate da medici. A Fatima, c’è stato un solo fenomeno solare concentrato solo sulla Cova da Iria, a Ghiaie ce ne sono stati sei, visti anche altrove, non solo in montagna a 50 chilometri di distanza, ma anche in Piemonte, Veneto e, da testimonianze, persino in Svizzera e in Germania». Per questo Lombardoni ha avviato un lavoro certosino fatto di raccolta di testimonianze e di documenti, a partire dai racconti di chi sostiene di aver assistito al fenomeno solare, come il sacerdote Attilio Goggi che in quei giorni era insegnante nella diocesi di Novara oppure il senatore Giuseppe Belotti di Bergamo che durante uno dei fenomeni si trovava con il vescovo Bernareggi, il quale «disse di entrare in chiesa per intonare il “Te Deum” di ringraziamento», come ricorda lo stesso Belotti in uno dei reportage presentati da Lombardoni, il quale ha raccolto anche le riprese originali di Vittorio Villa, nelle quali compare la giovane Roncalli. Un altro argomento portato dal relatore a favore delle apparizioni sono le guarigioni, in particolare quella del cieco Antonio Zordan, della rachitica Rita Azzuffi miracolata dalla sabbia di Ghiaie e del malato di leucemia Ettore Bonaldi, sacerdote che entrò in contatto con Adelaide Roncalli in ospedale nel 1966, quando questa era diventata infermiera dopo aver ricevuto, nel 1953, l’ordine di “svestizione” dalla diocesi di Bergamo, che le aveva impedito in due occasioni di entrare a far parte delle suore Sacramentine. Terzo punto che confermerebbe il racconto della veggente, le profezie fatte dalla Madonna, in particolare quella sulla fine della seconda guerra mondiale e quella sul rapimento di Pio XII ad opera dei nazisti, effettivamente progettato in quel periodo. «La Madonna – ha commentato Lombardoni – disse ad Adelaide “Io lo proteggerò ed egli non uscirà dal Vaticano”, riferendosi esplicitamente al Papa. Effettivamente nel ’44 ci sarà l’ordine di deportare il papa, non eseguito dal generale Wolff che si recherà di nascosto dal pontefice: come poteva saperlo una bambina? La Madonna rispose anche alla domanda sulla pace dicendo “se gli uomini faranno penitenza fra due mesi, altrimenti fra poco meno di due anni”. Adelaide aveva anche aggiunto “quel giovedì” e il 20 luglio del ’44 ci sarà l’attentato a Hitler nella “Tana del lupo”, la cosiddetta Operazione Valchiria. La Madonna non aveva detto che sarebbe finita la guerra con certezza».

2pt2e11

Il contenuto delle apparizioni
«Cosa ha detto – ha interloquito Lombardoni – la Madonna a Ghiaie? Tante cose. Ha parlato di famiglia, di doveri dei figli, di amore verso il prossimo, di pace, del papa, dei “peccatori ostinati che fanno soffrire il mio cuore perché non pensano alla morte”. Adelaide dice che la Sacra Famiglia si manifesta in mezzo a una chiesa, con un asino, una pecora bianca, un cavallo “del solito colore marrone” e un cane maculato. Le quattro bestie sono inginocchiate e muovono il muso come se pregassero, rivolte verso la Sacra Famiglia. Il cavallo a un tratto si allontana e si dirige verso un campo di gigli, intenzionato a calpestarli, san Giuseppe lo raggiunge, lui tenta di dissimulare le sue intenzioni, ma si fa ricondurre accanto agli altri animali. Chi era il cavallo? Il capofamiglia, una persona cattiva, avida di dominio, che voleva distruggere il semplice candore dei gigli». Delle apparizioni e dei messaggi tuttavia non esiste alcuna interpretazione teologica perché «nessun teologo finora ha voluto interpretarle».

308a5uw

Una vita difficile
Quello che resta, al di là delle valutazioni, è un’esistenza travagliata per una bambina strappata alla famiglia all’età di sette anni e sottoposta a pressioni psicologiche notevoli, in primis da quel don Luigi Cortesi «giovane professore del seminario di Bergamo» che, secondo quanto riporta il vaticanista Andrea Tornielli, «quasi da solo si mise a investigare» e lo fece in maniera quanto meno inusuale.

«Don Cortesi – ha confidato Lombardoni – ha ammesso lui stesso di aver condotto esperimenti che sarebbero stati considerati sacrilegi, tra cui, secondo le mie ricerche, ci fu anche l’ipnosi. Suscitò in Adelaide l’incubo del peccato mortale e dell’inferno, la interrogò giorno e notte, anche senza farla mangiare, in confessione gli diede una penitenza per l’intera vita, fino a strappargli una ritrattazione scritta il 15 settembre del 1945. Adelaide la ritrattò il 12 luglio del 1946, ma questo secondo testo non fu preso in considerazione. Inoltre Adelaide, ancora bambina, nel 1947 fu sottoposta a processo ecclesiastico, cinque sedute più una seduta tecnica intermedia di cui non furono informati neppure i genitori».

Del trattamento inconsueto di cui fu destinataria Adelaide Roncalli era consapevole anche papa Giovanni XXIII, che in una lettera al vescovo di Faenza monsignor Giuseppe Battaglia scrisse: «ciò che vale… è la testimonianza della veggente: e la fondatezza di quanto asserisce a 21 anni e in conformità alla sua prima asserzione a 7 anni: e ritirata in seguito alle minacce, alle paure dell’inferno fattele da qualcuno». Parole di dubbio, anche se occorre ricordare che pure papa Roncalli fu sempre cauto sulla possibilità di riaprire il caso.

Nota del relatore Lombardoni
Prima del 1978, – i fatti di Ghiaie di Bonate sono avvenuti nel 1944 –, sulle manifestazioni soprannaturali, la Chiesa, poteva esprimersi con tre formule: «constat de supernaturalitate», con la quale riconosceva la soprannaturalità di un evento; «constat de non supernaturalitate», con la quale escludeva la soprannaturalità di un evento; e infine «non constat de supernaturalitate»,  con la quale si diceva che al momento non si era in grado di affermare che i fenomeni erano di origine soprannaturale, ma neppure si era in grado di smentire categoricamente tale possibilità, lasciando aperta la possibilità di eventuali riconoscimenti futuri. Dal 1978, però, la formula «constat de non supernaturalitate» non è più menzionata nel più recente documento della Chiesa sull’argomento, e cioè «Normae S. Congregationis pro doctrina fidei de modo procedendi in diudicandis praesumptis». Quindi per Ghiaie di Bonate sarebbero ancora in vigore le norme antecedenti al 1978. In merito al «non constat de supernaturalitate» del decreto di mons. Bernareggi del 1948, Lombardoni ha proiettato un intervento a Rai2 dell’esperto mariologo,
Padre Angelo Tentori, scomparso recentemente, che spiega che non si tratta di un giudizio negativo, ma di un giudizio sospensivo (altrimenti Bernareggi avrebbe usato la formula «constat de non supernaturalitate». Quindi, il caso è ancora aperto. Lombardoni ha tra l’altro rivelato dell’esistenza di una Commissione istituita un paio di anni fa, fuori diocesi, dal vescovo di Bergamo mons. Beschi, che avrebbe il compito di rivedere il Caso Ghiaie.

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Ghiaie di Bonate | Pas de Commentaire »

Il santuario di Pompei accoglie 9 eritree in fuga

Posté par atempodiblog le 8 mai 2015

Il santuario di Pompei accoglie 9 eritree in fuga
di Avvenire

Pompei: una città dedicata a Maria dans Apparizioni mariane e santuari Basilica_vista_dagli_Scavi

Nove donne eritree sono state accolte dal Santuario della Madonna di Pompei, presso “Casa Emanuel”, la comunità che ospita donne in difficoltà, gestanti e madri con i loro bambini.

Sbarcate in Sicilia, le nove migranti, di cui due madri, rispettivamente di una bambina di 3 anni e una di 5, sono giunte nella giornata a Salerno, trasportate da una nave della Marina Militare. Accolte dalle Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei e dalle operatrici, le nove eritree e le loro due bambine sono state trasferite alla “Casa Emanuel”, dopo i primi controlli medici e la prima assistenza. La più giovane ha 20 anni, la più adulta ne ha 25.

“Sono tutte donne scappate dalla difficile situazione del loro Paese – spiegano al Santuario – L’accoglienza delle migranti eritree si pone sulla scia del carisma del Fondatore del Santuario e delle Opere Sociali, il Beato Bartolo Longo. Continua, dopo più di 130 anni, infatti, l’opera di ospitalità e di assistenza che il Santuario mariano assicura agli ultimi, agli emarginati, a chi, per diverse problematiche, ha bisogno di aiuto”.

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Padre Pio e la Madonna di Pompei

Posté par atempodiblog le 8 mai 2015

Padre Pio e la Madonna di Pompei dans Apparizioni mariane e santuari 8xsmcn

Padre Pio aveva una “stima grandissima” di Bartolo Longo, originario della provincia di Brindisi e fondatore del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, e lo incoraggiava nelle sue iniziative.

In occasione dei 50 anni delle stimmate il Cappuccino ricevette da un devoto napoletano un bouquet di rose rosse, ne prese una e disse al donatore: “porta alla Madonna di Pompei questa rosa per me”.

Qualche giorno dopo padre Pio morì e la rosa, rimasta fresca, si richiuse in un bocciolo, che si conserva ancora.

Tratto da: La voce di padre Pio

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Mese di maggio con Maria, Padre Pio | Pas de Commentaire »

Da Medjugorje Maria ci guida a Pentecoste

Posté par atempodiblog le 29 avril 2015

Da Medjugorje Maria ci guida a Pentecoste
Pochi giorni fa la Regina della Pace è apparsa alla veggente Marija, affidandole un messaggio di incoraggiamento e raccomandazioni verso la solennità che conclude il tempo di Pasqua. Ripercorriamo intanto alcune tappe di questa storia divenuta quella personale di tanti fedeli
di Roberto Lauri – La Croce – Quotidiano

Tratto da: Radio Maria

Da Medjugorje Maria ci guida a Pentecoste  dans Apparizioni mariane e santuari 90rof7

Le apparizioni della Madonna del 24 e 25 Giugno 1981, sulla collina del Podbrdo a Medjugorje, sono state le prime in assoluto. Possono essere considerate come un primo contatto della Vergine con i sei ragazzi: Mirjana Dragicevic, Ivanka Ivankovic, Jakov Colo, Marija Pavlovic, Vicka Ivankovic e Ivan Dragicevic, che avranno negli anni successivi apparizioni quotidiane. Oggi, alcuni di loro, non le hanno più ogni giorno ma a date prefissate.

Lo strano fenomeno, che si era verificato sulla collina, in quei primi due giorni, era sulla bocca di tutti gli abitanti del piccolo centro Jugoslavo, se ne parlava anche nei paesi limitrofi. Molte persone narravano le vicende con dovizia di particolari, suscitando una certa invidia a chi di quell’apparizione conosceva poco o nulla. Alcuni vantavano anche la più o meno stretta parentela con qualcuno dei sei ragazzi. Uno strano senso di curiosità, frammista a scetticismo e timore, serpeggiava in tutto il circondario della cittadina di Citluk, di cui Medjugorje è una frazione. Le forze di polizia erano allarmate di quello che stava accadendo, la Jugoslavia era ancora un paese comunista, quindi con sollecitudine, avvertirono della strana vicenda i funzionari del Partito. Con questa agitazione di umori e sentimenti inizia quello che sarà il terzo giorno delle apparizioni. In quel 26 giugno 1981 sempre alle sei e un quarto del pomeriggio, una luce insolita, bianca, bellissima, comparve sulla collina. All’evento era presente una vera e propria folla, il passaparola, aveva fatto accorrere ai piedi del piccolo colle un gran numero di persone. Si erano, infatti, dati appuntamento per quello strano fenomeno, due/tremila persone, provenienti, anche da molti villaggi vicini. I sei veggenti, erano invece ai piedi della collina, nel luogo preciso dove avevano avuto la prima apparizione. Non erano soli, ad accompagnarli c’era un loro vicino di casa, un meccanico di nome Marinko, forse più che per accompagnarli, era andato per proteggerli dalla folla.

La Madonna apparve nuovamente, e fece ai ragazzi cenno di avvicinarsi a lei. Come era successo nei primi giorni, salirono la collina a grandi passi, con una velocità sorprendente, noncuranti di quel terreno accidentato e sassoso. Quella figura li attirava a se con una forza incredibile. Vicka, la più grande del gruppo, aveva portato una boccetta d’acqua benedetta, come aveva fatto a Lourdes Santa Bernadette. Aveva paura che quella che si presentava a loro non era la Vergine, ma il demonio, quindi con voce ferma disse “Se sei la Madonna, resta con noi, altrimenti vattene!”. La Gospa, che era apparsa loro sorridente, continuava ancora a sorridere, sotto una pioggia di acqua benedetta. Vicka, con energia e in maniera generosa svuotò fino all’ultima goccia la bottiglietta d’acqua in direzione di quella figura. Incalzò Ivanka e con decisione disse alla Madonna “Perché sei venuta e cosa vuoi da noi?” Con una voce dolce, angelica, musicale Maria le ribadì “Perché qui ci sono buoni credenti e anche perché vi convertiate e mettiate pace in questo popolo”.

La cittadina di Medjugorje, infatti, aveva bisogno di pace, tra i suoi abitanti vi erano vecchi attriti e divisioni tra le famiglie. Prima dell’ultima guerra, dissidi e inimicizie tra i concittadini, avevano portato all’uccisione di tre persone e al ferimento di altre. Pace non solo per quel piccolo villaggio, ma una pace universale, perché aggiunse Maria “Vengo a convertire e a riconciliare tutto il mondo”. Solo i veggenti vedevano la Gospa, mentre i presenti che videro solo una grande luce, urlavano ai ragazzi “Chiedetele di dare un segno della sua presenza”. La risposta della Madonna non si fece attendere e replicò: “Beati coloro che non hanno visto e credono!”. Ad un certo punto, intervenne Mirjana chiedendo a quella figura: “Come ti chiami?” ottenne come risposta: “Io sono la Beata Vergine Maria” continuando a ripetere con voce di supplica: “Pace, pace, pace! Riconciliatevi”. Con queste parole si concluse l’apparizione di quel terzo giorno.

Il giorno successivo, la polizia, insospettita da quello che stava accadendo e con la preoccupazione di una cospirazione contro il partito, prelevò dalle loro case i sei ragazzi. I poliziotti condussero i giovani nel capoluogo, dalla dottoressa Ante Vujevic per sottoporli ad un esame psichiatrico. La dottoressa li visitò, parlò con ciascuno dei sei ragazzi ed emise la sua diagnosi che diceva “Tutti sono sani di mente”. Dichiarerà successivamente “Coloro che avevano bisogno di una visita psichiatrica, erano le persone che avevano condotto a me i ragazzi”.

Dopo la visita ed un interrogatorio da parte della polizia, i veggenti ritornarono a Medjugorje in tempo per l’apparizione. Erano, nuovamente tutti presenti, eccetto Ivan, che non riuscì ad andare. Ecco che la Vergine apparve nuovamente loro e Vicka su suggerimento di un francescano della parrocchia, chiese alla Gospa: “Cosa ti aspetti dai sacerdoti?”. La Vergine rispose “Che siano fermi nella fede, che vi aiutino”.

La stessa Vicka incalzò e chiese: “Perché non appari a tutti in chiesa?”. La risposta di Maria fu la medesima del giorno prima, quando le chiedevano di un segno: “Beati quelli che credono senza aver visto!”. Con queste parole la Vergine scomparve mentre i veggenti continuavano a recitare le preghiere. Ma ecco che quando intonarono il canto: “Tutta bella sei”, la Madonna riapparve nuovamente. Vicka, alla sua vista le chiese, con decisione e con voce forte: “O Vergine, cosa vuoi da questo popolo?”. Per una terza volta, la Gospa rispose: “Che coloro che non vedono credano come quelli che vedono”.

Il meccanico Marinko che continuava ad accompagnare i veggenti, sul luogo delle apparizioni, dopo essersi fatto indicare dai ragazzi, il punto esatto delle visioni, vi pose una pietra con disegnata una croce bianca. Un segno, per indicare a tutti i fedeli il luogo esatto dove appariva la Vergine.

Il giorno seguente, Domenica 28 giugno,Padre Jozo Zovko, parroco di San Giacomo, rientrò a Medjugorje dopo alcuni giorni; infatti era andato a Zagabria, per fare alcune prediche. Rimase turbato da quello che stava accadendo, quasi non riconosceva più quella sua assonnata, silenziosa, quieta parrocchia di periferia. Era tutto un via vai di persone, che gli parlavano con agitazione, che gli raccontavano di quei fatti strani, di quei sei suoi piccoli parrocchiani che vedevano nientemeno che la Beata Vergine! Addirittura parlavano con lei! Turbato da quelle vicende che gli erano state raccontate si fece condurre in parrocchia i sei ragazzi per interrogarli. Li conosceva molto bene quei giovani, erano assidui in parrocchia, bravi ragazzi di famiglie perbene. Rimase indeciso se credere loro, anche se non riusciva a capire perché avrebbero dovuto imbastire una storia così assurda, rischiando severe punizioni. Ma la prudenza non è mai troppa in queste occasioni, sapeva bene cosa dice la Chiesa, conosceva la severità in cui tratta le apparizioni, ricordava perfettamente le vicissitudini nelle quali erano incorsi i parroci di Fatima e di Lourdes. Era necessaria prudenza, molta prudenza, non bisognava subito, dar credito ai ragazzi.

Quella stessa sera, verso le sei, una moltitudine di persone, forse dieci-quindicimila, provenienti da molte città vicine, si accalcarono sulla collina in attesa dell’apparizione. I veggenti, videro e parlarono con la Gospa, le posero domande suggerite dai presenti e le risposte che ottennero da Maria, le comunicarono a tutti. In quell’occasione, qualcuno portò sul luogo delle apparizioni un piccolo registratore, il tutto fu inciso su un nastro magnetico. Proprio da queste registrazioni, risulta che la Madonna abbia detto: “Che il popolo creda e sia perseverante nella fede”, inoltre che “I preti siano fermi nella fede e vi aiutino” , ed ancora una volta, la quarta consecutiva, affermò “Beati coloro che credono senza aver visto”. Con un’ultima frase, diretta ai sei giovani, “Andate nella pace di Dio” si congedò da loro e scomparve.

Le autorità del Partito e gli organi di polizia, erano in agitazione, preoccupati di quanto stava accadendo a Medjugorje, troppa gente si riversava in quel luogo, per una presunta apparizione mariana. La paura di agitazioni popolari, e i grandi assembramenti di persone in uno stesso luogo,fece decidere alla polizia di interrogare nuovamente i veggenti. Cosi il giorno seguente, lunedì 29, alcuni poliziotti prelevarono i ragazzi per effettuare un nuovo esame psichiatrico presso l’ospedale di Mostar. I sei veggenti, attesero la visita, in un lungo corridoio davanti alla porta aperta dell’obitorio e ne rimasero impressionati. Avevano molta paura. Li visitò Il Dr. Dzuda, anche in questa occasione, la diagnosi confermò il loro sano equilibrio psichico e mentale. Ritornarono a Medjugorje in tempo l’apparizione, Maria diede loro un nuovo messaggio: “C’è un solo Dio e una sola Fede. Credete fermamente e con fiducia”. Tra i presenti vi era anche una coppia con un bambino gravemente malato di setticemia e chiesero ai veggenti di pregare la Madonna di intercedere per il loro figlio. La Madonna li incoraggiò a pregare per la sua guarigione, nei giorni seguenti il suo stato di salute migliorò. Questa sarà la prima di una lunga serie di guarigioni straordinarie.

Il giorno successivo, la folla che attendeva i veggenti ai piedi e lungo la collina, per l’ora dell’apparizione era fortemente aumentata, ma questa volta rimase delusa, i ragazzi non erano andati. Infatti, nel primo pomeriggio, due donne Ljubica e Mirjana, su incarico della polizia, fecero fare ai giovani una gita in macchina, allo scopo di tenerli lontani dal luogo delle apparizioni. La polizia era molto preoccupata di ciò che stava accadendo, nella capitale si diceva, addirittura, che a Medjugorje era in atto un complotto clerico-nazionalista con infiltrazioni fasciste. I ragazzi accettarono l’invito alla gita con entusiasmo, eccetto Ivan che non era voluto andare, del resto era una buona occasione per salire su un’auto, per fare una piacevole escursione, un evento raro per quei ragazzi poveri. La gita includeva anche le cascate di Kravica, i ragazzi erano felici anzi entusiasti, anche perché le due donne avevano offerto loro dei dolci. Sulla strada del ritorno, il piccolo Jakov, improvvisamente chiese di fermare la macchina, vedeva una gran luce, era la Gospa che avanzava verso di loro e che si fermò al loro cospetto, su di una piccola nuvola. Mirjana si fece coraggio e disse alla Vergine: “Ti dispiacerebbe se ti aspettiamo in chiesa? Perché la polizia ci proibisce l’accesso alla collina e minaccia le nostre famiglie”. La Gospa annuì e disse: “Sì, alla stessa ora”. Anche le due donne, Ljubica e Mirjana erano presenti al fenomeno e rimasero molto turbate dalla visione di quei fenomeni luminosi, questa fu l’ultima loro collaborazione con gli uomini della sicurezza pubblica. La polizia continuava a non demordere, aveva troppa paura di quegli assembramenti, di quella gente che gridava al miracolo, di quel ritorno di Fede del popolo. Così il giorno successivo, Mercoledì 1 luglio, poco prima dell’apparizione agenti di polizia tornarono nuovamente a Biakovici. Tre veggenti, Ivanka, Mirjana e Vicka vennero fatte salire su un furgone, ma mentre si allontanavano dal paese, riuscirono a vedere da lontano la forte luce che anticipava la venuta della Gospa sulla collina.

La polizia seguiva e controllava ogni movimento dei giovani veggenti, non permetteva più loro di accedere alla collina. Così Giovedì 2 luglio, fra’ Jozo, il parroco di San Giacomo, verso le diciassette e trenta fece portare i veggenti in canonica, per permettere loro di avere l’apparizione, lontano da sguardi indiscreti.

Dopo l’incontro con la Madonna, i ragazzi andarono in chiesa dove c’era una gran folla di fedeli; Padre Jozo fece parlare Jakov, era cosi piccolo che la sua testa sporgeva a malapena dal bordo dell’altare. Con voce ferma disse ai presenti: “Oggi ho chiesto alla Madonna di lasciarci un segno. Essa ha solo mosso la testa, facendo segno di si e poi è scomparsa. Prima di andarsene ci ha detto: Arrivederci, angeli miei”. Tutti i presenti furono molto commossi da quelle parole.

Padre Jozo, era preoccupato, era confuso, non sapeva come comportarsi per quelle vicende che stava vivendo, erano troppo grandi per una persona semplice come lui. Da uomo di fede, chiese aiuto al Signore, quando assorto in una fervente preghiera, sentì come una voce che gli disse: “Proteggi i bambini”.

Stupito da quelle parole, andò a cercare subito i ragazzi, sulla porta della chiesa li vide in lacrime, erano molto impauriti e correvano verso di lui per cercare un rifugio sicuro dalla polizia, che nel frattempo li stava cercando. Li nascose in canonica, in una piccola stanza e chiuse a chiave la porta. La Madonna apparve loro in quella stanza chiusa, come sempre bella e piena di gioia. Li confortò dicendo loro di non temere, perché gli avrebbe dato la forza per sopportare tutte quelle difficoltà che stanno vivendo. I sei piccoli veggenti, si sentivano molto stanchi e turbati per quello che stava accadendo loro , erano un gran peso tutti quegli interrogatori, quelle visite mediche, quelle minacce, quindi decisero di rimanere ognuno nelle proprie case. In quel sabato del 4 luglio la Madonna li sorprese apparendo a ciascuno di loro nel luogo dove si trovano.

Le apparizioni non erano, quindi finite, nei giorni successivi tutti insieme, si diedero appuntamento in luoghi diversi: in casa di uno o dell’altro, in aperta campagna oppure in chiesa. Padre Jozo, cominciò a non aver più dubbi su quelle apparizioni, anzi iniziò a crederci fermamente. Nelle sue prediche iniziò a metterci più entusiasmo, la sua chiesa non era mai stata così piena, questo lo confortava e gli dava coraggio.

Prediche ascoltate, però, anche dalla polizia, che non gli perdonava di aver detto: “Quarant’anni di deserto!” A cosa si riferiva Padre Jozo? Ai quarant’anni da quando Tito ha preso il potere? Come poteva paragonare la rivoluzione socialista al deserto! Per queste parole dette, Padre Jozo fu arrestato e gli furono confiscate tutte le elemosine della parrocchia.

Il parroco, si giustificò al processo dicendo che si riferiva al popolo ebraico, quando diceva “Quarant’anni di deserto”, Questo non bastò a far si che Padre Jozo fosse condannato a ben tre anni e mezzo di carcere. Verrà liberato, anticipatamente, dopo un anno e mezzo, grazie alle oltre 40.000 lettere scritte al presidente della repubblica jugoslava dai lettori del settimanale Il Sabato. Questo è il resoconto dei primi dieci giorni delle apparizioni, desunte dalle interviste e dai racconti, che nel corso degli anni i veggenti hanno fatto.

Marija ha avuto la consueta apparizione mensile, la Madonna le ha consegnato il seguente messaggio:
“Cari figli! Sono con voi anche oggi per guidarvi alla salvezza. La vostra anima è inquieta perché lo spirito è debole e stanco da tutte le cose terrene. Voi figlioli, pregate lo Spirito Santo perché vi trasformi e vi riempia con la sua forza di fede e di speranza perché possiate essere fermi in questa lotta contro il male. Io sono con voi e intercedo per voi presso mio Figlio Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Solo alcuni spunti di riflessione:
La Madonna in questo messaggio vuole quasi anticipare o prepararci alla grande festa della Pentecoste, ricordandoci di pregare lo Spirito Santo. Anche nel messaggio del 2 Aprile, prima della Pasqua, parlando della Resurrezione di Gesù, voleva aprire il nostro cuore al grande mistero della fede, quasi a voler scandire i tempi liturgici. Con la sua natura umana, comprende, capisce le nostre preoccupazioni di questo tempo. Le nostre ansie, le nostre angosce di questo mondo votato sempre più al relativismo, senza speranza di un futuro, pieno di odio, di sofferenze. Ci supplica a pregare lo Spirito Santo, che ci dia la forza, il coraggio di combattere il maligno, che in questi tempi sembra essere dotato di energia particolare. Ma non ci lascia soli in questa lotta, perché dice “Io sono con voi e intercedo per voi presso mio Figlio Gesù”. Una grande consolazione, per non sentirci abbandonati in questa lotta difficile ma necessaria per la salvezza nostra e del mondo.

Nota: pubblicando i messaggi non si vuole dare nessuna forma di autenticazione agli stessi o agli eventi di Medjugorje in generale. Ogni decisione in merito, spetta solo alla Chiesa a cui ci si rimette in piena obbedienza.

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Medjugorje | Pas de Commentaire »

12345...17
 

Neturei Karta - נ... |
eternelle jardin |
SOS: Ecoute, partage.... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Cehl Meeah
| le monde selon Darwicha
| La sainte Vierge Marie Livr...