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La collina della speranza

Posté par atempodiblog le 17 juin 2016

La grazia inestimabile della presenza di Maria
La collina della speranza
Padre Livio Fanzaga – Radio Maria

La collina della speranza dans Apparizioni mariane e santuari Medjugorje

Siamo nella novena in preparazione del 35.mo anniversario delle apparizioni della Madonna a Medjugorje, un evento di straordinaria importanza non solo per la Chiesa, ma anche per il mondo. Da quel 24 Giugno del 1981, quando la Madonna è apparsa per la prima volta sulla collina, il mondo è radicalmente cambiato, ma il  messaggio di pace della Gospa è sempre più attuale e la credibilità delle apparizioni è sempre più evidente.

Man mano che il tempo passa ci rendiamo conto della grazia inestimabile della presenza di Maria in mezzo a noi, in un momento in cui il mondo è a rischio di autodistruzione e nei cuori angosciati vacilla la fiducia nel futuro. I pericoli che incombono sono tali che l’umanità è incapace di affrontarli e risolverli. Solo la Vergine potente contro il male può contrastare e sconfiggere il drago dell’incredulità, dell’odio e della guerra. Ha però bisogno del nostro aiuto. Ha bisogno che il mondo risponda alla chiamata della conversione e che i suoi figli siano i testimoni della fede, gli apostoli dell’amore e i portatori della pace. Col nostro aiuto la Madonna porterà l’umanità verso un tempo di pace e di prosperità.

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Intervista di Radio Maria Rwanda ad Anathalia Mukamazimpaka, veggente della Madonna di Kibeho

Posté par atempodiblog le 11 mai 2016

Intervista di Radio Maria Rwanda ad Anathalia Mukamazimpaka, veggente della Madonna di Kibeho
Tratto da: Radio Maria Rwanda

Sr Anathalia

Radio Maria Rwanda: Siamo qui a Kibeho, ci vuole raccontare in breve qual è stato il messaggio che le ha trasmesso la Vergine Maria in questo luogo?

Anathalia: Grazie, per prima cosa vorrei presentarmi: Mi chiamo Anathalia Mukamazimpaka. Mi chiedete del messaggio che la Madre di Dio ha annunciato qui a Kibeho; la prima volta, lei si è rivelata a una bambina dal nome Alphonsine Mumureke, che stava studiando al collegio locale, il 28 novembre 1981. Questa scuola all’epoca si chiamava Collegio, ma attualmente è conosciuta come “Groupe Scolaire Mère de Dieu” (Scuola superiore Madre di Dio). Quando la Vergine Maria si rivelò ad Alphonsine per la prima volta, lei non la conosceva, ma Lei (la Vergine Maria) venne a dire che era la madre di Dio. Dopodiché, il 12 gennaio 1982, si rivelò a me, chiedendomi tre volte di perseverare nella preghiera e dicendomi che il mondo era in una condizione terribile. Continuò a parlare e mi diede degli altri messaggi, mettendo in rilievo il fatto che dobbiamo agire pensando al Paradiso, perché la nostra vita terrena è brevissima.

La Vergine Maria apparve anche alla terza bambina con cui studiavamo al Collegio, che si chiama Marie Claire Mukangango. A lei la Vergine Maria apparve con in mano un Rosario dei Sette Dolori e le disse:

“Anche se non conoscete questo rosario, io ve lo insegnerò perché possiate insegnarlo ai vostri amici”.

Ci appariva molto spesso al collegio in cui stavamo studiando, in particolare nel nostro dormitorio, che da poco era diventato una piccola cappella per le apparizioni. Lei ci appariva in questa cappella e poi, in seguito, in un altro luogo vicino alla cappella, dove ora si trova una statua della Vergine Maria, madre di Dio, vicino a dove si trovava il dormitorio.

La Vergine Maria ci trasmise dei messaggi per un periodo di otto anni e la sua ultima apparizione in pubblico avvenne il 28 novembre 1989, quando Lei (Maria) apparve ad Alphonsine per l’ultima volta.

Marie Claire fu la prima a cui la Vergine Maria disse addio, il 2 marzo 1982. Il messaggio per Marie Claire consisteva principalmente nell’insegnare il rosario dei dolori. La Vergine Maria lo insegnò a lei con le parole che usiamo oggi, cosicché Lei (Maria) continuò a insegnarlo (il rosario) a noi sottolineando la sua importanza, dicendo che ci avrebbe aiutato a cambiare il nostro atteggiamento in maniera positiva, a confessare i nostri peccati a Dio e a ottenere la salvezza. Così avremmo potuto ottenere da lui una maggiore capacità di essere flessibili riguardo ai nostri problemi e ai dolori di ogni giorno.

La Madonna mi apparve per due anni, ma lo fece pubblicamente più di 30 volte. L’ultima apparizione pubblica fu quella del 3 dicembre 1983, quando lei mi disse “starai qui fino a quando te lo dico io, dovrai pregare intensamente per il mondo e le anime nel purgatorio e ricevere dei dolori per cui pregherai, prega perché le persone cambino, prega affinché i peccatori ritornino a Dio”. Mi comunicò questo messaggio in privato, ma trasmise lo stesso messaggio a tutti, perché dava appuntamento ai miei amici (che avevano delle apparizioni), affinché le persone potessero saperlo e assistere all’evento. In quell’occasione, diede a me e ai tanti altri che erano con noi, un messaggio speciale. Era davvero un evento pubblico, poiché tutti coloro che erano lì potevano capire questo messaggio, ed era più come parlare con una persona faccia a faccia. Quella volta lei era in alto rispetto a me, nel cielo a 3 o 4 metri sopra di me, e io dovetti alzare la testa. Mentre le parlavo la guardavo in faccia e non riuscivo a vedere nessun altro, questo mi permise di parlarle tranquillamente, come se non ci fosse nessun problema. Le persone che erano intorno a noi potevano sentire quello che mi stava dicendo per via del microfono che avevo sotto la bocca e la mia voce era amplificata da delle casse.

Questo messaggio speciale consisteva nel pregare intensamente e nel chiedere a Dio che tutte le persone potessero sempre pregare senza ipocrisia, perché la Madonna ci disse che “oggi le persone non pregano più”, chiedendoci di continuare a pregare per il mondo affinché le persone potessero tornare a Dio, essere salvate dai loro peccati, affinché il mondo potesse vivere in pace e amore.

Nei messaggi che la Vergine Maria mi dava, spesso parlava del valore del dolore nella vita delle persone e nella vita cristiana in particolare, dicendo che i nostri dolori non devono essere insignificanti ma piuttosto, quando siamo tristi, dobbiamo ricordarci dei dolori di Gesù e Maria, e così dare ai nostri dolori un valore maggiore agli occhi di Dio e per questo dobbiamo pregare per noi stessi, pregare perché chi soffre possa tornare in salute.

La Vergine Maria mi disse che dobbiamo anche fare penitenza e rinunciare alle cose che amiamo perché le persone possano tornare a Dio, perché c’è una cosa che la fa soffrire ed è che le persone non provano abbastanza amore per Dio. Mi disse che il mondo è in uno stato terribile: le persone venerano degli idoli, ossia degli altri dei, e questo la addolora molto. Quindi, lei desidera che proviamo un vero sentimento di amore per Dio. Ci chiede anche di rispettare i comandamenti di Dio. Il più delle volte, quando mi appariva, mi diceva:

“I comandamenti di mio Figlio sono stati resi nel mondo con le sue parole semplici e vivono come desiderano”.

Quando la Vergine Maria apparve a noi tre il giorno dell’Assunzione del 1982, lei parlò prima con me, poi con Alphonsine e infine con Marie Claire. Alcuni giorni lei appariva a tutte e tre, mentre altri appariva a una sola di noi (una dopo l’altra). Non succedeva spesso che lei ci apparisse allo stesso tempo. Quel giorno dell’Assunzione, la Nostra Signora venne a noi piangendo disperatamente. Era triste, molto più triste di quanto non fosse mai stata nel passato, nelle apparizioni precedenti, perché il mondo era diventato ribelle.

Quel giorno ci mostrò delle cose spaventose: persone che si uccidevano tra loro, fiumi di sangue, persone che cadevano in delle fosse, corpi senza testa, pile di teste umane, incendi che divampavano su delle colline, montagne che lottavano le une contro le altre, pietre che sbattevano tra loro producendo del fuoco, in breve, fu una giornata spaventosa. Ci chiese:

“Perché vi uccidete gli uni con gli altri?”.

Alla Chiesa c’era una grande festa e noi ci chiedemmo perché era venuta a parlarci di queste cose spaventose. Quando le suggerimmo di iniziare a cantare, lei disse semplicemente: “Sono molto triste”. Quel giorno, quindi, la Nostra Signora ci mostrò moltissime cose tristi e ci disse che non avevamo fede. Meditammo su tutto quello che ci aveva mostrato, ma nel nostro Paese regnava la pace. A guardar bene, sembrava che non ci fossero guerre nel nostro Paese, ma nella nostra apparizione stavamo vivendo in uno stato di guerra.

Il messaggio speciale per Alphonsine era che le persone devono nutrire l’amore, l’amore sincero per Dio e l’amore reciproco tra le persone. Infine, la Nostra Signora ci diede il messaggio della nostra vocazione. Disse ad Alphonsine:

“Tu diventerai una suora e quindi pregherai per la Chiesa”.

Salutandomi pubblicamente, la Nostra Signora mi disse:

“Tu rimarrai qui e pregherai per le anime nel purgatorio e patirai i dolori di chi prega per far cambiare il comportamento dei peccatori”.

Disse a Marie Claire che lei si sarebbe sposata e avrebbe pregato per le famiglie e insegnato il Rosario dei Dolori. Sottolineò l’importanza dell’amore e disse che avremmo dovuto amarla molto. La Nostra Signora disse:

“Vi amo, figlie mie, vi amo. Voi mi amate quanto vi amo io?”.

Poi disse:

“ci sono molte persone che mi rinnegano in silenzio”.

Mi chiese di provare amore per i nostri vicini. Quando Lei ci apparve, non vedevamo più le persone, era come se fossimo in un campo pieno di fiori. Tra essi c’erano dei fiori freschi, fioriti, mentre altri erano appassiti e secchi. Durante queste apparizioni, le chiedemmo se ci potesse indicare la fonte dell’acqua santa. Allora lei ci disse:

“Ve la darò in un altro modo”.

Quando apparve, la Vergine Maria ci diede appuntamento e ci disse:

“portate dell’acqua”.

Andammo alla valle e prendemmo l’acqua, perché a scuola non ce n’era. Andammo a tutte le fonti di acqua naturale e la portammo, in bottiglie o secchi, e lei durante le apparizioni le benediceva, dicendo:

“andate verso quel campo di fiori e annaffiateli”.

Noi camminavamo tra i fiori mentre lei si muoveva nell’aria, noi camminavamo sulla terra e annaffiavamo i vari fiori.

La Vergine Maria ci spiegò così la cosa:

“i fiori che vi mostro sono persone, persone che hanno tantobisogno di preghiere, di sacramenti e di atti di carità”.

Mi diede un’altra spiegazione, dicendo:

“sulla terra ci sono tre tipi di persone: i fiori belli rappresentano le persone che provano amore ma che devono crescere nell’amore di Dio e dei loro vicini. I fiori che stanno appassendo e sono deboli rappresentano le persone deboli, la cui fede non è forte, persone con poca energia, che cambiano tutto il tempo. I fiori secchi sono le persone indebolite, persone che si oppongono a Dio, persone sacrileghe”.

La Vergine Maria ci chiese di annaffiarli tutti, senza ometterne neanche uno, e questo significava che dobbiamo sempre pregare gli uni per gli altri per poterci salvare reciprocamente.

La Vergine Maria continuò a darci dei messaggi, chiedendoci di pregare per la Chiesa. Disse ad Alphonsine:

“prega molto per la Chiesa, perché di questi tempi attraverserà un periodo difficile”.

La Vergine Maria quando mi appariva mi diceva di pregare per i religiosi, dicendo:

“Prega molto per i religiosi, perché possano restare fedeli al voto che hanno fatto”.

Chiese anche ai religiosi di pregare molto, di pregare per coloro che pregano (al posto loro) e di insegnare ad altri come si prega. Disse la stessa cosa
specificamente a noi che avevamo le apparizioni. Quando la Vergine Maria apparve ad Alphonsine, alcuni giorni e specialmente l’ultimo giorno, quando le apparve per l’ultima volta, le trasmise un messaggio rivolto ai governanti del Paese.

Il messaggio era il suo desiderio che tutti i governanti del Paese fossero sinceri e giusti nei confronti del loro popolo.

La Vergine Maria ci disse di fare attenzione, dicendo ad Alphonsine:

“La fede e lo scetticismo verranno sotto mentite spoglie”.

La Vergine Maria continuò a chiedere che costruissimo una cappella per lei in quel luogo. Quando mi apparve, menzionò più di cinque volte che voleva che in quel luogo fosse costruita una cappella. Mi mostrò due cappelle, quella dei sette dolori e un’altra che si chiamava “Cappella del ricongiungimento
delle persone perdute”.

La Vergine Maria desiderava che fossero costruite qui a Kibeho, perché potessero diventare dei luoghi grandi e importanti che ci ricordassero come ci era apparsa. Continuò con un altro messaggio. Disse:

“C’è una cosa che vi vorrei spiegare” e si riferiva ai pellegrinaggi mistici.

Io ne feci uno con lei che potrei definire mistico, il 4 settembre 1982 e il 30 ottobre 1982. La Vergine Maria mi mostrò molte cose serie, usò anche delle parole poco comuni ma che per me si riferivano tutte a poche cose: il Paradiso, il Purgatorio e le fiamme dell’Inferno.

Usò delle altre parole. La prima volta mi mostrò un luogo chiamato “Isangano” (Crocevia) in cui c’erano sette angeli. Poi un bel posto in cui c’erano molte persone belle (fisicamente?) e il nome di questo luogo era “straripante di gioia”.
Poi un altro luogo chiamato “interpretazione (Chiarimento)” e le persone in quel luogo non erano mai stanche.
Poi un luogo chiamato “luogo della punizione” in cui le persone erano testarde. La bellezza di quei luoghi non era sempre uguale.

Il primo luogo era molto bello e pieno di luce. Anche il secondo luogo era bello, un luogo che non ci si stancava mai di guardare.
Nel luogo chiamato Chiarimento (analisi), faceva caldo, ma non un caldo esagerato. Questo luogo non era tanto bello quanto il secondo.
Il luogo della punizione era davvero spaventoso, un luogo che non era piacevole da guardare e le persone che ci si trovavano erano chiamate “persone testarde”.

Questo era un messaggio della Vergine Maria, che ci faceva capire che niente ci deve distrarre e che dobbiamo aggrapparci alle cose del cielo, perché quelle terrene se ne vanno in fretta. Ci disse che il messaggio che ci aveva dato era per tutte le persone. Ci era apparsa qui a Kibeho, ma il messaggio era per tutti e ci chiese di ripeterlo così come lei ce l’aveva dato, senza cambiare (aggiungere o rimuovere) niente. Grazie.

Radio Maria Rwanda: Grazie a lei. Anche se il messaggio era per la gente di tutto il mondo, la Madonna non ha suggerito come questo messaggio avrebbe potuto essere diffuso in tutto il mondo? Dal momento in cui la creazione di Radio Maria Rwanda è stata ideata, secondo lei ha contribuito in qualche modo a fare sì che questi messaggi potessero raggiungere il mondo?

Anathalia: Radio Maria Rwanda è nuova, ma sin dall’inizio c’è stata una buona collaborazione tra il Santuario di Maria e la stazione di Radio Maria Rwanda a Kabgayi. Si può vedere che questa collaborazione ha avuto un grande impatto perché, durante le apparizioni, l’ORINFOR (Office Rwandais
de l’Information), attualmente conosciuto come RBA (Agenzia radiotelevisiva del Rwanda) veniva qui per trasmetterle e installava dei microfoni per permettere alle persone di ascoltarle. Radio Rwanda partecipava anche alle maggiori celebrazioni e ci dedicava del tempo durante le messe e in questo modo ne diffondeva il messaggio. Ma oggi la relazione (con Radio Maria Rwanda) è davvero speciale, perché quando si fanno dei programmi o delle attività qui al santuario della Vergine Maria, attraverso la buona collaborazione con Radio Maria Rwanda, queste attività vengono trasmesse. Sono state trasmesse molte volte da Radio Maria Rwanda grazie a un sistema tecnologico che è stato installato da Radio Maria Rwanda. Così delle attività
di tipo diverso come la Santa Messa, le preghiere… che normalmente arrivavano dopo molto tempo, oggi sono trasmesse dall’inizio alla fine, senza interruzioni. Oggi Radio Maria Rwanda è su internet, chiunque nel mondo la può ascoltare e questo è un cambiamento rispetto agli anni precedenti, in cui la Chiesa Cattolica non aveva i mezzi per invitare Radio Rwanda. Ora ringrazio Dio e la Vergine Maria perché abbiamo Radio Maria Rwanda e così la Chiesa Cattolica è libera di trasmettere tutti i suoi programmi senza interruzioni.

Radio Maria Rwanda: Si sta pensando di costruire una stazione permanente di Radio Maria in questo luogo. Pensa che questo potrebbe contribuire positivamente alla diffusione del messaggio della Vergine Maria nel mondo?

Anathalia: Preghiamo sempre che la reputazione di Radio Maria Rwanda possa essere buona perché tutti i programmi e gli insegnamenti che ci vengono dati prima dei grandi eventi possano essere trasmessi e così le persone possano conoscere il messaggio della Vergine Maria. Quindi questa è un’ottima occasione per far conoscere al mondo il messaggio che la Vergine Maria, Madre di Dio, ha dato a Kibeho e che riguarda tutto il mondo.

Radio Maria Rwanda: In tutto il mondo in generale, e presto in tutto il Paese, Radio Maria parteciperà alla Mariatona. C’è qualcosa che vuole dire al pubblico di Radio Maria in preparazione alle campagne di raccolta fondi che si terranno in tutto il mondo, perché questa Radio opera grazie all’aiuto dei suoi soci e ascoltatori?

Anathalia: Per quanto riguarda il sostegno dato a Radio Maria, penso che sia importante che tutti comprendano il ruolo che questa radio ha nell’evangelizzazione e nella diffusione del Vangelo. Così facendo ci incoraggia tutti a provare amore. Per questo, nel sostenerla, ogni singola persona dovrà fare tutto quello che può, in qualunque modo, con un animo generoso, per permettere a questa radio di funzionare nel suo ambito e nella sua linea editoriale di nuova evangelizzazione. Quindi, penso di poter chiedere a tutti di sostenere Radio Maria a seconda dei loro mezzi ma, soprattutto, in una buona disposizione d’animo.

Traduzione a cura di Radio Maria Italia 

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La ‘Salve’ Clementissima Patrona

Posté par atempodiblog le 19 avril 2016

La ‘Salve’ Clementissima Patrona
Fonte: Diocesi di Alessandria

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DA SEMPRE PATRONA
Un fatto molto significativo da ricordare nella storia di Alessandria è la scelta della Madonna della Salve a patrona della diocesi. Scelta che avvenne subito fin dalle origini. Gli alessandrini scelsero infatti un simulacro ligneo raffigurante la Madonna addolorata sorretta da san Giovanni ai piedi della Croce, che si venerava nella chiesa del castello di Rovereto, uno dei borghi che contribuirono alla fondazione della città. Non appena venne ultimata la cattedrale nel centro cittadino (1178) curarono il trasporto del simulacro, sistemandolo decorosamente in una cappella apposita. A quelli di Rovereto si concesse la facoltà di esporne uno consimile nella loro chiesa: l’esemplare eseguito in pietra esiste tuttora nella chiesa di santa Maria di Castello. Il simulacro trasferito in cattedrale portava da principio il titolo di ‘Madonna dello spasimo’. Questo venne modificato dal 1489 in poi per un importante e prodigioso avvenimento. Ogni anno, il 24 aprile, si celebrava come giorno dedicato al martire san Giorgio e come anniversario (così infatti si riteneva) della fondazione di Alessandria. I festeggiamenti civili si abbinavano a quelli religiosi per cui in cattedrale veniva esposto solennemente anche il simulacro della Madonna. Ora avvenne che il 24 aprile 1489 i fedeli raccolti in preghiera nel tempio, videro grondare miracolosamente dal volto della Madonna un copioso sudore. In un attimo la notizia si sparse: la città ne rimase tutta vivissimamente commossa ed in massa vi accorse per ammirare il prodigio che fu accompagnato da altri miracoli e grazie. Diversi storici alessandrini tra cui Schiavina, Ghilini, Burgonzio, Chenna e Gasparolo riferiscono la prodigiosa ‘manifestazione’ della Madonna e narrano del richiamo che essa suscitò non solo nella città, ma nelle vicine borgate, poi in tutta la Lombardia, ed infine tra la maggior parte dei popoli dell’alta Italia. Da quell’anno il capitolo della cattedrale, tra le iniziative, per ricordare questa ‘Manifestazione della Madonna’ dispose di andare a cantare ogni sabato innanzi al simulacro la ‘Salve Regina’. Per questo particolare atto di pietà e di omaggio, la Madonna di Alessandria divenne per antonomasia la ‘Madonna della Salve’. La tradizione ha poi aggiunto un particolare curioso, facendo di ‘Salve’ l’acrostico della giaculatoria ‘Sempre Alessandria La Vergine Esaudisce’.

LA CAPPELLA IN CATTEDRALE
L’attuale cappella risale ai restauri del 1874-1879. Sullo stesso luogo per circa una sessantina di anni vi fu la bellissima cappella ideata dall’Arch. Cristoforo Valizzone e minutamente descritta dall’Ansaldi. Le decorazioni originali (maggio-ottobre 1877) erano di Carlo Costa e le figure del cav. Gamba; vi provvidero le gentildonne alessandrine riunitesi in Comitato per il restauro della cappella stessa e per la lotteria a favore di tutti i lavori della Cattedrale. Per opera del cav. Gussoni di Torino, la cappella venne rivestita in marmo bianco da terra al cornicione e di marmo venne fatto il pavimento e l’Altare. Questo, di stile bramantesco, fu consacrato il 26 aprile 1879 dal vescovo di Cuneo monsignor Andrea Formica; sul fianco dell’altare una iscrizione ricorda il donatore, Conte Giulio di Groppello: “AD. ARAM. VIRGINIS. ET. INSTAURANDUM. TEMPLI. A. MDCCCLXXIX JULIUS. GROPPELLI. COMES CONTULIT. LIBELLAS. ITAL. DECEM. MILLIA M.E.P.”. L’incorniciatura della nicchia è in legno scolpito e dorato, su disegno del conte Mella. Nel 1930 a completamento dei restauri generali del Duomo, venne affidata al prof. Boasso il rifacimento della decorazione, con la clausola di conservare della precedente la linea e la impostazione. Nella cupola si hanno otto figure allusive ad altrettanti episodi della vita di Maria e cioè: lo Sposalizio, l’Annunciazione, la Visita ad Elisabetta, la nascita di Gesù, il riposo in Egitto, Maria sul Calvario, l’assunzione al Cielo, Maria SS. Immacolata. Ai lati delle finestre sono dipinti otto angeli in atteggiamenti corrispondenti a ciascuno dei misteri sopra rappresentati. Così sotto la scena della nascita di Gesù, due angeli stanno suonando; sotto il Calvario i due angeli sono immersi in profondo dolore; sotto l’Assunzione vediamo due angeli festosi e sotto l’Incoronazione di Maria, i due angeli sono in atteggiamento di venerazione. Nei quattro paducci della cupola abbiamo Davide e Daniele, Isaia e Geremia che ebbero accenni profetici sulla Madre dell’Uomo-Dio. Nonostante le condizioni stabilite, il prof. Boasso modificò alquanto la precedente decorazione del Costa, ed il prof. Morgari nel rinfrescare i dipinti del Gamba tolse tutti i fondi panoramici, sostituendoli con un informe fondo oro a mosaico. Nell’icona di questa cappella si custodisce il miracoloso simulacro che rappresenta la Vergine sostenuta da san Giovanni Evangelista ai piedi della Croce.

LA CUSTODIA DEL SIMULACRO
Dapprima era in legno, ricca di intagli, di dorature e di cristalli. Nel 1761, poichè “non pareva più corrispondere all’intensità dell’affetto, all’altezza della riconoscenza che gli alessandrini nutrivano verso la pietosa loro Madre Divina”, si pose mano alla costruzione di una cassa, tutta di finissimo argento disteso in lamine e con vaghissima arte, in varie parti dorata, la quale riuscì un vero capolavoro d’opera d’oreficeria. Era di stile barocco, lavorato a volute, a fiorami, a modiglioni, a scanalature, con una precisione e maestria veramente meravigliosa, uscita dall’officina dell’ing, Ceresa di Alessandria. Al globo d’argento dorato che sovrastava la cassa fu, nel 1792, sostituita da una corona reale, rialzata su vaghe modanature, alla quale, quasi a sostenerla, s’aggiunsero ai lati, nel 1828, due grossi putti d’argento massiccio. Questo prezioso e ricchissimo lavoro fu gravemente danneggiato dall’incendio del 1876. Scoppiò nella notte tra il 29 e il 30 aprile, durante l’ottavario solenne della B.V. della Salve che si svolgeva nella chiesa della SS. Trinità. Il fuoco appiccatosi alla immensa quantità di cera offerta dai fedeli, alla circostante balaustra di legno, ad un vicino confessionale, al pulpito, alla tappezzeria, avviluppò tra i suoi vortici la preziosa immagine. Per vero miracolo, il simulacro di legno antichissimo, fra il liquefarsi dei cristalli ed il disfarsi della stessa cassa rivestita d’argento, che la chiudeva, si conservò in modo che i guasti patiti poterono essere agevolmente riparati. Il 18 maggio seguente, il celebre statuario savonese cav. Antonio Brilla ridonava agli alessandrini l’effigie della Salve compietosamente restaurata. La ricostruzione della cassa venne invece affidata all’orefice alessandrino Antonio Testore il quale, basandosi sugli antichi modelli la rifece rendendola ancor più squisitamente artistica: fu ultimata nel 1877 e venne a costare £. 21.000. Degne di nota sono le lampade che stanno ai lati del simulacro. Le due in argento, stile impero, fatte da Maurizio Ceresa su disegno dell’arch. Valizzone, furono donate dal Municipio nel 1837 in esecuzione del voto della città per la grazia ottenuto della preservazione dal colera nel 1835. Sono a forma di vaso antico su base triangolare e poggiate su tre grifi collegati dallo stemma della città. Le altre due lampade d’argento appese a catenelle, furono offerte da re Carlo Alberto per la solenne imposizione della corona vaticana alla B.V. della Salve fatta dal vescovo Andrea Pasio il 28 maggio 1843; alle grandiosi feste partecipò lo stesso re con la sua famiglia. Su ogni lampada si notano tre scudetti con le seguenti lettere incrociate: CCR – DDD – BMV. In questa cappella sono conservate anche due insigni reliquie della Passione di Gesù Cristo.

LA RELIQUIA DELLA SANTA CROCE
Questa insigne reliquia (un grosso frammento della Santa Croce) è contenuta in un magnifico reliquario in argento cesellato di fattura milanese, alto m. 0,83, largo m. 0,46. La forma è quadrata; ci sono inoltre varie figure di angeli che recano gli strumenti della Passione: la colonna, la croce, il velo, la corona di spine, i chiodi. Al di sopra, il busto del Padre Eterno, con ai fianchi due Angeli adagiati presso due palmette. Le notizie storiche concernenti la reliquia si possono dedurre da una iscrizione incisa sul tergo del reliquario stesso. Qui si legge che il legno della SS. Vera Croce di N. S. Gesù Cristo fu donato con strumento notarile da Opizio De Reversatis  alla città di Alessandria nella persona del podestà Alberto Fontana l’11 dicembre 1208. Nello stesso giorno furono estratti i nomi di quelle nobili famiglie (due per ogni contrada), alle quali sarebbe stata affidata la cura e la custodia. La sorte designò le seguenti: Trotti, Pettenari, Calcamuggi, Ghilini, Plana, Robutti, Squarciafichi, Colli. Furono queste famiglie (alla famiglia Plana era succeduta quella degli Arnuzzi) che nel 1619 curarono l’esecuzione dell’attuale reliquiario. L’affresco che occupa la lunetta sul fronte della cappella della Salve e che rappresenta, a sinistra i crociati, il podestà di Alessandria Alberto Fontana e Opizio De Reversatis in atto di regalare la reliquia di Santa Croce, unisce insieme i due fatti del 1208 e 1619.

LA RELIQUIA DELLA SACRA SPINA
Questa eccezionale reliquia è rinchiusa in un reliquiario d’argento, alto cm. 36, fatto a forma di ostensorio ambrosiano con cilindro di cristallo; è un bel lavoro di cesello del XVI secolo. Storicamente sappiamo che questa Sacra Spina fu acquistata dal nobile alessandrino Castellino Colli, a caro prezzo, da un soldato che l’aveva salvata dal sacco di Roma del 1527. Il Colli l’aveva poi lasciata per testamento a san Pietro di Borgoglio, nella cui collegiata la sua famiglia godeva il patronato dell’arcipresbiterato, ma il vescovo Ottaviano Guasco nel 1542, la fece trasportare in cattedrale perchè fosse conservata e venerata con il Sacro Legno della Croce. La Sacra Spina, della lunghezza di circa cm. 6, è di colore cenerognolo; alla punta è di colore piuttosto scuro ed appartiene al genere rhamnus. Nella lunghezza si scorgono della piccola epidermide cenerognola che lascia intravedere il legno.

L’OTTAVARIO
La Santa Sede decorò il simulacro della corona aurea vaticana e concesse ufficio e messa propri. La solennità della Madonna della Salve si celebra il sabato antecedente la III domenica di Pasqua con solenne ottavario e si chiude la domenica successiva con la solenne processione per le vie della città. Il giorno dopo viene celebrata la Messa ‘della reposizione’ alla quale prendono parte numerosissimi fedeli; è questa l’unica occasione in cui è possibile assistere al funzionamento della antica macchina utilizzata per spostare il simulacro dalla sede che abitualmente lo ospita (i preparativi per l’esposizione vengono generalmente effettuati a porte chiuse).

O REGINA DELL’EMPIREO
Alla ‘Clementissima Patrona’ è dedicato ‘O Regina dell’Empireo’, uno degli inni più popolari della tradizione liturgica alessandrina, ‘il’ canto mariano diocesano per eccellenza le cui prime due strofe chiudono quasi tutte le celebrazioni liturgiche celebrate in cattedrale. La versione completa pubblicata di seguito è quella utilizzata nella Liturgia delle Ore per la celebrazione dei primi e secondi vespri.

O Regina dell’Empireo,
tutta pura, tutta bella:
salve, Figlia, Sposa, Ancella,
salve Madre al Redentor.

Salve, salve,
o d’Alessandria,
Clementissima Patrona.
Se peccammo, deh perdona.
Deh, c’infiamma
del tuo amor.

Nel mirarti in quell’immagine
mesta ai piedi della Croce,
un rimorso giusto, atroce,
ci ripiomba in mezzo al cor.

Qual un dì mite e propizia
ti mostrasti agli avi nostri
tal propizia a noi ti mostri.

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Il cuore di Lourdes

Posté par atempodiblog le 11 avril 2016

Il cuore di Lourdes dans Apparizioni mariane e santuari 2aj7y36

La prima volta che arrivai a Lourdes era una giornata piovigginosa e oscura. Benché fossimo in pieno mese di agosto, il clima autunnale avvolgeva la cittadina con una coltre di nebbia, mista a una pioggerella che penetrava nelle ossa. Venivo da Medjugorje, dove l’estate splendeva sulla grande piana della pace, infondendo nei cuori forza e allegrezza. Rimasi molti contrariato e sperduto in quella selva di viuzze fitte di ombrelli. Mi chiedevo se fosse valsa la pena di fare tanta strada, consumando i pochi giorni di vacanza, per venire in un luogo dove non riuscivo a scorgere l’impronta del soprannaturale.

Il cuore cominciò ad aprirsi non appena entrai nella grande spianata che conduce al santuario. Le carrozzine dei malati in particolare davano al paesaggio religioso un tocco di umanità autentico e profondo. Ma il mio cuore ebbe un sussulto di gioia celeste solo quando incominciai a intravedere la grotta dove era apparsa la Madonna. La miravo da lontano, al di qua del Gave, che scorreva via veloce con le sue acque fresche e profonde. Lassù, nella nicchia, si stagliava la bianca statua della Madonna. Lassù, nella nicchia, si stagliava la statua dell’Immacolata Concezione.

2rorjm0 dans Fede, morale e teologia

“Ecco là – mi dicevo – il cuore di Lourdes!”. Quando ti avvicini alla grotta senti che il soprannaturale ti viene incontro e ti avvolge. La Madonna non vi appare più, eppure lì ha lasciato la grazia della sua presenza misteriosa ed efficace. Ripenso a quanto diceva Bernadette a Nevers, quando si augurava di essere un uccellino per poter venire di nascosto a pregare ancora una volta davanti alla “sua” grotta.

Mi fermai a guardare la fila interminabile di persone che attendeva pazientemente il proprio turno per passarvi davanti. Nessuno tralasciava di toccare con le proprie mani quelle pareti di roccia e poi, arrivati sotto la nicchia, dove Bernadette si inginocchiava, eccoli alzare gli occhi in alto, verso la statua di marmo, come se fosse una persona viva che li guarda e li ascoltava.

Riandai con l’immaginazione alla mattinata di quel fatidico 11 febbraio del 1858. Notai con una certa gioia nel cuore che era una giornata umida e buia come quella del mio arrivo. La constatazione mi rese subito la pioggerella simpatica e perfino divertente.

Tratto da: Sui passi di Bernadette — Padre Livio Fanzaga

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Il santuario di Absam e la famiglia Ratzinger

Posté par atempodiblog le 7 avril 2016

Il santuario di Absam e la famiglia Ratzinger dans Apparizioni mariane e santuari Santuario+di+Absam

[…] il santuario di Absam in Tirolo, non lontano da Innsbruck. Qui è venerata un’immagine di Maria molto diversa dalla Madonna Nera di Czestochowa in Polonia, dalla «Consolatrice degli afflitti» di Kevelaer nel Basso Reno e da tutte le altre rappresentazioni miracolose della Vergine presenti nei numerosi luoghi di pellegrinaggio europei. Infatti, nel Vecchio Continente è l’unica che pretenda di essere un’opera «non fatta da mano d’uomo», paragonabile solo al mantello di Guadalupe in Messico. La sua origine rimane comunque un mistero che finora la scienza non è riuscita a spiegare.

Il 17 gennaio 1797 la contadina Rosina Bucher si trovava nella casa paterna e cuciva rivolta verso la finestra di una stanza al pianterreno, da cui entrava la luce del sole al tramonto. Come riferì in seguito nel verbale, in quel momento una giovane donna guardò attraverso i vetri e il suo volto non scomparve mai più: rimase impresso un viso con la testa leggermente inclinata da un lato, la bocca chiusa e un fazzoletto intorno al capo. Quello sguardo serio e triste, ma allo stesso tempo pieno di speranza, colpisce profondamente l’osservatore: sembra quasi che, affacciandosi dalla dimora del Padre celeste, la Madre di Dio abbia voluto guardare ancora una volta nel nostro mondo.

Madonna+di+Absam dans Libri

Il 1797 fu un anno difficile per la Chiesa. Il vento delle riforme dell’Illuminismo, talvolta impietoso, aveva raggiunto da tempo l’ultimo villaggio di montagna tirolese; le truppe di Napoleone imponevano i valori della Rivoluzione francese, usando se necessario anche la forza, e marciavano addirittura contro Roma e il Papa. Inizialmente, perciò, questo ritratto sacro provocò scetticismo e disapprovazione. In un primo momento si riteneva che fosse una pittura e di conseguenza venne strofi nato con cura e ripetutamente, provocando la scomparsa dell’effigie, che poi però riapparve nel suo antico splendore sulla lastra asciutta.

Fallirono miseramente anche i tentativi di eliminare il disegno con la mola e di cancellarlo definitivamente con l’acido. Al termine degli accertamenti, quindi, le autorità vescovili cedettero e permisero che l’icona fosse trasferita nella chiesa locale, dedicata a san Michele. Si trova lì ancora oggi, custodita in un prezioso reliquiario d’oro, venerata da molti fedeli. Che la Madonna di Absam esaudisca le preghiere dei devoti lo dimostra la grande quantità di doni, perlopiù quadri ex-voto, lasciati dai pellegrini in segno di ringraziamento.

Inoltre il santuario veniva spesso scelto per le cerimonie nuziali; vi giungevano fi danzati da tutto il Tirolo, desiderosi di celebrare le nozze di fronte alla Vergine apparsa in un modo così miracoloso. Fu questo il caso di una coppia originaria di Mühlbach, nei pressi 9 di Oberaudorf, in Baviera, che si sposò ad Absam il 13 luglio 1885: Maria Tauber-Peintner (1855-1930) e il panettiere Isidor Rieger (1860-1912). «La sposa è ben istruita in religione», annotava il parroco nel verbale dell’esame prematrimoniale: una dote insolita per una semplice domestica.

Maria+Peintner dans Riflessioni
Maria Peintner, la madre di Joseph e Georg Ratzinger, in giovane età

Maria, la loro figlia, si sarebbe trovata davanti allo stesso altare trentacinque anni dopo: in quella occasione, la Madonna aveva, per così dire, organizzato lo sposalizio. Infatti la ragazza aveva conosciuto il marito grazie a un annuncio pubblicato sull’«Altöttinger Liebfrauenboten», il giornale locale di Altötting, sede del più importante santuario mariano di tutta la Baviera e famosa meta di pellegrinaggi. Il testo era questo:

«Funzionario statale di concetto, celibe, cattolico, 43 anni, passato irreprensibile, originario del posto, cerca una ragazza buona, cattolica, pulita, capace di cucinare e di occuparsi dei lavori domestici, esperta nel cucito e disposta a sposarsi entro breve».

Era già il secondo tentativo compiuto dall’agente di polizia Joseph Ratzinger per trovare moglie; il primo, risalente al mese di maggio del 1920, non aveva avuto successo. Alla successiva inserzione, apparsa nel luglio del 1920, rispose Maria Peintner . Dev’essere stato amore a prima vista: infatti si sposarono dopo soli quattro mesi, il 9 novembre 1920, a Pleiskirchen, vicino ad Altötting.

Famiglia+Ratzinger dans Stile di vita
Tutta la famiglia Ratzinger riunita in occasione dell’ottantesimo compleanno della nonna paterna, Katharina, nel cortile della casa di Rickering. In basso a sinistra, seduto, Georg (7), in basso a destra Joseph (4); in piedi, vestita di chiaro, Maria (9); in alto a destra, in piedi, i genitori Joseph e Maria Ratzinger. A sinistra in alto lo zio Anton e davanti a lui, seduto, lo zio sacerdote H.H. Alois Ratzinger

Trascorsi tredici mesi, il 7 dicembre 1921, nacque una bambina, che naturalmente venne battezzata Maria. Il primo fi glio maschio, nato nello stesso luogo il 15 gennaio 1924, fu chiamato Georg. Il fratello minore, venuto alla luce il 16 aprile 1927 a Marktl am Inn, ricevette il nome del padre, Joseph.

Il 19 aprile 2005, esattamente centoventi anni dopo il matrimonio dei nonni, i cardinali della Chiesa cattolica elessero quello stesso Joseph 265° successore dell’apostolo Pietro. Da allora si sarebbe chiamato Benedetto XVI.

Quando, tornando in Germania, avevo colto l’occasione per visitare Absam, il Papa originario della Baviera era al quinto anno del suo mandato e si era recato in pellegrinaggio a Torino per l’ostensione della Sacra Sindone. Nella cittadina tirolese, dove tutto era cominciato, speravo di scoprire il segreto del primo tedesco salito sul soglio pontificio dai tempi di Adriano VI (1522-1523). Fin dalla sua elezione nel 2005, data in cui avevo redatto con Yuliya Tkachova la biografia dal titolo Benedetto! per i partecipanti alle Giornate Mondiali della Gioventù a Colonia, ero affascinato dalla vita dell’attuale Papa e mi ero domandato se in essa fosse possibile intravedere una sorta di predestinazione. […]

di Michael Hesemann (introduzione)

Tratto da: Mio fratello il Papa, di Georg Ratzinger con Michael Hesemann. Edizioni PIEMME

Titolo originale dell’opera: Mein Bruder, der Papst Aufgezeichnet von Michael Hesemann Copyright © 2011 F.A. Herbig Verlagsbuchhandlung GmbH, München – Traduzione di Anna Maria Foli

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Liberare anime dal Purgatorio

Posté par atempodiblog le 20 mars 2016

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Nella Basilica di San Paolo Maggiore – Santuario di san Gaetano da Thiene (via San Paolo, 14 – 80138 Napoli) tutti i giorni si celebrano le SS. Messe sulla tomba di san Gaetano. Per indulto speciale di Papa Pio VII applicando la Santa Messa per un defunto viene liberata la sua anima dal Purgatorio. Coloro che volessero lasciare a tale scopo le intenzioni possono rivolgersi in sagrestia tenendo presenti gli orari delle celebrazioni.

Giorni festivi: Ore 8:30 – 18:30
Giorni feriali: Ore 7:30 – 11:00 – 18:00

Padri Teatini

 

Ricorda
Un episodio raccontato da Padre Pio a Padre Anastasio: «Una sera, mentre, solo, ero in coro a pregare, sentii il fruscio di un abito e vidi un giovane frate trafficare all’altare maggiore, come se spolverasse i candelabri e sistemasse i portafiori. Convinto che a riordinare l’altare fosse fra Leone, poiché era l’ora della cena, mi accosto alla balaustra e gli dico: “Fra Leone, vai a cenare, non è tempo di spolverare e aggiustare l’altare”.

Ma una voce, che non era quella di Fra Leone mi risponde”: “Non sono fra Leone”, “e chi sei?”, chiedo io. “Sono un vostro confratello che qui fece il noviziato. L’ubbidienza mi dette l’incarico di tenere pulito e ordinato l’altare maggiore durante l’anno di prova. Purtroppo più volte mancai di rispetto a Gesù sacramentato passando davanti all’altare senza riverire il Santissimo conservato nel tabernacolo. Per questa grave mancanza, sono ancora in Purgatorio. Ora il Signore, nella sua infinita bontà, mi manda da voi perché siate voi a stabilire fino a quando dovrò soffrire in quelle fiamme di amore. Mi raccomando…”.“Io credendo di essere generoso verso quell’anima sofferente, esclamai: “vi starai fino a domattina alla Messa conventuale”.

Quell’anima urlò: “Crudele!”. Poi cacciò un grido e sparì. Quel grido lamento mi produsse una ferita al cuore che ho sentito e sentirò tutta la vita. Io che per delega divina avrei potuto mandare quell’anima immediatamente in Paradiso, la condannai a rimanere un’altra notte nelle fiamme del Purgatorio».

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Processione del 18 Marzo per la Madonna della Misericordia

Posté par atempodiblog le 18 mars 2016

Processione 18 Marzo: omelia dedicata alla Misericordia
Quasi quattro mila fedeli per la Santa Messa con il cardinal Angelo Bagnasco e quasi dieci mila le visite in tutto, nel corso dell’intera giornata al Santuario di Savona, dove questa mattina è culminata la Processione del 18 Marzo per la Madonna della Misericordia, nell’anno giubilare.
di IVG

Processione del 18 Marzo per la Madonna della Misericordia dans Apparizioni mariane e santuari 16atv09

Il cardinal Angelo Bagnasco ha pronunciato un’omelia che, partendo proprio dal passo evangelico della visitazione, è totalmente ispirata dalla figura di Maria, con continui richiami alla misericordia e altrettanti riferimenti alle problematiche di oggi.

“Ella è dunque la madre del Messia, è immessa in una storia di regalità, ma esce di casa, scende sulla strada e si reca a servire. Non cogliamo forse l’accento dell’umiltà e della tenerezza, con cui spesso la Scrittura parla dell’amore di Dio? E non c’è forse tanto bisogno di umiltà e di tenerezza oggi? Sono due note che identificano il vero amore: l’amore non si impone ma si offre, viene incontro senza schiacciare. Si svela con quella tenerezza che tutti desideriamo, perché i pesi dell’esistenza siano alleggeriti, e le ferite curate. Le nostre comunità devono essere luoghi di relazioni umili e miti, dove l’antica domanda– “chi è il più grande tra noi?” – non deve trovare posto.

C’è bisogno di relazioni benevole per portare gli uni i pesi degli altri. Anche le nostre città hanno bisogno di questo, affinché i cittadini si sentano accolti e sostenuti, non trascurati e anonimi. Le leggi sono necessarie, ma devono coniugare sempre giustizia ed equità”.

Molto significativo l’invito a seguire l’esempio della Vergine, anche nella nostra chiesa, anche nella nostra società: “Maria, con il suo semplice gesto, dice a Elisabetta: non temere, puoi contare su di me, non sei sola. E, nella nostra vita, sapere di poter contare su qualcuno cambia molto; se poi questo qualcuno è Dio, allora cambia tutto! La comunità cristiana non dovrebbe forse essere punto di forza su cui poter contare nelle difficoltà? E così anche la comunità civile?

La comunità cristiana deve essere luogo di misericordia! Dobbiamo sentire che siamo dentro a una storia religiosa, civile, culturale e questa storia ci appartiene, è una ricchezza e una risorsa per noi. Una cosa che sentiamo nostra, su cui possiamo contare. Ci dà sicurezza, coraggio, fiducia, vita nuova”.

Importante anche il passaggio sulla misericordia, fulcro del messaggio mariano del Santuario e tema cardine dell’Anno santo: “il Dio della misericordia, che si è rivelato in Gesù, vuole che siamo misericordiosi come il Padre, vuole che la nostra vita non sia sterile, ma porti frutti duraturi. E la vita non è sterile quando è utile agli altri, quando la spendiamo per i fratelli, quando non abbiamo paura di perderla, quando non la vogliamo tenere per noi, ma la condividiamo con i poveri e i bisognosi, quando ne facciamo dono”.

Un concetto ribadito in conclusione: “Tutti abbiamo bisogno di essere perdonati e di perdonare, in famiglia, nel lavoro, nel presbiterio, nella comunità cristiana, in quella civile. La Madonna, mentre ci accoglie sotto il manto misericordioso, ci invita ad uscire rigenerati e lieti, umili e coraggiosi, per essere sale e lievito della nostra storia. Nessuno si tiri indietro, nessuno dica “non sono capace; non so cosa fare!”. Lasciati abbracciare dall’amore di Gesù, guarda a Maria nella quale vedrai il volto del Figlio: il resto verrà”.

Intenso anche il momento della preghiera dei fedeli. Le prime intenzioni sono rivolte alla Chiesa e all’anno giubilare, poi a papa Francesco, al cardinale Angelo, al vescovo Vittorio e a tutto il clero. Ai seminaristi, ai missionari e ai catechisti. Molto significativa la preghiera: “per il mondo attraversato da ogni sorta di tribolazione perché la misericordia tocchi il cuore dei violenti”.

Un pensiero anche per i malati, per la famiglia e ovviamente per i membri delle confraternite particolarmente legati al Santuario savonese “perché memori delle parole della Madre di misericordia siano esempio di buone opere per i fratelli” e infine per la città di Savona che oggi celebra la sua Patrona. Don Adolfo Macchioli, direttore Caritas diocesana, affida poi a Maria la missione interdiocesana a Cuba e il lavoro della nostra città, che spesso manca, auspicando l’avvento di un’economia sostenibile che non guardi solo al profitto.

Dopo l’omelia e la preghiera dei fedeli, padre Piergiorgio Ladone ha dato il via all’ormai tradizionale lancio dei palloncini bianchi che hanno portato in un cielo azzurro e terso foglietti su cui erano scritte preghiere scritte dai tanti bambini, di varie fedi, assieme a un gruppo di “nonni” ospiti delle Rsa del Santuario. L’iniziativa fa parte del progetto più ampio “Francesco e Kamil” che coinvolge numerose scuole e ragazzi ogni cultura.

La Messa si è conclusa intorno alle 11.30, ma come detto l’afflusso di pellegrini, soprattutto quelli che risalgono la provinciale a piedi, non ha accennato a interrompersi e, favorito dal clima, proseguirà costantemente per tutta la giornata. Al termine della celebrazione, il cardinale si è recato a visitare gli ospiti della Rsa del Santuario accompagnato dal vescovo Lupi. Sempre lunga la coda per accedere alla cripta dell’Apparizione mariana, mentre numerosi restano i sacerdoti disponibili per le confessioni.

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Il Velo di Manoppello

Posté par atempodiblog le 9 février 2016

Indizi della risurrezione di Gesù
Il Velo di Manoppello
È in Abruzzo dal XVII secolo la “Veronica” romana, “vera icona” di Cristo “non fatta da mani d’uomo”. Un’immagine che mostra il volto di una persona reale
di Lorenzo Bianchi – 30 Giorni

San Michele Arcangelo a Manopello
San Michele Arcangelo a Manoppello, chiesa edificata nel 1630 che dal 1638 ospita il Velo del Volto Santo. Negli anni Sessanta del secolo scorso è stata praticamente rifatta; la facciata risale a questo periodo

«Nel tempo di Giulio II, pontefice romano, circa gli anni del Signore 1506, [...] viveva in Manoppello, terra molto civile e ben situata, di tutte le cose necessarie all’umano vivere ricca e opulenta, nell’Abruzzo Citeriore, provincia del regno di Napoli, Giacom’Antonio Leonelli, dottore fisico [...]. Se ne stava un giorno Giacom’Antonio Leonelli in pubblica piazza e quasi sulla porta della chiesa matrice il cui titolo è di San Nicola di Bari, in onesta conversazione con altri suoi pari; nel più bello del discorso vi arrivò un pellegrino da nessuno conosciuto, d’aspetto religioso e molto venerando, il quale, salutato che ebbe una così bella corona di cittadini, disse con termini di creanza e umanità al Dottor Giacom’Antonio Leonelli di dovergli parlare di una cosa segreta e a lui di molto gusto, utile e profitto. Tiratoselo così da parte sin dentro i liminari di essa chiesa di San Nicola, gli diede un fardelletto e, senza svolgerlo, gli disse che si tenesse molto cara quella devozione, perché Dio gli avrebbe fatto molti favori e avrebbe sempre prosperato e nelle cose temporali e quelle spirituali. Preso Giacom’Antonio il fardelletto, appartatosi verso il fonte dell’acqua benedetta, cominciò ad aprirlo. Vista quella Sacratissima Immagine del Volto di Cristo Signore nostro, restò, a prima vista, alquanto spaventato, prorompendo in tenerissime lacrime che poi raffreddò per non apparire così ai suoi amici. Ringraziando Dio di un tanto dono, riavvolse l’immagine come era prima, si rivolse poi allo sconosciuto pellegrino per ringraziarlo e accoglierlo nella sua casa, ma non lo vide più. Spaventato, quasi balbettando, domandò agli amici, i quali affermarono di averlo veduto entrare con lui in chiesa, ma non averlo visto uscire da essa. Pieno di meraviglia, lo fece diligentemente cercare dentro e fuori di Manoppello, ma non fu possibile rintracciarlo, onde tutti giudicarono quell’uomo sotto l’aspetto di pellegrino essere un Angelo del cielo o altro Santo del Paradiso».
Così è raccontato, con tratti a tutta evidenza leggendari, l’arrivo a Manoppello del Velo del Volto Santo nella Relatione historica di padre Donato da Bomba, composta tra il 1640 e il 1646. Da qui in poi quanto detto nella Relatione è storicamente certa: validità storica: nel 1618 Marzia Leonelli, figlia ed erede di Giacom’Antonio, vendette il velo a Donat’Antonio de Fabritiis, che a sua volta nel 1638 lo donò ai Cappuccini insediati a Manoppello. Nel 1646 un atto notarile autentica la donazione. Il Velo, molto danneggiato e sfilacciato, viene ripulito, ritagliato e sistemato in una cornice, come ancora dice la Relatione: «l’istesso padre Clemente, pigliate le forbici, tagliò via tutti quelli stracciarelli d’intorno, e purificando molto bene la Santissima Immagine dalle polveri, tignuole e altre immondizie, la ridusse alla fine come adesso appunto si trova. Il sopraddetto Donat’Antonio, desideroso di godersi quella Santissima Immagine con maggior devozione la fece stendere in un telaio di legno, con cristalli dall’una e dall’altra parte, ornata con certe cornicette e lavori di noce da un nostro frate cappuccino chiamato frate Remigio da Rapino (non fidandosi di altri maestri secolari)».
Cornice e vetri sono gli stessi che tuttora compongono l’ostensorio che contiene il Velo del Volto Santo, esposto all’interno del santuario che lo ospita, poco fuori Manoppello (in provincia di Pescara ma nella diocesi di Chieti).

Un’immagine unica
Le caratteristiche del Velo e dell’immagine che vi appare sopra sono uniche. Il Velo, delle dimensioni di 17,5 per 24 centimetri (ma originariamente più grande, come ci dice la Relatione; quanto fosse più grande però non lo sappiamo), è fabbricato con tessitura finissima (anche se si percepiscono alcune imperfezioni nella trama) con fili di circa un millimetro e un intervallo di spazio tra l’uno e l’altro di circa due millimetri; appare di colore bruno dorato, a seconda della prospettiva di visuale e dell’illuminazione, ed è trasparente. Si è fatta l’ipotesi, per via del colore e della trasparenza, che sia fabbricato con bisso marino, cioè formato dai filamenti lavorati di un mollusco denominato Pinna nobilis. Il bisso marino è un tessuto finissimo dallo splendore simile a quello della seta, alla quale si rassomiglia anche al tatto, risultando di leggerezza quasi impalpabile. L’ipotesi sul tessuto è stata sostenuta nel 2004 da Chiara Vigo, una delle ultime tessitrici di questo materiale, ma attende ancora una definitiva conferma, che potrà essere data, se non dal diretto esame tattile (ora non possibile a causa della sistemazione del velo tra due vetri), da indagini morfologiche e strutturali compiute con strumentazione adeguata.
Sul Velo è impresso un volto dalla fronte alta, con i capelli che cadono fin sulle spalle, con baffi radi e barba bipartita. Gli occhi hanno una posizione particolare: guardano leggermente in alto mostrando il bianco del globo oculare sotto la pupilla. Il volto non è visibile osservando il velo in trasparenza, ma solo ponendolo contro uno sfondo; e, cosa singolare, l’immagine appare specularmente e con la medesima intensità di colore da entrambi i lati da cui lo si può osservare, fronte e retro. Si comporta all’apparenza, insomma, come una pellicola fotografica positiva. Il volto è chiaramente asimmetrico, con un lato maggiormente rigonfio; e si distinguono delle macchie che potrebbero essere interpretate come sangue, in particolare presso la bocca e il naso, che appare come tumefatto. Tali macchie sono bidimensionali e senza riferimenti al rilievo del volto.

Sindone e Velo Manopello
A – il volto della Sindone di Torino;
B – sovrapposizione del volto del Velo di Manoppello sul volto della Sindone;
C – il volto del Velo di Manoppello
(Blandina Paschalis Schlömer)

Ricerche iconografiche e storiche
La tradizione popolare ha per più di quattrocento anni venerato come una reliquia il Volto Santo di Manoppello, attribuendogli il carattere di acheiropoietos(termine greco che vuol dire “non fatto da mano d’uomo”), ma solamente negli ultimi anni del secolo scorso sono state avviate indagini sull’oggetto. E queste indagini hanno dato finora risultati sicuramente ancora molto parziali, ma certo anche sorprendenti, che investono la storia e la natura stessa dell’immagine del Volto Santo.
Negli studi di suor Blandina Paschalis Schlömer, allo stesso tempo pittrice e studiosa di icone, si sostiene lo strettissimo rapporto tra l’immagine del Velo di Manoppello e il volto impresso sulla Sindone (un’immagine, quest’ultima, determinata dalla ossidazione delle più superficiali fibrille del lino di cui il lenzuolo è composto, e di cui le indagini scientifiche svolte nel corso degli ultimi cento anni non sono ancora riuscite, come è noto, a determinare la causa). Un rapporto talmente stretto da permettere la totale compatibilità in sovrapposizione del Volto Santo con il volto della Sindone (e, in aggiunta, una piena compatibilità anche con le macchie di sangue del Sudario di Oviedo), secondo una numerosa serie di punti di contatto. Nello stesso tempo, esistono due fondamentali differenze tra le due immagini: innanzitutto la Sindone presenta gli occhi chiusi e il volto appare più rigido e ossuto, mentre il Volto Santo ha gli occhi aperti e appare più disteso; in secondo luogo, non tutte le ferite che appaiono sulla Sindone appaiono anche sul Volto Santo, e quelle che vi appaiono hanno dimensioni geometriche minori e sembrano comunque più sfumate.
L’osservazione di questa corrispondenza tra le due immagini ha innanzitutto condotto a riconsiderare la storia della trasmissione iconografica del volto di Cristo, in Oriente e in Occidente, oltre che di individuare il percorso del Volto Santo nei secoli precedenti il suo improvviso e misterioso arrivo a Manoppello. Il 31 maggio del 1999, il gesuita professor Heinrich Pfeiffer, uno dei massimi esperti di arte cristiana (insegna Storia dell’arte presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma), dopo anni di verifiche comunicò, presso l’Associazione della Stampa estera a Roma, il risultato delle sue ricerche, che cioè era stata ritrovata la Veronica romana, la famosa immagine del volto di Cristo acheiropoietos, nota a Roma tra XII e XVII secolo quando, custodita nella Basilica Vaticana, veniva periodicamente esposta alla venerazione dei fedeli. Immagine che una tradizione attribuiva all’episodio della donna – chiamata appunto Veronica, nome da interpretarsi probabilmente come la corruzione dei termini vera icona, “vera immagine” – che avrebbe asciugato con un panno il volto di Gesù durante la salita al Calvario.

L’icona del Sancta Sanctorum al Laterano, nota dalle fonti antiche come “acheropsita”. Dall’VIII al XII secolo vi era sovrapposto, secondo l’ipotesi di padre Heinrich Pfeiffer, il velo attualmente conservato a Manoppello, noto poi a Roma come la “Veronica” (“vera icona”)
L’icona del Sancta Sanctorum al Laterano, nota dalle fonti antiche come “acheropsita”. Dall’VIII al XII secolo vi era sovrapposto, secondo l’ipotesi di padre Heinrich Pfeiffer, il velo attualmente conservato a Manoppello, noto poi a Roma come la “Veronica” (“vera icona”)

«Il Volto Santo è la Veronica romana»
Sulle ragioni di questa identificazione con la reliquia un tempo più famosa della stessa Sindone, padre Pfeiffer ha già scritto anche su queste pagine (H. Pfeiffer, Ma la “Veronica” è a Manoppello, in 30Giorni, n. 5, maggio 2000, pp. 78-79), sostenendo con argomentazioni più che convincenti che la Veronica – che ci viene descritta dalle fonti medievali come un telo finissimo trasparente con l’immagine visibile da entrambi i lati – venne trafugata in una data imprecisata da Roma all’inizio del XVII secolo (un’altra ipotesi, fatta in base a documentazione d’archivio e considerazioni storiche da Saverio Gaeta retrodaterebbe questo passaggio all’occasione del Sacco di Roma del 1527, lasciando comunque inalterata la sostanza delle cose), comparendo a Manoppello tra 1608 e 1618, in accordo con la documentazione storica locale depurata dai tratti leggendari.
Riassumiamo brevemente alcuni dati fondamentali proposti da Pfeiffer per questa identificazione. Innanzitutto la Veronica che tuttora si conserva in San Pietro in Vaticano non mostra più alcuna immagine: i pochi studiosi del passato che poterono osservarla da vicino, come il De Waal e il Wilpert (ricordiamo che dal XVII secolo il telo presente a Roma non viene più esposto al pubblico), vi videro solo qualche macchia brunastra; anche chi ha potuto recentemente osservarla (ivi compreso il pontefice Giovanni Paolo II) non vi ha trovato traccia di immagine.
In secondo luogo il telo attualmente a Roma non è affatto trasparente, mentre il reliquiario del 1350 che conteneva la Veronica a Roma, tuttora conservato nel tesoro della Basilica Vaticana, costituito da due vetri di cristallo di rocca, era destinato evidentemente a un oggetto che poteva essere esposto da entrambi i lati. Questo reliquiario, di forma quadrata e dalle dimensioni compatibili con il velo di Manoppello, del quale è di poco più grande (ma abbiamo visto che il velo fu ritagliato) fu poi sostituito prima da un altro, alla metà del XVI secolo (ora perduto), e poi da quello attuale: un documento ci testimonia della solenne nuova collocazione della reliquia – cioè, come si ipotizza, del falso che la sostituisce – il 21 marzo 1606 in una nicchia ricavata all’interno del pilone della cupola detto appunto “della Veronica”. Come si legge in un elenco dell’archivista di San Pietro Giacomo Grimaldi datato 1618, il reliquiario del 1350 ha i vetri rotti: e un residuo, interpretato come vetro, si nota tuttora incollato sul bordo inferiore del velo di Manoppello. Similmente a quanto si è già detto a proposito delle indagini sulla natura fisica del tessuto con cui è fabbricato il velo, l’attuale impossibilità di rimuoverlo dall’ostensorio che ora lo contiene non ha ancora potuto fornire la certezza dell’identità materica di questo frammento con quanto resta del reliquario vaticano del 1350.
In terzo luogo la Veronica mostrava un volto con gli occhi aperti, come appare in tutte le sue rappresentazioni anteriori al 1616, mentre una copia fatta in quell’anno mostra un volto con gli occhi chiusi. Paolo V di lì a poco vieterà ulteriori copie della reliquia, sotto la pena della scomunica; Urbano VIII nel 1628 ordinerà infine che tutte le copie esistenti, fatte negli ultimi anni, siano distrutte.

Il volto di una persona reale
Ma padre Pfeiffer giunge ancora più oltre con le sue ricerche, che ci permettono di ritenere con grandissima probabilità che il Volto Santo di Manoppello, cioè la Veronica romana, sia uno dei due prototipi, cioè modelli fondamentali, per l’immagine di Cristo. Il secondo modello è la Sindone di Torino. Egli rimarca in particolare che le guance delle immagini del tipo classico di Cristo sono quasi sempre, come avviene per la Sindone e per il Volto Santo, disuguali: il volto è perciò asimmetrico, contrariamente a quanto accade per tutte le raffigurazioni delle divinità antiche, che presentano invece un volto ideale e simmetrico. Il Cristo classico ha dunque un volto personale e individuale; e di questo volto, per la struttura fortemente asimmetrica il modello è la Sindone, o la Sindone insieme con il Volto Santo (le due reliquie, probabilmente, per un certo periodo dovettero, come pensa Pfeiffer, circolare unite); per gli occhi e tutti gli aspetti più vitali, l’unico modello è costituito dal Volto Santo.
Dunque, concludiamo noi, un volto esistito, concreto, reale; non un modello astratto, magari preso a prestito dalla iconografia del filosofo, come spesso capita di leggere o ascoltare da storici dell’arte, cristianisti e anche teologi. Il volto di un uomo di carne, non di un’idea.
La ricerca iconografica porta infine padre Pfeiffer a sostenere l’identificazione, da molti condivisa, della Sindone di Torino con il Mandylion di Edessa, noto in questa città nel 544 al tempo dell’assedio dei Persiani, traslato a Costantinopoli nel 944, da qui scomparso nel 1204 e poi giunto in Occidente; e l’identificazione del Volto Santo di Manoppello con l’immagine del volto di Cristo trasferita da Kamulia (Cappadocia) a Costantinopoli nel 574, di qui sparita verso il 705, al tempo del secondo periodo di regno dell’imperatore Giustiniano II; questo telo finissimo, trasparente, giunto a Roma fu nascosto (forse attaccato sopra l’icona detta “acheropsita” del Sancta Sanctorum del Laterano), quindi sotto Innocenzo III (1198-1216) staccato e portato in San Pietro, con il nome di Veronica.
È ferma convinzione di padre Pfeiffer che il Volto Santo sia un’immagine acheiropoietos: «Prendendo le mosse dalla perfetta sovrapponibilità del volto della Sindone di Torino con il volto di Manoppello, si è indotti ad ammettere che sia l’immagine sul velo sia quella sulla Sindone si siano formate nello stesso tempo. Vale a dire nei tre giorni che vanno dalla sepoltura di Gesù alla sua resurrezione, all’interno del sepolcro. Il Sudario di Manoppello e la Sindone sono le uniche due vere immagini del volto di Cristo dette “acheropite” cioè non realizzate da mani d’uomo» (H. Pfeiffer in P. Baglioni, Bernini o no, è un capolavoro, in 30Giorni, n. 9, settembre 2004, pp. 67-69).
Esiste qualche indizio fisico che possa fare ritenere che, come l’immagine della Sindone è stata prodotta non artificialmente, così anche sia avvenuto per l’immagine del Volto Santo di Manoppello?

Velo Volto Santo
Il Velo del Volto Santo di Manoppello all’interno del reliquiario che attualmente lo contiene

Indagini scientifiche in corso
Nel 1998-1999 alcune prime indagini di carattere scientifico sul Volto Santo di Manoppello vennero compiute da Donato Vittore, professore nella Facoltà di Medicina dell’Università di Bari. Il Velo fu indagato con uno scanner digitale ad alta risoluzione; il risultato dichiarato da Vittore fu che nell’interspazio tra il filo dell’ordito e il filo della trama non si evidenziavano residui di colore. Questo gli permise di escludere che il Volto Santo fosse il risultato di una pittura a olio, data l’assenza di deposito di colore, e anche di una pittura ad acquerello, risultando i contorni dell’immagine molto netti nell’occhio e nella bocca e non riscontrandosi sbavature nel disegno come sarebbe avvenuto se il tessuto fosse stato intriso dalla pittura. Di queste indagini si attende ancora una pubblicazione sistematica, ma l’autore le ha illustrate, presentando diverse immagini di dettaglio, in vari convegni, l’ultimo dei quali a Lecce nel marzo 2007.
Stando così le cose, se si rivelasse confermata l’ipotesi, fatta nel 2004, che il tessuto sia composto di bisso marino, fibra liscia e impermeabile, occorrerebbe anche considerare che un simile tessuto è di fatto tecnicamente non pitturabile, poiché il colore tenderebbe a scivolare formando delle croste, che invece sulla tela non appaiono; mentre modifiche del colore potrebbero ottenersi su un simile tessuto per decolorazione (ma certo non con risultati di precisione di disegno simile a quella che si riscontra sul Velo di Manoppello).
Altre indagini in microscopia e spettroscopia sono state poi compiute da Giulio Fanti, professore di Ingegneria meccanica e termica presso l’Università di Padova. L’analisi in luce ultravioletta con la lampada di Wood ha confermato una prova che già era stata svolta nel 1971: né il tessuto né l’immagine del Volto mostrano una fluorescenza apprezzabile, come sarebbe da attendersi in presenza di sostanze di amalgama dei colori, mentre una spiccata fluorescenza appare dove sono evidenti segni di restauro, in corrispondenza degli angoli superiori destro e sinistro. Purtuttavia tracce di sostanze (pigmenti?) sembrano presenti anche su altre parti del Velo. L’analisi in luce infrarossa ha però mostrato anche l’assenza di una bozza preventiva sottostante l’immagine, e l’assenza di correzioni. Una restituzione in 3-D delle immagini acquisite ha mostrato ulteriori punti di corrispondenza tra l’immagine del Velo e quella della Sindone; si è notato infine che, al contrario dell’apparenza, le due immagini (anteriore e posteriore) del Velo non sono perfettamente speculari: ci sono singolari e difficilmente spiegabili differenze in alcuni particolari, tra fronte e retro, dal segno talmente sottile che l’idea che si possa in questo caso parlare di pittura è tecnicamente davvero problematica.
Altre indagini scientifiche sono tuttavia ancora in corso; si attende che possano fornire dati ulteriori in ordine a tre problemi fondamentali: il primo, la precisazione del rapporto di relazione del Velo con la Sindone; il secondo, la modalità di formazione dell’immagine sul Velo; il terzo, se siano due i momenti di questa formazione, uno riferito alle macchie di sangue (se si riveleranno davvero tali), l’altro al volto: la bidimensionalità delle supposte macchie ematiche, svincolate da un riferimento ai tratti a rilievo del volto, postulerebbe infatti due diversi momenti di impressione, esattamente come le indagini hanno dimostrato essere accaduto per la Sindone.
Rileggiamo il Vangelo di Giovanni: potrebbe essere proprio questo velo, “il sudario”, che Pietro e Giovanni videro nel sepolcro, «che gli era stato posto sul capo», e che apparve ai due Apostoli, «non disteso con i teli [cioè con la Sindone], ma, al contrario, avvolto in una posizione unica» (Gv20, 7). Rimasto, cioè, in posizione rilevata nel posto in cui era stato messo, sopra la Sindone e a contatto con essa, coprendo la zona del capo e del volto di Gesù. E Giovanni, «vide e credette» (Gv20, 8).

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Festeggiamenti in onore della Beata Vergine al Santuario di Lourdes di Napoli

Posté par atempodiblog le 6 février 2016

SANTUARIO MADONNA DI LOURDES – NAPOLI
Missionari Vincenziani

Gradini San Nicola da Tolentino, 12 al Corso Vittorio Emanuele (Cariati)

Santuario Madonna di Lourdes

Bernadette Soubirous è vissuta 35 anni: ventidue a Lourdes (1844 – 1866), tredici a Nevers (1866 – 1879). Nel 1858, nella Grotta di Massabielle, a Lourdes, la Vergine Maria le appare diciotto volte. La vita di Bernadetta ne fu trasfigurata. La nostra lo sarà, se noi accettiamo come lei di metterci alla scuola di Maria, alla scuola del Vangelo.
Diceva spesso: “Maria SS.ma Immacolata è così bella, che dopo averla vita una volta, non si attende altro che di rivederla in Cielo per sempre”. E andò a vederla, “la sua Madre del Cielo”, il 16 aprile 1879.
Insieme con Bernadette seguendo le sue orme di semplicità, di servizio e soprattutto di preghiera incontreremo in questi giorni Maria “la Signora vestita di bianco”.

Festeggiamenti in onore della Beata Vergine Maria di Lourdes

8 – 11 febbraio / 18 febbraio – 4 marzo 2016

Per approfondire le notizie sul Santuario alla Beata Vergine di Lourdes di Napoli cliccare 2e2mot5 dans Diego Manetti QUI

PROGRAMMA
a cura di p. Giuseppe Fiorentino C. M., Rettore del Santuario e Padri Vincenziani

8 febbraio (lunedì) – Apertura delle Celebrazioni Mariane
Ore 8:30 Santo Rosario

Ore 9:00 Santa Messa
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Pellegrinaggio della GMV di Napoli – P. Giuseppe Martinelli, C. M. – Santa Messa
Ore 19:00 Processione aux flambeaux

9 febbraio – martedì
Ore 8:30 Santo Rosario

Ore 9:00 Santa Messa alla Grotta
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Pellegrinaggio Parrocchia Medaglia Miracolosa, Rione Traiano – Celebrazione Eucaristica presieduta dal Parroco p. Lorenzo Manca, C. M.
Ore 19:00 Processione aux flambeaux

10 febbraio – mercoledì delle Ceneri
Ore 8:30 Santo Rosario

Ore 9:00 Santa Messa alla Grotta
Ore 18:00 Celebrazione Eucaristica
Ore 19:00 Processione aux flambeaux

11 febbraio – giovedì
Ore 8:00 – 9:00 Sante Messe

Ore 10:00 Celebrazione Eucaristica presieduta da p. Salvatore Farì, C. M., parroco della Parrocchia “San Gioacchino”
Ore 11:00 Celebrazione Eucaristica presieduta dal Rev.mo p. Giuseppe Guerra, C. M.
Ore 12:00 Supplica – Santa Messa presieduta dal Rev. p. Antonio Colamarino, Parroco Santa Maria Apparente
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Ecc. Rev.ma mons. Beniamino De Palma, Arcivescovo-Vescovo della Diocesi di Nola con la partecipazione della Parrocchia “San Gaetano” in Pianesi, Cava dei Tirreni
Ore 19:00 Processione aux flambeaux

18 febbraio (giovedì) – Inizio della quindicina
Ore 8:30  Santo Rosario
Ore 9:00 Santa Messa alla Grotta

1 marzo – martedì
Ore 8:30 Santo Rosario
Ore 9:00 Santa Messa
Dalle ore 9:30 alle ore 12:00 Esposizione del Santissimo Sacramento e Adorazione
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Pellegrinaggio  del Decanato. Santa Messa presieduta da Mgr. Giuseppe Carmelo, decano

2 –3 marzo (mercoledì – giovedì)
Ore 8:30 Santa Rosario
Ore 9:00 Santa Messa
Dalle ore 9:30 alle ore 12:00 Esposizione del Santissimo Sacramento e Adorazione

4 marzo – venerdì – Chiusura delle Celebrazioni Mariane
Ore 8:30 Santo Rosario

Ore 9:00 Santa Messa
Dalle ore 9:30 alle ore 12:00 Esposizione del Santissimo Sacramento e Adorazione
Ore 17:30 Santo Rosario
Ore 18:00 Pellegrinaggio Parrocchia Santa Maria Apparente con la partecipazione della Parrocchia “Concordia”, Parroco Don Mario Ziello
Celebrazione Eucaristica presieduta dal Rev.mo don Antonio Colamarino, Parroco di Santa Maria Apparente e processione del Santissimo Sacramento.

Una città... da favola: Bergamo, gioiello dell'Alta Italia dans Viaggi & Vacanze sb0nxu

COME ARRIVARE AL SANTUARIO DI LOURDES DI NAPOLI
a cura dei Padri Vincenziani

1. Dalla stazione ferroviaria:
Metropolitana – scendere a Mergellina. Pulmann C16 – fermata Piazza Cariati.
Oppure dalla stazione: qualsiasi pullman diretto a Piazza del Plebiscito – a 100m in Piazzetta Augusteo prendere funicolare-misto, scendere alla prima fermata (Corso Vittorio Emanuele);

2. Dall’autostrada:
All’uscita del casello, imboccare la Tangenziale – uscire a Fuorigrotta – imboccare il tunnel e quindi il Corso Vittorio Emanuele – Piazza Cariati;

3. Dalla città:
L’unico pullman che percorre l’intero Corso Vittorio Emanuele è il C16 – Capolinea: Mergellina-Piazza Canneto, fermata a Piazza Cariati.

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“Porta un fiore a Maria… e lascia sbocciare la verità!”

Posté par atempodiblog le 22 janvier 2016

Veglia mariana dedicata a donne e madri
“Porta un fiore a Maria… e lascia sbocciare la verità!”
Si terrà la sera del 26 gennaio presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, e in contemporanea presso altri sette importanti Santuari italiani
della Redazione di Zenit

S M Maggiore

Si terrà presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, il 26 gennaio 2016, dalle ore 20.45 alle ore 22.15, la Veglia mariana dedicata alle donne e alle madri “Porta un fiore a Maria… e lascia sbocciare la verità!”, promossa da alcune Associazioni e Movimenti ecclesiali italiani e in collaborazione con la Diocesi di Roma.

La Veglia si terrà in contemporanea presso il Pontificio Santuario della Beata Vergine di Pompei, il Santuario della Santa Casa di Loreto, la Basilica di Sant’Antonio di Padova, il Convento Santuario di San Pio da Pietrelcina, la Basilica Santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa, la Basilica Santuario Sant’Antonio di Messina, e altre Basiliche e Santuari che stanno aderendo all’iniziativa.

Nei momenti in cui la confusione regna, le coscienze si fanno erronee e si assopiscono, l’unità di un popolo è attentata, i credenti ricorrono con fede alla preghiera. La preghiera è la vita spirituale di un popolo: ci fa coscientizzare quanto accade sotto i nostri occhi e ci spinge a discernere il bene dal male. La preghiera compie sempre miracoli! Le donne e gli uomini della preghiera, nel tempo della crisi dell’umano, sono la più grande riserva di speranza e di difesa della vita, riconosciuta e custodita come dono d’amore. Nella preghiera è il segreto del vero umanesimo, che non esclude Dio dalla storia, che non sfida la creazione, le creature, il Creatore. Chi prega ha il coraggio di rischiare con il cuore puro e sconfigge la paura, l’indifferenza, l’individualismo. Chi prega ha sempre voglia di impegnarsi!

Guardando a Maria, Madre di tutti i credenti, chiediamo al Signore che ridesti nel nostro Paese lo stupore per la bellezza della maternità e della paternità, della dignità della donna e dell’uomo e del loro amore sponsale e generativo in una famiglia.

Gli organizzatori invitato tutti a partecipare, specie donne e madri, alle quali chiedono di “portare un fiore a Maria”: sbocci nei nostri cuori la verità per il bene comune!

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Papa Francesco: chi entra in un Santuario si senta a casa sua

Posté par atempodiblog le 21 janvier 2016

“A volte, basta semplicemente una parola, un sorriso, per far sentire una persona accolta e benvoluta”
Papa Francesco: chi entra in un Santuario si senta a casa sua
Soprattutto in questo Giubileo della Misericordia, ogni pellegrino abbia la gioia di sentirsi accolto e amato dalla Chiesa. E’ quanto affermato da Papa Francesco nell’udienza ai partecipanti al Giubileo degli operatori di pellegrinaggi e rettori di Santuari, ricevuti in Vaticano. Il Pontefice ha sottolineato che sull’accoglienza “ci giochiamo tutto”, l’accoglienza infatti è “davvero determinante per l’evangelizzazione”. Dal Papa anche un nuovo invito ai sacerdoti ad essere misericordiosi con quanti si accostano al confessionale.
di Alessandro Gisotti – Radio Vaticana

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“Andare pellegrini ai santuari è una delle espressioni più eloquenti della fede del popolo di Dio”. Francesco esordisce sottolineando il suo apprezzamento per la “religiosità popolare”. Un amore per la pietà popolare che viene da lontano, dai suoi anni in Argentina e che ha trovato una significativa espressione nel Documento di Aparecida. Il Papa la definisce “una genuina forma di evangelizzazione, che ha bisogno di essere sempre promossa e valorizzata, senza minimizzare la sua importanza”.

Nei Santuari si vive la profondità spirituale della pietà popolare
Nei santuari, constata, “la nostra gente vive la sua profonda spiritualità, quella pietà che da secoli ha plasmato la fede con devozioni semplici, ma molto significativa”:

“Sarebbe un errore ritenere che chi va in pellegrinaggio viva una spiritualità non personale ma di massa. In realtà, il pellegrino porta con sé la propria storia, la propria fede, luci e ombre della propria vita. Ognuno porta nel cuore un desiderio speciale e una preghiera particolare”.

Chi entra nei santuari si senta come a casa sua
“Chi entra nel santuario – prosegue – sente subito di trovarsi a casa sua, accolto, compreso, e sostenuto”.

Il santuario, riprende, “è realmente uno spazio privilegiato per incontrare il Signore e toccare con mano la sua misericordia”. “Confessare in un santuario – aggiunge a braccio – è un’esperienza di toccare con mano la misericordia di Dio”. E si sofferma dunque sul valore dell’accoglienza, che definisce “parola-chiave”:

“Con l’accoglienza, per così dire, ‘ci giochiamo tutto’. Un’accoglienza affettuosa, festosa, cordiale, e paziente! Ci vuole pazienza eh!

I Vangeli ci presentano Gesù sempre accogliente verso coloro che si accostano a Lui, specialmente i malati, i peccatori, gli emarginati. E ricordiamo quella sua espressione: ‘Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato’.

L’accoglienza è determinante per l’evangelizzazione
Gesù, rileva Francesco, “ha parlato dell’accoglienza, ma soprattutto l’ha praticata”. E annota che quando i peccatori come Matteo o Zaccheo accolgono Gesù nella loro casa, cambia la loro vita. E’ interessante, soggiunge, che il Libro degli Atti degli Apostoli si concluda con la scena di san Paolo che, prigioniero a Roma, “accoglieva tutti quelli che venivano da lui”. La sua casa, dunque, “era il luogo dove annunciava il Vangelo”:

“L’accoglienza è davvero determinante per l’evangelizzazione. A volte, basta semplicemente una parola, un sorriso, per far sentire una persona accolta e benvoluta.

Il pellegrino che arriva al santuario è spesso stanco, affamato, assetato… E tante volte questa condizione fisica rispecchia anche quella interiore. Perciò, questa persona ha bisogno di essere accolta bene sia sul piano materiale sia su quello spirituale”.

Il pellegrino abbia la gioia di sentirsi compreso ed amato
È importante, afferma ancora, “che il pellegrino che varca la soglia del santuario si senta trattato più che come un ospite, come un familiare”, “deve sentirsi a casa sua, atteso, amato e guardato con occhi di misericordia”.

E evidenzia che questo deve valere per tutti anche per un “turista curioso”, “perché in ognuno c’è un cuore che cerca Dio, a volte senza rendersene pienamente conto”:

“Facciamo in modo che ogni pellegrino abbia la gioia di sentirsi finalmente compreso e amato. In questo modo, tornando a casa proverà nostalgia per quanto ha sperimentato e avrà il desiderio di ritornare, ma soprattutto vorrà continuare il cammino di fede nella sua vita ordinaria”.

I sacerdoti che confessano abbiano cuore impregnato di misericordia
Un’accoglienza del tutto particolare, sottolinea poi, “è quella che offrono i ministri del perdono di Dio”.

Il santuario, infatti, “è la casa del perdono, dove ognuno si incontra con la tenerezza del Padre che ha misericordia di tutti, nessuno escluso”:

“Chi si accosta al confessionale lo fa perché è pentito del proprio peccato: è pentito del proprio peccato. Sente il bisogno di accostarsi lì… Percepisce chiaramente che Dio non lo condanna, ma lo accoglie e lo abbraccia, come il Padre del figlio prodigo, per restituirgli la dignità filiale (cfr Lc 15,20-24).

I sacerdoti che svolgono un ministero nei santuari devono avere il cuore impregnato di misericordia; il loro atteggiamento dev’essere quello di un padre”.

“Viviamo con fede e con gioia questo Giubileo – ha concluso Francesco – viviamolo come un unico grande pellegrinaggio”.

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2 gennaio 2016: “sabato privilegiato” alla Chiesa del Gesù Vecchio di Napoli

Posté par atempodiblog le 1 janvier 2016

Immacolata di don Placido

Ogni anno, il primo sabato successivo al 30 dicembre (giorno dell’incoronazione della statua), si celebra il “sabato privilegiato”, in memoria della promessa fatta dall’Immacolata a don Placido: “Beati i sacerdoti che celebreranno al mio altare e i fedeli che vi faranno la Santa Comunione il primo sabato dopo la mia Incoronazione”.

di Luigi Vinciguerra – Radici Cristiane

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Per approfondire 2e2mot5 dans Diego Manetti La Chiesa del Gesù Vecchio di Napoli e la devozione del “sabato privilegiato”

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Orari delle Sante Messe in Italia

Posté par atempodiblog le 1 janvier 2016

Duomo di Napoli

Cliccare in basso per cercare l’orario di una Santa Messa:

Orari delle Sante Messe in Italia

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La meravigliosa storia della “Medaglia Miracolosa”

Posté par atempodiblog le 20 novembre 2015

La meravigliosa storia della “Medaglia Miracolosa”
La storia di Parigi è strettamente connessa con quella della fede cattolica, nel bene come nel male. Proprio nei decenni successivi alla Rivoluzione anticristiana di cui la capitale francese fu protagonista assoluta, la Vergine Ss.ma venne a visitarla, lasciando a tutti gli uomini un segno concreto del suo amore per noi.
di Corrado Gnerre – Radici Cristiane

Maria, Medaglia Miracolosa Rione Traiano

Nel Cristianesimo si dà grande importanza alla vita interiore, anzi possiamo dire che esso è l’unica religione della vita interiore. Si afferma, giustamente, che la conversione è adesione del cuore e che la dimensione della preghiera deve essere vissuta in “spirito e verità”. Eppure nel Cristianesimo si esprime con chiarezza anche l’importanza del “segno”. San Bernardo di Chiaravalle nell’epistola 11 così scrive:«[...] poiché siamo carnali, Dio fa che il nostro desiderio e il nostro amore comincino dalla carne».

Nel Cristianesimo tutto diviene avvenimento, tutto diviene fatto, tutto diviene fisicamente visibile, tutto deve divenire segno. L’Incarnazione è il segno per eccellenza. È l’amore che si fa fatto, che diviene avvenimento. È l’amore che non si contenta di rimanere sul piano verbale e intellettuale, ma che pretende farsi carne, passione, condivisione. È l’amore che diviene visibile. Il grande avvenimento della Medaglia miracolosa s’inserisce pienamente in questa prospettiva.

La prima apparizione
La storia della Medaglia Miracolosa risale al 1830, a Parigi, a Rue du Bac, nella Casa Madre delle Suore di san Vincenzo de’ Paoli e di santa Luisa de Marillac. Vi furono delle apparizioni della Madonna a suor Caterina Labouré, poi diventata santa. Ella tenne nascosto il segreto per ben 46 anni, cioè fino alla morte, rivelandolo soltanto al suo confessore.

Nel luglio e nel novembre del 1830 avvennero le due principali apparizioni della Vergine Santissima nella Cappella del Noviziato. La prima delle due accadde di notte. Avvertita dall’Angelo Custode, santa Caterina si recò nella Cappella e andò ad inginocchiarsi ai piedi della Madonna che stava seduta al lato destro dell’altare. La Santa poté addirittura poggiare le sue mani sulle ginocchia della Madonna e contemplare il suo volto. Ella raccontò: «In quel momento provai la gioia più dolce della mia vita». Il colloquio durò più di due ore.

La Medaglia Miracolosa
Nella seconda apparizione santa Caterina ricevette dalla Vergine la missione di far coniare la celebre Medaglia che sarà poi definita “miracolosa”. La Madonna stessa le indicò il modello facendoglielo vedere. Leggiamo il racconto di santa Caterina.
Il 27 novembre 1830, che capitava il sabato antecedente alla prima domenica di Avvento, alle cinque e trenta di sera, facendo la meditazione in profondo silenzio, mi parve di sentire dal lato destro della cappella un rumore come il fruscio di una veste di seta. Avendo volto lo sguardo a quel lato, vidi la Santissima Vergine all’altezza del quadro di San Giuseppe. La sua statura era media, e la sua bellezza tale che mi è impossibile descriverla. Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color bianco-aurora, fatta, come si dice, “alla vergine”, cioè accollata e con maniche lisce. Dal capo le scendeva un velo bianco sino ai piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie di cuffia con un merletto di circa tre centimetri di larghezza, leggermente appoggiato ai capelli. Il viso era abbastanza scoperto; i piedi poggiavano sopra un globo; o meglio, sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà[più tardi la Santa confesserà di aver visto sotto i piedi della Vergine anche un serpente color verdastro chiazzato di giallo]. Le sue mani, elevate all’altezza della cintura, mantenevano in modo naturale un altro globo più piccolo che rappresentava l’universo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo, e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a Nostro Signore.

Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri: questi raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse gettavano raggi più grandi, e le più piccole raggi meno grandi, sicché tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io non vedevo più i suoi piedi [...]. Mentre io ero intenta a contemplarla, la Santissima Vergine abbassò gli occhi verso di me e intesi una voce che mi disse queste parole: “Questo globo che vedete rappresenta tutto il mondo, in particolare la Francia ed ogni singola persona [...]”. E la Vergine Santissima aggiunse: “Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che me lo domandano”, facendomi comprendere quanto è dolce pregare la Santissima Vergine e quanto Ella è generosa con le persone che La pregano; quante grazie Ella accorda alle persone che gliele cercano e quale gioia Ella prova nel concederle. In quel momento, io ero e non ero… Non so… io godevo.

Ed ecco formarsi intorno alla SS.ma Vergine un quadro alquanto ovale, sul quale in alto, a modo di semicerchio dalla mano destra alla sinistra di Maria si leggevano queste parole scritte a lettere d’oro: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Allora si fece sentire una voce che mi disse: “Fate, fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia”. All’istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia. Vi era la lettera M (iniziale del nome Maria) sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera I (iniziale del nome Iesus, Gesù). Più sotto poi vi erano due cuori, uno circondato di spine (quello di Gesù), l’altro trapassato da una spada (quello di Maria). Dodici stelle infine circondavano il tutto. Poi tutto disparve, come qualcosa che si spegne, ed io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione»…

Per santa Caterina le difficoltà furono tante. Ma due anni dopo, il 30 giugno 1832, venivano coniati i primi 1500 esemplari. La Santa diffuse la Medaglia tra gli operai, gli ammalati, i soldati, i poveri… per oltre 40 anni, fino alla sua morte che avvenne il 31 dicembre 1876. Fra i miracoli operati dalla Medaglia Miracolosa, vi fu la conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne, cui la Madonna apparve a Roma, nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, il 20 gennaio del 1842. Il corpo di santa Caterina riposa sotto l’altare, nella Cappella delle apparizioni, ai piedi della sua Regina Immacolata. Nella ricognizione, le sue mani che avevano toccato la Madonna e i suoi occhi che l’avevano contemplata apparvero conservati straordinariamente bene.

I significati
Concludendo, possiamo dire che per questo avvenimento sono da evidenziare due significati importanti. Il primo è specificamente mariologico e riguarda la Vergine come colei a cui il Signore della storia ha affidato la storia stessa e la salvezza di ognuno. Nel cosiddetto Protovangelo Dio chiaramente dice che dopo il peccato originale gli uomini si sarebbero divisi in due stirpi: quella del demonio e quella della Donna che avrebbe schiacciato la testa del serpente. Nel messaggio visivo della Medaglia miracolosa è chiaro questo invito a porsi sotto il manto dell’Immacolata.

Il secondo significato è più di carattere simbolico ma ugualmente importante. In un tempo in cui si diffondeva sempre più l’individualismo e un concetto di libertà intesa in senso assoluto, la Vergine viene a richiamare l’uomo alla dipendenza, addirittura offrendo un umile oggettino come vincolo; per giunta da portare preferibilmente al collo a mo’ di giogo per significare visibilmente la dipendenza.

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Tutto è cominciato a Parigi, in Rue du Bac

Posté par atempodiblog le 18 novembre 2015

Tutto è cominciato a Parigi, in Rue du Bac
di Diego Manetti – La nuova Bussola Quotidiana

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La traccia Mariana ci porta ancora una volta in Fancia, terra benedetta da numerose apparizioni mariane: La Salette, nel 1846, Lourdes, nel 1858, Pellevoisin, nel 1876… Andiamo dunque in Francia e nello specifico a Parigi, in Rue du Bac, per le apparizioni occorse nel 1830 a Caterina Labouré, in seguito alle quali la santa fece coniare la famosissima “Medaglia Miracolosa” che è oggi diffusa in tutto il mondo, segno dell’amore e della fiducia nella Madonna nutriti da milioni di fedeli di ogni lingua, razza e nazione.

Prima di presentare i fatti, desidero premettere una nota relativa al significato delle apparizioni di Rue du Bac – così vengono solitamente indicate – nell’economia delle apparizioni mariane moderne. Intendo cioè riferirmi a quanto detto da Jean Guitton, grande intellettuale cattolico e Accademico di Francia, che proprio nel suo studio sulla Medaglia Miracolosa ebbe a definire gli eventi di Rue du Bac come l’inizio di un percorso di manifestazioni mariane sempre più frequenti e intense nel mondo, esordio di un ciclo di apparizioni della Madonna volte a mettere in guardia l’umanità dai piani di Satana, intenzionato a distruggere il pianeta sul quale viviamo e bramoso di condurre l’umanità alla dannazione eterna.  Quanto queste diaboliche intenzioni si siano tradotte in malvagi attacchi al mondo contemporaneo è sotto gli occhi di tutti: le guerre, i conflitti, ma anche gli odi e i rancori domestici, senza parlare poi della crisi della famiglia, della perdita dei valori, del dilagare dell’aborto e dell’eutanasia… insomma, uno scenario drammatico in cui davvero si scorge l’azione del Nemico, del Diavolo, scatenato come non mai. 

Ecco: Rue du Bac anticipa proprio questo attacco del Demonio al mondo, rivelando però che il mondo stesso è sotto la protezione della Madonna, di Colei che schiaccia la testa al Serpente. La Madonna è dunque venuta, da Rue du Bac in avanti, sulla terra, per mettere in guardia gli uomini dal rischio che essi vanno correndo ed esortandoli a ritornare a Dio. E quanto più si avvicina il culmine di questo attacco e lo scatenamento della battaglia decisiva, tanto più la Madonna si premura di apparire agli uomini e di far risuonare il suo materno invito alla conversione e ad abbandonarci fiduciosi in Lei per poter, guidati da Lei, vincere il Demonio partecipando di quella vittoria, totale e definitiva, che Cristo già ha ottenuto con la sua Morte e Resurrezione.Questa chiave di lettura spiegherebbe dunque non solo l’importanza di Rue du Bac come inizio di questo provvidenziale disvelamento anticipato dei piani del Diavolo, ma giustificherebbe altresì il moltiplicarsi delle apparizioni mariane e dei messaggi della Madonna in questi ultimi tempi.

Dicevamo di Rue du Bac, dunque. Prima di entrare nel vivo delle apparizioni, desidero premettere alcune notizie in merito allo strumento di cui la Madonna si è servita per trasmettere il Suo messaggio. Anche in questo caso si tratta di una persona umile, semplice, tutta capace di mettersi nelle mani della Madonna e, tramite essa, lasciarsi usare a maggior gloria di Dio. Stiamo parlando di Zoe Labouré, poi diventata Suor Caterina. Nata in Borgogna (Francia) il 2 maggio 1806, era la nona di undici figli. La mamma Louise muore a 42 anni, quando Zoe ne ha solo dieci.Rimasta orfana, la piccola sviluppa però una interna devozione mariana, riconoscendo a poco a poco nella Madonna Colei che, persa ormai la madre terrena, poteva davvero esserle Mamma Celeste.  Appena la sorella maggiore entra in convento a Parigi, nella congregazione delle Figlie della Carità, Caterina – la indichiamo ormai con il nome, a tutti più familiare, che avrebbe poi assunto da religiosa – si trova a dover badare ai fratelli più piccoli e ad aiutare il papà, Pierre, nei lavori della fattoria. Nonostante la difficoltà di questa vita fatta di lavoro e povertà, Caterina non fa mai mancare la preghiera e in essa sviluppa il desiderio di seguire le orme della sorella maggiore. Vinte le resistenze del padre, che preferirebbe poter contare sul suo aiuto per badare alla casa, Caterina entra dunque nell’ordine delle Figlie della carità.

Diciamo dunque una parola su questa realtà religiosa. La Compagnia delle Figlie della Carità fu fondata nel 1633 da San Vincenzo de’ Paoli e, anche grazie all’aiuto di santa Luisa de Marillac, si è poi diffusa in tutto il mondo, fedele alla propria vocazione missionaria e allo spirito dei fondatori secondo i valori della umiltà, della carità e della semplicità. Le apparizioni di Rue du Bac hanno senz’altro contribuito a far conoscere ancor più nel mondo il carisma di questa famiglia religiosa che, diffusasi capillarmente nei cinque continenti, è oggi presente in oltre 90 Paesi, compresi quelli più poveri, per un totale di circa 20.000 Figlie della Carità. Nel 1830 Caterina entra dunque nel convento delle Figlie della Carità di Parigi, in Rue du Bac, presso il quale svolgerà il proprio noviziato. Sarà un periodo ricchissimo di grazie celesti, poichè già il 6 giugno 1830, non molto tempo dopo il suo ingresso, Gesù le appare durante la Santa Messa, come un Re Crocifisso, privo di ogni ornamento, dando inizio a una presenza divina che, per la sua frequenza, diventerà per Caterina davvero familiare, poichè durante l’anno noviziato elle potrà vedere Gesù ogni volta che entrerà nella cappella. 

Proprio in quell’anno di noviziato si svolgeranno le apparizioni che porteranno Caterina a far coniare, secondo le indicazioni della Madonna, la Medaglia Miracolosa, apparizioni di cui parleremo in dettaglio tra poco. Su questi prodigiosi eventi la veggente conserverà sempre il massimo riserbo, non rivelando ad alcuno, in obbedienza al proprio direttore spirituale, le grazie delle quali il Cielo l’aveva favorità nel corso della sua vita. Frattanto venivano distribuite oltre un milione di medaglie miracolose, contribuendo a un notevole rafforzamento della devozione mariana, anche in virtù di eclatanti conversioni e prodigiose guarigioni. Le apparizioni ricevono il riconoscimento da parte dell’arcivescovo di Parigi, nel 1836. Soltanto dopo la morte di Caterina Labouré le sue consorelle seppero che era stata lei a vedere la Madonna e a ricevere l’incarico di diffondere la devozione alla Medaglia Miracolosa. Dopo una vita di silenzio e umiltà, trascorsa in lunghi anni di servizio ai poveri di un ospizio della zona est di Parigi, Caterina muore il 31 dicembre 1876. Il corpo della veggente viene tumulato nella cripta posta sotto la chiesa del convento di Rue du Bac. Quando è stato riesumato, nel 1933, lo si è trovato incorrotto. Le sue spoglie sono oggi esposte nelle stessa cappella dove Caterina ebbe le apparizioni della Madonna, non lontano dall’urna che contiene il cuore del fondatore della congregazione, San Vincenzo de Paoli. Caterina Labouré è stata beatificata da Pio XI nel 1933 e canonizzata da Pio XII nel 1947. Al momento della sua morte, nel 1876, si contavano nel mondo oltre un miliardo di Medaglie Miracolose distribuite tra i fedeli.

Veniamo dunque alle apparizioni che sono accadute nel 1830. Abbiamo già avuto modo di dire come l’intero anno del noviziato sia segnato da eventi prodigiosi: durante la preghiera in cappella Caterina ha per ben tre volte la manifestazione del cuore di San Vincenzo de’ Paoli, il fondatore delle Figlie della carità, che le appare dapprima bianco, poi rosso e infine nero, alternando così i colori della pace, del fuoco e delle tenebre che avrebbero colpito la Francia. Questo è un particolare di non poco conto, che permette di ribadire come le numerose apparizioni mariane in Francia, che abbiamo poco prima ricordato, siano senz’altro una benedizione per quella terra, ma anche segno del grande bisogno di protezione celeste per quel Paese. Altre apparizioni, come già abbiamo ricordato, riguardano direttamente Gesù, che Caterina poteva vedere nella Eucaristia, aldilà delle specie del pane, tanto da poter affermare: “Ho visto Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, durante tutto il tempo del mio seminario, tranne a volte durante le quali dubitavo”. Significativa questa ultima affermazione, come a dire che oltre a essere un dono del Cielo queste manifestazioni necessitavano della sincera e robusta fede nella reale presenza di Gesù nell’Eucaristia per poter avere luogo… Avessimo una fede simile anche noi ogni volta che ci avviciniamo all’Eucaristia, allora sì che potremmo riconoscere nel pane consacrato Gesù Cristo realmente presente!

La prima delle apparizioni che porteranno alla devozione della Medagla Miracolosa avviene nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1830, allorchè un angelo guida Caterina nella chiesa del noviziato, dove le appare la Madonna. È bellissimo poter seguire direttamente il racconto che di questa prima apparizione fece Caterina stessa, redigendone un resoconto nel 1834: «Alle undici e mezzo mi sento chiamare per nome: “Suor Labouré! Suor Labouré!” Svegliatami, guardo dalla parte da dove proveniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto. Tiro la tenda e vedo un bambino vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice: “Venite in cappella, la Santa Vergine vi aspetta”. Immediatamente mi viene da pensare: 2mi sentiranno!” Ma quel fanciullo mi risponde: “State tranquilla: sono le undici e mezzo e tutti dormono profondamente. Venite che vi aspetto”. Mi affrettai a vestirmi e seguii il bambino che era restato in piedi senza spingersi oltre la spalliera del letto.  Il fanciullo mi seguì – o meglio, io seguii lui dovunque passava – tenendosi sempre alla mia sinistra. I lumi erano accesi dappertutto dove noi passavamo, il che mi sorprendeva molto. Rimasi però assai più meravigliata all’ingresso della cappella, quando la porta si aprì, appena il bambino l’ebbe toccata con la punta di un dito. La meraviglia poi fu ancora più completa quando vidi tutte le candele e tutte le torce accese, come alla Messa di mezzanotte. Però non vedevo ancora la Madonna. Il bambino mi condusse nel presbiterio, accanto alla poltrona del Signor Direttore, dove io mi posi in ginocchio, mentre il bambino rimase tutto il tempo in piedi. Poiché mi sembrava che passasse molto tempo, ogni tanto guardavo per timore che le suore vegliatrici passassero dalla tribuna».

«Finalmente giunse il momento. Il fanciullino mi avvertì, dicendomi: “Ecco la Santa Vergine, eccolala”. Sentii un rumore, come il fruscio di vesti di seta, venire dalla parte della tribuna, presso il quadro di San Giuseppe, e vidi la Santa Vergine che venne a posarsi sui gradini dell’altare dal lato del Vangelo. Era la Santa Vergine, ma a me sembrava Sant’Anna, solo il volto non era lo stesso. Io non ero certa se si trattasse della Madonna, ma il bambino mi disse “Ecco la Madonna!”. Dire ciò che provai in quel momento e ciò che succedeva in me, mi sarebbe impossibile. Mi sembrava di non riconoscere la Santa Vergine. Fu in quel momento che quel bambino mi parlò, ma non più con voce da bambino, ma come un uomo… Io, guardando la Santissima Vergine, spiccai allora un salto verso di Lei, ed inginocchiatami sui gradini dell’altare, appoggiai le mani sulle ginocchia della Santa Vergine. Quello fu il momento più dolce della mia vita. Dire tutto ciò che provai mi sarebbe impossibile. La Madonna mi spiegò come dovevo comportarmi col mio direttore e parecchie cose che non debbo dire. Mi insegnò il modo di regolarmi nelle mie pene e mostrandomi con la sinistra i piedi dell’altare, mi disse di andarmi a gettare ai piedi dell’altare ad espandervi il mio cuore, aggiungendo che là avrei ricevuto tutti i conforti di cui ho bisogno. (All’altare c’è Gesù e la Madonna rimanda sempre a Suo Figlio, NdR) La Madonna mi disse: “Figlia mia, il Buon Dio vuole incaricarvi di una missione. Essa sarà per voi fonte di molte pene, ma le supererete pensando che sono per la gloria del Buon Dio. Avrete la grazia; dite tutto quanto in voi succede, con semplicità e confidenza. Vedrete certe cose, sarete ispirata nelle vostre preghiere; riferitele a chi è incaricato di guidarvi”». 

(Senza voler rompere questa atmosfera d’incanto che si crea seguendo il racconto direttamente dalle voce di Santa Caterina, vorrei sottolineare quanto sia bella l’estrema confidenza che lega la veggente alla Madonna: appena ella vede la Vergine, ecco che si butta alle sue ginocchia, con affetto e tenerezza verso quella Madre che così spesso era stata l’unico sostegno di lei, che era rimasta orfana di madre a soli dieci anni, come abbiamo visto. Proseguiamo ora con il resoconto di Caterina…). «Io allora chiesi alla Santa Vergine la spiegazione delle cose che mi erano state mostrate (Caterina si riferisce ad alcune visioni avute precedentemente). E la Madonna rispose: “I tempi sono cattivi. Gravi sciagure stanno per abbattersi sulla Francia. Il trono sarà rovesciato. Tutto il mondo sarà sconvolto da disgrazie d’ogni specie (la Santa Vergine, dicendo questo aveva l’aspetto molto addolorato). Ma venite ai piedi di questo altare. Qui le grazie saranno sparse sopra tutte le persone che le chiederanno con fiducia e fervore: grandi e piccoli. Figlia mia, io mi compiaccio di spandere le mie grazie sulla Comunità. Io l’amo molto, ma provo pena. Ci sono degli abusi: la regola non è osservata. Vi è una grande rilassatezza nelle due comunità. Dillo a colui che è incaricato di voi, benché non sia ancora superiore. Egli fra qualche tempo sarà incaricato in modo speciale della Comunità. Egli deve fare tutto il possibile per rimettere la regola in vigore, diteglielo da parte mia. Che egli vegli sulle cattive letture, sulla perdita di tempo e sulle visite. Quando la regola sarà rimessa in vigore, vi sarà una Comunità che verrà ad unirsi alla vostra.  Sopraggiungeranno grandi mali. Il pericolo sarà grande. Ma non temete, la protezione di Dio è sempre là in una maniera particolare e San Vincenzo proteggerà la Comunità. Io stessa sarò con voi, ho sempre vegliato su di voi. Vi accorderò molte grazie. Arriverà un momento in cui il pericolo sarà grande e tutto sembrerà perduto, ma io sarò con voi. Abbiate fiducia. Avrete prove evidenti della mia visita e della protezione di Dio e di quella di San Vincenzo sulle due Comunità”. 

“Ma non sarà lo stesso per le altre comunità. Ci saranno vittime (dicendo questo la Santa Vergine aveva le lacrime agli occhi). Ci saranno vittime nel clero di Parigi: l’Arcivescovo morirà (di nuovo la Madonna versò lacrime). Figlia mia, la Croce sarà disprezzata… Scorrerà il sangue. Apriranno di nuovo il costato di Nostro Signore… (Qui la Santa Vergine non poteva più parlare, un gran dolore le era dipinto sul volto). Figlia Mia …il mondo intero sarà nell’afflizione”. Quanto tempo restai con la Madonna, non saprei dirlo. Tutto quello che so è che se ne andò scomparendo come un ombra che svanisce, io mi accorsi solo di qualcosa che si spegneva, e poi solo un’ombra che si dirigeva verso la tribuna, dalla parte da cui era venuta. Alzatami dai gradini dell’altare, mi accorsi del bambino, là dove l’avevo lasciato, il quale mi disse ‘Se ne è andata!’. Rifacemmo la stessa strada, trovando sempre tutti i lumi accesi e avendo quel bambino sempre alla mia sinistra.  Credo che quel bambino fosse il mio angelo custode, resosi visibile per farmi vedere la Santa Vergine, perché io infatti l’avevo molto pregato di ottenermi un tal favore. Era vestito di bianco e portava con sé una luce miracolosa, ossia era sfolgorante di luce, dell’età dai quattro ai cinque anni. Tornata a letto, sentii suonare le due e non ripresi più sonno.»

Questa prima apparizione è molto intensa. Da una parte, le parole della Madonna costituiscono un forte richiamo allo spirito e al carisma originari delle Figlie della carità per l’intera comunità di Caterina; dall’altra, si adombrano gravi sciagure sul futuro della Francia: nel luglio 1830 ha effettivamente luogo la rivoluzione di luglio che porta all’abdicazione di re Carlo X, costretto a fuggire in Inghilterra. Trascorsi alcuni anni all’insegna di rivendicazioni costituzionali avanzate dall’alte borghesia, si giungerà alle rivoluzioni del 1848 che insanguineranno l’Europa intera, fino alla proclamazione della Seconda Repubblica Francese che, dopo appena quattro anni, lascerà però spazio al Secondo Impero di Napoleone III (1852) che inaugurerà una politica dittatoriale e pesantemente lesiva della libertà religiosa e dei valori della fede cristiana. Questo per dire come il volto della battaglia che oppone Cristo al Demonio assuma i contorni, assai concreti, delle vicende storiche della Francia e della Europa di quel periodo. Nel settembre 1830 ha luogo la seconda apparizione e infine la terza, la più importante, il 27 novembre 1830. È questa la data che viene assunta come ricorrenza della memoria di tale ciclo di apparizioni. 

Suor Caterina si trova in meditazione, nella cappella, quando le appare dunque la Madonna, che la veggente stessa descrive così: «Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color bianco aurora… Dal capo le scendeva un velo bianco sino ai piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie di cuffia con un merletto di circa tre centimetri di larghezza, leggermente appoggiato sui capelli. Il viso era abbastanza scoperto; i piedi poggiavano sopra un globo, o meglio, sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà. (In seguito Caterina dirà di aver visto anche un serpente di colore verdastro e chiazzato di giallo, sotto i piedi della Vergine, simbolo di quella inimicizia originaria di cui parla la Genesi, al cap. 3, laddove si dice della Donna che schiaccia la testa del serpente che le insidia il calcagno: proprio questa immagine si ripropone agli occhi di Caterina Labourè, che prosegue nella descrizione della Vergine Maria…). Le sue mani, elevate all’altezza della cintura, mantenevano in modo naturale un altro globo più piccolo che rappresentava l’universo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a Nostro Signore. Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri, questi raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse mandavano raggi più grandi, e le più piccole raggi meno grandi, sicché tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io non vedevo più i suoi piedi… Alcune pietre preziose non mandavano raggi… “Queste pietre che restano in ombra rappresentano le grazie che ci si dimentica di chiedermi’ mi disse la Vergine».

«Mentre io ero intenta a contemplarla, la Santissima Vergine abbassò gli occhi verso di me e intesi una voce che mi disse queste parole “Questo globo che vedete rappresenta tutto il mondo, in particolare la Francia ed ogni singola persona”… E la Vergine Santissima aggiunse ”Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che me le domandano”. In quel momento… ecco formarsi intorno alla Santissima Vergine un quadro piuttosto ovale, sul quale in alto, a modo di semicerchio dalla mano destra alla sinistra di Maria, si leggevano queste parole scritte a lettere d’oro “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Allora si fece sentire una voce che mi disse: “Fate coniare una medaglia su questo modello. Tutte le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia”. All’istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia. Vi era la lettera M (che sta per Maria, NdR) sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera I (che sta per “Iesus”, NdR) . Più sotto poi vi erano due cuori, uno circondato da spine, l’altro trapassato da una spada. Dodici stelle infine circondavano il tutto. Poi tutto scomparve, come qualcosa che si spegne, ed io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione».

Nel dicembre 1830 ha luogo la quarta e ultima apparizione. Caterina si trova ancora nella cappella, durante la preghiera, e, dopo aver sentito un fruscio familiare, ecco apparire la Vergine Maria, ancora una volta nell’ambito della immagine della Medaglia Miracolosa già vista il 27 novembre precedente. Indicando i raggi che escono dalle sue mani, la Madonna  dice alla veggente: «Questi raggi sono il simbolo delle grazie che la Santa Vergine ottiene per le persone che gliele chiedono… Non mi vedrai più». Si chiudono così le apparizioni a Caterina, la quale riferisce l’accaduto al proprio confessore, il Padre Aladel, che però intima alla religiosa di non pensare a queste cose. La reazione negativa è simile alla chiusura che, inizialmente, manifestano pure i suoi superiori dinnanzi alla richiesta di far coniare la Medaglia Miracolosa. Soltanto due anni dopo, grazie all’autorizzazione dell’arcivescovo di Parigi, mons. De Quelen, si procede a coniare i primi 1.500 esemplari della medaglia. È il 30 giugno 1832. Le grazie ottenute sono fin da subito così numerose –  soprattutto tra i malati di colera in seguito all’epidemia che ha colpito Parigi dal febbraio 1832 – che immediatamente si indica la Medaglia come “Miracolosa” e come tale la conosciamo ancora noi oggi. 

Nel 1836 viene soddisfatta un’altra richiesta avanzata dalla Madonna nel corso delle apparizioni, tramite la fondazione dell’Associazione delle Figlie di Maria Immacolata. Sarà questo il segno della venuta di Maria tra gli uomini, cioè saranno proprio le Figlie di Maria Immacolata quella “traccia” del cammino di Maria che tante volte, cari amici, abbiamo visto esser costituita da un santuario o un edificio sacro posto a memoria del celeste evento. Questa volta però l’edificio sacro già sussiste, ed è la cappella del convento, in Rue du Bac, a Parigi, che ancora oggi si può visitare. Ecco perché, mi sembra di poter dire, la Madonna sceglie una traccia viva, affidando la memoria dell’accaduta a un’associazione religiosa specificamente fondata su sua indicazione. Tra le conversioni che vennero miracolosamente operare in virtù di questa medaglia miracolosa, non possiamo non citare quella dell’ebreo Alphonse de Ratisbonne (1812-1884), avvocato e banchiere. Di animo intriso di sentimenti di profonda ostilità al cristianesimo, si trovava a Roma nel 1842 per motivi di salute. Recatosi in visita presso la chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, ebbe una visione della Madonna così come essa appare sulla medaglia fatta coniare da Santa Caterina. Profondamente impressionato da quanto accaduto, Ratisbonne si convertì e nel 1847 fu ordinato sacerdote, dapprima come gesuita e poi come membro dei “Sacerdoti di Nostra Signora di Sion”, congregazione di cui fondò una sede in Palestina.

Questi sono dunque i fatti, cari amici. Senz’altro molti di voi avranno con sé, anche in questo momento, una medaglia miracolosa (nella foto in prima pagina). Prendetela in mano e guardatela con attenzione.  Anzitutto campeggia in essa la scritta “O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Questa scritta ha il valore di una profezia, se volete riferirla al fatto che nel 1858 la Madonna si presenterà a Bernadette proprio come “Immacolata Concezione”; parimenti, non si può non ricordare che appena quattro anni prima delle apparizioni di Lourdes, l’8 dicembre 1854, Pio IX aveva proclamato il dogma della Immacolata Concezione, riconoscendo come Maria, per una singolarissima grazia, avesse ottenuto il privilegio, i vista di essere strumento della Incarnazione di Dio, di essere senza peccato fin dal suo concepimento. Maria è senza peccato perché così può degnamente ricevere il Figlio di Dio e accogliere nel suo grembo il Verbo, il Cristo. Ma proprio in virtù di questa sua immacolatezza Maria è chiamata ad assumere un ruolo di primo piano nella lotta contro il demonio. In quanto Immacolato, il cuore della Madonna non è lambito in alcun modo dal veleno del Serpente antico, cioè dalla seduzione del peccato con la quale il diavolo cerca di distruggere l’amicizia che lega un’anima a Dio Padre. 

Questo ruolo di Maria è proprio evidenziato dal fatto che la Madonna si erga in piedi su un emisfero circondato dalle spire del serpente. Perché Maria è in piedi sul mondo? Perché Lei è la Regina, chiamata a vincere, nel nome di Suo Figlio Gesù, le potenze delle Tenebre, divenendo così Corredentrice, secondo quanto in particolare la Vergine ha rivelato a Ida Peerdeman nelle apparizioni della “Signora di tutti i popoli” avvenute ad Amsterdam dal 1945 al 1959.  Se osservate le braccia aperte della Vergine e i raggi che fuoriescono dalle mani della Madonna questa idea si fa ancora più chiara: la Madonna vince il demonio elargendo le grazie che Ella ottiene da Dio, intercedendo presso il Padre in favore di quanti a Lei ricorrono con fiducia e devozione. Il demonio viene sconfitto nel cuore di ogni uomo attraverso la scelta, individuale e responsabile, che avviene nel profondo dell’animo di ogni persona. Come a dire: Gesù ha già sconfitto il diavolo, una volta per sempre, ma ognuno di noi è chiamato, cari amici, a fare sua questa vittoria, e ciò è possibile in virtù delle grazie che Maria stessa ci ottiene, quale Celeste Mediatrice presso il Padre. Guardate ora il retro della medaglia. La croce, appoggiata sulla “I” di “Iesus”, sormonta la “M” di “Maria”. É come il riassunto di quanto presentato sull’altra faccia della medaglia, se così possiamo dire. La croce è infatti il simbolo della vittoria di Cristo sul peccato, sulla morte e quindi sul demonio, a causa del quale la morte è entrata nel mondo, come ricorda la Sacra Scrittura. La croce è la via per vincere il diavolo, il peccato e la morte, dunque, e questa croce “poggia” su Gesù perché sulla sua morte e resurrezione si fonda la possibilità, per ognuno di noi, di partecipare della sua vittoria e guadagnare la Gloria del Cielo. Ma questa vittoria di Gesù nella croce a sua volta “poggia” sulla “M” di Maria, come a dire che la Madonna è lo strumento di cui Gesù si serve per realizzare la sua vittoria. 

E non posso non ricordare in proposito quanto dice il Montfort nel suo bellissimo “Trattato della vera devozione a Maria”: come Gesù è venuto al mondo la prima volta attraverso Maria, così Egli deve tornarvi la seconda ancora per mezzo della Madonna. È proprio così dunque: Maria prepara la strada per il ritorno di Cristo. Ecco perché la Madonna è così presente in questi ultimi tempi, per guidare l’umanità confusa e sofferente – e ognuno di noi, cari amici – ad affrontare il tempo della prova restando saldi nella fede. Dicevo che è una vittoria che si gioca nel cuore, nell’intimo di ognuno. Perché di un combattimento spirituale si tratta. Ed ecco dunque i due cuori attraverso i quali questa vittoria sul Male si è realizzata, una volta per tutte, e può realizzarsi ogni giorno, per ogni uomo: il Cuore di Gesù, circondato di spine che ricordano la corona che il Crocefisso ha amato ricevere in nostro favore, e il Cuore di Maria, trapassato da quella spada che il vecchio Simeone aveva predetto accogliendo la Vergine al tempio (Lc 2, 35), simbolo di quei dolori che la Madonna ha saputo accogliere nel Suo Cuore in favore di ognuno di noi, rispondendo in pieno abbandono e illimitato amore a quell’incarico che Gesù le ha assegnato affidandole l’umanità intera, dalla Croce, quand’Ella era ai suoi piedi, insieme a Giovanni (Gv 19, 25-27). Notate poi come i due cuori siano circondati da dodici stelle, che richiamano le dodici stelle che ornano il capo della Donna vestita di Sole di cui parla l’Apocalisse al cap. 12, e che rappresentano i dodici apostoli, cioè la Chiesa, intendendo che l’intera Chiesa di Dio è chiamata a seguire l’invito della Madonna, associandosi alla missione salvifica di Cristo, unendo ogni fedele il proprio cuore ai cuori di Gesù e di Maria. 

Accogliamo questa medaglia con fede, cari amici, e portiamola con noi, magari al collo, con una catenina che ci ricordi il nostro non esser più schiavi del peccato e del demonio bensì l’esser divenuti, con il Battesimo, schiavi d’amore di Gesù e di Maria. Affidiamoci dunque alla preghiera, chiedendo la grazia di poter essere coraggiosi e perseveranti nella nostra scelta per Gesù e per Maria, in ogni giorno della nostra vita:

Preghiera di san Giovanni Paolo II  nella cappella di Ru du Bac

“O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. É la preghiera che tu o Maria hai ispirato a Santa Caterina Labouré, in questo luogo, 150 anni fa e tale invocazione, incisa sulla Medaglia, è ora portata e pronunciata da tanti fedeli in tutto il mondo! […] Tu sei benedetta tra tutte le donne!

Vergine Santa sei stata associata intimamente all’opera della nostra redenzione, unita alla croce del Salvatore; il tuo cuore è stato trapassato, accanto al Suo Cuore ed ora nella gloria del tuo Figlio, non cessi di intercedere per noi poveri peccatori.

Vegli sulla Chiesa di cui sei Madre, vegli su ciascuno dei tuoi figli. Ottieni da Dio per noi, le grazie simboleggiate dai raggi di luce, che escono dalle tue mani aperte, con la sola condizione che te le chiediamo che ci accostiamo a te con la fiducia, il coraggio, la semplicità di un bambino. Così ci conduci incessantemente verso il Tuo Divin Figlio.

Giovanni Paolo II (1980)

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Diego Manetti, Fede, morale e teologia, Misericordia, Riflessioni, Rue du Bac - Medaglia Miracolosa | Pas de Commentaire »

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