Il Diavolo Berlicche

Posté par atempodiblog le 17 juillet 2014

Il Diavolo Berlicche
Questo racconto è tratto dal libro ‘Le lettere di Berlicche’ (Racconto II) di C.S. Lewis; è una lettera che Berlicche, il capo dei diavoli, scrive a suo nipote Malacoda offrendogli preziosi consigli su come tentare il suo ‘paziente’, un giovane uomo che cercava di vivere bene.
Tratto da: Don Bosco Land

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Mio caro Malacoda,

ho notato con profondo dispiacere che il tuo paziente si è fatto cristiano. Non nutrire speranza alcuna di sfuggire alle punizioni che si solgono infliggere in questi casi. Sono certo del resto che, nei tuoi momenti migliori, neppure tu lo desidereresti. Centinaia di codesti convertiti adulti sono stati recuperati nel campo del Nemico ed ora sono con noi. Tutte le abitudini del paziente, tanto le mentali quanto le spirituali, ci sono ancora favorevoli.

Uno dei nostri grandi alleati, al presente, è la stessa chiesa. Cerca di non fraintendermi. Non intendo alludere alla chiesa come la si vede espandersi attraverso il tempo e lo spazio, e gettare le radici nell’eternità, terribile come un esercito a bandiere spiegate. Confesso che questo è uno spettacolo che rende nervosi i nostri più ardimentosi tentatori. Ma fortunatamente essa è del tutto invisibile a codesti esseri umani. Tutto ciò che il tuo paziente vede è quel palazzo, finito solo a metà, di stile gotico spurio, che si erge su quel nuovo terreno. Quando entra vi trova il droghiere locale, con un’espressione untuosa sul volto, che si dà da fare per offrirgli un librino lustro lustro che contiene una liturgia che nessuno di loro due capisce, e un altro libricino frusto, che contiene corrotti di un certo numero di liriche religiose, la maggior parte orrende, e stampate a caratteri fittissimi. Entra nel banco, e, guardandosi intorno, s’incontra proprio con quella cernita di quei suoi vicini che finora aveva cercato di evitare. Devi far leva più che puoi su quei vicini. Fa’ in modo che la sua mente svolazzi qua e là fra un espressione quale «il corpo di Cristo» e le facce che gli si presentano nel banco accanto.Importa pochissimo, naturalmente, la razza di gente che in realtà s’è messa nel banco vicino. Tu puoi sapere magari che uno di loro è un grande combattente dalla parte del Nemico. Non importa. Il tuo paziente, grazie al Nostro Padre Laggiù, è uno sciocco. Se uno qualsiasi di questi vicini canta con voce stonata, se ha le scarpe che gli scricchiolano, o la pappagorgia, o se porta vestiti strani, il paziente crederà con la massima facilità che perciò la loro religione deve essere qualcosa di ridicolo. Vedi, nella fase in cui si trova al presente, egli ha in mente una certa idea dei ‘cristiani’, che crede sia spirituale, ma che, di fatto, è per molta parte pittoresca. Ha la mente piena di toghe, di sandali, di corazze e di gambe nude, il solo fatto che l’altra gente in chiesa porta vestiti moderni è per lui una seria difficoltà, quantunque, naturalmente, inconscia. Non permettere mai che venga alla superficie; non permettere che si domandi a che cosa s’aspettava che fossero uguali. Fa’ in modo che ogni cosa rimanga ora nebulosa nella sua mente, e avrai a disposizione tutta l’eternità per divertirti a produrre in lui quella speciale chiarezza che l’Inferno offre.

Lavora indefessamente, dunque, sulla disillusione e il disappunto che sorprenderà senza dubbio il tuo paziente nelle primissime settimane che si recherà in chiesa. Il nemico permette che un disappunto di tal genere si presenti sulla soglia di ogni sforzo umano. Esso sorge quando un ragazzo, che da fanciullo s’era acceso d’entusiasmo per i racconti dell’Odissea, si mette seriamente a studiare il greco. Sorge quando i fidanzati sono sposati e cominciano il compito serio di imparare a vivere insieme. In ogni settore della vita esso segna il passaggio dalla sognante aspirazione alla fatica del fare. Il Nemico si prende questo rischio perché nutre il curioso ghiribizzo di fare di tutti codesti disgustosi vermiciattoli umani, altrettanti, come dice Lui, suoi ‘liberi’ amanti e servitori, e ‘figli’ è la parola che adopera, secondo l’inveterato gusto che ha di degradare tutto il mondo spirituale per mezzo di legami innaturali con gli animali di due gambe. Volendo la loro libertà, Egli si rifiuta di portarli di peso, facendo soltanto delle loro affezioni e delle loro abitudini, al raggiungimento di quegli scopi che pone loro innanzi, ma lascia che ‘li raggiungano essi stessi’. Ed è in questo che ci si offre un vantaggio. Ma anche, ricordalo, un pericolo se per caso riescono a superare con successo quest’aridità iniziale, la loro dipendenza dall’emozione diventa molto minore, ed è perciò più difficile tentarli.

Quando sono venuto esponendo finora vale la pena nella ipotesi che la gente del banco vicino non offra alcun motivo ragionevolmente di disillusione. E’ chiaro che se invece lo offrono- se il paziente sa che quella donna con quel cappellino assurdo è una fanatica giocatrice di bridge, che qual signore con le scarpe scricchiolanti è un avaro e uno strozzino- allora il compito ti sarà molto più facile. Si ridurrà a tenergli lontano dalla mente questa domanda: «se io, essendo ciò che sono, posso in qualche senso ritenermi cristiano, per quale motivo i vizi diversi di quella gente che sta lì in quel banco dovrebbero essere una prova che la loro religione non è che ipocrisia e convenzione?». Forse mi chiederai se è possibile tener lontano perfino dalla mente umana un pensiero così evidente. Si, Malacoda, si, è possibile! Trattalo come deve essere trattato, e vedrai che non gli passerà neppure per l’anticamera del cervello. Non è ancora stato a sufficienza con il Nemico per possedere già una vera umiltà. Le parole che ripete, anche in ginocchio, sui suoi numerosi peccati, le ripete pappagallescamente. In fondo crede ancora che lasciandosi convertire, ha fatto salire di molto un saldo attivo in suo favore nel libro maestro del Nemico, e crede di dimostrare grande umiltà e degnazione solo andando in chiesa con codesti ‘compiaciuti’ vicini, gente comune. Mantienigli la mente in questo stato il più a lungo possibile.

Tuo affezionatissimo zio.

Berlicche

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Satana istiga alla violenza

Posté par atempodiblog le 19 juin 2014

Satana istiga alla violenza dans Anticristo nwyq2t

Molti delitti, spesso commessi all’interno delle pareti domestiche, sono umanamente inspiegabili per la ferocia con cui sono compiuti. Di fronte a tanti orrori, testimoniati dalla cronaca quotidiana, ci si limita ad affermare che si tratta di persone uscite di senno. In realtà c’è un versante che sfugge all’osservazione esteriore ed è la presenza di colui che, secondo l’affermazione di Gesù, «è omicida fin da principio» (Gv 8, 44). Come spiegare sotto un profilo logico le più raccapriccianti perversioni sessuali che sfociano in spietati delitti se non con la presenza in queste persone dello spirito del male?

Essendosi lasciato impossessare da questo spirito del male non tentò Saul di uccidere Davide? (1 Sam 18, 6-11). Non entrò forse Satana in Giuda per portare a termine il tradimento e il delitto? (Gv 13, 27). Mentre in certe forme di suicidio si può giustamente supporre una malattia psichica, in altre, specie laddove vi è il disprezzo di Dio e la tenebra oscura, si può ben vedere la regia del maligno. La fine miserabile di Giuda, nonostante la grazia del risveglio della coscienza che gli è stata data (Mt 27, 3), non sta forse a testimoniare il perfetto piano satanico di indurre prima all’omicidio e poi al suicidio, come molte volte avviene nella realtà di ogni giorno?

Satana provoca all’ira e attraverso di essa al delitto. Incendia di furore l’anima e ottenebra la mente, spingendo alla soppressione della vita altrui e della propria. Occorre vigilare su se stessi ed esercitarsi nel dominio di sé, frenando la lingua e imponendosi di non agire finché nel cuore non sia tornata la pace. Solo allora sei nella condizione di poter parlare e operare, lasciandoti guidare dallo Spirito di Dio (Gal 5, 22).

Padre Livio Fanzaga – Il Falsario

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Se dimori nella luce scopri Satana e le sue insidie

Posté par atempodiblog le 19 juin 2014

Se dimori nella luce scopri Satana e le sue insidie dans Anticristo f2lzlc

Oggi non pochi, anche fra i cristiani, dubitano dell’esistenza di satana o hanno di lui una errata concezione. Alcuni ne negano la realtà, altri ne sottovalutano la malvagità, altri la potenza di male, altri ancora arrivano ad ipotizzare una sua futura conversione, in una specie di purificazione universale che avverrà alla fine del mondo. In un tempo di eclissi della fede e della morale non c’è da meravigliarsi che attecchiscano idee di questo genere. Quando le anime sono nel buio o la loro fede è ridotta a un lucignolo fumigante non riescono più a vedere il maligno e la sua azione tenebrosa. Se tu leggi con attenzione i vangeli e tutti gli altri scritti del Nuovo Testamento, ti renderai conto con quale fermezza, precisione e profondità vengano descritte la natura del demonio e la sua attività. Questo è vero anche per la vita dei santi. Forse ti sarai chiesto perché nell’esistenza dei santi vi è sempre la presenza ostile e piena di insidie del maligno. Ti rispondo dicendo che la santità è una luce che rischiara le tenebre, per cui il maligno è identificato e costretto a venire allo scoperto. Questo ha una grande importanza per la vita spirituale di tutti i cristiani. Se tu vivi nella tiepidezza o nel peccato, divieni facile preda di un nemico che non vedi e che ti irretisce a tua insaputa. Ma se tu dimori saldamente nella luce della fede e ti impegni per rendere la tua vita sempre più pura, il tuo occhio incomincerà a vedere chiaramente le insidie quotidiane e le infinite astuzie del nemico, le sue inesauribili risorse e la ferocia con cui si vendica di ogni sua sconfitta.

Certo, sarebbe un errore vedere dappertutto il demonio, ma tu, con i tuoi occhi fissi nella verità di Dio, vedi per tempo le sue seduzioni, scopri le sue trappole proprio laddove stavi mettendo il piede, resisti con determinazione nei momenti della bufera, lo previeni indossando le armi della luce quando egli cerca di prenderti di sorpresa. Molti si chiedono, con una certa apprensione, come sia possibile sfuggire alle insidie di un avversario così astuto, così instancabile e così pieno di risorse. Non bisogna dimenticare che satana può vantare prede di grande prestigio, essendo riuscito a rovinare un apostolo e a disperdere come foglie al vento tutti gli altri. Il Montfort nota con tristezza che alberi giganteschi in santità sono miseramente schiantati e aquile che spaziavano nei cieli dello spirito si sono trasformate in uccelli notturni. La prima grande difesa contro il maligno è la luce della fede. Egli è il principe delle tenebre e colui che non ha perseverato nella verità (Gv 8, 44). Se tu stai ben radicato nella fede, alimentandola con l’umile preghiera e la grazia dello Spirito Santo, Dio ti indicherà le insidie del maligno, anche laddove il tuo povero occhio umano non sarebbe mai arrivato. Te le mostrerà nelle trame più insignificanti della vita quotidiana, dove egli si cela con un’abilità insuperabile. Ti darà il discernimento delle persone e ti farà squillare nel cuore un campanello di allarme in caso di pericolo. Quando la luce avanza, inevitabilmente la tenebra si ritrae e i suoi segreti vengono svelati (1 Cor 4, 5). Vigila però perché la tua lampada non si spenga e perché la tua luce sia una luce vera (Gv 1, 9).

Padre Livio Fanzaga – Il Falsario

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Il Papa: il diavolo c’è anche nel XXI secolo, impariamo dal Vangelo come combatterlo

Posté par atempodiblog le 11 avril 2014

Impariamo dal Vangelo a lottare contro le tentazioni del demonio. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha sottolineato che tutti siamo tentati, perché il diavolo non vuole la nostra santità. Ed ha ribadito che la vita cristiana è proprio una lotta contro il male.
di Alessandro Gisotti – Radio Vaticana

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“La vita di Gesù è stata una lotta. Lui è venuto a vincere il male, a vincere il principe di questo mondo, a vincere il demonio”. Papa Francesco ha esordito così nella sua omelia, tutta dedicata alla lotta contro il demonio. Una lotta, ha detto, che deve affrontare ogni cristiano. Il demonio, ha sottolineato, “ha tentato Gesù tante volte, e Gesù ha sentito nella sua vita le tentazioni” come “anche le persecuzioni”. Ed ha avvertito che noi cristiani, “che vogliamo seguire Gesù”, “dobbiamo conoscere bene questa verità”:

“Anche noi siamo tentati, anche noi siamo oggetto dell’attacco del demonio, perché lo spirito del Male non vuole la nostra santità, non vuole la testimonianza cristiana, non vuole che noi siamo discepoli di Gesù. E come fa lo spirito del Male per allontanarci dalla strada di Gesù con la sua tentazione? La tentazione del demonio ha tre caratteristiche e noi dobbiamo conoscerle per non cadere nelle trappole. Come fa il demonio per allontanarci dalla strada di Gesù? La tentazione incomincia lievemente, ma cresce: sempre cresce. Secondo, cresce e contagia un altro, si trasmette ad un altro, cerca di essere comunitaria. E alla fine, per tranquillizzare l’anima, si giustifica. Cresce, contagia e si giustifica”.

La prima tentazione di Gesù, ha osservato, “quasi sembra una seduzione”: il diavolo dice a Gesù di buttarsi dal Tempio e così, sostiene il tentatore, “tutti diranno: ‘Ecco il Messia!’”. E’ lo stesso che ha fatto con Adamo ed Eva: “E’ la seduzione”. Il diavolo, ha detto il Papa, “quasi parla come se fosse un maestro spirituale”. E “quando viene respinta”, allora “cresce: cresce e torna più forte”. Gesù, ha rammentato il Papa, “lo dice nel Vangelo di Luca: quando il demonio è respinto, gira e cerca alcuni compagni e con questa banda, torna”. Dunque “cresce anche coinvolgendo altri”. Così è “successo con Gesù”, “il demonio coinvolge” i suoi nemici. E quello che “sembrava un filo d’acqua, un piccolo filo d’acqua, tranquillo – ha ammonito Francesco – diviene una marea”. La tentazione “cresce, e contagia. E alla fine, si giustifica”. Il Papa ha ricordato che quando Gesù predica nella Sinagoga, subito i suoi nemici lo sminuiscono, dicendo: “Ma, questo è il figlio di Giuseppe, il falegname, il figlio di Maria! Mai andato all’università! Ma con che autorità parla? Non ha studiato!”. La tentazione, ha detto, “ha coinvolto tutti, contro Gesù”. E il punto più alto, “più forte della giustificazione – ha rilevato il Papa – è quello del sacerdote”, quando dice: “Non sapete che è meglio che un uomo muoia” per salvare “il popolo?”:

“Abbiamo una tentazione che cresce: cresce e contagia gli altri. Pensiamo ad una chiacchiera, per esempio: io ho un po’ di invidia per quella persona, per l’altra, e prima ho l’invidia dentro, solo, e bisogna condividerla e va da un’altra persona e dice: ‘Ma tu hai visto quella persona?’ … e cerca di crescere e contagia un altro e un altro … Ma questo è il meccanismo delle chiacchiere e tutti noi siamo stati tentati di fare chiacchiere! Forse qualcuno di voi no, se è santo, ma anche io sono stato tentato di chiacchierare! E’ una tentazione quotidiana, quella. Ma incomincia così, soavemente, come il filo d’acqua. Cresce per contagio e alla fine si giustifica”.

Stiamo attenti, ha detto ancora il Pontefice, “quando, nel nostro cuore, sentiamo qualcosa che finirà per distruggere” le persone. “Stiamo attenti – ha rimarcato – perché se non fermiamo a tempo quel filo d’acqua, quando crescerà e contagerà sarà una marea tale che soltanto ci porterà a giustificarci male, come si sono giustificate queste persone”, affermando che “è meglio che muoia un uomo per il popolo”:

“Tutti siamo tentati, perché la legge della vita spirituale, la nostra vita cristiana, è una lotta: una lotta. Perché il principe di questo mondo – il diavolo – non vuole la nostra santità, non vuole che noi seguiamo Cristo. Qualcuno di voi, forse, non so, può dire: ‘Ma, Padre, che antico è lei: parlare del diavolo nel secolo XXI!’. Ma, guardate che il diavolo c’è! Il diavolo c’è. Anche nel secolo XXI! E non dobbiamo essere ingenui, eh? Dobbiamo imparare dal Vangelo come si fa la lotta contro di lui”.

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Satana semina zizzania

Posté par atempodiblog le 13 mars 2014

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Satana non sempre si presenta sotto la veste del seduttore. Non coglieremmo un aspetto fondamentale della sua attività se non lo vedessimo direttamente all’opera come seminatore di odio e di violenza. Attraverso i vizi capitali della superbia, dell’ira e dell’invidia egli svolge un’azione instancabile per aizzare gli uomini gli uni contro gli altri, per dividere le famiglie, per creare dissidi e lotte nella società e infine per provocare le guerre. Il fiume enorme di sangue che scorre sulla terra a partire dall’assassinio di Abele fino agli immani eccidi del nostro tempo testimonia quanta presa abbia sull’uomo il veleno dell’odio satanico.

A questo riguardo è molto istruttiva la parabola evangelica che paragona il Regno dei cieli a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. «Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò» (Mt 13, 24-25). Satana è un instancabile seminatore di zizzania. Potremmo dire che divide il suo tempo in parti uguali: una parte per sedurre gli uomini, l’altra per dividerli. L’obiettivo finale naturalmente è quello di portarli alla rovina, perché l’odio inestinguibile è la molla di ogni sua attività.

La seminagione di zizzania è la più varia e avviene con l’aiuto prezioso e indispensabile della lingua umana. Con essa si diffondono menzogne, si sollevano liti, si spargono diffamazioni e calunnie, creando divisioni nelle famiglie, inquietudine e lotte nella società e a volte nelle comunità ecclesiali. Dove c’è il demonio in azione non c’è mai pace. Entrando in una famiglia, in un luogo di lavoro, in un ambiente religioso, se avverti una sensazione di serenità e di pace, allora lì Dio è presente, anche se in un modo silenzioso e nascosto. Ma dove ci sono agitazione, maldicenza, invidie, polemiche e lotte intestine, sappi che il maligno è all’opera e con la sua abilissima regia mette gli uni contro gli altri.

Una particolare specie di zizzania che il nemico sparge soprattutto nel campo della Chiesa, dove viene seminato il buon grano della Parola di Dio, è quella dell’errore. Se tu guardi indietro alla storia cristiana, ti renderai conto di quanti abbiano cercato di diffondere errori contro la fede e la morale. Già gli apostoli hanno dovuto lottare strenuamente contro i falsi profeti con l’aspetto di agnello, ma con la voce simile a quella di un drago (Ap 13, 11). Le eresie, le scissioni e le apostasie che feriscono incessantemente la Chiesa lungo il corso del suo pellegrinaggio sulla terra sono incomprensibili senza l’opera infaticabile del diavolo che «è menzognero e padre della menzogna» (Gv 8, 44). Con essa ha provocato ferite sanguinanti al corpo della santa Chiesa, che siamo chiamati a rimarginare con la medicina della verità e dell’amore.

Padre Livio Fanzaga – Il Falsario

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Satana istiga alla violenza

Posté par atempodiblog le 13 mars 2014

Satana istiga alla violenza dans Anticristo 1zo8d1s

Vorrei attirare la tua attenzione su un’affermazione molto istruttiva dell’apostolo Paolo ai cristiani di Efeso. Fra le varie esortazioni ve n’è una che colpisce e riguarda proprio il vizio capitale dell’ira. Egli dice: «Nell’ira, non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date occasione al diavolo» (Ef 4, 26-27).

Indubbiamente il maligno soffia sul fuoco di ogni nostra passione, ma si trova particolarmente a suo agio con l’ira, perché si tratta di una realtà che è connaturale al suo essere impregnato di odio. Quando diventiamo impazienti e la collera monta dentro di noi, ecco che satana approfitta dell’occasione per far perdere il controllo sopra noi stessi e spingerci ad azioni estreme.

Osserva un uomo quando è fuori di sé. Dalla sua bocca escono le minacce più fosche e le bestemmie più turpi. Quando l’ira trabocca dal suo cuore infuriato perde qualsiasi forma di controllo ed è capace delle azioni più violente. Non poche volte arriva anche ad uccidere, spinto da un furore cieco.

Molti delitti, spesso commessi all’interno delle pareti domestiche, sono umanamente inspiegabili per la ferocia con cui sono compiuti. Di fronte a tanti orrori, testimoniati dalla cronaca quotidiana, ci si limita ad affermare che si tratta di persone uscite di senno. In realtà c’è un versante che sfugge all’osservazione esteriore ed è la presenza di colui che, secondo l’affermazione di Gesù, «è omicida fin da principio» (Gv 8, 44). Come spiegare sotto un profilo logico le più raccapriccianti perversioni sessuali che sfociano in spietati delitti se non con la presenza in queste persone dello spirito del male?

Essendosi lasciato impossessare da questo spirito del male non tentò Saul di uccidere Davide? (1 Sam 18, 6-11). Non entrò forse Satana in Giuda per portare a termine il tradimento e il delitto? (Gv 13, 27). Mentre in certe forme di suicidio si può giustamente supporre una malattia psichica, in altre, specie laddove vi è il disprezzo di Dio e la tenebra oscura, si può ben vedere la regia del maligno. La fine miserabile di Giuda, nonostante la grazia del risveglio della coscienza che gli è stata data (Mt 27, 3), non sta forse a testimoniare il perfetto piano satanico di indurre prima all’omicidio e poi al suicidio, come molte volte avviene nella realtà di ogni giorno?

Satana provoca all’ira e attraverso di essa al delitto. Incendia di furore l’anima e ottenebra la mente, spingendo alla soppressione della vita altrui e della propria. Occorre vigilare su se stessi ed esercitarsi nel dominio di sé, frenando la lingua e imponendosi di non agire finché nel cuore non sia tornata la pace. Solo allora sei nella condizione di poter parlare e operare, lasciandoti guidare dallo Spirito di Dio (Gal 5, 22).

Padre Livio Fanzaga – Il Falsario

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Mai parlare con Satana

Posté par atempodiblog le 12 mars 2014

Gesù non dialoga con Satana, come aveva fatto Eva nel paradiso terrestre. Gesù sa bene che con Satana non si può dialogare, perché è tanto astuto. Per questo Gesù, invece di dialogare come aveva fatto Eva, sceglie di rifugiarsi nella Parola di Dio e risponde con la forza di questa Parola. Ricordiamoci di questo: nel momento della tentazione, delle nostre tentazioni, niente argomenti con Satana, ma sempre difesi dalla Parola di Dio! E questo ci salverà.

Papa Francesco

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Gesù dice che Satana è menzognero e omicida fin dall’inizio. Queste due cose sono correlate perché se ci chiediamo a che cosa serve la menzogna di Satana, dobbiamo rispondere che serve ad uccidere l’uomo. In proposito mi ricordo di aver visto una volta alla televisione uno straordinario documentario girato in un paese esotico: si vedeva uno stagno con centinaia di ranocchi ammonticchiati gli uni sugli altri e c’era una serpe entrata in mezzo che, testa sollevata in alto e bocca aperta, con gli occhi scintillanti fissava i ranocchi – il documentario riprendeva una cosa vera – e questi le saltavano in bocca da soli… La serpe li aveva ipnotizzati e i ranocchi le saltavano in bocca! Questa è un’immagine che mi ha impressionato, perché ho visto in essa un’immagine perfetta del Demonio, che ti inganna per mangiarti, per ucciderti! […] quando l’uomo inizia a dialogare con il Diavolo è come quel ranocchio che fissa gli occhi del serpente: rimane come ipnotizzato e poi gli salta nella bocca.

Mi lasciano sempre molto perplesso gli esorcisti che dicono di parlare con Satana. Ma di che cosa vuoi parlare col Demonio? Non si può, non si deve parlare col Diavolo, perché inganna sempre! Bisogna troncare qualsiasi dialogo con Satana e con i suoi rappresentanti perché riescono sempre a ingannarti. Infatti – per tornare al racconto del peccato originale – appena Eva comincia a parlare, ecco che il Maligno la colpisce con il suo veleno, come il serpente a sonagli che lancia la testa contro la preda, e sibila: “non morirete affatto”, giungendo con straordinaria astuzia a dare addirittura del mentitore a Dio stesso!

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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Il male avvelena sempre

Posté par atempodiblog le 3 mars 2014

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Noi pensiamo che il male in fondo sia buono, che di esso, almeno un po’, noi abbiamo bisogno per sperimentare la pienezza dell’essere. Pensiamo che Mefistofele – il tentatore – abbia ragione quando dice di essere la forza “che sempre vuole il male e sempre opera il bene” (J.W. v. Goethe, Faust I, 3). Pensiamo che patteggiare un po’ col male, riservarsi un po’ di libertà contro Dio, in fondo, sia bene, forse sia addirittura necessario.

Guardando però il mondo intorno a noi, possiamo vedere che non è così, che cioè il male avvelena sempre, non innalza l’uomo, ma lo abbassa e lo umilia, non lo rende più grande, più puro e più ricco, ma lo danneggia e lo fa diventare più piccolo.

Benedetto XVI

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Scrupoli e melanconie, frutti di Satana

Posté par atempodiblog le 26 février 2014

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«Dio non vuole che abbiamo paura di Lui [...] I frutti dello Spirito sono [...] “Pax, gaudium [cfr. Rm 14,17; Gal 5,22: «pace, gioia»]”. Al contrario, la luce di Satana insinua nell’anima la falsità. Il diavolo, per pescare nel torbido, imputa all’anima cento colpe immaginarie, esagera responsabilità, commuove la fantasia, eccitandola con tanti scrupoli e melanconie!»

Beato Alfredo Ildefonso Schuster

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Olanda, ciò che faceva Hitler ora lo fa lo stato

Posté par atempodiblog le 14 février 2014

Olanda, ciò che faceva Hitler ora lo fa lo stato
di Giulio Meotti – Il FoglioOlanda, ciò che faceva Hitler ora lo fa lo stato dans Anticristo

c13eb dans Articoli di Giornali e News“La legge sull’eutanasia in Olanda sta deragliando”. Non lo ha detto un cardinale dell’Aia o Utrecht, ma niente meno che il dottor Boudewijn Chabot, lo psichiatra che nel 1994 per primo fornì in Olanda un farmaco letale per il suicidio assistito a una sua paziente con problemi mentali. Riconosciuto colpevole, Chabot non è stato condannato dai giudici, che hanno invece ritenuto la sua azione “amorevole”, e sul suo caso è stata poi costruita la legge sull’eutanasia approvata nel 2001. Adesso, sul quotidiano olandese Nrc Handelsblad, il padre della legge sull’eutanasia Chabot denuncia l’anarchia eutanasica nei Paesi Bassi, dove tra l’altro la federazione dei medici ha autorizzato i camici bianchi a togliere la vita a bimbi nati con gravi malformazioni, una norma, che entrerà in vigore dal 2014 e che, stando al giornale Volkskrant, riguarda trecento bambini l’anno. Il pioniere dell’eutanasia olandese dice di non sentirsi più a suo agio con questa legge, che ha troppi “difetti”, e di essere rimasto “sorpreso dai recenti sviluppi”.

Gli sviluppi recenti sono quelli esposti dal ministro della Sanità, Edith Schippers, che due giorni fa è andata in Parlamento a rendere conto della situazione della “dolce morte”. Il dato più drammatico riguarda i malati di mente, i disabili psichiatrici, i folli e i dementi: 42 olandesi che soffrivano di patologie psichiatriche non terminali sono stati messi a morte nel 2013. Erano stati 14 nel 2012. Un aumento del trecentoventi per cento. Il giornale degli specialisti di malattie mentali, Tijdschrift voor Psychiatrie, parla della morte come “emancipazione” del paziente psichiatrico. Il boom di disabili psichiatrici messi a morte si deve in gran parte al programma “Levenseinde”, fine vita, quindici unità eutanasiche mobili che uccidono i pazienti a domicilio. E’ il primo esperimento al mondo di eutanasia porta a porta e ha già una lista di attesa di duecento persone. Contattare il “servizio” è molto semplice, è sufficiente una telefonata o una e-mail e, nel giro di due giorni, l’équipe della morte è da te con la “medicina”.

Ad approvare il programma di “eutanasia ambulante” è stato proprio il ministro della Sanità Schippers. Ha richiesto e ottenuto l’eutanasia anche chi aveva “depressioni croniche” o “soffriva di demenza”, come l’Alzheimer. Un sondaggio pubblicato dal New England Journal of Medicine rivela che il 64 per cento degli psichiatri olandesi accetta l’eutanasia attiva per i pazienti che soffrono di malattie mentali. Queste unità si chiamano “Levenseindekliniek”, clinica della dolce morte. Ne fa parte anche la psichiatra Gerty Casteelen, che ha appena messo a morte una donna che soffriva di disturbi della personalità e di mania compulsiva. Lo scorso ottobre una donna ha chiesto e ottenuto che le venisse praticata l’eutanasia solo perché cieca, causa di “insopportabili e continuative” sofferenze.  Un altro caso si distingue per la crudezza: una donna che aveva sofferto di anoressia per trent’anni. Trattata senza risultati con tutti i metodi sanitari conosciuti, dopo cinque anni ha chiesto di morire. Nel momento in cui gli specialisti non erano in grado di offrirgli niente di più, il suo psichiatra le ha dato il consenso per l’eutanasia.

Nelle nuove linee guida della Royal Dutch Medical Association si può includere nell’eutanasia chi ha “disturbi mentali e psico-sociali”, come “perdita di funzionalità, la solitudine e la perdita di autonomia “come criteri accettabili per l’eutanasia”. Il documento conclude sostenendo che il “concetto di sofferenza” è “ampio” rispetto alla sua interpretazione ed esso dovrebbe includere anche “disturbi della vista, dell’udito e della mobilità, cadute, confinamento a letto, affaticamento, stanchezza e perdita di fitness”.

Accadde vent’anni fa, nel 1993, che il tribunale di Assen, nel nord dell’Olanda, prosciolse uno psichiatra che aveva aiutato a morire una disabile mentale. La Corte riconobbe che anche la “sofferenza morale” giustifica l’iniezione letale.

Allora il capo della Federazione dei medici olandesi, il compianto Karel Gunning, denunciò quanto stava accadendo con queste parole: “Tutti gridano all’omicidio quando si parla delle esperienze della Germania nazista, ma secondo me quello che si vorrebbe fare in Olanda è peggio. Quello che Hitler faceva in segreto in nome della ‘purezza della razza’, noi lo faremo alla luce del sole con la benedizione di una legge dello stato”.

Vent’anni dopo, a quarantacinque disabili mentali è stata somministrata la “Laatstwilpil”, ovvero l’“ultima pillola volontaria”.

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Un mondo nuovo senza Dio

Posté par atempodiblog le 2 février 2014

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Dietro all’inganno dell’uomo che vuole essere dio scorgiamo Lucifero che per primo si è ribellato al Creatore, inoculando poi questo veleno nel cuore dell’uomo, facendone la tentazione propria di ognuno. Questo non significa però che la storia semplicemente si ripeta, bensì siamo chiamati a riconoscere dei momenti in cui il rifiuto di Cristo da parte dell’umanità è più radicale che in altre epoche. Questo è quanto sta accadendo ai nostri giorni. Pensiamo agli auguri Natalizi del 2010 di Benedetto XVI alla Curia romana, allorché affermò che si assisteva ormai alla fine di un mondo:

«Il mondo con tutte le sue nuove speranze e possibilità è, al tempo stesso, angustiato dall’impressione che il consenso morale si stia dissolvendo, un consenso senza il quale le strutture giuridiche e politiche non funzionano (…). Non possiamo neppure tacere circa il (…) mercato della pornografia concernente i bambini (…), il turismo sessuale (…), il problema della droga, che con forza crescente stende i suoi tentacoli di polipo intorno all’intero globo terrestre – espressione eloquente della dittatura di mammona che perverte l’uomo. Ogni piacere diventa insufficiente e l’eccesso nell’inganno dell’ebbrezza diventa una violenza che dilania intere regioni, e questo in nome di un fatale fraintendimento della libertà, in cui proprio la libertà dell’uomo viene minata e alla fine annullata del tutto».

Una descrizione cruda, che riecheggia il monito di Giovanni Paolo II: l’umanità è ormai giunta a un bivio e può scegliere se ridurre a un cumulo di macerie il pianeta su cui vive o farne uno splendido giardino. Papa Wojtyla esprime analoga preoccupazione per il futuro del mondo in due encicliche:
la Dominum et vivificantem

«Sull’orizzonte della civiltà contemporanea, specialmente di quella più sviluppata in senso tecnico-scientifico, i segni e i segnali di morte sono diventati particolarmente presenti e frequenti. Basti pensare alla corsa agli armamenti e al pericolo, in essa insito, di un’autodistruzione nucleare» (n. 57)

e la Salvifici doloris

«La seconda metà del nostro secolo, quasi in proporzione agli errori e alle trasgressioni della nostra civiltà contemporanea, porta in sé una minaccia così orribile di guerra nucleare che non possiamo pensare a questo periodo se non in termini di accumulo incomparabile di sofferenze, fino alla possibile autodistruzione dell’umanità» (n. 8).

Le parole quei due grandi Papi che sono Giovanni Paolo II e Benedetto XVI mettono bene in luce il rapporto tra il rischio di autodistruzione del mondo e di perdizione eterna dell’umanità, cioè delle due facce del piano di Satana che vuol trasformare la terra in un Inferno.

Il primo passo su questa nefasta strada è la negazione di Dio, cioè la ribellione della creatura al Creatore: si tratta di quel peccato di orgoglio e di superbia che Lucifero ha compiuto per primo, scegliendo di adorare se stesso al posto di Dio. Perché alla fine a questo si riduce in realtà il tanto sedicente ateismo: non tanto alla negazione radicale della divinità, quanto al vano tentativo di porre se stessi al posto di Dio, adorandosi come tali. Molti che si dicono atei non sono dunque altro che idolatri che bramano di essere padroni del mondo e signori della propria vita.

Il secondo passo – dopo aver scelto di vivere e morire senza Dio – consiste nell’erigersi a signori del mondo e della vita al posto dell’unico Signore: ecco dunque che l’uomo stabilisce che l’embrione non è persona, dunque si può usare per gli esperimenti, si può abortire; la vita umana è tutta qui, quindi si ha il diritto di scegliere l’eutanasia per evitare qualsiasi sofferenza e rinunciare a una vita che non sarebbe più “di qualità”; infine, i rapporti tra individui non sono più secondo natura – per cui la famiglia è l’unione tra uomo e donna, stabile e indissolubile, aperta alla vita – bensì secondo cultura, relativismo ed edonismo per cui ci sta di tutto perché non ci sono più uomini e donne ma semplicemente individui accoppiabili e interscambiabili a piacimento.

Insomma, la negazione di Dio diventa la negazione dell’uomo, il rifiuto della verità sull’uomo, e degenera nel dominio dell’uomo sull’uomo perché alla fine il partito dei potenti di turno pretende di imporre a tutti la propria visione distorta della vita. La negazione di Dio conduce alla soppressione dell’opera di Dio, cioè della creazione: l’uomo si riduce a una bestia che tenta invano di soggiogare il mondo e il pianeta è a rischio di autodistruzione.

Tratto da: Medjugorje e il futuro del mondo, di Padre Livio con Diego Manetti. Ed. PIEMME

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L’apostasia dell’Occidente

Posté par atempodiblog le 2 février 2014

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[…] basta osservare che, credenti o non credenti, tutti ci chiediamo quale sia il futuro del mondo. Ci interroghiamo in tal modo perché non siamo più così sicuri, come invece eravamo in passato, che la storia sia destinata a un infallibile progresso. Anzi, quella che un tempo era una certezza sempre più si rivela una illusione. L’uomo ha per la prima volta la capacità di annientare il pianeta sul quale vive e dunque un po’ tutti ci interroghiamo su quali siano le prospettive future del genere umano. Non si tratta soltanto di temere gli effetti della crisi – economica e sociale – che ha segnato questi ultimi anni, bensì della paura che l’inquinamento morale e spirituale dell’umanità e l’offuscamento dell’intelligenza siano ormai giunti a un livello tale da permettere al male di prevalere. La mancanza di punti di riferimento, il crollo delle ideologie, la dissoluzione dei valori e delle tradizioni… tutto questo porta a domande angosciose e a interrogativi cui noi cristiani siamo chiamati a dare risposta con la fede. E, bada bene, non intendo la fede nel senso superficiale di un banale ottimismo, bensì come consapevolezza e come coscienza globale della realtà: è la fede infatti che ci fa intuire le trame del Demonio dietro al male presente nel mondo, ed è la fede che ci rende certi della vittoria totale e definitiva di Cristo.
Con questa positiva certezza dobbiamo cercare di comprendere dunque il nostro presente per prefigurare poi lo scenario futuro che ci attende. Già ora la Regina della Pace, con la sua presenza ultratrentennale a Medjugorje, prepara la battaglia finale descritta dal capitolo 12 dell’Apocalisse: la Donna vestita di sole e con la corona di dodici stelle che si oppone al Dragone infernale. Una lotta che caratterizza questo nostro tempo presente in cui Satana è sciolto dalle catene (cfr. messaggio dell’1 gennaio 2001) e che è destinata a una escalation di violenza e di perversione fi no allo scontro ultimo. Uno scontro il cui esito però è già certo: la vittoria di Cristo sul Demonio. Perché, come abbiamo detto ne L’ora di Satana, se il Diavolo è potente, Dio è Onnipotente. Quando allora si guarda al titolo scelto per questo libro – Medjugorje e il futuro del mondo – si coglie subito la profonda relazione tra le apparizioni della Regina della Pace e il compito di Maria che è incaricata di esortare l’umanità alla conversione, conducendola a suo Figlio Gesù e alla salvezza eterna. Se l’uomo contemporaneo sente una profonda inquietudine quando si interroga sul proprio domani, è pur vero che la Madonna a Medjugorje ha consegnato un grande messaggio di speranza all’umanità, esortando a non temere per il futuro bensì a pregare e a confidare in Lei.
Bisogna però aggiungere che la Regina della Pace con altrettanta chiarezza, soprattutto nei messaggi dei tempi più recenti, ha anche indicato quella che è la negatività più perniciosa del nostro presente, cioè il fatto che l’umanità sta abbandonando suo Figlio:

«Cari figli, da così tanto tempo io sono con voi e già da così tanto tempo vi sto mostrando la presenza di Dio e il suo sconfinato amore, che desidero tutti voi conosciate. Ma voi, figli miei? Voi siete ancora sordi e ciechi; mentre guardate il mondo attorno a voi non volete vedere dove sta andando senza mio Figlio. State rinunciando a Lui, ma Egli è la fonte di tutte le grazie. Mi ascoltate mentre vi parlo, ma i vostri cuori sono chiusi e non mi sentite. Non state pregando lo Spirito Santo affinché vi illumini. Figli miei, la superbia sta regnando. Io vi indico l’umiltà. Figli miei, ricordate: solo un’anima umile brilla di purezza e di bellezza, perché ha conosciuto l’amore di Dio. Solo un’anima umile diviene un paradiso, perché in essa c’è mio Figlio. Vi ringrazio. Di nuovo vi prego: pregate per coloro che mio Figlio ha scelto, cioè i vostri pastori» (2 febbraio 2012);

e ancora:

«Cari figli, con amore materno vi prego: datemi le vostre mani, permettete che io vi guidi. Io, come Madre, desidero salvarvi dall’inquietudine, dalla disperazione e dall’esilio eterno. Mio Figlio, con la sua morte in croce, ha mostrato quanto vi ama, ha sacrificato se stesso per voi e per i vostri peccati. Non rifiutate il suo sacrificio e non rinnovate le sue sofferenze con i vostri peccati. Non chiudete a voi stessi la porta del Paradiso. Figli miei, non perdete tempo. Niente è più importante dell’unità in mio Figlio. Io vi aiuterò, perché il Padre Celeste mi manda affinché insieme possiamo mostrare la via della grazia e della salvezza a tutti coloro che non Lo conoscono. Non siate duri di cuore. Confidate in me e adorate mio Figlio. Figli miei, non potete andare avanti senza pastori. Che ogni giorno siano nelle vostre preghiere. Vi ringrazio» (2 maggio 2012).

Ora, si tratta di due messaggi che alludono a una vera e propria apostasia dell’Occidente, alla quale occorre porre rimedio con urgenza dacché la Madonna stessa ci esorta a non perdere tempo. Però dobbiamo anche chiederci: a chi si sta rivolgendo la Regina della Pace?
Prima di tutto parla a Medjugorje, che si trova nel cuore dell’Europa, indicando proprio nel Vecchio Mondo l’epicentro di quella crisi spirituale che ormai dilaga sul pianeta. Diciamo che la crisi continentale della fede cristiana ha ormai intaccato varie parti del mondo, con una globalizzazione della prospettiva mai avuta prima. E questo si nota anche nelle apparizioni mariane: se da Rue du Bac a La Salette e a Lourdes i messaggi della Madonna – per quanto poi universalizzabili e attualizzabili – sono anzitutto dati a un certo popolo in quel preciso momento storico, da Fatima e fino a Medjugorje i messaggi della Madre di Dio assumono ormai una portata mondiale, globale, interpellando esplicitamente l’intera umanità.
Ora, se prendi una cartina dell’Europa e tiri una riga da Fatima a Medjugorje noterai che questa passa per Roma, sede del Papato, come a dire che l’attacco del Demonio non è solo alla fede dei popoli ma anche e soprattutto alla Chiesa e al Santo Padre.
È chiaro che anche in Asia o in America Latina la fede cristiana è in crisi, ma l’inizio dell’apostasia è in Europa, al punto che sul vecchio continente si posa la testa del serpente infernale che avvolge con le sue spire il mondo.
Parlando di apostasia intendo quella impostura antichistica di cui parla anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (cfr. CCC 675) laddove prefigura l’abbandono da parte dell’umanità di Cristo Salvatore per accontentarsi di un messianismo terreno e politico a carattere umanistico, nel quale cioè l’uomo sia in grado di salvare se stesso e dunque si perda la realtà stessa della redenzione. Questo movimento di pensiero è quello che Giovanni Paolo II ha denunciato quando ha parlato della caduta delle ideologiedel male – cioè i totalitarismi del Novecento – cui sarebbe subentrata una nuova forma di pensiero totalitario, quello che Benedetto XVI ha poi indicato come «dittatura del relativismo». Tutto questo la Madonna lo aveva predetto a Medjugorje, nel messaggio del 30 ottobre 1981, dicendo:

«L’Occidente ha incrementato il progresso, ma senza Dio, come se non fosse lui il Creatore». Un monito che sarebbe riecheggiato ancora nel messaggio del 25 gennaio 1997: «Voi state creando un mondo nuovo senza Dio».

Ecco dunque la radice dell’odierna apostasia: il tentativo dell’uomo di erigersi a padrone del mondo espellendone colui che ne è l’unico Signore: Gesù Cristo. E questo accade in primis in Europa: se infatti negli USA il presidente può ringraziare Dio nei suoi discorsi ufficiali oppure pregare prima degli incontri di rappresentanza, mostrando senza timore la fede cristiana che appartiene alla storia americana, nei Paesi di antica cristianità non è così, anzi: ovunque in Europa si sentono slogan in favore del multiculturalismo e del relativismo in nome dei quali si dovrebbe nascondere la propria fede nell’ambito privato della coscienza, senza pretendere di poterla manifestare o rendere incisiva a livello pubblico.
La Madonna a Medjugorje sta dunque svelando il piano di Satana che vuol porre se stesso al posto di Dio e cacciare Gesù dal mondo. Questo è l’inganno in cui l’umanità sempre più oggigiorno cade, lasciando sempre meno spazio a Cristo.

Tratto da: Medjugorje e il futuro del mondo, di Padre Livio con Diego Manetti. Ed. PIEMME

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L’ambrosia del demonio

Posté par atempodiblog le 30 janvier 2014

L'ambrosia del demonio dans Anticristo n5sdmo

“Il peccato contro la speranza, il più mortale di tutti, è forse il meglio accolto, il più accarezzato. Ci vuole molto tempo per riconoscerlo, e la tristezza che lo annunzia e lo precede è così dolce! E’ il più ricco degli elisir del demonio, la sua ambrosia”.

di Georges Bernanos

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Chesterton: La storia in giallo

Posté par atempodiblog le 3 novembre 2013

Chesterton: La storia in giallo
Un esempio di didattica alle superiori, quando la fantasia viene in soccorso alla storia.

Con Chesterton alle radici della modernità attraverso la metafora
di Roberto Filippetti
Tratto da: Cultura Cattolica

Novembre ’95. IV superiore. “Professore, ci hanno dettato il nuovo orario provvisorio: abbiamo lei alla VI ora del sabato”. Tanto in Italiano con Machiavelli, quanto in Storia col Protestantesimo e la Riforma cattolica stiamo approfondendo le radici della modernità. Mi viene un’idea: leggere insieme in classe un racconto di G. K. Chesterton: Il martello di Dio (dal volume L’innocenza di Padre Brown, BUR, 1989).

Chesterton: La storia in giallo dans Anticristo uqitSiamo in un villaggetto, Bohun Beacon, appollaiato su una ripida altura, sormontata da un’imponente chiesa gotica. Ai suoi piedi la bottega del fabbro e l’osteria, ove – dopo l’ennesima notte di bagordi – sta seduto Norman Bohun. Lì lo sorprende suo fratello Wilfred Bohun, pio e austero prete anglicano. I Bohun sono rampolli dell’antica famiglia medievale che ha dato lustro (“Beacon”) al villaggio, “ma è un grave errore credere che simili casate mantengano alta la tradizione cavalleresca. A parte i poveri, sono ben pochi quelli che conservano le tradizioni; gli aristocratici non seguono le tradizioni, ma la moda” (vecchio Chesterton, hai colpito ancora!). Norman, il libertino, confessa di star andando a fare visita alla moglie del fabbro – donna formosa, bellissima, e cattolica – dato che l’erculeo marito di lei – protestante presbiteriano – è fuori paese. Il reverendo Wilfred mette in guardia il fratello sia dai fulmini di Dio che dalla forza dell’uomo, ma Norman replica di essere uscito di casa “parzialmente corazzato”: ha in testa uno strano cappello verde che cela un elmetto d’acciaio. Wilfred, disgustato, s’avvia verso la chiesa, dalla quale sta uscendo Joe, l’idiota del villaggio; prima di entrare nell’edificio sacro, fa in tempo a vedere il fratello dissoluto che si prende gioco del povero ragazzo, gettandogli monetine nella bocca aperta, in un crudele tiro al bersaglio. Il reverendo, che ama andare a pregare nei luoghi alti e solitari, sale su uno stallo posto sotto una splendida vetrata gotica. Lì mezz’ora dopo lo trova Gibbs, l’ateo ciabattino del paese, e gli porta la tragica notizia: Norman è stato ammazzato. Giace a terra con il cranio ridotto a “un’orrenda massa molle spiaccicata”. Gli stanno attorno l’ispettore di polizia, il medico, il pastore presbiteriano, mentre un pretino cattolico – padre Brown – parla con la bellissima moglie del fabbro. Al ciabattino Gibbs tutto sembra chiaro: solo un gigante come il fabbro può aver assestato un tal colpo. Il medico conferma: schegge di cranio si sono conficcate addirittura nel terreno. L’ispettore rinviene l’arma del delitto: un piccolo, leggero martello che sta, insanguinato e sporco di capelli, vicino al muro della chiesa. La cosa – nota padre Brown – è di per sé misteriosa: perché un uomo così grosso ha usato un martello tanto piccolo?

Intanto il fabbro, calmo e tranquillo, sta tornando in paese con due amici. Visto il cadavere, con “occhi d’acciaio” fissa “quel cane d’un peccatore” e commenta: “È andato all’inferno”. È subito invitato dal ciabattino ateo a tacere: sono gli altri che devono dimostrarne la colpevolezza. Gibbs è pieno “d’ammirazione per il sistema giudiziario inglese; giacché non c’è uomo più attaccato alla legge di un laicista convinto” (quant’è vero, vecchio Chesterton!). Il fabbro ha un alibi di ferro: ha molti testimoni, puritani come lui, che gli sono rimasti accanto “nella sala del comitato della nostra missione per il risveglio della fede, che tiene seduta tutta notte: pensiamo alla salvezza delle anime noi!”. Chi è allora l’assassino? A parere del medico non può essere che la moglie del fabbro, e cerca di dimostrarlo entrando nei meandri della coscienza di una donna che tradisce il marito, ma che forse odia l’arrogante e perfido amante. Padre Brown ribatte che l’ipotesi non è ragionevole, perché non considera tutti i fattori: il colpo ha frantumato un elmetto di ferro come se fosse vetro, impossibile per le esili braccia di quella donna. “Lei è come molti altri medici, – osservò -. La sua scienza psicologica è davvero suggestiva; ma la sua scienza fisica è del tutto inconcepibile” (cosa non di poco conto per un fisiatra!) Tocca ora al reverendo Bohun avanzare la propria ipotesi: solo un idiota si sarebbe servito di un martello così piccolo, avendone a disposizione tanti più grandi; l’assassino è Joe il matto che, come ogni pazzo, “nel suo parossismo può avere la forza di dieci uomini”. Padre Wilfred ha un sorriso “scomposto ma stranamente felice”: da prete, non vuole che il reo finisca sul patibolo e Joe, essendo idiota, verrà risparmiato. Il medico è convinto. Anche padre Brown trova l’ipotesi “intrinsecamente inattaccabile”, eppure afferma “sulla base di quanto sa positivamente, che non è la vera”. Il medico è stizzito. “Questi preti papalini sono diabolicamente astuti”. Anche il fabbro (ormai scagionato: lui era lontano e il suo martello “non aveva 44 ali per volare lungo mezzo miglio”) ha un idea: è la mano stessa di Dio che ha fulminato il malvagio per difendere l’onore della donna. A padre Brown, che con Wilfred si sta avviando a visitare l’antica chiesa gotica (già cattolica ed ora anglicana), il dottore chiede di svelare il mistero di quell’omicidio, ma il nostro pretino replica: “Esiste un’eccellente ragione perché un uomo che esercita il mio ministero tenga le cose per sé quando non ne è sicuro: e la ragione è ch’è sempre suo dovere tenerle per sé quando è sicuro”.

Il piccolo sacerdote offre però due indizi: il fabbro sbaglia a dire che il colpo è piombato giù per miracolo (“a parte il miracolo che l’uomo di per sé rappresenta, col suo cuore strano, malvagio, e tuttavia semieroico”); la fiaba di un martello che vola “è la cosa più vicina alla verità”. Quindi i due religiosi entrano in chiesa. Wilfred porta Brown su in alto, sotto la vetrata; ma il prete cattolico sale più in alto ancora, fin sulla piattaforma esterna e chiede a Wilfred di raggiungerlo. Da lassù il recinto del fabbro appare minuscolo e il cadavere di Norman sembra “una mosca schiacciata”. “Penso che è pericoloso fermarsi in questi luoghi alti, sia pure per pregare – disse padre Brown -. Le altezze furono fatte perché si guardi a esse, non perché da esse si guardi in giù. La religione puritana del fabbro fa di lui “un buon uomo”, ma non un cristiano: duro, impetuoso, inesorabile”: è la religione di chi, dalle cime, guarda “all’ingiù, sul mondo, invece che in alto, verso il cielo. L’umiltà è madre di giganti. Si vedono cose grandi dalla valle; e solo cose piccole dalle cime”. Ma anche ad un altro uomo è accaduto di salire in alto a guardare il mondo da lassù: egli aveva cominciato “col pregare assieme agli altri, davanti all’altare, ma poi fu preso dalla passione dei luoghi alti e solitari, per andarvi a dire le preghiere: angoli o nicchie sui campanili e sulle guglie. E una volta, su uno di questi luoghi che danno le vertigini… immaginò di esser Dio… e commise un gran delitto”. Da lassù gli uomini gli apparivano “come insetti”, e specialmente uno, con quel cappello verde, gli sembrò “un insetto velenoso”; aveva poi a disposizione quella terribile energia della natura che è la forza di gravità, per la quale un piccolo martello, raccolto da terra in un impeto “d’ira non giusta”, diventa un’arma micidiale. Il reverendo Wilfred, smascherato, sta per gettarsi nel vuoto, ma padre Brown lo blocca: “Non da questa porta, – disse con dolcezza: – questa conduce all’inferno”. Quindi aggiunge che non lo denuncerà, poiché Wilfred “non è ancora andato all’estremo del male”: non ha infatti cercato di far ricadere la colpa sul fabbro o sulla donna, ma ha tentato di accollare il delitto all’idiota Joe “perché sapeva che non poteva essere condannato. Questo è uno di quei barlumi ch’è mia missione trovare negli assassini” (e di lì a poco, liberamente, da uomo, Wilfred scenderà per la porta giusta e andrà a costituirsi).Quest’ultima battuta di padre Brown descrive il genio della posizione cattolica: una capacità “ecumenica” di valorizzare il buono, pur di mezzo al marciume.

[...]

Suona la campanella. La sesta ora del sabato è… miracolosamente volata. Abbiamo imparato qualcosa in più sul laicismo legalista, sul puritanesimo calvinista, sullo psicologismo scientista, sul farisaico superomismo. Ma soprattutto abbiamo ricevuto da Chesterton una lezione di metodo che è – manzonianamente – “il sugo di tutta la storia”: padre Brown risolve il caso perché è aperto a tutta la realtà, tiene conto di tutti i fattori; e ci suggerisce quell’amore al Destino grazie al quale vediamo i “barlumi” ch’è nostra missione trovare.

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Dio giudice e Misericordioso

Posté par atempodiblog le 2 novembre 2013

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Si parlava della celebre frase di Dostoevskij: “Se Dio non esiste, tutto è permesso”. La pensava così anche il suo contemporaneo Alessandro Manzoni.

Nei “Promessi sposi”, infatti, uno dei personaggi più riusciti è utilizzato dal Manzoni proprio per rendere visibile questo concetto. Parlo dell’Innominato. Quest’uomo malvagio, indurito, ma non per sempre, dai suoi crimini, viene infatti introdotto dal poeta attraverso il paesaggio che lo circonda. L’Innominato infatti abitava “a cavaliere a una valle angusta e uggiosa” e “dall’alto del castellaccio non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto”. Questa breve descrizione, apparentemente geografica, dice già tutto quello che Manzoni pensa di Dio e della morale: l’uomo che non vede nulla “al di sopra di sé”, cioè l’uomo che si pone al di sopra del bene e del male, eliminando Dio dal suo orizzonte, vive già tutti i presupposti per divenire una creatura senza scrupoli e piena solo di se stessa. L’uomo che scarta Dio, in altre parole, siede al suo posto e rifiuta un giudizio su di sé, in nome della sua completa autonomia.

All’Innominato avviene dunque come ad un personaggio di  Dostoevskij, Sigalev: “Sono partito dalla libertà illimitata e finisco nel dispotismo assoluto”. Non vendendo mai alcuno “al di sopra di sé, né più in alto”, l’Innominato finisce inevitabilmente per porre se stesso sopra i propri simili.

Diciamolo subito. Si può finire male anche credendo in Dio. Don Abbondio ne è un esempio, così come lo è un personaggio di Chesterton che è solito passeggiare nella parte sopraelevata della sua chiesa, essendo un pastore. Di lì osserva, dall’alto al basso, tutti gli altri. Sino al punto di ritenere che la sua “bontà” gli permetta di ergersi a giudice di un suo fratello, ubriacone e peccatore; sino al punto di fulminarlo, dall’alto, lasciandogli cadere un martello in testa. 

Perché chi crede in Dio può benissimo farne una sorta di soprammobile, come fa don Abbondio, oppure può essere tentato di sentirsi buono e giusto (lui), in un mondo di peccatori (gli altri). La superbia, male per eccellenza, è dunque sempre in agguato. Per questo Dostoevskij fa dire a padre Zosima, ne “I fratelli Karamazov”: “Amate l’uomo anche con il suo peccato, perché questo riflesso dell’amore divino è il culmine dell’amore sopra la terra”. Non facile, certo.

Ma torniamo al nostro Innominato. Manzoni ne descrive in modo esemplare la conversione. Dice infatti che all’epoca del rapimento di Lucia da lui ordinato, l’Innominato è pervaso da una certa “paura”, “terrore” , “una non so qual rabbia di pentimento”. Cosa è successo di nuovo? Manzoni lo fa capire bene: ci si può credere dio, sino ad un certo punto; si può fare come se Dio non esistesse, finché si è forti, finché si ha successo, finché si calca la scena tra gli applausi del mondo.

Ma poi arriva la vecchiaia, si incomincia ad intravedere la morte, e sentirsi ancora dio si fa difficile. Come Dorian Gray: si può mettere la coscienza del peccato in soffitta per tanto tempo, ma poi ad un certo punto diventa insopprimibile la domanda: e poi?

L’Innominato vorrebbe scacciare i suoi pensieri, vorrebbe rituffarsi nell’azione, che tacita il rimorso e la paura, ma si trova “ingolfato nell’esame di tutta la sua vita”. Finché è colto da una considerazione che ci riporta all’inizio: ma se Dio esiste, quale sarà la mia sorte nell’eternità? Però, “se quella vita (nell’aldilà) non c’è, se è una invenzione dei preti; che fo io? Cos’importa quello che ho fatto? Cos’importa?”.

Se Dio non c’è, infatti, esiste solo la giustizia umana; ma sulla terra vince spesso la forza, l’ingiustizia: e l’Innominato, che lo sa, se lo chiede: “io vinco, che importa dunque il pentimento, il rimorso? Nessuno potrà mai chiedermi conto della mia vita. Neppure dopo la morte”. Ma il dubbio, la paura sono forti. E se invece Dio esiste?

Manzoni descrive sapientemente questi dilemmi, e decide di descrivere l’Innominato sul punto di suicidarsi, in preda alla disperazione. La tentazione umana, come quella di Giuda, è la mancanza di speranza; è la tentazione di fare ancora una volta come se Dio non esistesse, ergendosi a padroni della propria vita sino all’ultimo.  E’ stato il demonio a suggerirti il suicidio, dirà infatti Federigo Borromeo all’Innominato. Come avviene, allora la conversione? In due fasi. Anzitutto la disperazione di chi si riconosce finalmente malvagio, viene incrinata da una frase di Lucia: “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”.

E’ una frase dolcissima, teneramente cristiana: perdono e misericordia sono possibili al Dio che è giudice, quando non sembrano neppure più possibili all’uomo che sta, per la prima volta, giudicando se stesso. La verità di Dio Giudice, non può però essere separata dalla verità di Dio Misericordioso. Pronto a perdonare chiunque, sempre, sino all’ultima ora. Se c’è pentimento.  Poi, dopo le parole di Lucia, che riaccendono la speranza, un incontro: con Federigo che lo abbraccia e rende presente quel perdono. La Fede si diffonde per contagio.  Contagiano coloro che vivono un Dio giusto e misericordioso. Contagiano talora anche coloro che per una vita si sono seduti sul trono di Dio.

Francesco Agnoli – Il Foglio

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