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Martire e pastore. La vita, donata in letizia, di padre Diep

Posté par atempodiblog le 12 mars 2026

Martire e pastore. La vita, donata in letizia, di padre Diep
Il 2 luglio 2026 si terrà la sua solenne beatificazione

Francesco Saverio Tru o ng Bǚu Diệp

Dagli anni ‘80 gruppi di pellegrini, da tutto il Vietnam, si recano alla chiesa di Tac Say, nel Delta del Mekong, l’estremità meridionale del Vietnam. La loro visita è motivata dalla devozione e dalla richiesta di intercessione al sacerdote Phanxicô Xaviê Trương Bửu Diệp, sepolto in quella chiesa, di cui la Santa Sede ha riconosciuto il martirio.

Il 25 novembre 2024, Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sul martirio di padre Phanxicô Xaviê Trương Bửu Diệp (1897-1946), sacerdote diocesano vietnamita assassinato in odio alla fede durante la prima guerra del Vietnam.

Il numero di persone che hanno ricevuto grazie e benedizioni nella vita tramite l’intercessione di padre Diep è aumentato negli anni, così un numero sempre maggiore di fedeli, ma anche di non cattolici, provenienti dal paese e dall’estero si sono recati alla chiesa di Tac Say.

In special modo l’11 e il 12 marzo (per l’anniversario della morte) i pellegrini sono decine di migliaia. Partecipano alla messa e pregano con riverenza e solennità. Ma anche nel corso dell’anno il flusso di persone che sosta sulla sua tomba è ininterrotto.

Padre Diep è considerato il sacerdote cattolico più amato in Vietnam, una nazione in cui i buddisti costituiscono oltre l’80% della popolazione. Lo testimoniano i pellegrinaggi spontanei di persone di tutti i ceti sociali e di diverse religioni, da ogni zona del paese. Tutti pregano affinché padre Diep sostenga le loro famiglie e li aiuti a superare situazioni difficili della vita.

L’immagine di Padre Diep è presente ovunque: nelle case, negli uffici, nei negozi, nei mercati, nei ristoranti, nelle auto, nelle strade urbane ma anche nelle remote aree rurali. Un gran numero di vietnamiti ha accolto Padre Diep nelle loro vite in modo così intimo che porta sempre con sé la sua immaginetta, tra gli effetti personali, nella forte convinzione che egli li aiuterà amorevolmente nelle circostanze della vita.

“Padre Diep era molto gentile, la sua voce era mite ma chiara quando predicava. Era un prete che amava molto i poveri: quando c’erano persone povere e affamate, o persone in difficoltà nel trovare un alloggio, donava loro riso dalla sua dispensa e faceva di tutto per aiutarle”, racconta all’Agenzia Fides Giacobbe Huynh Van Lap, un chierichetto che viveva con lui quando il sacerdote era parroco della chiesa di Tac Say.

Negli anni 1945-1946, la situazione sociale era molto caotica e instabile quando francesi e giapponesi combattevano per il dominio del Vietnam. Nelle aree rurali come il territorio della parrocchia di Tac Say, la situazione era ancora più tragica a causa dello stato di anarchia e dei saccheggi che si verificavano ogni giorno. Era anche il periodo in cui padre Truong Buu Diep era parroco della parrocchia di Tac Say, nel distretto di Gia Rai, parte della provincia di Bac Lieu, nel Vietnam meridionale. In quella situazione instabile, altri preti, temendo per la vita del loro confratello, gli consigliavano di nascondersi finché la situazione non si fosse stabilizzata. Anche i francesi per tre volte giunsero davanti alla chiesa per trarlo in salvo, ma padre Diep si rifiutò e rispose: “Vivo con il gregge dei miei fedeli e, se devo morire, desidero morire con loro”.

Il 12 marzo 1946 fu arrestato dai giapponesi, insieme a oltre 70 abitanti del villaggio, nella parrocchia di Tac Say. Tutti furono rinchiusi in un granaio. Come racconta Van Lap, i soldati ammassarono della paglia intorno a loro, con l’intenzione di bruciarla per ucciderli tutti, ma padre Diep disse agli uomini armati: “Sono io il Pastore di questi fedeli, sono disposto a morire per loro. Prendete me”. Il capo del gruppo armato pensava che uccidendo padre Diep la parrocchia e la comunità di Tac Say si sarebbero disintegrate. Di fronte alle parole di padre Diep, che si era offerto di morire per la sua comunità, molti cattolici si inginocchiarono e gli chiesero di ricevere per l’ultima volta il sacramento della confessione. Altri, che non erano cattolici, gli chiesero di farsi battezzare.

Quella notte, uomini armati portarono fuori Padre Diep e lo decapitarono. Coloro che erano presenti all’esecuzione raccontarono in seguito che, di fronte alla morte, padre Diep rimase in uno stato di pace e profonda serenità, senza mostrare la minima paura. Guardò i due carnefici e gentilmente disse loro: “Vi perdono per le vostre azioni”. Dopo aver decapitato padre Diep, i due carnefici si inginocchiarono, con il corpo tremante, e corsero via verso la foresta. Da quel momento in poi, nessuno li vide mai più.

Il giorno dopo, il corpo del sacerdote fu trovato in uno stagno. Le sue mani erano ancora giunte davanti al petto come se stesse pregando. I parrocchiani lo ripresero e lo seppellirono segretamente nella chiesa di Khuc Treo, nel comune di An Trach, all’interno della provincia di Bac Lieu, a 7 km dalla chiesa di Tac Say.

Nel 1969 i suoi resti furono trasferiti nella chiesa di Tac Say, dove aveva svolto il ministero di parroco per 16 anni. La sua tomba attuale è stata ristrutturata il 4 giugno 1989 e ora è un luogo in cui i pellegrini vengono a vistarlo giorno e notte.

Francis Truong Buu Diep è nato il 1° gennaio 1897 ed è stato battezzato il 2 febbraio 1897 nella parrocchia di Con Phuoc, nel comune di My Luong, nella provincia di An Giang. Nel 1909, fu mandato al seminario minore di Cu Lao Gieng, nel comune di Tan My per studiare. Dopo aver terminato il seminario minore, andò al seminario maggiore di Nam Vang, in Cambogia (a quel tempo, le parrocchie di An Giang, Chau Doc, Ha Tien erano sotto la diocesi di Phnom Penh, in Cambogia). Fu ordinato sacerdote a Nam Vang dal vescovo francese Jean-Baptiste-Maximilien Chabalier MEP nel 1924. Dal 1924 al 1927 fu vice parroco nella parrocchia di Ho Tru, una parrocchia vietnamita che viveva nella provincia di Kandal, in Cambogia. Dal 1927 al 1929, tornò a lavorare come professore al seminario minore di Cu Lao Gieng nella provincia di An Giang. Nel marzo 1930, tornò a prendersi cura della parrocchia di Tac Say, dove venne ucciso il 12 marzo 1946.

di AD-PA – Agenzia Fides

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Un martire cinese nella cattedrale di Notre Dame a Parigi

Posté par atempodiblog le 12 mars 2026

Un martire cinese nella cattedrale di Notre Dame a Parigi
Le reliquie di un martire cinese sono state deposte nella cattedrale di Notre Dame a Parigi
di Andrea Gagliarducci – ACI Stampa

Cappella San Paolo Chen Il dipinto nella cappella dedicata a San Paolo Chen a Notre Dame

Tra le reliquie poste nell’altare della cattedrale di Notre Dame a Parigi, dopo la ricostruzione, c’erano anche quella di un santo romeno, Vladimir Ghika, in una unione particolarissima con Bucarest. Ma c’è una storia anche meno nota, che riguarda invece il legame con Parigi di San Paolo Chen, martire cinese, le cui reliquie sono state poste lo scorso dicembre nella cappella a lui dedicata, adornata da una Vergine Maria cinese dipinta dall’artista Yin Xin.

Paul Chen Changpin era un seminarista di 23 anni quando fu martirizzato nel Guinzhou, e le sue reliquie furono solennemente deposte nella Cappella della Santa Infanzia della Cattedrale di Parigi nel 1920. Con la nuova organizzazione della cattedrale, la cappella Saint-Paul-Chen è ora situata come punto finale del viale della Pentecoste, seguendo il percorso dei grandi santi parigini, Santa Genoveffa e San Dionigi.

Ma perché le reliquie di Paul Chen sono state inviate a Parigi? Fu il vescovo Louis Simon Faurie, missionario francese che fu vicario apostolico di Kouy-Tchéou, a offrire il corpo del giovane martire alla Società della Santa Infanzia, ricordando che lo stesso Paul Chen era stato dalla Società strappato alla povertà, istruito, battezzato, preparato al sacerdozio.

Le reliquie furono deposte presso il seminario della Società delle Missioni Estere di Parigi nel 1869. Il 10 giugno 1920, il vescovo de Teil, direttore della Società della Santa Infanzia, organizzò il grande trasferimento del reliquiario del beato martire nella Cattedrale di Notre-Dame, nella Cappella della Santa Infanzia.

Il tempo passò e Paul Chen e il suo reliquiario caddero nell’oblio. Solo nel 2007 tornò alla ribalta. Il cardinale Ivan Dias, allora prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, si recò in Francia per l’incontro nazionale dei Fidei Donum tenutosi a Lisieux il 1° ottobre.

In preparazione alla messa che avrebbe presieduto il giorno seguente nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, chiese che le reliquie dell’ormai santo Paul Chen fossero esposte.

Un’ondata di panico travolse il personale della cattedrale: dov’era finito il reliquiario? Fu finalmente ritrovato nella soffitta della cattedrale, dove era stato conservato e dimenticato. Il 2 ottobre, il cardinale Dias poté così pregare nella Cappella della Santa Infanzia, che era stata nuovamente restituita al suo santo martire.

Nel 2017, il nuovo rettore della cattedrale, Patrick Chauvet, incoraggiò un progetto di dare nuova visbilità alle reliquie. Il piano iniziale era di ottenere una copia originale dal pittore Gary Chu Kar Kui, residente a Hong Kong, che aveva realizzato il dipinto nel 1999 per la cattedrale di Pechino, che però non poté essere utilizzata perché Maria era raffigurata come un’imperatrice manciù.

Fu in quel periodo che entrò in scena Yin Xin, un pittore cinese della regione dello Xinjiang, residente a Parigi, che accettò di fare un ritratto.

Per questa Nostra Signora della Cina, Yin Xin si è ispirato sia a un dipinto di una giovane madre circondata dai suoi figli, sia al chiaroscuro della “Maddalena con lampada da notte” di Georges de La Tour (1593-1652). Nel suo dipinto, il raggio di luce non emana da una candela esterna, ma dal bambino Gesù che Maria tiene tra le braccia. Figlio di Dio, è la fonte stessa di ogni luce.

Per rappresentare Paul Chen, di cui non esiste alcuna immagine, il pittore ha scelto di utilizzare la sua tecnica della metamorfosi, che consiste nel trasformare e sinicizzare vecchie tele. Partendo dal ritratto di un giovane occidentale in preghiera, dipinto nel XIX secolo, Yin Xin lo ha trasformato in un seminarista cinese e ha aggiunto il nome cinese Paul Chen Changpin.

Nel progetto di restauro post-incendio della cattedrale, le cappelle laterali della navata sono disposte lungo un itinerario di pellegrinaggio.

Questo percorso inizia a nord nel Vicolo della Promessa, che presenta importanti figure bibliche dell’Antico Testamento (da Noè a Elia), e prosegue a sud nel Vicolo della Pentecoste, dedicato alla Chiesa e allo sviluppo della santità nelle membra di Cristo. I santi sono disposti in modo speculare: la saggezza di Salomone è riecheggiata nell’intelletto di San Tommaso d’Aquino, la figura del Servo di Isaia nello spirito di servizio di San Vincenzo de’ Paoli, e così via. Ogni cappella è dedicata a un santo la cui vita è legata alla diocesi di Parigi e che offre una particolare espressione dell’opera dello Spirito Santo.

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