• Accueil
  • > Archives pour le Samedi 3 janvier 2026

Papa Leone XIV: il pensiero ai bambini che hanno vissuto questo Natale senza luci, senza musiche

Posté par atempodiblog le 3 janvier 2026

Papa Leone XIV: il pensiero ai bambini che hanno vissuto questo Natale senza luci, senza musiche
Papa Leone XIV al Concerto di Natale della Cappella Musicale Sistina. Il pensiero corre ai bambini che “hanno vissuto questo Natale senza luci, senza musiche, senza nemmeno il necessario per la dignità umana, e senza pace”
di Antonio Tarallo – ACI Stampa

Papa Leone XIV il pensiero ai bambini che hanno vissuto questo Natale senza luci senza musiche

Il clima di festa continua in Vaticano in attesa dell’Epifania. E dopo il concerto dello scorso 12 dicembre in sala Nervi  per il conferimento del premio Ratzinger al maestro Riccardo Muti  con l’esecuzione della Messa per l’Incoronazione di Carlo X composta da Luigi Cherubini nel 1825, papa Leone XIV ha presieduto nella serata di oggi al concerto di Natale della Cappella Musicale Sistina. Così, ancora una volta, il pontefice si è dimostrato attento alle iniziative culturali promosse in Vaticano: presente al  “Concerto con i poveri e per i poveri” lo scorso 6 dicembre sempre nella sala Nervi, presente al concerto di Muti, e oggi a presenziare al concerto nella Cappella Sistina. Il dialogo tra la cultura e la Chiesa sembra essere davvero uno dei temi cari al pontefice.

E, a fine concerto, il pontefice ha voluto rivolgere ai presenti un saluto: «Desidero ringraziare la Cappella musicale Sistina, che in questo concerto ci ha fatto meditare il mistero del Natale con il linguaggio della musica e del canto, linguaggio capace di parlare, oltre che alla mente, anche al cuore. Mi congratulo con il Maestro Direttore Monsignor Marcos Pavan e con il Maestro dei Pueri Michele Marinelli», così ha esordito papa Leone XIV nel suo breve discorso. E poi ha continuato: «Non c’è Natale senza canti. Dovunque nel mondo, in ogni lingua e nazione, l’Avvenimento di Betlemme è celebrato con la musica e il canto. E non può essere altrimenti, dal momento che il Vangelo stesso racconta che, quando la Vergine Maria diede alla luce il Salvatore, gli angeli in cielo cantavano “Gloria a Dio e pace in terra”».

Poi il suo sguardo si rivolge ai pastori, «spettatori e testimoni di quel primo “concerto di Natale”». Un concerto a cui hanno anche loro, in una certa misura, partecipazione: magari «suonando qualche flauto rudimentale». Poi, l’attenzione alla Vergine Maria: «Ma c’è un altro luogo dove la musica celeste è risuonata in quella notte santa. Un luogo silenzioso, raccolto, sensibilissimo: parlo naturalmente del cuore di Maria, la donna prescelta da Dio per essere la Madre del Verbo incarnato. Impariamo da lei ad ascoltare nel silenzio la voce del Signore, per seguire fedelmente la parte che Lui ci affida nello spartito della vita».

Infine, una dedica particolare del concerto. Il pontefice pensa a tutti quei «bambini che, in tante parti del mondo, hanno vissuto questo Natale senza luci, senza musiche, senza nemmeno il necessario per la dignità umana, e senza pace. Il Signore, al quale abbiamo voluto elevare stasera i nostri canti di lode, ascolti il ​​gemito silenzioso di questi piccoli, e doni al mondo, per intercessione della Vergine Madre, giustizia e pace».

Un momento di grande musica, quello vissuto stasera nella Cappella Sistina in Vaticano. Lo scenario, il Giudizio Universale di Michelangelo sembra quasi, in silenzio, fermarsi per un momento per ascoltare il ricco e particolare programma musicale preparato per il pontefice. C’è tutta la polifonia della storia della musica occidentale, partendo dal canto gregoriano, passando per Giovanni Pierluigi da Palestrina: di lui sono stati eseguiti due motetti, il “Dies Sanctificatus” e l’ “Odie Christus Natus Est”. Perle musicali le composizioni dei grandi maestri emeriti della stessa Cappella Musicale Sistina: Giuseppe Liberto e Domenico Bartolucci. La Cappella Sistina ha risuonato delle note del “Magnum Nomen Domini” e del “Puer Natus in Bethlehem”. Un programma che arriva al ’900 musicale: eseguito, infatti, “Quem vidistis pastores” di Francis Poulenc. E, infine, un omaggio anche a papa Leone XIV: l’esecuzione di un compositore statunitense, James Bassi. Ma c’è stato spazio anche per la tradizione: “Astro del Ciel” di Franz Gruber; l’immncabile “Tu scendi dalle stelle”, di sant’Alfonso Maria de’ Liguori; e, infine, l’“Adeste Fideles”. A dirigere il coro, il direttore musicale della Cappella Musicale Pontificia Sistina, monsignor Marcos Isola Pavan, che ha introdotto il concerto con un breve discorso rivolto al pubblico nel quale ha ringraziato vivamente il pontefice per la sua presenza.

Con i suoi 1500 anni di storia, il Coro Papale è oggi il più antico del mondo ancora in attività. Uno dei più grandi periodi è quello del Rinascimento, durante il quale il “Collegio del Cappellani Cantori” (così era denominato il Coro), ormai esperto anche nell’esecuzione della polifonia sacra, trova il suo “teatro naturale”: la Cappella Sistina del Palazzo Apostolico, fatta costruire da papa Sisto IV, Francesco della Rovere, a partire dal 1475. E sarà proprio papa Sisto IV a dare grande impulso al Coro pontificio: da lui, dunque, il nome di “Cappella Musicale Sistina” oppure “Coro della Cappella Sistina”.

La Cappella Musicale Pontificia mantiene ancora oggi la sua missione originale: il servizio musicale nelle celebrazioni liturgiche del papa. Attualmente il Coro è composto da 24 Cantori adulti e da circa 30 Cantori fanciulli, i Pueri Cantores, che ne costituiscono la sezione di “voci bianche”. La Cappella è inserita nell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice quale specifico luogo di servizio alle funzioni liturgiche papali e il suo Responsabile è il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Canti, Fede, morale e teologia, Papa Leone XIV | Pas de Commentaire »

Medjugorje, quello che vuol dire la nostra Madre Celeste/ Testimonianza di Mirjana ad un festival dei giovani

Posté par atempodiblog le 3 janvier 2026

Medjugorje, quello che vuol dire la nostra Madre Celeste/ Testimonianza di Mirjana ad un festival dei giovani
Tratto da: Radio Maria FB

Mirjana di Medjugorje

«[…] Voi certamente sapete che la Madonna qui a Medjugorje ha dato a ciascuno di noi sei veggenti una missione. La mia è la preghiera per coloro che non hanno conosciuto l’Amore di Dio, quelli che noi chiamiamo “i non credenti”.

La Madre Celeste non dice mai “non credenti”. Se tu dici a qualcuno “sei un non credente”, tu lo hai condannato.

In questi [...] anni non l’ho mai sentita condannare qualcuno.

Lei dice: “Coloro che non hanno ancora conosciuto l’Amore di Dio”

Quando pregate per loro pregate anche per voi stessi e per il vostro futuro. Chiede anche il nostro esempio.

Non chiede che andiamo a fare la predica ad altri; chiede che parliamo con la nostra vita, affinché i non credenti possano vedere attraverso di noi Dio ed il Suo Amore.

Vi prego di prendere sul serio queste cose, perché ciascuno di noi ha un non credente vicino: o in famiglia o a casa o sul posto di lavoro.

Questo non credente guarda noi e la nostra vita. Dobbiamo chiederci: “Vede Dio in noi? Vede l’Amore di Dio?”, perché noi risponderemo di questo.
Noi che diciamo di essere figli di Dio. Noi che diciamo di aver conosciuto l’Amore di Dio.

Vi racconterò un esempio simpatico:

Ho problemi con la schiena. Una sera sono venuta a Messa e volevo sedermi. C’era posto e mi sono accomodata.

Invece i pellegrini che erano lì hanno cominciato a sgridarmi: “Alzati. Questo è il nostro banco. Come osi? Noi siamo venuti prima di te”.

Io mi sono alzata.

Un attimo dopo è venuta una signora che faceva parte di quel gruppo e mi ha riconosciuta e ha riferito loro che sono una dei veggenti. A quel punto mi hanno offerto tutto il banco.

Ma come pensate che sia ciò davanti agli occhi di un non credente che per la prima volta la Madonna ha chiamato qui a Medjugorje?

Se entro in una chiesa e dentro ci sono quelli che dicono di conoscere l’Amore di Dio e si comportano in quel modo: non entrerei più in una chiesa. E di chi sarebbe la responsabilità?

Questo è quello che vuol dire la nostra Madre Celeste.

In ogni nostra parola, in ogni nostro comportamento si deve vedere ciò che diciamo di essere; si deve vedere l’Amore di Dio. Perciò abbiamo una grande responsabilità [...]».

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Fede, morale e teologia, Medjugorje, Misericordia, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Carlo Acutis non era normale per niente

Posté par atempodiblog le 3 janvier 2026

Carlo Acutis non era normale per niente
di Giuseppe Signorin – Mienmiuaif
Tratto da: Don Bosco Land

San Carlo Acutis

Carlo Acutis era un ragazzino normale. Con le scarpe da ginnastica. Continuano a ripeterlo, io spero solo per far capire che la santità è alla portata di tutti, che tutti possono diventare santi, a qualsiasi età, in qualsiasi momento. E questo è verissimo. Il timore è però che il concetto si stia traducendo così: Carlo Acutis era un ragazzino normale, con le scarpe da ginnastica, quindi è sufficiente comportarsi in maniera normale, con le scarpe da ginnastica, e vivere come vivono tutti, per andare in Paradiso.

Ma Carlo Acutis non era normale per niente: sì, indossava le scarpe da ginnastica, ma cosa doveva mettersi ai piedi, un paio di sandali greco-romani come forse i martiri dei primi secoli? Carlo Acutis era uno con le scarpe da ginnastica, ma con le scarpe da ginnastica ci andava ogni giorno in chiesa ad adorare Dio e a partecipare alla Santa Messa. A quell’età… E poi pregava e consigliava di pregare il Rosario e aiutava i poveri, gli ultimi, chiunque incontrasse per strada.

Carlo Acutis era addirittura uno che faceva i “fioretti”: un millennial che fa i fioretti?! Ma quando mai? I fioretti sono sacrifici, rinunce, a favore di qualcun altro, qualcosa di assolutamente soprannaturale: quale ragazzino normale della sua età con le scarpe da ginnastica fa cose del genere? Carlo Acutis era uno che proponeva di confessarsi una volta a settimana, per sbarazzarsi anche dei peccati veniali: nemmeno la Madonna a Medjugorje osa tanto!

Carlo Acutis era uno che organizzava mostre più scioccanti di quelle di Damien Hirst, con squali e mucche in formaldeide dentro teche di vetro: Carlo Acutis andava oltre, esibiva la gloria di Dio esponendo tutta una documentazione sui miracoli eucaristici, cioè Dio che si fa Ostia per nutrirci e in certi casi da Ostia si fa carne e sangue, tessuto cardiaco per la precisione, per nutrire la nostra fede incredula. Un ragazzino normale post Medioevo si occupa di queste cose?

Carlo Acutis era uno che aveva predetto la sua morte. Era uno intelligentissimo, a quanto si legge, un genio dell’informatica e pensava cose come: «Un piccolo essere si rivolge all’Essere. Un finito all’Infinito. Un momento all’Eterno. Un ignorante all’Onnisciente».

Anche santa Teresina avevano cercato di addomesticarla e farne un santino pucci pucci con le roselline, ma c’aveva visto meglio Giovanni Paolo I quando l’aveva definita una «mazza di ferro», lei che amava così tanto Giovanna D’Arco e aveva chiesto di morire come Gesù, fino a sentirsi abbandonata da Dio, fino a diventare quasi atea.

Carlo Acutis era uno pieno di allegria ma nelle sue meditazioni non mancava lo spazio per l’inferno e Fatima [...]:

«Se veramente le anime corrono il rischio di dannarsi, come le Scritture affermano, e in modo particolare la Madonna apparendo a Fatima nel 1917 ha confermato, mi chiedo il motivo per cui oggi non si parli quasi mai dell’inferno, perché è una cosa talmente terribile e spaventosa che mi fa paura il solo pensarci».

Carlo Acutis era uno che adesso c’ha il cuore intatto esposto in un reliquiario. Carlo Acutis era uno che sapeva quanto, il bene per farlo bene, si deve pagare:

«Invocare Dio? Si fa presto a dire. Ci vuole tanta energia, fiducia, amore, assiduità, diligenza, sofferenza, se si vuole invocare con profitto il Signore. È vero, si può farlo spontaneamente, istintivamente, emotivamente, ma si corre il rischio di non riuscire. Si può fare un buco nell’acqua».

Carlo Acutis era un ragazzino normale nel senso che non ha vissuto trentasette anni seduto in cima a una colonna come san Simeone Stilita, ma non era un ragazzino normale nel senso che si comportava come tutti gli altri ragazzini: Carlo Acutis è sempre stato speciale, è un dono che il buon Dio c’ha mandato per darci (e soprattutto darmi) una svegliata.

(Le cit. di Carlo Acutis le ho trovate su alcuni articoli di Aleteia in cui si fa riferimento al libro di Luigi Francesco Ruffato: Carlo Acutis. Adolescente innamorato di Dio).

Publié dans Fede, morale e teologia, Riflessioni, San Carlo Acutis, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Giornata mondiale pace: card. Pizzaballa, “lo stile di Maria – custodire, meditare e accogliere – antidoto alla violenza”

Posté par atempodiblog le 3 janvier 2026

Giornata mondiale pace: card. Pizzaballa, “lo stile di Maria – custodire, meditare e accogliere – antidoto alla violenza”
di Daniele Rocchi – Agenzia SIR

Maria luogo teologico dove comprendiamo come Dio desidera agire 

“La violenza spesso nasce dalla fretta di giudicare, dall’impulso immediato di reagire, dal rumore assordante che soffoca ogni parola vera e ogni ascolto paziente. La pace è un’opera di custodia: custodia della relazione, della parola data, del mistero dell’altro che non comprendiamo subito, della memoria fragile della bontà di Dio nella nostra storia. È un lavoro artigianale, silenzioso, che si fa nel cuore prima che sulle piazze”.

Lo ha detto il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, celebrando [...] a Gerusalemme la solennità di Maria Madre di Dio e la Giornata mondiale della pace. Custodire, meditare e accogliere, ha ricordato il patriarca, “è lo stile di Maria. È il ritratto di una pace interiore, ma attiva, non passiva”.

“Antidoto profetico alla violenza sottile e diffusa del nostro tempo” ha aggiunto. “Dio opera la salvezza, costruisce la sua storia con l’umanità, attraverso l’accoglienza, l’umiltà, la generazione, la relazione.

La pace, quindi, non scende dall’alto come un miracolo magico che annulla le contraddizioni; germoglia lentamente, come un seme, dalla terra feconda di un cuore che dice ‘eccomi’, che diventa spazio, che si rende disponibile.

Maria, in questo, è più che un modello; è il ‘luogo’ teologico dove comprendiamo come Dio desidera agire: a partire dall’interno, non dall’esterno; dalla piccolezza, non dalla potenza”.

“Maria ci insegna che non si dà pace esteriore senza questa pazienza interiore, senza questa ‘gestazione’ spirituale degli eventi alla luce di Dio. Ed è proprio questa luce di Dio – ha rimarcato il card. Pizzaballa – custodita e fatta risplendere nel cuore di Maria, che si riflette su di noi come pace vera”.

La pace, per il patriarca, “non è l’assenza di problemi o di conflitti – sarebbe un’illusione pericolosa – ma è la presenza di un Volto che risplende nella nostra oscurità. È la certezza fondante che non siamo abbandonati nell’arena della storia, che la nostra vita non è un urto casuale di atomi, ma è guardata, amata, accompagnata”.

Riferendosi poi al Messaggio di Papa Leone XIV per la 59ª Giornata mondiale della pace, il patriarca ha detto che “la tecnologia non è neutra. È sempre un’estensione del cuore dell’uomo. Può essere strumento di manipolazione, di divisione, di sorveglianza oppressiva e di nuova solitudine, oppure può diventare strumento di incontro, di condivisione del bene, di accesso alla conoscenza, di costruzione di un bene comune autentico”. E un esempio viene direttamente dal conflitto di questi anni.

“Siamo chiamati ad essere artigiani di pace non solo in famiglia, al lavoro o nella politica – ha ribadito Pizzaballa – ma anche attraverso l’uso delle nostre dita sulla tastiera, delle nostre parole condivise sui social, attraverso il nostro consumo – critico o compulsivo – di informazioni, la nostra domanda etica più o meno insistente su come vogliamo che il futuro dell’uomo sia disegnato dagli algoritmi”.

“Custodire, meditare e accogliere – ha concluso – sono l’antidoto alla violenza e metodo di costruzione di modelli di pace”.

Publié dans Fede, morale e teologia, Misericordia, Papa Leone XIV, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »