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Nel cuore di Maria è nata la fede della Chiesa/ Maria Santissima Madre di Dio

Posté par atempodiblog le 1 janvier 2026

Nel cuore di Maria è nata la fede della Chiesa/ Maria Santissima Madre di Dio
di Padre Livio Fanzaga

Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Padre Livio e la Mamma del Cielo

La Vergine Maria ha generato il Figlio di Dio che è la nostra pace. L’espressione “Madre di Dio” è molto coraggiosa, ma deve essere intesa rettamente. I Padri conciliari, a Nicea e a Efeso, prima di affermare che Maria è la Madre di Dio hanno precisato qual è il significato di questa espressione cioè che quel Bambino che Maria ha generato è il Figlio di Dio, è il Verbo eterno generato dal Padre, che si è incarnato nel grembo della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo e ha assunto una natura umana. L’anima di Gesù e il suo corpo, uniti alla sua divinità, costituiscono l’unione ipostatica: la natura umana si unisce alla seconda Persona della Santissima Trinità.

L’Io di Gesù è divino. Nel Vangelo di Giovanni, infatti, risuona quest’Io, che richiama quello di Jahvè la cui voce si è manifestata a Mosé nel roveto ardente. Gesù, per attribuirsi la sua divinità e per affermare che il suo è un Io divino, in diverse espressioni del Vangelo di Giovanni riprende proprio l’espressione Io sono: “Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono»” (Gv 8, 58); o ancora: “Ve lo dico fin d’ora prima che accada, perché quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono” (Gv 13,19).

Siccome non si può dividere in Gesù la Persona divina dalla natura umana, possiamo dire che aveva una conoscenza umana illuminata dalla scienza divina del Verbo; aveva una volontà umana intimamente congiunta a quella divina di Dio. La Teologia conciliare ha approfondito questi temi partendo proprio dai Vangeli per difendere la parte più preziosa del Cristianesimo, senza la quale sarebbe una religione come tutte le altre e cioè che Gesù è Dio.

I primi Concili hanno operato per difendere la fede cattolica dalle eresie che confluivano tutte nella medesima affermazione, cioè che Gesù era un uomo e il suo Io era umano. Queste eresie colpivano al cuore la fede cristiana che, invece, riconosce in Gesù il Figlio di Dio e gli attribuisce un Io divino. La Chiesa ha custodito la fede cattolica nel corso dei secoli, ma ha avuto delle crisi tremende come quella ariana che negava la divinità di Gesù Cristo. La Chiesa ha stroncato tutte le eresie che, comunque, ritornano nel corso della Storia; quella ariana, ad esempio, ha colpito il Cristianesimo in Occidente anche negli ultimi decenni, infatti, le correnti moderniste all’interno della Chiesa stessa negavano la divinità del Verbo e riducevano Gesù Cristo a un semplice uomo.

Che Cristo abbia una natura umana è fuori discussione, ma il suo Io è divino! Ecco, allora, perché i Padri conciliari hanno ribadito quest’espressione meravigliosa attribuita alla Vergine Maria: Theotókos, Madre di Dio. La Madonna ha generato un Bambino che il Figlio di Dio, il Verbo che si è fatto Carne; Gesù Cristo è vero Dio e vero Uomo. Tutti i Vangeli sinottici affermano con molta chiarezza la divinità di Gesù Cristo.

Un esempio bellissimo è nel brano in cui Pietro riconosce Gesù perché ha creduto in quello che è il cuore stesso del Cristianesimo e che tutti i pastori della Chiesa devono difendere, anche oggi:

Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?» Essi risposero: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti». Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?»  Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù, replicando, disse: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E anch’io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai suoi discepoli di non dire a nessuno che egli era il Cristo. (Mt 16,13-23)

La fede cattolica afferma la divinità di Gesù Cristo e questa Verità di fede deve essere anche oggi testimoniata, affermata e difesa dalle tante eresie che attaccano il Cristianesimo. I pastori e i Magi hanno adorato il Bambino Gesù riconoscendolo Figlio di Dio fattosi uomo, proprio perché Maria stessa lo adorava con Giuseppe; allo stesso modo noi cristiani adoriamo Gesù perché è il Verbo che si è fatto Carne, non è un semplice uomo, un profeta.

La Madonna è stata definita Madre di Dio proprio perché è la prima che ha creduto che quel Bambino che aveva concepito era il Figlio di Dio. Nel momento dell’Annunciazione è racchiusa tutta la fede cattolica perché l’arcangelo Gabriele apre il mistero di Dio quando dice a Maria che avrebbe concepito un figlio per opera dello Spirito Santo e che quel bambino era proprio il Figlio di Dio.

I due misteri principali della fede cattolica sono tutti espressi nel momento dell’Annunciazione: la divinità del bambino che Maria avrebbe concepito verginalmente e la natura trinitaria di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo.

Il cuore della fede cattolica è nato nel momento dell’Annunciazione, nella rivelazione dell’angelo, nel cuore della Vergine Maria che è la prima cristiana.

La Madonna ha creduto alle parole dell’angelo che le ha rivelato che il Figlio del Padre sarebbe diventato uomo nel suo grembo per opera dello Spirito Santo. Ecco perché Elisabetta, appena incontra la cugina Maria, la saluta con l’espressione: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”.

Chi non crede che Gesù è Dio non può ritenersi cristiano. Queste eresie sotterranee che negano la divinità di Gesù Cristo sono ancora latenti, lavorano ancora nelle menti della gente e la allontanano dalla Chiesa e dalle chiese. Queste eresie moderniste negano l’essenza della fede proprio perché riducono Gesù a semplice uomo. Nel nostro cuore dobbiamo coltivare un’intima unione con Gesù perché attraverso la sua natura umana entriamo in comunione con la sua divinità, attraverso la quale entriamo in comunione con il Padre. Gesù ci rivela i misteri di Dio Santissima Trinità con una sola natura divina. Dobbiamo conservare tutto questo nella fede e soprattutto nella preghiera, nell’adesione alla Parola di Dio e in modo particolare ai Vangeli che sono Parola del Verbo che si è fatto Carne.

Il nostro punto di riferimento sia la Vergine Maria la cui fede è la fede della Chiesa. La Chiesa nasce nel momento dell’Annunciazione, quando Maria dice il suo sì totale e incondizionato a Dio.

Nel cuore di Maria è nata la fede della Chiesa.

Paolo VI disse che non può essere cristiano chi non è mariano, non è cattolico chi non ha la fede di Maria. La Madonna è la Madre della Chiesa e di tutti i credenti, è beata perché ha creduto. Che la fede di Maria sia la nostra fede!

La festa di Maria Santissima Madre di Dio cade proprio in apertura del nuovo anno proprio perché la Madre del Verbo lo illumini. La Madonna ci indica Gesù come unica Via, Verità e Vita. Maria ha creduto per prima al mistero della Santissima Trinità e al mistero della divinità del Verbo e, come Madre della Chiesa, custodisce questi misteri. Anche noi, sull’esempio di Maria, dobbiamo custodire queste Verità nei nostri cuori senza cedere alle seduzioni moderniste che ci fanno deviare dalla fede.

Come San Tommaso ripetiamo spesso nel corso della giornata la bellissima espressione che racchiude tutta la fede cattolica: mio Signore e mio Dio. Il Bambino Gesù è veramente il Figlio di Dio che si è fatto uomo, Maria e Giuseppe lo hanno adorato e sul loro esempio si sono prostrati i pastori e i Magi. L’adorazione del Bambino Gesù alla grotta di Betlemme sia il nostro atteggiamento interiore nei confronti di Cristo, Verbo che si è fatto Carne e seconda Persona della Santissima Trinità. Gesù è il Signore, è il Salvatore, è la luce del mondo, è la Via, la Verità e la Vita!

Il 25 dicembre 2012 la Madonna è apparsa a Medjugorje con Gesù Bambino tra le braccia e non ha dato il Messaggio, ma Gesù Bambino ha iniziato a parlare e ha detto: «Io sono la vostra pace, vivete i miei Comandamenti». Sono espressioni che ci dicono la profondità, la solidità e l’eternità della fede cattolica.

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Leone XIV: il mondo non si salva affilando le spade ma nel perdono, accogliendo tutti

Posté par atempodiblog le 1 janvier 2026

Leone XIV: il mondo non si salva affilando le spade ma nel perdono, accogliendo tutti
Nella Solennità di Maria Madre di Dio, il Papa presiede la Messa nella Basilica vaticana e, all’inizio del nuovo anno, incoraggia a vivere liberi e portatori di libertà, perdonati e dispensatori di perdono, aperti allo spirito di fratellanza senza calcoli e senza paura. E, in prossimità della fine del Giubileo della speranza, l’invito è di accostarsi al presepe, nella fede, come al luogo della pace disarmata e disarmante per eccellenza
di Antonella Palermo – Vatican News

Sua Santità Papa Leone XIV

“Nella gioia dell’Ottava del Santo Natale veneriamo Maria Santissima Madre di Dio, che ha dato al mondo il Principe della pace, colui che ci riconcilia nel suo amore”

Fin dall’Atto penitenziale della Messa presieduta dal Papa nella Basilica di San Pietro, in campo c’è la pace, così preziosa e così fragile, dono ricevuto ma da chiedere costantemente, poiché costantemente posto a rischio dalle bramosie dell’uomo. Nella 59ma Giornata Mondiale della Pace che si celebra oggi, 1 gennaio, la liturgia si fa canto di lode per la verginità feconda grazie alla quale Dio ha voluto donare agli uomini, come recita la preghiera di colletta all’inizio della celebrazione, i beni della salvezza eterna. È quel paradosso rimarcato ieri sera ai Primi Vespri.

Freccia dans Viaggi & Vacanze IL TESTO INTEGRALE DELL’OMELIA DI SUA SANTITA’ LEONE XIV

Un anno nuovo, una vita nuova
Nell’omelia, commentando le letture bibliche, il Pontefice ricorda, di fronte a 5.500 fedeli presenti in basilica e alla Chiesa tutta, la bellissima benedizione del Signore espressa nel Libro dei Numeri ed evidenzia il rapporto tra Dio e il popolo di Israele, la dimensione sacra e feconda del dono, la promessa di una terra in cui vivere e crescere senza più ceppi e catene: insomma, una rinascita.

All’inizio del nuovo anno, la Liturgia ci ricorda che ogni giorno può essere, per ciascuno di noi, l’inizio di una vita nuova, grazie all’amore generoso di Dio, alla sua misericordia e alla risposta della nostra libertà. Ed è bello pensare in questo modo all’anno che inizia: come a un cammino aperto, da scoprire, in cui avventurarci, per grazia, liberi e portatori di libertà, perdonati e dispensatori di perdono, fiduciosi nella vicinanza e nella bontà del Signore che sempre ci accompagna.

Sentire l’abbraccio paterno di Dio
Citando la Gaudium et spes , il Papa evoca il destino meraviglioso promesso dal Creatore.

All’inizio dell’anno, mentre ci mettiamo in cammino verso i giorni nuovi e unici che ci attendono, chiediamo al Signore di sentire in ogni momento, attorno a noi e su di noi, il calore del suo abbraccio paterno e la luce del suo sguardo benedicente, per comprendere sempre meglio e avere costantemente presente chi siamo e verso quale destino meraviglioso procediamo. Al tempo stesso, però, anche noi diamogli gloria, con la preghiera, con la santità della vita e facendoci gli uni per gli altri specchio della sua bontà.

Il mondo non si salva eliminando i fratelli
Il Papa agostiniano ricorda quanto il Padre della Chiesa scriveva in uno dei suoi sermoni in cui parlava della totale gratuità dell’amore di Dio, tratto fondamentale di un amore disarmato e disarmante. Parole quanto mai opportune in un tempo, come quello attuale, insidiato da progetti bellici ciechi e senza scrupoli. Le spade dell’antichità sono le sofisticate armi di oggi.

E questo per insegnarci che il mondo non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo, o eliminando i fratelli, ma piuttosto sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura.

Maria, l’incontro tra la sua realtà disarmata e quella di Dio
Leone tratteggia la bellezza di Maria, discepola umile che ha accompagnato la missione di Gesù fino alla croce. E lo ha fatto con un atteggiamento di sana arrendevolezza e passività che diventa docilità del cuore dove l’amore può raggiungere e trasformare completamente. Lo spiega il Papa:

Lei ha abbassato ogni difesa, rinunciando ad aspettative, pretese e garanzie, come sanno fare le mamme, consacrando senza riserve la sua vita al Figlio che per grazia aveva ricevuto, perché a sua volta lo ridonasse al mondo. Nella Maternità Divina di Maria vediamo così l’incontro di due immense realtà “disarmate”: quella di Dio che rinuncia ad ogni privilegio della sua divinità per nascere secondo la carne (cfr Fil 2,6-11) e quella della persona che con fiducia ne abbraccia totalmente il volere, rendendogli l’omaggio, in un atto perfetto d’amore, della sua potenza più grande: la libertà.

Guardare al Presepe
Il volto, una delle parole che più ricorrono nell’omelia di oggi. Perché la fede in Gesù Cristo è contemplare Dio fatto carne. In quella Natività, suggerisce il Successore di Pietro, immergersi. L’invito segue un’ampia citazione di San Giovanni Paolo II che il Papa fa sua. Erano le parole pronunciate alla fine del Giubileo del 2000, quando parlava del grande dono del perdono ricevuto e donato, nel ricordo dei martiri. Questa gioia che ne scaturisce deve spronare a una coraggiosa disponibilità” per ripartire nel cammino di ogni giorno. Così conclude oggi il Papa:

In questa Festa solenne, all’inizio del nuovo anno, in prossimità della conclusione del Giubileo della speranza, accostiamoci al Presepe, nella fede, come al luogo della pace “disarmata e disarmante” per eccellenza, luogo della benedizione, in cui fare memoria dei prodigi che il Signore ha compiuto nella storia della salvezza e nella nostra esistenza, per poi ripartire, come gli umili testimoni della grotta, «glorificando e lodando Dio» (Lc 2,20) per tutto ciò che abbiamo visto e udito. Sia questo il nostro impegno, il nostro proposito per i mesi a venire, e sempre per la nostra vita cristiana.

La preghiera universale con l’invocazione per la pace
Nell’introduzione alle intenzioni della Preghiera universale, si menzionano gli eredi del Regno in cui risplende la pienezza della pace. E la supplica per ottenere la pace si fa esplicita ancora una volta da parte dell’assemblea: Il Dio della pace allontani da ogni popolo l’orrore della guerra, faccia tacere il rumore delle armi, doni armonia e concordia al mondo intero. Il pensiero va in particolare ai governanti perché siano ispirati da Dio con propositi di giustizia e di pace. Siano orientati, è la preghiera della Chiesa, verso opere e gesti di fraternità con azioni concrete per la salvaguardia e la cura del creato.

I doni dell’offertorio, portati dai cantori della stella che nei Paesi di aerea germanofona raccolgono fondi per l’infanzia missionaria, vedono sfilare due famiglie con tre e quattro figli verso l’altare. Ci sono anche tre giovani, due ragazze e un ragazzo, con gli abiti dei Magi, alla processione. Sì, i giovani, il futuro. I giovani assetati di pace e speranza. Quella speranza simboleggiata dall’effige lignea, proveniente dalla parrocchia di San Marco di Castellabate (SA) e posizionata per i giorni di chiusura del Giubileo accanto all’altare della Confessione in San Pietro, dove, al termine della celebrazione eucaristica, il Vescovo di Roma sosta alcuni istanti per un omaggio e un ulteriore intimo affidamento.

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