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Una stazione dedicata alla Vergine Maria… in Iran

Posté par atempodiblog le 25 octobre 2025

Una stazione dedicata alla Vergine Maria… in Iran
A Teheran, una nuova stazione della metro è intitolata alla Santa Vergine Maria. Caso unico, nel mondo islamico, dove comunque Maria è considerata moltissimo
di Andrea Gagliarducci – ACI Stampa

Una stazione dedicata alla Vergine Maria… in Iran dans Articoli di Giornali e News Beata-Vergine-Maria
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Nel sesto distretto di Tehran, capitale dell’Iran, sorge la cattedrale di San Sarkis. Lì, ora, arriva una metropolitana e la stazione della metro in prossimità della cattedrale è stata dedicata alla Santa Vergine Maria, Maryam-e Moghaddas. Una decisione decisamente inusuale nel mondo islamico, accolta dalle comunità cristiane armene e assire come un riconoscimento ufficiale del patrimonio storico iraniano.

Così, anche l’Iran si aggiunge alle nazioni con stazioni metro “mariane”: a Roma c’è Santa Maria del Soccorso, a Parigi c’è Notre-Dame-des-Champs, a Madrid c’è Parque de Santa María.

La stazione della metro si trova vicino alla cattedrale armena di San Sarkis. I cristiani armeni sono il gruppo più numeroso di cristiani in Iran, che si contano in 200 mila persone. E vivono una situazione paradossale. Da una parte, a Qom, nell’Università delle Confessioni Religiose, si è persino promossa la traduzione del catechismo in farsi, in modo da poter studiare e comprendere la fede cattolica. Dall’altra, i cristiani, specialmente se convertiti dall’Islam, vivono una repressione sempre più intensificatasi, in particolare a partire dal 2024.

La Costituzione iraniana riconosce i cristiani come “Popolo del Libro” e garantisce libertà di culto entro i limiti stabiliti dalla legge; tre seggi in Parlamento sono riservati a loro, agli armeni e agli assiro-caldei. Ma nella pratica molte restrizioni restano in vigore: nella scuola, nella lingua, nei diritti civili e nell’accesso a certe carriere.

Parlando con il sito UCCR Online, Marziyeh Amirizadeh, cristiana iraniana salvata dalla condanna a morte nella prigione di Evin grazie all’intervento segreto di Benedetto XVI, ha messo in luce come la popolazione iraniana si stia sempre più convertendo dall’Islam al cristianesimo, e che però queste persone sono arrestate e sottoposte a imputazioni come la “propaganda contro la sicurezza nazionale”.

La costruzione della nuova stazione della metro è iniziata nel 2015 e ha avuto diversi problemi tecnici. È arrivata 34 metri sotto il livello del mare, coprendo circa 11 mila metri di area costruita. Sono stati rimossi oltre 100 mila metri cubi di suolo per il progetto.

Il cardinale Dominique Joseph Mathieu, arcivescovo latino di Tehran-Isfahan, ha commentato l’apertura della stazione della metropolitana dedicata a Maria, in un commento inviato ad Asia News.

Il Progetto, ha detto il cardinale Mathieu, era stato inizialmente dedicato a Jejatollahi, lo studente iraniano martirizzato durante i sit-in iraniani del 1979, ma poi si è deciso di rinominare la stazione all’inizio del 2025.

“Coloro che si oppongono la vedranno come un’offesa simpatica, mentre coloro che supportano la scelta la vedranno come gratitudine verso la più grande minoranza etnoreligiosa della nazione”, ed esprimono “la loro gratitudine offrendo una statua di 2 metri e mezzo che dipinge la Vergine Maria che tiene il Bambino Gesù nelle braccia”.

Conclude il Cardinale: “Se c’è un augurio da esprimere, è che i pendolari, in uno spirito di contemplazione, possano vedere, sotto le palpebre chiuse di Gesù Cristo e della Beata Vergine Maria, nei bassorilievi della stazione e nella statua che sarà svelata all’inaugurazione, uno sguardo pieno d’amore, attraverso il quale Dio viene incontro alla sua creazione: uomini e donne di tutto il mondo, fratelli e sorelle di una casa comune, suoi testimoni per volontà divina”.

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Come si trasmette la serenità di un martire? La sfida di dipingere San Peter To Rot

Posté par atempodiblog le 25 octobre 2025

Come si trasmette la serenità di un martire? La sfida di dipingere San Peter To Rot
“Se il ritratto riesce a trasmettere parte della luce interiore di Pietro To Rot e a rafforzare la fede degli altri, allora l’opera avrà assolto alla sua vera funzione”, ha detto il pittore spagnolo. “Spero che i fedeli vedano nel suo sguardo non solo un martire, ma un uomo pieno di pace, amore per la famiglia e fedeltà al Vangelo”.

di Ludovica Pelizzari – EWTN

Come si trasmette la serenità di un martire? La sfida di dipingere San Peter To Rot dans Articoli di Giornali e News San-Pietro-To-Rot

L’artista Raúl Berzosa, nato a Malaga, in Spagna, ha realizzato ritratti di papi per il Vaticano, e le sue opere hanno decorato le copertine di libretti durante cerimonie vaticane e persino le Stazioni della Via Crucis al Colosseo. Tuttavia, come lui stesso ha confessato su X, nessuna sua opera era mai stata esposta sulla facciata di San Pietro.

Questo onore è arrivato questa settimana con il ritratto di San Pietro To Rot, dipinto da Berzosa per la cerimonia di canonizzazione del santo il 19 ottobre. Il Vaticano ha incaricato l’artista cattolico di realizzare il ritratto ufficiale, esposto dal 17 ottobre sulla facciata di San Pietro. Berzosa considera quest’opera un frutto di grazia e il culmine di una vita dedicata a riflettere la luce della fede nell’arte.

Pietro To Rot, nato in Papua Nuova Guinea, servì come catechista e morì martire della fede nel 1945. È stato canonizzato il 19 ottobre insieme ad altri sei santi.

Nel 1995, durante il suo viaggio in Papua Nuova Guinea, San Giovanni Paolo II descrisse la vita di To Rot come “un faro luminoso, un segnale che guida a tenere alti i nobili ideali che lo hanno ispirato: fede in Dio, amore per la famiglia, servizio al prossimo e coraggio incrollabile di fronte alle prove e al sacrificio”.

Berzosa, 46 anni, famoso in tutto il mondo per il suo stile realistico e i temi religiosi, ha spiegato ad ACI Prensa, partner spagnolo di EWTN News, che con il suo ritratto del santo papuano ha cercato di trasmettere la luce interiore di cui parlava il Papa polacco.

“Se il ritratto riesce a trasmettere parte della luce interiore di Pietro To Rot e a rafforzare la fede degli altri, allora l’opera avrà assolto alla sua vera funzione”, ha detto il pittore spagnolo. Spero che i fedeli vedano nel suo sguardo non solo un martire, ma un uomo pieno di pace, amore per la famiglia e fedeltà al Vangelo”.

Per Berzosa, la testimonianza essenziale di To Rot risiede nella convinzione che la santità “può essere vissuta nella vita quotidiana, anche nel mezzo della sofferenza, come nel suo caso”.

L’artista ha voluto che gli effetti di luce nel ritratto emergessero dal volto stesso, creando qualcosa di sereno che coinvolgesse lo spettatore e trasmettesse speranza. I tratti azzurri e verdi creano un’atmosfera calda, e il colore insieme alla composizione generale accompagna “questo messaggio luminoso”.

Le sfide nel dipingere il primo santo papuano
“La sfida principale è stata approcciarsi all’immagine di Pietro To Rot con rispetto e accuratezza. A questo scopo ho utilizzato alcune fotografie in bianco e nero e un ritratto a colori basato su una di queste fotografie. Tutto ciò mi ha aiutato a creare il dipinto”, ha spiegato Berzosa.

Nel ritratto, To Rot è vestito con l’abbigliamento tradizionale dei catechisti locali: una camicia bianca e un tipo di fascia blu.

“Quando i giapponesi minacciarono i catechisti e vietarono ogni attività apostolica, la stragrande maggioranza nascose la croce per paura. Pietro To Rot fu l’unico catechista che continuò a mostrare con orgoglio la croce bianca che lo identificava come tale”, ha osservato Berzosa.

“In una mano tiene una Bibbia e nell’altra [mano aperta] due anelli, a simboleggiare la sua difesa del matrimonio. Una croce pende dal suo collo”, ha spiegato l’artista. To Rot desiderava morire indossando quella croce, che sarebbe stata fondamentale per identificare i suoi resti mortali. Dietro la figura del santo si intravede il paesaggio del suo paese natale all’epoca.
Per rendere il ritratto il più accurato possibile, il pittore ha ricercato fotografie, abiti tradizionali e altri riferimenti locali.
“In tutto questo lavoro sono stato assistito da Padre Tomás Agustín Ravaioli, vice-postulatore della causa”, ha spiegato Berzosa.

Rappresentare un martire
L’artista ha sottolineato che la vita dei martiri, pur spesso breve, è “piena di significato, dedicata per amore e fedeltà al Signore”. Ha spiegato di cercare sempre di trasmettere la serenità di questi testimoni del Vangelo nel momento più decisivo della loro vita.
“Cerco di comprendere quella miscela di forza e pace di chi dà la vita per Cristo”, ha detto. “Quando dipingo ritratti di martiri, provo un rispetto speciale per la persona raffigurata. La loro testimonianza trascende culture ed epoche”.

Questa storia è stata pubblicata per la prima volta da ACI Prensa, partner spagnolo di EWTN News, e tradotta e adattata da ewtn.it

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Camminare con Maria/ “Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani”

Posté par atempodiblog le 25 octobre 2025

Camminare con Maria/ “Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani”
Il messaggio della Madonna di Medjugorje del 18 marzo 2025 ci conferma nella vera devozione mariana
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

Camminare con Maria/ “Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani” dans Apparizioni mariane e santuari Gospa-Medjugorje

Erba (CO), 24/10/2025. (Blog di p. Livio). Il 18 marzo 2025 la Madonna ha dato un bellissimo messaggio che contiene un’espressione che vuol essere anche un rimprovero:

«Non abbiate paura di camminare con me».

Chi può avere paura di camminare con la Madonna? Casomai tutti vorremmo camminare con Lei perché è Colei che ci porta a suo Figlio. Non si può aver paura di camminare con la Madonna, ma queste parole sono rivolte a noi e agli abitanti di Medjugorje.

La Regina della Pace fa questo velato rimprovero perché c’è una mentalità diffusa che potremmo chiamare filo-protestante secondo la quale ci si preoccupa di non dare alla Madonna troppa venerazione, troppo rispetto per paura di toglierlo a Gesù. È un modo molto umano di rappresentarsi il soprannaturale; ho sentito questi ragionamenti anche all’interno della Chiesa Cattolica in predicazioni, catechesi, omelie.

Papa Woytjla era un fervente mariano, un vero discepolo del Montfort e diceva che la Madonna è la via più sicura per arrivare a Cristo; aveva anche elaborato una visione teologica molto vera: se c’è un solo mediatore fra il Padre e l’umanità, che è Gesù Cristo, fra noi e Gesù Cristo c’è la mediazione della Madonna.

Cristo è venuto a noi per mezzo di Maria nel momento dell’Incarnazione e quando lo ha dato alla luce; lo stesso avviene nella nostra vita: ad Jesum per Maria.

Questa è diventata un’espressione di altissima teologia, un punto fermo della teologia cristologica e mariana, la Madonna è l’unica via per arrivare a Gesù. Nei messaggi di Medjugorje la Regina della Pace ha detto innumerevoli volte che Lei è qui per guidarci a suo Figlio, lo ha ribadito anche in questo messaggio.

La Gospa fa questo rimprovero perché anche nell’ambito cattolico si è diffusa l’idea che la devozione a Maria sia esagerata; nel post Concilio molte statue della Madonna sono state spostate dagli altari e collocate in fondo alle chiese.

Questo vento non cattolico ha soffiato qua e là e le tracce sono rimaste; ancora oggi ci sono persone preoccupate della devozione mariana che diminuirebbe la devozione a Gesù Cristo.

Questa non solo è ovviamente una paura infondata, ma chi ha questo timore non sa chi è la Madonna. Difatti, San Giovanni Paolo II ha risposto a questa tendenza dicendo che la Madonna è tutta orientata a Cristo, i suoi occhi e il suo cuore sono totalmente protesi a suo Figlio.

Anche a Medjugorje vediamo che la Madonna è a servizio di Gesù Cristo, è proprio l’Ancella del Signore, è lo strumento della Santissima Trinità.

Arriviamo alla Santissima Trinità attraverso Maria che è la figlia del Padre, madre del Figlio e sposa dello Spirito Santo. Giustamente San Bernardo diceva: “De Maria numquam satis” (Di Maria non si dice mai abbastanza); anche il sommo poeta nel Canto XXXIII del Paradiso dice che la bellezza di Maria è tale che è quasi impossibile descriverla, va al di là di qualsiasi capacità nostra di comprenderla perché Dio l’ha elevata fin dove era possibile elevare una creatura.

Dobbiamo liberarci da questo modo di pensare; qua e là ci sono personaggi preoccupati della troppa devozione mariana come se fosse qualcosa di negativo. È importante aver bene presente chi è la Madonna, è Colei che ci dona Gesù e che ci porta a lui.

La Madonna non ci trattiene mai a sé, tutti quelli che sono mariani sono anche innamorati di Gesù.

A questo riguardo abbiamo avuto la grazia di Papi straordinari; in occasione del Pellegrinaggio presso il Santuario mariano di Nostra Signora di Bonaria, Papa Paolo VI fece una bellissima Omelia in cui disse:

«Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a Lui ci conduce» (Cagliari, 24 aprile 1970).

San Giovanni Paolo II è cresciuto nella fede leggendo il libretto di San Luigi Maria Grignon de Monfort che riguarda l’affidamento e la consacrazione a Maria.

Papa Francesco prima e dopo ogni viaggio apostolico o operazione medica si recava a pregare in ginocchio davanti alla Salus Populi Romani, effigie mariana a lui tanto cara e ha voluto essere sepolto proprio in Santa Maria Maggiore.

Abbiamo avuto la grazia di tanti Papi mariani che sono stati grandi guide cristiane proprio perché erano mariani.

La Madonna non ci trattiene mai per sé, è tutta orientata a suo Figlio, è la via che porta a Cristo. Più si è mariani e più si è cristiani.

Nel messaggio del 18 marzo 2025 la Madonna ci invita a non aver paura di camminare con Lei perché ci guida a suo Figlio, alla salvezza.

Siamo entrati in una fase della Storia in cui la presenza di Maria è straordinaria: la Madonna appare quotidianamente ormai da oltre quarant’anni. Nonostante questa lunga presenza di Maria, nonostante le sue apparizioni quotidiane ovunque nel mondo si trovassero i veggenti, nonostante i messaggi che ci ha dato e che sono dei capolavori da tutti i punti di vista, pochi la prendono in considerazione: «Molti hanno risposto ma è enorme il numero di coloro che non vogliono sentire ne accettare il mio invito» (25 agosto 2011).

Anche la qualità della devozione mariana dev’essere verificata. Dobbiamo approfondire la nostra dimensione spirituale mariana, dobbiamo chiedere alla Madonna la grazia di capirLa, di entrare nel suo mistero, di diventare una sola cosa con Lei. Se diventiamo una sola cosa con Lei, i nostri occhi e nostri cuori si protendono a Gesù come i suoi. Diventiamo tutti desiderosi di fare il possibile per salvare le anime per il regno di Dio. Da devozione superficiale la nostra deve diventare a portarci a un’identità nostra con Maria, come Lei stessa ha detto quando ci ha esortati a essere a sua immagine: «non permettete che satana si impadronisca dei vostri cuori, così da diventare la sua immagine anziché la mia» (30 gennaio 1986).

Lasciamoci permeare da Lei, se saremo suoi vinceremo. Allora sì che saremo veramente cristiani, ameremo Cristo come lo ama Maria. Se noi puntiamo a identificarci con Maria, ad avere il suo cuore, i suoi sentimenti, i suoi pensieri, i suoi affetti, le sue preoccupazioni, a innamorarci di Lei e a essere una sola cosa con Lei, ci troveremo a essere cristiani perfetti, per quanto è possibile qui su questa Terra, perché saremo tutti orientati a Cristo così com’è orientata Maria. Questa è anche la grandezza di alcuni santi mariani come San Giovanni Paolo II il cui motto era proprio a Maria: Totus Tuus.

La Madonna è la porta che introduce in Cristo. Sant’Agostino dice che siamo stati tutti concepiti dal cuore di Maria che, come ha concepito il capo, così ha concepito anche tutte le membra. Siamo tutti nati nel cuore di Maria e quindi dobbiamo in tutto e per tutto assimilare i tratti fondamentali della nostra Madre.

È superficiale, fasulla, banale e carnale l’idea che si debba stare attenti a non amare troppo Maria. Dobbiamo, invece, essere una sola cosa con Maria e con Lei amare Gesù, servirLo, lottare per Lui e lavorare per il suo regno.

Questo messaggio ci conferma nella vera devozione mariana. Rinnoviamo il nostro affidamento totale a Maria, la nostra decisione di fare di Lei la nostra guida e il nostro modello.

«Cari figli! Con amore materno vi prego: datemi le vostre mani giunte, datemi i vostri cuori purificati nella confessione e io vi guiderò a mio Figlio! Perché, figli miei, soltanto mio Figlio, con la Sua luce può illuminare le tenebre, soltanto Lui, con la Sua Parola può togliere la sofferenza. Perciò non abbiate paura di camminare con me perché io vi guido a mio Figlio, alla salvezza. Vi ringrazio». (Con approvazione ecclesiastica)

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