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Il sorprendente motivo per cui la festa di Santa Teresa d’Avila cade il 15 ottobre

Posté par atempodiblog le 14 octobre 2025

Il sorprendente motivo per cui la festa di Santa Teresa d’Avila cade il 15 ottobre
Sebbene Santa Teresa d’Avila sia morta il 4 ottobre 1582, la sua festa viene celebrata il 15 ottobre. Questa differenza di undici giorni trae origine da un evento di portata storica eccezionale: la riforma del calendario avvenuta nello stesso anno.
di Philip Kosloski – Aleteia

Il sorprendente motivo per cui la festa di Santa Teresa d’Avila cade il 15 ottobre dans Fede, morale e teologia Santa-Teresa-d-Avila
Immagine tratta da: Mis ilustraciones

Nel 1582 il calendario giuliano, stabilito da Giulio Cesare nel 45 a.C., fu sostituito dal calendario gregoriano promulgato da Papa Gregorio XIII. Questa riforma mirava a correggere una crescente discrepanza tra il calendario civile e l’anno solare. Secondo la spiegazione del Catholic Herald, il passaggio avvenne nella notte del 4 ottobre 1582: alla mezzanotte di giovedì 4 ottobre seguì immediatamente venerdì 15 ottobre. Così dieci giorni scomparvero dal calendario.

Fu proprio in quel momento che Santa Teresa d’Avila rese la sua anima a Dio. La grande mistica spagnola, riformatrice del Carmelo e Dottore della Chiesa, morì proprio nel momento in cui il mondo modificava il calendario, tra il 4 e il 15 ottobre 1582 ad Alba de Tormes, in Spagna.

Modifica del calendario
Quando un santo viene canonizzato, di solito, la Chiesa fissa la sua memoria liturgica alla data della sua morte, considerata come la sua “nascita al Cielo”, cioè il giorno del suo ingresso nella gloria del Cielo. Questo è il motivo per cui è quasi sempre possibile conoscere la data della morte di un santo. Nel caso di Santa Teresa, la coincidenza tra la sua morte e la riforma del calendario ha fatto sì che la sua ricorrenza fosse fissata per il 15 ottobre; nonostante fosse morta nella notte del 4 ottobre. Una lunga notte di 11 giorni che può generare confusione. Così il passaggio dal calendario giuliano a quello gregoriano ha letteralmente spostato di undici giorni la festa di Santa Teresa d’Avila, un fenomeno unico nella storia della liturgia.

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Le apparizioni sono un grande aiuto alla fede

Posté par atempodiblog le 14 octobre 2025

Le apparizioni sono un grande aiuto alla fede
di Padre Livio Fanzaga
Tratto da: Blog di p. Livio – Direttore di Radio Maria

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La mentalità modernista, che è avversa al soprannaturale, domina il modo di pensare e di vivere del nostro tempo e condiziona non poco la vita della Chiesa, come ben vide il Santo Papa Pio X, che non ebbe timore di qualificarla “una peste”.
La “pesta modernista”, tipica degli intellettuali, fa piazza pulita di tutte le manifestazioni soprannaturali che accompagnano la Divina Rivelazione e la vita della Chiesa lungo il corso della storia, come se fra gli abitanti del Cielo e quelli della terra ci fosse una separazione rigorosa.
Si tratta di una presa di posizione astratta e astrusa, perché la manifestazione del soprannaturale nella storia della salvezza è una costante sia del Vecchio come del Nuovo Testamento.
Di più, con l’incarnazione e la venuta di Cristo possiamo ben dire che anche la terra, come il Cielo, è la dimora di Dio e della corte celeste, composta dagli angeli e dai santi.

La bimillenaria storia della Chiesa, in particolare, è popolata di innumerevoli visite degli abitanti del Cielo sulla terra, delle quali molti santi, mistici, dottori della Chiesa, ma anche persone semplici, hanno dato una schietta testimonianza.
C’è da chiedersi perché mai il Governo divino del mondo e delle anime richieda questa presenza, che oggi non è meno frequente dei secoli passati, ma purtroppo è più invisa fino a infastidire chi invece dovrebbe gioire.

Ne fa testimonianza la presenza della Madonna a Medjugorje, con apparizioni quotidiane da oltre quattro decenni, i cui benefici per le anime è la stessa Chiesa ad ammetterli, ma come se la Madonna, invece di scendere sulla terra per aiutarci, se ne stesse in Cielo per riposarsi.
Allora chiediamoci: perché il Cielo non disdegna di scendere in questa valle di lacrime? Perché Gesù, Maria, gli angeli e i santi vengono a trovarci e a parlare con noi?
Il motivo è semplice e sono gli umili che lo capiscono: vengono perché ne abbiamo bisogno per rafforzare la nostra fede, fragile e in balia delle ideologie “che distruggono voi e la vostra vita”, come ha detto la Madonna.

Vi racconto la confidenza di un giovane che si era convertito tanti anni fa a Medjugorje e che poi ha proseguito con fedeltà nel suo cammino. Recentemente mi ha confessato il segno che lo ha portato a credere e che l’ha rafforzato nella fede.
Mentre Vicka pregava su di lui con le mani sulla sua testa, ha visto, guardando verso terra, il piede della Madonna. Lo ha fissato, tanto che gli è rimasto negli occhi dopo tanti anni. Qualcuno ha qualcosa da obbiettare?

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Papa Leone XIV: “La diplomazia della Chiesa fiorisce quando è vissuta nella fedeltà sacerdotale”

Posté par atempodiblog le 14 octobre 2025

Papa Leone XIV: “La diplomazia della Chiesa fiorisce quando è vissuta nella fedeltà sacerdotale”
Il Papa ha ricordato la storica figura del Cardinale Rafael Merry del Val
di Marco Mancini – ACI Stampa
Tratto da: Radio Maria

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“Nel commemorare il 160º anniversario della sua nascita, rendiamo grazie al Signore per la figura del Servo di Dio Rafael Merry del Val. Crebbe respirando l’universalità, che in seguito avrebbe riconosciuto come vocazione della Chiesa, e tale formazione lo preparò a essere uno strumento docile al servizio diplomatico della Santa Sede in un tempo segnato da grandi sfide”. Lo ha detto Papa Leone XIV stamane, ricevendo in udienza i partecipanti all’Incontro di Studi sul Cardinale Rafael Merry del Val.

Il Cardinale – ha sottolineato Leone XIV – “comprese e trasmise con l’esempio che la diplomazia della Chiesa fiorisce quando è vissuta nella fedeltà sacerdotale, quella di un cuore che offre i suoi talenti a Cristo e alla missione affidata al Successore di Pietro”.

Nonostante avesse 38 anni quando divenne Segretario di Stato “la sua giovinezza non fu un ostacolo, perché la storia della Chiesa insegna che la vera maturità non dipende dagli anni, ma dall’identificazione con la misura della pienezza di Cristo. Quello che seguì fu un cammino di fedeltà, discrezione e dedizione che lo rese una delle figure più significative della diplomazia pontificia del XX secolo”.

Il Papa ha poi ricordato che “non fu solo un diplomatico da scrivania: a Roma fu molto presente tra i bambini e i giovani di Trastevere, che catechizzava, confessava e accompagnava con affetto. Lì era riconosciuto come un sacerdote vicino, padre e amico. Questa doppia dimensione — quella del diplomatico di governo e quella del pastore vicino — dà alla sua figura una ricchezza particolare, poiché seppe unire il servizio alla Chiesa universale con l’attenzione concreta ai più piccoli”.

Leone XIV ha anche parlato della preghiera delle Litanie dell’Umiltà, care al Cardinale Merry del Val. “Il desiderio di riconoscimento è una tentazione costante per chi occupa ruoli di responsabilità. Il cardinale Merry del Val lo conosceva bene, tuttavia, nel profondo della sua preghiera, chiedeva di essere liberato dagli applausi. Chi serve nella Chiesa non cerca che prevalga la propria voce, ma che sia la verità di Cristo a parlare. E in questo distacco scoprì la libertà del vero servo. Dopo la morte di san Pio X ricevette altri incarichi, ma si impegnò a continuare a servire con la stessa fedeltà, con la serenità di chi sa che ogni servizio nella Chiesa è prezioso quando è vissuto per Cristo. In tal modo mostrò che il suo compito non era un piedistallo, ma un cammino di donazione. La vera autorità non si fonda su cariche o titoli, ma sulla libertà di servire anche lontano dai riflettori. Cercò di vivere la sua missione con fedeltà al Vangelo e libertà di spirito, senza lasciarsi guidare dal desiderio di piacere, ma dalla verità sostenuta sempre dalla carità. E comprese che la fecondità della vita cristiana non dipende dall’approvazione umana, ma dalla perseveranza di chi, unito a Cristo come il tralcio alla vite, porta frutto a suo tempo”.

“Il Cardinale – ha concluso Papa Leone comprese che dobbiamo lavorare per la nostra santità mentre promuoviamo quella degli altri, camminando insieme verso Cristo.
Questa è la logica del Vangelo e deve essere anche quella della diplomazia pontificia: l’unità e la comunione, sapendo che ciascuno è chiamato a essere tutto il santo che può”.

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