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Il mese di agosto è illuminato da Maria

Posté par atempodiblog le 31 juillet 2025

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In questo mese di agosto camminiamo nella luce delle grandi feste mariane:
La dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore (il 5 agosto), l’Assunzione della Beata Vergine Maria (il giorno 15) e la festa della Beata Vergine Maria Regina (il 22 di questo stesso mese).
Affidiamo alla protezione divina il tempo di riposo perché giovi alla salute del corpo e rinvigorisca la vita spirituale dell’anima.

di Padre Livio Fanzaga – Radio Maria

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Il punto di mira soprannaturale

Posté par atempodiblog le 31 juillet 2025

“Sforzatevi di non perdere mai il punto di mira soprannaturale, neppure nei momenti di riposo e di distensione”.

di San Josemaría Escrivá de Balaguer

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“Spesso la soluzione alla stanchezza non è il riposo, ma la preghiera”.

S. E. Rev.ma Mons. Reginald “Regie” Rivera Malicdem

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San John Henry Newman, da seminarista di Propaganda Fide a Dottore della Chiesa

Posté par atempodiblog le 31 juillet 2025

San John Henry Newman, da seminarista di Propaganda Fide a Dottore della Chiesa
di Fabio Beretta – Agenzia Fides

San John Henry Newman, da seminarista di Propaganda Fide a Dottore della Chiesa dans Alfonso Maria Ratisbonne San-John-Henry-Newman-da-seminarista-di-Propaganda-Fide-a-Dottore-della-Chiesa

San John Henry Newman sarà proclamato Dottore della Chiesa. A stabilirlo è stato Papa Leone XIV che ha confermato il parere affermativo della Sessione Plenaria dei Cardinali e Vescovi, Membri del Dicastero delle Cause dei Santi. Il Cardinale inglese, Fondatore dell’Oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra, sarà il 38mo Santo ad avere il titolo di « Dottore ».

Già nel 2010 Benedetto XVI, durante il suo Viaggio Apostolico in Inghilterra, aveva definito – parlando con i giornalisti che erano sul volo papale – Newman “una figura di Dottore della Chiesa per noi e per tutti”, nonché “un ponte tra anglicani e cattolici” (vedi Fides 17/9/2010).

Nato a Londra il 21 febbraio 1801 da una famiglia anglicana, Newman aveva studiato alla Great Ealing School dove aveva aderito in maniera radicale alle dottrine calviniste. A giugno 1824 venne ordinato diacono nella Chiesa Anglicana e, l’anno successivo, presbitero. Nel 1832 accompagnò il suo amico presbitero Froude in un viaggio nell’Europa meridionale.

Nel Collegio Inglese di Roma incontrò per la prima volta don Nicholas Wiseman, futuro Arcivescovo cattolico di Westminster. Tra il 1833 ed il 1841 Newman e altri esponenti del cosiddetto “Movimento di Oxford” scrissero i “Tracts for the Times”, una raccolta di 90 saggi scritti per sostenere e attestare l’identità cattolica della Chiesa anglicana. I testi non vennero visti di buon occhio: le proteste suscitate spinsero il Vescovo di Oxford a sospendere la pubblicazione dei Tracts. Condannato dall’Hebdomedal Board dell’Università di Oxford e sconfessato da 42 vescovi, nell’aprile 1842 si ritirò con alcuni amici a Littlemore per stendere con loro il celebre Essay development of christian Doctrine, Dopo questi passaggi, maturò pienamente in lui la decisione di aderire alla Chiesa cattolica.

Nel 1846 tornò a Roma con alcuni compagni anglicani passati al cattolicesimo. Dopo approfondito discernimento scelse di entrare nella Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri; frequenterà infatti a Roma la Chiesa Nuova ed i sacerdoti di quella comunità. Nel 1845 iniziò il percorso di studi per diventare sacerdote nel Collegio di Propaganda Fide, allora ospitato nel Palazzo Ferratini, affacciato su piazza di Spagna, nel Rione Colonna.

Il Cardinale Ivan Dias (1936-2017), Prefetto dell’allora Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, inaugurando nel 2010 il Museo Missionario di Propaganda Fide raccontò così la permanenza del futuro Dottore della Chiesa nel palazzo progettato dalle menti di Bernini e Borromini: “Newman descrive nelle sue lettere la grande cura mostrata dal cardinale Fransoni, Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, da monsignor Brunelli, Segretario generale della medesima, e da padre Bresciani, rettore del Collegio Urbano, per farli sentire a casa, adattando ogni cosa ‘alle abitudini inglesi’.

Rimasero piuttosto commossi dal fatto che le loro finestre a Propaganda dessero sulla chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, dove Nostra Signora della Medaglia Miracolosa era apparsa tre anni prima ad Alfonso Ratisbonne, il 20 gennaio 1842: ‘È così meraviglioso trovarmi qui a Propaganda – è come un sogno – eppure così tranquillo, così sicuro, così felice, come se vi appartenessi da sempre, come se non ci fosse stata nessuna violenta rottura o vicissitudine nella mia vita, anzi, più tranquillo e felice di prima’”.

L’eminente teologo, spiegò ancora il Cardinal Dias, “si ritrovò tra giovani preti e seminaristi, la maggior parte dei quali provenienti dai Paesi di missione. Tra i 120/150 studenti residenti si parlavano 32 lingue diverse. Newman ricorda ‘indiani, africani, babilonesi, scozzesi e americani’ , e ancora ‘cinesi (…) egiziani, albanesi, tedeschi, irlandesi’, mentre lui e Ambrose St. John erano gli unici studenti inglesi. John Henry Newman è stato ordinato sacerdote cattolico nella Cappella dei Rei Magi (nel Palazzo di Propaganda Fide, ndr) il 30 maggio 1847 e ha celebrato la prima messa nella Cappella superiore oggi a lui intitolata”.

La cappella citata dal Cardinale Dias, che oggi custodisce anche una reliquia del Santo futuro Dottore della Chiesa, è opera di Borromini. Pensato come un oratorio per il primo piano del palazzo, Borromini lo realizzò con una volta a fasce e le lunette decorate con teste di angeli, qui raffigurati come serafini a sei ali. Oggi sulla parete destra si può ammirare un quadro raffigurante Newman dietro un reliquiario contenente alcuni capelli del Santo inglese fra due candelabri.

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Junho Chu: “Per essere felice, ho bisogno di Dio”

Posté par atempodiblog le 31 juillet 2025

Junho Chu: “Per essere felice, ho bisogno di Dio” dans Citazioni, frasi e pensieri Junho-Chu

Ora lo so. In fondo anche i Padri della Chiesa, Sant’Agostino, San Tommaso d’Aquino ripetevano questa cosa semplice:
 
‘per essere felice, ho bisogno di Dio’.

E se Dio è presente, sono felice quando gli sono vicino, e non sono felice quando sono lontano”.

– 
Junho Chu 

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Papa Leone XIV: “Che le società non cedano alla tentazione dello scontro”

Posté par atempodiblog le 29 juillet 2025

Papa Leone XIV: “Che le società non cedano alla tentazione dello scontro”
Tratto da: Pope’s Worldwide Prayer Network – Vatican

Papa Leone XIV: “Che le società non cedano alla tentazione dello scontro” dans Amicizia Mendicanti-della-Pace

  • Nel Video del Papa di agosto, Leone XIV invita a pregare perché le società sappiano evitare i conflitti interni su basi etniche, politiche, religiose o ideologiche.
  • Il Pontefice incoraggia a “cercare vie di dialogo” e a “rispondere ai conflitti con gesti di fraternità”.

(Città del Vaticano, 29 luglio 2025). – Oggi viene pubblicata la nuova edizione del Video del Papa, che accompagna e presenta l’intenzione di preghiera di Leone XIV per il mese di agosto: “Per la convivenza comune”.

Come di consueto, il Pontefice ha scelto un tema che rappresenta una sfida per l’umanità e per la missione della Chiesa oggi: i conflitti all’interno delle nostre società. Per questo motivo, chiede ai fedeli di pregare “perché le società in cui la convivenza sembra più difficile non cedano alla tentazione dello scontro su basi etniche, politiche, religiose o ideologiche”.

Nel video, realizzato questo mese con la collaborazione di Jesuit Communications Foundation (JesCom), Leone XIV recita una preghiera creata appositamente per l’intenzione di agosto dalla sua Rete Mondiale di Preghiera. E le immagini che accompagnano le sue parole sono un viaggio tra le divisioni presenti nel mondo: guerre, scontri e violenze che causano distruzioni, mettono persone in fuga dalla propria terra e provocano solitudini esistenziali.

Ma c’è un messaggio finale di speranza affidato ai giovani, il cui Giubileo coincide con la presentazione di questa edizione del Video del Papa. La speranza di un futuro migliore passa infatti per la capacità dei giovani di costruire comunità fraterne accogliendosi l’un l’altro nelle differenze, aprendo il proprio cuore e mettendosi al servizio degli altri.

Convivere con rispetto e compassione
La preghiera del Papa descrive la situazione attuale: “Viviamo in tempi di paura e di divisione. A volte ci comportiamo come se fossimo soli, costruendo muri che ci separano gli uni dagli altri”. È sufficiente sfogliare le notizie dei media in un giorno qualsiasi per constatare che ai conflitti internazionali si sommano i numerosi scontri che nascono all’interno delle comunità, a causa dell’esacerbazione delle differenze politiche, religiose, etniche e così via.

Alla radice di questo fenomeno c’è l’aver dimenticato una verità fondamentale: tutti siamo fratelli e sorelle, figli di un unico Padre. Per questo motivo, il Papa continua: “manda il tuo Spirito, Signore, per riaccendere in noi il desiderio di comprenderci l’un l’altro, di ascoltarci, di vivere insieme con rispetto e compassione”.

Per superare differenze e ideologie, è necessario guardare agli altri “con gli occhi del cuore”, che permettono di riconoscere la dignità inviolabile di tutte le persone. E avere il coraggio di “cercare vie di dialogo e di rispondere ai conflitti con gesti di fraternità”. L’apertura all’altro senza paura delle differenze permette di scoprire che queste non costituiscono una minaccia, ma “una ricchezza che ci rende più umani”.

Promuovere la convivenza pacifica
Il Direttore Internazionale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa, P. Cristóbal Fones, S.J., spiega che “tutti possiamo promuovere la convivenza pacifica”. Per realizzare ciò, “in primo luogo è necessario lavorare su se stessi per estirpare dal cuore l’orgoglio, le pretese, le parole offensive che feriscono e uccidono. Come ci insegna Papa Leone XIV, la pace si costruisce a partire dal cuore”.

In secondo luogo, è necessario mettere da parte i pregiudizi e affrontare la paura di chi è ‘diverso’: “bisogna avvicinarsi con rispetto per ascoltare l’altro, che ha sempre qualcosa di unico da offrire”, continua il P. Fones. “Attraverso il dialogo, è possibile cercare ciò che ci unisce e aprire vie di collaborazione per il bene comune”.

Per concludere, il P. Fones ricorda che “Papa Leone XIV sottolinea anche che i governanti devono lavorare per costruire società civili armoniose e pacifiche. Questo può avvenire investendo nella famiglia; tutelando la dignità di tutte le persone, specialmente delle più fragili e indifese; praticando la giustizia; cercando di rimediare alle disuguaglianze; e difendendo la verità, che è la base che permette di costruire relazioni autentiche”.

Va ricordato infine che, nel contesto dell’Anno Santo 2025, Il Video del Papa acquista una rilevanza particolare, perché ci fa conoscere le intenzioni di preghiera che il Santo Padre porta nel suo cuore. Per ottenere la grazia dell’indulgenza giubilare, occorre pregare per queste intenzioni.

Il Video del Papa di questo mese è stato realizzato con l’aiuto di Jesuit Communications Foundation (JesCom)Questo progetto è realizzato grazie alle donazioni, possibili attraverso il sito web

Dove si può vedere il video?

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Agosto, il mese dedicato al Padre Celeste

Posté par atempodiblog le 28 juillet 2025

Agosto, il mese dedicato al Padre Celeste dans Fede, morale e teologia Agosto-mese-dedicato-al-Padre-celeste

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Esortazione alla pazienza

Posté par atempodiblog le 28 juillet 2025

“E se ci accorgessimo di non essere un terreno fecondo, non scoraggiamoci, ma chiediamo a Lui di lavorarci ancora per farci diventare un terreno migliore”.

Papa Leone XIV

Esortazione alla pazienza dans Citazioni, frasi e pensieri Un-terreno-migliore

“Riaccendiamoci nuovamente d’amore nell’ardente carità di Gesù Cristo e facciamo conto che fino ad ora non abbiamo fatto nessuna cosa buona; e con grande cuore e con molto desiderio ci destiamo e ci rinnoviamo, insieme, come, ad esempio, fanno le piante, ed apprestiamoci a produrre molto e santo frutto; e, con ogni umiltà, abbiamo per amore di Cristo pazienza con noi stessi, con tutte le persone e in tutte le avversità.

Dio dà all’anima delle consolazioni e delle tribolazioni, affinché porti frutto: così il saggio lavoratore non si rallegra meno quando vede in gennaio il ghiaccio e in maggio percepisce il caldo, perché sa che nel terreno, coperto dalle nevi e dal ghiaccio, dopo la semina, si sviluppano le prime radici e i germogli delle biade”.

del beato Giovanni Colombini da Siena e da Acquapendente (31 luglio, memoria liturgica)

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Acquapendente: un gioiello medioevale

Posté par atempodiblog le 28 juillet 2025

Acquapendente: un gioiello medioevale
Dalla contessa Matilde di Canossa a papa Gregorio VII, da Federico Barbarossa a San Tommaso d’Aquino,… certo i grandi nomi non sono mancati ad Acquapendente, borgo dell’alta Tuscia laziale.
di Maddalena della Somaglia – Radici Cristiane

Acquapendente: un gioiello medioevale dans Fede, morale e teologia Borgo-di-Acquapendente

Incastonato tra colli e valli dell’alta Tuscia laziale, sorge un piccolo gioiello medievale: Acquapendente.
Le prime tracce di un centro abitato sembrano risalire ad epoca etrusca, ma i più antichi documenti scritti sono del IX secolo: Arisa, il nome del piccolo borgo a quei tempi, era situato sulla via Francigena, percorsa continuamente da pellegrini e commercianti in viaggio verso Roma. Nel X secolo, l’imperatore Ottone I, in alcuni documenti, cita Acquapendente come un piccolo borgo che ritroviamo, un secolo dopo, tra il 1077 e il 1080, donato a papa Gregorio VII dalla contessa Matilde di Canossa, il cui vasto feudo dall’Emilia, passando per la Toscana, comprendeva tutti i territori dell’alto Lazio fino al lago di Bolsena compreso.

Non appena eletto imperatore nel 1155, Federico Barbarossa si impossessò della cittadina di Acquapendente, punto strategico per la sua posizione, e fece costruire una fortezza che dominava la città. Poco durò l’occupazione della cittadina da parte del Barbarossa, perché gli abitanti, restii ad una dominazione che, in quanto sudditi del Papa, non riconoscevano, si ribellarono nel 1166 e rasero al suolo il castello, di cui oggi rimane solo una torre.

Secondo la tradizione, l’avallo all’insurrezione venne dato dalla Madonna stessa che il 15 maggio di quell’anno, vista l’incertezza degli abitanti sul da farsi, li confermò nel loro intento, facendo fiorire davanti a due contadini un ciliegio completamente secco. Raggiunto dalla notizia del miracolo, papa Alessandro III incoraggiò i cittadini di Acquapendente e inviò truppe pontificie per sostenerli.
Ancora oggi, il 15 di maggio, si festeggia ogni anno l’anniversario del miracolo e della successiva vittoria con la festa dei “Pugnaloni”, durante la quale la statua della Madonna, intagliata nel legno del tronco di ciliegio che fiorì miracolosamente, viene portata in processione per l’intero paese.

Per chi entra dal nord, lungo l’antico cammino della via Francigena, si passa attraverso la porta della Ripa, ai piedi di un’antica fortezza fatta costruire nel XIII secolo per respingere i continui assedi provenienti dalle città di Orvieto e Siena. Questa fortezza, nel 1333, diventò un monastero contemplativo di Clarisse, tutt’ora esistente e dedicato a santa Chiara.

Entrando dalla porta a Ripa e percorrendo la via principale che attraversa tutto il borgo, si trova subito sulla sinistra il bellissimo complesso dedicato a san Francesco con una grande chiesa del XII secolo, un campanile a tre livelli degli inizi del 1500, un ampio convento e chiostro che ospitarono per secoli una comunità di frati minori. La chiesa ebbe sempre un ruolo importante nella vita della piccola cittadina, perché in essa venivano elette le cariche pubbliche quali i Priori e i Gonfalonieri. Il convento, come spesso succede oggi, è stato abbandonato dai frati e ceduto al Comune, che lo ha trasformato, insieme al chiostro, in zona espositiva. Varie opere d’arte sono ancora custodite tra la chiesa e la sacrestia, ma forse quelle che colpiscono di più sono le statue dei dodici Apostoli, lungo le pareti laterali, e quelle di san Giuseppe e di san Giovanni Battista, che incorniciano il presbiterio.

Non è tanto per la fama dello scultore, Giovanni Bulgarini da Piancastagnaio (tra il 1751 e il 1752), non particolarmente conosciuto, quanto per la loro imponenza e armonia in tutto il complesso. Ogni coppia di apostoli vegliava su di un altare, lungo l’abside, così da averne tre da un lato e tre dall’altro: su ogni altare una statua, un dipinto, un Crocifisso per la venerazione dei fedeli. Purtroppo oggi questi sei altari non esistono più perché la furia iconoclasta del post-Concilio li ha distrutti. Rimangono le pale, rimangono gli Apostoli, ma defraudati dell’intento con il quale erano stati realizzati: essere spettatori, vigili custodi del Santo Sacrificio della Messa che si celebrava su quegli altari e che ogni volta rinnova quanto si compì sul Calvario, sacrificio supremo del nostro Redentore al quale vari Apostoli personalmente assistettero.

Varie altre chiese e conventi sorgono nella piccola cittadina: la più grande è la concattedrale del Santo Sepolcro, dell’anno 1000 circa, che ospita la prima riproduzione del Sepolcro di Nostro Signore a Gerusalemme; la chiesa di Santa Vittoria, la più antica perché già nominata nei documenti del IX secolo e la più importante fino all’erezione della concattedrale nel 1649; la chiesa di Santa Caterina e la chiesa di Sant’Agostino con annesso convento (espropriato con un decreto della Repubblica Romana nel 1798 e oggi adibito a scuola elementare e uffici pubblici); la chiesa di San Giovanni risalente al 1149 con il convento, che domina tutta la città, fatto costruire da Ascanio Sforza nel 1535, divenuto il seminario della diocesi nel 1818 e attualmente adibito a casa di riposo per anziani; la chiesa di San Lorenzo e quella di Santo Stefano, nella piazza principale di Acquapendente.

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Il Signore ci ascolta sempre, non smettiamo di pregare e pregare con fiducia: in Lui troveremo sempre luce e forza

Posté par atempodiblog le 27 juillet 2025

PAPA LEONE XIV

ANGELUS
Il Signore ci ascolta sempre, non smettiamo di pregare e pregare con fiducia: in Lui troveremo sempre luce e forza

Piazza San Pietro
Domenica, 27 luglio 2025

[Multimedia]

Il Signore ci ascolta sempre, non smettiamo di pregare e pregare con fiducia: in Lui troveremo sempre luce e forza dans Commenti al Vangelo Santo-Padre-Leone-XIV

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Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Oggi il Vangelo ci presenta Gesù che insegna ai suoi discepoli il Padre nostro (cfr Lc 11,1-13): la preghiera che unisce tutti i cristiani. In essa il Signore ci invita a rivolgerci a Dio chiamandolo “Abbà”, “Papà”, come bambini, con «semplicità […], fiducia filiale, […] audacia, certezza di essere amati» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2778).

Con un’espressione molto bella, il Catechismo della Chiesa Cattolica dice in proposito che «attraverso la Preghiera del Signore, noi siamo rivelati a noi stessi, mentre ci viene rivelato il Padre» (ibid., 2783). Ed è vero: più preghiamo con fiducia il Padre dei Cieli, più ci scopriamo figli amati e più conosciamo la grandezza del suo amore (cfr Rm 8,14-17).

Il Vangelo odierno, poi, descrive i tratti della paternità di Dio attraverso alcune immagini suggestive: quella di un uomo che si alza, nel cuore della notte, per aiutare un amico ad accogliere un visitatore inaspettato; oppure quella di un genitore che si preoccupa di dare cose buone ai suoi figli.

Esse ci ricordano che Dio non ci volta mai le spalle quando ci rivolgiamo a Lui, nemmeno se arriviamo tardi a bussare alla sua porta, magari dopo errori, occasioni mancate, fallimenti, nemmeno se, per accoglierci, deve svegliare” i suoi figli che dormono in casa (cfr Lc 11,7). Anzi, nella grande famiglia della Chiesa, il Padre non esita a renderci tutti partecipi di ogni suo gesto d’amore. Il Signore ci ascolta sempre quando lo preghiamo, e se a volte ci risponde con tempi e in modi difficili da capire, è perché agisce con una sapienza e con una provvidenza più grandi, che vanno al di là della nostra comprensione. Perciò anche in questi momenti, non smettiamo di pregare e pregare con fiducia: in Lui troveremo sempre luce e forza.

Recitando il Padre nostro, però, oltre a celebrare la grazia della figliolanza divina, noi esprimiamo anche l’impegno a corrispondere a tale dono, amandoci come fratelli in Cristo. Uno dei Padri della Chiesa, riflettendo su questo, scrive: «Bisogna che, quando chiamiamo Dio Padre nostro”, ci ricordiamo del dovere di comportarci come figli» (S. Cipriano di Cartagine, De dominica Oratione, 11), e un altro aggiunge: «Non potete chiamare vostro Padre il Dio di ogni bontà, se conservate un cuore crudele e disumano; in tal caso, infatti, non avete più in voi l’impronta della bontà del Padre celeste» (S. Giovanni Crisostomo, De angusta porta et in Orationem dominicam, 3).
Non si può pregare Dio come Padre” e poi essere duri e insensibili nei confronti degli altri. Piuttosto è importante lasciarsi trasformare dalla sua bontà, dalla sua pazienza, dalla sua misericordia, per riflettere come in uno specchio il suo Volto nel nostro.

Cari fratelli e sorelle, la liturgia oggi ci invita, nella preghiera e nella carità, a sentirci amati e ad amare come Dio ci ama: con disponibilità, discrezione, premura vicendevole, senza calcoli. Chiediamo a Maria di saper rispondere all’appello, per manifestare la dolcezza del Volto del Padre.

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Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Oggi si celebra la V Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani che ha come tema: «Beato chi non ha perduto la speranza». Guardiamo ai nonni e agli anziani come testimoni di speranza, capaci di illuminare il cammino delle nuove generazioni. Non lasciamoli soli, ma stringiamo con loro un’alleanza di amore e di preghiera.

Il mio cuore è vicino a tutti coloro che soffrono a causa dei conflitti e della violenza nel mondo. In particolare, prego per le persone coinvolte negli scontri al confine tra Thailandia e Cambogia, specialmente per i bambini e le famiglie sfollate. Possa il Principe della pace ispirare tutti a cercare il dialogo e la riconciliazione.

Prego per le vittime delle violenze nel sud della Siria.

Seguo con molta preoccupazione la gravissima situazione umanitaria a Gaza, dove la popolazione civile è schiacciata dalla fame e continua ad essere esposta a violenze e morte. Rinnovo il mio accorato appello al cessate il fuoco, alla liberazione degli ostaggi e al rispetto integrale del diritto umanitario.

Ogni persona umana ha un’intrinseca dignità conferitale da Dio stesso: esorto le parti in tutti i conflitti a riconoscerla e a fermare ogni azione contraria ad essa. Esorto a negoziare un futuro di pace per tutti i popoli e a rigettare quanto possa pregiudicarlo.

Affido a Maria, Regina della pace, le vittime innocenti dei conflitti e i governanti che hanno il potere di porvi fine.

Saluto Radio Vaticana/Vatican News che, per essere più vicina ai fedeli e pellegrini durante il Giubileo, ha inaugurato una piccola postazione sotto il colonnato del Bernini insieme all’Osservatore Romano. Grazie per il servizio in tante lingue, che porta la voce del Papa nel mondo. E grazie a tutti i giornalisti che contribuiscono ad una comunicazione di pace e di verità.

Saluto tutti voi, provenienti dall’Italia e da tante parti del mondo, in particolare i nonni e le nonne di San Cataldo, i giovani frati cappuccini d’Europa, i ragazzi della Cresima dell’Unità pastorale Grantorto-Carturo, i giovani di Montecarlo di Lucca e gli Scout di Licata.

Saluto con particolare affetto i giovani di diversi Paesi, convenuti a Roma per il «Giubileo dei Giovani». Auspico che esso sia per ciascuno un’occasione per incontrare Cristo ed essere da Lui rinsaldati nella fede e nell’impegno di seguirlo con coerenza.

I greet the faithful from Kearny (New Jersey), the Catholic Music Award group and the EWTN Summer Academy. I also greet with particular affection the young people from various countries who have gathered in Rome for the Jubilee of Youth, which begins tomorrow.  I hope that this will be an opportunity for each of you to encounter Christ, and to be strengthened by him in your faith and in your commitment to following Christ with integrity of life.

Saludo con especial afecto a los jóvenes provenientes de diferentes países, reunidos en Roma para el “Jubileo de los Jóvenes”. Espero que sea para cada uno ocasión para encontrar a Cristo y ser fortalecidos por Él en la fe y en el compromiso de seguirlo con coherencia.

Stasera si svolgerà la processione della Madonna “fiumarola” sul Tevere: possano i partecipanti a questa bella tradizione mariana imparare dalla Madre di Gesù a praticare il Vangelo nella vita quotidiana! A tutti auguro una buona domenica!


Copyright © Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana

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Il Santo Volto di Gesù in padre Pio da Pietrelcina

Posté par atempodiblog le 26 juillet 2025

Il Santo Volto di Gesù in padre Pio da Pietrelcina
di padre Stefano Maria Manelli – Il settimanale di Padre Pio
Tratto da:  Radici Cristiane

Il Volto di Gesù in padre Pio da Pietrelcina ha riflessi particolari segnati in profondità dalla sua configurazione spirituale certamente non comune. È evidente in padre Pio il peso di una realtà carismatica così eccezionale, che impegnerà senza fine gli studiosi della teologia mistica a tutti i livelli di ricerca anche interdisciplinare. Lo spiega padre Stefano Maria Manelli in questo prezioso ed appassionato articolo, che pubblichiamo per gentile concessione de “Il Settimanale di padre Pio”, edito dalla Casa Mariana Editrice. (Radici Cristiane)

Il Santo Volto di Gesù in padre Pio da Pietrelcina dans Commenti al Vangelo Padre-Pio-Ges-e-San-Francesco-d-Assisi

Nelle Fonti Francescane leggiamo questa significativa testimonianza riportata dal beato Tommaso da Celano nella Vita seconda di San Francesco d’Assisi sulla morte di san Francesco rivelata ad alcuni santi frati e sull’entrata del Serafico Padre nel Regno dei cieli:

«In quella notte [della morte di san Francesco d’Assisi] e alla stessa ora, il padre glorioso apparve ad un altro frate di vita lodevole, mentre era intento a pregare. Era vestito di una dalmatica di porpora, e lo seguiva una folla innumerevole di persone. Alcuni si staccarono dal gruppo per chiedere al frate: “Costui non è forse Cristo, o fratello?”. “Sì, è lui”, rispondeva. Ed altri di nuovo lo interrogavano: “Non è questi san Francesco?”. E il frate allo stesso modo rispondeva affermativamente. In realtà sembrava a lui e a tutta quella folla che Cristo e Francesco fossero una sola persona» (n. 219).

Questa affermazione non può essere giudicata temeraria da chi sa intendere bene, perché «chi aderisce a Dio diventa un solo spirito» (cfr. 1Cor 6, 17) con Lui e lo stesso Dio «sarà tutto in tutti» (cfr. 1Cor 12, 6).
Per questo e con non minore valore di autorità, la Liturgia definisce san Francesco di Assisi «fedelissima immagine di Cristo Crocifisso» (dal Prefazio della santa Messa).
Questo episodio riguardante san Francesco d’Assisi nella sua straordinaria conformità e somiglianza anche fisica con Cristo «povero e crocifisso», serve bene per immettere subito padre Pio da Pietrelcina sulla pista agiografica a lui più congeniale, sia perché egli è un francescano, figlio del Poverello d’Assisi, sia perché anch’egli è uno stimmatizzato, ben somigliante al suo Serafico Padre.

Il volto di Gesù
Nel Vangelo possiamo tutti scoprire il Volto di Gesù. Volto teandrico. Volto umano. Volto divino. Volto di bimbo. Volto di adulto. Volto paterno. Volto compassionevole. Volto trasfigurato. Volto sdegnato. Volto appassionato. Volto crocifisso… Chi potrà mai esaurire, in effetti, le espressioni delle fattezze reali di un volto umano e divino insieme?
Ma già questa ricchezza e varietà di espressioni erano presenti, si può dire, nel volto di padre Pio, segnate pressoché sempre da un quid arcano non afferrabile né misurabile, che sfuggiva ad ogni dimensione soltanto umana, trascendendola in modo quasi imperativo e sovrano, ma con naturalezza, senza ombra di posa o di maniera o di forzatura qualsiasi. Padre Pio appariva come un mistero anch’esso umano-divino, sia pure in misura ridotta, e tale mistero ne impersonava l’intera figura e in particolare il volto.
È testimonianza moltiplicabile indefinitamente. Gli occhi, i sorrisi, la tristezza, lo sdegno, la dolcezza, la durezza, le lagrime, le parole sferzanti: chi è colui che ha visto padre Pio, che ha conosciuto padre Pio da vicino e non ricorda tutto ciò? Il suo volto s’irradiava o s’incupiva per cose, che non si udivano né si vedevano da altri che da lui. Il suo volto tradiva operazioni ad intra inafferrabili ed inspiegabili a chicchessia. I suoi occhi, in particolare, penetravano e scrutavano al di là del visibile e del sensibile, leggendo nei cuori e nelle anime come in un libro aperto.

Un vero “Gesù visibile”
Insegna san Giovanni della Croce che ogni fenomeno mistico di natura anche fisica si diparte sempre da una radice spirituale ad intra che matura, fiorisce e si manifesta quindi ad extra. E san Francesco di Sales, infatti, spiega bene che il fenomeno mistico fisico delle stimmate di san Francesco di Assisi fu la proiezione e manifestazione esterna del mistero della crocifissione di Cristo, già tutto presente e operante in lui, da molto tempo, nell’intimo del cuore, come è attestato espressamente nelle stesse Fonti Francescane (n. 594).
Se padre Pio è stato visto, chiamato e considerato, da molti, un vero “Gesù visibile”, ciò significa che già nell’intimo egli era pieno di Gesù, aveva assimilato Gesù, si era fatto assorbire da Gesù, vivendo l’arcana esperienza di san Paolo che scrive:

«Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2, 20).

In particolare, poi, riguardo al Volto di Gesù riflesso nel volto di padre Pio, l’evidenza dell’identificazione si può dire che apparisse primaria e a volte pressoché totalizzante. Infatti, era soprattutto guardando padre Pio nel volto, che si poteva provare netta l’impressione di vedere riflesso nel suo il volto stesso di Cristo con i suoi lampeggiamenti negli occhi, i sorrisi celestiali, le contrazioni di dolore, la concentrazione intensissima, la trasfigurazione di sguardi e lagrime.
Chi scrive ricorda bene tutto questo, impresso indelebilmente nella memoria. Il Volto di Gesù, il volto di padre Pio: due volti in uno, ambedue irradiazioni del divino nell’umano e attraverso l’umano, senza diaframmi, quasi a identificarsi, per attimi lunghi o brevi, agli occhi stupefatti dei presenti, incapaci di sottrarsi a quella così arcana visibilità del divino partecipata dal Volto di Cristo al volto di padre Pio.

Come un’icona
Forse la configurazione migliore del volto misterioso di padre Pio è quella dell’“icona” del Volto di Cristo. Si sa che l’“icona”, a differenza di ogni altra raffigurazione pittorica, condensa in sé una sorta di “presenza celeste” particolarmente avvertita, soprattutto dai cristiani d’Oriente, per la forza evocativa che l’immagine iconica provoca in chi la guarda e la prega.
L’impressione più forte che colpiva la vista e incideva nell’animo era particolarmente quella che si provava guardando padre Pio all’atto della consacrazione del pane e del vino durante la celebrazione della sua santa Messa. A quel punto, in quei lunghi minuti di tempo che durava il mistero della consacrazione eucaristica, si può dire che il volto di padre Pio diventasse visivamente un’impressionante “icona” del Volto di Cristo durante la crocifissione. Senza tema di esagerazione, chi scrive ha visto e può attestare tutto ciò, pur mancando i termini adeguati a descrivere la realtà dolorosa delle espressioni sofferte del volto di padre Pio e lo stupore struggente che ogni volta si provava a guardare quel volto in quei momenti così arcani e sovrumani.

«Sul volto pallidissimo, trasfigurato – è stato scritto da Gennaro Preziuso in Padre Pio, un martire – erano visibili dolorose contrazioni che lo facevano vibrare». «Sul volto di padre Pio – ha aggiunto Fallani nella stessa opera – passavano le vibrazioni interiori della sua anima, scossa dal memoriale della Passione vissuto minuto per minuto nella liturgia eucaristica».

Idem Christus
Dopo la celebrazione della santa Messa, invece, di solito padre Pio «aveva il viso splendente – afferma un altro teste diretto – di un roseo di fiamma… Era così il volto di Mosè, quando scendeva dal Sinai, dopo il colloquio col Signore?», si legge in Detti e aneddoti di Padre Pio (P. Costantino Capobianco).
E un altro testimone oculare, in pagine profonde di analisi sugli scritti e sulla vita di padre Pio, ha potuto affermare con acutezza di indagine e di riflessioni che nel frate, visto dall’interno e dall’esterno, si attua e si coglie il mistero della trasformazione in Cristo fino al punto che «il processo tocca il culmine: e con lui si ha non soltanto un “alter Christus”, non soltanto un avviamento alla “identitas Christi”, ma addirittura l’idem Christus!», è scritto in Solo nel mistero di Dio di san Panunzio.
Si è ben lontani, qui, dalle descrizioni di quei pii volti oleografici così graditi a certa letteratura devozionistica, ferma alle apparenze che commuovono mentre rifugge dal mistero di quei volti trasfigurati che colpiscono e magari sconvolgono. Il Santo Volto di Cristo, così dolce e insieme maestoso nella sagoma della celebre Sindone, aiuta a scavalcare le impressioni di volti, che nella loro bellezza anche non comune rivelano soltanto una dimensione umana, che non trascende in nulla l’umano, mortificando la dimensione più nobile e sovrana dell’uomo, che è quella tutta interiore e spirituale riflessa e irradiata soprattutto dai lineamenti e movimenti del volto animato dalla divina grazia, che riflette il Volto umanato del Tre volte Santo.
Se è vero che il richiamo primario del Santo Volto di Gesù è al mistero della sua Crocifissione e Morte per la redenzione universale, è anche vero che tale richiamo costituisce il cuore della spiritualità cristocentrica francescana vissuta ai livelli più alti dell’esperienza mistica, anche fisica, dal Serafico padre san Francesco, espressa dottrinalmente ai livelli della più elevata teologia mistica dal Dottore serafico, san Bonaventura da Bagnoregio.

Assimilazione al Crocifisso
Nella storia degli stimmatizzati certamente l’esperienza dell’assimilazione al Crocifisso in padre Pio resta unica e ineguagliabile, segnata al vivo e davvero scolpita, si può dire, dalle parole di san Paolo Apostolo: «Sono crocifisso con Cristo in croce…» (Gal 2, 19) e «Porto nel mio corpo le stigmate del Signore nostro Gesù Cristo» (Gal 6, 17).
Nell’accurata indagine sul magistero spirituale di padre Pio da Pietrelcina, infatti, padre Melchiorre da Pobladura ha potuto scrivere che «indubbiamente il richiamo alla Croce è una delle “costanti” dell’insegnamento di padre Pio. È un pensiero dominante, facilmente individuabile nel sottofondo del suo magistero». Nel cammino della vita spirituale secondo padre Pio – afferma ancora padre da Pobladura in Alla scuola spirituale di padre Pio da Pietrelcina – è essenziale «incontrarsi vitalmente con Cristo Crocifisso», aiutati e accompagnati dalla sua divina Madre Maria, la «cara Corredentrice».

«Tieni nel tuo cuore Gesù Crocifisso»: è questa una delle espressioni più frequenti uscite dalla penna di padre Pio nelle sue lettere di direzione spirituale. E in un’altra lettera di direzione spirituale raccomanda di guardare al Crocifisso, di «avere gli occhi sempre fissi su Colui che vi guida». E il Volto di Gesù prediletto da padre Pio resta appunto quello doloroso della Sindone ossia il volto di Gesù Crocifisso, mentre passa in second’ordine, per lui, il Volto glorioso di Gesù Risorto. «Gesù glorificato è bello – scrive espressamente padre Pio – ma quantunque egli sia tale, sembrami che lo sia maggiormente crocifisso». «Quanto è bello il suo Volto – scrive ancora – e dolci i suoi occhi».

«Nei suoi insegnamenti e nelle sue esortazioni – rileva attentamente padre Melchiorre da Pobladura in una pagina di acuta analisi – egli mette l’accento più sulla morte ignominiosa del Cristo che sulla sua trionfale risurrezione» e questa impostazione «sembra più consona ed anche più intelligibile alla natura umana decaduta», giacché «lo stato di morte è, si può dire, più connaturale e consustanziale alla vita dell’uomo che non quello di gloria. La vita umana è intessuta di spine… Orbene, presentare come sostrato di questo faticoso cammino la vita gloriosa del Cristo risorto è in certo modo invitare quasi a vivere fuori del tempo presente e a cullarsi nel futuro. La risurrezione è il termine escatologico del cristiano, la morte invece, simboleggiata nella Croce, è lo stato attuale di ogni persona in qualunque condizione di vita si trovi. In altre parole la sapienza della Croce si addice più che la sapienza della risurrezione alla vita presente… Realisticamente, pertanto, la vita cristiana deve essere orientata sotto il segno della Croce, più che vista e contemplata sotto lo splendore della risurrezione».

La “teologia cordis”
Padre Pio, con la sua teologia cordis, così caratteristicamente francescana, adorava amorosamente il mistero dell’Incarnazione e aveva una passione così ardente per il Natale di Gesù, che quasi si estasiava nella contemplazione gioiosa di Gesù Bambino a Betlemme. Chi ha avuto l’occasione di vederlo, ricorda bene il volto roseo, trasfigurato, di padre Pio che contemplava Gesù Bambino mentre lo dava a baciare ai fedeli nella Notte Santa del Natale. Tutto ciò è vero.
Ma è ancora più vero che i suoi sguardi al Crocifisso erano di una frequenza e di una intensità amorosa così particolare da rivelare, senza posa o forzatura alcuna, una partecipazione amorosa di sofferenza viva e immediata. Chi scrive ricorda bene che i figli spirituali avevano un’attenzione particolare nel portare a padre Pio i Crocifissi da benedire; e padre Pio ad ogni Crocifisso rivolgeva, con la benedizione, uno sguardo prolungato che rapiva e commuoveva anche i presenti. Quale mistero visibile di comunione, in quei momenti, fra il Santo Volto di Gesù Crocifisso e il volto di padre Pio, anch’egli crocifisso!

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Novena in preparazione alla solennità della Trasfigurazione del Signore

Posté par atempodiblog le 26 juillet 2025

Novena in preparazione alla solennità della Trasfigurazione del Signore, il 6 agosto, da recitarsi dal 28 luglio al 5 agosto

Novena in preparazione alla solennità della Trasfigurazione del Signore dans Preghiere Trasfigurazione-del-Signore

Signore Gesù, nostro Salvatore,
noi vogliamo rimanere alla tua presenza
per ascoltare la tua parola,
per contemplare il tuo Volto,
per essere rinnovati nel cuore
e resi capaci di accoglierTi pienamente, con amore.

Come uno di noi, sì, Tu sei,
ma il più bello tra i figli dell’uomo:
come un fiore offerto ad ogni uomo
per la gioia di ogni cuore. Amen.

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Novena al Santo Curato d’Ars

Posté par atempodiblog le 26 juillet 2025

Questa breve novena può essere recitata in preparazione della festa del Santo, il 4 agosto, dal 26 luglio al 3 agosto, o in qualsiasi momento per le proprie necessità.

 Novena al Santo Curato d'Ars dans Preghiere Il-santo-curato-d-Ars

San Giovanni Maria Vianney, il tuo cuore traboccava d’amore per il nostro Gesù e per il tuo prossimo, insegnaci ad amare veramente.
Fa’ che possiamo avvicinarci più frequentemente al Sacramento della Confessione e della Riconciliazione, dove ci attende la Divina Misericordia di Dio che ci dona la pace del cuore.
Noi affidiamo a te, “patrono di tutti i sacerdoti dell’universo”, tutti i consacrati e preghiamo per loro; rendili perseveranti nella preghiera, conservali nella pace e nella fedeltà alla Santa Madre Chiesa.
Ti chiediamo, infine, la speciale grazia… (qui si formuli  la propria richiesta) di cui abbiamo bisogno. Amen.

Pater, Ave, Gloria

San Giovanni Maria Vianney, prega per noi e per il mondo intero

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Il Papa: i migranti sono una vera benedizione, desiderare dignità e pace per tutti

Posté par atempodiblog le 25 juillet 2025

Il Papa: i migranti sono una vera benedizione, desiderare dignità e pace per tutti
Nel Messaggio diffuso oggi, 25 luglio, per la 111.ma Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra il 4-5 ottobre, Leone XIV riflette sul nesso tra speranza, migrazione e missione. La mobilità umana è generata per lo più dalla ricerca di una felicità che guerre, ingiustizie, crisi climatica mettono a dura prova: va superato l’individualismo, seria minaccia alla condivisione di responsabilità, alla cooperazione multilaterale, alla realizzazione del bene comune
di Antonella Palermo – Vatican News

Il Papa: i migranti sono una vera benedizione, desiderare dignità e pace per tutti dans Amicizia Il-seme-della-pace-si-manifesta-nelle-piazze-brulicanti-di-fanciulli-nella-gioia-di-poter-giocare-s
Il Pontefice cita Zaccaria laddove il “seme della pace” si manifesta nelle piazze brulicanti di fanciulli, nella gioia di poter giocare spensierati

È sul nesso tra speranza, migrazione e missione che si concentra il Messaggio, diffuso oggi 25 luglio, di Papa Leone XIV per la 111.ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra il 4 e 5 ottobre prossimo. “È importante che cresca nel cuore dei più il desiderio di sperare in un futuro di dignità e pace per tutti gli esseri umani”, soprattutto in un contesto, come quello attuale, minato da guerre, violenze, ingiustizie e fenomeni climatici estremi: questo il presupposto da cui si sviluppano le considerazioni del testo “Migranti, migranti di speranza”.

Freccia dans Viaggi & Vacanze LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE: MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV PER LA 111ª GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2025

Curare gli interessi di tutta la famiglia umana
La corsa al riarmo, la crisi climatica, scarsamente considerata a livello globale, e le disuguaglianze economiche generano sfide “impegnative” e sempre più complesse. In questo quadro, aggravato da conflitti, violenze e ingiustizie, afferma il Papa, milioni di persone sono costrette a lasciare le proprie terre di origine in cerca un futuro più sicuro. Da qui la constatazione di una indifferenza crescente al destino dell’altro.

La generalizzata tendenza a curare esclusivamente gli interessi di comunità circoscritte costituisce una seria minaccia alla condivisione di responsabilità, alla cooperazione multilaterale, alla realizzazione del bene comune e alla solidarietà globale a vantaggio di tutta la famiglia umana.

L’umanità in movimento ricerca la felicità
“Scenari spaventosi” si profilano, ricorda il Pontefice, di fronte ai quali sperare in un futuro di dignità e pace per tutti non solo è lecito, ma necessario e profetizzato nelle Scritture. Cita Zaccaria laddove il “seme della pace” si manifesta nelle piazze brulicanti di fanciulli, nella gioia di poter giocare spensierati. Nella fiducia in un Dio che “mantiene sempre le sue promesse”, la speranza è intimamente legata al desiderio di felicità insito nell’essere umano e, nel quotidiano di oggi, è incarnata in molti migranti, rifugiati e sfollati tanto da diventarne essi “testimoni privilegiati” nella misura in cui rinnovano l’esperienza itinerante del popolo di Israele fatta di avversità, sopportazione, affidamento.

Ed è certamente la ricerca della felicità – e la prospettiva di trovarla altrove – una delle principali motivazioni della mobilità umana contemporanea.

Nelle guerre i migranti sono messaggeri di speranza
La Chiesa stessa, sottolinea ancora il Papa, è civitas pellegrina, citando Sant’Agostino, e ogni volta che cede alla tentazione di “sedentarizzazione”, smette di essere ‘nel mondo’ e diventa ‘del mondo’. Alla luce di questa attitudine, i migranti cattolici possono diventare messaggeri di speranza, riaccendendo energie evangelizzatrici o attivando dialoghi interreligiosi a seconda dei contesti geografici e culturali. In particolare:

In un mondo oscurato da guerre e ingiustizie, anche lì dove tutto sembra perduto, i migranti e i rifugiati si ergono a messaggeri di speranza. Il loro coraggio e la loro tenacia è testimonianza eroica di una fede che vede oltre quello che i nostri occhi possono vedere e che dona loro la forza di sfidare la morte nelle diverse rotte migratorie contemporanee.

La missio migrantium che rivitalizza il deserto spirituale
Il Papa parla di quella che definisce “una vera missio migrantium (missione realizzata dai migranti)” per la quale, precisa, devono essere assicurate un’adeguata preparazione e un sostegno continuo frutto di un’efficace cooperazione inter-ecclesiale. Recupera così quanto già scriveva san Paolo VI nella Evangelii nuntiandi. Leone XIV si spinge a considerare i migranti e i rifugiati una “vera benedizione divina” che, in quanto tale, va riconosciuta e apprezzata.

Essi, infatti, con il loro entusiasmo spirituale e la loro vitalità possono contribuire a rivitalizzare comunità ecclesiali irrigidite ed appesantite, in cui avanza minacciosamente il deserto spirituale.

Ospitalità nella fraternità
La speranza, nel Messaggio del Successore di Pietro, si sposa d’altro canto con l’ospitalità, la quale può garantire dignità e opportunità per esprimere al meglio i propri talenti. L’invito del Papa è pertanto quello di creare condizioni in cui chi bussa alle porte di un’altra nazione possa partecipare pienamente alla vita comunitaria in uno stile di autentica fraternità. Alla Vergine Maria, infine, il Pontefice affida i migranti affinché possa essere per loro conforto e sostegno nella realizzazione di quel Regno di Dio al quale il mondo dovrebbe auspicabilmente sempre più assomigliare.

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I cinque campioni dello sport dell’Asia centrale

Posté par atempodiblog le 23 juillet 2025

I cinque campioni dello sport dell’Asia centrale
Un concorso promosso dalle rispettive emittenti ha scelto gli atleti più rappresentativi di ciascuno dei cinque Paesi. Dal judoka rifiutato dai russi e salito sul podio alle olimpiadi per il Tagikistan al calciatore uzbeko che gioca in Premier League e ha trascinato la sua nazionale alla qualificazione mondiale. Fino al kazako scopertosi maratoneta dopo una malattia.
di Vladimir Rozanskij – AsiaNews

I cinque campioni dello sport dell'Asia centrale dans Articoli di Giornali e News Abdukodir-Khusanov

Si è concluso il concorso degli “Eroi dello sport dell’Asia centrale”, sostenuto dalle redazioni di Radio Svoboda di Azattlyk in Kazakistan e Kirghizistan, Azatlyk in Turkmenistan, Ozodlik in Uzbekistan e Ozodi in Tagikistan, iniziato a ottobre del 2024, allo scopo di dare il giusto rilievo agli atleti che hanno ottenuto successi significativi nonostante le tante difficoltà delle attese sociali, dei tabù culturali e delle sfide fisiche e sociali da superare.

I candidati proposti sono stati moltissimi, e le redazioni hanno alla fine presentato i profili di cinque sportivi capaci di superare grandi difficoltà, raggiungendo importanti risultati. I vincitori sono stati scelti secondo i criteri dell’impatto sociale, delle votazioni dei giornalisti sportivi, del parere del pubblico e delle stesse redazioni, scegliendo un rappresentante per ciascuno dei cinque Paesi dell’Asia centrale come esempi di grande forza e decisione per chi cerca di superare le difficoltà della vita.

Campioni-dell-Asia-centrale dans Riflessioni

Per il Kazakistan il vincitore è Dosmukhamed Tulegenov, abitante del villaggio di Arkarly della regione di Žetysu, a cui per 34 anni è stata diagnosticata una malattia neurologica molto grave, dovuta a un tumore al cervello. Per dieci anni è rimasto a letto immobilizzato, nella solitudine, nel dolore e nella disperazione, desiderando solo di morire, ma è rimasto in vita per stare insieme ai suoi tre figli. Con una invalidità di II grado, egli non poteva né leggere, né guardare la televisione, e neppure sedersi, ma dopo dieci anni ha deciso di fare un passo in avanti, riprendendosi a poco a poco. Dalle passeggiate è passato alle corse, “riscoprendo la libertà”, come lui stesso racconta, fino a cimentarsi nelle maratone. Oggi Dosmukhamed ha 62 anni e vive nel suo paese insieme alla moglie, dopo oltre 40 anni di matrimonio, ai figli e ai nipoti che lo seguono e lo accompagnano nelle gare in tutto il Kazakistan, dove viene considerato uno dei migliori corridori sulle lunghe distanze.

La campionessa del Kirghizistan è la 41enne Gulnat Žuzbaeva, che fin da piccola aveva il sogno di vedere Parigi, dove alla fine è arrivata non come turista, ma come atleta paralimpica, raggiungendo una vittoria che ha ispirato tutti gli invalidi kirghisi. Avendo perso la vista fin dagli anni dell’infanzia, è riuscita comunque a finire la scuola e l’università fino a fondare l’Unione dei ciechi del Kirghizistan, addestrando oltre 200 persone non vedenti ad una vita autonoma, anche leggendo e usando liberamente il computer. A Parigi ha corso i 1.500 metri sulla riva della Senna, raggiungendo il 13° posto e stabilendo il record nazionale, dopo aver conquistato medaglie d’argento e bronzo ai Giochi paraolimpici asiatici.

Il 26enne Somon Makhmadbekov è nato nella città russa di Irkutsk in Siberia, ma i russi non gli hanno permesso di gareggiare, in quanto i suoi genitori erano privi della cittadinanza russa. Tornato in Tagikistan, ha preso il passaporto e ha cominciato a rappresentare con orgoglio il Paese nativo della sua famiglia, conquistando molte medaglie nel judo e guadagnandosi la fiducia dei suoi connazionali, fino al bronzo olimpico del 2024 a Parigi.

Il turkmeno Murad Kurbanov ha il 6° dan nell’arte marziale giapponese dell’Aikidō, simbolo della contrapposizione pacifica, e fu costretto nel 2005 a lasciare il Paese per aver criticato alcune ingiustizie, perdendo casa, lavoro e affetti, finendo per lavorare come operaio in un cantiere della Francia. Grazie all’esercizio della lotta non ha perso il controllo e l’armonia della sua persona, ed è riuscito a creare una società di custodia basata su questi principi. Oggi, a 59 anni, egli ritiene che l’Aikidō non lo abbia solo aiutato nei successi, ma gli abbia salvato la vita.

L’uzbeko Abdukodir Khusanov, chiamato “il Treno” per la sua velocità di corsa, è stato il primo calciatore dell’Asia centrale a giocare in Premier League firmando un contratto con il Manchester City nel 2025, acquistato per 41 milioni e diventando una leggenda per l’Uzbekistan e l’intera regione. Dopo essere stato rifiutato dalle squadre più importanti in patria, ha giocato in Bielorussia, poi in Francia nelle leghe minori, fino alla gloria inglese, simbolo nella nuova era del football uzbeko, primo Paese centrasiatico che parteciperà ai campionati del mondo di calcio nel 2026 in America.

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Sant’Anna d’Auray festeggia il suo 400° anniversario!

Posté par atempodiblog le 21 juillet 2025

Sant’Anna d’Auray festeggia il suo 400° anniversario!
Dal 25 al 27 luglio 2025, Sant’Anna d’Auray celebra il 400° anniversario delle apparizioni, con processioni e veglie, alla presenza del cardinale Sarah. Questa devozione risale al 1623, quando Yvon Nicolazic ricevette le apparizioni di Sant’Anna, portando alla costruzione di una cappella. Oggi, la basilica è il terzo santuario più grande di Francia, con 800.000 pellegrini che vi passano ogni anno.

di Tanguy Lavoisier  Aleteia

Sant’Anna d’Auray festeggia il suo 400° anniversario! dans Apparizioni mariane e santuari Santuario-Sant-Anna-d-Auray

Questo è l’evento di quest’anno 2025 per la Chiesa in Bretagna! Dal 25 al 27 luglio, il Santuario di Sant’Anna d’Auray celebra il 400° anniversario delle apparizioni dell’omonima santa patrona, nel bel mezzo dell’anno giubilare. Processioni, una festa per i giovani, una fiaccolata e animazioni sono previste per questi tre giorni di festa. Un evento così importante che il Papa ha voluto inviare un rappresentante, il cardinale Robert Sarah, che parteciperà ai festeggiamenti.

Per capire le origini di questa devozione alla madre della Vergine Maria, bisogna risalire al 1623, quando Yvon Nicolazic, un contadino bretone di Auray, assistette a una prima apparizione: una mano che reggeva una candela accesa. Le apparizioni continuarono per Yvon fino alla notte tra il 23 e il 24 luglio 1624, quando Sant’Anna gli chiese di ricostruire una cappella a lei dedicata, ma che era scomparsa da secoli. Nella notte tra il 7 e l’8 marzo 1625, gli permise di scoprire, con i suoi vicini, il sito dell’antica cappella e di portare alla luce un’antica statua che rappresentava la stessa santa.

L’aura di Sant’Anna d’Auray
Da allora in poi, la storia delle apparizioni si diffuse in tutta la regione, sostenuta dal vescovo di Vannes e nel 1628 fu costruita una nuova cappella. Oggi, un’enorme basilica completata nel 1877 ha sostituito la cappella, che fu saccheggiata durante la Rivoluzione francese.

Perché l’aura di Sant’Anna d’Auray oggi va oltre la Bretagna e persino la Francia, diventando un importante luogo di pellegrinaggio. Molti vengono a chiedere l’intercessione della nonna di Gesù, considerata la patrona delle famiglie, delle madri e dei nonni. Una storia e una basilica che oggi attirano più di 800.000 pellegrini ogni anno, facendo di Sant’Anna d’Auray il terzo santuario più visitato in Francia dopo Lourdes e Lisieux.

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze In immagini, scoprite il santuario di Sant’Anna d’Auray

Freccia dans Viaggi & Vacanze Il “Gran perdono” di Sant’Anna d’Auray

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