Il “re degli strumenti musicali”

Posté par atempodiblog le 30 mai 2025

“Per moltissimo tempo la partecipazione all’evento musicale – come fruitori o partecipanti – da parte delle classi più povere avveniva unicamente nelle chiese, dove predominava l’insostituibile presenza dell’organo”. (Prof. Livio De Luca)

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Il “re degli strumenti musicali”
Alla scoperta dell’organo, il più completo e importante degli strumenti musicali, specie per quel che riguarda la musica sacra. Eppure, oggi dimenticato. Ma non del tutto…
di Paola Stefanucci – Radici Cristiane

Non c’è grande Basilica o Chiesa, anche minuscola, sparsa sul suolo italico che non ne possegga uno: l’organo, lo strumento principe della musica liturgica, ma non solo. Si tratta di un patrimonio incalcolabile, unico al mondo, di grande pregio storico e artistico, palpitante di vita e storia bimillenaria. Non di rado, infatti, queste meravigliose macchine musicali, complesse e imponenti, furono realizzate da artisti che, nella loro specialità, non avevano nulla da invidiare per ispirazione, ingegno, sapienza e tecnica a grandi architetti, pittori e scultori.

Legato all’arte e alla cultura
Capolavori veri e propri, gli organi sono tra i pochi strumenti musicali ad avere un legame strettissimo con l’arte, la cultura e la religiosità del proprio tempo. Per questo motivo, al di là della godibilità estetica, essi costituiscono anche una fonte inestimabile di studio del passato sia per la stratificazione storica sia per la loro eterogeneità stilistica.
Il primo esemplare di cui ci è giunta notizia fu costruito nel III secolo a.C. dall’inventore greco Ctesibio di Alessandria. Fu denominato idraulico, in quanto il flusso dell’aria veniva regolato mediante la pressione dell’acqua.
Da tale prototipo, pur mantenendo le stesse componenti strutturali, l’organo si è evoluto al modello tardo trecentesco e quattrocentesco sopravvissuto sino ai giorni nostri, dotato di manticera, di somiere, di consolle, di pedaliera, di un sistema di trasmissioni, di tastiere e di registri distinti.
Fu Papa Vitaliano nel 600 d.C. a introdurlo come strumento di accompagnamento alle celebrazioni liturgiche.

[…]

Una storia lunga secoli
Fra tutti i dispositivi musicali esistenti, l’organo ha la particolarità (unica) di realizzare in assoluto la più grande quantità di timbri diversi.
Vediamo come funziona. I suoni sono prodotti dall’aria insufflata mediante il mantice (un tempo a libro, oggi a elettroventilatori) entro canne metalliche (o lignee) di diversa lunghezza. Ogni canna possiede una valvola che si apre quando viene premuto il rispettivo tasto.
Appositi meccanismi, denominati registri, regolano, a comando dell’organista, le modalità d’immissione dell’aria nelle canne, dando così luogo a una serie di timbri differenti, quanti sono i registri e le loro combinazioni. Ciascun registro produce un particolare timbro corrispondente a uno strumento musicale, ma vi sono registri che evocano suoni magici anche nel nome “voce celeste”, “flauto a camino”, “voce umana”, “coro di viole”.
L’organo possiede, inoltre, diverse tastiere e una caratteristica pedaliera per l’esecuzione delle note più gravi. Nel Medioevo fu inventato l’organo portatile, erroneamente chiamato portativo, alla francese: uno strumento di piccole dimensioni sostenuto da una tracolla usato per lo più per le processioni e nelle funzioni itineranti.
Nei primi decenni del secolo scorso è invece nato l’organo elettrico: il suono creato dall’amplificazione di oscillazioni elettriche prodotte da un certo numero di generatori azionati dai tasti, con frequenze corrispondenti a quelle previste dalla scala musicale temperata.
La letteratura per l’organo è vastissima, anche cronologicamente: abbraccia seicento anni, dal XV al XX secolo, e ha ispirato compositori quali Gabrieli, Byrd, Frescobaldi, Händel, Bach, Mandelssohn, Schumann, Liszt, Brahms, Frank, Saint Saëns, Hindemith, Messiaen, Schönberg.
Per ascoltare Girolamo Frescobaldi, celebre organista di San Pietro, nel XVII secolo, la gente di ogni estrazione sociale, dagli ultimi agli aristocratici, accorreva alla Basilica da ogni parte. La popolarità del musicista era tale che il francese Maugars, suo contemporaneo, scrisse di lui “non senza ragione, Frescobaldi solleva tanto entusiasmo in tutta Europa. Per poter giudicare il suo profondo sapere, si debbono ascoltare le sue toccate improvvisate, piene di finezze e di trovate meravigliose”. Era un’epoca in cui al di fuori del tempo la musica non era facilmente accessibile a tutti. […]

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