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Padre Pio e la Spagnola, un santo di fronte alla pandemia

Posté par atempodiblog le 12 février 2021

Padre Pio e la Spagnola, un santo di fronte alla pandemia
La Spagnola, l’influenza che tra il 1918 e il 1920 causò la morte di 50 milioni di persone, colpì anche Padre Pio e la sua famiglia. A causa del virus morirono la sorella Felicita e il nipote Pellegrino. Il santo da Pietrelcina visse quell’ulteriore sofferenza rimettendosi in tutto alla volontà di Dio. Fece un voto, impegnandosi a pregare solo per gli altri, e grazie alla sua intercessione molti guarirono. La Bussola intervista Stefano Campanella, autore del libro “La pandemia di Padre Pio”.
di Wlodzimierz Redzioch – La nuova Bussola Quotidiana

Padre Pio e la Spagnola, un santo di fronte alla pandemia dans Articoli di Giornali e News San-Padre-Pio-da-Pietrelcina

Oggi c’è il Covid-19. Un secolo fa c’era un’altra pandemia, la Spagnola, l’influenza che fra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone nel mondo. Il nome, “Spagnola”, venne dato alla malattia perché all’inizio fu riportata principalmente dai giornali spagnoli. Siccome la Spagna non era coinvolta nella Prima Guerra Mondiale, la sua stampa non era soggetta alla censura di guerra che in altri Paesi nascondeva le notizie dell’epidemia. Fu una vera pandemia che coinvolse circa un quarto della popolazione mondiale, cioè 500 milioni di persone, causandone la morte di 50 milioni. Il tasso di mortalità fu così elevato che la Spagnola è passata alla storia come la più grave pandemia di sempre.

Non tutti sanno che la prima pandemia del XX secolo colpì anche un giovane cappuccino nel convento di San Giovanni Rotondo, Padre Pio, e la sua famiglia. In questi giorni è apparso un libro - La pandemia di Padre Pio. Discepolo dell’Addolorata - che racconta la storia del santo da Pietrelcina nel periodo della Spagnola e che è stato scritto da Stefano Campanella, direttore di Tele Radio Padre Pio e Padre Pio TV. La Nuova Bussola lo ha intervistato.

Stefano Campanella, com’è nata l’idea del libro?
L’idea è nata quando il convento dei cappuccini di San Giovanni Rotondo è stato colpito dal Covid-19. Nel periodo tra il 5 novembre e fine anno c’erano contagiati 12 frati su 20. Due frati anziani, già ammalati, sono deceduti per le complicanze causate dal virus. Io, avendoli frequentati, in attesa del tampone, sono rimasto in quarantena. E in quel periodo mi sono messo a cercare dei documenti su come Padre Pio abbia vissuto la pandemia della Spagnola. Ho trovato tanto materiale e ne è venuto fuori un instant book.

Allora la famiglia di Padre Pio fu colpita dalla Spagnola?
Sì, la Spagnola colpì anche la sua famiglia: a causa del virus morirono la sorella Felicita di 29 anni (25 settembre 1918) e il nipotino Pellegrino di 4 anni (tre giorni prima della madre). Felicita viveva con marito e tre figli a Pietrelcina, paese natale di Padre Pio. Quando si ammalò, sua madre andò a casa sua per accudire sia la figlia sia il genero e i nipoti. E si ammalò gravemente anche lei.

Padre Pio pregava tanto per i suoi familiari?
Vorrei ricordare un fatto importante: Padre Pio fece un voto al Signore nel quale si impegnò a pregare solo per gli altri, ossia non per ciò che riguardava sé stesso o gli affetti più cari, comprese la salute e la vita dei suoi familiari. Lui riuscì ad ottenere la guarigione dalla Spagnola di tante persone a San Giovanni Rotondo. Invece alle sue figlie spirituali chiedeva preghiere per i suoi, ovviamente anche per la madre. E, in questo caso, le preghiere furono accolte e sua madre guarì.

E Padre Pio fu contagiato?
Anche Padre Pio si ammalò. Avvertì i primi sintomi della Spagnola all’inizio di settembre 1918, poi si riprese e stette meglio intorno al 20 del mese. E proprio la mattina del 20 settembre celebrò la Messa che precedette la sua stimmatizzazione permanente. Ma dopo alcuni giorni ebbe una ricaduta, che lo portò ad essere indisposto fino alla metà di dicembre. Durante la malattia ebbe febbri molto alte e soffrì di broncopolmonite, causate dal virus. Ma la morte dei suoi familiari fu per lui motivo di ancora più grande sofferenza.

Dove si trovava nel periodo della malattia?
Si trovava nel convento di San Giovanni Rotondo, ma per non infettare gli altri frati e i seminaristi (allora quel convento era anche la sede del seminario dei cappuccini) fu costretto ad andare a dormire in una delle due stanze della foresteria. Una delle sue figlie spirituali gli portava da mangiare, restando nell’altra stanza e passandogli le vivande da una piccola finestrella.

Cosa sappiamo della vita di Padre Pio nel periodo della malattia?
Padre Pio visse il periodo della pandemia con grande altruismo, pregando per gli altri e non per sé stesso. E, in quella occasione, diede prova della grande forza della sua intercessione. Vorrei citare un episodio: una sua figlia spirituale aveva una sorella gravida in fin di vita a causa della Spagnola. C’era il rischio che morissero sia la mamma sia la nascitura e sembrava che non ci fosse più niente da fare. La donna corse da Padre Pio chiedendo le sue preghiere per la sorella moribonda. E lui rispose: «Quand’anche la vedessi spirare, devi credere che guarirà». In effetti quella donna guarì e diede al mondo una bella bambina.

Come mai hai dato al libro il sottotitolo “Discepolo dell’Addolorata”?
Volevo evitare che il libro restasse solo il racconto di una serie di fatti, sebbene già di per sé eloquenti, e stavo pensando al modo migliore per rendere più chiaro il messaggio spirituale che emerge dal modo con cui Padre Pio ha affrontato le ulteriori sofferenze inflittegli dalla pandemia di Spagnola: accettando la volontà di Dio e con l’altruismo che è la tipica espressione del vero amore. E questo è esattamente l’atteggiamento che ha caratterizzato l’esistenza della Vergine Maria, soprattutto quando dovette assistere alla passione e alla morte di suo Figlio. Non a caso, Padre Pio affermava: «Sotto la croce si impara ad amare». Egli ha, dunque, imparato dall’Addolorata e, dopo essere stato discepolo, con il suo esempio, è diventato a sua volta maestro di tutti coloro che vogliono essere suoi autentici devoti, divenendo suoi discepoli.

Ci sono persone che si definiscono figli spirituali di Padre Pio, che parlano delle previsioni apocalittiche riguardanti il mondo attribuite al Frate. Può confermare tali previsioni?
Assolutamente no. Bisogna stare molto attenti. Non basta dirsi “figlio spirituale” per essere credibile, se questa presunta figliolanza non è confermata dalle frequentazioni dimostrabili.

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La testimonianza di Pier Giorgio Frassati/ Al prezzo della vita

Posté par atempodiblog le 12 février 2021

La testimonianza di Pier Giorgio Frassati
Il prezzo della vita
di Nicola Gori – L’Osservatore Romano

La testimonianza di Pier Giorgio Frassati/ Al prezzo della vita dans Articoli di Giornali e News Beato-Pier-Giorgio-Frassati

La carità non ha confini, né limiti di tempo e di spazio. Richiede dedizione, fatica, e a volte costa molto in termini di sacrificio. A uno dei grandi testimoni del Vangelo dei nostri tempi, il beato Pier Giorgio Frassati (1901-1925), è costata la vita stessa.

Il giovane era impegnato attivamente nell’apostolato ed era solito aiutare le famiglie povere di Torino, accudire i malati, visitare le persone sole e bisognose. Si faceva tutto a tutti. Proprio per questa sua completa donazione agli altri contrasse quella che, nei primi decenni del Novecento, era una temibile e contagiosa malattia: la poliomielite. Si trasmetteva rapidamente anche tramite la saliva e le goccioline emesse con i colpi di tosse e gli starnuti da soggetti ammalati o portatori sani. Purtroppo, quando visse il beato, il vaccino era ancora lontano, arriverà negli anni Cinquanta.

Diversa l’epoca, diversa la malattia, ma affrontiamo oggi qualcosa di simile a ciò che dovette sperimentare Frassati. Una cosa però rende il beato un esempio e, al contempo, una speranza: si ammalò del virus della polio esercitando la carità, quella che ancora oggi mette a rischio la vita di medici, infermieri e volontari. Il giovane non si fermava davanti alle precarie situazioni di povertà, alle miserie, alle carenze igieniche di tante famiglie a cui mancava non solo il necessario, ma anche la speranza. Pier Giorgio non si fermò nemmeno davanti alla temibile influenza spagnola. Aveva appena 17 anni quando scoppiò la pandemia nel gennaio 1918. Era iscritto alle Conferenze di San Vincenzo da solo un anno, eppure sentì dentro di sé impellente il bisogno di aiutare chi stava soffrendo. Voleva farlo anche offrendo solo un sorriso, una parola, un breve colloquio. Non vi erano molti mezzi a disposizione a quel tempo, ma il beato non temette di rischiare la vita.

La testimonianza di Giuseppe Gorgerino è quanto mai significativa: «Si recava a visitare i poveri durante la famosa epidemia spagnola del 1918, non esitando a compiere i più umili servizi, anche quelli igienici». Anche Mario Ghemlera conferma la predilezione di Frassati per i malati e i sofferenti e ricorda che la sua meta preferita era il Cottolengo: «Passava tra le corsie con carità vigile e sicura, consolando i miseri e fermandosi a parlare con loro, come fossero veramente quei fratelli che egli chiamava, e recando denaro e dolci e roba di vestiario, e non dimenticando, di là d’ogni repulsione umana e di ogni timore di possibile contagio, di baciarli come il più caro amico». Il beato aveva raggiunto una maturità umana e cristiana alla scuola della Fuci di Torino, a cui si iscrisse nel 1919, e del Terz’Ordine domenicano, dove entrò nel 1922. Aveva imparato sul campo cosa significasse essere povero, lui che era nato in una agiatissima famiglia. Suo padre, infatti, era stato il fondatore e direttore del quotidiano «La Stampa».

Ma Pier Giorgo era uno spirito libero. A chi gli chiedeva come facesse ad andare in certi luoghi squallidi e maleodoranti, rispondeva: «Intorno ai poveri e agli ammalati io vedo una luce che noi non abbiamo».

Quando la poliomielite iniziò a compromettere gravemente il suo stato di salute ebbe bisogno anche di bombole di ossigeno, un particolare che lo avvicina ancora di più a quanto accade ai nostri giorni. Eppure, anche in quei momenti pensava agli altri. A questo proposito, le parole del Frassati sono di scottante realtà: «La nostra salute deve essere messa al servizio di chi non ne ha, chè altrimenti si tradirebbe il dono stesso di Dio e la sua benevolenza». Sembra un invito a non temere niente se si è uniti a Dio. E quando fu lui il malato bisognoso di assistenza, non si dimenticò dei poveri e dei bisognosi che visitava. Sul letto dove era inchiodato dalla malattia, il suo pensiero andava sempre a quanti sosteneva. Un giorno chiese alla sorella Luciana di portargli la sua giacca e dal portafogli tirò fuori a fatica una polizza del Monte di pietà. Invitò poi a prendere nelle tasche del cappotto una scatola di iniezioni destinate a un bisognoso di nome Converso. La polizza era di un altro suo assistito, un certo Sappa, che aveva impegnato i suoi orecchini di matrimonio al Monte di pietà. Poi, scrisse un biglietto all’amico Grimaldi, che quel giorno doveva fare con lui la visita ai poveri: «Ecco le iniezioni di Converso, la polizza è di Sappa. L’ho dimenticata, rinnovala a mio conto». Il giorno dopo morirà. Era il 4 luglio 1925. Aveva solo 24 anni.

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