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La benedizione di Bernadette sul mondo

Posté par atempodiblog le 11 février 2021

La benedizione di Bernadette sul mondo dans Apparizioni mariane e santuari santa-bernadette

«In cielo si è felici», diceva suor Maria Bernarda. La Madonna glielo aveva assicurato e lei stessa ne aveva fatto l’esperienza nel suo cammino spirituale di preghiera e di unione con Dio. Non dobbiamo però pensare che la missione di Bernadette sia terminata con la sua morte. Per lei il cielo era la conclusione di un compito e l’inizio di un altro.

Come Santa Teresa del Bambin Gesù, anche Bernadette concepiva l’ingresso nella vita eterna come l’inizio di una missione d’amore ancora più grande di quella compiuta sulla terra. Il grande cruccio di suor Maria Bernarda era quello di una forzata inattività che le impediva di rendersi utile al suo prossimo, in modo particolare alle persone malate e anziane. La sua salute le permetteva solo di pregare e di soffrire. Il suo cuore però ardeva di carità per i fratelli e il cruccio di essere «buona a nulla» l’ha accompagnata fino alla morte.

Ed è guardando oltre il velo della morte che Bernadette intravede il senso pieno della gioia celeste. Essa non consiste solo nella contemplazione di Dio, ma anche, e non in minor misura, nell’intercedere per i fratelli che stanno ancora percorrendo il faticoso e pericoloso pellegrinaggio nell’esilio della terra. Lei sa che nell’aldilà seguirà «l’arma della preghiera, dove sarà molto più potente».

Non è possibile spiegare la fecondità straordinaria di Lourdes senza l’intercessione di Bernadette. Sui pellegrini, sui malati, sugli infermieri, sui volontari, sui giovani veglia non soltanto la Santa Vergine, ma anche la sua piccola serva. «Non dimenticherò nessuno», aveva promesso prima di morire. Forse lei neppure in quel momento comprendeva la portata di una preghiera di intercessione che si estende fino a noi.

Tratto da: Sui passi di Bernadette — Padre Livio Fanzaga

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Suor André, guarita dal Covid a 117 anni, ci insegna come affrontare il virus

Posté par atempodiblog le 11 février 2021

Suor André, guarita dal Covid a 117 anni, ci insegna come affrontare il virus
La religiosa di Tolone, seconda persona più vecchia al mondo, oggi compie gli anni: «Non mi sono neanche accorta di essere malata. Non ho mai avuto paura perché non temo di morire. Cos’ho fatto in quarantena? Ho pregato per i giovani»
di Leone Grotti – Tempi

Suor André, guarita dal Covid a 117 anni, ci insegna come affrontare il virus dans Articoli di Giornali e News suor-andre-francia-covid

Sour André, al secolo Lucile Randon, non ha paura né del Covid né di morire. E dire che a prima vista dovrebbe averne, e l’una e l’altra, più di chiunque altro avendo 117 anni. E invece, quando a gennaio David Tavella, portavoce della casa di riposo di Tolone Sainte-Catherine Labouré, le ha comunicato che era positiva al coronavirus al pari di 81 ospiti del centro su 88, «non mi ha chiesto niente sulla sua salute. Mi ha solo domandato se l’orario dei pasti e del riposo sarebbero cambiati. E mi domandava sempre come stavano gli altri pazienti».

«IN QUARANTENA? HO PREGATO PER I GIOVANI»
La prima impressione a volte inganna e così a vedere questa vecchietta, cieca e sulla sedia a rotelle, «ammaccata», come ammette lei stessa, dall’età e dalle malattie, non si direbbe mai che la coltre di rughe che le solca la pelle nasconde un animo d’acciaio e una tempra d’origine misteriosa.

Suor André, che è risultata positiva il 16 gennaio, ha passato la sua quarantena in camera, senza grandi complicazioni. «Non mi sono neanche accorta di avere il virus», spiega a Le Parisien. «Non ho sentito proprio niente, ho dormito». E che cosa ha fatto per 14 giorni, chiusa tutto il tempo nella sua stanza senza poter vedere nessuno? «Ho pregato», risponde come se fosse la cosa più ovvia del mondo. «Ho pregato per i giovani e ho pazientato».

LE GUERRE MONDIALI E LA CONVERSIONE
La pazienza è una delle doti di Lucile Randon, nata l’11 febbraio 1904 ad Alès in una famiglia protestante non praticante. Diventata prima governante a Marsiglia e poi precettrice nelle case delle persone più in vista di Parigi (ha lavorato ad esempio in casa Peugeot), si è convertita al cattolicesimo dopo la prima guerra mondiale e a partire dal 1945 si è occupata degli orfani nell’ospedale di Vichy per 28 anni.

«IL COVID NON MI FA PAURA, NON TEMO DI MORIRE»
Oggi suor André compie 117 anni, diventando la seconda persona più vecchia del mondo e a chi le chiede se era spaventata di non raggiungere questo traguardo, risponde in modo spiazzante:

«Assolutamente no. Non sono mai stata spaventata: il Covid non mi fa paura, perché non ho paura di morire. Sono felice di essere qui, ma in realtà vorrei essere in un altro posto. Vorrei che il buon Dio venisse a prendermi e mi portasse dov’è anche la mia famiglia. Ho così voglia di rivedere mio fratello, mio nonno e mia nonna. Penso che 117 anni siano più che sufficienti».

Ecco perché suor André aspetta, senza paura. Di certo non le piace che «altri debbano faticare per prendersi cura di me», ma oggi sarà felice di festeggiare il suo compleanno insieme a nipoti e bisnipoti con il suo dessert preferito, l’omelette norvegese, e «dei pisellini belli freschi». Dopo aver mangiato con i suoi familiari, andranno tutti a Messa per ringraziare di una lunga vita. La festa non si prolungherà, perché suor André deve riposare, anche se lei protesta: «Ma se non faccio altro!». E a chi le chiede un consiglio su come si affronta il Covid, risponde: «Non perdete la speranza, battetevi, lottate per guarire e così date l’esempio agli altri».

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