Il silenzio di discrezione

Posté par atempodiblog le 11 août 2020

Il silenzio di discrezione

Il silenzio di discrezione dans Fede, morale e teologia Vergine-del-silenzio

La lingua, le chiacchiere, il pettegolezzo sono armi che ogni giorno insidiano la comunità umana, seminando invidia, gelosia e bramosia del potere. Con esse si può arrivare a uccidere una persona. Perciò parlare di pace significa anche pensare a quanto male è possibile fare con la lingua. (Papa Francesco)

Quale esempio di discrezione ci dà la Madre di Dio! Nemmeno a Giuseppe dà a conoscere il mistero. Chiedi alla Madonna la discrezione che ti manca. (San Josemaria Escrivà de Balaguer)

Credo che la saggezza delle persone sta nel “sapere” quello che si dice e non parlare e sparlare su persone e situazioni senza conoscerle in profondità.

Il silenzio è anche una “sospensione del giudizio” davanti al mistero dell’altro che deve essere ascoltato, accolto, amato com’è e non giudicato o analizzato come una cavia da laboratorio. La discrezione è una virtù che ci permette di rispettare il pudore e la complessità del mistero dell’altro.

Non possiamo andare continuamente alla ricerca di news, di scandali, di gossip, di quello che fanno gli altri… il tempo è un dono di Dio e va usato per pregare, amare, lavorare, leggere e pensare prima di tutto alla propria conversione. Chi è discreto è custode dei segreti degli altri ed è gentile nell’ascoltare e nel partecipare alle gioie e ai dolori degli altri. O Maria, Vergine della Bellezza interiore aiutaci a guardare nel volto degli altri il Volto del tuo Figlio.

Tratto da: Santuario Madonna del Silenzio

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Santa Filomena

Posté par atempodiblog le 11 août 2020

Santa Filomena dans Beata Pauline Marie Jaricot santa-filomena-e-il-santo-curato-d-ars

Filomena martire cristiana?
Il culto di Santa Filomena e anche tutti gli interrogativi sulla sua identità hanno origine a Roma il 25 maggio del 1802 durante gli scavi nella Catacomba di Priscilla sulla via Salaria, quando vengono scoperte le ossa di una giovane di tredici o quattordici anni e un vasetto contenente un liquido ritenuto sangue della Santa. Il loculo era chiuso da tre tegole di terracotta su cui era inciso: “LUMENA PAX TE CUM FI”. Si credette che, per inavvertenza, fosse stato invertito l’ordine dei tre frammenti risalenti tra il III e il IV sec d.C. e che si dovesse leggere: « PAX TE / CUM FI / LUMENA” cioé: « La pace sia con te, Filomena ». I diversi segni decorativi intorno al nome inoltre – soprattutto la palma e le lance – portarono ad attribuire queste ossa ad una martire cristiana dei primi secoli. All’epoca, infatti, si riteneva che la maggior parte dei corpi presenti nelle Catacombe risalissero alle persecuzioni dell’epoca apostolica.

Le reliquie e i prodigi a Mugnano del Cardinale
Furono queste reliquie ad essere in seguito portate, per richiesta del sacerdote nolano Francesco De Lucia, a Mugnano del Cardinale, in provincia di Avellino, nella chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, dove sono tuttora. Qui i primi miracoli raccontati proprio da mons. De Lucia. Attirato da quanto succedeva Papa Leone XII concesse al Santuario la lapide originaria che Pio VII aveva fatto trasferire nel lapidario Vaticano. Nel 1833, in questo contesto, si inserì la “Rivelazione” di suor Maria Luisa di Gesù che contribuì a diffondere il culto di Santa Filomena in Europa e in America. Personaggi noti come Paolina Jaricot, fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede e del Rosario vivente, e il santo Curato d’Ars ricevettero la guarigione completa dei loro mali per intercessione della santa e ne divennero ferventi devoti.

La biografia secondo Suor M. Luisa di Gesù
E’ proprio il racconto di suor Maria Luisa a svelare la storia della Santa. La suora affermò che la vita di Filomena le era stata narrata per “rivelazione” dalla santa stessa. Filomena sarebbe stata figlia di un re della Grecia convertitosi al cristianesimo e per questo divenuto padre. A 13 anni consacrò a Dio con voto la sua castità verginale. Fu allora che l’imperatore Diocleziano dichiarò guerra a suo padre: la famiglia si vide costretta allora a trasferirsi a Roma per trattare la pace. L’imperatore si innamorò della fanciulla, ma al suo rifiuto la sottopose ad una serie di tormenti da cui sempre fu salvata fino alla definitiva decapitazione. Due ancore, tre frecce, una palma e un fiore sono i simboli, raffigurati sulle tegole del cimitero di Priscilla, che furono interpretati come simboli del martirio. Ma uno studio più approfondito dei reperti archeologici attestò l’assenza della scritta martyr e fece decadere la possibilità della morte per martirio; inoltre nell’ampolla trovata accanto ai resti si provò che non vi fosse sangue ma profumi tipici delle sepolture dei primi cristiani. In definitiva il corpo era di una fanciulla morta nel IV secolo sul cui sepolcro erano state utilizzate tegole con iscrizioni di un precedente sepolcro. La Sacra Congregazione dei Riti nella Riforma Liturgica degli anni ’60 tolse allora dal calendario il nome di Filomena. Ma il culto rimase.

La Devozione resta
La “Santina” del Curato D’Ars, come molti chiamano Santa Filomena, fu venerata in particolare da San Pio da Pietrelcina sin da bambino. La chiamava “la principessina del Paradiso” e a chi osava mettere in discussione la sua esistenza, rispondeva che i dubbi erano frutto del demonio e ripeteva: “Può pure darsi che non si chiami Filomena! Ma questa Santa ha fatto dei miracoli e non è stato il nome che li ha fatti!”. Tutt’oggi Filomena intercede per molte anime e numerosi fedeli si recano a pregare davanti alle sue spoglie. E’ considerata la protettrice degli afflitti e dei giovani sposi e molte volte ha donato la gioia della maternità a madri sterili.

Tratto da: Vatican News

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Il dramma dell’aborto

Posté par atempodiblog le 10 août 2020

Ministro Speranza non ho mai visto pace nel cuore di donne che hanno abortito. Solo chi come noi sacerdoti ascolta e confessa conosce questo dramma per cui tante mamme non riescono a trovar ragione.

Altro che conquista di civiltà!

don Giovanni d’Ercole

Il dramma dell'aborto dans Aborto bimbo-in-pancia

Italia: aborto farmacologico fino alla nona settimana e senza ricovero
L’annuncio in un tweet del ministro della Salute Roberto Speranza. Il commento della presidente nazionale del Movimento per la Vita, Marina Casini: scelta legata a motivazioni ideologiche e a risparmi economici, le donne saranno sole in un momento difficile per la loro salute, mentre l’eliminazione di una vita umana viene banalizzata
di Amedeo Lomonaco – Vatican News

La pillola abortiva Ru486 potrà essere assunta, senza ricovero obbligatorio, fino alla nona settimana di gestazione. È quanto prevedono in Italia le nuove linee di indirizzo per l’interruzione volontaria di gravidanza che saranno emanate dal Ministero della Salute: è quanto annunciato stamattina su Twitter dal ministro Roberto Speranza. La pillola potrà essere somministrata nelle “strutture pubbliche del sistema sanitario nazionale e quelle private convenzionate autorizzare dalle Regioni”. Nelle nuove linee guida l’aborto farmacologico viene definito sicuro e si aggiunge che dopo mezz’ora la donna potrà tornare a casa. Le nuove direttive superano dunque quelle precedenti che invece consigliavano, per sicurezza, tre giorni di ricovero per l’aborto farmacologico. Viene inoltre superata la limitazione a 7 settimane che vigeva finora.

Donne lasciate sole
Recentemente la Regione Umbria aveva eliminato la possibilità per le donne di ricorrere all’aborto farmacologico in day hospital. Una decisione che ha portato il ministro della Salute Roberto Speranza a richiedere un parere del Consiglio Superiore di Sanità. Da questo parere sarebbero scaturite le nuove linee di indirizzo per l’interruzione volontaria di gravidanza. La procedura farmacologica finalizzata all’aborto è distinta in più fasi. Si basa sull’assunzione di almeno due principi attivi diversi: il mifepristone, che provoca la morte dell’embrione, e la prostaglandina, che porta all’espulsione del feto. Con le nuove linee di indirizzo – afferma la presidente nazionale del Movimento per la Vita Marina Casini - la donna viene lasciata sola in una situazione non esente da rischi per la salute:

R. - Si tratta di un aborto vero e proprio. Non è ‘meno aborto’ per il fatto che non avviene con gli strumenti chirurgici. Siamo di fronte ad una propaganda a favore di questa pillola abortiva Ru486. Siamo di fronte ad una provocazione che ha uno scopo ideologico: quello di rendere l’aborto un fatto tanto banale – basta in fondo bere un bicchiere d’acqua – da far dimenticare che c’è in gioco la distruzione di un essere umano nella fase prenatale della propria vita. Ed è funzionale a questa propaganda ingannatoria il falso ritornello che la Ru486 tutelerebbe la salute della donna e diminuirebbe la sua sofferenza per l’aborto. Noi sappiamo bene, perché ormai ci sono tante esperienze in questo senso, che non è affatto così. Ma in questa direzione vanno però, purtroppo, le due novità. Sono quella di sganciare l’aborto farmacologico da un controllo medico, che va dall’inizio alla fine della “procedura”, e quella addirittura di voler estendere il periodo in cui si può assumere questo prodotto fino alla nona settimana.

Per quanto riguarda la rimozione del ricovero obbligatorio, c’è da dire che la donna può tornare a casa dopo mezz’ora..
R. - Vorrei ricordare che già nel 2009, l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) pubblicò un documento in cui, pur avendo autorizzato la vendita della pillola Ru486, stabilì che doveva essere garantito il ricovero dal momento dell’assunzione fino alla verifica dell’espulsione del feto. Tutto il percorso abortivo deve avvenire sotto la sorveglianza di un medico del servizio ostetrico-ginecologico. E questo perché si tratta di assumere due pillole: una provoca la morte del feto, l’altra le contrazioni e l’espulsione del bambino. Se tutto questo avviene sotto l’esclusivo monitoraggio della donna, significa che la donna viene ricacciata in una situazione di solitudine. Viene affidato a lei e soltanto a lei la morte del figlio. Viene ingannata dicendo che si tratta di un sistema che tutela maggiormente la salute e che la fa soffrire d meno. Non è così: spesso e volentieri ci sono un sacco di complicazioni, di complicanze e di effetti collaterali negativi che vanno dal vomito alla nausea, in qualche caso anche episodi di decessi – questo è stato tutto documentato – ed emorragie fortissime che poi hanno comunque portato la donna in pronto soccorso per arrivare al raschiamento e quindi, comunque, all’intervento comunque chirurgico. C’è questo falso mito dell’aborto come fattore di libertà, di diritto della donna. Ma non è affatto così.

L’altro aspetto, per quanto riguarda l’aborto farmacologico, riguarda l’estensione fino alla nona settimana di gravidanza…
R. - Il fatto che ci sia il prolungamento fino addirittura alla nona settimana è gravissimo: noi sappiamo che questo prodotto è stato calibrato – purtroppo dobbiamo parlare in questi termini, ma questi sono i fatti – per arrivare alla uccisione del bambino entro un determinato periodo di tempo, ovvero 7 settimane. Quindi, allungare questo periodo di tempo significa oltretutto, non soltanto evidentemente continuare ad esporre la donna ad un rischio grave per la sua salute, ma significa anche non riuscire a completare l’aborto e provocare delle gravi malformazioni, delle gravi anomalie al bambino. Stiamo ritornando dell’aborto clandestino. Oggi ci sono nuove forme di clandestinità. Ci sono le pillole del giorno dopo e dei 5 giorni dopo, che sono aborti illegali veri e propri quando ovviamente il concepimento è avvenuto, ma c’è anche questa modalità di procurare l’aborto attraverso la Ru486 al di fuori di qualsiasi controllo medico e di vigilanza sulla donna. La donna viene veramente lasciata sola e, nello stesso tempo, anche ingannata.

Un aspetto della procedura farmacologica rispetto all’aborto chirurgico, che richiede il ricovero, anestesie e sale operatorie è connesso al risparmio economico…
R. - È molto meno dispendioso dare questo prodotto alla donna e dire: fai da te, fai da sola. Si risparmiano posti letto, anestesie ed anche investimento umano di medici e di operatori sanitari. C’è un bel taglio di spesa, effettuato però sulla pelle dei bambini in viaggio verso la nascita e delle loro mamme. Io vorrei invitare a riflettere sul fatto che in Italia ci sono da più di 40 anni i Centri di aiuto alla vita. Svolgono veramente un servizio veramente prezioso per la tutela della vita nascente e della maternità durante la gravidanza. Sono questi i modelli che le istituzioni dovrebbero seguire. Sono questi gli esempi che testimoniano che la donna, se liberata dai condizionamenti, è la prima e la più forte alleata del figlio che vive e cresce dentro di lei. Quindi è verso questa soluzione che si deve guardare di fronte ad una gravidanza difficile o non attesa. Non certo a fornire strumenti che banalizzano e che privatizzano sempre di più l’aborto rendendolo sempre di più un fatto irrisorio, banale. Veramente basta bere un bicchier d’acqua. Ma si perde di vista, con l’inganno, che c’è in gioco una vita umana.

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NOTTE DI SAN LORENZO 2020/ Perché i nostri desideri meritano le “lacrime” di Dio?

Posté par atempodiblog le 10 août 2020

NOTTE DI SAN LORENZO 2020/ Perché i nostri desideri meritano le “lacrime” di Dio?
Nella notte di San Lorenzo “cadono” le stelle. Secondo la tradizione, sono le lacrime del Cielo per il martirio del giovane Lorenzo (225-258)
di don Federico Pichetto – Il Sussidiario

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NOTTE DI SAN LORENZO. Scolpito in un inconsapevole cielo, il giorno di san Lorenzo suscita come ogni anno stupore e meraviglia. Al di là dell’evento scientifico – il passaggio dello sciame meteoritico delle Perseidi, che stelle cadenti certamente non sono – c’è tutta una fitta storia e un appassionante significato a sorreggere la magia di una notte che da secoli tiene gli occidentali con il naso all’insù, pronti ad unire i loro più profondi desideri alla vista delle scie luminose che feriscono il manto stellato.

Si narra del diacono spagnolo Lorenzo, del suo legame di fede e figliolanza con il colto Sisto e di come quest’ultimo – una volta divenuto Papa – abbia chiamato Lorenzo a Roma per sovrintendere alla grande opera di carità della chiesa capitolina. I fatti, documentati da più fonti, fanno coincidere il pontificato di Sisto con la persecuzione terribile scatenata dall’editto di Valeriano del 258 che, al principio di agosto di quell’anno, metteva a morte tutto il clero di Roma. Arrestato e scortato verso la sua inevitabile fine, papa Sisto fu visto da Lorenzo il quale pianse non per l’angoscia del momento, quanto per non poter egli stesso vivere una tale esperienza di Grazia.

Quelle lacrime, così vere e così profetiche – la tradizione vuole infatti che tre giorni dopo Sisto anche Lorenzo fosse martirizzato –, meravigliarono e stupirono tutti i cristiani del tempo, colpiti dal fatto che si potesse desiderare non questa o quella cosa, ma la morte e l’esperienza stessa del Cielo.

In un mondo di desideri piccoli e di piccoli egoismi, le lacrime di Lorenzo divennero subito un avvenimento tale da portare centinaia e migliaia di fedeli a venerare Lorenzo come uno dei più insigni fra i martiri della Chiesa nascente, uno cui restare attaccati per sperimentare in modo chiaro e inequivocabile la forza di una fede che cambia e che trasforma, aprendo all’uomo le strade di una dignità più compiuta. Il felice connubio tra le lacrime del giovane martire e l’evento atmosferico dello sciame meteoritico generò nel popolo un’ulteriore conferma della fede di Lorenzo e insinuò in molti il proposito di unire alle lacrime del Santo anche quelle generate dai desideri più profondi che la vita si porta con sé.

Fa dunque effetto vedere il Cielo piangere e riconoscere in quel pianto un po’ delle nostre lacrime, al punto da unire al segno nella notte le più profonde aspirazioni dell’anima. Giovanni Pascoli perse in modo drammatico il padre la notte del 10 agosto e riconobbe nelle lacrime del cielo una sorta di partecipazione al dolore umano da parte del mistero di Dio. Quanto l’uomo deve essere prezioso agli occhi del Mistero per meritare le lacrime di Dio!

Possa il ricordo di Lorenzo e la memoria della nostra infinita statura tenerci svegli in questa notte di mezza estate, desiderosi soltanto di poter rivedere riaccadere in noi lo stesso miracolo e lo stesso cuore che ha commosso Lorenzo a tal punto da renderlo per sempre nostro amico, maestro, compagno di un cammino che merita di essere vissuto. Stella dopo stella, desiderio dopo desiderio.

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Non dubitare mai di Gesù

Posté par atempodiblog le 9 août 2020

Non dubitare mai di Gesù
Tratto da: Le vie del cuore. Vangelo per la vita quotidiana. Commento ai vangeli festivi Anno A, di Padre Livio Fanzaga. Ed. PIEMME

Non dubitare mai di Gesù dans Commenti al Vangelo Pietro-tenta-di-camminare-sulle-acque

Pietro, confidando nella parola di Gesù, si mette a camminare sulle onde. Ma poi, a causa della violenza del vento, si impaurisce e incomincia ad affondare. Caro amico, con la fede stai a galla, senza la fede vieni risucchiato nell’abisso.

Accade anche a noi di intraprendere con entusiasmo il cammino della fede e all’inizio tutto ci sembra facile. Ma poi si affacciano le difficoltà, le prove e le oscurità. Nel governo divino delle anime questi momenti sono previsti per renderci più forti e più sicuri. Se li superiamo, ne usciamo con una fede più pura e tenace, che ci consente di affrontare le grandi battaglie. Ma se incominciamo a dubitare, se invece di guardare verso Gesù e tenere lo sguardo fisso su di Lui, abbassiamo gli occhi sulle onde su cui poggiano i piedi, il dubbio si insinua, il panico ci afferra, la fede vacilla e incominciamo ad affondare.

Non dubitare mai di Gesù e non distogliere mai lo sguardo da Lui che ti sostiene. Ma se questo ti dovesse accadere, se la tua vita fosse afferrata dai quei gorghi oscuri e imprevisti che non cessano di insidiarla, allora abbi lo slancio di umiltà di Pietro e non avere paura di gridare: “Signore, salvami!”. Allora Gesù stenderà la Sua mano afferrandola e ti dirà: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Poi ti porterà al sicuro sulla Sua barca, mentre la violenza del vento cesserà e intorno a te si farà bonaccia.

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Il sacerdote che riscatta i bambini dalle discariche delle Filippine

Posté par atempodiblog le 6 août 2020

Il sacerdote che riscatta i bambini dalle discariche delle Filippine
di Aleteia

Il sacerdote che riscatta i bambini dalle discariche delle Filippine dans Articoli di Giornali e News padre-Mathieu-nelle-Filippine

Li aiuta a vedere la loro dignità personale come figli di Dio e a ottenere nuove e migliori prospettive di vita
Padre Mathieu Dauchez è francese ma lavora a Manila, nelle Filippine, come responsabile della fondazione ANAK-Tnk, che si dedica ai bambini bisognosi di una delle zone più povere della capitale del Paese.

La fondazione accoglie bambini che vivono abbandonati in strada e bambine costrette a prostituirsi. Il sacerdote e i volontari arrivano a cercarli nelle discariche, dove provano a trovare qualcosa da mangiare. È frequente che questi bambini, se non vengono aiutati, cadano vittime della droga e del crimine.

L’ANAK-Tnk li aiuta a prendere coscienza della loro dignità personale come figli di Dio e a ottenere nuove e migliori prospettive di vita. La vita di preghiera è fondamentale nel progetto. Il nome della fondazione significa “figlio” (anak) e “ponte per l’infanzia” (tnk è l’abbreviazione di “tulay ng kabataa” nella lingua tagalog, la più parlata nelle Filippine).

Il lavoro di padre Mathieu è stato messo in luce, oltre che dalla visita di Papa Francesco, anche da un tweet del 2018 diventato virale di padre Patxi Bronchalo, della diocesi spagnola di Getafe, che ha postato sul suo profilo:

“Questo non esce mai sulla stampa.. Impressionante il lavoro di questo sacerdote, che si prende cura dei bambini delle discariche di Manila. Per favore, aiutatemi a condividere questo post perché venga conosciuto. Grazie di cuore”.

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Sul monte della gloria con la divina Bontà

Posté par atempodiblog le 6 août 2020

Sul monte della gloria con la divina Bontà dans Citazioni, frasi e pensieri Raffaello-Trasfigurazione-particolare

Quanto è bella la faccia di Gesù trasfigurato sul monte Tabor, e quanto bene star con Lui nel monte della gloria! Là dobbiamo collocare i nostri desideri e i nostri affetti, non in questa terra di miserie, dove si trovano solo vane bellezze e belle vanità! Per grazia del Salvatore, siamo però alla salita del Tabor, perché abbiamo stabili e ferme risoluzioni di molto amare e servire la divina Bontà; ma bisogna farci animo con una santa speranza e ascendere senza stancarci fino alla celeste visione di Dio: allontaniamoci, perciò, a poco a poco dagli effetti bassi e terreni, aspirando alla celeste felicità che ci attende.

San Francesco di Sales. Negli insegnamenti e negli esempi
Diario Sacro estratto dalla sua vita e dalle sue opere per cura delle “Visitandine di Roma”.
Libreria Editrice F. Ferrari

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Preti santi alla scuola di Giovanni Maria Vianney

Posté par atempodiblog le 5 août 2020

Preti santi alla scuola di Giovanni Maria Vianney
de L’Osservatore Romano

Preti santi alla scuola di Giovanni Maria Vianney dans Articoli di Giornali e News cardinale-Pietro-Parolin-ad-Ars

«Senza negare il danno provocato dal comportamento deviato di alcuni preti, il Papa ha voluto mettere in evidenza, soprattutto, il buon esempio della maggioranza di quanti, in modo costante e trasparente, si dedicano interamente al bene dell’altro. I momenti di purificazione ecclesiale che stiamo vivendo ci renderanno più felici e semplici, più generosi e più fecondi!». Lo ha sottolineato il cardinale Pietro Parolin, celebrando ad Ars, nel sud-est della Francia, nella mattina di oggi, la messa nella memoria liturgica di san Giovanni Maria Vianney.

Richiamando la lettera di Francesco ai sacerdoti di tutto il mondo, scritta esattamente un anno fa, nel 160° della morte del patrono del clero con cura d’anime che per quarant’anni svolse il suo ministero in un piccolo villaggio allora abitato da poco più di 200 persone, il segretario di Stato ha incentrato l’omelia sul documento in cui il Pontefice si rivolge a quanti oggi, come il Curato d’Ars, lavorano in “trincea”, portando «sulle spalle il peso del giorno e del caldo»; a quanti «esposti a innumerevoli situazioni», ci mettono la faccia quotidianamente e senza darsi «troppa importanza»; a coloro che «in tante occasioni, in maniera inosservata e sacrificata, nella stanchezza o nella fatica, nella malattia o nella desolazione», assumono la missione «come un servizio» scrivendo «le pagine più belle della vita sacerdotale». Perciò, ha commentato il porporato, «illuminati da queste parole, anche noi vogliamo avere come nostra prima intenzione di preghiera i sacerdoti e le vocazioni sacerdotali, che affidiamo alla particolare intercessione del santo Curato d’Ars».

Insieme con il porporato — nel santuario dove riposano le spoglie di Vianney, e che ogni anno accoglie 450 mila pellegrini — hanno concelebrato il vescovo Pascal Roland, di Belley-Ars, e altri presuli e sacerdoti francesi, alla presenza di numerosi diaconi, consacrati, religiose e autorità civili e militari. Rilanciando le parole della monizione di apertura, che esaltano la figura di «ammirevole sacerdote, appassionatamente devoto al suo ministero» del Curato d’Ars, il cardinale Parolin ha offerto una riflessione sulle letture liturgiche: a cominciare dalla prima, tratta da Ezechiele 3, 16-21, in cui emerge la funzione del profeta-sentinella, che — ha spiegato — «lungi dall’essere solo un carisma del passato» è attuale ancora «oggi e per sempre». Del resto «questa era la vocazione di Vianney, che «visse e lavorò in questa parrocchia come un autentico profeta-attento! Senza cercare il proprio o altri interessi che non fossero la conversione e la salvezza dei peccatori». Ed è così, ha aggiunto, «che i suoi contemporanei lo videro, nonostante il rifiuto all’inizio, i molti fraintendimenti e l’incessante lotta contro il Maligno che dovette affrontare». Perché san Giovanni Maria era l’«altoparlante, la voce stessa di Dio, nel condurre una vita consumata in totale fedeltà e coerenza, fino alla fine del suo pellegrinaggio su questa terra, quando poté esclamare — come nel Salmo responsoriale (120) —: “Benedici il Signore, anima mia».

Anche il passo evangelico di Matteo (9, 35-10, 1) è stato riletto dal celebrante alla luce della vita del Curato d’Ars, il quale «ha partecipato al potere taumaturgico del Signore, curando e guarendo completamente le persone». Inoltre, «grazie al suo esempio durante la vita e attraverso la sua intercessione oggi, sono nate e nascono nuove vocazioni al ministero sacerdotale».

La stessa vocazione del cardinale Parolin è legata al santo: «Una figura che mi è sempre stata particolarmente cara — ha confidato — poiché, da chierichetto, ho letto avidamente la sua biografia, che avevo trovato provvidenzialmente nella piccola biblioteca parrocchiale del mio paese». Perciò, ha proseguito, «è con grande emozione che ringrazio il Signore, in quest’anno quarantesimo della mia ordinazione presbiterale, per avermi dato oggi la grazia di fare questa visita nei luoghi di colui che Benedetto XVI definì nel 2010 “un modello del ministero sacerdotale”», a conclusione dello speciale Anno giubilare a lui dedicato. Da qui l’esortazione del segretario di Stato ai sacerdoti e ai vescovi presenti: «Non lasciamoci prendere dallo scoraggiamento; e non dimentichiamo mai che la nostra vocazione è un dono gratuito del Signore, un dono totalmente immeritato… che dobbiamo sapere come accogliere ogni mattina, con umiltà e nella preghiera».

E se il Pontefice emerito — ha fatto notare Parolin — ha messo in guardia dal non ridurre Vianney a un esempio, per quanto ammirevole, della spiritualità devozionale del diciannovesimo secolo, esaltandone il ministero di riconciliazione svolto al confessionale, Papa Bergoglio ne ha rimarcato la vicinanza «a tutti», senza mai rifiutare quanti «sono feriti nella loro esistenza e peccatori nella loro vita spirituale». Ed ecco allora, che se vogliamo essere autentici cristiani, dei santi», occorre imparare «da lui la semplicità, il disinteresse, la purezza nelle intenzioni e nell’azione, l’ascetismo, la fedeltà a Dio e al Vangelo».

In definitiva, ha concluso il cardinale, «Vianney invita a lasciarci plasmare dal significato profondo, dall’incommensurabile bellezza e dalla prodigiosa dignità dei sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza, e a fare affidamento sulla loro forza trasformatrice. Di fronte a risposte inadeguate alla nostra sete di verità, significato e realizzazione, a sistemi incapaci di soddisfare i nostri bisogni più autentici, il Curato d’Ars insegna che l’intima unione personale con Cristo aiuta a conformare i nostri desideri alla volontà di Dio, ci riempie di gioia e felicità, ci aiuta a essere sale e luce del mondo». Insomma insegna che «la santità è possibile per tutti! La santità è accessibile a tutti!».

Nel primo pomeriggio il cardinale Parolin ha tenuto una conferenza incentrata sul tema: «Papa Francesco e i sacerdoti, in cammino con il popolo di Dio». Articolato in otto punti — la preghiera, “uscire”, insegnare, celebrare l’Eucaristia, confessare, accogliere i poveri, la fraternità sacramentale, Maria — l’intervento del porporato ha tracciato alcune linee guida per «il ministero pastorale nel nostro ventunesimo secolo» facendo “dialogare” il Pontefice con il Santo. Riguardo al primo aspetto ha fatto notare come Vianney trascorresse «ore e ore davanti al tabernacolo della sua chiesa, per chiedere al Signore la conversione degli abitanti di Ars». E anche «il Santo Padre si alza presto la mattina e prega fino alla messa alle 7 del mattino. Di sera, interrompe le sue occupazioni e ritorna a lungo in cappella fino a cena». Dunque «la preghiera è necessaria per crescere nella nostra fedeltà». E inoltre ha «un obiettivo pastorale», anche quando si sperimenta «l’ardidità».

Il secondo aspetto della «Chiesa in uscita» trae origine dalla constatazione che «l’azione pastorale si basa sul discernimento: osservare la situazione, guardare con benevolenza, ascoltare con attenzione»; e che in tale contesto «lo Spirito Santo ispira la creatività per trovare il modo migliore per avvicinarsi agli altri». D’altronde san Giovanni Maria uscì dal «presbiterio per incontrare la sua gente. Non la trovò in chiesa perché non ci andava più da molto tempo» a causa della Rivoluzione francese.

Riguardo all’insegnamento — terzo punto — il cardinale Parolin ha chiarito che esso deve rifarsi a una «chiara proposta di fede», come faceva nella sua predicazione il Curato d’Ars. E se il Papa insiste molto sulla qualità delle omelie, il segretario di Stato ha suggerito anche di proporre incontri di formazione a livello parrocchiale. Quanto all’Eucaristia — quarto punto — essa «costituisce il cuore del sacerdote»: al punto che san Giovanni Maria esclamava «Mio Dio! Come deve essere compatito un prete quando la fa come una cosa normale!», e che Bergoglio l’ha definita «l’atto supremo della rivelazione» (Misericordiae vultus, 11 aprile 2015, n. 7).

Per il tema della riconciliazione il cardinale Parolin ha ricordato le decine di migliaia di persone che accorrevano al confessionale dove il curato d’Ars trascorreva dalle quindici alle diciotto ore al giorno, e come esso per il vescovo di Roma — che «ha un acuto senso della tenerezza di Dio che avvolge la fragilità dell’uomo» — rappresenti «il sacramento della misericordia». Purtroppo, ha osservato il relatore, «molti fedeli non si confessano più»: da qui l’«invito a fare di tutto affinché riscoprano questo sacramento essenziale. Ciò richiede una determinata volontà pastorale, una catechesi incessante… e anche un certo coraggio per accettare di accogliere con disponibilità quanti vengono a chiedere, a volte timidamente, questo sacramento dell’amore».

Per la cura dei poveri, il conferenziere ha ricordato come ad Ars dovessero nascondere i vestiti perché sapevano che il curato dava agli indigenti tutto ciò che aveva; con carità creativa ha fondato il collegio Providence per sollevare dalla miseria materiale e morale le ragazze che vivevano per strada. E il Pontefice da parte sua ha parlato a più riprese di opzione preferenziale per i poveri.

Da ultimo il segretario di Stato ha accennato alla «concreta fraternità sacramentale» come a «una grande sfida odierna, perché il ministero è spesso pesante e difficile», e «non possiamo esercitarlo in solitudine»; e al ruolo della Vergine Maria nella spiritualità del santo e del Papa.

Al termine, della giornata il porporato benedice un itinerario — all’interno del santuario di Ars — dedicato al cardinale Emile Biayenda, arcivescovo di Brazzaville morto nel 1977, di cui è in corso la causa di canonizzazione.

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Considerare la Passione di Gesù per vincere

Posté par atempodiblog le 5 août 2020

Considerare la Passione di Gesù per vincere dans Fede, morale e teologia Faustina

5 agosto 1935. Festa della Madonna della Misericordia. Mi sono preparata a questa festa con un fervore maggiore degli anni passati. Al mattino di questo giorno ho avuto una lotta interiore al pensiero che debbo abbandonare la Congregazione che gode della protezione particolare di Maria. In questa lotta è trascorsa la meditazione e la prima Santa Messa. Durante la seconda S. Messa ho pregato così la Madre Santissima: «O Maria, è difficile per me staccarmi dalla Congregazione che è sotto il Tuo speciale patrocinio». All’improvviso vidi la Santissima Vergine indicibilmente bella, che dall’altare si avvicinò a me, al Mio inginocchiatoio. Mi strinse a Sé e mi disse queste parole: «Vi sono Madre per l’infinita Misericordia di Dio. L’anima che mi è più cara è quella che compie fedelmente la volontà di Dio». Mi fece comprendere che ho eseguito fedelmente tutti i desideri di Dio e per questo ho trovato grazia ai Suoi occhi. «Sii coraggiosa; non temere gli ostacoli ingannevoli, ma considera attentamente la Passione di Mio Figlio ed in questo modo vincerai».

Santa Faustina Kowalska

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Il Papa Emerito Benedetto XVI in lotta con un’infezione della pelle. Preghiamo per lui

Posté par atempodiblog le 3 août 2020

Il Papa Emerito Benedetto XVI in lotta con un’infezione della pelle. Preghiamo per lui
della Redazione del Faro di Roma

Il Papa Emerito Benedetto XVI in lotta con un’infezione della pelle. Preghiamo per lui dans Articoli di Giornali e News Benedetto-XVI

Si sarebbe aggravata la malattia dermatologica infettiva che negli ultimi anni ha colpito al volto il Papa Emerito Benedetto XVI, obbligando i medici a somministrare una terapia antibiotica. Lo ha detto in un’intervista Peter Seewald, giornalista e scrittore tedesco, considerato il biografo di Joseph Ratzinger. Secondo tale fonte si tratterebbe di “erisipela”, un’infezione acuta della pelle causata da batteri piogeni come lo staffilococco che, una volta penetrati nei tessuti, sono difficili da neutralizzare.

Appresa questa notizia, pur non confermata ufficialmente, non possiamo che rivolgere un pensiero affettuoso al Papa Emerito e pregare perché possa superare presto tale patologia.

Joseph Ratzinger ha compiuto 93 anni il 16 aprile scorso.

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Pietro Giuliano Eymard. Apostolo dell’Eucaristia, padre per gli emarginati

Posté par atempodiblog le 2 août 2020

Pietro Giuliano Eymard. Apostolo dell’Eucaristia, padre per gli emarginati
di Matteo Liut – Avvenire

Pietro Giuliano Eymard. Apostolo dell'Eucaristia, padre per gli emarginati dans Fede, morale e teologia Pierre-Julien-Eymard
2 agosto, memoria liturgica

È dall’Eucaristia che sgorga la vita dei cristiani nel mondo, è da quel pane consacrato che i credenti attingono la forza per cambiare la storia, partendo dagli ultimi, dai dimenticati, da chi è ai margini. È da questa consapevolezza che partì nella sua opera san Pietro Giuliano Eymard, sacerdote francese ricordato come “apostolo dell’Eucaristia”. Nato a La Mure d’Isère nel 1811, prete nel 1834, a Lione entrò nella congregazione dei Padri Maristi.

Nel 1851 davanti al Santissimo Sacramento nel santuario di Fourvière visse un’esperienza spirituale che lo portò a fondare nel 1856 la Congregazione del Santissimo Sacramento con al centro la devozione eucaristica, ma con un apostolato attivo a favore dei poveri delle periferie di Parigi e dei sacerdoti in difficoltà. Nel 1858 nacquero le Ancelle del Santissimo Sacramento. Il fondatore morì nel 1868 ed è santo dal 1962.
Altri santi. Santo Stefano I, papa (III sec); sant’Eusebio di Vercelli, vescovo (IV sec.).

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Il ruggito del leone

Posté par atempodiblog le 2 août 2020

Il ruggito del leone dans Articoli di Giornali e News Von-Galen

«Nec laudibus, nec timore» scelse come motto episcopale Clements August von Galen quando fu ordinato vescovo da Pio XI il 5 settembre del 1933. Di nobile famiglia cattolica, dopo gli studi liceali proseguì con quelli universitari di storia e filosofia a Friburgo, e poi di teologia a Innsbruck. Ordinato sacerdote nel 1904, iniziò la vita pastorale assumendo via via cariche più elevate fino a essere nominato vescovo di Munster.

Una giovinezza vissuta in anni tumultuosi: la prima guerra mondiale, la fragile Repubblica di Weimar, l’ascesa del partito nazista. Di quest’ultimo individuò subito la portata pericolosa per la Chiesa e per il popolo dissidente. E mai ebbe timore nel denunciare le storture del partito hitleriano.

Insieme a gran parte del mondo cattolico trovò piena sintonia con Pio XI che nel 1937 emanò l’enciclica Mit brennender Sorge — Con cocente preoccupazione, l’unica in tutta la storia della Chiesa di Roma a non essere scritta in latino ma, volutamente, in tedesco perché potesse essere letta ai parrocchiani il 14 marzo di quell’anno, domenica delle Palme, in tutte le chiese di Germania. Papa Ratti denunciava le violenze del regime e levava la sua sofferta preoccupazione per la persecuzione dei cattolici di cui era stato vittima nella notte dei lunghi coltelli il capo dell’Azione Cattolica tedesca Erich Klauseur. Alla stesura dell’enciclica — insieme al cardinale Pacelli, futuro Pio XII, allora Nunzio apostolico a Berlino — aveva partecipato anche August von Galen.

E insieme ad altri ministri di culto, von Galen non smise mai di contrastare la crescente smisurata forza che Hitler stava assumendo in Europa, ma per il complesso quadro storico politico — per una sorta di attendismo che si sarebbe rivelato dannoso da parte delle forze democratiche occidentali — la sua voce restò una delle poche a denunciare la politica nazista.

Von Galen, il leone di Munster — mai appellativo fu più appropriato — aveva vissuto l’ascesa al potere del nazionalsocialismo con profondo sgomento. Ne aveva denunciato fin dall’inizio le violazioni al concordato tra la Chiesa di Germania e il governo (Reichskonkoncordat) che si manifestavano con attacchi alla stampa e alle associazioni cattoliche, occupazioni e confische di monasteri e conventi. Ovviamente il suo agire, le sue parole, la sua stessa nobile figura costituivano un ostacolo non di poco conto per il regime che, però, non osò sbarazzarsi di lui con la violenza perché temeva le sicure reazioni del popolo, di quello di Renania-Westfalia in particolare.

Il 3 agosto ricorrono 79 anni dall’omelia pronunciata nel 1941, forse quella in cui la sua voce si levò più forte contro il regime e, in particolare, contro il programma di eugenetica avviato da Hitler con l’Aktion T4.

Hitler preferì una politica di temporeggiamento tanto che, dopo l’omelia del 3 agosto, sospese per qualche tempo l’Aktion T4 per poi riprenderla in sordina.

Ecco alcune delle potenti parole di von Galen relative al programma di eutanasia T4 che, sotto responsabilità medica, prevedeva la soppressione di persone affette da malattie genetiche inguaribili e da persone con disabilità. «Non possono più produrre, sono come una vecchia macchina (…) come un vecchio cavallo diventato inguaribilmente zoppo. Come una mucca che non dà più latte (…) qui non si tratta di macchine, qui non si tratta di cavallo e di vacca (…) qui si tratta di esseri umani, nostri fratelli e sorelle, poveri esseri malati e, se si vuole, anche improduttivi! Ma per questo non meritano di essere uccisi. Hai tu, ho io il diritto alla vita soltanto finché siamo noi produttivi. Basterà allora un qualsiasi editto segreto che ordini di estendere il metodo messo a punto per i malati di mente ad altre persone improduttive, a questo punto la vita di nessuno di noi sarà più sicura. Nessuna polizia, nessun tribunale indagherà sul nostro assassinio, né punirà l’assassino come merita».

di Giulia Alberico – L’Osservatore Romano

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Medjugorje: Papa Francesco interviene al Festival per la prima volta

Posté par atempodiblog le 1 août 2020

Medjugorje: Papa Francesco interviene al Festival per la prima volta
di Simona Amabene – La luce di Maria

Medjugorje: Papa Francesco interviene al Festival per la prima volta dans Articoli di Giornali e News Festival-dei-giovani-di-Medjugorje

Al 31° Festival dei Giovani a Medjugorje una novità assoluta “molto, molto importante”, Papa Francesco si rivolge ai giovani partecipanti.

La prima giornata del Festival dei Giovani si apre con una sorpresa, come sottolinea il nunzio apostolico della Bosnia Erzegovina.
Mons. Luigi Pezzuto ha evidenziato la novità di quest’anno, per la prima volta, Papa Francesco interviene all’evento più importante a Medjugorje.

E lo fa con una lettera in cui esprime tutta la sua vicinanza all’evento, evidenziando quanto è prezioso per i giovani. A cui offre l’occasione di incontrare il Signore e di scoprire attraverso di Lui il senso vero e pieno dell’esistenza umana.

Festival dei Giovani: la lettera di Papa Francesco
“Carissimi giovani l’incontro annuale dei giovani a Medjugorje è un tempo ricco di preghiera, di catechesi, di fraternità e offre a tutti voi la possibilità di incontrare Gesù vivo specialmente nell’Eucarestia celebrata e adorata, e nella Riconciliazione. E così vi mostra un altro un altro modo di vivere, diverso da quello che offre la cultura del provvisorio, secondo la quale nulla può essere definitivo. Ma conta solo godere il momento presente. In questo clima di relativismo in cui è difficile trovare le risposte vere e sicure, le parole di Gesù scelte come motto per il Festival “Venite e vedrete” ricolte da Gesù ai discepoli sono una benedizione.

Anche a voi Gesù rivolge il suo sguardo e vi invita ad andare e stare con Lui. Non abbiate paura, Cristo vive e vuole che ognuno di voi viva. Egli è la vera bellezza e giovinezza di questo mondo.Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita e di senso. Lo vediamo proprio in quella scena evangelica, quando il Signore chiede ai due discepoli che lo seguono:’Che cosa cercate?’. E loro rispondono:’Rabbi dove dimori’. E Gesù dice:’Venite e vedete’. E loro vanno, vedono e rimangono. nella memoria rimase talmente impresso l’incontro con Gesù, che uno di loro registrò perfino l’ora. Erano circa le 4 del pomeriggio.

L’incontro col Signore e la nuova vita
Il Vangelo ci racconta che dopo essere stati a casa del Signore, i due discepoli diventarono dei mediatori che permettono ad altri di incontrarlo, di conoscerlo e di seguirlo. Andrea andò a dirlo subito a suo fratello Simone e lo condusse da Gesù. Quando vide Simone il Maestro gli diede subito un soprannome Cefa, cioè Pietro. Questo fa vedere che incontrando Gesù si diventa una nuova persona e si riceve una missione di trasmettere questa esperienza ad altri, sempre tenero lo sguardo su di Lui, il Signore.

Carissimi giovani avete incontrato questo sguardo di Gesù che vi chiede ‘che cosa cercate?’. Avete udito la sua voce che vi dice ‘Venite e vedrete?’. ‘Avete sentito quell’impulso a mettervi in cammino?’.

Prendetevi il tempo per stare con Gesù, per riempirvi del suo spirito, ed essere pronti all’affascinante avventura della vita. Andate incontro a Lui, state con Lui nella preghiera, affidatevi a Lui che è esperto del cuore umano. Questo bellissimo invito del Signore ‘Venite e vedrete’ raccontato dal giovane e amato discepolo di Cristo è rivolto anche ai futuri discepoli. Gesù li invita a incontrarlo e questo Festival diventa un’occasione di ‘venire e vedere’.

La parola venire oltre a indicare un movimento fisico, ha un senso più profondo spirituale, indica un itinerario di fede il cui fine è vedere. Cioè fare l’esperienza del Signore e grazie a Lui, vedere il senso pieno e definito della nostra esistenza (..).

Festival: Maria esempio e guida per i giovani
Il grande modello della Chiesa, del cuore giovane pronto a seguire Cristo con freschezza e docilità, rimane sempre la Vergine Maria. La forza del suo Si’ e di quel ‘Avvenga di me..’ che disse all’angelo Gabriele ci colpisce sempre! Il suo si significa coinvolgersi e rischiare senza altre garanzie….(…) e ci racconta cosa succede quando l’uomo nella sua libertà, si abbandona nelle mani di Dio. Che questo esempio vi affascini e vi guidi.

Maria è la Madre che veglia su di noi suo figli che camminiamo nella vita. Spesso stanchi, bisognosi, ma col desiderio che la luce della speranza non si spenga. Questo è ciò che vogliamo. Che la luce della speranza non si spenga! La nostra Madre guarda questo popolo pellegrino, popolo i giovani che la ama, che la cerca facendo silenzio nel proprio cuore nonostante lungo il cammino ci sia tanto rumore e distrazioni.

Cari giovani correte attratti da quel volto tanto amato che adoriamo nella Santa Eucarestia, riconosciamoLo nella carne del nostro fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Della vostra corsa per il Vangelo, animata anche da questo Festival a Medjugorje.

Affido tutti voi all’intercessione della Beata Vergine Maria. Invocando luce e forza dallo Spirito Santo affinché possiate essere veri testimoni di Cristo. Per questo prego e vi benedico. E chiedo anche a voi di pregare per me.

Roma, San Giovanni in Laterano, 29 giugno 2020, Solennità dei SS apostoli Pietro e Paolo

Papa Francesco

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