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Il decreto. Charles de Foucauld, il «fratello universale», sarà Santo

Posté par atempodiblog le 27 mai 2020

Il decreto. Charles de Foucauld, il «fratello universale», sarà Santo
Nell’udienza al cardinale Becciu il Papa autorizza i Decreti che porteranno alla Chiesa tre nuovi santi. Tra le figure di spicco quella di de Foucauld, esempio di vita evangelica e di preghiera
di Mimmo Muolo e Redazione internet – Avvenire

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Un uomo nel deserto del Sahara custodisce da solo un “tesoro”. Alcuni predoni lo vengono a sapere e per rubarglielo lo uccidono. No, non è lo spunto per un romanzo, ma una storia vera. Avvenuta nel 1916 ai confini nella profonda Algeria. Ed è la storia dell’uccisione di Charles de Foucauld, il “fratello universale”, che presto sarà santo. Il Papa ha infatti autorizzato la Congregazione per le cause dei Santi a promulgare il decreto sul miracolo attribuito al beato Carlo di Gesù (questo il suo nome religioso) e questo svela definitivamente qual era il “tesoro” che egli custodiva, al punto da non temere nemmeno per la sua vita: Gesù Cristo nel tabernacolo.

A partire da quella morte, la vicenda umana e religiosa di Charles de Foucauld ha affascinato e attratto generazioni su generazioni. Al punto che quello che non gli riuscì in vita si realizzò dopo la sua nascita al Cielo. Nel corso degli anni, ben diciannove differenti famiglie di laici, sacerdoti, religiosi e religiose sono scaturite dalla sua spiritualità e dal suo modo di vivere il Vangelo (tra le maggiori, le fraternità dei Piccoli fratelli e delle Piccole sorelle di Gesù). Un uomo “che ha dato una testimonianza che ha fatto bene alla Chiesa”, ha affermato Papa Francesco nella Messa in casa Santa Marta del primo dicembre 2016, nel centenario della morte. E Benedetto XVI al momento della beatificazione, il 13 novembre 2005, affermò che la sua vita è « un invito ad aspirare alla fraternità universale ».

Sicuramente l’esistenza terrena di de Foucauld ha spunti di grande attualità, sia nella prima parte, vissuta in maniera non certo esemplare dal punto di vista cristiano (ma in questo è in buona compagnia di altri santi, Agostino per esempio), sia soprattutto dopo la conversione che lo trasformò in uno dei più grandi cercatori di Dio. Lui grande esploratore anche dal punto di vista geografico, dedicò in pratica il resto dei suoi anni a esplorare l’immenso territorio del rapporto tra il Creatore e le creature.

Nato a Strasburgo il 15 settembre 1858 da una famiglia nobile ed egli stesso insignito del titolo di visconte di Pontbriand, trascorre la prima infanzia a Wissembourg, ma perde entrambi i genitori all’età di 6 anni e viene allevato dal nonno materno, che gli lascia anche una cospicua eredità. Il giovane Charles, gaudente e salottiero, la dilapida tuttavia in poco tempo e nel 1876 entra alla Scuola militare di Saint Cyr. Si distingue di più per le qualità di soldato che di studente, anche perché impegnato in una relazione con una fanciulla di dubbia reputazione. Lascia successivamente l’esercito per dedicarsi a spedizioni geografiche in Marocco e si dedica a studiare l’arabo e l’ebraico. Come esploratore si dimostra validissimo, al punto che nel 1885 riceve la medaglia d’oro dalla Società francese di geografia.

L’anno successivo torna in patria e la sua vita ha la svolta decisiva, quando il futuro santo (che comunque da piccolo era stato battezzato) sente il bisogno di riavvicinarsi alla Chiesa cattolica. E’ rimasta famosa la sua invocazione “Mio Dio, se esisti, fa’ che Ti conosca”. E così avviene che Dio si lascia conoscere. Come dirà egli stesso un giorno: “Non appena ho creduto che ci fosse un Dio, ho capito che non potevo vivere che per lui”. La svolta diventa sempre più radicale. Nel 1890 entra fra i trappisti in Francia, ma ben presto chiede di ritirarsi in una trappa molto più povera in Siria. Risale a questo periodo anche un primo progetto di congregazione religiosa. L’ormai trentaduenne Charles sente il bisogno di essere dispensato dai voti e qualche anno dopo viene esaudito. Nel 1897 l’abate generale dei Trappisti lo lascia libero di seguire la sua vocazione. Per un po’ resta in Terra Santa, quindi tornato in Francia, nel 1901 viene ordinato prete. Nello stesso anno si trasferisce in Africa e prende a dimorare in un’oasi del deserto del Sahara profondo. Indossa una tunica bianca sulla quale è cucito un cuore di stoffa rossa, sormontato da una croce. Ospita chiunque passi da lui, cristiani, musulmani, ebrei, pagani e trascorre altri 13 anni nel villaggio tuareg di Tamanrasset. Prega 11 ore al giorno, si immerge nel mistero dell’Eucaristia, redige un grande dizionario di lingua francese-tuareg ancora oggi in uso in quella zona. E naturalmente non manca di impegnarsi nella difesa delle popolazioni locali dagli assalti dei predoni. E sono proprio loro, il primo dicembre 1916, a prendere alla lettera la notizia del grande “tesoro” che custodisce e di cui parla a tutti. Perciò, nel tentativo di impadronirsene (non sapendo che in realtà si tratta delle particole consacrate durante la Messa), i laviventi saccheggiano la sua povera dimora e uccidono “Carlo di Gesù”, come si fa chiamare dagli abitanti del luogo.

Il fiore del deserto, reciso, irradia comunque le sue spore in giro nel mondo. E la spiritualità di Charles de Foucauld fiorisce attraverso la sua famiglia religiosa. Che presto avrà anche un santo in paradiso.

Nei Decreti autorizzati da Francesco figurano anche i miracoli che porteranno alla canonizzazione del beato francese Cesare de Bus (1544-1607), fondatore della Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana (Dottrinari) e della beata italiana Maria Domenica Mantovani (1862-1934). Inoltre nel documento viene riconosciuto anche il miracolo che porterà agli altari il Venerabile Servo di Dio statunitense Michele McGivney (1852-1890), fondatore dell’Ordine dei Cavalieri di Colombo, e il miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio francese Paolina Maria Jaricot (1799-1862), fondatrice delle Opere del “Consiglio della Propagazione della Fede” e del “Rosario Vivente”.
Inoltre, i Decreti promulgati dalla Congregazione per le Cause dei Santi porteranno alla beatificazione anche i martiri Servi di Dio Simeone Cardon e 5 Compagni, Religiosi professi della Congregazione Cistercense di Casamari – uccisi a Casamari, in odio alla Fede, tra il 13 e 16 maggio 1799 – e il martire Servo di Dio Cosma Spessotto, italiano, (1923-1980), sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori, ucciso a San Juan Nonualco (El Salvador).

Infine i Decreti riconoscono le virtù eroiche del vescovo francese Servo di Dio Melchiorre Maria de Marion Brésillac, già Vicario Apostolico di Coimbaore e Fondatore della Società delle Missioni Africane, nato nel 1813 a Castelnaudary (Francia) e morto a Freetown (Sierra Leone) nel 1859.

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Enrico Medi, lo scienziato che amava l’Eucaristia

Posté par atempodiblog le 27 mai 2020

Enrico Medi, lo scienziato che amava l’Eucaristia
Il 26 maggio di 46 anni fa moriva Enrico Medi, docente universitario e fisico che commentò in diretta tv lo sbarco dell’uomo sulla Luna. Oggi Servo di Dio, coniugava fede e ragione, argomentando perché «la scienza per natura sua è cristiana». Figlio spirituale di Padre Pio, era molto devoto al Santissimo Sacramento. Pensando all’infinito valore della Messa, rivolse ai sacerdoti parole memorabili e che dicono tanto della dignità e missione sacerdotale.
di Ermes Dovico – La nuova Bussola Quotidiana

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«La gloria del Signore risplende soprattutto il giorno della nascita dei santi. E il giorno della nascita dei santi è quello che gli uomini chiamano il giorno della morte». Era il 26 settembre 1968 e il professor Enrico Medi, durante i funerali partecipati da circa centomila persone, commentava così la nascita al Cielo del santo di cui era figlio spirituale: Padre Pio da Pietrelcina (†23 settembre 1968).

Se di Padre Pio la Chiesa ha già ‘certificato’ la santità, canonizzandolo, di Enrico Medi (Porto Recanati, 26 aprile 1911 – Roma, 26 maggio 1974), Servo di Dio, è in corso il processo di beatificazione. Fisico, docente universitario e politico, membro dell’Assemblea costituente e due volte deputato, Medi fu un illustre cattolico laico del suo tempo. Ricordarlo oggi, giorno del 46° anniversario della sua morte, può aiutare a inquadrare rettamente il rapporto tra scienza e fede, e insieme gettare luce su quella che dovrebbe essere la vocazione di uno “scienziato”, termine di cui ormai si fa abuso.

I più grandicelli e di buona memoria ricorderanno Medi per il commento scientifico, in diretta tv, allo sbarco del primo uomo sulla Luna. I vecchi video testimoniano la competenza e umiltà mostrate in quei momenti storici, così richiamati da Tito Stagno parlando molti anni dopo alla trasmissione A Sua Immagine: «Il LEM si è appena appoggiato sul Mare della Tranquillità, gli astronauti non sono ancora scesi ma si cominciano a vedere le prime immagini del paesaggio lunare e Medi dice: sì, siamo su un mondo nuovo, meraviglioso, noi chiniamo la testa, proprio in ringraziamento, meditazione e gioia, però sempre con la prudenza che si deve avere quando si affermano cose che non si conoscono. La scienza è fatta di incognite».

Il suo curriculum, in fatto di scienza, ci dice che Medi era un predestinato. A soli 21 anni si laureò in Fisica discutendo la tesi con Enrico Fermi. Nel 1942 vinse la cattedra di Fisica sperimentale all’Università di Palermo. I fatti del 1943 lo costrinsero a stare per mesi nella sua regione di nascita, le Marche, dove un giorno seppe di due uomini che stavano per essere fucilati: si recò al comando di Jesi offrendosi di sostituire i condannati a morte, a cui alla fine venne risparmiata la vita. Nel ’49 divenne presidente dell’Istituto nazionale di geofisica, alla cui guida promosse la rete degli osservatori e si adoperò perché venisse fatta una mappa sismica del Paese. Per un paio di anni fu anche divulgatore scientifico in tv, e nel 1958 fu nominato vicepresidente dell’Euratom. Medi era convinto che l’energia nucleare, usata a fini pacifici, fosse una valida risposta ai problemi energetici. Nel 1965 si dimise dalla vicepresidenza dell’Euratom perché vedeva prevalere gli interessi di enti dei singoli Stati a discapito di un piano comune di ricerca.

Alle molte attività da uomo di scienza, qui accennate a grandi linee, Medi univa la luce della fede: «Se non ci fosse pericolo di essere fraintesi, verrebbe da dire che il cristianesimo è esattamente scientifico; ma la verità è un’altra, è che la scienza per natura sua è cristiana: cioè ricerca della verità, cioè attenta indagine su quella che è la volontà di Dio che si esprime nell’ordine naturale (scienza) e nell’ordine soprannaturale (fede e teologia). Quindi è inconcepibile e assurdo qualsiasi ipotetico contrasto fra fede e scienza, fra vero progresso scientifico e teologia e morale». Medi, che si era pure laureato in teologia alla Gregoriana, spiegava che ogni vera scoperta scientifica non può mai intaccare la fede, bensì fornirle conferme che fanno «gustare meglio alla mente umana la grandezza e la bontà di Dio». In opposizione allo scientismo, che idolatra e falsifica la scienza negando il soprannaturale, Medi spiegava che «la rivelazione e la teologia hanno illuminato e permesso il nascere e lo sviluppo della scienza».

Medi ebbe un rapporto personale con Pio XII, che poté incontrare nel ’46 ricevendo da lui due rosari, uno per la moglie Enrica Zanini e l’altro per la bambina di cui i due coniugi erano allora in dolce attesa. Papa Pacelli imparò a conoscerlo e stimarlo sempre di più, e nel 1955 lo volle a capo della delegazione della Santa Sede alla conferenza di Ginevra sull’energia atomica. Un intenso rapporto lo ebbe pure con Paolo VI, che lo nominò membro della Consulta dei Laici del Vaticano.

Scorrendo tra gli scritti di e su Medi si comprende anche quale amore nutrisse per la famiglia e la centralità che dava all’educazione, che è anzitutto educazione a vivere la volontà di Dio. Aveva sposato Enrica, laureata in Chimica e Farmacia, nel 1938. E da lei aveva avuto sei figlie, sei “Marie” (Maria Beatrice, Maria Chiara, Maria Pia, Maria Grazia, Maria Stella, Maria Emanuela), a testimoniare la devozione verso la Madonna. Per mettere Dio sempre più al centro della vita familiare Medi fece costruire una cappella privata nella sua casa di Torre Gaia, la dedicò alla Sacra Famiglia e ottenne di potervi custodire l’Eucaristia. «In quella cappella – riferiva l’Osservatore Romano negli anni Novanta – iniziava e chiudeva la giornata, soffermandosi in preghiera e in lunghe meditazioni».

Ma dicevamo di Padre Pio. Dopo il primo incontro, fulminante, con il santo da Pietrelcina, Medi aveva voluto approfondirne la conoscenza, andando spesso a trovarlo a San Giovanni Rotondo, sia di sua iniziativa sia su invito diretto del buon frate. Un giorno, ancora padre di 4, appuntava di aver parlato a san Pio delle sue figlie e di aver avuto «la benedizione per Enrica, ma era implicita: è una cosa sola con me…».

L’insegnamento e insieme il dono più grande ricevuto dal santo fu assistere alla Messa da lui celebrata. «La Messa di Padre Pio era rivivere fisicamente tutta l’agonia del Getsemani, del Calvario, della Crocifissione e della morte. Quando assistevamo alla Messa si vedeva l’ansia di una creatura che da una parte era presa da una sofferenza immensa, dall’altra non voleva che questa sofferenza si riversasse sui fratelli che aveva accanto. Come il Signore sul Calvario».

Sarà per questa consapevolezza che Medi, rivolgendosi al clero, diceva parole che continuano a suonare attualissime:

Sacerdoti, io non sono un Prete e non sono mai stato degno neppure di fare il chierichetto. Sappiate che mi sono sempre chiesto come fate voi a vivere dopo aver detto Messa. Ogni giorno avete Dio tra le vostre mani. Come diceva il gran re San Luigi di Francia, avete «nelle vostre mani il re dei Cieli, ai vostri piedi il re della terra». Ogni giorno avete una potenza che Michele Arcangelo non ha. Con le vostre parole trasformate la sostanza di un pezzo di pane in quella del Corpo di Gesù Cristo in persona. Voi obbligate Dio a scendere in terra! Siete grandi! Siete creature immense! Le più potenti che possano esistere.

Chi dice che avete energie angeliche, in un certo senso, si può dire che sbaglia per difetto. Sacerdoti, vi scongiuriamo: Siate santi! Se siete santi voi, noi siamo salvi. Se non siete santi voi, noi siamo perduti! Sacerdoti, noi vi vogliamo ai piedi dell’Altare. A costruire opere, fabbriche, giornali, lavoro, a correre qua e là in Lambretta o in Millecento, siamo capaci noi. Ma a rendere Cristo presente e a rimettere i peccati, siete capaci solo voi! Siate accanto all’Altare. Andate a tenere compagnia al Signore. […] A tutti, anche a noi, ma in particolare a te, sacerdote, dice di continuo: «Tienimi compagnia. Dimmi una parola. Dammi un sorriso. Ricordati che t’amo. Dimmi soltanto “Amore mio, ti voglio bene”: ti coprirò di ogni consolazione e di ogni conforto» [...].

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Papa Francesco e la preghiera del Rosario insieme ai Santuari del Mondo

Posté par atempodiblog le 27 mai 2020

Papa Francesco e la preghiera del Rosario insieme ai Santuari del Mondo
In diretta mondiovisione sabato 30 maggio alle 17.30 dalla Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani si eleverà, ad una voce con il Pontefice, la preghiera alla Vergine per chiedere aiuto e soccorso nella pandemia. Invitati a partecipare tutti i Santuari del mondo
Gabriella Ceraso – Vatican News

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“Assidui e concordi nella preghiera, insieme con Maria (cfr. At 1,14)”. Su questo tema Papa Francesco presiederà la recita del Rosario sabato prossimo 30 maggio, unendosi ai Santuari del mondo che a causa dell’emergenza sanitaria hanno dovuto interrompere le loro normali attività e i loro pellegrinaggi.

In diretta e in mondovisione dalla Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani, alle ore 17:30, il Papa sarà dunque ancora una volta vicino all’umanità in preghiera, per chiedere alla Vergine aiuto e soccorso nella pandemia.
L’iniziativa promossa dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, vedrà il coinvolgimento di famiglie e di uomini e donne rappresentanti dei settori più coinvolti e particolarmente toccati dalla pandemia, ai quali saranno affidate le decine del Rosario. Dunque, medici e infermieri, pazienti guariti e pazienti che hanno subito lutti, un cappellano ospedaliero e una suora infermiera, una farmacista e una giornalista, e infine un volontario della Protezione civile con i suoi familiari e anche una famiglia che ha visto nascere un bambino proprio nei momenti più difficili, per esprimere la speranza che non deve mai venire meno.

Ai piedi di Maria al termine del mese a Lei dedicato e certi che la Madre celeste non farà mancare il suo soccorso, comunica il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuona Evangelizzazione, Francesco porrà dunque gli affanni e i dolori dell’umanità.
In collegamento ci saranno i Santuari più grandi dai cinque continenti tra cui Lourdes, Fatima, Lujan, Milagro, Guadalupe, San Giovanni Rotondo e Pompei. In una lettera, monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione si è rivolto direttamente ai rettori dei Santuari per invitarli a organizzare e promuovere questo speciale momento di preghiera compatibilmente con le attuali regole sanitarie vigenti e con il fuso orario del luogo.

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