La consacrazione del Montfort, per affrontare questi tempi

Posté par atempodiblog le 28 avril 2020

AD IESUM PER MARIAM
La consacrazione del Montfort, per affrontare questi tempi
San Luigi, nel “Trattato”, propone la consacrazione per le mani di Maria quale via diretta per unirsi a Gesù. Il fedele rende così la Vergine «depositaria» dei propri meriti. È un cammino pensato per tutti, religiosi e laici, e quantomai necessario in quest’epoca di intensa battaglia spirituale: gli «ultimi tempi», li chiama Montfort, in cui la Madonna appare «terribile contro il demonio e i suoi seguaci».
di Ermes Dovico – La nuova Bussola Quotidiana
Tratto da: Radio Maria

La consacrazione del Montfort, per affrontare questi tempi dans Apparizioni mariane e santuari Maria-Santissima
«Io sono tutto tuo e tutto quanto posseggo te lo offro, amabile mio Gesù, per mezzo di Maria, tua Santissima Madre» (formula breve di consacrazione quotidiana – Trattato della vera devozione, 233).

Ci sono schiavitù scambiate, attraverso la terrena maschera del peccato, per libertà. E c’è invece la così chiamata “schiavitù mariana” che fa godere dell’unica e vera libertà, quella in Gesù Cristo. Come diventare schiavi di Gesù in Maria è il tema al centro del “Trattato della vera devozione alla Santa Vergine”, l’opera principale di san Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716), celebrato oggi dalla Chiesa.

È un testo che è rivolto a tutti – laici, religiosi, sacerdoti - poiché propone una consacrazione per le mani di Maria che il Montfort definisce «via facile, breve, perfetta e sicura per giungere all’unione con Gesù Cristo Signore, nella quale consiste la perfezione cristiana» (VD, 152).

Quale creatura, infatti, conosce e ama il Figlio più della Madre? Il fatto che Maria sia stata «finora sconosciuta» è, per il grande santo francese, «uno dei motivi per cui Gesù Cristo non è conosciuto come si dovrebbe. È dunque sicuro che la conoscenza di Gesù Cristo e la venuta del suo regno nel mondo non saranno che la conseguenza necessaria della conoscenza della Santa Vergine e della venuta del regno di Maria, che lo ha messo al mondo la prima volta e che lo farà risplendere la seconda» (VD, 13).

San Luigi Maria scriveva il Trattato in un periodo storico in cui la fede cattolica – e con essa la devozione mariana – era bersagliata da più parti: giansenisti, protestanti, razionalisti, ecc. Il suo manoscritto, composto verso il 1712, rimase nascosto per circa 130 anni (dunque sconosciuto per tutto il tempo dell’Illuminismo, della Rivoluzione francese e oltre), venendo ritrovato provvidenzialmente nel 1842 e stampato l’anno dopo.

Ricorrente è il pensiero che Maria sarà tanto più conosciuta e amata dalle anime fedeli in quelli che il Montfort chiama «gli ultimi tempi», perché «l’Altissimo e la sua Santa Madre devono formare dei grandi santi, i quali saranno così eccelsi in santità da superare la gran parte degli altri santi, come i cedri del Libano superano i piccoli arbusti» (VD, 47). Maria «deve risultare terribile contro il demonio e i suoi seguaci, terribile come schiere a vessilli spiegati, soprattutto in questi ultimi tempi» (VD, 50).

Consacrarsi a Lei diventa allora quantomai necessario in un’epoca, come la nostra, in cui infuria la battaglia tra la Donna vestita di sole e il drago dell’Apocalisse (Ap 12). Si tratta infatti – riassume il Montfort – di scegliere se essere schiavi di Satana o di Gesù, se seguire l’angelo ribelle nella dannazione eterna o accogliere l’amore del Signore crocifisso e risorto, godendo con Lui della gloria del Paradiso.

Di qui la proposta di quella che il santo chiama perfetta consacrazione a Gesù Cristo: «Ora, essendo Maria, tra tutte le creature, la più conforme a Gesù Cristo, ne segue che, tra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma di più un’anima a Gesù Cristo Signore è la devozione alla Santa Vergine, Sua Madre, e che più un’anima sarà consacrata a Maria, più lo sarà a Gesù Cristo» (VD, 120). Maria è quindi il «mezzo perfetto» per unirci a Gesù «nostro ultimo fine»: è la Mediatrice che ci avvicina, in umiltà, all’unico Mediatore presso il Padre.

Con la sua mariologia perfettamente cristocentrica e trinitaria, il Montfort fuga i dubbi e smonta gli argomenti di quanti allora vedevano nella devozione a Maria un possibile ostacolo sulla via verso il Figlio. Un problema che rimane di grande attualità, se si pensa alle remore che ancora oggi non pochi teologi nutrono verso la consacrazione a Maria. Il santo, che individuò sette falsi tipi di devozione, li avrebbe probabilmente chiamati «devoti scrupolosi», cioè le «persone che temono di disonorare il Figlio onorando la Madre, di abbassare l’uno elevando l’altra» (VD, 94).

La vera devozione a Maria ha cinque tratti fondamentali (interiore, tenera, santa, costante, disinteressata). In particolare, deve essere «tenera, cioè piena di fiducia nella Santa Vergine, come quella di un bambino nei confronti della sua buona mamma. […] in ogni momento, in ogni luogo e per tutto, l’anima invoca l’aiuto della sua buona Madre: nei dubbi, per essere illuminata; negli smarrimenti, per ritrovare il cammino; nelle tentazioni, per essere sostenuta; nelle debolezze, per essere rinvigorita; nelle cadute, per essere rialzata; negli scoraggiamenti, per essere rincuorata; negli scrupoli, per esserne liberata; nelle croci, nelle fatiche e nelle contrarietà della vita, per essere consolata» (VD, 107). La vera devozione dovrà anche essere «santa, cioè deve condurre un’anima a evitare il peccato e a imitare le virtù della Vergine…» (VD, 108).

Grande merito del Montfort è di aver considerato questa consacrazione come «una perfetta rinnovazione dei voti e delle promesse del santo Battesimo». L’una e l’altro impegnano il cristiano a rinunciare a Satana e donarsi a Gesù. In più, rispetto al Battesimo, ci si dona al Figlio espressamente «per le mani di Maria» e si rende la Vergine «depositaria universale» di tutto ciò che abbiamo, quindi il nostro corpo e la nostra anima, i beni materiali, «i beni interiori e spirituali, che sono i meriti, le virtù, le buone opere: passate, presenti e future». Questo significa che sarà Lei, Sede della Sapienza, a disporre dei meriti di chi le si consacra, per il maggior bene dell’anima e a maggior gloria di Dio.

Si tratta in breve di fidarsi meno di sé stessi e, nel medesimo tempo, aumentare la propria fiducia in Lei, Madre del buon consiglio. Questa fiducia e obbedienza – a imitazione di Gesù che per 30 anni visse a Lei sottomesso crescendo in sapienza, età e grazia - avrà sublimi conseguenze. Infatti, poiché la Santa Vergine «non si lascia mai vincere in amore e generosità», scrive ancora san Luigi Maria, «si dà ella stessa interamente e in modo inarrivabile a colui che le dona tutto. Lo sommerge nell’abisso delle sue grazie, lo adorna dei suoi meriti, lo sostiene con il suo potere, lo illumina con la sua luce, lo infiamma del suo amore, gli comunica le sue virtù» (VD, 144).

In tempi di intensa lotta spirituale come gli attuali, ci permettiamo allora questo consiglio: fare un cammino che può iniziare leggendo il Trattato e proseguire con l’aiuto di un sacerdote. Così da andare a Gesù, per Maria.

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Stringiamoci a Maria

Posté par atempodiblog le 28 avril 2020

Stringiamoci a Maria dans Citazioni, frasi e pensieri Montfort

[...] occorre mettere fra le mani di Maria tutto quanto possediamo e lo stesso tesoro dei tesori, Gesù Cristo, affinché ce lo custodisca. Siamo vasi troppo fragili: non mettiamoci questo prezioso tesoro e questa manna celeste. Abbiamo troppi nemici addosso, troppo scaltri e troppo esperti: non fidiamoci della nostra prudenza e della nostra forza. Abbiamo troppe funeste esperienze della nostra incostanza e leggerezza naturale: diffidiamo della nostra sapienza e del nostro fervore.

Maria è sapiente: mettiamo tutto nelle sue mani Ella saprà ben disporre di noi e di quanto ci appartiene per la maggior gloria di Dio.

Maria è caritatevole: ci ama come figli e come servi. Offriamole tutto. Non perderemo niente ed ella volgerà tutto a nostro vantaggio.

Maria è generosa: restituisce più che non le si dia. Diamole quel che abbiamo, senza alcuna riserva, e ne riceveremo il cento per uno; per cento uova un bove, come si dice.

Maria è potente: nessuno può rapirle quanto è stato posto fra le sue mani. Mettiamoci nelle sue mani. Ci difenderà e ci farà vincere tutti i nemici.

Maria è fedele: non lascia smarrire né sciupare ciò che le è stato affidato. È, per eccellenza, la vergine fedele a Dio ed agli uomini. Ha custodito con fedeltà quanto Dio le ha dato, senza perderne la minima parte, ed ancora oggi custodisce con cura particolare coloro che si sono posti sotto la sua protezione e tutela.

Affidiamo, dunque, ogni cosa alla sua fedeltà. Stringiamoci a lei come a colonna che non può essere abbattuta, come ad àncora che non può essere staccata, o meglio come alla montagna di Sion che non può essere smossa.
Per quanto ciechi, deboli ed incostanti noi siamo per natura e per quanto numerosi e astuti siano i nostri nemici, non ci inganneremo né ci smarriremo mai, né mai avremo la sventura di perdere la grazia di Dio e l’infinito tesoro dell’eterna Sapienza.

Da: ‘L’amore dell’eterna Sapienza’ di  San Luigi Maria Grignon de Montfort

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Litanie di san Luigi Maria Grignion di Montfort

Posté par atempodiblog le 27 avril 2020

Litanie di san Luigi Maria Grignion di Montfort

Litanie di san Luigi Maria Grignion di Montfort dans Preghiere San-Luigi-Maria-Grignion-de-Montfort
28 aprile, memoria liturgica

Signore, pietà.
Cristo, pietà.
Signore, pietà.

Cristo, ascoltaci.
Cristo, esaudiscici.

Dio, Padre Celeste, abbi pietà di noi.
Dio, Figlio, Redentore del mondo, abbi pietà di noi.
Dio, Spirito Santo, abbi pietà di noi.

Santa Trinità, un solo Dio, abbi pietà di noi.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi.
Mediatrice di tutte le grazie, prega per noi. 
Regina dei cuori, prega per noi. 

San Luigi Maria Grignion di Montfort, prega per noi…
imitatore fedele di Gesù Cristo,
predicatore eloquente della Croce,
cantore del Sacro Cuore,
devoto schiavo di Gesù in Maria,
apostolo del santissimo Rosario,
uomo di orazione,
prodigio di mortificazione,
amante appassionato della povertà,
intrepido paladino della verità,
ardente difensore della fede cattolica,
zelatore instancabile della gloria di Dio e della salvezza delle anime,
restauratore dei templi del Signore,
padre dei poveri,
soccorso degli infermi e dei malati,
maestro dell’infanzia e della gioventù,
fondatore di congregazioni religiose,
modello per i sacerdoti e per i missionari,

Ottienici la vera saggezza,
Ottienici lo spirito di fede,
Ottienici lo spirito di preghiera,
Ottienici lo spirito di umiltà,
Ottienici l’amore della Croce,
Ottienici la tua vera devozione a Maria,
Ottienici il tuo amore per la Chiesa,
Ottienici la tua devozione al Vicario di Gesù Cristo,
Ottienici la tua obbedienza filiale al Papa infallibile,
Ottienici il tuo coraggio nelle prove,
Ottienici il tuo amore per la vita nascosta,
Ottienici il tuo zelo per la conversione dei peccatori,
Ottienici la perseveranza nel bene,
Ottienici la grazia di una buona morte,
Ottienici il Regno di Gesù per Maria.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, esaudiscici, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.

Preghiamo: O Dio, che hai reso san Luigi Maria de Montfort un eccelso predicatore del Regno del tuo unico Figlio, e per mezzo di lui hai suscitato nella tua Chiesa una doppia famiglia religiosa, degnati di accordarci, secondo il suo insegnamento e il suo esempio, la grazia per servire sotto il giogo soave della Beata Vergine Madre, questo stesso amato Figlio che vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.

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Gesù è opera dello Spirito Santo e di Maria

Posté par atempodiblog le 27 avril 2020

Lo Spirito Santo, trovando la sua cara Sposa come riprodotta nelle anime, discenderà con abbondanza e le ricolmerà dei suoi doni, particolarmente del dono della sapienza, per operare meraviglie di grazia.

dal ‘Trattato della vera devozione alla santa Vergine’ di San Luigi Maria Grignon de Montfort

Gesù è opera dello Spirito Santo e di Maria dans Citazioni, frasi e pensieri San-Luigi-Maria-Grignon-da-Montfort

Gesù è opera dello Spirito Santo e di Maria. Né in me si potrà diversamente riprodurre Gesù! Che in me sia Maria SS.! Che io mi trasformi in Maria e allora non mancherà lo Spirito di sopravvenire in me e di formare in me Gesù Cristo. Viva dunque io della perfetta devozione e unione con la Vergine secondo l’insegnamento del servo suo Luigi Maria Grignion de Monfort.

del Beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

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La Sagrada Família al tempo della febbre gialla

Posté par atempodiblog le 27 avril 2020

La Sagrada Família al tempo della febbre gialla
di Chiara Curti – L’Osservatore Romano

La Sagrada Família al tempo della febbre gialla dans Apparizioni mariane e santuari Sagrada-Famiglia
Il tempio espiatorio di Barcellona è nato mentre in città il tifo mieteva vittime

C’è un modo di dire in spagnolo: quando qualcosa sembra non finire mai si compara alla costruzione della Sagrada Familía. Dentro l’ironia tipica dei modi di dire c’è sempre una verità più profonda e un desiderio: quello di relazionare l’opera probabilmente più significativa dell’epoca moderna all’eternità. Nonostante tutto, l’andamento dei lavori aveva aperto la speranza ai costruttori che il 2026, centenario della morte di Gaudí, sarebbe stato l’anno di conclusione del cantiere. Lo scenario mondiale attuale, che mette a confronto la vita con la morte quotidianamente, mette anche in discussione molti aspetti su come sarà il nostro futuro e anche riannoda la storia della Sagrada Família a un tempo indeterminato.

Ma se l’indeterminato trasmette al cuore umano l’incertezza, l’eternità apre alla speranza. E così, mentre la pandemia che affligge il mondo ci fa temere per il futuro, la storia del tempio espiatorio può farci riflettere su una positività che s’impone dentro le disgrazie e forse ci può aiutare ad affrontare le circostanze con coraggio ed affidamento.

A chi domandava a Gaudí  quando sarebbe terminata la costruzione della chiesa, rispondeva «il mio padrone non ha fretta». Non solo si riferiva all’irregolarità delle elemosine, unica entrata del cantiere, ma anche a una storia dove l’uomo non aveva l’ultima parola, esattamente come non aveva avuto la prima. Sono ricercatrice e studio la vita e le opere di Gaudí; una specializzazione che ha trasceso la vita professionale e che si è fatta compagnia in tante situazioni. Ho letto e riletto le origini della Sagrada Família ogni volta che ho dovuto preparare qualche ciclo di lezioni alla Facultat Antoni Gaudí, qualche seminario o conferenza. Doveva toccarmi vivere in prima persona  un’epidemia per fissarmi in un dettaglio sul quale non mi ero mai soffermata: la Sagrada Família nasce proprio durante una epidemia che colpisce particolarmente Barcellona, la febbre gialla, il tifo, totalmente sconosciuto in Europa.

È il 1870, la città di Barcellona vive la sua massima espansione grazie alla seconda rivoluzione industriale. La città passa da una popolazione nell’ordine dei trecentomila abitanti ad averne un milione: sono immigranti, necessari alle nuove industrie e bisognosi di lavorare. Sono persone povere che da una parte trovano un lavoro e dall’altra vivono in condizioni di miseria estrema. Trovano in san Giuseppe il santo che con loro condivide il lavoro, la povertà e l’emigrare. La sua devozione si diffonde nei quartieri più umili. La rivoluzione industriale e la ricchezza che introduce nei poli industriali porta con sé anche un senso di onnipotenza dove finalmente sembra potersi realizzare qualsiasi impresa.

Ma arriva il tifo, che s’insedia nei quartieri più poveri, ma uccide anche molti giovani della borghesia. La città di Barcellona si desertifica: i poveri senza lavoro muoiono in casa o in accampamenti preparati fuori dalla città e le famiglie benestanti si trasferiscono nelle residenze estive.

Josep Maria Bocabella è un libraio, attento alla società in continuo mutamento. È l’editore papale, ossia colui che, in diretto contatto con la Santa Sede, pubblica sia i testi promulgati dal Papa che quelli relativi ai temi che più lo preoccupano. Certamente Pio IX è stato un Papa molto preoccupato per la questione sociale e molto devoto a san Giuseppe, che dichiara patrono della Chiesa universale. Quante analogie con il nostro tempo!

Davanti al vuoto che si crea durante l’epidemia, sorge nell’editore barcellonese l’intuizione di creare un’associazione spirituale: spirituale così che almeno spiritualmente si possa stare insieme, superando le distanze provocate dall’epidemia e della situazione politica.

Vanno da Pio IX con un obolo e iniziano una peregrinazione che tocca prima il Santuario di Loreto e poi quello di Montserrat dove maturano il proposito di una nuova iniziativa: costruire una chiesa, una chiesa espiatoria, ossia che si finanzi unicamente con l’elemosina.

I devoti di san Giuseppe sono numerosissimi, ma l’associazione trova difficoltà anche per le cose più semplici: inizialmente non ha iscritti e i più stretti collaboratori non credono nelle iniziative proposte. Tornano dal Papa che, dopo essersi iscritto lui stesso all’associazione per darle nuovo slancio regala loro un suo vestito per venderlo e così poter raccogliere fondi: cosa che non porta a nessun risultato, come le altre iniziative.

Ecco allora la sorpresa: Josep Maria Bocabella non si scoraggia, ma anzi pubblica un articolo dove scrive «Questo va molto bene!» — sì, dice proprio così — «se le nostre gestioni fossero state immediatamente determinate per il successo, avremmo potuto credere che la chiesa dei nostri sogni fosse cosa nostra. La Provvidenza ci ha appena detto che vuole che sia opera sua; opera di Dio, non di uomini, e che si farà quando Dio vorrà. Continuiamo quindi con fede. Costruiamo la casa di Dio e non una chiesa qualsiasi, e un tempio che sia un gran tempio». Solo quattro anni dopo la Provvidenza inizierà a operare in favore del progetto.

Da un’intervista degli anni Cinquanta fatta a una coppia di anziani, allora novantenni, testimoni della collocazione della prima pietra della Sagrada Família, emerge tutta la “trascendenza” di questo gesto: il terreno si trovava in aperta campagna e la cerimonia fu particolarmente solenne. Tre alti mastili sostenevano la bandiera nazionale e quella papale, dando un aspetto di festa e solennità, in contrasto con l’umilissimo insediamento conosciuto come El Poblet.

Nell’intervista i due anziani raccontano che nei giorni dell’epidemia della febbre gialla non ci fu neanche un caso nel Poblet «per le preghiere dirette a san Rocco» che è il protettore dalle epidemie. Così nasce la speranza che le circostanze non siano l’unico fattore determinante, per chi chiede, e non teme un “indeterminato” che ancora non conosce, ma fa risiedere la sua speranza nell’eternità.

Ricordo che una volta, tornando a casa un po’ in ritardo dal lavoro, mi sono scusata con le mie figlie spiegando che mi ero fermata a pregare sulla tomba di Gaudí. Mia figlia minore, Francesca, di sei anni, scoppia a piangere dicendo «ma quando è morto?». Sentendone tanto parlare, pensava fosse ancora vivo.

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Lettera del Santo Padre Francesco a tutti i fedeli per il mese di maggio 2020

Posté par atempodiblog le 26 avril 2020

LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
A TUTTI I FEDELI PER IL MESE DI MAGGIO 2020

Papa Francesco

Cari fratelli e sorelle,

è ormai vicino il mese di maggio, nel quale il popolo di Dio esprime con particolare intensità il suo amore e la sua devozione alla Vergine Maria. È tradizione, in questo mese, pregare il Rosario a casa, in famiglia. Una dimensione, quella domestica, che le restrizioni della pandemia ci hanno “costretto” a valorizzare, anche dal punto di vista spirituale.

Perciò ho pensato di proporre a tutti di riscoprire la bellezza di pregare il Rosario a casa nel mese di maggio. Lo si può fare insieme, oppure personalmente; scegliete voi a seconda delle situazioni, valorizzando entrambe le possibilità. Ma in ogni caso c’è un segreto per farlo: la semplicità; ed è facile trovare, anche in internet, dei buoni schemi di preghiera da seguire.

Inoltre, vi offro i testi di due preghiere alla Madonna, che potrete recitare al termine del Rosario, e che io stesso reciterò nel mese di maggio, spiritualmente unito a voi. Le allego a questa lettera così che vengano messe a disposizione di tutti.

Cari fratelli e sorelle, contemplare insieme il volto di Cristo con il cuore di Maria, nostra Madre, ci renderà ancora più uniti come famiglia spirituale e ci aiuterà a superare questa prova. Io pregherò per voi, specialmente per i più sofferenti, e voi, per favore, pregate per me. Vi ringrazio e di cuore vi benedico.

Roma, San Giovanni in Laterano, 25 aprile 2020
Festa di San Marco Evangelista

Papa Francesco

Divisore dans San Francesco di Sales

Preghiera a Maria

O Maria, Tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a Te, Salute dei malati, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano, sai di che cosa abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai perché, come a Cana di Galilea, possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova.

Aiutaci, Madre del Divino Amore, a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione. Amen.

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

Divisore dans San Francesco di Sales

Preghiera a Maria

«Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio».

Nella presente situazione drammatica, carica di sofferenze e di angosce che attanagliano il mondo intero, ricorriamo a Te, Madre di Dio e Madre nostra, e cerchiamo rifugio sotto la tua protezione.

O Vergine Maria, volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi in questa pandemia del coronavirus, e conforta quanti sono smarriti e piangenti per i loro cari morti, sepolti a volte in un modo che ferisce l’anima. Sostieni quanti sono angosciati per le persone ammalate alle quali, per impedire il contagio, non possono stare vicini. Infondi fiducia in chi è in ansia per il futuro incerto e per le conseguenze sull’economia e sul lavoro.

Madre di Dio e Madre nostra, implora per noi da Dio, Padre di misericordia, che questa dura prova finisca e che ritorni un orizzonte di speranza e di pace. Come a Cana, intervieni presso il tuo Figlio Divino, chiedendogli di confortare le famiglie dei malati e delle vittime e di aprire il loro cuore alla fiducia.

Proteggi i medici, gli infermieri, il personale sanitario, i volontari che in questo periodo di emergenza sono in prima linea e mettono la loro vita a rischio per salvare altre vite. Accompagna la loro eroica fatica e dona loro forza, bontà e salute.

Sii accanto a coloro che notte e giorno assistono i malati e ai sacerdoti che, con sollecitudine pastorale e impegno evangelico, cercano di aiutare e sostenere tutti.

Vergine Santa, illumina le menti degli uomini e delle donne di scienza, perché trovino giuste soluzioni per vincere questo virus.

Assisti i Responsabili delle Nazioni, perché operino con saggezza, sollecitudine e generosità, soccorrendo quanti mancano del necessario per vivere, programmando soluzioni sociali ed economiche con lungimiranza e con spirito di solidarietà.

Maria Santissima, tocca le coscienze perché le ingenti somme usate per accrescere e perfezionare gli armamenti siano invece destinate a promuovere adeguati studi per prevenire simili catastrofi in futuro.

Madre amatissima, fa’ crescere nel mondo il senso di appartenenza ad un’unica grande famiglia, nella consapevolezza del legame che tutti unisce, perché con spirito fraterno e solidale veniamo in aiuto alle tante povertà e situazioni di miseria. Incoraggia la fermezza nella fede, la perseveranza nel servire, la costanza nel pregare.

O Maria, Consolatrice degli afflitti, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati e ottieni che Dio intervenga con la sua mano onnipotente a liberarci da questa terribile epidemia, cosicché la vita possa riprendere in serenità il suo corso normale.

Ci affidiamo a Te, che risplendi sul nostro cammino come segno di salvezza e di speranza, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen.

Tratto da: La Santa Sede

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O solitudine, momenti della più intensa compagnia

Posté par atempodiblog le 26 avril 2020

O solitudine, momenti della più intensa compagnia dans Citazioni, frasi e pensieri Ges-e-Faustina

Solitudine, i miei momenti preferiti.
Solitudine, ma sempre con Te, o Gesù e Signore.
Accanto al Tuo Cuore il tempo mi passa piacevolmente
E la mia anima trova il suo riposo.

Quando il cuore è colmo di Te e pieno d’amore,
E l’anima arde d’un fuoco puro,
Anche nel massimo abbandono non sente la solitudine,
Poiché riposa nel Tuo grembo.

O solitudine, momenti della più intensa compagnia,
Benché abbandonata da tutte le creature,
M’immergo tutta nell’oceano della Tua Divinità,
E Tu ascolti dolcemente le mie confidenze.

Santa Faustina Kowalska

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La natura non è nostra madre, ma nostra sorella

Posté par atempodiblog le 22 avril 2020

La natura non è nostra madre, ma nostra sorella dans Citazioni, frasi e pensieri Chesterton

“Il punto principale del cristianesimo è sempre stato questo: la natura non è nostra madre, ma nostra sorella; possiamo essere fieri della sua bellezza, dal momento che abbiamo lo stesso Padre, ma essa non ha autorità su di noi; dobbiamo ammirarla. Ciò aggiunge alla gioia tipicamente cristiana su questa terra uno strano tocco di leggerezza ch’è quasi frivolezza. [...] Per san Francesco la natura è una sorella, e anche una sorella più giovane, una piccola sorella che danza per farci sorridere e per essere amata”.

Gilbert Keith Chesterton

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Affidamento o consacrazione, nelle Scritture la risposta

Posté par atempodiblog le 21 avril 2020

Affidamento o consacrazione, nelle Scritture la risposta
La Cei comunica che l’1 maggio affiderà l’Italia a Maria. Bene, ma solo a metà. Perché molti fedeli, e prima di loro la Madonna, chiedono una consacrazione. Ma questa è avversata da certi ambienti teologici. Eppure sono le Scritture a parlarci di una discendenza della Donna, indicando che è Dio stesso a volere che la consacrazione a Lui passi attraverso Lei. Perché i vescovi resistono alla volontà divina?
di Luisella Scrosati  – La nuova Bussola Quotidiana

Affidamento o consacrazione, nelle Scritture la risposta dans Articoli di Giornali e News Sacro-Cuore-di-Maria

«Raccogliendo la proposta e la sollecitazione di tanti fedeli, la Conferenza Episcopale Italiana affida l’intero Paese alla protezione della Madre di Dio come segno di salvezza e di speranza. Lo farà venerdì primo maggio, alle ore 21, con un momento di preghiera, nella basilica di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio (diocesi di Cremona, provincia di Bergamo). La scelta della data e del luogo è estremamente simbolica».

È questo il comunicato che la Conferenza Episcopale Italiana ha emesso nella giornata di ieri. Il cardinal Gualtiero Bassetti, in un breve video, ha sottolineato che l’iniziativa vuole essere la risposta alle richieste di numerosi fedeli: «Spesso è il gregge, il popolo cristiano che spinge i pastori, com’è avvenuto in questo caso», ha sottolineato il cardinale.

Si tratta di oltre 300 lettere, rivolte direttamente a lui, in qualità di presidente della Cei, il cui contenuto è così sintetizzato da Bassetti: «Perché non dedicate al Cuore Immacolato di Maria la nostra Nazione, tutte le persone che soffrono per questa epidemia, tutti coloro che lavorano negli ospedali… perché non affidarli tutti a Maria, la Nazione intera?».

Siamo contenti che i vescovi italiani abbiano deciso di rispondere al grido del popolo di Dio, loro affidato; però, siamo contenti a metà. Anzi, un quarto. A metà, perché il cardinale sta bene attento a non utilizzare quel termine che in moltissime petizioni che gli sono arrivate era scritto, nero su bianco: consacrare. Molte persone hanno esplicitamente chiesto di consacrare, non di dedicare o affidare. E non è una questione di lana caprina, come vedremo. E poi, metà della metà, perché quello che i fedeli hanno domandato, lo hanno fatto non per qualche strana idea peregrina, ma in risposta a quello che la Santissima Vergine continua, in numerose apparizioni riconosciute dalla stessa Chiesa, a chiedere da decenni: consacrare e consacrarsi al suo Cuore Immacolato.

Da un po’ di tempo a questa parte, negli ambienti teologici e gerarchici, pare che si stia bene attenti a scansare l’idea di una consacrazione alla Madonna. La ragione? Più o meno le solite che sentiamo ripetere dalle correnti mariologiche minimaliste: ci si consacra solo a Dio, occorre evitare di porre figure “parallele” a Dio e a Gesù Cristo, etc. Quindi niente corredentrici, niente mediatrici, niente consacrazioni mariane. Questa terminologia popolare è tutt’al più tollerata, ma occorre evitarla accuratamente negli atti e negli insegnamenti ufficiali.

Apripista della corrente teologica che porterà di fatto ad eliminare la terminologia di una vera e propria consacrazione a Maria, può essere considerato il teologo gesuita Juan Alfaro (1914-1993). In una sua comunicazione alle congregazioni mariane del 1963, il teologo spagnolo spiegava appunto che «una consacrazione propriamente detta non si fa se non a una persona divina perché la consacrazione è un atto di latria, il cui termine finale può essere unicamente Iddio». La consacrazione alla Madonna dev’essere considerata in senso largo, o improprio, «come riconoscimento della nostra dipendenza da lei, come affermazione della sua dignità suprema fra le persone create». In sostanza un affidamento.

È chiaro che una tale incomprensione non poteva che avviare quel processo, nemmeno troppo lungo, che ha di fatto portato a sostituire il termine “consacrazione” con quello di “affidamento”. Diffidata la consacrazione, si è consacrato l’affidamento.

Eppure, la fede dei semplici continua a persistere nel fare atti di consacrazione di se stessi, della propria famiglia, delle attività alla Madonna, forte del suo istinto soprannaturale e della conferma del Cielo stesso, per bocca della Vergine Maria e di molti santi, dal Montfort, a Padre Pio, a san Massimiliano Kolbe.

La consacrazione indica un doppio movimento: di separazione e di totale appartenenza; consacrare una chiesa significa sottrarla all’uso profano, per dedicarla esclusivamente al culto di Dio (sarà bene ricordarlo più spesso); la consacrazione religiosa, indica una separazione dal mondo per appartenere esclusivamente a Dio. E così via.

Allora è chiaro che il termine a quo è una realtà profana, mondana, che si intende lasciare, e il termine ad quem è Dio stesso, il suo servizio, la sua adorazione. E così sembrerebbero aver ragione quanti ritengono che la consacrazione possa essere solo a Dio.

Il punto è però che Dio stesso ha stabilito che tale consacrazione a Lui passi attraverso la consacrazione a Lei. È fondamentale capire che questa volontà divina, che si va esprimendo con chiarezza in questi tempi travagliati della storia dell’uomo, è rivelata nelle Scritture stesse, al punto da costituirne l’incipit e la conclusione. Esistono due stirpi, due discendenze antagoniste (cfr. Gen 3, 15) – quella della Donna e quella del serpente – tra le quali è stata costituita un’inimicizia radicale e perpetua; l’una insidiata, l’altra insidiatrice; eppure l’una vittoriosa, l’altra sconfitta. È solo chi appartiene alla stirpe di Lei a poter vincere la stirpe del serpente.

Poi la Donna “ritorna” nel capitolo 12 del libro dell’Apocalisse, rivestita di sole. Attenzione al versetto 17: «Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù». Ricompare quella stirpe, quella discendenza, che – anche questa volta – non è designata come stirpe di Dio, di Gesù Cristo, ma come discendenza/stirpe della Donna.

In questi due brani, Dio, in un certo senso, si mette sullo sfondo e lascia che il suo popolo, i figli da Lui redenti, siano definiti come stirpe/discendenza della Donna: e solo chi è discendenza della Donna è anche discendenza di Dio. Quello che scandalizza certi teologi è di fatto fondato nelle e legittimato dalle Sacre Scritture. E che questa Donna sia la Santissima Vergine risulta chiaramente dal Vangelo di Giovanni, prima alle nozze di Cana di Galilea (cfr. Gv 2, 4), e poi, in modo ancora più pregnante, sotto la Croce (cfr. Gv 19, 26). Basti accennare al fatto che l’atto del discepolo di accogliere tra i suoi beni, o tra ciò che gli è proprio, la Madre, richiama quello dell’accoglienza di Cristo. Il verbo utilizzato in Gv 19, 26 – λαμβάνω – è il medesimo che troviamo in Gv 1, 12 («A quanti l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio»).

La consacrazione a Maria risponde dunque pienamente a questo progetto divino: solo chi appartiene alla stirpe della Donna viene sottratto a quel mondo che è sotto il potere del maligno, e viene a Dio (cfr. 1Gv 5, 19); anzi, viene da Dio: «Chi è nato da Dio preserva se stesso e il maligno non lo tocca» (1Gv 5, 18). Esattamente il linguaggio di Genesi 3 e Apocalisse 12. Solo chi accoglie Maria come Madre, si lascia cioè generare da Lei, accoglie Cristo e viene generato da Lui. Perché i vescovi continuano a opporre resistenza alla volontà di Dio?

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Messa e sacramenti, la lezione di un vescovo americano

Posté par atempodiblog le 18 avril 2020

Messa e sacramenti, la lezione di un vescovo americano
“Dobbiamo annunciare la vita eterna in Gesù Cristo. A maggior ragione in questi tempi duri in cui il popolo ha bisogno di speranza e consolazione ». Proprio la morte di due suoi amici preti per coronavirus ha fatto decidere il vescovo Peter Baldacchino a riprendere la celebrazione delle Messe con popolo. Ragioni che servono da guida.
di Angela Pellicciari – La nuova Bussola Quotidiana

Messa e sacramenti, la lezione di un vescovo americano dans Angela Pellicciari Vescovo-Peter-Baldacchino

“Siamo stati chiamati da Cristo e ordinati per servire il popolo della diocesi di Las Cruces (New Mexico), per portare speranza e consolazione in questo tempo difficile”: con queste parole Peter Baldacchino, unico vescovo a farlo negli Usa, ha deciso di tornare a celebrare messe in pubblico e ha sollecitato i preti della sua diocesi a fare altrettanto, naturalmente nel rispetto delle precauzioni previste dallo stato.

Baldacchino non è un incosciente, un ingenuo sprovveduto, che non conosce il dolore distribuito a piene mani dal coronavirus. Tutt’altro. Nella lettera che ha scritto ai fedeli della diocesi, ha specificato che è stato proprio l’eroico sacrificio di due fra i suoi più cari amici preti, morti di coronavirus, a spingerlo a rivedere la sua precedente posizione.

“Mentre è certo che dobbiamo prendere ogni ragionevole precauzione per ridurre il contagio del coronavirus, è altrettanto certo che, come preti, dobbiamo offrire alla popolazione il servizio più importante ed essenziale di tutti. Le passate settimane hanno mostrato come siano molte le conseguenze non previste della politica dello stare a casa”: le richieste di aiuto ai servizi che si occupano di salute mentale sono aumentate dell’891%, mentre sono cresciute a livello esponenziale le violenze praticate all’interno delle mura domestiche.  “Per parlare con schiettezza”, le persone chiuse in casa, con incerte prospettive di lavoro, col terrore di ammalarsi, “hanno soprattutto bisogno di una parola di speranza”.

“Dobbiamo annunciare la vita eterna in Gesù Cristo. È proprio l’urgenza di questa notizia che ha mosso gli apostoli ad evangelizzare, e questa urgenza non è certo diminuita ai nostri giorni. Cristo è vivo e noi siamo i suoi ambasciatori”. Le messe televisive, ha constatato, hanno rappresentato un tentativo per colmare un vuoto, “ma sono sempre più convinto che non siano sufficienti”.

Il vescovo della piccola diocesi di Las Cruces ha poi toccato un punto delicato che non riguarda il singolo stato del New Mexico e nemmeno i soli Stati Uniti: Baldacchino ha ricordato come recentemente lo stato del New Mexico abbia escluso le chiese dal novero dei “servizi essenziali”: “Io dissento con tutta la forza. A me sembra che mentre facciamo il conto giornaliero delle vittime dell’epidemia, ci dimentichiamo di quanti sono quelli che sono morti spiritualmente”. I preti “possono e debbono continuare ad esercitare il loro ministero. I fedeli non debbono essere privati dei sacramenti, in modo particolare quando sono in pericolo di vita”.

Da quando esiste, la Chiesa si confronta col potere temporale. Da quando esiste la Chiesa difende la sua libertà nei confronti del potere temporale. Da quando esiste la Chiesa espone la vita dei propri ministri (e non solo) in difesa della libertà religiosa. In difesa dell’annuncio della vittoria sulla morte.

I cristiani non possono piegarsi supinamente alle disposizioni di quanti considerano la realtà terrena l’unica di cui valga la pena di tenere conto.

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UN TRATTORE IN PIAZZA DUOMO A MILANO/ C’è ancora una fede che chiede tutto a Dio

Posté par atempodiblog le 15 avril 2020

UN TRATTORE IN PIAZZA DUOMO A MILANO/ C’è ancora una fede che chiede tutto a Dio
Un curioso episodio in Piazza del Duomo a Milano: due contadini sono arrivati in trattore con una statua della Madonna
di Renato Farina – Il Sussidiario
Tratto da: Radio Maria

UN TRATTORE IN PIAZZA DUOMO A MILANO/ C’è ancora una fede che chiede tutto a Dio dans Articoli di Giornali e News Trattore-davanti-al-Duomo

Esiste un’Italia che è un mistero. È quella che ha il cuore di un bambino. Guardandola in azione si resta sorpresi della sua esistenza, che è una promessa di rinascita.

Le immagini mostrano un trattore verde e pulito in piazza Duomo a Milano. Sul cui muso sta posata, come la polena di una nave vichinga, la statua della Madonna di Fatima, sui fianchi sono appesi i poster di Gesù benedicente e del suo Sacro Cuore. Un uomo, nella giacca di fustagno marrone dei contadini e il cappello della festa, scende e tiene in mano un cero da accendere davanti alla chiesa madre dei lombardi, con la Madonnina tutta d’oro puntata in cielo e con le braccia larghe ad accogliere noi che stiamo giù.

Ecco, salta giù dal trattore il guidatore in tuta da lavoro in campagna. Si mette in ginocchio accanto al suo compagno di pellegrinaggio. Venivano dai campi di Pavia. Avevano la mascherina, non facevano ressa o moltitudine. Erano convinti di essere in regola con le leggi.

La polizia municipale li ha avvicinati. Ha spiegato che questa gita era vietata, non si può di questi tempi. Ma neppure in tempi normali sarebbe stato consentito! Un trattore in piazza Duomo, ma quando mai. L’ultimo che aveva fatto questo tipo di scorribande era stato il camilliano Fratel Ettore Boschini. Piazzava la statua della Madonna di Fatima sul tettuccio della sua scassata utilitaria francese e con l’alto parlante invitava a pregare in Duomo il Rosario. I ghisa lo lasciavano passare, Fratel Ettore soccorreva i barboni, spingeva chiunque ad accorgersi dei poveri intorno. Ora per lui è aperta la causa di beatificazione. Così alla Pasqua dell’Angelo.

Quante cose ci dice questa storia fuori dai canoni della Milano ipermoderna. Esiste una fede popolare, senza ira, senza odio per nessuno, la quale sa che il cambiamento, la guarigione dall’epidemia, la salvezza eterna che comincia ora ha per protagonista la preghiera, la mendicanza a Cristo e a sua Madre Maria. Risponderà il buon Dio? Questi due pellegrini pavesi sono già parte di questa risposta. Non so come ma il Divino si rende presente in questa umanità che si offre come il pane e il vino al nostro sguardo desolato.

Ora un po’ meno desolato grazie a quei due contadini. I quali – multati o no, non sappiamo – sono rientrati a casa come se tornassero dal Santo Sepolcro di Gerusalemme. Che la Madonna li esaudisca.

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Ecco, anima mia, cosa ti dice Gesù Risorto

Posté par atempodiblog le 13 avril 2020

Resurrexi, et adhuc tecum sum. Alleluia! - Sono risorto, sono sempre con te. Alleluia!”. Cari fratelli e sorelle, Gesù crocifisso e risorto ci ripete oggi quest’annuncio di gioia: è l’annuncio pasquale. Accogliamolo con intimo stupore e gratitudine!
Benedetto XVI

Ecco, anima mia, cosa ti dice Gesù Risorto dans Don Giustino Maria Russolillo Beato-Angelico

Ecco, anima mia, cosa ti dice Gesù Risorto
del beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

1. Sono risorto e sto ancora con te! Non ti lascio, non ti posso lasciare! Io sto con te e tu con me. Staremo assieme per l’eternità!

2. I monti sono la nostra casa di colloquio, di riposo, di estasi! Sto ancora con te per invitarti a salire! Sono risorto per indicarti la strada… io non ti lascio e tu non mi lascerai giammai!

3. Ma tu non mi senti, non mi vedi ancora! Sei triste assai, perché? Tu non mi possiedi!

4. Tutto ti darò se tu mi ami! Perciò sono risorto. Perciò sto ancora con te! Risorgi tu pure e fermati con me. Vivi la mia vita, godi la mia gioia!

5. Sono risorto e sto ancora con te! Ma io cammino … se non mi segui, non staremo assieme. Deh, non fermarti! Per te son morto, per te risorto, per te cammino!

6. Vieni, diletta! Ascendiamo al cielo. Quanta festa troveremo lungo il cammino, quanta luce sui monti, quanto fuoco sulle vette! Quante cose ci diremo, non ti fermare!

7. Vieni, diletta! Ascendiamo al cielo. Al cielo della purezza infinita, della bellezza immensa, dell’amore eterno! Il cammino è lungo, non ti fermare!

8. Vieni, diletta! Ascendiamo al cielo. Ti porterò sul cuore, non temere. Il corpo rimarrà ostia sull’altare, l’anima salirà con me al Padre mio. A lui ti offrirò, candido fiore divinizzato dell’affetto mio!

9. Sarai del Padre, e resterai mia! Sarai la gioia dell’eterno sposo. Tutta in noi vivrai e noi in te! Sarai beata per l’eternità.

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Sarah sul Coronavirus: un’opportunità per tornare a Dio

Posté par atempodiblog le 13 avril 2020

Sarah sul Coronavirus: un’opportunità per tornare a Dio
Cosa ci insegna il Coronavirus, nel tempo presente e per il futuro? Come si può leggere, su un piano spirituale, il momento di prova che l’intera umanità sta attraversando?
Interrogato in tal senso dal settimanale francese Actuelles di Valeurs, il cardinale Robert Sarah ha proposto un’analisi ampia e profonda della situazione in cui siamo immersi.
di Giulia Tanel – Il Timone

Sarah sul Coronavirus: un’opportunità per tornare a Dio dans Articoli di Giornali e News Cardinale-Robert-Sarah

DALL’ONNIPOTENZA, ALL’IMPOTENZA. DAL RUMORE, AL SILENZIO
Innanzitutto, secondo quanto riporta il Tagespost, il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha rilevato come il Coronavirus, nella sua infinitesima piccolezza, abbia in poche settimane messo in ginocchio l’Occidente materialista, rilevandone la sua estrema vulnerabilità. L’uomo che si credeva onnipotente, si è risvegliato indifeso e si è (ri)scoperto mortale. E anche quanto fino a un momento fa sembrava essere imprescindibile nella sua importanza, fagocitando la quasi totalità del nostro tempo, si è rivelato «irrilevante e ozioso». In definitiva, insomma, tutto il sistema di pensiero mainstream si è dimostrato essere «incoerente, fragile e privo di contenuti». 

L’UOMO, ESSERE IN RELAZIONE
Oltre a questo, la situazione di isolamento cui la pandemia in atto ci ha costretti ha messo in evidenza il bisogno di relazione proprio dell’uomo. Contro il mito dell’indipendenza, da tutti e da tutto, il Coronavirus ha rimescolato le carte: non solo ha mostrato che l’uomo è dipendente dalle leggi di natura, ma anche non può prescindere dalla relazione con il prossimo e, in ottica di fede, con Dio. La verità, infatti, è che «siamo realmente e specificamente dipendenti l’uno dall’altro. Se tutto si rompe, i legami del matrimonio, della famiglia e dell’amicizia rimangono. Abbiamo riscoperto che come membri di una nazione siamo collegati attraverso connessioni invisibili ma reali. In particolare, abbiamo riscoperto di essere dipendenti da Dio».

L’APPELLO ALLA PREGHIERA, ALLA RELAZIONE CON DIO
Ed è proprio la relazione con Dio che costituisce il punto centrale dell’intervento di Sarah, con un richiamo forte a sfruttare il silenzio in cui siamo costretti per pregare. Solamente stando uniti al Signore, infatti, è possibile vivere nella verità, senza ergersi a padroni del mondo e nel contempo senza farsi abbagliare dalle diverse ideologie. Il Coronavirus passerà, e ci auguriamo che questo succeda presto, ma nulla sarà stato vano se vi avrà permesso di muovere un ulteriore passo nel cammino quotidiano alla conversione.

FAMIGLIA, CHIESA DOMESTICA
Naturalmente, la preghiera non è solo quella personale, bensì anche quella condivisa in famiglia. Perché, domanda il cardinale, non cogliere questa occasione di isolamento e di assenza forzata alla partecipazione alla Santa Messa come un’opportunità per pregare e per «trasformare la nostra famiglia e la nostra casa in una chiesa domestica?». Inoltre, riporta la CNA, «è tempo che i padri imparino a benedire i propri figli. I cristiani, privati ​​dell’Eucaristia, si rendono conto di quanta comunione sia stata una grazia per loro. Li incoraggio a praticare l’adorazione da casa, perché non c’è vita cristiana senza vita sacramentale».

L’IMPORTANZA DEI SACERDOTI E DEI SACRAMENTI
L’uomo è fatto di anima e di corpo. Per questo, ha affermato Sarah, «i sacerdoti devono fare tutto il possibile per rimanere vicini ai fedeli. Devono fare tutto ciò che è in loro potere per aiutare i morenti, senza complicare il compito dei custodi e delle autorità civili». «Ma nessuno», ha continuato, «ha il diritto di privare una persona malata o morente dell’assistenza spirituale di un sacerdote. È un diritto assoluto e inalienabile».

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La fede invitta di Maria

Posté par atempodiblog le 11 avril 2020

La fede invitta di Maria dans Commenti al Vangelo La-piet-di-Michelangelo

Tu hai creduto che era il Figlio di Dio Colui che supplicava Dio di non abbandonarLo. Mentre, spezzata dal dolore, Tu Madre, morta col Figlio, tenevi in grembo il Suo corpo senza vita con lo stesso amore con cui lo tenevi da bambino. Tu sola hai creduto con l’eroismo della fede più grande di quella di Abramo, nella gloria imminente della Resurrezione.

Da dove la sorgente segreta della Tua fede vittoriosa che ha consentito a Dio di diventare uomo, affinché l’uomo fosse partecipe della divina natura?

Come potremo noi, uomini di poca fede, sballottati dalle onde del dubbio e dell’incertezza, in ricerca continua di umane sicurezze, trovare un appoggio sicuro per credere?

La fede invitta di Maria sgorga come acqua trasparente dalle sorgenti inesauribili della sua profondissima umiltà.

Un cuore umile, puro e semplice, crede con la fiducia di un bimbo ad ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Anche la Vergine ha udito il sibilo del serpente infrangere l’altissimo silenzio dell’anima che accoglie e medita la Parola di Verità ma il Suo Cuore neppure per un istante ha distolto lo sguardo dalla divina contemplazione per posarsi sui sinuosi ragionamenti dell’antico e viscido seduttore.

 A noi esseri instabili ma assetati di certezze concedi o Vergine fedele di attingere con le labbra alle sorgenti chiare e fresche della Tua umile fede.

di Padre  Livio Fanzaga – Magnificat. Il poema di Maria, ed. SugarCo

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Novena alla Divina Misericordia (dal 10 al 18 aprile 2020)

Posté par atempodiblog le 10 avril 2020

Novena alla Divina Misericordia (dal 25 marzo al 2 aprile 2016) dans Fede, morale e teologia Ges-confido-in-Te

La Festa della Divina Misericordia, secondo le apparizioni di Gesù a santa Faustina, deve essere preceduta da una novena, che va recitata ogni giorno a partire dal Venerdì Santo per nove giorni consecutivi, fino al sabato precedente la Festa della Misericordia (seconda Domenica di Pasqua, dal 10 al 18 aprile 2020, ndr).

Gesù per due volte espresse il desiderio che la sua confidente, attraverso una preghiera di nove giorni, si preparasse a questa Solennità. La Santa ci ha trasmesso la promessa del Salvatore rivolta a tutti i fedeli e contenuta in queste parole: “Durante questa novena elargirò alle anime grazie di ogni genere”.

Sebbene il tempo tra il Venerdì Santo e la seconda Domenica di Pasqua possegga un particolare privilegio, tuttavia la novena alla Divina Misericordia può essere recitata anche in qualsiasi altro periodo dell’anno. (Radio Maria)

Per recitare la novena cliccare qui Freccia dans Viaggi & Vacanze NOVENA ALLA DIVINA MISERICORDIA

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